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Notiziario Marketpress di
Venerdì 24 Giugno 2011 |
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MILANO (PAC): MATERIA PRIMA RUSSKOE BEDNOE L´ARTE POVERA IN RUSSIA A CURA DI MARAT GUELMAN - 8 LUGLIO / 11 SETTEMBRE 2011 - UN OMAGGIO ALL´ARTE RUSSA ATTRAVERSO 116 OPERE DI 23 ARTISTI CONTEMPORANEI
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Da venerdì 8 luglio a domenica 11 settembre 2011 il Pac Padiglione di Arte Contemporanea di Milano ospita Materia prima. Russkoe Bednoe l´arte povera in Russia, a cura di Marat Guelman. Promossa dal Comune di Milano ¨C Settore Cultura, con il patrocinio del Governatorato della Regione di Perm (Federazione Russa), del Ministero della Cultura, delle Politiche Giovanili e della Comunicazione della Regione di Perm e dal Consolato della Federazione Russa a Milano, la mostra, organizzata dall´Associazione Italia Russia e dal Museo d¡¯Arte Contemporanea di Perm, rientra e apre a Milano il calendario di iniziative previste per il 2011 in occasione dell´Anno della Cultura e della Lingua Italiana in Russia e della Cultura e della Lingua Russa in Italia. La mostra, ideata da Sergey Gordeev, membro del Consiglio Federale Russo per l´amministrazione di Perm da anni impegnato in ambiziosi progetti per lo sviluppo culturale e architettonico della Regione, rappresenta una delle più grandi esposizioni collettive di arte contemporanea russa dell´ultimo ventennio e ha già destato particolare interesse e apprezzamento a livello internazionale: è stata premiata nel corso della Terza Biennale d´Arte Contemporanea di Mosca (settembre 2009), mentre una selezione di opere è stata esposta al Grand Palais di Parigi a giugno 2010 e dopo il passaggio a Milano, sarà ospitata al Ps1 del Moma di New York. Il curatore della mostra, Marat Guelman, personalità molto nota grazie al suo profondo impegno intellettuale e politico nella realizzazione di grandi progetti di respiro nazionale e internazionale in collaborazione con prestigiose istituzioni dedicate all´arte contemporanea come White Box (New York), Tretyakovskaya Gallery (Mosca), Biennale di Venezia, Centre Pompidou (Parigi), dal 2008 direttore del Museo di Perm, che riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo culturale e scientifico non solo della Regione ma di tutta la Federazione Russa. Materia prima. Russkoe Bednoe l´arte povera in Russia presenta grandi installazioni, sculture, lavori di videoarte, fotografia e pittura di 22 artisti contemporanei tra le figure più importanti della scena artistica russa di questi anni pi¨´ un omaggio al fotografo Aleksandr Sljusarev. Elemento fondamentale comune alla ricerca artistica di ciascuno è l´utilizzo delle risorse naturali della Russia: legno, carbone, ferro e petrolio come nel caso di Vladimir Anzelm e Dmitry Gutov ma anche la passione per i materiali poveri come il cartone, l´argilla, la gommapiuma che accomuna Koshlyakov e Brodsky, o ancora per gli oggetti recuperati/riciclati e restituiti ad una nuova vita nelle opere di Olga & Aleksandr Florenskye. Materia Prima Russkoe Bednoe è un progetto unico che ci offre l´occasione di riflettere su un´arte autentica e soprattutto ci offre una nuova chiave di lettura dell´arte contemporanea russa. Gli artisti in mostra, come afferma il curatore Marat Guelman, pur non essendo accomunati dall´adesione ad un manifesto, riscoprono tutti l´uso di materiali naturali e semplici che diventano arte tornando natura, rompendo così il confine tra artificiale e naturale; questo approccio rivela alcuni aspetti dell´arte contemporanea russa ponendo interrogativi che creano un dialogo con la storia dell´arte, la responsabilità sociale e il desiderio di trovare la bellezza nella semplicità delle cose. Gli artisti che espongono sono: Vladimir Anzelm, Petr Belyi, Aleksandr Brodsky, Blue Noses, Olga & Aleksandr Florensky, Dmitry Gutov, Anna Zhelud, Zhanna Kadyrova, Vladimir Kozin, Irina Korina, Aleksandr Kosolapov, Valery Koshlyakov, Mylo Group, Anatoly Osmolovsky, Nikolay Polissky, Resycle, Yury Shabelnikov, Sergey Shekhovcov, Leonid Sokov, Michail Pavlyukevich & Olga Subbotina, Sergey Teterin, Sergey Volkov Parallelamente alla mostra, nello spazio caf¨¦ del Pac, verranno esposte venticinque opere fotografiche di Aleksandr Sljusarev (1944-2010), fotografo attivo soprattutto negli anni settanta che ha influenzato molti fotografi russi contemporanei. Sljusarev ha teorizzato e messo in pratica la fotografia analitica o metafisica, nella quale oggetti usuali, prosaici, svelano sensi e significati profondi, mentre la semplicità apparente è il risultato della sua vastissima conoscenza della cultura visiva. Il progetto è inserito nel quadro delle manifestazioni espositive Arte Territorio promosso in ambito culturale e finalizzato al richiamo di nuovi investimenti e al miglioramento della qualità della vita nella Regione di Perm. La mostra è stata realizzata con il contributo di Moneta srl Impianti ed Engineering e con il contributo di Mont Blanc, Art in Box, Westin Palace Hotel. Con il patrocinio di: Consolato della Federazione Russa a Milano Ministero della Cultura, delle Politiche Giovanili e della Comunicazione della regione di Perm |
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MART DI ROVERETO: PERCORSI RISCOPERTI DELL’ARTE ITALIANA NELLA VAF-STIFTUNG 1947 – 2010
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La ricca raccolta di opere della Vaf-stiftung è nata grazie alla passione per l’arte italiana del collezionista tedesco Volker W. Feierabend, che negli anni ha acquisito importanti capolavori del novecento spingendosi poi a promuovere il lavoro degli artisti italiani più giovani, con la creazione del Premio internazionale Agenore Fabbri. Una selezione molto articolata e originale di opere provenienti da questa collezione è al centro della mostra “Percorsi riscoperti dell’arte italiana nella Vaf-stiftung 1947 – 2010”, a cura di Gabriella Belli e Daniela Ferrari, in programma al Mart di Rovereto dal 2 luglio al 30 ottobre 2011. L’evento espositivo dedicato quest’anno alla Fondazione Vaf è l’ideale prosecuzione della mostra del 2005 “Un secolo di arte italiana”, che aveva presentato un primo nucleo di opere in deposito al Mart dal 2001 esposte regolarmente nella collezione permanente del museo. “Percorsi riscoperti” si divide in due parti distinte: la prima ha come tema predominante la riscoperta di quegli artisti che dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta sono stati protagonisti di un ricco percorso espositivo e creativo, ma che sono stati in parte dimenticati dalla critica militante. Con questa mostra si vuole documentare la storia dell’arte italiana dal secondo dopoguerra, ponendo attenzione innanzitutto ai molti gruppi formatisi in quegli anni. Si tratta di esperienze come quella del “Gruppo nucleare”, del quale hanno fatto parte tra gli altri Franco Bemporad, Enrico Baj, Roberto Crippa, Gianni Dova e Piero Manzoni, presente in mostra con un “Senza titolo” del 1957. Oppure di “Tempo 3” (Arnaldo Esposto, Gianni Stirone, Riccardo Guarneri, Attilio Carreri) di “Sperimentale p.” (Francesco Guerrieri, Lia Drei). Particolarmente importante la sezione che documenta tendenze artistiche come il Razionalismo concreto, il Costruttivismo e l’Informale. La ricchezza e la completezza di questa parte della mostra testimoniano come molti siano gli artisti italiani che hanno proseguito lungo la via dell’astrazione affermatasi in Italia durante gli anni Trenta; e, per converso, di come altrettanto nutrito fosse il gruppo di artisti che reagirono al rigore dell’astrazione per seguire un’espressività comunque non figurativa ma legata all’energia e alla libertà del gesto. L’informale è rappresentato in mostra da opere degli anni Cinquanta e Sessanta di Toti Scialoja, Franco Meneguzzo e Gianni Bertini, dalla declinazione in senso marcatamente segnico di Achille Perilli e soprattutto dalle sperimentazioni polimateriche di artisti come Gino Marotta, Edgardo Mannucci, Gino Marotta, Andrea Raccagni e naturalmente Agenore Fabbri, estesamente collezionato da Feierebend e a cui è dedicata una mostra-concorso biennale, giunta nel 2011 alla quinta edizione, che la Vaf-stiftung organizza e promuove per fare il punto sulle posizioni attuali dell’arte italiana. L’opera di Fabbri, in questi mesi è stata oggetto anche in una retrospettiva curata dal Mart ed esposta al Museo della Permanente di Milano. Sono della fine degli anni Sessanta le opere di artisti impegnati in una critica ironica o feroce della società, come Vettor Pisani e Gino de Dominicis (“Una tomba per Claretta Petacci”, 1974), Gianni Bertini (“Oil”, 1965 e “Che sacramento”, 1968), Sergio Lombardo (“Charles De Gaulle”, 1961-62), Bruno Di Bello (“Berlino. Rudi Dutschke”, 1968), ma anche Paolo Baratella, Fernando De Filippi, Umberto Mariani o Giangiacomo Spadari. Il secondo percorso della mostra è dedicato agli artisti più giovani della collezione, esposti in dialogo con la generazione attiva negli anni Ottanta (Stefano Di Stasio, Carlo Maria Mariani, Aldo Mondino). I nomi sono stati selezionati dai curatori del Mart con lo stesso Volker W. Feierabend. Si tratta di preferenze maturate dal collezionista nel corso delle lunghe fasi di ricerca, selezione e progettazione delle edizioni del Premio Agenore Fabbri. La prima sezione di questo secondo percorso testimonia la propensione del collezionista verso una rappresentazione figurativa, con le opere di Antonella Bersani, Davide La Rocca, Dacia Manto, Federico Pietrella, Cristiano Pintaldi e Nicola Verlato In un successivo capitolo sull’astrazione, accanto alle tele di Roberto Floreani spiccano i cementi lavorati di Arcangelo Sassolino, i light box di Pino Falcone, le lamiere di Riccardo De Marchi e le scritture su alluminio di Sergio Fermariello. La mostra si conclude con una sezione intitolata Concettualismo ironico. Tematiche familiari al pubblico del Mart, che in questi anni ha avuto modo di ammirare molte opere delle correnti internazionali di arte concettuale, qui declinate da artisti italiani come Andrea Facco, Corrado Bonomi, Carlo De Meo, Hubert Kostner, Enrico Iuliano, Antonio Riello. Mart: Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto corso Bettini 43 . 38068 Rovereto (Tn) t. 800 397760 info@mart.Trento.it www.Mart.trento.it |
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TRIESTE (BIENNALE DIFFUSA): CONTO ALLA ROVESCIA PER L’INAUGURAZIONE DELLA BIENNALE DIFFUSA A TRIESTE, ALLESTITA NEGLI SPAZI DEL MAGAZZINO 26, NEL PORTO ASBURGICO DELLA CITTA’: UNA LOCATION CHE SI APRE PER LA PRIMA VOLTA AL PUBBLICO, NEL SEGNO DELL’ARTE - OLTRE CENTO ARTISTI CHIAMATI A SIGLARE, CON LA LORO OPERA, IL GRANDE PROGETTO DI RECUPERO DEL PORTO VECCHIO DI TRIESTE
