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LUNEDI
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Notiziario Marketpress di
Lunedì 10 Gennaio 2011 |
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ENERGIA: AU SPA, PUBBLICATO IN G.U. BANDO DI GARA PER LA BANCA DATI DELL’ENERGIA L’IMPORTO MASSIMO DELL’APPALTO È DI 17 MILIONI DI € |
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Roma,10 gennaio 2011 – Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del bando di gara europea, Acquirente Unico Spa ha dato il via alle procedure per selezionare il fornitore che realizzerà il Sistema Informatico Integrato «Sii» per la gestione dei flussi informativi relativi ai mercati dell’energia elettrica e del gas. In particolare, l’appalto riguarda la progettazione, la realizzazione e l’esercizio del Sii per un quinquennio, l’importo massimo dell’appalto è di 17 milioni di €. Il «Sii» è stato istituito in Acquirente Unico dalla Legge n. 129 del luglio 2010 con la finalità di sostenere la competitività e favorire la migliore funzionalità delle attività delle oltre mille imprese di vendita e distribuzione operanti nel mercato dell’energia elettrica e del gas naturale. Il Sistema è basato su una banca dati dei punti di prelievo e dei dati identificativi dei clienti finali. I criteri generali, il modello di funzionamento e quello organizzativo sono stati definiti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. «La semplificazione dello scambio d’informazioni tra gli operatori del mercato dell’energia elettrica e del gas non solo favorirà una maggior concorrenza», ha detto l’ing. Paolo Vigevano, amministratore delegato di Acquirente Unico, «ma anche il superamento di difficoltà finora riscontrate nello scambio di dati tra operatori, consentendo alle famiglie e alle imprese di usufruire pienamente delle varie opportunità derivanti dal processo di liberalizzazione». Tra l’altro, ha aggiunto Vigevano, «il processo di cambio del fornitore diventerà più veloce sia per gli utenti sia per le imprese del settore, il tutto con una migliore qualità delle informazioni scambiate tra gli operatori e con la possibilità di ridurre il “turismo energetico” e la morosità. In sostanza, la gestione dei flussi informativi nel settore strategico dell’energia porterà a una riduzione dei costi complessivi di acquisizione e di gestione a carico degli operatori, con benefici anche per i consumatori finali». Il «Sii» non sarà invasivo rispetto ai sistemi informativi e alle procedure interne dei singoli soggetti coinvolti nei processi del settore energetico. Alcuni dati essenziali - Acquirente Unico è il soggetto pubblico che acquista energia elettrica (ben 96 Twh, per oltre 8 miliardi di euro nel 2009) alle migliori condizioni di mercato, consentendo così alle famiglie e alle piccole e medie imprese di usufruire delle opportunità del processo di liberalizzazione del settore elettrico, accedendo al mercato all’ingrosso alle stesse condizioni di prezzo dei grandi consumatori. La banca dati dei punti di prelievo dell’energia interessa le informazioni che si scambiano 480 soggetti, tra distributori e venditori, del settore elettrico relative a circa 36 milioni di utenze, tra domestiche (28,5 milioni) e altre utenze commerciali e delle piccole e medie impresa (7,5 milioni). I volumi annui dei principali processi di questo comparto riguardano circa 10 milioni di aggiornamenti della banca dati, quasi 2 milioni passaggi di fornitore (switching) e 3 milioni di operazioni per sospensione o riattivazione delle forniture per situazioni di morosità. Per quanto concerne il settore del gas naturale, che comprende circa 770 operatori, la banca dati dei punti di riconsegna riguarda circa 20 milioni di utenze, delle quali 18,5 milioni domestiche e 1,4 milioni utenze commerciali e delle piccole e medie imprese. Il testo del bando è disponibile nel sito di Au – www.Acquirenteunico.it/ |
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SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO IN RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2009/28/CE PROPOSTE MOTIVATE DI EMENDAMENTO AL TESTO ELABORATE DA APER |
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Roma, 10 gennaio 2011 - Con il presente documento del 21 dicembre 2010 Aper intende formulare le proprie prime osservazioni e proposte di modifica in merito allo schema di decreto legislativo in oggetto. In linea generale Aper riconosce la bontà dell´impostazione del disegno di recepimento teso a costituire un quadro di riferimento di medio e lungo periodo per lo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili. Tuttavia, la bontà del disegno generale viene messa a repentaglio da una serie di disposizioni puntuali che a nostro parere necessitano l´introduzione di adeguate modifiche sulla base dei principi indicati nel proseguo del documento. Si richiamano di seguito le principali osservazioni formulate da Aper. Maggiori elementi di dettaglio sono poi contenuti nel seguito della nota. 1. La nozione di “aree contigue” è atecnica e non sufficientemente precisa, lasciando un margine di discrezionalità troppo ampio alle Regioni e alle Provincie Autonome. Le Linee Guida Nazionali forniscono già un criterio tecnico valido che può essere ripreso direttamente nel decreto. 2. E’ da inserire l’espressa previsione della responsabilità da ritardo per inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento di autorizzazione unica da parte della P.a. 3. Vi è necessità di dotare l’intero territorio nazionale di una disciplina autorizzativa quanto più possibile univoca, omogenea e foriera di certezza e stabilità per il settore. Appare pertanto inopportuno introdurre una discrezionalità alle autorità locali per l’estensione dell’ambito di applicazione della Pas agli impianti di potenza sino a 1 Mw. 4. Non si condividono le indicazioni relative agli impianti fotovoltaici a terra in area agricola in quanto, qualora si intenda promuovere lo sviluppo di talune tipologie di impianti fotovoltaici rispetto ad altre, si ritiene opportuno che lo strumento di policy da utilizzare sia la razionalizzazione graduale e progressiva della tariffa amministrata incentivante. 5. Le previsioni relative al ritiro dei Certificati Verdi per gli impianti in esercizio entro il 31.12.2012 devono essere modificate al fine di assicurare maggiore congruità, prevedibilità e regolarità dei flussi di cassa. 6. Si ritiene il meccanismo delle aste inadatto all’incentivazione delle iniziative di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabile. E’ necessario includere anche gli impianti di potenza superiore ai 5 Mw nello schema di incentivo amministrato o in subordine elevare notevolmente la soglia oltre la quale si accede agli incentivi ad asta. 7. Occorre reintrodurre lo strumento incentivante anche per i rifacimenti parziali ove la realizzazione di tali iniziative comporti un beneficio in termini di efficienza della produzione e di miglior sfruttamento della risorsa naturale e del territorio. 8. E’ necessario stabilire un termine perentorio (90 gg.) entro cui procedere alla definizione del meccanismo di Burden Sharing coinvolgendo e responsabilizzando da subito le Regioni in tale impegno. 9. E’ necessario procedere quanto prima al recepimento dei criteri di sostenibilità per i bioloquidi previsti dalla direttiva 2009/30/Ce. Titolo Ii – Procedure Amministrative, Regolamentazioni E Codici § Capo I – Autorizzazioni E Procedure Amministrative Proposta 1) L’articolo 4, al comma 3, al fine di evitare l’elusione della normativa sulla tutela dell’ambiente, del patrimonio culturale, della salute e della pubblica incolumità, detta disposizioni sul cumulo dei progetti, demandando alle Regioni e alle Province Autonome l’individuazione dei casi in cui la presentazione di più progetti riconducibili al medesimo soggetto, per la realizzazione di impianti alimentati dalla stessa fonte rinnovabile e collocati nella medesima area o in aree contigue, sono da considerare unico impianto. Commento Nonostante il decreto assegni alle Regioni e alle Province autonome, in forza della loro competenza legislativa in materia, il potere di individuare nello specifico le ipotesi di pluralità di impianti riconducibili al singolo impianto, sotto un primo profilo, si segnala che la nozione di “aree contigue” è atecnica e non sufficientemente precisa, lasciando un margine di discrezionalità troppo ampio in capo alle Regioni e alle Province autonome. Occorre, inoltre, ricordare che anche le linee guida nazionali contengono un’ analoga norma in tema di cumulo dei progetti: l’articolo 11.6, infatti, impone di considerare quale unico impianto i diversi impianti di produzione appartenenti allo stesso soggetto o su cui lo stesso soggetto ha la posizione decisionale dominante, facenti capo al medesimo punto di connessione alla rete elettrica. Diversa è, tuttavia, la finalità perseguita dalla norma delle linee guida: scongiurare il frazionamento artificioso dei progetti per sottrarli all’applicazione del procedimento di autorizzazione unica. Nondimeno, pare essere opportuno rendere coerenti le due disposizioni Proposta di modifica Si suggerisce di modificare il comma 3 con il seguente: “Al fine di evitare l’elusione della normativa sulla tutela dell’ambiente, del patrimonio culturale, della salute e della pubblica incolumità, e di quanto disposto al precedente comma 2, fermo restando quanto disposto dalla parte quinta del d.Lgs. N. 152/2006 e in particolare dagli articoli 270, 273 e 282, per quanto attiene all’individuazione degli impianti e al convogliamento delle emissioni, le Regioni e le Province Autonome stabiliscono i casi in cui la presentazione di più progetti di impianti alimentati dalla stessa fonte rinnovabile, riconducibili al medesimo soggetto, o su cui lo stesso soggetto ha la posizione decisionale dominante, facenti capo al medesimo punto di connessione alla rete elettrica e collocati in aree confinanti, sono da considerare unico impianto prevedendo … [vive]. ” Proposta 2) Inoltre, al fine di poter verificare la presenza di ipotesi di cumulo tra progetti in via preventiva possibile e rendere quanto più efficace la previsione, soprattutto nelle ipotesi in cui i progetti soggetti a Pas, ricadano su territori comunali diversi, si suggerisce di modificare l’articolo 6, comma 8, ultimo paragrafo, come segue: “Le Regioni stabiliscono le modalità con cui i Comuni trasmettono alle Regioni e alle Province autonome le dichiarazioni di Pas, per la finalità di cui all’articolo 4 comma 3 nonché le informazioni sui titoli abilitativi rilasciati, anche per le finalità di cui all’articolo 14, comma 2”. Proposta 3) All’articolo 5 scompare dalla ultima versione del testo del decreto legislativo l’espressa previsione della responsabilità da ritardo per inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento di autorizzazione unica da parte della P.a. Sebbene, sia il richiamo operato dal decreto alle linee guida (anche se limitatamente alle condizioni e modalità procedimentali) le quali espressamente prevedono tale responsabilità, sia la considerazione che tale responsabilità discende direttamente dalla legge generale sul procedimento amministrativo (legge n. 241/1990, art. 2 bis) applicabile anche al procedimento di autorizzazione unica, consentono di affermare che tale responsabilità da ritardo sussista comunque in capo alle amministrazioni procedenti, nondimeno, parrebbe opportuno reintrodurre la disposizione presente in una bozza precedente dello schema di decreto. Proposta di modifica Dopo il comma 2 aggiungere il comma 2 – bis con la seguente formulazione: “Ai sensi dell´articolo 28 della Costituzione e dell’ articolo 2-bis della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni ed integrazioni, la pubblica amministrazione e i soggetti di cui all´articolo 1, comma 1-ter, della medesima legge, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell´inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento”. Proposta 