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Notiziario Marketpress di Giovedì 18 Dicembre 2008
 
   
  LE DONNE SD DICONO NO A PROPOSTA GOVERNO SU ETÀ PENSIONABILE

 
   
  Potenza, 18 dicembre 2008 - “L’ennesima burla del Governo Berlusconi questa volta riguarda l’età pensionabile delle donne, prendendo a pretesto la sentenza della Corte di giustizia europea che condanna l’Italia perché manda in pensione le donne prima degli uomini violando l’articolo 141 del trattato Ue che riguarda la parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore e ne chiede invece l’equiparazione a 65 anni”. E’ quanto si legge in una nota a firma delle donne della Sinistra Democratica. “Questo improvviso interesse – prosegue la nota - nei confronti di una norma che l’Europa considera discriminatoria perché come ha ripetuto lo stesso Brunetta danneggia le donne nella progressione di carriera e nei livelli di pensione che sono naturalmente più bassi, forse nasconde qualcos’altro. È davvero strano che non si colga invece l’occasione per ricordare che questo diritto è già sancito dalla legge 903 del 1977 che permette alle donne, se vogliono, di lavorare fino a 65 anni esattamente come gli uomini. Naturalmente l’intento è un altro altrimenti si sarebbe messo mano da tempo alla questione più vasta delle discriminazioni che subiscono le donne nel mondo del lavoro, cercando di risolvere innanzitutto il problema delle retribuzioni e della difficile conciliazione di carriera, maternità e lavoro. E’necessario – riferisce la Sd - ribadire che le pensioni delle donne sono più basse, non perché lavorano per meno anni, ma perché oltre ad entrare e uscire dal mercato del lavoro, fanno lavori meno pagati e dunque il problema è la differenza salariale tra le retribuzioni maschili e quelle femminili. Le donne oltre al lavoro produttivo svolgono un lavoro di cura che consente alle famiglie di questo Paese di crescere i figli ( solo il 18 per cento di bambini sta negli asili nido ed in Basilicata la percentuale scende al 3-4 per cento) e di accudire gli anziani ed i non autosufficienti in assenza di servizi pubblici. Invece – conclude la nota - esattamente come per altre vicende si strumentalizza un diritto, che tra l’altro è già garantito, semplicemente per risparmiare denaro facendo slittare di qualche anno il momento per andare in pensione per molte, cominciando dal pubblico impiego. In una regione come la nostra dove le donne il lavoro non lo cercano neanche più, dove le donne sono le prime ad essere espulse, dove le donne sono le meno tutelate perché fanno lavori atipici, dove le aziende, le poche ancora aperte, mettono in cassa integrazione o in prepensionamento parlare di allungamento dell’età pensionabile delle donne come una conquista di parità è una vera beffa. Le donne di Sinistra democratica rifiutano quest’idea di parità a perdere propria di una cultura patriarcale e autoritaria, che parla d’Europa senza agire in Italia per rendere questo Paese più amico delle donne, più generoso di servizi, meno “sessista” nella rappresentanza”. .  
   
 

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