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GIOVEDI

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Notiziario Marketpress di Giovedì 16 Dicembre 2010
UNA POLITICA DELL´UE RAFFORZATA PER UNA MIGLIORE INFORMAZIONE SULLA QUALITÀ DEI PRODOTTI ALIMENTARI  
 
Garantire la qualità ai consumatori e un prezzo equo agli agricoltori costituisce il duplice obiettivo del "pacchetto qualità" adottato oggi dalla Commissione europea. Questo insieme di misure definisce per la prima volta una politica globale relativa ai regimi di certificazione, alle indicazioni che conferiscono valore aggiunto alle proprietà dei prodotti agricoli e alle norme di commercializzazione. Sino ad oggi questi elementi erano sparsi in vari atti normativi; in questo pacchetto, la Commissione riunisce tutti gli aspetti legati alla qualità, che vanno dal rispetto di norme minime fino ai prodotti più specifici. "La forza della produzione agricola europea è data dalla sua diversità, dalle conoscenze tecniche degli agricoltori e dalle caratteristiche del suolo e dei territori di produzione", ha dichiarato oggi Dacian CioloÞ, commissario per l´Agricoltura e lo Sviluppo rurale, che ha poi aggiunto: "Gli agricoltori, che avvertono la pressione della crisi economica e della concentrazione del potere contrattuale nel settore della distribuzione e il peso della concorrenza mondiale, hanno bisogno di strumenti che consentano loro di comunicare ai consumatori le qualità dei propri prodotti. Il pacchetto qualità costituisce il primo passo verso la realizzazione di un settore agricolo più forte e più dinamico e sarà seguito da altre iniziative." Il pacchetto qualità comprende: •una proposta di nuovo regolamento sui regimi di qualità dei prodotti agricoli, volto a conferire coerenza e chiarezza ai regimi dell´Ue, che prevede il rafforzamento del regime di riferimento per le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette (Dop e Igp), la revisione del regime per le specialità tradizionali garantite (Stg) e la definizione di un nuovo contesto per la creazione di indicazioni facoltative di qualità che forniscano ai consumatori informazioni sempre più richieste, come "allevati all´aperto" e "prima spremitura a freddo"; •una proposta volta a semplificare l´adozione, da parte della Commissione, di norme di commercializzazione, inclusa la competenza di estendere l´obbligo dell´indicazione in etichetta del luogo di produzione, in funzione delle specificità di ciascun settore agricolo; •nuovi orientamenti sulle buone pratiche applicabili ai sistemi di certificazione volontaria e all´etichettatura dei prodotti che utilizzano indicazioni geografiche come ingredienti. Il pacchetto qualità costituisce la prima fase della riforma della politica di qualità dei prodotti agricoli. È il risultato di tre anni di vaste consultazioni con la partecipazione degli interessati e apre la strada a una politica più coerente in materia di qualità dei prodotti agricoli. Per il futuro, la Commissione ha annunciato la propria intenzione di analizzare con maggiore attenzione i problemi incontrati dai piccoli produttori per partecipare ai sistemi di qualità nonché dai produttori di montagna per commercializzare i propri prodotti, e di proporre ove necessario un follow-up supplementare sulla base di questa analisi. Proposte - La prima proposta legislativa della Commissione è volta a rafforzare i regimi di qualità esistenti nell´Unione in materia di indicazioni geografiche, specialità tradizionali e indicazioni facoltative di qualità riunendoli in un unico strumento legislativo, adottando una procedura di registrazione comune, semplificata e abbreviata, per le indicazioni geografiche e le specialità tradizionali, nonché disposizioni più chiare sulle relazioni fra i marchi commerciali e le indicazioni geografiche, sul ruolo delle associazioni richiedenti e sulla definizione di "specialità tradizionale garantita". Gli orientamenti non vincolanti sull´etichettatura dei prodotti che utilizzano indicazioni geografiche come ingredienti, adottati in contemporanea, forniscono l´interpretazione della Commissione in merito alle norme attualmente vigenti. Le norme di commercializzazione contribuiscono a migliorare le condizioni economiche di produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli, nonché la qualità di tali prodotti. Le norme settoriali di commercializzazione vigenti continueranno ad esistere e in futuro potranno essere razionalizzate in modo più coerente grazie ad un meccanismo uniforme che prevede una delega di poteri alla Commissione conformemente al trattato di Lisbona ("atti delegati"). Le specifiche tecniche potranno essere in tal modo adeguate alle concrete realtà locali. Ai prodotti per i quali non esiste una norma di commercializzazione specifica verranno applicati i requisiti di base. La Commissione propone inoltre di estendere le disposizioni settoriali (anche in questo caso con "atti delegati") relative all´indicazione del luogo di produzione, sulla base di valutazioni d´impatto, tenendo conto delle specificità di ciascun settore e delle esigenze dei consumatori in materia di trasparenza. Il quarto elemento del pacchetto qualità è costituito dagli orientamenti della Commissione sul funzionamento dei regimi facoltativi di certificazione dei prodotti agricoli e alimentari, volti ad evidenziare le migliori pratiche relative al funzionamento delle centinaia di sistemi di certificazione volontari sviluppatisi nel corso dell´ultimo decennio (uno studio recentemente pubblicato per conto della Commissione individua oltre 400 sistemi in vigore nell´Ue). Pagina web della Dg Agri sul pacchetto qualità: http://ec.Europa.eu/agriculture/quality/policy/quality-package-2010/index_en.htm    
   
   
L’EFFICIENZA ENERGETICA, LE RINNOVABILI E L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA  
 
Anche il settore dell’Agricoltura è impegnato nel programma nazionale per l’efficienza energetica, l’utilizzo delle energie rinnovabili e la diminuzione delle emissioni di gas serra. Per questo, l’Enea ha ritenuto di organizzare un workshop con la presenza di esperti, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria e di settore. L’incontro si propone di porre l’attenzione sui programmi, gli incentivi e le agevolazioni per lo sviluppo della sostenibilità energetica e ambientale nel mercato dell’energia, delle tecnologie e dell’innovazione, al fine di elaborare uno specifico Piano di Azione nel settore dell’Agricoltura. Mediante l’impegno capillare di tutti gli attori del settore, il settore primario si candita a dare un contributo considerevole alle tematiche del Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabili (Pan) e agli obiettivi del pacchetto Clima-energia 20-20-20 dell’Unione Europea. Il workshop, oltre ad aggiornare sulle attività e il know-how dell’Enea sul tema delle tecnologie rinnovabili, dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo sostenibile, prende in considerazione le proposte, le esigenze e le potenzialità dei diversi attori pubblici e privati nell’ambito operativo dell’energia verde. Sulla base di queste premesse, l’obiettivo generale dell’evento è anche quello di contribuire a porre le basi per la elaborazione di una proposta comune mirata alla riqualificazione dell’Agricoltura in funzione degli impegni nazionali ed europei per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e il cambiamento climatico. Il programma è in allegato, ma è consultabile anche sul sito Enea: http://www.Enea.it/eventi/eventi2010/efficienzaenergeticaagricoltura201210/innovazione201210.html    
   
   
APPROVATO DALLA GIUNTA REGIONALE DELLA CALABRIA IL PIANO DI SVILUPPO AGRICOLO INNOVATIVO PER LA PIANA DI GIOIA TAURO  
 
 La Giunta regionale, su proposta del presidente Giuseppe Scopelliti e dell’assessore all’Agricoltura Michele Trematerra, ha approvato ieri un importante provvedimento per avviare, in forma organizzata e compartecipata, la strutturazione di un Piano di sviluppo agricolo innovativo per la Piana di Gioia Tauro, con particolare riferimento all’agrumicoltura ed all’olivicoltura, attraverso la costituzione di un Tavolo tecnico compartecipato. Il Tavolo, costituito da tecnici e da esperti della materia in rappresentanza di tutti gli attori che a vario titolo operano sul territorio e che sarà coordinato dal dirigente generale del dipartimento Agricoltura Giuseppe Zimbalatti, avrà il compito di predisporre, in tempi strettissimi, uno strumento di programmazione indispensabile per consentire investimenti oculati e mirati alla reale risoluzione delle molteplici problematiche esistenti. Il Governatore Scopelliti, l’assessore Trematerra e l’intera Giunta sono del parere che sussistono motivate ragioni che consentano, malgrado tutto, di ritenere ancora economicamente e socialmente valida l’agricoltura della Piana di Gioia Tauro per la quale, certamente, è necessario programmare una serie di interventi che mirino a migliorare radicalmente l’intero assetto produttivo ed organizzativo. “Le problematiche agricole di tale importantissimo territorio – ha affermato Trematerra - vanno una volta per tutte affrontate con determinazione, mediante una programmazione scientifica attuale ed attenta, in quanto al comparto agricolo è legata la sopravvivenza di intere famiglie che trovano nella coltivazione della terra l’unico mezzo di sostentamento economico. Molteplici sono, inoltre, i risvolti di carattere ambientale e paesaggistico connessi con le attività agricole che meritano altrettanta considerazione. La produzione agrumicola della Piana di Gioia Tauro – ha proseguito l’assessore regionale all’Agricoltura - è ormai commercialmente obsoleta ed il sistema agroindustriale, vanto fino ad alcuni anni fa della zona, non riesce più ad essere competitivo ed a remunerare dignitosamente i fattori di produzione. Pertanto, la problematica si ascrive ad aspetti prevalentemente strutturali, ormai cronicizzati, il cui recupero non è più rinviabile, anche in virtù della grande vocazione agricola dell’area. Anche per il settore olivicolo la situazione complessiva negli ultimi anni ha subito un progressivo peggioramento per molteplici cause (impianti obsoleti, condizioni climatiche e fitosanitarie non ottimali, livello tecnologico spesso inadeguato ecc.) che, associate ad una crisi congiunturale mondiale dell’olio di oliva, deprimono ulteriormente l’intero comparto. Si impone pertanto – ha evidenziato infine l’assessore Trematerra - una disamina più attenta della situazione agricola della Piana ed una valutazione più concreta delle minacce reali a cui questa potrebbe essere soggetta”.  
   
   
UMBRIA: PIANO DI SVILUPPO RURALE AL “GIRO DI BOA” DELLA VALUTAZIONE INTERMEDIA: “IL ‘PSR’ VA”  
 
 Perugia - Dove sta andando il Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 dell´Umbria? Nella direzione giusta. È quanto è emerso ieri dalla seduta del Comitato di Sorveglianza, tenutasi a Palazzo Donini a Perugia, incaricata di valutare lo stato di attuazione di quello che, con i suoi 700 milioni di euro da spendere ed investire, rappresenta il motore fondamentale delle politiche di sviluppo in agricoltura. Il Piano di Sviluppo Rurale dell´Umbria, giunto al "giro di boa", sta andando nella direzione giusta, e a dirlo sono stati stamani sia il "Rapporto di Valutazione Intermedia", elaborato da un "valutatore indipendente" (in questo caso, la società "Agriconsulting" di Roma), sia il rappresentante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali Giulio Cardini. "La valutazione del Ministero su quanto ha fatto e sta facendo l´Umbria - ha detto Cardini - è del tutto positiva, tanto da collocarla ai primi posti della graduatoria nazionale". 32 misure attuate su 36, oltre 500 milioni di euro già impegnati, nessun pericolo (visto il superamento della soglia fissata, con una spesa pari al 247 per cento) di "disimpegno automatico" dei fondi, oltre 19 mila (su 22 mila) domande finanziate, grande attenzione alla promozione e all´ammodernamento delle imprese, al settore tabacchicolo e al biologico, alla salvaguardia ambientale e alla biodiversità, il Piano di Sviluppo Rurale gode - secondo l´assessore all´agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini - di ottima salute: "Il Piano - ha detto oggi a conclusione dei lavori del Comitato di Sorveglianza - marcia veloce nel quadro del Piano Nazionale -, modificato e integrato sulla base dei suggerimenti e delle proposte che abbiamo raccolto in un ampio processo di concertazione, dal ´Tavolo Verde´ alle riunioni preparatorie, che aggiornano continuamente il Piano alla luce dei mutamenti, anche profondi, intervenuti in questi anni: nell´attuazione del piano - ha sottolineato, rivolgendosi alla folta platea dei rappresentanti delle associazioni agricole e ambientaliste che hanno partecipato al Comitato di Sorveglianza -, la Regione è impegnata nel continuo sforzo di mettere insieme mondo agricolo e risorse, economia e ambiente". "La nostra indagine - ha spiegato Cinzia De Santis della società "Agriconsulting" di Roma - ha valutato lo stato di attuazione del programma, la sua gestione e i risultati ottenuti, in termini di qualità e quantità degli interventi, oltre che gli effetti e gli impatti delle misure adottate, attraverso un lungo e a volte complicato processo di raccolta dei dati". Ciò che è emerso - ha detto Cinzia De santis, riassumendo un documento di oltre 300 pagine - "è un Piano di Sviluppo Rurale Sano, dotato di buona accelerazione, efficacia e tempestività, che può vantare la quasi totale attivazione delle misure; un piano - ha aggiunto - ispirato alla promozione e dell´ammodernamento delle imprese, alla salvaguardia dell´ambiente e della biodiversità, alla diversificazione e all´innovazione delle attività economiche". Oltre allo stato di attuazione del programma, nel corso della seduta sono state esaminate una serie di proposte di modifica e di rimodulazione finanziaria di alcune misure, i criteri di selezione, la attività di comunicazione previste dal Piano per il 2011.  
   
   
SERVE PIU’ FRUTTA E VERDURA SULLE TAVOLE ITALIANE LA FILIERA SI CONFRONTA AL WORKSHOP CSO PER INDIVIDUARE STRATEGIE A FAVORE DEL CONSUMO DI FRUTTA E VERDURA.  
 
