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MERCOLEDI
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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 27 Gennaio 2010 |
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ENERGIA: SCAJOLA “SPORTELLO CONSUMATORI UTILE PER CITTADINI” |
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Roma, 27 gennaio 2010 – “Strumenti a favore dei consumatori, quali lo sportello gestito dall’Acquirente Unico in collaborazione con l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, ed il nuovo Atlante dei diritti oggi presentato”, ha detto Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, “sono utili supporti per cittadini e famiglie, per orientarsi nel mercato liberalizzato dell’energia”. Il ministro ha sottolineato che “l’affermazione della liberalizzazione di settori energetici avviene infatti anche attraverso una maggiore consapevolezza degli stessi clienti sui propri diritti e sulle opportunità offerte. La strategia energetica del Governo”, ha aggiunto Scajola, “è orientata, attraverso il conseguimento di una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti, anche con la diversificazione delle fonti energetiche, all’affermarsi di un mercato concorrenziale, con prezzi vantaggiosi per tutti i clienti. Iniziative quali quella realizzata dall’Autorità competente rappresentano quindi un ulteriore utile tassello nell’affermazione della stessa politica energetica”, ha concluso il Ministro. . |
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ENERGIE RINNOVABILI: LETTERA APERTA DI APER ALLA REGIONE SARDEGNA |
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Milano, 27 gennaio 2010 - Di seguito la lettera aperta indirizzata da Aper al presidente delle Regione Sardegna Ugo Cappellacci in merito alle grandi potenzialità per lo sviluppo di impianti a fonti rinnovabili presenti sul territorio sardo. Il documento, oltre a riportare un’attenta analisi delle opportunità, presenta anche le criticità vissute oggi dal settore nella regione, la cui maggiore è senza dubbio rappresentata dallo stallo dei procedimenti di autorizzazione unica per gli impianti rinnovabili. Milano, 25 gennaio 2010, Spett. Le Regione Sardegna, All’attenzione del Presidente Ugo Cappellacci, Presidenza della Regione Sardegna, Viale Trento, 69 09123 – Cagliari. A mezzo lettera raccomandata anticipata a mezzo posta elettronica all’indirizzo: presidente@regione. Sardegna. It Prot. N. 11/2010, Oggetto: Produzione di energia da fonti rinnovabili. , Stato dei procedimenti di autorizzazione unica di cui all’articolo 12, d. Lgs. N. 387/2003. Segnalazione Criticità. Egregio Presidente, Aper - Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili - è la prima associazione nazionale in quanto a rappresentatività della categoria nel complesso e una delle maggiori operanti in Europa per numero di associati e potenza installata. Opera dal 1987 senza fini di lucro, a livello nazionale e internazionale, nell’ambito della tutela degli interessi dei produttori di energia elettrica delle fonti rinnovabili e della promozione della stessa. Lo Statuto di Aper individua, fra i numerosi obiettivi, la rappresentanza delle imprese associate nei confronti delle istituzioni, del mondo economico e politico, tale da renderla interlocutrice di riferimento in tutti i momenti e luoghi istituzionali di discussione sulle tematiche connesse alle fonti rinnovabili L’associazione ha accolto con soddisfazione la notizia recentemente apparsa sulla stampa di settore, secondo cui la Regione Sardegna avrebbe in animo di avviare quanto prima il programma “Sardegna Co2. 0” (zero emissioni), “per rendere [così si legge sulla stampa] la nostra regione un modello da imitare, puntando alla produzione di energia da fonti rinnovabili”. Allo scopo di rendere concretamente operativo il condivisibile proclama, tuttavia, Aper ritiene che occorra far fronte al clima di incertezza che è cagione di preoccupazione in capo agli Associati che operano (o intenderebbero operare) sul territorio della Regione da Lei Governata. E’ con tale spirito che Aper si permette si segnalare che gli Associati stanno lamentando una situazione di stallo in cui versano i procedimenti di autorizzazione unica di impianti a fonti rinnovabili, situazione che sembrerebbe essere giustificata dalla non chiara ripartizione di competenze autorizzatorie (tra Regione e Province) nelle more dell’adozione del nuovo atto di pianificazione energetica. Aper osserva che i lavori per l’adozione del Piano energetico non legittimano la sospensione dei procedimenti amministrativi di autorizzazione unica in corso. Ciò per diversi ordini di ragioni. Anzitutto, è principio fondamentale del diritto amministrativo quello secondo cui i provvedimenti abilitativi devono essere rilasciati in forza delle norme vigenti al momento del loro rilascio, non essendo conforme al principio del buon andamento (art. 97 Cost. ) posticipare la loro adozione ad un momento futuro nell’attesa della (eventuale) emanazione di una disciplina specifica. Non è, infatti, conforme a Costituzione far ricadere sul privato incolpevole gli effetti pregiudizievoli delle inadempienze e dei ritardi della pubblica amministrazione (Corte Costituzionale, sentenza n. 110/1993). In secondo luogo, e con specifico riferimento alla disciplina del procedimento di autorizzazione unica relativa agli impianti a fonti rinnovabili, si ricorda che il termine di conclusione del procedimento, che l’articolo 12, d. Lgs. N. 387/2003 fissa in 180 giorni, costituisce principio fondamentale della materia (Corte Costituzionale, sentenza n. 364/2006 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della moratoria approvata con l. R. Puglia n. 9/2005 e Corte Costituzionale n. 282/2009 che ha giudicato costituzionalmente illegittima la disciplina introdotta dalla l. R. Molise n. 15/2008, in quanto traducentesi moratoria) , che le Regioni sono tenute a rispettare. Pertanto, qualunque sospensione dei procedimenti in corso, appare essere illegittima alla luce di quanto ricordato, oltre che in contrasto con il proclamato obiettivo di sostenere la produzione di energie da fonti rinnovabili e, anzi, controproducente per il suo raggiungimento. L’associazione, infine, nell’auspicare che gli uffici regionali si attivino con solerzia per la prosecuzione e conclusione dei procedimenti in corso, non può non ricordare che a seguito della novella della legge 241/1990, ad opera della legge n. 69/2009, le Amministrazioni procedenti sono tenute al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza della inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. Né può certo costituire esimente dall’obbligo di concludere il procedimento entro il termine fissato dalla legge, l’attesa dell’emanazione del Piano energetico o la scarsa chiarezza circa il riparto di competenze autorizzative. In ogni caso, Aper si rende pienamente disponibile a collaborare per il proficuo superamento delle criticità segnalate dai propri Associati, ciò al fine di perseguire l’obiettivo del necessario sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili che, da un lato, sia coerente con le esigenze di tutela dell’ambiente e del territorio, e rispettoso dei principi giuridici che regolano la materia e che, dall’altro, tenga anche in debita considerazione le esigenze della produzione. L’occasione è gradita per porgere distinti saluti. Il Direttore Aper, Ing. Marco Pigni. . |
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ALLE ISOLE TREMITI UN DISSALATORE CHE SFRUTTERÀ ENERGIE RINNOVABILI: AD APRILE SI CONCLUDERANNO GLI STUDI DI FATTIBILITÀ |
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Bari, 27 gennaio 2010 - Entro il prossimo aprile l’Acquedotto Pugliese concluderà gli studi di fattibilità per la realizzazione di un impianto di dissalazione a servizio delle Isole Tremiti. Il progetto dovrà tener conto di una serie di caratteristiche che permetteranno di realizzare un dissalatore tecnologicamente all’avanguardia, che sfrutterà energie rinnovabili e sarà in grado di far fronte sia alle ridotte esigenze del periodo invernale sia a quelle molto più consistenti del periodo estivo, per un investimento complessivo di circa 5 milioni di euro. L’intesa è stata raggiunta questa mattina nel corso del tavolo tecnico convocato dall’assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati presso la sede della presidenza della Regione Puglia e al quale hanno partecipato rappresentati dell’Aqp, dell’Aato, dell’amministrazione comunale delle Isole Tremiti e della Regione Puglia. L’impianto, che dovrà essere realizzato dall’Aqp e finanziato dalla Regione Puglia e del quale non esiste ancora un progetto definitivo, dovrà strutturarsi in moduli che permetteranno di far fronte sia ai 2 litri al secondo consumati durante l’inverno, sia ai 14 litri al secondo del periodo estivo; frutterà una piattaforma già esistente e mai utilizzata in precedenza ed energia prodotta attraverso un impianto fotovoltaico che si estenderà su una superficie di tre mila metri quadrati. L’investimento totale dovrebbe essere, secondo le prime stime, di 5 milioni di euro e gli oneri di gestione si dovrebbero aggirare intorno al milione e duecento mila euro l’anno, con un risparmio di 600 mila euro che permetterebbe alla Regione Puglia, in massimo dieci anni, di ammortizzare il costo di realizzazione iniziale. “Attualmente l’acqua viene trasportata alle isole tremiti con navi-cisterna - ha spiegato l’assessore Amati durante l’incontro - per un costo annuo di un milione e 800 mila euro. Sulla base di questo è stata più volte presa in considerazione l’opportunità di realizzare un dissalatore che andrebbe incontro alle esigenze di tutti. Dopo aver accertato la disponibilità del Sindaco delle Isole Tremiti, ho voluto convocare quest’incontro proprio per stabilire chi farà cosa e predisporre tutte le condizioni affinchè si possa realizzare l’impianto. Saremo molto attenti - ha concluso - affinchè nella fase di progettazione si ipotizzi una struttura che non abbia alcun impatto ambientale e che sia tecnologicamente avanzata”. . |