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Oltre 100 artisti – pittori, scultori, fotografi, visual designers … - del Friuli Venezia Giulia saranno protagonisti, da sabato 2 luglio fino al 27 novembre 2011, della Biennale Diffusa di Trieste: un progetto avviato nell’ambito della Biennale Arte 2011, che in sinergia con le regioni italiane varca i confini dell’Arsenale di Venezia per estendersi ad alcuni centri della penisola, a cura di Vittorio Sgarbi. Importante valore aggiunto della Biennale Diffusa di Trieste sarà la location individuata per l’evento: per la prima volta, infatti, si apriranno al pubblico i magnifici spazi del Magazzino 26, l’hangar di età asburgica costruito tra il 1890 e il 1897, risanato e ristrutturato negli ultimi dieci anni per la direzione di Paolo Portoghesi, esteso lungo un fronte di oltre 200 metri per una superficie complessiva di oltre 30 mila metri quadrati. Magazzino 26, il secondo hangar più grande d’Europa, sarà dunque sede visitabile nel segno di una spettacolare festa dell’arte, cornice e al tempo stesso suggestione portante del percorso espositivo. La Biennale Diffusa di Trieste sarà il primo passo concreto per il grande progetto di recupero del Porto Vecchio di Trieste: e a siglare con entusiasmo questo impegno saranno oltre cento artisti regionali, con nomi di grande spicco sulla scena dell’arte contemporanea, come Franco Dugo, Giorgio Celiberti, Emanuela Marassi, Paolo Cervi Kervischer, Romano Abate, Piccolo Sillani, Livio Rosignano, Alice Psacaropulo, Nane Zavagno, Manuela Sedmach, Davide Skerlj. Si incontreranno e confronteranno con la loro opera al Magazzino 26, in una vera e propria agorà dell’arte contemporanea. Il Friuli Venezia Giulia, dunque – un’area palpitante di contaminazioni culturali e artistiche di sapore centro-europeo – si conferma crocevia di idee e progetti, riuniti in una sede che si presenta davvero invidiabile per la capacità di accogliere e valorizzare arte, performance e installazioni, in un peculiare piano di recupero del patrimonio di archeologia portuale in dote alla Trieste del nostro tempo, sin dall’età asburgica |
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AOSTA (MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE): EIAPOPEIA L’INFANZIA NELL’OPERA DI PAUL KLEE - 120 TESTIMONIANZE DELL’ARTISTA ESPOSTE INSIEME AI CORTOMETRAGGI DEI FRATELLI LUMIÈRE - PER L’OCCASIONE VIENE RICOSTRUITO IL TEATRO DELLE MARIONETTE REALIZZATO DA KLEE PER IL FIGLIO FELIX - 26 GIUGNO / 11 SETTEMBRE 2011
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La mostra è realizzata dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con Zentrum Paul Klee, Berna, e Fondazione Antonio Mazzotta, Milano a cura di Alberto Fiz Paul Klee sarà il grande protagonista dell’estate artistica aostana. Sabato 25 giugno alle ore 18, nella sede del Museo Archeologico Regionale di Aosta, s’inaugura Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee, un progetto espositivo particolarmente innovativo, realizzato dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con il Zentrum Paul Klee di Berna e la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, curato da Alberto Fiz. Per l’occasione è stato costituito un comitato scientifico formato da eminenti studiosi italiani e stranieri quali Pietro Bellasi, Michael Baumgartner, Guido Magnaguagno, Gabriele Mazzotta e Juri Steiner. La rassegna, che rimarrà aperta sino all’11 settembre, propone un tema cruciale della poetica di Klee (1879-1938) attraverso 120 opere tra dipinti, tecniche miste e disegni, di cui gran parte mai esposte prima d’ora in Italia. L’esposizione presenta una serie di testimonianze fondamentali provenienti dal Zentrum Paul Klee, la più importante istituzione dedicata all’artista. È completata da un nucleo di opere gravitanti intorno alla Fondazione Mazzotta e ad amici collezionisti, che costituisce la parte italiana della mostra. Si tratta di un inserimento particolarmente significativo per documentare l’interesse che l’Italia ha mostrato verso uno dei maggiori artefici delle avanguardie. I lavori esposti si sviluppano dal 1883, quando Klee bambino realizza i suoi primi schizzi, sino al 1940, anno della sua scomparsa. Dopo l’esposizione al Museo Archeologico Regionale di Aosta, unica tappa italiana, la rassegna approderà al Zentrum Paul Klee di Berna. Fatta eccezione per Jean Dubuffet, ben pochi altri artisti del Novecento hanno attribuito tanta importanza all’arte dell’infanzia come Paul Klee. Il suo interesse si manifesta spiccatamente a partire dal 1902 quando, all’età di ventitré anni, riscopre casualmente i propri disegni d’infanzia conservati nel solaio della casa di famiglia a Berna. In una lettera alla fidanzata Lily Stumpf definisce quei disegni che aveva realizzato fra i tra tre e i dieci anni come "la cosa più significativa fatta fino a quel momento". Ben lontano dall’evocare una presunta condizione di purezza o di innocenza, Klee considera l’infanzia una fase primordiale in cui la rappresentazione non necessita di essere filtrata dalla componente razionale. In tal senso l’immagine vuole essere un evento imprevedibile, non la rappresentazione di un modello programmato a priori. "I signori critici – scrive Klee – dicono spesso che i miei quadri assomigliano agli scarabocchi dei bambini. Potesse essere davvero così! I quadri che mio figlio Felix ha dipinto sono migliori dei miei." E ancora: "Vorrei essere come appena nato, ignorare i poeti e le mode, essere quasi primitivo. " Fondamentalmente, il segno dell’infanzia consente di andare oltre ogni forma di convenzione culturale per giungere a uno dei concetti base della sua ricerca: "L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile. " Come scrive Alberto Fiz, "per Klee l’infanzia non è una forma nostalgica di Eden perduto, bensì il luogo attraverso cui l’arte tenta il suo imprevedibile processo di metamorfosi. La visione dell’infanzia è legata a uno stato d’immaginazione debordante che spesso si scontra con un universo dove le regole ferree imposte dall’esterno procurano un senso di progressiva alienazione". La mostra (nel titolo il termine "eiapopeia" evoca la ninna-nanna, ma anche la fantasia e la libertà espressiva) rappresenta un excursus sorprendente e originale, introdotto da un disegno eseguito da Klee all’età di quattro anni, intitolato Bambin Gesù, e si conclude con una composizione del 1940, Uomo e albero, dove l’artista, con piena consapevolezza, tende ancora verso forme elementari mantenendo intatta l’ispirazione infantile. Ma sono molti gli aspetti dell’opera di Klee proposti nella rassegna, dove l’infanzia, come fonte di energia creativa, tocca differenti soggetti, in particolare maschere, figure, famiglie, ritratti, paesaggi, in una moltitudine infinita di forme realizzate talvolta con ironia e sarcasmo. È lo stesso Klee a descrivere un’opera celebre come Bambola snodata del 1939, qui presente: "Una figura smembrata non ha bisogno d’un punto d’appoggio formale. Sta librata. Dove? Come? Una via d’accesso qui ce la possiamo ricostruire con l’immaginazione. " La mostra, inoltre, propone un tema di fondamentale importanza come quello degli angeli (per esempio, Angelo nel giardino dell’infanzia del 1939, presente nella rassegna), che per Klee non sono né immortali, né divini: i suoi angeli hanno un corpo, sono imperfetti, ma nello stesso tempo appaiono come entità mediane. Sono raffigurati con sagome informi e infantili e disegnati come fossero bambini in base a un principio identificativo secondo cui l’angelo e il bambino sanno scoprire i segreti nascosti delle cose e appaiono in continuo divenire. L’esposizione aostana si distingue anche per una serie di letture trasversali, e in tale contesto si inseriscono le marionette realizzate da Klee per il figlio Felix tra il 1916 e il 1925. Si tratta di un mondo immaginario dove l’artista realizza i propri personaggi utilizzando ogni tipo di materiale trovato per caso, da frammenti di abiti usati a gusci di noce, dal cartone alle prese elettriche: un’infinita serie di assemblages che strizzano l’occhio con ironia alle avanguardie storiche, siano esse Dada o il Bauhaus. Nell’ambito della rassegna si è realizzato un ambiente particolare con la ricostruzione del teatro delle marionette, a cura di Andrea Comotti e Beatrice Laurora, basandosi sul modello creato da Klee. Il corpus pittorico e grafico è inserito in un percorso multimediale che propone proiezioni dei primi cortometraggi dei fratelli Lumière sull’infanzia, in una relazione diretta con gli anni di formazione di Klee. In effetti la figura del bambino fa la sua prima apparizione nel cinema lo stesso giorno in cui esso nasce ufficialmente, cioè nella celebre serata del 28 dicembre 1895 organizzata dai fratelli Lumière a Parigi, al n. 14 di Boulevard des Capucines. In quell’occasione veniva proiettato il film La merenda del bambino, in cui quest’ultimo viene mostrato come una sorta di fenomeno da osservare per il divertimento degli adulti. Auguste e Louis Lumière e l’opera di Klee hanno in comune la necessità di entrare in relazione diretta con il mondo, e non è un caso che l’artista svizzero inserisca l’elemento temporale all’interno delle sue opere relazionandosi direttamente con il cinema. Tutto viene filtrato dall’azione, e Klee, nel 1906, sembra evocare talune sequenze dei primi cortometraggi: "Ci sono due povere bambine che si trastullano con le bambole. Niente filosofia, niente letteratura, soltanto linee e forme. " La rassegna è accompagnata da un catalogo in italiano e in francese, edito da Mazzotta, in cui sono riprodotte tutte le opere in mostra, accompagnate da saggi di Michael Baumgartner, Pietro Bellasi, Alberto Fiz, Osamu Okuda, Juri Steiner. Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta, 180 pagine, testi in italiano e francese Testi di Michael Baumgartner, Pietro Bellasi, Alberto Fiz, Osamu Okuda, Juri Steiner |
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LA STORICA COMPAGNIA DEL DISEGNO DI MILANO PRESENTA LA PERSONALE DELLO SCULTORE CARLO PREVITALI CHE PROPONE UNA SELEZIONE DI 20 “TERRECOTTE” E 15 DISEGNI REALIZZATI DALL’ARTISTA BERGAMASCO A PARTIRE DAL 1984 A OGGI |