4) L’articolo 5 inoltre assoggetta ad autorizzazione unica gli interventi di modifica sostanziale degli impianti, rinviando, per la definizione di modifica sostanziale, a un futuro decreto del Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con la Conferenza Unificata. Gli interventi di rifacimento parziale degli impianti, almeno sino all’emanazione del suddetto decreto non sono considerati interventi di modifica sostanziale Commento Le linee guida nazionali espressamente richiamate dal decreto assoggettano a Dia (oggi Pas) le opere di rifacimento sugli impianti fotovoltaici ed eolici con le caratteristiche ivi precisate (art. 11,5). Appare opportuno mantenere, non solo in via transitoria, tale disposizione. Proposta di modifica Al comma 3, dopo le parole “decreto legislativo n. 152/2006”, inserire le seguenti: “non sono considerati sostanziali gli interventi sugli impianti fotovoltaici, idroelettrici ed eolici esistenti, a prescindere dalla potenza nominale, che non comportano variazioni delle dimensioni fisiche degli apparecchi, della volumetrie delle strutture e dell’area destinata a ospitare gli impianti stessi, né delle opere connesse. Restano ferme laddove previste, le procedure di verifica di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale di cui al d.Lgs. N. 125/2006 e alle discipline regionali. Tali interventi sono soggetti a Pas di cui all’articolo 6, e sui relativi progetti si esprimono solo le amministrazioni competenti a rendere i pareri strettamente necessari ad assentire il rifacimento parziale”. Coerentemente con quanto proposto, occorre reintrodurre lo strumento incentivante anche per i rifacimenti parziali. Proposte 5) E 6) L’articolo 6, comma 8 lascia nella discrezionalità delle Regioni e delle Province autonome la possibilità di estendere o meno, con provvedimento legislativo, l’ambito di applicazione della Pas agli impianti di potenza sino a 1 Mw. Commento Poiché la legge delega comunitaria (legge 96/2010, art, 17, comma 1, lett. D), non sembra voler attribuire un così ampio margine di manovra alle Regioni, appare opportuno ribadire anche nel decreto quanto previsto dalla citata legge. Ciò anche in vista della necessità di dotare l’intero territorio nazionale di una disciplina abilitativa quanto più possibile univoca, omogenea e che sia fonte di certezza e stabilità per il settore. Analoghe considerazioni valgono per l’innalzamento della soglia di potenza dei progetti sottoposti a comunicazione. Proposte di modifica 5) All’articolo 6 comma 8, sostituire dall’inizio, sino alla parola “definendo”, compresa, con la seguente formulazione: “La soglia di applicazione della procedura di cui al comma 1 è estesa agli impianti di potenza nominale sino a 1 Mw. Le Regioni e le Province autonome possono definire …” 6) All’articolo 6 comma 10, sostituire il secondo e ultimo capoverso sino alle parole “50 kW” con il seguente: “La soglia di applicazione del regime di comunicazione è estesa agli impianti di potenza nominale sino a 50 kW …” Proposta 7) All’articolo 7, non è indicato se la potenza ivi indicata sia termica o elettrica Proposta di modifica Inserire dopo “Mw” la lettera “t”. § Capo Ii Regolamentazione Tecnica Proposta 8) L’articolo 8 comma 5 prevede che, decorso un anno dall’entrata in vigore del decreto, per gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola, l’accesso agli incentivi è consentito a condizione che (e in aggiunta ai requisiti di cui all’allegato 2) gli impianti siano di potenza non superiore a 1 Mw e che il rapporto tra potenza e superficie del terreno nella disponibilità del proponente non sia superiore a 50 kW per ettaro. Commento Appare discutibile la tecnica normativa utilizzata dal Governo che, a settembre 2010 ridisegna (con un provvedimento organico) la disciplina incentivante che dovrà sostenere il mercato della produzione di energia da fonte fotovoltaica per i prossimi tre anni e, solo tre mesi dopo, inserisce nel decreto legislativo di attuazione della direttiva, volta a promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, una disposizione che apertamente e ingiustificatamente scoraggia l’installazione degli impianti fotovoltaici su terreno agricolo sotto 1 Mw ed azzera l’incentivazione per quelli sopra 1 Mw. Qualora si intenda favorire lo sviluppo di tipologie di impianti fotovoltaici differente rispetto a quelle succitate, si ritiene opportuno che lo strumento di policy da utilizzare sia l’efficientamento graduale e progressivo della leva tariffaria e non quello dell’azzeramento drastico dell’incentivo. Proposta di modifica Si propone lo stralcio del comma 5 dell’articolo 8 e l’introduzione di ulteriori scaglioni di tariffe decrescenti per tale tipologia di impianti a partire dall’estinzione del regime di incentivazione di cui al Dm 6 agosto 2010 (Terzo Conto Energia fotovoltaico). Titolo V Regimi Di Sostegno Disposizioni inerenti gli impianti entrati in esercizio entro il 31/12/2012 Proposta 8), 9), 10) E 11) Commento Le modifiche che vengono proposte sono volte a una maggior congruità, prevedibilità e regolarità dei flussi di cassa degli operatori. In particolare si ritiene che l’attuale termine di riduzione del 70% da applicarsi al valore di riferimento per il ritiro dei Cv porterebbe il valore dei titoli di incentivazione a livelli tali da non garantire la congrua remunerazione delle iniziative, al punto di metterne a repentaglio la sopravvivenza e la solvibilità nei confronti degli istituti che hanno finanziato le loro iniziative, con potenziali effetti perniciosi anche sul mondo bancario. Inoltre, al fine di garantire effettivamente la redditività degli investimenti già effettuati, è opportuno che il prezzo di riferimento su cui poi deve applicarsi il termine percentuale di riduzione debba essere ancorato al valore dello stesso in vigore per l’anno 2011 (ossia a 180 €/Mwh meno prezzo medio di vendita dell’energia per l’anno 2010), in maniera da garantire una minor volatilità del prezzo e, pertanto, una maggiore prevedibilità dei flussi di cassa per gli investimenti esistenti e una maggiore finanziabilità per i nuovi progetti. Per gli stessi motivi appare auspicabile che, una volta cessato il regime di incentivazione dei Certificati Verdi (2016), l’entità del nuovo incentivo sia analoga rispetto a quello precedentemente percepito. Infine l’introduzione di un ritiro su base semestrale consentirebbe una maggiore liquidità per i produttori rinnovabili, senza la necessità di dover incorrere nei gravosi costi di transazione che il ritiro annuale comporta per il frequente ricorso alla cessione anticipata di Cv alle strutture di trading. Proposta di modifica In relazione alle disposizioni transitorie previste dall’art.23, aventi oggetto gli incentivi per le iniziative entrate in esercizio prima del 31/12/2012, introdurre le seguenti modifiche: Alla quarta riga del comma 5, modificare il termine “70%” con il valore di “85%”. In subordine prevedere una graduale e lineare diminuzione del succitato termine, partendo da un valore di 85% (riferito ai ritiri dei Cv in eccesso connessi alle produzioni 2011) sino a giungere a un valore del 70% (riferito ai ritiri dei Cv in eccesso connessi alle produzioni 2015). Alla seconda riga del comma 5, sostituire “annualmente” con “semestralmente”. Alla quarta riga del comma 5 , dopo le parole “pari al 70%”, eliminare “del prezzo di cui al citato comma 148” e sostituire con “del valore che il prezzo di cui al citato comma 149 assume per l’anno 2011.“ Inoltre all’art.22, comma 5, lettera c), dopo “di cui al comma 3”, eliminare da “in modo da” sino alla fine del periodo e aggiungere “della medesima entità rispetto a quello percepito in riferimento alle produzioni 2015”. Disposizioni inerenti gli impianti entrati in esercizio dopo il 31/12/2012 Proposta 12) Commento Si ritiene il meccanismo delle aste, per come si profila dalla lettura dell’art.22 comma 4, completamente inadatto all’incentivazione delle iniziative di produzione da fonti rinnovabili. Per quel che la pur vaga disciplina delle aste inserita nel decreto lascia prefigurare, si verrebbe a creare una fortissima concentrazione delle iniziative nella mani di pochissimi grandi soggetti, per tacere poi del rischio della nascita di un sottobosco di commercio di convenzioni di accesso agli incentivi. Si intraprenderebbe così un percorso in totale contraddizione con la liberalizzazione del mercato elettrico e con le caratteristiche intrinseche dei progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili, tipicamente accessibili da quella media imprenditoria che così si vedrebbe invece di fatto esclusa dall’accesso agli incentivi. Per tale ragione si ritiene di dover includere anche gli impianti di potenza superiore ai 5 Mw nello schema di incentivo amministrato o, in subordine, di elevare la soglia oltre la quale è necessario accedere agli incentivi ad asta al livello sotto riportato. In tal caso tuttavia sarebbe opportuno prevedere un differente meccanismo di asta, affidato non al Gse ma a ciascuna Regione, in cui si metta in gara non l’accesso agli incentivi, ma l’acquisizione di titolarità di aree già determinate dalle regioni, e con essa dell’ottenimento dell’autorizzazione,della connessione in rete e solo in ultima istanza dell’accesso agli incentivi. E’ evidente come un siffatto meccanismo sia da riservarsi solo a impianti di grande taglia e sia da correlarsi strettamente con le determinazioni di cui al Burden Sharing. Proposta di modifica Si chiede lo stralcio del comma 4 dell’art.22 e l’inclusione degli impianti di potenza superiore a 5 Mw all’interno della categoria di impianti avente diritto all’incentivo amministrato di cui all’art.22, comma 3, tenendo ovviamente conto, al momento della determinazione dell’entità dell’incentivo amministrato, delle economie di scale conseguite da impianti di taglia maggiore. In subordine, si chiede l’introduzione delle seguenti modifiche: Modifica della soglia di accesso all’incentivo di tipo amministrato (art.22 commi 3 e 4) dall’attuale valore di 5 Mw a un valore di 50 Mw per impianti diversi dal fotovoltaico, biogas, biomasse e bioliquidi sostenibili e 10 Mw per impianti fotovoltaici. Gli impianti di qualsiasi taglia alimentati da biogas, biomasse e bioliquidi sostenibili continuano ad accedere all’incentivo di natura amministrata. Modifica della disciplina delle aste, che dovranno riguardare non solo l’accesso agli incentivi, ma in maniera integrata e coordinata la messa in disponibilità delle aree, l’ottenimento dell’autorizzazione, la connessione in rete e infine l’accesso agli incentivi. Si ritiene opportuno che tali aste, limitate agli impianti di potenza superiore alle soglie sopra riportate, avvengano su base regionale tenendo conto degli obiettivi regionali di cui al Burden Sharing. Proposta 13) Commento La mancata inclusione dei rifacimenti parziali tra gli interventi aventi diritto all’incentivazione, prevista dall’art.22 comma 2 lettera e, pare essere in contraddizione con i principi di tutela dell’ambiente e di economicità del sistema di incentivazione che ispirano il presente decreto. Si richiede pertanto che venga reintrodotta l’incentivazione ove la realizzazione delle predette iniziative comporti un beneficio in termini di efficienza della produzione e di miglior sfruttamento della risorsa naturale e del territorio. Proposta di modifica Si chiede l’inclusione, tra le iniziative aventi diritto all’incentivazione riportate all’art.22 comma 2 lettera e), dei rifacimenti parziali e dei rifacimenti parziali particolarmente onerosi. Le modalità di incentivazione saranno poi disciplinate sul successivo Decreto Ministeriale. Si richiede pertanto il contestuale stralcio del comma 10 dell’art.23. Proposta 14) Commento Le disposizioni dell’art. 22, comma 1, così come scritte, determinano una notevole modifica al quadro dell’incentivazione al settore fotovoltaico così come stabilita col Dm 6 agosto 2010 (Terzo Conto energia). L’intento di volere uniformare le diverse discipline di incentivazione alle