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VENERDI

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Notiziario Marketpress di Venerdì 22 Aprile 2011
MILANO: APRE IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO DI MILANO  
 
Rinnovati e ampliati gli spazi. Ingresso gratuito fino al 19 giugno. Da martedì a domenica con orario continuato dalle 9 alle 17.30 Un museo rinnovato e ampliato negli spazi e negli allestimenti mostra da oggi alla città il volto della Milano antica, romana e imperiale, e di altre antiche civiltà. Con l’apertura al pubblico della palazzina di via Nirone 7 sono stati recuperati al complesso museale dell’Archeologico ulteriori 1700 mq di superficie distribuiti su sei livelli, di cui: - tre piani espositivi - un piano rialzato dedicato a mostre temporanee, didattica e conferenze - due piani destinati a servizi e uffici per circa 1200 mq di superficie espositiva in più. Vengono quindi raddoppiati gli spazi della sede di corso Magenta, collegata alla nuova palazzina grazie a una passerella, che dal chiostro interno del museo, parzialmente distrutto dai bombardamenti del 1943, sfrutta un varco di passaggio attraverso le mura romane, già utilizzato dalle monache nel Medioevo. L’ingresso del Museo resta tuttavia unico da corso Magenta 15. Dal 20 aprile, il Museo Archeologico si proporrà alla città con due mesi di ingresso gratuito (fino al 19 giugno) e con un nuovo orario di apertura, che sarà continuato dalle 9.00 alle 17.30 tutti i giorni da martedì a domenica (lunedì chiuso). Il progetto di ampliamento del complesso museale Il Museo è collocato in un contesto architettonico straordinario, l’ex convento del Monastero Maggiore di San Maurizio, risalente all’Viii-ix secolo d.C., dove sono ancora visibili le tracce della Milano. L’area museale racchiusa tra via Nirone, corso Magenta, via Luini e via Ansperto, costituisce, dal 1965, anno in cui vennero trasferite dal Castello Sforzesco, la collocazione ideale per le collezioni di età romana e altomedioevale della città. Tutto il complesso degli edifici, dall’epoca romana in poi, si è conservato perché venne inglobato nel Monastero, diventando uno dei più intatti e ricchi depositi archeologici della città. Un caso raro per Milano, che non ha cave di argilla e di pietra nei dintorni e che quindi abitualmente ha riutilizzato per l’edilizia le strutture delle epoche più antiche. Le devastazioni peggiori avvennero nell’Ottocento con l’apertura di via Luini, che smembrò in due il Monastero, e con i bombardamenti del 1943 che produssero gravi danni al chiostro interno, ricostruito parzialmente negli anni Sessanta con l’edificazione del museo archeologico. La ristrutturazione della palazzina di via Nirone, curata dal settore Cultura del Comune, ha consentito di realizzare quattro livelli espositivi senza modificare la volumetria dell’edificio preesistente. Il percorso di visita si articola quindi verticalmente e ogni sezione occupa l’intera superficie del piano. L’allestimento museografico, progettato dall’architetto Andrea Bruno, privilegia la lettura dei reperti archeologici e dell’ampio apparato didascalico. Il percorso è realizzato con espositori di alta qualità tecnologica e di disegno essenziale, che non interferiscono con l’apprezzamento dei reperti. Il percorso espositivo L’itinerario comincia dalla sede di corso Magenta, che ospita prevalentemente reperti della Milano antica, e prosegue nella nuova ala di via Nirone con tre sezioni dedicate rispettivamente alla Lombardia Altomedievale, al mondo Etrusco e al mondo dei Greci. Le sezioni Altomedievale ed Etrusca, nel trasferimento, hanno triplicato gli spazi a disposizione. Al piano rialzato, lo spazio riservato alle mostre temporanee è attualmente dedicato alla musica nel mondo antico, con un percorso tematico intitolato “Suoni silenti”. Nella sede di corso Magenta, al piano terra è collocata la sezione dedicata a “Milano Antica” (dal V sec. A.c. Al V sec. D.c.), mentre al piano interrato, oltre a due piccole ma significative sezioni sull’Arte del Gandhara e Caesarea marittima, negli spazi recuperati dal trasferimento delle sezioni Greca ed Etrusca, si trovano: - la sezione, ampliata, di “Abitare a Mediolanum”, che illustra le diverse tipologie abitative milanesi dell’epoca imperiale, esponendo tre pavimentazioni a mosaico di domus risalenti al Ii-iii sec. D.c. - un percorso espositivo temporaneo, intitolato “Nutrire il corpo e lo spirito”, che approfondisce il significato simbolico del cibo nel mondo antico e si collega al tema di Expo 2015. Nei chiostri sono allestiti due percorsi espositivi: - uno dedicato alla società milanese vista attraverso le epigrafi (nel chiostro interno) - l’altro all’edilizia pubblica e privata di Milano in epoca imperiale (nel chiostro secentesco di accesso al Museo) Nel giardino sono conservati i resti di una domus romana del I sec. D.c., di cui è stata recentemente ristrutturata la preziosa pavimentazione a mosaico. Sempre nel giardino sono in corso i lavori per il recupero delle due torri romane che fanno parte rispettivamente delle mura di cinta di fine Iii-inizi Iv secolo d.C. (dette massimianee dal nome dell’imperatore Massimiano che presumibilmente le fece costruire) e del circo: la torre poligonale a ventiquattro lati, conservata in alzato