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La mostra, a cura di Domenico Montalto, propone “una meravigliosa galleria di caratteri, una teatrale collezione di teste – spesso ritratti, altre volte figure di pura fantasia – dove la parte vale per il tutto, secondo la grande lezione della fisiognomica leonardesca: la facies, la maschera espressiva del volto serve a tradurre, nel lavoro dell’artista bergamasco, l’unità di psiche di soma, insomma l’intera nozione di individuo, di corporeità e di carnalità […]. “Quello di Previtali – evidenzia ancora il critico Domenico Montalto - è un “realismo” sui generis, complicato e corrotto dalla dimensione della visionarietà, dell’onirico, del fantastico, del mitologico, del metaforico, dalla memoria dell’antico, in uno stato permanente e febbrile di eccitazione dell’immaginario. L’intima natura e la prodigiosa capacità di lavoro dell’artista di Grumello ci vengono rivelate dalle parole che Wolfgang Goethe usò riguardo il dono della fantasia: “Tu sei il mio passatempo/ meravigliosa fantasia”. Fin dall´anno della sua fondazione, il 1973, la Compagnia del Disegno si è proposta come fine la promozione e la valorizzazione di nuovi artisti al grande pubblico, prestando molta attenzione ai giovani che, nel corso degli anni, si sono imposti fino a diventare dei punti di riferimento nella nuova figurazione italiana. Direttore è il signor Alain Toubas, che si avvale della collaborazione di Guseppe Sonzogno e Franco Grechi. Carlo Previtali è nato a Bergamo nel 1947. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano diplomandosi nel 1975 alla scuola di scultura di Alik Cavaliere. Nel 1981 si è laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano. La sua attività d’insegnamento si è concentrata a Bergamo quale docente di discipline plastiche presso l’Istituto d’Arte ‘Andrea Fantoni’, l’Accademia di Belle Arti ‘Carrara’, il Liceo Artistico di Bergamo e poi di Lovere (Bg). La sua attività espositiva ha inizio negli anni sessanta con la partecipazione ad alcuni concorsi a cui seguono mostre collettive e personali sia in spazi pubblici che privati e partecipazioni alle più importanti fiere d’arte d’Italia. Fra le collettive più recenti si ricordano: ‘Tetralogia della natura’, un percorso di più esposizioni dedicato ai quattro elementi della natura presso la Galleria Marieschi di Milano; ‘Il corpo e lo sguardo’ presso lo Young Museum, Centro Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Revere (Mn); ‘Viaggio attraverso la ceramica grottesca’ al Decennale del Premio Internazionale di Vietri sul Mare (Sa); ‘Xii Biennale d’Arte Sacra’ organizzata dalla Fondazione Stauros Italiana Onlus a San Gabriele - Isola del Gran Sasso (Te) e ‘La nave dei folli’ presso il complesso dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg). Si segnalano inoltre esposizioni organizzate presso: Galleria Arsmedia di Bergamo, Galleria d’Arte Techne Contemporanea di Montelupo Fiorentino (Fi), Galleria Della Pina Arte Contemporanea di Pietrasanta (Lu), Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Gabriele Cappelletti a Milano. Tra le personali: ‘Il dramma della Passione di Cristo’ interamente dedicata all’arte sacra tenutasi a San Giovanni Bianco (Bg) così come quella allestita nello scurolo della Parrocchiale di Vedeseta (Bg); ‘Il mito e la maschera’ presso la Galleria Arsmedia di Bergamo; ‘Sculture’ alla Galleria Pettinato di Roma; ‘Anime di terra’ allestita presso la Libreria Bocca di Milano e ‘Mondo magico’ tenutasi a Brescia nella sala Ss. Filippo e Giacomo e a Bergamo in sala Manzù con il patrocinio della Provincia , a cura di Fernando Noris. Nel 2002 ha ricevuto il primo premio per la scultura alla Ii Rassegna di Arte Sacra ‘Pulchra Ecclesia’ di Montichiari (Bs), nel 2006 ha ricevuto il ‘Premio Ulisse’ alla carriera conferito dalla Provincia di Bergamo agli scultori del territorio, nel 2008 ha presentato in sala Viterbi, col Patrocinio della Provincia di Bergamo, il volume monografico “Carlo Previtali sculture” a cura di Domenico Montalto ed edito da Skira. Il 14 maggio 2011 è ufficializzata la donazione della scultura "Christus Patiens" al Museo d´Arte Contemporanea del Duomo di Ravello, posto sotto tutela dell´Unesco. Le sue opere sono presenti in numerosi spazi museali tra cui la Fondazione Museo Interreligioso di Bertinoro (Fc), il museo della Fondazione Stauros di San Gabriele - Isola del Gran Sasso (Te) e il Museo Diocesano di Mantova. Hanno scritto di lui: Lino Lazzari, Barbara Mazzoleni, Lanfranco Ravelli, Alberto Agazzani, Giovanni Serafini, Orietta Pinessi, Enzo Biffi Gentili, Mauro Corradini, Fernando Noris, Elisabetta Calcaterra, Isabella de Stefano, Marina Panetta, Americo Ciani, Andrea D’agostino, Claudio Caserta, Francesca Bianucci, Chiara Cinelli, Antonia Abbattista Finocchiaro e Domenico Montalto, critico e curatore di numerose esposizioni dello scultore. Orari della Galleria: da martedi al venerdi 10 - 12.30 / 16 - 19.30 - sabato su appuntamento www.Compagniadeldisegno.com - E-mail: info@compagniadeldisegno.Com Tel. 02-86463510 / Fax. 02-8053374 Catalogo edito da Compagnia del Disegno con testo di Domenico Montalto |
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UN’ESTATE DI MOSTRE AL MART - LA DONAZIONE PAOLO VALLORZ, UN NUOVO ALLESTIMENTO DELLA COLLEZIONE PERMANENTE CON OPERE MAI ESPOSTE E LA GIOVANE ARTE CONTEMPORANEA ITALIANA AL CENTRO DELLE NUOVE INIZIATIVE DEL MART
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Dal 2 luglio le sale del Mart si rinnovano: una grande mostra dedicata a Paolo Vallorz in occasione della futura donazione delle sue opere al museo, un nuovo allestimento della Collezione permanente incentrato su artisti italiani provenienti dalla collezione Vaf-stiftung, e lo spazio della project room che ospita le composizioni fotografiche di Olimpia Ferrari. Venerdì 1 luglio alle ore 12.00, Vittorio Sgarbi racconta Paolo Vallorz. Anni di amicizia legano l’artista trentino al critico, che in occasione della mostra al Mart e della futura donazione ha scritto un nuovo testo pubblicato in catalogo edito da Silvana Editoriale. Lo storico dell’arte incontrerà il pubblico e la stampa per approfondire e raccontare alcune linee della pittura del Maestro originario della Val di Sole. La Donazione Paolo Vallorz (fino al 13 novembre) che andrà ad arricchire in via permanente il patrimonio del museo, presenta oltre cento opere tra dipinti e disegni che ricostruiscono l’intero percorso artistico di uno dei più importanti pittori trentini del Novecento. Prima di dedicarsi alla pittura di paesaggio, Vallorz ha studiato all´Accademia di Belle Arti di Venezia e all´Accademia Libera di Montparnasse, frequentando artisti e critici del calibro di Ives Klein, con cui per anni ha condiviso lo studio a Parigi, Alberto Giacometti, Alberto Burri e Pierre Restany. La mostra, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, si avvale di importanti contributi critici di Jean Clair, Franco de Battaglia e Vittorio Sgarbi. Vittorio Sgarbi si interessa all’opera di Paolo Vallorz già dagli anni Ottanta. E’ quindi questa l’occasione per aggiornare e sviluppare, in un nuovo contesto museale, una riflessione critica sull’opera del pittore solandro, che lo storico dell’arte ferrarese presenta una prima volta nel 1989. In quell’occasione, Sgarbi, inaugurando una doppia mostra in altrettante gallerie milanesi (la Compagnia del Disegno e la Galleria Bergamini), scriveva “La pittura di Paolo Vallorz è umana, troppo umana, vibrante, vera. Perché ciò che interessa a Vallorz non è dipingere l´aspetto delle cose, l´apparenza e i paludamenti dei corpi, ma il respiro, il calore, gli umori. La pittura deve essere un equivalente fisico della natura, non un esercizio del disegno o un libero movimento del colore; ma un organismo vivo, reattivo, in grado di pensare.” Le Collezioni del Mart, come sempre, cambiano pelle e presentano una selezione molto articolata di opere provenienti dalla Vaf-stiftung, la collezione di arte italiana fondata e costantemente arricchita da Volker W. Feierabend. Dopo le selezioni dedicate, negli anni scorsi, alle avanguardie del novecento e all’arte cinetica e programmata, il collezionista e il museo hanno scelto di proporre al pubblico una rilettura dell’arte italiana attraverso la riscoperta di alcuni artisti che sono stati in parte trascurati dalla critica militante contemporanea, pur avendo all’attivo un ricco percorso espositivo e creativo tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Una sezione finale presenta inoltre gli artisti più giovani della collezione, scelti per il Mart dai curatori e da Volker W. Feierabend. L’esposizione, dal titolo Percorsi riscoperti dell’arte italiana nella Vaf-stiftung 1947 – 2010 è a cura di Gabriella Belli e Daniela Ferrari e sarà aperta fino al 30 ottobre 2011. Il Mart, ancora una volta si propone come talent scout presentando, per la prima in una sede museale, le opere della giovane artista Olimpia Ferrari ( Roma 1981, vive e lavora a New York) Nella mostra Reflect what you are, a cura di Walter Guadagnini, (2 luglio – 30 ottobre 2011), sono esposte una serie di opere fotografiche recenti, realizzate per strati sovrapposti, in cui volti umani si mescolano e si confondono. Quella di Olimpia Ferrari è una riflessione sulla labilità delle identità personali, nata da un’osservazione del riflesso del viso dell’artista sullo schermo acceso di un televisore. “I miei non sono ritratti o auto-ritratti – dice l’artista – ma nemmeno stereotipi; piuttosto sono momenti di con-fusione e di ricerca emotiva.” Mart: Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto corso Bettini 43 . 38068 Rovereto (Tn) t. 800 397760 info@mart.Trento.it www.Mart.trento.it |
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MILANO (PALAZZO REALE): ARTEMISIA GENTILESCHI. STORIA DI UNA PASSIONE - DAL 22 SETTEMBRE 2011
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Artemisia ritorna con tutta la sua forza e passione sul palcoscenico della grande arte europea “Oltraggiata appena giovinetta, nell’onore e nell’amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s’azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi” ‐ Anna Banti in Artemisia (Milano, 1947). Palazzo Reale e 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore presentano, dal 22 settembre 2011 al 29 gennaio 2012, una grande mostra monografica, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dove si intrecciano la storia di una donna e la passione di un’artista, Artemisia Gentileschi. Storia di una passione a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas e arricchita da interventi scenografici e teatrali di Emma Dante. La mostra, forte di oltre 40 opere e documenti inediti, si prefigge di equilibrare i favori a ragione tributati all’eccellente genitore Orazio Gentileschi, e presenta al pubblico ogni nodo essenziale e specifico della pittura di Artemisia. Per la prima volta l’ampia monografia milanese dà spazio all’intera produzione di questa eccelsa protagonista del Seicento europeo, seguendola nelle sue non comuni esperienze di vita e riscoprendo un’artefice completa, di indubbio talento, che si è espressa in una variegata gamma di temi e generi pittorici. Artemisia nacque nel 1593 a Roma, figlia di quell`Orazio Gentileschi, celebrato in tutta Europa, capace di uguagliarlo in fama e nella pur diversamente orientata passione per la pittura. Roberto Longhi scrisse di lei nel 1916: «l´unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità...»; tuttavia l’artista ha dovuto aspettare oltre tre secoli per vedere riconosciuto dai posteri il suo status di grande pittore. Fino al secondo dopoguerra, infatti, la Gentileschi viene ricordata più per il processo per deflorazione intentato al collega del padre Agostino Tassi ‐ che segnerà dolorosamente la sua vita e carriera ‐ che per i suoi evidenti meriti pittorici. Dai primi anni Sessanta, la vicende della sua vita avventurosa e libera, come la forza espressiva e il linguaggio ricco e fantasioso della sua arte, sono stati oggetto di studi ed interpretazioni da parte della critica femminista: Artemisia diveniva un simbolo di coraggio ed emancipazione, ma la sua eccelsa pittura, ammirata sin dal Seicento e ricercata dai potenti di tutta Europa, era messa in secondo piano. Una mostra Riscoprire il posto di Artemisia Gentileschi nella grande pittura del suo tempo e approfondire le vicende della sua vita, alla luce di documentazione edita ed inedita, sono tra gli obbiettivi della rassegna milanese ideata e curata da Roberto Contini, conservatore alla Gemäldegalerie di Berlino, con la collaborazione di Francesco Solinas, Maître de Conférences al Collège de France. La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Alessandro Cecchi, direttore a Firenze della Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Appartamenti Reali e Giardino di Boboli; Roberto Paolo Ciardi dell’Accademia dei Lincei; Mina Gregori, presidente della Fondazione Longhi; Judy Mann, conservatore del Saint Louis Art Museum; Lorenza Mochi Onori, Soprintendente speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per il Polo Museale della città di Napoli; Wolfgang Prohaska, Conservatore onorario del Kunshistorisches Museum di Vienna; Nicola Spinosa, Soprintendente onorario del Polo Museale napoletano; Renato Ruotolo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e Andrés Úbeda de los Cobos, conservatore del Museo del Prado. La mostra è accompagnata da un ampio catalogo ‐ pubblicato da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore ‐ con saggi di Roberto Paolo Ciardi, Roberto Contini, Mina Gregori, Rodolfo Maffeis, Judy Mann, Renato Ruotolo e Francesco Solinas. Apparati biografici e critici di Michele Nicolaci e Yuri Primarosa |