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ENERGIA, IL MITO DEL DEFICIT E L´ARRETRATEZZA DELLA RETE DISTRIBUTIVA INTERVENTO DELL´ASSESSORE ALL´AMBIENTE ALL´ENERGIA DELLA PROVINCIA DI ANCONA MARCELLO MARIANI |
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Ancona, 27 gennaio 2010 - Il dibattito sui temi dell´energia, reso attuale anche dal recente rilancio della discussione sulle presunte opportunità offerte dal nucleare, ha avuto in questi anni molta rilevanza in una regione come le Marche, dove l´approvazione di un Piano energetico ambientale fortemente connotato dall´incentivo delle fonti energetiche rinnovabili e dalla micro-co-generazione, ha suscitato, soprattutto sul versante imprenditoriale, prese di posizioni contrarie. Materia del contendere l´allarme intorno al cosiddetto deficit energetico, ritenuto da più parti una concausa delle difficoltà attraversate dal modello di sviluppo locale e un freno alle aspettative di rilancio dello stesso. Una discussione assai poco accademica che, non di rado, ha suscitato un vero e proprio braccio di ferro tra istituzioni e parte del mondo dell´impresa intorno alla realizzazione di nuovi impianti (si veda, per la sola provincia di Ancona, il progetto di due nuove centrali turbogas alla raffineria Api di Falconara o quello più recente della società Edison a Corinaldo, o anche quello dei rigassificatori - ben 2, a letterale tiro di schioppo l´uno dall´altro, proposti da Api Nova Energia e Gaz de France - di fronte alla costa della provincia di Ancona). Ora, un interessante studio del Business integration partners, sembra fare chiarezza su questa querelle molto influenzata dalla sfera di interessi particolari e poco da una visione di sviluppo sostenibile del territorio. In buona sostanza, lo studio del Bip afferma in maniera inequivocabile che il problema italiano sul fronte dell´energia non risiede nella capacità di produzione (alla domanda di energia si è risposto con un incremento adeguato dell´offerta, considerata addirittura eccessiva dagli esperti, in termini di capacità installata e di produzione), bensì in una rete di distribuzione arretrata, viziata da scarsi investimenti e localizzazioni errate che aumentano incredibilmente il livello di dispersione. La questione non è di poco conto, soprattutto se si considera che queste inefficienze vanno a incidere da un lato sui costi dell´energia per imprese e famiglie e dall´altro minano il potenziamento dello sviluppo delle fonti rinnovabili. Ma soprattutto, l´analisi del Bip sembra dire che il re è nudo, ovvero che senza una reale e rapida riqualificazione della rete distributiva, non ha senso parlare di nuova impiantistica finalizzata alla produzione. D´altronde, i dati su produzione e impieghi di energia elettrica appaiono la tessera mancante del puzzle: Terna certifica come, a un 2008 in calo nei consumi, è seguito un 2009 che ha visto una regressione di ben il 6,7% (la maggiore dal 1945: congiuntura industriale negativa certo, ma anche attecchimento dei molti modelli del risparmio energetico). E per il dipartimento Energia del ministero dello sviluppo economico la maggior produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha messo a segno nello scorso anno un incremento del 13% rispetto al 2008. Si è così passati da 58,16 Twh registrati a fine 2008 a circa 66 Twh stimati a fine 2009: un quinto del fabbisogno nazionale. Come dire che, già nel 2009 se fossero state semplicemente dimezzate le perdite della rete di distribuzione (oltre 20 Twh, dati Gse), l´autoproduzione nazionale sarebbe stata pienamente sufficiente a soddisfare tutte le necessità del Paese. La metafora del secchio bucato è quanto mai calzante: perchè dobbiamo continuare a gettare acqua nel secchio (il fabbisogno elettrico) bruciando combustibili fossili ed emettendo polveri e Co2, invece di tapparne i buchi (le perdite di una rete di distribuzione obsoleta e con un tasso d´innovazione inferiore alla metà della media di quello europeo)? Allora, se la capacità installata di produzione d´energia era già ieri bastante a coprire tutti i fabbisogni, e se come dichiarato da ministro Scajola nel 2009 si è raggiunto il 20% di energia prodotta da fonte rinnovabile (con impegno del ministro a favorire il traguardo del 25%), a che logica risponde la volontà di impiantare nuove centrali a fonte fossile invece di migliorare la rete distributiva e portarla in linea con la media europea? Davanti a tutto ciò che si può eccepire in termine di sostenibilità ambientale e sanità pubblica, esiste una questione di natura economica: a quali utilizzi si pensa di destinare i surplus produttivi, considerata l´impossibilità di un´esportazione? E quanto costerà, in termini economici, al sistema-Paese, se tali scelte venissero attuate, il non rispetto del 3x20 e il pagamento delle sanzioni (sulle addirittura maggiori emissioni future di Co2) derivanti dalla violazione degli impegni comunitari assunti? Dunque il re è nudo, ma quanti saranno disposti ad aprire gli occhi e misurarsi su una corrette gestione del tema energia attraverso la programmazione degli interventi davvero necessari a uno sviluppo sostenibile dei territori? E se posti di fronte alla capitolazione dell´interesse generale a favore dell´ingiustificata bulimia realizzativa di quello privato (socializzazione dei costi e privatizzazione dei profitti), a amministrati e amministratori quale prospettiva rimarrà, se non la strada della class action, quale strenua difesa del proprio territorio, della competitività e della salute? . |
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PETROLIO IN BASILICATA: LACUNE NELLO STUDIO DELL’ENI |
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Potenza, 27 gennaio 2010 - La Ola, Organizzazione Lucana Ambientalista, coordinamento apartitico di associazioni e comitati dei cittadini in merito allo studio di Impatto Ambientale prodotto dall’Eni relativo alla concessione di coltivazione Val d’Agri e che riguarda il “pozzo Monte Alpi 9Or Deep” in fase di autorizzazione per il parere Via da parte della Giunta Regionale di Basilicata ritiene che “non venga considerato e analizzato un aspetto che, per quanto controverso, appare di importanza strategica in termini di sicurezza della popolazione, e di garanzia per il territorio, ossia la possibilità che le attività di reiniezione di grandi quantità di acqua di perforazione, stimata in oltre 1 miliardo di litri di acqua nel pozzo Monte Alpi 9oR, possano avere una influenza sulla sismicità dell’area”. Secondo la Ola, che ha inviato, a tal proposito, una nota all’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, “appare necessario mettere in relazione il progetto dell’Eni con la mappa delle faglie sismicamente attive e completare lo studio con una valutazione della pericolosità sismica dei singoli elementi sismo genetici presenti nell’area. Non di secondaria importanza, infine, è l’alta vulnerabilità del bacino idrico in cui ricade il pozzo di reinezione che potrebbe subire contaminazioni a causa di sversamenti accidentali lungo il tracciato della linea di reinezione che collega il pozzo con il centro oli di Viggiano. Inoltre, nell’ambito del work over, non sono da escludersi problemi di cedimento della incamiciatura”. La Ola, infine, ricorda che “nel protocollo d’intenti l’Eni avrebbe dovuto concordare un “protocollo tecnico per la gestione di situazioni di emergenza con particolare riguardo ai problemi di perforazione e di reinezione di fluidi in unità geologiche profonde”. Impegno questo – conclude la Ola - disatteso e ancora solo sulla carta, unitamente al completamento della rete di monitoraggio ambientale la cui assenza sottostima i rischi per il territorio, l’ambiente e la salute dei cittadini”. . |
