Pubblicità | ARCHIVIO | FRASI IMPORTANTI | PICCOLO VOCABOLARIO
 







MARKETPRESS
  Notiziario
  Archivio
  Archivio Storico
  Visite a Marketpress
  Frasi importanti
  Piccolo vocabolario
  Programmi sul web




 


MERCOLEDI

PAGINA 1 PAGINA 2 PAGINA 3 PAGINA 4 PAGINA 5 WEB E BEAUTY FLASH ALIMENTAZIONE
Notiziario Marketpress di Mercoledì 04 Aprile 2007
L´OPINIONE PUBBLICA DELL´UE VEDE CON FAVORE LE ULTIME RIFORME DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE  
 
Uno dei principali risultati di un´indagine di opinione pubblicata oggi, che analizza l´atteggiamento dei cittadini nei confronti dell´agricoltura e della politica agricola comune, è che l´opinione pubblica dell´Ue è decisamente favorevole alle riforme della Pac degli ultimi anni. In un settore che spesso ha diviso l´opinione pubblica, dalla recente indagine emerge una risposta largamente favorevole a due elementi portanti della riforma della Pac del 2003. Realizzata dalla Tns Opinion per conto della Direzione generale dell´Agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione europea l´indagine è stata condotta dal 17 novembre al 19 dicembre 2006. Usando la metodologia delle indagini di Eurobarometro sono state intervistate personalmente 1000 persone in ciascuno degli allora 25 Stati membri. Il risultato più evidente è che una maggioranza schiacciante di cittadini europei è favorevole al principio della "condizionalità" in base al quale gli aiuti sono ridotti se gli agricoltori non rispettano determinate norme riguardanti l´ambiente, il benessere degli animali e la sicurezza alimentare. Oltre 8 intervistati su 10 sono infatti favorevoli a questo principio e più precisamente l´83-86% degli intervistati lo ritiene giustificato (la percentuale varia in funzione delle norme specifiche). Ne discende che il pubblico ha reagito favorevolmente ai cambiamenti nel modo di erogazione degli aiuti agli agricoltori. Sono cinque volte di più le persone che considerano che destinare maggiori finanziamenti allo sviluppo rurale e concedere aiuti direttamente agli agricoltori anziché sovvenzionare i prodotti (49%) siano sviluppi positivi rispetto a quanti li considerano sviluppi negativi (11%). Gli altri intervistati hanno mantenuto una posizione neutra o non hanno risposto a questa domanda. Un altro punto su cui le opinioni sono ampiamente convergenti è il futuro della politica agricola. Quasi 9 persone su 10 (88%) ritengono infatti che l´agricoltura e le zone rurali continuano a svolgere un ruolo centrale nell´Unione europea e le considerano aspetti essenziali per il futuro dell´Europa. A quest´atteggiamento fanno riscontro anche le posizioni in merito alla quota del bilancio comunitario destinata alla Pac, attualmente pari al 40%: quasi 6 persone su 10 (58%) ritengono che nei prossimi anni questa percentuale debba rimanere stabile o aumentare e solo il 17% è convinto che tale percentuale debba scendere. In particolare, secondo i cittadini i fattori ai quali l´Ue deve dare priorità nell´ambito della politica agricola sono i seguenti: la fornitura di prodotti alimentari sani e sicuri da parte degli agricoltori (fattore citato dal 41% degli intervistati); condizioni di mercato favorevoli sia per gli agricoltori (37%) che per i consumatori (35%); il rispetto dell´ambiente (33%) e il benessere degli animali di allevamento (27%). Attualmente è opinione diffusa che la Pac stia svolgendo bene il proprio ruolo: una buona percentuale degli intervistati ha valutato favorevolmente la fornitura di alimenti sani e sicuri, il rispetto delle condizioni ambientali e il benessere degli animali. L´indagine è stata realizzata anche in Romania e in Bulgaria ma i relativi risultati non sono inclusi nel calcolo delle medie dell´Ue, dato che questi due paesi erano in via di adesione al momento dell´indagine. Http://ec. Europa. Eu/agriculture/survey/index_en. Htm http://ec. Europa. Eu/public_opinion/archives/eb_special_en. Htm .  
   
   
CONVEGNO "IL FONDO EUROPEO PESCA" PROMOSSO DAL CESIT BERTOLUCCI: "FACCIAMO I PORTI COME CITTADELLE ATTREZZATE" "LA PESCA PROFESSIONALE SI PROMUOVE INTEGRANDOLA CON INFRASTRUTUTTURE E SERVIZI"  
 
Firenze- "Integrazione piena del settore della pesca con le infrastrutture portuali, il diportismo nautico, il turismo e la programmazione urbanistica: è questa la chiave che fortifica la pesca, settore che rischia altrimenti una progressiva marginalizzazione". Lo ha dichiarato l´assessore regionale al bilancio, finanze e politiche del mare Giuseppe Bertolucci intervenendo al convegno "Il fondo europeo pesca" organizzato a Livorno dal Centro Sviluppo Ittico Toscano (Cesit). "I luoghi portuali della pesca - ha continuato l´assessore - devono tendere sempre più ad assomigliare a vere e proprie cittadelle con facilità di accesso, con adeguati spazi per la tutela ambientale e per i parcheggi, con all´interno aree di lavorazione, compresi i servizi di alaggio e varo, con spazi e magazzini per il ricovero e la riparazione delle reti e delle attrezzature della pesca. Al tempo stesso devono prevedere spazi per le attività associative e commerciali, senza dimenticare la pesca sportiva e le attività turistiche come la ristorazione e la pescaturismo. Insomma, la pesca deve avere un suo contesto, fatto di spazi fisici ad essa destinati e di infrastrutture, così come di servizi presenti nei porti turistici, grandi o piccoli che siano, patrimonio diffuso lungo le coste della Toscana e sulle isole dell´Arcipelago". Bertolucci ha così ricordato che questi sono gli obiettivi del marsterplan dei porti e del Piano di indirizzo territoriale della Regione di prossima approvazione, un´impostazione in piena sintonia con gli indirizzi del Libro Verde della Commissione delle Comunità europee sulla futura politica marittima dell´Unione. Il Fondo europeo pesca, che assegna all´Italia circa 424 milioni di euro per interventi strutturali nel settore della pesca professionale e dell´acquacoltura, può svolgere un ruolo importante. "Certo - ha poi proseguito l´assessore - il settore ha bisogno di essere sostenuto attraverso risorse finanziarie ma non solo. Accanto ai necessari stanziamenti debbono esserci giuste politiche formative delle professionalità; misure per una maggiore sicurezza a bordo delle imbarcazioni e, dunque, anche per un progressivo ed efficace svecchiamento della flottiglia peschereccia. Ben vengano le nuove opportunità che offrono sia l´acquacoltura, l´itticoltura e segmenti interessanti come il pescaturismo. Al tempo stesso, la piena valorizzazione dei parchi marini e delle aree protette quali presidi per il mantenimento e il ripopolamento ittico". .  
   
   
RIVEDERE IL MODELLO AGRICOLO DELL´EUROPA AMPLIATA  
 
I nuovi Stati membri sono stati discriminati nell´ambito della Pac. E´ quanto afferma il Parlamento sollecitandone una revisione globale, anche attraverso strumenti ad hoc e in base alla sussidiarietà. Occorre quindi prevedere il riaccoppiamento volontario degli aiuti e dotazioni finanziarie nazionali nel quadro del bilancio Ue per il vino e l´ortofrutta. Bisogna poi ridurre gli oneri amministrativi, rafforzare le norme comuni di qualità e incentivare le biomasse. L´allargamento del 2004 ha aumentato in misura considerevole la superficie agricola (di circa il 27%), il numero delle aziende (di circa il 60%) e il numero dei lavoratori agricoli (di circa il 57%) nell´Ue. Adottando la relazione di Csaba Sándor Tabajdi (Pse, Hu), il Parlamento, sostiene che l´attuale Pac non è in grado di risolvere una parte considerevole dei problemi agricoli o connessi all´agricoltura nell´Ue allargata. Più in particolare, pur riconoscendo che il disaccoppiamento accentui in generale l´orientamento al mercato dell´agricoltura dell´Ue, rileva che i pagamenti diretti disaccoppiati «non contribuiscono efficacemente alla creazione di un settore agricolo e di una società rurale sostenibili», né nei nuovi Stati membri né in gran parte dell´Ue-15. Sottolinea pertanto che sono necessari ulteriori provvedimenti o «un´applicazione su misura» del regime dei pagamenti diretti. Per i deputati, inoltre, soprattutto negli Stati membri e nelle regioni in cui le aziende agricole specializzate svolgono un ruolo decisivo nell´agricoltura, l´attuale sistema dei pagamenti diretti promuove in misura eccessiva le colture a seminativo, non contribuisce in modo adeguato ad un allevamento sostenibile e non promuove né facilita i necessari cambiamenti strutturali». Sottolineano poi che la Pac deve essere mantenuta a livello comunitario e che si dovrebbe evitare qualsiasi rinazionalizzazione di tale politica, ma osservano tuttavia che occorre applicare misure specifiche basate sul principio di sussidiarietà. Il Parlamento, più in generale ritiene che sia necessario rivedere l´ambito, gli obiettivi, le finalità e i principi della Pac, compreso il modello agricolo europeo. In questo esercizio, insistono i deputati, si dovrà tenere conto degli obiettivi e delle esigenze dell´agricoltura, delle zone rurali, degli agricoltori, dei consumatori e di tutta la società dell´Ue allargata a 27 paesi, «in modo da definire le risorse finanziarie necessarie e garantire che la loro ripartizione sia adeguata, equa e pienamente giustificata». Sottolineano inoltre che è essenziale evitare decisioni «dettate unicamente dall´esigenza di ridurre il livello del finanziamento comunitario o di mantenere lo statu quo finanziario tra gli Stati membri». Più in particolare, le esigenze specifiche degli Stati membri e delle regioni, compresa la soluzione dei problemi e delle difficoltà nei nuovi Stati membri, dovrebbero continuare ad essere soddisfatte sulla base della sussidiarietà e applicando una serie di strumenti ad hoc. Il Parlamento chiede quindi l´introduzione di un sistema rivisto dei pagamenti diretti, che preveda anche nuove misure quali opzioni di riaccoppiamento volontarie ad uso esclusivo degli Stati membri che le considerano necessarie per realizzare i loro obiettivi sociali, occupazionali e di sostenibilità. Ma sollecita anche l´estensione dei pagamenti a nuovi settori e nuovi beneficiari, ad esempio frutti in bacche destinati alla trasformazione, nel quadro del sistema rivisto di dotazioni finanziarie nazionali e finanziamento comunitario integrale. Inoltre, il Parlamento chiede l´introduzione di misure di mercato aggiuntive, facoltative, regionali o temporanee con finanziamento comunitario e l´applicazione del sistema di dotazioni finanziarie nazionali a titolo del bilancio dell´Ue nei settori da riformare (vino e prodotti ortofrutticoli). Sollecita poi un migliore sostegno e forti incentivi alle organizzazioni dei produttori e l´abrogazione delle normative nazionali che ostacolano tali iniziative, nonché la promozione della cooperazione transfrontaliera tra organizzazioni dei produttori e l´introduzione di un efficace sistema di gestione dei rischi e delle crisi in agricoltura, che preveda l´assistenza finanziaria della Comunità e sia pagato dalle dotazioni nazionali. Per i deputati, infine, sono necessari il rafforzamento del mercato interno con norme comuni in materia di qualità, commercializzazione, concorrenza, sicurezza alimentare, tutela ambientale e benessere degli animali, il rafforzamento dello sviluppo rurale e del relativo finanziamento, e una maggiore flessibilità delle norme sugli aiuti statali (in particolare estendendo l´ambito delle esenzioni per categoria e aumentando il livello minimo). D´altra parte, il Parlamento sottolinea che la produzione di biomassa e di bioenergia «svolgerà un ruolo strategico nel futuro del settore agricolo dell´Ue». Chiede pertanto che vengano assegnati adeguati finanziamenti dell´Ue per promuovere la produzione di biomassa su terreni non più utilizzati per la produzione di alimenti destinati all´alimentazione umana e animale. Esprime poi l´auspicio che la futura Pac «diventi anche più facile da gestire», riducendo l´onere amministrativo gravante sugli agricoltori e sulle autorità nazionali, promuovendo prodotti sani, orientandosi al mercato e migliorando la sua compatibilità ambientale, per assicurare il futuro di un´agricoltura sostenibile. I nuovi Stati membri sono discriminati dalla Pac L´agricoltura della maggior parte dei nuovi Stati membri si differenzia notevolmente da quella dei paesi dell´Ue-15 per quanto concerne il livello e la struttura della produzione nonché le dimensioni delle aziende agricole e, per i deputati, risulta essere «meno efficiente, tecnicamente meno sviluppata e meno integrata in senso verticale ed orizzontale rispetto all´agricoltura dei vecchi Stati membri». Inoltre, nella maggior parte dei nuovi Stati membri l´agricoltura svolge un ruolo economico e sociale più importante che nell´Ue-15, dal momento che il suo contributo al Rnl e la quota di lavoratori occupati nel settore superano la media Ue. Il Parlamento sottolinea poi che i nuovi Stati membri hanno dovuto sostenere «elevati costi sociali ed economici per adattarsi alle regole della politica agricola comune», mentre i fondi di preadesione hanno coperto solo in parte i costi del processo di adattamento e d´integrazione prima dell´adesione. D´altra parte, ricorda che l´Atto di adesione prevede un lungo periodo d´introduzione graduale (9 anni) con un basso livello iniziale (25% del livello applicabile nell´Ue) per i pagamenti diretti nei nuovi Stati membri, «mentre le regole concernenti il mercato interno e i contributi al bilancio si applicano pienamente ad essi». Il livello dei costi e dei redditi nei nuovi Stati membri, pertanto, «non giustifica questo grado di differenziazione che crea disparità nelle condizioni concorrenziali degli agricoltori dei nuovi Stati membri». Più in particolare, il Parlamento rileva che le differenze nel livello dei pagamenti diretti tra l´Ue-10 e l´Ue-15 «non hanno garantito parità di condizioni», per cui in diversi nuovi Stati membri i produttori «hanno perduto terreno persino sui loro mercati interni». Osserva poi che nel caso di alcuni nuovi Stati membri, per taluni settori, i bassi livelli delle quote assegnate «hanno comportato il congelamento o addirittura il declino della produzione agricola». Ritiene inoltre che la realizzazione degli obiettivi della Pac in quei paesi sia anche ostacolata «dal livello insufficiente di finanziamenti per lo sviluppo rurale, dalla mancanza di un efficace sistema di gestione dei rischi e delle crisi, nonché dall´eccessiva rigidità delle norme comunitarie sugli aiuti statali». Il Parlamento sottolinea, poi, che i nuovi Stati membri sono stati costretti ad applicare il sistema dei pagamenti diretti nazionali complementari (Pdnc, "topping up"), «che possono essere considerati una forma di cofinanziamento e una quasi-rinazionalizzazione dei pagamenti diretti comunitari». Questi pagamenti nazionali, a suo parere, hanno peraltro causato «gravi difficoltà politiche ed economiche in diversi nuovi Stati membri, imponendo un pesante onere sui loro bilanci nazionali e limitando la possibilità di applicare regimi di aiuto statale». Pertanto, chiede alla Commissione - nell´ambito della semplificazione e razionalizzazione dell´applicazione della Pac, dei regimi di pagamenti diretti e dei programmi di sviluppo agricolo - di tener conto dei problemi cui devono far fronte soprattutto i nuovi Stati membri e di proporre le opportune soluzioni, senza tuttavia discostarsi dalle norme che disciplinano l´applicazione della Pac. I deputati, infine, ritengono che nella produzione agricola e nel tessuto rurale dei nuovi Stati membri siano necessari ulteriori cambiamenti. In proposito ribadiscono che le regole della Pac e l´aiuto comunitario devono favorire tale processo e ritengono pertanto essenziale effettuare con gradualità le necessarie modifiche, «dal momento che la società rurale legata all´agricoltura e l´economia dei nuovi Stati membri non potrebbero tollerare cambiamenti troppo repentini e drastici nella loro struttura produttiva e occupazionale». .  
   