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MILANO (MUSEO DIOCESANO): BÈTFAGE. PERSONALE DI PAOLA MARZOLI DAL 22 GIUGNO AL 3 SETTEMBRE 2011 - INAUGURAZIONE MARTEDÌ 21 GIUGNO, ORE 19.00
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L’esposizione presenterà 14 dipinti che costituiscono una sorta di diario di viaggio dell’artista milanese e raccolgono le sue riflessioni dai pellegrinaggi in Terra Santa. La personale, curata da Paolo Biscottini, presenterà 14 opere che raccolgono le riflessioni dell’artista milanese compiute durante i suoi pellegrinaggi in Terra Santa costituendo una sorta di diario di viaggio. Bètfage è il nome del santuario situato sul monte degli Ulivi, sull´antica strada che conduceva a Betania, dove Cristo salì in groppa ad un asinello il giorno del suo ingresso trionfale a Gerusalemme nella domenica delle Palme. Le opere della Marzoli, come suggerito dal titolo, rimandano ai dettagli della natura – l’asino, i rami d’ulivo protesi verso il cielo terso e le zolle di terra arse dal sole - che popolano questo importante momento della tradizione cristiana (Marco, 11) rendendo palpabile il misticismo dei luoghi. La mostra ripercorre da un lato gli itinerari intrapresi dall’artista nel corso dei suoi viaggi, dall’altro esprime una testimonianza della sua ricerca personale, esistenziale e spirituale, oltre che artistica. Paola Marzoli è una pittrice del concreto - con un tratto e una gestualità che richiamano l’iperrealismo - ma allo stesso tempo, attraverso i suoi lavori, rappresenta il dialogo dell’uomo col sacro, il contatto con le cose della realtà e quello spazio interiore dell’anima, dove si annidano gli smarrimenti e resiste la speranza che spesso si identifica con la fede, come sostiene Biscottini: “Questi dipinti sono allora metafore di una vita: cose viste, amate, sognate e poi tensioni, silenzi, paure. Tutto si mescola nell’uomo e diventa invocazione, oppure meraviglia, stupore improvviso, luce limpida e trasparente , rami tesi nel cielo come braccia levate. Territorio dei poeti è la pittura di Paola Marzoli, anelito e spasmo verso uno spazio ultraterreno e pure qui, in terra, mentre lo tocco e lo desidero.” Accompagnerà la mostra un catalogo con testi di Paolo Biscottini e Giuseppe La Rocca. Paola Marzoli è nata nel 1944. Dopo studi classici si è laureata in architettura nel 1969 al Politecnico di Milano. Dal 1970 al 1976 ha insegnato presso la medesima facoltà nel gruppo didattico di Aldo Rossi. Dal 1970 al 1975 è stata redattrice della rivista di Architettura ‘Controspazio’ diretta da Paolo Portoghesi. Nel 1968, durante l’università ha ripreso la pratica quotidiana della pittura iniziata nell’infanzia e interrotto negli anni del liceo. Ha poi sempre seguito l’esercizio della pittura come taccuino, vaglio, indagine e testimonianza del viaggio del vivere. Nel 1974 ha tenuto la prima mostra personale a Milano. Dal 1974 a oggi ha esposto le sue opere in mostre personali a Milano, Roma, Firenze, Parigi, Bruxelles, Mannheim e al Museo d’arte di San Paolo in Brasile. Nei primi anni ’80 ha eseguito pitture murali su commissione: nel 1981 - 82 per l’Opera Nazionale di Bruxelles. Dalla fine degli anni ’70 affianca al lavoro della pittura lo studio e la ricerca in campo psicoanalitico. L’inizio è stato nel gruppo junghiano che si raccoglieva attorno a Siivia Montefoschi per poi proseguire professionalmente, con particolare attenzione all’approfondimento mitologico-antropologico e allo studio della storia delle religioni. Dagli anni ‘90 i due filoni di ricerca sono confluiti in viaggi nelle pietre reali e nei testi della tragedia della Grecia. Nei pellegrinaggi ai santuari del Mediterraneo l’approfondimento dell’osservazione psichica è andato a coincidere con una adesione ravvicinata, in pittura, alla realtà dei materiali petrosi e organici della civiltà antica. Dal viaggio a Gerusalemme nel 2004, luogo conclusivo del pellegrinaggio tra le pietre vive del Mediterraneo, la pittura di Paola Marzoli è divenuta recensione di un incontro con il sacro che si rinnova ad ogni viaggio. L’aderenza alla fisicità degli oggetti incontrati e ai luoghi è divenuta testimonianza dei passaggi del percorso. Info. Paola Marzoli – Bètfage - Milano, Museo Diocesano (Corso di Porta Ticinese, 95) - Dal 22 Giugno Al 3 Settembre 2011 - Inaugurazione martedì 21 giugno, ore 19 - Ingresso gratuito - tel. 02.89420019 - info@museodiocesano.It - www.Museodiocesano.it |
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RIAPRE IL MUSEO DEL MERLETTO DI BURANO - SABATO 25 GIUGNO, ORE 11
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Una sede radicalmente rinnovata e un allestimento suggestivo. Inaugurazione e vernice stampa: sabato 25 giugno, ore 11 a Burano, piazza Galuppi Un servizio navetta, con partenza da Fondamenta Nuove, sarà a disposizione della stampa alle ore 9.30 (meeting- point imbarcadero Ln) - Si prega di accreditarsi entro le ore 12 di giovedì 23 Dopo un radicale intervento di restauro, ristrutturazione, messa a norma dell’intero edificio e riallestimento delle collezioni, riapre al pubblico il Museo del Merletto, situato nello storico palazzetto del Podestà di Torcello, in Piazza Galuppi a Burano, già sede dal 1872 al 1970 della celebre Scuola del Merletto, fondata dalla contessa Andriana Marcello, divenuta museo nel 1981 ed entrata a far parte dei Musei Civici Veneziani nel 1995. Grazie all’impegno, alla competenza e alla dedizione di più protagonisti interni ed esterni alla Fondazione Musei Civici di Venezia, è stato possibile riproporre il Museo del Merletto in una veste completamente rinnovata, a seguito dei lavori di adeguamento impiantistico, risanamento e riqualificazione, a cura del Servizio Tecnico della Fondazione Musei Civici di Venezia e della Direzione Pel del Comune di Venezia. L’intento è quello di valorizzare una delle espressioni più alte dell’artigianato artistico locale - quell’arte del merletto così inscindibilmente legata al costume e alla storia culturale della laguna e in particolare all’isola di Burano - e di riscoprire un nobile ed antico mestiere, quasi esclusivamente di matrice femminile, che dall’unione di materiali “poveri” (ago e filo) e mani sapienti, continua a creare veri e propri capolavori. L’allestimento, di Daniela Ferretti, porta anche all’interno del museo la policromia tipica dell’isola, e, mediante l’impiego di vetrine innovative, appositamente studiate e realizzate per l’occasione, viene offerta al pubblico una completa panoramica delle vicende storiche e artistiche dei merletti veneziani e lagunari dall’origine ai nostri giorni. La mostra, realizzata per l’inaugurazione, a cura di Doretta Davanzo Poli, presenta oltre centocinquanta esemplari di merletti selezionati tra i più significativi delle collezioni dei Musei Civici Veneziani, ma anche dipinti dei secoli Xv-xx, incisioni, disegni, documenti, riviste, tessuti e costumi. Durante l’orario di apertura del museo sarà possibile vedere all’opera le abili ed instancabili maestre merlettaie, ancor oggi depositarie di un’arte tramandata di generazione in generazione, mentre, in occasione del prossimo anno scolastico, riprenderanno anche le attività didattiche, con laboratori ed iniziative rivolte a scolaresche e famiglie. La nuova guida del museo, edita da Skira-marsilio, sarà a disposizione a partire da lunedì 27 giugno, in tutti i book-shop della Fondazione. Il Museo del Merletto di Burano riapre al pubblico dopo un’operazione di restyling completo che ne ha consentito, attraverso una vera e propria razionalizzazione degli spazi, l’aggiornamento degli impianti e delle strutture, dotandolo di una serie di essenziali servizi al pubblico, tra cui un book-shop, un guardaroba, una pedana elevatrice per l’abbattimento delle barriere architettoniche e una biglietteria più ampia e funzionale. I lavori hanno permesso anche un’ottimizzazione del percorso museale, che ha inizio nella sala introduttiva al piano terra, dove un filmato sottotitolato in inglese sollecita una suggestiva immersione nell’affascinante mondo dei merletti, mentre pannelli didascalici svelano i segreti di questa sapiente tecnica e dei suoi punti più in uso (punto Venezia, punto Burano…). La visita prosegue al primo piano, dove il percorso espositivo è impostato cronologicamente e si sviluppa attraverso quattro sale che corrispondono ad altrettante aree tematiche: 1. Origini - sec. Xvi: la diffusione e lo sviluppo di quest’arte è documentata da stupendi manufatti: dalle piccole trinette o “puntine”, rifiniture per abiti maschili e femminili, vesti di uso ecclesiastico e capi di biancheria, alle alte bordure impreziosite da ricchi disegni; 2. Sec. Xvii – Xviii: il ‘600 è il secolo per eccellenza del merletto, si diffonde in tutta Europa e diventa simbolo di prestigio e status sociale per la sua preziosità e ricercatezza. La produzione raggiunge proporzioni ragguardevoli nelle isole della Laguna di Venezia, in particolare a Burano, dove si diffonde soprattutto la lavorazione ad ago, mentre quella a fuselli a Pellestrina, specializzazione che si manterrà fino ai giorni nostri; 1. 3. Sec. Xix – Xx: con il mutare della moda a seguito dei cambiamenti economici e sociali e l’imporsi di un abbigliamento più comodo e funzionale inizia il periodo di crisi dell’arte del merletto che verrà gradualmente superato grazie al rilancio della Scuola dei Merletti di Burano; 2. 4. La Scuola dei Merletti di Burano (1872-1970): aristocrazia e politica illuminate, con il patrocinio della futura Regina Margherita di Savoia elaborano un progetto per il rilancio del merletto con l’apertura di una Scuola, allo scopo di alleviare in qualche modo le tristi condizioni economiche degli abitanti dell’isola. Ciascuna di queste sezioni è corredata da videoclip e filmati, schede illustrative tradotte in più lingue e da una serie di altri oggetti d’epoca (vetri, abiti, libri, disegni, dipinti) che fanno da cornice ai manufatti, offrendo una lettura facile, multidisciplinare e filologicamente corretta, oltre che una suggestiva contestualizzazione. Info: Museo del Merletto - Piazza Galuppi, 187, Burano – Inaugurazione sabato 25 giugno 2011, ore 11 - www.Visitmuve.it - info@fmcvenezia.It - call center 848082000 |
