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MARTEDI

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Notiziario Marketpress di Martedì 21 Aprile 2009
IL CERVELLO BURATTINAIO INDIVIDUATE LE AREE CEREBRALI CHE SI ATTIVANO NELLA PERCEZIONE SPAZIALE DEL CORPO  
 
 Trieste, 21 aprile 2009 - La ricerca, pubblicata su Journal of Neuroscience, è frutto di una collaborazione tra la Sissa e l’Institute of Neuroscience and Medicine di Julich in Germania Come un esperto burattinaio sa che a ogni filo corrisponde un movimento della sua marionetta, allo stesso modo il cervello sa quale “filo tirare” per far muovere il corpo in cui è ospitato. Ma quanto sa veramente il cervello del corpo? E quali sono le aree celebrali coinvolte? La risposta in uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, e che ha come prima firma quella di Corrado Corradi-dell’acqua, neuroscienziato della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Lo studio, nato dalla collaborazione tra la Scuola di eccellenza di Trieste, l’Institute of Neuroscience and Medicine di Julich (Germania) e l’Istituto Di Ricovero e Cura a carattere scientifico “E. Medea” di San Vito al Tagliamento (Pn), si è avvalso di tecniche di neuroimmagine per identificare quali aree del cervello si attivano nella percezione spaziale del corpo, ossia quelle aree che ci permettono di collocare nello spazio sia il nostro corpo che quello delle altre persone. Risultato? Ad attivarsi la corteccia somatosensoriale secondaria e il solco intraparietale posteriore, due aree di cui si conosce ancora molto poco. Ma mentre il solco intraparietale è risultato più volte essere coinvolto in diverse attività celebrali, per la corteccia somatosensoriale secondaria si tratta di una novità assoluta. <<Tutte le informazioni finora a disposizione su questa regione celebrale – spiega Corrado - la vedevano coinvolta nell´elaborazione di stimolazioni tattili complesse, come quelle ottenute attraverso la manipolazione di oggetti e che coinvolgono più parti del corpo, come ad esempio le due mani o dita diverse della stessa mano. È evidente che, per mettere insieme queste informazioni in modo sensato, la corteccia somatosensoriale secondaria deve conoscere la posizione che le varie parti del corpo hanno l´una rispetto all´altra. Nessuno, però, era ancora riuscito ancora a legare tale conoscenza a quest’area>>. Utilizzando la risonanza magnetica, i neuroscienziati hanno così osservato che la corteccia somatosensoriale secondaria si attivava anche in assenza di stimoli tattili, ma quando i soggetti testati compievano giudizi legati sulla posizione spaziale del proprio corpo, una dimensione spaziale intrinseca che permette al nostro cervello di capire la collocazione di un parte del corpo rispetto al resto. <<Abbiamo preso in prestito dalla psicologia sperimentale dei paradigmi di rotazione mentale e li abbiamo usati in un esperimento, che ha visto coinvolte 20 persone di sesso maschile e destrimani – spiega Corrado - abbiamo chiesto loro, dopo avergli mostrato la foto di una mano, di dirci se la mano fosse destra o sinistra e ne abbiamo poi misurato il risposta celebrale. In questo modo siamo riusciti a individuare le due aree coinvolte>>. La scoperta è importante perché può avere implicazioni in numerosi ambiti: dalla riabilitazione alla robotica. Corrado Corradi-dell’acqua si laurea in psicologia presso l’ateneo Vita-salute San Raffaele di Milano. Dopo aver conseguito il Phd in Neuroscienze cognitive presso la Sissa, lavora per due anni in Germania presso l’Institute of Neuroscience and Biophysics of the Jülich Research Center in Jülich, per poi ritornare nella Scuola d’eccellenza giuliana lo scorso anno. Si occupa di rappresentazione del corpo umano, visualizzazione e correlazioni neuronali delle scelte economiche e morali. .  
   