Bologna - Il tema dei consumi di frutta e verdura è quanto mai attuale e non riguarda solo aspetti prettamente commerciali ma va a toccare importanti questioni legate alla salute pubblica. Lo conferma il dibattito scaturito dal workshop organizzato da Cso sul tema consumi e che ha visto confrontarsi in una approfondita discussione operatori, produttori e distributori. “Il tema è quanto mai attuale - dichiara Paolo Bruni Presidente di Cso e coordinatore del workshop - e i dati sono sotto gli occhi di tutti. Sono in crescita esponenziale i problemi legati ad una alimentazione troppo ricca di grassi saturi, zuccheri e sodio che determinano sovrappeso e obesità ed in stretta correlazione malattie cardiovascolari, tumori, diabete. I costi sociali di questo problema sono difficilmente quantificabili ma certamente stanno creando allarme in tutti i Paesi occidentali. Mai come oggi - continua Bruni - emerge l’esigenza di sostenere i consumi di frutta e verdura fresca che, come più volte evidenziato da istituzioni scientifiche internazionali come l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), rappresentano uno degli strumenti più efficaci per combattere le malattie di cui sopra”. La situazione italiana vede nel 2010 un dato globale di acquisto per le famiglie di 6,4milioni di tonnellate di ortofrutta, ( Fonte: Gfk) quantitativo identico all’anno precedente. Modesto è stato l’incremento relativo alla frutta, +1%, mentre per la verdura si è registrato lo stesso valore dell’anno scorso. E’ interessante verificare l’andamento temporale degli acquisti che, per la frutta raggiungono i segni di maggiore incremento nei mesi invernali, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e naturalmente in piena estate mentre risultano in decremento in marzo, aprile,agosto, settembre e ottobre. Per le verdure gli acquisti sono più costanti nell’anno con il solo segno negativo in aprile, agosto e ottobre. C’è una ripresa dei consumi di alcuni prodotti tradizionali che dal 2000 al 2005 avevano subito un vero e proprio crollo come è il caso delle pesche scese nel 2005 a -17% rispetto al 2000 e oggi in ripresa. Sono in crescita inoltre i consumi di kiwi, clementine e nettarine. Rispetto anche al 2008 poi si rileva una ripresa dei consumi di fragole, ananas, susine, albicocche e meloni e pere mentre perdono quota le mele, banane, arance e uva. Per quanto riguarda le verdure va evidenziata una crescita degli acquisti dal 2000 al 2009 per le insalate (+18), i finocchi (+15), cetrioli (+27%), asparagi ( +14%) . Il quadro dei consumi mostra una sostanziale stabilità ma è evidente che negli ultimi 10 anni si sono perse importanti quote parzialmente bilanciate da un andamento dei prezzi al consumo in crescita ed oggi stabili rispetto ad esempio al 2008. Sul versante della produzione le posizioni concordano nello sforzo di riqualificazione dei prodotti che in questi ultimi anni si presentano con una gamma variata ( nuove varietà,nuovi imballi, presenza di varietà club, tentativi di affermazione delle marche, diversificazione per provenienza ( Dop e Igp) qualificazione salutistica ( biologico), prodotti equo solidali ecc. “La differenziazione sta cominciando a dare frutti come conferma Renzo Piraccini Direttore di Apofruit – i progetti di differenziazione e segmentazione sono in atto e solo per quelle specie dove si è attuata una politica di questo tipo si possono apprezzare risultati molto positivi. E’ chiaro dai dati sui consumi che la politica delle promozioni sottocosto non ha contribuito ad incentivare gli acquisti ma ha solo abbassato il valore aggiunto e ridotto le marginalità.” Stefano Soli di Alegra evidenzia come la frutta stia tornando pericolosamente ad essere relegata alla logica delle commodities con un forte danno per i produttori. Il brand – continua Soli è una delle poche scelte che i produttori hanno per comunicare ai consumatori.” “ Dello stesso parere anche – Cesare Bellò – Direttore di Opo Veneto che parla dello straordinario successo del radicchio tardivo di Treviso come di una eccezionale congiuntura di fattori positivi primo tra tutti la qualità eccellente del prodotto e il suo legame con il territorio che lo caratterizza”. “ E’ evidente – dichiara Gino Peviani Presidente di Fruitimprese che dobbiamo aumentare la propensione all’export delle aziende italiane che dovranno sempre più confrontarsi con interlocutori e mercati difficili e questo soprattutto rivolgendosi a mercati extra europei perché l’Europa è ormai un mercato maturo e occorre spingersi verso paesi emergenti come quelli nord africani, Russia, Medio Oriente”. Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria di Bologna individua una dicotomia sostanziale nel sistema alimentare mondiale che da una parte porta ai problemi di obesità e dall’altra alla malnutrizione. Oggi – continua Segrè – dobbiamo parlare di filiera “colta” una filiera che deve dare delle risposte ad un sistema fortemente contraddittorio . A tirare le somme di un difficile confronto tra realtà produttive e distributive in Italia ci prova l’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna Tiberio Rabboni che annuncia per il prossimo 31 Gennaio un importante incontro a Bologna sull’ortofrutta , alla presenza del Presidente Ue De Castro, del Ministero delle Politiche Agricole e di tutte le autorità del settore per definire una posizione italiana sul tema ortofrutta nella Riforma della Pac che si sta discutendo e andrà in vigore dopo il 2013.”.  
   
   
REGIONE SICILIA: OGGI CONVENZIONE PER CREDITO AL DISTRETTO PESCA  
 
 Palermo - Il Distretto produttivo della Pesca della Sicilia,che ha recentemente stipulato un accordo sulla pesca con le istituzioni libiche, sottoscrive , giovedi´ 16 dicembre, alle ore 12, un´importante convenzione con il gruppo bancario Intesa San Paolo. L´accordo e´ finalizzato ad assistere anche sul piano delle iniziative internazionali le imprese distrettuate nei programmi di sviluppo e nella progettualita´ relativa ai piani di filiera ed agli accordi di programma. La firma della convezione avverra´ presso la sede della Presidenza della Regione, in via Magliocco 46, a Palermo. "Questa convenzione - ha detto l´assessore regionale all´Istruzione e alla Formazione professionale, Mario Centorrino, presidente della Commissione Affari extraregionali della Conferenza delle Regioni - rappresenta un tipico esempio di ´buona pratica´ nel settore della cooperazione produttiva internazionale, il primo in questo settore che certamente produrra´ un effetto volano per tutti gli altri distretti produttivi siciliani con proiezioni sull´area mediterranea, stimolando l´intervento di altri istituti bancari". La convenzione prevede, in estrema sintesi, un accesso al credito con tassi vantaggiosi per le imprese distrettuali dedicando grande attenzione al miglioramento del rating di distretto. Il Distretto produttivo della Pesca raccoglie circa 150 imprese e oltre 50 tra Enti e Fondazioni, sviluppando un volume d´affari pari a circa 300 milioni di euro l´anno e 60 mln di export. La convenzione - alla presenza dell´assessore Centorrino - sara´ firmata da Bruno Bossina, direttore marketing del gruppo Intesa San Paolo e dal presidente del Distretto produttivo della Pesca, Giovanni Tumbiolo. Presente, inoltre, il professore Enzo Fazio, componente dell´Osservatorio per la pesca nel Mediterraneo, che sta sviluppando uno studio sui rapporti e sui modelli di scambio tra la finanza islamica e quella occidentale.  
   
   
VALORIZZARE L’AMBIENTE MARINO DELLE ‘TEGNÙE”. FINANZIAMENTO DI UN MILIONE E MEZZO DI EURO AL COMUNE DI CAVALLINO TREPORTI PREVISTA LA POSA SUL FONDALE DI DISSUASORI CHE IMPEDIRANNO L’USO DI ATTREZZATURE DA PESCA A STRASCICO  
 
 Venezia - Un milione e mezzo di euro per valorizzare la tegnùa D’ancona a Cavallino Treporti in provincia di Venezia. E’ quanto ha deliberato la giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore all’Ambiente Maurizio Conte. Il finanziamento servirà per l’attuazione del progetto “Protezione e valorizzazione ambientale delle tegnùe di Cavallino Treporti,”, presentato dal Comune. In concreto è prevista la posa sul fondale di dissuasori che impediranno l’uso di attrezzature da pesca a strascico, che danneggiano le tegnùe. I dissuasori diventeranno a loro volta habitat per l’insediamento di forme di vita acquatica. Il progetto mira anche ad attrarre turisti, soprattutto quelli interessati al mondo subacqueo, con specifiche azioni di informazione e iniziative di valorizzazione. “Sono convinto – spiega l’assessore Conte – che per lo sviluppo delle zone costiere del Veneto sia fondamentale valorizzare le risorse biologiche e geomorfologiche, attivarsi per il ripopolamento ittico e per la diffusione e la divulgazione della conoscenza degli ambienti marini costieri. Lo sviluppo socio-economico di queste aree è lungimirante se compatibile con la loro rilevanza naturalistica, per questo è importante promuovere attività diversificate,cercando di riconvertire le imprese di pesca verso la molluschicoltura e la maricoltura e di sviluppare turismo marittimo”. Per l’avvio del progetto il Comune di Cavallino Treporti sottoscriverà una convenzione con la Regione del Veneto che regolerà i rapporti tra i due enti.  
   
   
SARDEGNA: ENTRO IL 28 GENNAIO LE DOMANDE PER LA RICONVERSIONE DEI VIGNETI  
 
Cagliari - L´assessorato dell´Agricoltura e riforma agro-pastorale informa che fino al 28 gennaio 2011 possono essere presentate le domande di aiuto per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti con varietà di uve da vino. Il sostegno che la Comunità europea concede ha l´obiettivo di aumentare la competitività dei produttori regionali di vino, adeguando le strutture viticole ai consumi. Sono ammessi al sostegno gli interventi finalizzati alla realizzazione di vigneti da iscrivere agli albi dei vini a denominazione d´origine o agli elenchi delle vigne ad indicazione geografica tipica. Per quest´anno, l´aiuto è erogato in forma forfettaria e distinto per tipologia di azione e intervento, rispettando il valore massimo di 9.500 euro ad ettaro. I conduttori che intendono presentare domanda di aiuto dovranno prima costituire e aggiornare il fascicolo aziendale. Il fascicolo aziendale rappresenta un contenitore omogeneo e certificato di informazioni che caratterizzano l´azienda agricola. Per la compilazione delle domande on line sul portale Sian: www.Sian.it; – che ripetiamo dovrà avvenire entro il prossimo 28 gennaio - gli interessati dovranno rivolgersi ai centri autorizzati di assistenza agricola autorizzati da Agea o ai liberi professionisti abilitati alla redazione dei progetti tecnici. La copia cartacea della domanda e la relativa documentazione dovrà, invece, essere presentata entro il 4 febbraio 2011 all´Agenzia Argea, Area Coordinamento attività ispettive, Viale Adua n. 1 – 07100 Sassari.  
   
   
L’IGV DI BARI, PRIMA E PIÙ ANTICA BANCA DEI SEMI ITALIANA COMPIE 40 ANNI: UNA GIORNATA DI STUDIO PER CELEBRARE L’EVENTO  
 
L’istituto di Genetica Vegetale - Cnr di Bari, già “Laboratorio del germoplasma”, la prima, più antica e più importante per numero di campioni conservati, banca di semi vegetali non solo d’Italia, ma dell’intero Mediterraneo, festeggia quest’anno il suoi primi quarant’anni di attività. Al fine di celebrare questo importante traguardo e aggiornare il bilancio delle attività scientifiche prodotte in questi anni, l’Istituto, in collaborazione con lo Iam - Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, e l’Università degli Studi di Bari per venerdì 17 dicembre, a partire dalle ore 10.00, organizza una giornata di studio dal titolo “Semi mediterranei” Presso Aula Magna Facoltà di Agraria – Campus Universitario “E. Quagliariello”, Bari E Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, Valenzano. Il quarantennale dell’Igv coincide peraltro, felicemente, con “l’Anno internazionale della biodiversità”; il convegno sarà pertanto non solo l’occasione per ripercorrere i progetti e le ricerche realizzati e i successi più significativi conseguiti in questi anni dall’Istituto; ma anche un momento di riflessione, e progettazione per il futuro. Al convegno è prevista la partecipazione di personalità importanti del mondo scientifico, ma anche della politica e della cultura. “Si tratta – ha detto il Direttore dell’Igv-cnr Dott Domenico Pignone – di un traguardo particolarmente importante per il nostro istituto: una testimonianza concreta dell’importanza del nostro lavoro e un riconoscimento all’intuizione di chi, nell’ormai lontano 1970, lavorò per la realizzazione di questo organo del Cnr. Oggi la nostra banca raccoglie oltre 80.000 tipi di semi, molti dei quali vengono dal passato e affondano le loro radici in tutto il Mediterraneo, e che a buon titolo possono essere definiti “semi mediterranei”, patrimonio comune dei popoli che si affacciano su questo mare. Quella del 17 dicembre sarà per noi l’occasione non già per un nostalgico ricordo del passato, ma per uno sguardo verso il futuro prossimo e per un rilancio progettuale del lavoro e del ruolo dell’Igv davanti alle grandi questioni aperte di questi anni: dai cambiamenti climatici, alla preservazione della biodiversità, dalla crisi agricola in molte zone del mondo ai problemi dell’alimentazione di una parte significativa dell’umanità. Attraverso l’Igv la Puglia vuole essere la sede di un programma mediterraneo sui temi della biodiversità, e dell’agrobiodiversità in particolare, della tutela e valorizzazione dell’ambiente, dello spazio rurale e dei saperi mediterranei, quelli stessi che hanno dato vita ad un sistema di alimentazione tipicamente mediterraneo e che oggi è riconosciuto patrimonio dell’umanità, può assolvere al compito di seminare e far germogliare quei semi.” La Storia L’istituto di Genetica Vegetale –Cnr, inizialmente con il nome di “Laboratorio del germoplasma”, è nato a Bari nel 1970 grazie all’intuito, all’iniziativa e alla determinazione del Prof. G.t. Scarascia Mugnozza, alla disponibilità del Cnr a investire in ricerche innovative e alla collaborazione dell’Università di Bari. Allora si trattava della quarta banca dei semi in ordine cronologico ad essere istituita nel mondo e la prima nei paesi del Mediterraneo, Da allora opera nel campo della raccolta, caratterizzazione, studio e conservazione della biodiversità agraria. Il capoluogo pugliese fu scelto come sede per motivazioni di tipo storico (la Puglia è stata sin da sempre luogo di passaggio per culture e colture provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo) e geografico (per la sua collocazione geografica si pone naturalmente come luogo di riferimento per tutti i paesi dell’area mediterranea). Sede negli anni ’80 di importanti iniziative scientifiche, quali il programma mediterraneo della Fao. In quarant’anni l’Istituto ha raccolto, studiato, catalogato e conservato i semi di migliaia di specie vegetali, soprattutto coltivabili; con oltre 80.000 campioni archiviati, per oltre 600 specie agrarie, molte delle quali non più diffuse, la banca dei semi di Bari ad oggi conserva oltre l’80% della diversità agraria conservata in Italia.  
   
   
BOLZANO: PROGETTO PER FAVORIRE IL CONSUMO DI PRODOTTI BIOLOGICI  
 
Nella seduta del 13 dicembre la Giunta ha autorizzato l´attuazione del progetto "Crescere e vivere con prodotti biologici", aderendo all´omologo programma nazionale che intende sensibilizzare il cittadino consumatore verso la produzione biologica e promuoverla nella ristorazione collettiva. La Ripartizione provinciale Formazione professionale, agricola, forestale e di economia domestica ha presentato, in collaborazione con la scuola Salern, il progetto "Crescere e vivere con prodotti biologici: orti didattici e orti privati in affitto" come risposta operativa al programma nazionale di promozione della produzione biologica. Il progetto regionale, che risponde a tutti i requisiti del bando ministeriale, è stato approvato dalla Giunta provinciale: verrà realizzato entro luglio 2011 con un costo di circa 100mila euro, finanziati al 94% dal Ministero per le politiche agricole e forestali. Oltre agli orti vicino alle scuole, varie iniziative e manifestazioni per la promozione del biologico, prevede anche la partecipazione della Provincia di Bolzano alla Settimana del bio, in programma tra il 9 e il 15 maggio 2011.  
   
   
AGROALIMENTARE: L’AGLIO DI VESSALICO (IM) VERSO LA DOP DELL’UNIONE EUROPEA  
 
Genova. Disco verde della Regione Liguria all’aglio di Vessalico- piccolo borgo della Valle Arroscia, nell’Imperiese- che ambisce a ottenere la Dop- Denominazione di origine protetta dall’Unione Europea. La giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo, ha approvato la richiesta. Un atto previsto dalle procedure nazionali che conclude un iter cominciato lo scorso anno. In realtà, il rapporto della Regione Liguria con i produttori di aglio cominciò negli anni scorsi, sostenendo le iniziative per la coltivazione e la valorizzazione del raccolto. Il dinamismo degli agricoltori del comprensorio “Vessalico” ha poi fatto il resto, inserendo la produzione nei Presidii Slow Food e nell’Elenco nazionale dei prodotti tradizionali e ottenendo per l’aglio di Vessalico la certificazione del Metodo Biologico. “A questo punto- afferma l’assessore Giovanni Barbagallo- la palla passa al Ministero. Sono particolarmente contento di portare a compimento- spero- un processo così significativo e importante per l’aglio di Vessalico, una delle eccellenze liguri. La Dop sarebbe un grande riconoscimento anche per il mondo agricolo di tutta la vallata”. Della Cooperativa “A Resta” che produce l’aglio di Vessalico in attesa della Dop fanno parte 32 produttori. L’aglio di Vessalico al confronto con i diversi agli nazionali analizzati, nel corso delle analisi sensoriali svolte nei mesi scorsi nei laboratori di analisi del centro di Agrometereologia Applicata della Regione Liguria, ha evidenziato quelle caratteristiche di fragranza e delicatezza che lo hanno reso famoso e unico in Italia e all´estero.  
   