fino al tetto e inglobata in epoca medioevale nel Monastero di S. Maurizio Maggiore, e la torre quadrata appartenente ai carceres (il luogo da cui partivano le corse dei cavalli) del Circo tardoromano, riutilizzata intorno all’Viii-ix secolo come campanile della chiesa monastica, quando venne aggiunta una loggia colonnata a coronamento della struttura. Nella nuova sede di via Nirone, al primo piano, la sezione Altomedioevale, completamente rinnovata, è dedicata alle testimonianze della cultura lombarda nel Vi e Vii secolo con approfondimenti del quadro sociale e artistico, anche attraverso ricostruzioni antropologiche di personaggi dell’epoca e dell’attrezzatura di una bottega orafa. Al secondo piano l’allestimento della sezione Etrusca affronta per nuclei tematici alcuni dei più significativi aspetti della civiltà etrusca, come la condizione femminile, la religione, i culti funerari. In fondo alla sezione, un piccolo spazio che dà accesso a un terrazzo consente di ammirare le due torri romane. Al piano superiore la sezione Greca cerca di avvicinare il più possibile i visitatori non specialisti al mondo ellenico attraverso la perfezione estetica dei suoi manufatti, il contesto culturale, spirituale e filosofico. La sezione Egizia e quella dedicata alla Preistoria restano invece al Castello Sforzesco. Le donazioni L’apertura del rinnovato Museo Archeologico è stata anche l’occasione per accogliere e collocare all’interno del nuovo percorso espositivo due importanti donazioni: una del collezionista Luigi Koelliker, l’altra dell’artista Mimmo Paladino. La donazione di Luigi Koelliker consiste in due ritratti virili in marmo di epoca romana, uno databile tra il I sec. A.c. E il I sec. D.c. (36,5 cm.), l’altro al I sec. D.c. (31 cm.), e ricollegabili alla grande tradizione figurativa realistica romano-repubblicana. Entrambi i ritratti rappresentano personaggi di mezza età, con indicazione realistica dei dettagli del volto, delle rughe e della capigliatura e sono stati sistemati nella sala al piano interrato all’interno del percorso “Abitare a Mediolanum” nel corpo originario del Museo. Mimmo Paladino, presente a Palazzo Reale con una mostra monografica aperta al pubblico fino al 10 luglio, ha donato al Comune di Milano una statua in terracotta, realizzata nel 2008, intitolata “Dormiente” (dimensioni 32h x 115 x 77 cm). L’opera è stata collocata, d’accordo con l’artista, nello spazio espositivo al piano terra della torre poligonale romana. La scultura si trova in una posizione particolarmente suggestiva, circondata da un ciclo di affreschi risalenti al Xiii-xiv sec. D.c. I «Dormienti» di Mimmo Paladino sono forme umane rannicchiate ispirate ai disegni della serie «Shelter Drawings» di Henry Moore, che prendono spunto dai corpi ammassati dei civili nelle gallerie dei rifugi antiaerei. Gli itinerari di Milano Antica Per portare alla luce le vestigia della città romana e imperiale, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, in collaborazione con il Mibac – Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, ha realizzato un progetto di comunicazione per valorizzare un itinerario turistico-culturale dedicato alla Milano antica nel centro storico. È stato approntato un percorso di visita tra monumenti e aree archeologiche di epoca romana, con un accento particolare alla fase di Milano capitale imperiale nel Iv secolo d.C. Sono stati selezionati quattordici complessi archeologici di particolare rilevanza, alcuni dei quali del tutto inaccessibili o ancora solo parzialmente noti, ma di grande rilevanza storico-culturale, comprese le basiliche di Milano. Un pieghevole georeferenziato illustra un itinerario di 7 km a piedi che ha come punto di riferimento il Museo Archeologico e tocca tutti i siti individuati. Totem bilingue con riferimenti storici e artistici sono posizionati davanti alle basiliche storiche della città. Il pieghevole è in distribuzione presso il Museo Archeologico. Il progetto vede anche la collaborazione della Regione Lombardia e il coinvolgimento dell’Arcidiocesi di Milano, della Veneranda Fabbrica del Duomo, della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e della Camera di Commercio. Alla promozione del nuovo itinerario collabora anche il Touring Club Italiano con i “volontari per il patrimonio culturale”. Documentario “Milano Mediolanum” Il promo cinematografico Milano Mediolanum, che dura circa 5 minuti, anticipa un progetto più ampio di narrazione che ha lo scopo di promuovere e valorizzare il patrimonio archeologico della Milano imperiale, in particolare nel periodo che va dal I al V secolo d.C. Il documentario, realizzato dagli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia, è promosso e finanziato dall’Assessorato alla Cultura e nasce dall’accordo di collaborazione tra il Comune di Milano e la Sede Lombardia del Csc. Obiettivo del promo è suggerire un itinerario capace di far rivivere l’immagine della Milano Imperiale, guidando lo spettatore in un breve viaggio tra siti selezionati per il loro valore storico ed estetico: il Civico Museo archeologico con i suoi reperti, la torre poligonale di Asperto, il suo plastico; San Lorenzo e il Sacello di Sant’aquilino; il teatro Romano sotto Palazzo Mezzanotte; la Basilica di Sant’ambrogio e il Sarcofago di Stilicone  
   