rinnovabili determinerà una riduzione da tre anni a due (2011 e 2012) del nuovo feed-in premium fotovoltaico. La fissazione di una data certa inoltre potrebbe comportare l’inapplicabilità delle disposizioni previste all’art. 3, comma 6 del Dm 6 agosto 2010 che garantisce l’incentivo anche ad esaurimento del tetto di potenza entro 14 mesi dal suddetto esaurimento. Proposta di modifica Si chiede pertanto di fare salve le disposizioni stabilite dal Dm 6 agosto 2010 fino ad esaurimento dei suoi effetti. Titolo Vi Garanzie Di Origine, Trasferimenti Statistici E Progetti Comuni Proposta 15) Commento Ai fini di rendere effettive le possibilità di raggiungere gli obiettivi del 2020, responsabilizzando le regioni nel processo di attuazione del presente decreto legislativo e del Piano di Azione Nazionale, appare necessario prevedere un termine perentorio entro il quale si proceda alla definizione del meccanismo di Burden Sharing. Si ritiene opportuno che tale termine venga fissato entro e non oltre 90 giorni dalla pubblicazione del presente decreto Proposta di modifica All’art.33, dopo il comma 5, inserire il seguente comma 5 bis: “Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell´ambiente e della tutela del territorio e del mare, d´intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, quantifica e definisce entro 90 giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento gli obiettivi regionali definiti in attuazione dell’art.8 bis della legge 13/2009”. Titolo Vii – Sostenibilita’ Di Biocarburanti E Bioliquidi Proposta 16) Commento La proposta di decreto ribadisce, all’art. 34 comma 1, che dal 1 gennaio 2012 potranno accedere ai meccanismi di sostegno i soli bioliquidi che rispettino i criteri di sostenibilità. L’applicazione di tali criteri rimanda tuttavia al provvedimento attuativo della direttiva 2009/30/Ce del 23 aprile 2009, ad oggi non ancora presente. L’assenza, a circa un anno dalla scadenza prevista, di disposizioni chiare sulla sostenibilità condiziona pesantemente gli sviluppi di un mercato come quello della produzione di energia da bioliquidi, che ha visto negli anni recenti l’avvio di numerosissime nuove installazioni, il cui futuro è però dipendente dall’applicazione delle nuove regole sulla sostenibilità. Molti produttori di energia non sono infatti in grado di prevedere se l’olio generalmente utilizzato nei propri impianti potrà rispondere ai requisiti della sostenibilità, se e come dovranno variare le proprie forniture, quali garanzie richiedere ai propri fornitori. Proposta di modifica È necessario stabilire quanto prima, attraverso l’emanazione del decreto di recepimento della direttiva 2009/30/Ce del 23 aprile 2009, quale sarà il sistema di riferimento per la valutazione della sostenibilità, quali i valori standard e in quale casi saranno utilizzabili, quali i requisiti minimi per tracciare la provenienza dell’olio, soprattutto se d’importazione. Sarà inoltre opportuno promuovere lo sviluppo di accordi/sistemi di certificazione sufficienti a garantire la sostenibilità dell’olio importato dai principali paesi fornitori. Si richiama infine la necessità – per consentire agli operatori di dotarsi degli opportuni strumenti di certificazione – di rispettare il percorso temporale di attuazione dei criteri di sostenibilità previsto all’art. 17 della direttiva 2009/28/Ce”. All’art. 34 – dopo il comma 1 aggiungere il comma 1bis: “Per l’applicazione del comma 1 nell’ambito del presente provvedimento, ai fini della definizione temporale degli obblighi, si applicano le previsioni temporali introdotte dal decreto di recepimento della direttiva 2009/30/Ce del 23 aprile 2009, come meglio dettagliato all’art. 17 della direttiva 2009/28/Ce”. |
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ENERGIA IDROELETTRICA, NUOVE REGOLE CONCESSIONE: CAMBIA RUOLO PER COMUNI E PROVINCE LOMBARDE NEL RISPETTO LEGGI STATO FORMIGONI E RAIMONDI: AVVIATO FEDERALISMO IN QUESTO SETTORE |
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Milano, 10 gennaio 2011 - Nuove regole per la concessione dell´energia idroelettrica in Lombardia: Province e Comuni infatti, per la prima volta avranno voce in capitolo nel pieno rispetto dei limiti imposti dalle norme nazionali e dalle direttive comunitarie. Questo in sostanza il significato dell´emendamento al collegato di sessione che riforma le regole per le grandi derivazioni idriche approvato il 20 dicembre 2010 dal Consiglio regionale lombardo. "Da oggi - spiegano il presidente Roberto Formigoni e l´assessore all´Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi - l´energia idroelettrica è effettivamente un bene di tutti. Le realtà locali e la popolazione potranno quindi beneficiare delle ricadute positive, sia nella gestione del patrimonio idrico e ambientale sia nei ritorni economici". In sostanza, la Regione - nuova proprietaria del bene idrico dallo scadere di ciascuna concessione - avvia le procedure ad evidenza pubblica necessarie per i nuovi affidamenti concessori, costituendo nel contempo le società patrimoniali interamente ed esclusivamente pubbliche, cui affidare la proprietà demaniale acquisita. Le patrimoniali vedranno la presenza degli enti locali, per almeno il 30% delle quote, senza oneri di ingresso a carico di questi ultimi. Nel caso di forte concentrazione di impianti (oltre 100 Mw installati) Regione Lombardia realizzerà con gli Enti locali una patrimoniale per ogni Provincia. L´affidamento dell´esercizio industriale della produzione idroelettrica, secondo le leggi dello Stato, che ha competenza esclusiva in questa materia, può avvenire con diverse modalità: - con procedura competitiva ad evidenza pubblica condotta dalla Regione o dalla società patrimoniale di riferimento; - per affidamento diretto a società a partecipazione mista pubblico-privata, se soddisfatti i requisiti delle vigenti norme nazionali e direttive comunitarie. Questo secondo criterio diviene prioritario nel caso il territorio in questione sia montano per più della metà della sua superficie e nel caso in cui la Provincia sia presente nella società (sempre se in presenza dei requisiti di legge). "La Lombardia - aggiungono Formigoni e Raimondi - per prima introduce il federalismo idroelettrico. Siamo la Regione italiana che produce e utilizza maggiormente questa forma di energia pulita e per questo siamo particolarmente orgogliosi di essere stati i veri innovatori delle regole aprendone la gestione e i benefici secondo principi fortemente sussidiari, dalla parte certamente degli enti locali più piccoli". "Ancora una volta - concludono il presidente e l´assessore - il Governo regionale lombardo si dimostra impegnato con fatti concreti a favore dei cittadini e dei territori che da oggi sentiranno più propria l´energia idroelettrica e meglio tutelato il territorio in cui vivono". |
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GAS, RIPRENDONO IMPORTAZIONI DA TRANSITGAS ROMANI: “BUONA NOTIZIA PER LA SICUREZZA DELLE FORNITURE” |
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Roma, 10 gennaio 2011 - Riprende il flusso di gas dal Nord-europa verso l’Italia attraverso il gasdotto svizzero Transitgas. Con il “giorno gas” 24 dicembre, torna in funzione l’infrastruttura che assicura al nostro Paese l’importazione di circa 8 miliardi di metri cubi l’anno (pari a circa il 10% del consumo annuo nazionale), grazie a una capacità giornaliera massima di 60 milioni di metri cubi. Il gasdotto è rimasto interrotto dallo scorso 23 luglio quando una frana, avvenuta in territorio elvetico, ha causato l’interruzione delle forniture facendo venire meno le necessarie condizioni di sicurezza per l’erogazione del servizio. Il Dipartimento per l’energia del Mise si è immediatamente attivato presso le competenti autorità elvetiche affinché venissero trovate adeguate soluzioni tecniche per ripristinare il flusso di gas verso l’Italia, garantendo ai consumatori, in particolar modo situati nel Nord Italia, la continuità e la certezza degli approvvigionamenti. Nel rispetto della tempistica concordata col Mise, le autorità svizzere e Transitgas si sono attivate, ciascuna per la propria competenza, nella realizzazione di immediate opere di consolidamento per ripristinare le normali condizioni di sicurezza lungo il tracciato del gasdotto. Per il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani “la ripresa del servizio da parte di Transitgas prima delle festività natalizie è davvero una buona notizia. Poter contare sulla funzionalità di questo gasdotto – ha proseguito il ministro – ha una duplice valenza: assicurare in inverno un’offerta adeguata alla domanda di imprese e cittadini e consentire la diversificazione della provenienza del gas. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono attivati per consentire una prima soluzione del problema” ha concluso Romani. Il Mise continuerà a seguire con la dovuta attenzione i prossimi passi per la realizzazione di una bretella di Transitgas, che consentirà il funzionamento del gasdotto su un più ampio orizzonte temporale. |
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IN VIGORE IN PUGLIA LE NUOVE LINEE GUIDA PER LE ENERGIE RINNOVABILI |
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Bari, 10 gennaio 2011 - In vigore dal 31 dicembre le linee guida regionali per le energie rinnovabili. Ecco le nuove regole per installare gli impianti. Capone, Barbanente, Nicastro e Stefano: “Riamo riusciti ad accompagnare lo sviluppo tutelando territorio, ambiente e agricoltura”. Cambiano le regole e si snelliscono le procedure per l’installazione in Puglia di impianti di energie rinnovabili, con più tutele per l’ambiente, il territorio e l’agricoltura senza compromettere lo sviluppo. Sono entrate in vigore il 31 dicembre 2010, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (è il numero 195) le cosiddette linee guida regionali, cioè il Regolamento n. 24 del 30 dicembre che attua quanto stabilito dalle Linee Guida nazionali per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (varate dal ministero per lo Sviluppo economico con il decreto del 10 settembre 2010, che si attendeva da sette anni). Parte invece il primo di gennaio 2011, la nuova procedura per ottenere in Puglia l’autorizzazione unica per installare un nuovo impianto, varata con delibera. Entrambi i provvedimenti sono stati licenziati dalla Giunta regionale nella seduta del 30 dicembre. Vediamoli nel dettaglio. Il Regolamento per le aree non idonee (le cosiddette linee guida regionali) Si tratta del regolamento attuativo del Decreto del Ministero per lo sviluppo economico del 10 settembre 2010 “Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” e individua le aree e siti non idonei all’installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili nel territorio pugliese. Il provvedimento pugliese esce con una tempistica tale da entrare in vigore persino un giorno prima delle Linee Guida nazionali che partono dal I gennaio. Dunque non c’è per la Puglia alcun periodo di vuoto. L’importanza del Regolamento è legata anche al fatto che varato all’indomani della dichiarazione di incostituzionalità del Regolamento regionale sugli impianti eolici (è il n. 16 del 2006), serve a regolare e a disciplinare l’impatto della sentenza della Corte Costituzionale. Nel documento, che occupa 165 pagine del Bollettino Ufficiale, sono indicate le aree non idonee in modo estremamente analitico. Al contrario di quanto fatto da Regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Basilicata e le Marche che hanno emanato provvedimenti più snelli ed in genere limitati al solo fotovoltaico, la Puglia individua infatti tutte le zone soggette a qualsiasi tipo di vincolo: parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d’acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti. E non solo. Il Regolamento prevede una disciplina di protezione anche per i cosiddetti “coni visuali”, cioè le vedute panoramiche che caratterizzano alcuni paesaggi pugliesi e per