   
ZOOTECNIA COMPARTO IPPICO, STATI GENERALI A OZIERI PER RILANCIARE IL CAVALLO SARDO  
 
Ozieri - Rilanciare il comparto del cavallo sardo in tutte le sue specialità e a livello nazionale e internazionale, anche attraverso il riconoscimento di una filiera produttiva ippica/equestre dedicata e l’ottenimento di un marchio specifico. La Regione e Agris investiranno subito risorse importanti per far decollare un comparto che in Sardegna coinvolge più di 2.500 allevamenti. Il punto è stato fatto ieri a Ozieri nel corso degli Stati generali del settore, convocati al Dipartimento di ricerca per l’incremento ippico dal commissario di Agris, Efisio Floris, e che ha visto la partecipazione dell’assessore regionale dell’Agricoltura Andrea Prato, di rappresentanti degli ippodromi sardi (Cagliari, Chilivani, Sassari, Villacidro), delle associazioni degli allevatori e del comparto. L’occasione si è rivelata utile per affrontare i problemi e le potenzialità di crescita a partire dall’anglo-arabo sardo passando per il progetto delle ippovie per coniugare cavallo, turismo, rilancio della ruralità e dell’agro-alimentare, per l’attività degli ippodromi isolani. Soddisfazione sul rinnovato interesse e per il confronto diretto con la Regione è stata espressa da operatori e associazioni intervenuti all’incontro, al quale ne seguiranno altri a breve. "Agris - ha premesso il commissario Floris - vuole contribuire al rilancio del cavallo in Sardegna e il relativo programma dell’Agenzia sarà stilato con il supporto della Regione ma soprattutto con gli attori coinvolti. Stiamo lavorando per far diventare questa una filiera che possa trarre benefici al pari delle altre della nostra agricoltura, attingendo anche dalle misure del Programma di sviluppo rurale. Il momento del confronto con tutti gli operatori sarà fondamentale per dare un futuro al cavallo della Sardegna". In particolare, il dipartimento di Agris lavora su tre linee, ognuna legata all’altra: valorizzazione, riproduzione, ricerca. Da parte sua l’assessore Prato ha insistito come il cavallo sia parte integrante della storia e cultura isolana e in particolare il cavallo isolano può rivelarsi come un veicolo eccezionale anche per rilanciare le attività sportive, agricole e turistiche e per vivere la Sardegna 8 mesi all’anno e nelle sue zone rurali. "Altre regioni europee questo l’hanno capito e oggi buona parte dell’agricoltura e del turismo sopravvivono grazie al valore aggiunto del comparto ippico. Ma la Regione vuole puntare anche al rilancio delle attività dei nostri ippodromi che hanno dimostrato negli ultimi anni grande vitalità rispetto al trend negativo delle scommesse a livello nazionale. E, a differenza delle altre strutture italiane, gli ippodromi sardi contano sempre una grande partecipazione di pubblico in ogni corsa. Pensiamo inoltre che sia necessario creare una linea di corse destinata esclusivamente all’anglo-arabo sardo”. Nel corso della riunione si è parlato anche dell’importanza della formazione degli addetti per arrivare a una loro migliore efficienza e capacità gestionale. “E occorre insistere, anche con la collaborazione delle Università isolane, sulla ricerca in Agris nelle varie discipline, investire su una ricerca non autoreferenziale ma finalmente vicina alle esigenze degli operatori e degli allevatori”, ha concluso l’assessore Prato.  
   
   
PESCA: NEGOZIATI TONNO; FEDERCOOPESCA, EVITATO IL PEGGIO GRAZIE A DELEGAZIONE ITALIANA  
 
“Viste quali erano le premesse e i rischi, abbiamo evitato il peggio, ma la situazione resta comunque davvero difficile”. Così Massimo Coccia, presidente Federcoopesca-confcooperative, commenta la due giorni di negoziati europei sulle possibilità di pesca del tonno per la campagna 2011 . “Dobbiamo ringraziare il lavoro svolto dalla delegazione italiana in questa delicata trattativa. E’ stato sventato il rischio anche ques’tanno che non ci fossero i presupposti minimi per andare a pescare. Le condizioni per il comparto però restano davvero critiche, visto l’ulteriore riduzione di quota, ma l’aver bloccato il progetto di diminuzione drastica della flotta, ci consente almeno di ragionare, anche se tra mille difficoltà, sulla prossima campagna di pesca”, sottolinea Coccia. E proprio sulla composizione della flotta che si è giocata la partita più importante. A gennaio, quando l’Italia invierà a Bruxelles i piani pesca 2011, sì avrà il numero esatto delle imbarcazioni che potranno pescare le 1.787,91 tonnellate assegnate al nostro Paese, dopo che dalla quota ufficiale di 1.877,80 tonnellate – fissate a Parigi dall’assemblea Iccat- è stato sottratto il pay-back per la sovrapesca degli anni precedenti.  
   
   
LOMBARDIA: NITRATI MINISTERO CI HA ASCOLTATI  
 
Milano - L´assessore all´Agricoltura della Regione Lombardia Giulio De Capitani ha incontrato oggi, a Palazzo Lombardia, in due tavoli distinti, i colleghi delle Province con deleghe all´Agricoltura e alla Caccia e Pesca. Hanno partecipato all´incontro gli assessori regionali ai Sistemi verdi e Paesaggio, Alessandro Colucci e al Territorio e Urbanistica Daniele Belotti. "Voglio sottolineare - ha detto Colucci - l´importante patto per la filiera bosco-legno-energia siglato lunedì che raccoglie le istanze del settore e recepisce i suggerimenti delle Province". In ottica interassessorile l´intervento dell´assessore Belotti sul riordino dei Consorzi di bonifica, ambito passato dalla Direzione Agricoltura a quella del Territorio. "Siamo in dirittura d´arrivo - ha affermato Belotti - per passare da 22 a 10 più 1. L´ipotesi di scenario futuro vede infatti 10 Consorzi più un ulteriore, quello del Burana di Mantova di valenza interregionale". "In tema di agricoltura - ha detto De Capitani - ho comunicato ai colleghi delle province che il ministero ha inviato un nuovo testo che accoglie le richieste di modifica della direttiva nitrati avanzate da Regione Lombardia". De Capitani ha comunicato che "in febbraio si svolgeranno un convegno e un Tavolo di filiera per il settore del latte dopo un incontro, il 21 gennaio, sulla Pac (Politica agricola comune)". "In materia di caccia - ha sottolineato De Capitani - ho assicurato il mio impegno in sede nazionale per verificare lo stato della proposta di Regione Lombardia di modifica delle norme nazionali". "Per la pesca - ha detto l´assessore - ho proposto ai colleghi delle Province di organizzare, entro la primavera, un convegno di approfondimento sul settore con la presenza dei pescatori professionisti e non". "I Tavoli odierni - ha concluso De Capitani - hanno confermato che il metodo di lavoro concertato sta aiutando a lavorare meglio individuando soluzioni sinergiche ". Le prossime riunioni dei Tavoli Agricoltura e Caccia e Pesca sono state già programmate per il 26 gennaio.  
   
   
IL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE DICHIARA IL SUO SOSTEGNO AI CONSORZI DELL´ACETO BALSAMICO DI MODENA IGP E TRADIZIONALE DI MODENA E REGGIO EMILIA  
 
Gli obiettivi comuni: lotta alla contraffazione, protezione dei marchi e promozione del territorio per salvaguardare trecento milioni di fatturato e un indotto che occupa migliaia di addetti Si sono incontrati al Mipaaf, per approfondire i temi della contraffazione e l´utilizzo improprio della denominazione “balsamico” per condimenti che niente hanno a che fare con quanto previsto nel disciplinare di produzione dell´aceto Dop e Igp, i presidenti del Consorzio dell´Aceto balsamico di Modena Cesare Mazzetti e del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Enrico Corsini con il segretario particolare del Ministro Giancarlo Galan, Amedeo Gerolimetto. Un incontro formale, che ha messo sul piatto le problematiche legate alle imitazioni e al danno che l´abuso del termine “balsamico” può procurare sia alla qualità che all´immagine di uno dei prodotti più apprezzati del Made in Italy alimentare. “L´aceto balsamico è un prodotto da tutelare – ha commentato il titolare del dicastero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Giancarlo Galan – importantissimo sia per la tradizione alimentare italiana che per il suo alto valore economico”. E per valore economico non si intende solo il costo al dettaglio del prodotto – che nella versione “Tradizionale” può superare i 1000 euro al litro – ma anche tutta l´economia che ad esso gira intorno: un volume di produzione annuo che si aggira intorno ai 100 milioni di litri, un fatturato di oltre 280 milioni di Euro di cui oltre l´80% derivante da esportazioni, circa 280 produttori situati nelle province di Modena e Reggio Emilia, con un indotto che comprende migliaia di viticoltori, concentratori di mosto, imbottigliatori posti anche al di fuori della zona. Un settore di successo e di grande sviluppo, che tuttavia è messo a rischio dalla sempre più frequente apparizione sul mercato di prodotti imitativi, condimenti che fanno dell’utilizzo dell’aggettivo ‘balsamico’ un’esca per attrarre i consumatori ignari. “Si tratta di produzioni alimentari a base di mosto e aceto, spesso nemmeno invecchiate in botte come è d’obbligo per i prodotti Igp e Dop – ha sottolineato il Presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena Cesare Mazzetti - che si propongono ai consumatori con tutte le caratteristiche tipiche dei prodotti originali, con l’utilizzo in etichetta della parola ‘balsamico’ o ‘condimento balsamico’ e di tutte le simbologie che il consumatore associa all’immagine creatasi per l’aceto balsamico di Modena come le indicazioni di invecchiamenti, di numeri, di aggettivi come ‘riserva’, ‘classico’, ‘speciale’, e quant’altro. La cosa è resa ancora peggiore dal fatto che la Igp e la Dop hanno disciplinari molto rigidi, che vietano l’indicazione in etichetta di tutte le informazioni e le simbologie stereotipate di cui sopra, pertanto il consumatore, di fronte a tali prodotti, li confonde pienamente con quelli a Dop e Igp,dei quali talora hanno confezioni persino più accattivanti. Siamo venuti al Ministero per presentare una serie di casi di imitazione italiani ed esteri dei tre prodotti e denunciarne la dannosità e il pericolo stesso per i consumatori, che vengono spesso ingannati dal look dei prodotti imitativi, per i quali arrivano a pagare decine di euro quando in realtà valgono 2-3 euro, con danni anche all’economia del territorio d’origine e alle denominazioni protette”. “La presenza, impunita,di questi condimenti ‘balsamici’ anche sugli scaffali di alcuni esercenti italiani danneggia seriamente le vendite – sostiene il Presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Enrico Corsini - e inoltre fornisce una sorta di giustificazione ai produttori esteri, che da qualche tempo hanno iniziato a produrre un prodotto imitativo, chiamandolo ‘Aceto Balsamico’ addirittura in lingua italiana (quando per esempio la parola ‘aceto’ in Germania si traduce ‘essig’, in spagna ‘vinagre’ etc..). Si reputa che il valore odierno delle sole contraffazioni presenti negli Usa si aggiri intorno ai 10milioni di euro, e si stima in oltre 30milioni il danno totale alle tre denominazioni protette”. L´interessamento del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali si è concretizzato, oltre che con il sostegno diretto fornito dalle parole del Ministro Galan, anche con una nota emessa dallo stesso Ministero in data 3 dicembre 2010 in cui si legge che “L´iscrizione di “Aceto Balsamico Tradizionale di Modena”, “Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia” e “Aceto Balsamico di Modena” nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette, impone il rispetto di quanto previsto dall´art. 13 del Reg. Ce 510/2006 relativamente all´utilizzo delle denominazioni registrate o di singole parti di esse. Alla luce del citato articolo 13, la denominazione composta “aceto balsamico” è incompatibile con la normativa comunitaria e nazionale in quanto evoca e sfrutta indebitamente la reputazione delle Dop “Aceto Balsamico Tradizionale di Modena” e “Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia” nonché della Igp “Aceto Balsamico di Modena”. La legge 82/2006 dispone espressamente che la denominazione “Aceto” sia sempre seguita dall´indicazione della materia prima da cui deriva. Le uniche eccezioni ammesse sono i prodotti Aceto Balsamico di Modena, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia. Si ritiene inoltre che l´utilizzo del termine “balsamico” sia incompatibile con i principi e le norme nazionali e comunitarie laddove utilizzato per designare prodotti similari alle tre denominazioni registrate, in quanto evocativo delle stesse e volto a sfruttare indebitamente la reputazione delle Dop e della Igp in argomento tutelate dall´art. 13 par.1 e 2 del Reg. Ce 510/2006. Tutto ciò premesso, è fatta salva la possibilità di utilizzare nell´etichettatura di prodotti composti, elaborati o trasformati il riferimento alle tre denominazioni registrate, purché ciò avvenga nel rispetto di quanto previsto dal D.lgs 297/2004 e quindi previa autorizzazione del consorzio di tutela laddove riconosciuto oppure dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali” Soddisfazione per le parole espresse dal Mipaaf in favore di una fattiva strategia di tutela delle denominazioni traspare all´interno dei consorzi e questo lascia spazio a una visione ottimistica e a buone prospettive per la “filiera” dell´aceto balsamico, dopo la lunga gestazione durata 15 anni per ottenere il riconoscimento Igp dalla Commissione Europea, che va a completare il quadro delle due Dop del ‘tradizionale’ di Modena e di Reggio Emilia, riconosciute nel 2000  
   
   
CONTINUA LA LINEA DURA PER L’USO IMPROPRIO DELLE DICITURE “RADICCHIO ROSSO DI TREVISO” E “VARIEGATO DI CASTELFRANCO” NON CERTIFICATE IGP  
 