   
PARMALAT: PERFEZIONATO L’ACQUISTO DELLE CONTROLLATE OAO BELGORODSKIJ MOLOCHNIJ KOMBINAT E PARMALAT ROMANIA SA  
 
 Parmalat S. P. A. Comunica che, in data 29 marzo 2007, sono stati eseguiti gli accordi sottoscritti per l’acquisto delle azioni delle controllate Oao Belgorodskij Molochnij Kombinat e Parmalat Romania Sa detenute dalla banca European Bank for Reconstruction and Development. Conseguentemente, la partecipazione detenuta da Parmalat in Oao Belgorodskij Molochnij Kombinat è salita dal 64,8% al 99,75% e la partecipazione detenuta in Parmalat Romania Sa è salita dal 73,4% al 93,1%. Il prezzo pagato da Parmalat per l’acquisto della ulteriore partecipazione nella controllata russa Oao Belgorodskij Molochnij Kombinat, pari al 34,9% del capitale sociale, è stato pari a Euro 5. 999. 000,92. Il prezzo pagato da Parmalat per l’acquisto della ulteriore partecipazione nella controllata rumena Parmalat Romania Sa, pari al 19,7% del capitale sociale, è stato pari a Euro 2. 091. 999,08. .  
   
   
UNGHERIA, AUMENTATI PREZZI PRODOTTI AGRICOLI  
 
L´ufficio Centrale di Statistica ungherese ha annunciato che nel mese di gennaio i prezzi dei prodotti agricoli sono cresciuti in Ungheria del 14 p. C. Su base annuale. Nel periodo di riferimento i prezzi della frutta sono aumentati del 25 p. C. , quelli delle patate dell´83 p. C. E quelli dei vegetali dell´11 p. C. I dati sono stati ripresi dall´Ice. I prezzi degli animali da allevamento non hanno subito particolari variazioni, con l´eccezione degli avicoli, cresciuti del 10 p. C. .  
   
   
NASCE “RURALIA”, IL PATTO FORMATIVO LOCALE CHE UNISCE I TERRITORI DI AVELLINO, BENEVENTO E CASERTA PERCORSI FORMATIVI, 150 ASSUNZIONI PREVISTE E MOMENTI DI AGGIORNAMENTO PER 200 UNITA’ LAVORATIVE  
 
Siglato il protocollo d’intesa che sancisce la nascita di Ruralia, il Patto Formativo Locale che unisce i territori di Avellino, Benevento e Caserta nel segno delle nuove opportunità occupazionali. Il Patto Formativo Locale è stato sottoscritto per la provincia di Avellino dalla Società Montevalli – Monti Picentini e Valli limitrofe per lo sviluppo del comprensorio del Terminio Cervialto e Alta Irpinia S. R. L. , insieme alle Comunità Montane di Matese, Monte Maggiore, Monte Santa Croce, del Titerno e del Taburno e da Comune di Roccaromana, Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Interne, Parco Regionale del Matese, Parco Regionale di Roccamonfina e Parco Regionale del Taburno Camposauro. L’obiettivo del Patto è quello di coinvolgere le principali aggregazioni di imprese che operano sul territorio interessato, allo scopo di contribuire allo sviluppo di nuove opportunità occupazionali, alla riqualificazione del capitale umano già operante nelle imprese, anche al fine di supportare i processi di innovazione tecnologica ma, soprattutto, evitare l’emigrazione delle nuove generazioni verso le aree costiere, il Centro-nord Italia o l’estero. Un obiettivo possibile attraverso la messa in campo di azioni integrate di network territoriali finalizzate all’occupazione. L’iniziativa intende infatti promuovere soprattutto nuove possibilità occupazionali per giovani e adulti residenti nelle aree territoriali del Patto “Ruralia” valorizzandone le vocazioni locali. A queste iniziative si affiancano azioni di “inclusione sociale”, già avviate dai promotori e destinate alle fasce di popolazione in condizioni di svantaggio sociale. Il partenariato è il risultato di un processo di concertazione avviato a seguito della pubblicazione, da parte della Regione Campania, delle Linee di Indirizzo per la sperimentazione dei Patti Formativi Locali, che ha visto tutti i soggetti che costituiscono il Patto “Ruralia” condividere lo stesso interesse, con l’intento di favorire una programmazione dal basso per i processi di valorizzazione del capitale umano. Le prossime tappe del Patto Formativo Locale riguardano la costituzione del “Partenariato Locale” che vedrà la partecipazione delle imprese, associazioni datoriali e sindacali e tutti quegli enti e organismi in grado di supportare il patto nella rilevazione dei fabbisogni formativi delle aree geografiche interessate. La tappa successiva sarà la pubblicazione dell’avviso per la raccolta di manifestazioni di interesse da parte delle imprese. Gli obiettivi di “Ruralia” lasciano ben sperare: a conclusione dei percorsi formativi si prevede infatti l’assunzione di 150 giovani unità e l’aggiornamento, tramite formazione continua, di 200 unità lavorative già inserite nel tessuto delle aziende del territorio che hanno attivato al loro interno percorsi formativi. .  
   
   
LA DORIA: NEL 2006 FATTURATO CONSOLIDATO A 388,6 MILIONI DI EURO (387,8 MILIONI DI EURO NEL 2005).APPROVATO IL PIANO DI INVESTIMENTI 2007 PER 11 MILIONI DI EURO  
 
 Il Consiglio di Amministrazione di La Doria S. P. A. Ha approvato il 27 marzo ad Angri (Salerno) i dati di bilancio dell’esercizio 2006, che verranno sottoposti all’Assemblea degli Azionisti convocata per il 27 aprile prossimo. Il Cda ha, inoltre, approvato il piano di investimenti 2007 per 11 milioni di Euro, che saranno prevalentemente destinati al lancio di nuovi prodotti/packaging, nell’ottica di rispondere alle nuove esigenze del consumatore moderno, in linea con le tendenze del mercato. La restante parte degli investimenti sarà rivolta all’incremento della capacità produttiva e della produttività, al miglioramento degli standard di sicurezza, alla salvaguardia dell’ambiente, nonché al miglioramento del grado di efficienza della struttura organizzativa. I risultati economico-finanziari del 2006 sono stati penalizzati dallo sfavorevole scenario di mercato in cui il Gruppo opera. Dal lato dei consumi, il mercato domestico ha, infatti, registrato un calo sia per i derivati del pomodoro che dei succhi di frutta, accompagnato da una sfavorevole dinamica dei costi e dei prezzi, che ha, oltretutto, riguardato anche i mercati esteri di sbocco per il Gruppo. Il 2006 è stato, infatti, caratterizzato da un innalzamento dei costi di produzione delle campagne di trasformazione del pomodoro e della frutta (legato essenzialmente all’aumento del costo della materia prima e dell’energia) e da un basso livello dei prezzi di vendita, che ha riguardato sia il mercato del pomodoro che quello dei succhi e delle bevande. Nel 2006 i ricavi totali consolidati si sono attestati a 388,6 milioni di Euro, in linea rispetto ai 387,8 milioni di Euro del 2005. Il fatturato del Gruppo è stato generato nel settore dei derivati del pomodoro (27,3%), succhi di frutta (29,8%), legumi (18,8%) e altre vendite (24,1%). I principali margini di redditività a livello consolidato risultano: il margine operativo lordo (Ebitda), che è stato pari a 20,1 milioni di Euro (28,5 milioni di Euro nel 2005); il risultato operativo (Ebit), che ammonta a 9,2 milioni di Euro (16,3 milioni di Euro nel 2005). L’utile netto consolidato, che è stato pari a 173. 000 Euro (11 milioni di Euro del 2005), mentre la parte di pertinenza di terzi è stata pari a 3,2 milioni di Euro (3,7 milioni di Euro nel 2005). La differenza tra l’utile netto dei due periodi è in parte dovuta alla presenza, nel 2005, della plusvalenza di 5,6 milioni di Euro derivante dalla dismissione della partecipazione di minoranza detenuta nella Delfino S. P. A. La posizione finanziaria netta al 31/12/2006 si è attestata a 122,1 milioni di Euro (115,1 milioni di Euro al 31/12/2005 e 99 milioni di Euro al 30/9/2006). L’incremento dei debiti finanziari è legato essenzialmente agli investimenti tecnici effettuati nell’esercizio per un ammontare pari a circa 15,8 milioni di Euro. Va evidenziato che i risultati economico-finanziari della Capogruppo al 31/12/2006, redatti secondo i principi contabili internazionali Ifrs/eu, si presentano non omogenei rispetto a quelli al 31/12/2005 poiché La Doria S. P. A. , con effetti dal 1° Gennaio 2006, ha incorporato le Società Sanafrutta S. P. A e Confruit S. P. A. Il fatturato della Capogruppo La Doria Spa si è attestato nel 2006 a 213,5 milioni di Euro (168,1 milioni di Euro nel 2005). Il risultato operativo lordo è stato pari a 3,6 milioni di Euro (8,8 milioni di Euro nel 2005) mentre l’Ebit ha fatto registrare una perdita pari a 4,6 milioni di Euro (a fronte di un utile operativo netto di 1 milione di Euro nel 2005). Il risultato netto evidenzia una perdita pari a 5,4 milioni di Euro, a fronte di un utile netto 2005 pari a 5 milioni di Euro. Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato, inoltre, di sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Ordinaria dei Soci, l’autorizzazione ad acquistare e disporre di azioni proprie. Il Consiglio sottoporrà all’Assemblea la proposta di autorizzazione ad acquistare, anche a più riprese, entro 12 mesi dalla data della stessa, azioni ordinarie ad un prezzo unitario non inferiore al valore nominale e non superiore del 5% rispetto al prezzo che il titolo avrà registrato nella seduta di Borsa del giorno precedente al compimento di ogni singola operazione di acquisto, nonché l’autorizzazione ad alienare le azioni proprie in portafoglio. Le stime per il 2007 prevedono un significativo miglioramento della marginalità aziendale, grazie alla ripresa, peraltro già in atto, dei consumi domestici di succhi di frutta e di derivati del pomodoro e dei prezzi di vendita di quest’ultimi. La semplificazione della struttura societaria avvenuta con la fusione di Sanafrutta e Confruit, sarà ulteriormente rafforzata dalla recente fusione con Pomagro e condurrà ad una ulteriore riduzione dei costi fissi. Più in generale per il 2007 si stima il consolidamento dei benefici delle operazioni di crescita per linee esterne realizzate negli ultimi anni, in termini di maggiore competitività e redditività. .  
   