   
MILANO (GALLERIA MARCONI) OPENING 20.04.11: GROUP SHOW X – FINO AL 21 MAGGIO 2011  
 
"X", collettiva erotica che raccoglie i lavori degli artisti Nader Ahriman, Bruno Di Bello, Judith Bernstein, John Bock, Monica Bonvicini, Nathalie Djurberg, Keith Farquhar, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Robert Heinecken, Dorothy Iannone, Sarah Lucas, Man Ray, Dasha Shishkin, Andreas Slominski, Francesco Vezzoli. Nei disegni e nei collages di Nader Ahriman (Shiraz 1964) le astrazioni filosofiche di matrice idealista prendono forma attraverso l´intervento grafico dell´artista. Cinema e antichità sono filtrati in chiave erotica, fondendo estetica e contenuto. Bruno Di Bello (Torre Del Greco 1938) partecipa alla collettiva con una "Variazione su una foto di Man Ray" realizzata nel 1976 su tela fotografica. Attraverso la scomposizione dell´immagine di Kiki, musa del maestro, Di Bello rilegge l´esperienza delle avanguardie storiche sviluppando un´idea dell´arte come riflessione sulla suo storia. Il dittico a carboncino di Judith Bernstein (Newark 1942) presenta attraverso l´inconfondibile tratto nervoso dell´artista due figure nude abbozzate, poste l´una di fronte all´altra, colte in un atto di autoerotismo. Censurata nel 1973 per il disegno di una vite troppo simile a un pene, l´artista femminista ha sviluppato sin dagli esordi la sua particolare iconografia fallica. Gli ´objets trouvés´ diventano l´elemento cardine della composizione di John Bock (Gribbohm 1965): dietro all´apparente causalità dei suoi assemblaggi e dei collages si cela la volontà di offrire una personale chiave interpretativa dell´esperienza umana, permettendoci al contempo di indagare la mentalità erotico-selvaggia dell´artista. Le scritte di Monica Bonvicini (Venezia 1965) rimandano esplicitamente al sesso e alla violenza. "Fuck" "me" o "Satisfy me" suonano come un imperativo categorico diretto allo spettatore, offrendo l´opportunità di un incontro fisico. Nei collages tratti dalla serie "The Bedtimesquare" la camera da letto diventa punto di incrocio e di scambio al pari della nota attrazione turistica newyorchese. "Badain" ci inchioda davanti allo schermo per assistere a un´orgia di puppets: i protagonisti del video di Nathalie Djurberg (Lysekil 1978), tre donne bianche e un uomo nero, si intrecciano in strani rituali e giochi erotici. Con le sue ´flat-pack statues´ Keith Farquhar (Edimburgo 1969) trasferisce corpi nudi dipinti sul cartone, richiamando le rappresentazioni a grandezza naturale delle star nei foyers delle sale cinematografiche. Memore della lezione di Yves Klein, Farquhar imbratta le sue modelle di colore, per poi fotografarne il risultato e riportarlo su "sculture bidimensionali". Simon Fujiwara (Londra 1982), già presente negli spazi della galleria con l´installazione "Phallusies (An Arabian Mystery)", presenta due nuovi collages su cartoncino rosso. In ognuno le figure nude giocano maliziosamente con lo spettatore, nascondendo la propria virilità dietro un vecchio ventaglio spagnolo. Wade Guyton (Hammond 1972) partecipa alla collettiva con un imponente dittico. La lettera "X" nera, icona e marchio di fabbrica dell´artista, dà il titolo alla mostra abbreviando la dicitura "x-rated". Partendo da immagini tratte dalla stampa popolare il fotografo americano Robert Heinecken (Denver 1931) pone l´accento sulla falsificazione della realtà messa in atto dal mondo pubblicitario e sull´uso del corpo femminile come strumento di promozione del prodotto. Due lavori storici di Dorothy Iannone (Boston 1933) offrono allo spettatore un assaggio del suo amour fou con l´artista Dieter Roth, sintetizzato in un linguaggio che rimanda agli affreschi egiziani e ai mosaici bizantini. Le metamorfosi genitali di Sarah Lucas (Londra 1962), caratteristiche della sua produzione, trovano spazio accanto alle tre stampe. Man Ray (Philadelphia 1890 - Parigi 1976) è presente con un insolito dipinto di un nudo femminile, una selezione di fotografie in bianco e nero di pin-up, accanto a una rappresentazione fallica realizzata attraverso la giustapposizione di solidi geometrici in marmo. Il tratto grafico delicato di Dasha Shishkin (Mosca 1977) stride in relazione alle campiture e alle tematiche aggressive che caratterizzano la sua pittura. I personaggi si moltiplicano e si fondono nell´ambientazione, generando una narrazione frenetica e densa di riferimenti al sesso. I bassorielievi intagliati su Styrofoam di Andreas Slominski (Meppen 1959) ritraggono scene di genere a sfondo erotico o citano in maniera provocatoria i graffiti metropolitani. Francesco Vezzoli (Brescia 1971) partecipa con "Untitled", uno dei suoi primissimi lavori a ricamo, una riproduzione a piccolo punto di una pubblicità di chat-erotiche viste dall´artista nelle cabine londinesi all´epoca degli studi alla St. Martin School of Art  
   
   
MILANO (BRERA - SALA NAPOLEONICA): APPROFONDIMENTI SULL’UOMO VITRUVIANO DI LEONARDO DA VINCI A CURA DI PAOLA SALVI - 4 E 5 MAGGIO 2011  
 
Le giornate di studi di quest’anno sono continuazione e approfondimento della giornata del 9 febbraio 2010, intitolata Percorsi intorno all’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, incentrata sul tema antico quanto attuale dell’armonia - che nel presente come nel passato riconnette arte e scienza alla ricerca di un rapporto tra microcosmo e macrocosmo, oggi diremmo tra l’uomo e l’ambiente - e che ha toccato gli aspetti della realizzazione, dei riferimenti, dei confronti, delle possibili destinazioni e delle influenze fino ad oggi di questo disegno tanto limpido quanto enigmatico. La relazione di Paola Salvi dimostrerà per la prima volta come la figura del cosiddetto Uomo vitruviano sia realizzata seguendo le misurazioni del corpo date da Leon Battista Alberti nelle Tabulae dimensionum hominis del De statua, tant’è che il disegno potrebbe essere definito albertiano-vitruviano. Programma Mercoledì 4 maggio Mattino 10,00 Salvatore Carruba (Presidente dell’Accademia di Belle Arti Brera) Gastone Mariani (Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera) Saluti istituzionali 10,15 Introduzione alle giornate di studio 10,30 The Mystery of the Vitruvian Man, video diretto da Andrea Pasquettin – Produzione: Easter’s Production, U.s.a. – Video Sound, Italy – Nuova Idea Martin, Slovacchia - parte I* 11,00 Paola Salvi (Accademia di Belle Arti di Brera) La misura dell’armonia: l’Uomo vitruviano e il De statua di Leon Battista Alberti 11,45 Franca Manenti Valli (Architetto) Per una rivisitazione matematica dell’Uomo vitruviano 12,30 Discussione Pomeriggio 14,30 Marco Bussagli (Accademia di Belle Arti di Roma) L´uomo vitruviano e l´architettura antropomorfa: dai Greci al Rinascimento 15,15 Rocco Sinisgalli (Università degli Studi “La Sapienza”, Roma) La piramide duplice di Leonardo da Vinci 16,00 Annalisa Perissa Torrini (Gallerie dell’Accademia di Venezia, Gabinetto dei disegni e stampe) - L’uomo vitruviano: dalla ‘sfortuna’ critica alla fama odierna Giovedì 5 maggio Mattino 10,00 Alessandra Angelini (Accademia di Belle Arti di Brera) Leonardo e Luca Pacioli: una tipografia aurea 10,45 Nicola Cisternino (Accademia di Belle Arti di Venezia) “Dirai di musica e descrivi delli altri sensi”. Leonardo tra musica e teoria armonica 11,30 Italo Bressan Francesco Correggia Roberto Rossi Roberti Remo Salvadori (Accademia di Belle Arti di Brera) La necessità dell’armonia: riflessione sull’arte di oggi 12,30 Discussione Pomeriggio 14,30 The Mystery of the Vitruvian Man, video, parte Ii* 15,00 Laboratorio di idee sull’Uomo vitruviano Info: Accademia Di Belle Arti Di Brera - Via Brera 28, Milano - www.Accademiadibrera.milano.it    
   
