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GIOVEDI
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Notiziario Marketpress di
Giovedì 19 Aprile 2012 |
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TROVATO COLLEGAMENTO TRA I GENI, LE DIMENSIONI DEL CERVELLO E L´INTELLIGENZA
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Bruxelles, 19 aprile 2012 - Un team internazionale di scienziati è riuscito a mappare i geni umani che aumentano o disturbano la resistenza del cervello a varie malattie neurologiche e mentali. Questo studio, presentato sulla rivista Nature Genetics, ha identificato nuovi geni che potrebbero farci capire le differenze che esistono per quanto riguarda le dimensioni del cervello e l´intelligenza. I risultati potrebbero anche portare allo sviluppo di nuovi trattamenti farmacologici. Oltre 200 scienziati di 100 istituzioni avevano 2 obiettivi. "Cercavamo i geni che aumentano il rischio di una singola malattia che può essere ereditata dai propri figli," spiega l´autore anziano dello studio, il professor Paul Thompson della David Geffen School of Medicine presso l´Università della California, Los Angeles (Ucla) e membro del Laboratorio di neuro imaging dell´Ucla negli Stati Uniti. "Cercavamo i fattori che causano l´atrofia dei tessuti e riducono le dimensioni del cervello, che è un marcatore biologico delle malattie ereditarie come la schizofrenia, il disturbo bipolare, la depressione, l´Alzheimer e la demenza." Il professor Thompson e i suoi colleghi provenienti da Australia e Paesi Bassi hanno lanciato il progetto Enigma ("Enhancing neuro imaging genetics through meta-analysis") tre anni fa, quando i ricercatori hanno messo insieme le scansioni del cervello e i dati genomici. "I nostri singoli centri non potevano rivedere abbastanza scansioni del cervello da ottenere risultati certi," dice il professor Thompson. "Condividendo i nostri dati con il progetto Enigma, abbiamo creato un campione abbastanza grande da rivelare schemi chiari della variazione genetica e da mostrare come questi cambiamenti alterano fisicamente il cervello." Quello che distingue questo lavoro dai precedenti studi di ricerca è che i ricercatori hanno misurato le dimensioni del cervello e i centri di memoria in molte immagini di risonanza magnetica (Mri) di oltre 21.100 soggetti sani, facendo allo stesso tempo uno screening del loro acido deossiribonucleico (Dna). "Studi precedenti hanno scoperto geni di rischio per malattie comuni, ma non è sempre chiaro come questi geni influenzano il cervello," dice il professor Thompson. "Questo ha portato il nostro team a vagliare scansioni di tutto il mondo per cercare i geni che danneggiano o proteggono direttamente il cervello." I ricercatori hanno osservato piccoli mutamenti del codice genetico dei soggetti le cui immagini mostravano cervelli più piccoli. I centri di memoria erano anch´essi più piccoli, sostiene il team. Precisiamo che a prescindere dalla provenienza dei soggetti, gli stessi geni influenzavano il cervello allo stesso modo. "Milioni di persone sono portatrici di variazioni nel Dna che contribuiscono ad aumentare o diminuire la sensibilità del cervello a una vasta gamma di malattie," dicono i ricercatori dell´Ucla. "Una volta identificato il gene, possiamo trattarlo con un farmaco per ridurre il rischio di contrarre la malattia. Si possono anche prendere misure preventive con l´attività fisica, la dieta e gli stimoli mentali per eliminare gli effetti del gene nocivo. Il team ha scoperto anche geni che spiegano le differenze individuali dell´intelligenza, scoprendo una variazione in un gene chiamato Hmga2 che influenza sia le dimensioni del cervello che l´intelligenza. Il Dna ha quattro basi: A, C, T e G; i soggetti il cui gene Hmga2 ha C invece di T hanno cervelli più grandi e raggiungono risultati più alti nei test standardizzati del quoziente di intelligenza (Qi). Per maggiori informazioni, visitare: Nature Genetics http://www.Nature.com/ng/index.html David Geffen School of Medicine at Ucla: http://dgsom.Healthsciences.ucla.edu/dgsom/ |
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GLI “INTERRUTTORI” DEL TUMORE DEL COLON RETTO I RICERCATORI DELL’ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI E DELL’IFOM DI MILANO HANNO IDENTIFICATO LE MOLECOLE GENETICHE CHE CAUSANO LA CRESCITA DEL TUMORE DEL COLON RETTO, IL TUMORE PIÙ FREQUENTE IN ITALIA. |
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Milano, 19 aprile 2012 – Identificati piccoli interruttori che regolano la progressione del tumore del colon retto, una neoplasia che purtroppo colpisce in Italia ogni anno oltre 50mila persone: si tratta di alcuni microRna, piccole molecole di materiale genetico, che letteralmente “spengono” i geni del nostro corpo e regolano le funzioni base della vita della cellula. I ricercatori e i medici dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Ifom (Istituto Firc di Oncologia Molecolare) di Milano, coordinati da Manuela Gariboldi, per la prima volta ne hanno individuati 23 specifici, sempre presenti in quantità differente nei tessuti tumorali rispetto al tessuto normale, che sono coinvolti nella crescita del tumore: se individuati nell’organismo potrebbero divenire uno strumento efficace per effettuare diagnosi precoce e diventare anche un nuovo bersaglio per terapie che mirino a diminuirli o aumentarli e di conseguenza a “riaccendere” o “spegnere” i geni da essi controllati. La nuova ricerca è pubblicata nel numero di aprile della rivista scientifica internazionale Molecular Cancer Research ed è stata selezionata per la sezione della rivista Highlights: Selected Articles from This Issue che indica i lavori scientifici più importanti del momento. Lo studio I microRna sono piccole sequenze di Rna che regolano l’attività dei nostri geni e quindi le numerose funzioni della cellula, tra cui anche la sua crescita, la sua proliferazione e la sua morte. Anche le funzioni delle cellule tumorali sono regolate da queste molecole. Tuttavia, poiché i diversi tipi di microRna presenti nell’organismo sono estremamente numerosi e possono regolare moltissimi geni (e spesso questa regolazione dipende dal tessuto in cui essi sono espressi) è molto complesso stabilire quale di queste sequenze di Rna comandi, in parte o del tutto, una specifica attività della cellula. Per stabilire, quindi, una correlazione tra microRna e il tumore del colon retto i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare di Milano hanno analizzato tutte queste molecole presenti in campioni di tessuto tumorale. In collaborazione con l’Unità di chirurgia colorettale diretta da Ermanno Leo, i ricercatori hanno analizzato l’espressione di microRna nei campioni tumorali di 40 pazienti, uniformemente ripartiti tra i diversi stadi della malattia (dal più iniziale al più avanzato), confrontandoli con campioni di tessuto sano, e hanno scoperto che in tutti i pazienti 23 specifici microRna avevano valori diversi nel tumore rispetto al tessuto normale, alcuni erano troppo numerosi o alcuni erano meno frequenti. Questi 23 microRna regolano 121 geni coinvolti nella proliferazione e crescita della cellula e quindi del tumore. Sottolinea Manuela Gariboldi, coordinatore dello studio e ricercatrice del Dipartimento di oncologia sperimentale e medicina molecolare dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’unità di Genetica molecolare del cancro della Fondazione Istituto Firc di Oncologia Molecolare: “Una delle ricadute possibili dello studio è che la conoscenza del fenomeno e di quali microRna siano alterati potrà essere utilizzato per mettere a punto kit per la diagnosi precoce del tumore del colon retto. Per ora la nostra osservazione è stata effettuata su campioni di tessuto del tumore, tuttavia è possibile immaginare un test di facile impiego che cerchi e misuri la presenza di questi microRna nel sangue dei pazienti. Infatti, è stata recentemente osservata la presenza dei microRna identificati nel tumore anche nel siero e nel plasma dei pazienti”. Inoltre, i ricercatori hanno studiato in particolare l’interazione tra una di queste molecole, il microRna-1, e il gene Met, da tempo conosciuto perché responsabile di promuovere la crescita del tumore e di regolare lo sviluppo delle metastasi, e hanno verificato che aumentando le quantità di microRna-1 è possibile “spegnere” Met in linee cellulari che lo esprimono. Sottolinea il direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori e coordinatore della studio Marco Pierotti: “Se riusciremo a elaborare farmaci molecolari mirati ad agire sul microRna-1 avremo un nuovo bersaglio per la terapia e una nuova strategia per contrastare il tumore: modificare il microRna-1 per spegnere il gene Met e quindi fermare o, addirittura, far