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Notiziario Marketpress di Martedì 30 Ottobre 2007
 
   
  UN CODICE DI CONDOTTA UNICO PER TUTTE LE ISTITUZIONI UE

 
   
   Bruxelles, 30 ottobre 2007 - Nell´approvare il rapporto annuale del Mediatore, il Parlamento lo incoraggia a proseguire il suo lavoro per accreditarsi sempre di più come il custode della sana amministrazione nelle istituzioni Ue. Appoggiando l´applicazione di un unico codice di condotta valido per tutto il personale delle istituzioni, chiede maggiore trasparenza all´Ufficio di selezione del personale e l´applicazione di norme coerenti ai regimi linguistici utilizzati dalle Presidenze del Consiglio. Approvando la relazione di Luciana Sbarbati (Alde/adle), il Parlamento approva il rapporto annuale per il 2006 presentata dal Mediatore europeo, ritenendo che il Mediatore abbia continuato ad esercitare i suoi poteri «in modo equilibrato e dinamico». Lo esorta quindi a proseguire i propri sforzi e a promuovere le proprie attività con efficacia e flessibilità in modo da essere, agli occhi dei cittadini, «il custode della sana amministrazione nelle istituzioni comunitarie». I deputati sottolineano poi che l´obiettivo fondamentale dell´intervento del Mediatore è quello di "ricercare una conciliazione amichevole fra il ricorrente e l´istituzione, prevenendo una controversia davanti al giudice". Condividono, peraltro, l´interpretazione estensiva del termine "cattiva amministrazione comunitaria", che va riferito «non solo all´attività amministrativa illegittima od alla violazione di una norma o un principio giuridico vincolante ma anche, ad esempio, ai casi di amministrazione inerte, negligente o poco trasparente o di violazione di altri principi di buona amministrazione». Il Parlamento incoraggia il Mediatore a continuare a promuovere una vera cultura di servizio come parte integrante delle buone pratiche amministrative, per introdurre nella pubblica amministrazione Ue una predisposizione «al dialogo col cittadino-utente, al riconoscimento degli errori, alla manifestazione di scuse e alla ricerca di soluzioni soddisfacenti il ricorrente». Nel ritenere insufficiente che istituzioni come la Commissione o il Consiglio abbiano adottato separati codici di buona condotta amministrativa, ribadisce che il "codice europeo di buona condotta amministrativa" proposto dal Mediatore europeo ed approvato dal Parlamento europeo nel settembre 2001 «si riferisce al personale di tutte le istituzioni ed organi comunitari». Precisa peraltro che questo è stato correttamente aggiornato e divulgato sul sito web del Mediatore, «a differenza degli altri codici». Sottolineando, inoltre, che la sua efficacia erga omnes è stata spiegata dal Mediatore, ritiene «che ogni altro codice vigente in un ambito circoscritto non può sostituirsi né derogare a quello "europeo"». Il Parlamento esorta poi tutte le istituzioni a cooperare costruttivamente col Mediatore in tutte le fasi del procedimento, a aderire alle soluzioni amichevoli, a dar seguito alle osservazioni critiche e ad applicare i progetti di raccomandazione. Invita poi tutti i destinatari di osservazioni critiche a rispettarle, «in modo da evitare casi d´incoerenza fra le dichiarazioni ufficiali e gli atti amministrativi o le omissioni». Ritiene peraltro che, se un´istituzione rifiuta di recepire una raccomandazione contenuta in una relazione speciale del Mediatore nonostante il Parlamento abbia approvato tale raccomandazione, «esso possa legittimamente avvalersi della sua facoltà di adire la Corte di giustizia». Il Parlamento si compiace vivamente del fatto che il Mediatore europeo abbia manifestato l´intenzione di occuparsi delle operazioni di concessione di prestiti da parte della Banca europea degli investimenti (Bei), avvalendosi della sua prerogativa di svolgere