le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità, quindi con coltivazioni biologiche o identificate dai marchi quali Dop, Doc, Igt, Igp e altri. Le aree non idonee sono state individuate attraverso una puntuale ricognizione di tutte le disposizioni che tutelano l’ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale. Proprio perché protette queste aree non sono compatibili con gli impianti di rinnovabili, in alcuni casi per via della tipologia dell’impianto, in altri per le dimensioni. Dunque la richiesta di autorizzazione all’insediamento avrebbe esito negativo. Il tutto è dettagliato nei tre allegati del regolamento: nel primo sono indicati i principali riferimenti normativi che determinano la non doneità delle aree, l’Allegato 2 contiene una classificazione delle diverse tipologie di impianti per fonte, potenza e tipo di connessione elaborata sulla base delle Linee Guida nazionali, l’Allegato 3 indica nel dettaglio le aree e i siti dove non è consentita la localizzazione di specifiche tipologie di impianti a loro volta indicati. Un esempio è rappresentato dai “coni visuali”, cioè da quei panorami che sono l’immagine stessa della Puglia in tutto il mondo e rappresentano un motivo rilevante della sua attrattività turistica: vedute come Castel del Monte, Canne della Battaglia, il Castello di Lucera, Castel Fiorentino, Dragonara, Vieste, Minervino Murge, la Loggia di Pilato a Monopoli, il sito di Egnazia a Fasano, Ostuni e la sua strada panoramica, il Parco delle Dune Costiere e fiume Morelli, Alberobello e la strada provinciale dei Trulli, Locorotondo e il suo belvedere, le gravine di Laterza e di Gravina, Otranto, Santa Maria di Leuca e il santuario de Finibus Terrae, la strada da Ruffano a Casarano con la Cripta del Crocifisso e ancora Montagna Spaccata, Porto Selvaggio e il Castello di Oria. Il nuovo iter Cambia anche il procedimento per richiedere le autorizzazioni uniche. Il nuovo iter descritto nella delibera di Giunta varata il 30 dicembre si allinea alle Linee Guida nazionali, ma con una particolarità unica in Italia: è completamente on line. Dal nuovo anno non si potranno più presentare domande cartacee. Le richieste viaggeranno via web attraverso il portale www.Sistema.puglia.it e gli stessi progetti dovranno essere digitali, quindi immediatamente proiettabili sulla cartografia del Sit, il Sistema Informativo Territoriale. Questo semplificherà e renderà più veloci le procedure autorizzative. Sarà possibile infatti arrivare all’espressione del parere entro il 180° giorno. La documentazione sarà generata da Sistema.puglia per l’aspetto amministrativo e dal Sit per quello cartografico, anche gli allegati dovranno avere formato digitale e il tutto viaggerà con la posta elettronica certificata, inclusa la corrispondenza tra le amministrazioni. Solo per questo aspetto saranno risparmiati 45 giorni. Il nuovo procedimento entra in vigore dal primo gennaio. Gli assessori Soddisfazione è stata espressa dai quattro assessori che hanno lavorato ai nuovi provvedimenti, Loredana Capone, Angela Barbanente, Lorenzo Nicastro e Dario Stefano. “Con questi provvedimenti così articolati – ha commentato la vice presidente della Regione Puglia e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone - siamo riusciti a tutelare allo stesso tempo lo sviluppo e l’ambiente. Ma abbiamo raggiunto anche l’obiettivo di accelerare un iter burocratico lungo e complesso, con una procedura che intreccia due sistemi operativi, Sistema.puglia e Sit, che non ha eguali in Italia per carica innovativa”. Per l’assessore alla Qualità del Territorio Angela Barbanente “la individuazione delle aree non idonee è frutto di un intenso lavoro collegiale volto a tutelare le aree più vulnerabili e di maggior pregio del paesaggio regionale, un bene comune da valorizzare per la qualità dello sviluppo e che è il biglietto da visita della Puglia nel mondo”. “Le richieste di impianti da parte degli imprenditori rischia di diventare ingestibile”, ha detto l’assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro. “Con questo regolamento salvaguardiamo l’ambiente e forniamo immediatamente un’indicazione in positivo o in negavo a chi intende investire in energie rinnovabili. Con riferimento al fotovoltaico, riteniamo che sia uno strumento valido anche a spostare l’attenzione dal suolo ai tetti”. “Le nostre “linee guida” – ha commentato l’assessore alle Risorse agroalimentari Dario Stefano – prevedono per la prima volta una specifica disciplina di protezione per le aree agricole con coltivazioni di qualità. L’eccellenza della nostra agricoltura, dei suoi prodotti di qualità e del paesaggio rurale, rappresentano una vocazione del territorio che merita ogni forma di tutela”. |
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ENERGIA SOLARE IN SICILIA, BOOM DI OCCUPATI IN DUE ANNI DA POCHE DECINE A OLTRE 2MILA ADDETTI |
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Palermo, 10 gennaio 2011 – Si è tenuta martedì 21 dicembre 2010 presso la sede di Confindustria Palermo, la conferenza stampa congiunta del presidente dei Giovani imprenditori della provincia di Palermo, l´imprenditore Marcello Cacace, e del responsabile del Polo Fotovoltaico della Sicilia, il ricercatore del Cnr Mario Pagliaro. Le attività di formazione; i posti di lavoro creati, le imprese nate in margine alla frequenza del Solar Master. Presentate nel 2009, le attività congiunte di Cnr, Confindustria e Università di Palermo -- finalizzate a creare figure professionali capaci di entrare rapidamente nel mercato dell´industria solare -- sono proseguite in modo costante, ispirandosi alla stessa logica del miglioramento continuo che i corsi del Polo intendono veicolare fra i propri corsisti. Quello dell´energia solare è il comparto dell´economia con il più alto tasso di sviluppo attualmente in Italia dove sono oltre 100mila gli impianti fotovoltaici in esercizio; e 2 milioni i metri quadrati di pannelli solari termici sui tetti, per un numero complessivo di occupati che ha superato le 40mila unità. Oltre 2mila gli addetti in Sicilia nel solare termico e fotovoltaico, settori dove appena due anni fa a lavorare erano poche decine di persone. “L´energia solare -- spiegano Cacace e Pagliaro -- è ormai un´opportunità imprescindibile per i giovani e le imprese; ma anche per le famiglie e le pubbliche amministrazioni. E martedì a Palermo -- concludono i partner -- presenteremo dei dati originali che sfatano molti miti sull´energia fornita dal sole: specie con riferimento alla Sicilia". |
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DE FILIPPO: “IN BASILICATA UNA ‘GREEN ENERGETIC VALLEY’" IL PRESIDENTE PARLA DEI PROGETTI DI FILIERA ENERGETICA PULITA A UN CONVEGNO SU ENERGIA E SVILUPPO SOSTENIBILE |
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Potenza, 10 gennaio 2011 - “L’energia è sempre più il fattore chiave dello sviluppo, tanto in termini di disponibilità energetica che di costi, ma bisogna evitare che in questa fase di passaggio tra una società industriale inconsapevole dell’impronta ecologica lasciata e un nuovo sistema produttivo più evoluto, una terra ancora priva di grandi effetti negativi quale la Basilicata è possa incanalarsi su modelli sbagliati e obsoleti. Bisogna saper convivere con realtà e tecnologie ancora utilizzate, ma proiettarsi già con lo sguardo al futuro”. E’ il pensiero espresso dal presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo intervenendo a un convegno su “Energia e sviluppo sostenibile” organizzato dal Pd a Ferrandina. “Proprio per questo – ha detto De Filippo – noi puntiamo proprio allo sviluppo dell’industria energetica puntando ad avvicinarci all’impatto zero sull’ambiente, contrapponendo un modello di ‘green energetic valley’ a chi, anche nel nostro Paese, insegue modelli ancora basati sulle energie fossili o, addirittura, su una tecnologia nucleare che, per di più sta per diventare obsoleta. Noi, invece, in Basilicata vogliamo non solo produrre energia verde, ma realizzare una vera e propria filiera dell’energia pulita. E se la disponibilità di energia sarà in vero volando di sviluppo, in Basilicata gli effetti saranno consequenziali e l’essere fornitori di tecnologia anche per altri territori ci darà una marcia in più verso uno sviluppo duraturo e sostenibile” |
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VENDOLA SU SOLARIZZAZIONE TETTI: "ATTIVIAMO LA RETE DEI DISTRETTI PRODUTTIVI"
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Bari, 10 gennaio 2011 - “La Regione vede con grande favore il protagonismo delle piccole e medie imprese pugliesi che in questi giorni, forse sollecitate dalla firma dei due protocolli d’intesa con Enel.si e con Beghelli per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle case, si sono affacciate sulla scena. Noi intendiamo promuovere le iniziative di solarizzazione dei tetti degli edifici sia pubblici che privati, attivando la rete dei distretti produttivi, in particolare quello dell’energia e quello dell’edilizia sostenibile. E qualora le imprese pugliesi siano già pronte per offrire le proprie attività di installazione e manutenzione degli impianti di solarizzazione a condizioni di favore dei cittadini pugliesi, anche consorziandosi tra di loro, non avranno che da farsi avanti. Troveranno massima disponibilità da parte della regione. Vorrei ricordare infine che nell’ambito delle convenzioni siglate con Enel.si e Beghelli, sarà attivato proprio il sistema delle piccole e medie imprese locali per l’installazione e la manutenzione degli impianti”. Lo ha dichiarato il presidente della regione Puglia Nichi Vendola all’indomani delle sollecitazioni giunte da alcune aziende pugliesi in merito alle iniziative svoltesi nei giorni scorsi e relative alla solarizzazione dei tetti. A questo proposito l’assessore competente Loredana Capone ha già convocato, per il mese di gennaio, i due distretti coinvolti (energia e edilizia sostenibile). |
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PIANO CASA IN UMBRIA: RISPOSTA CONCRETA A CRISI SETTORE COSTRUZIONI |
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Perugia, 10 gennaio 2011 - "Il Piano Casa varato nelle settimane scorse rappresenta una risposta concreta alla crisi che ha investito il settore delle costruzioni, e allo stesso tempo allontana i rischi di una cementificazione indiscriminata, l´allentamento dei controlli e salvaguarda quegli elementi a tutela dell´ambiente e del territorio per limitarne un consumo selvaggio". È quanto afferma l´assessore regionale alle Politiche della casa, Stefano Vinti, intervenendo in merito alle recenti prese di posizione sul provvedimento. "La Regione Umbria - rileva - poteva rispondere alla crisi mediante la totale deregolamentazione del mercato, oppure, come ha fatto, puntare su meccanismi premiali che agevolano il recupero e la riqualificazione di immobili e quartieri già esistenti e favoriscono le scelte di risparmio energetico e di sviluppo di forme di energia alternativa. Una scommessa importante ma che, purtroppo - sottolinea l´assessore regionale - fa i conti con i tagli del Governo centrale che stanno mettendo in ginocchio le Regioni, gli enti locali e le stesse imprese. Il Governo infatti ha azzerato le risorse per l´edilizia sociale che ci impone, per i mesi a venire, la ricerca di nuove strategie a sostegno di migliaia di famiglie in difficoltà". "Non condividiamo le critiche rivolte al Piano - conclude Vinti - considerato troppo blando da chi, al contrario, ritiene di trasformare il mercato edilizio in un ´far west´, in barba ad ogni strumento urbanistico. Le scelte adottate dalla Regione Umbria sapranno, pur in un quadro di grandi difficoltà economiche determinate dal Governo centrale, rilanciare il settore, sostenere la domanda abitativa e tutelare il territorio". |
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MILANO - CASE AI ROM, DE CORATO, “NESSUN ARTIFICIO DAL COMUNE, NESSUNA DISCRIMINAZIONE, NESSUNA OFFESA A SERIETÀ AMMINISTRATORI E GIUDICI. NÉ COMUNE, NÉ MINISTERO, NÉ PREFETTURA POSSONO ASSEGNARE QUELLE CASE” |