Sanzioni a partire da 4.000 € per chi inganna il consumatore Il Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco scende in campo per garantire l’autenticità delle proprie produzioni a marchio Igp mediante i controlli, in Italia e all’estero, di agenti vigilatori che ne verificheranno l’uso improprio del nome. D’obbligo, tanto per i produttori, i trasformatori, i commercianti, i ristoratori e le pizzerie che riportano la denominazione “Treviso o Castelfranco”, l’esclusivo utilizzo di prodotto Igp, riconoscibile dal bollino numerato, con il Logo del Consorzio, riportato sulla confezione, pena sanzioni amministrative a partire dai 4.000€ come da Decreto Legislativo 19 novembre 2004, n. 297. Villa Guidini- Zero Branco, 3 dicembre 2010 - Il Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco scende in campo per garantire l’autenticità delle proprie produzioni certificate. Per la stagione 2010/2011 il Consorzio metterà in atto tutte le misure a sua disposizione per tutelare l’Indicazione Geografica a vantaggio tanto del consumatore che in buona fede acquista un prodotto garantito, quanto del produttore che impegna notevoli risorse in questo tipo di coltivazione. “Il Radicchio Rosso di Treviso ed il Variegato di Castelfranco sono dei prodotti a Marchio Igp (Indicazione Geografica Protetta) – ribadisce il neo Presidente del Consorzio Paolo Manzan – ciò significa che, ogni qualvolta viene riportata la denominazione “Treviso o Castelfranco”, è d’obbligo, tanto per i produttori, i trasformatori, i commercianti o i ristoratori, l’esclusivo utilizzo di prodotto Igp. Questo lo si riconosce da un bollino numerato, con il Logo del Consorzio, riportato sulla confezione, a testimonianza che quel radicchio è stato prodotto in una specifica zona, nel rispetto del disciplinare, ed è stato controllato da un ente certificatore esterno, oltre ad essere riportato nella fattura di vendita. Molto è stato fatto dal ’96 ad oggi, ma molto c’è ancora da fare per l’informazione, la valorizzazione e la tutela di questa cicoria” Per la tutela di questi prodotti il Consorzio del Radicchio ha incaricato degli agenti vigilatori, i quali svolgono la propria funzione grazie alla partecipazione a dei corsi abilitanti e dopo essere stati riconosciuti come degli agenti di pubblica sicurezza, dal Prefetto di Treviso. La loro azione per legge deve essere coordinata con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) di Conegliano (Tv), previo piano dei controlli condiviso con questo ente. Già operativi in tutto il territorio nazionale e nella Comunità Europea gli agenti vigilatori hanno il compito di fare dei sopralluoghi nei mercati all’ingrosso, nei supermercati, nei ristoranti e pizzerie, per accertarsi che ci sia congruenza tra il prodotto acquistato e la dicitura riportata. Pena sanzioni amministrative a partire dai 4.000€ nel caso riscontrassero qualche violazione o un utilizzo improprio del nome. “A volte, erroneamente, si crede che il solo fatto che questo prodotto provenga dalla nostra provincia basti a identificarlo come Treviso, ma è sbagliato! – spiega Mirco Feston, uno degli agenti vigilatori - Secondo quanto stabilito dalla legge (Decreto Legislativo 19 novembre 2004, n. 297), qualunque prodotto senza queste caratteristiche non può essere denominato con il termine Treviso o Castelfranco, o suoi sinonimi quale trevisano, castellano o altro”. “Il radicchio Tardivo di Treviso rientra in molte ricette della nostra cucina ed è facile trovarlo nei menu di molti ristoranti e pizzerie, - continua Antonio Bertone, altro agente vigilatore - ma se la materia prima non ha le caratteristiche per poter essere Igp, l’utilizzo del termine Treviso è sanzionabile. Lo si potrà chiamare semplicemente tardivo, spadone, ecc. Ma non ‘di Treviso’ o ‘trevigiano’. Spesso ci imbattiamo in cartelli che riportano diciture come “Radicchio di Treviso Tardivo” ma, non essendoci poi nessun tipo di certificazione a sostegno, è assolutamente illegittimo. Termini esatti da utilizzare in questi casi per le tre tipologie sarebbero ‘Radicchio Tardivo’, ‘Radicchio Precoce’ e ‘Radicchio Variegato’. Ed è qui che noi entriamo in gioco!”. Un lavoro reso possibile anche grazie alla collaborazione con Associazioni di categoria quali la Confederazione Italiana Agricoltori che “crede fortemente nell’informazione e valorizzazione dei prodotti di qualità, senza le quali non ci potrebbe essere ricaduta sul mercato – come sostiene il direttore Marisa Fedato – la sicurezza alimentare, e quindi la tutela del consumatore finale, dovrebbero essere l’obiettivo e il punto di forza anche di molti altri settori.” Iniziativa supportata anche dalla Federazione Provinciale Coldiretti di Treviso il cui direttore, Enzo Bottos, ribadisce l’importanza del comunicare ma soprattutto di rafforzare i controlli, tanto alle frontiere quanto nel territorio, al fine di combattere la concorrenza sleale, ricordando che il falso, in Italia, ammonta ad oltre 50 miliardi di euro. “Ovviamente vige il buon senso, – conclude Manzan – prima informiamo e avvertiamo, e poi passiamo alle sanzioni, che possono anche sembrare consistenti, ma ricordiamo che l’utilizzo improprio del nome non è un comportamento scorretto verso un unico produttore, ma verso un intero territorio”  
   
   
ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA: “SALVIAMO LA TRADIZIONE DIMENTICATA”, 40 RICETTE REGIONALI DA ADOTTARE PER IL NATALE  
 
Anche l’ultimo baluardo del “desco familiare” deve fare i conti con il cambiamento dei costumi alimentari imposto dalla globalizzazione. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, nelle tavole del Natale gastronomico si trovano sempre più piatti di uso comune - in primis lasagne e salumi - mentre l’antica tradizione è relegata oramai in secondo piano: cosi rischiamo di perdere per sempre ricette centenarie patrimonio della nostra cultura. L’accademia italiana della Cucina - in occasione della cena della Vigilia e del pranzo di Natale - invita le famiglie italiane a riportare alla luce una ricetta dimenticata del proprio territorio e mette a disposizione di tutti il ricettario nazionale della cucina regionale (www.Accademiaitalianacucina.it) oltre al suo ultimo libro intitolato “La cucina delle festività religiose”. Almeno a Natale, stop all’omologazione alimentare. La parola d’ordine è riscoprire le ricette della tradizione che altrimenti rischiano di scomparire per sempre dalle nostre tavole. E’questo il grido di allarme lanciato dall’Accademia Italiana della Cucina che scende in campo per difendere le radici cultural-gastronomiche dei tanti campanili italiani. Come testimonia una recente ricerca sul menu degli italiani a Natale (Federalimentare-gpf), fatta eccezione per alcuni capisaldi - tortellini in brodo, cappone, bollito misto, baccalà e capitone – si riscontrano numerose “assenze ingiustificate” dei piatti simbolo della tavola natalizia. Al contrario trionfano grandi classici come le lasagne (sia per la Vigilia che per il pranzo di Natale), in continuità con il pranzo della domenica ma lontano dai rigorosi dettami della tradizione. Si registrano persino inedite incursioni – oggi 1 italiano su 4 mangia i salumi anche la sera della Vigilia - che rompono tutti i ponti con la tradizione religiosa legata alla cena di “magro”. Una cucina, insomma, che non vive più come la raccontano i vecchi libri di ricette o come la ricordano i nostri nonni. Ed è proprio partendo da questo quadro un po’ sbiadito di un Italia gastronomica ricca ma a volte immemore che l’Accademia Italiana della Cucina, in occasione del Natale invita le famiglie italiane ad “adottare” una ricetta regionale “dimenticata”, riscoprendo il valore sociale, tradizionale e “religioso” della madre di tutte le feste. Per farlo mette a disposizione del pubblico la sua ultima iniziativa editoriale intitolata “La cucina delle festività religiose”, oltre al ricettario nazionale della cucina regionale italiana (circa 2.000 ricette tradizionali) disponibile gratuitamente online sul sito www.Accademiaitalianacucina.it. “La cena della Vigilia e il pranzo di Natale - afferma Giovanni Ballarini, Presidente dell’Accademia Italiana della Cucina - devono rimanere il baluardo di quello che una volta veniva definito desco familiare. Cioè l’abitudine di raccogliere la famiglia attorno alla tavola, per il rito del pranzo o della cena delle feste. Un rito caratterizzato da pietanze nelle quali era distillata una sapienza che sapeva coniugare materie prime locali di qualità e abitudini di consumo diverse in ogni angolo d’Italia. Se 360 giorni l’anno tutto questo è difficilmente compatibile con i ritmi e le abitudini di vita moderni, dove l’omologazione del gusto diventa un compromesso difficile da evitare, almeno a Natale prestiamo attenzione alle differenze che costituiscono la ricchezza della nostra cultura gastronomica nazionale”. Le ricette da adottare per il prossimo Natale: Valle d’Aosta: Mocetta, Carbonade Piemonte: Agnolotti al plin, Bue bollito Liguria: Cappon magro, Pandolce Lombardia: Casoncelli in brodo, Cappone ripieno con mostarda di Cremona Veneto: Ravioli in brodo di cappone, polenta e baccalà Trentino Alto Adige: Canederli, Zelten Friuli Venezia Giulia: Brovada e muset Emilia Romagna: Tortellini in brodo, Panone di Natale Toscana: Arrosti misti, dolci senesi Marche: Maccheroncini di Campofilone al sugo, Pizza de Natà Umbria: Cappelletti ripieni di cappone e piccione, Panpepato Lazio: Abbacchio al forno, Pangiallo Abruzzo: Minestra di cardi, Ferratelle Molise: Pizza di Franz in brodo Campania: Cappone imbottito con Insalata di rinforzo Puglia: Anguilla arrostita con alloro, Cartellate Calabria: Scilatelle con ragu di maiale, Quazunielli Basilicata: Minestra di scarole, Picciliatedd Sicilia: Pasta con le sarde, Mustazzoli Sardegna: Culurgiones de casu, Pabassinas di noci  
   
   
SVOLTA PER IL FORMAGGIO ASIAGO DOP: FRESCO, STAGIONATO E... COMUNICATO  
 
A piccoli passi, comincia la rivoluzione nella comunicazione della quarta specialità vaccina italiana a Denominazione di Origine Protetta. Ai tradizionali spot radio e Tv di fine anno, si affiancano Internet e social network Raggiungere direttamente il consumatore è una cosa che al formaggio Asiago riesce molto facilmente: con un milione ed ottocentomila forme prodotte ogni anno, è una delle maggiori specialità casearie Dop del nostro Paese. A questa capacità di penetrazione sul mercato, che l’Asiago deve alla sua storia millenaria ed a una tradizione produttiva saldamente imperniata su territorio delimitato e filiera certificata, il Consorzio di Tutela ha deciso di affiancare una svolta nella comunicazione che integri, oltre alle tradizionali campagne pubblicitarie televisive e radiofoniche, anche Internet, social network e Youtube. Oltre a Radio Uno e Due, Radio Italia, 101 e Kiss Kiss, passando per Rete 4, Canale 5 ed Italia Uno, da quest’anno quindi il Consorzio svolta su Internet, cominciando con l’inserimento della voce Formaggio Asiago sulle Wikipedia italiana, tedesca, spagnola, inglese e francese e dando poi largo spazio ai contenuti dei consumatori, mediante il loro coinvolgimento sui social network ed attraverso la creazione di filmati e ricette con il formaggio. «L’obiettivo della nuova comunicazione dell’Asiago», spiega il direttore del Consorzio di Tutela, Flavio Innocenzi, «è rafforzare il legame del formaggio con il territorio, fino a stabilire un legame diretto tra produttori e consumatori attraverso la “nuova” comunicazione: non più solo quella classica, da-uno-a-molti e dall’alto-al-basso ma anche quella reticolare, di tutti ed in entrambe le direzioni, nella convinzione che nessuna conquista sia eterna ma che il futuro vada costruito giorno per giorno»  
   
   
ALL’OSPEDALE SACCO SI FA “MERENDA CON IL LEONE”. IN UN LIBRO I SEGRETI PER UN´ALIMENTAZIONE SANA  
 
I pediatri: «In Lombardia quasi 2.500 under 18 con diabete di tipo 1». L’attenzione durante i pasti è fondamentale nella gestione della patologia. Educare i pazienti affetti da diabete di tipo 1 a gestire la propria condizione in modo piacevole e divertente, iniziando da una corretta alimentazione. Questo, in estrema sintesi, l’obiettivo dell’iniziativa intrapresa dal Servizio di Diabetologia e Malattie del Metabolismo della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale “Luigi Sacco”, che ha visto a conclusione del progetto formativo, la pubblicazione del libro “La merenda con il leone. La buona alimentazione per ragazzi con diabete, e non solo”, presentato ieri in occasione di un incontro stampa cui hanno partecipato Alberto Scanni, Direttore Generale dell’Ospedale Luigi Sacco, Gian Vincenzo Zuccotti, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale Luigi Sacco, Andrea Scaramuzza, Responsabile del Servizio di Diabetologia della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale Luigi Sacco e Julie Foster, European Vice President di Medtronic Diabetes. Il volume, presto disponibile presso i Centri di Diabetologia Pediatrica di tutta Italia (circa 65), è il risultato di un anno di merende con i piccoli diabetici del Centro di diabetologia pediatrica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Il libro, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, punta a trasmettere ai giovanissimi e ai loro genitori le regole corrette di un’alimentazione salutare che non rinunci al gusto. In particolare, i dodici appuntamenti distribuiti nell’arco di un anno si sono focalizzati su un pasto importante, spesso trascurato, come la merenda. Un momento poco gradito dai ragazzi con diabete che, nell’occasione, hanno potuto riacquistatre anche la dimensione ludica grazie alla partecipazione attiva di un “testimonial” simpatico e divertente come il Leone Lenny. «Per salvaguardare la salute non è sufficiente avere strutture ospedaliere all’avanguardia e terapie sempre più efficaci – evidenzia Alberto Scanni – Diversi disagi che il nostro organismo si ritrova a dover sopportare nel corso degli anni sono conseguenti a stili di vita errati dal punto di vista alimentare. Non dobbiamo mai smettere di educare i nostri figli, fin dai primissimi anni di vita, a mangiare in modo corretto. Un’alimentazione sana, e adeguata alle diverse fasi della crescita, non è semplicemente importante, è decisiva nel creare i presupposti per un futuro in salute. Questo libro, realizzato dagli specialisti della nostra Pediatria, si rivelerà molto utile per tutti, sia per i ragazzi con diabete di tipo 1 che per gli altri giovani maggiormente fortunati che devono cominciare fin d’ora a preoccuparsi del loro benessere per gli anni a venire». “Il diabete di tipo 1, una volta chiamato insulino-dipendente, colpisce in Italia 250.000 persone di cui 20.000 tra gli 0 e i 18 anni – dichiara Gian Vincenzo Zuccotti - Il nostro Centro segue 240 pazienti (circa il 10% di quelli della Lombardia), effettuando in media 700 visite l’anno e si è sempre distinto per l’alta specializzazione dei trattamenti. Il 58% dei nostri pazienti, infatti, è trattato con microinfusori, piccoli dispositivi sottocutanei per la somministrazione continua di insulina, oggi dotati anche di un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia”. “Ma perché questa nostra attenzione all’innovazione tecnologica nei trattamenti possa dare i migliori risultati terapeutici - continua Zuccotti - è importante che i nostri pazienti ricevano nel modo più efficace tutto il supporto possibile in termini di formazione e trasferimento di informazioni”. “Da qui è nata l’idea – aggiunge Andrea Scaramuzza - di unire un momento di formazione a un’occasione ludica come quella della merenda, per insegnare ai ragazzi con il diabete di tipo 1 a seguire una corretta alimentazione e uno stile di vita salutare, oltre a fornire utili consigli e semplici ‘approfondimenti tecnologici’ per ottimizzare la terapia prescritta”. Nel diabete di tipo 1, malattia caratterizzata da una mancanza di secrezione di insulina, l’alimentazione non è causa della malattia, ma diventa elemento critico nella gestione della patologia, in quanto spesso associato al concetto di restrizione e limitazione dell’assunzione di alcuni cibi, perché dannosi. “Per questo motivo, il nostro sforzo – spiega Scaramuzza - si è concentrato nel mettere in luce gli elementi positivi degli alimenti, esaminando le proprietà benefiche, ad esempio, delle fibre, dei carboidrati, dei grassi, delle proteine, dei sali minerali, delle vitamine, oltre ad insegnare ai ragazzi le differenze dei diversi tipi di zucchero che si consumano, per prevedere l’impatto che quel determinato cibo potrebbe avere sulla glicemia”. Gli incontri mensili coinvolgevano circa 40 ragazzi, ed erano divisi in due momenti: uno dedicato all’alimentazione seguito da una dietista e uno rivolto alla terapia del diabete, in particolar modo per quanto riguarda la gestione del microinfusore di insulina. Oltre a ripercorrere l’iter formativo degli incontri mensili, il volume “La merenda con il leone” contiene una selezione di ricette gustose che, durante le merende, hanno riscosso il maggior consenso da parte dei ragazzi. Torta al cioccolato, di mele, macedonia di frutta con yogurt sono solo alcune delle opzioni proposte da Gianluca Modugno, chef del noto ristorante l’ “Isola di Wight”, a Buccinasco (Milano). “Per questo motivo – aggiunge Scaramuzza – anche se il libro è pensato per bambini e ragazzi diabetici, può essere letto da tutti, perché un’alimentazione sana ed equilibrata deve essere un diritto e un dovere per tutti”. L’esperienza educazionale appena conclusa, sarà ripresa nel gennaio 2011, con incontri dedicati all’importanza dell’attività fisica nel diabete di tipo 1 (sempre conclusi con una merenda), in cui verranno coinvolti alcuni testimonial famosi, per invitare i ragazzi a praticare sport, come parte integrante della terapia. Chi fosse interessato a ricevere copia del volume: “La Merenda con il leone. La buona alimentazione per i ragazzi con diabete e non solo” può fare richiesta al Servizio di Diabetologia della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale Luigi Sacco, tel. 02 39042265 / e-mail scaramuzza.Andrea@hsacco.it  
   
