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LUNEDI
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Notiziario Marketpress di
Lunedì 10 Dicembre 2007 |
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UN NUOVO INDIRIZZO PER LA SALUTE: IL MINISTERO RIUNISCE IN UNA NUOVA E UNICA SEDE TUTTI GLI UFFICI |
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Roma, 10 dicembre 2007 - Da lunedì 14 gennaio il Ministero della Salute avrà una nuova sede centrale a Roma che accoglierà gli uffici di tutte le Direzioni generali e i Dipartimenti finora dislocati in tre edifici diversi. La nuova sede unica del Ministero si trova in zona Eur Castellaccio al numero 5 di Via Giorgio Ribotta (strada parallela a Viale Avignone che si immette su Viale dell´Oceano Pacifico) e dista meno di 3 Km dalle attuali sedi dell´Eur. Si tratta di un trasferimento atteso e necessario che consentirà la riduzione dei costi di gestione, l’ammodernamento dei sistemi e la possibilità di offrire servizi migliori e più efficienti ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari che ogni giorno si rivolgono al Ministero della Salute. Come sottolineato dal Ministro Livia Turco, il trasferimento alla nuova sede è “una preziosa opportunità per rinnovare il rapporto tra cittadino e istituzioni: una "casa" più bella e ospitale concilia politiche di ascolto e di comunicazione con la capacità di rispondere in modo appropriato alle esigenze di tutti”. Quale luogo di contatto diretto con il pubblico, è prevista l’attivazione di un front office nel corso del primo trimestre del 2008, un centro operativo articolato in più sportelli, dove il cittadino, nel rispetto delle norme sull´accesso agli atti e della tutela della privacy, potrà ricevere, previa prenotazione, informazioni e servizi quali, ad esempio, certificati e autorizzazioni o presentare istanze da funzionari dei competenti uffici. Il trasferimento avrà luogo dal 7 all’11 gennaio e la riapertura al pubblico avverrà il 14 gennaio. Durante tale periodo potrebbe verificarsi qualche disagio per gli utenti. In particolare, gli uffici per il riconoscimento titoli all’estero riceveranno il pubblico fino a mercoledì 19 dicembre compreso e torneranno operativi mercoledì 16 gennaio. Per informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio relazioni con il pubblico (tel. 06. 5994. 2378 - 2758) e consultare il portale internet ministeriale www. Ministerosalute. It. . |
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TEST GENETICI E ASSICURAZIONI: SPUNTI DI RIFLESSIONE PER IL CONSIGLIO D’EUROPA |
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Strasburgo, 10 dicembre 2007 – Il seminario ´´Prevedibilità, test genetici e assicurazioni´´, conclusosi a Strasburgo, ha identificato i problemi e ha delineato alcuni spunti di riflessione necessari al Comitato direttivo per la Bioetica (Cdbi) al fine di pronunciarsi sulla necessità e sulla forma di uno strumento giuridico europeo sui test genetici in ambito assicurativo. Il seminario ha ospitato un dibattito con i rappresentant delle società assicurative, i quali hanno affermato di potersi attenere al divieto di realizzare test genetici a scopi non medici secondo quanto stabilito dall’articolo 12 della Convenzione di Oviedo. Tuttavia, resta insoluta la questione relativa all’utilizzo – in ambito assicurativo - dei risultati dei test genetici realizzati a scopi medici. Tra le questioni affrontate: la necessità di portare avanti la consultazione e il dialogo tra i settori coinvolti, ovvero le compagnie di assicurazione e di riassicurazione, i professionisti impegnati in ambito sanitario, i pazienti e i consumatori; la copertura della dipendenza, fattore ormai in crescita, da parte dei sistemi di assicurazione pubblica; la legittimità e la proporzionalità degli esami medici a scopo predittivo; la valutazione della prevedibilità, l’interpretazione dei test riguardanti le malattie multifattoriali; il ruolo sociale dell’assicurazione commerciale e della solidarietà nazionale; Sulla base degli argomenti identificati durante questo seminario e dei principi di non-discriminazione e di tutela della vita privata, la Cdbi porterà avanti il suo lavoro nell’ottica della redazione di un nuovo strumento giuridico europeo. Http://www. Coe. Int/t/dc/files/themes/bioethique/default_it. Asp? . |
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WORKSHOP SULLA GENERAZIONE DI IMMAGINE DA NANO-OGGETTI |
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Les Houches (Francia), 10 dicembre 2007 - Dal 4 all´8 febbraio 2008 a Les Houches si svolgerà un workshop di cinque giornate sul tema «Generazione di immagini da nano-oggetti». Il workshop sarà dedicato essenzialmente alla discussione sulla generazione di immagini molecolari in vivo in campo medico. Si tratta di un settore in cui i nano dispositivi offrono nuove possibilità sia come agenti di contrasto sia per applicazioni terapeutiche, ma che non sono scevri da rischi per il paziente. L´iniziativa Topim è organizzata dall´Esmi (European Society for Molecular Imaging, società europea per la generazione d´immagini molecolari) e dalle reti europee Emil e Dimi, operanti nel medesimo settore, ed è sponsorizzata dalla Fondazione europea per la scienza (Fes). Per ulteriori informazioni visitare: http://www. E-smi. Eu/ . |
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TUMORI: NUOVA ARMA CONTRO I LINFOMI NON-HODGKIN ANTICORPO MONOCOLONALE RADIOATTIVO GUIDATO SULLE CELLULE CANCEROSE OTTIENE LA REMISSIONE COMPLETA NELL’87% DEI PAZIENTI TRATTATI E PROLUNGA DI 2 ANNI LA SOPRAVVIVENZA |
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Atlanta, Georgia (Usa) 10 dicembre 2007 - - Una nuova ‘arma’ intelligente di seconda generazione è disponibile e funziona facendo regredire completamente la malattia in quasi 9 pazienti su 10 (nell’87%): è lo Zevalin, (90Y-ibritumomab tiuxetano), anticorpo monoclonale arricchito di ittrio-90, un radioisotopo che guida il farmaco solo sulle cellule neoplastiche risparmiando quelle sane. Agisce per ora contro uno dei tumori più aggressivi e subdoli, i linfomi non-Hodgkin di tipo follicolare che colpiscono intorno ai 60 anni e che per molto tempo restano silenti (indolenti) fino a disseminarsi e richiedere perciò una terapia rapida e molto efficace. Lo confermano i risultati dello studio Fit (First-line Indolent Trial) che sono stati presentati al 49° meeting dell’American Society of Hematology in corso ad Atlanta, Georgia, negli Usa. Lo studio, su più di 400 pazienti in 77 centri di 12 Paesi europei e in Canada, ha verificato l’efficacia e la sicurezza del trattamento con Zevalin di pazienti con linfoma follicolari non-Hodgkin in stadio avanzato che avevano già ricevuto una risposta positiva dopo induzione chemioterapica: “Si è registrato – spiega il prof. Mario Petrini, direttore della Clinica Ematologia di Pisa e coordinatore italiano dello studio - che il 77% dei pazienti che dopo la chemioterapia avevano avuto solo una remissione parziale della malattia, hanno avuto una remissione completa, per un totale di 87% dei pazienti che hanno ottenuto tale remissione completa. Inoltre si è registrato un prolungamento del periodo libero da malattia di circa 2 anni”. Dopo aver ricevuto l’induzione chemioterapica (a base di fluradabina, clorambucile, rituximab), i pazienti, d’età media di 54 anni, sono stati randomizzati a ricevere o una terapia a base di Zevalin (rappresentata da trattamento comprendente sia l’anticorpo monoclonale rituximab che lo Zevalin) o nessun trattamento. L’obiettivo primario dello studio era valutare il prolungamento del periodo libero da malattia, gli obiettivi secondari erano il cambio da remissione parziale a completa della malattia, la sicurezza della terapia e la qualità di vita dei pazienti. La media del follow-up è stata di quasi 3 anni: da una mediana di sopravvivenza libera da malattia di 13,5 mesi per il gruppo di controllo, si è passati a 37 mesi nel gruppo con Zevalin. Dopo il trattamento con Zevalin, i pazienti che hanno registrato una remissione completa della malattia erano l’87% e nel 77% dei pazienti che dopo la chemioterapia avevano avuto solo una remissione parziale del linfoma, questa si è trasformata in remissione completa. Il profilo di tossicità di Zevalin è risultato favorevole. “Significativi anche i risultati in termini di qualità di vita – sottolinea Petrini - un’unica somministrazione garantisce un’ottima compliance dei pazienti e dei loro familiari”. Lo studio Fit, infine, ha visto l’Italia giocare da protagonista: “Siamo stati il secondo Paese al mondo come pazienti arruolati – conclude Petrini – con ben 11 centri coinvolti e la conferma di una grande collaborazione fra ematologi e medici nucleari”. . |
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PROGETTO COLLOCA CELLULE CANCEROGENE SOTTO LA LENTE D´INGRANDIMENTO |
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Bruxelles, 10 dicembre 2007 - Il progetto finanziato dall´Unione europea Moldiag-paca (Novel molecular diagnostic tools for the prevention and diagnosis of pancreatic cancer, Nuovi strumenti diagnostici molecolari per la prevenzione e la diagnosi del cancro pancreatico) sta esaminando nuovi metodi per la diagnosi precoce del cancro al pancreas con l´aiuto dell´imaging molecolare. In ultima analisi, il progetto è volto a sviluppare metodi di imaging che saranno in grado di individuare la minima presenza di tumore o di cellule precursori del cancro nel corpo umano. Secondo l´idea avanzata inizialmente dal professor Stephan Hahn, dell´Università della Ruhr di Bochum (Germania), e dagli altri colleghi coinvolti nel progetto, un tumore pancreatico, asportato chirurgicamente, dovrebbe contenere tutte le fasi della mutazione cellulare, dal tessuto sano a cellule cancerogene pienamente sviluppate. Sulla base delle loro analisi, le équipe di ricerca sono riuscite a definire un modello in quattro fasi del cancro al pancreas, individuando come indicatore una particolare lesione microscopica, una cosiddetta neoplasia intraepiteliale pancreatica (Panin). Dopo aver sviluppato un modello di progressione, gli scienziati hanno proseguito isolando alcune proteine, o più correttamente l´Rna messaggero (mRna), una fase intermedia tra la proteina e il Dna, che è spesso presente nelle cellule precursori del cancro pancreatico e che potrebbe essere utilizzato come marcatore. Ora i partner del progetto stanno lavorando alla creazione di molecole leganti e allo sviluppo di strategie diagnostiche per cinque proteine identificate come marcatori, «una sorta di lente di ingrandimento biologica», spiega il professor Hahn. Attualmente vengono sperimentate due diverse procedure sulle colture cellulari: una si avvale di un agente diagnostico radioattivo che verrà iniettato nel sangue in modo tale che le cellule anomale possano essere successivamente individuate attraverso la tomografia ad emissione di positroni (Pet). Il secondo metodo utilizza una sonda fluorescente che permetterà di individuare endoscopicamente le cellule mutate. Secondo il professor Hahn, occorreranno almeno tre anni per verificare l´efficacia di questi metodi. Solo allora potranno essere testati in una sperimentazione clinica. «Saremmo molto soddisfatti se riuscissimo a individuare con certezza la Panin-3», afferma il professor Hahn. «Non stiamo parlando di un gran numero di cellule. Il punto è se saremo in grado di generare un´intensità del segnale sufficiente nella lesione, in modo che sia possibile individuarla dall´esterno. » Uno studio pubblicato nel 2006 sulla rivista «Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention» afferma che il tumore al pancreas, provocando 55 000 decessi l´anno, è la sesta causa più comune di morte per cancro nell´Ue. È un tipo di tumore che, allo stadio iniziale, non provoca alcun sintomo. Quando finalmente i sintomi si manifestano, il cancro si è già metastatizzato nell´80% dei casi. Inoltre, né la chemioterapia né la chirurgia sembrano rivelarsi molto efficaci nel trattamento delle fasi avanzate del cancro al pancreas. Di conseguenza, il 95% dei pazienti decede entro il primo anno dalla diagnosi. Per ulteriori informazioni consultare: Progetto Moldiag-paca: http://www. Moldiagpaca. Eu/ Rivista scientifica «Rubin» (in tedesco): http://www. Ruhr-uni-bochum. De/rubin/ . |
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DAL XVII CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI UROLOGIA ONCOLOGICA - SIURO GLI ULTIMI PROGRESSI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI PER CURARE IL TUMORE ALLA PROSTATA CHE COLPISCE IN ITALIA IL 30% DEGLI UOMINI OVER 50 CON 43 MILA NUOVI CASI L’ANNO. PREVENZIONE, NUOVI FARMACI E TRATTAMENTI , CHIRURGIA ROBOTICA, BRACHITERAPIA , HIFU , VACCINI , CELLULE STAMILALI . LE TERAPIE CHE SALVANO SESSUALITA’ E CONTINENZA URINARIA |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Dal Xvii Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica - Siuro - gli ultimi progressi della ricerca clinica per la diagnosi precoce, prognosi , nuovi farmaci per le forme avanzate e con metastasi e innovative metodiche mediche e chirurgiche per curare il tumore alla prostata (adenocarcinoma) che esordisce in modo subdolo senza sintomi finché non raggiunge uno stadio avanzato e colpisce in Italia circa il 35 % degli uomini over 50 con 43 mila nuovi casi l’anno ponendosi primo in classifica per diagnosi e incidenza . “Si tratta di un problema primario di salute pubblica in preoccupante aumento “ dice il professor Raffaele Tenaglia , Direttore Cattedra Clinica Urologica Università di Chieti e Presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica, “nel mondo ne sono affetti oltre 500 mila uomini e recenti stime indicano che entro 2015 il tumore alla prostata sarà la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Le cause della malattia restano ancora misconosciute, anche se esiste una predisposizione genetica ereditaria per cui il tumore prostatico può manifestarsi in più persone della stessa famiglia. Fondamentale quindi scoprirlo prima di una sintomatologia già indice di malattia, agendo d´anticipo. Prima si interviene e più aumentano le possibilità di guarigione. Le opzioni terapeutiche sono varie : l´intervento chirurgico con l’asportazione radicale della prostata, la radioterapia esterna, la brachiterapia interstiziale, la terapia farmacologica ormonale e, infine, la “watchful waiting”, l’ attesa vigile, con controlli periodici. La scelta del trattamento dipende dallo stadio del tumore (circoscritto alla prostata o già diffuso) e dalla sua invasività. ” “Agire d’anticipo” precisa il professor Giuseppe Martorana , Direttore della Scuola di Specializzazione e del Dipartimento di Urologia , Università Bologna, “ significa soprattutto diagnosi precoce - le novità in questo campo sono l’ analisi dei polimorfismi genetici (Rnasel e Elac2 - i due geni responsabili) un esame genetico, basato su un prelievo ematico che individua le persone ad alto rischio di tumore, la proteomica per scoprire precocemente particolari proteine presenti nel siero, plasma, secreto prostatico o in un tessuto coinvolte nella neoplasia e innovative metodiche di imaging - la spettroscopia di Risonanza Magnetica in grado di distinguere il tessuto prostatico normale o ipertrofico da quello maligno ,la Rm dinamica con mezzo di contrasto , la Rm con Diffusione”. “Questi innovativi esami, ancora sperimentali,” ricorda il professor Tenaglia “ non sostituiscono ma si aggiungono a quelli tradizionali come l’esplorazione rettale , il dosaggio del Psa, l’ ecografia transrettale , la diagnostica per immagini (Tac , Rmn ,Pet ) e la biopsia”. “Gli esami prognostici”, continua il dottor Alessandro Bertaccini , Dipartimento Urologia Università , Bologna “consentono invece di prevedere l’evoluzione della malattia e consistono nel dosaggio delle metalloproteasi (Mmps) un nuovo test ematico che stima il grado di invasività di tumori anche di piccole dimensioni, e il Real Time Pcr che rileva la presenza di piccolissime cellule tumorali altrimenti non visibili” Nuovi Farmaci - “Se il tumore è in fase avanzata e con metastasi” spiega il professor Tenaglia , “l´unica via è farmacologica con specifici farmaci gli Lhrh analoghi che bloccano il testosterone, l´ormone responsabile della crescita del tumore (in passato l’unica possibilità era la castrazione chirurgica- orchiectomia) e rallentano o stabilizzano il tumore E, proprio nel campo degli Lhrh analoghi un arma in più arriva da una recente conquista : la leuprolide nuova formulazione ,basata su un innovativo sistema di rilascio, garantisce, rispetto agli altri analoghi , una soppressione ottimale e duratura del testosterone uguale a quella dell’orchiectomia bilaterale su una percentuale maggiore di pazienti. Altre promettenti sostanze - quando il male non risponde più alla terapia ormonale sono i bifosfonati di terza generazione che bloccano la crescita delle metastasi nell’osso. Sempre sull’osso, oltre alla tradizionale radioterapia, si possono impiegare radionuclidi beta-emittenti farmaci dotati di debole radioattività che si concentrano selettivamente nelle lesioni ossee. I taxani sono una nuova classe di chemioterapici (la chemioterapia classica è scarsamente efficace sul ca prostatico) che in studi preliminari hanno dimostrato di bloccare la progressione del tumore nel 38-46% dei pazienti. Infine una delle più promettenti novità è l’associazione della “vecchia” terapia con gli estrogeni (ormoni femminili usati fin dal 1960 e poi soppiantati dagli analoghi Lhrh) con gli analoghi della somatostatina in quei tumori che dopo anni di terapia con gli Lhrh, “scappano”dal controllo trasformandosi in tumori neuroendocrini della prostata”. La Chirurgia “I progressi anestesiologici e chirurgici ”, spiega il professor Tenaglia “consentono ora di operare con sicurezza anche tumori avanzati o pazienti con altre comorbilità . Le scelte terapeutiche per il trattamento del cancro della prostata dipendono dall’estensione della malattia (stadio clinico) e dall’aspettativa di vita del paziente (quindi dall’età e dalla presenza di comorbilità) . La prostatectomia radicale è l’unico intervento in grado di curare e guarire il tumore prostatico quando localizzato alla ghiandola prostatica. L’intervento, che può essere eseguito per via retropubica o perineale con o senza linfoadenectomia ,comporta l’asportazione di tutto il contenuto della loggia prostatica. In pazienti a basso rischio e con un tumore di dimensioni ridotte e circoscritto si può effettuare nell´80% dei casi la tecnica “ nerve sparing” che preserva i nervi erettori conservando la potenza sessuale. Alla chirurgia tradizionale si affianca sempre di più quella laparoscopica che consente di asportare la prostata “senza tagli” attraverso piccoli fori praticati nell’addome e microtelecamere che guidano il bisturi e la chirurgia robotica evoluzione laparoscopica , che grazie all’impiego di microstrumenti capaci di rotazioni a 360 gradi e visori tridimensionali garantisce una precisione millimetrica “. Grandi speranze anche per quei pazienti affetti da tumori più avanzati: la Intra-operative Radiation Therapy – Iort, consente di trattare, durante l’intervento con una dose singola elevata di radioterapia diretta alla neoplasia e ai tessuti sani circostanti non rimossi per eliminare anche eventuali cellule di tumore “già scappate” dall’organo e non visibili ad occhio. Radioterapia Ampio è il capitolo del trattamento radioterapico: “si passa” , spiega il professor Giario Conti Direttore U. O. Di Urologia e Andrologia dell´Ospedale Sant’ Anna, Como “da quello standard alla sua sofisticata evoluzione- la Radioterapia con Modulazione di Intensità – Imrt- che permette di modulare meglio l’intensità della dose di irradiazione e quindi di colpire solo i tessuti malati . Ulteriori modalità di trattamento sono : la Brachiterapia prostatica interstiziale indicata per pazienti a basso rischio prevede il posizionamento di semi radioattivi nella prostata malata salvaguardando potenza sessuale e continenza urinaria, l’ High Intensity Focused Ultrasound Therapy (Hifu) si basa su ultrasuoni ad alta energia focalizzati solo sul tessuto malato che agiscono effettuando un’ ablazione selettiva della ghiandola e la Crioterapia di nuova generazione che induce un congelamento della aree neoplastiche determinando una necrosi dei tessuti malati indicata per pazienti con tumori molto avanzati altrimenti non trattabili”. Le cellule staminali cancerose : nuovo obbiettivo della ricerca “Sulla base di evidenze sperimentali di ricerche internazionali” dice la professoressa Gigliola Sica, Vice- Presidente Siuro- Professore Ordinario di Istologia Direttore Istituto di Istologia ed Embriologia Università Cattolica del S. Cuore,roma , “ si ipotizza che il tumore della prostata derivi da una piccola quota di cellule staminali tumorali. Queste cellule responsabili della proliferazione della neoplasia e della sua progressione potrebbero svelare le origini delle forme recidive di tumore prostatico dopo trattamenti convenzionali chirurgici radioterapici e ormonali. L’obbiettivo della ricerca punta ora all’identificazione e caratterizzazione di tali cellule per poterle colpire in futuro con farmaci mirati eradicando così il tumore”. “Una patologia complessa come il carcinoma . Prostatico” precisa il dottor Riccardo Valdagni ,radioterapista oncologo e Direttore Programma Prostata , Irccs Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori , Milano , “con più alternative terapeutiche necessita di un approccio multidisciplinare: urologo, radioterapista, oncologo medico e psicologo Il nostro intento è portare il paziente a non essere più un oggetto di cura, bensì un soggetto, attivo e consapevole in quanto informato dei benefici e degli effetti collaterali della terapia” . “L’incontinenza urinaria e le disfunzioni sessuali a seguito di prostatectomia radicale “conclude il professor Tenaglia , “ rappresentano un grave problema soprattutto per le pesanti ripercussioni in termini di qualità di vita . Se la riabilitazione sessuale del paziente inizia già dopo qualche settimana dall’intervento con farmaci che favoriscono l’erezione , l’incontinenza urinaria , spesso trascurata, può essere risolta con la rieducazione pelvica ,ginnastica vescicale, l’elettrostimolazione , farmaci anticolinergici e una nuova tecnica chirurgica in day surgery già disponibile in 12 Centri italiani . Advance si avvale di una retina di polipropilene che posizionata sotto l’uretra ripristina la normale continenza. E proprio su questi problemi l’ Aimac lancia un appello al Ssn chiedendo per i malati di cancro alla prostata la gratuità dei farmaci antiimpotenza e antiincontinenza che attualmente gravano totalmente sul malato. “Il tumore alla prostata che esordisce in modo subdolo senza sintomi finché non raggiunge uno stadio avanzato” dice il professor Raffaele Tenaglia , Direttore Cattedra di Clinica Urologica Università, Chieti e Presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica, “in Italia con 43 mila nuovi casi l’anno e 9 mila decessi si pone primo in classifica per diagnosi e incidenza , nel mondo ne sono affetti oltre 500 mila uomini e recenti stime americane indicano che entro il 2015 sarà la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Ora si può tracciare una sorta di carta di identità del tumore e proporre una terapia personalizzata per la singola neoplasia. Una terapia sempre più accurata che si avvale attualmente di nuovi sofisticati esami diagnostici per la diagnosi precoce, la prognosi, tradizionali e innovative metodiche mediche e chirurgiche , nuovi farmaci per le forme avanzate. ” “In Italia” , afferma il dottor Riccardo Valdagni radioterapista oncologo e Direttore Programma Prostata , Irccs Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori , Milano , “ in base ai dati di uno studio epidemiologico dell´ Istituto dei Tumori (Int) di Milano, il carcinoma prostatico rappresenta il primo tumore più diffuso nell’uomo, sono 43. 000 i nuovi casi l’anno - 174. 000 sono gli uomini che hanno avuto una diagnosi di cancro della prostata e 9. 000 pazienti muoiono a causa di questo tumore. Negli ultimi 30 anni la sua incidenza e´aumentata quasi del doppio al sud rispetto al nord e centro della penisola , dove invece la mortalita´ e´ in calo. Lo studio dell´Int basato un metodo elaborato dall´Istituto Superiore di Sanita´ e svolto dal 1970-2005 ha stimato incidenza, prevalenza e mortalita´ di questo tumore su tutto il territorio nazionale e nelle singole regioni. L’´introduzione di nuove procedure diagnostiche (come il test per l´antigene prostatico specifico-Psa, e le agobiopsie prostatiche) ha determinato a un grande aumento di nuove diagnosi a cominciare dall´ inizio degli anni ´90. Lo studio ha fornito indicazioni sull´effetto della diffusione dell´esame del Psa. Nell´arco dei 35 anni analizzati l´ incidenza della malattia aumenta mediamente del 4,5% all´anno nei pazienti che si sono ammalati nei primi 20 anni, mentre e´ superiore al 6% annuo nei pazienti diagnosticati dal 1990-2005. In particolare, il tasso di incidenza e´ aumentato da 21 a 99 per 100. 000 casi all´anno. Nelle regioni del Nord e del Centro Italia si è verificato un aumento maggiore della patologia rispetto alle regioni del Sud (nel 2005 il tasso e´ 100 per 100. 000 al Nord-centro e circa 60 per 100. 000 - quindi quasi la meta´ - al Sud). L´andamento della mortalita´ invece e´ differente: e´ quasi omogeneo nel Paese, anche se nelle regioni del Nord-centro (escluse Piemonte-valle d´Aosta, Trentino Alto Adige, Toscana e Umbria) si osserva una recente riduzione, mentre nelle regioni del Sud e´ ancora in aumento. L’incremento della sopravvivenza sembra principalmente legato all’anticipazione diagnostica con la diffusione del Psa e delle biopsie mentre il diverso andamento di incidenza e mortalita´ tra Nord-centro e Sud potrebbe essere attribuito a una diversa diffusione del Psa nel Paese (rif. Inghelmann et al. Tumori, 93:380-386. 