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STRA: MUSEO NAZIONALE VILLA PISANI: BRUNO DONADEL. OPERE RECENTI
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"Chi si è inginocchiato sulla terra per coltivarla - scrive Mauro Corona nel testo introduttivo al catalogo di questa mostra - e vede una tela di Donadel, sente un groppo al cuore. Di fronte a quegli uomini curvi sui campi, agli animali, a quel mondo che era un tutt´uno, non può non provare la tristezza delle cose perdute, la malinconia di un tramonto dal volto arcaico e mite che meno di cinquant´anni fa era ancora tra noi". Donadel, attraverso la sua pittura, ha saputo raccontare con amore un mondo aspro e contrastato come quello contadino. Figlio di contadini, autodidatta, resta il "pittore contadino", continua a vivere immerso nella campagna veneta a contatto con la terra, tra i campi, nel suo casolare adibito a studio. La sua visione non risponde ad un "intento realistico, né esprime una volontà di documentazione, ma offre una lettura della civiltà contadina in qualche modo più profonda, perché accompagnata dagli echi emozionali che questo contesto fa risuonare nell´ interiorità di un protagonista, echi che risultano capaci di aprire significativi spiragli sui vissuti antropologici ed esistenziali. Bruno Donadel si rivolge al mondo contadino con amore e amarezza al tempo stesso, rimpianto e rammarico, apologia e rimprovero". La mostra Donadel. Opere recenti riunisce circa 50 dipinti realizzati dall´artista nel corso dell´ultimo anno. E´ sostenuta e realizzata dal Gruppo Euromobil ed è curata da Michele Beraldo e Dino Marangon. Completa le iniziative che negli ultimi anni hanno consentito la riscoperta di questo autore: la mostra a Cà dei Carraresi di Treviso nel 2009 e nello stesso anno, in occasione dei sui ottant´anni, la grande antologica, organizzata a Villa Brandolini - Centro Culturale Fabbri di Solighetto da parte del Comune di Pieve di Soligo e promossa dai fratelli Lucchetta. Questa esposizione costituisce un ulteriore contributo per collocare in una adeguata prospettiva storica il lavoro di questo solitario protagonista dell´arte italiana. Il catalogo, si avvale, oltre che della testimonianza di Mauro Corona, di un testo critico di Dino Marangon e di un´intervista rilasciata a Michele Beraldo dall´artista. Gli ampi apparati, raccolgono, oltre ad alcuni scritti di Bruno Donadel, le lettere che Carlo Cardazzo scrisse all´artista negli anni cinquanta del Novecento a testimonianza dell´interesse che il più importante gallerista italiano aveva riposto nell´opera del pittore solighese. Il catalogo a colori di circa 140 pagine, edito da Antiga edizioni, insieme alle opere recenti, presenta una sezione antologica di disegni e dipinti realizzati a partire dagli anni cinquanta. Donadel. Opere recenti. Strà (Venezia), Museo Nazionale Villa Pisani, 25 giungo - 10 luglio 2011. Orari 10.30 - 12.30 / 15.30 - 19.00. Chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. Mostra promossa da Gruppo Euromobil. A cura di Michele Beraldo e Dino Marangon. Catalogo edizioni Antiga. Informazioni: Gruppo Euromobil - www.Gruppoeuromobil.com |
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J&PEG, "CASO ZERO" - EXMARMI, PIETRASANTA (3 LUGLIO - 12 AGOSTO 2011)
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La mostra Caso Zero di J&peg è in programma dal 3 luglio al 12 agosto negli spazi della Exmarmi di Pietrasanta. La mostra, curata da Lorenzo Bruni, è in collaborazione con la Galleria Poggiali e Forconi di Firenze - che per il secondo anno consecutivo organizza nella piccola Atene della Versilia mostre d´arte contemporanea - e presenta oltre 15 lavori realizzati appositamente per l´occasione |
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LE ENTITÀ INCOMBENTI DI ARMODIO AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE DI ROMA
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Dal 2 al 31 luglio, il Chiostro del Bramante propone l´antologica di Armodio. L´evento, promosso con la collaborazione della Casa d´Arte San Lorenzo, ha il sapore di un ritorno dato che è stato proprio a Roma, nel lontano 1964, che l´allora giovanissimo artista piacentino ebbe la sua prima, vera consacrazione, con la mostra all´Obelisco. E´ qui che venne scoperto da Lily Shepley che lo propose, con successo, negli Stati Uniti, aprendogli una carriera internazionale che lo ha portato, da protagonista, dopo gli States, a Londra, Bruxelles e a Parigi. Molto presente in questi Paesi, in Italia le sue mostre sono invece piuttosto rare e è anche per questo che l´esposizione romana si configura come un vero evento. A curarla è Giovanni Faccenda. Nel catalogo edito dalla Giorgio Mondadori, l´artista sarà presentato, oltre che dal curatore, dal Antonio Paolucci che di Armodio è da sempre attento estimatore. Il volume riporterà anche una selezione di interventi di critici italiani, da Giorgio Soavi a Vittorio Sgarbi, che di Armodio si sono più volte occupati con competenza e passione. "Bisogna tornare all´Arcimboldo e alla Wunderkammer di Ambrasz per intendere il genio di Armodio. Un artista che si inventa universi paralleli costruiti però con i sapori e i colori di questo mondo e che li immagina popolati di gioiosi ironici enigmi" è l´opinione di Paolucci. "Armodio non è né surrealista né metafisico. La sua radice padana, la sua confidenza con la concreta sostanza delle cose non gli permettono di collocarsi sopra la realtà né sopra la natura. La sua pittura vuole dimostrarci che sono natura e sono realtà anche i significati reconditi che abitano le cose. Sono realtà i sogni, i fantasmi, le memorie che si depositano sul vero visibile". Armodio si potrebbe definire pittore di nature morte, un sublime Chardin di oggi. Nelle sue stanze profondamente enigmatiche, abitano oggetti, che sono, in realtà, soggetti di una rappresentazione immaginaria, continuamente suscitata da un´arcana vocazione animistica. Scarpe, libri, caffettiere e quant´altro concerne una intimità domestica, che indovini soprattutto memoriale, accendono di palpitazioni l´atmosfera, potentemente evocativa, nella quale albeggiano letture, storie, ricordi, naturalmente rivisitati con un´ermetica impronta personale. "Gli ingredienti prediletti da Armodio sono la luce, il silenzio, la polvere, quell´odore antiquato di muffa che i libri esalano ogni volta che li recuperi dai loro scaffali, quando cominci a svoltarne lentamente le pagine, pensando con curiosità alle mani che avevano compiuto quel gesto semplice prima delle tue. Cos´è rimasto di loro, di quelle mani, sulla carta ingiallita dagli anni e dall´umidità? Forse un impercettibile soffio vitale resiste laddove compare una piccola piega o una segnatura a matita inattesa come un´emozione?", scrive Giovanni Faccenda. Colui che Sgarbi ha definito «il pittore senza errori», è anche uno dei più ispirati e virtuosi, in un ambito, evidentemente, non solo italiano. "La sua è una aristocrazia del segno, che ricorda da vicino la sontuosa eleganza del tratto morandiano, e che vive di molteplici suggestioni: dall´umile presenza di una lampada ad olio che rischiara le tenebre mentre il maestro appunta un´idea appena sorta nel cuore della notte, al nitido ricamo della luce intorno a cose che sembrano dimenticate tra i ricordi e la polvere di un antiquato scaffale. L´aura di raccoglimento che avvolge queste sibilline entità si arricchisce - annota ancora Giovanni Faccenda - di una suggestione: il bagliore adamantino che hanno le cose rivelate. Cose che non sono cose, ma presenze, vive, salutari, significanti, riaffiorate come per magia da un cosmo incombente, nel quale Armodio si addentra come un moderno Diogene, non più interessato agli uomini e al loro destino, ma all´anima nascosta di esistenze segrete e invisibili. Perchè aveva ragione Morandi: si può dipingere tutto, basta soltanto saperlo vedere". Armodio, all´anagrafe Vilmore Schenardi, autore piacentino nasce il 4 ottobre 1938 e già dalla tenera infanzia è travolto da una intensissima pulsione artistica. A 13 anni incontra Luciano Spazzali, una delle prime persone che incoraggia attivamente la sua passione, invitandolo in un piccolo laboratorio di artisti locali, qui incontra Gustavo Foppiani, che diverrà per Armodio un valido promotore nonché un caro amico. Tra il 1951 ed il 1952 frequenta l´Istituto Gazzola di Piacenza, pur non riconoscendovi grande importanza. Ben altro peso avrà lo Studio Spazzali o Scuola di Piacenza (come la definirà il giornalista Gaetano Pantaleoni) dove il giovane artista apprende sempre nuove tecniche trovando una propria identità e creatività. Nel 1954 abbandona il laboratorio di Spazzali e si trasferisce con Foppiani in uno scantinato dove si concentra sulla pittura, successivamente, dopo aver cambiato studio, si unisce anche Carlo Berté. Grazie all´interessamento di Foppiani, nel 1964 Armodio espone alla Galleria Obelisco di Roma, dove incontra il favore del pubblico ma non un effettivo guadagno economico, che arriverà invece quando Lily Shepley riuscirà a vendere le sue opere negli Stati Uniti. Nel 1969 si reca a Londra dove viene a contatto con la pittura indiana, persiana e giapponese, delle quali apprezza soprattutto i colori e l´assenza di prospettiva. Nel 1972 espone con successo le sue opere a Bruxelles. La fama di Armodio lievita e, dopo un fruttuoso soggiorno a Parigi torna in Italia. Oggi Armodio vive e lavora a Piacenza. Armodio. Entità incombenti. Roma, Chiostro del Bramante (Arco della Pace, 5) , 2 - 31 luglio 2011. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 19, escluso i lunedì. Ingresso libero. Mostra a cura di Giovanni Faccenda. Catalogo edito dalla Giorgio Mondadori Editore, con introduzioni critiche di Giovanni Faccenda e Antonio Paolucci. Informazioni: www.Chiostrodelbramante.it www.Arte-sanlorenzo.it |
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PER “LE GIORNATE DEL TIEPOLO” CONCERTO DELLL’ENSEMBLE BAROCCO DEL CONSERVATORIO DI MUSICA “JACOPO TOMADINI” DI UDINE |