   
PREVENZIONE E RICERCA CONTRO IL TUMORE SILENZIOSO A VERONA ESPERTI A CONFRONTO SUL CARCINOMA DELLE OVAIE  
 
Verona, 21 aprile 2009 - Con un intervento dell’Assessore regionale alla Sanità, Sandro Sandri, si è svolto il 18 aprile nell’Aula Magna del Policlinico G. B. Rossi di Verona un importante convegno che ha messo a confronto i maggiori esperti di ginecologia oncologica sul tema “Innovazione della Diagnosi e Terapia nel Carcinoma Ovarico”. Citando alcuni dati del Registro Tumori del Veneto (376 nuovi casi l’anno con 234 decessi ogni 12 mesi), Sandri ha posto l’accento sulla necessità di “potenziare l’attività di prevenzione primaria ed il monitoraggio delle pazienti colpite da questa grave patologia, per realizzare una sorta di screening che dia alle donne informazioni per l’autocontrollo in modo da rivolgersi al medico al più piccolo campanello d’allarme”. Infatti, seppur conosciuto come “il tumore silenzioso”, è possibile rilevare una particolare e costante sintomatologia. Per questo, Sandri ha auspicato che l’attività di monitoraggio con l’osservazione dei casi conclamati porti all’elaborazione di specifiche linee guida, come già avviene in casi di altre forme tumorali. “Anche la ricerca – secondo Sandri – è indispensabile e va incrementata, per almeno 3 ottimi motivi”. Prima di tutto, per la scoperta di nuovi strumenti come i marcatori biologici per la diagnosi precoce; quindi per migliorare la strumentazione chirurgica che consenta interventi sempre meno invasivi; infine per mettere a punto terapie mirate per superare i problemi di tossicità e resistenza, migliorando l’efficacia dei farmaci e contrastando l’insorgenza di recidive. Sandri, complimentandosi per la presenza di molti importanti professionisti del settore, ha sottolineato che “La Regione è pronta a lavorare insieme a voi nell’interesse delle persone colpite da un male così subdolo e grave”. L’assessore ha infine garantito il suo impegno perché gli esiti scientifici del convegno possano essere condivisi anche all’interno della Commissione Oncologica Regionale, insediata il 3 marzo scorso. Dal primo rapporto della Commissione Salute Donna del Ministero del marzo 2008, il tumore dell’ovaio è il nono per frequenza e rappresenta il 2,9% delle diagnosi tumorali nelle donne ed il 4,5% dei decessi per neoplasie. Nell’area del Registro Tumori Nazionale (in cui è compreso l’intero Veneto), sono stati diagnosticati 17,9 casi di tumore all’ovaio ogni 100. 000 donne, con un totale di circa 4. 800 nuovi casi diagnosticati l’anno. Il rischio di avere una diagnosi di tumore all’ovaio nel corso della vita è del 10,4% fra 0 e 74 anni. . .  
   
   
SANITA´, CON COSTI STANDARD SI PREMIA L´EFFICIENZA FORMIGONI E BRESCIANI: LA NOSTRA RIFORMA PROMUOVE LA QUALITA´ IERI CONVEGNO IN AUDITORIUM GABER CON IL MINISTRO SACCONI  
 
