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Notiziario Marketpress di Mercoledì 13 Maggio 2009
 
   
  GARDINI, CALVI, SCHIMBERNI: IO LI HO VISTI COSÌ NEL SUO ULTIMO VOLUME, LUIGI GUATRI RACCONTA MEZZO SECOLO DI PERSONAGGI DELL’INDUSTRIA, DELLE BANCHE E DELL’UNIVERSITÀ. DA SPADOLINI A DEMATTÉ, DA RATTI A PIRELLI.

 
   
  Milano, 13 maggio 2009 - Ricorda i sorrisi tirati e i volti tesi, “quello di Schimberni addirittura tesissimo”, il professor Luigi Guatri, di quando il 4 dicembre 1987 fu fatto chiamare da Mario Schimberni e da Raul Gardini, in qualità di presidente del Collegio sindacale, in una saletta separata da quella dove il consiglio di amministrazione attendeva di conoscere il destino della Montedison. Si stava consumando, scoprì subito, l’atto finale della scalata del Gruppo Ferruzzi alla Montedison. L’episodio non è che uno dei molti narrati dal Vicepresidente della Bocconi, Luigi Guatri, ne Li ho visti così. Protagonisti di università, industria, banca, professione nell’ultimo mezzo secolo (Egea, 2009, pag. 368, 28 euro). Il volume sarà presentato oggi pomeriggio presso la Fondazione Corriere della Sera. Il volume racconta, in forma di interviste realizzate dal giornalista Ermes Zampollo, le esperienze di Guatri, nella sua vita accademica e professionale, con personaggi significativi della vita economica italiana. Venti i personaggi rievocati dal Vicepresidente della Bocconi: da quelli che hanno fatto la storia della sua università, come Gino Zappa, Claudio Dematté o Giovanni Spadolini, ai protagonisti del sistema industriale e bancario italiano: da Leopoldo Pirelli a Mario Schimberni, Raul Gardini, Roberto Calvi, Giovanni Borghi, Antonio Ratti. Ecco dunque la storia della Pirelli e del suo capitano, Leopoldo Pirelli, fino all’uscita di scena di questo nel ’91, dopo il tradimento subito nell’acquisizione di Continental. Un uomo dallo stile “schivo, riservato, attento al dovere e all’etica”, al quale Guatri tributa l’onore delle armi, con un articolo su Italiaoggi, quando Pirelli lascia il timone dell’azienda. O quella di Giovanni Borghi, “Mister Ignis”, che nel dopoguerra seppe prevedere il boom di “elettrodomestici bianchi” e che inventò un nuovo modo per pubblicizzarli. “Ancora oggi – ricorda il figlio – a Harvard nei corsi di marketing si studia che fu il milanese Giovanni Borghi il primo a usare la sponsorizzazione sportiva come (micidiale) arma pubblicitaria”, racconta Guatri. Tra gli industriali lombardi trova posto anche Antonio Ratti, che con 10 mila lire ereditate dal padre fondò nel ’45 la Tessitura Serica Antonio Ratti. “La stessa società”, ricorda il Vicepresidente della Bocconi, “che, su consiglio del dottor Cuccia, portò in borsa nel 1989”. Un industriale ma soprattutto un creativo, un artista che mal sopportava i formalismi di una grande azienda. E che chiedeva a Guatri: “Caro professore, cosa mi dice, questi grandi manager devo lasciarli fare? Forse saranno bravi, ma non hanno lo slancio che io sento in me, non hanno il fuoco sacro”. “Qui ci vogliono uomini d’ordine, caro commendatore, i geni non sono sostituibili…” Di Schimberni, alla Montedison, rievoca tanto i colpi di genio, come la creazione della Selm (Società Elettrica Montedison Spa), quanto il colpo di mano dell’acquisizione della Bi-invest di Carlo Bonomi. “Proprio dallo ‘sgarbo’ a Bonomi e a tutta la compagine di Gemina, nacque, come giustificazione a posteriori, la teoria schimberniana della public company”, della quale Schimberni fece “il proprio cavallo di battaglia, il manifesto contro il capitalismo italiano delle ‘grandi famiglie’”. Nell’86 inizia la scalata di Gardini alla Montedison: “All’arrivo dei Ferruzzi”, racconta Guatri, “ricordo di aver pensato: dopo un decennio di perdite e di grandi debiti, forse l’epoca delle difficoltà e dei pericoli è finita per Montedison […] Mai una previsione si rivelò tanto infondata!”. Si giunge così al 4 dicembre 1987 quando Guatri si trova a dover firmare la buonuscita di Schimberni da Montedison: “Mentre firmavo quel foglietto il pensiero che mi pervase era chiaro: quest’uomo avrebbe meritato ben altro che questo […] prima di lui qui era il caos”. Del finanziere “contadino”, scrive: “È tuttora difficile per me esprimere giudizi definitivi sull’opera e sulla figura di Gardini. […] Certo, per Ferruzzi e Montedison si è battuto allo spasimo; con determinazione e con abilità e talvolta contro nemici potenti. Con me fu sempre leale: tant’è che lo ricordo, dopo oltre 15 anni, ancora con un velo di simpatia […], anche se fatti venuti alla luce negli anni successivi misero in evidenza alcuni limiti, anche seri, inaccettabili nella gestione di società (anche quando se ne ha il controllo) con centinaia di migliaia di azionisti”. Capitolo fondamentale è anche quello dedicato al ‘banchiere di Dio’, Roberto Calvi, la cui conoscenza risale all’ingresso di questo nel cda della Bocconi. Due anni dopo, nel 1976, arrivò alla presidenza dell’ateneo Giovanni Spadolini, il quale non fece mistero con Guatri, allora consigliere delegato, di gradire poco la figura del banchiere: “La presenza in Consiglio di Roberto Calvi (che pure in diversi anni ben poche volte prese la parola; e soprattutto non chiese mai nulla per sé[…]) divenne nel tempo, per Spadolini, un vero incubo”. Pochi anni dopo il Banco Ambrosiano è nella bufera. “Calvi – per il tramite di società off-shore alle Bahamas e in altri paradisi fiscali – aveva acquisito con i mezzi del Banco le azioni dello stesso Banco. Così Calvi finì per controllare se stesso”. Guatri, tuttavia, difende chi venne coinvolto insieme al banchiere: “Quando in una grande società una persona e una sua più o meno ristretta ‘cricca’ opera con lucidità in modi fraudolenti (ed è abbastanza abile da tenerlo nascosto), né gli amministratori né i sindaci (né i revisori) se ne possono rendere conto. Non fu questo il primo né l’ultimo caso”. Ciò che Luigi Guatri ricostruisce è dunque una piccola storia d’Italia: personaggi ed episodi, a volte in chiaroscuro, che dipingono le vicende economiche del paese. Anche correndo il rischio “in nome dell’obiettività (inevitabile per uno studioso), di attirami odii e scomuniche. Rischio, quest’ultimo, che non si verifica mai per le teorie, i modelli e le formule, che interessano a pochi e non feriscono mai alcuno”. .  
   
 

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