   
PLASMON HEINZ SCEGLIE LE SOLUZIONI XTEL PER MIGLIORARE LE ATTIVITÀ DI MARKETING E VENDITE  
 
Bologna - Plasmon Heinz Italia ha deciso di avviare una proficua collaborazione con Xtel, la software house bolognese specializzata in sistemi Crm per le aziende produttrici di beni di largo consumo. L’impresa alimentare implementerà infatti progressivamente alcuni moduli della suite Sales Master One: Sales Account Planning, per la corretta realizzazione dei piani cliente; Sales Agreement, per la gestione efficace dei contratti con la distribuzione moderna e infine Sales Promo, per monitorare l’efficacia delle campagne promozionali. L’adozione del modulo Sales Account Planning permetterà di gestire al meglio la complessità dei piani cliente, tramite un processo che coinvolgerà, con diversi livelli di responsabilità, il trade marketing, i team leader, i national e i regional account. Verranno supportate le varie fasi di pianificazione dei volumi di vendita e dello spending associato alle attività promozionali, in un contesto di collaborazione con il cliente distributore interessato. Attraverso l’utilizzo di Sales Account Planning, Plasmon potrà controllare il ritorno degli investimenti fatti verso ogni cliente, i margini ottenuti e potrà disporre di una più alta capacità di valutazione e previsione sulle attività commerciali attuate o in previsione. Grazie all’uso di Sales Agreement, Plasmon sarà in grado non solo di gestire la contrattazione con i vari canali distributivi utilizzando un solo sistema informativo, ma anche di ottimizzare l´intero processo di gestione, dalla definizione dei contratti all’analisi dei risultati finali. Senza dimenticare gli ulteriori benefici che potranno essere raggiunti, come la riduzione dei costi operativi e dei tempi di liquidazione degli accordi, il conteggio corretto dei valori da accantonare per i fini di chiusura contabile, un maggior controllo dei costi commerciali, una migliore gestione dei contenziosi e la valorizzazione della relazione con il cliente. Con Sales Promo, infine, l’azienda potrà pianificare e controllare tutte le azioni promozionali, sia nazionali che locali, aprendo l’applicativo al regional sales manager, che avrà in questo modo la possibilità di inserire direttamente le promozioni e potrà quindi rispondere con maggiore tempestività alle richieste del mercato, senza abbandonare le direttive poste dalla Direzione Commerciale. Inoltre, i reparti produttivi, grazie alla maggiore rapidità nell’inserimento delle promozioni, potranno pianificare con un margine più ampio di previsione la produzione collegata alle promozioni stesse. .  
   
   
“AGRIUMBRIA” 2007: GIORNATA DI DEGUSTAZIONE UN PROGETTO "ARUSIA" PER PROMUOVERE PRODOTTI UMBRI DI QUALITA’ SULLE MENSE SCOLASTICHE  
 
 Perugia - Portare sulle mense scolastiche umbre i prodotti di eccellenza della regione, dalla fagiolina del Lago Trasimeno alle lenticchie di Castelluccio, al farro di Monteleone, dal suino ibrido dell’Umbria alla carne Chianina “Igp”, al tartufo bianco e nero, il tutto condito con oli monovarietali autoctoni dell’Umbria. E’ quanto si propone un progetto dall’Agenzia regionale umbra per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura (“Arusia) presentato il 30 marzo , alla stampa specializzata ed agli amministratoti e responsabili dei servizi di ristorazione delle mense scolastiche di Comuni ed aziende sanitarie, nel corso della “giornata di degustazione” che si è tenuta ad Ospedalicchio di Bastia Umbra nell’ambito di “Agriumbria” 2007. “Il messaggio che intendiamo inviare è chiaro - ha detto l’Amministratore unico dell’Arusia, Adolfo Orsini - le giovani generazioni vanno educate ad una corretta alimentazione a cominciare dalla scuola. Oggi nelle mense scolastiche è infatti possibile proporre piatti gustosi, di semplice elaborazione e di elevata digeribilità, con caratteristiche nutrizionali adatte ad una dieta sana ed equilibrata. I prodotti tipici e di qualità, come quelli di eccellenza umbri, caratterizzati da identità e tracciabilità, costituiscono l’elemento essenziale di una corretta alimentazione. Si tratta di prodotti - ha concluso Orsini - che non costituiscono più un lusso, grazie ai costi contenuti derivanti da convenzioni agevolate con Consorzi ed Associazioni di produttori”. In particolare - è stato ricordato nel corso dell’incontro - su questo versante sono state già avviate esperienze significative a Città di Castello e Torgiano, due comuni dove la carne Chianina ed altre eccellenze sono già utilizzate nelle mense senza aggravio di costi per le casse pubbliche. A Città di Castello inoltre si sta lavorando ad un capitolato di avanguardia per l’utilizzo, pressoché esclusivo, di prodotto Dop, Doc e biologici nelle mense scuole. Negli ultimi mesi l’Arusia, impegnata a sostenere le eccellenze agroalimentari umbre, ha incentrato la propria attività soprattutto nella informazione e valorizzazione della olivicoltura, facendosi promotrice della giornata nazionale per la raccolta meccanizzata delle olive, che si è tenuta a Bevagna, e del convegno sui temi generali del settore organizzato nell’ambito dell’Esposizione internazionale delle macchine agricole di Bologna. In questo quadro di iniziative rientra anche la “giornata di degustazione” che ha consentito di far conoscere agli ospiti le particolarità organolettiche degli oli e la flessibilità di impiego nelle cucine tradizionali. La scelta e la preparazione dei piatti è stata affidata allo Chef Pierluigi Manfroni che ha sposato i vari oli monocultivar (“Dolce Agoia”, San Felice”, “Frantoio”, “Moraiolo” e “Leccino”) ai prodotti tipici umbri ed ai vini proposti da “La strada dei vini del cantico”. L’impegno di “Arusia” per l’olivicoltura proseguirà il 2 e 3 giugno a Macerata con la partecipazione alla quarta rassegna nazionale degli oli monovarietali. .  
   
   
DIVIETO DI APPLICARE PRODOTTI FITOSANITARI DANNOSI ALLE API DURANTE IL PERIODO DI FIORITURA  
 
 La Provincia di Bolzano ha stabilito che il divieto di applicare prodotti fitosanitari dannosi alle api durante il periodo di fioritura dei fruttiferi ha inizio per le zone frutticole fino a 50 metri s. L. M. Sabato 7 aprile e per tutte quelle situate da 500 a 750 metri s. L. M. A partire dal 20 aprile. La Ripartizione provinciale Agricoltura ha stabilito con decreto i principi attivi, presenti in prodotti fitosanitari, considerati dannosi alle api. Il divieto di applicare tali fitofarmaci dannosi alle api durante il periodo di fioritura dei fruttiferi ha inizio per tutte le zone frutticole fino a 50 metri s. L. M. Sabato 7 aprile e per tutte quelle situate da 500 a 750 metri s. L. M. A partire da giovedì 20 aprile. Inoltre fino al 15 giugno prossimo è vietato spostare alveari di api da un impianto di pomacee ad un altro, a meno che essi non siano stati tenuti prima in un locale oscurato e chiuso per almeno 48 ore, oppure per almeno 72 ore in un luogo situato ad almeno 1400 metri s. L. M. In allegato: elenco dei principi attivi considerati dannosi e per i quali scatta il divieto. .  
   
   
“CORSO PER ASSAGGIATORI DI OLI DI OLIVA, L’ENTE CAMERALE CONCEDE IL BIS”  
 
Ha riscosso un lusinghiero successo il 1° Corso di Formazione per Assaggiatori di Oli Extravergini di oliva, organizzato dalla Camera di Commercio di Pescara. Le numerose richieste di iscrizione sono state di gran lunga superiori rispetto ai posti disponibili. I partecipanti, a fine corso, hanno manifestato un grande entusiasmo. Infatti, per i neofiti è stata un’occasione per avvicinarsi ed appassionarsi al mondo dell’olivicoltura, mentre per i produttori di olio e ristoratori – circa l’80% degli iscritti – un modo per migliorare ed approfondire le loro conoscenze in materia. L’ente Camerale sulla base dei positivi risultati ottenuti e nell’intento di soddisfare le numerose richieste che continuano a pervenire, ha deciso di predisporre una seconda edizione del corso. Anche questa seconda edizione è articolata in 7 incontri pomeridiani ed ha una durata di 35 ore. Le lezioni si terranno presso la sede dell’Ente e permetteranno ai partecipanti di acquisire una completa conoscenza teorica e pratica dell’olivicoltura e delle tecniche di analisi e valutazione degli oli di oliva. I corsisti avranno anche la possibilità di conseguire, al termine del corso, l’idoneità fisiologica che costituisce uno requisiti necessari per l’eventuale iscrizione all’Elenco Nazionale dei Tecnici ed Esperti degli Oli di Oliva Extravergini e Vergini. Il numero massimo dei posti disponibili è pari a 20. L’ammissione sarà effettuata rispettando l’ordine cronologico di pervenimento delle domande di iscrizione. E’ prevista una quota di partecipazione di 150 euro. Le richieste di ammissione potranno essere inoltrate entro il prossimo 6 aprile, direttamente all’Ufficio Agricoltura della Camera di Commercio di Pescara, oppure via fax al numero 085/690870. La modulistica ed una dettagliata descrizione del corso e delle modalità di iscrizione sono disponibili sul sito dell’Ente all’indirizzo www. Pe. Camcom. It. Per ulteriori informazioni è possibile contattare telefonicamente l’Ufficio Agricoltura ai numeri 085/4536216-271. .  
   