2007). ” “I risultati di studi autoptici suggeriscono”, aggiunge il professor Tenaglia, “ che la maggior parte degli uomini sopra gli 85 anni ( più dell’75%) presenta un carcinoma prostatico latente . Anche in Usa, tra i nuovi casi di tumori stimati in il tumore della prostata si posiziona al primo posto con un incidenza del 33% (polmoni e bronchi 13%, colon 10% ecc) mentre la mortalità stimata è del 9% contro il 31% del polmone ed il 10% del colon. Cresce il rilievo se si considera che dal 1930 per la prima volta negli Stati Uniti vi è stata una diminuzione delle morti per cancro meno 369 casi su 557. 271 dell’anno precedente (Cancer J clin 2006;56:106-130 ). L’incidenza del carcinoma prostatico varia sensibilmente nelle diverse etnie e nazioni: i tassi più bassi si osservano nelle popolazioni asiatiche, i più alti tra gli Afro-americani residenti negli Stati Uniti”. I Principali Fattori Di Rischio Età “è’ il fattore di rischio principale” dice Tenaglia ,” legato allo sviluppo di neoplasia prostatica. La malattia è rara prima dei 50 anni, mentre dopo questa età l’incidenza e la mortalità aumentano in modo quasi esponenziale. Fattori genetici L’aggregazione familiare del cancro prostatico può essere dovuta ad una suscettibilità genetica , all’esposizione a comuni fattori ambientali o al solo caso in considerazione dell’elevata prevalenza di questo tumore. Il 10-15% dei pazienti affetto da questa neoplasia ha almeno un parente anch’esso colpito , e i parenti di primo grado di pazienti con carcinoma prostatico hanno un rischio 2-3 volte maggiore di sviluppare la malattia; inoltre, tale rischio sale con l’ aumentare del numero delle persone affette in famiglia e al ridursi dell’età alla diagnosi. Fattori infiammatori L’infiammazione agisce da precursore dei processi tumorali, intimamente legati ai processi di cancerogenesi. La “overexpression” della Cox2 sembra essere un evento precoce di cancerogenesi. Fattori razziali L’incidenza del carcinoma prostatico varia ampiamente tra le popolazioni. I cinesi residenti in Cina hanno una incidenza pari a 19 su 100000 abitanti mentre gli afro-americani residenti negli Stati Uniti hanno una incidenza pari a 137 su 100000 abitanti. Fattori dietetici di rischio: latticini, grassi, carni rosse cotte ad elevata temperatura”. Fattori Dietetici Protettivi licopene carotenoidi ,Vitamina E , Selenio “Il licopene”, spiega il professor Tenaglia , “è una sostanza antiossidante contenuta nei pomodori, che potrebbe ridurre il rischio di sviluppare tumore alla prostata. Le catechine del tè verde inibiscono la crescita di cellule tumorali in animali “. Le altre sostanze protettive che hanno effetto benefico sulle cellule prostatiche. Sono gli acidi grassi polinsaturi del pesce, i carotenoidi contenuti frutta e verdure. Diversi studi stanno valutando a quali dosi i supplementi di vitamine e minerali possono costituire un´arma contro questo tumore. ” Una molecola prodotta dall´intestino quando digerisce la soia sarebbe in grado di bloccare l´azione dell´ormone maschile Dht, legato alla ipertrofia della prostata e al cancro”. (Nutrition and cancer guide, Prostate Cancer Foundation. ) Prevenzione – - Studi in corso: Select (Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial) – Usa Reduce (Reduction by Dutasteride of Prostate Cancer Events) – Usa Studi conclusi: Pcpt (Prostate Cancer Prevention Trial) – Usa: concluso nel 2005, farmaco testato finasteride, arruolati 18882 volontari, conclusione: riduzione del rischio di carcinoma del 24,8% nel gruppo trattato ma maggior rischio di sviluppar tumori più aggressivi nel gruppo trattato. In corso ulteriori elaborazioni di dati. H Grönberg: Prostate cancer epidemiology. Lancet 2003; 361: 859 - 864 Hayes Rb, Liff Jm, Pottern Lm et al: Prostate cancer risk in Us blacks and whites with a family history of cancer. Int J Cancer 1995; 60: 361–64. Monroe Kr, Yu Mc, Kolonel Ln et al: Evidence of an X-linked or recessive genetic component to prostate cancer risk. Nat Med 1995; 1: 827–29. Thompson Im, Tangen Cm, Klein Ea, Lippman Sm: Phase Iii prostate cancer prevention trials: are the cost justified? J Cli Oncol 2005; 23:8161-8164 Approccio multidisciplinare “Una patologia complessa come il carcinoma prostatico” precisa il dottor Valdagni, “ con più alternative terapeutiche, necessita di un approccio multidisciplinare: urologo, radioterapista, oncologo medico e psicologo Il nostro intento è portare il paziente a non essere più un oggetto di cura, bensì un soggetto, attivo e consapevole in quanto informato dei benefici e degli effetti collaterali della terapia. Esami Diagnostici Tradizionali E Innovativi “Agire d’anticipo” ricorda il professor Giuseppe Martorana , Direttore della Scuola di Specializzazione e del Dipartimento di Urologia , Università Bologna, “ significa soprattutto diagnosi precoce ora sempre più accurata e specifica”. Esplorazione rettale Questa manovra, utile come primo approccio valutativo per la sua facile esecuzione, è poco sensibile nell’identificazione di neoplasie di piccole dimensioni e in uno stadio precoce; ha inoltre una riproducibilità inter-esaminatore bassa. Tuttavia rimane una diagnostica insostituibile e parte fondamentale della valutazione della ghiandola prostatica. Dosaggio del Psa sierico “Il Psa (Antigene Prostatico Specifico)” spiega il professor Martorana, “è una proteasi prodotta dalle cellule -sia benigne, sia maligne- dell’epitelio duttale e acinare della prostata; secreto nel liquido seminale (dove si ritrova in elevate concentrazioni), ha la funzione di liquefare il coagulo seminale. Poiché il Psa è quasi esclusivamente di origine prostatica, e dal momento che una piccola parte della quota prodotta raggiunge la circolazione sanguigna, esso può essere considerato un marcatore specifico prostatico. I livelli di Psa circolante sono considerati normali quando inferiori a 2. 5 ng/mL: concentrazioni superiori fanno salire il rischio di diagnosticare la neoplasia alla biopsia prostatica al 30-35% (fino a 10 ng/ml) ed oltre al 50 % dopo i 10 ng/ml. Il valore del Psa può essere influenzato da numerose condizioni: l’ attività sessuale, la prostatite, la ritenzione urinaria e la biopsia prostatica che determinano un aumento, mentre la terapia farmacologia con inibitori della 5-reduttasi causano una diminuzione di circa il 50 % per tutta la durata del trattamento. Una delle principali limitazioni del suo impiego clinico quale marker tumorale è la significativa sovrapposizione dei suoi valori nell’Ipb e nel carcinoma prostatico, in particolare in quel range di valori denominato “zona grigia del Psa” compresa tra 2. 5 e 10 ng/mL. I dati della letteratura riportano che per valori di Psa tra 2. 5 e 10 ng/mL tale rischio è di circa il 30-40%; per valori maggiori di 10 ng/mL il rischio è del 67%. Si ricordi che nell’80% circa dei carcinomi confinati all’organo i valori di Psa sierico sono inferiori a 10 ng/mL. Free Psa Espresso come rapporto tra Psa non complessato e Psa totale, questa percentuale è significativamente più bassa nei pazienti affetti da carcinoma prostatico rispetto a coloro che non lo sono, soprattutto negli uomini con Psa totale tra 2. 5 e 10 ng/mL: in questa zona grigia, un rapporto Psa libero/Psa totale compreso tra 0% e 10% ha un valore predittivo positivo maggiore del 50%. Tuttavia nella pratica clinica, il ruolo del Psa free si è leggermente ridimensionato negli ultimi anni, prevalendo le valutazioni sulla cinetica del Psa, cioè la valutazione su numerosi campioni ematici (almeno 3-4 per anno) della capacità di rialzo del Psa, che sembra correlarsi significativamente alla presenza di una neoplasia prostatica. Si prevede che per almeno 2-3 anni sarà la cinetica del Psa a dominare gli aspetti diagnostici laboratoristici nel tumore della prostata “. Agobiopsia prostatica “Il sospetto diagnostico di neoplasia prostatica continua il dottor Alessandro Bertaccini , Dipartimento Urologia Università , Bologna , “ deve essere confermato dall’esame istologico mediante agobiopsia. Eseguita sotto guida ecografica, permette non solo il campionamento delle aree sospette, ma anche di indirizzare l’ago in precisi e determinati settori prostatici. Il campionamento sistematico della prostata è utile soprattutto in pazienti con reperto ecografico negativo e Psa elevato, ma va effettuato anche in presenza di aree sospette. Nel corso della prima biopsia è raccomandata l’esecuzione di almeno 8-10 prelievi. Molto importante, in casi selezionati ad alto sospetto clinico, è il nuovo approccio bioptico con la saturation biopsy ( con almeno 20 prelievi bioptici) che permette di aumentare notevolmente l’accuratezza diagnostica della biopsia tradizionale. Ecografia transrettale (Trus) Viene più comunemente impiegata come guida all’agobiopsia prostatica in pazienti con esplorazione rettale sospetta per neoplasia o con elevate concentrazioni sieriche di Psa. Da sola ha un limitato valore nella stadiazione del carcinoma prostatico (studio dell’interessamento della capsula e delle vescicole seminali): i risultati di due ampi studi prospettici multicentrici suggeriscono che la Trus non è più efficace dell’esplorazione rettale nel predire l’estensione extracapsulare della malattia. Rimane comunque una metodica importante (eseguita da operatori particolarmente esperti) nella valutazione diagnostica della malattia e nella programmazione della strategia terapeutica ottimale. Tc La tomografia computerizzata non ha un particolare ruolo diagnostico o stadiante per il tumore prostatico in stadio precoce o localizzato. Può essere utile nella stadiazione di malattie più avanzate o nell’accertamento di patologie concomitanti “. Rm con bobina endorettale eRm “Recenti pubblicazioni “ aggiunge Martorana , “riportano per la stadiazione con Rm un elevato valore predittivo negativo (91%) e un’accuratezza diagnostica (77%) più elevata rispetto agli altri esami radiologici (Tc e ecografia trans rettale). Un ruolo più specifico sarà rivestito dalla Risonanza associata alla spettroscopia - presso la Clinica Urologica dell’Università di Bologna sono in corso da 4 anni importanti studi scientifici con applicazioni cliniche nel campo della diagnostica avanzata del tumore prostatico. La Spettroscopia di Risonanza Magnetica è una metodica relativamente recente nella diagnosi del tumore della prostata, che permette lo studio dei tessuti umani in vivo mediante l’analisi del metabolismo. Questa metodica non invasiva può consentire di distinguere il tessuto prostatico normale o ipertrofico da quello maligno e quindi trova importanti applicazioni nella diagnosi e nella stadiazione di questo tumore. Questa metodica ha dimostrato ampiamente di migliorare l’accuratezza diagnostica dell’Rm tradizionale e di aumentare l’accuratezza nella diagnosi, stadiazione e quantificazione del volume tumorale nei pazienti. In campo clinico questa metodica può essere utilizzata nei pazienti pluribiopsiati e ripetutamente negativi alla biopsia ma con valori di Psa persistentemente elevato: in questi pazienti questa metodica aiuta ad indirizzare eventuali ulteriori prelievi bioptici oppure permette di evitare un’ulteriore biopsia in casi selezionati. Molto recentemente, sono in corso studi su metodiche di imaging molto promettenti e innovative, cioè la Rm dinamica con mezzo di contrasto e la Rm con Diffusione. Queste metodiche promettono di migliorare ulteriormente l’approccio diagnostico e la stadiazione del tumore della prostata ma sono attualmente sperimentali. Pet (Positron Emission Tomography) È una scansione tomografica che consente di individuare aree molto piccole (0,5 cm) di localizzazione di un tracciante metabolico (cioè catturato elettivamente dalle cellule tumorali). In genere si usa il fluorodesossiglucosio Fdg che, concentrandosi nell’urina, non consente la stadiazione dei tumori prostatici. Risultati promettenti sono stati ottenuti con l’impiego della colina marcata (Pet/tc con colina). Non è una metodica diagnostica ancora ben standardizzata. Trova un razionale, al momento, nella diagnosi differenziale delle recidive locali da sistemiche dopo terapie radicali (ripresa di malattia)”. “Negli ultimi anni”, riferisce dottor Bertaccini ” presso in nostro Centro è stata ampiamente studiata in campo clinico la Pet/tc con Colina: questa metodica è stata applicata nella valutazione dei pazienti con ripresa di malattia (rialzo del Psa) dopo prostatectomia radicale o radioterapia; recentemente sono stati eseguiti studi clinici nei pazienti con diagnosi di tumore prostatico ad alto rischio di metastasi linfonodali (Psa elevato, malattia localmente avanzata, fattori prognostici sfavorevoli) dove la Pet/tc con Colina sembra essere più accurata rispetto alle tecniche di imaging convenzionale (Tc, Rm)”. Dosaggio delle metalloproteinasi Mmps “Le metalloproteinasi della matrice (Mmps)”, spiega Bertaccini , “sono una famiglia di enzimi proteolitici che degradano la matrice extracellulare e le componenti della membrana basale; per questo, esse hanno un ruolo essenziale nell’invasione tumorale e nella metastatizzazione Sono in corso studi per valutare la loro efficacia diagnostica e soprattutto prognostica e studiante. Ricerca delle cellule circolanti esprimenti il Psa mediante amplificazione genica Real Time Pcr. L´utilizzo del real-time della Rt-pcr per la dimostrazione di cellule circolanti che esprimono Psa in pazienti affetti da carcinoma prostatico potrebbe rivelarsi uno straordinario mezzo per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione prognostica di questa malattia. Analisi dei polimorfismi genetici. Le difficoltà principali sono dovute al fatto che il tumore della prostata sembra legato a molteplici geni associati a basso rischio più che a pochi geni legati ad un alto rischio. Sono in corso tentativi di identificare gli alleli più frequentemente associati al tumore anche nella popolazione italiana. I geni studiati con maggior successo sono Rnasel ed Elac2. Risultati preliminari indicano polimorfismi Rnasel più frequenti in pazienti con tumore rispetto a controlli sani (44% vs 36,8%). Polimorfismi di Elac2 sono invece associati ad una età di insorgenza minore. Proteomica È lo studio su larga scala, qualitativo e quantitativo, del complesso delle proteine espresse da una cellula. Oggi con sistemi spettrofotometrici avanzati è possibile aver uno “spettro” completo e veloce delle proteine presenti in un liquido biologico (siero, plasma, secreto prostatico) o in un tessuto. Questo sistema consentirà di trovare nuove proteine differentemente espresse in campioni provenienti da pazienti con tumori o senza”. “Questi innovativi esami, ancora sperimentali” , ricorda il professor Martorana, “ non sostituiscono al momento quelli tradizionali come l’esplorazione rettale , il dosaggio del Psa, l’ ecografia transrettale , la diagnostica per immagini (Tac , Rmn ,Pet ) e la biopsia. L’utilizzo di nuovi marcatori dovrà comunque essere standardizzato da un’ ampia pratica clinica. Screening Attualmente non esistono ancora studi in grado di dimostrare che uno screening di massa con Psa possa modificare la sopravvivenza o la qualità di vita della popolazione; per questo, non è lecito, al di fuori di studi prospettici, sottoporre la popolazione maschile asintomatica (senza disturbi riferibili alle vie urinarie) a test diagnostici. Sia l’American Cancer Society (Acs) che la American Urological Association (Aua) raccomandano l’adozione di programmi per la diagnosi precoce prima dei 50 anni per gli uomini ad alto rischio, e cioè: uomini con una storia familiare positiva per carcinoma della prostata (due o più parenti di primo grado affetti e la cui diagnosi è avvenuta ad una età precoce); appartenenza alla razza Afro-americana. Molta attenzione viene riversata oggi sugli studi di screening per il rischio che hanno insito nel metodo, della cosiddetta “overdiagnosis” cioè nella diagnosi di tumori a basso rischio di progressione (cosiddetti indolenti). Tuttavia la strada della conoscenza precoce non è sempre un dato negativo; in casi particolarmente selezionati (neoplasia prostatica “indolente”) è infatti possibile un a strategia di “attesa” sottoponendosi ad uno stretto monitoraggio (cosiddetta “Sorveglianza Attiva). Solo se la malattia darà segnali di aggressività si dovrà intervenire (chirurgia/radioterapia)”. La Chirurgia “Oggi i progressi anestesiologici e chirurgici ”, sottolinea il professor Tenaglia “consentono di operare con sicurezza anche tumori localmente avanzati o pazienti con altre comorbilità . Le scelte terapeutiche per il trattamento del cancro della prostata” ;” dipendono dall’estensione della malattia (stadio clinico) e dall’aspettativa di vita del paziente (quindi dall’età e dalla presenza di co-morbidità) . La prostatectomia radicale è l’unico intervento in grado di curare e guarire il tumore prostatico quando localizzato alla ghiandola prostatica”. “L’intervento che può essere eseguito per via retropubica o perineale con o senza linfoadenectomia”, prosegue il professor Tenaglia ,” comporta l’asportazione chirurgica di tutto il contenuto della loggia prostatica. In pazienti a basso rischio (Psa < 10, Gleason < 7 - i cui valori sono da 2 a 10 ) e con un tumore di dimensioni ridotte e circoscritto è possibile eseguire l’operazione con la tecnica “ nerve sparing” che preserva i nervi erettori almeno da un lato. Ora , grazie alla diagnosi precoce è possibile effettuare questo tipo di intervento nell´80 per cento dei casi, conservando la potenza sessuale”. La nuova chirurgia mininvasiva. Alla chirurgia tradizionale si affianca oggi quella laparoscopica con strumenti che consentono di asportare la prostata “senza tagli” attraverso piccoli fori praticati nell’addome e microtelecamere che guidano il bisturi e la robotica (da Vinci S). Che grazie all’impiego di visori tridimensionali e di microstrumenti capaci di rotazioni a 360 gradi supera per la assoluta precisione la tecnica laparoscopica “. Radioterapia Brachiterapia Hifu “La scelta terapeutica per il paziente affetto da adenocarcinoma della prostata, “ dice il professor Giario Conti , Direttore U. O. Di Urologia e Andrologia dell´Ospedale Sant’ Anna, Como , “dovrebbe basarsi sulla valutazione della classe dir rischio (basso, medio, elevato, molto elevato) cui il paziente appartiene. In linea generale, e semplificando molto i concetti, è possibile che i pazienti a rischio basso o intermedio/basso potranno con buona probabilità giovarsi di un singolo trattamento locale con intento radicale, sia esso la chirurgia o la radioterapia o, in casi selezionati, di un trattamento cosiddetto alternativo. Al contrario i pazienti con neoplasia a rischio alto o molto alto, dovranno sin dall’inizio essere inseriti in un programma terapeutico multimodale che veda, variamente combinate fra loro, le diverse opzioni terapeutiche disponibili (chirurgia, radioterapia, ormonoterapia)”. Radioterapia “ Il trattamento radioterapico standard “ spiega Conti , “ è rappresentato dalla Radioterapia Conformazionale Tridimensionale (3D-crt), modalità di irradiazione che consente di somministrare una dose elevata di radiazioni (fino a 76 - 78 Gy) ad un volume ben circoscritto, con significativa riduzione dell’esposizione degli organi critici adiacenti alla prostata, in particolare il retto e la vescica. Una ulteriore intensificazione della dose totale somministrata (fino a 81 Gy e oltre), non accompagnata da un parallelo incremento di tossicità, è permessa dalla Radioterapia con Modulazione di Intensità (Imrt), sofisticata evoluzione della 3D-crt. Tale modalità di irradiazione permette di modulare l’intensità della dose nell’ambito di ogni campo di trattamento attraverso l’uso di collimatori multilamellari gestiti da specifici software, migliorando ulteriormente la distribuzione della dose in termini di scarto terapeutico tra copertura della ghiandola prostatica e risparmio dei tessuti sani. La Image Guided Radiation Therapy (Igrt) prevede l’impianto di semi di oro posizionati, sotto guida ecografica, nel contesto della ghiandola prostatica, consentendo una ulteriore ottimizzazione del trattamento radioterapico mediante correzione on-line degli errori di posizionamento del paziente in quanto ad ogni seduta viene controllata e verificata la posizione reale della prostata e i suoi rapporti con gli organi critici adiacenti. La Rt esterna rappresenta, insieme alla prostatectomia radicale, uno standard di riferimento per il trattamento locale con intento radicale dei tumori a rischio basso e intermedio/basso; con l’aumentare del rischio la Rt viene associata alla terapia ormonale che può essere eseguita prima della Rt (in modalità neoadiuvante), durante il trattamento e proseguita dopo lo stesso per un periodo variabile fra due e tre anni; importanti studi prospettici randomizzati sia Europei (Eortc) che americani (Rtog) hanno dimostrato un significativo aumento di sopravvivenza per i pazienti ad alto rischio sottoposti a ormonoterapia adiuvante rispetto ai pazienti in cui l’ormonoterapia è stata somministrata solo in caso di progressione, biochimica o clinica della malattia. Brachiterapia - Un’ulteriore modalità di trattamento è rappresentata dalla brachiterapia o radioterapia interstiziale, che prevede l’infissione di sorgenti radioattive nel contesto della ghiandola prostatica sotto guida ecografica. L’aumentato interesse, da parte della comunità scientifica e dell’opinione pubblica, nei confronti della brachiterapia prostatica interstiziale, ha condotto ad un incremento del numero di pazienti trattati con tale metodica. I risultati ottenuti consentono di affermare come, in pazienti selezionati (Gleason < 7 e Psa < 10), il trattamento brachiterapico sia del tutto sovrapponibile, in termini di controllo locale alle altre modalità di trattamento con intento radicale, con una relativamente minore tossicità. Disponiamo oggi di dati abbastanza consistenti e di durata sufficiente (12 anni) per affermare che nei pazienti a basso rischio, con prostate non eccessivamente voluminose (fino a 40-45 ml) e che non richiedono procedure disostruttive (Tur-p) la brachiterapia può essere in grado di offrire un intervallo libero da progressione a 5 anni intorno all’85-90 %, comunque sovrapponibile a quello della radioterapia e della chirurgia (pur in carenze di studi di confronto diretti)”. Altre Opzioni Terapeutiche Hifu Iort “Negli ultimi anni, la ricerca medico-tecnologica”, continua il professor Conti , “ si è rivolta a identificare opzioni terapeutiche alternative alla chirurgia e alla radioterapia, considerate lo standard per il trattamento locale con intento radicale laddove queste non siano proponibili o vengano rifiutate dal paziente, offrendo nel contempo una minore morbilità associata. Tali tecniche vengono proposte sia come trattamento esclusivo nel carcinoma localizzato e localmente avanzato (stadi T1-t3), non metastatico, sia di secondo impiego dopo fallimento di trattamenti locali come la radioterapia. Presentate come scarsamente invasive sono proponibili, limitatamente agli stadi indicati, in pazienti selezionati in quelli con elevato rischio chirurgico, in coloro che rifiutano le terapie convenzionali e nelle persone di età superiore a 70-72 anni Tra queste metodiche quella che oggi riveste più interesse, in Europa, è l’Hifu (High Intensity Focused Ultrasound) che consente una ablazione selettiva della ghiandola con ultrasuoni ad alta energia tramite una sonda endorettale focalizzati sul tessuto prostatico. Questa focalizzazione produce un calore intenso (80-85 °C) in pochi secondi e provoca la distruzione del tessuto all´interno della zona interessata , senza danneggiare i tessuti circostanti. Il trattamento (1 - 2 ore) può essere effettuato in anestesia spinale . A differenza degli altri tipi di ipertermia, il flusso ematico risente solo minimamente degli effetti della temperatura in una esposizione così breve. Al di fuori dell´area focale, l´intensità del fascio ultrasonico è così bassa che i tessuti circostanti non vengono danneggiati. Sono possibili più sedute; la tecnica è in grado di rispettare in buona misura i fasci neuro-vascolari e può quindi essere conservativa nei confronti della funzione erettile (ove presente). I vantaggi più significativi sono : assenza di perdite ematiche, bassa morbidità, possibilità di ripetere il trattamento, ospedalizzazione molto breve, (1-2-giorni), basso costo e buon controllo locale della malattia. Poichè la massima distanza del fuoco è di 25 mm, la maggiore limitazione è legata alle dimensioni della prostata, il cui diametro antero-posteriore non deve superare i 25 mm così da poter trattare l´intero spessore della ghiandola. Sono allo studio apparecchiature che permetteranno una penetrazione di 30 mm. Gli effetti collaterali più comuni sono rappresentati da stress-incontinence, stenosi uretrale, sclerosi del collo vescicale, ritenzione temporanea d´urina, ma raramente, (meno dell´1%), sono di grado severo. I dati disponibili in letteratura offrono risultati a breve termine molto promettenti in termini di azzeramento del Psa e di negativizzazione delle biopsie a sei mesi dal trattamento. Su oltre 12. 