   
IL COMITATO PER LA VALORIZZAZIONE DEI PIZZOCCHERI DELLA VALTELLINA SOTTOLINEA IL PATRIMONIO DI CULTURA E DI TRADIZIONE DEL PRODOTTO  
 
“Diamo alla Valtellina ciò che è della Valtellina: i Pizzoccheri sono originari della Valtellina e qui devono rimanere”. Poche, chiare parole dal Comitato per la Valorizzazione dei Pizzoccheri della Valtellina, costituito nel 2002 dai produttori storici, per ribadire ciò che è scritto nella storia, nei menu di tutti i ristoranti della provincia di Sondrio come nel programma di ogni sagra paesana, e che non si ritrova, invece, nella zona di Fara Gera d’Adda, nella Bergamasca, sede del Pastificio Annoni che, da anni, si oppone al riconoscimento dell’Igp ai Pizzoccheri della Valtellina, in virtù di una produzione industriale che non ha legami con la storia né con il territorio, presupposti irrinunciabili dell’Igp. In provincia di Sondrio ci sono sei pastai, che producono ogni anno oltre 1800 quintali di Pizzoccheri, e numerosissimi piccoli produttori artigianali specializzati nel prodotto fresco. Un patrimonio di cultura e di tradizione, attestato da decine e decine di documenti storici, plichi e plichi di carte rigorosamente catalogate nel dossier per la richiesta dell’Igp inviato nel 2003 al ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che individuano la Valtellina quale centro della coltivazione del grano saraceno e quale patria indiscussa dei Pizzoccheri che, non a caso, sono conosciuti e riconosciuti ovunque come “piatto tipico della provincia di Sondrio”. Turisti e appassionati del buon mangiare vengono appositamente in Valtellina per gustare i tipici Pizzoccheri: sono loro i primi, autorevoli testimoni della tipicità di un piatto che da sempre è associato alla provincia di Sondrio e mai alla zona di Fara Gera d’Adda, sede del Pastificio Annoni. Gli Annoni, produttori di Pizzoccheri, rivendicano la presenza del grano saraceno in una zona, la Bergamasca, che nessun documento storico individua quale area di produzione, nel tentativo di scippare alla Valtellina e ai Valtellinesi i Pizzoccheri. Di fronte a un’opposizione irrituale, che non ha mai trovato una sua ufficializzazione, il Ministero sin dal 2005 aveva chiesto alle parti di giungere ad un accordo paventando un allargamento d’ufficio dell’area di produzione. Da allora sono trascorsi cinque anni: gli incontri tra il Comitato valtellinese e il Pastificio Annoni si sono rivelati infruttuosi e il Ministero non ha dato corso all’allargamento, segno evidente dell’assenza dei necessari presupposti. L’areale di produzione non è stato esteso alla Bergamasca semplicemente perché i documenti storici prodotti dall’Annoni non dimostrano la presenza dei Pizzoccheri. Il Comitato per la Valorizzazione dei Pizzoccheri della Valtellina, da parte sua, ha sempre ribadito la volontà di completare l’iter procedurale per l’Igp con l’indizione della Pubblica Audizione, da ultimo nell’ottobre scorso con una lettera al Ministero. In quella sede ufficiale, il Pastificio Annoni potrà dichiarare formalmente la sua posizione e mostrare quella documentazione che storici valtellinesi hanno giudicato inattendibile. Un confronto diretto e pubblico, non una conferenza stampa riservata ai giornalisti come quella convocata una decina di giorni fa dagli Annoni, nel rispetto della procedura per l’ottenimento dell’Igp. Ad oggi, dunque, l’iter risulta bloccato dall’opposizione del Pastificio Annoni e non certamente dal Comitato valtellinese che chiede sempre e soltanto che i Pizzoccheri vengano riconosciuti come valtellinesi dal marchio Igp, formalizzando ciò che è scritto nella storia e nella tradizione: nei testi antichi come nei manuali di cucina. Qualcuno ha dei dubbi sull’esclusiva origine valtellinese dei pizzoccheri? Qualche esperto enogastronomo crede davvero che siano tipici della Bergamasca? La Valtellina chiede soltanto che ciò che è suo rimanga suo: l’orgoglio di un territorio contro gli interessi economici di un’industria che produce i Pizzoccheri della Valtellina a quasi tre ore d’auto da Teglio, culla dei Pizzoccheri valtellinesi e sede dell’Accademia del Pizzocchero  
   
   
IL PROGETTO DI ROSSOPOMODORO ‘LE TAVOLE DI NATALE’ SALVA LE IMMAGINI DI PREZIOSE VARIETÀ ORTOFRUTTICOLE CONSERVATI NELLA FACOLTÀ DI AGRARIA DI NAPOLI.  
 
Grazie a Rossopomodoro salvati e archiviati in digitale 700 antichi dipinti di preziose varietà ortofrutticole conservati nella Facoltà di Agraria di Napoli. Si tratta di una preziosa collezione di opere realizzate a scopo didattico e di ricerca tra gli inizi del 1900 e il 1960. Sono la memoria di varietà di frutta e ortaggi presenti in Italia nel secolo scorso. Di grande valore culturale e artistico, testimoniano la tradizione agraria e alimentare della regione campana, la stessa che Rossopomodoro ogni giorno salvaguarda portando in tavola prodotti a rischio di estinzione e Presidi Slow Food. Esprimono soddisfazione per l’iniziativa la prof.Ssa Stefania De Pascale, responsabile del progetto per l’ateneo, il Preside della Facoltà prof. Paolo Masi e il Presidente della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana - Soi - prof. Paolo Inglese. “Sollecitati anche dall’Accademia dei Georgofili, cercavamo aiuti pubblici da anni”. Dal 17 dicembre, saranno offerte in omaggio ai clienti delle insegne Rossopomodoro e Anema E Cozze 80.000 preziose tovagliette - le ‘Tavole di Natale’ - ispirate a 12 soggetti della raccolta napoletana. Www.rossopomodoro.it Il 2010 è stato proclamato dall’Onu “Anno Internazionale della Biodiversità” per sottoporre all’attenzione del mondo la questione dell’inesorabile impoverimento ambientale del pianeta, a seguito della distruzione degli ecosistemi e dell´erosione del patrimonio genetico. Tale patrimonio di “diversità” include molte specie di piante, di animali e di microrganismi, ma anche le differenze genetiche all’interno di ogni specie, cioè le varietà. Da sempre attento alla salvaguardia del patrimonio agroalimentare italiano e in particolare campano, Rossopomodoro, insegna del Gruppo Sebeto Italia, celebra l’anno della Biodiversità sostenendo il recupero di 700 tavole dipinte a mano e di grande valore artistico e culturale, che raffigurano le varietà di ortaggi e frutta presenti in Italia nel secolo scorso, di cui alcune ormai scomparse, testimonianza della storia agraria e alimentare della regione campana e del nostro Paese. Le tavole fanno parte di una preziosa collezione, unica per numerosità e contenuti, conservata negli archivi della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli Federico Ii e rischiavano di deteriorarsi irreparabilmente a causa dell’usura del tempo. Oggi, grazie a Rossopomodoro, le illustrazioni sono state riprese con fotocamera digitale, ridefinite con l’ausilio di programmi per il fotoritocco e catalogate. L’archivio elettronico potrà essere pubblicato sul web e i dipinti andranno ad arricchire il Museo della Biodiversità dell’ortofrutticoltura, che sarà allestito, con il contributo di Rossopomodoro, nella stessa Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli Federico Ii, affinché possano essere conosciuti e ammirati da tutti. “Cercavamo aiuti pubblici da anni, sollecitati anche dall’Accademia dei Georgofili di Firenze - dichiara la responsabile del progetto per l’Università di Napoli, prof.Ssa Stefania De Pascale, docente di Sistemi Ortofloricoli e curatrice dell’archivio della Biodiversità dell’ortofrutticoltura dell’ateneo -. Grazie al contributo di Rossopomodoro, potremo ammirare una grande raccolta di immagini sulla ‘ortofrutta antica’ attraverso la realizzazione di un’edizione elettronica e ipertestuale e, successivamente, attraverso l’allestimento di un Museo della Biodiversità dell’ortofrutticoltura presso la Facoltà di Agraria, destinato a preservare nel tempo un patrimonio unico della cultura scientifica del secolo scorso. Si tratta, infatti, di immagini molto accurate che costituiscono un’attenta rappresentazione del germoplasma ortofrutticolo italiano del ‘900 e, oltre ad avere un eccezionale valore documentario nella storia della nostra agricoltura, costituiscono un importante riferimento per coloro che guardano con attenzione alle ‘antiche varietà’, nell’intento di preservare il grande patrimonio varietale italiano dall’erosione genetica e di recuperare le varietà della nostra tradizione”. “Alla raccolta delle 700 tavole concorsero diversi disegnatori e pittori professionisti e dilettanti tra gli inizi del 1900 e il 1960. – spiega la docente. - Le illustrazioni avevano scopo didattico e di ricerca. Le prime 154 opere sono relative all’orticoltura. Le commissionò il prof. Francesco De Rosa, primo titolare della cattedra di Orticoltura istituita nel 1901 e tenuta dallo stesso De Rosa fino al 1927. La collezione fu successivamente incrementata da altri lavori durante il periodo di docenza del prof. Ferruccio Zago, che subentrò al prof. De Rosa dal gennaio 1928. Oltre 550 tavole sono, invece, relative alla frutticoltura. I disegni furono realizzati inizialmente sotto la guida del prof. Luigi Savastano, docente di Arboricoltura dal 1884 al 1910, e poi furono incrementati da altri docenti, in particolare dal prof. Domenico Casella, titolare della cattedra di Arboricoltura, direttore dell´Istituto di Coltivazione Arboree della Facoltà di Agraria dell´Università di Napoli negli Anni ‘60, illustre studioso di ‘frutta antica’ e noto pomologo. A inizio 1800, il Conte Giorgio Gallesio riportò in dipinti e disegni ‘le varietà più squisite degli alberi da frutto coltivati in Italia’ in un’opera pomologica monumentale ‘La pomona italiana’. Era la prima e più importante raccolta di immagini e descrizioni di frutta al tempo in Italia. La raccolta messa in salvo oggi da Rossopomodoro – conclude la prof.Ssa De Pascale – si inserisce nel solco di Gallesio, rappresentando un lungo periodo della storia dell’ortofrutticoltura italiana”. Il Presidente del Gruppo Sebeto Italia, Franco Manna, spiega la decisione di sostenere l’iniziativa, denominata dall’azienda ‘Le Tavole di Natale’: “Rossopomodoro ha l’obiettivo di conservare e rendere fruibili da tutti antiche conoscenze legate all’agricoltura e all’alimentazione. Un impegno che nei nostri locali realizziamo mettendo in tavola le eccellenze della tradizione gastronomica e dei prodotti campani, in gran parte Presidi Slow Food, e comunque sempre provenienti da una filiera controllata, che produce quasi in esclusiva per noi. Pertanto, quando siamo venuti a conoscenza del progetto della prof.Ssa De Pascale, non potevamo che condividerlo pienamente e con entusiasmo”. Sottolinea il Presidente della Soi, Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana, prof. Paolo Inglese: “E’ davvero straordinario questo incontro tra l´impresa privata, fortemente impegnata nell´agroalimentare di qualità, e l´Università, con uno stesso obiettivo. Trovare imprenditori di tale sensibilità non è comune, soprattutto al Sud”. L’iniziativa di Rossopomodoro sarà illustrata nel corso di un convegno, organizzato in collaborazione con l´Accademia dei Georgofili, con la sezione Sud-ovest, su "Ortofrutta antica: immagini e racconti", che si svolgerà alla Facoltà di Agraria dell´Università degli Studi di Napoli Federico Ii (Palazzo Reale di Portici- Sala Cinese), il 17 gennaio 2011, dalle 9 alle 13. Nel corso del Convegno il presidente Sebeto Italia Franco Manna consegnerà alla Facoltà di Agraria il finanziamento di Rossopomodoro destinato all’allestimento del Museo della Biodiversità dell’Ortofrutticoltura “a ulteriore testimonianza – precisa il Presidente- dell’impegno del Gruppo nella tutela della tradizione campana”  
   
   
«SIAMO TUTTI CONTADINI» QUESTO È LO SLOGAN LANCIATO DA CARLO PETRINI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO NUTRIRE MILANO  
 
E’ stato presentato il progetto Nutrire Milano: Slow Food si propone di valorizzare le produzioni locali e le risorse intorno a Milano, attraverso la ricostruzione delle filiere e l´attivazione di servizi e mercati che possano favorire l´incontro tra cittadini e produttori agricoli. Il progetto si impegna a consegnare alla città nuove occasioni di scambio con il territorio periurbano e il Parco Agricolo Sud Milano, e un nuovo modello di filiera agroalimentare metropolitana di qualità. Un vero e proprio esperimento territoriale per celebrare e rappresentare la città, non solo in funzione dell’Expo 2015. Dopo il saluto del presidente Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha aperto la serie degli interventi Anna Meroni del Politecnico di Milano: «Questo progetto ha come obiettivo primario l’incontro tra due differenti dimensioni, la città e la campagna. Tracciando uno scenario di riferimento abbiamo ideato una serie di progetti pilota, tra cui il ben avviato Mercato della Terra di Milano, un mercato contadino i cui produttori provengono da un raggio di 40 chilometri. Questo è stato il primo luogo di sperimentazione di dialogo tra città e campagna. Oggi inoltre andrà on line una piattaforma multimediale (www.Nutriremilano.it) che non è solo un sito, ma anche mappe multimediali, network, luogo di confronto tra contadini e consumatori con possibilità commento sui contenuti e scambio di idee, racconti di contadini delle cascine. Altro progetto in programma sarà la creazione di una filiera corta di produzione e acquisto di frumento, farina e pane, nell’ambito del territorio del Parco Agricolo Sud Milano. E’ in programmazione un supermercato gestito direttamente dai soci clienti dove trovare i prodotti locali e la creazione di itinerari ciclabili per la fruizione del territorio del Parco. Insomma un ampio mondo di servizi collegati». Il professor Piercarlo Grimaldi dell’Università di Scienze Gastronomiche ha presentato l’indagine realizzata da Ipsos sulle abitudini alimentari e di acquisto dei milanesi: «Da questo lavoro si evince che i cittadini di Milano sono forti consumatori di frutta, pane e verdura e acquistano questi prodotti da canali diversi dal supermercato. Il 44% preferisce consumare cibo di prossimità. Anche se sembra che il milanese medio non conosca a fondo il proprio territorio periurbano o non voglia approvvigionarsi di cibo da esso, forse perché lo ritiene non genuino se non addirittura troppo inquinato per la vicinanza alla città. Infatti il Parco Sud è conosciuto solo dal 39% dei milanesi, la maggior parte di loro preferisce fare esperienze gastronomiche lontano e non in prossimità del centro metropolitano. In definitiva dall’indagine emerge questo quadro: Milano è una città attenta al comparto ortofrutticolo e aperta a tutti i canali di distribuzione, non solo supermercato. Il milanese si muove per fare esperienze gastronomiche, ma non si fida del proprio territorio. Manca di informazioni sul patrimonio agroalimentare di prossimità». Su slowfood.It scaricabile la l’indagine Ipsos Dopo il saluto di Antonio Falletta, membro del consiglio direttivo del Parco Sud, Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ha chiuso l’incontro: «Tutti i comparti agricoli vivono oggi una situazione di preoccupante sofferenza, persino quello del vino. Uno dei problemi principali è che da un lato non si attribuisce al contadino il giusto riconoscimento per il lavoro che svolge, e dall’altra parte c’è una popolazione, per fortuna in diminuzione, sensibile solo al prezzo. Questo è il risultato della mercificazione del cibo, il quale ormai ha come unico parametro il prezzo e non il valore. Bisogna ridare valore al cibo per recuperare il rapporto città-campagna. Questo è il fulcro del progetto Nutrire Milano, a partire dell’esperienza del Mercato della Terra di Milano, per continuare poi con la ristorazione collettiva (ospedaliera e scolastica) utilizzando materie prime locali, organizzando gruppi d’acquisto, e i progetti pilota della filiera del pane e ortofrutticola. Questa rete potrà valorizzare l’agroalimentare di prossimità di Milano. Un’esperienza del recupero del dialogo tra città e campagna anche in prospettiva del grande evento che vede sul palcoscenico mondiale Milano, l’Expo 2015. Investiamo sui contadini e sui prodotti agricoli di qualità, garantiscono un reddito sicuro». Il progetto Nutrire Milano è realizzato da Slow Food Italia con la consulenza di Politecnico di Milano, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, con il contributo di Fondazione Cariplo, Comune di Milano e la partecipazione di Slow Food Lombardia. Www.nutriremilano.it    
   