   
L’ITALIA DEL PESCE: SULLE NOSTRE TAVOLE SOLO IL 10% DELLE SPECIE MEDITERRANEE  
 
Pesci, molluschi bivalvi, molluschi cefalopodi, molluschi gasteropodi, crostacei ed echinodermi. Dall’acipenser Sturio (Storione) al Paracentrotus Lividus (Riccio di Mare) sono ben 266 gli animali acquatici che vivono nel Mediterraneo. Ma di fronte a questa immensa varietà poco più del 10% (per un totale di una trentina di specie) si trovano con una certa regolarità sui banchi delle pescherie di piccole e grandi città, per un consumo procapite annuo di 21,2 kg di questa insostituibile fonte di proteine animali. Leggendo “L’italia del pesce” edito dall’Accademia italiana della cucina, a inaugurare la nuova collana editoriale intitolata “Itinerari di Cultura Gastronomica”, si scopre quanta cultura gastronomica e quale ricchezza “biologica” esista dietro uno degli ingredienti più insostituibili della celebre dieta mediterranea. “Con questo libro - afferma il Prof. Giuseppe dell’Osso, Presidente dell’Accademia Italiana della Cucina - abbiamo voluto fare il punto sul presente e aprire qualche riflessione sul futuro di uno degli alimenti da sempre centrali nella dieta dell’uomo. Dietro il quale c’è una cultura e una serie di abitudini e tradizioni che, a fronte dello scenario di omologazione e standardizzazione dei gusti portato dalla globalizzazione, rischia di perdersi. L’egemonia assoluta di una trentina scarsa di specie - dalla trota alla spigola, dalla cernia all’orata – rischia di cancellare ogni giorno che passa un pezzo della nostra storia gastronomica, mettendo in ombra, e fuori mercato, tutto il resto”. “Nelle pagine di questo volume - continua Dell’osso - abbiamo voluto evidenziare i valori che la cucina del pesce - di mare ma anche di lago e di fiume - porta in sé: rispetto della tradizione, intelligente opera di rivisitazione, proiezione in un futuro sempre più ricco di varietà e disponibilità. Questo anche in considerazione del fatto che oggi la cucina del pesce sta vivendo, in Italia, un momento favorevole. In particolare stiamo assistendo ad una riscoperta del pesce azzurro, di cui abbondano i nostri mari, un tempo riservato alla cosiddetta cucina povera. Questa è una tendenza che va favorita e incoraggiata, soprattutto nel mondo dell’alta ristorazione che fa tendenza”. In Italia Oltre Il 45% Della Produzione Di Pesce È Dato Dall’acquacoltura Il continuo crescere della popolazione mondiale - nel 2050 arriveremo a quota 9 miliardi di persone - sta infatti mettendo a rischio un equilibrio che, tutto sommato, ha retto per diversi millenni. Come dimostrato da un recente studio pubblicato su Nature, negli ultimi 50 anni tra le 29 specie che peschiamo con maggior frequenza almeno 10 si sono ridotte a meno del 10% della quantità d’origine. La continua richiesta, ovviamente, produce anche un altro effetto: secondo l’Ismea il 69% del pesce consumato dagli italiani nel 2005 è d’importazione e il deficit della bilancia commerciale del settore è cresciuto del 2% in volume e del 7,5% in valore rispetto al 2004. Nel 2005 le importazioni hanno raggiunto le 860 mila tonnellate per un controvalore di 3,32 miliardi di euro. Per fare un esempio, ogni anno oltre 100. 000 tonnellate di seppie e calamari provengono dai mercati esteri. Oramai siamo anche prossimi a quello che potrebbe essere uno storico sorpasso: a fronte di circa 282. 000 tonnellate di prodotti ittici pescati in mare aperto (-8,1%), ce ne sono 234. 000 che provengono da acquacoltura (+0,6 % in volume e + 1,3% in valore). Un rapporto destinato in breve tempo a rovesciarsi a favore della produzione controllata, in continua crescita sia in Italia (45,2% della produzione totale) che nel resto del mondo (dati di fonte Fao danno già per acquisito che il 50% del fabbisogno mondiale è ad oggi assicurato dal pesce di acquacoltura). In questo contesto - aumento della richiesta, mutamenti indotti dall’aumento della temperatura delle acque, globalizzazione dei consumi che fissa l’attenzione commerciale sempre sulle stesse specie un po’ in tutto il mondo - ben 12. 000 specie rischiano l’estinzione. “L’italia del Pesce” racconta le tradizioni ittiche italiane evidenziando la loro evoluzione e in molti casi, purtroppo, la loro scomparsa. Lo sviluppo della congelazione, della catena del freddo e dei trasporti rapidi hanno infatti cambiato le condizioni economiche e tecnologiche del mercato del pesce: oggi è possibile trovare nei mercati il merluzzo del Nord Europa, addirittura fresco. Mentre pesci tipici come la Torpedine, abbondantissimo fino all’epoca prebellica sul Medio Adriatico, sono oramai sempre più rari. Un’ Opera Universale “L’italia del Pesce” è un lungo e appassionante viaggio alla scoperta di questo prezioso alimento. Per scoprire le tradizioni degli antichi borghi di mare. Ma anche per dar voce ai tanti laghi, fiumi e torrenti della provincia italiana forniti di un pesce d’acqua dolce che non ha nulla da invidiare al pesce di mare. È il caso dell’Umbria, che grazie al Lago Trasimeno e al fiume Nera ha potuto sviluppare uno straordinario patrimonio gastronomico autoctono o del Piemonte, attraversato dalla Dora Baltea ricca di Trote Fario, carpe e tinche. Regione per regione, provincia per provincia, vengono analizzate la storia, la cultura, l’ambiente, le tecniche di pesca e di conservazione relative alle tradizioni ittiche locali. I numerosi documenti e le testimonianze che emergono, al di la del loro immenso valore culturale, imprimono all’opera un indiscusso carattere scientifico. Particolare attenzione viene data alle ricette che illustrano la cucina regionale tradizionale, ancora viva nei 618 ristoranti di pesce censiti nel libro e consultabili on-line sul sito internet www. Accademiaitalianacucina. It/indiguidaristo. Html. Un repertorio gastronomico invidiabile che insieme all’interesse economico e naturalistico fa di quest’opera il più completo studio finora apparso sulla storia di questo alimento. Il volume è frutto del lavoro di numerosi Accademici che hanno collaborato alla realizzazione di quest’opera sotto la direzione del Prof. Corrado Piccinetti, un’autorità internazionale in questo ambito. Natura E Gastronomia: Come L’ambiente Influisce Sul Sapore Del Pesce L’elemento che influisce maggiormente sul sapore del pesce è la salinità delle acque nel quale vive l’animale. I pesci d’acqua dolce hanno dei sapori delicati e trovano riscontro in preparazioni gastronomiche tradizionali, spesso con abbinamenti e condimenti marcati per rafforzare i sapori. I laghi poi, a causa del loro isolamento, danno luogo alla presenza di vere e proprie forme endemiche tipiche ed esclusive di una zona: la trota sarda, la trota del lago di Garda. L’ambiente delle acque salate presenta invece alcune varianti, perché la salinità non è un elemento costante in ogni mare. Differenze che si traducono nella qualità dei prodotti ittici: una spigola che vive nella laguna veneta ha un sapore più delicato rispetto ad una spigola che vive in uno stagno sardo. Anche le caratteristiche organolettiche degli animali acquatici dipendono dalla qualità e dalla quantità del cibo che mangiano e determinano gusti differenti nella stessa specie di pesce, proveniente da mari diversi. Le carni di sogliola del canale di Sicilia sono più consistenti di quelle della fascia costiera dell’Adriatico, mare più ricco di invertebrati. Sulle tradizioni alimentari influiscono anche le dimensioni dei pesci. Nel Mediterraneo in genere le specie ittiche non raggiungono le dimensioni di quelle dell’Oceano Atlantico o del mare del Nord. Il risultato gastronomico è un Nord Europa con una tradizione di consumo di pesci di grandi dimensioni mentre i pesci piccoli non sono apprezzati. Nel Mediterraneo, ed in particolare nell’area italiana, vi è una diffusa tradizione di consumo di pesci di piccola dimensione che vengono venduti nella maggioranza dei casi interi. .  
   
   
INCONTRO DI RUSSO SU CRISI PESCA PER MUCILLAGINE  
 
Bari - Si è riunita il 3 aprile presso la sede dell’Assessorato regionale alle Risorse Agroalimentari, la Commissione Consultiva della pesca e acquacoltura, presieduta dall’assessore Enzo Russo e allargata alla partecipazione dei sindaci dei paesi costieri, degli assessori provinciali, delle associazioni di categoria e di un nutrito gruppo di pescatori. All’ordine del giorno il problema della mucillagine che ormai da molto tempo impedisce il normale svolgimento dell’attività di pesca. Del problema è già stato informato il Ministro De Castro ma la superficialità con la quale le strutture dirigenziali dello stesso ministero hanno affrontato il problema, non ha consentito fino ad oggi di intraprendere qualunque azione a sostegno degli operatori del settore. L’assessore Russo ha pertanto sollecitato ancora una volta il Ministro De Castro affinché si adoperi per la soluzione del problema e provveda in tempi brevi al riconoscimento dello stato di calamità per il comparto pesca pugliese. Il perdurare della situazione e il mancato tempestivo riconoscimento dello stato di calamità ha infatti compromesso seriamente il comparto che difficilmente potrà fronteggiare i danni fin qui verificatisi. .  
   
   
CAFFÈ: NESSUN RISCHIO PER IL CUORE, LA PRESSIONE E LE ARTERIE  
 
Per gli affezionati della “tazzina” l’ennesima buona notizia: 3-4 caffè al giorno non causano ipertensione né cardiopatia ischemica e, anzi, i composti fenolici contenuti nel caffè potrebbero avere un ruolo preventivo verso le malattie cardiovascolari A sostenere tale affermazione intervengono, oggi, sotto la duplice egida della Sinu (Società Italiana di Nutrizione Umana) e della Fosan (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione), il Dott. Andrea Alberto Conti (Ricercatore Universitario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze, e Assistente alla Direzione Scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi Firenze), il Prof. Claudio Borghi (Direttore della Unità Operativa di Medicina Interna del Policlinico S. Orsola-malpighi di Bologna) e la Dr. Ssa Fausta Natella (Ricercatrice presso l’Inran, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione). Modera il dibattito il Prof. Amleto D’amicis (Epidemiologo nutrizionista e Direttore dell’Unità Documentazione e Informazione Nutrizionale dell’Inran e rappresentante di Fosan). L’incontro viene aperto dalla Prof. Marisa Porrini (Vicepresidente Sinu) che spiega: “la meta-analisi, oggetto dell’odierna presentazione, è frutto di un bando di concorso, indetto nel 2005 dalla nostra società, per approfondire i rapporti tra consumo di caffè e patologie cardiovascolari”. “Sinu infatti – prosegue Porrini - fra i suoi attuali indirizzi operativi e scientifici, mira anche a promuovere progetti di lavoro su tematiche specifiche nel settore dell’Alimentazione e Nutrizione Umana ed anche nel 2008 e nel 2009 assegneremo due nuove borse di studio su questo tema”. “I dati parlano chiaro - esordisce Conti, presentando i risultati della ricerca Consumo di Caffè e Rischio di Cardiopatia Ischemica: una Meta-analisi, già pubblicata on-line dalla Rivista Nmcd (Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease) - e mettono in evidenza che il consumo abituale e moderato di caffè non appare legato a un aumento del rischio di cardiopatia ischemica”. E spiega: “Considerando gli studi effettuati negli ultimi decenni sulla relazione tra consumo abituale di caffè e rischio di cardiopatia ischemica e i dati spesso contrastanti, si è provveduto ad un esame sistematico di tali studi. Riferendosi sempre ad un consumo di caffè in tazze (ovvero una quantità da caffè all’americana), con un consumo minore o uguale a 2 tazze di caffè (pari a circa 3-4 tazzine di espresso bar o 3 tazzine se preparato con la moka) non emerge alcuna associazione significativa fra consumo di caffè e rischio di Cardiopatia Ischemica”. Complessivamente, questa ricerca sistematica quantitativa, condotta su 13 studi caso-controllo e su 10 studi di coorte, per un totale di oltre 440. 000 soggetti esaminati, indica che un consumo quotidiano da lieve a moderato di caffè, ossia quello abituale nei paesi occidentali, non è associato ad un aumento del rischio di cardiopatia ischemica. Questa dichiarazione è confermata anche da Borghi che, illustrando l’azione stimolante della caffeina sul Sistema Nervoso Centrale, sull’apparato cardiovascolare, sul rilascio delle catecolamine e sul metabolismo in generale, ha evidenziato come il sistema cardiovascolare sembra in grado di sviluppare tolleranza agli effetti della caffeina. Dice Borghi: “Premesso che – documenti alla mano - ingerire circa 200-250 mg di caffeina può aumentare, entro breve tempo dalla assunzione, la pressione arteriosa sistolica di 3-14 mmHg e la pressione arteriosa diastolica di 4-13 mmHg nel soggetto normoteso, è bene ricordare che la caffeina è contenuta in numerose bevande e la loro assunzione, soprattutto nei consumatori occasionali, può aumentare i valori della pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e attivare il sistema simpatico. Si è notato tuttavia che se la caffeina viene ingerita attraverso il caffè, l’effetto sulla pressione risulta però molto più modesto e a volte accompagnato allo sviluppo di una condizione di tolleranza. Il consumo abituale di caffè non sembra quindi associato ad un incremento del rischio di comparsa di ipertensione arteriosa”. Fa eco ai colleghi Fausta Natella: “I dati contrastanti, probabilmente causati dalla difficoltà a discriminare tra il consumo di caffè e altri fattori di rischio associati al suo consumo hanno provocato, negli anni, un dibattito senza fine. Ultimamente però alcuni lavori hanno messo in evidenza l’esistenza di una associazione a forma di J tra il consumo di caffè ed il rischio cardiovascolare”. “Ciò vuol dire – spiega la ricercatrice dell’Inran - che un consumo moderato è associato ad un minor rischio cardiovascolare rispetto ad un consumo nullo piuttosto che particolarmente elevato. Il caffè poi contiene numerose molecole ad attività protettiva tra le quali i composti fenolici (potenti antiossidanti) che sono biodisponibili, posseggono un’elevata attività antiossidante, sono in grado di inibire l’ossidazione delle Ldl (Low Density Lipoprotein) e l’aggregazione piastrinica (entrambi fattori determinanti nell’insorgenza della cardiopatia ischemica). Attraverso il consumo di caffè, il loro contributo antiossidante – nella dieta giornaliera – è fino al 40-60%”. In accordo con i colleghi conclude e ribadisce Amleto D’amicis: “Nell’implicazione del possibile rischio cardiovascolare è importante non dimenticare che il metodo di preparazione del caffè può influire sugli effetti sulla salute: il caffè espresso influenza la pressione arteriosa meno di quello “bollito” (per intenderci alla Turca). E l’influenza sul possibile rialzo pressorio deve essere valutata anche su altre abitudini voluttuarie (fumo e alcool) che modulano sia le caratteristiche farmacocinetiche della caffeina ma anche e, negativamente, il rischio cardiovascolare globale sia dei soggetti normotesi che dei pazienti già ipertesi”. .  
   
   
IL NUOVO MARCHIO DI CARNI DELLA MARCA SOLO PER LA CARNE OVINA MARCHIGIANA NASCE “AGNELLO DELLA MARCA”: LA QUALITÀ DEI NOSTRI APPENNINI  
 
Da Pasqua in distribuzione in tutte le macellerie autorizzate e nelle catene Coop. Riconoscibile dal sigillo alimentare ed edibile che certifica ogni passaggio nella filiera Carne ovina marchigiana, certificata dall’allevamento alla macellazione. Ora per riconoscerla c’è un nuovo marchio di Bovinmarche: si chiama “Agnello della Marca” e identifica solo carne ovina proveniente da animali nati e allevati sui pascoli delle nostre montagne. È questa la principale garanzia per il consumatore. Gli animali, allattati dalle madri fino allo svezzamento, si alimentano in libertà esclusivamente con le essenze vegetali presenti nei pascoli d’alta quota dell’Appennino centrale. Il progetto ha come obiettivo il rafforzamento della filiera locale delle carni ovine allevate e macellate nelle province marchigiane. Il prodotto viene controllato da un tecnico incaricato e solo dopo la verifica della corretta rispondenza a tutti i requisiti previsti dal Disciplinare di Produzione gli viene attribuito il certificato “Agnello della Marca”. La carne viene quindi identificata con un innovativo sigillo alimentare per farla riconoscere in modo chiaro e semplice al momento dell’acquisto. Il certificato accompagna la carne fino al punto vendita, a tutela del consumatore che è così garantito sulla provenienza certa della carne acquistata e sulla sua ineguagliabile qualità. A partire dal periodo pasquale le carni con il marchio “Agnello della Marca” saranno in distribuzione in molte macellerie autorizzate e negli ipermercati della catena Coop Italia di Marche ed Abruzzo Il progetto di commercializzazione di agnelli nostrani, rientra all’interno di“Carni della Marca”, una società consortile senza scopo di lucro costituita da aziende marchigiane leader nel settore, che si pongono come obiettivo quello di promuovere le carni legate alla tradizione di allevamento e produzione della nostra regione: bovine, suine e ovine. L’appartenenza al territorio rappresenta per il Consorzio un importante valore, da sottolineare e diffondere adeguatamente, attraverso una delle sue migliori espressioni: il prodotto marchigiano di qualità certificata. Rintracciabilità, tipicità, offerta completa e servizio su misura sono dunque i plus cui si legano i vantaggi competitivi e le opportunità del paniere “Carni della Marca”. Tra le cooperative promotrici dell´iniziativa, oltre a Bovinmarche Allevatori Marchigiani che da oltre 20 anni è impegnata nella rintracciabilità delle carni bovine ed oggi ovine, si distinguono anche Suinmarche per la carne suina e Corte Marchigiana per i salumi. .  
   