indagini di propria iniziativa. Si compiace inoltre del fatto che il Mediatore possa condurre indagini sul comportamento di organismi che operano nell’ambito del terzo pilastro dell´Ue. I deputati richiamano poi l´Ufficio europeo di selezione del personale (Epso) «al rispetto effettivo ed integrale delle regole e prassi consolidate in materia di apertura e trasparenza delle procedure concorsuali», in particolare per quanto riguarda l´accesso dei candidati alle informazioni che li riguardano sulle prove corrette. Ma lo invitano anche ad eliminare le discriminazioni linguistiche e «a non scaricare le sue responsabilità sulle decisioni della commissione esaminatrice». Al riguardo, durante il dibattito in Aula, il Mediatore ha annunciato di aver lanciato un´indagine d´ufficio sui casi di cattiva amministrazione da parte di Epso. Sostengono inoltre le conclusioni del Mediatore nei confronti del Consiglio circa l´esigenza di applicare norme coerenti ai regimi linguistici utilizzati dalle Presidenze del Consiglio e chiedono di chiarire lo status della Presidenza quale parte del Consiglio in quanto istituzione. Infine, compiacendosi del mantenimento di relazioni costruttive tra il Mediatore e la commissione per le petizioni del Parlamento, i deputati ribadiscono il loro sostegno alla richiesta di modifica dello statuto del Mediatore in materia di accesso ai documenti ed audizione di testimoni. Sottolineano tuttavia che tali modifiche «non dovrebbero incidere sull´origine e la natura del ruolo del Mediatore di tutore del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione dell´Unione europea». Statistiche Le statistiche del 2006 registrano 3. 830 denunce ricevute dal Mediatore, 2% in meno rispetto al 2005, ma allo stesso livello del record raggiunto nel 2004 rispetto agli anni precedenti (+53%). Tuttavia, anche nel 2006, poco meno dell’80% delle denunce esulavano dalle competenze del Mediatore (3. 501), soprattutto in quanto le denunce non riguardano un´istituzione od un organo comunitario. Fra i casi che rientrano nel mandato del Mediatore (21,5%), 449 su 838 denunce, sono state dichiarate formalmente ricevibili e di queste 258 sono sfociate in un´indagine, mentre 191 sono risultate infondate. In totale nel 2006, il Mediatore ha svolto 582 indagini, di cui 315 già in corso nel 2005 e 9 avviate di propria iniziativa. Nel 57% dei casi, l’invio della denuncia è avvenuto per via elettronica, e per la maggior parte, 3. 619, ad opera di singoli cittadini, e solo 211 da associazioni od imprese. Sotto il profilo della cittadinanza degli autori, esse si classificano nell’ordine seguente: spagnole (20,4%), tedesche (14%), francesi (8,7%), belghe (6,3%), polacche (6%), italiane (5,4%), inglesi (3,8%). Tuttavia la graduatoria cambia, dividendo la percentuale di denunce per la percentuale nazionale di popolazione Ue. Al riguardo, 11 sono i Paesi il cui quoziente è superiore ad uno, soglia oltre la quale il numero di denunce è più che proporzionale rispetto alla popolazione: Lussemburgo (14,2), Malta (10), Cipro (7,6), Belgio (2,8), Slovenia (2,7), Spagna (2,2). Sotto il profilo linguistico, inglesi e spagnole superano il 20%, tedesche e francesi il 10%, polacche il 5%. Al pari degli anni precedenti, la Commissione totalizza il 66% delle inchieste (387), l´Ufficio europeo di selezione del personale si attesta al 13% (74), seguito dal Parlamento europeo all´8% (49) e dal Consiglio dell´Union europea al 2% (11). La piramide dei casi di cattiva amministrazione si fonda sulla mancanza di trasparenza, inclusiva del diniego d´informazioni (25%) sull´iniquità e l´abuso di potere (19%) e termina con i casi di errore giuridico (5%) e d´inadempimento del ruolo di "guardiana del trattato" da parte della Commissione (4%). . .  
   
 

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