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DALLA PROVINCIA DI ANCONA UN NUOVO IMPIANTO GEOTERMICO PER IL PANZINI DI SENIGALLIA |
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Ancona, 27 gennaio 2010 - La Provincia di Ancona realizzerà un nuovo impianto geotermico all´istituto alberghiero Panzini di Senigallia. L´intervento avrà un costo di circa 210 mila euro, di cui 160 mila relativi al solo sistema geotermico, il quale beneficerà di un contributo pari all´80% del costo grazie al bando "Promozione energia rinnovabile: geotermia", emanato dalla Regione Marche in attuazione del Por 2007-2013. L´impianto a bassa entalpia alimenterà il sistema di climatizzazione della sala mensa, della biblioteca e di alcuni laboratori per un totale di oltre 2000 metri cubi di volume. Rispetto alla tecnologia standard, permetterà un risparmio energetico superiore di circa 83 mila kWh e una riduzione delle emissioni di gas serra pari a 22 tonnellate di anidride carbonica all´anno. "Da anni - afferma l´assessore all´Edilizia scolastica Maurizio Quercetti - la Provincia di Ancona investe notevoli risorse nell´efficienza energetica attraverso la promozione delle migliori innovazioni tecnologiche, al fine di migliorare il comfort delle strutture destinate alle scuole superiori del territorio. In questo caso, ricorriamo all´energia geotermica generata da fonti geologiche, che è a tutti gli effetti una forma di energia rinnovabile, in quanto si basa sulla produzione del calore naturale della Terra. In sostanza, si sfrutta la temperatura costante del sottosuolo lungo il corso dell´anno: nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie, mentre in estate, quello in eccesso presente negli edifici, viene restituito al terreno". "Il mantenimento degli alti standard qualitativi raggiunti dal nostro patrimonio edilizio in termini di sicurezza ed efficienza energetica - afferma la presidente Patrizia Casagrande - è uno dei principali obiettivi del nostro mandato. Per noi le strutture scolastiche non sono solo contenitori, ma la forma e l´essenza stessa di una didattica in continua evoluzione. Dunque, la costante riqualificazione degli edifici ospitanti gli istituti di nostra competenza è requisito fondamentale per realizzare poli scolastici d´eccellenza. Per questo continueremo a lavorare affinché, quanto prima, simili progetti vengano estesi a tutto il territorio". . |
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CENTRI STORICI IN SICILIA: AL VIA INTERVENTI DI RECUPERO |
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Palermo 27 gennaio 2010 – “Le agevolazioni economiche per interventi di recupero di immobili ubicati nei Centri storici, previste dall’articolo 33 della legge regionale del 14 maggio 2009 n. 6, saranno attivati a breve”. Lo annuncia l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Luigi Gentile. L’assessorato è inoltre impegnato, , a procedere per recepire la formale adesione delle Aziende di credito. Appena sarà acquisita la condivisione da parte della Ragioneria generale della Regione si provvederà alla pubblicazione sulla Gurs e sul sito internet del Dipartimento del bando per il recupero degli immobili nei centri storici. “In questo modo – afferma Gentile - saranno attuate compiutamente le disposizioni normative, conseguendo le finalità che hanno ispirato le stesse disposizioni di legge. In particolare, le risorse regionali a disposizione consentono un importo mutuabile a tasso vigente di circa 300 milioni di euro. Si tratta di fondi che garantiranno ossigeno sia per la ripresa degli investimenti nel settore edilizio sia per il soddisfacimento dell’obiettivo di Governo ovvero il recupero degli immobili ubicati nei centri storici”. “Gli interventi nei centri storici – conclude Gentile - contribuiranno non solo al processo di riqualificazione e miglioramento della vivibilità ma anche alla riduzione dei rischi determinati da edifici strutturalmente fatiscenti”. . |
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REGIONE BASILICATA, GIUNTA APPROVA NUOVO PREZZIARIO REGIONALE |
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Potenza, 27 gennaio 2010 - La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture, Rocco Vita, ha approvato il nuovo Prezzario di riferimento per opere e lavori pubblici nella Regione Basilicata. “La nuova edizione del Prezziario, corredata per la prima volta di idonee analisi analitiche di ogni prezzo – afferma l’assessore Vita - conferma l’attenzione che la Regione Basilicata ha da sempre dimostrato nell’ambito della materia dei lavori pubblici. Per l’intensa attività svolta, ritengo doveroso rinnovare il sentito ringraziamento della Regione Basilicata, capofila del composito gruppo di lavoro appositamente costituito, a coloro che ne hanno fatto parte quali rappresentanti della Regione Basilicata, Rocco Riviello, Salvatore Tolve, Maurizio Pomponio, a tutti gli Enti, Organismi ed Associazioni ed in particolare all’Ance, all’Api, alla Cna, alla ati Impreservice srl-Saet Ingegneria srl. -Digrisolo Giuseppina ed ai rappresentanti degli Ordini e Collegi Professionali che hanno e continuano ad assicurare la propria preziosa collaborazione”. Il prezzario sarà pubblicato sul Bur e sul sito internet del dipartimento. . |
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PIANO CASA: IN SICILIA SI LAVORA A UN EMENDAMENTO CON LE UNIVERSITA’ |
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Palermo 27 gennaio 2010 - Ieri mattina, nel corso di una riunione convocata a Palermo negli uffici dell’assessorato regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, l’assessore, Gaetano Armao, ha chiesto ai rappresentanti delle facoltà di Architettura della Sicilia di contribuire all’elaborazione di un emendamento al piano casa. Il piano casa interverrà nei centri storici e nei restanti tessuti urbani dei Comuni dell’Isola. Con l’emendamento in corso di elaborazione, si vuole fare in modo che gli interventi edilizi nei nuclei antichi non alterino la morfologia esistente, pur elevando gli standard di sicurezza e di igiene che oggi, in alcuni casi, si presentano carenti. Nelle restanti parti delle città, e soprattutto nelle periferie, si punterà a migliorare il decoro urbano e architettonico. . |
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CIG BASILICATA: FENEAL-UIL, INCREMENTO RECORD IN EDILIZIA |
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Potenza, 27 gennaio 2010 - “L’incremento di ore di cassa integrazione erogate nel 2009 in Basilicata rispetto al 2008, così come evidenzia il 12esimo rapporto della Uil, segnala un dato ancora più allarmante in edilizia dove in percentuale l’aumento in un anno è del 52,3%, ben superiore a quello medio regionale che si attesta al 36,7%”. A sottolinearlo è il segretario generale regionale della Feneal-uil, dr. Domenico Palma, riferendo che complessivamente nel comparto delle costruzioni le ore di cig, al 31 dicembre 2009, ammontano a 1 milione 322 mila 369, rispetto alle 868 mila 466 ore del 2008, con un incremento quantitativo di circa 454mila ore negli ultimi dodici mesi. Secondo un’analisi mensile dell’andamento della cassa integrazione – continua il segretario della Feneal-uil – si rileva che il mese con il ricorso maggiore alla cig è stato maggio con quasi 160mila ore in più rispetto a maggio 2008, mentre nel mese di dicembre si è registrato un decremento sia pure limitato (meno 36. 500 ore). “Questi dati – commenta Palma – rafforzano il “grido d’allarme” che abbiamo lanciato in occasione del nostro congresso regionale e ribadito anche di recente: abbiamo bisogno di cantieri veri e non di carta nei quali ci siano lavoratori edili in carne ed ossa e non proiezioni e previsioni contenute in documenti programmatici le cui sorti sono affidate per lo più a buoni propositi. Diventa perciò necessario che la Regione, le amministrazioni locali e pubbliche acquisiscano piena consapevolezza che il futuro della Basilicata si “costruisce” innanzitutto con le case, le strade, le infrastrutture civili, opere in grado di rappresentare gli strumenti del nuovo processo di sviluppo sociale, civile ed occupazionale. Dopo la delibera Cipe che sblocca 8,8 miliardi di euro per opere pubbliche, di cui alcune minori al Sud, siamo in attesa – ha evidenziato – che anche i fondi Fas che destinano alla Basilicata 900 milioni di euro siano sbloccati per rilanciare il comparto dei lavori pubblici. Le aspettative di nuova occupazione inoltre sono legate all’attuazione del Piano Regionale per la Casa e ai programmi Fesr 2007-2013. Per la Feneal diventa essenziale pertanto la metodologia della “concertazione per progetti”, puntando ad un nuovo modo di realizzare confronti costruttivi e concreti, che siano in grado di definire un percorso anche negoziale con tempi, risorse e modalità ben definite e che abbiano come oggetto la modernizzazione della Basilicata”. . |