   
CONCLUSA L’EDIZIONE 2007 DEI GEMELLAGGI IN TAVOLA FIRMATI CONFESERCENTI SIENA AL CAPOLINEA IL SESTO “GIRO” DEL GUSTO CONCLUSO GIROGUSTANDO: PIÙ DI 1700 I COMMENSALI IN 15 SERATE  
 
Quindici prime serate, più dieci repliche. Trenta ristoranti partecipanti, 116 pietanze e 63 vini serviti. E soprattutto, più di 1700 persone a tavola. Va in archivio la sesta edizione di Girogustando, ed è ancora una volta una chiusura con i fiocchi. La manifestazione per “i cuochi d’Italia che s’incontrano a Siena”, organizzata da Confesercenti, ha soddisfatto ancora una volta le aspettative confermandosi un singolare crocevia di sapori, tradizioni ed esperienze culinarie. Giovedì scorso la serata al ristorante Perucà di San Gimignano (ospite “la Frasca” di Frascati) ha chiuso in bellezza una carrellata che quest’anno ha interessato locali di nove comuni del territorio senese, raggiunti sera dopo sera da chef provenienti da 10 regioni italiane, oltre che da Malta e Budapest. “Da sei anni l’inverno è meno grigio con Girogustando – commenta il Presidente provinciale di Confesercenti, Graziano Becchetti – quella che nacque quasi per gioco si è dimostrata passo dopo passo una manifestazione utile per la crescita della ristorazione, ma anche per sperimentare nuove forme di intrattenimento del pubblico”. “La formula dei menu ‘a quattro mani’ piace sempre di più – aggiunge Sonia Pallai, responsabile Turismo dell’associazione – lo dimostra l’attaccamento con cui una buona parte del pubblico ci segue a distanza di anni. Nonostante che quelle del 2007 fossero tutte accoppiate inedite, la ‘macchina’ organizzativa è filata via più liscia di sempre. E questo anche perché i ristoratori mostrano di anno in anno una maturità sempre maggiore: bastava dare un’occhiata agli allestimenti in tavola, per capirlo”. Quest’anno forse più che mai, i consensi del pubblico vanno spartiti con i tanti partner che sera dopo sera hanno contribuito alla riuscita dell’evento: Da Enoteca Italiana e Aprovito che hanno selezionato i vini alla Fisar che li ha serviti al bicchiere, dal Metateatro di Luca Rossi agli altri protagonisti delle ‘finestre creative’: il Claudio Sbrolli quartet, Italo Masini, i violini di Angelini e Tozzi. E poi gli sponsor (Camera di commercio Siena, Banca Mps, Sma, Pasquini, Maroni, Seat) gli enti patrocinanti (Provincia e Comune di Siena) e quelli che hanno voluto fare omaggi anche estemporanei ai protagonisti di Girogustando 2007. Nell’attesa di nuove serate, le “memorie” della manifestazione sono consultabili sul sito www. Confesercenti. Siena. It e prossimamente assemblate in un’apposita pubblicazione. .  
   
   
TOWN HOUSE GALLERIA E ACQUA PLOSE LEGGEREZZA E SALUTE  
 
Town House Galleria sceglie Fonte Plose per la sua acqua leggera e come simbolo di salute. Acqua Plose è da 50 anni sinonimo di assoluta qualità. Le sue straordinarie proprietà naturali arrivano direttamente dalle vette incontaminate delle Dolomiti dell’Alto Adige, ai tavoli dei più prestigiosi locali del mondo. I grandi chef la scelgono per la sua tipica leggerezza e morbidezza che ottimamente si accompagnano ai migliori piatti dell’alta cucina. Il suo carattere garbato sa conquistare con discrezione i sensi dei palati più raffinati. Acqua Plose sgorga leggerissima a 1. 870 m. D’altezza, all’interno dell’oasi di alta montagna del parco naturale Puez, in Sud Tirolo; la sorgente è alimentata da una falda situata a considerevole profondità che ne garantisce la massima integrità. Proprio per rispettare e conservare al meglio questo gioiello della natura, Acqua Plose viene imbottigliata esclusivamente in vetro, un materiale ecologico che non altera l’ambiente e i suoi delicati equilibri. Acqua Plose è un’acqua minimamente mineralizzata con proprietà uniche: è tra le pochissime acque minerali al mondo ad avere un valore energetico µWatt minore di 10; ha un Residuo Fisso di soli 21 mg/l; un pH fisiologico di 6,6 identico a quello dell’acqua contenuta nelle cellule umane ed inoltre ha un contenuto di Ossigeno di 10 mg/l, che aiuta a migliorare l’efficienza delle prestazioni fisiche. Per l’equilibrio unico e prezioso dei suoi valori, per trovare in ogni dettaglio un segno di qualità e raffinatezza Acqua Plose è l’acqua ideale per chi cerca un prodotto esclusivo e un valido contributo anti-aging. Town House Galleria ha scelto Acqua Plose per tutti i suoi gentili ospiti. .  
   
   
QUELLI CHE IL… CACIO! DITE CHEESE A PERUGIA  
 
Da Sabato 28 Aprile al 1 Maggio 2007 la città di Perugia si prepara ad accogliere la Iv Edizione di “Ditecheese”, la kermesse gastronomica dedicata al formaggio nata nel novembre del 2003. In occasione della nuovo attesissimo appuntamento, e sulla scia del successo degli anni passati, Ditecheese presenta la “Mostra Mercato” dell’arte casearia nelle suggestive sale della Rocca Paolina proponendo anche quest’anno un programma ricco di appuntamenti e golose novità. “Prima di tutto si scrive attaccato e si pronuncia “Ditecis”! Abbiamo scelto un nome rappresentativo e carico di significati da raccontare: una fantaparola, nata dall’unione di due termini che richiamano alla mente lo scatto fotografico di un attimo da ricordare col sorriso”. E’ quanto affermano Leonardo Rocchetti, Vitaliano Gaggi e Renzo Tini ideatori di questa manifestazione, che parte dal formaggio e si estende a tutti i prodotti di qualità per dar vita a speciali accostamenti, creati per esaltare il gusto e il sapore del formaggio. Il nome dell’evento contiene non a caso la parola “cheese”, per esaltarne l’attore principale nell’ottica di far riscoprire le virtù di un alimento antico, semplice e allo stesso tempo complesso, attraverso la varietà delle sue forme, dei suoi sapori e delle sue tecniche di produzione: il formaggio. La manifestazione viene realizzata in collaborazione con il Comune di Perugia - Assessorato allo Sviluppo Economico e Turismo e patrocinata dal Comune, dalla Provincia di Perugia, dalla Regione Umbria dal Comune di Corciano e dalla delegazione regionale dell’Onaf (Ass. Naz. Assaggiatori Formaggio). Da questa edizione si avvale della collaborazione di Sedicieventi, Agenzia di Marketing e Comunicazione, nata all’interno di Eurochocolate, con l’intento di rinnovare lo stile dell’ormai tradizionale appuntamento umbro. Da sabato 28 Aprile a martedì 1 Maggio, una quattro giorni che richiama produttori, Consorzi ed aziende selezionate secondo i criteri d’eccellenza, e ancora esperti e amatori che avranno l’opportunità di avvicinarsi ai sapori dei formaggi nazionali e internazionali. Il gusto e l’atmosfera della kermesse verranno arricchiti con una sezione dedicata ai vini, con alcune tra le più interessanti proposte del panorama vinicolo umbro e da un’area espositiva riservata alle più interessanti proposte d’abbinamento con i prodotti tipici della tradizione italiana (mieli, mostarde, olio, lenticchie, farro, etc. ). L’inaugurazione ci sarà nella serata Venerdì 27 Aprile, con il divertente “Cheese Party”, dove insieme ad un goloso aperitivo a base di formaggi e vini ci sarà il simpatico e accattivante “Stripcheese”, con cui darà il festoso gong d’inizio a Ditecheese 2007. La manifestazione entra nel vivo sabato 28 aprile alle ore 12. 00, quando nella Rocca Paolina, si apriranno le porte della tradizionale “Mostra Mercato” permanente fino al I maggio, con ingresso libero e orario continuato fino alle ore 20. 00. La Mostra sarà animata dai numerosi espositori provenienti da tutta Italia, che daranno vita a uno speciale percorso tra formaggi italiani d’eccezione arricchito da una accurata selezione di formaggi provenienti da Spagna, Francia ed Inghilterra. Sempre nella giornata di Sabato 28 Aprile, nel corso della mattinata, si terrà il Convegno “Quelli che il Cacio!”, che si occuperà delle tematiche salienti legate al formaggio e i suoi derivati e che come farà da apri-porta al variegato programma di eventi. Altra iniziativa il “Cheese in the City” trekking goloso in città: i visitatori potranno iscriversi a percorsi guidati di trekking urbano a tappe nel centro storico, per scoprire storia e bellezza di alcuni dei luoghi più suggestivi di Perugia; in ogni tappa verrà offerta una degustazione di un formaggio abbinato ad un vino. Dato il successo dello scorso anno, si riconfermano anche per il 2007 il divertente “Cheese Casinò” per vincere gustose forme di formaggio, i “Cheese House”, corsi di caseificazione per imparare a fare il formaggio in casa, “Le Degustazioni guidate” all’interno della Mostra Mercato e “Gli inviti a cena con il Formaggio”, cene a tema, che sarà possibile prenotare nei ristoranti ed enoteche del territorio che aderiscono alla kermesse. Insomma ce ne sarà davvero per tutti gusti e per tutte l’età! Per saperne di più è possibile consultare il sito www. Ditecheese. It costantemente aggiornato sul calendario delle iniziative. .  
   
   
DETEINATI TWININGS: IL TÈ PER TUTTA LA FAMIGLIA  
 
Twinings offre una linea di prodotti deteinati a chi ama il tè e ama berlo in ogni momento della giornata. In questa gamma di tè, pensata per grandi e piccoli in famiglia, Twinings propone due miscele, una classica e una aromatizzata. Anche con i deteinati, l’azienda inglese, simbolo di tradizione, eccellenza e innovazione nel tè, regala quindi il piacere di scegliere la miscela secondo le proprie preferenze. Buoni e leggeri, i tè deteinati Twinings contengono una percentuale di caffeina non superiore allo 0,1%. La deteinazione avviene nel rispetto dei più elevati requisiti di qualità mantenendo inalterate le caratteristiche del tè d’origine. Un gusto delizioso adatto a ogni ora. Presso il canale Ho. Re. Ca. , Modern Trade e tradizionale sono oggi disponibili le miscele deteinate English Breakfast e Earl Grey. English Breakfast – deteinato Entrata a far parte del listino Twinings dal 1933, si ritiene che questa miscela risalga al periodo Edaordiano, a cavallo del Xx secolo, quando le prime colazioni (breakfast) stavano attraversando il loro momento di massimo splendore e venivano considerate una vera festa. Oggi è una delle miscele più note. La versione deteinata risulta più leggera dell’originale. L’aroma così delicato deriva anche dal cambiamento della bustina del tè, che passa da un peso di 2gr. A un peso di 1gr. Miscela: Tè nero proveniente da Ceylon e India, a foglia corta Aromatizzazione: Nessuna Come servire: Servire caldo o freddo, con o senza latte, o con poco limone. Tempo di infusione: 2-5 minuti Formati: Confezione da 25 filtri Ogni filtro contiene 1 gr. Cad. Prezzo indicativo al pubblico per la confezione da 25 filtri: 3,10 euro. Earl Grey - deteinato Le origini di questa miscela risalgono agli inizi del Xix secolo, quando il Conte Grey - Primo Ministro inglese - mandò una missione diplomatica in Cina per salvare la vita di un Mandarino Cinese. Il Mandarino, in segno di gratitudine, donò al Conte una deliziosa miscela di tè e la ricetta per prepararla. Il Conte Grey apprezzò molto il dono e chiese a Twinings di produrre tale miscela di tè. Nessuno della famiglia Twining si preoccupò di registrare il nome “Earl Grey”, tant’è che oggi è diventato una tipologia di tè prodotta da diverse aziende e la qualità non è sempre all’altezza del nome che porta. Di recente Twinings ne ha lanciato la versione deteinata. Miscela: Tè nero proveniente dalla Cina, a foglia lunga Aromatizzazione: Bergamotto Come servire: Caldo o freddo, con o senza latte. Mai con il limone Tempo di infusione: 2-5 minuti Formati: Confezione da 25 filtri Ogni filtro contiene 2 gr. Cad. Prezzo indicativo al pubblico per la confezione da 25 filtri: 3,30 euro. .  
   