Milano, 21 aprile 2009 - L´esperienza amministrativa e di governo delle Regioni "virtuose" nel campo della sanità - quelle cioè che garantiscono servizi di qualità senza creare buchi di bilancio - deve rappresentare il modello per l´introduzione in Italia dei costi standard e il superamento del meccanismo della spesa storica, che invece premia le inefficienze. E´ stato questo il filo conduttore del convegno, promosso da Federsanità - Anci Lombardia, "Dalla spesa storica al costo standard (quattro esperienze a confronto, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana)", che si è svolto ieri nell´Auditurium Gaber del Palazzo Pirelli e che ha visto la partecipazione anche del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. La Lombardia naturalmente metterà a disposizione fino in fondo l´esperienza maturata e i risultati ottenuti in 13 anni di applicazione della riforma sanitaria per favorire questo processo "in un momento storico - ha scritto il presidente Roberto Formigoni in un messaggio inviato al convegno, letto dall´assessore alla Sanità, Luciano Bresciani - davvero speciale: il decennale della legge costituzionale del 1999 e la discussione parlamentare del disegno di legge delega sul federalismo. Proprio la sanità rappresenta un banco di prova per il federalismo". "La nostra riforma - ha proseguito Formigoni - ha dimostrato di essere in grado di promuovere un sistema efficiente". Il presidente ha ricordato che "le tariffe delle attività ospedaliere lombarde sono ancora oggi tra le più basse in Italia" (inferiori del 5% rispetto a quelle nazionali). Analogo discorso riguarda il personale e la valutazione di tutte le attività sanitarie (tempi di attesa, soddisfazione dell´utenza, volume delle attività di controllo, di posti letto o di efficienza dei sistemi informativi). "In Lombardia - ha aggiunto Formigoni - sono stati sperimentati diversi modelli che coniugano il principio del costo standard con l´efficienza". La stessa ripartizione delle risorse destinate alle Asl ha visto la Lombardia imboccare una strada innovativa, favorendo un approccio basato sulla valorizzazione delle cure erogate. Curare un cittadino con una malattia non cronica, ad esempio, costa circa un terzo rispetto a curare un cittadino con una sola malattia cronica. "Se un´Asl ha più malati cronici di un´altra - ha concluso Formigoni - è evidente che avrà bisogno di più risorse per erogare gli stessi Livelli Essenziali di Assistenza: è con questo criterio che abbiamo riformulato in Lombardia l´idea della cosiddetta ´quota capitaria pesata´, valutando attentamente i costi di cura delle diverse patologie". Dal canto suo, l´assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, - intervenendo alla tavola rotonda su "L´autonomia delle Regioni in campo sanitario: quali prospettive legate al Federalismo", insieme a Sandro Sandri (assessore Politiche Sanitarie Regione Veneto) e ad Aldo Ancona (Regione Toscana) - ha ribadito la necessità di "partire dalle Regioni a statuto ordinario che garantiscono cure appropriate e hanno il bilancio in pareggio (Lombardia, Veneto, Emilia-romagna e Toscana) per calcolare i costi standard", attraverso "una media dei valori di queste quattro importanti realtà" (in cui vivono 20 milioni di persone). Secondo Bresciani, a questa prima linea di finanziamento della sanità per le Regioni, basata appunto sui costi standard, se ne dovrebbero affiancare altre due. Una riguarda il debito pro capite delle Regioni in deficit e dovrebbe essere destinata ad azzerarsi in 5 anni. L´assessore ha ipotizzato un meccanismo che garantisca un finanziamento del debito che cala del 20% ogni anno e che deve essere accompagnato dal politiche di razionalizzazione e riduzione degli sprechi. "Una terza linea di finanziamento - ha aggiunto l´assessore - deve sostenere un grande piano sulle nuove tecnologie, elemento essenziale per lo sviluppo della sanità, su cui la Lombardia sta già investendo da molto tempo. In sanità la qualità costa meno". .  
   
   
SANITA’: A MILANO CONFRONTO TRA REGIONI “VIRTUOSE” SU SPESA STORICA E COSTI STANDARD. SANDRI: “COSTI STANDARD TRA I CARDINI DEL FEDERALISMO FISCALE. CHI OGGI SPRECA SI METTA AL LAVORO. NOI PRONTI AD AIUTARE, NON A PAGARE E BASTA”.  
 