   
MILANO (FONDAZIONE LUCIANA MATALON, FORO BUONAPARTE 67):EGIDIO CASTELLI. TIME IS ON MY SIDE A CURA DI ALESSANDRA REDAELLI - DAL 18 MAGGIO AL 9 GIUGNO 2011  
 
Il Museo Fondazione Luciana Matalon presenta Time Is On My Side, mostra personale di Egidio Castelli dal 18 maggio al 9 giugno 2011. Graffi, linee, sgocciolamenti, isole di colori puri buttati sulla tela nell’urgenza dell’istante, trasformano il quadro in specchio fedele delle emozioni e dell’anima. “Se dipingi il tuo inconscio, le figure devono per forza emergere. La pittura è scoperta di sé”, come dire, usando un linguaggio caro a Freud, che dalla tela viene estromesso il Super-io, lasciando spazio solo alla selvaggia potenza dell’Es. E’ questa potenza che si legge nei lavori di Egidio Castelli. Riveduta e corretta attraverso l’uso dei nuovi materiali e delle nuove tecnologie. Su supporti che vanno dalla tela al rame, dall’ottone ai pannelli di nylon fino al plexiglas; realizzata con colori acrilici, idropittura, olio mescolato a silicone, smalti, l’arte gestuale di Castelli conserva in sé, intatta, la forza ribelle dei primi dripping che scandalizzarono l’America. Sono grovigli di materia magmatica, esplosioni primordiali, paesaggi di un passato ancestrale o di un futuro inimmaginabile, figure appena riconoscibili che emergono dal fondo toccando corde del nostro inconscio rimaste seppellite fino a un momento prima. Le campiture delle composizioni sembrano echeggiare paesaggi sconfinati, in cui regna il sentimento del sublime. Castelli va alla radice del sentire e lo fissa sulla purezza del supporto attraverso la potenza del colore. Artista di origine lombarda, di stretta osservanza informale, autodidatta e sperimentatore, Castelli ha raggiunto la sicurezza di uno stile maturo, capace, nel sapiente uso del gesto e del colore, di convogliare nel quadro emozioni che parlano con chiarezza lampante all’anima di chi lo guarda. Egidio Castelli, nato a Tradate (Varese), frequenta gli studi d’indirizzo tecnico e si diploma Perito Industriale. Collezionista e amatore d’arte, si interessa di pittura contemporanea. In collaborazione con il maestro vetraio Afro Celotto produce a Murano vetri artistici. Alla fine del 2006 sperimenta nuove tecniche pittoriche. A gennaio 2008 pubblica il volume dei lavori realizzati nel corso del 2007. A fine 2010 pubblica il volume “Il segno e la materia come fuga lirica”, curato dal Prof. Floriano De Santi. Egidio Castelli vive e lavora in provincia di Varese e nel Cantone dei Grigioni e ha partecipato a mostre in Italia e all’estero. Catalogo ed. Ghirlandina disponibile in Fondazione. Ingresso libero www.Fondazionematalon.org    
   
   
MILANO (GALLERIA BOTTEGANTICA): GIOVANNI BOLDINI. CAPOLAVORI E OPERE INEDITE DALL’ATÉLIER DELL’ARTISTA – MOSTRA PROROGATA FINO AL 28 MAGGIO 2011  
 
In considerazione del crescente successo, e a grande richiesta del pubblico, la mostra Giovanni Boldini. Capolavori e opere inedite dall’atelier dell’artista curata da Enzo Savoia sarà prorogata fino al 28 maggio 2011. L’evento continua a riscuotere uno straordinario successo, sono oltre 4000 i visitatori che hanno ammirato i capolavori di Boldini alla Galleria Bottegantica, un’affluenza elevatissima per una galleria privata che ha saputo proporre una mostra di grande valore e respiro culturale. Molto apprezzata dal pubblico che richiede di poterla ancora ammirare, la rassegna è prorogata per un altro mese nella suggestiva sede della Galleria Bottegantica di Milano in via Manzoni 45. L’entusiasmo dei visitatori è stato dettato dalla possibilità di vedere, unitamente ai grandi capolavori pittorici, permeati di straordinaria bellezza, un cospicuo nucleo di opere inedite o poco note del maestro ferrarese provenienti dal suo atelier e autenticate dalla moglie Emilia Cardona, chestupiscono per la rapidità gestuale e per lo straordinario virtuosismo tecnico. Una visita educativa, accattivante per i visitatori di ogni età  
   