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INDAGINE CONGIUNTURALE SULLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL LAZIO II SEMESTRE 2009 SINTESI |
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Roma, 27 Gennaio 2010 - Una ripresa “fragile”, “incerta”, “discontinua”, “precaria”. Questi gli aggettivi per descrivere la fase post-crisi. Difatti, se rispetto alle attese il 2009 si è concluso con una diminuzione del Pil nazionale nell’ordine del -4,7%, dunque un po’ meglio rispetto al -5,1% previsto, le attuali stime sul 2010 indicano una lieve variazione positiva, intorno al +0,7%. Un valore, quest’ultimo, che se per ipotesi trovasse conferma ogni anno, ci farebbe impiegare 6-8 anni per recuperare il crollo registrato nel 2009. Le previsioni indicano in ogni caso tempi di recupero medio-lunghi per ammortizzare le perdite subite nel 2009, anche in termini di costo sociale della crisi i cui effetti hanno avuto, e continueranno ad avere, un forte ma non contestuale impatto sul mercato del lavoro. Rispetto al quadro nazionale, il Lazio, dal canto suo, sembra aver sofferto meno, sebbene alcune fonti abbiano stimato il suo Pil nel 2009 in calo tra il -3% ed il -4%. Passando a considerare la demografia delle imprese nel terzo trimestre 2009, dai dati si evince la conferma, già anticipata nel trimestre precedente, di come la crisi non abbia su di essa inciso pesantemente. I tassi di crescita, infatti, sebbene di valore contenuto, sono ancora positivi e superiori al dato nazionale. Lazio: demografia delle imprese nel 3° trimestre 2009
Tutti settori |
Registrate |
Attive |
Iscrizioni |
Cessazioni |
Saldo |
Tax crescita |
Tax natalità |
Tax mortalità |
Viterbo |
38. 331 |
34. 473 |
525 |
357 |
168 |
0,44 |
1,37 |
0,95 |
Rieti |
15. 223 |
13. 307 |
202 |
186 |
16 |
0,11 |
1,33 |
1,31 |
Roma |
432. 805 |
325. 034 |
6. 480 |
4. 551 |
1. 929 |
0,45 |
1,51 |
1,10 |
Latina |
57. 816 |
48. 083 |
785 |
598 |
187 |
0,33 |
1,37 |
1,19 |
Frosinone |
45. 247 |
38. 781 |
669 |
443 |
226 |
0,49 |
1,46 |
0,97 |
Lazio |
589. 422 |
459. 678 |
8. 661 |
6. 135 |
2. 526 |
0,43 |
1,48 |
1,09 |
Italia |
6. 095. 097 |
5. 297. 780 |
79. 488 |
61. 314 |
18. 174 |
0,30 |
1,30 |
1,19 | Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati Movimprese. Sul fronte del commercio con l’estero, da gennaio ad ottobre del 2009 le esportazioni e le importazioni del Lazio sono, rispettivamente, diminuite del -19,6% e del -11,6%. La flessione maggiore dell’export è stata registrata sul mercato Extra Unione Europea con un -24,3%, rispetto al –15,9% rilevato per l’area Unione Europea. La quota di beni e servizi esportati dal Lazio sul totale nazionale, nel confronto con lo stesso periodo del 2008, è passata al 4,1% dal precedente 3,9%, segno evidente che in molte regioni l’export ha subito riduzioni molto più consistenti rispetto al Lazio. Lazio: esportazioni ed importazioni gennaio-ottobre 2009 (variazioni %)
Variazioni Percentuali |
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Mondo |
Ue 27 |
Extra Ue 27 |
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Gen-ott09/ Gen-ott08 |
Gen-ott09/ Gen-ott08 |
Gen-ott09/ Gen-ott08 |
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Import |
Export |
Import |
Export |
Import |
Export |
Viterbo |
-13,6 |
-28,0 |
-11,9 |
-31,8 |
-16,1 |
-21,8 |
Rieti |
-30,4 |
-43,9 |
-24,8 |
-16,2 |
-45,5 |
-78,8 |
Roma |
-11,4 |
-25,1 |
3,8 |
-18,7 |
-29,6 |
-29,8 |
Latina |
-13,0 |
-10,7 |
-7,3 |
-11,7 |
-28,0 |
-8,4 |
Frosinone |
-8,6 |
-11,4 |
0,0 |
-14,8 |
-23,4 |
1,8 |
Lazio |
-11,6 |
-19,6 |
1,3 |
-15,9 |
-29,1 |
-24,3 | Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati Istat. Dati cumulati. Infine, abbiano considerato l’andamento della cassa integrazione guadagni, il cui monte ore accordato nel Lazio nel secondo semestre 2009 è aumentato in modo rilevante. La Cig Ordinaria è aumentata del 106,6% (anche se resta inferiore al 350,2% registrato a livello nazionale), mentre la Cig straordinaria è aumentata del 371,5%, superando il dato nazionale, pari al 314,8%. Dal quadro qui sommariamente descritto sulla base delle fonti istituzionali, passiamo ora ai risultati della nostra indagine, svolta su un campione di 350 aziende associate, e relativa al secondo semestre 2009. Cominciamo dagli ordinativi totali ricevuti dalle imprese nella seconda parte del 2009. Nel confronto col primo semestre 2009 il saldo di opinione, inteso come differenza tra risposte con valenza positiva e risposte con valenza negativa, registra una notevole attenuazione passando dal -30 rilevato nel primo semestre 2009 al -13 del secondo semestre 2009. Si arresta dunque l’andamento decrescente invalso negli ultimi 24 mesi. Un andamento simile caratterizza anche il saldo d’opinioni per gli ordini ottenuti sul mercato nazionale ed estero. In questo secondo caso l’attenuazione è più robusta sul versante extra Ue. Per quel che concerne il fatturato totale, sebbene il saldo d’opinioni sia sempre negativo, la sua intensità è in notevole attenuazione rispetto alla prima parte del 2009, essendo ora pari a -15 dal precedente -31. Per la produzione invece, dopo due semestri consecutivi in cui il saldo si posizionava a -31, ora esso recupera a -15. Sul versante degli investimenti, nel secondo semestre 2009 è pari al 29,3%, in diminuzione dal 49,1%, la percentuale di imprese che ha dichiarato di aver investito. La nostra indagine ha rilevato anche le previsioni a breve sui prossimi sei mesi, dalle quali emerge che le attese sugli ordinativi (Graf. 2. 2) sono in calo generalizzato essendo il saldo ora pari a +12, dal precedente +15. Per area di provenienza geografica, sono invece stabili le attese espresse sugli ordinativi domestici, il cui saldo è invariato a +14, mentre migliorano le previsioni sugli ordini attesi dall’estero, specie dal mercato extra europeo dove il saldo recupera a +13 dal precedente -3. Si attende una certa ripresa anche dal mercato europeo, sebbene il saldo resti negativo (-3 dal precedente -12). Abbiamo poi chiesto alle imprese del campione di esprimersi sulla loro previsione di ampliamento dell’organico nei prossimi sei mesi. In questo caso, tali previsioni non sono favorevoli, in quanto il saldo torna ad assumere valore negativo passando da +3 a -1. Infine, per quanto concerne le previsioni d’investimento, il 59,2% delle imprese prevede di fare investimenti nel primo semestre 2010. Si tratta di una percentuale in miglioramento rispetto alla precedente indagine (51,4%). I dati emersi dall’indagine Federlazio sono stati poi sottoposti ad un’analisi per settore, da cui si evince che, per quanto concerne gli ordinativi, nel secondo semestre 2009, rispetto alla media del campione in risalita da -30 a -13, la maggioranza dei settori presenta valori negativi e talvolta peggiori, come ad esempio il settore informatico. Un’eccezione è costituita dal settore agro-alimentare, dove il saldo d’opinione sugli ordinativi è moderatamente positivo. Quanto alle previsioni sugli ordinativi nei prossimi sei mesi, il cui saldo medio è in calo da +15 a +12, emerge un sostanziale pessimismo da parte delle imprese del settore edile e del grafico-editoriale mentre sono solo tre i settori che si esprimono con toni un po’ più ottimistici (servizi, metalmeccanico, chimico). Riguardo all’andamento dell’occupazione, dove il saldo è peggiorato da -6 a -11, la situazione è particolarmente negativa nel settore metalmeccanico, legno e servizi, mentre lo è un po’ meno nell’edilizia e chimico. Il saldo è positivo solo in due settori: informatica e grafico-editoriale. Per quanto concerne le intenzioni di assumere nel prossimo futuro, in calo generalizzato (il saldo si contrae da +3 a -1), il settore edile ed informatico hanno previsto di ridurre l’occupazione mentre un incremento dovrebbe verificarsi nei settori chimico, servizi e metalmeccanico. Infine, sul versante degli investimenti effettuati nel secondo semestre 2009, rispetto alla percentuale media in robusto calo dal 49,1% al 29,3%, hanno investito ancor meno le imprese del settore legno, edilizia e metalmeccanico. Hanno investito un po’ di più rispetto alla media solo le imprese del settore chimico e grafico-editoriale. Da ultimo, abbiamo invitato gli imprenditori del campione a segnalare le principali problematiche che, a loro avviso, avrebbero influenzato più negativamente l’attività della propria azienda nel secondo semestre 2009. Il 51,0% delle imprese ha indicato nella “insufficienza della domanda” la problematica maggiormente riscontrata (Graf. 2. 