   
QUANDO L’INTESTINO È IN DIFFICOLTÀ,TAMARINE OFFRE LA SOLUZIONE EFFICACE E NATURALE DI CINQUE PIANTE MEDICINALI  
 
Cosa succede quando passa un giorno, ne passano due, tre e l’intestino tace? Di solito, si va nel panico. Oppure in farmacia. A volte, infatti, in presenza di stitichezza occasionale, il ricorso a un lassativo può essere di grande aiuto. E’ necessario, però, saper scegliere il giusto tipo di lassativo in quanto questi prodotti hanno meccanismi di azione anche profondamente diversi fra loro. Ad esempio, chi soffre di stitichezza abituale dovrebbe utilizzare i lassativi orali “di massa”, a base di fibre, di mucillagini e di derivati sintetici della cellulosa in quanto, aiutando l’intestino a riprendere i suoi ritmi fisiologici con un meccanismo di azione delicato, sono indicati per un utilizzo prolungato. Per chi, invece, la stitichezza è solo occasionale, vi sono diverse tipologie di lassativi. Tamarine di Wyeth Consumer Healthcare appartiene alla categoria dei lassativi stimolanti su base vegetale e cioè di quei lassativi che stimolano la peristalsi intestinale. La sua formulazione a base vegetale contiene cinque sostanze ricavate da cinque piante medicinali. Due principi attivi (Cassia Fistula e Cassia Angustifolia o Senna) stimolano la motilità intestinale, mentre tre sostanze coadiuvanti (Tamarindus Indica, Coriandrum Sativum, Glycyrrhiza Glabra) stimolano l´attività funzionale dello stomaco e favoriscono la risoluzione del meteorismo. Tamarine stimola la motilità intestinale con conseguente aumento della velocità di transito delle feci. Il prodotto agisce 6-12 ore dopo l´assunzione. La risposta è alquanto individuale e richiede una calibratura della dose all´inizio del trattamento. Tamarine di Wyeth Consumer Healthcare, come tutti i prodotti di automedicazione, non necessita di ricetta medica. .  
   
   
SET DI PIATTI "LETTERE D´AMORE" DI BUGATTI  
 
Bugatti propone per la festa della mamma un regalo davvero speciale e denso di significato per dedicarle tutto il nostro amore e la nostra gratitudine a chiare "lettere": quelle del Set di piatti "Lettere d´Amore". Indelebili come il legame madre/figlia, i frammenti letterali della frase "Lettere d´Amore" impressi nero (o rosso) su bianco fanno di questo set un´opera di alto design scaturito dall´estro creativo del designer Andreas Seegatz. In finissima porcellana bianca è disponibile nella versione noir e rouge. Bugatti. Prezzo al pubblico: a partire da 8,40 euro. . .  
   
   
IL VINITALY MANGIA PASTA ABRUZZESE OLTRE 2000 PERSONE HANNO PRANZATO NEL RISTORANTE ABRUZZO NEI PRIMI TRE GIORNI DELLA KERMESSE VERONESE  
 
Non solo Vino e Olio al Vinitaly di Verona, anche i piatti tradizionali abruzzesi hanno riscosso un grande successo nei primi giorni della fiera con il ristorante Abruzzo che ha ospitato ben 2000 persone solo nei primi tre giorni del Vinitaly. Si rinnova dunque la tradizione del ristorante Abruzzo che anche quest’anno ha deliziato i palati dei numerosi visitatori intervenuti a Verona, tra cui Luca Sardella (noto conduttore di Rai 1) e Gabriele Cirilli (comico di origine abruzzese reso celebre dalle sue performance a Zelig) che hanno pranzato nel ristorante gestito da Gaudenzio D’angelo – presidente dell’ Ais (associazione italiana sommelier) Abruzzo – coadiuvato da 50 studenti delle cinque scuole alberghiere abruzzesi affiancati da 10 docenti e da 15 sommelier. Ogni giorno è stato proposto un menu preparato con i prodotti e con le ricette tradizionali abruzzesi, sia di carne che di pesce: dallo zafferano dell’Aquila Dop, alle carote del Fucino Igp, passando per la centerba, fino all’Agnello del Parco Nazionale d’Abruzzo e alla pizza dolce abruzzese. Regina indiscussa della tavola, è stata la pasta Delverde di Fara S. Martino, servita dagli chef con il sugo di castrato, con la cicoria e ancora con un sugo di baccalà. Nella giornata di giovedì, l’Abruzzo ha ospitato il pranzo ufficiale della nuova Worldwide sommelerie association, la nuova associazione internazionale dei sommelier presieduta da Terenzio Medri e dal direttore Franco Ricci, che è stata presentata per la prima volta alla stampa. Delverde, fornitore ufficiale del Ristorante Abruzzo, ha messo a disposizione varie referenze di pasta sia secca che fresca, in rappresentanza dell’antica tradizione pastaia abruzzese. Con la presenza in primo piano al 41 esimo Vinitaly, Delverde intende riconfermare la sua posizione di leader nel campo della pasta di qualità fortemente legata al territorio, ma con una vocazione internazionale, come dimostrano le numerose fiere in cui il brand abruzzese è stato presente in questi mesi. .  
   
   
“VINOFONINO PROTAGONISTA A CANTINE APERTE 2007”  
 
Il Movimento Turismo del Vino, associazione no profit nata nel 1993, rappresenta una formula unica al mondo capace oggi di racchiudere in sé oltre 900 tra le migliori cantine e distillerie Italiane. E’ dunque un’importante realtà che con il suo impegno costante tende ad accrescere il circuito turistico nazionale di settore in un momento in cui ormai l’eno-turismo rappresenta una realtà trasversale ed importante, verso cui investire sempre più nuovi strumenti e risorse. Primario obiettivo del Movimento è farsi garante della salvaguardia dell´ambiente e dell´agricoltura di qualità, ponendosi quale promotore di uno stile di vita il più possibile naturale, che metta l´ospite al centro dell´attenzione. Eventi durante tutto l’anno, newsletter, iniziative speciali, happening, web communication: sono solo alcune delle attività che l’associazione ogni anno si adopera a realizzare, proporre e rinnovare. Tra le varie le iniziative è con l’ormai famosa “Cantine Aperte” che si configura uno scenario Forte nel panorama degli eventi legati all’enoturismo, con il coinvolgimento di tutte le Cantine associate e distillerie che, eccezionalmente, si aprono all’esterno per accogliere turisti, curiosi, ed esperti ed immergerli nel mondo formidabile di valori e saperi che si racchiude tra i vigneti e le botti. Il 27 maggio 2007 (ultima domenica del mese) si ripete il successo ormai conclamato di questo evento, attesissimo sia per l’ appassionato di vino, sia per chi se ne occupa professionalmente, sia per il semplice amante delle belle terre vinificate che costellano il nostro Paese da Nord a Sud. Divenuto ormai l’evento simbolo del Movimento Turismo del Vino, Cantine Aperte ogni anno richiama migliaia di visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero. Si stima infatti che l´andar per cantine valga 3,5 milioni di visitatori all’anno per l’Italia, di cui 1 milione nel solo giorno di Cantine Aperte, che contribuisce così in maniera notevole a diffondere la cultura enologica di qualità oltre i suoi naturali confini, mettendo in connessione diretta gli autori dei processi di produzione a partire dalla raccolta nelle vigne fino ad arrivare all’invecchiamento in cantina, con il bevitore, come recita il motto del Movimento “Vedi Cosa Bevi”. Ogni anno la manifestazione si rinnova con diversi appuntamenti. Tra le novità di questa 15 edizione 2007 il fil rouge che caratterizzerà tutte le Cantine, sarà il concorso Vinofonino, un simpatica iniziativa che unisce la modernità del mezzo con la tradizione del prodotto vino e grappa, rivolta ai molti visitatori che potranno immortalare con foto e cortometraggi, la giornata trascorsa . Le regole sono semplici: è possibile partecipare attraverso due modalità:“Mai… a Corto di Vino” con cui verranno premiati i migliori tre corti girati in cantina con il telefonino, che saranno poi anche “pubblicati” sulla web-tv www. Winenews. Tv, partner di questo evento, e “Moscatto”, che invece premierà i tre migliori scatti, sempre e rigorosamente effettuati dal telefonino. Il tutto coordinato e valutato da una Giuria esperta che premierà i vincitori con un considerevole assortimento di vini provenienti dalle migliori Cantine e distillerie d’Italia aderenti al Movimento. Divenuto un must negli eventi legati al mondo dell’eno-cultura, Cantine Aperte invita a scoprire i tanti aspetti dei territori del vino ed anche per questa prossima edizione non mancheranno abbinamenti particolari, presentazione di prodotti tipici, degustazioni e manifestazioni collaterali . .  
   
   
MASTER UNIVERSITARIO IN SPUMANTISTICA “D O T T O R I I N SPUMANTI”  
 
Le Facoltà di Agraria di Milano e di Torino e il Consorzio Interuniversitario tra le Facoltà di Padova, Trento, Udine e Verona con la collaborazione del Cra-istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, del Cra-istituto Sperimentale per l´Enologia di Asti, dell´Istituto Agrario di San Michele all’Adige e del Centro Vitivinicolo Provinciale di Brescia attiveranno a partire dall’anno accademico 2008 - 2009 il primo Master inter-universitario di primo livello per i tecnici dei Vini Spumanti. La proposta è scaturita dal lavoro e dalle iniziative del Forum Spumanti d’Italia. Il Forum Spumanti d’Italia, nell’ambito dei progetti del Ceves – Centro Studi Vitivinicultura Economia Spumanti, ha avviato i contatti e le procedure per dar vita ad un Master Universitario di primo livello destinato a formare una figura professionale, non ancora presente nello scenario post-laurea in Italia, specializzata nella coltivazione, nella elaborazione, nella commercializzazione e nella gestione economica dei Vini Spumanti. L’obiettivo è la formazione di tecnici qualificati, già in possesso di un diploma o di una laurea in discipline inerenti, fortemente motivati, in grado di imprimere sviluppo e forza propulsiva al settore e rispondere alle necessità delle imprese. L’iniziativa è fortemente sentita nel settore. L’impiego di risorse umane altamente qualificate rappresenta una delle priorità per le aziende italiane, come è emerso in modo univoco dai recenti sondaggi condotti dallo stesso Forum Spumanti d’Italia tra le circa 800 imprese spumantistiche italiane. Il “Dottore in Spumanti” sarà un vero e proprio superesperto a 360 gradi capace di seguire tutti i processi sia in campo (impianti, genetica, coltivazione, ecc), sia in cantina (struttura, metodo, tipologia, pratiche enologiche) che sul mercato (mercati, contratti, legislazione, costi, investimenti, globalizzazione, marketing). Il piano di studi e la logistica si focalizzerà soprattutto sull’innovazione tecnologica e sulla qualità separatamente per i vini ottenuti con il metodo charmat (o Martinotti) e per quelli ottenuti con il metodo classico, rispettando e puntando su formazione e didattica svolta nelle sedi differenti e nei territori vocati alla produzione di una tipologia rispetto all’altra. Il Corso speciale avrà una durata di 900 ore secondo un calendario flessibile, annuale o biennale, concentrate in periodi definiti con lezioni in aula e in laboratorio ed esercitazioni pratiche in campo, in cantina e in azienda, toccando tutte le aree a vocazione spumantistica. La formazione sarà completata da un periodo di stage tecnico-pratico da svolgersi nelle aziende del settore, nei consorzi e nelle associazioni professionali. La sede amministrativa e di iscrizione del Master ruoterà fra le varie Facoltà, con un triennio a testa. Le lezioni e gli stage saranno invece tenuti nell’arco dell’anno nelle sedi delle Facoltà e degli Istituti in funzione delle esigenze didattiche. L’attività didattica includerà seminari, convegni nazionali ed internazionali con la partecipazione di docenti universitari, tecnici del settore e imprenditori provenienti da tutti i territori mondiali di produzione dei vini spumanti. Il master offrirà due orientamenti : - viticolo-enologico integrato da competenze di carattere economico, - economico e marketing integrato da competenze agronomiche ed enologiche. I moduli didattici saranno flessibili in funzione delle scelte fatte dal candidato. Le esperienze professionali e le competenze universitarie acquisite saranno riconosciute come crediti formativi. Sarà così possibile per un candidato con una laurea tecnica in materia agraria ed enologica poter frequentare un numero minore di moduli tecnici, mentre un iscritto formato in scienze economiche potrà frequentare più moduli di viticoltura ed enologia per acquisire tutte le conoscenze tecniche. Un Tutor qualificato assisterà il progetto formativo. Membri del comitato ordinatore del Master sono: Attilio Scienza (Università di Milano), Vasco Boatto (Università di Padova), Roberto Zironi (Università di Udine), Vittorino Novello (Università di Torino) e Massimo Bertamini ( Università di Trento). Naturalmente la realizzazione di un progetto così ambizioso, fortemente richiesto dal settore, implica il riconoscimento ufficiale e la collaborazione di importanti partner pubblici istituzionali e privati. Per info: Segreteria Ceves – Centro Studi Vitivinicultura Economia Spumanti Villa dei Cedri Valdobbiadene, tel. 0423. 971999 – 972372 fax 0423. 975510 . .  
   