   
COMO (CHIESA DI SAN GIACOMO, PIAZZA GRIMOLDI): COMPIANTO SUL CRISTO MORTO - 19 APRILE / 17 LUGLIO 2011  
 
Al termine di un lungo e impegnativo restauro è di nuovo visibile il gruppo del Compianto sul Cristo morto proveniente dalla chiesa di san Bartolomeo di Caspano di Civo (So): Fratelli De Donati, Compianto sul Cristo morto, 1500-1510 circa, Legno intagliato, dorato e dipinto, Stante a sinistra (Giuseppe d´Arimatea) cm 182, Stante a destra (Nicodemo) cm 178, Cristo morto cm 181, San Giovanni cm 182, Maddalena cm 105,, Madonna cm 117, Maria a sinistra (di Cleofa) cm 104, Maria a destra (di Salomè) cm 107. Il complesso, composto da otto figure in legno dipinto e dorato scolpite a tutto tondo, è solitamente collocato all´interno della cappella della Pietà, la terza di destra nella parrocchiale di Caspano. Il piccolo borgo, della Costiera dei Cèch, la sponda orografica destra della Valtellina tra Colico e Talamona, ha conosciuto nei tempi passati momenti di notevole splendore grazie alla nobile casata dei Paravicino, che lo elesse quale sua dimora esemplare, arricchendolo di architetture e splendidi arredi. Fu probabilmente Don Giovanni Maria Paravicino, curato dal 1497 al 1549, a dotare la chiesa dei tre complessi lignei attribuiti alla bottega dei De Donati: l´ancona della Resurrezione di Lazzaro (firmata e datata "Hop. Alvisii / De Donatis /Mediolanen. / 1508 / Augusti ") nella seconda cappella di sinistra, l´imponente fabbrica a più scomparti dell´altare principale con Storie di san Bartolomeo e il Compianto. Mancano finora riferimenti documentari per quest´opera attribuita, su basi stilistiche, fino agli anni Ottanta a un artefice locale del Xvii-xviii secolo. Solo i più recenti studi la riconducono più correttamente al primo Cinquecento, in specifico alla mano di Alvise (o Luigi) De Donati e alla sua bottega, grazie alle analogie o addirittura identità fisionomiche tra alcune figure del Compianto e quelle della Resurrezione di Lazzaro della stessa chiesa. I volumi e i tratti squadrati delle figure e i panneggi, che alternano pieghe più morbide a spiegazzature cartacee, sono caratteri distintivi dei fratelli di Luigi, Giovan Pietro e Giovanni Ambrogio, così come altri stilemi caratteristici e ricorrenti, come la sporgenza dei bulbi oculari e la resa schematizzata dei capelli, che cadono in grosse ciocche cordonate. Bisogna rilevare, però, che mentre le altre opere in san Bartolomeo, pur nella varietà e complessità delle figure e dell´ambientazione architettonica, sono momenti esemplari della produzione di macchine d´altare per le quali l´abilità degli artisti si esprime attraverso la resa della tridimensionalità delle scene "compresse" entro lo spessore di poche decine di centimetri della cassa lignea, il Compianto si pone come un´esperienza altra, dove lo spazio non è più semplicemente riprodotto, ma è fisicamente generato grazie all´inserimento di statue a tutto tondo e a grandezza naturale entro una cappella. Non più messo in discussione dalla critica successiva, il riferimento agli scultori milanesi può quindi essere precisato in termini cronologici, mentre allo stato attuale delle ricerche risulta difficile tentare distinzioni di mano all´interno della bottega. Rispetto al gruppo della Pietra dell´Unzione di Varallo Sesia, ormai concordemente ritenuto un´opera precoce dei De Donati databile agli anni Ottanta del Quattrocento, questo Compianto di Caspano rivela una teatralità più mossa e partecipe. Se le statue di Varallo appaiono ancora chiuse in un dolore rituale che cristallizza i loro gesti e le loro espressioni, quelle del gruppo valtellinese infatti sono il frutto di ricerche in chiave naturalistica che sembrano partecipare della ricerca degli "affetti" promossa a Milano negli anni di Leonardo e Bramante. Basti osservare la patetica espressione del dolore della Maddalena, o il mancamento quasi scomposto della Madonna alla vista del corpo del figlio. Un simile avanzamento nelle ricerche della bottega richiede un tempo di elaborazione di dieci se non di venti anni rispetto alla Pietra dell´Unzione, collocandosi in prossimità della data del 1508 apposta sull´altare della Resurrezione di Lazzaro. L´infelice intervento di scomposizione, tramite tagli decisi di numerose porzioni delle figure, ricollocate in uno spazio reso esiguo dall´inserimento di finte rocce in muratura, di rimodellamento a gesso e di ridipintura, lontana dalle cromie originali, operato, su probabile richiesta del parroco, intorno al 1929 dal pittore e plasticatore Eliseo Fumagalli (Delebio-so 1887-1943), autore anche della decorazione pittorica dello sfondo della cappella (una veduta di Gerusalemme), aveva in parte alterato la percezione delle relazioni profonde tra le figure del complesso ligneo. L´intervento di restauro, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed eseguito in due lotti dalla ditta Luca Quartana di Milano, dal 2007 al 2010, ne ha restituito a pieno i valori formali e cromatici, il delicato equilibrio dei gesti e degli sguardi. Prima operazione è stata la demolizione progressiva delle modifiche e ricostruzioni plastiche in gesso operate sulle singole sculture; questo ha permesso il recupero di tutti i frammenti originali che sono stati lentamente ricomposti. E´ stato possibile ritrovare ampie stesure della policromia originale, conservatasi sotto la ridipintura, e procedere al risanamento della materia lignea. Si è scelto di reintegrare porzioni di modellato significative, andate perse nell´intervento di modifica, giungendo in fase finale a un ritocco pittorico con coloranti in miscela cerosa stesi a velatura. Info: Fondazione Gruppo Credito Valtellinese - Tel. +39 0342.522.645 - galleriearte@creval.It  - www.Creval.it    
   