000 pazienti, trattati a tutt´oggi in più di cento centri europei (in particolare Monaco di Baviera e Lione che hanno introdotto la metodica nella pratica clinica e Como, il primo centro italiano ad adottarla nel luglio del 2000), la percentuale di biopsie negative a sei mesi, si avvicina globalmente al 90%. Dividendo i pazienti per classi di rischio, nei soggetti ad alto rischio si arriva ad una percentuale di biopsie negative del 75%, mentre nei soggetti a basso rischio la percentuale è di circa il 95 %. Data la minima invasività, la bassa incidenza di complicanze e lo scarso effetto sulle strutture circostanti, l´indicazione principale è rappresentata dal carcinoma prostatico localizzato in pazienti a rischio elevato per la chirurgia, anziani ma con spettanza di vita superiore a 5 anni. Anche se principalmente indicata per le forme circoscritte intraprostatiche, è possibile prevederne l´impiego anche nelle forme localmente avanzate. Un altro campo di applicazione estremamente promettente è quello nei pazienti che presentano una ripresa di malattia intraprostatica dopo radioterapia con intento radicale. I risultati ottenuti dagli studi finora condotti e nei quali si dispone di dati iniziali a medio termine (follow-up medio 7. 4 anni) su malati trattati per fallimento locale di radioterapia oltre il 90% presenta una negativizzazione della biopsia prostatica a sei mesi dal trattamento, con un valore medio minimo di Psa (0. 4 ng/ml ) e una stabilità mediana di oltre 5 anni; circa il 27% presenta una progressione a distanza. La mancanza di dati relativi a follow-up a lungo termine (10-15 anni) non consente attualmente di estendere l´indicazione a persone giovani e con lunghe aspettative di vita, per i quali lo standard resta la prostatectomia radicale o la radioterapia. Ciò non toglie che il progressivo aumento dei tempi di osservazione possa portare nei prossimi anni a una migliore definizione del ruolo di tale metodica nel trattamento del carcinoma prostatico localizzato. Promettente anche un’altra tecnica - la Intra-operative radiation Therapy – Iort, - una dose singola elevata ( circa 10 Gy) di elettroni- somministrata durante l’ intervento chirurgico tradizionale , diretta alla neoplasia ,alle regioni a rischio di recidiva locale e ai i tessuti sani circostanti non rimossi dopo l’asportazione della prostata è in grado di eliminare anche eventuali cellule di tumore “già scappate” dall’organo e non visibili ad occhio. La Crioterapia di nuova generazione indicata per pazienti con tumori molto avanzati altrimenti non trattabili, induce un congelamento della aree neoplastiche determinando una necrosi dei tessuti malati Terapie Farmacologiche “Nelle forme ormai avanzate e con metastasi” spiega il professor Tenaglia . “quando l’età del paziente non consente il ricorso alla chirurgia o per importanti comorbiltà, l’attesa di vita del paziente sia inferiore ai 10 anni, l’unica terapia è quella farmacologica con specifici farmaci , gli Lhrh analoghi che bloccano la secrezione del testosterone , l’ormone che stimola la crescita della neoplasia (un tempo l’unica possibilità era la castrazione chirurgica- orchiectomia- ) Questi farmaci riducendo i livelli in circolo del testosterone rallentano o stabilizzano il tumore. E proprio nel campo farmacologico un arma in più arriva da un recente farmaco (appartenente alla classe degli Lhrh analoghi ) la leuprolide nuova formulazione, grazie a un innovativo sistema di rilascio è in grado di garantire rispetto agli altri farmaci esistenti, un controllo ottimale del testosterone su una percentuale maggiore di pazienti. Secondo studi clinici ottiene una soppressione dei livelli di testosterone analoga a quella dell’orchiectomia bilaterale (< 20 ng/dl) e duratura in tutti i pazienti. Altra novità rilevante legata alla leuprolide è che costa circa il 20% in meno rispetto agli analoghi già in commercio consentendo così, oltre ad un controllo ottimale della malattia anche un notevole risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale. E’ molto importante”, avere a disposizione sempre nuovi farmaci efficaci non solo per i tumori in fase avanzata ma anche nel trattamento generale della neoplasia che può essere “preparata” meglio all’intervento o “controllata” anche quando la prostata è stata asportata . Quando la malattia non risponde più alla terapia ormonale si può ora intervenire con bifosfonati di terza generazione che bloccano la crescita delle metastasi nell’osso. Sempre sull’osso oltre alla tradizionale radioterapia si possono impiegare radionuclidi beta-emittenti, farmaci dotati di debole radioattività che si concentrano selettivamente nelle lesioni ossee. Su questo argomento ci saranno novità su studi avviati sul rapporto tra l’attività delle cellule tumorali della prostata e le cellule dell’osso. Un “dialogo biologico” molto importante attraverso il quale le cellule tumorali preparano le metastasi attraverso “chemioattrattori” (Nat Cell Biol 2006) Di notevole interesse sembra essere l’Acido Zoledronico nella prevenzione della compromissione ossea che ,come si sa è ,un punto di non ritorno del tumore . (Manteining bone health in pat. With prostatic cancer Med J. 2006 feb 20,184 ) . Dati importanti emergono dai centri osservazionali che rivelano l’alta incidenza di fratture nei pazienti , con trattamenti e senza adeguata copertura delle problematiche ossee. L’urologo deve familiarizzare rapidamente con la densitometria ossea,controlli di laboratorio,diete e prescrizioni adeguate. La chemioterapia classica non consente di ottenere risultati sul tumore di prostata. I taxani sono una nuova classe di chemioterapici che in studi preliminari hanno consentito di bloccare la progressione del tumore nel 38-46% dei pazienti. Infine una delle più promettenti novità è l’associazione della “vecchia” terapia con gli estrogeni (gli ormoni femminili impiegati fin dagli anni 60 e poi soppiantati dagli analoghi Lhrh) con gli analoghi della somatostatina in quei tumori che dopo anni di terapia con Lhrh, “scappano” dal controllo della terapia trasformandosi nei cosiddetti tumori neuroendocrini della prostata. Recenti studi hanno evidenziato, per la combinazione estrogeni-somatostatina, risposte cliniche oggettive nel 90% dei pazienti trattati con miglioramento del dolore osseo, del performance status, riduzione della Cromogranina A circolante (Cg-a) e del Psa”. Conseguenze dei trattamenti impotenza e incontinenza Se la riabilitazione sessuale del paziente inizia già dopo qualche settimana dall’intervento con farmaci che favoriscono l’erezione , l’incontinenza urinaria , spesso trascurata, può essere risolta con la rieducazione pelvica ,ginnastica vescicale, l’elettrostimolazione farmaci anticolinergici e una nuova tecnica chirurgica in day surgery già disponibile in 12 Centri italiani . Advance si avvale di una retina di polipropilene che posizionata sotto l’uretra ripristina la normale continenza. E proprio su questi problemi l’ Aimac lancia un appello al Ssn chiedendo per i malati di cancro alla prostata la gratuità non solo i pannoloni ma soprattutto dei farmaci antiimpotenza e antiincontinenza che attualmente gravano totalmente sul malato. Progetto Cellule Staminali “Da anni” , spiega la professoressa Gigliola Sica, Vice- Presidente Siuro- Professore Ordinario di Istologia Direttore Istituto di Istologia ed Embriologia Università Cattolica del S. Cuore, Roma , “ la mia attività all’interno della Siuro, con il pieno supporto del suo Direttivo , consiste nel diffondere nel campo dell’urologia oncologica un forte messaggio biologico concernente tematiche di ricerca che possano avere risvolti applicativi. In questo ambito ho curato in seno ai Congressi annuali della Siuro Corsi dedicati ai recettori ormonali nel cancro della prostata, agli agenti differenzianti nei tumori del tratto genito-urinario, alla ricerca di base nei tumori del testicolo, solo per citarne alcuni. Quest’anno, oltre a collaborare con il Dottor Sergio Bracarda e con il Dottor Francesco Ferrau’, oncologi, nella realizzazione di due Corsi dedicati rispettivamente ai nuovi approcci terapeutici e alla farmacogenomica, ho curato un Corso dedicato alle cellule staminali nel cancro della prostata. Non posso essere definita, allo stato attuale , un’esperta di cellule staminali, ma l’appartenenza al settore scientifico disciplinare Istologia, le conoscenze biologiche di base e l’esperienza di ricerca mi hanno consentito, di avvicinarmi a questa tematica. Inoltre, nella sede in cui opero, in collaborazione con vari specialisti, ho attivato un progetto relativo all’isolamento e alla caratterizzazione delle cellule staminali da vari tumori solidi e alla valutazione di differenti parametri, tra i quali la proliferazione, la migrazione e la risposta a vari tipi di trattamento, in particolare i chemioterapici. Tra i tumori presi in considerazione c’è anche il cancro della prostata e su questo tema, in particolare, ho intrapreso una collaborazione oltre che con il Professor Pierfrancesco Bassi, titolare della Cattedra di Urologia dell’Università Cattolica di Roma e con il gruppo del Professor Giuseppe Martorana ,Direttore della Scuola di Specializzazione e del Dipartimento di Urologia , Università Bologna. Tornando al Corso sulle Cellule staminali nell’ambito del Congresso Siuro, si è partiti dall’ illustrazione dell’epitelio prostatico normale, nel quale esistono cellule staminali destinate al rinnovamento fisiologico del tessuto. Il rinnovamento è controllato ed esiste un equilibrio tra le cellule che si riproducono e cellule che muoiono. Nel cancro questo equilibrio è sconvolto. Le cellule staminali normali risiedono nel compartimento basale, mentre le cellule secernenti, differenziate, sono nel compartimento luminale. Cellule neuroendocrine sono distribuite in tutto l’epitelio. Esisterebbe poi una popolazione intermedia, “transit-amplifying cells”, che condivide alcune caratteristiche con le cellule basali , ma si riproduce più attivamente. I vari tipi cellulari possono essere caratterizzati in base all’espressione del recettore degli androgeni e a quella delle cheratine. Le cheratine sono proteine che formano filamenti appartenenti al citoscheletro. Il citoscheletro rappresenta una sorta di impalcatura che regola e mantiene la forma cellulare, presiede alla motilità della cellula ed anche al trasporto di alcune componenti citoplasmatiche. Il carcinoma prostatico si svilupperebbe (come altri tumori) secondo un “modello gerarchico” e cioè da una piccola percentuale di cellule presenti nell’ambito della massa tumorale (le cellule staminali tumorali). Esse sono indifferenziate e capaci di dare origine a cellule più mature, attraverso più di una singola via differenziativa. In sostanza, il tumore nascerebbe da questa piccola quota cellulare andata incontro a mutazioni. Tuttavia ci sono dati non concordanti in letteratura i quali supportano l’idea che il tumore prostatico possa derivare dalla dedifferenziazione delle cellule luminali. Le cellule staminali tumorali, in genere, sono capaci di sopravvivere in condizioni avverse e manifestano resistenza nei confronti dei trattamenti convenzionali (radioterapia, chemio ed ormonoterapia). Nell’ambito della massa tumorale, mentre gli altri elementi rispondono ai trattamenti, le cellule staminali tumorali possono rimanere silenti, ed essere, quando se ne creano le condizioni, responsabili della ripresa di malattia. Sulla base di queste osservazioni, si può comprendere come sia importante conoscere la biologia delle cellule staminali normali e quindi quella delle cellule staminali tumorali e, di conseguenza, come sia importante il tentativo di colpire queste ultime con trattamenti mirati, allo scopo di eradicare il tumore. Siamo evidentemente ancora lontani dal raggiungimento di questo obiettivo, ma l’argomento trattato nel Corso Siuro è di grande attualità e notevole interesse scientifico . Al Corso sulle cellule staminali hanno partecipato in qualità di Docenti anche la Dottoressa Fiona Frame (Heslington- York), che ha trattato l’isolamento e la caratterizzazione delle cellule staminali nel cancro della prostata, e Jack A. Schalken (Nijmegen) che ha parlato della terapia delle cellule androgeno-indipendenti” . . |
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NASCE ´TIN TOSCANE ON LINE´, L´ARCHIVIO DEI PREMATURI MONITORAGGIO COSTANTE PER UN FENOMENO IN FORTE CRESCITA |
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Firenze, 10’ dicembre 2007 - Programmare meglio i servizi ostetrici e neonatali: è l’obiettivo che si propone l’istituzione dell’archivio regionale dei neonati gravemente prematuri, “Tin Toscane On-line”, deciso dalla giunta regionale su proposta dell’assessore per il diritto alla salute Enrico Rossi. Negli ultimi anni in Toscana, così come in altre regioni italiane ed in altri Paesi, vi è un aumento costante del fenomeno della nascita pretermine (a meno di 37 settimane di età gestazionale) e gravemente pretermine (a meno di 30-32 settimane di età gestazionale). I nati gravemente pretermine sono aumentati in Toscana da 671 (2000- 2002) a 758 (2003-2005). Per il prossimo futuro si prevede un’ulteriore crescita del fenomeno che è associato, tra l’altro, ad un’elevata età materna al parto, al ricorso alla fecondazione assistita, all’aumento delle donne straniere che partoriscono nelle strutture pubbliche della Toscana. La prematurità e le condizioni correlate rappresentano la prima causa di mortalità infantile: nel triennio 2003-2005 sono responsabili di oltre il 40% dei morti nel primo anno di vita in Toscana. Nella sua forma grave è associata all’insorgere di numerose patologie sia a breve che a lungo termine, con danni che vanno da disabilità importanti come la paralisi cerebrale, il ritardo mentale, la broncodisplasia, la cecità e la sordità, a disabilità media e lieve con problemi della sfera motoria e posturale, riduzione delle abilità cognitive, linguistiche e scarsa performance globale dell’apprendimento scolastico, problemi emotivi, relazionali e disturbi del comportamento. Una migliore conoscenza degli esiti a breve e a lungo termine, una loro associazione con livelli di cura e modalità assistenziali, e una comparazione tra i diversi punti nascita potrebbe essere utile per il miglioramento dell’assistenza neonatale e pediatrica di questi bambini. «Nei mesi scorsi – spiega l’assessore Enrico Rossi – ho chiesto alla Commissione regionale di bioetica di approfondire una riflessione su questo aspetto particolarmente delicato dell’assistenza sanitaria. I progressi tecnici spostano con tale rapidità i confini della medicina moderna da rendere assolutamente necessario giungere in tempi ragionevolmente brevi alla definizione di linee guida e indirizzi comportamentali sulle cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse, per sostenere sia le famiglie coinvolte sia i professionisti. La Commissione, accogliendo le raccomandazioni presentate da un gruppo di lavoro universitarioospedaliero fiorentino, ha sottolineato la necessità di sostenere la ricerca epidemiologica su questo tema. Da qui la nascita dell’archivio che ci permetterà di monitorare costantemente la situazione e di compiere le scelte opportune». L’archivio on line, che sarà gestito dall’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer in collaborazione con l’Osservatorio di Epidemiologia dell’Agenzia Regionale di Sanità, conterrà informazioni sui bambini con età gestazionale inferiore a 30 settimane e di peso alla nascita molto basso (dai 1500 grammi in giù), integrandole con ulteriori notizie utili per la programmazione dei servizi ostetrici e neonatali: dimensione dell’evento nascita gravemente pretermine e caratteristiche della popolazione materna (sociodemografiche, residenza, fecondazione assistita, complicanze della gravidanza); accesso alle cure (trasporto in utero, neonatale di emergenza, back-transfer) e organizzazione dell’assistenza nei singoli centri; tipologia e qualità dell’assistenza ostetrico-neonatale; complicanze ed esiti durante il ricovero e alla dimissione. I punti nascita interessati sono le terapie intensive neonatali (Tin) delle 4 Aziende Ospedaliero Universitarie e i punti nascita di secondo livello che assistono questi neonati. . |
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PROTEZIONE SOCIALE: "IN RETE" 30 RESIDENZE PER ANZIANI FVG |
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Trieste, 11 dicembre 2007 - Esigenze comuni e necessità di qualificare e valorizzare il servizio offerto hanno fatto da collante per la progettazione di un nuovo sistema informativo che metterà in rete 30 strutture residenziali per anziani operanti in Friuli Venezia Giulia, sia pubbliche che private, per un totale di 3. 300 posti letto. Il progetto, finanziato dalla Regione con un contributo di 250. 000 euro, consentirà alle diverse strutture coinvolte di dialogare con il Sistema informativo socio sanitario regionale, sottolinea l´assessore alla Salute e Protezione sociale Ezio Beltrame. Con questo progetto, aggiunge l´assessore, le residenze per anziani coinvolte si doteranno di un processo informatico evoluto, in grado di migliorare l´efficienza e la trasparenza del sistema delle residenze e soprattutto consentirà alla Regione di disporre di una banca dati uniforme e aggiornata, sia per quanto concerne i dati contabili e amministrativi sia per i dati socio-sanitari. Il progetto, che nasce da una precisa disposizione prevista dalla legge regionale 01/2007 e si inserisce nel quadro degli interventi indicati dalla norma regionale n. 6 del 2006, vede come capofila Area, l´associazione regionale che raggruppa le residenze pubbliche per anziani, a cui si è associata Anaste Fvg (Associazione nazionale Strutture Terza Età) in rappresentanza delle strutture private. L´iniziativa, che sarà realizzata in due anni, prevede di realizzare un programma informatico in grado di rispondere sia alle esigenze organizzative e amministrative interne, sia di creare i presupposti per le attività in rete, dialogando con il cittadino e le amministrazioni, in particolare con le istituzioni verso le quali esiste un obbligo informativo. In questo percorso progettuale che ci ha permesso di presentare un progetto qualificante, precisa il presidente di Area Mario Banelli, abbiamo incontrato attenzione e disponibilità a 360 gradi, riuscendo in un´impresa stimolante sia nei suoi contenuti che nelle modalità di condivisione degli obiettivi. Essere riusciti nell´impresa di rappresentare unitariamente un sistema informatico dove sono presenti le esigenze delle residenze pubbliche e private, aggiunge, è una risposta positiva alla richiesta di uniformità che la Regione ci chiedeva. Anaste Fvg che raccoglie una parte importante delle residenze private operanti in regione, aderendo a questo progetto, afferma il presidente regionale Marco Gasparini, ha voluto ricercare e favorire nella soluzione progettuale la necessità di un confronto su problematiche comuni visto che i soggetti fruitori di servizi - gli anziani - sono gli stessi sia per il pubblico che per i privati. Al progetto partecipano come partner tecnologici Itaca Informatica e Sistemi Srl, e Insoft Srl. Di seguito, le strutture residenziali partecipanti ed il numero di posti letto autorizzati: Itis Trieste Asp/azienda pubblica di servizi alla persona (v. Pascoli), 411 posti letto Asp "Pro Senectute" Trieste, 10 Asp della Carnia "S. Luigi Scrosoppi" Tolmezzo, 186 Asp "Daniele Moro" Codroipo, 129 Asp "Fondazione E. Muner de Giudici" Pradamano, 81 Asp Casa di riposo "G. Sirch" San Pietro al Natisone, 58 Asp "Opera Pia Coianiz" Tarcento, 210 Asp "La Quiete" Udine, 385 Asp "Ardito Desio" Palmanova, 117 Asp "G. Chiabà" San Giorgio di Nogaro, 139 Casa di riposo "Micoli Toscano" e pensionato "Cav. N. Brussa" Castions di Zoppola, 86 Asp di "Cavasso Nuovo Fanna" Cavasso Nuovo, 91 Asp Cordenonese "Arcobaleno" Cordenons, 113 Asp "Daniele Moro" Morsano al Tagliamento, 113 Asp "Casa per anziani Umberto I" Pordenone, 106 Asp di Spilimbergo, 204 Residenza privata "Fiori del Carso" Duino Aurisina, 57 Residenza privata "Carducci" Trieste, 40 Residenza privata "S. Anna" Udine, 95 Residenza privata "Villa Nimis" Nimis, 60 Residenza privata "Sereni Orizzonti" S. Canzian d´Isonzo, 60 Residenza privata "Sereni Orizzonti" Gemona del Friuli, 60 Residenza privata "Sereni Orizzonti" Udine (v. Podgora 16), 60 Residenza privata "Sereni Orizzonti" Udine (p. Le Cella 62), 46 Residenza privata "Sereni Orizzonti viale Xxiii Marzo" Udine, 24 Residenza privata "Sereni Orizzonti" San Giovanni al Natisone, 80 Residenza privata "Sereni Orizzonti" Pavia di Udine, 33 Residenza privata "Sereni Orizzonti" Pavia di Udine (loc. Percoto), 50 Residenza pubblica comunale "M. Stango Rodino" Majano, 99 Residenza pubblica comunale "Italia Rovere Bianchi" Mortegliano, 90. . |
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LIUGURIA, PRONTA A VARARE NELL´AREA METROPOLITANA UN PIANO PER LA SENOLOGIA, ENTRO NATALE ANCHE LE STRUTTURE PRIVATE CONVENZIONATE PRENOTABILI COL CUP |
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Genova, 10 Dicembre 2007 - Prosegue il piano avviato dalla Regione Liguria il 20 ottobre scorso per abbattere le liste di attesa. Le sette prestazioni che erano state individuate Tac, risonanza magnetica, ecografie e ecodoppler, oltre a prima visita oculistica, cardiologia e ortopedica vengono monitorate giorno per giorno dagli uffici regionali e il Cup, centro unico di prenotazioni, sta progressivamente effettuando le chiamate telefoniche per tutti quei pazienti, già in lista di attesa, per anticipare esami e visite. "Dalle telefonate effettuate - ha spiegato questa mattina l´assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo insieme al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando che hanno fatto il punto sulla situazione - emerge che il 53% dei pazienti ricontattati dal Cup ha confermato l´appuntamento precedente, anche perché non si tratta di prestazioni urgenti, agli altri utenti (45%) l´appuntamento per la visita o l´esame diagnostico è stato anticipato". La Regione ad ottobre aveva varato un piano di abbattimento delle liste di attesa che comprendeva le sette prestazioni tipologiche cui fanno riferimento 58 esami diversi che rappresentano da sole il 65% della totalità delle richieste, per le quali le Asl liguri dovranno, entro il prossimo marzo, mettersi in regola. L´obiettivo regionale è quello di offrire ai cittadini risposte in 30 giorni per quanto riguarda la risonanza magnetica, la Tac e una prima visita ortopedica, oculistica e cardiologia e in 45 giorni per le ecografie e l´ecocolordoppler. Per questo piano la Giunta ha stanziato 1 e 700mila euro, una cifra necessaria a riallineare i tempi di attesa. Dai dati in possesso dell´assessorato risulta comunque che ad oggi il cittadino che prenota un ecoaddome aspetta una media di 7 giorni se la effettua presso la Asl 3, 258 giorni presso l´ospedale Villa Scassi, 190 presso l´ospedale San Martino e 170 presso l´ospedale Evangelico. Invece se deve effettuare una Tac agli arti superiori aspetterà 6 giorni presso la Asl 3, 20 giorni presso l´Ospedale Galliera, 17 giorni all´ospedale San Martino. Per quanto riguarda invece una risonanza magnetica al cervello al momento ci sono 169 giorni di attesa presso l´ospedale San Martino, 113 all´ospedale Villa Scassi, 153 all´ospedale Galliera e 83 all´Evangelico. Per quanto riguarda le singole Asl l´assessore regionale alla Salute ha sottolineato la bontà dei risultati raggiunti da parte della Asl 1 Imperiese che eroga già quasi tutte le prestazioni monitorate entro i 30 e i 45 giorni. "Anche la Asl 2 - ha ribadito Montaldo - ha raggiunto risultati positivi, pur non essendo ancora arrivati all´allineamento completo, così come la Asl 4 che per quanto riguarda le Tac ha raggiunto il termine dei 7 giorni e per le ecografie si va dai 45 ai 90 e la Asl 5 è arrivata ai 70 giorni per le ecografie". Una situazione che ancora si presenta molto differenziata e che necessita per omogeneizzarsi di tutti i 4 mesi individuati all´inizio dalla Giunta regionale. E se entro la fine di marzo è prevista la messa a regime delle sette prestazioni più richieste, entro la fine del 2008 dovranno essere portate entro livelli fiosiologici anche tutte le altre prestazioni. "Inoltre nei prossimi giorni - ha detto Montaldo - ci concentreremo sulla senologia e vareremo un piano a favore di una maggiore specializzazione dei centri e del personale che dovrà dedicare la sua attività per l´80% alle ecografie e alle radiografie al seno, in quanto è previsto che un buon operatore per saperle leggerle deve farne ogni anno da un minimo di 2500 ad un massimo di 5000". In questo modo la Regione Liguria conta di garantire screening ed esami clinici di primo e secondo livello al seno. Un´azione straordinaria verrà messa in campo anche per l´Oct, la tomografia a coerenza ottica, la macchina che effettua controlli sul fondo retinico che dalle attuali due passeranno a quattro in tutta la Liguria. A gennaio è infatti prevista l´entrata in funzione a San Martino di una nuova macchina per effettuare controlli agli occhi, contestualmente ad un´altra Otc che entrerà in funzione alla Spezia. Aumenteranno anche i giorni di funzionamento, a San Martino si passerà infatti dagli attuali 4 giorni al mese a 4 giorni alla settimana. "L´obiettivo - hanno detto il presidente Burlando e l´assessore Montaldo - è quello di saturare prima le nostre macchine e solo dopo ricorrere a prestazioni aggiuntive, è il sistema che ci deve dire di cosa ha bisogno". . |
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GIORNATA EUROPEA DISABILITA’. DAL PARLAMENTO EUROPEO ASSESSORE VALDEGAMBERI:”NON SOLO DICHIARARE DIRITTI DISABILI MA ESIGERLI;E SUPERARE LE BARRIERE CULTURALI” |