regredire tumore e metastasi”. “E’ comunque importante sottolineare – continua Pierotti – che si tratta ancora di una ricerca di base e non di una terapia. Saranno necessari ancora alcuni anni per arrivare dal laboratorio al letto del malato”. Il tumore del colon retto - Il carcinoma del colon retto è il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 50.000 diagnosi stimate per il 2011. Si tratta della seconda forma di tumore più diffuso tra le donne (13% delle nuove diagnosi) dopo il tumore della mammella e la terza tra gli uomini (14%) dopo neoplasie della prostata e del polmone. La diffusione dei fattori di rischio, l’anticipazione diagnostica e l’aumento dell’età media della popolazione sono alla base della progressiva crescita dell’incidenza di questo tumore negli ultimi decenni e della sua progressione nei prossimi anni per cui è previsto un incremento del 12% tra 2011 e 2020. Per il 2011 in Italia si stimano quasi 20.000 decessi per carcinoma del colon-retto (di cui il 55% negli uomini). Questo tumore rappresenta la seconda causa morte per tumore con l’11% nei maschi e il 12% nelle donne. Il carcinoma del colon-retto presenta una prognosi sostanzialmente favorevole: il 58% dei pazienti incidenti nei primi anni ‘2000 risulta in vita a 5 anni dalla diagnosi, con una moderata tendenza all’aumento rispetto ai quinquenni precedenti. |
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TROVATO IL GENE DELL´EPILESSIA NEI CANI
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Bruxelles, 19 aprile 2012 - Alcuni ricercatori in Europa e negli Stati Uniti hanno identificato un nuovo gene dell´epilessia per l´epilessia idiopatica del pastore belga nel cromosoma canino 37. Presentati sulla rivista Plos One, i risultati ci fanno capire meglio il background genetico delle forme più comuni di epilessia canina e forniscono informazioni sulle forme comuni di epilessia umana. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto Lupa ("Unravelling the molecular basis of common complex human disorders using the dog as a model system"), che è sostenuto nell´ambito del tema "Salute" del Settimo programma quadro (7° Pq) dell´Ue con 12 milioni di euro. L´epilessia, un insieme di disturbi neurologici cronici caratterizzati da convulsioni, colpisce circa 1-5% della popolazione umana in un momento della vita. Gli esperti spiegano che l´epilessia dipende da varie sindromi, cause, prognosi e dall´età dei malati. Sulla base dei meccanismi basilari che le caratterizzano, le sindromi epilettiche si dividono in epilessie genetiche (idiopatiche), epilessie strutturali/metaboliche (sintomatiche) ed epilessie di causa sconosciuta. Coordinati dall´Università di Helsinki e dall´Istituto di genetica Folkhälsan in Finlandia, ricercatori provenienti da Danimarca, Finlandia, Stati Uniti e Svezia hanno confrontato il genoma dei cani con l´epilessia e quello di cani di controllo sani e hanno identificato una regione del gene nel cromosoma 37, che è legata alla forma più comune di epilessia canina. Fino al 40% dei malati di epilessia possono far risalire la propria diagnosi a fattori genetici. Se la specifica regione del gene è omozigotica, il rischio di soffrire di epilessia è sette volte maggiore. I ricercatori suggeriscono anche che altri fattori di rischio genetici, ancora sconosciuti, potrebbero essere presenti nella razza. Il tipo di epilessia che colpisce il pastore belga è molto comune anche in altre razze. Questa scoperta quindi potrebbe migliorare le nostre conoscenze sulle epilessie in diverse razze di cani. "Ci sono solo pochi geni nella regione identificata e credo che le analisi in corso ci aiuteranno a scoprire il gene specifico dell´epilessia," dice la professoressa Hannes Lohi dell´Università di Helsinki, autrice anziana dello studio. "Questo ci farebbe capire meglio i meccanismi della malattia e ci fornirebbe un nuovo strumento di diagnostica per questa malattia." Commentando lo studio, l´autrice principale, la dott.Ssa Eija Seppälä dell´Università di Helsinki, dice: "La regione genomica identificata è probabilmente il fattore di rischio singolo più forte per l´epilessia nei pastori belgi e stiamo studiando un´interessante variante del gene che causa un cambiamento dell´amino acido al livello proteico. Questo cambiamento omozigotico dell´amino acido però è presente anche in un quinto dei pastori belgi sani. La ricerca continua all´interno della razza e ha lo scopo di identificare la specifica mutazione per i test genetici in questo sito e possibilmente in altri cromosomi. Il bisogno di un test genetico è urgente visto che si stima che ben il 20% dei cani di questa razza abbia l´epilessia." L´epilessia idiopatica nei pastori belgi appare verso i tre anni di età. Per maggiori informazioni, visitare: Università di Helsinki: http://www.Helsinki.fi/university/ Plos One: http://www.Plosone.org Lupa: http://www.Eurolupa.org/ |
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LE SFIDE DELLE AZIENDE SANITARIE PER LA SOSTENIBILITA’ DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE |
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Milano, 19 Aprile 2012 – Come si stanno organizzando le aziende sanitarie per rispondere efficacemente al crescente bisogno di salute dei cittadini? Come possono garantire qualità delle prestazioni e sostenibilità in un contesto economico e sociale sempre più complesso? Buoni sistemi di misurazione delle performance delle aziende sanitarie pubbliche possono contribuire ad offrire ai cittadini cure appropriate e servizi efficienti? Se n’è parlato ieri al 2° convegno nazionale dell’Academy of Health Care Management and Economics, innovativo progetto triennale di studio e confronto nato nel 2010 dalla collaborazione tra Sda Bocconi School of Management e Novartis, che ha coinvolto oltre 30 aziende sanitarie pubbliche. “Nel realizzare questa iniziativa ” commenta Philippe Barrois, Amministratore Delegato e Country President Novartis in Italia “la nostra azienda ha dimostrato il suo impegno a operare in modo attivo per un sistema salute efficiente e di qualità. Con l’Academy vogliamo sviluppare un dialogo costruttivo con le istituzioni e sostenere la crescita di una cultura della performance nella sanità. Per un’azienda come Novartis che fa ricerca e investe ai vertici del settore in innovazione è infatti essenziale poter contare su un sistema in grado di garantire stabilità nell’interesse della salute dei cittadini e dell’intero scenario”. "Questo convegno” ha spiegato Giovanni Valotti, Professore ordinario di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche Università Bocconi “ha l’obiettivo di valorizzare il frutto del lavoro svolto con le aziende sanitarie nei diversi incontri, seminari, workshop che hanno coinvolto i loro professionisti e manager, in particolare sui temi della formazione e del governo delle strategie, del controllo strategico e della misurazione e valutazione delle performance. L´obiettivo finale del progetto è di proporre un modello di misurazione e valutazione delle performance per il top management che dovrà necessariamente interfacciarsi e tenere conto delle specificità delle singole aziende, delle linee guida regionali e dei cambiamenti di scenario in atto. Una sfida che l’Academy of Healthcare Management and Economics è pronta a raccogliere”. Al centro dell’appuntamento, che ha richiamato circa 400 manager e professionisti provenienti dalle aziende sanitarie di tutta Italia, il rapporto tra il governo dei processi decisionali e i sistemi di misurazione e valutazione delle performance, per supportare le strategie delle realtà sanitarie aziendali. Nel corso della prima parte dell’incontro, Federico Lega, Professor Sda Bocconi, ha presentato le più significative esperienze concrete di scelte strategiche delle aziende sanitarie partecipanti all’Academy, raccolte nel volume “Strategia e Performance Management nelle aziende sanitarie pubbliche”, curato dai Ricercatori di Sda Bocconi. Dall’analisi di queste 16 case history emerge che nei processi decisionali, alle progettualità volute e guidate dal top management delle aziende sanitarie pubbliche, se ne affiancano spesso altre, che sono frutto della spinta “dal basso” da parte dei professionisti che in esse lavorano. Il ruolo del top management deve essere quello di intercettare le idee innovative e valorizzarle, al fine di indirizzarle verso un processo governato di implementazione. Di particolare interesse la Tavola Rotonda “Sviluppo e sostenibilità del Ssn Italiano a 20 anni dall’aziendalizzazione” nel corso della quale i protagonisti hanno posto l’attenzione su due aspetti di cruciale importanza per il Ssn del nostro Paese: la garanzia della sostenibilità economica del settore da una parte (considerando