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Proseguono a Udine gli appuntamenti musicali de “Le giornate del Tiepolo”. Sabato 25 giugno, alle ore 21, il Duomo di Udine ospiterà infatti l’Ensemble Barocco del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine: un quartetto d’ottoni, timpani e organo. Nato da un´idea di Diego Cal, musicista friulano, già prima tromba solista dell´Orchestra da Camera di Padova e del Veneto, concertista e docente presso il Conservatorio Statale “Jacopo Tomadini” di Udine, l’Ensemble Barocco è un progetto artistico finalizzato alla promozione dei giovani allievi delle scuole di ottoni del Conservatorio di Udine. L’ensemble Barocco del Conservatorio Tomadini riscuote già da alcuni anni ampi consensi per l’originalità dei programmi e la qualità delle esecuzioni. In tale contesto trovano la giusta valorizzazione le capacità virtuosistiche dei singoli componenti. Tra i concerti dell’Ensemble spicca il concerto in diretta mondiale per Radio Vaticana del 2009 a Roma. La formazione è molto versatile e si esibisce con organico che va dal quartetto al decimino, fino alla brass band con percussioni. Per l’occasione il quartetto proporrà musiche di Antonio Vivaldi, Bartolomeo Cordans, Ferdinando Antonio Lazzari, Francesco Onofrio Manfredini e Tomaso Albinoni. Diego Cal da molti anni collabora con orchestre ed ensemble prestigiosi, in Italia e nel mondo: I Pomeriggi musicali e Angelicum di Milano, Teatro la Fenice di Venezia, Orchestra di Pforzheim, Solamente Naturali di Bratislava, Klangforum Wien, Accademia Montis Regalis, Orchestra di Padova e del Veneto, Filarmonia Veneta, Modo Antiquo di Firenze e Venice Baroque Orchestra; Ex Novo ensemble di Venezia, Ensemble Novecento e Oltre di Milano, I Virtuosi Italiani. Ha suonato nei più prestigiosi teatri d’Europa, Scala di Milano, Fenice di Venezia, Opera di Roma, Massimo di Palermo, Regio e Rai di Torino, Rai di Roma, il Musikverein di Vienna, il Mozarteum di Salisburgo, l’Opera di Francoforte e di Berlino, Radio di Monaco (Germania) il Teatro Colon di Buenos Aires e il Concertgebow di Amsterdam, Radio di Lubiana sempre come solista o prima tromba. Ha partecipato ai festival internazionali di musica antica e contemporanea di Colonia, Strasburgo, Milano, Roma, Venezia e Spoleto anche con dirette Rai, Wdr e Radio France. Registra per Archiv Deutsche Grammophone, Teldec, Erato e altre. Collabora con V.ashkenazy, B. Petrushansky, A. Lonquich, Emma Kirkby, O. Dantone, A. Marcon, M. Brunello, P. Maag, K. Richter, R. Goebel, M. Argerich, M. Tipo, A. Ephrikian. E´ fondatore dell’Harmonie Brass Ensemble con il quale ha inciso in formazione di decimino d’ottoni il Cd “Brass & Swing” e con tre trombe, timpani e organo il Cd “Barocco”. Invitato a tenere corsi di perfezionamento e masterclass, attualmente è titolare della cattedra di Tromba al Conservatorio “J. Tomadini” di Udine. Beppino Delle Vedove,nato a Udine nel 1964, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio del capoluogo friulano diplomandosi in Organo e Composizione Organistica e in Clavicembalo. In seguito, vari corsi di perfezionamento in Italia, Germania e Svizzera lo hanno portato a contatto con le più grandi personalità del mondo cembalo-organistico: L.f. Tagliavini, S. Innocenti, E. Fadini, M. Radulescu, H. Vogel, M. Chapuis, A. Isoir, J.l.g. Uriol, O. Mischiati e L. Tamminga. Già docente presso i Conservatori di Piacenza, Cagliari e Palermo, dal 1998 è titolare di cattedra di Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio “Jacopo Tomadini" di Udine. Svolge attività solistica in Italia ed all´estero (Europa, Canada e Stati Uniti) con successo di critica e di pubblico. Ha suonato per l’inaugurazione di organi nuovi e per il restauro di organi antichi. E’ stato membro di giuria in concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione organistica. Ha registrato per la Rai e per varie emittenti private regionali e inciso Cd su organi del territorio friulano e siciliano. Dal 2004 è organista titolare della Cattedrale di Udine. |
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"PROGETTO SCULTURA 2011" A RIMINI A CURA DI BEATRICE BUSCAROLI
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E´ una mostra "firmata" quella che la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini propone dal 16 luglio al 16 ottobre alla Rocca Malatestiana sulla scultura italiana contemporanea. Firmata perché rappresenta una interpretazione specifica, personale, del tema, secondo il gusto, la visione che della scultura italiana ha il critico che, di volta in volta, sarà chiamato ad interpretarla. Per la prima edizione di "Progetto Scultura" la scelta degli artisti da invitare e l´ideazione del percorso e dei contenuti della mostra sono stati affidati dalla Fondazione a Beatrice Buscaroli. Beatrice Buscaroli, bolognese, è storico e critico d´arte, docente all´Università di Bologna-ravenna e all´Accademia di Belle Arti di Bologna e ha curato numerose mostre sia nell´ambito del Novecento sia nell´ambito del contemporaneo. Con Luca Beatrice, è stata commissario del Padiglione Italia della Biennale di Venezia nella penultima edizione. La Rocca Malatestiana, nel cuore storico di Rimini, si presta perfettamente ad ospitare sculture, anche di grandi dimensioni. Le rassegne di scultura in Italia sono relativamente poche rispetto alla qualità e alla capillarità che questa forma d´arte ha nel nostro Paese. Di qui la scelta della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini di dar vita, parallelamente alle grandi mostre invernali e primaverili affidate a Marco Goldin, ad un nuovo progetto biennale che riguardi appunto la scultura contemporanea. L´avvio è dedicato alla scultura italiana ma non si esclude la possibilità di estendere la ricerca anche in ambito internazionale, tenuto conto anche del sempre maggiore cosmopolitismo degli ospiti estivi di Rimini. Il "Progetto Scultura" si pone come ideale continuazione e in dialogo con "Contemplazioni", l´analoga proposta di indagine sulla pittura contemporanea italiana già affidata ad Alberto Agazzani. E´ obiettivo della Fondazione dedicare gli spazi della Rocca, ad anni alterni, alla pittura e alla scultura, con curatori, e visioni, di volta in volta diversi. "Attraverso generazioni diverse e le diverse tecniche, la mostra intende - anticipa Beatrice Buscaroli - dimostrare quanto sia vivo il linguaggio della scultura e quanto importante sia ancora per decine e decine di artisti il rapporto con la tradizione, la capacità tecnica, la conoscenza approfondita della storia dell´arte. Con artiste di grandissima personalità". "Idealmente l´ho ripartita in sezioni che spaziano dalla storia, alla figura, all´oggetto, l´astrazione, l´ironia e pubblicità. Ho scelto 20 artisti per offrire un panorama, certo parziale, ma credo stimolante della scultura italiana di oggi, personalità affermate e emergenti, visioni diverse e persino contrapposte del fare scultura nell´Italia del 2011. Si va da Gerolamo Ciulla, che compie un complesso lavoro sulle origini e simboliche della statuaria antica, a Chris Gilmour, Marco Cornini, Aron Demetz e Michelangelo Galliani, che lavorano sulla figura, come Giuseppe Bergomi, dimostrando intelligentemente quanto il rapporto con la storia possa attualizzarsi sempre mantenendo altissima la qualità. Il ferrarese Sergio Zanni raffigura una visione onirica e surreale sempre legata alla figura, mentre Marco Prestia prende spunto da un mondo animale magico e mutante, di cui Velasco trasforma le dimensioni per arrivare, col suo esemplare, a una misura sorprendentemente fuori scala, come Maria Luisa Tadei col suo "octopus" a mosaico. Nicola Bolla rappresenta un ulteriore trattamento dell´oggetto nel senso della bellezza, mentre Francesca Tulli analizza l´equilibrio della figura e la sua fragilità. Più astratto e aereo il lavoro di Mirta Carroli come quello di Eduard Habicher, che piega la materia e la trasforma in ombra. Flavio Favelli, con Leonardo Pivi, Corrado Bonomi e Vincenzo Marsiglia tornano ironicamente al mondo dell´oggetto e delle sue mutazioni allusive ricostruendolo oppure estendendolo alle installazioni, mentre Lodola, con la consueta e consumata leggerezza, chiude la serie con una meditazione pop sul senso del lavoro dell´artista". Rimini d´estate vive fuori. E anche "progetto scultura" esce, con una selezione di opere, al di fuori della mole della Rocca Malatestiana, "contaminando" la città. Ma anche la marina. Per Rimini una nuova attrattiva che va ad aggiungersi alle molte che la città e le sue spiagge offrono al popolo dell´estate. "Progetto Scultura 2011". Rimini, Castel Sismondo, Piazza Malatesta. Dal 16 luglio al 16 ottobre 2011. Orario Fino al 4/9/2011: 17-22. Dal 5/9/2011 al 16/10/2011: 9,30-12,30; 16-19. Chiuso i lunedì non festivi. Ingresso libero. Mostra promossa dalla Fondazione Casa di Risparmio di Rimini. A cura di Beatrice Buscaroli. Catalogo edito da Silvana Editoriale Informazioni: Anonima Talenti - tel. 0541.787681 - direzione@anonimatalenti.Com - www.Anonimatalenti.com |
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ASCOLI PICENO (FORTE MALATESTA): DONNE STORIA DI MERLETTI E ANTICHE TESSITURE - FINO AL 31 OTTOBRE
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La Camera di Commercio di Ascoli Piceno è tornata in campo con l’organizzazione diretta di un evento, portando alla ribalta nazionale l’eccellenza del manifatturiero Piceno. È stata inaugurata, infatti, lo scorso 10 giugno, nell’incantevole scenario del Forte Malatesta di Ascoli, la mostra Donne, storia di merletti e antiche tessiture, realizzata grazie alla collezione privata della signora Clelia Traini, che si protrarrà fino al 31 ottobre.
«Come ente camerale – ha spiegato il presidente della CCIAA di Ascoli Adriano Federici – abbiamo deciso di dare un giro di vite alla sponsorizzazione di eventi fini a se stessi. La Camera di Commercio deve prestare il suo nome per l’organizzazione di grandi kermesse culturali che possano dare valore aggiunto al territorio che ci ospita. Si sente il bisogno di selezionare poche manifestazioni che però siano all’insegna della qualità. La mostra che oggi ci accingiamo a inaugurare si sposa perfettamente con questa nuova idea in quanto offre la possibilità al pubblico di poter osservare dei veri e propri capolavori della tessitura picena e non solo».
Davvero folta la rappresentanza di autorità civili e militari che hanno voluto testimoniare con la loro presenza il plauso all’allestimento di questa mostra. «Al contrario di quanto si possa pensare – ha sottolineato il Prefetto Pasquale Minunni – anche noi uomini cogliamo il fascino e la bellezza di tali manufatti che possono aiutarci anche a ripercorrere l’evoluzione delle famiglie attraverso la concezione del ruolo della donna».
Non è mancata neanche la “provocazione” ad opera del vescovo di Ascoli Silvano Montevecchi sulla riscoperta degli antichi mestieri artigiani. «Bisogna fare in modo che queste attività possano rivivere e magari dare lavoro ai giovani. Queste filiere semplici – ha proseguito sua eccellenza Montevecchi - possono fungere da volano per la ripresa economica e di una nuova generazione che, prendendo spunto dal passato, può riportare alla luce l’antica maestria che ha fatto conoscere questa terra nel mondo».