   
LA TENUTA MANINCOR SI AFFIDA AD A.C. MARKETING & TRADE PER LO SVILUPPO DEI MERCATI  
 
Anche la Tenuta Manincor, una delle più prestigiose ed emergenti cantine dell’Alto Adige, nel portfolio clienti di A. C. Marketing & Trade. Dopo gli ingenti investimenti per la realizzazione della nuova cantina ideata nel rispetto dell’ambiente e costruita con le più avanzate tecniche di architettura all’avanguardia, il Conte Goess Enzenberg, proprietario della Tenuta Manincor, investe ora nei mercati, stringendo un’importante collaborazione con la nuova A. C. Marketing & Trade, azienda di consulenza strategica commerciale nazionale e internazionale il cui punto di forza è rappresentato dal suo amministratore altoatesino Andrea Carpi, manager dalla consolidata esperienza nel mondo del vino di qualità. La scelta, in linea con la filosofia d’avanguardia della Tenuta Manincor, mira a migliorare il posizionamento dei suoi preziosi vini sia nel mercato nazionale che in quello internazionale, oggi sempre più competitivo. Manincor, con una produzione che si aggira intorno alle 150. 000 bottiglie, con 45 ha di vigneti di proprietà, rispecchia l’immagine dell’azienda dinamica e all’avanguardia molto ambita oggi nei mercati internazionali non solo per la qualità dei suoi vini ma anche per la filosofia di “mettere nel bicchiere la natura incontaminata”. “Questo importante incarico – afferma Andrea Carpi, amministratore di A. C. Marketing & Trade – mi permette di promuovere nel mondo la qualità dei vini di questa cantina che ben rappresenta l’Alto Adige: un perfetto connubio tra tradizione, innovazione, tecnologia e design. La Tenuta Manincor può puntare oggi al raggiungimento di mercati di nicchia in Paesi con un’importante industria turistica e che consumano prodotti di lusso. Tra i suoi obiettivi anche un migliore posizionamento nel mercato italiano, importante vetrina nel mondo”. Nel portfolio clienti della nuova A. C. Marketing & Trade oltre alla Tenuta Manincor aziende blasonate come Jermann, Tenuta Sette Ponti, Feudo Maccari, Il Mosnel e Col Vetoraz. Grazie alla profonda conoscenza della situazione economica mondiale, riferita al settore vitivinicolo, l’ A. C. Marketing & Trade mette a disposizione delle aziende il suo consolidato know how per proporre e sviluppare progetti di marketing strategico rivolti alla commercializzazione dei vini di qualità. Nel team di A. C. Marketing & Trade anche una società di comunicazione che, grazie ai suoi contatti con opinion leaders e opinion makers internazionali, consentirà alle aziende di raggiungere una maggiore visibilità. Info: www. Acmarketingtrade. Com .  
   
   
VENDITE RECORD DEL VINO DI QUALITA’ NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE  
 
La Grande distribuzione si conferma come un canale sempre più importante per la distribuzione del vino di qualità italiano sul mercato nazionale, mentre si profila un accordo tra produttori, istituzioni e Grande distribuzione organizzata per la promozione del vino italiano sui mercati esteri. E’ quanto emerge dalla tavola rotonda organizzata da Veronafiere, tenutasi oggi al Vinitaly, cui hanno preso parte rappresentanti della Gdo, dei produttori di vino e delle istituzioni che si occupano della promozione del vino italiano all’estero. Nel 2006 la quota di mercato di vino che viene venduto nella grande distribuzione ha raggiunto il 69,2% a volume, con una crescita dello 0,2% rispetto al 2005 (incremento del 2,5% delle vendite a valore). Più della metà del vino venduto in supermercati, ipermercati e superette è vino a denominazione d’origine (doc, docg e igt) che nel 2006 ha raggiunto la quota del 52,9% a volume del totale di vino venduto nella Gdo, con una crescita del 2% rispetto al 2005 (a valore la quota è del 74%). I dati, elaborati da Acnielsen per Vinitaly, mostrano anche quali sono i vini più venduti nella Gdo nel 2006, nell’ordine: Chianti classico (Toscana), Montepulciano d’Abruzzo, Sangiovese (Emilia Romagna, Toscana), Nero d’Avola (Sicilia), Merlot (Veneto), Pinot Tri-veneto), Bonaria (Lombardia), Barbera (Piemonte), Vermentino (Sardegna) e Barbera d’Asti. I vini che fanno registrare il maggior tasso di crescita nel 2006, nell’ordine: Brunello di Montalcino, Nero d’Avola, Gewurztraminer, Morellino di Scansano, Verdicchio di Jesi, Dolcetto d’Alba, Bonarda Oltrepò, Barbaresco, Chardonnay e Rosso di Montalcino (vedi le tabelle della Acnielsen allegate in cartella stampa). Il prezzo medio al litro dei vini Doc e Docg (senza gli Igt) venduti è 4,04 euro al litro e di 3 euro per bottiglia da 0,751, mentre le fasce di prezzo che crescono maggiormente, sempre per quanto riguarda i soli vini Doc e Docg, sono quelle della fascia superiore ai 6,4 euro. “L’andamento delle vendite nel 2006 – ha detto Vincenzo Carbone del Consiglio direttivo di Federdistribuzione (e Direttore Merci Food di Carrefour) - conferma il fenomeno sociologico di tanti consumatori italiani che vanno a cercare il vino di qualità sugli scaffali di supermercati ed ipermercati. Oggi ci confrontiamo con un consumatore che evolve e che alterna al tempo stesso l’acquisto di un vino da 2-3 euro con un acquisto di 15-20 euro, che vuole risparmiare, ma che desidera anche potersi togliere poi il gusto e lo sfizio di provare il vino “top”, come evidenziato dalla classifica Acnielsen dei vini più venduti. In questo senso si può dire che la Gdo dà un contributo alla crescita della cultura enologica in Italia operando in sinergia con i produttori nel comune intento di far conoscere ed apprezzare la produzione vinicola italiana. L’obiettivo è quello di far accostare al mondo del vino anche i meno esperti, per i quali uno scaffale di una catena distributiva può essere di più facile accesso e dove oggi può trovare anche suggerimenti di abbinamento ai cibi ed informazioni di vario tipo”. Soddisfazione per l’andamento delle vendite di vino italiano è stato espresso anche da Roberto Fiammenghi, Direttore operativo Food di Coop Italia, che ha anche dettagliato l’impegno di Coop per la promozione del vino italiano di qualità: “Per quanto riguarda Coop possiamo parlare di un 2006 sostanzialmente positivo. Torniamo a crescere nei vini aventi prezzo compreso tra 3 e 6 euro, con punte ancora più importanti nella fascia 4 e 5 euro. Per promuovere il vino abbiamo sottoscritto da tre anni un accordo con Agea Unavini per una campagna, finanziata con il contributo della Comunità Europea, avente come obiettivo la divulgazione e lo sviluppo della conoscenza delle tipologie di vini Doc e Docg nel nostro Paese e nei prossimi anni all’estero, con giornate formative per gli addetti ai punti vendita e la distribuzione gratuita ai clienti di migliaia di opuscoli sul vino. Per quanto riguarda l’estero, stiamo collaborando con la ‘Eataly”, una società di cui Coop fa parte, che proporrà nelle principali piazze del Mondo (New York, Parigi, Londra, Tokio, etc, oltrechè naturalmente nelle principali città italiane) il meglio della produzione alimentare e vinicola del nostro Paese”. L’importanza di una accordo tra produttori, distributori e istituzioni è stata sottolineata da Emilio De Piazza, Presidente di Buonitalia Spa: “Internazionalizzare l’agroalimentare made in Italy è l’elemento chiave della mission di Buonitalia, per questo lavoriamo ad una strategia che prevede un approccio diverso in base ai mercati: aumentare le quote di esportazione nei mercati tradizionali e favorire soluzioni distributive che consentano una presenza strutturata delle imprese italiane nei mercati emergenti. Il nostro obiettivo è, quindi, quello di aiutare gli imprenditori italiani a sviluppare relazioni dirette su quei mercati, dando sostegno alle aziende produttrici attraverso un programma di interventi rilevanti ed efficaci, specialmente sulle catene distributive e sui ristoranti di qualità, la prima vetrina all’estero per i prodotti italiani. ” Sullo stesso tema è intervenuto Massimo Mamberti, Direttore dell’Ice, Istituto per il Commercio con l’estero, che ha dichiarato: "La Grande distribuzione già svolge un ruolo di primaria importanza per la presenza dell´offerta italiana di prodotti agroalimentari made in Italy, e del vino in particolare, sui mercati esteri. Questo ruolo crescerà nel 2007, in virtù di un intenso programma d´intervento sui principali mercati esteri e in particolare nell´area dell´Europa del Nord dove registriamo da alcuni anni la richiesta di un supporto promozionale al vino italiano". Dal canto loro, i produttori di vino si sono espressi favorevolmente per una sempre maggiore collaborazione con la Grande distribuzione, sia in Italia che all’estero, come ha sottolineato Enrico Viglierchio, del Consiglio Direttivo di Federvini (e Direttore Generale di Castello Banfi): “Il 2006 è un anno positivo per il vino italiano: sul mercato nazionale stiamo assistendo ad una razionalizzazione della filiera e dei portafogli più in linea con le reali necessità del consumatore, mentre i mercati esteri sono stati oggetto di politiche commerciali più aggressive che stanno generando una crescente domanda di prodotto. Va sottolineato anche il netto miglioramento dei rapporti tra produttori e grande distribuzione: una volta la gdo era vista da alcuni di noi unicamente come venditrice di fascia bassa, mentre il vino di qualità si vende sempre più sugli scaffali dei supermercati. Questo perché la Gdo ha mostrato di capire la logica del brand, non concentrandosi solo sul fattore del prezzo. Siamo quindi ottimisti anche su una collaborazione tra produttori e gdo italiana sui mercati esteri, tenendo però ben presente che non basta esportare il vino di qualità italiano, occorre anche un’opera parallela di divulgazione e informazione nei punti vendita della gdo”. Anche Conad ha delineato un forte impegno per la promozione e la valorizzazione del vino italiano, sia in Italia che all’estero, come ha riferito Giuseppe Zuliani, Direttore Marca Privata Conad: “Per il 2007 Conad sta sviluppando per il mercato italiano un approccio innovativo anche in termini di comunicazione, evidenziando gli abbinamenti dei vari vini col cibo ed esplorando le più svariate provenienze geografiche. Per quanto riguarda l’estero, sta crescendo l’esperienza del consorzio internazionale ‘Coopernic’. Questa ci consente di selezionare assortimenti da proporre ad altri distributori esteri, il che rappresenta un opportunità significativa per i produttori che altrimenti non sarebbero in grado di raggiungere molti mercati per i costi di introduzione e talvolta anche per la impossibilità di proporsi come singoli”. Una testimonianza di come il vino italiano possa essere promosso dalla grande distribuzione è venuta da Inge Stratemans, wine manager della catena distributiva belga Colruyt , che ha riferito di come i vini di qualità italiani vengano presentati in scaffale seguendo una settorializzazione per Regioni (Vini piemontesi, toscani, siciliani, etc. ) che risulta molto gradita ai consumatori belgi. .  
   
   
PELLEGRINO: DUE NUOVE LINEE DEDICATE AL CANALE HO.RE.CA NELLA GAMMA DUCA DI CASTELMONTE  
 
Il nome delle due “collezioni” si ispira alle monete coniate durante il Regno delle Due Sicilie, dove l’uso dell’oro piuttosto che dell’argento indicava il diverso valore fra i Ducati (in Sicilia Dinàri) e i Tarì o Tarèni. Le denominazioni adottate dall’Azienda identificano per questi nuovi vini, tutti all’insegna della migliore qualità, due differenti fasce di prezzo. La linea “Dinàri del Duca” è costituita da un Grillo, uno Chardonnay, un Nero d’Avola e un Syrah, tutti vinificati in purezza e ottenuti dalle migliori selezioni di uva dei vitigni omonimi, mentre la linea “Tarèni del Duca” comprende un Inzolia e un Nero d’Avola di pronta beva. La realizzazione grafica delle etichette dei nuovi prodotti è stata curata da Robilantassociati di Milano, agenzia di Brand Advisory e Strategic Design leader in Italia. “Dinàri del Duca” e “Tarèni del Duca” affiancano la linea “Tripudium” composta da un vino bianco e da un rosso, entrambi ‘blend’ delle uve che meglio si distinguono nelle diverse annate. La gamma di vini Duca di Castelmonte dedicata al canale Ho. Re. Ca. Si completa con alcuni rinomati vini liquorosi: la Malvasia e lo Zibibbo di Sicilia, il Moscato e il Passito di Pantelleria, oltre ai blasonati Marsala Pellegrino che spaziano dal classico Soleras, alle preziose riserve e al moderno Marsala Fine Rubino ottenuto da uve nero d’Avola. Una menzione particolare merita un altro vino della casa, particolarmente innovativo, denominato “Gibelè”: si tratta di un bianco secco da aperitivo prodotto con uve zibibbo. .  
   