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Venezia, 10 dicembre 2007 “Non più e non solo dichiarare i diritti delle persone con disabilità ma esigerli; non più e non solo superamento delle barriere architettoniche ma innanzitutto di quelle culturali”: questa la sintesi della posizione di Stefano Valdegamberi, Assessore regionale alle politiche sociali, in occasione della Giornata Europea della Disabilità che si è tenuta il 5 dicembre e che lo vedeva a Bruxelles per partecipare alle iniziative europee in corso al Parlamento Europeo. “L’impegno dei governi, a qualsiasi livello – afferma l’Assessore veneto - è di rendere esigibili tali diritti, creando le condizioni culturali e sociali per costruire pari opportunità. Vale a dire che le politiche per le persone con disabilità devono essere pensate e realizzate all’interno delle politiche generali, rivolte a tutti i cittadini, creando le condizioni di parità e di risposta alle esigenze specifiche delle persone con disabilità. Ad esempio nella costruzione degli edifici non si deve più parlare di eliminazione delle barriere architettoniche; ma è necessario progettare e realizzare edifici accessibili a tutti, anche alle persone che temporaneamente o stabilmente si trovano nella condizione di disabilità. Le prime barriere che portano all’esclusione sociale e alla discriminazione – aggiunge - sono innanzitutto le barriere culturali. Ne consegue allora che l’integrazione sociale si realizza attraverso interventi finalizzati a eliminare la discriminazione sociale, a incentivare le azioni positive, favorendo in tutti i modi la partecipazione attiva delle persone ai processi e ai percorsi di cui loro stessi sono i primi destinatari”. La giornata europea della disabilità non può fare a meno di richiamare, secondo Valdegamberi, l’evento maggiormente significativo dell’anno 2007: l’approvazione della Convenzione Internazione per i diritti delle persone con disabilità, avvenuta a conclusione di un lungo lavoro pluriennale, effettuato nel comitato dai rappresentanti di 192 Nazioni, di Organismi Internazionali e di Organizzazioni Non Governative (Ong). La Convenzione, secondo l’Oms, interessa circa 650 milioni di persone con disabilità nel mondo, e tenderanno ad aumentare per il progressivo aumento dell’invecchiamento demografico. Essa tocca tutti gli aspetti connessi alla tutela e promozione delle libertà, della dignità e dei diritti: il diritto alla vita e all’integrità della persona; all’istruzione; al lavoro; all’accesso ai servizi ma anche alla cultura ed al tempo libero; alla protezione da ogni forma di tortura, violenza e maltrattamento; alla rappresentanza legale, contro ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità e la promozione di pari opportunità. “Nei Paesi più industrializzati – rileva l’esponente del governo regionale - il progresso medico, scientifico e tecnologico non è riuscito a ridurre sufficientemente e significativamente l’incidenza delle condizioni di disabilità tra le popolazioni ed, anzi, per alcune tipologie si è assistito ad un incremento. In molti paesi essere disabili significa essere esposti a rischio di esclusione sociale, rifiuto, violazione manifesta dei loro diritti, misconoscimento o addirittura assenza di essi. In occasione del Congresso Europeo sulla disabilità riunito a Madrid nel 2002, è stato riaffermato e sottolineato che “La disabilità è una questione che riguarda i diritti umani” e che le persone con disabilità hanno gli stessi diritti di tutti i cittadini: diritti umani, civili, sociali, politici ed economici riconosciuti dalle Convenzioni internazionali, dal Trattato dell’Unione Europea, dalla Costituzione. Su questa strada – conclude - bisogna proseguire dai livelli più decentrati a quelli nazionali a quelli europei”. . |
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FIRMATO IN PUGLIA CONTRATTO INTEGRATIVO PER PEDIATRI DI FAMIGLIA |
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Bari, 10 Dicembre 2007 - E´ stato sottoscritto il 5 dicembre presso l´Assessorato alle Politiche della Salute e dall´assessore Alberto Tedesco con le organizzazioni di categoria, l´accordo integrativo per i pediatri pugliesi, con il quale la Regione ha completato - dopo la firma dell´accordo con i medici di medicina generale - il programma d´intese con i medici convenzionati per lo sviluppo dell´assistenza primaria. I pediatri di libera scelta in Puglia sono 585 e assistono una popolazione pediatrica di 476. 841 assistiti che, in considerazione della distribuzione territoriale, pone l´esigenza di assicurare una sufficiente e appropriata diffusione degli ambulatori di pediatria. Questa considerazione è alla base della scelta di incentivare lo sviluppo delle forme di associazionismo in rete, riservando le forme di associazione di gruppo e la partecipazione dei pediatri alle associazioni complesse con i medici di medicina generale ai contesti dei grandi centri urbani e aree metropolitane. L´assistenza pediatrica si caratterizza per il forte impegno nell´area della prevenzione e delle cure per i pazienti affetti da malattie rare. L´accordo sottoscritto impegna i pediatri nelle attività programmate riferite a questi due ambiti di intervento. In particolare, i pediatri parteciperanno attivamente ai programmi regionali di contrasto all´obesità (patologia questa che vede la nostra regione tra quelle con la più alta prevalenza in età pediatrica) e forniranno un prezioso contributo nel programma di verifica dei percorsi assistenziali riservati ai piccoli pazienti affetti da patologia rara. L´attività di prevenzione si arricchisce di una importante implementazione, avendo l´accordo previsto la effettuazione di due nuovi bilanci di salute che riguardano i bambini di 8 e 12 anni, prolungando in tal modo il periodo di osservazioni programmate a tutela di un fisiologico sviluppo del bambino. Per la promozione dell´attività sportiva i pediatri si impegnano a effettuare le visite propedeutiche al rilascio delle certificazioni di idoneità, senza costi per le famiglie. L´accordo si qualifica inoltre per l´impegno dei pediatri ad aderire al progetto regionale per il miglioramento dell´assistenza pediatrica. In ogni azienda Usl sarà possibile realizzare programmi di assistenza a bambini affetti da patologie croniche che richiedono precisi e appropriati percorsi assistenziali (autismo, disturbi del linguaggio e dell´apprendimento, malattie endocrine, celiache, asma, ecc. ), con l´impegno presso gli ambulatori di pediatria di professionisti contrattualizzati direttamente dai pediatri convenzionati. I risultati delle sperimentazioni effettuate consentiranno la individuazione di modelli organizzativi di rilievo regionale per una più efficiente ed efficace presa in carico dei pazienti. L´accordo integrativo regionale non prevede infine incentivi legati ad automatismi di natura salariale, l´impiego di risorse regionali per lo sviluppo dell´assistenza pediatrica, in un contesto di piena assunzione di responsabilità da parte dei pediatri pugliesi. Il costo dei programmi per prevenzione obesità e malattie rare, con i due bilanci di salute 8 -12anni sarà di 1 milione di euro, quello per le patologie croniche costerà1. 3 milioni di euro. L´accordo prevede anche la rivisitazione del libretto pediatrico. . |
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LOMBARDIA: BANCA REGIONALE DEL TESSUTO MUSCOLO-SCHELETRICO” |
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Milano, 11 dicembre 2007 - Il tessuto osseo è il primo tessuto trapiantato in Regione Lombardia con un fabbisogno pari a 179 tessuti per milione di abitanti , come dimostrato dai dati del Centro Regionale di Riferimento per il Trapianto di organi e tessuti. Per questo motivo la Banca Regionale di Tessuto Muscolo-scheletrico rappresenta un servizio indispensabile nella raccolta , certificazione di idoneità e distribuzione dei tessuti. L’attività della Banca è strettamente correlata e dipendente dall’attività di prelievo e di trapianto delle Ortopedie del territorio. “La Banca regionale del tessuto muscolo-scheletrico,” spiega la dott. Ssa Faré responsabile della Banca, è stata istituita nel 2003 e ha sede presso l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini. (rif. Dgr 28/4/2003 – N. 12847 – Ddg 1/4/2003 n. 5529- legge 91/99). La sede è operativa per accettazioni e ritiro tutti i giorni dalle 8 alle 20. 00. Le Banche del tessuto muscolo-scheletrico sono strutture sanitarie pubbliche o accreditate , senza attività di lucro, che hanno il compito di conservare, distribuire i tessuti e le cellule prelevati, certificandone la rintracciabilità, l’idoneità e la sicurezza. “La Banca”, dice la dott. Ssa Farè,” rappresenta il ponte tra Donatore e Ricevente. Garantisce la qualità e sicurezza dei tessuti distribuiti . In base al monitoraggio che si effettua dei riceventi si è potuto constatare come , negli anni, la qualità della vita , dei beneficiari , ha ottenuto degli standard elevati di qualità e miglioramento”. La Banca è una struttura etica, pubblica, fondata sulla donazione. Risponde a principi di equità, trasparenza, sicurezza, qualità, economicità, ricerca e sviluppo. I donatori di tessuto muscolo-scheletrico possono essere di due tipologie: viventi ( autologhi o allogenici), oppure donatori da cadavere (a cuore fermo o a cuore battente). Dai donatori viventi si ricevono epifisi femorali mentre da donatori a seguito di decesso si ha una possibilità di prelevare una maggiore varietà di tessuti ( osteoarticolari, tendini, menischi) , ottenendo quindi un’ottimizzazione dei costi di gestione. Dal 2006 si riscontra un elevato incremento del numero delle richieste di tessuto tendineo (tendine di Achille, tendine rotuleo e tendine tibiale) per la ricostruzione di legamento crociati posteriori e/o anteriori del ginocchio. Le attuali indicazioni prevedono che, per tali interventi, il gold standard , sia ancora il tendine autologo e consigliano l’utilizzo dell’allograft solo in pazienti con lesioni di più legamenti o lesioni inveterate complete. Sinora sono stati effettuati 26 trapianti di menisco con tessuto da Banca. Attualmente i Centri che collaborano con la Banca per la raccolta di tessuto osseo sono 16 e nel 2006 la Banca ha raggiunto l’autosufficienza nella distribuzione delle teste di femore prelevate da donatori viventi afferenti alle Ortopedie del territorio Regionale per sottoporsi ad interventi di protesi d’anca. Per il prelievo di tessuto da donatore cadavere (donatore multiorgano a cuore battente) la Banca collabora con l’ospedale S. Matteo di Pavia. Il recupero di tessuto osseo risulta però essere insufficiente a ricoprire il fabbisogno lombardo e il tessuto viene recuperato da altre Banche italiane. Per tale motivo occorrerebbe sensibilizzare la popolazione allo scopo di incentivare la donazione di tessuto muscolo-scheletrico . Sono in programmazione nel corso del 2007-2008 corsi di formazione da parte del personale della Banca per tutto il personale ortopedico e infermieristico in numerosi ospedali lombardi per incrementare la raccolta. . |
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POTENZIATA LA BANCA DATI VENETA DELL’ANAGRAFE CANINA |
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Venezia, 10 dicembre 2007 - “La Legge regionale 60 del 1993 a tutela degli animali da affezione e a prevenzione del randagismo ha istituito per la prima volta nel nostro Paese l’anagrafe canina ed ha predisposto un sistema di identificazione tramite l’applicazione di un microchip senza dolore e senza sofferenza. Le linee guida venete per creare un passaporto per gli animali da affezione sono state adottate anche da altre Regioni ed un registro con sede presso il Ministero della Salute è stato aperto a livello nazionale. ” Lo ha detto l’assessore alle Politiche sanitarie, Francesca Martini, che ha portato in Giunta regionale un provvedimento che ha stanziato 120mila euro per il potenziamento e per l’implementazione della Banca dati dell’anagrafe canina. La Banca sarà gestita dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e sarà – conclude l’Assessore - “un ulteriore passo in avanti nella lotta al randagismo. ” . |
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FIRMATO DAL MINISTRO LIVIA TURCO E DAL PRESIDENTE LOIERO L´ACCORDO DI PROGRAMMA INTEGRATIVO PER LA COSTRUZIONE DI QUATTRO NUOVI OSPEDALI IN CALABRIA |
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Reggio Calabria, 10 dicembre 2007 - Dopo l´intesa raggiunta il 6 dicembre in Conferenza Stato-regioni il ministro per la salute Livia Turco ed il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero hanno firmato l´Accordo di programmazione integrativo 2007 per il settore degli investimenti sanitari, che prevede un immediato stanziamento di Euro 285. 589. 141, di cui 196. 142. 821 a carico dello Stato e 89. 446. 320 a carico della Regione. All´incontro erano presenti anche il vicepresidente Vincenzo Spaziante e il consigliere Doris Lo Moro. "Oggi doveva essere un giorno di festa per la sanità calabrese, perché non capita tutti i giorni di firmare un accordo che cambia in meglio la nostra rete ospedaliera. Purtroppo -ha dichiarato Loiero- è coinciso con un altro grave lutto proprio nell´ospedale che vogliamo dedicare alla memoria dei Federica. Ma accanto alle zone d´ombra come queste, bisogna anche dire che in Calabria esistono alcune eccellenze e che il nostro impegno è quello di innalzare ovunque la qualità del servizio, per assicurare in tutti i campi un vero diritto alla salute per i nostri cittadini. Intanto -ha proseguito Loiero- senza anticipare nessun giudizio di colpevolezza, ho già invitato il Commissario straordinario della Asp di Vibo Valentia a sospendere cautelamene il medico otorino coinvolto nella morte di Eva Ruscio". Anche il Ministro Livia Turco ha sottolineato che gli ispettori del ministero sono già al lavoro a Vivo Valentia e che ha predisposto un rafforzamento dell´attività ispettiva in tutti i presidi sanitari della Calabria "per offrire alla Regione, al Parlamento ed all´opinione pubblica la fotografia dell´esistente per meglio incidere anche con altri futuri investimenti". Anche in merito alla morte di Federica Monteleone il ministro ha invitato la magistratura a chiudere presto le indagini preliminari. Gli altri aspetti su cui hanno concordato il presidente Loiero ed il ministro Turco sono stati: la decisione di adottare un´ordinanza della Protezione Civile per permettere la procedura di urgenza nella realizzazione dei quattro ospedali; la volontà di investire almeno altri 270 milioni di Euro sia nelle strutture che nelle tecnologie. "Ringrazio il Governo ed anche il nostro precedente assessore alla sanità per il lavoro svolto in questi mesi per raggiungere quest´obiettivo. Anch´io -ha continuato Loiero - assicuro ainistro Turco che metteremo a disposizione ulteriori risorse non solo nelle strutture sanitarie ma anche per l´ammodernamento tecnologico, come la diagnostica d´avanguardia. Dopo i tre casi di giovani morti come quelle di quest´anno, anche se queste tristi vicende succedono in tutte le regioni italiane, dobbiamo far capire ai cittadini che stiamo facendo sul serio la riforma della sanità calabrese e tutti dobbiamo contribuire a raggiungere il risultato. Per questo, attiveremo la Protezione Civile per costruire a tempo di record i nuovi ospedali, istituendo una ´cabina di regia´ non in Calabria ma presso il Ministero della Salute, con tecnici di livello nazionale, prefetti e funzionari capacissimi ad assumersi la responsabilità di terminare il lavoro entro la legislatura". L´accordo firmato a Roma pone precise condizioni in ordine ai termini concordati, con specifico riferimento a strumenti di semplificazione e snellimento dell´attività amministrativa, all´utilizzo di tutte le risorse in tempi rapidi, alla rimozione di ogni ostacolo per la concreta realizzazione degli interventi che portino ad efficienza e sicurezza nella sanità di vaste aree della Calabria. Il finanziamento è così ripartito: 1) Adeguamento e completamento del nuovo ospedale di Vibo Valentia - Euro 43. 589. 141; 2) Complesso ospedaliero di Catanzaro - Euro 99. 000. 000; 3) Nuovo monoblocco ospedaliero della Sibaritide - Euro 77. 000. 000; 4) Nuovo monoblocco della Piana di Gioia Tauro - Euro 66. 000. 000. "In un anno abbiamo recuperato un ritardo accumulato nel tempo dai precedenti Governi nazionale e regionale -ha affermato Livia Turco- e con quest´accordo di programma gettiamo le basi concrete per dare risposte, che arriveranno anche assieme ad altre risorse, utilizzando procedure rapide e trasparenti per realizzare i quattro nuovi ospedali". . |
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30 ANNI DI ORTOPEDIA ONCOLOGICA A MILANO |
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Milano, 11 dicembre 2007 - “Il traguardo dei 30 di attività del nostro Coo, centro di Chirurgia Ortopedica Oncologica,” sottolinea il prof V. Zucchi, fondatore del Coo e ora membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini,”è un punto di partenza , non certo di arrivo. Nel corso del convegno tenutosi il 4 dicembre abbiamo ricordato persone, fatiche, tappe medico-scientifiche, ma soprattutto ci proiettiamo al futuro, ringraziando quanti ci sono stati e ci saranno vicini in questo percorso continuo di cura, attenzione alla Persona, e ricerca medico-scientifica di qualità. Si pensi che , dal 1977 ad oggi , si è passati da una chirurgia limitata quasi esclusivamente, in passato, ad interventi demolitivi per i pazienti, in molti casi in età pediatrica con patologia ortopedica-oncologica , agli attuali interventi, per lo più conservativi e spesso risolutivi. Questo grazie ai progressi della chemioterapia, al contributo delle tecniche radiologiche, alla costruzione di protesi sempre più perfezionate ed affidabili, alla costituzione di gruppi di lavoro per lo scambio delle acquisizioni e dei risultati, in campo sia nazionale sia internazionale”. Nel corso dell’evento celebrativo sono stati presentati al pubblico presente (pazienti, medici, ricercatori, giornalisti, infermieri) i dati del passato, presente e futuro della struttura Coo , che ha sede presso l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini; sono stati illustrati i risultati più aggiornati relativi alla diagnosi e cura delle patologie ortopedico-oncologiche , in particolare pediatriche , ed è stato anche ricordato l’importante ruolo di sostegno , volontario, sia morale che materiale, dell’Associazione “Aldo Arienti Amici del Coo” , fondata da una ex-paziente, Sylvia Rhys Thomas, in ricordo del prof. Aldo Arienti, attento promotore di una ricerca sui temi dell’oncologia muscolo-scheletrica. Il Coo , negli anni, si è affermato come punto di riferimento nazionale e, come socio fondatore, ha partecipato attivamente alla nascita dell’Emsos (European Musculo- Skeletal Oncology Society). Inoltre il Coo ha una collaborazione diretta con i maggiori Centri in Europa e con l’Msts (Musculo-skeletal Tumor Society) negli Stati Uniti. “Il C. O. O. “, dice il Direttore del Reparto, Dott. Sergio Mapelli ,” è Centro Regionale di Riferimento per i tumori muscolo-scheletrici primitivi ed è collegato, tramite consulenze, con le principali strutture oncologiche lombarde (Istituto Nazionale dei Tumori, Istituto Europeo Oncologico e collaborazione e rapporti istituzionali con Humanitas, San Raffaele e Università degli Studi di Milano). Negli anni ha sviluppato conoscenze e capacità adeguate alle moderne possibilità internazionali in questo settore”. Le strutture operative saranno ampliate. I dati attuali comprendono: numero di letti di degenza: 18; numero di sale operatorie a disposizione: 4/5 la settimana; assistenza generale medica, peri-operatoria e di cura del dolore 24 ore su 24 , così come il personale (medico ed infermieristico specializzato). Le tappe recenti sono relative agli avanzamenti della chemioterapia, della radiofrequenza, della micro-chirurgia, delle protesi allungabili magneticamente, ai risultati sul perone vascolare in accrescimento. “Il C. O. O. ,” spiega il prof. Virgilio Zucchi, fondatore del C. O. O. ,“ è cresciuto grazie ad un impegno costante, ad una perfetta unità di intenti, ad un’assidua collaborazione, entusiasta e talvolta critica, di medici, infermieri, ricercatori. Si è potuta realizzare una riedizione moderna del ‘triangolo di Jaffe’, allo scopo di applicare correttamente la classificazione clinico-patologica delle neoplasie muscolo-scheletriche secondo il ‘surgical staging system’ di Enneking e sviluppare così una conseguente ed adeguata chirurgia. Tante le persone e le istituzioni che ci hanno aiutato ad iniziare e sviluppare, dalla fine degli anni ’70, una serie di tecniche chirurgiche fino ad allora del tutto sconosciute in Istituto; ma non posso dimenticare gli amici Leandro Gennari e José Luis Fontanillas, con i quali ci siamo spesso imbarcati in iniziative tanto ambiziose quanto rischiose”. Nel tempo alcuni sviluppi della ricerca medica e bioingegneristica, hanno dato una formidabile spinta alle capacità delle ‘terapie integrate’, soprattutto negli anni ’80. Anche i passi avanti dell’imaging hanno un ruolo importante , consentono di definire, cosa che prima era sconosciuta, le dimensioni ed i rapporti extraossei di una neoplasia scheletrica o delle parti molli degli arti, rispetto ai tempi in cui la radiologia tradizionale era impotente, ora i mezzi moderni dell’imaging (Tc, Mr) forniscono un supporto notevole alla diagnosi e alla cura di queste patologie. Il C. O. O. Ha una importante Anatomia patologica, una competente Radiologia di alto livello. “La ricerca traslazionale,” dice il Dott. P. Picci, Direttore Scientifico Istituti Ortopedici Rizzoli – Bologna,” può portare alla definizione di trattamenti personalizzati . Sono necessari nuovi trattamenti personalizzati che tengano conto della biologia del paziente e del tumore. In altre parole, sono necessarie nuove strategie”. . |
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IL FUTURO DELLA SANITA’ IN UN INCONTRO A MILANO A CURA DI AB MEDICA |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Recentemente diverse professionalità del mondo medico-scientifico, dell’Imprenditoria, della Pubblica Amministrazione, della Cultura e dell’Informazione si sono incontrate per discutere e riflettere sul tema: “Il Futuro della Sanità”. L’iniziativa, promossa da Aldo Cerruti, Presidente e Amministratore Unico di ab medica S. P. A. (www. Abmedica. It), si pone l’obiettivo di favorire lo scambio di esperienze e visioni, per disegnare la medicina del futuro. Gli incontri avranno cadenza quadrimestrale e saranno un’occasione preziosa per discutere e analizzare casi di studio significativi e valutare nuove iniziative italiane e straniere in ambito medico-sanitario, volte a favorire lo sviluppo e l’innovazione. Fulcro di tale iniziativa è ab medica S. P. A. , azienda nata nel 1984 grazie ad Aldo Cerruti. L’azienda è all’avanguardia nell’importare le tecnologie più avanzate in diversi settori del medicale e nel fornire consulenza e assistenza per una vasta gamma di dispositivi medici specialistici, di cui ha la distribuzione in esclusiva, con particolare attenzione alle tecniche più innovative e mini-invasive che riducono i rischi, i costi, i traumi post-operatori e la necessità di assistenza a lungo termine. Dopo una breve ed appassionata presentazione dell’Azienda, il Presidente ha chiarito le ragioni dell’incontro, riassumibili nella volontà di creare una estesa comunità di dialogo e scambio, per dare impulso all’innovazione in campo medico-sanitario e alla Ricerca. L’analisi delle problematiche relative alla ricerca scientifica in Italia è stata affidata al Dottor Eugenio Quaini, consulente scientifico per i progetti di ab medica, che ha illustrato le possibili linee di sviluppo dell’innovazione ed il ruolo dell’Azienda nel promuovere e attuare progetti che indirizzino concretamente il “Futuro della Sanità”. “Il Futuro della Sanità si propone come un’iniziativa d’eccellenza volta ad evidenziare e stimolare l’innovazione mediante l’informazione”, ha evidenziato Elena Benassi, Responsabile Marketing di ab medica, che ha chiarito, nel suo intervento, il ruolo cruciale della comunicazione come strumento per promuovere e condividere la cultura dell’innovazione nel medicale. Al centro di questa strategia d’informazione è l’innovativo sito web dell’Azienda, realizzato da Casaleggio Associati. A conclusione degli interventi, il Presidente e Fondatore di Casaleggio Associati, Gianroberto Casaleggio, ha presentato il rapporto dal titolo “Il Settore della Sanità online in Italia”. . |
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AL SISTEMA SANITARIO PALESTINESE UN AIUTO PER CRESCERE IMPEGNATI IN UN PROGETTO COMUNE L´OSPEDALE MEYER E L´OSPEDALE DI RAMALLAH L´ASSESSORE TOSCANO ROSSI E IL MINISTRO FATHY ABU MOGHLI FIRMANO UNA INTESA |