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Milano, 10 gennaio 2011 - “Non c’è stato alcun artificio da parte del Comune, nessuna discriminazione e nessuna offesa alla serietà degli amministratori e dei giudici. Semplicemente, come ha giustamente rilevato l’Avvocatura comunale, non è il Comune di Milano, né il Ministero degli Interni né la Prefettura, a dover eseguire l’ordinanza del giudice di assegnare le case perché si tratta di case che non sono né di proprietà né nella disponibilità del Comune. Gli alloggi sono invece oggetto di contratto tra Casa della Carità e Aler, secondo quanto previsto da una delibera regionale del 5 agosto che specifica la destinazione dei 25 alloggi assegnati per strati di popolazione connotati da particolare fragilità sociali. Detto questo le invettive contro l’Amministrazione comunale, accusata dagli avvocati delle famiglie rom di cercare artifici e addirittura offendere la serietà di giudici e amministratori, risultano fuori luogo visto che gli alloggi in questione non sono né di proprietà né nella disponibilità del Comune”. Così il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato a seguito delle dichiarazioni degli avvocati delle famiglie dei rom |
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FLUSSI MIGRATORI: OK VENETO AD ACCORDO CON GOVERNO PER ALLOGGI AD IMMIGRATI CON UN SERIO E ONESTO PROGETTO DI VITA |
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Venezia, 3 gennaio 2011 - La Regione del Veneto, con una delibera approvata su proposta dell’assessore ai flussi migratori Daniele Stival, ha deciso di aderire ad un Accordo di Programma in materia di accesso all’alloggio da parte della popolazione immigrata regolare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha proposto alle 4 Regioni italiane a maggiore presenza di popolazione immigrata residente: oltre al Veneto, l’Emilia Romagna, la Lombardia ed il Lazio. “Si tratta di una strategia che condividiamo – ha sottolineato Stival – nella convinzione che creare le migliori condizioni d’integrazione per l’immigrato regolare, che rispetta le leggi, lavora ed ha un serio progetto di vita da sviluppare qui da noi non solo sia doveroso, ma costituisca anche un valido strumento per combattere la clandestinità. Le azioni previste da questo Accordo – aggiunge Stival – sono tra l’altro in linea con quanto previsto dal Piano per l’integrazione nella sicurezza, denominato ‘identità ed incontro’, approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno scorso, che individua nell’alloggio uno degli assi basilari su cui sviluppare con successo un percorso di reale integrazione del migrante, creando le condizioni di una coesistenza pacifica tra italiani e stranieri fondata sul rispetto delle regole di civile convivenza”. Il Ministero ha finanziato gli Accordi con Veneto, Emilia, Lombardia e Lazio con 4 milioni 700 mila euro. La quota riservata al Veneto è di 930 mila 600 euro. Il documento prevede tra l’altro l’adozione di una serie di interventi per l’accesso all’alloggio degli immigrati stranieri regolari con l’utilizzo di beni a diverso titolo nella disponibilità delle pubbliche amministrazioni da destinare ad uso abitativo e da adibire a strutture di accoglienza, nonché con il recupero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Lo scopo è quello di realizzare una programmazione di azioni congiunte pubblico-privato anche attraverso il supporto delle scuole edili, finalizzate all’acquisizione o al recupero e gestione di alloggi. “Il tutto – tiene a precisare Stival – non interferirà in alcun modo con gli altri canali in essere riguardanti l’edilizia pubblica destinata ai cittadini veneti che ne hanno diritto”. |
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RIQUALIFICAZIONE URBANA:7,6 MILIONI PER ASSE MONUMENTALE PALERMO |
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Palermo, 10 gennaio 2011 - Sara´ riqualificato l´intero asse monumentale fra piazza Marina, piazza Bologni e piazza della Vittoria, in pratica le tre piazze sul Corso Vittorio Emanuele nel centro storico della citta´ di Palermo. L´assessorato regionale per le Infrastrutture e la Mobilita´, infatti, ha impegnato, a favore del Comune di Palermo, oltre 7 milioni e mezzo di euro, fondi vincolati alla realizzazione del progetto esecutivo relativo ai ´lavori di valorizzazione degli assi monumentali del centro storico´ ovvero la riqualificazione urbana e monumentale delle tre piazze e delle aree limitrofe. L´importo originale del finanziamento sfiorava i 12 milioni di euro (11 milioni 999 mila 906 euro e 18 centesimi). I lavori sono stati affidati all´Ati (Associazione Temporanea di Imprese) Geo-ambiente srl e Tecno Group srl con un ribasso del 48,011% pari a 4 milioni e 379 mila euro. In forza di questa aggiudicazione, negli ultimi giorni dell´anno scorso (con decreto del 23 dicembre), l´assessorato per le infrastrutture ha impegnato la somma di 7 milioni 621 mila e 807 euro necessaria per l´esecuzione dei lavori disponendo l´erogazione in favore del Comune di Palermo su specifica richiesta corredata dalla dichiarazione di spendibilita´ e da distinta analitica per l´impiego delle somme man mano richieste. "Il verbale di aggiudicazione dei lavori e´ dello scorso 22 dicembre. In appena 24 ore - commenta l´assessore Pier Carmelo Russo - il Dipartimento regionale delle Infrastrutture, della Mobilita´ e dei Trasporti ha proceduto all´impegno delle somme. Il decreto di impegno predisposto il 23 dicembre, e´ stato registrato il 27 dicembre, in tempi brevissimi nonostante il periodo festivo. E´ la dimostrazione di quale sia l´attenzione che i miei uffici pongono al tema dell´impiego di tutte le somme disponibili nel migliore dei modi possibili e senza ritardo. Era, inoltre, importante giungere a questo risultato prima della fine del 2010". "Si tratta - prosegue l´assessore per le Infrastrutture e la Mobilita´ - di importanti lavori di riqualificazione per la citta´ di Palermo tanto piu´ se si pensa che l´intervento coinvolge piazze storiche come piazza della Vittoria su cui affacciano sia la Questura di Palermo che il Palazzo dei Normanni, la centralissima Piazza Bologni e la molto nota, frequentata ed apprezzata Piazza Marina. Proprio nelle scorse settimane lo stato di abbandono di alcuni monumenti della Piazza della Vittoria era balzato agli onori delle cronache. Con questo intervento speriamo si possa restituire l´asse monumentale al suo originale splendore e dunque quest´area della citta´ alla legittima fruizione collettiva". |
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EDILIZIA FVG: 1,025 ML. EURO PER EDILIZIA AGEVOLATA |
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Udine, 10 gennaio 2011 - Per la "prima casa" (edilizia agevolata) la Giunta del Friuli Venezia Giulia ha deliberato 21 dicembre 2010 , su proposta dell´assessore regionale ai Lavori pubblici, Riccardo Riccardi, uno stanziamento di 1,025 milioni di euro sui fondi 2010. Si tratta di risorse che potranno essere utilizzate per la copertura delle domande che "raggiungeranno la fase procedimentale necessaria per l´erogazione dei contributi nell´anno 2011", segnala la delibera approvata oggi. Nel corso dell´esercizio finanziario 2010, viene infatti osservato, sono stati erogati tutti i fondi necessari per la copertura delle domande di edilizia agevolata che avevano raggiunto la fase procedimentale richiesta, utilizzando anche economie derivanti da minori spese degli stanziamenti già previsti, senza dover utilizzare completamente le risorse sia assegnate sia trasferite nell´anno in corso con la legge finanziaria 2010, fondi che pertanto possono essere utilizzati per le erogazioni di contributi di edilizia agevolata disposti nell´anno 2011. |
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CNR E FIABA INSIEME PER LO ‘SPIN OFF SOCIALE’ FIRMATO L’ACCORDO QUADRO PER L’ABBATTIMENTO DI OGNI BARRIERA FISICA E ARCHITETTONICA E PER LA PROMOZIONE DI UNA CULTURA INCLUSIVA DELLE DIVERSITÀ |
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Roma, 10 gennaio 2011 - Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e il Fondo italiano per l’abbattimento delle barriere architettoniche (Fiaba), hanno sottoscritto 20 dicembre 2010 un accordo quadro nel quale le parti si impegnano a promuovere una cultura diffusa per il superamento delle barriere fisiche e architettoniche. “Per quanto ci riguarda - ha detto il Presidente del Cnr, Luciano Maiani - si tratta di prestare maggiore attenzione alla dimensione sociale dei risultati della ricerca. Per usare un termine familiare ai ricercatori, di dare vita a una sorta di Spin off sociale, dunque, un arricchimento del nostro lavoro quotidiano”. Da parte sua il Presidente di Fiaba, Giuseppe Trieste, ha sottolineato i progressi già compiuti sul terreno del superamento delle diversità, non solo riaffermando – come pure è scritto nell’accordo – che esse “costituiscono un arricchimento della società”, ma anche illustrando il concetto di “total quality” , cioè l’armonizzazione della progettazione di ogni struttura in relazione alla percezione della qualità della vita”. L’accordo, che prevede la costituzione di un gruppo di lavoro comune, punta alla definizione di “singoli progetti di ricerca dedicati all’individuazione e soluzione degli handicap di disabilità anche con eventuali ulteriori convenzioni con altri enti e istituzioni di ricerca a livello nazionale e internazionale”. In occasione della firma l’Ufficio divulgazione, relazioni istituzionali e urp del Cnr, ha presentato una raccolta ragionata di normative nazionali sull’abbattimento delle barriere architettoniche e sulla disabilità, curata dalla ricercatrice Letizia Sciumbata, che presto sarà pubblicata online sul sito del Cnr. |
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VALORIZZAZIONE IMMOBILIARE: AL VIA IL FONDO MILANO 2 |
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Milano, 10 gennaio 2011 - Con la firma, lo scorso venerdì 31 dicembre 2010, dell’accordo con il gestore Bnp Paribas Reim Sgr, ha ufficialmente preso il via il “Fondo Immobiliare Milano 2”, grazie all’atto di apporto del 50% del patrimonio immobiliare messo a disposizione dal Comune. Il portafoglio immobiliare trasferito contiene 65 unità immobiliari di proprietà comunale tra aree (anche esterne al territorio comunale) e fabbricati, per un controvalore complessivo di circa 120 milioni di euro. Di questi, 60 milioni sono oggetto di conferimento da parte del Comune di Milano, che ha ricevuto in cambio le quote del Fondo, riservate ad investitori istituzionali, che manterrà fino al loro collocamento sul mercato. I rimanenti 60 milioni di euro sono oggetto di compravendita, che ha comportato per il Comune il realizzo di un’entrata immediata. L’operazione è stata possibile grazie a Bnl- Gruppo Bnp Paribas, il soggetto finanziatore selezionato. Con questa operazione il Comune realizza una buona parte delle risorse necessarie al finanziamento di importanti servizi ed investimenti per la città previsti nel biennio 2010-2012. I prossimi passi previsti dal progetto complessivo di valorizzazione del patrimonio immobiliare entro cui questa operazione si colloca, consisteranno nell’elaborazione e messa in atto di tutte le strategie per il collocamento sul mercato delle quote del Fondo. Questa operazione conferma la previsione delle somme appostate in sede di Assestamento del Bilancio 2010 del Comune di Milano, destinate a finanziare la spesa corrente per circa 50 milioni di euro e alcuni investimenti per i rimanenti 10 milioni. L’operazione prosegue nel solco del processo di valorizzazione del patrimonio comunale iniziato nel 2007 con il Fondo Immobiliare Milano 1, che ha consentito lo sviluppo di politiche di autofinanziamento destinate all’offerta dei principali servizi al cittadino e al finanziamento degli investimenti. Si tratta di una modalità di valorizzazione particolarmente efficace in quanto consente al Comune di sperimentare l’attività di riqualificazione e vendita avvalendosi di un operatore specializzato, beneficiando dell’aumento dei valori immobiliari conseguente a tale attività, pur garantendo un presidio finalizzato a tutelare gli obiettivi di interesse pubblico che contraddistinguono l’Amministrazione Comunale. La scelta di Bnp Paribas Reim in qualità di Sgr risale al 2008, sulla base di una procedura di gara a cui avevano partecipato i principali operatori del settore con l’incarico di istituire e gestire uno o più fondi di investimento immobiliare dedicati al Comune di Milano. Forti della proficua esperienza maturata, si è proceduto come consentito dal regolamento all’assegnazione diretta al medesimo operatore, altamente qualificato. |