anche il taglio previsto per la sanità italiana nei prossimi due anni) e lo sviluppo e la crescita del Ssn per il miglioramento della tutela della salute dall’altra. Tutti i livelli istituzionali (nazionale, regionale e aziendale), unitamente all’industria privata, sono chiamati quotidianamente a ricercare un equilibrio tra questi due “tensori” e sulle difficoltà di tale esigenza si sono confrontati i relatori Carlo Zocchetti, intervenuto al posto del Direttore generale Carlo Lucchina, in rappresentanza della Sanità della Regione Lombardia, Fulvio Luccini, Direttore Market Access & Territory Accounts Novartis Farma, Giovanni Monchiero, Presidente Fiaso, Vincenzo Pomo, Direttore per la promozione della salute della Regione Puglia, Angelo Giovanni Rossi, Consulente Senior Agenas e Massimo Russo, Assessore della Salute della Regione Siciliana. Per Angelo Giovanni Rossi (Agenas): “È importante uniformare la raccolta, l’interpretazione e l’utilizzo dei dati provenienti dalle aziende sanitarie, in modo da avere una rete informativa omogenea, che possa supportare le decisioni e le programmazioni delle Regioni. In particolare Agenas ha sviluppato il Portale Nazionale degli Esiti che, raccogliendo sistematicamente gli elementi di forza e le criticità delle realtà ospedaliere, può essere uno strumento utile alle Regioni e alle aziende per monitorare i risultati, valorizzare le best practice, analizzare e superare le criticità e in ultima analisi offrire ai cittadini una cura migliore”. Una sfida, questa, che la Fiaso ha accolto sin dalla sua costituzione (era il 1998) con il principale obiettivo di condividere principi e strategie utili a trasformare l’aziendalizzazione della sanità pubblica nel miglior strumento possibile di governo dell’offerta sanitaria al cittadino. “Grazie all’applicazione di strumenti di pianificazione e controllo le aziende sanitarie hanno segnato un complessivo recupero di efficienza – ha quindi sottolineato Giovanni Monchiero (Fiaso) – “e, accanto alle logiche dell’offerta, oggi è necessario puntare al recupero delle logiche di governo del sistema coerenti con il modello aziendale, che si fonda sui principi di autonomia e responsabilità”. Sullo stretto legame che intercorre tra obiettivi regionali di sanità pubblica e la traduzione sul territorio che ne deriva dall’azione aziendale si è, infine, soffermato l’Assessore Massimo Russo (Regione Siciliana) sottolineando come “per sviluppare un efficiente rapporto tra assessorato e aziende, in Sicilia si stia progressivamente puntando sul modello “holding” dove l’assessorato, nel rispetto della mission delle aziende e della loro appartenenza al territorio, indica l’indirizzo strategico, supportandole sia sotto il profilo economico sia sotto quello organizzativo. Inoltre – ha concluso Russo - nell’ambito della radicale riorganizzazione del sistema sanitario regionale, stiamo puntando all’eccellenza delle persone, mediante uno specifico programma formativo”. - L’academy Vista Dai Protagonisti Il caso della Asl di Massa Carrara, risponde il Ds Maurizio Dal Maso Presto Risultati Positivi Per Cittadini E Azienda - L´asl di Massa Carrara, negli ultimi anni ha attraversato un periodo di elevata difficoltà economico-finanziaria. Per far fronte a questo stato di crisi il Top management attuale ha attivato una serie di strumenti di misurazione e di valutazione delle performance per indagare le cause di questa situazione non soltanto al fine di conoscere meglio il proprio contesto e supportare con evidenze e dati i processi decisionali, ma anche per porre in essere azioni concrete nell’interesse dei cittadini assistiti e dell’intera Azienda. Fiducioso sul fatto che la Asl abbia intrapreso la strada giusta, il Direttore Sanitario, dott. Maurizio Dal Maso è convinto che i primi, positivi, risultati, saranno evidenti in pochi mesi. Dott. Dal Maso, la Asl di Massa Carrara ha attraversato un periodo difficile dal punto di vista economico-finanziario. Che strategia avete messo in atto (anche in termini di misurazione e di valutazione delle performance) per indagare le cause di questa situazione e mettere conseguentemente in campo le azioni necessarie all’implementazione di una governance più solida? Principalmente abbiamo utilizzato gli strumenti messi a disposizione delle direzioni aziendali in Toscana dal Mes della Scuola Superiore S. Anna di Pisa che con il suo “bersaglio” ( uno strumento di immediata lettura che rappresenta anche graficamente il posizionamento e le performance economiche e assistenziali dell’Azienda) aveva segnalato alcune criticità (anche negli anni precedenti al nostro arrivo) e su questo abbiamo adottato una strategia di azione su tre fronti da adottare nei prossimi tre anni agendo principalmente sul personale, sulla farmaceutica e sui beni e servizi. E´ possibile delineare sinteticamente quali ricadute sui cittadini e sull´azienda sono attese e se, e in che misura, i temi di approfondimento trattati nel corso dell´Academy in questi anni si sono dimostrati cogenti con la necessità di realizzare una progettualità gestionale sempre più lungimirante e sostenibile? Sono convinto che già dal prossimo anno gli indicatori della nostra Azienda cominceranno a spostarsi in maniera positivamente significativa grazie alle azioni strategiche che abbiamo messo in campo. Sicuramente la consapevolezza dell´esistenza di strumenti di controllo che siano conosciuti e condivisi da soggetti diversi nella stessa Azienda renderà più difficile che possano accadere di nuovo fatti simili a quelli accaduti nella Asl 1 di Massa e Carrara. Inoltre, la partecipazione multiprofessionale a corsi tipo quello di Academy permetterà di favorire lo sviluppo di nuovi competenze e strumenti di gestione e controllo che si auspica trovino una applicazione rapida e condivisa nelle Aziende. Qual è la sua opinione personale sul percorso condiviso con tanti suoi colleghi nell´ambito delle attività dell´Academy? Ottima perché, oltre che far crescere le conoscenze individuali e di gruppo fra persone che operano in aree diverse della stessa Azienda, favorisce la condivisione di azioni e la comunicazione interna aziendale, che è quasi sempre carente e che, associata alla scarsa circolazione della informazioni, spesso crea molti (se non tutti) dei problemi che ogni giorno una direzione strategica di azienda sanitaria o ospedaliera deve affrontare e risolvere. - L’academy Vista Dai Protagonisti Il caso della Asl di Parma, risponde il Dg Massimo Fabi Stabilità E Continua Ricerca Del “Buon Gioverno” Per Dare Risposte Concrete Ai Cittadini - Dott. Fabi, l’Ausl di Parma è caratterizzata da una sostanziale stabilità aziendale in termini di durata in carica del top management. Una situazione che ha favorito la realizzazione di una serie di scelte strategiche di ampio respiro. Può rientrare in questa dimensione di “stabile” progettualità, per esempio, la rete di Hospice che afferiscono all’Azienda? Le strutture residenziali “Hospice” realizzate in questi anni nel territorio provinciale di Parma rappresentano un elemento della rete di cure palliative, assieme alle altre modalità assistenziali, ospedaliera, ambulatoriale, domiciliare. L’efficacia dell’integrazione operata è il prodotto di una progettualità sviluppatasi nell’arco di un decennio, finalizzata a rendere disponibili servizi adeguati ai bisogni e caratterizzati dalla forte appartenenza al territorio. Progetti strategici di tal genere si realizzano, e generano alta qualità nell’assistenza resa, se tutti gli operatori e la dirigenza coinvolti partecipano con motivazione e sensibilità insieme al top management aziendale: l’organizzazione e la cultura aziendale di servizio costituiscono quella stabilità necessaria a favorire il perseguimento degli obiettivi. La continua ricerca del buon governo aziendale, cui si sono dedicate le Direzioni aziendali succedutesi nel periodo, secondo tempi e modi previsti da normativa e volontà regionale, è stata dedicata in modo particolare a quegli aspetti, nella convinzione che scelte strategiche di ampio respiro approdino a quanto atteso in presenza di soluzioni gestionali che vedono integrazione e forte assimilabilità tra i livelli di management e quelli direttamente operativi. È possibile delineare sinteticamente quali ricadute su cittadini e sull’azienda sono attese e in che misura i temi di approfondimento trattati nel corso dell’Academy in questi anni (come per esempio la necessità di misurazione delle performance e delle attività a supporto delle scelte strategiche) siano cogenti con la necessità di realizzare una progettualità sempre più lungimirante? L’academy promossa da Sda Bocconi e Novartis è definita un laboratorio di innovazione manageriale, dunque una occasione e sede di confronto e crescita