   
BIOLIFE 2010: BILANCIO SETTIMA EDIZIONE  
 
Con 210 produttori di eccellenza biologica regionale, la partecipazione istituzionale di regioni di grande tradizione gastronomica, la collaborazione con associazioni nazionali tra le più rappresentative, Biolife 2010 ha presentato ad oltre 37 mila visitatori la più ampia vetrina del miglior Made in Italy alimentare ed incontri dedecati alla cultura enogastronomica, alla buona alimentazione ed alla sostenibilità. Si è conclusa domenica 21 novembre l´edizione 2010 di Biolife, che ha visto la partecipazione di espositori da ogni territorio italiano, della Regione Lazio, Lombardia e Marche, di particolari rappresentanze di Alto Adige, Piemonte e Sardegna, delle associazioni Bioland, Aiab, Kmzerobio, Agribio, Coldiretti, Demeter e Biodinamici, degli istituti Abcert ed Icea. Il pubblico, rappresentato da Gas, famiglie e piccoli operatori, proveniente dal Nord Italia e dalla fascia transalpina, è stato guidato attraverso un percorso di sapori e profumi che ha saputo rappresentare davvero il patrimonio del nostro paese, in termini di prodotti e territori, frutto del lavoro appassionato di aziende che sono il fiore all´occhiello dell´agricoltura italiana, produttori che nel rispetto della sostenibilità e della tradizione realizzano la qualità più alta. Interessante anche la presenza della cosmesi, che a partire dalla corrente edizione ha presentato solo prodotti certificati ad un pubblico, privato e professionale, sempre crescente. Molti, poi, gli incontri dedicati alle specialità regionali con le degustazioni di Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna ed Alto Adige che attraverso la presenza dei produttori stessi e la complicità di chef importanti hanno saputo offrire a professionisti ed a buongustai momenti di alta cucina ed aperture sulla storia dei prodotti e l´identità dei territori di origine. Di rilievo anche gli appuntamenti realizzati con il contributo di esperti di nutrizione ed alimentazione. Di particolare rilievo, gli interventi sulla dieta mediterranea, sull’importanza dell´olio d´oliva e sui processi di panificazione e pastificazione. In parallelo ma in collaborazione con Biolife, alcuni congressi specifici: l´assemblea annuale dell´Associazione Cuochi Altoatesini (Skv) su l´importanza di "locale e stagionale", il primo congresso nazionale sulla frutticoltura biodinamica promosso dall´Associazione per l´Agricoltura Biodinamica altoatesina, l´incontro per gli studenti “Il mio grande maso” della Provincia di Bolzano, il congresso sulla qualità della nutrizione pubblica "Saziare o educare" organizzato dal Comune di Bolzano e dalle strutture di salute ed alimentazione pubblica locali. Sotto il Patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, grazie ad un´intensa collaborazione tra produttori, associazioni, pubblica amministrazione, tecnici esperti e chef di rilievo, la settima edizione di Biolife è stato l´evento 2010 del bio italiano ed ha messo in contatto la produzione biologica di alto rango con un pubblico consapevole e l´alta cucina italiana più sensibile. Forte del successo raggiunto in termini di offerta e consolidato il mercato di consumo, in linea con la crescita che ha caratterizzato l´organizzazione stessa ed i produttori che in essa si rispecchiano, Biolife vede ora le condizioni per un coinvolgimento significativo del mercato professionale, al quale orienterà da subito la propria attenzione ed i propri sforzi. Per maggiori informazioni su Biolife, visita www.Biolife.bz  
   
   
NATALE: GLI ESPERTI, I DIABETICI EVITINO L’ “EFFETTO CENONE”; AUTOCONTROLLO FREQUENTE E ALIMENTAZIONE ATTENTA CONTRO IL RISCHIO DI IPERGLICEMIA  
 
Sì al panettone e agli interminabili cenoni con amici e parenti, ma senza esagerare e con un più frequente autocontrollo della glicemia. Si avvicinano le feste natalizie e i 3 milioni di diabetici italiani dovranno prestare attenzione a quello che gli esperti hanno già ribattezzato “effetto cenone”: la tavola delle feste si riempie, infatti, di dolci tentazioni e aumenta così il rischio dell’ iperglicemia, cioè di un aumento delle concentrazioni di glucosio nel sangue che, a lungo andare, può comportare una serie di complicanze croniche e irreversibili. In vista del Natale è bene aumentare la frequenza dell’autocontrollo della glicemia e concordare con il proprio diabetologo uno “schema da banchetto” che permetta alla persona con diabete di mantenere un equilibrio glicemico anche mangiando più del solito: ad esempio consentendo alle persone in terapia insulinica di correggere, se necessario, il dosaggio. “A Natale si moltiplicano le occasioni di festa e aumenta il rischio di iperglicemia: i cenoni e le abbuffate di dolci possono causare, infatti, un introito calorico superiore”, spiega il professor Alberto Maran, docente di Malattie del Metabolismo all’Università degli Studi di Padova. “In generale, durante le feste di Natale, la persona con diabete deve aumentare i controlli della glicemia, in modo da reagire scegliendo la giusta dose di insulina da somministrarsi, la quantità di carboidrati da assumere e l’esercizio fisico da svolgere, in modo anche di consentire al diabetologo di valutare il quadro metabolico in maniera più accurata. Al paziente diabetico, correttamente educato ed in grado di gestire il proprio diabete, nulla è vietato, ma è consigliabile concordare con il proprio diabetologo uno schema speciale per le feste ed è poi sempre bene conoscere i cibi da evitare: i dolci e tutti gli alimenti ricchi di carboidrati semplici e glucosio, ma bisogna prestare attenzione anche ai carboidrati complessi. Il diabetico “istruito”, infatti, evita di consumare, in abbinamento a un primo piatto, alimenti come pane o patate, perché sono cibi che determinano un aumento della glicemia prolungato nel tempo”. Nel periodo delle feste, dunque, l’autocontrollo della glicemia è sempre più la bussola necessaria per la corretta gestione del diabete. “Monitorare la glicemia – aggiunge Maran – permette alla persona con diabete di affrontare una vita del tutto normale e di godersi al meglio le vacanze natalizie”. “Oggi l’evoluzione della tecnologia – spiega il professor Patrizio Tatti, dirigente Unità Operativa di Endocrinologia e Diabetologia Ausl Rmh – permette di effettuare il monitoraggio della glicemia ovunque e, infatti, parlare di ‘autocontrollo domiciliare’ è riduttivo. È fondamentale che un buon strumento per l’autocontrollo della glicemia assicuri facilità d’uso, praticità e affidabilità in ogni situazione, anche fuori casa. È consigliabile l’uso di dispositivi moderni, sto pensando ad esempio ad Accu-chek Mobile, che integrano in un unico apparecchio il lettore, le strisce e il pungidito: permettono così di eseguire il monitoraggio ovunque e in pochi minuti, senza dover maneggiare e smaltire ogni volta le singole strisce reattive e le lancette già utilizzate”. Il regolare autocontrollo della glicemia è parte integrante della terapia del diabete, ma si stima che più di un terzo delle persone con diabete consideri la misurazione della glicemia troppo complicata quando si è lontano da casa. L’innovativo sistema Accu-chek Mobile per l’autocontrollo della glicemia, messo a punto da Roche Diagnostics, supera gli ostacoli legati alla misurazione frequente dei livelli di glucosio: è il primo misuratore senza strisce reattive, con 50 test su nastro all’interno dello strumento e nulla da smaltire dopo ogni test. Dispositivi portatili come Accu-chek Mobile, che integrano in un unico apparecchio il lettore della glicemia, le strisce reattive e il pungidito, consentono al paziente di controllare in maniera veloce e precisa il livello di glicemia durante qualunque momento della giornata, anche al ristorante o a casa di amici e parenti. A Natale e a Capodanno i diabetici debbono inoltre prestare attenzione ai brindisi spesso troppo frequenti. “L’alcool non è totalmente vietato – commenta Maran – Una birra o un bicchiere di vino non hanno, salvo specifiche indicazioni del medico, controindicazioni particolari. Da evitare sono però gli eccessi. Soprattutto i cocktail, bevande ricche di zuccheri e frutta, possono comportare un rischio elevato di iperglicemia. Inoltre l’alcool, oltre una certa soglia di assunzione, riduce anche la percezione dei sintomi associati a un calo della glicemia, divenendo molto pericoloso soprattutto a stomaco vuoto, con il rischio di perdita di coscienza e nei casi più gravi di coma”. Il diabete è una condizione cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo utilizzo come fonte energetica. Sono 3 milioni gli italiani con diabete, circa il 6% della popolazione, mentre nel mondo si stimano 285 milioni di malati: una cifra che è più che raddoppiata in appena dieci anni (rispetto ai 170 milioni del 2000). Si tratta, inoltre, di un numero destinato a crescere ulteriormente a causa dell’aumento dell’obesità e della sedentarietà delle popolazioni: le stime, infatti, prevedono oltre 438 milioni di diabetici nel 2030[1]. Le 5 Regole Per Evitare L’ “Effetto Cenone” a cura del professor Albert Maran, docente di Malattie del Metabolismo all’Università degli Studi di Padova 1) Aumentare i controlli della glicemia per scegliere la giusta dose di insulina da somministrarsi, la quantità di carboidrati da assumere e l’esercizio fisico da svolgere, permettendo così al diabetologo di avere maggiori basi per valutare il proprio quadro clinico. 2) Studiare con il proprio diabetologo uno “schema da banchetto” per mantenere un equilibrio glicemico anche mangiando più del solito (ad esempio le persone in terapia insulinica possono, se necessario, correggere il dosaggio). 3) Non esagerare con dolci, torte, miele e con tutti gli alimenti ricchi di carboidrati semplici e glucosio. Attenzione anche ai carboidrati complessi (pasta, pane, patate etc.) perché possono determinare un aumento della glicemia prolungato nel tempo. 4) Non eccedere con l’alcool ed evitare in particolare i cocktail: sono, infatti, bevande ricche di zuccheri e frutta che possono comportare un rischio elevato di iperglicemia. 5) Un esercizio fisico moderato, ad esempio una passeggiata quotidiana, consente benefici non solo dal punto di vista della glicemia, ma ad esempio sulla concentrazione dei lipidi nel sangue, sul colesterolo, sui trigliceridi e anche sul livello di pressione  
   
   
UN’INIZIATIVA NESTLÉ: LA MENSA DELLA SEDE DI MILANO OFFRE AI DIPENDENTI LA POSSIBILITÀ DI ORDINARE LA CENA. TEMPO RISPARMIATO E NON SOTTRATTO ALLA FAMIGLIA E SOPRATTUTTO CIBI EQUILIBRATI FIRMATI DAL WELLNESS TEAM DI NESTLÉ COORDINATO DALLA MARKET NUTRITIONIST BIANCA MARIA VECCHIO.  
 
Nestlé: la mensa take away funziona anche a casa Un ‘salvatempo’ che aumenta la convivialità, la vera base della piramide alimentare Nestlé italiana offre un nuovo servizio ai propri dipendenti: la mensa take away. Non sempIicemente un modo di risparmiare tempo evitando di cucinare o di fare la spesa, ma la possibilità di consumare a casa i menu equilibrati messi a punto da Sodexo e dal wellness team di Nestlé, coordinati da Bianca Maria Vecchio, Market Nutritionist dell’azienda. I piatti fanno tutti parte della tradizione del nostro Paese e sono realizzati per costituire combinazioni che mettono insieme gusto e attenzione ai valori nutrizionali per arrivare alle fatidiche 2.000 calorie che rappresentano il consumo medio consigliato. Quella di Nestlé rappresenta infatti una panoramica culinaria sulla ricchezza straordinaria della cucina italiana che parte dalle zuppe ricche del nord Italia per arrivare alle orecchiette melanzane e pomodoro. ‘La mensa aziendale rappresenta una risorsa importante che vogliamo diventi sempre più integrata nella vita dei dipendenti’ ha dichiarato Bianca Maria Vecchio. ‘In Nestlé siamo infatti convinti che un’azienda debba fornire ai collaboratori delle opportunità e delle facilitazioni anche per la vita privata- Così il servizio take away dà spazio allo stare insieme con la propria famiglia e non sottrae tempo alla convivialità’. Trovare la cena pronta è un ulteriore aiuto ai single e alle famiglie che lavorano. Ormai la mensa è per gli Italiani un’alternativa al bar/ristorante e al pranzo portato da casa. Secondo gli ultimi dati presentati dall’Osservatorio Adi-nestlé, quasi il 20% dei nostri connazionali attivi trascorre la pausa di mezzogiorno nella mense con una percentuale decisamente più elevata per coloro che sono sovrappeso od obesi (33% tra gli oversize di 18-24 anni e il 30% tra i 25 e 34 anni). Questo significa che proprio il contenuto calorico dei piatti serviti nelle mense è un’area da guardare con grande attenzione ‘Iniziative come quelle di Nestlé, dove la mensa è pensata con menù bilanciati e specifici piatti benessere, possono contribuire a migliorare la qualità dei pasti nelle aziende’ ha dichiarato Giuseppe Fatati, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Adi-nestlé ‘per proporre menù sempre più equilibrati, con il giusto apporto calorico senza perdere la gratificazione per il palato’  
   
   
LA PRIMA VOLTA DEI GIOVANI E IL VINO? CRESCONO LE OCCASIONI DEL PRIMO APPUNTAMENTO, “MA BEVONO PER SOCIALIZZARE, CON MODERAZIONE PERCHÈ FIGLI DELLA NOSTRA CULTURA ENOICA”: COSÌ FABIO CARLESI DI ENOTECA ITALIANA CHE LI INCONTRERÀ A ROMA (21 DICEMBRE)  
 