   
GALLARATE (MAGA): ALCHEMICA DI ROBERTO FLOREANI – DAL 30 GIUGNO AL 25 SETTEMBRE  
 
Dopo le grandi mostre dedicate ad Amedeo Modigliani e Alberto Giacometti, le sale del Maga ospitano la mostra Alchemica dell´artista Roberto Floreani, che resterà allestita dal 30 giugno al 25 settembre. Il progetto può essere considerato lo sviluppo diretto di Aurora occidentale, presentato da Floreani in occasione della sua personale al Padiglione Italia della 53ma Biennale di Venezia nel 2009. La mostra, costituita da 27 opere, tutte di grande formato, si articola in tre sezioni principali e due complementari. Il progetto include anche una serie di opere scultoree (ceramiche), assoluta anteprima nel lavoro dell´artista, che contamineranno alcune sezioni della mostra. La prima sezione presenta opere del 2007-2008, nucleo centrale del ciclo di mostre personali che, partite da Palazzo Ducale di Mantova, ha poi toccato i musei di Aschaffenburg e Gelsenkirchen in Germania e la Mestna Galerija a Lubiana. Il trittico Concentrico Mitomacchina (200 x 330 cm) è l´opera più rappresentativa di questo ciclo, dove la tematica del Concentrico viene esaltata dal grande formato. La seconda, quella centrale, è dedicata interamente alle dodici opere di grande formato della serie Alchemica, appositamente realizzate per gli spazi del museo, tutte identificate dall´impiego di un colore acceso del tutto nuovo rispetto alle cromìe neutre abituali di Floreani: un magenta (chiamato alchemico dall´artista) che accende i fondali terrosi. La terza contiene principalmente le opere più significative presentate alla 53ma Biennale di Venezia del 2009, dove svetta, per importanza e formato (250 x 375 cm), l´opera Aurora Occidentale. Le due complementari arricchiscono la presenza di nuove opere che sono lo sviluppo naturale e il raccordo tematico di quelle realizzate nei periodi precedenti, di cui contengono chiari riferimenti, a ribadire la convinzione di Floreani che l´arte sia uno sviluppo continuo e progressivo. Completa il progetto la presentazione in anteprima del video sull´artista realizzato da Giart Tv che contiene un´ampia intervista realizzata nei luoghi di vita e di lavoro di Floreani, oltre ad una breve ma significativa sequenza marziale dell´artista che fa intuire quanto questa pratica influisca poi nelle tematiche care all´autore. Tutte le opere in mostra presentano le caratteristiche che hanno portato Roberto Floreani ad essere uno dei più significativi rappresentanti della sua generazione a livello internazionale. Prima fra tutte la presenza dei Concentrici, complesse strutture in rilievo che compongono una serie infinita di combinazioni circolari, geometrie che compensano e definiscono un pattern di base realizzato con una tecnica materica particolarissima, ideata dall´autore, che prevede una paziente stratificazione delle tele, prima di un minuzioso, attento lavoro di "ripulitura" dei rilievi realizzati. Le opere della serie Alchemica in particolare presentano un nuovo impiego delle colature terrose, che amplificano la tematica cara all´autore dell´opera intesa come possibile messaggio di natura spirituale, seguendo in questo la grande tradizione di Mark Rothko (di cui saranno citati in mostra alcuni pensieri a questo preciso proposito, straordinariamente affini ad alcuni scritti dell´autore), di Yves Klein e di grandi astrattisti quali Josef Albers, Mario Radice o Sean Scully. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, curato da Emma Zanella, direttore del Maga, che riporta tutte le opere presenti in mostra e quelle di collegamento tra i tre diversi periodi 2007-2009-2011. Roberto Floreani (Venezia, 1956) ha tenuto importanti mostre personali sia in Italia che all´Estero. Tra le mostre personali in spazi museali si ricordano: La Casa e il Tempo, (Musei di Como, Ravenna e Zagabria), 1994-95 Antologica 1986-1997; (Casa dei Carraresi, Treviso) ´97; Memoria, (Galleria del Credito Valtellinese-le Stelline, Milano), ´99; Roberto Floreani, (Galleria d´Arte Contemporanea, Repubblica di San Marino), 2001; Ritorno all´Angelo,(museo Revoltella , Trieste), 2003; Selected Works 1997-2007,(Palazzo Ducale, Mantova; Kunstverein, Aschaffenburg; Stadtisches Museum, Gelsenkirchen; Mestna Galerija, Lubiana), 2007. Sue opere sono presenti in importanti collezioni museali (Pac, Milano; Mambo, Bologna; Musei di Stato di San Marino; Mart, Rovereto (depositi della Fondazione Vaf), Kunstverein Aschaffenburg; Stadtisches Museum Gelsenkirchen) e istituzionali (Banca Commerciale Italiana, Ing Bank, Credito Valtellinese) Invitato nel 2005 alla Quadriennale di Roma e nel 2009 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia Info: Alchemica di Roberto Floreani - Gallarate, Museo Maga- Museo Arte Gallarate (Via De Magri 1) - tel: 0331.706011 - www.Museomaga.it  
   
   
MILANO: “TRON DESIGNS CORIAN®” - IL MEGLIO DELL’IMMAGINAZIONE, DELLA CREATIVITÀ E DEI MATERIALI ALLA MILAN WEEK OF DESIGN – FINO AL 17 MAGGIO  
 
Fantastiche sculture di iconiche fantascientifiche motociclette, sorprendenti e affascinanti concetti di ambienti cucina, wellness, notte, outdoor, home-theatre e di altri ambienti ispirati al film “Tron: Legacy” movie …il meglio dell’immaginazione, della creatività, della tecnologia e dei materiali per design … Disney e Dupont Corian sono in cima alla classifica delle migliori mostre della Milan week of design 2011 con la loro grande e spettacolare esposizione “Tron designs Corian”. Con la guida di Dupont Corian e Disney, un gruppo di aziende all’avanguardia creativa e tecnologica (tra cui Altha, Capo d’Opera, Cappellini, Ernestomeda, Jacuzzi, Lago, Tao Esterno), architetti e designer (tra cui Shai Akram, Aquilialberg, Dror Benshetrit, Jordi Canudas, Giulio Cappellini, Andrew Haythornthwaite, Setsu e Shinobu Ito, Lagostudio, Ilaria Marelli, Gwenael Nicolas, Marco Piva) hanno svilupato per “Tron designs Corian” affascinanti forme e soluzioni di interior design, ispirandosi a “Tron: Legacy” e valorizzando la versatilità della tecno-superficie Dupont Corian. Dupont Imvelo, Light Tape, Luxit, Shicon, e Sony supportano la mostra con le loro soluzioni e servizi. La mostra “Tron designs Corian”– organizzta da Dupont Corian su licenza di Disney - è visitabile dalle H 1 alle H 22 fino al 17 maggio al Padiglione Visconti, via Tortona 58, Mm2 porta Genova. Info: - Jole Da Rin, The Walt Disney Company, jole.Darin@disney.com, tel. +39 02 29 085 06  
   