tra le esperienze in atto nelle Aziende Sanitarie, oltre che un’opportunità di analisi e approfondimenti che investono gli aspetti di definizione delle strategie e di valutazione delle performance. I percorsi e le tematiche affrontate sono rivolte all’interno delle organizzazioni aziendali, ma è evidente che le capacità ed i miglioramenti su questi temi non possono che incidere in modo determinante sui processi di progettazione e programmazione dell’offerta di servizi, pur con le risorse nel tempo disponibili, sia professionali che economiche. Obiettivi e progetti “centrati”, appropriati, ben governati, supportati dagli strumenti che le discipline aziendalistiche rendono possibili anche per i meccanismi propri della Pubblica Amministrazione, possono consentire risposte efficaci del sistema sanitario pubblico, producendo effetti virtuosi anche nel miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini. Quale è la sua opinione personale sul percorso condiviso con tanti suoi colleghi nell’ambito delle attività dell’Academy? L’ausl di Parma ha aderito con grande convinzione al protocollo di ricerca Academy, perchè il disegno proposto, nel 2010, mostrava da subito caratteristiche e metodologia di valore e davvero utili a perseguire innovazione manageriale. Devo dire che i due anni di esperienza hanno ampiamente confermato le attese e confortato nella scelta del confronto e del dialogo diretti tra le Aziende, tra l’altro andando oltre i confini regionali, all’interno dei quali si riscontrano profonde differenze di impostazione per ciò che concerne l’impianto organizzativo. La concretezza nell’approccio dei temi affrontati è dato distintivo, soprattutto in quei momenti non solo di specifica formazione bensì di esame di alcuni fenomeni di particolare rilievo, cui le Direzioni aziendali mostrano un grande interesse (ad esempio l’approfondimento sulle esperienze di governo di crisi economiche aziendali e la ricerca di interventi in grado di fornire risposte adeguate, dai piani di rientro, alle riprogettazioni organizzative). Insomma, un percorso, quello dell’Academy da ascrivere senza ombra di dubbio alle iniziative positive e qualificanti, nelle quali trovare anche ulteriori motivazioni di carattere professionale. - L’academy Vista Dai Protagonisti Il caso dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, risponde il Dg Giuseppe Rosato Criteri Di Valutazione Condivisi Tra Manager E Professionisti - A giudizio del Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, Giuseppe Rosato, nel corso delle attività dell’Academy sono state valutate e approfondite molte esperienze diverse, sia nel settore pubblico sia nel settore privato “e naturalmente, per chi è chiamato al governo di aziende di elevata complessità come quelle sanitarie, queste sono riflessioni fondamentali”. Perché? Perché oggi la misurazione dei volumi di attività, di quante prestazioni una struttura riesce ad erogare, non è più sufficiente. Bisogna necessariamente aggiungere e quindi valutare, nel primario interesse dei cittadini assistiti, anche la qualità delle prestazioni offerte nonché approfondire, insieme ai professionisti dell’Azienda, i criteri di valutazione della stessa qualità. Per quanto riguarda la sua personale esperienza in seno all’Academy, soprattutto in relazione alle necessità della sua azienda, che tipo di ricadute pratiche si aspetta? La prima, di carattere metodologico, riguarda senz’altro il rapporto tra l’Azienda e i professionisti che vi operano. Quanto più il meccanismo operativo di valutazione del lavoro complessivo è oggettivo, condiviso e partecipato, tanto più alta è la probabilità che di ottenere risultati positivi. Attraverso queste metodologie di valutazione, inoltre, si acquisisce la consapevolezza di poter ottenere da tutti il massimo di quello che possono dare. È inutile, in buona sostanza, puntare ad avere 100 da tutti perché non tutti possono o riescono a darlo. Condividere lo strumento per chiedere a ciascuno il suo massimo, valutando poi insieme, in maniera oggettiva, la possibilità di raggiungere gli obiettivi preposti diventa quindi una sorta di “chiave di volta” del buon funzionamento aziendale. Ma la cosa più importante è che il metodo di valutazione non cade dall’alto, non è del Direttore Generale, bensì è condiviso, concordato, patrimonio culturale e intellettuale di tutti i professionisti che operano quotidianamente. In cosa state applicando queste metodiche? Oggi stiamo lavorando principalmente per far sì che il cambiamento sia culturalmente accettato e interiorizzato. In particolare stiamo approfondendo l’applicazione delle metodiche acquisite in seno all’Academy, nell’ambito della definizione dei progetti qualitativi per ciascun settore di attività. Quindi lavoriamo su budget di tipo economico ma anche su budget di tipo qualitativo. Quando ci riuniamo con i diversi Dipartimenti, siano essi amministrativi siano essi sanitari, “percentualizziamo” ogni obiettivo in relazione alla scelta strategica aziendale (per es. L’informatizzazione o la semplificazione dei processi…) e ne condividiamo tutti insieme i criteri di valutazione quali-quantitativi. Credo che nel giro di uno o massimo due anni avremo ottimi risultati in tal senso. - “Strategia e Performance Management nelle aziende sanitarie pubbliche” In un volume, curato dallo staff scientifico della Bocconi in collaborazione con le Aziende sanitarie partecipanti, i risultati dell’Academy of Healthcare Management and Economics- A cosa serve davvero la strategia? Quali sono i confini della strategia, ovvero cosa è davvero strategico e cosa non lo è? Come si formano le strategie e quali sono le caratteristiche dei processi decisionali reali all’interno delle Asp? Esiste una relazione tra la sofisticazione dei sistemi di misurazione e valutazione della performance e la qualità delle strategie? Buoni sistemi di misurazione aiutano ad attuare effettivamente le strategie? Questi sono solo alcuni esempi dei tanti interrogativi ai quali il volume, che raccoglie l’esperienza dei primi due anni dell’Academy e che viene presentato oggi nel corso del Convegno, ha cercato di dare risposta. In particolare l’analisi di sedici decisioni strategiche nelle Aziende sanitarie pubbliche partecipanti al progetto ha appunto messo in luce la compresenza di scelte pushed, ossia guidate dal top management, e pulled, promosse da attori interni all’organizzazione. Soprattutto, si è messo in evidenza come le prime richiedano un forte coinvolgimento interno per un efficace attuazione e, viceversa, come le seconde richiedano un forte supporto da parte della direzione aziendale per indirizzarle verso un processo governato delle iniziative strategiche aziendali. Rispetto alle scelte pushed, si tratta di scelte strategiche che hanno mostrato processi di formazione e formulazione per lo più guidati dal top management aziendale che ha creduto in quella determinata scelta riconoscendosi come uno dei principali promotori. Inoltre, il successo nell’attuazione delle strategie pushed dipende anche dalla capacità del top management di riconoscere i professionisti interni all’azienda o gli esperti esterni che possono attuare la visione strategica della Direzione. Le criticità per lo più endogene nell’implementazione della scelta strategica (ad esempio, resistenze organizzative al cambiamento) sono state superate dalla diffusione di iniziative di sensibilizzazione e di percorsi strutturati di formazione a supporto del cambiamento. In generale, sia nel caso di fattori di resistenza presenti nell’ambiente interno sia nel caso di criticità provenienti dall’ambiente esterno, è fondamentale affiancare agli strumenti di change management (percorsi di formazione e sensibilizzazione) la capacità di leadership e di relazione del top management. Per quanto riguarda le scelte pulled, trainate dai professionisti, appare invece particolarmente importante per il management aziendale saper riconoscere e governare questa tipologia di strategie emergenti attraverso incontri ad hoc con i professionisti e coinvolgendo il Collegio di Direzione. Le scelte pulled di maggiore successo nell’implementazione sono state quelle su cui si è riscontrato un forte supporto da parte della direzione strategica aziendale. Laddove questo appoggio da parte della direzione strategica è venuto a mancare, vi sono state particolari difficoltà nella piena realizzazione degli obiettivi strategici. È positivo che il management delle Asp, quando possibile, fornisca il committment necessario per portare scelte strategiche ormai avviate a pieno compimento. - Tavola Rotonda “Sviluppo e sostenibilità del Ssn Italiano a 20 anni dall’aziendalizzazione” Giovanni Monchiero, Presidente Fiaso: Autonomia e responsabilità per far funzionare il