Molto soddisfatto della scelta di appoggiare l’iniziativa è apparso il sindaco di Ascoli Guido Castelli. «Non posso che ringraziare sia la Camera di Commercio che la signora Clelia Traini perché con questa mostra hanno regalato alla città di Ascoli un evento di caratura significativa. La location, poi, - ha sottolineato il primo cittadino – offre una possibilità di riscatto al Forte Malatesta che da luogo di pena e sofferenza ora si trasforma in scenario per l’esposizione del bello».
A far capire l’importanza che questa esposizione ricopre ci hanno pensato sia la curatrice dei Musei Capitolini Marina Mattei, già all’opera per portare la mostra anche nella capitale, che il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Mario Boselli. «Qui ci troviamo nella patria del bello e ben fatto. – ha sottolineato Boselli – L’Italia ha un grande valore d’imprenditoria perché siamo fra i pochi che sanno coniugare la creatività e la tecnologia: da qui la nostra eccellenza. Dobbiamo ringraziare la signora Traini e chi ha permesso la realizzazione della mostra, perché hanno portato all’attenzione del mondo questi splendidi manufatti».
I capolavori esposti provengono infatti dalla collezione privata di Clelia Traini. Una passione la sua che l’ha accompagnata nel corso di tutta la vita e che l’ha spinta a collezionare pizzi e merletti scovati in ogni angolo del paese e non solo. Pezzi unici che raccontano la storia delle famiglie picene, la loro vocazione matriarcale. «Questa mostra – ha spiegato Clelia Traini - serve innanzitutto a riabilitare la dignità della donna, vera e propria anima della famiglia del tempo passato. Questo evento si pone tre obiettivi fondamentali: raccontare la storia attraverso i manufatti, far comprendere ai visitatori la vera eccellenza e poter studiare le lavorazioni così da poter insegnare, magari ai ragazzi, per ripartire. Non è facile per me essere qui oggi – ha proseguito, emozionata, la Traini – Ascoli è la mia città e rientrarci in questo modo è esaltante. Il mio messaggio con questa esposizione è semplice: investiamo sul territorio, sui giovani e sulla creatività». L’evento insomma non servirà solo a mettere in risalto la bellezza del manifatturiero piceno ma potrà contribuire all’attrattiva turistica che la vallata del Tronto offre. «L’esposizione – ha sostenuto l’assessore provinciale al Turismo Bruno Gabrielli – sa interpretare i punti caratteristici del territorio in cui viviamo, sarà quindi nostro compito farci arrivare i turisti facendo capire loro l’importanza che tali “opere d’arte” hanno rivestito nella storia del Piceno» |
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PESCARA (AURUM, VIA D´AVALOS ANGOLO VIA LUISA D´ANNUNZIO): 54° BIENNALE INTERNAZIONALE D’ARTE DI VENEZIA - PADIGLIONE ITALIA/SEZIONE ABRUZZO/ANNA SECCIA - 25 GIUGNO-30 SETTEMBRE 2011 – INAUGURAZIONE SABATO 25 GIUGNO 2011, ORE 19
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Anna Seccia, segnalata dal Prof. Giorgio Di Genova, approda alla 54° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, e più precisamente nel Padiglione Italia curato dal Prof. Vittorio Sgarbi/sezione Regionale Abruzzo con “Illuminazione. L’arte è cosa (mia) nostra”, un’installazione opera aperta ad alta significazione che guarda alla complessità del mondo contemporaneo e alle sue esasperazioni più accentuate. Tutto parte dalla convinzione che solo l’arte può tentare di risolvere (e le risolve) le mille problematicità nelle quali ci imbattiamo giornalmente, passando dalle negatività alle positività, molto spesso solo apparenti. Ecco, allora, che sotto l’emblematica raffigurazione pittorica di una cellula, momento iniziale di un’aggregazione, che è al tempo medesimo corpo ed anima, due sedie, o meglio due oggetti destinati a svolgere la funzione di “seduta”, l’uno indice di disabilità, l’altro esteticamente accattivante, rimandano, giocando sul concetto di assenza, a soggetti fisici diversi che, nell’esercizio della creatività, trovano non solo la piena attuazione del loro comune esistere, ma anche quell’omogeneità che consente all’uno e all’altro di identificarsi con l’essere vivente e pensante, e quindi con il senso stesso della vita. L’opera, aperta per definizione, completerà il suo messaggio quando cinquanta “Amici di Anna”, dopo aver visitato la Sezione Regionale Abruzzo del Padiglione Italia della 54. Biennale Internazionale d’Arte di Venezia ed essersi soffermati dinanzi a “Illuminazione. L’arte è cosa (mia) nostra”, l’installazione di Anna Seccia, saranno sollecitati dall’artista ad un’operazione di creatività allargata (la stessa alla base de “La stanza del colore”) finalizzata alla liberazione di quell’energia creativa collettiva che consente, superando ogni tangibile difficoltà, di andare oltre il tempo ed oltre lo spazio, nell’esercizio di una solidarietà forse dimenticata, nella manifestazione di idee e motivazioni condivise, e nella riscoperta di “valori” solo casualmente dimenticati |
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CHIETI (MUSEO PALAZZO DE’ MAYO - FONDAZIONE CARICHIETI): LA MOSTRA PEPI MERISIO L’ABRUZZO NELL’ITALIA DI IERI - DAL 13 LUGLIO AL 2 OTTOBRE 2011
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A Palazzo de´ Mayo, recente gioiello museale della città di Chieti, 100 immagini scattate dal grande fotografo raccontano un´Italia che non c´è più, attraverso tematiche che abbracciano il paesaggio, la vita sociale, i vecchi mestieri, la fede religiosa, le città, con uno speciale omaggio alla terra di Abruzzo. Inaugurazione: martedì 12 luglio, ore 19.00 A Chieti, dal 13 luglio al 2 ottobre 2011, le sale di Palazzo de´ Mayo, recentemente restaurato e sede del nuovo Museo della Fondazione Carichieti, ospitano L´abruzzo nell’Italia di ieri, un´antologica dedicata al lavoro del fotografo Pepi Merisio (Caravaggio, 1931). L´esposizione, curata da Giovanni Gazzaneo, ideata da Crocevia - Fondazione Alfredo e Teresita Paglione e promossa dalla Fondazione Carichieti, presenta in 100 immagini un itinerario nello spazio, nel tempo e nella memoria del nostro Paese dagli anni ´50 a oggi, con uno speciale omaggio alla terra e alle genti d´Abruzzo. Gli intensi scatti di Pepi Merisio gettano uno sguardo su una nazione che da civiltà contadina e artigiana, strettamente legata alla dimensione rurale, in seguito al boom economico si dirige verso la modernità, trasformandosi in modo profondo. Le immagini in bianco e nero e a colori raccontano, senza nostalgici rimpianti né idealismi, storie (personali e collettive) e tradizioni, paesaggi e atmosfere. Scatti che spesso mettono al centro il popolo degli umili, vero protagonista, il più delle volte passato sotto silenzio, della storia italiana. Le fotografie di Merisio hanno la capacità di riportare davanti agli occhi e al cuore, con straordinaria vividezza, chi eravamo e di farci comprendere meglio chi siamo e cosa siamo diventati. Il lavoro, la festa, la fede, i volti, le età, i contesti. Il percorso espositivo costruisce un sistema di racconti intrecciati tra loro, in cui paesaggio e uomo sono parti inscindibili di un´unica grande storia. In questo viaggio italiano, che cade non a caso nel 150° dell´Unità nazionale, cinquanta immagini sono dedicate all´Abruzzo, terra amatissima dal fotografo lombardo per via della genuinità del territorio e dei suoi abitanti. Merisio fotografa con un bruciante bianco e nero o con sofisticato uso del colore i paesaggi abruzzesi - dai grandi profili del Gran Sasso e della Maiella, agli altipiani, i calanchi, la piana del Fucino, i borghi inerpicati sui monti, i trabocchi sulla costa -, le città colme di bellezza e di vita (con un omaggio nell´omaggio a L´aquila); momenti popolari e densi di emozioni come le feste religiose di Bucchianico, Loreto Aprutino, Pescocostanzo; il lavoro, spesso duro e sempre affrontato con grande dignità, di contadini, pastori, artigiani; e poi le donne nerovestite, simbolo di un tempo arcaico e ormai perduto. Accompagna la mostra un catalogo pubblicato da Silvana editoriale con testi di Giovanni Gazzaneo e Franco Rositi. Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale. Pepi Merisio è nato a Caravaggio, nella bassa bergamasca, nel 1931 e comincia a fotografare da autodidatta nel 1947. Progressivamente protagonista del mondo amatoriale degli anni Cinquanta, ottiene numerosi e prestigiosi riconoscimenti in Italia ed all´estero. Nel 1956 inizia la collaborazione con il Touring Club Italiano e con numerose riviste: "Camera", "Du", "Réalité", "Photo Maxima", "Pirelli", "Look", "Famiglia Cristiana", “Stern”, "Parismatch" e numerose altre. Nel 1962 passa al professionismo e l´anno seguente entra nello staff di "Epoca", allora certamente la più importante rivista per immagini italiana. L´ambito ideale della poetica di Merisio è, insieme con la grande tradizione contadina e popolare della provincia italiana, anche il variegato mondo cattolico. Nel 1964 pubblica su "Epoca" il suo grande servizio Una giornata col Papa avviando così un lungo lavoro con Paolo Vi. Dello stesso anno è il suo primo libro dedicato all´amico scultore Floriano Bodini. Da questo momento, mentre continua la collaborazione con grandi riviste internazionali (celebri i tre numeri monografici di "Du" sul Vaticano, su Siena e sull´Italia cattolica) avvia un´intensa attività editoriale. Caposaldo, dichiarazione d´intenti e summa preventiva della sua attività dì narratore per immagini è l´opera Terra di Bergamo in tre volumi, edita nel 1969 per il centenario della Banca Popolare di Bergamo. Da allora ha pubblicato oltre un centinaio di libri fotografici con editori diversi, tra i quali Atlantis, Ber Verlag, Conzett e Huber, Orell Füssli, Zanichelli, Electa, Silvana, Bolis, M D´auria, Editalia, Pubbliepi, Monte dei Paschi, Grafica e Arte, Lyasis e I´ecra di Roma, per la quale sta curando la collana Italia della nostra gente, che ha raggiunto i ventotto volumi. Per l´Editrice Atlantis e Zanichelli ha realizzato undici volumi sulle Regioni d´Italia, e otto volumi per la Bolis sulle Terre Marchigiane. Per il Centro Studi Valle Imagna ha curato Per le antiche strade (2003), Acqua (2003), Un altro Paese (2005) e In Valle lmagna (2009). Nel 2008 realizza per il Ministero degli Esteri il libro Piazze d´Italia. Con Mario Luzi ha pubblicato il volume Mi guarda Siena (2002). Nel 1972 la Rai gli dedica una puntata della trasmissione "Occhio come mestiere", curato da Piero Berengo Gardin. Nei 1979, per la Polaroid, esegue un reportage in bianco e nero ora conservato nella Collection Polaroid International di Boston, nel 1964 consegue il Premio Nazionale di Fotogiornalismo a Milano; nel 1965 il Premio internazionale di Fotogiornalismo a Genova. Particolarmente significative sono le numerose opere di documentazione etno-geografica e d´arte, Ie personali allestite in Italia e all´estero. Da ricordare le mostre alla Helmhaus di Zurigo per i 50 anni di Atlantis (1980); 158 fotografie al Teatro Sociale di Bergamo (1985) e a Palazzo Barberini in Roma (1986); il Duomo guarda Milano all´Arengario (1986); La Valtellina alla Fiera di Milano (1988); Meeting di Rimini (2007). Nel 2010 la Regione Lombardia gli ha dedicato una grande antologica di 150 immagini, ospitata nel Grattacielo Pirelli, dal titolo "Ieri in Lombardia", a cura di Giovanni Gazzaneo. Nel 1980 "Progresso fotografico" dedica a Merisio un numero monografico. Nel 1982 è l´Editoriale Fabbri che lo accoglie nella collana I grandi fotografi mentre è del 1996 il numero a lui dedicato di “Foto Magazine". Nel 1988 è nominato Maestro della fotografia italiana dalla Fiaf (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche). Info: Pepi Merisio. L´abruzzo nell´Italia di ieri - Chieti, Museo Palazzo de´ Mayo - Fondazione Carichieti (Corso Marrucino, 121) - luglio /2 ottobre 2011 - Orari estivi (luglio - agosto): dal martedì alla domenica, 18.00 - 22.00; chiuso lunedì; Orari invernali (settembre - ottobre): dal martedì alla domenica, 10.00 - 12.00 / 17.00 - 19.00; chiuso lunedì - Ingresso gratuito - Catalogo Silvana Editoriale - tel. 0871/568206 - 0871/359801 info@fondazionecarichieti.It - www.Fondazionecarichieti.it |