   
GORIZIA (PALAZZO ATTEMS PETZENSTEIN): PASQUETTA CON DARWIN - L’EVOLUZIONE ATTRAVERSO GLI OCCHI DI CHARLES DARWIN  
 
Lunedì 25 aprile, per la consueta gita fuori porta, a Gorizia è aperta la mostra L’albero della Vita, per scoprire l’evoluzione attraverso gli occhi del naturalista inglese e conoscere gli antenati delle forme di vita presenti sul nostro pianeta Pasquetta a Palazzo Attems Petzenstein. Quest’anno, cittadini e turisti che vorranno visitare lunedì 25 aprile la “più bella porta aperta sull´Italia” – così descriveva Gorizia il grande pittore Max Klinger – avranno la possibilità di conoscere la straordinaria avventura umana e scientifica di Charles Darwin con la mostra L’albero della Vita, aperta dalle 9.00 alle 19.00. L’esposizione, promossa e realizzata da Provincia di Gorizia, Musei Provinciali di Gorizia e Codice. Idee per la cultura, conduce i visitatori di tutte le età alla scoperta dell´evoluzione attraverso gli occhi del naturalista inglese. Il racconto delle scoperte di Darwin si sviluppa in 10 sale dell’appena restaurato Palazzo Attems Petzenstein in piazza De Amicis 2, ognuna delle quali rappresenta una tappa fondamentale della messa a punto della teoria dell´evoluzione per selezione naturale. La mostra intreccia i linguaggi della storia, della filosofia e della scienza per un viaggio nel tempo e intorno al mondo che i visitatori potranno intraprendere attraverso video, tassidermie, exhibit interattivi e il supporto delle guide. Si parte dalla grande passione di Darwin per l’osservazione della natura, che si tradusse in una rilevante collezione di coleotteri e farfalle, per poi ammirare le diverse forme di vita osservate durante il viaggio a bordo del Beagle, dal dicembre 1831 all´ottobre 1836: iguane, armadilli, pappagalli variopinti, pinguini, tartarughe… Accanto alle riproduzioni dei suoi celebri erbari e alla ricostruzione della serra in cui sviluppò i suoi studi di botanica, si possono ammirare anche la fedele e minuziosa ricostruzione del suo studio privato di “Down House", che divenne rifugio, laboratorio di ricerca e cuore della sua attività scientifica, e gli incredibili resti della nostra antenata più famosa, l’ominide “Lucy“. E si può scoprire, giocando, il percorso evolutivo che ha decretato la supremazia dell’Homo sapiens. «L’esposizione – commenta Raffaella Sgubin, sovrintendente dei Musei Provinciali di Gorizia – è dedicata a un’avventura umana e scientifica che merita davvero di essere raccontata. Per la semplicità del linguaggio utilizzato e il servizio di visite guidate, è molto adatta a bambini e ragazzi. Finora abbiamo riscontrato infatti grande partecipazione delle scuole: numerosissime sono già le prenotazioni per il mese di maggio». “L´albero della Vita”, che rimarrà aperta fino al 19 giugno, propone un’articolata offerta didattica organizzata in percorsi guidati interattivi e laboratori creativi per scuole, gruppi e famiglie, a cura dell´Immaginario Scientifico. Il percorso offre inoltre schede esplicative in sloveno e in inglese. Per prenotare le visite guidate, telefonare al numero 040 224337 (da lunedì a venerdì ore 9.00 - 13.00 e 14.00 - 16.30). Presso il bookshop è disponibile il catalogo Info: L´albero Della Vita. L’evoluzione Attraverso Gli Occhi Di Charles Darwin - 12 febbraio/19 giugno 2011 - Palazzo Attems Petzenstein, Musei Provinciali di Gorizia, Piazza De Amicis 2 - www.Alberodellavitadarwin.org  - Tel 0481 547541/ 547499  
   
   
PIENZA: IL TRITTICO TRECENTESCO DI NICCOLÒ DI PIETRO GERINI TORNA AL SUO ANTICO SPLENDORE  
 
Domenica 17 aprile alle ore 17, il Trittico trecentesco di Niccolò di Pietro Gerini, tornato al suo antico splendore, è stato svelato al pubblico presso il Museo Diocesano di Pienza (Siena). Nell´ambito della XIII Settimana della Cultura, presso il Museo Diocesano di Pienza è stato presentato il restauro di un importante trittico dipinto sul finire del Trecento dal prolifico pittore fiorentino Niccolò di Pietro Gerini. Il restauro del dipinto, donato alla città di Pienza nel 2003 da Bruno Stefanelli e Maria Grazia Chechi, è stato finanziato dalla Fondazione Musei Senesi e dal Comune di Pienza, grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, e diretto dalla (Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto. Oltre al Sindaco Fabrizio Fè, alla presentazione sono intervenuti Gianni Resti (Presidente Fondazione Musei Senesi), Laura Martini (Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Siena), Gabriele Fattorini (Direttore Museo Diocesano), Mary Lippi (restauratrice)  
   
   
DANIMARCA: UN ORIGINALE PUNTO DI RIFERIMENTO CULTURALE COLORA ÅRHUS  
 
Quest’estate al museo Aros di Aarhus, scoprirete la fine (e l’inizio) dell’arcobaleno in un’eccezionale opera d’arte permanente, realizzata dall’artista danese-islandese Olafur Eliasson. Your rainbow panorama regalerà al pubblico un’esperienza senza dubbio indimenticabile. Quest’estate una delle opere d’arte più significative della Danimarca sarà completata all’Aros Kunstmuseum di Aarhus. Un ampio passaggio circolare, realizzato in vetro multicolore e del diametro di 52 metri, è stato posizionato sul tetto dell’Aros. Quest’opera mozzafiato, dal titolo Your rainbow panorama, è stata realizzata dall’artista danese-islandese Olafur Eliasson che gode di fama mondiale. Richiamando un’aureola multicolore, Your rainbow panorama completa l’edificio cubico dell’Aros realizzato dagli architetti danesi Schmidt Hammer Lassen. Presentandosi come faro e belvedere della città di Aarhus, l’opera si pone come un punto di riferimento artistico e architettonico, sottolineando l’importanza culturale di Århus e dell’Aros. All’interno di questo passaggio panoramico lungo 150 metri, i visitatori potranno percorrere l’intero spettro dei colori, ammirando spettacolari viste della città e della sua scenica natura circostante. Olafur Eliasson, l’artista che si nasconde dietro il progetto per il tetto del museo, è molto soddisfatto del risultato finale, ed è entusiasta all’idea di scoprire come Your rainbow panorama sarà percepito dal pubblico: "Probabilmente ci saranno opinioni diverse riguardo al significato di quest’opera. Secondo la mia interpretazione, essa consiste in un tunnel e nell’esperienza che si vive percorrendolo,” ha dichiarato Olafur Eliasson. La realizzazione di questo tetto originale è stata resa possibile dalla collaborazione tra il museo Aros, la municipalità di Århus, e Realdania, che ha finanziato lo sviluppo di Your rainbow panorama. Your rainbow panorama aprirà tra i mesi di maggio e giugno 2011  
   