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ABI: CRISI FINANZIARIE MENO PROBABILI PER LE BANCHE COMMERCIALI NELLO SPECIALE DI “TEMI DI ECONOMIA E FINANZA” L‘ANALISI DEI FATTORI CHE HANNO RIDOTTO LA PROBABILITÀ PER UNA BANCA DI SPERIMENTARE LA CRISI FINANZIARIA DEL 2008. IN PRIMO PIANO IL MARGINE D’INTERESSE, IL LIVELLO DI CONCENTRAZIONE E IL GRADO DI SPECIALIZZAZIONE. |
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Roma, 11 gennaio 2011 - Le banche che basano la loro attività sulla intermediazione a supporto diretto dell’economia hanno una minore probabilità di sperimentare una crisi finanziaria. Infatti, gli istituti meno coinvolti dalla recente crisi finanziaria sono stati quelli più concentrati, con maggiore redditività derivante dall’attività di raccolta del risparmio e di finanziamento dell’economia e con articolate regole di vigilanza. Date anche le caratteristiche della crisi, il livello del capitale non è risultato determinante. È quanto emerge dall’edizione speciale di “Temi di Economia e Finanza” che ha individuato le variabili che hanno influenzato la probabilità di essere classificato come un settore bancario in crisi dal Fondo Monetario Internazionale. Lo studio, svolto con strumenti econometrici, si è concentrato su 83 settori bancari, sia emergenti che sviluppati tra il 1998 ed il 2008, analizzando come fattori macroeconomici, finanziari e bancari hanno influenzato la probabilità di crisi finanziaria nel 2008. Di seguito i principali risultati ottenuti. Primo, settori bancari con una maggiore redditività dell’attività di intermediazione creditizia hanno avuto una minore probabilità di essere in crisi nel 2008. Infatti, nei paesi in cui si verifica tale circostanza, le banche hanno forti incentivi a rimanere su forme di attività più direttamente collegate al supporto dell’economia (es. Prestiti a imprese e famiglie) invece di spostarsi verso forme di attività non tradizionali e più rischiose (ad esempio il trading). Secondo, settori bancari più concentrati hanno una minore probabilità di crisi e, dunque, risultano più stabili. Terzo, settori bancari che presentano più puntuali e articolate forme di vigilanza nelle diverse attività che le banche possono svolgere hanno una minore probabilità di crisi. Questo risultato sembra confermare l’opportunità di una regolamentazione che consideri le peculiarità dei diversi segmenti di operatività bancaria. Quarto, l’indicatore che approssima il Pillar 3 di Basilea (cioè l’informativa ai mercati) è correlato negativamente con la probabilità di crisi; mentre l’indicatore che approssima il Pillar 1 (cioè i requisiti patrimoniali) non è mai statisticamente significativo nel ridurre la probabilità di crisi. Pagina 2 di 2 In conclusione, i risultati del primo special issue della collana Tef dimostrano che i sistemi bancari rimasti legati alle attività di banca commerciale hanno avuto una minore probabilità di essere in crisi nel 2008. Per abbassare la probabilità di crisi finanziarie, invece, sembrano maggiormente incisive le iniziative mirate a ridurre la cartolarizzazione di prestiti di bassa qualità e quelle che incentivano una migliore comunicazione riguardo alla rischiosità effettiva dell’attività bancaria. |
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UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE PRESENTA I PRECONSUNTIVI 2010: +3,3% LA PRODUZIONE DELL’INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT E AUTOMAZIONE.NEL 2011 SI CONSOLIDA LA RIPRESA |
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Cinisello Balsamo, 11 gennaio 2011 - Dopo un 2009 da dimenticare, l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione, nel 2010, ha imboccato la strada del rilancio; la ripresa, così come confermano le previsioni 2011, si presenta però faticosa. Questo è quanto emerso il 21 dicembre scorso durante la conferenza stampa di fine anno di Ucimu-sistemi Per Produrre, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e prodotti ausiliari. Come si evidenzia dai dati di preconsuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-sistemi Per Produrre, nel 2010, la produzione italiana di settore è cresciuta a 4.230 milioni di euro, segnando un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente. La timida inversione di tendenza, che ha permesso ai costruttori di recuperare meno di un decimo del terreno perso nel 2009 quando la produzione crollò del 30%, è espressione dell’apatia che ha interessato indistintamente la quasi totalità dei mercati per circa un biennio. A conferma di ciò l’export di macchine utensili italiane cresciuto, nel 2010, soltanto del 3,1%, a 2.605 milioni di euro. Secondo l’elaborazione del Centro Studi Ucimu sui dati Istat, relativamente ai primi nove mesi dell’anno, primo mercato di sbocco dell’offerta italiana di settore è risultato la Cina che ha scalzato la Germania dal podio. Seguono Stati Uniti al terzo posto, Francia, India, Russia, Iran, Brasile, Spagna, Polonia. Con un incremento pari al 13,3% rispetto al periodo gennaio-settembre 2009, le vendite di macchine utensili italiane in Cina sono andate oltre il valore di 270 milioni di euro; la Cina oggi assorbe il 15,9% dell’export italiano di settore. A fronte dell’arretramento delle vendite nei tradizionali mercati di sbocco del made in Italy quali, Germania, Stati Uniti e Francia, i costruttori italiani hanno visto crescere le vendite in India (+83,8%), Russia (+16,4%), Iran (+312,5%), Brasile (+47,7%). Sul fronte interno, il consumo è cresciuto, del 6,5%, a 2.485 milioni di euro stimolato e sostenuto, nella prima parte dell’anno, dalla Tremonti-ter. I costruttori italiani hanno beneficiato della ripresa della domanda, come conferma il dato relativo alle consegne sul mercato domestico cresciute, del 3,8%, a 1.625 milioni di euro. Anche l’import ha registrato incremento (+12,1%) ma il valore assoluto è ancora molto basso. Stabile rispetto al 2009 il rapporto export su produzione, risultato pari al 61,6%. Le previsioni 2011 evidenziano un trend di miglioramento che resta comunque piuttosto fiacco. La produzione crescerà, del 9%, a 4.610 milioni di euro rispetto al 2010. Di segno positivo le vendite destinate oltreconfine che, attese in crescita del 7,1%, raggiungeranno quota 2.790 milioni di euro. Più deciso, pari al 12%, l’incremento delle consegne dei costruttori sul mercato domestico che raggiungeranno quota 1.820 milioni di euro, trainate dalla ripresa del consumo atteso in crescita, dell’11,5%, a 2.770 milioni di euro. “Nonostante i principali indicatori economici segnino incremento – ha rilevato Giancarlo Losma, presidente Ucimu-sistemi Per Produrre - la ripresa registrata nel 2010 e prevista per il 2011 appare ancora piuttosto flebile”. “Ciò che preoccupa maggiormente i costruttori italiani di macchine utensili è la debolezza del mercato interno e in generale dell’area Europea. Secondo una recente indagine svolta dalla associazione, più del 25% del parco macchine installato in Italia, e parimenti in Europa, ha oltre venti anni. L’aggiornamento dei sistemi di produzione presenti nelle nostre strutture è dunque una esigenza improcrastinabile per scongiurare la perdita di competitività della nostra manifattura rispetto all’offerta dei competitor stranieri, primi fra tutti i player di area asiatica”. “In altre parole, occorre creare le condizioni a livello europeo perché l’intero sistema produttivo torni a assorbire tecnologia. A questo proposito – riferisce Losma – ribadiamo la necessità di introduzione di un sistema di incentivi alla rottamazione dei macchinari obsoleti che potrebbe essere finanziato con gli Eurobond garantiti dalle riserve auree dei paesi dell’area”. D’altra parte nel pacchetto dei correttivi indispensabili per sostenere l’eccellenza della produzione che è universalmente riconosciuta all’industria italiana in molti settori, non solo nella macchina utensile ma anche nell’abbigliamento, arredamento, alimentare e nella meccanica in senso più generale, Ucimu-sistemi Per Produrre inserisce anche il sistema degli ammortamenti liberi, ‘la cui versione made in Usa’ sta producendo effetti eccezionali, come dimostra l’andamento del consumo cresciuto in modo sensibile in tutte le regioni del paese. “Certo, i nostri indicatori – ha affermato Giancarlo Losma – confermano che il peggio è alle nostre spalle ma l’incertezza sull’entità della ripresa preoccupa gli imprenditori che comunque guardano al futuro con un’apertura maggiore rispetto al passato”. A questo proposito – ha concluso Losma – accogliamo con grande favore l’idea del Fondo Italiano di Investimento grazie al quale è possibile finanziare la crescita delle nostre imprese e dunque lo sviluppo del settore”. |
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INDESIT: ACCORDO OPERATIVO CON FIRMA ROMANI E SACCONI INVESTIMENTI PER 120 MLN, GARANTITI OLTRE 500 LAVORATORI |
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Roma, 10 gennaio 2011 - Con la firma del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, diventa operativo l´accordo raggiunto tra governo, Indesit, organizzazioni sindacali, rappresentanti delle Regioni Lombardia e Veneto, oltre che delle Province e delle Unioni Industriali di Bergamo e Treviso. L´accordo chiude positivamente la vertenza Indesit, che ha visto le strutture del Mise fortemente impegnate nel corso degli ultimi mesi. Con la firma del 21 dicembre 2010 viene confermata la centralità degli stabilimenti italiani di Indesit, che si impegna a investire 120 mln di euro per rafforzare le sue strutture produttive. Attraverso diverse modalità e strumenti, è stata inoltre garantita la tutela del posto di lavoro per circa 510 lavoratori del gruppo stesso. Gli operai degli stabilimenti coinvolti (Brembate e Refrontolo) si sono espressi preventivamente lo scorso giovedì sull´accordo firmato oggi, con una percentuale di approvazione pari a circa il 90%. |
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VINYLS: POSITIVO INCONTRO MINISTRO-SINDACATI SOLUZIONE ORMAI VICINA. GARANTITA PIENA OCCUPAZIONE PER 4 ANNI |
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Roma, 10 gennaio 2010 – Oggi il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha incontrato il 22 Dicembre 2010 i sindacati nazionali e territoriali e le istituzioni locali competenti per illustrare l’importante accordo raggiunto nella sede del dicastero di via Veneto tra Eni e Gita per la cessione degli asset necessari a completare il ciclo del cloro. Si tratta dell’ operazione preliminare all’acquisizione degli impianti Vinyls. I rappresentanti di Gita Holging Ag, che erano presenti alla riunione, hanno confermato il proprio impegno a garantire la continuità produttiva e occupazionale degli asset oggetto del trasferimento. Queste le prossime scadenze: entro il 30 gennaio ci sarà la sottoscrizione del contratto Eni-gita sulla base del protocollo già siglato ieri. Il 15 febbraio sarà presentata l’offerta definitiva di Gita per l’acquisizione degli asset Vinyls. Entro il 10 marzo sarà definito il closing per il definitivo passaggio di proprietà degli asset Eni e Vinyls a Gita. Il ministro Romani ha concluso la riunione riconfermando l’importanza del settore chimico per lo sviluppo del Paese. |
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UNA FRIULIA AL SERVIZIO DELLE PMI |