14) nella seconda parte dell’anno, seguita dal “ritardo dei pagamenti” da parte dei committenti, selezionato nel 35,0% dei casi. Insomma, a conclusione di questa analisi, l’immagine che forse meglio sintetizza l’attuale condizione del nostro tessuto imprenditoriale è quella di un tuffatore che, raggiunto il fondo della vasca, sfrutta l’effetto rimbalzo per provare molto lentamente a risalire. Gli indici economici da noi presi in esame – ordini, fatturato, produzione – ci segnalano effettivamente un’attenuazione dei saldi negativi. Il che significa, tradotto in italiano, un lieve miglioramento della congiuntura rispetto ai due semestri precedenti. Tutto questo, però, non deve indurci in facili conclusioni che potrebbero risultare parzialmente fuorvianti. Accanto al lieve miglioramento tecnico degli indicatori economici, abbiamo dovuto registrare anche il peggioramento del saldo tra le imprese che nel corso del semestre hanno aumentato l’occupazione e quelle che invece l’hanno ridotta. Inoltre, se rivolgiamo l’attenzione al dato che riguarda gli investimenti, osserviamo che la percentuale di imprese che nel secondo semestre 2009 ha effettuato un qualche investimento al proprio interno risulta inferiore a quella rilevata nel primo semestre. E’ un po’ come dire che, di fronte allo tsunami della crisi, le imprese che sono riuscite a non farsi spazzare via hanno resistito mantenendo i motori al minimo, tanto da non spegnerli e farsi trovare pronte per quanto il vento si rialzerà. Ma è sul fronte delle attese per il futuro che si riesce a cogliere ancora meglio l’essenza del momento che stiamo attraversando e lo stato d’animo che muove le nostre imprese. Quando queste ultime si esprimono sul prossimo semestre, il quadro che emerge non sembra in linea con la tendenza al sia pur relativo miglioramento che abbiamo appena visto. In buona sostanza, mentre la nostra indagine precedente si connotava per una valutazione negativa sul presente e una certa apertura ottimistica sul futuro, la situazione odierna si presenta esattamente capovolta, nel senso che essa appare in lieve miglioramento rispetto al passato, ma con aspettative di peggioramento per quanto concerne il futuro. E tale atteggiamento è riscontrabile tanto sul versante degli indici di performance aziendale, quanto sul versante occupazionale. Il saldo tra le aziende che prevedono di aumentare l’organico e quelle che prevedono invece di diminuirlo, come abbiamo appena visto, da positivo che era torna ad essere negativo. Questo, tradotto in soldoni, significa che le imprese, che pure sembrano orientate ad effettuare un qualche investimento nel prossimo semestre (59,2% contro il 51,4% del semestre scorso), evidentemente intendono investimenti che non comportano ancora incrementi occupazionali. Ciò del resto è, purtroppo, anche in linea con quanto affermano gli economisti del lavoro, i quali sostengono che, generalmente, il mercato del lavoro reagisce con circa 6 mesi di ritardo all’andamento dell’economia. Il che induce a prevedere che i prossimi mesi potranno essere ancora mesi difficili dal punto di vista dell’occupazione. D’altronde in una situazione ancora sotto il segno dell’incertezza, come quella che si presenta oggi agli occhi delle Pmi, dove i timidi segnali di miglioramento sono tutt’altro che consolidati, non si fa fatica a pensare che le imprese possano avere ancora qualche comprensibile resistenza prima di decidere di incrementare stabilmente i propri organici. In definitiva i dati ci restituiscono l’immagine di un sistema imprenditoriale: in parte disorientato dai segnali, spesso contradditori, che provengono da esperti, commentatori, mass media, esponenti politici, che un giorno sanciscono definitivamente la fuoriuscita dalla crisi e un altro richiamano invece alla sua gravità; e in parte preoccupato perché non riesce ancora a scorgere dagli andamenti del mercato, nonostante tutto, segnali di una decisa, univoca, misurabile inversione di tendenza. E allora, in una situazione così descritta accade che molti imprenditori, non senza una buona dose di pragmatismo, pongano in essere un atteggiamento che possiamo chiamare “attendista”, propria di chi, incerto sul da farsi, rinvia a tempi migliori interventi più “aggressivi” e investimenti più decisi sul futuro. Ma per lasciarsi definitivamente alle spalle questo quadro di incertezza e ricominciare ad imboccare decisamente una traiettoria di crescita, devono anche verificarsi condizioni che non dipendono solo dal nostro tessuto di impresa. Una è legata alle dinamiche economiche internazionali, che il nostro paese non è in grado di determinare direttamente ma alle quali esso può accodarsi con le caratteristiche di reattività e con le specializzazioni produttive che gli sono proprie. L’altra è invece legata alla capacità dei sistemi istituzionali nazionale, e soprattutto regionale, di creare un habitat dove l’impresa possa svilupparsi al meglio e fare quello per cui essa è vocata: creare ricchezza e occupazione. Oggi siamo alla vigilia delle elezioni regionali. Abbiamo dunque l’occasione per ripartire da quello che di buono si è riusciti a fare insieme - imprese e amministrazione – ma soprattutto cercando di non ripetere gli errori commessi e soprattutto intervenendo sulle problematiche che restano ancora aperte e che sono di vitale importanza per le nostre imprese. Nei prossimi giorni la Federlazio incontrerà i candidati alla presidenza della Regione e affiderà loro una piattaforma articolata di proposte che ci piacerebbe trovassero posto, intanto nei rispettivi programmi elettorali, e poi nella concreta azione di governo di quello che sarà il futuro presidente della giunta regionale. Diversi saranno i temi che troveranno posto in questa nostra piattaforma. Sicuramente non potrà mancare il richiamo a tutte le problematiche connesse con il credito, che noi mettiamo in cima alle nostre richieste e che vorremmo che il prossimo presidente della Regione inserisse al primo posto della sua agenda. La piena funzionalità di Bil, il posizionamento di Unionfidi, il ruolo di tutti gli altri enti strumentali della Regione, che in qualche misura si occupano di credito, e la razionale integrazione delle loro funzioni dovranno essere gli obiettivi “dei primi 100 giorni” della Giunta. Non potrà inoltre mancare un’attenzione speciale, strategica ai processi di internazionalizzazione. Le stesse aspettative, attualmente ancora timide, che gli imprenditori intervistati hanno manifestato nei confronti dei mercati esteri ci spingono a richiedere alla nuova amministrazione regionale di sostenere con risorse finanziarie adeguate la legge regionale sull’internazionalizzazione. E, soprattutto, a fare dell’accompagnamento delle nostre Pmi verso i mercati esteri un grande obiettivo di legislatura. A questo scopo potrebbe essere utile istituire, ad esempio, un assessorato ad hoc che riunifichi competenze e strategie attualmente frammentate tra diversi assessorati, al fine di rendere più efficaci le politiche in questa direzione. E, a proposito di riunificazione di competenze, riteniamo che sarebbe assai utile procedere su questa stessa strada riunificando anche gli assessorati al Lavoro e alla Formazione. Oggi questi due momenti si presentano nella vita degli individui sempre più intrecciati tra di loro. Non c’è più un “prima” in cui ci si forma e un “dopo” in cui si entra nel mondo le lavoro. La formazione accompagna stabilmente lungo tutta la loro vita fasce sempre più estese di lavoratori. Chi perde il lavoro necessita di formazione per riqualificarsi e chi già lavora ha bisogno di adeguare costantemente le sue competenze alle esigenze mutevoli del mercato. Oggi l’attenzione alle dinamiche del lavoro deve essere massima. I dati emersi dall’indagine sono estremamente preoccupanti, soprattutto alla luce del fatto che da qui a poco per molti lavoratori la Cassa integrazione andrà in scadenza e potrebbe trasformarsi in mobilità. Si richiederanno dunque interventi tempestivi da parte della giunta appena essa si insedierà. Così come estremamente urgente per la nuova amministrazione dovrà essere l’impegno ad avviare immediatamente le opere cantierabili – dalle infrastrutture al settore ambientale al settore energetico – accelerando al massimo tutte le procedure necessarie a sbloccare immediatamente tutte quelle risorse già disponibili che possono essere immesse da subito nel circuito dell’economia. In considerazione del momento congiunturale che il nostro sistema sta attraversando, la variabile tempo è quella che deve prevalere su tutto: un’azione anche limitata ma tempestiva può innescare in questo momento reazioni virtuose; un intervento magari di portata più ampia ma attuato fuori tempo potrebbe invece rivelarsi inutile, se non dannoso. Infine, ci aspettiamo che la nuova amministrazione regionale voglia adottare un più generale approccio alle politiche di sviluppo, con il quale siano costantemente posti al centro degli interventi i soggetti produttivi. Bisogna che l’impresa e il lavoro, i quali rappresentano il motore del sistema economico e sociale, non siano più i destinatari naturali – forse proprio perché più facilmente “individuabili” – di qualsiasi intervento di inasprimento fiscale, ma che anzi, ad esempio nel caso delle imprese, vengano previsti meccanismi premiali che favoriscano quelle che non licenziano, che creano occupazione, che creano ricchezza. Le elezioni regionali si accompagnano quasi sempre ad una ventata di speranza da parte del sistema delle imprese, degli operatori, dei cittadini, proprio perchè una nuova stagione si apre e nuove energie, nuovi progetti e nuovi entusiasmi dovrebbero essere espressi dai nuovi amministratori. Per quanto riguarda in particolare il Lazio, ci troviamo, per giunta, di fronte a due candidate alla presidenza alla loro prima esperienza in questo ruolo istituzionale (pur avendo ciascuna di loro maturato esperienze importanti in ambiti contigui). La qual cosa dovrebbe aggiungere ulteriori motivi di speranza. Facciamo nostro, pertanto, questo orientamento alla positività, sperando veramente che la nuova fase politica che è in procinto di iniziare sia foriera di un rinnovamento e di un rilancio sostanziale anche da punto di vista economico e produttivo. . |