sistema - A vent’anni dall’aziendalizzazione è ragionevole ritenere che gli strumenti di pianificazione e controllo siano comunemente utilizzati e che dalla loro applicazione sia derivato un complessivo recupero di efficienza. Se però si analizza la situazione delle singole aziende si ha la sensazione che un ulteriore passo avanti sia ancora possibile. Anche al di là degli strumenti gestionali classici, l’autonomia delle singole aziende si è espressa nella ricerca e nell’implementazione di modelli organizzativi innovativi, le cosiddette “best practice” , volti a sposare qualità e risparmio di risorse. La messa in comune di queste esperienze, magari attraverso forme di “gemellaggio” incoraggiate e riconosciute a livello istituzionale, gioverebbe senz’altro alla qualità del sistema e alla sua sostenibilità. Tuttavia, nel dibattito sul futuro del S.s.n. Riaffiorano, di tanto in tanto, vecchie resistenze e nuove perplessità che mettono in dubbio il modello aziendale, senza peraltro indicare con che cosa sostituirlo, sembrando davvero improponibile, sul piano concettuale, quel centralismo burocratico assai diffuso nella prassi quotidiana. E per nobilitare antichi mugugni si tende a confondere le carte spostando il discorso dalle logiche di organizzazione e di governo del sistema a quelle di offerta, altrettanto importanti ma parallele. Non credo che oggi il problema sia quello di affinare tecnicismi sperimentati o costruirne di più evoluti, bensì quello di recuperare logiche di governo del sistema coerenti con il modello aziendale che si fonda sui principi di autonomia e responsabilità. Dare a tutti i livelli - nei rapporti fra Governo e Regioni, fra Regioni e Aziende Sanitarie e all’interno di ogni azienda - ferma e costante applicazione a questi principi è condizione necessaria affinché l’aziendalizzazione della sanità possa raggiungere i risultati attesi. - Tavola Rotonda “Sviluppo e sostenibilità del Ssn Italiano a 20 anni dall’aziendalizzazione” Rossi (Agenas): Coerenza con la programmazione regionale e premialità - In questa particolare fase storica della sanità italiana” ha sottolineato Angelo Giovanni Rossi, Consulente Senior dell’Agenas “tra le azioni principali che le aziende devono mettere campo per garantire sostenibilità economica la prima è certamente quella di un’attenta pianificazione strategica da cui far derivare coerenti sistemi di governo, quindi di budget, e di performance. Le Aziende devono però avere anche una grande capacità di agire coerentemente con la programmazione regionale. Nel momento in cui metto in campo efficaci politiche di budget ed elaboro obiettivi coerenti diventa quasi naturale approdare al meccanismo della premialità. Il che significa che quando i professionisti raggiungono gli obiettivi indicati nel budget diventa necessario strutturare anche meccanismi premianti. Dal canto loro le Regioni dovrebbero implementare dei sistemi informativi molto solidi e, soprattutto, uniformi, affinché i dati provenienti dalle aziende siano uniformemente interpretabili. In buona sostanza ciascuna Regione deve mettersi nella condizione di ricevere flussi informativi, in una logica di rete, coerenti per tutti gli ambiti di attività delle Aziende stesse, compresi i sistemi contabili/amministrativi. Altrimenti si rischia che i rendiconti trimestrali delle aziende, per esempio, che devono essere trasmessi alla regione, siano strutturalmente molto diversi tra di loro e, in tal senso, difficilmente confrontabili. In ogni caso, il rapporto tra Regione e Azienda non può prescindere dagli esiti di attività di quest’ultima. Per quanto riguarda gli ospedali, l’Agenas ha sviluppato il Piano nazionale Esiti, il cui portale è ormai ben noto quasi a tutti, che oltre ad essere un prezioso strumento per le aziende che in esso possono trovare informazioni fondamentali per la valorizzazione della propria attività, deve essere utilizzato anche da ogni singola Regione per inviare input e stimoli alle Aziende del proprio territorio potendo verificarvi non soltanto gli elementi di forza ma anche quelli di criticità, ospedale per ospedale, prestazione per prestazione erogata. Per fortuna che le best practice in Italia esistono, e sono anche molte, ma per una loro più efficace comunicazione e diffusione è indispensabile che si sentano coinvolti anche i professionisti, magari attraverso le loro società scientifiche, e che non rimangano esercizi di stile trasmessi o comunicati soltanto dal top management. E anche sul fronte della formazione” ha quindi concluso Rossi “purtroppo non sono molte le Regioni che hanno posto sufficiente attenzione alla formazione dei quadri dirigenti delle proprie aziende. Mentre i sanitari hanno ormai acquisito nel proprio Dna la necessità di aggiornamento permanente, non sempre i direttori generali e i quadri dirigenti amministrativi delle aziende sentono analoga necessità. E in questo, ripeto, non sempre le Regioni aiutano. |
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RICERCA TEDESCA, IL BOTOX SCONFIGGE LA DEPRESSIONE |
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Roma, 19 aprile 2012. Secondo una ricerca tedesca il botox può curare anche la depressione. È quanto emerge da uno studio ancora in corso condotto da un team di ricercatori delle Università di Hannover e Basilea e anticipato dall’autorevole quotidiano Die Welt ( http://www.Welt.de/gesundheit/article13892706/botox-kann-vielleicht-depressionen-lindern.html ). I primi risultati, pubblicati sul noto giornale tedesco, hanno rilevato che il 60% dei pazienti coinvolti nell’esperimento, ha ridotto con un’iniezione di botox nella fronte i sintomi depressivi. Il farmaco, eliminando l´aggrottamento delle sopracciglia, interromperebbe i segnali che indicano al cervello uno stato di stress in corso. In pratica, sarebbero le espressioni corrucciate del volto una delle possibili cause dell’insorgere della depressione. La ricerca dura complessivamente 16 settimane e viene condotta su un campione di 30 persone che da tempo soffrono di depressione e sulle quali farmaci ad hoc non hanno avuto effetto. Alla metà dei partecipanti è stato iniettato botox nella fronte e all’altra metà una dose di placebo. I risultati alla sesta settimana hanno dimostrato che chi ha ricevuto il botox ha migliorato il suo stato di benessere. Alla fine dello studio, le conclusioni saranno pubblicate sulla rivista di settore Journal of Psychiatric Research. “Il trattamento non prevede particolari effetti collaterali, è sicuro ed economico, dal momento che l’effetto di un’iniezione dura diversi mesi - come conferma il professor Tillmann Krüger, della clinica Mhh di psichiatria, psichiatria sociale e psicoterapia di Hannover -. Naturalmente, prima che venga diffuso come rimedio per la depressione, bisogna chiarire a quali condizioni si può utilizzare il botox”. Scienziati americani, due anni fa, avevano scoperto che pazienti ai quali era stato iniettato botox tardavano a manifestare stati di rabbia, paura o tristezza, principalmente perché non riuscivano ad aggrottare la fronte. “Che la botox terapia possa diventare un nuovo componente nel trattamento della depressione è confermato anche da uno studio su 1.600 donne norvegesi durato oltre dieci anni - spiega Alberto Capone, specialista in chirurgia plastica e primario di Chirurgia Plastica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno-. I ricercatori sarebbero così giunti alla conclusione che ansia e depressione sono dei buoni fattori per predire se una donna, in futuro, deciderà di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica”. “Una relazione – spiega Capone – tra estetica e depressione può essere plausibile. Le ultime ricerche internazionali confermano una tendenza più generale, ossia il rapporto che esiste tra benessere fisico e stato emotivo. Il botox è uno degli interventi estetici più comuni perché poco invasivo e semplice da realizzare. Grazie a questa tecnica, si può migliorare la gestione dei muscoli facciali, che appaiono così più rilassati e distesi. In ogni caso – conclude il primario – è sempre necessario testare scientificamente ogni innovazione, prima di validarla, ma trovo che dalla ricerca tedesca arrivino spunti interessanti. Più in generale, riscontriamo di frequente un miglioramento dello stato emotivo e psico-fisico dei nostri pazienti che si sottopongono ad interventi di chirurgia plastica, conquistando maggiore autostima e autocontrollo”. |
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DROGA, ROMA: INDAGINE CNR CONFERMA IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE |
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Roma, 19 aprile 2012 - «Le informazioni che emergono dal rapporto Espad-cnr, secondo cui gli studenti delle scuole superiori italiane continuano ad essere particolarmente interessati dal consumo di droghe nonostante un’incoraggiante diminuzione nell’uso di sostanze psicotrope illegali, confermano l’opportunità della scelta di Roma Capitale di puntare forte sulla prevenzione fin dall’età precoce per poter sconfiggere definitivamente questa piaga, che impedisce loro di vivere la bellezza della loro età e di costruire il proprio futuro come un’opera d’arte». È quanto dichiara l’assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale Gianluigi De Palo con delega all’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, commentando i dati dell’indagine del Cnr sul consumo di droghe tra gli studenti italiani nel 2011, diffusi ieri. «Negli ultimi tre anni - prosegue l’Assessore capitolino - gli studi hanno evidenziato un calo costante dei consumi di sostanze stupefacenti e alcoliche, soprattutto nelle giovani generazioni. Segno che è appunto la prevenzione, l’informazione in contesti educativi e scolastici e la promozione di stili di vita sani già nei bambini e nei ragazzi che può fare la differenza per il futuro dei nostri figli». «I ragazzi - sottolinea Luigi Maccaro, presidente dell’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze - devono capire, sin dalla più tenera età, che tutte le sostanze stupefacenti sono gravemente dannose per la loro salute psico-fisica e che ne impediscono una presenza positiva e armonica nella società. Bisogna interrogarsi seriamente sulla qualità degli ambienti che frequentano i nostri figli. Alcuni di loro sono particolarmente vulnerabili, per mille ragioni, e hanno bisogno di azioni di prevenzione sostenute e mantenute nel tempo. Per questo, è indispensabile supportare e rinforzare il ruolo e la responsabilità di famiglia e scuola, le agenzie educative più importanti, dove la maggior parte dei ragazzi può vivere una proposta educativa densa di significati e fortemente formativa. Ed è necessario che ci sia condivisione del progetto educativo, coerenza di messaggi e sintonia di azione tra le varie agenzie educative». «I dati della ricerca Cnr indicano - conclude De Palo - che lo scorso anno più del 20% degli studenti ha fatto uso di cannabis, il 2,7% di cocaina e l’1,2% di eroina. Numeri che ci dicono che c’è ancora molto da fare e che non dobbiamo abbassare la guardia. Attraverso le proposte del Nuovo Quadro dei Servizi cittadino, Roma Capitale ha voluto confermare i servizi importanti per chi cerca di uscire dal tunnel della dipendenza rafforzando nel contempo tutte quelle iniziative utili per estirpare alla radice il problema, prima ancora che si verifichi. Siamo convinti che avere a cuore il futuro dei nostri giovani significa impegnarsi nel presente per tenerli lontani dall’abisso della tossicodipendenza». |
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AOSTA: INCONTRO CON LA POPOLAZIONE SUL TEMA PARLIAMO DI CEFALEE |
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Aosta, 19 aprile 2012 - L’assessorato della sanità, salute e politiche sociali e il Comune di Verrès, in collaborazione con Al.ce – Alleanza Cefalgici Valle d’Aosta, organizzano un incontro con la popolazione sul tema Parliamo di cefalee, in programma nel Salone comunale Bonomi di Verrès, venerdì 20 aprile, alle ore 21. Per cefalea si intende il “mal di testa” e i dati confermano che più del 50 per cento della popolazione ne soffre almeno una volta all’anno e quasi il 10 per cento almeno una volta al mese. Per alcuni soggetti, la cefalea - nella sua forma più frequente, l’emicrania - si presenta in modo a volte invalidante, i cui attacchi periodici ed intensi si possono protrarre anche per lunghi periodi. La malattia spesso interferisce e condiziona la vita sociale dei pazienti, il loro lavoro e i rapporti con i familiari, causando sofferenza e stress emotivo. Ecco perché si è ritenuto importante proporre un approfondimento del tema, con l’apporto anche di Sara Grillo, Presidente dell’Associazione Al.ce Alleanza Cefalgici della Valle d’Aosta, che presenterà le attività dell’associazione e il ruolo che ricopre, da anni, in Valle d’Aosta. Dopo il saluto dell’Amministrazione comunale di Verrès da parte del Sindaco Luigi Mello Sartor e dell’Assessore alle politiche sociali Nunzio Venturella, il tema sarà introdotto dall’Assessore regionale Albert Lanièce. L’argomento verrà poi approfondito dal Direttore della Struttura di Neurologia dell’Ospedale Parini di Aosta Edo Bottacchi. |
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VENDOLA AL FORUM SULLA NON AUTOSUFFICIENZA: RIMETTERE AL CENTRO LA DIGNITÀ DELLE PERSONE |
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Bari, 19 aprile 2012 - “Occorre rimettere al centro la dignità delle persone affinchè quella modernità che non guarda al profitto e al mercato ma che guarda agli esseri umani, possa tornare al centro delle politiche pubbliche”. Lo ha detto ieri mattina il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola intervenendo, insieme con l’assessore al Welfare Elena Gentile, al Forum sulla non autosufficienza (Strumenti, idee e soluzioni per il lavoro di cura e l’integrazione socio-sanitaria) che, alla sua quarta edizione, prende avvio per la prima volta da una città del Mezzogiorno (oggi e domani a Bari, presso Villa Romanazzi Carducci). “Oggi siamo di fronte al rischio che muoia l’Europa del Welfare – ha aggiunto Vendola – il sistema del Welfare in Italia negli ultimi 20 anni è stato colpevolmente rappresentato come luogo dello spreco e della dissipazione delle risorse pubbliche, senza invece comprendere quanto questo possa essere prima di tutto uno straordinario fattore di sviluppo economico perché una società senza welfare è una società più povera”. La preoccupazione per Vendola è “che stia morendo il welfare e, se muore il welfare non c’è più l’Europa”. “Io sono innamorato di questo continente particolarmente per due ragioni – ha spiegato Vendola - qui è nata la civiltà dei lumi e il primato della libertà individuale e qui è nata la rete dei diritti sociali e dei diritti collettivi. Un felice intreccio che, se stracciato, fa scivolare indietro l’Europa facendo ritornare la paura perchè aumenta la disoccupazione di massa e va in crisi la democrazia. E allora il rischio è che ritorni la facile caccia alla persona più debole”. “L’idea che ci possa essere una cura fatta di mutilazione di diritti e di rapporti umani è un’idea demenziale - ha continuato Vendola - che abbiamo combattuto lungo tutto il percorso del 900. Poi avere il diritto di avere diritti è stata l’idea sulla quale si è costruita un’epoca nuova che ha imparato persino a modificare il vocabolario. Con un paradosso però: che rischia cioè di cambiare in meglio il vocabolario mentre cambiano in peggio le politiche concrete. Oggi, ad esempio, non diciamo più handicappato ma persona con disabilità o diversamente abile, ma dobbiamo avere la consapevolezza che i soggetti di cui parliamo stanno rischiando di tornare nel baratro, in un cono d’ombra spaventoso”. Vendola ha poi parlato del modello di welfare che si è provato ad avviare in Puglia, “un modello in cui i diritti universali non conoscessero steccati né ideologici né di altro genere, un modello in cui le persone potessero essere guardate con un rispetto assoluto”. “Abbiamo provato ad immaginare che le persone, tutte le persone - ha continuato Vendola - avessero bisogno di relazioni e di accoglienza e che, ad esempio, la domiciliarizzazione della cura potesse essere la risposta più alta e opportuna. Oggi però siamo di fronte al rischio che essa stessa possa essere inibita dalla carenza di risorse e da una crisi che viene affrontata rendendo principio costituzionale, il pareggio di bilancio. Io mi vergogno molto di questo atto del mio paese perchè ho sempre pensato che principio costituzionale dovesse essere piuttosto cancellare la disoccupazione, la povertà o l’analfabetismo. Introdurre il pareggio di bilancio come principio costituzionale è il sintomo di una società dominata da una cultura ragionieristica e, sotto quella cultura, rischia di morire tanta gente”. Il Forum sulla Non autosufficienza è organizzato dalla Maggioli Casa Editrice, con il patrocinio del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, della Regione Puglia, della Provincia di Bari e del Comune di Bari. |
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FORUM NON AUTOSUFFICIENZE A BARI: PUGLIA ALL´AVANGUARDIA