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Trieste, 10 gennaio 2011 - "La finanziaria regionale Friulia sarà chiamata a svolgere un ruolo più incisivo per sostenere lo sviluppo delle Piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia". A rimarcarlo è l´assessore regionale alle Finanze, Sandra Savino, che ha partecipato 20 dicembre scorso in rappresentanza della Regione, azionista di maggioranza, all´assemblea di Friulia, convocata per nominare Edi Snaidero alla presidenza e approvare il nuovo Statuto che prevede il ritorno alla "governance" tradizionale. L´assessore Savino ha voluto ringraziare Federico Marescotti, presidente e amministratore uscente, e gli altri amministratori della finanziaria, che hanno operato in un contesto particolarmente difficile, e ha sottolineato la decisione di ridurre del 10 per cento i compensi del nuovo Consiglio di amministrazione, in linea con gli indirizzi del presidente della Regione, Renzo Tondo. La scelta di ritornare alla "governance" tradizionale, ricorda l´assessore Savino, è strettamente collegata alle nuove strategie che la Regione assegna a Friulia: non solo sostenere le Pmi, ma anche rafforzare l´intervento nelle aree più svantaggiate del Friuli Venezia Giulia e, nello stesso tempo, affiancare la Regione nelle attività di marketing territoriale. Per sostenere le Pmi si chiede a Friulia di ampliare la sua presenza sul territorio e la sua capacità di fornire alle imprese "servizi reali", per accrescere le loro competenze in materia finanziaria ma anche per favorire il ricambio generazionale e incentivare le forme di aggregazione. Friulia dovrà anche, aggiunge l´assessore Savino, estendere la sua attività alla promozione territoriale del Friuli Venezia Giulia, per attirare nuovi investimenti, offrendo servizi di consulenza e assistenza. La finanziaria è chiamata inoltre, secondo gli indirizzi dell´azionista di maggioranza, a migliorare l´efficienza e l´efficacia della gestione interna, con l´obiettivo di contenere la spesa pubblica. |
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FVG: IL PRESTITO FRIE SARÀ RESTITUIBILE IN 15 ANNI |
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Trieste, 10 gennaio 2011 - Sino ad ora i prestiti concessi dal Frie (Fondo di rotazione per le iniziative economiche) potevano avere una durata massima di 10 anni ma ora, dopo la delibera approvata il 21 dicembre 2010 dalla Giunta regionale su proposta dell´assessore alle Attività produttive Federica Seganti, la restituzione dei fondi erogati potrà avvenire in 15 anni. "Il problema è stato evidenziato in occasione degli incontri fatti lo scorso mese con gli esponenti delle categorie economiche - spiega l´assessore - i quali hanno rilevato come in un periodo di crisi come quello che stiamo ancora attraversando potesse esser utile una dilazione di cinque anni, specie a fronte di investimenti consistenti". "Per questo - continua Federica Seganti - abbiamo deciso di intervenire, elevando la durata massima dei prestiti a 15 anni quando oggetto di finanziamento siano iniziative economiche in cui abbia carattere prevalente (almeno i due terzi del totale) la componente immobiliare". Dopo che il Comitato di gestione del Frie avrà provveduto ad adeguare i propri criteri operativi alle indicazioni della Giunta, i prestiti erogati dal Fondo a sostegno di investimenti che abbiano tale caratteristica potranno così venir restituiti in tre lustri. |
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INVECCHIA LA CLASSE IMPRENDITORIALE DEL TRIVENETO, IMPRENDITORI INDIVIDUALI UNDER 30 DIMINUITI DEL -2,00% NELL’ULTIMO ANNO E DEL -21,54% NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI |
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Venezia, 10 gennaio 2011 - Diminuiscono gli imprenditori individuali under 30, mentre resistono gli over 70 alla testa delle aziende individuali del Triveneto. È la tendenza emersa dallo studio “Giovani e impresa” realizzato dal Cesdoc, Centro Studi dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia, sulla base delle Elaborazioni Servizio Studi e statistica Cciaa Venezia su dati Infocamere – Stock view. Si tratta di un calo significativo se rapportato al lungo periodo. In Veneto il terzo trimestre 2010, a paragone con lo stesso periodo dell’anno precedente vede una contrazione degli imprenditori individuali under 30 dell’ordine del -2,61%, più contenuta rispetto al dato nazionale (-2,78%), ma il dato assume i contorni dell’emorragia se raffrontato con gli ultimi 5 anni. Dal 2005 ad oggi i giovani imprenditori individuali in Veneto si sono ridotti del – 23,17%, rispetto alla media nazionale del – 17,91%. Crollo più contenuto per le altre due regioni del Triveneto negli ultimi cinque anni: il Trentino Alto Adige segna un -16,98%, mentre il Friuli Venezia Giulia sul -17,86%. Valori ribaltati nell’ultimo anno che vedono rispettivamente un dato in positivo per il Trentino (+0,58%) e una flessione bassa per il Friuli (-1,69%). “L’innalzamento dell’età media della popolazione italiana, sommata ai lunghi tempi di uscita dell’università ed al momento difficile dell’economia nazionale rendono sempre più complessa l’affermazione dell’imprenditoria giovanile- sottolinea Massimo Miani, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della Provincia di Venezia. E’ necessario che le istituzioni e le categorie sostengano e favoriscano un piano di incentivi e sgravi fiscali che permettano al neo imprenditore di essere aiutato fin dallo start up, la fase più delicata e difficile per un’azienda, decisiva per ottenere un posizionamento vincente sul mercato”. L’invecchiamento della classe imprenditoriale del Triveneto viene confermata, all’estremo opposto della scala anagrafica, dall’aumento degli imprenditori individuali over 70, cresciuti in Veneto del + 0,22% rispetto all’anno precedente, a fronte di un valore nazionale del +0,28. Situazione ancora più marcata nelle altre due regioni del Triveneto, che superano il dato italiano: Friuli Venezia Giulia ( +1,16%) e Trentino Alto Adige ( +1,10%). Rispetto al 2005 crollano gli imprenditori individuali over 70 nel Veneto (-3,24%), mentre risulta più contenuto il calo nel Friuli Venezia Giulia (-1,52%). In crescita seppur lieve il Trentino Alto Adige con +0,44%. In termini relativi di peso percentuale, nel Iii trimestre 2010 gli imprenditori individuali in Italia sono 3.323.362 di cui 401.081 nel Triveneto (pari a al 12,07% del totale nazionale): nel dettaglio 66.510 in Trentino A. A. (2%), 272.770 in Veneto (8,21%) e 61.801 (1,86%) in Friuli V.g. Gli imprenditori individuali under 30 in Veneto coprono il 5,26% del totale imprenditori individuali, mentre gli over 70 il 9,98%. Valori simili in Trentino, 4,72% under 30 e 9,97% over 70, e Friuli, 4.79% under 30 e 10,98% over 70. Per quanto riguarda l’imprenditoria individuali rosa, in Veneto le under 30 sono il 5,84% del totale e le over 70 coprono il 11,49%; Tra i settori produttivi,il comparto che più attira i “giovani” imprenditori individuali nel Triveneto, è quello delle costruzioni (pari al 27,32% del totale), seguito a distanza dal Commercio al dettaglio (12,34%), da Agricoltura-caccia (11,57%), Commercio all’ingrosso (9,09%) e Alberghi e ristoranti (5,11%). Gli imprenditori individuali over 70 preferiscono decisamente il comparto dell’agricoltura-caccia con un valore del 76,19%, seguito a debita distanza dal commercio al dettaglio (6,95%), alberghi-ristoranti (3,37%), commercio all’ingrosso (2,35%) e costruzioni (2,17%). “Nella realtà Triveneta, in cui la gran parte del tessuto economico è costituito da aziende individuali, piccole e medie, sottolinea Massimo Da Re, Coordinatore Cesdoc, l’imprenditoria giovanile ed il passaggio generazionale assumono una rilevanza cruciale. Siamo in una fase in cui bisogna dare spazio alle nuove idee, al cambiamento, ed introdurre in azienda elementi necessari per essere competitivi nel mercato globale. Il cambio deve avvenire in maniera graduale, con un´adeguata formazione e un affiancamento mirato. Le politiche di orientamento pertanto diventano cruciali”. Seguono Tabelle:
Iii Trimestre 2010 Imprenditori Individuali Nel Triveneto |
Tot. Imprenditori Individuali |
totale Imprenditori Individuali Under 30 |
totale Imprenditori Individuali Over 70 |
Bolzano |
36.512 |
1.487 |
4,07% |
3.530 |
9,67% |
Trento |
29.998 |
1.653 |
5,51% |
3.100 |
10,33% |
Taa |
66.510 |
3.140 |
4,72% |
6.630 |
9,97% |
|
|
|
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Belluno |
9.551 |
514 |
5,38% |
562 |
5,88% |
Padova |
56.674 |
2.755 |
4,86% |
6.852 |
12,09% |
Rovigo |
18.291 |
1.049 |
5,74% |
2.015 |
11,02% |
Treviso |
49.343 |
2.324 |
4,71% |
5.491 |
11,13% |
Venezia |
40.119 |
2.044 |
5,09% |
3.672 |
9,15% |
Verona |
55.187 |
3.307 |
5,99% |
4.876 |
8,84% |
Vicenza |
43.605 |
2.348 |
5,38% |
3.747 |
8,59% |
Veneto |
272.770 |
14.341 |
5,26% |
27.215 |
9,98% |
|
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|
|
Gorizia |
6.033 |
340 |
5,64% |
519 |
8,60% |
Pordenone |
16.257 |
702 |
4,32% |
2.061 |
12,68% |
Trieste |
9.015 |
455 |
5,05% |
452 |
5,01% |
Udine |
30.496 |
1.465 |
4,80% |
3.751 |
12,30% |
Fvg |
61.801 |
2.962 |
4,79% |
6.783 |
10,98% |
|
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|
|
totale Triveneto |
401.081 |
20.443 |
5,10% |
40.628 |
10,13% |
Italia |
3.323.362 |
217.505 |
6,54% |
294.655 |
8,87% | Fonte: elaborazioni Cesdoc su dati fonte Elaborazioni Servizio Studi E Statistica Cciaa Venezia Su Dati Infocamere - Stock View
Iii Trimestre 2010 Imprenditori Individuali Femmine Nel Triveneto |
Tot. Imprenditori Individuali Femmine |
Imprenditori Individuali Femmine Under 30 |
Imprenditori Individuali Femmine Over 70 |
Bolzano |
7.684 |
337 |
4,39% |
983 |
12,79% |
Trento |
5.955 |
391 |
6,57% |
693 |
11,64% |
Taa |
13.639 |
728 |
5,34% |
1.676 |
12,29% |
|
|
|
|
|
|
Belluno |
2.269 |
135 |
5,95% |
185 |
8,15% |
Padova |
12.419 |
665 |
5,35% |
1.791 |
14,42% |
Rovigo |
4.839 |
303 |
6,26% |
465 |
9,61% |
Treviso |
11.024 |
557 |
5,05% |
1.487 |
13,49% |
Venezia |
9.219 |
500 |
5,42% |
1.019 |
11,05% |
Verona |
11.976 |
806 |
6,73% |
1.135 |
9,48% |
Vicenza |
9.585 |
613 |
6,40% |
963 |
10,05% |
Veneto |
61.331 |
3.579 |
5,84% |
7.045 |
11,49% |
|
|
|
|
|
|
Gorizia |
1.662 |
89 |
5,35% |
150 |
9,03% |
Pordenone |
4.476 |
177 |
3,95% |
842 |
18,81% |
Trieste |
2.473 |
108 |
4,37% |
159 |
6,43% |
Udine |
8.794 |
361 |
4,11% |
1.476 |
16,78% |
Fvg |
17.405 |
735 |
4,22% |
2.627 |
15,09% |
|
|
|
|
|
|
totale Triveneto |
92.375 |
5.042 |
5,46% |
11.348 |
12,28% |
Italia |
852.051 |
59.812 |
7,02% |
78.122 |
9,17% | Fonte: elaborazioni Cesdoc su dati fonte Elaborazioni Servizio Studi E Statistica Cciaa Venezia Su Dati Infocamere - Stock View
Trend Degli Imprenditori Individuali Under 30 Nel Triveneto |
Iii Trimestre 2010 |
Iii Trimestre 2009 |
Iii Trimestre 2005 |
var % Iii 2010/2009 |
var % Iii 2010/2005 |
Bolzano |
1.487 |
1.453 |
1.752 |
+2,34% |
-15,13% |
Trento |
1.653 |
1.669 |
2.030 |
-0,96% |
-18,57% |
Taa |
3.140 |
3.122 |
3.782 |
+0,58% |
-16,98% |
|
|
|
|
|
|
Belluno |
514 |
514 |
608 |
0,00% |
-15,46% |
Padova |
2.755 |
2.811 |
3.479 |
-1,99% |
-20,81% |
Rovigo |
1.049 |
1.088 |
1.316 |
-3,58% |
-20,29% |
Treviso |
2.324 |
2.441 |
3.192 |
-4,79% |
-27,19% |
Venezia |
2.044 |
2.136 |
2.781 |
-4,31% |
-26,50% |
Verona |
3.307 |
3.420 |
4.360 |
-3,30% |
-24,15% |
Vicenza |
2.348 |
2.316 |
2.930 |
+1,38% |
-19,86% |
Veneto |
14.341 |
14.726 |
18.666 |
-2,61% |
-23,17% |
|
|
|
|
|
|
Gorizia |
340 |
341 |
392 |
-0,29% |
-13,27% |
Pordenone |
702 |
733 |
942 |
-4,23% |
-25,48% |
Trieste |
455 |
450 |
561 |
+1,11% |
-18,89% |
Udine |
1.465 |
1.489 |
1.711 |
-1,61% |
-14,38% |
Fvg |
2.962 |
3.013 |
3.606 |
-1,69% |
-17,86% |
|
|
|
|
|
|
totale Triveneto |
20.443 |
20.861 |
26.054 |
-2,00% |
-21,54% |
Italia |
217.505 |
223.736 |
264.961 |
-2,78% |
-17,91% | Fonte: elaborazioni Cesdoc su dati fonte Elaborazioni Servizio Studi E Statistica Cciaa Venezia Su Dati Infocamere - Stock View