La prima volta dei giovani con il vino? Dall’aperitivo al dopo cena, si moltiplicano le occasioni per il “primo appuntamento”, “ma la maggior parte dei giovani italiani non beve per “sballarsi” ma per socializzare ed ha ben presente il concetto di moderazione perché, a differenza dei loro “colleghi”, in particolare del Nord Europa, come dimostrano molti studi, che consumano i superalcolici per trasgredire, sono “figli” della secolare cultura enologica italiana”. A dirlo è il Fabio Carlesi, segretario generale di Enoteca Italiana che martedì 21 dicembre alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, incontrerà i ragazzi con “Vino e Giovani”, la campagna di educazione alimentare e comunicazione ad hoc per le nuove generazioni di Enoteca Italiana e Ministero delle Politiche Agricole, in partnership con il progetto europeo “Wineinmoderation. Art de vivre”, con la partecipazione prevista del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Giancarlo Galan, e l’attore Beppe Fiorello, testimonial della giornata (info: www.Vinoegiovani.it). “Confrontarsi con i giovani ed incontrarli in sedi come le università - spiega Carlesi - in cui avviene la formazione delle nuove generazioni, vuol dire raccontare loro cosa c’è dietro un bicchiere di vino: il lavoro e la passione dei tanti protagonisti del mondo dell’enologia, ma soprattutto una cultura che in Italia ha radici profonde e lontane, e la testimonianza più recente, è il riconoscimento da parte dell’Unesco alla Dieta Mediterranea, che prevede un bicchiere di vino”. A Roma ci sarà il talk show “Il vino: giovani a confronto su idee e valori” - in collaborazione con Assessorato alle Politiche Agricole e Valorizzazione dei Prodotti Locali della Regione Lazio e Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” - al quale parteciperanno, tra gli altri, Michele Bagella, preside della Facoltà di Economia dell’Università “Tor Vergata”, Paola Paniccia, direttore Master Economia e Management delle Attività Turistiche e Culturali della Facoltà di Economia dell’Università “Tor Vergata”, Adriano Rasi Caldogno, capo Dipartimento Politiche Competitive del Mondo Rurale e della Qualità del Ministero delle Politiche Agricole, Angela Birindelli, assessore alle Politiche Agricole e Valorizzazione dei Prodotti Locali della Regione Lazio, Rosa Bianco Finocchiaro, coordinatrice del Programma “Cultura che nutre”, e Omar Calabrese, docente di Semiotica delle Arti Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Siena, insieme a Claudio Galletti, presidente di Enoteca Italiana ed il vice-direttore del Tg1 Susanna Petruni in veste di moderatrice. Ad animare il talk show ci saranno anche i giovani vincitori dell’edizione n. 2 di “Perbacco”, il concorso di idee per dare un nuovo volto alla comunicazione del vino, dedicato ai ragazzi tra i 18 e 30 anni di età, promosso da Enoteca Italiana e Movimento Turismo del Vino, i cui lavori - miglior slogan, immagine, immagine con slogan e spot - saranno svelati proprio a Roma. I giovani saranno poi protagonisti della degustazione guidata “Alla scoperta del vino”, in collaborazione con l’Agivi-associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani sezione Lazio, e di una degustazione libera con le etichette del Lazio, promossa con l’Assessorato alle Politiche Agricole e Valorizzazione dei Prodotti Locali della Regione Lazio ed il Movimento Turismo del Vino del Lazio  
   
   
DA MELAROSSA UNA SFIDA CULINARIA PER TENERSI “IN FORMA CON GUSTO”  
 
C´è tempo fino al 23 dicembre per inviare la propria fotoricetta o video ricetta leggera e gustosa sul sito www.Melarossa.it : le migliori, selezionate dal team di cuochi e nutrizionisti di Melarossa e poi votate dal web, entreranno a far parte del ricettario on line di Melarossa.it Lo staff di Melarossa: “L´idea nasce dalla filosofia che ispira le nostre diete personalizzate: si può mangiare sano senza rinunciare al piacere della buona tavola. Da qui l´invito a blogger e appassionati di cucina a mettersi alla prova suggerendoci le loro ricette più originali” Vi piace sperimentare ai fornelli? Sapete tenervi in forma senza rinunciare al gusto? Allora siete pronti per partecipare alla sfida culinaria “In forma con gusto” di Melarossa.it, la community dedicata a chi vuole mantenersi in linea mangiando sano. C´è tempo fino al 23 dicembre per inviare la propria video ricetta o foto ricetta leggera e gustosa: le migliori, selezionate dal team di cuochi e nutrizionisti di Melarossa e poi votate dal web sul sito www.Melarossa.it e sul canale Youtube Melarossatv, entreranno a far parte del ricettario “Sapore e salute” di Melarossa. Per iscriversi basta andare sul sito www.Melarossa.it e cliccare sulla locandina della sfida. Su Melarossatv è on line il video di lancio della sfida, che ha per protagonista Nuvola, la cuoca che presta il volto a tutte le video ricette di Melarossa. “L´idea – spiega la redazione di Melarossa – nasce dalla filosofia che ispira le nostre diete personalizzate, gratuite ed elaborate con la consulenza della Società Italiana di Scienza dell´Alimentazione: si può stare in forma senza rinunciare al piacere della buona tavola. Bastano, infatti, un po´ di attenzione e di creatività per preparare piatti deliziosi ma anche leggeri. Forti di questa convinzione, abbiamo deciso di invitare tutti i buongustai, gli appassionati di cucina, i blogger a mettersi alla prova sul terreno del gusto e della linea proponendoci le loro videoricette o fotoricette più originali e creative. E´ anche un modo per far diventare il nostro sito più interattivo e rendere protagonisti i nostri lettori aprendoci alle loro proposte culinarie”. E´ possibile partecipare con qualsiasi piatto, dai primi alle insalate, dai secondi fino ai panini: “Proprio la dieta-panino – spiega Melarossa - è una delle nostre proposte più richieste, ideale per chi pranza spesso fuori e, quindi, ha bisogno di un pasto sano ma anche veloce. Per il futuro stiamo pensando di inserire nelle nostre diete anche i dolci, magari proprio prendendo spunto dalle ricette dei nostri lettori”  
   
   
A CARLO CRACCO DEL RISTORANTE CRACCO IL PREMIO FERRARELLE PLATINUM  
 
Il riconoscimento consegnato a uno chef che ha saputo declinare con maestria l’eccellenza della tradizione e la sperimentazione nel panorama enogastronomico italiano. Ferrarelle Spa ha consegnato a Carlo Cracco, chef stellato Michelin del ristorante “Cracco” di Milano, il premio Ferrarelle Platinum come miglior interprete e diffusore della cultura di innovazione nell’alta cucina. E’ stato Michele Pontecorvo, responsabile delle Relazioni Esterne di Ferrarelle Spa, a consegnare il premio Platinum in occasione dell’iniziativa “A teatro con i protagonisti, premio Villa Massa”, che si è svolta sabato presso l’Hilton Palace di Sorrento. Durante la manifestazione, che ha l’obiettivo di promuovere ed unire nel segno dell’eccellenza l’offerta agroalimentare e quella turistica della penisola campana, vengono premiate ogni anno le personalità che nell’ambito della gastronomia si sono distinte per l´azzardo dell´ osare, inventare e sperimentare. Il premio Platinum, giunto alla terza edizione, vuole premiare come ogni anno un emblema dell’eccellenza italiana, che come Ferrarelle ha saputo interpreta ogni giorno i valori del Made in Italy. A Carlo Cracco riconosce l’impegno nel tendere costantemente all’innovazione ed alla ricerca basata sulle solide basi della tradizione gastronomica italiana. L’eccellenza innovativa della cucina dello chef vicentino è espressione di una cultura che Ferrarelle Spa sposa e promuove da sempre, che trova la sua massima espressione proprio nella Platinum Edition. Il suo modo di interpretare la cucina italiana rispecchia i valori che da sempre caratterizzano il marchio Ferrarelle: l’eccellenza dei prodotti Made in Italy, la tendenza all’innovazione e alla sperimentazione, pur mantenendo un forte legame con la tradizione che ha permesso alle varie eccellenze di esprimersi e di essere apprezzate a livello internazionale. Siamo molto lieti di poter consegnare il Premio Platinum a Carlo Cracco – spiega Carlo Pontecorvo, Presidente di Ferrarelle Spa – vessillo dell’eccellenza italiana che non sacrifica il suo valore qualitativo alle esigenze di un mercato sempre più veloce, competitivo e poco attento alle tradizioni che vanno salvaguardate ed attualizzate con politiche di valore e d’innovazione. Una visione che Ferrarelle Spa attua ogni giorno in ogni sua attività, che percepisce come un dovere morale che un brand storico deve ai suoi consumatori, e che vede pienamente rispettato e realizzato nelle prestigiose cucine del Cracco di Milano”. Ferrarelle è, per il suo gusto peculiare, per la presenza di sali minerali e per la sua rinomata effervescenza naturale, simbolo di eccellenza e qualità del nostro Paese. Dal 1893, anno in cui ha preso avvio l’imbottigliamento dell’acqua, Ferrarelle ha saputo crescere, e grazie alla sua alta qualità, si è potuta affermare sul territorio nazionale ed internazionale fino a rappresentare un esponente dell’eccellenza italiana. Al gusto è molto piena, morbida, sapida con tenori di dolcezza e rotondità. L’effervescenza è delicata e gentile, tale da non infastidire il palato, perfettamente in equilibrio con i suoi sali minerali e in grado di esaltare sapori semplici e piatti di alta cucina. Platinum Edition, invece, è la bottiglia in edizione limitata dedicata all’alta ristorazione e pensata come “un’esperienza polisensoriale” capace di sottolineare in maniera innovativa l’unicità delle caratteristiche di Ferrarelle: trasparenza, purezza, preziosità, effervescenza e naturalezza  
   
   
ANCHE BILLA INSEGNA DI SUPERMERCATI APPARTENENTE AL GRUPPO REWE, ADERISCE E SPONSORIZZA L’INIZIATIVA A FAVORE DI UNO STILE DI VITA SANO  
 
Anche Billa, insegna di supermercati appartenente al Gruppo Rewe, sarà tra gli sponsor di “Sorridere Mi fa bene”, l’iniziativa promossa da Comune di Milano, Fondazione Thedora Onlus, Ridens Milano e Officine 2015 che si terrà il prossimo 19 dicembre in Piazza Duomo a Milano. Scopo dell’iniziativa è diffondere e sviluppare la cultura della salute e dei corretti stili di vita a partire dall’infanzia, con l’obiettivo di tutelare le generazioni future. Per l’occasione Piazza Duomo sarà allestita con un palco dove sarà distribuita una merenda gustosa e salutare a tutti i bambini e ragazzi e dove si svolgeranno spettacoli di animazione. Alle 17:00, inoltre, si terrà uno spettacolo di cabaret con alcuni dei più importanti comici di Zelig e Colorado Café. Billa darà il proprio contributo all’iniziativa con la fornitura di 5.000 brick di succhi di frutta alla pesca, albicocca, pera e ace. “L’adesione di Billa a questa iniziativa testimonia ancora una volta l’impegno della nostra azienda nel sociale: di recente, Billa ha sostenuto la raccolta fondi dell’Aism e ha ospitato presso i suoi punti vendita i volontari nella Giornata della Colletta Alimentare” spiega Rosanna Ungaro, responsabile Marketing & Comunicazione di Rewe Italia. “In quest’occasione abbiamo scelto d’impegnarci mettendo a disposizione dell’evento il succo di frutta Billa: un nutrimento sano e ricco di vitamine molto apprezzato dai bambini. Crediamo fortemente nell’importanza dell’educazione alimentare a partire dall’infanzia e perciò abbiamo deciso di dare anche il nostro contributo.” Durante l’evento testimonial del mondo della moda, dell’imprenditoria e dei media distribuiranno le merende mentre i volontari attueranno una raccolta fondi per la Fondazione Theodora Onlus e le visite del dott. Sogni presso l’Ospedale dei Bambini V. Buzzi e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano  
   
   
IL TUO BENESSERE IN UN GESTO: LE TISANE POMPADOUR  
 
Ideali per chi ama prendersi cura di sé senza rinunciare al gusto, le Tisane Pompadour sono in grado di soddisfare tutte le esigenze dei propri consumatori. La New Entry della gamma è la Tisana Regolarità che, grazie alle proprietà di finocchio, rabarbaro rosso, fiori di malva e prugna in granuli, può contribuire a regolare il transito intestinale, stimolando le funzioni digestive, riducendo la fermentazione addominale e favorendo l’espulsione dei gas intestinali. La linea comprende poi altre 5 Tisane funzionali. C’è la Tisana Snellente, che, con un alleato della forma fisica come il matè verde, aiuta a stimolare il senso di sazietà e a mantenere la linea; la Rilassante, dagli effetti distensivi e antistress dovuti alla radice di valeriana e alla lavanda; la Depurativa, che facilita la depurazione dell’organismo dalle tossine accumulate con l’azione di curcuma e tarassaco; la Diuretica, che, grazie alle proprietà di betulla e ononide spinosa favorisce la diuresi, contrastando la ritenzione idrica ed eliminando i liquidi in eccesso; la Tisana Digestiva, che grazie agli effetti stimolanti sulla digestione di rooibos, anice, finocchio e camomilla contribuisce ad allentare le tensioni gastriche e a ridurre le fermentazioni addominali. Nella grande distribuzione. Astuccio da 15 bustine a 2,25 € circa  
   
   
NOVELLINO CAMPIELLO IDEALE A COLAZIONE, OTTIMO A MERENDA, ANCHE A NATALE FRIABILE, LEGGERO, BUONO E GENUINO: QUESTO È IL NOVELLINO CAMPIELLO  
 
Campiello, rinomata azienda di Cuneo produce dal 1982 l´unico, originale e inimitabile Novellino. Una storica ricetta ed esclusivi metodi di lavorazione consentono di ottenere un biscotto dall´ineguagliabile bontà. Il Novellino Campiello grazie ad una tecnica all´avanguardia e ad ingredienti semplici, naturali e selezionati quali latte fresco del Piemonte e miele di acacia, ha un´elevata friabilità, una consistenza leggera e un ridotto contenuto di grassi (il 30% in meno rispetto ai frollini tradizionali). Di aspetto artigianale e dalla forma sottile, il Novellino Campiello, nutriente e leggero,è indicato a colazione ed ideale per essere sciolto nel latte. La delicatezza del Novellino ben si presta ad una ricetta gustosa e nutriente, adatta nelle fredde giornate d´inverno e perchè no anche per una merenda dal sapore natalizio: il Salame al cioccolato. Una ricetta sfiziosa da fare insieme ai bambini! Salame al cioccolato con novellino campiello Nata nel 1972 a Cavallermaggiore, provincia di Cuneo, dove muove i primi passi, Campiello si afferma poi sull´intero territorio nazionale con il suo prodotto principe: il Novellino. L´attenzione per i particolari, l´esperienza e la bontà delle materie prime hanno contribuito alla notorietà del marchio ed al raggiungimento di una capillare distribuzione nazionale. Oltre al Novellino, “core business” dell´azienda, Campiello risponde alle esigenze dei propri consumatori con prodotti dietetici come Novellino Senza zucchero e Light e biscotti innovativi quali “Moresco”, “Gran Chicco ai cereali”, “Mattinale”.  
   