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Firenze, 10 dicembre 2007 - Un programma di sostegno allo sviluppo del Sistema sanitario palestinese. Lo hanno concordato oggi, siglando un apposito protocollo, l’assessore regionale per il diritto alla salute Enrico Rossi e il ministro della sanità palestinese Fathy Abu Moghli. La collaborazione è ispirata dalla necessità di garantire alla popolazione palestinese livelli adeguati di efficacia, equità e accesso alle prestazioni sanitarie del servizio sanitario pubblico, con la promozione di tecnologie innovative e strumenti diagnostici e terapeutici avanzati. Due i settori di intervento: la specialistica in pediatria e gli aspetti organizzativi e gestionali dei sistemi sanitari pubblici Il Dipartimento Diritto alla Salute della Regione Toscana affiderà le attività di coordinamento di un futuro progetto all’Ospedale Pediatrico Meyer, che si avvarrà delle diverse professionalità esistenti nel panorama della sanità toscana in ambito pediatrico. Le attività verranno realizzate nell’Ospedale Pediatrico Al Bahraini di Ramallah. Periodicamente professionisti dell’Ospedale Meyer e di altre strutture pediatriche della Regione Toscana lavoreranno in Palestina per brevi periodi sviluppando allo stesso tempo attività formative. Le specialità più rilevanti, dove i professionisti toscani possono offrire le loro competenze sono: cardiochirurgia pediatrica, neurochirurgia pediatrica, malattie metaboliche e neurologiche, terapia intensiva neonatale. Allo stesso tempo verrà valutata la possibilità di accogliere i pediatri palestinesi per periodi di 6 mesi - 1 anno al fine di sviluppare competenze sull’utilizzo di specifiche tecnologie sanitarie. Fa parte dell’accordo anche l’impegno di implementare un progetto di Telemedicina tra l’Ospedale Meyer e l’Ospedale Al Bahraini con lo scopo di supportare e rinforzare le attività formative e di consentire allo staff medico lo scambio di dati e informazioni cliniche relative a casi di complicata rilevanza. Questo tipo di strategia consentirà la realizzazione di ricerche congiunte in aree di comune interesse (disordini neurologici, malattie emato-oncologiche. ). L’esperienza della Regione Toscana in ambito sanitario consente di poter offrire alla sanità palestinese un supporto tecnico metodologico in materia organizzativo-manageriale delle strutture sanitarie palestinesi tanto a livello di Primary Health Care come a livello Ospedaliero (2° e 3° livello). La Regione individuerà tra le sue strutture sanitarie e universitarie di eccellenza quella più idonea a definire insieme questo percorso. I costi saranno coperti con i fondi resi disponibili dalla Regione Toscana nell’ambito della strategia di Cooperazione Sanitaria Internazionale. . |
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ANISAP-FEDERLAZIO: NUOVE SCELTE DELLA REGIONE RISCHIANO DI ROMPERE LA TREGUA |
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Roma, 10 dicembre 2007 Dichiarazione Congiunta Del Presidente Di Federlazio Sanità Privata Claudia Melis E Del Presidente Di Anisap Lazio Vittorio Cavaceppi. “In merito alle notizie apparse in data odierna (5 dicembre) sulla stampa si apprende, tra l’altro, che la Regione Lazio intende mantenere operativi solo laboratori che erogano non meno di 700. 000 prestazioni annue. Questo provvedimento, di cui le Organizzazioni di Categoria non hanno avuto notizia e alla cui formulazione non sono state chiamate a partecipare, costituisce un grave atto che, se non interverrà immediatamente un chiaro, preciso intervento di smentita da parte della Regione, determinerà nel prossimo anno la chiusura dei 354 Laboratori privati accreditati provvisoriamente, che erogano complessivamente oltre 20 milioni di prestazioni a costi prefissati e di certificato risparmio ma che non possono singolarmente sopportare un carico di analisi che solo i previsti “mega-centri” saranno chiamati ad effettuare”. “Se le citate strutture non saranno più in grado di operare sul territorio, ciò determinerà un danno irreparabile per l’assistenza che coinvolgerà gli stessi diritti dei cittadini che sanciscono, in base a leggi dello Stato, la libera scelta delle Strutture da parte degli assistiti e la competitività tra le strutture pubbliche e private, quale elemento fondamentale per assicurare la qualità delle prestazioni. Si determinerà inoltre, di colpo, la perdita di 10. 000 posti di lavoro per quanti - professionisti, tecnici, amministrativi, ausiliari - operano nelle strutture private accreditate di laboratorio”. “Le Associazioni di categoria Anisap e Federlazio, a seguito di tale notizia e visto che lo stesso Accordo intervenuto con la Regione il 3 ottobre u. S. Non è stato ancora complessivamente rispettato, hanno richiesto un incontro immediato con l’Assessore Battaglia per ottenere tutti i puntuali chiarimenti. Nel caso venga confermato l’attuale indirizzo, che è meramente politico e che intende far scomparire tutte le strutture private di laboratorio capillarmente collocate sul territorio della Regione e che riscuotono la fiducia dei cittadini, Anisap e Federlazio provvederanno a difendere gli interessi degli associati, dei dipendenti e dei collaboratori con tutti i mezzi sindacali, il coinvolgimento dell’opinione pubblica, non ultimo attivando ricorsi presso la Magistratura che sembra essere ormai rimasta nel nostro Paese l’unico riferimento per la difesa di ragionevoli diritti”. “Nel caso di una mancata convocazione da parte dell’Assessore Battaglia, le due Associazioni di Categoria Anisap e Federlazio annunciano la ripresa dello stato di agitazione che comporterà l’interruzione delle erogazioni delle analisi ai cittadini a carico della Regione”. . |
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LEONARDO: DAGLI STUDI DI PROPORZIONI AL TRATTATO DELLA PITTURA MILANO, CASTELLO SFORZESCO 7 DICEMBRE 2007 – 2 MARZO 2008 |
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Milano, 10 dicembre 2007 – Dal 7 dicembre, al 2 marzo 2008, la Sala delle Asse del Castello Sforzesco ospita la mostra “Leonardo. Dagli studi di proporzioni al Trattato della Pittura”. L’esposizione, che celebra il genio di Leonardo da Vinci, è stata curata da Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, con la collaborazione di Martin Kemp e del comitato scientifico composto da Giulio Bora, Roberto P. Ciardi, Luisa Cogliati Arano, Ornella Foglieni, Mario V. Guffanti e Marco Rossi. “Nel giro di due giorni – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi – la città di Milano offre due importanti occasioni per celebrare il nome di Leonardo: il 6 dicembre, l’annuncio della donazione del dipinto ‘Madonna Lia’, il 7 dicembre , la presentazione della mostra ‘Leonardo. Dagli studi di proporzioni al Trattato della Pittura’, nata dal sapiente lavoro di due grandi studiosi, Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio”. “La mostra - ha aggiunto – presenta una dovizia di documenti utili ad approfondire e comprendere meglio la fortuna di quel grande pittore, scienziato, scultore e uomo universale che è stato Leonardo”. . |
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ATELIERMOSTRE PER IL MUSEO UGO GUIDI DI FORTEDEI MARMI PRESENTA CONTAMINAZIONETERZA “SEGNI DENTRO” UNA MOSTRA DI STEFANO PAOLICCHI FORTEDEI |
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Marmi, 10 dicembre 2007 - Con il patrocinio di Tra-art il portale della Cultura della Regione Toscana, di Edu-musei, dell’Associazione-onlus “Amici del Museo Ugo Guidi”, dell’Associazione “Arte del Fare”, Ateliermostre ha presentato, a Forte de Marmi Sabato 8 Dicembre, la mostra del pittore versiliese Stefano Paolicchi, nell’ambito della rassegna “Museo Vivo – Territorio Di Contaminazione” curata da Paolo Pratali & Akio Takemoto. L’iniziativa si tiene nei perimetri del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi (ubicato in via Civitali 33 a Vittoria Apuana) ed è la terza operazione di contagio creativo proposta dalla coppia critica italo-giapponese. Stefano Paolicchi (Docente di Discipline Pittoriche e Referente del Corso Serale del Liceo Artistico di Carrara “Artemisia Gentileschi”) propone un intervento pittorico e segnico che interesserà tutta l’intera area museale. L’artista Ospite Del Museo Ugo Guidi Nasce a Forte dei Marmi il 3 maggio del 1953 entra nel mondo dell’ arte nel 1973 partecipando ad una collettiva tenutasi in un Centro Culturale Di Carrara . In quella occasione conosce alcuni dei più attivi e noti artisti operanti nell’area apuo-versiliese e su tutto il territorio nazionale, come Renato Santini Ugo Guidi Giovanni Tognini. Nella seconda metà degli anni settanta a Forte dei Marmi nasce un circolo culturale col nome “Quarto Platano” in riferimento ad un luogo del paese dove era solito riunirsi un folto gruppo di artisti e intellettuali di grade talento e fama internazionale come Carra’ Luzi Pea Bigongiari Ungaretti Soffici Montale Longhi E Altri. Paolicchi frequenta il circolo ascolta e osserva le discussioni di Gudi, Barberi, Puliti, Gabrielli. La sua formazione cresce in un clima di grande apertura culturale anche se viziata da un luogo assolutamente provinciale. Nel 1979 Paolicchi conclude gli studi accademici conosce Umberto Buscioni con lui frequenta gli ambienti artistici fiorentini. Inizia così a viaggiare e a vivere in città come Milano, Bergamo, Brescia, Torino dove lavora e tiene esposizioni. Per un breve periodo lavora con una galleria di Friburgo in Germania. Nel 1980 inizia l’attività di ricerca nell’ambito della arte concettuale e della fotografia. Ricopre un ruolo istituzionale e diventa Presidente della Commissione Cultura del Comune di Forte dei Marmi. Nel 1985 vince il concorso a cattedra di Discipline Pittoriche e inizia ad insegnare al Liceo Artistico di Bergamo. In quella città espone alla Galleria “Bottega del quadro” (Casali), Galleria Fumagalli e Galleria Ferrari di Treviglio. Nel 1988 si trasferisce a Lucca dove insegna nel locale liceo artistico e svolge una intensa attività espositiva sia in gallerie private che in spazi pubblici. Il suo lavoro si concentra sullo studio della semantica e della semiotica i suoi lavori sono caratterizzati dalla presenza di segni che nascono si formano nel suo inconscio e come una scrittura alchemica entrano si muovono si scaricano con gesti rapidi (come in una danza) sulla tela e iniziano a dialogare con l’osservatore…. Dal 2002 tiene esposizioni periodiche per la galleria gxgallery di Londra dove soggiorna per brevi periodi di studio e aggiornamento. Attualmente insegna discipline pittoriche al liceo artistico statale “Artemisia Gentileschi” di Carrara. Collabora ed è associato al gruppo di artisti Bau. Partecipa a diverse iniziative organizzate da Ateliermostre e curate da Paolo Pratali & Akio Takemoto. La rassegna durerà fino al 10 gennaio prossimo per essere sostituita da un intervento collettivo vissuto a più mani. A febbraio sarà ospite del museo l’artista siciliano Pippo Altomare, a marzo la fotografa fiorentina Laura Villiani, ad aprile l’informale triestino Roberto Tigelli; la stagione proseguirà in maggio con una performance del Gruppo Sinestetico seguita da un omaggio a Cavellini & Guidi curata dal performer torinese Gianni Romeo. . |
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PIETRO CONSAGRA: NECESSITÀ DEL COLORE. SCULTURE E DIPINTI 1964-2000 A VERONA, GALLERIA DELLO SCUDO E MUSEO DI CASTELVECCHIO |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Il pensiero e l’opera di Pietro Consagra, nato nel 1920 e scomparso nel 2005, per la complessità dei temi affrontati, alla ricerca di un nuovo rapporto tra l’uomo, lo spazio e la scultura, e per l’originalità delle soluzioni prospettate, contro il concetto di tridimensionalità da lui definita “matrice monumentale di un linguaggio estinto”, rivestono un ruolo davvero speciale nell’ambito della riflessione estetica della seconda metà del ‘900. Dopo le grandi mostre personali all’Accademia di Brera a Milano nel 1996, al Mathildenhöhe Institut a Darmstadt l’anno dopo e alla Biennale del Cairo nel 2001, che hanno documentato, a partire dalla fine degli anni ’40, le “forme” molteplici di un fare arte con sapienza e provocazione, si ritiene di estremo interesse una rassegna dal taglio inedito che pone al centro del dibattito alcuni aspetti peculiari di una lunga stagione creativa e intende sottolineare quanto radicale e innovativa sia la svolta nel linguaggio dell’autore attorno alla metà degli anni ‘60. L’esposizione di Verona, dal carattere strettamente scientifico, realizzata in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra e aperta al pubblico dal 16 dicembre 2007 al 30 marzo 2008 alla Galleria dello Scudo e al Museo di Castelvecchio, dove nel 1977 fu allestita da Carlo Scarpa l’indimenticabile mostra voluta da Giovanni Carandente e Licisco Magagnato, percorre infatti, con cinquanta opere di pittura e scultura, l’arco di quarant’anni di lavoro, a far data dal 1964, quando il principio dell’immagine frontale si amplia nella teorizzazione della “bifrontalità”, e nel felice uso del colore. Dalla “necessità della scultura” alla “necessità del colore”: un tragitto che l’artista percorre sino agli ultimi anni, a partire dai Piani sospesi, concepiti tra il 1964 e il 1965, cui seguono poco dopo i Ferri trasparenti, fantastiche presenze dal profilo curvilineo e dagli spessori ancor più assottigliati, ben rappresentati nella rassegna da Ferro trasparente blu “addio Cimabue” e da Ferro trasparente rosa, entrambi del 1966, e, ancora, i Piani appesi e i Giardini, tutti lavori esposti nelle personali tenutesi tra il 1966 e il 1967 nelle sedi della Galleria Marlborough a Roma e New York, e al Museum Boymans-van Beuningen di Rotterdam. L’itinerario della sezione presso il Museo di Castelvecchio si apre, nella superba Galleria delle Sculture, con Trama, l’imponente installazione di sette sculture bifrontali di legno da considerare uno degli esempi più significativi del nuovo indirizzo della ricerca di Consagra. Progettata per la Biennale di Venezia del 1972, era allestita all’ingresso del Padiglione Italia in uno spazio volutamente ristretto, per indurre il visitatore a un attraversamento coinvolgente. Trama è realizzata l’anno in cui l’artista scopre il fascino delle “pietre” e delle infinite varianti della policromia in natura: nascono allora sculture di forte impatto, per l’enfasi dei marmi preziosi da cui sono ricavate e, soprattutto, per la modalità di approccio del tutto nuova richiesta allo spettatore. Prove di questo sperimentare sono, nelle sale della Galleria dello Scudo, la Bifrontale pietra della Versilia giallo di Siena del 1973 e la Bifrontale onice giallo del 1975, che anticipano di poco le due imponenti Muraglia “Cangrande”, marmo rosso Magnaboschi e Muraglia, giallo Mori e verde Alpi, innalzate nel giardino di Castelvecchio dopo un accurato restauro, proprio dove Scarpa le aveva collocate nella mostra del 1977. Una particolare attenzione viene dedicata all’attività pittorica, documentata da numerose tele di grande formato. Così, il coloratissimo Fondo giallo dipinto nel 1981, o la moltiplicazione delle immagini che occupa l’intero campo di Fondo rosa del 1984, sottolineano quanto stretto sia il dialogo con i coevi lavori di pietra o di legno, quasi un cortocircuito che assesta la pittura di Consagra in una posizione per nulla secondaria rispetto alla scultura. Chiude l’esposizione la Doppia bifrontale, un ferro bianco di cinque metri di lunghezza eseguito nel 2000, successivamente ingrandito in ancor più monumentali dimensioni per la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo. Per la consueta e sapiente distribuzione dei pieni e dei vuoti, messa in risalto dalla purezza di una cromia quasi stridente nel contrasto con l’architettura di Castelvecchio, l’opera è l’ennesima formulazione di un pensiero estetico rigoroso. La rassegna è ordinata da Gabriella Di Milia, storica dell’arte e Direttore dell’Archivio Pietro Consagra di Milano, e da Luca Massimo Barbero, Associate Curator della Peggy Guggenheim Collection di Venezia, autore di un saggio che, in apertura del ricco catalogo edito da Skira, traccia uno stimolante itinerario attraverso le opere presenti nella mostra. Il volume è arricchito da un contributo di Fabrizio D’amico, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Pisa, centrato sulla valenza autonoma della pittura, e da un testo inedito di Abraham M. Hammacher, tra le voci più autorevoli della critica specialistica del secondo dopoguerra, che analizza l’intera ricerca di Consagra con una interpretazione di sorprendente attualità. Fotografati da Claudio Abate, i lavori proposti per l’occasione, sono commentati da Francesco Tedeschi, suddivisi in quattro sezioni; nell’ultima, Paola Marini, Direttore del Museo di Castelvecchio, introduce i saggi di Giovanni Carandente e Licisco Magagnato, datati 1977, come prologo allo studio approfondito delle sculture ubicate nella prestigiosa sede museale. Il racconto biografico, con la pubblicazione di numerosi documenti inediti, è di Francesca Pola, mentre Rosemary Ramsey e Lia Durante ricostruiscono, rispettivamente, la fortuna critica d’oltreoceano e le partecipazioni alle Biennali di Venezia. Chiude il catalogo la ricerca di Laura Lorenzoni che, attraverso un ricco epistolario, mette in luce i legami di Consagra con gli amici artisti e i rapporti con critici, storici dell’arte, collezionisti e direttori di musei europei e americani. E-mail: info@galleriadelloscudo. Com . |
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“I NOVE VOLTI DELLA QUALITA’” I NOVE VINCITORI DEL PREMIO MAESTRO CITTÀ DI MILANO 2007 NEI RITRATTI FOTOGRAFICI DI MASSIMO PRIZZON. |
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Milano, 10 dicembre 2007 – Oggi alle 11. 30 presso la Triennale di Milano Tiziana Maiolo - Assessore alle Attività Produttive del Comune di Milano, Ente Promotore del Premio Maestro Città di Milano 2007 - consegnerà ufficialmente ai nove vincitori del Premio le copie della monografia realizzata su di loro. Parteciperà all’evento Maria Grazia Mazzocchi, Presidente dell’Edizione 2007 del Premio stesso. In questa occasione si inaugurerà la mostra dei ritratti dedicati ai nove vincitori da Massimo Prizzon, autore, oltre che delle foto, anche dei testi della monografia. L’artista propone, con questa mostra alla Triennale di Milano, una rassegna di ritratti in bianco e nero dei vincitori del Premio Maestro, l’iniziativa promossa dal Comune di Milano che conferisce un riconoscimento a quegli artigiani e piccoli imprenditori che meglio rappresentano l’eccellenza e la creatività produttiva del capoluogo meneghino. Prizzon, fotografo eclettico e attivo anche sul fronte delle fotografia di paesaggio – si ricordano i suoi recenti lavori dedicati all’hinterland di Milano -, sceglie, per questa serie di immagini, la strada del ritratto ambientato. A differenza delle fotografie realizzate in studio, spesso eseguite utilizzando sfondi neutri che isolano la figura della persona fotografata, i soggetti del fotografo milanese vengono ritratti nel loro ambiente di lavoro, dove gli oggetti, i materiali, le situazioni della quotidianità lavorativa raccontano storie e qualità professionali. Prizzon non sceglie però di descrivere eccessivamente gli ambienti, anzi stringe l’inquadratura sui visi evidenziando il più possibile, nella maggior parte delle immagini, lo sguardo. Gli basta un oggetto, un particolare per indicare l’attività di una soggetto, riduce all’essenziale ciò che sta intorno per concentrare l’attenzione sulla Persona. E’ attraverso questa operazione che i ritratti realizzati dal fotografo mostrano, dietro la superficie descrittiva, qualcos’altro; nelle sue immagini è possibile cogliere elementi che definiscono aspetti più legati al carattere psicologico delle persone fotografate, che davanti all’obiettivo giocano o si dispongono ad una ”messa in posa” studiata, programmata ma mai rigida o forzata. L’impressione è che si sia sviluppata, nel corso delle sessioni di posa, quell’empatia necessaria a superare la naturale diffidenza che si instaura tra fotografo e soggetto, dove il primo tende spesso ad imporre il proprio metodo e stile di lavoro ed il secondo si irrigidisce nel timore di offrire un’immagine di sé troppo lontana da canoni estetici e sociali consolidati. Ne risultano, così, ritratti dove i soggetti fotografati non sono piegati allo stile del fotografo, né tantomeno trasformati in stereotipi o in modelli di tipologie professionali -come spesso accade per questo genere di produzioni- ma si mostrano come persone che, grazie alla passione, alle doti creative e ad una spiccata personalità –leggibile negli sguardi e negli atteggiamenti proposti dalle immagini-, hanno conseguito nella propria attività mete e livelli di prima grandezza. In questo senso si guardino, ad esempio, i ritratti di Raffaella Curiel, che esprime nella posa tutta l’eleganza e la raffinatezza necessarie al suo lavoro; di Gabriele De Vecchi, che rivela nel suo sguardo sorridente la carica di divertita creatività con cui realizza le sue opere; di Angelo Stoppani la cui espressione di compiacimento racchiude tutta la soddisfazione per un lavoro realizzato a “regola d’arte”. . |
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A PESCARA, AL MUSEO D’ARTE MODERNA “VITTORIA COLONNA” EX AURUM, GIULIO TURCATO “LA FORMA DEL FUOCO” CON MAZZOTTA |
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Milano, 10 dicembre 2007 - L’occasione che ha stimolato la nascita di questo progetto è stata la decisione, da parte degli eredi dell’artista, Ettore Caruso e Barbara Cookson, titolari dell’Archivio Giulio Turcato, di concedere alla Città di Pescara in comodato gratuito senza limiti di tempo la grande scultura in legno di Turcato intitolata Superamento (m 5,5 di altezza, per un ingombro pari a circa 30 mq), realizzata nel 1984-85 in seguito alla sua collaborazione con la Biennale di Venezia, ed esposta alla grande antologica dell’artista presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1986. La scultura si trovava già in deposito a Pescara dal 1989, anno in cui era stata esposta nell’ambito della mostra di Turcato realizzata presso la sucursale Fiat della città dal suo direttore, Roberto Rodriguez. L’opera – restaurata dal Comune di Pescara grazie alla sponsorizzazione di Fiat-concessionaria Danelli - si trova attualmente nel grande salone centrale dell’Ex Aurum. La mostra in programma a Pescara è la prima importante antologica dell’artista in uno spazio pubblico dopo quella realizzata presso i Musei Civici di Mantova e Modena nel 1998. Verranno presentate un centinaio di opere, quasi tutte provenienti dall’Archivio Turcato, datate dal 1937 al 1992 (anno in cui s’interrompe la parabola creativa dell’artista): un tracciato che esplora per intero l´intensa attività di Turcato, attraverso molti lavori assolutamente inediti ed altri di straordinaria importanza storica, come Rivolta (1949), Comizio (1949), Giardino di Miciurin (1953), Arcipelago (1953), Deserto dei Tartari (1956), Lenzuolo di San Rocco (1958), Cosmogonia (1960), Tranquillanti per il mondo (1961), Ricordo di New York (1963), Superficie blu viola (Superficie lunare) (1964), Testa di moro (1970), La passeggiata (1972), Il Tunnel (1972), Evocazione (1986). La mostra occuperà tutti gli spazi del Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna, mentre alcune tele di grandissime dimensioni verranno esposte nel salone centrale dell’Ex Aurum, in compagnia della scultura Superamento, a creare un insieme veramente monumentale. Giulio Turcato (1912-1995) viene considerato uno dei più significativi interpreti dell´astrattismo pittorico in ambito internazionale, ma il suo lavoro è assai articolato e complesso, e comprende affascinanti risvolti figurativi e straordinarie sortite nell’ambito della scultura e della scenografia. L´esposizione che si intende realizzare rappresenta un omaggio all´artista a dodici anni dalla sua scomparsa, oltre che un tentativo di esaminare e interpretare alcuni aspetti del suo lavoro non sufficientemente approfonditi e compresi. Partito dalla lezione di Cézanne e Matisse, dei futuristi (soprattutto Giacomo Balla), l´artista mantovano, ma romano d´adozione, ha saputo imporre un proprio linguaggio ritmico e dinamico, facendo della forma-colore la ragione di una ricerca che va oltre l´informale. Turcato è un esploratore straordinario che ha fatto della pittura il codice per interpretare il mondo in tutti i suoi aspetti, dalla biologia all´entomologia, dalla fisica all´astronomia: tutto diventa occasione per nuove invenzioni di forme e colori che ridefiniscono l´immaginario umano, individuale e collettivo. La rassegna, nel suo insieme, consentirà di aderire a quella sorta di “nomadismo interiore” che contraddistingue la poetica di Turcato, il quale ha affrontato l´astrazione con radicalità e anticonformismo, con determinazione e lirismo senza mai rinunciare alla sperimentazione. Così, i Reticoli e gli Arcipelaghi si alterneranno con le Superfici lunari in gommapiuma e faranno da contraltare alla serie dei Cangianti, dove il colore diventa protagonista di un´ipotetica partitura musicale. "Queste immagini, sensazioni, materiali, memorie, illusioni, allucinazioni, forme, itinerari, sono il mio bagaglio aperto alla dogana del prossimo millennio", ha scritto Turcato. Un´affermazione che potrebbe essere letta come una dichiarazione di poetica da parte di un artista che ha svolto un compito essenziale nel liberare l´arte dalle convenzioni accademiche, in un percorso originale e solitario. A dodici anni dalla sua scomparsa sembra dunque opportuno riflettere sull´eredità importante da lui lasciata, e non ancora del tutto valutata e compresa. . |
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ARTURO MARTINI: GRANDI SCULTURE DA VADO LIGURE FINO ALL’8 MARZO 2008 |