   
"STRADE DEL VINO E DELL´OLIO DEL LAZIO": GLI ITINERARI DELL´ECCELLENZA DELLA REGIONE  
 
È arrivata la guida delle migliori vigne e dei migliori frantoi del Lazio. Al Vinitaly tenutosi nei giorni scorsi a Verona è stata presentata, infatti, la prima campagna di comunicazione sulle “Strade del vino e dell’olio del Lazio”, con vari itinerari che indicheranno le località dove trovare vini e oli di qualità. Le “strade” sono sei in tutto: la Strada dei Vini dei Castelli Romani, quella del Vino Cesanese e quella del Vino della Teverina; e poi la Strada dell’Olio e dei Prodotti Tipici della Sabina, quella dell’Olio Dop di Canino e infine la Strada Terra del Cesanese di Olevano Romano. Per questa campagna promozionale il Cste (Centro servizi per il turismo enogastronomico), istituito recentemente a Roma per iniziativa dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio ha realizzato un opuscolo generale e sei pieghevoli disponibili in doppia lingua (italiano e inglese), ognuno dei quali dedicato ad una delle sei strade. L’opuscolo e i pieghevoli sono disponibili da oggi alla sede del Cste, in via Cessati Spiriti 10/a, a Roma (presso la Borsa Merci), e verranno utilizzati in tutte le manifestazioni dedicate ai settori turistico e agroalimentare per favorire nel miglior modo possibile la promozione di queste importanti realtà del territorio laziale. .  
   
   
UNA KERMESSE DI ECCELLENZA PER PRESENTARE I VINI “EN PRIMEUR” DEI “GRANDI CRU DELLA COSTA”  
 
Farsi conoscere, farsi apprezzare, dimostrare la vitale eleganza dei Cru della Costa Toscana è l´obiettivo di Anteprima Vini della Costa Toscana, evento clou delle attività organizzate dall´Associazione. Il 26/27/28 maggio prossimi Villa Bottini di Lucca ospiterà circa 80 produttori di uno dei territori di eccellenza dell´enologia italiana – che comprende le province di Massa, Lucca, Pisa, Livorno, Grosseto. Terra di grandi vini ma anche e soprattutto terra di grandi risorse naturali e artistiche, un patrimonio che l´associazione intende valorizzare e promuovere nella sua interezza. Centro dell´incontro di Lucca è la degustazione dei vini en primeur, in sostanza un´anteprima dei vini dell´ultima vendemmia, prelevati dalle botti. Una prova rischiosa per i produttori che alla degustazione potrebbero ottenere la “stroncatura” degli esperti, una sfida a cui i grandi viticoltori della costa non sanno resistere. La degustazione dei campioni in botte prevede una conoscenza profonda della vita del vino nel tempo successivo necessario all´invecchiamento, chi assaggia deve infatti conoscere quale sarà il futuro evolversi di certe caratteristiche, come giudicare i tannini per la loro aggressività o finezza e quindi prevedere anche come si integreranno nel vino quando sarà pronto. A questa prova decisiva e rischiosa segue però una seconda chance per i produttori che parallelamente presentano gli stessi vini pronti per il mercato, una seconda degustazione dunque che contribuisce a far conoscere in profondità le scelte del produttore, la sua filosofia ed il suo stile ma soprattutto permette di riconoscere il carattere e la complessità di un vino. Anteprima Vini 2007 ha soprattutto lo scopo di far conoscere a esperti del settore e alla stampa, gli obiettivi e le aspirazioni di un gruppo di produttori, grandi e piccoli, tutti accomunati dalla stessa passione per la terra e dalla stessa voglia di far conoscere la Toscana dei vini non solo come tradizione ma anche come sperimentazione di eccellenza, come sistema pioneristico di nuova enologia che ha già dato eccellenti frutti e straordinarie sorprese. .  
   
   
A VERONA NEL GIUGNO 2008 IL CONGRESSO MONDIALE DELLA VIGNA E DEL VINO  
 
“Le decisioni di Bruxelles sul vino non ci piacciono: siamo stanchi di questa Europa dominata dall’asse Franco – Tedesco che non tiene conto delle ragioni della nostra enologia, che non è una enologia qualunque perché stiamo parlando di un Veneto che è primo della classe nel settore, con circa 7 milioni di ettolitri di vino di qualità, dei quali circa 4 milioni e mezzo vengono esportati”. Zaia ha ribadito le preoccupazioni del settore vitivinicolo veneto, ma più in generale italiano, presentando oggi al Vinitaly il Xxxi Congresso Mondiale della Vigna e del Vino, in programma a Verona nel giugno del 2008, assieme al sottosegretario Stefano Boco, a rappresentanti della Fiera, del Comune e della Provincia di Verona e al Direttore generale dell’ Organisation Internationale de la Vigne et du Vin Federico Castellucci con il vicepresidente dell’Oiv Michele Borgo. Il congresso mondiale dell’Oiv, organizzazione nata nel 1924 cui aderiscono 48 Stati e una decina di organizzazioni non governative e neutrali, è stato fortemente voluto e sostenuto dal Veneto, dal Governo italiano e dagli enti locali scaligeri, che si sono impegnati anche finanziariamente per la migliore riuscita dell’iniziativa. “Quest’ultima – ha ricordato Zaia – cadrà in un Veneto dove si starà attivando la nuova Ocm del vino, che non condividiamo, che è un insulto e una penalizzazione per la nostra vitivinicoltura, che è stata scritta da persone che sembrano non conoscere la realtà del vino. Assieme al Ministero – ha ricordato il vicepresidente della Giunta veneta – stiamo conducendo una battaglia per modificare questa Ocm e anche quella dell’ortofrutta. Saremo intransigenti, anche perché per fare le cose per bene basterebbe venire da noi a sperimentare sul campo le azioni più rispondenti alle esigenze comunitarie. Il congresso dell’Oiv potrà in questo darci una mano sostenendo le nostre ragioni”. “Concordiamo con le forti pressioni di Zaia e con quelle fatte ieri da Galan – ha aggiunto dal canto suo l’assessore provinciale Dionisio Brunelli – quando il presidente del Veneto ha sollevato nel suo intervento la questione dell’Authority per l’Agroalimentare, rispetto alla quale Verona ha da sempre tutte le carte in regola. Siamo pronti ad appoggiare Zaia nel suo impegno a favor della viticoltura veneta”. .  
   
   
SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA: IL 41ESIMO VINITALY PREMIA LA CAMPANIA. È IL PADIGLIONE PIÙ LUMINOSO, ELEGANTE E ORIGINALE: OLTRE 100 MILA I VISITATORI  
 
Si è chiuso il 41 esimo Vinitaly e la Regione Campania porta a casa uno strepitoso successo, sia di pubblico che di critica. Oltre cento mila visitatori hanno “attraversato” la Tenso B Campania per ammirare, nasi all’insù, l’allestimento disegnato da Gae Aulenti, l’architetto friulano di fama internazionale che per la prima volta nella sua lunga e prestigiosa carriera ha firmato un padiglione fieristico. Tanti i curiosi attratti dalla novità e dal tam tam mediatico della scenografica piazza con il “paesaggio agrario capovolto”, ma altrettanti gli operatori nazionali ed esteri intervenuti per conoscere e degustare i vini delle cinque province campane. Per la prima volta la Campania ha saputo stupire i visitatori del Vinitaly: un unico grande padiglione (5000 mq) fortemente caratterizzato anche negli esterni, e un numero più elevato di aziende hanno finalmente messo la regione al passo con le altre grandi regioni italiane del vino. <E’ stata senza dubbio un’edizione di svolta, questa; il primo passo verso un “sistema vino” che vede la Campania finalmente ben visibile e quindi in grado di competere con le grandi regioni del vino>, ha ribadito l’assessore regionale all’agricoltura Andrea Cozzolino che con Verona Fiere ha stretto un accordo triennale per garantire appunto continuità. Soddisfatti il Commissario generale dell’Ersac e il presidente di Unioncamere Gaetano Cola: proseguire in questa direzione e ulteriormente migliorare su alcuni punti è la sfida per il prossimo anno. Le cantine partecipanti sono state 177 e 15 le aziende di infusi e distillati, distribuiti in percorsi provinciali. Determinante è stata anche la posizione del Padiglione: la Tenso B di fronte all’Agricenter, cuore nevralgico ed operativo della Fiera di Verona, passaggio quasi obbligato per i tanti giornalisti ed operatori. I quattro wine-bar strategicamente posizionati agli angoli della piazza, in corrispondenza dei 4 ingressi principali, hanno offerto le migliori produzioni a denominazione d’origine della regione commentati dai sommelier dell’Ais. Successo di pubblico anche nell’area gourmet dove lo chef Antonio Tubelli ha preparato nei 5 giorni dell’evento oltre 20 ricette tradizionali della gastronomia partenopea: per la prima volta la Campania ha portato a Verona anche la propria tradizione culinaria. Accanto alle novità di immagine e progetto, anche molti contenuti concreti: dalle nuove tecnologie satellitari applicate all’agroalimentare come il Marsec presentato dalla Provincia di Benevento, alle prime bottiglie di Catalanesca, il bianco profumato ottenuto dall’omonima uva da tavola importata nel 1450 da Alfonso d’Aragona e vinificata per la prima volta nell’autunno scorso. Sei produttori del vesuviano hanno presentato al pubblico internazionale di Verona questa primizia unica sulla quale la Federico Ii sta conducendo una importante ricerca e per la quale è in via di definizione il disciplinare di produzione. Le tre Docg – Taurasi, Fiano e Greco – si confermano le più apprezzate e ricercate tra gli stand, insieme alla Falanghina e all’Aglianico del Taburno. Si fanno strada anche il Pallagrello bianco della provincia di Caserta e in generale tutti gli autoctoni della Campania, che non a caso, con i suoi 100 vitigni tradizionali, si conferma la regione con il patrimonio varietale più ricco e numeroso. Tradizione e sperimentazione dunque ancora una volta caratterizzano la Campania del vino: grandi classici, ma anche capacità di innovare ed osare la confermano la regione più creativa e dinamica dell’Italia del vino. Prosit! .  
   
   
VINDESIGN 2007 HA DEBUTTATO A VINITALY L’ESPOSIZIONE PAVESE PRESENTATA NEL CORSO KERMESSE DEDICATA ALL’ENOLOGIA  
 
 Si è concluso il 2 aprile il 41° Salone del Vino – Vinitaly di Verona. L’edizione di quest’anno si è distinta per record di affluenza, circa 120. 000 visitatori nei quattro giorni di fiera, con un incremento rilevante di operatori esteri che ormai rappresentano un terzo del totale, a conferma sempre di più dell’interesse che il settore vinicolo muove oltre confine. A rappresentare il legame della provincia di Pavia con il vino quest’anno oltre alle aziende produttrici oltrepadane c’era anche uno stand dedicato a Vindesign, l’esposizione dedicata a progetti e prodotti innovativi per il vino e le bevande alcoliche. In uno stand appositamente allestito, situato nel padiglione della regione Lombardia, è stata proposta una selezione dei migliori prototipi della collezione Vindesign realizzata fino ad oggi - frutto delle due precedenti edizioni 2005 e 2006, ed è stata annunciata la nuova prestigiosissima collezione che verrà esposta al palazzo del Broletto di Pavia dal 25 al 30 maggio prossimi. Creatività e innovazione ha caratterizzato anche l’allestimento dello stand composto da cubi luminescenti e teche espositive studiate ad hoc, con un percorso virtuale che racconta la storia di tutti i prototipi e dei relativi progetti esposti. Un tocco di“glamour” dato al Padiglione Lombardia e molto apprezzato da visitatori, operatori del settore ed espositori. La presenza al Vinitaly è stata possibile grazie allo sforzo degli organizzatori Led-up organizzazione eventi e Paviamostre azienda speciale della Camera di Commercio. .  
   
   
VINITALY: BONARDA, RECORD DI CONSENSI E DI VENDITE UN 2006 DA PRIMATI CON UN MERCATO DA 17 MILIONI DI BOTTIGLIE  
 
Per Il 59% Dei Milanesi E´ Il Vino Lombardo Piu´ Conosciuto Il Bonarda dell´Oltrepò è senza dubbio il vino "più amato" dai lombardi. Tra molte novità questa è una delle certezze del Vinitaly 2007. Sia per quanto riguarda il grado di conoscenza sia per ciò che attiene al numero di bottiglie vendute, il Bonarda dell´Oltrepò non teme confronti e ottiene ampissimi consensi. Nel 2006 sono state vendute 17 milioni di bottiglie, con un incremento dell´11% rispetto all´anno precedente. L´indagine conoscitiva commissionata da Regione, Unioncamere e Agriteam all´Istituto Piepoli proprio in occasione di Vinitaly 2007, evidenzia poi che alla richiesta di dichiarare quale vino lombardo conosce maggiormente, ben il 51% indica il Bonarda dell´Oltrepò. Un dato questo che, per quanto riguarda la sola città di Milano, diventa ancor più forte raggiungendo un 59% che conferma una volta di più che il Bonarda dell´Oltrepò è il vino dei milanesi. "Lo apprezzo e spesso lo bevo - commenta dal Vinitaly, Viviana Beccalossi, vicepresidente della Regione e assessore all´Agricoltura -. Il Bonarda dell´Oltrepò, grazie all´intraprendenza e alla serietà dei produttori e del Consorzio, con il presidente Ruffinazzi e il direttore Panont, continua a ottenere consensi non solo per motivi legati alla tradizione ma anche e soprattutto perché ha raggiunto standard qualitativi davvero importanti". (Ln) .