   
IL CENONE MAI VISTO PRIMA? SI FA CON I SURGELATI PICARD, DALL’ANTIPASTO AL DESSERT, TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE ITALIANA, QUESTO NATALE I SURGELATI PICARD SONO A PROVA DI CHEF  
 
Mini tartare di cappesante e gamberetti in salse di agrumi e basilico, Panettone gastronomico ai cereali con salmone affumicato Bio, Gambero Rosso Tradizione Siciliana, Pavés di vitello in salsa di porcini, foie gras e Porto, Puzzle di Sorbetti, Stelle comete vaniglia e cioccolato… Non siamo in un ristorante stellato ma da Picard, catena di negozi specializzata nella vendita di surgelati a marchio proprio, che in Italia ha recentemente inaugurato il suo 30° punto vendita. Oltre a grandi classici della tradizione italiana, come il Panettone farcito, questo Natale Picard ha inserito nel proprio assortimento delle novità senza precedenti, per comporre menù d’occasione completamente a base di surgelati dall’antipasto al dessert, che promettono di lasciare gli ospiti… a bocca aperta. Non a caso in Francia, dove è presente ormai con oltre oltre 800 negozi, Picard è un vero e proprio culto: infatti, i cugini d’oltralpe hanno recentemente eletto Picard I Surgelati come il negozio più amato, davanti ai colossi Ikea, Séphora, Décathlon e Amazon*. Diventerà anche il preferito dagli italiani? Un nuovo modo di vivere la tavola pensato per avere più tempo libero da condividere con i propri cari senza rinunciare all’eccellenza e al piacere della cucina, che è possibile sperimentare ogni giorno grazie a un assortimento di oltre 750 surgelati che si arricchisce ogni mese di novità gustose e sorprendenti. Sperimenta un nuovo calore a tavola. Scopri il Natale Picard. La filosofia Picard… Praticità, perché i negozi sono a due passi dai clienti e i nostri prodotti pensati per semplificare la vita, in linea con le esigenze moderne. Innovazione, per offrire tutto il piacere della tavola più gustosa e sana, in un’ampia gamma di ricette e soluzioni per la cucina che si arricchisce ogni mese di novità sorprendenti. Accoglienza, grazie alla competenza e disponibilità del personale, sempre pronto a consigliare le soluzioni migliori per ogni occasione  
   
   
VINO CHIANTI, AL TAVOLO CON L´ASSESSORE I TEMI CRUCIALI INCONTRO IN REGIONE TOSCANA CON I RAPPRESENTANTI DEL CONSORZIO DI TUTELA  
 
Rinnovo dei vigneti, credito, migliori condizioni di mercato e uso delle scorte. Questi i temi affrontati nel corso di un incontro fra l´assessore all´agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori, e i rappresentanti del Consorzio di tutela del Vino Chianti, nella persona del Presidente Giovanni Busi e dei due Vice Presidenti Giuliano Giuliani e Ritano Baragli. L’incontro era stato richiesto dal Consorzio per affrontare alcune delle tematiche di più stringente attualità. Il vino Chianti rappresenta una delle più importanti realtà nel patrimonio vitivinicolo regionale, e´ una denominazione di origine storica, la cui zona di produzione è stata perimetrata addirittura nel 1932, interessa ben 6 province, con una produzione mediamente superiore ad 800.000 ettolitri all’anno. La prod uzione di vino Chianti rappresenta da sola quasi il 48% della produzione toscana di vini a denominazione di origine. Sono interessati alla produzione di questo vino 3.500 produttori e 1.800 vinificatori. Il primo tema affrontato è stata la necessità di investire nel rinnovo dei vigneti. Un argomento che richiede di elevare il livello di contribuzione previsto dalla misura di ristrutturazione e riconversione dei vigneti dell’Ocm (l´organizzazione comune di mercato) vino nonché individuare altre forme di finanziamento nell’ambito del piano di sviluppo rurale. Necessario inoltre favorire il ricorso a forme di credito erogate dagli Istituti bancari dietro garanzie offerte da Fidi Toscana. Altri temi affrontati hanno riguardato la necessità di una maggiore concentrazione dell’offerta per migliorare le condizioni di mercato, soprattutto nei confronti dei piccoli produttori, e la possibilità di introdurre anch e per questa denominazione l’imbottigliamento all’interno della zona di produzione. Infine l’assessore Salvadori ha manifestato la disponibilità della Regione a valutare favorevolmente la richiesta del Consorzio di posticipare l’immissione al consumo del prodotto della vendemmia 2010. L’incontro si è concluso con la condivisione di un percorso comune (vino Chianti e Regione Toscana) ciascuno con i propri impegni nell’ambito delle proprie competenze. “ Come si fa - ha concluso l’Assessore Salvadori, - a non tenere particolare conto in Toscana della Docg Chianti ? I problemi ed i successi del Chianti, per la sua dimensione, importanza e rinomanza, finiscono per essere i problemi ed i successi della viticoltura toscana”.  
   
   
LA CASA SPUMANTISTICA DI CONEGLIANO PREMIATA PER IL MIGLIOR RAPPORTO QUALITÀ/PREZZO CARPENE´ MALVOLTI, BRINDISI DA OSCAR AL GAMBERO ROSSO LA CUVÉE BRUT RICEVERÀ IL PREMIO A ROMA IL 18 DICEMBRE, DURANTE LE DEGUSTAZIONI DI SPUMANTI D´ITALIA  
 
Carpené Malvolti ottiene il premio Oscar per il miglior rapporto qualità/prezzo con la Cuvée Brut del Conegliano-valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Un riconoscimento che va ad aggiungersi ai già numerosi premi ottenuti nell´arco del 2010 dagli alfieri della storica casa spumantistica di Conegliano e che si avvia a chiudere un anno ricco di successi con una ulteriore affermazione. La premiazione, durante la prima delle due degustazioni, fissate per sabato 18 dicembre a Roma e domenica 19 dicembre a Napoli alle Città del Gusto del Gambero Rosso, in occasione dell’uscita in distribuzione della nuova guida Bollicine d’Italia 2011, la guida che raccoglie il meglio della produzione spumantistica italiana. Il colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, il perlage finissimo, il gusto morbido e aromatico con fresca acidità e il delicato bouquet con sentori di mela verde, agrumi e sfumature vegetali del Conegliano-valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Cuvée Brut Carpené Malvolti, sarà quindi protagonista delle grandi degustazioni aperte al pubblico che si terranno dalle ore 19.00 alle ore 23.00 a Roma e dalle 20.00 alle 24.00 a Napoli, accompagnati dalle creazioni degli chef del Gambero Rosso, ovvero sfiziosi finger food dolci e salati e una selezione di salumi e formaggi. Un’occasione davvero speciale per scegliere la bottiglia giusta per brindare alle prossime feste. Il costo di ogni degustazione è di 18 euro, 15 euro per gli Abbonati Speciali e per le seguenti categorie: Per la degustazione di Roma, soci Slow Food, Ais, Fisar, Onav e Aspi; per la degustazione di Napoli, soci Slow Food, Ais, Fisar, Onav e Aspi, titolari Cartapiù Feltrinelli, soci Cral Tlc. Sia a Roma che a Napoli, per queste categorie i biglietti saranno acquistabili solo presso la Città del gusto il giorno dell´evento esibendo la tessera  
   
   
FESTEGGIATI A MONTEPULCIANO (SI) I 30 ANNI DELLA DOCG DEL VINO NOBILE TRENTA ANNI DI DOCG: ORA È IL MOMENTO DEI GIOVANI PRODUTTORI  
 
Federico Carletti (Presidente Consorzio): “Da allora il mondo del vino è cambiato radicalmente, permane tuttavia l’elemento che caratterizza la nostra denominazione: la tradizione”. Presentati nel corso della mattinata alcuni studi sui giovani ed il rapporto con il vino Una festa ma anche un’occasione per riflettere su alcuni temi emersi con vivacità dal dibattito tra i protagonisti della conquista della Docg e quelli della scena attuale. Su questi piani, diversi ma omogenei, si è sviluppata “Generazione N”, la giornata organizzata dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano per celebrare il trentesimo anniversario della Denominazione di Origine Controllata e Garantita che il pregiato rosso toscano ottenne per primo in Italia. Per ricordare quel periodo non lontanissimo ma già quasi “eroico” l’associazione dei produttori ha invitato l’allora presidente Alamanno Contucci (tuttora attivissimo nel settore vitivinicola) e Francesca Adinolfi, nel 1980 Dirigente Superiore del Ministero dell’Agricoltura. La realtà odierna è stata tratteggiata dall’attuale Presidente Federico Carletti, comunque protagonista già nei primi anni ’80, dal Sindaco Andrea Rossi e dal Presidente della Strada del Vino Nobile Doriano Bui. A fare da “collante” tra il mondo imprenditoriale e istituzionale locale ed il mercato, il Presidente della Camera di Commercio di Siena, Massimo Guasconi. Ben stimolati dal conduttore, il giornalista Alex Revelli, gli ospiti hanno raccontato la storia della Docg anche attraverso aneddoti e curiosità ma hanno anche lanciato messaggi significativi. Carletti ha affermato che “l’etica della produzione è l’unica prospettiva di futuro che possiamo avere. Grazie ad un disciplinare evoluto e realistico, tutti i produttori potranno, ogni anno, proporre un Nobile di alta qualità. Sono ottimista, abbiamo un futuro ma dobbiamo lavorare con la massima professionalità: il vino che racconta un territorio così ricco si venderà sempre, attuando una corretta politica dei prezzi”. Contucci ha, a sua volta, affermato che “i produttori di Nobile continueranno ad essere eticamente impegnati nella propria attività ma non sono disposti ad accettare attacchi che possano impoverire la denominazione come quelli che rischiano di venire dalle future regolamentazioni europee”. Su questo piano il comparto ha incassato il pieno consenso e l’appoggio della Regione Toscana, rappresentata dall’Assessore all’Agricoltura Gianni Salvadori (“Siamo a fianco dei produttori di Nobile in questo percorso di tutela e riconoscibilità del marchio”) e del Sindaco Rossi. Anzi, Carletti ha sottoscritto la dichiarazione di Contucci, annunciando la propria imminente partenza per Bruxelles dove proseguiranno i contatti per evitare che nuove normative indeboliscano la denominazione. La “Generazione N”, quella degli anni ’80, ha visto cambiare in maniera radicale il rapporto tra vino e consumatore. Se prima il vino di qualità era cosa per pochi, oggi sono sempre di più i giovani ad apprezzarne le caratteristiche. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati di una indagine condotta dalla Rce Consulting sul ricambio generazione nelle aziende vitivinicole a Montepulciano in particolare. Da questo studio risulta che oltre il 50% delle imprese intervistate (un campione che ha riguardato circa la metà delle aziende vitivinicole a Montepulciano) hanno ad oggi superato con successo la seconda generazione. Il 70% delle aziende hanno già affrontato l’argomento ricambio e l’87% di queste pensa all’avvicendamento familiare. Vino fatto da giovani per i giovani secondo lo studio presentato da Fabio Taiti, presidente del Censis Servizi, secondo il quale dei circa 9milioni di italiani collocati tra i 30 e i 40 anni di età starebbero sempre di più indirizzandosi ad un consumo consapevole del vino. Nel 1980 furono 450mila le bottiglie di Nobile Docg. Nel 2009 il Consorzio ha rilasciato 8milioni di fascette. Il mercato del Vino Nobile di Montepulciano ha visto un 2010 positivo con importanti quote verso l’estero dove è andato il 68% di prodotto mentre il restante 32% è stato destinato al mercato nazionale con Toscana (circa il 40 per cento) e Lombardia (circa il 15%) come regioni capofila. L’export del Nobile in particolare si rivolge ai paesi europei (circa il 70% della quota), dove Germania (30 per cento), Svizzera (27%) restano i principali mercati. Si sono riconfermati in forte crescita anche i mercati Usa e quello asiatico, paesi nei quali il Consorzio è stato e sarà ancora presente con un tour promozionale  
   
   
L’ULTIMA PERLA ENOLOGICA CAMPO ALLA SUGHERA, IGT TOSCANA ROSSO DELL’AZIENDA DI BOLGHERI (CASTAGNETO CARDUCCI –LI) SI CONFERMA AL TOP CON UN PUNTEGGIO PARI A 18 VENTESIMI SECONDO VINI D’ITALIA 2011  
 
La guida dell’Espresso premia il nuovo cru Campo alla Sughera 2006 Felice Tirabasso, responsabile dell’azienda: “Abbiamo iniziato le vendite soltanto ad ottobre e già stiamo avendo ottimi riscontri. Questo riconoscimento per noi è molto importante dato che è stato assegnato soltanto a 5 tra i tanti vini bolgheresi e per il lavoro di tutto il team in questi anni” Vini d’Italia 2011 premia il nuovo Cru “Campo alla Sughera 2006” con un punteggio pari a 18 ventesimi. Una delle più autorevole guida dell’Espresso diretta da Enzo Vizzari e stampata in 100mila copie, conferma l’Igt Toscana Rosso, annata 2006 dell’azienda di Bolgheri (Castagneto Carducci –Li) tra le migliori eccellenze d’Italia. E lo fa con il massimo punteggio, dimostrando la qualità rara ed eccezionale della nuova perla enologica prodotta dall’azienda Campo alla Sughera. “E’ un vino che ha grande carattere e personalità – interviene Felice Tirabasso, responsabile dell’azienda – abbiamo iniziato le vendite soltanto ad ottobre e sta già avendo ottimi riscontri. Il riconoscimento più importante ottenuto ad oggi è stata l’Eccellenza nella Guida de L’espresso, per noi un premio importante sia per il vino in questione, dato che è stato assegnato soltanto a 5 tra i tanti vini bolgheresi, che per il lavoro di tutto il team in questi anni.” L’ultima perla enologica, che si chiama proprio come l’azienda di Bolgheri che la produce, Campo alla Sughera, Igt Toscana Rosso, annata 2006, è stato presentato in anteprima durante la positiva esperienza del Vinitaly 2010 e si è subito distinto per la grande qualità, presentandosi con un uvaggio per il 70% di Petit Verdot e per il 30% di Merlot, con un affinamento in selezionate barriques di rovere francese per 2 anni, e una maturazione in bottiglia per ulteriori 2. Tra le varie guide enologiche la tradizionale guida vini de “L´espresso” che spicca per la professionalità, equilibrio e competenza della coppia di giornalisti Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, effettua la valutazione di oltre 20 mila vini secondo una propria scala di misura, diversa da quella utilizzata dai Sommelier professionisti ed altre guide. La produzione enologica nazionale è stata sottoposta a un’analisi attenta e sistematica, con oltre 20mila vini assaggiati, di cui 10mila selezionati. Come di consueto nelle Guide L´espresso, la scala del punteggio è espressa in ventesimi. A partire da 14/20 un vino è giudicato “apprezzabile”, ovvero di qualità superiore alla media. I vini valutati da 15 a 16/20 sono da considerare senz´altro “buoni”. La fascia dei vini tra 16,5 a 17,5 corrisponde a quelli ritenuti “ottimi”. E si arriva all’eccellenza con i vini che hanno punteggi da 18 a 20, di qualità cioè rara e eccezionale. In questa categoria spicca “Campo alla Sughera 2006, Igt Toscana Rosso”. Www.campoallasughera.com  
   
   
LA MAISON PERRIER-JOUËT PRESENTA DUE CREAZIONI: UN REGALO UNICO PER POTER RICREARE OVUNQUE E CON CHIUNQUE IL MAGICO RITUALE DELLA DEGUSTAZIONE DELLO CHAMPAGNE AMATO DAI DANDY DI IERI E DI OGGI  
 
La Maison Perrier-jouët per il Natale e per tutti i suoi estimatori ha creato due eleganti ‘special edition’ per poter portare ovunque il proprio champagne preferito e ricreare il magico rituale della degustazione. Lo champagne della Belle Epoque da sempre imprime un che di stravagante, festaiolo e artistico alle grandi occasioni. Entrambe vogliono essere un omaggio dichiarato a quel legame unico fra l’universo stravagante, poetico, libero dei dandy e lo stile inconfondibile dello champagne Perrier-jouët,fra l’anelito alla libertà e la continua ricerca dell’eccellenza. Durante la Belle Epoque la Maison Perrier-jouët venne esaltata dai dandy di tutto il mondo al punto che Oscar Wilde dalla sua prigione reclamava una bottiglia di Perrier-jouët 1874. Non solo: è proprio per rispondere al loro desiderio di uno champagne meno dolce che la Maison creò il primo Brut della storia, una bollicina più fine e più elegante di tutte quelle esistenti. Ecco allora la <<Perrier-jouët Grand Brut Dandy’s Jacket>>.il Grand Brut si veste di un elegante tuxedo, che avvolge la bottiglia tenendola a temperatura ideale fra i 9° e gli 11°. Il Grand Brut Perrier-jouët è uno champagne equilibrato, fresco ed elegante, dal tono fruttato e dal perlage fine, delicato e di lunga tenuta. Esclusiva e preziosa - in Italia sono arrivati solo 5 pezzi - la <<Perrier-jouët Dandy Bag>>. Un oggetto leggendario ed extravagante, una limited edition di straordinaria bellezza creata dal fashion designer Isaac Reina, giovane creativo di Barcellona, classe 1968, con un curriculum di tutto rispetto: dopo avere lavorato per Hermés Homme ha creato nel 2006 una propria linea di pelletteria di lusso ispirata a un moderno dandy. Ogni Perrier-jouët Dandy Bag contiene una Cuvée Belle Epoque 2002, due prestigiose flûte, due cappelli Borsalino, creati ad hoc, uno per il dandy e uno per la musa, e il “A Dandy’s Champagne Notebook” un vademecum sul dandy moderno e sull’arte di degustare lo champagne curato da David Piper e illustrato da Kareem Iliya. La dandy bag ha anche un cassetto segreto dove nascondere il proprio dettaglio di stile. Realizzata in pelle, personalizzata con i celebri anemoni Perrier-jouët, creati da Emile Gallé, la dandy bag permette di mantenere lo champagne alla giusta temperatura. Perrier-jouët Grand Brut Dandy’s Jacket Prezzo consigliato al pubblico euro 54,00 www.Perrier-jouet.com