Trend Degli Imprenditori Individuali Over 70 Nel Triveneto |
Iii Trimestre 2010 |
Iii Trimestre 2009 |
Iii Trimestre 2005 |
var % Iii 2010/2009 |
var % Iii 2010/2005 |
Bolzano |
3.530 |
3.493 |
3.473 |
+1,06% |
+1,64% |
Trento |
3.100 |
3.065 |
3.128 |
+1,14% |
-0,90% |
Taa |
6.630 |
6.558 |
6.601 |
+1,10% |
+0,44% |
|
|
|
|
|
|
Belluno |
562 |
543 |
599 |
+3,50% |
-6,18% |
Padova |
6.852 |
6.833 |
7.229 |
+0,28% |
-5,22% |
Rovigo |
2.015 |
2.041 |
2.075 |
-1,27% |
-2,89% |
Treviso |
5.491 |
5.522 |
5.701 |
-0,56% |
-3,68% |
Venezia |
3.672 |
3.695 |
4.164 |
-0,62% |
-11,82% |
Verona |
4.876 |
4.883 |
4.703 |
-0,14% |
+3,68% |
Vicenza |
3.747 |
3.637 |
3.656 |
+3,02% |
+2,49% |
Veneto |
27.215 |
27.154 |
28.127 |
+0,22% |
-3,24% |
|
|
|
|
|
|
Gorizia |
519 |
513 |
578 |
+1,17% |
-10,21% |
Pordenone |
2.061 |
2.023 |
2.145 |
+1,88% |
-3,92% |
Trieste |
452 |
429 |
406 |
+5,36% |
+11,33% |
Udine |
3.751 |
3.740 |
3.759 |
+0,29% |
-0,21% |
Fvg |
6.783 |
6.705 |
6.888 |
+1,16% |
-1,52% |
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totale Triveneto |
40.628 |
40.417 |
41.616 |
+0,52% |
-2,37% |
Italia |
294.655 |
293.818 |
291.205 |
+0,28% |
+1,18% | Fonte: elaborazioni Cesdoc su dati fonte Elaborazioni Servizio Studi E Statistica Cciaa Venezia Su Dati Infocamere - Stock View |
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CNA BASILICATA, CONSUNTIVO 2010 DIFFICILE PER ARTIGIANI E PMI LOCALI |
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Potenza, 10 gennaio 2011 - Per le piccole imprese materane il 2010 si conclude in modo non sufficientemente positivo rispetto alle previsioni di inizio anno. Lo rileva la Cna provinciale, facendo un bilancio dell’anno trascorso. "La situazione nel manifatturiero permane negativa con una particolare pesantezza nella carpenteria meccanica, nel legno-arredo, nell´autotrasporto, mentre segnali più positivi si sono visti per le imprese che erogano servizi alla persona - analizza Agata Mele vice presidente dell’associazione -. Dati più positivi sono venuti da quelle poche imprese artigiane, da noi definite “campioni invisibili” che esportano, ma la strada da percorrere per il recupero del terreno perduto è ancora lunga. L´industria che esporta ha recuperato, rispetto agli anni precedenti, ma questa ripresa non ha avuto una immediata ricaduta sull´artigianato. I dati confermano infatti che il ciclo economico in recupero si riflette con un certo ritardo sulle micro imprese che sono le fornitrici delle grandi aziende". Rimane difficilissima, invece, la situazione del settore dell’edilizia, dove dall’inizio della crisi, a livello nazionale, sono stati persi 250 mila posti di lavoro che rischiano di toccare quota 290 mila nel 2011. La situazione regionale è speculare a quella nazionale con un centinaio di aziende artigiane sull’orlo della chiusura e tra i 500 ed 1.000 posti di lavoro in gioco. "Le opere medio piccole, i programmi per l’housing sociale e per la sostituzione e gli ampliamenti delle costruzioni esistenti sono rimasti di fatto al palo – rileva Leo Montemurro Segretario regionale Cna -. Le gare in quest’ultimo anno non solo si sono ridotte come importi complessivi, ma hanno visto un calo delle opere più piccole; inoltre le semplificazioni promesse non ci sono state e si sono ulteriormente allungati i tempi per il pagamento dei lavori svolti". Ma il nodo cruciale per il settore delle costruzioni è quello fiscale. "Non solo le tasse non sono diminuite – continua Montemurro – ma c’è stata l’introduzione del prelievo del 10%, a titolo d’acconto d’imposta, sui pagamenti relativi alle ristrutturazioni calcolato, incredibilmente, sui ricavi piuttosto che sugli utili. Abbiamo inoltre rischiato l’azzeramento del bonus del 55% per l’efficienza energetica, e solo grazie ad una forte mobilitazione di tutte le organizzazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese siamo riusciti, almeno per il 2011, a farlo prorogare. La decisione di allungare da 5 a 10 anni il periodo in cui si potrà ammortizzare la detrazione però vanifica in parte i vantaggi del bonus, con il rischio di una forte riduzione degli investimenti". Sul versante numerico il bilancio di fine anno evidenzia una sostanziale tenuta del comparto artigiano nella nostra provincia almeno per quanto concerne il numero delle imprese iscritte all’Albo degli Artigiani tenuto dalla Cciaa, atteso che per il 2010 il numero delle cancellazioni – 266 - è stato leggermente superiore a quello delle iscrizioni – 240 – facendo registrare un saldo negativo sia pure di sole 26 unità. Ma ciò che preoccupa è che tale trend è ormai consolidato da oltre un quinquennio: di qui la necessità che la Regione affronti in modo nuovo le problematiche del mondo artigianale, spina dorsale dell’economia provinciale e regionale, con uno specifico progetto di sviluppo legato al settore che ne valorizzi gli aspetti migliori quali quelli della elevata qualità e della territorialità in chiave anche e soprattutto della affermazione delle nostre produzioni artigiani sui mercati extraregionali ed internazionali. In generale, - riprende la vice presidente Mele- nel 2010 è rimasta critica la situazione sul fronte del credito dove non si sono registrati aumenti degli impieghi bancari a favore delle micro imprese, anci in moltissime occasioni ci sono state richieste di rientro su finanziamenti precedentemente accordati. Per la Cna, tuttavia, l´accesso al credito non si è normalizzato e l’accesso ai finanziamenti erogati dalle banche alle imprese è avvenuto a un costo reale accresciuto rispetto al passato. Il nodo cruciale rimane, dunque, facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese, soprattutto per quelle non sufficientemente patrimonializzate che faticano a ottenere fidi a tassi sostenibili dagli istituti di credito. In questa partita, giocano un ruolo strategico per la tenuta del sistema produttivo e sociale i consorzi fidi, veri e propri “ammortizzatori sociali” che hanno contribuito ad attenuare l’impatto della crisi per artigiani e piccole e medie imprese. Il Conart Fidi, il consorzio fidi promosso dalla Cna di Basilicata, nel 2010 ha garantito affidamenti per oltre 8 milioni di euro. Il rischio che si profila, tuttavia, è l’erosione del patrimonio dei consorzi fidi, essendo notevolmente aumentato dall’inizio della crisi il loro tasso di sofferenza Anche il sistema di garanzia, dunque, va tutelato, e ancor più nell’attuale contesto di crisi, perché possa continuare a svolgere la sua insostituibile funzione sociale. "Le istituzioni pubbliche devono aumentare i fondi destinati ai consorzi fidi, almeno per tutta la durata di questa sfavorevole congiuntura economica – è la richiesta della Cna -. Solo così i nostri Consorzi potranno continuare a svolgere l’essenziale funzione sociale di “polmone” del nostro tessuto imprenditoriale. Chiediamo infine che le imprese vengano messe in condizioni di competere attraverso finanziamenti e regole che possano permetterci di continuare a garantire la qualità del nostro lavoro". |
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BOLZANO, PRESENTATA L´AGENZIA ASSE: BILANCIO DI 608 MILIONI DI EURO PER IL 2011 |
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Bolzano, 10 gennaio 2011- Il consiglio d’amministrazione della neo insediata Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico (Asse) mercoledì 5 gennaio 2011, ha presentato ufficialmente il nuovo ente. Il bilancio preventivo dell’Asse per il 2011 è di 608 milioni di Euro. La nuova agenzia, così il suo presidente Karl Tragust, dovrà operare soprattutto in favore del cittadino. Recentemente il Consiglio d’amministrazione dell’Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico (Asse) ha approvato il proprio bilancio preventivo per il 2011 si attesta su un importo di complessivi 608 milioni di Euro. Come ha sottolineato Karl Tragust “Si tratta di un presupposto importante per la liquidazione dell’indennità d’accompagnamento, delle pensioni degli invalidi civili, dell’assegno provinciale e regionale al nucleo famigliare, della pensione alle casalinghe, di diversi contributi riguardanti la pensione e dell’assegno di cura agli oltre 55.000 cittadini che ne hanno diritto”. L´accorpamento dell´Ufficio previdenza ed assicurazioni sociali e del settore relativo agli invalidi civile dell´Ufficio portatori di handicap della Ripartizione famiglia e politiche sociali nella nuova Agenzia Asse non comporterà alcun cambiamento alle modalità di pagamento delle prestazioni. Semplicemente le spese, i mezzi finanziari e le varie procedure di richiesta e di erogazione saranno ora gestite da una struttura amministrativa unitaria. Accanto al presidente Karl Tragust, siedono nel Cda dell´Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico Asse è il vicepresidente, Fernando Bottega, direttore dell’Ufficio tributi, e Patrizia Nogler, direttrice dell’Ufficio organizzazione della Provincia. Direttore reggente della nuova Agenzia è Günther Götsch. Le decisioni politiche per quanto attiene le prestazioni sociali sono adottate dalla Giunta provinciale, come ha spiegato Fernando Bettega, all´Asse spetta il compito di applicare tali decisioni. Con la nuova organizzazione sono state risparmiate risorse economiche, tempo e personale, giungendo ad un´equiparazione con gli standard europei, come ha posto in evidenza Patrizia Nogler. L’asse è competente per fornire informazioni e consulenza in merito a varie prestazioni previdenziali ed assistenziali, a valutare le domande presentate per ottenerele. In particolare si occupa di Prestazioni previdenziali quali: Assegno al nucleo familiare provinciale, regionale e statale; Assegno di cura; Assegno statale di maternità; Pensioni regionale di vecchiaia (Pensione casalinghe); Prosecuzione volontaria della contribuzione previdenziale per casalinghe; Sostegno alle persone casalinghe per la costituzione di una pensione complementare; Sostegno alla contribuzione previdenziale dei coltivatori diretti; Riscatto di periodi di lavoro all´estero; Rendita per sordità da rumore; Contributo a sostegno della pensione complementare; Sostegno al reddito; Indennità di mobilità; Indennità di disoccupazione per frontalieri. L’asse si occupa anche delle Prestazioni assistenziali, ovvero delle Prestazioni economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi. Inoltre rientra fra i suoi compiti la Gestione patrimoniale finanziaria ed i finanziamenti riferti al Fondo pensione casalinghe; Fondo per l’assistenza ai non autosufficienti; Programma di finanziamento a progetto. Della gestione di tutte le prestazioni elencate, che concernono 55.000 cittadini altoatesini, si occupano 30 collaboratori. Il primo pagamento in scadenza è quello relativo alle pensioni degli invalidi civili. In base alla delibera adottata dalla Giunta provinciale su richiesta dell´assessore Richard Theiner, a partire dal 1° gennaio 2011 le pensioni degli invalidi civili vengono aumentate a 405,60 Euro mensili. Il pagamento delle prestazioni slitta però al 17 gennaio. "Una novità rispetto al passato, come ha spiegato il direttore dell´Asse Günther Götsch, è rappresentata dal fatto che coloro che sinora ricevevano un assegno postale d’ora in poi riceveranno il pagamento in contanti presso la Posta previa presentazione del codice fiscale del beneficiario." La sede della nuova Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico è presso il Palazzo 12, in via Canonico Michael Gamper 1 (4. Piano) ai Piani di Bolzano. Per il settore Previdenza ed assicurazioni sociali /Assegno di cura è possibile contattare i numeri di tel. 0471 418300 e 0471 418302, mentre per il settore Prestazioni invalidi civili, ciechi e sordi i numeri di tel. 0471 418285 e 0471 418286. Il contatto di posta elettronica dell´Agenzia Asse è: asse@provincia.Bz.it, mentre la sua pagina web è http://www.Provincia.bz.it/politiche-sociali/prestazioni-contributi/previdenza-assicurazioni-sociali.asp. |
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