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SCENDE ANCORA L’INDICE DEGLI ORDINI DI MACCHINE UTENSILI, NEL QUARTO TRIMESTRE 2009: -8,8% |
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Cinisello Balsamo, 27 gennaio 2010 - Giancarlo Losma, presidente Ucimu: “chiediamo proroga della Tremonti-ter a tutto il 2010 e attuazione del sistema di incentivi alla rottamazione dei macchinari obsoleti, come annunciato dalle autorità di governo nei primi giorni dell’anno” Alfredo Mariotti, direttore della associazione: “sostegno alle holding settoriali legate direttamente al fondo stanziato dall’Esecutivo. Inadatto l’assetto che prevede l’appoggio del fondo a fondi di private equity” Ancora segno negativo per l’indice degli ordini di macchine utensili che, nel quarto trimestre 2009, ha registrato un calo dell’8,8%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In ragione di ciò, l’indice assoluto si attesta a 74,9 (base 2005=100). Questo è quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-sistemi Per Produrre, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e tecnologie ausiliarie. Con questa rilevazione si allunga ulteriormente il trend negativo della raccolta ordini di macchine utensili dei costruttori italiani, in discesa da sei trimestri consecutivi. Nonostante l’intensità del calo paia attenuarsi, il recupero appare lento e difficoltoso. D’altra parte, per la prima volta dopo diciotto mesi, la rilevazione presenta un andamento differente per mercato domestico e mercato estero. Con riferimento al mercato straniero, l’indice degli ordini raccolti dai costruttori italiani evidenzia un calo del 22,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; il valore assoluto dell’indice si attesta quindi a 66,9. Sul fronte interno, invece, l’indice di raccolta ordini torna a salire, del 12,1%, per un valore assoluto dell’indice pari a 82,3, sostenuto e spinto - come era prevedibile - dall’effetto Tremonti-ter. In ragione d’anno, la contrazione degli ordinativi raccolti è pari al 46,9% rispetto al 2008, per un valore assoluto dell’indice pari a 60,6, paragonabile a quello rilevato nel 1993. Secondo Giancarlo Losma, presidente Ucimu-sistemi Per Produrre: “il risultato espresso dall’ultima rilevazione trimestrale effettuata dal Centro Studi & Cultura di Impresa della associazione evidenzia una situazione ancora preoccupante”. “L’inversione di tendenza registrata sull’interno conferma la validità dello strumento Tremonti-ter, quale provvedimento utile a sostenere il riavvio degli investimenti in beni strumentali. Per questo motivo - continua Giancarlo Losma - chiediamo alle autorità di governo l’estensione, fino a fine 2010, del provvedimento di detassazione degli utili reinvestiti (la cui scadenza è attualmente fissata al 30 giugno) in macchinari a alta tecnologia, affinché il riscontro raccolto dai costruttori italiani sul mercato domestico negli ultimi mesi dell’anno non sia soltanto un fuoco di paglia destinato a spegnersi con effetto pressoché immediato. “In particolare l’associazione richiede che lo strumento Tremonti-ter sia applicato alle macchine di produzione ordinate entro il 31 dicembre 2010 e consegnate nei diciotto mesi successivi all’emissione dell’ordine”. “Oltre a ciò - ha aggiunto il presidente Losma - è indispensabile l’attuazione di un sistema di incentivi alla rottamazione dei macchinari obsoleti con deduzione di imposta del 50% della somma investita nell’acquisto di nuovi macchinari sostitutivi. Questa misura che, così come annunciato in questo inizio di anno dalle autorità di governo, dovrebbe essere parte di un provvedimento più ampio (comprendente anche autovetture, elettrodomestici, mobili ecc. ) oltre a favorire la ripresa dei consumi, permette l’aggiornamento tecnologico dei sistemi di produzione, indispensabile per il mantenimento della competitività dell’industria italiana”. “D’altra parte - ha rilevato Alfredo Mariotti, direttore generale di Ucimu-sistemi Per Produrre - la crisi ha inferto un duro colpo alle imprese del settore, alcune delle quali devono fare i conti con una riorganizzazione strutturale. Se molte di quelle che nel 2009 hanno utilizzato la cassa integrazione oggi riescono a ripartire con l’assetto antecedente il crollo dei mercati, alcune restano in gravi difficoltà. Per queste realtà si richiede un intervento immediato prima che la loro posizione nel mercato sia irrimediabilmente compromessa”. A tal proposito, Ucimu-sistemi Per Produrre chiede al governo il sostegno allo sviluppo di holding di settore secondo il modello della Mu Holding costituita da un mix di contributi privati e pubblici. Oltre alla Cassa depositi e prestiti, ci si aspetta intervengano: istituti di credito, Simest, Sace, finanziarie regionali, e eventualmente investitori privati. Le imprese nelle quali entrerà la holding potranno decidere come e se mantenere il controllo. In questo modo gli imprenditori che lo vorranno saranno coinvolti direttamente nei processi decisionali dell’azienda. In particolare - ha concluso Mariotti - per poter funzionare le holding settoriali devono poter contare sul contribuito diretto del fondo stanziato dall’Esecutivo e non sul supporto indiretto, mediato cioè da fondi di private equity, caratterizzati da una tempistica di remunerazione completamente differente rispetto a quella delle holding settoriali, il cui obiettivo prioritario è sostenere, in una prima fase, la ristrutturazione propedeutica al rilancio del sistema. . |
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IL 2009? UN ANNO DRAMMATICO PER LE TECNOLOGIE PER IL LEGNO LA PRODUZIONE E’ CALATA DEL 48,3 PER CENTO, L’EXPORT DEL 48,7 PER CENTO |
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Assago (Mi), 27 gennaio 2010 - Il pre-consuntivo 2009 redatto dall’Ufficio studi di Acimall – l’associazione confindustriale che rappresenta la produzione italiana di macchine e accessori per la lavorazione del legno – non lascia spazio a dubbi o interpretazioni: la produzione italiana è calata del 48,3 per cento rispetto al 2008. Analogo l’andamento dell’export (meno 48,7 per cento), un dato particolarmente rilevante se si pensa alla forte propensione alla esportazione delle nostre imprese. L’importazione è diminuita del 40,6 per cento, valore che porta la bilancia commerciale ad attestarsi a un meno 50 per cento netto rispetto al 2008 e il consumo apparente a ridursi del 46 per cento. Dati fortemente negativi, sui quali si teme che ben poca influenza potranno avere i risultati messi a segno negli ultimi mesi dell’anno, attualmente ancora in fase di valutazione ma che paiono indicare un piccolissimo “rimbalzo”. Un altro dato che contribuisce a definire i difficili contorni della situazione viene dalla analisi del ricorso alla cassa integrazione ordinaria, strumento al quale – dato aggiornato al novembre 2009 – ha avuto accesso il 50,5 per cento delle imprese, contro il 10,8 del 2008 (6,8 per cento delle imprese hanno fatto ricorso anche alla cassa integrazione straordinaria, mentre nel 2008 nessuna ne aveva avuto la necessità). Nei prossimi dodici mesi il 43,7 per cento farà certamente ricorso alla ordinaria, il 13,6 per cento alla straordinaria, con una significativa quota di imprenditori che ancora non ha deciso cosa farà (il 27,2 per cento del campione per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria, il 30,1 per cento per la straordinaria). E per quanto riguarda il 2010 appare francamente molto difficile fare delle previsioni, alla luce di una tendenza delle imprese a non pronunciarsi a proposito di quelle che saranno le reali possibilità di ripresa nei prossimi dodici mesi. Dalle consuete analisi compiute dall’Ufficio studi emerge, infatti, una risposta decisamente disomogenea. Ci si attende una crescita di qualche punto percentuale – fra il 5 e il 10 per cento – rispetto a quello che sarà il consuntivo 2009, grazie soprattutto all’atteso recupero di alcuni mercati esteri (soprattutto Stati Uniti, Spagna e Russia) che lo scorso anno sono stati maggiormente colpiti dalla crisi economica rispetto al nostro Paese. . |