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Bari9, 19 aprile 2012 - “Per la prima volta il Forum sulla Non Autosufficienza viene organizzato in una città del sud Italia dopo molte edizioni al centro-nord. E’ un riconoscimento per la qualità e l’innovazione delle politiche per la non autosufficienza varate dalla Regione Puglia”. Lo afferma l’assessore al Welfare, Elena Gentile, a margine dell’edizione 2012 del Forum, organizzato a Bari presso Villa Romanazzi Carducci, che si conclude oggi 19 aprile. Il Forum è rivolto ad operatori, studiosi ed esperti del settore per sviluppare, discutere e progettare le politiche per la “non autosufficienza” e gli interventi nella pratica quotidiana d’aiuto nei confronti delle persone che, per cause diverse, hanno perduto la loro autonomia fisica, psichica, cognitiva. È inoltre un momento di confronto sulle azioni di supporto e sollievo per chi si assume il pesante lavoro di cura. “Abbiamo – spiega la Gentile – messo in campo nuovi modelli di presa in carico delle persone in difficoltà, delle persone con limitazioni alla propria autonomia. I modelli passano anche attraverso la limitazione delle istituzionalizzazioni, privilegiando la presa in carico presso i domicili dei soggetti in difficoltà, in modo da non sanitarizzare gli interventi. D’altronde l’assistenza domiciliare ha anche meno costi per il pubblico rispetto alle residenze, utilizzando sistemi innovativi come il telesoccorso o la teleassistenza”. “Oggi – prosegue l’assessore – si discute di come superare il momento di difficoltà economica generale e alcuni interventi nel campo del sociale mettono in rete competenze e tecnologie nel lavoro di cura, aiutando il sistema del welfare che non è un costo, ma una risorsa. Ad esempio, penso alla formazione delle badanti con il progetto Rosa: avremo in Italia nei prossimi 10 anni un fabbisogno di circa 4 milioni di persone dedicate alle cure, in Puglia oggi il 18,7% della popolazione ha oltre 65 anni e la percentuale raddoppierà nei prossimi 10 anni. Sono numeri imponenti che ci mettono di fronte alla necessità di innovare e riorganizzare i servizi. Di questo stiamo parlando nel Forum”. |
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FONDO NASKO: ALTRI 3 MILIONI PER AIUTARE LE FUTURE MAMME DELLA LOMBARDIA
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Milano, 19 aprile 2012 - La Giunta regionale, su proposta dell´assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale Giulio Boscagli, ha deciso di rifinanziare, con 3 milioni di euro, il Fondo Nasko. Avviato nell´ottobre 2010 con una dotazione di 5 milioni, a cui, nello scorso luglio, si sono aggiunti ulteriori 5 milioni, per un totale complessivo di 10 milioni di euro, il Fondo ha riscosso una notevole adesione. "Grazie al Fondo Nasko - commenta il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni - stiamo aiutando 2.400 mamme, che hanno deciso liberamente di non interrompere la gravidanza e di fare una scelta a favore della vita. Una risposta straordinaria e concreta per essere a fianco delle famiglie che, nonostante la crisi economica, desiderano avere un figlio". "Da quando abbiamo avviato questa iniziativa - spiega l´assessore Boscagli - destinata alle donne che rinunciano a una interruzione volontaria di gravidanza per problemi economici, abbiamo già avuto l´adesione di 2.400 mamme e oltre 890 bambini già nati: un´adesione che ha superato ogni più rosea aspettativa, tanto che abbiamo deciso di stanziare ulteriori risorse". Le donne che aderiscono al Fondo Nasko, se decidono di non interrompere la gravidanza, possono ricevere, attraverso un piano di aiuto personalizzato realizzato dai Cav (Centro di Aiuto alla vita) e dai Consultori familiari - che, in sinergia, formano una rete di 178 strutture - un contributo totale di 4.500 euro, suddivisi in rate da 250 euro in 18 mesi. "Ancora una volta - sottolinea Boscagli - grazie alla collaborazione fra istituzione e Terzo settore si dà una risposta concreta alle esigenze dei più fragili: una soluzione adeguata a un problema sentito da tante donne e ragazze in difficoltà e che spesso, per la loro situazione economica, decidono di ricorrere all´interruzione volontaria della gravidanza". "Non si tratta - conclude Boscagli - di un semplice sussidio economico ma, per ogni singola donna, è previsto un piano personalizzato di accompagnamento, consiglio e sostegno realizzato ad hoc. La difficoltà di accogliere un figlio è causata sia da problemi economici ma, spesso, anche dal fatto di trovarsi soli di fronte a una situazione così importante". |
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BAMBINI SORDI: UN PROGETTO PER INCREMENTARE SCREENING E TRATTAMENTO PRECOCE
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Firenze, 19 aprile 2012 – L’identificazione precoce e una tempestiva diagnosi della sordità infantile congenita sono il requisito indispensabile per ridurre al minimo, o addirittura annullare, i gravi effetti che il deficit uditivo può avere sullo sviluppo del bambino. In Toscana lo screening audiologico neonatale è obbligatorio dal 2007. In particolare, l’Unità operativa di otorinolaringoiatria audiologia e foniatria universitaria dell’azienda ospedaliero-universitaria pisana diretta dal professor Stefano Berrettini, in collaborazione con i reparti di otorinolaringoiatria delle altre due università toscane, è stata promotrice del progetto di screening e ne ha redatto le linee guida per la Regione Toscana. Una delibera approvata dalla giunta su proposta dell’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia destina 80.000 euro in due anni per sviluppare ulteriormente questo progetto. “E’ fondamentale – sottolinea l’assessore Scaramuccia – intervenire tempestivamente, sia per quanto riguarda la diagnosi della sordità infantile congenita, sia per quanto riguarda la terapia protesico-riabilitativa, con protesi acustiche e, se necessario, con l’impianto cocleare”. Le più recenti linee guida internazionali individuano come ottimale effettuare la diagnosi di sordità entro i primi 3 mesi di vita, e iniziare il trattamento protesico-riabilitativo precocemente, entro i 6 mesi di età, con protesi acustica tradizionale. Nei casi di sordità profonda, che non traggono un beneficio significativo dalla protesi, è necessario eseguire un impianto cocleare (un orecchio artificiale elettronico, in grado di ripristinare la percezione uditiva nelle persone con sordità profonda) entro i 12-18 mesi di età. Il problema della sordità infantile ha una frequenza non trascurabile. L’incidenza della sordità neurosensoriale bilaterale grave e profonda è stimata intorno a 1-3 neonati su 1.000: una percentuale che sale a valori del 4-5% nel caso dei neonati con fattori di rischio audiologico o ricoverati nelle unità di terapia intensiva neonatale. L’unità operativa di otorinolaringoiatria, audiologia e foniatria della Aou Pisana ha eseguito ad oggi oltre 200 interventi di impianto cocleare in pazienti adulti e in età pediatrica. In Toscana e nel centro Italia (dopo Roma) è la struttura con la più ampia casistica in questo ambito, ed è stata la prima struttura pubblica in Toscana ad eseguire l’impianto cocleare, sia su adulti che su bambini; e la prima in Toscana a eseguire l’impianto cocleare su bambini di età inferiore a un anno. La Uo Orl audiologia e foniatria universitaria riveste il ruolo di Centro di riferimento di Iii livello per lo screening dell’Area Vasta Nord Ovest ed è un riferimento anche per altri centri della Toscana e di fuori regione. Numerosi casi pediatrici vengono sottoposti a un accurato protocollo di valutazione audiologica per la diagnosi di sordità infantile e per la valutazione dei risultati protesici. |
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L’ASSISTENZA SANITARIA ALLA POPOLAZIONE IMMIGRATA: IL DIRITTO ALLA SALUTE, UN DIRITTO PER TUTTI. |
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Ancona, 19 aprile 2012 - Venerdì 20 aprile - presso l’Aula Montessori della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ancona, con inizio alle ore 9.00 - si svolgerà il Convegno regionale: L’assistenza sanitaria alla popolazione immigrata. Il diritto alla salute, un diritto per tutti, organizzato dall’Agenzia regionale sanitaria delle Marche e sostenuto dal ministero della Salute. Il Convegno, che si rivolge a operatori dei servizi sanitari, sociali e del terzo settore coinvolti in vario modo nell’assistenza socio-sanitaria agli immigrati, affronta il tema del diritto alla salute da parte della popolazione immigrata, così come indicato nei dettami costituzionali e nei principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale e regionale. Gli immigrati, nel paese ospite, sono più a rischio degli italiani di perdere la salute e hanno un profilo di salute peggiore. Inoltre hanno una maggiore difficoltà ad accedere ai servizi e alle cure a causa di numerosi fattori, tra cui ostacoli burocratico e amministrativi. È necessario, pertanto, che il Servizio sanitario, congiuntamente con la rete dei Servizi presenti nel territorio, programmi azioni di ascolto e di informazione, accoglienza e orientamento, per favorire l’accessibilità e la fruibilità dei servizi. Il contributo di esperti di rilevanza nazionale e regionale consentirà di fornire un quadro aggiornato sul contesto migratorio e sulle modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria agli immigrati, ai profughi e richiedenti protezione internazionale; nel pomeriggio la tavola rotonda rappresenterà un’occasione per cogliere le proposte degli operatori del territorio regionale al fine di migliorare la capacità del sistema di rispondere ai bisogni della popolazione immigrata. Durante il convegno verrà presentato e distribuito il documento nazionale “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province autonome italiane”, prodotto dal Tavolo interregionale “Immigrati e Servizi sanitari” coordinato dalla Regione Marche. |