   
MELBOURNE & VICTORIA: IL POLMONE VERDE D’AUSTRALIA  
 
I 40 parchi nazionali dello Stato di Victoria, in Australia, rappresentano oltre 3.96 milioni di ettari di meravigliosi paesaggi naturalistici e scenografici ecosistemi. Foreste pluviali, deserti semi-aridi, coste mozzafiato, montagne innevate e riserve naturali sono solo alcune delle attrazioni naturalistiche che questa splendida regione offre. In più, tutti i parchi sono visitabili e dispongono di percorsi accessibili, campeggi, servizi e di una vasta scelta di accomodation anche per soggiorni più lunghi. Per maggiori informazioni: www.Parkweb.vic.gov.au  e www.Visitmelbourne.com/nationalparks  I più bei parchi dello Stato di Victoria Grampians National Park A 260 km da Melbourne, il Grampians National Park è composto da una serie di montagne frastagliate rivestite da fitte foreste popolate da fauna selvatica e rappresenta una delle destinazioni più famose tra gli amanti di climbing, escursionismo e panorami assolutamente strabilianti. Inoltre, grazie all’occupazione aborigena risalente a 2.000 anni fa, il Grampians National Park conserva rilevanti siti archeologici. Tra le accomodation, la regione dei Grampians, oltre a numerosi campeggi, offre la possibilità di soggiornare in splendidi e caratteristici hotel e cottage a contatto con la natura (Dunkeld: Royal Mail Hotel; Halls Gap: Boroka Downs, Dulc Cottages). Otway National Park A circa tre ore di auto da Melbourne si trova l’Otway National Park, raggiungibile anche attraverso un meraviglioso percorso di trekking lungo la famosa Great Ocean Road. I confini di questo parco racchiudono ripidi complessi montuosi, spiagge sabbiose, altipiani rocciosi, rigogliose foreste, impetuose cascate e quieti ruscelli. Se non bastasse, è possibile visitare il Cape Otway Lightstation, il più antico faro del continente australiano. Per vivere al meglio la magica atmosfera del parco è consigliabile soggiornare in uno dei bellissimi cottage che offre la regione, come il Cape Otway Lighthouse, i Cape Otway Cottages e il Claerwen Retreat. Port Campbell National Park Distante da Melbourne 250 km e accessibile anch’esso dalla Great Ocean Road, Port Campbell National Park è conosciuto in tutto il mondo per la straordinaria formazione di rocce, tra cui i famosi Dodici Apostoli, che sembrano sorvegliare come sentinelle la costa Sud dello Stato di Victoria. Per godere appieno di tutto ciò che offre il parco si può soggiornare presso alcune suggestive accomodation, come i Southern Ocean Villas, il Best Western, o il Loch Ard Motor Inn. Dandenong Ranges National Park A soli 40 km a est di Melbourne e solo un’ora di auto, il Dandenong Ranges National Park è il parco nazionale più vicino alla capitale dello Stato di Victoria e quindi facilmente visitabile anche durante i viaggi più brevi. Istituito a protezione dei suggestivi boschi della regione di Dandenong Ranges, questo parco è conosciuto principalmente per le spettacolari felci arboree dell’Ash Mountain ed è l’ideale per chi desidera fare rilassanti picnic e passeggiate immergendosi nella flora e fauna locale. Tra le migliori accomodation della zona, i Warburton Retreats, i Rainforest Bungalows e il Wombat Cottage che offrono soluzioni ottimali per coppie e gruppi amanti della natura ma anche del comfort. Alpine National Park Nella regione dell’High Country, a 400 km da Melbourne, si trova l’Alpine National Park, dominato dalle maestose vette alpine del Victoria. Visitando l’Alpine National Park si rimane facilmente affascinati da incredibili panorami e suggestive passeggiate ad alta quota. Inoltre, esistono numerose opportunità ricreative: sci, canottaggio, equitazione, ecc. Soggiornare poi presso il Buckland, il Mt Buller Chalet o il Blue Gum Ridge è il coronamento ideale alla visita di questo magnifico parco. Wilsons Promontory National Park Allontanandosi da Melbourne circa 300 km si può raggiungere il Wilsons Promontory National Park. ‘The Prom’, come viene chiamato dagli abitanti del posto, è in assoluto uno dei luoghi più amati dai turisti di tutto il mondo, soprattutto per gli spettacolari paesaggi che si possono godere dalla sommità delle sue imponenti montagne granitiche, per le sue sorprendenti spiagge e per la per la folta foresta pluviale al suo interno. Il modo migliore per essere parte dello splendido ambiente del Wilsons Promontory National Park è soggiornare presso il Limosa Rise, i Tidal River Eco Cabins o i Bear Gully Coastal Cottages. Phillip Island Nature Parks A pochi km a sud di Melbourne si trova la meravigliosa isola di Phillip Island che racchiude uno dei network di parchi più famosi in tutto il mondo e più affascinanti per chiunque li visiti: Phillip Island Nature Parks. Il network include al suo interno il Koala Conservation Centre, il Churchill Island heritage farm e il Nobbies Centre. Tra le maggiori attrazioni di questo complesso di parchi, inoltre, la possibilità di entrare in contatto con i pinguini che abitano l’isola prendendo parte alla Penguin Parade (sfilata dei pinguini) ogni sera al tramonto. Tourism Victoria è l’ente del Turismo di Melbourne e Victoria, regione dell’Australia che, all’interno di uno spazio relativamente piccolo, racchiude una sbalorditiva gamma di attrazioni. La seconda città dell’Australia, Melbourne, si caratterizza per la straordinaria convivenza di culture differenti che si avverte in ogni angolo della città. La combinazione di architettura antica e moderna insieme alla presenza di negozi alla moda, dei migliori ristoranti del continente, di un sistema di mezzi pubblici eccellente e di un variegato calendario di eventi rendono Melbourne una delle città più vivibili e innovative in cui vivere o soggiornare. Oltre Melbourne, l’intera regione del Victoria racchiude numerosi luoghi d’interesse per visitatori di tutto il mondo: dalla spettacolare Great Ocean Road a Phillip Island – l’isola dei pinguini – e dalla regione dei vini a ben 36 parchi nazionali. Il tutto facilmente raggiungibile da Melbourne grazie alle dimensioni compatte della regione – la parte più difficile è scegliere da dove iniziare. Tourism Victoria: www.Visitmelbourne.com/it