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Milano, 10 dicembre 2007 - A sessant’anni dalla sua scomparsa questa mostra rappresenta il tributo di Vado al grande maestro trevigiano che trovò nella cittadina ligure il conforto degli affetti e l’ambiente dove conobbe i suoi più felici momenti creativi. Sono le vicende del primo conflitto mondiale a portare nel 1916 Arturo Martini in Liguria, prima a Genova, impegnato nell’industria bellica come tornitore e fonditore di proiettili e quindi a Vado Ligure come operaio specializzato presso l’officina Senigaglia. A Vado lo scultore si trasferisce dal 1920, anno del suo matrimonio con Brigida Pessano, dalla quale avrà due figli, Maria (Nena) e Antonio. Nonostante la sua permanenza nella cittadina ligure, dopo i primi anni, sia saltuaria, Martini non interrompe mai i contatti con Vado, cui lo legano la famiglia e la casa scelta come ricovero alle sue opere, che resterà un punto fermo nella sua vita irrequieta. Nel periodo ligure il linguaggio plastico di Martini giunge a piena maturazione, l’esempio antiaulico e anticlassico della sua scultura depurata d’ogni particolare esornativo dal linguaggio della stilizzazione popolare, è destinato a lasciare implicazioni sulle successive vicende artistiche italiane. La mostra, promossa dal Comune di Vado e curata da Cecilia Chilosi presenta un significativo nucleo di opere, che ben testimoniano delle diverse tappe del suo percorso creativo e dei differenti materiali da lui interpretati: gesso, bronzo, terracotta e marmo. Verrà allestita nel Museo di Villa Groppallo le cui sale conservano in permanenza alcune opere di Arturo Martini tra cui i quattro magnifici gessi preparatori per il Monumento ai Caduti (inaugurato nel 1924), la prima commissione pubblica che Martini riceve nel 1923, e il Benefattore, monumento funebre in terracotta di don Cesare Queirolo eseguito tra il 1932 e il 1933. Le opere in mostra. A Vado Martini, in uno dei suoi più felici momenti creativi, da lui stesso definito del "canto", porta a maturazione nella sperimentazione della terra il suo linguaggio. E´ con le opere realizzate in questo periodo che egli ottiene il massimo riconoscimento che gli sarà tributato in vita: il primo premio alla Quadriennale di Roma del 1931. Di questa fase del suo lavoro sono testimonianza in mostra il già citato Monumento funebre del Benefattore, la sorprendente opera in terracotta Madre folle del 1929, mai mostrata in pubblico, per volere dello stesso Martini, dopo l’esposizione alla Quadriennale di Roma del 1931 e La Veglia, l’imponente terracotta refrattaria del 1931 che non è più stata esposta al pubblico dal 1989. Leone e Leonessa, due esemplari in gres smaltato del 1935-36, appartengono alla fase in cui Martini sperimenta la possibilità della riproduzione seriale, grazie alla tecnica del colaggio ceramico, di opere anche di grandi dimensioni, presso gli stabilimenti Ilva refrattari di Vado Ligure, Livorno e Corsico. La Tuffatrice, scultura in marmo bianco di Carrara realizzata tra il 1941 e il 1942, è una delle sedici opere esposte alla Biennale di Venezia del 1942. L’opera, la cui plasticità manifesta interessi postcubisti, testimonia la ripresa della scultura, dopo il periodo di crisi e di allontanamento da essa per dedicarsi alla pittura. Di grande ed esclusivo interesse sono inoltre due opere - che costituiscono un unicum nel percorso artistico martiniano - proprie di quel “non finito” che esalta la massima rappresentatività insita nella materia e contiene il germe del rinnovamento della sua scultura: Amplesso, monumentale scultura in pietra del 1940, mai presentata dall’artista in vita ma esposta una sola volta alla Biennale Internazionale di Scultura a Carrara nel 1998, si tratta di è un’opera costruttiva, architettonica, la cui forma contraddistinta dall’incastro dei corpi, al limite del figurativo, è suggerita dal blocco nel rispetto della materia. Deposizione, del 1941-42, scultura in marmo bianco di Carrara, è invece esemplificativa della lunga meditazione di Martini sul tema della deposizione al quale dedicò molti lavori nell’arco degli anni. L’esperienza della morte viene rivissuta nel composto dolore della madre che accoglie il corpo del figlio e con esso, nel marmo, diviene unica dolorante materia. La partecipazione di Arturo Martini a pubblici concorsi è documentata oltre che dai gessi per il Monumento ai Caduti anche dai bozzetti in bronzo per il Monumento al Duca D´aosta le cui vicende impegnarono l’artista dal 1933 al 1935. In mostra sono esposti i due gruppi scultorei La Forza e gli Eroi e La Fede e La luce e otto bassorilievi raffiguranti La messa al campo, Le Crocerossine, I gas asfissianti, Il riposo in trincea, I reticolati, I rifornimenti, Il Piave, L’assalto, caratterizzati da una mancanza di enfasi celebrativa . . |
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MOSTRA “ABITARE CON IL RAME 2007”: QUARTA EDIZIONE FINO AL 30 DICEMBRE ALLA TRIENNALE DI MILANO. |
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Milano, 10 dicembre 2007 - La rassegna è promossa dall’Istituto Italiano del Rame, associazione senza scopo di lucro, che prosegue nella sua mission che, dal 1971, la vede impegnata nella promozione e nello sviluppo di expertise e competenze nell’impiego del rame e delle sue leghe, e da European Copper Institute. Curata da Riccardo Giovanetti, giunta quest’anno alla sua quarta edizione e diventata un punto di riferimento per designer, architetti e aziende, la rassegna si propone come occasione di incontro tra mondo del progetto e mondo della produzione, un progetto strategico volto a promuovere una cultura del rame attraverso l’affascinante ricerca sulle sue potenzialità espressive e tecniche. Le caratteristiche di duttilità, malleabilità, plasticità, ottima conduttività elettrica e termica, infatti, aprono ai designer infinite possibilità di confrontarsi con i suoi molteplici utilizzi all’interno dello spazio abitativo. Dopo “Luce e Calore” 2004 e “Acqua e Cibo” 2005, il tema della edizione 2007 ruota attorno ad un binomio inscindibile, “Materia e Colore”: tra il ruolo materico e quello cromatico, inconfondibile ai nostri occhi, si instaura un dialogo che dà vita a soluzioni decorative sempre nuove. La mostra parte da questa doppia dimensione del materiale, per compiere un’affascinante esplorazione rispetto alle potenzialità estetiche e funzionali che il rame e le leghe da esso derivate, offrono nell’ambito della casa. Un percorso di ricerca che ha coinvolto negli ultimi due anni alcuni dei più interessanti designers sulla scena internazionale, che si sono confrontati con le potenzialità espressive del materiale e le possibilità tecnologiche offerte dalle aziende coinvolte nel progetto. ¬ Da questo dialogo tra produzione e progetto sono nati una serie di nuovi prodotti e utilizzi che esplorano, in particolare, il mondo degli oggetti di arredo e quello delle superfici per il rivestimento degli spazi domestici. Materiali e colori diversi concorrono a definire una collezione di oggetti che fondono insieme la varietà culturale e le diverse poetiche dei progettisti, un mix creativo di nuove soluzioni che rappresentano un importante contributo alla continua evoluzione del materiale ed alle sue prospettive future. Le aziende espositrici sono: Artecnica (oggettistica e complementi d’arredo), Covo (oggettistica e complementi d’arredo), Fielitz (semilavorati in metallo e rame), Fsb (produzione maniglie), Guerra (oggettistica e complementi d’arredo in rame), Kme Italy (materiali e rivestimenti in leghe di rame), Onepercent (oggettistica e complementi d’arredo). Quest’anno l’evento gode di una risonanza eccezionale, grazie alla partecipazione di nomi di riconosciuta fama a livello internazionale: Bassam & Fellows, Tord Boontje, Susan Bradley, Lorenzo Damiani, Riccardo Giovanetti, Eli Gutierrez, Mikko Laakkonen, Nendo, Satyendra Pakhalé, Voon Wong & Benson Saw, che firmano gli oggetti in mostra, favorendo l’incontro di linguaggi eterogenei, caratterizzati da poetiche e percorsi professionali estremamente diversi, ma proprio per questo fonte di un mix creativo inedito. Cornice dell’evento è lo Spazio Material Connexion, centro di documentazione e ricerca su materiali innovativi, con sedi a New York, Colonia e Bangkok, oltre che a Milano, all’interno della Triennale di Milano. Dal 1997 ha raccolto oltre 4000 prodotti, provenienti da tutto il mondo, suddivisi in 8 categorie: polimeri, vetri, ceramici, a base di carbonio, a base di cemento, metalli, materiali naturali e loro derivati. Quest’anno si è svolta anche la prima edizione del concorso “Il Rame e la Casa”, premio destinato alla miglior ideazione e progettazione di oggetti in rame e sue leghe, aperto a giovani architetti, designer e studenti iscritti a scuole superiori di grafica, arredamento, design e facoltà di architettura, coordinati da un docente del corso. La giuria del concorso, organizzato dall’Istituto Italiano del Rame, formata da Alba Cappellieri, Manuela Cifarelli, Riccardo Giovanetti, Cristina Morozzi e Marco Romanelli, ha scelto, tra le numerose proposte, due progetti per la categoria professionisti: il primo premio è stato assegnato a Francesca Cuicchio – studio Internoseidesign - per il progetto “Zzz. Oggetti contro la diffusione e lo sviluppo della zanzara tigre”, mentre il secondo è andato a Francesco Antonino per il progetto “Ramecottorosso. Un’applicazione”. Nessuna premiazione all’interno della categoria studenti, ma una menzione speciale per lo studente del Politecnico di Milano Alberto Pancotti, per la progettazione della lampada in tubi di rame “Anemone”. Questi progetti sono stati apprezzati per le modalità inedite di impiego del materiale e la ricerca effettuata a monte sulle molteplici proprietà del rame, facendo del concorso “Il rame e la casa” un importante portavoce dei valori sui quali l’Istituto Italiano del Rame ha basato la propria filosofia. . |
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A REGGIO EMILIA DAL 15 DICEMBRE 2007 AL 10 FEBBRAIO 2008 LA MOSTRA VASCO ASCOLINI LA VERTIGINE DELL´OMBRA. FOTOGRAFIE 1965-2007 |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Palazzo Magnani conclude il 2007, che ha visto le celebrazioni del decennale della propria attività, e apre una nuova stagione espositiva con la mostra dedicata a uno dei fotografi italiani più conosciuti e apprezzati all´estero, Vasco Ascolini. L´esposizione, curata da Sandro Parmiggiani e promossa dalla Provincia di Reggio Emilia, con il contributo di Fondazione Pietro Manodori e Ccpl di Reggio Emilia, presenta 250 immagini che documentano l´intera stagione creativa di Ascolini. Nato a Reggio Emilia il 10 maggio 1937 - la mostra si tiene, dunque, in occasione dei settant´anni dell´artista - Ascolini è attivo dalla metà degli anni Sessanta, e deve la sua iniziale notorietà alle fotografie realizzate negli anni Settanta ed Ottanta per il Teatro Municipale della città natale: immagini di volti e corpi di danzatori e mimi che emergono come sculture dal buio, colti in un frammento che irrompe nello spazio dell´immagine, avvolti in un nero profondo, impenetrabile, che caratterizzerà tutta la sua futura produzione. Il favore incontrato da queste immagini è testimoniato dall´esposizione personale che, nel 1985, Ascolini tiene al Lincoln Center di New York. A partire dalla fine degli anni Ottanta, soggetto delle fotografie di Ascolini diventano gli scorci silenziosi e deserti delle città d´arte, le sculture nei musei e nei parchi, le antiche rovine, i reperti della follia e degli studi sullo squilibrio mentale colti negli ex-manicomi o in gabinetti scientifici, fino ai lavori più recenti: fotografie in copia unica, "sperimentali", ottenute attraverso un intervento diretto (bruciature, graffiature) sul negativo, che rivisitano il tema dell´onirico e del fantastico, dal quale Ascolini, attraverso la lettura costante dell´opera di Borges, si sente particolarmente attratto. In tutta la produzione degli ultimi vent´anni, Ascolini è rimasto fedele alle caratteristiche dell´esordio: fotografie in cui un´ombra cupa, nerissima, ha invaso parte dello spazio o si è insinuata, come una lama, dentro il corpo dell´immagine, che così si fa portatrice di un mistero e di una vertigine che meglio ci svelano, attraverso l´invisibilità di una parte, ciò che emerge nella luce e, per converso, sollecitano il nostro immaginario a pensare ciò che si cela nell´ombra. Altrettanto importanti sono i tagli volutamente asimmetrici adottati da Ascolini: frammenti che sono il presagio di un´assenza o di una presenza che sta per rivelarsi. Particolarmente significative, nell´attività di Ascolini, sono state le numerose committenze pubbliche affidategli, soprattutto in Francia - nel 2000 Ascolini viene nominato "Chevalier de l´Ordre des Arts et des Lettres" della Repubblica di Francia -, le quali hanno dato origine a numerose mostre personali. Ad Arles riceve nel 1990 l´incarico di fotografare la città - il lavoro viene presentato l´anno dopo ai Rencontres d´Arles, in un´esposizione personale intitolata Fixé sur l´éternité -; a Parigi, gli vengono successivamente affidati gli incarichi di fotografare gli interni e gli esterni del Musée Carnavalet, le sculture del Musée Rodin (sedi di Parigi e di Meudon) e del Musée du Louvre, il Parc de Saint-cloud, il Parc Royal e i Jardins des Tuileries, l´Ecole Nationale des Beaux Arts. Realizza pure cicli fotografici al Musée Réattu di Arles, al castello e ai giardini di Versailles, all´Abbaye de Roseland e alla città vecchia di Nizza (incarico della Municipalité di Nizza), al Château de Châteaudun. In Italia, riceve committenze dai Comuni di Aosta e di San Giovanni in Persiceto (Bologna), dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei e dal Comune di Mantova. Ascolini ha tenuto importanti mostre personali in musei e spazi espositivi d´Italia, Francia, Stati Uniti d´America, Canada, Finlandia, Portogallo, Grecia, Svizzera, Egitto; ha pure partecipato a varie mostre collettive in molti paesi, e le sue fotografie sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private. In occasione dell´antologica di Palazzo Magnani, viene pubblicato un catalogo, edito da Skira, di 240 pagine, che riproduce quasi trecento immagini, con testi di Sandro Parmiggiani e Fred Licht, e una vasta antologia critica che riporta i testi fondamentali dedicati al lavoro di Ascolini, tra i quali quelli di Ernst Hans Gombrich, di Jacques Le Goff e di Aaron Scharf. E-mail: info@palazzomagnani. It; web: www. Palazzomagnani. It . |
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MOSTRA TESSUTO AD ARTE. SEGNO E COLORE IN ELISA LECLÉ SALA ESPOSITIVA SAN BENEDETTO DEL MONASTERO DELLE MONACHE BENEDETTINE |
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Bastia Umbra 7 - 16 dicembre 2007 Bastia Umbra: Venerdì 7 dicembre presso la Sala espositiva San Benedetto del Monastero delle Monache Benedettine è stata inaugurata la mostra “Tessuto Ad Arte. Segno E Colore In Elisa Leclé ” a cura di Emidio De Albentiis. La mostra presenta una selezione di opere pittorico-plastiche ed acquerelli di Elisa Lestini, nome d’arte Elisa Leclé, molto conosciuta come “creativa” free-lance nel mondo della moda. Il critico Emidio De Albentiis afferma “Fin dalla prima giovinezza Elisa Lestini (Bastia Umbra, 1964) ha vissuto l’atmosfera seducente e particolare della creatività sartoriale e dell’alta moda, riuscendo, nel corso degli anni, ad attivare significative collaborazioni di livello internazionale: al tempo stesso, però, quasi in una sorta di mondo parallelo, si è dedicata ad una personale ricerca espressiva disgiunta da immediate finalità pratiche, orientandosi decisamente verso un’esperienza del segno e dalla forma di ambito prettamente artistico. Dopo aver partecipato, in passato, ad alcune mostre collettive, Elisa presenta in quest’occasione la sua prima personale, per la quale si è scelta l’evocativo nome d’arte di Elisa Leclé, con un intenzionale richiamo, per assonanza, al poliedrico eclettismo del suo misurarsi con l’atto del creare, in una mescolanza fra fashion e arte che ben la rappresenta. L’interesse principale della proposta artistica di Elisa Leclé, infatti, è proprio in questa peculiare dialettica segnico-formale: opere pittorico-plastiche, talvolta di dimensioni ragguardevoli, in cui gli elementi della progettazione legata alla moda, quali, cappelli, guanti, sete, stoffe e altro ancora, vengono sovradipinti e accostati non solo tra di loro, ma a porzioni di pittura pura, stesa ad olio su tela, con giochi cromatici di raffinata gradazione armonica, con spezzature, sgocciolamenti e sovrapposizioni di notevole impatto visivo ed emozionale. Oltre a questi singolari patchwork in tecnica mista, Elisa Leclé si esprime anche in interessanti acquerelli in cui il segno passa, con notevole naturalezza, dalla solida struttura geometrico-spaziale ad un mobile verticalismo bidimensionale: un’oscillazione sospesa tra natura concreta e ispirazione astratta che rivela, anche da questo punto di vista, l’inclinazione dell’artista allo slittamento di percorso, al passaggio da una direzione ad un’altra, al bisogno di cercare un altrove, in perfetta consonanza con il suo duplice volgersi alla moda e all’arte. . |
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“ARCHIVIO PRESENTE”: IL DIALOGO DI OTTO GIOVANI FOTOGRAFI TRENTINI CON FLAVIO FAGANELLO AL SASS |
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Trento, 10 dicembre 2007 - – Otto giovani fotografi trentini in mostra nel segno di un dialogo mai interrotto con Flavio Faganello, indimenticato fotografo. Si chiama “Archivio Presente” la mostra allestita, fino al 6 gennaio 2008, allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, in piazza Cesare Battisti, a Trento. “Archivio” perché ognuno degli otto fotografi ha scelto – in un dialogo più che mai vivo – di accompagnare le proprie immagini ad una immagine di Faganello. “Presente” perché il viaggio degli otto fotografi – Michele Bernardinatti, Monica Condini, Marco Dandrea, Anna Da Sacco, Daniele Mosna, Hugo Munoz, Daniele Panato, Matteo Rensi – affronta i temi della contemporaneità: dal lavoro alla cultura, dalla nuova immigrazione alla fede, dai segni dell’architettura a quelli della fatica quotidiana. La mostra nasce per iniziativa della Provincia autonoma di Trento ed è curata da Federico Mazzonelli. “Questa – scrive nel catalogo – è una narrazione a più voci del nostro territorio scandito da un percorso visivo eterogeneo e diversificato ed è allo stesso tempo omaggio e dialogo con una figura di primo piano della nostra scena culturale come Flavio Faganello”. La mostra verrà inaugurata lunedì prossimo, 10 dicembre, alle ore 18. 30. Resterà aperta fino al 6 gennaio 2008 con lo stesso orario del Sass, dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17. 30. “Non era uomo di riti e formalità, Flavio Faganello – scrive il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, nell’introduzione al catalogo che accompagna la mostra – ed il modo migliore per ricordarlo, e per dirgli che ci manca quel suo incedere curioso, la macchina fotografica sempre pronta, l’immancabile sigaro, è dunque quello di non indulgere a riti e formalità. È quello che cercherò allora di fare, in queste righe che vogliono significare la convinta adesione della Provincia autonoma di Trento a questo progetto culturale che sarebbe piaciuto - ne sono certo - prima di tutto proprio a Flavio. Al grande fotografo che ci ha lasciato nel 2005, ma le cui immagini non smettono di raccontare uomini e paesaggi del Trentino. Sì, questo progetto gli sarebbe piaciuto, intanto perché coinvolge otto giovani fotografi trentini. E lui, uomo dal carattere forte, non coltivava gelosie o separatezze. Quando coglieva nell’interlocutore sincerità e volontà di imparare, metteva volentieri a disposizione il suo enorme bagaglio di conoscenze e di sensibilità. Certo, questo progetto gli sarebbe piaciuto - anche - perché dentro di sé, senza darlo troppo a vedere, avrebbe provato legittimo orgoglio nello scoprire che questa mostra e questo catalogo raccontano il Presente, appunto con la sensibilità e il gusto di otto giovani fotografi, accostandolo però al passato di un Archivio, il suo archivio”. “Trovo bello – continua Dellai – e segno simbolico di un passaggio di testimone tra generazioni impegnate in un comune percorso di creatività e di consapevolezza - che ciascuno degli otto fotografi protagonisti abbia scelto di affiancare alle proprie immagini, una fotografia tratta proprio dallo sterminato lavoro di Flavio Faganello, oggi in gran parte custodito proprio dall’Archivio Fotografico Storico della Provincia autonoma di Trento. Ed è importante che questo filo mai spezzato - e guai se un giorno ciò dovesse accadere - sia stato teso attorno ad argomenti che investono l’intero tessuto sociale della nostra terra. La religiosità popolare, il lavoro dei campi e le architetture della cultura, la montagna e gli animali, le grandi opere pubbliche, la presenza fattiva degli emigrati. Queste non sono cartoline consolatorie, sono fotografie - e dunque specchio fedele - del nostro Trentino. Come in ogni fotografia che si rispetti, c’è la luce e ci può stare qualche ombra. C’è, sempre, un attaccamento discreto, sobrio eppure tenace al territorio e a chi lo abita. C’è, soprattutto, la caratteristica che lega in maniera evidente questi giovani fotografi al “maestro” cui oggi idealmente rendono un omaggio affettuoso. Sì, perché cercare lo scatto giusto, l’inquadratura che soddisfa, il particolare che racconta, l’espressione che meglio di altre rende il senso di un momento e di un avvenimento, tutto questo costa fatica. Faganello avrebbe detto: “Se vuoi fare il fotografo, devi camminare. Tanto”. È quello che hanno fatto, nel Presente, i protagonisti di questa mostra e di questo catalogo. Scegliendo di incontrarlo in un Archivio, forse con un po’ di commozione, perché Flavio Faganello non si fa scordare tanto facilmente. Un incontro vivo e pulsante, come sempre accade quando dietro l’obiettivo di una macchina fotografica, sono l’anima e l’amore per la propria terra a fare sentire la loro voce. Scheda / I Fotografi In Mostra Michele Bernardinatti - Nato a Trento nel 1975, fin da bambino entra in contatto con la fotografia grazie al padre e allo zio, fotografi professionisti, che gli danno la possibilità di giocare con la macchina fotografica. Studia arti visive e fotografia a Padova. Dopo aver lavorato presso alcuni studi di fotografia industriale a Treviso, torna a Trento, dove apre la Klr Foto. Collabora con agenzie pubblicitarie ed aziende private. Monica Condini nasce a Trento nel 1976 e inizia a fotografare all’età di 15 anni. Si diploma nel 1995 in decorazione pittorica presso l’Istituto Statale d’Arte A. Vittoria. Cresce come autodidatta. Nominata assegnataria nel 2000 e 2001 di due borse di studio del Comune di Trento, frequenta due master a Milano. Attualmente lavora a Trento come libera professionista specializzata nella fotografia di spettacolo. Da dieci anni collabora con il Centro servizi culturali S. Chiara realizzando servizi fotografici di spettacoli e concerti per l’archivio. Lavora con diverse scuole di teatro, musica e danza della regione. Ha collaborato con altri teatri italiani come fotografa di scena (Mercadante, Teatro Stabile del Friuli, Siciliateatro) e con case di produzione discografica seguendo i live di gruppi italiani. Marco Dandrea - È nato a Borgo Valsugana, in provincia di Trento, nel 1974. Diplomatosi presso il Dipartimento di Fotografia e Design dell’Istituto Europeo di Design di Roma, lavora attualmente come fotografo libero professionista. Vive e lavora a Trento dove collabora con il quotidiano L’adige. Particolarmente interessato al reportage sociale e geografico, ha realizzato servizi fotografici in Myanmar, Brasile, Turchia, Romania, Portogallo, India, Australia e Gabon. Anna Da Sacco, fotografa libero professionista, è nata a Padova nel 1974 e vive fra Trento e Bolzano. Da due anni gestisce www. Bumerang. It, un web magazine sulle tematiche di migrazione, mediazione e peace-workers. Attualmente collabora con il quotidiano L´adige. Ha partecipato a mostre collettive e personali con reportage sull’ Alzheimer, i meninos de rua del Brasile, la condizione delle donne in Ucraina e delle donne palestinesi che hanno subito la demolizione delle loro case a Gerusalemme Est. Daniele Mosna nasce a Trento nel 1981. Inizia a fotografare seguendo le orme del padre ed è fotografo professionista dal 2003. Si occupa in particolare di avvenimenti sportivi a livello regionale. Nel 2001 ha seguito i mondiali di ciclismo in Canada. Ha sviluppato lavori di documentazione sul territorio trentino in particolare per ciò che riguarda le trasformazioni legate al paesaggio cittadino. Fotoreporter per due anni per il quotidiano Il Corriere del Trentino, collabora con agenzie di pubblicità e con il quotidiano L’adige. Hugo Muñoz - Nato a Santiago del Cile nel 1971, studia Fotografia Professionale alla “Escuela de Foto Arte de Chile”. Il suo percorso si sviluppa attraverso vari corsi di video-cinema, tra i quali: direzione di fotografia e cameraman presso “Universidad Catolica de Valparaiso”, Cile. La sua ricerca artistica si arricchisce fondando, insieme ad altri fotografi, lo studio-galleria “La Nave”. In Cile ha collaborato con varie testate giornalistiche nazionali (La Tercera), riviste istituzionali e aziendali, agenzie di pubblicità. In Italia è stato collaboratore del canale televisivo Rttr e del Centro Audiovisivi della Provincia. Collabora con il quotidiano L’adige e con la Rivista Work Art della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento. Daniele Panato è nato a Trento nel 1976. Collabora fin da giovanissimo con l’agenzia fotografica di famiglia dove è entrato a tempo pieno nel 1999. Nel 1996 è stato inviato alle Olimpiadi di Atlanta come tecnico per la spedizione del materiale fotografico e dal 2003 al 2005 ha seguito le partite dei campionati di calcio di serie A e minori per l’agenzia fotografica Grazia Neri. Si interessa in particolar modo alla ritrattistica, disciplina per la quale ha seguito negli anni numerosi corsi di specializzazione. Collabora con il quotidiano Trentino seguendo gli eventi di cronaca, sport e spettacolo. Matteo Rensi nasce a Trento nel 1977. Respira l´aria della fotografia fin da piccolo. A quattordici anni, nel periodo estivo, inizia a lavorare per lo studio Rensi di Trento, del quale rappresenta la terza generazione e dal 1995 vi collabora a tempo pieno. Frequenta numerosi corsi professionali di aggiornamento e approfondimento sia per fotografia analogica che digitale. Per quattro anni è fotografo della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento dal 2000 al 2004. Fotografa opere d’arte per conto dei più noti artisti trentini e non, realizzando numerosi cataloghi. Collabora con diverse riviste naturalistiche e di montagna. Da gennaio 2006 è fotografo del quotidiano Il Corriere del Trentino. . |