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AFFRONTARE LA CRISI DEL DISTRETTO CERAMICO PROVINCE, COMUNI E REGIONE PER PROGETTARE IL FUTURO |
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Modena, 27 gennaio 2010 - Uscita dalla crisi, innovazione, lavoro e formazione nel distretto ceramico modenese e reggiano. Sono questi i temi sui quali si sono confrontati, in un incontro avvenuto nei giorni scorsi, le Province di Modena e Reggio Emilia, gli undici Comuni del distretto ceramico e la Regione Emilia Romagna. Il gruppo di lavoro, come ha affermato l´assessore regionale alle Attività produttive Duccio Campagnoli, «sarà un riferimento necessario per determinare le politiche regionali nel settore e non avrà solo il compito di gestire l´emergenza della crisi ma soprattutto quello di lavorare per il futuro affrontando i problemi di prospettiva e di ricollocazione, delle aziende e dei lavoratori, che la crisi ci ha posto». Secondo i dati forniti da Confindustria Ceramica e dal centro studi Acimac, al termine del 2009 il distretto ceramico modenese e reggiano nel settore delle piastrelle di ceramica presentava una produzione in calo del 30 per cento, vendite diminuite di quasi il 20 per cento e oltre 9. 500 addetti interessati dagli ammortizzatori sociali (comunicato n. 52). Situazione analoga, con un calo del fatturato di circa il 30 per cento, si riscontra anche nel settore delle macchine per ceramica. La contrazione di produzione e vendita ha generato una marcata flessione dell´occupazione. Al 7 gennaio 2010 sono 9. 538 (circa la metà del totale) gli occupati nelle imprese con sede legale nelle due province interessati dagli ammortizzatori sociali: 4. 187 in cassa integrazione ordinaria, 2. 619 in cassa integrazione straordinaria, 2. 612 con contratti di solidarietà e 120 in mobilità collettiva. «Garantire che nessuno si trovasse da un momento all´altro senza stipendio continua a essere una priorità di intervento per far fronte alla crisi» - ha dichiarato Pierluigi Saccardi, vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia, ricordando le due «misure lungimiranti dell´anticipazione della Cassa integrazione straordinaria e dei contratti di solidarietà» adottate attraverso un apposito protocollo con le banche e grazie alla mediazione delle due Province. Il vicepresidente Saccardi ha anche sottolineato come «parallelamente agli interventi per tamponare le emergenze, la formazione rappresenti un elemento fondamentale per uscire dalla crisi. Per questo occorrerà potenziare e diffondere l´utilizzo di questo strumento da parte delle aziende che intendano riconvertire le proprie attività a favore della riqualificazione dei lavoratori e con l´obiettivo primario di salvaguardare così i posti di lavoro». Nella formazione, ha confermato Francesco Ori, assessore provinciale al Lavoro e alla formazione professionale, «servono azioni "chirurgiche" mirate con precisione sulle esigenze immediate di riqualificazione dei lavoratori all´interno delle aziende». Ma oltre alla formazione, ha aggiunto Palma Costi, assessore provinciale alle Politiche economiche, «saranno necessarie politiche che stimolino e sostengano i processi di riconversione e la nascita di nuove aziende. Uno sforzo che deve essere sostenuto in ugual misura da istituzioni e da imprese. Come nel caso del polo per l´innovazione e la ricerca del distretto ceramico, la politica può fornire stimoli, idee e fondi ma bisogna che le imprese, con le loro associazioni di rappresentanza, si prendano la responsabilità di concorrere, di partecipare e di crederci». A questo ha positivamente risposto il presidente di Confindustria Ceramica Franco Manfredini, invitato all´incontro, che ha illustrato il progetto che entro il 31 di gennaio sarà presentato sul bando regionale dei distretti. Concordi sull´istituzione del tavolo e sulla necessità di trovare le forme per lavorare insieme su qualità e innovazione anche i sindaci presenti. Il prossimo incontro del gruppo di lavoro, programmato tra un mese circa, si svolgerà a Reggio Emilia. Sono 195 (i dati, contenuti nella 29ª Indagine statistica sull´industria italiana delle piastrelle di ceramica di Confindustria Ceramica, risale alla fine del 2008) le imprese italiane produttrici di piastrelle ceramiche: circa la metà (97) si trovano nel distretto ceramico modenese (68) e reggiano (29) e realizzano i quattro quinti della produzione totale. Gli occupati sono 26. 364, in flessione da otto anni consecutivi, in particolare per la categoria operai. Sono 578 i forni attivi in Italia, anche questi in netta flessione dagli anni ´90 (93 forni spenti nel solo biennio 2007-2008) e 512,5 milioni di metri quadrati di piastrelle prodotte in Italia nel 2008, in costante flessione da sette anni consecutivi per il rallentamento della domanda. Rimane però costante la propensione agli investimenti in dotazione impiantistica (303 milioni di euro di investimenti del settore nel 2008) e l´internazionalizzazione continua a crescere: a fine 2008 sono presenti al di fuori dei confini italiani 20 società di diritto estero controllate da 9 gruppi ceramici italiani con 34 stabilimenti e 6. 976 dipendenti, per una produzione totale di 126 milioni di metri quadri. Il rapporto di Confindustria Ceramica rileva che le imprese hanno reagito alla crisi proseguendo l´attività di investimento che ha registrato un volume di risorse pari a 279 milioni di euro, per lo più destinate all´innalzamento della qualità dei materiali e alla realizzazione di nuovi prodotti tra cui le piastrelle "funzionalizzate" di nuova generazione, antibatteriche e fotovoltaiche, quelle a maggiore contenuto di design (decorazione digitale) e quelle come le piastrelle sottili, progettate per le più recenti destinazioni d´uso. Le previsioni per il 2010 segnalano un´ulteriore flessione delle vendite del 3,4 per cento, derivante da un calo del 4 per cento nelle vendite estere e dal -2,1 per cento del mercato italiano mentre la produzione totale attesa rimane sostanzialmente su livelli del 2009, con una crescita dello 0,3 per cento. . |
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COMMERCIO, APPROVATO IN CONSIGLIO DELLA LOMBARDIA TESTO UNICO TUTTE LE NORME RACCOLTE IN UN UNICO CORPUS DI 156 ARTICOLI: SEMPLIFICAZIONE PER CONSUMATORI E IMPRESE |
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Milano, 27 gennaio 2010 - Tutte le norme regionali vigenti sul commercio, le fiere e i mercati da ieri sono contenute in un unico "corpus" di 156 articoli raggruppati in 7 Titoli. Con l´approvazione da parte del Consiglio regionale del Testo unico sul commercio, la Lombardia si dota di una normativa unica e organica per l´intero settore del commercio e delle fiere, in tutte le sue articolazioni, e completa il consistente lavoro di semplificazione realizzato nel corso della legislatura. Un lavoro che ha visto, ad esempio, l´adozione della Dichiarazione di Inizio Attività Produttiva (Diap) per circa dieci procedure di apertura, modificazione o trasformazione di attività commerciali di vendita al dettaglio. "Questo atto - spiega l´assessore regionale al Commercio, Fiere e Mercati, Franco Nicoli Cristiani - rappresenta un passaggio importante per la riforma del settore. Alla base del Testo Unico vi è stato, nel corso dell´intera legislatura, un intenso percorso di confronto con gli enti locali, le associazioni delle imprese, dei consumatori e con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, per rivedere e semplificare legge per legge ogni provvedimento già in vigore". "Per questo - ha osservato Nicoli Cristiani - si tratta non solo di un testo che contiene una forte spinta innovativa verso la semplificazione, ma che si fonda su un ampio consenso che la Giunta regionale ha sempre ricercato in questi anni nel compiere le proprie scelte in materia, manifestando il massimo equilibrio. Ampia convergenza testimoniata anche dal generale apprezzamento per il lavoro svolto espresso da parte del Consiglio regionale, sia in Commissione sia in occasione del voto finale". Il Testo unico sul commercio raccoglie e abroga 16 leggi regionali. La normativa viene riunificata in un testo di carattere compilativo che, da una parte, tiene conto del mutato assetto costituzionale che vede riconosciuta alle Regioni una competenza esclusiva in materia di commercio e, dall´altra, si pone in linea con la normativa nazionale in materia di tutela della concorrenza e la disciplina comunitaria. "Sono due - ha sottolineato l´assessore - le ragioni che ci hanno ispirato nel realizzare questo lavoro: ricomporre in un unico quadro normativo organico la materia, finora disciplinata da numerose leggi non sempre tra loro correlate, e rendere più coerente ed efficace la normativa regionale a favore dei consumatori e delle imprese". "Le leggi" - ha precisato Nicoli - sono tanto più efficaci e utili quanto più sono semplici da conoscere, comprendere ed applicare. Se il nostro obiettivo era favorire una migliore trasparenza del mercato e dare maggiori garanzie ai consumatori e agli imprenditori, sono certo che il Testo Unico sia un passo importante in quella direzione". L´approvazione del Testo unico del commercio rappresenta anche l´occasione per porre un´attenzione concreta sul ruolo del commercio, sul perché e a quale condizione possa essere leva per lo sviluppo del territorio. "Un ruolo che è oggi crescente - ha concluso l´assessore Nicoli - e che ha portato profondi cambiamenti nella rete distributiva e nello sviluppo locale. Occorrerà pertanto valorizzare gli aspetti più innovativi già contenuti nella programmazione attuale, a partire dai Distretti del Commercio, individuando sempre meglio gli elementi di sviluppo della competitività complessiva dei territori, anche ragionando in un´ottica di sistema e di area vasta". . |