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SPORT, COME OTTIMIZZARE LE PRESTAZIONE IN CAMPO CALCIATORI, PALLANUOTISTI, TENNISTI E GOLFISTI POTREBBERO MIGLIORARE LE LORO PRESTAZIONI SPORTIVE, MA PER FARLO DEVONO CONOSCERE LE POTENZIALITÀ DELLA PROPRIA VISTA. PRESSO L’UNIVERSITÀ DI MILANO-BICOCCA NASCE IL GRUPPO DI RICERCA CHE SI OCCUPA DELLA CURA E DELLO STUDIO DELLA VISIONE APPLICATA ALLA SPORT. |
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Milano, 19 aprile 2012 – Migliorare le prestazioni sportive, imparando a conoscere la propria vista. Presso l’Università di Milano-bicocca è nato, nell’ambito del corso di laurea in Ottica ed Optometria, un gruppo di ricerca che si occupa della cura e dello studio della visione applicata alla sport. «L’optometria – spiega Antonio Papagni, coordinatore del corso di laurea in Ottica e Optometria - si occupa dell´efficienza del sistema visivo sotto svariati aspetti che vanno oltre il semplice rilevamento del deficit visivo, perché ci sono attività nelle quali il livello di visione richiesto per le operazioni condotte normalmente e giornalmente non è sufficiente. Ci sono attività quali la giuda, ma in particolar modo quelle sportive, dove un buon livello di visione deve essere affiancato da un adeguato addestramento dell’intero sistema visivo per ottimizzarne la prestazione». In via sperimentale fino alla fine di aprile, i docenti del corso di laurea studieranno le abilità visive delle atlete della squadra di pallavolo femminile della Bicocca (20 giocatrici) e daranno loro suggerimenti da adottare in campo. «Esiste una diretta correlazione tra la visione e l’attività sportiva – spiega Renzo Velati, docente di Ottica e optometria e responsabile del progetto-, maggiore è il livello di attività agonistica e maggiori sono le abilità visive coinvolte. Queste abilità, generalmente, crescono di pari passo con le abilità tecniche, ma, se la vista non è ottimale, anche le prestazioni in campo ne risentono. In Inghilterra, negli Stati Uniti e in sud Africa, soprattutto nelle principali società sportive, è pratica ormai diffusa studiare la vista per migliorare il gioco dell’intera squadra». In pratica gli ottici optometristi analizzano le abilità visive dell’atleta – percezione dello spazio, campo visivo laterale, visione in equilibrio, coordinazione motoria visiva, capacità di movimento degli occhi – e poi consegnano al giocatore e al suo allenatore il report con i risultati dello studio. «Se l’atleta possiede una funzione visiva migliore osservando il campo visivo destro – conclude Velati -, schiaccerà meglio se si posiziona nella parte sinistra del campo o se esegue compiti di ricezione che implicano la porzione visiva destra. Al pari mostrerà un rendimento minore sulla fascia opposta. Questa può essere una indicazione da sfruttare in campo per migliorare la prestazione del singolo, ma anche dell’intera squadra». Lo studio, attraverso degli appositi screening, può essere applicato sugli atleti di tutte le discipline sportive, e prevede l’indicazione di soluzioni ottiche opportune (lenti a contatto, ad esempio) e l’individuazione delle attività per il potenziamento attraverso esercizi visivi. Quando l’optometria diventa sociale Il Corso di Laurea in Ottica e Optometria dell’Università di Milano-bicocca propone una serie di iniziative legate alle abilità visive. Tra queste, "Se sai come vedi guidi meglio", un’indagine scientifica per appurare quali sono le abilità visive degli italiani che si mettono al volante. I docenti del corso di laurea in Ottica e optometria sono impegnati anche in iniziative legate al sociale, come la valutazione delle problematiche visive in soggetti affetti da sindrome di Down; lo screening visivo condotto su madri in regime carcerario attenuato e sui loro figli; lo screening visivo su bimbi in età scolare e lo screening sulla popolazione milanese, anche grazie alla collaborazione con l´assessorato alla salute del Comune di Milano. |
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GENOVA: PARTE UN CORSO DI VELA PER PERSONE CON DISABILITÀ MOTORIA
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Genova, 19 aprile 2012 - Partirà il 21 aprile, nel porto antico di Genova, il corso di vela per persone con disabilità motoria, organizzato dall’Assonautica provinciale in collaborazione con il Centro velico interforze e l’Assocazione Sapello di Prà. L’obiettivo del corso, interamente gratuito, è quello di incrementare le capacità di coordinamento motorio, orientamento ed equilibrio dei partecipanti, migliorandone al tempo stesso l’autostima e le capacità relazionali. Alla prima edizione del corso, che prevede un totale di 6 incontri e 15 ore di navigazione e si è appena concluso, hanno partecipato 4 giovani fra i 20 ed i 40 anni. Al termine, gli allievi sono andati a bordo senza accompagnatore. “La barca a vela – commenta il presidente dell’Assonautica provinciale Fabio Pesto- è una società in miniatura dove ciascuno mette in atto le proprie capacità per dare forza alla vita di un gruppo, la cui forza alla fine è superiore alla somma delle forze dei singoli: ecco perché i benefici che le persone a ridotta capacità motoria possono avere dalla vela non sono soltanto fisici ma anche psicologici. Per questo vorremmo dare continuità a questo tipo di iniziative, nella convinzione che la passione per il mare debba essere un’opportunità per tutti”. |
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SPORT: IL VIGORELLI LA SECONDA ARENA DI MILANO
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Milano, 19 aprile 2012 - “Faremo del Vigorelli la seconda arena di Milano. Un impianto rinnovato, che conserverà la sue caratteristiche architettoniche ma che vedrà un sostanziale piano di riqualificazione”. Lo ha annunciato ieri l’assessora allo Sport e Tempo Libero, Chiara Bisconti, nel corso della tavola rotonda ‘I win you win– il futuro dello sport a Milano’ realizzata in collaborazione con Nba che si è tenuta oggi presso l’arena civica Gianni Brera. “Vogliamo che il Vigorelli diventi un luogo aperto alla città per tutto l’anno, - ha proseguito l’assessora - pronto a ospitare diversi sport ma anche eventi culturali o altre manifestazioni. Il tavolo interassessorile per arrivare a una proposta finale è già partito, al via anche un sondaggio tra gli abitanti della zona per sapere dagli abitanti quale attività vorrebbero vi fossero. Un metodo che stiamo seguendo anche per cambiare faccia agli impianti sportivi della periferia; un bando è già partito per il centro sportivo Colombo e presto apriremo le gare su altre tre strutture. Con Nba stiamo lavorando per portare sempre più eventi in città ed offrire ai cittadini una modalità totalmente nuova e gratuita di fruizione dello sport. Grazie ai loro progetti di responsabilità sociale abbiamo già collaborato nella ristrutturazione del campo da basket di Quartoggiaro nonchè di un clinic gratuito per i bambini tenuto da Neal Meyer, allenatore Nba. E altri progetti sono in cantiere. Dopo anni di immobilismo vogliamo dare ossigeno alla Milano dello sport diffuso. E questo incontro con tante aziende private,che invitiamo a investire sul territorio nel nome della sussidiarietà, è un passaggio fondamentale”. “Sono molto contenta che Nba e Comune di Milano abbiano deciso di promuovere questa iniziativa – ha affermato Katia Bassi, general manager di Nba Italia - I win you win ha l´obiettivo di raccontare l´ottima intesa fra Nba ed il Comune di Milano che ha portato a realizzare molti ed importanti eventi per la Città. Auspichiamo in una lunga collaborazione, visti i risultati ottenuti. Nba ha nella sua mission estendere il più possibile il gioco del basket non dimenticando il proprio impegno nella responsabilità sociale e questo e´ reso possibile anche grazie a Istituzioni lungimiranti che credono profondamente nel valore sociale dello sport”. |
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