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INAUGURATA MOSTRA " I GOTI DALL´´ORIENTE ALLE ALPI" |
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Attimis, 10 dicembre 2007 - Il presidente del consiglio regionale Alessandro Tesini ha inaugurato nella Sala Consigliare del Comune di Attimis la mostra archeologica "I Goti, dall´Oriente alle Alpi" che contiene reperti provenienti non solo dal Friuli Venezia Giulia ma anche da Carinzia e Slovenia e che sarà visitabile fino all´8 marzo 2008, quando poi sarà trasferita a Udine. Sono intervenuti, inoltre, il sottosegretario alla cultura della Repubblica di Slovenia Sylvester Gaberschek, il rappresentante del Museo di Klagenfurt Franz Glaser e il direttore dei Civici Musei di Udine, Maurizio Buora il quale, assieme al sindaco di Attimis Maurizio Malduca e all´archeologo Luca Villa, ha illustrato i contenuti della mostra. Frutto della collaborazione tra i Comuni di Attimis, Faedis e Povoletto e i Civici Musei dei Udine, ha avuto il sostegno della Regione, alla quale si sono affiancate la Comunità Montana delle Valli del Natisone, del Torre e del Collio, la Fondazione Crup, la Banca di Cividale e l´Associazione I Tre Castelli Attimis, mentre per l´organizzazione si sono impegnati il Parco Archeologico dei Castelli e la Società Friulana di Archeologia. Una piccola ma preziosa e interessantissima raccolta di documentazioni e reperti (fibule in argento, fibbie con granati, gioielli, monete, oggetti domestici, resti di semi carbonizzati, armi) aprono nuove prospettive nello studio di queste popolazioni originarie della penisola scandinava, scese dal Baltico verso la Crimea, stabilendosi tra Bielorussia, Ucraina e Romania e quindi arrivate fino a noi: il loro regno, tra il 489 e il 552 d. C. , comprese gran parte dell´Italia e l´attuale Austria e la Slovenia. In Friuli i Goti ebbero un insediamento - l´unico per ora noto - a San Giorgio di Attimis, dove la Società Friulana di Archeologia da anni sta conducendo indagini archeologiche. Accanto ai rinvenimenti locali, in mostra sono esposti reperti rinvenuti anche in altre località del Friuli (Udine, Aquileia, Osoppo) oltre a quelli sloveni, provenienti dalla necropoli di Dravlje, e quelli carinziani di Globasnitz, prestati - questi - dai Musei di Lubiana e Klagenfurt. Dati ed elementi in cui si innestano le ragioni del coinvolgimento della Regione nell´iniziativa il cui rilievo va oltre le dimensioni dell´evento - ha spiegato il presidente del Consiglio Tesini - perché unisce alla valenza didattica e ai contenuti scientifici anche la prova di quanto importante sia il saper mettere in rete esperienze, professionalità, competenze e talenti, facendo sistema anche nel territorio, unendo in questo caso periferia e città: un valore, questo, fondamentale. E´ una mostra che ci aiuta a capire in cosa siamo debitori nei confronti di coloro che ci hanno preceduto attraversando queste terre e ci induce a cercare segni nei quali ancora ritrovarci: è un modo diverso di fare storia - ha insistito Tesini - che evidenzia il ruolo dell´archeologia nell´elaborazione storica. Un segnale - questa diversa relazione tra archeologia e storia - che, per il presidente, non deve rimanere appannaggio solo degli addetti ai lavori, ma arrivare all´opinione pubblica, a tutti coloro che vogliono capire il senso degli avvenimenti che stiamo vivendo. Per un´area considerata comunemente terra di passaggio, e quindi di mescolanze e pluralità in fatto di provenienze, etnie, culture, religioni, caratteristiche, l´andare indietro nel tempo scoprendo stagioni nelle quali le contaminazioni fra realtà diverse hanno espresso anche livelli elevati di crescita e prospettive, è utile - ha detto infine Tesini - per demistificare tanti luoghi comuni, per relativizzare molti aspetti, assumendo un atteggiamento di distacco rispetto a questioni attuali spesso enfatizzate o sottovalutate impropriamente proprio per mancanza delle opportune chiavi di analisi e interpretazione. All´inaugurazione il sindaco di Attimis Maurizio Manduca ha espresso soddisfazione per il risultato di un lavoro che oltre al momento espositivo apre prospettive sulle valenze del sito archeologico di Attimis considerato di valore certamente nazionale ma anche europeo. Il sottosegretario Gaberscek, che ha rivolto il suo saluto in sloveno, italiano e friulano, ha sottolineato come la mostra metta in luce aspetti di comunanza. Tra pochi giorni - ha ricordato - cadranno anche le ultime frontiere tra Italia e Slovenia, anche se ne sopravvivono ancora di mentali. Mostre come questa aiutano a coltivare amicizie sul piano scientifico e quotidiano e ad abbattere le divisioni perché tutti formiamo una grande cultura europea: i Goti sono predecessori dei longobardi e quindi della nostra cultura; attraverso di loro possiamo rivedere questo territorio come una terra comune, di cui noi siamo eredi. In sintonia il direttore del Museo archeologico di Klagenfurt, Glaser, che ha parlato dell´importanza dell´esperienza di relazione realizzata con questa iniziativa fra le tre realtà contermini e i rispettivi musei. . |
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AL TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI ROBERT WILSON E BERENICE JOHNSON REAGON THE TEMPTATION OF ST. ANTHONY UNA PRODUZIONE CHANGE PERFORMING ARTS (PRIMA MILANESE) |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Dall’11 al 16 dicembre al Teatro degli Arcimboldi (viale dell´Innovazione, 20 - Milano) sarà di scena per la prima volta a Milano “The Temptation of St. Anthony” di Robert Wilson in collaborazione con la compositrice e studiosa della cultura afroamericana Bernice Johnson Reagon e con la produzione della Change Performings Arts. Il grande regista Robert Wilson utilizza un celebre testo di Gustave Flaubert come pretesto per riproporre la suggestione d´oltreoceano della realtà afroamericana. Il risultato è un nuovo ed originale spettacolo musicale con un repertorio che varia tra spirituals, blues, inni, gospels, jazz e hip hop e con un cast composto da cantanti e ballerini afroamericani. Daniel Dodd Ellis interpreta il ruolo di Sant’antonio, mentre la celebre cantante e compositrice newyorkese Helga Davis è Ilarione. I due protagonisti sono sostenuti da un ensemble vocale di 14 performers e accompagnati dal vivo da una band diretta da Toshi Reagon. Robert Wilson narra la storia di Sant’antonio offrendo una nuova chiave di lettura per la storia che rappresenta la lotta spirituale dell’eremita del Iii secolo, tanto che la vicenda diventa un simbolo dell´agitazione religiosa del Xxi secolo. Il regista inserisce nella tradizione occidentale un elemento tanto nuovo quanto estraneo: la musica nera. Wilson giustifica la sua scelta musicale instaurando un paragone tra la condizione da incubo di Sant´antonio e quella della schiavitù da cui è nata la musica afroamericana. Partendo dalla figura di Sant’antonio nell’opera di Flaubert, lo spettacolo pone fondamentali interrogativi circa il peccato, la bontà e le tentazioni della carne. Nella regia di Wilson il palco è inondato di colori, la messa in scena enfatizzata e alimentata dalla potenza della musica. Sant’antonio diviene il simbolo dell’individuo in cerca di risposte universali a domande quali la dicotomia tra bene e male, il senso della vita e la natura di Dio, la natura, la storia, la morale. “The Temptation of St. Anthony” ha debuttato in prima mondiale in Germania nel 2003, da allora ha visto il tutto esaurito nei maggiori teatri del mondo: dal Bam di New York, al Palais Garnier di Parigi e al Melbourne International Arts Festival. . |
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AL TEATRO CIAK – FABBRICA DEL VAPORE SCHERZI DI ANTON PAVLOVIC CECHOV CON ZUZZURRO E GASPARE |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Composti fra il 1884 e il 1891, gli Scherzi si inseriscono nel vaudeville, genere di spettacolo assai gradito al pubblico soprattutto moscovita e pietroburghese, in cui si avverte una lettura rinnovata del senso e della funzione del comico, che porta ad una versione asciutta, controllata, realistica. Lo spettacolo si compone di “quattro scherzi”: L’orso, La domanda di matrimonio, I danni del tabacco e Tragico controvoglia. L’orso. Una bella vedova risiede chiusa in casa da sette mesi a elaborare il lutto per la morte del marito. Le fa visita un giovane creditore che ormai smagato e disincantato ritiene di aver chiuso definitivamente col mondo femminile verso cui ha elaborato una personale (ma diffusissima ) teoria misogina, e s´impone di concentrarsi solamente sui rapporti di forza esigendo perentoriamente il proprio credito. In una serie di dialoghi leggeri e vaporosi da vaudeville, ma anche di fronte all´inattesa accettazione da parte di lei di una sfida a duello, che ne rivela grinta e animosità, il creditore senza scrupoli cade follemente innamorato della bella vedova. La domanda di matrimonio Ivàn Vassilievic si reca in casa di Stefan Stefanevic a richiedere la mano della figlia Natasha Stefanovna. Uomo debole e nervoso Ivàn non ha il coraggio di dichiararsi prontamente e nell´enumerare i propri beni al sole cita imprudentemente anche il Prato del bove. Apriti cielo!, sul prato Natasha ha le idee chiare: appartiene alla sua famiglia. Per niente al mondo, ribatte Ivàn, uomo indeciso a tutto, ma disposto a scavare trincee di fronte alle "questioni di principio", che da sempre in questo mondo coincidono col denaro. Ma di "principio" in "principio" i due litigano ferocemente fino all´espulsione del giovane pretendente. Entra il padre e informa la figlia che la persona appena buttata fuori gli aveva chiesto poc´anzi la di lei mano. Contrordine, si richiama il giovane spasimante, che preso coraggio si dichiara; ma nel corso della successiva conversazione l´accento cade sui rispettivi cani sui cui meriti i due hanno idee totalmente divergenti. Ma questa volta tanto più futile è l´argomento che li vede contrapposti tanto più insanabile esplode il diverbio che li porterà alla definitiva separazione. I danni del tabacco. E’ un grande esempio di teatro comico, spinto al grottesco. Si ride di una tragedia. La tragedia di un uomo finito, perduto, schiacciato dalla vita, e ossessionato dalla moglie, che lo costringe a vivere senza libertà. La schiavitù di un essere solo e inutile, che piange e ride di disperazione. Un naufrago della vita, una vita mai vissuta e soffocata, privata dei sentimenti più profondi che qualsiasi uomo ha bisogno vivere. Il suo bisogno disperato di libertà, da sempre soffocato dalle necessità quotidiane, esplode in una tragicomica confessione in cui egli mette a nudo le sue miserie davanti ad un pubblico che, impietosamente quanto inevitabilmente, riderà di lui. Il “fantoccio” del suo essere si muove sotto una luce che lo accompagna nel buio della sua vita, senza conforto esistenziale e l’ironia veste il personaggio molto più del suo ridicolo frac. Tragico controvoglia. Narra di un povero impiegato che, oberato di commissioni da amici e parenti, fa la spola continuamente tra la propria città ed il luogo di villeggiatura. . |
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CORRADO TEDESCHI IN PLAZA SUITE DI NEIL SIMON AL TEATRO SAN BABILA |
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Milano, 10 dicembre 2007 - “Questa commedia, che ho scritto a quarant´anni, costituisce il mio passaggio alla maturità”. Così un Neil Simon in veste autobiografica ricorda la messa a punto di questo ben riuscito congegno teatrale che ha visto tre coppie alle prese con difficoltà e incertezze matrimoniali affollare la lussuosissima suite del Plaza Hotel di New York. Cocktail drammaturgico sfavillante, seppur a tratti tra l’agro e il dolce, “Plaza Suite”, scritta nel 1968, fu da subito un successo storico di Broadway. Oltre mille furono infatti le repliche del primo allestimento. Il testo si rivela infatti ancora oggi uno strepitoso meccanismo teatrale, dotato di scrittura arguta, invenzioni comiche e battute irresistibili, che, insieme, compongono una moderna e sofisticata commedia brillante. Ed ecco le vicende, incorniciate in tre saporiti e distinti episodi. Ne l’ “Anniversario di matrimonio” la prima coppia si ritrova nella stessa suite della luna di miele. Ma il tempo ha appoggiato polvere mai rimossa sulle spalle dei due, scivolati pian piano nell´assenza di colloquio e nel pressoché muto egoismo. Per “Il produttore di Hollywood” la seconda coppia ci racconta dell’incontro tra un famoso produttore hollywoodiano e una sua vecchia compagna di scuola. Sin dall’inizio emerge sottile il sarcasmo tra i due: è un vero scontro tra il carattere fanfarone e narciso di lui e l’immagine di casalinga inquietamente insoddisfatta di lei. Infine la terza coppia, a suo tempo interpretata da Spencer Tracy e Katharine Hepburn, ne “Il padre della sposa”, si trova nella stupenda suite per le nozze dell’amata figlia, che però non ne vuol più sapere di sposarsi. La memoria correrà all’intramontabile film, così come a quella immaginifica stanza del Plaza di New York, in cui, assieme all’onnipresente cameriere, alle tappezzerie e ai mobili in stile, tornano situazioni comiche a retrogusto acre. Per l’occasione interpretate dall’irresistibile aplomb scenica del protagonista Corrado Tedeschi, impareggiabile mattatore che consentirà di cavalcare sempre l’onda del divertimento genuino, da gustare a divertenti e talvolta perfidi morsi. . |
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LUV, LA COMMEDIA DI GRAN SUCCESSO A BROADWAY È ORA UN “MUSICAL DA CAMERA” DAL TITOLO CHE NE E’ DELL’AMORE? (OVVERO MORIR D’AMORE, MORIR DAL RIDERE) IN PRIMA NAZIONALE AL TEATRO OLMETTO |
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Milano, 10 dicembre 2007 - La critica definì “Luv” “una delle più vivaci e divertenti commedie americane”, a Broadway fece 901 repliche, nel 1968 divenne un film con Harrison Ford, Peter Falk e Jack Lemmon. Ora, a più di 30 anni da quando Murray Schisgal la scrisse, torna in scena con la curiosa forma del “musical da camera” e il titolo “Che ne è dell’amore? Ovvero morir d’amore, morir dal ridere”. E’ firmata dal regista Vito Molinari che la presenta in prima nazionale al Teatro Olmetto di Milano dall’11 dicembre 2007 al 6 gennaio 2008. Tra canzoni, musica eseguita dal vivo, battute divertenti e ritmo frizzante Marisa della Pasqua, Maurizio Desinan e Paolo Scheriani sono i “tre naufraghi malati d’amore” che il destino trasforma da vittime tristi in buffi clown comicissimi. Schisgal scrisse “Luv” nel 1964 e in seguito Jeffrey Sweet ne curò una versione musicale, scrivendone il libretto che Howard Marren musicò. Ne nacque una produzione off-Broadway con il titolo Love che vinse subito il premio “Outer Critics Circe” e qualche anno dopo Patricia Birch la rimise in scena con il titolo “What about Luv?”. A questa versione musicale si rifà il regista Vito Molinari che si domanda “ma che cos’è l’amore?” La risposta è questo energetico “musical da camera” che per due ore anima la scena con una storia esilarante e ricca di colpi di scena. Harry Berlin, è sul punto di suicidarsi, quando incontra Milt Manville, un suo vecchio compagno di college. Milt, è quel che si direbbe un uomo di successo, un affermato agente di cambio, Harry invece è un fallito che nella vita ha collezionato solo sconfitte. Milt dissuade Harry dal suicidio e ha un’idea illuminante: gettarlo tra le braccia della propria moglie, Ellen, nella speranza di potersi liberare di lei e far felice l’amico, godendosi le attenzioni della bella e giovane Linda. Ma niente andrà per il verso giusto, anzi gli eventi prenderanno una piega assolutamente non prevista, dando vita ad una serie di situazioni ed equivoci molto divertenti. “Che ne è dell’amore?” rappresenta un intelligente esempio di nuova concezione del musical, che si allontana dagli schemi delle grandi produzioni, con scene e costumi impegnativi e ricchi balletti per arrivare ad una interessante dimensione “da camera”, al pari di quel che accade per le orchestre. Vito Molinari ha seguito da qualche anno questo percorso verso un “musical da camera” e “Che ne è dell’amore?” rappresenta secondo il regista: “l’estrema frontiera del musical da camera: i tre interpreti recitano, cantano, ballano per due ore in un travolgente carosello, in situazioni comiche, sentimentali, tanto drammatiche da diventare grottesche. E’ il dramma della ricerca dell’amore e della felicità, del trovare la persona perfetta da amare, in un’altalena di gioie e dolori, tentativi di suicidio e di omicidio, per ricominciare ogni volta da capo, da Adamo ed Eva ad oggi”. Www. Teatrolmetto. Com . |
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IL TEATRO DELLA PERGOLA, FUTURO FARO CULTURALE DI TOSCANA AL CONVEGNO DEL PIANO STRATEGICO COMUNE, PROVINCIA E REGIONE DICHIARANO IL LORO IMPEGNO. LE IPOTESI DI CREARE UN CENTRO TEATRALE DELLA LINGUA ITALIANA. IL NODO DELLE RISORSE |
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Firenze, 10 Dicembre 2007– Il futuro della Pergola e quello del sistema teatrale fiorentino e toscano hanno catalizzato interventi e dibattito, il 7 dicembre, al convegno Il teatro e la città organizzato per il Comune di Firenze dall’Associazione del Piano Strategico. Ne’ poteva essere diversamente considerato il valore della struttura, la sua storia prestigiosa, la sua vasta dimensione polifunzionale, tutti elementi che ne fanno una sorta di gigantesco meteorite destinato a sganciarsi dall’orbita materna dell’Eti per abbattersi con tutto il suo peso sulla rete regionale dei teatri. Che l’evento comporti inevitabili rivoluzioni è dunque dato per scontato anche dai pubblici amministratori che, parlando in sequenza, hanno avviato la catena del dibattito. Prima Matteo Renzi, presidente della Provincia, poi gli assessori alla Cultura Giovanni Gozzini (Comune di Firenze) e Paolo Cocchi (Regione), intervallati dal moderatore Dario Nardella (presidente della commissione Cultura di palazzo Vecchio), seguiti dal direttore generale dell’Eti Ninni Cutaia, dai presidenti della Fondazione Metastasio (Gerardina Cardillo), degli Amici della Musica (Stefano Passigli) e da numerosi altri operatori pubblici e privati. Mattei ha dichiarato senza mezzi termini che la Pergola è parte insostituibile del futuro culturale di Firenze e che quindi la Provincia farà tutto intero il suo dovere, affinché una tale stella diventi il fulcro della galassia teatrale metropolitana. Gozzini ha semmai insistito sul problema ineludibile delle risorse, oggi drammaticamente contingentate al punto di lasciar ipotizzare l’urgenza di una qualche forma di razionalizzazione delle attività dei 29 teatri fiorentini, grandi e piccoli, ognuno dei quali procede oggi per proprio conto, spesso arrancando con fatica, comunque tutti assetati di pubblici contributi Sulla circostanza il dibattito è più che aperto e non tutte le opinioni sono univoche. Tutt’altro. Si tratta all’evidenza di focalizzare bene fabbisogni e soluzioni, combinando le esigenze di operare in sinergia con le ovvie ambizioni di salvaguardare autonomie gestionali e creative. Temi non troppo semplici o scontati, che in ogni caso restano agganciati all’incombente futuro della Pergola. Gigante schiacciasassi oppure autentica opportunità per la Toscana? Su questa seconda ipotesi nessuno ha mostrato seri dubbi. Tanto meno l´assessore al Piano Strategico Riccardo Nencini secondo il quale la cultura, Pergola compresa, è la grande scommessa di Firenze per restare nel gruppo delle città europee leader dell´ecomia della conoscenza. L’avvertenza generale, semmai, è che con la nuova Pergola niente dell’attuale sistema teatrale regionale potrà più essere come prima. Con le dovute cautele e ognuno per la parte che ha in commedia, lo hanno ripetuto un po’ tutti che una Pergola ereditata da un sistema di governance locale (come e composto da chi si vedrà) non potrà che rimettere in discussione il ruolo stesso del Metastasio di Prato come teatro stabile toscano, oltre ai complessi equilibri che oggi governano il settore e i rapporti tra province e capoluogo. Per la Pergola si ipotizza intanto di farne un centro di alta formazione teatrale e un Teatro della lingua italiana. Una specifica che potrà essere integrata e supportata dal rapporto con altri istituti di gran pregio presenti a Firenze, primi tra tutti l’Accademia della Crusca e il Gabinetto Vieusseux. C’è che la Pergola è stata fin qui non solo prosa, ma anche musica e balletto e che Teatro Comunale e Amici della Musica forniscono gran parte del fitto calendario. Che ne sarà domani? Per questo bellissimo teatro, unico in Europa, perla tra le perle di Firenze, si tratta in sostanza di un futuro tutto da disegnare, tutto da definire, tutto da decifrare. C’è la volontà di non lasciarlo andare, anzi di farne un faro della cultura toscana e fiorentina. Che, come inizio, lascia ben sperare. Per l’11 gennaio è previsto un secondo round di dibattiti dedicato alla Vocazione teatrale di Firenze e alla Formazione teatrale. . |
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IL TEATRO REGIO DI PARMA IN TOURNÉE IN INDIA PER LA MUSICA DI VERDI RIAPRONO LE PORTE DELLA STORICA FORTEZZA DEL PURANA QUILA |
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Nuova Delhi, 10 dicembre 2007 - Il Teatro Regio di Parma sarà in tournée in India il 10 dicembre 2007 con un prestigioso concerto a Nuova Delhi nell’affascinante cornice del Purana Qila, l’antica fortezza che nella sua storia secolare aveva aperto le porte al pubblico per la prima volta proprio in occasione del concerto tenuto lo scorso anno dall’Orchestra del Teatro Regio di Parma. Immediato l’invito dell’Ambasciata Italiana e dell’Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi a rinnovare un evento con lo scopo di promuovere e valorizzare il patrimonio e la cultura italiana all’estero e che lo scorso hanno è stato seguito con la massima attenzione dai media del paese e da una straordinaria partecipazione di pubblico. Sarà in questa nuova occasione il direttore d’orchestra Donato Renzetti a guidare l’Orchestra del Teatro Regio di Parma e due giovani e già affermati interpreti, il soprano Silvia Dalla Benetta e il baritono Leonardo Lopes Linares. Il programma, interamente dedicato al grande repertorio lirico italiano, prevede pagine tratte dalle opere più celebri di Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Giacomo Puccini. Straordinaria per storia e suggestione la fortezza di Purana Quila è uno fra i più importanti monumenti storici della capitale indiana. E proprio il Teatro Regio di Parma ha permesso che all’interno delle mura dell’antica fortezza risuonassero per la prima volta le note di un concerto. Dopo il successo riscosso il mese scorso dall’ Aida del Festival Verdi in scena a Bilbao per il progetto “Tutto Verdi”, e dopo la trasferta a Nuova Delhi, il Teatro Regio di Parma sarà protagonista a marzo di una nuova tournée internazionale al Cultural Centre di Hong Kong ove porterà in scena Rigoletto nello storico allestimento firmato da Pierluigi Samaritani, nuova occasione che conferma al Teatro Regio di Parma il ruolo di autorevole e riconosciuto ambasciatore della musica di Verdi nel mondo. . |
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IL CORPO DI BALLO DEL TEATRO NAZIONALE DEL KAZAKHSTAN NELLE MARCHE |
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Ancona, 10 dicembre 2007 - Il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ricevera` il Corpo di Ballo del Teatro Nazionale di Opera e Balletto ´K. Baiseitova´ di Astana in Kazakhstan (54 ballerini e ballerine) per la prima volta in Italia per danzare La Bayade`re, il capolavoro del coreografo Marius Petipa e un grande classico del balletto russo. L``esclusiva europea è stata rappresentata al Teatro Pergolesi di Jesi il 9 dicembre e al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno sarà rappresentata il 12 dicembre ore 21. 00. L``incontro con il presidente (martedi` 11 dicembre, alle ore 11. 30 presso la Sala Raffaello della Giunta regionale - Via Gentile da Fabriano n. 9 - Ancona) e` l``occasione per cementare i rapporti con il Kazakhstan, un paese al quale l´Italia guarda con grande interesse. Lo ha dimostrato la visita ufficiale del ministro del Commercio Estero, Emma Bonino del giugno scorso, in occasione della quale il ministro si era soffermata sugli importanti eventi del Kazakhstan che coinvolgono Governo, Regioni e imprese, dopo aver espresso apprezzamento per il metodo seguito dalle Marche nel processo d``internazionalizzazione, definito come meritevole di attenzione da parte di altre Regioni. Lo stesso interesse e` stato confermato l´ottobre scorso, in occasione della visita ufficiale del presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, organizzata da Confidustria, Ice, Abi e Unioncamere, e che ha visto la partecipazione del ministro del Commercio Estero, Emma Bonino. L´interscambio commerciale tra Marche e Kazakhstan, negli ultimi anni, ha mostrato una notevole crescita. . |
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LO SPETTACOLO “LA VACANZA” IL CASO ALPI HROVATIN CHIUDERA’ LA RASSEGNA “UN MESE DI PACE” |
