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Notiziario Marketpress di
Giovedì 15 Maggio 2008 |
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TAVOLA ROTONDA ANTIA: IL GUFO: UN CASO D’ECCELLENZA
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Il convegno di primavera di Antia, Associazione Nazionale dei Tecnici dell’Industria e dell’Abbigliamento, ha deciso quest’anno di premiare Il Gufo, dedicando all’azienda asolana fondata da Giovanna Miletti una tavola rotonda in cui esperti del settore si confronteranno sul tema “Tradizione, qualità e creatività nel prodotto da bambino; un caso di eccellenza, Il Gufo”. Marina Puricelli, docente di Organizzazione Aziendale presso il Dipartimento di Management della Università Commerciale Bocconi di Milano e responsabile della Piattaforma Pmi della Sda Bocconi ha analizzato la ricetta del successo de Il Gufo, considerato un esempio virtuoso di professionalità in cui artigianalità significa cura dei particolari ed attenzione all’etica produttiva. La storia de Il gufo inizia nel 1980, quando Giovanna Miletti comincia a cucire a macchina pettorine e bavaglini colorati, aspettando il rientro dei suoi bimbi da scuola. Da quel giorno l’attività è cresciuta, anche grazie all’ingresso in azienda dei due figli Alessandra e Guido Chiavelli, fino a raggiungere le dimensioni e l’organizzazione di un’azienda strutturata e funzionale che però non dimentica le sue origini squisitamente artigianali. L’analisi di Marina Puricelli parte proprio dalle origini dell’azienda seguendo le mosse strategiche e le vincenti scelte organizzative che hanno reso Il Gufo un caso d’eccezione nel panorama italiano. Nell’opinione dell’autrice passaggi obbligati di questo percorso di successo sono fondamentalmente “fare qualità nel concreto senza millantarla, mantenere produzioni di carattere artigianale secondo il significato più nobile del termine: non prodotti fatti alla buona ma di pregio, garantendone l’unicità, l’originalità, dimostrando attenzione ai dettagli e anche una certa etica della produzione. Riuscire a diffondere questa superiore capacità di fare attraverso una politica di marchio caratterizzata dalla volontà di coltivare un proprio brand, dal basso attraverso la buona reputazione e senza grandi investimenti pubblicitari. Il marchio non viene mai trascurato a vantaggio di seconde o terze linee prodotte per le grandi griffe. Infine la vocazione internazionale, senza sradicamenti dal luogo in cui l’impresa ha avuto origine. Avere l’ardire di portare nel mondo le proprie abilità non rinunciando mai alle proprie origini. ” “La soluzione organizzativa per sostenere queste tre mosse strategiche, continua l’autrice, si rispecchia in un assetto che mantiene al suo interno le funzioni di indirizzo strategico e di staff oltre al commerciale, alla progettazione (ricerca e sviluppo, ufficio tecnico o stile) e al controllo della qualità. L’impresa si snellisce e si inverte il rapporto fabbrica-uffici. In parallelo, all’esterno dell’impresa si lavora selezionando terzisti d’eccellenza che sono trattati come dei partner produttivi, ben pagati e incentivati a fare investimenti per garantire dei livelli di qualità e di sofisticazione produttiva altrimenti irraggiungibili. Il marchio viene promosso e sviluppato, oltre che con le vendite, attraverso l’apertura di negozi monomarca e di corner dislocati nei grandi magazzini esteri. Vetrine pubblicitarie nelle strade più importanti del mondo che diventano fonti di confronto con il cliente finale, senza filtri, senza intermediari. Così facendo la qualità delle produzioni diventa visibile e la visibilità consente di sostenere economicamente la qualità in un circolo virtuoso dai risultati importanti. Un circolo al quale le piccole imprese devono guardare con interesse, cercando di entrarvi ciascuno con il proprio ruolo a seconda della propria storia, delle proprie competenze e della propria vocazione. A qualcuna tra loro, come nel caso de Il Gufo, toccherà il ruolo centrale, di presidio del marchio e di organizzazione della produzione; ad altre potrebbe essere più confacente il ruolo di terzista evoluto, specializzato su produzioni sofisticate da realizzarsi in partnership con l’azienda che controlla anche il mercato. L’importante è condividere la linea strategica e comprendere a fondo questo nuovo modello organizzativo: allora, anche se singolarmente piccoli, si riusciranno a raggiungere grandi traguardi. ” www. Ilgufo. It . |
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