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SPOLETO (PALAZZO RACANI ARRONI): DANIELA SEVERI. FENOMENOLOGIA DELLE ZUCCHE - 25 GIUGNO / 12 LUGLIO 2011
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Dal 25 giugno al 12 luglio 2011 a Spoleto nella sede espositiva di Palazzo Racani Arroni si terrà Daniela Severi. Fenomenologia delle zucche. La mostra si inserisce nel cartellone di eventi espositivi che quest’anno affiancano il Festival dei Due Mondi di Spoleto. L’iniziativa, curata da Vittorio Sgarbi, intende potenziare il settore arti visive del Festival. Daniela Silvestri, presente quest’anno alla Biennale di Venezia con l’opera dal titolo Fenomenologia delle zucche, presenta nella mostra di Spoleto le sue personalissime quanto decorate zucche, proponendo un iter artistico sui generis, che rappresenta la summa del suo linguaggio vivace ed erudito. Nata ad Aarau, in Svizzera, vive tra Italia e Svizzera. Frequenta l’istituto d’arte a Bologna, dove si diploma con il massimo dei voti. Convinta che una donna non avrebbe avuto successo come artista, dedica la sua vita all’attività di gallerista, venendo a contatto con i più importanti artisti italiani, tra cui Schifano, Boetti e De Dominicis. In questi anni il suo lavoro resta privato e non viene esposto. E’ solo nel nuovo millennio che nascono le zucche e i suoi giardini immaginari. Di fronte all’arte di Daniela Silvestri, siamo invitati a un ripensamento della nostra esistenza. L’artista attraverso le sue creazione ci porta in un paesaggio onirico, fatto di cui minuscoli giardini, popolati ora da animali esotici, ora da alberi. Dove sempre presente è la zucca, ora calda dorata, ora fredda argentata. E’ allegorica, evocativa, fa pensare a Halloween, alle streghe, alle maschere. La zucca è la carrozza che Daniela Severi usa come linguaggio personale per muoversi tra i contenuti di mondi che si creano nella sua dimensione interiore diventando visibili, manifestandosi nelle sue opere. La zucca e´ il suo viatico per viaggiare tra la terra e il cielo e poi mostrarci il raccolto. La location di prestigio rappresentata da Palazzo Racani Arroni, culla dell´arte rinascimentale nel centro storico di Spoleto, con i suoi affreschi cinquecenteschi rappresenta la cornice ideale per l´antologica poliedrica e plurisensoriale di Daniela Severi e, come una mostra nella mostra, amplifica il messaggio dell´artista in un contesto carico di emozioni visive. Orario 10,30 - 13,00; 15,30 - 19,00. Martedì chiuso. Ingresso libero |
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FIRENZE CELEBRA IL QUINTO CENTENARIO DELLA NASCITA DEL VASARI
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L’hotel Brunelleschi propone un pacchetto inclusivo di biglietto di ingresso per la mostra “Vasari, gli Uffizi e il Duca” agli Uffizi. Firenze si fa bella per celebrare i cinquecento anni dalla nascita di colui che la fece bella: quel Giorgio Vasari artista aretino, autore de Le vite de´ più illustri pittori, scultori e architetti, che ha regalato alla città del giglio gli affreschi della cupola di Santa Maria del Fiore, il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio e la Galleria degli Uffizi. Per muoversi agevolmente in Firenze tra mostre e siti, indispensabile prenotare un albergo centralissimo come l’Hotel Brunelleschi, che fa parte degli Esercizi Storici Fiorentini, un marchio di fiorentinità e di pregio. L’albergo ingloba nella facciata un’antichissima torre bizantina ed ha al suo interno un museo privato con i reperti rinvenuti nel corso del restauro della Torre e un calidarium di origine romana. La posizione è fantastica, in un’incantevole piazzetta in pieno centro, tra le più famose vie dello shopping e i musei più noti di Firenze. L’hotel Brunelleschi è stato rinnovato in uno stile classico contemporaneo estremamente elegante. Pacchetto offerto dall’Hotel Brunelleschi per la Mostra “Vasari, gli Uffizi e il Duca” agli Uffizi (Validità 14 giugno/30 ottobre 2011) Il pacchetto include: 1 notte in camera Classic Executive o Deluxe; Colazione a buffet; Un biglietto per persona per la mostra “Vasari, gli Uffizi e il Duca”alla Galleria degli Uffizi; Quotidiano preferito: a partire da euro 103 a persona a notte. Notte extra al miglior prezzo disponibile. Offerta valida su prenotazione e soggetta a disponibilità. Firenze e il Vasari Ad aprire ufficialmente i festeggiamenti la mostra, allestita presso gli Uffizi dal 14 giugno al 30 ottobre 2011: Vasari, gli Uffizi e il duca che vede come oggetto proprio la fondazione degli Uffizi (1559-1560), un sistema architettonico a scala urbana risultato di una stretta collaborazione tra il Duca, Cosimo I de´ Medici, e Vasari, il suo artista prediletto. Come rivela il nome, gli Uffizi erano anticamente destinati ad ospitare gli uffici delle 13 magistrature fiorentine ed esprime in forma architettonica la presenza fisica del Potere a Firenze, esercitato dalla casata medicea sulle Magistrature o Arti. L’esposizione ripercorre le tappe che portarono alla creazione dell’edificio, il cui cantiere fu il più grande e impegnativo del Cinquecento a Firenze. Eccezionalmente, in occasione delle celebrazioni, rimane aperto al pubblico per un brevissimo periodo anche il Corridoio Vasariano, un passaggio lungo un chilometro realizzato in soli sei mesi nel 1565 per volere di Cosimo I de’ Medici su progetto dal Vasari, per collegare gli Uffizi a palazzo Pitti, allora residenza della stessa famiglia, che va da una riva all’altra dell’Arno passando sopra il Ponte Vecchio e regalando scenografiche viste sul fiume. Oggi il Corridoio Vasariano ospita una straordinaria collezione di autoritratti di artisti italiani e stranieri, la più grande del mondo, e molti ritratti di personaggi illustri di ogni età e nazione, oltre a dipinti italiani dei secoli Xvi e Xvii. La visita avviene esclusivamente su prenotazione (numero 055/294883) e a numero ristretto fino ad un massimo di 5 persone per gruppo Fra gli altri eventi pensati per approfondire la conoscenza di Vasari e del periodo storico di costruzione del Granducato di Toscana, è da segnalare il ciclo di conferenze dell’Accademia delle Arti del Disegno che dal 13 settembre al 13 dicembre vede in calendario professori universitari che delineeranno i rapporti del Vasari con la poesia, la lingua, gli apparati effimeri, lo spettacolo, il mondo religioso, l’Accademia del Disegno, le Vite. Al Museo del Bargello la mostra L’acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore rende omaggio all’altro architetto che con il Vasari ha dato la configurazione attuale del centro storico di Firenze. A cura della Fondazione Horne, inoltre, al numero 8 di Borgo Santa Croce verrà aperto il Museo Casa Vasari, contenente l’Allegoria delle Arti. A queste iniziative, si uniscono quella della Fondazione Palazzo Strozzi che realizza una cartina vasariana con circa venti siti della città Firenze legati alla vita e all’opera di Vasari e Ammannati, e quella degli Amici della Pergola che propongono un ciclo di letture delle «Vite» di Vasari. Info: Hotel Brunelleschi Via de’ Calzaiuoli – Piazza Santa Elisabetta 3 – 50122 Firenze Tel. 055/2737487 – Fax 055/2737481 e-mail info@hotelbrunelleschi.It – Internet www.Hotelbrunelleschi.it |
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“GIOVENTÙ RIBELLE. IL VOLTURNO, GAETA E L’UNITÀ D’ITALIA” AL CASTELLO ANGIOINO, GAETA DAL 28 GIUGNO AL 20 OTTOBRE 2011
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Dal 28 giugno al 20 ottobre 2011 nella splendida cornice del Castello Angioino di Gaeta si terrà la mostra “Gioventù Ribelle. Il Volturno, Gaeta e l’Unità d’Italia”, organizzata dall’Università degli Studi di Cassino, in collaborazione con l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e il Comune di Gaeta attraverso il Comitato cittadino del 150. Il Castello Angioino riaprirà in questa occasione i proprio spazi, che ormai da molti anni non erano più accessibili al pubblico. L’evento s’inserisce nelle iniziative dedicate al 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, che si arricchiscono così, di un’altra iniziativa di prestigio che rende onore alla città di Gaeta e al suo percorso di conoscenza e diffusione di elementi utili alla comprensione delle vicende che portarono a compimento dell’Unità. La mostra, che si svolge insieme a convegni e incontri tematici nel Castello Angioino, maestosa opera del Xiii secolo, prevede diverse sezioni, curate dal Professor Bottiglieri dell’Università di Cassino e dal Professor Pizzo dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, che espongono cartine geografiche, pannelli e attrezzature multimediali riferite al processo di unificazione. La sala centrale è dedicata alla figura della Regina Maria Sofia, moglie di Francesco Ii di Borbone, vera animatrice della difesa di Gaeta. Due sezioni laterali mostrano il ruolo che ebbero i garibaldini nella battaglia del Volturno e le modalità dell’assedio della fortezza da parte del Generale Enrico Cialdini. In mostra, inoltre, fotografie di Giorgio Sommer che ritraggono la Regina direttamente impegnata sugli spalti del castello, oltre a litografie e pitture originali. In esposizione anche libro d’oro della spedizione dei Mille con foto, schede biografiche e modalità di partecipazione all’impresa garibaldina, e i dipinti di Michele Tedesco e Antonio Licata, insieme alle litografie del 1861, che raccontano le varie fasi della guerra, i bombardamenti, i posizionamenti delle artiglierie borboniche, gli incendi e le rovine procurate dai cannoni durante quel terribile evento. Il materiale iconografico è fornito alla mostra dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. All’inaugurazione parteciperà il Presidente del Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell´Unità Nazionale Giuliano Amato, il Ministro per la Gioventù Giorgia Meloni, il Rettore dell’Università di Cassino Ciro Attaianese, il Presidente dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Romano Ugolini, e il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi. Www.prolocogaeta.i t www.Unicas.it www.150gaeta.Org |
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