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ACCORDO FRA COMUNE DI MILANO E BPM: 100 MILIONI DI EURO PER IL SOSTEGNO ALLE IMPRESE IL COMUNE È IMPEGNATO COME INTERLOCUTORE E FACILITATORE NEL RAPPORTO TRA IL MONDO DELLE PICCOLE IMPRESE E QUELLO BANCARIO |
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Milano, 27 gennaio 2010 - Il Comune di Milano e la Banca Popolare di Milano hanno firmato un Protocollo d’Intesa con cui l’Istituto si impegna a garantire un plafond di cento milioni di euro per il sostegno alle micro e piccole imprese. “Un accordo importante - commenta l’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi – che ha l’obiettivo di sostenere, in primo luogo, l’imprenditorialità femminile e la creatività giovanile. Ma anche le imprese che assumono nuovo personale e quelle che necessitano di un aiuto nella richiesta di finanziamenti per il pagamento di imposte e tasse”. “Il documento – ha continuato Terzi – rappresenta il primo passo significativo nella creazione di partnership con istituti bancari. Per individuare, di volta in volta, margini di miglioramento nelle attuali condizioni di accesso al credito applicate per le piccole imprese”. “Grazie quindi alla Banca Popolare di Milano – ha concluso l’assessore – che per prima ha risposto all’appello dell’Amministrazione attenta alle criticità che le piccole imprese stanno vivendo in questo momento di generale crisi economica”. In base a questo protocollo, la Bpm si impegna a concedere forme di credito agevolato costruite sui bisogni attuali delle micro (con meno di dieci persone e un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro) e piccole imprese (con meno di 50 persone e un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro). “Questo accordo – ha dichiarato il Direttore Generale di Bpm Fiorenzo Dalu, - si inserisce nell’ambito di una collaborazione che da anni lega il nostro Istituto alla città di Milano e ne conferma l’impegno costante nel sostegno delle attività produttive anche, e a maggior ragione, durante questo periodo di grave crisi finanziaria ed economica. Il Gruppo Bipiemme è infatti da sempre impegnato a valorizzare il risparmio delle famiglie e a sostenere con il credito lo sviluppo del sistema produttivo nei territori in cui è presente, esercitando al meglio il ruolo di gruppo bancario nei confronti di tutti i comparti dell´economia in esso rappresentati”. L’accordo si dimostra particolarmente innovativo perché rende possibile il coinvolgimento delle Associazioni di categoria, il cui ruolo, su richiesta, sarà quello di certificare il business plan presentato dalle imprese. Il plafond di cento milioni di euro sarà suddiviso in 5 pacchetti da 20 milioni di euro ciascuno, ognuno pensato per soddisfare esigenze diverse, con particolare attenzione all’imprenditoria giovanile e femminile. Primo Pacchetto - Sostegno all’occupazione - È finalizzato a sostenere le imprese nel momento di assunzione di nuovo personale, permettendo allo stesso, nell’arco di 18 mesi, di raggiungere la produttività richiesta. Secondo Pacchetto - Sostegno Liquidità - Finanziamenti diretti al pagamento delle imposte, tasse, tredicesima e quattordicesima mensilità a carico dell’impresa. Terzo Pacchetto - Favorire l’imprenditoria giovanile - L’obiettivo è sostenere la nascita di nuove imprese giovanili con un finanziamento che può avvalersi di un preammortamento sino a 12 mesi. Quarto Pacchetto - Favorire l’imprenditoria femminile (programma famiglia) Il pacchetto è dedicato alle donne imprenditrici ed è finalizzato alla conciliazione dei tempi famiglia/lavoro. In caso di gravidanza, infatti, è possibile beneficiare della sospensione del rimborso del capitale per un periodo massimo di 18 mesi. Quinto Pacchetto - Anticipo crediti derivanti dalla Pubblica Amministrazione Si rivolge a imprese e/o soggetti fornitori di beni e servizi nei confronti del sistema degli Enti Pubblici Locali e della Regione, anticipandone i crediti. . |
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ARTIGIANA 2010, EVENTI IN TUTTE LE PROVINCE DELLA LOMBARDIA E LABORATORIO PER IMPRENDITORI, GIOVANI E IMPRESE |
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Milano, 27 gennaio 2010 - Credito, crisi d´impresa, semplificazione amministrativa, innovazione e internazionalizzazione. Saranno questi alcuni dei temi che animeranno gli incontri di Artigiana 2010, la manifestazione promossa da Regione Lombardia, in collaborazione con Unioncamere, associazioni di categoria e Camere di Commercio, presentata oggi in Regione. I protagonisti saranno gli artigiani e le associazioni di categoria che, a partire dal mese di marzo, dialogheranno con esperti del settore per individuare soluzioni concrete attraverso le quali innovare, sostenere e sviluppare le imprese artigiane della Lombardia. "Questo evento - ha spiegato l´assessore all´Artigianato e Servizi della Regione Lombardia, Domenico Zambetti - riunisce sotto un´unica regia una fitta rete di iniziative di diversa natura che attraversano tutte le province lombarde. Il titolo dell´edizione 2010, ´La ripresa parte da qui´, vuole essere un segnale di incoraggiamento e di speranza per la filiera artigiana lombarda". L´anteprima di Artigiana 2010 sarà a Milano, il 5 febbraio nel Palazzo delle Stelline, con una tavola rotonda dal titolo "Pensare al piccolo: approcci artigiani". "Con questa nuova veste della manifestazione - ha sottolineato Zambetti - abbiamo creato una sorta di laboratorio che mette al centro dell´attenzione l´imprenditore, l´impresa artigiana e i giovani". Al termine di Artigiana verrà realizzata una pubblicazione dedicata ai risultati degli incontri rispetto alle tematiche affrontate. Per approfondimenti consultare il sito www. Artigiana2010. It . |
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CRISI ARDO, LA PROVINCIA DI ANCONA : "GRAVE IL RINVIO DEL TAVOLO TECNICO A ROMA" |
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Ancona, 27 gennaio 2010 - La Provincia di Ancona esprime indignazione e preoccupazione per il rinvio del vertice tra governo e Regione Marche previsto per il prossimo 25 gennaio, che avrebbe dovuto portare alla firma dell´accordo di programma per la crisi del distretto dell´area montana e, in particolare del gruppo Antonio Merloni. "L´atteggiamento del ministero delle Attività produttive di fronte alla vertenza dell´Antonio Merloni è molto grave - afferma il vicepresidente Giancarlo Sagramola - e dimostra la scarsa attenzione del governo nei confronti di questo territorio. Eppure, poco meno di un mese fa, una grande manifestazione nazionale dei sindacati ha evidenziato come questa vertenza, per numero dei lavoratori coinvolti e rilevanza economica, sia di carattere nazionale, esattamente come lo sono quelle della Fiat e di altre grandi aziende. La firma di un accordo di programma è fondamentale sia per garantire continuità all´erogazione degli ammortizzatori sociali, sia per dare una prospettiva di rilancio all´azienda e al suo indotto". "Condividiamo la preoccupazione dei sindacati - conferma l´assessore al Sistema formativo Maurizio Quercetti - perché questa mancanza di chiarezza da parte del governo altro non è che la sottovalutazione di una situazione che rischia di acuire la crisi economica e sociale del territorio e, in particolare, del distretto della montagna. L´auspicio è che, quanto prima il governo possa mettere in agenda l´incontro per la firma dell´accordo di programma, pena l´apertura di scenari dalle conseguenze indecifrabili". . |
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