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Gorizia, 10 dicembre 2007 - Un gran finale coronerà la rassegna “Un Mese di Pace”, promossa dalla Provincia di Gorizia, assessorato alla Pace, dal 10 novembre al 10 dicembre 2007. Proprio lunedì, nel giorno in cui ricorre la Giornata dei Diritti umani che ricorda la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella Sala del Consiglio comunale di Gradisca d’Isonzo (Via Ciotti 49) si svolgerà alle 17. 30 la tavola rotonda “Taccuini di guerra e agenda di pace”. Interverranno Marco Marincic, assessore agli Affari internazionali e alla Pace della Provincia di Gorizia, Luigi Grimaldi, giornalista di “Famiglia Cristiana”, Emanuele Giordana, giornalista di “Lettera 22”, Roberto Natale, componente dell´esecutivo della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), Carlo Muscatello, Presidente dell´Associazione della Stampa del Fvg, Roberto Collini, Direttore della sede Rai del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, Presidente dell´Ordine dei Giornalisti del Fvg, Marino Andolina, consigliere della Fondazione Lucchetta Ota D´angelo Hrovatin e Andrea Bellavite, Giornalista e Consulente dell´Assessorato alla Cultura della Regione Fvg. La tavola rotonda sarà un’occasione per parlare di “informazione in tempo di guerra” e “informaizone in tempo di pace”: due facce della stessa medaglia che dovrebbe considerare come assoluto soltanto il riferimento alla dignità ed ai diritti della persona umana nel contesto dell’ambiente in cui essa è inserita. Sempre lunedì 10 dicembre, alle 21 nella Sala Bergamas a Gradisca d’Isonzo (Via Bergamas 3), “Irma Spettacoli” porterà in scena lo spettacolo teatrale “La Vacanza” Il caso Alpi Hrovatin di Marina Senesi e Sabrina Giannini tratto da “Niente altro che la verità’ di Sabrina Giannini per ‘Report’” (ingresso libero). La pièce è un vero e proprio omaggio a tutto il lavoro svolto dal giornalismo d’inchiesta e racconta la vicenda tristemente nota dell’uccisione da parte di un un commando somalo della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenuta a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Un duplice omicidio, un caso delle molteplici domande che dopo tredici anni d’inchieste, processi e indagini di una commissione parlamentare, non hanno ricevuto risposte concrete. Il 12 giugno 2007 il Pm Franco Ionta, titolare del procedimento sul caso Alpi/hrovatin presso la Procura di Roma, infatti, ha chiesto l´archiviazione del caso. L´impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin al di fuori di Hashi Omar Hassan, il miliziano somalo condannato a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994, sono le motivazioni sostenute dal Pm. Questo almeno fino a qualche giorno fa quando il gip Emanuele Cersosimo ha rigettato la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura di Roma in merito al duplice delitto: "Da un´analisi complessiva degli elementi indiziari fino ad oggi raccolti dagli inquirenti – ha affermato il gip – , la ricostruzione della vicenda, più probabile e ragionevole, appare essere quella dell´omicidio su commissione attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l´Italia e la Somalia venissero portati a conoscenza dell´opinione pubblica italiana". L’italia, dunque, non vuole dimenticare. E non lo vuole fare nemmeno la Provincia di Gorizia che ha inserito lo spettacolo all’interno del palinsenso “Un Mese di Pace”. “La Vacanza” è unA pièce dal taglio asciutto e informale (chi parla è una giornalista che racconta ad un’ospite a cena le tappe professionali e umane della sua inchiesta) nata dalle conversazioni nel corso delle quali Marina Senesi ha raccolto da Sabrina Giannini la storia del suo servizio Alpi/hrovatin per ‘Report’ (Nient´altro che la verità, menzione speciale del premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi X Edizione). Ecco, dunque, la possibilità dell´utilizzo del linguaggio "privato" che consente un piano dialettico impensabile per un giornalista o un relatore che tratti un tema del genere in un contesto pubblico. "Ma dico io: se sono due anni che chiedi agli americani una foto e loro non te la mandano, a te Farnesina, ti ci vuole tanto ad alzare il culo e andare a Washington e prendertela da te ? Perchè non lo fai? …Cosa devo pensare?" Marina Senesi - Ha frequentato la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova. La sua prima scrittura è stata al Teatro Greco di Siracusa nell’ ”Oreste” di Euripide, regia di Luigi Squarzina. Con la Compagnia del Teatro Due di Parma ha preso parte agli allestimenti de “L’assicurazione” di Peter Weiss e “Tartufo” di Molière con Paola Borboni, regia di Walter Le Molì. Al Porta Romana di Milano ha interpretato “Ospiti e indizi” di Chiara Lamberti (Premio “Inscena”). Ha interpretato l’assolo teatrale comico “Lacrimosa” di Massimo Sgorbani, regia Claudio Nocera. Ha partecipato a molte tra le principali produzioni del Teatro Franco Parenti con la regia di Andreé Ruth Shammah, tra le quali: “Il Processo” di Kafka, “Il Tristano”, “I cavalieri di re Arthur” di Alessandro Fo, “Peter Pan” di M. Barrie, “La tempesta” di Emilio Tadini. Ha scritto gli adattamenti teatrali “G. G. Mora, il barbiere” e “Messer Galateo”. Ha scritto e interpretato il monologo “Trappola per troppi”, vincitore del Primo Premio al “Censimento Annuale sulla Scrittura Comica Femminile” organizzato da “Riso Rosa”, e “Zia”. Con Lucia Vasini e Daniela Piperno ha portato in tournèe “I Monologhi della Vagina” di Eve Ensler. Ha presentato alcune importanti manifestazioni tra le quali la serata finale al Piccolo Teatro di Milano del “Premio di Poesia Maria Cumani Quasimodo”, la serata finale del “Cinema Noir Festival ” di Courmayeur e il “Premio Italia Donna è Web”. Con Rai Radio 2 : Per una stagione inviata di “Catersport”, inviata per 3 stagioni di “Caterpillar” a cui partecipa anche in veste di autrice. E’ stata autrice e conduttrice per “Aria Condizionata”, e per tre stagioni voce di “Libro Oggetto”. Ha debuttato il 7 giugno 2007 con il nuovo spettacolo La vacanza, a Riccione in occasione dell’edizione 2007 del premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi. Nel settembre 2007 vince il premio “Le donne e il Teatro” consegnatole a Capri. Sabrina Giannini - Milanese, laureata in psicologia e giornalista, fa parte del gruppo di Report fin dagli esordi della trasmissione (collabora al programma dai tempi di Professione Reporter). In linea con lo spirito del programma ha sperimentato e applicato le moderne tecnologie video alla realizzazione dell´inchiesta occupandosi dell´intero processo produttivo: dallo sviluppo dei contenuti fino alla regia, realizzando i filmati e il montaggio. Ha vinto numerosi premi internazionali e nel 2001, con l´inchiesta sull´industria del tabacco intitolata "Ipocrisia di Stato", le viene assegnato il prestigioso premio canadese Banff Rockie Awards (con la stessa inchiesta vince anche Silver Satellite Tv News Festival 2001 – Bulgaria - Sezione "Current Affairs", il certificato di merito Silver del Gran Prix Leonardo 2001, e il Premio Ondas 2001 - Barcellona). E inoltre, Premio Ilaria Alpi - X Edizione, menzione speciale con “Nient´altro che la verità”. Nell’ ottobre 2005, Premio Internazionale del Documentario e del Reportage Mediterraneo 2005 - X Edizione, menzione speciale nella categoria "Gran Premio Sfide del Mediterraneo" a "Morire di pace" di Sabrina Giannini per Report. Nell’ Ottobre 2006: Premio Don Luigi Di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale, promosso dalla Provincia di Roma e dalla Fondazione Di Liegro, I Edizione. La Giuria consegna il premio in particolare, per incisività, impegno e pertinenza al reportage “Re della bistecca”, nella quale vengono documentate le frodi e le truffe messe in atto dal principale grande produttore e distributore di carne italiano a danno della salute dei consumatori dei paesi del Sud del Mondo. . |
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LA REGIONE MARCHE PARTECIPA ALL´OSSERVATORIO NAZIONALE DELLO SPETTACOLO |
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Ancona, 10 dicembre 2007 - La Regione Marche fara` parte della rete nazionale degli Osservatori regionali delle politiche per lo spettacolo. L´iniziativa rientra in un progetto interregionale che fa capo al Patto per le attivita` culturali di spettacolo sottoscritto lo scorso 25 gennaio tra il Ministero per i Beni culturali, le Regioni, le Province e i Comuni. Il progetto prevede inoltre la collaborazione con l´Osservatorio nazionale che opera nel medesimo settore. Un´esigenza molto sentita quella di creare una rete di osservatori da parte degli enti territoriali, specie nel momento di definire le proprie linee di azione in materia di spettacolo, in modo da consentire l´adozione di un sistema informativo condiviso e l´uso di strumenti concordati. Lo scopo e` quello di disporre di dati di conoscenza costanti e attendibili nel settore dello spettacolo e di strumenti di monitoraggio e di ricerca condivisi e in rete tra loro, oltre che di attuare economie di scala e promuovere una cultura della ricerca e dello scambio. ´Gli osservatori ´ spiega l´assessore regionale alla Cultura, Luigi Minardi ´ non vanno intesi come sedi accademiche, di ricerca fine a se stessa, quanto piuttosto come strumenti di servizio a sostegno dell´azione di governo, sedi di raccolta ed elaborazione dati, di analisi e ricerca, per valutare gli andamenti del settore e consentire una programmazione degli interventi piu` efficace´. Tre sono essenzialmente gli ambiti prioritari di intervento degli osservatori: monitoraggio permanente su spettacolo dal vivo e cinema; attivita` di studio e ricerca; attivita` di comunicazione. ´Ma e` soprattutto nel primo ambito ´ dice Minardi ´ che e` indispensabile e piu` urgente operare per la costruzione di un modello di rilevazione unico in rete, per la necessita` di disporre di informazioni omogenee e comparabili all´interno di sistemi che possano facilmente dialogare tra loro´. . |
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SARDEGNA: APPROVATO IL PROGETTO "LA FABBRICA DELLA CREATIVITÀ" SI AVVIA A DIVENIRE REALTÀ |
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Cagliari, 10 dicembre 2007 - "La Fabbrica della creatività", il complesso progetto culturale che individua nella ex Manifattura Tabacchi di Cagliari la struttura destinata ad accogliere residenze di artisti, workshop, seminari, manifestazioni, concerti e attività relative alle arti visive, alla musica, allo spettacolo e alla letteratura. Approvata dal Consiglio regionale e immediatamente dopo dalla Giunta, la delibera definisce l´ex Manifattura luogo dal grande valore identitario che, per posizione geografica, qualità e flessibilità degli spazi, è in grado di accogliere funzioni differenziate in una logica di intervento che tenda ad annullare la distinzione tra architettura, urbanistica e "landscape design". Inserita nel contesto di una politica culturale che ha come finalità quella di meglio incardinare la Sardegna nel circuito internazionale degli scambi culturali, la "Fabbrica delle creatività" intende farsi centro propulsore di attività e di scambi tra l´Isola e gli altri luoghi d´arte, operare in collegamento con le varie realtà museali della regione, ospitare artisti, scrittori, musicisti, e giovani talenti che potranno essere di volta in volta chiamati ad interagire con le scuole o a sviluppare progetti creativi incentrati sulla relazione con la realtà sociale, culturale e ambientale dell´Isola. Il governo regionale rinnova in questa maniera il suo impegno a promuovere la produzione artistica locale offrendo agli artisti concrete occasioni e possibilità di crescita professionale, incoraggiandone la progettualità, la sperimentazione e la possibilità di relazionarsi con realtà culturali di eccellenza. In questo senso, la Fabbrica sarà uno dei vettori della filiera delle creatività, favorendo la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali nel campo delle produzioni artistiche e culturali fino alla loro rappresentazione. L´iniziativa vuole essere inoltre strumento di coesione sociale, di diversificazione dell´economia della città di Cagliari, di integrazione nel tessuto sociale urbano di giovani disoccupati, nuovi residenti, immigrati, contribuendo anche a creare un´immagine nuova della città, capace di attrarre turisti e altre tipologie di visitatori. Il progetto prevede la realizzazione, all´interno dell´ex Manifattura, di un´area destinata a laboratori sperimentali; spazi per workshop, sale per spettacoli teatrali, musicali e per le prove; spazi aperti tutto l´anno a disposizione degli operatori e dei giovani talenti per residenze artistiche. Troveranno qui sede la Biblioteca della Regione che avrà a disposizione ampi locali per la lettura, destinata anche ad arricchire e sostenere l´attività dei laboratori, e la Cineteca regionale sarda - Centro di documentazione audiovisiva, finalizzata a garantire l´acquisizione, la conservazione, la fruizione e la diffusione del patrimonio cinematografico e audiovisivo legato alla Sardegna, a diffondere la conoscenza della cultura cinematografica e dello spettacolo contemporanei e a dare impulso allo studio, alla ricerca e alla sperimentazione nell´ambito del cinema, delle produzioni audiovisive, del teatro e dello spettacolo. All´interno della Fabbrica, inoltre, tornerà a funzionare l´antico cinema Due Palme, affiancato da una serie di servizi fruibili dalla cittadinanza. . |
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QUATTRORUOTE D’EPOCA DEL MUSEO NICOLIS DI VILLAFRANCA FRA GLI OGGETTI-SIMBOLO DEL NUOVO “DESIGN MUSEUM“ ALLA TRIENNALE DI MILANO |
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Milano, 10 dicembre 2007 - Per gli appassionati è un oggetto di culto, ma sorprenderà tutti la Fongri del 1919, un gioiello motorizzato di inizio secolo proveniente dal Museo Nicolis di Villafranca e selezionato dalla Triennale di Milano per il nuovissimo Museo del Design che si inaugura proprio oggi. Con l’esposizione di questa magnifica vettura (quella esposta è il prototipo costruito nel 1913 a Torino dai fratelli Grignani) si concretizza la collaborazione del Nicolis di Villafranca con le più importanti istituzioni culturali del nostro paese, una collaborazione fortemente auspicata e “alimentata” anche da Confindustria e Assolombarda che proprio con questo obiettivo hanno dato vita a Museimpresa, l’associazione Italiana dei Musei e archivi d’impresa. La scelta non è casuale; il Museo Nicolis “dell’Auto, della Tecnica e della Meccanica” di Villafranca, creato dall’imprenditore e collezionista Luciano Nicolis, ospita alcune delle più belle collezioni oggi esistenti sui mezzi di trasporto e sulla evoluzione della società italiana negli ultimi due secoli. Centinaia di auto, moto, biciclette, tutte perfettamente funzionanti, hanno consentito di recuperare, conservare e mettere a disposizione del pubblico un patrimonio di storia e cultura altrimenti irrimediabilmente perduto. A questo patrimonio si è rivolto il Triennale Design Museum che ha scelto per la mostra inaugurale una sorprendente quattroruote di inizio secolo come testimonianza del “Made in Italy” che il mondo ci invidia Splendido oggetto di design per la raffinatezza e cura dei particolari, la Fongri 1919 del Museo Nicolis ha i parafanghi in lamiera di ferro, raccordati da pedane dotate di cassette porta attrezzi. Il cofano, molto piccolo, è in lamiera sottile per non deformarsi con il calore del motore. Il radiatore (bizzarrie dei progettisti…) ha solo una funzione estetica in quanto il motore (di derivazione motociclistica, come tutti i componenti meccanici della vettura) è raffreddato ad aria. “Sono molto contenta di questa partnership” - ha commentato Silvia Nicolis, direttore del museo “e mi auguro di poterla replicare con altre prestigiose realtà aderenti a Museimpresa. La storia di molte collezioni e Musei privati è sempre legata alla passione di un singolo, o di pochi che ne hanno intuito la formidabile potenzialità. Il nostro obiettivo è quello di condividere questa passione con un numero sempre più grande di persone. Spero che Museimpresa contribuisca a moltiplicare le occasioni di scambio e a fare conoscere sempre di più le nostre realtà Museali, spesso sorprendenti, al grande pubblico” . |
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GOLF - EUROPEAN TOUR: IN SUDAFRICA EDOARDO MOLINARI 28° E TADINI 40° ERNIE ELS PERDE IL TORNEO SULL´ULTIMA BUCA: VINCE JOHN BICKERTON. CHALLENGE TOUR: LORENZO GAGLI MANTIENE IL SETTIMO POSTO IN ARGENTINA |
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Roma, 10 dicembre 2007 - Incredibile finale nell´Alfred Dunhill Championship, il quinto torneo dell´European Tour 2008 disputato al Leopard Creek di Mpumalanga in Sudafrica: Ernie Els, grande favorito e leader con due colpi di vantaggio, ha segnato un incredibile "8" sul par cinque finale e ha lasciato il titolo al trentottenne inglese John Bickerton (275 - 70 69 68 68), al terzo successo nel circuito. Il sudafricano Els (276 - 70 69 64 73) ha concluso in seconda posizione alla pari con l´altro inglese Lee Slattery (73 65 67 71). Quarto con 277 il sempre più convincente giovane olandese Joost Luiten, quinto con 279 l´inglese Ross Mcgowan. Con giro finale in 69 colpi Edoardo Molinari è salito dal 41° al 28° posto con 286 (75 71 71 69), mentre con un 74 Alessandro Tadini è sceso dal 19° al 40° con 288 (72 73 69 74). Per Molinari sei birdie e tre bogey; per Tadini sei birdie, quattro bogey, due doppi bogey. Non hanno superato il taglio Alessio Bruschi 82° con 149 (78 71), Marco Soffietti 95° con 150 (78 72) e Paolo Terreni 145° con 159 (78 81). Challenge Tour: Gagli Mantiene Il Settimo Posto Dopo 54 Buche - Sul percorso del Buenos Aires Golf Club, in Argentina, Lorenzo Gagli (211 - 75 64 72) ha mantenuto il settimo posto al termine del terzo giro del 102° Abierto Visa de la Republica, torneo inserito nel calendario del Challenge Tour 2008 e organizzato in partnership dall´European Tour e dal Tour de Las Americas. Sempre in vetta Angel Cabrera (204 - 66 68 70), leader dal primo giro, che ha due colpi di vantaggio sul paraguaiano Marco Ruiz (206 - 71 69 66), unico probabilmente ancora in grado di competere per il titolo. Infatti hanno scarse chances gli altri due argentini Eduardo Romero e Daniel Vancsik, terzi con 208, e lo statunitense Isaac Weintraub, quinto con 209. Fuori gioco sicuramente Andres Romero, 13° con 214, e José Coceres, 21° con 215. Quanto a Cabrera sembrava aver chiuso il conto a tre buche dalla fine avendo un margine di cinque colpi su Ruiz, ma lo ha rimesso in gioco con un bogey e un doppio bogey. "E´ stato un giro strano - ha detto il vincitore dell´Us Open che ha vinto il torneo nel 2001 e 2002 e che è giunto secondo nelle ultime due edizioni - perché ho espresso un ottimo golf, ma ho pagato pesantemente ogni minimo errore". Gagli ha concluso in 72 colpi, due sopra il par, segnando due birdie e quattro bogey. Sono usciti al taglio gli altri quattro italiani in gara: Matteo Delpodio 69° con 147 (75 72) e un colpo oltre il limite, Gregory Molteni 85° con 149 (74 75), Marco Crespi 105° con 151 (79 72) e Andrea Rota 134° con 157 (80 77). Fuori anche il paraguaiano Nilson Cabrera, 98° con 150 (79 71), che esercita la sua professione in Italia. Lexus Cup Alla Selezione Dell´asia - La selezione dell´Asia ha battuto quella delle proettes Internazionali nella Lexus Cup (15-9), gara sul modello della Soilheim Cup disputata al The Wines Resort &Cc di Perth in Australia. Il confronto si è praticamente deciso nella prima giornata, quando le asiatiche hanno inflitto un clamoroso cappotto alle Internazionali con un 6-0 nei foursome. Prevalenza delle orientali anche nel secondo turno di doppi (fourball) con un parziale di 3,5-2,5, che ha permesso loro di iniziare i dodici singoli conclusivi con un vantaggio di sette punti (9,5-2,5). Nei matches individuali le Internazionali hanno ottenuto un punto in più (6,5-5,5), ma è stata solo una nota statistica in un confronto impossibile da raddrizzare. La squadra asiatica era composta da Se Ri Pak, Candie Kung, Jee Young Lee, Amy Hung, In-kyung Kim, Seon Hwa Lee, Sarah Lee, Shi Hyun Ahn, Ayako Uehara, Jeong Jang, Meena Lee e Ji Yai Shin. Le Internazionali hanno schierato: Annika Sorenstam, Suzann Pettersen, Nicole Castrale, Angela Park, Stacy Prammmanasudh, Cristie Kerr, Nikki Campbell, Maria Hjorth, Catriona Matthew, Morgan Pressel, Brittany Lincicome e Natalie Gulbis. . |
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VELA: CONCLUSA LA 18A IMPERIA WINTER REGATTA GIÀ FISSATE LE DATE PER LA 19A EDIZIONE: 29 NOVEMBRE-8 DICEMBRE 2008 |
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Imperia, 10 dicembre 2007 – Si è conclusa l’ 8 dicembre con le ultime prove in programma la 18a Imperia Winter Regatta, manifestazione velica internazionale che da quest’anno ha avuto la sua base nel porto antico di Oneglia e negli spazi dell’ex Deposito Franco resi disponibili grazie al contributo della Porto di Imperia spa. Dopo un inizio di giornata caratterizzata da un tempo grigio e piovigginoso, in tarda mattinata il chìileo si schiariva portando sole e una brezza di grecale di intensità fino a 8/10 nodi. Con un paio d’ore di ritardo era possibile segnalare la prima partenza del giorno che vedeva 420 e 470 scendere i mare, come nei giorni passati su due campi di regata differenti. La classe 420 femminile era la prima a partire con bandiera nera dopo un richiamo generale: ancora una volta le spagnole Suria Palop/ Basterra Moyua rimanevano in testa alla flotta aumentando ulteriormente il vantaggio sugli equipaggi inseguitori. Nella seconda manche disputata con il vento che aveva ruotato la direzione verso levante pur mantenendo l’intensità intorno a 10/11 nodi, la vittoria andava alle tedesche Lutz/beucke, campionesse europee juniores in carica, ma che in questa occasione non hanno certo brillato. La classifica finale dopo le 4 manche disputate (stilata senza scarto previsto solo con 5 prove completate) vedeva la conferma al vertice delle spagnole Suria Palop/basterra Moyua seguite al secondo posto dalle gardesane Barbera /Bocca, molto regolari nei loro risultati parziali e al terzo da un altro team di casa, le albenghesi Di Laghi/ Gandolfo. Solo una prova completata dagli equipaggi maschili di questa classe per un totale di tre manche concluse e classifica senza scarto: vittoria greca per l’equipaggio Stavrou/orfanos nella classifica finale, il team vincitore della prova odierna che nelle prime due giornate aveva letteralmente surclassato tutti, il greco Tsokaras/ Mogadam vedeva sfumare il primo posto in classifica a causa della squalifica per partenza anticipata con la bandiera nera e la vittoria di manche ai lariani Maccari/vitali. Al secondo posto gli inglesi Saxton/de Bolz, al terzo un altro equipaggio ellenico, Petrogonas/ Kounas. Sul campo di regata della classe olimpica 470 dove il vento proveniva esattamente da levante era possibile segnalare due partenze portando a un totale di sei prove disputate (classifica con scarto del peggior risultato). Il lotto degli equipaggi maschili vedeva primeggiare in classifica finale l’equipaggio finlandese Lindgren/helander vincitore anche della prima manche odierna seguito dai triestini Cherin/noè, secondi, e dai napoletani Capodanno/giordano, terzi. La prova conclusiva odierna era appannaggio dei tedeschi Hauptmann/chorrosch. Letteralmente en plein delle ragazze russe Ilienko/gaponovich che hanno aggiunto altri due primi poste agli altri tre conquistati (che tra l’altro avrebbero potuto essere quattro se non fossero partite in anticipo nella prima regata con bandiera nera). Piazza d’onore per le romane Stacciali/brighenti e terzo posto per le tedesche Wolf/ Hanitzsch che nei giorni scorsi erano in testa alla classifica. Bilancio positivo anche per i giovanissimi equipaggi impegnati nell’International Meeting L’equipe: nella giornata conclusiva altre due prove venivano portate a termine portando il totale a sette prove completate. La vittoria era inconfutabilmente assegnata a un equipaggio imperiese quello formato da Riccardo Lajolo e Raffaele Berio che precedevano i romani Ricci/fantozzi e i triestini Carini/ Giannotti. L’appuntamento con l’Imperia Winter è ora fissato per la 19° edizione in programma nelle date 29 novembre-8 dicembre 2008. L´iwr è un evento Isaf di grado 3. . |
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VELA: LA SARDEGNA CANDIDATA AD OSPITARE LA TAPPA ITALIANA DELLA MEDCUP 2008 |
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Cagliari, 10 dicembre 2007 - La Sardegna si candida ad ospitare la prossima estate la tappa italiana della Medcup, regata internazionale di vela d´altura, nell´ambito delle iniziative promozionali della Regione legate al turismo nautico. Oggi la Giunta regionale ha dato il via libera per l´iniziativa di candidatura in seguito alla firma di un protocollo d´intesa tra l´Assessorato del Turismo, la società Tp52mf titolare del format del Circuito Medcup e l´associazione sportiva dilettantistica Mediterranea. La Sardegna è dunque in prima fila per l´organizzazione e la realizzazione di una delle tappe della cosiddetta "formula 1 del mare". La data ipotizzata per l´evento dovrebbe ricadere nella prima settimana di luglio e la sede dovrebbe essere Cagliari. Entro pochi giorni si provvederà alla firma della convenzione finale che renderà l´iniziativa ufficiale. La Tp52 Medcup raccoglie i grandi campioni della vela mondiale oltre a celebri personalità della nautica internazionale. Partecipano alla gara i più importanti team di Coppa America assieme ai campioni di tutte le discipline di vela. Ogni singola tappa vedrà impegnato un migliaio di velisti proveniente da almeno trenta Paesi e 180 giornalisti internazionali accreditati al campionato. La Medcup 2008 prevede sei tappe nell´area mediterranea e nelle coste atlantiche del Portogallo con la predisposizione di spazi promozionali dedicati alla regione ospitante, la distribuzione televisiva dell´evento in 129 Paesi ed oltre 1 milione di visite al sito della gara. . |
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