Milano, 21 aprile 2009 - “L’abbandono del criterio della spesa storica e il passaggio a quello dei costi standard nella determinazione della spesa sanitaria delle regioni farà bene a tutta Italia e non solo a quelle virtuose che si sono confrontate oggi”. Lo ha detto l’assessore alla sanità del Veneto, Sandro Sandri, intervenendo ieri alla Regione Lombardia, a Milano, al convegno “Dalla spesa storica al costo standard”, organizzato da Anci Federsanità per mettere a confronto i sistemi sanitari delle quattro regioni italiane universalmente riconosciute come virtuose nella gestione della loro spesa sanitaria. : il veneto, la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana. “Si tratta – ha aggiunto Sandri- di uno dei cardini principali sui quali si fonderà una riforma epocale come il federalismo fiscale ed è quindi necessario che tutti, chi è più avanti e ancora di più chi è indietro, ci lavorino da subito. Il Veneto è pronto, sia lavorando in casa propria, sia mettendo la propria esperienza a disposizione di quella che oggi il ministro Sacconi ha definito un’alleanza tra Stato e Regioni virtuose per fare il bene di tutti. ” “E’ necessario però – ha aggiunto Sandri – che in molte parti d’Italia ci si renda conto che una certa fase storica, quella dell’assistenzialismo a piè di lista, è finita e che d’ora in avanti le parole d’ordine per tutti dovranno essere appropriatezza, responsabilizzazione, rigore gestionale, migliori pratiche, qualità dell’assistenza”. Secondo Sandri, “In molte regioni deve cambiare l’approccio complessivo al pianeta sanità che deve essere, come già è in queste quattro regioni, un’azienda erogatrice di servizi ai cittadini e non un carrozzone da usare il più delle volte come ammortizzatore sociale o, peggio, come strumento per creare consenso politico artificiale”. Sandri ha ricordato che il Patto per la Salute nazionale sottoscritto per il 2007-2009 ha rivelato in questi anni un’accentuazione di aspetti di iniquità presenti in passato. Regioni ben amministrate paradossalmente, in sede di riparto nazionale risultavano punite nella distribuzione delle risorse. “Ciò non dovrà più accadere – ha sottolineato Sandri – e questo processo và iniziato da subito con un forte e coraggioso lavoro imperniato sui costi standard. Siamo consci – ha aggiunto – che il cammino non sarà né facile né breve e che ragionevolmente nell’intero Paese lo si potrà concludere in quattro-cinque anni. In Veneto però inizieremo ad introdurre i costi standard già nel riparto del fondo sanitario 2010 e in questo anno che abbiamo davanti lavoreremo intensamente, partendo da un monitoraggio della situazione esistente, per poi procedere gradualmente alla definizione più specifica” . “In generale – ha concluso Sandri – in Italia le situazioni di grande disequilibrio e di utilizzo inefficiente delle risorse vanno corrette spingendo l’acceleratore sui principi di autonomia, autorganizzazione e decentramento, con un sostegno al cambiamento, laddove è necessario, che sia mirato e limitato nel tempo, garantito dal cosiddetto meccanismo perequativo”. .  
   
   
LA SICILIA AL TAVOLO NAZIONALE CON LE REGIONI VIRTUOSE  
 
Palermo, 21 aprile 2009 - “Se si darà vita a un’alleanza tra Stato e regioni virtuose per costituire un sistema sanitario nazionale eccellente, noi vogliamo esserci. La Sicilia ha tutte le carte in regola per sedersi ai tavoli nazionali con la dignità e l’orgoglio di chi vuole e sa rispettare le regole”. Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, commenta così le parole del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che ieri nel corso di un convegno a Milano ha elogiato il percorso intrapreso dalla Sicilia in materia sanitaria. “In nove mesi – prosegue Lombardo – non soltanto abbiamo risanato i conti, grazie anche alla tenacia dell’assessore Russo, che ha saputo rispettare le rigorose misure previste dal Piano di rientro con provvedimenti anche impopolari, ma abbiamo pure varato all’Ars una innovativa legge di riordino del sistema regionale estremamente importante, sia perché recepisce tutte le indicazioni ministeriali, sia perché è stata il frutto – e non certo il compromesso - di intense giornate di dibattito parlamentare. Le parole del ministro Sacconi – continua – il presidente - fanno piacere perché rappresentano un prezioso riconoscimento dell’opera di risanamento che questo governo regionale, che ho l’onore di guidare, sta portando avanti. Sono convinto che la Sicilia saprà assumere sempre più un ruolo di guida e di stimolo per tutte le regioni del Mezzogiorno, che con il federalismo alle porte dovranno esaltare le proprie specificità e mettere in campo tutte le intelligenze per dire basta all’assistenzialismo e alla dipendenza dal governo centrale”. “Sappiamo che il cammino verso il definitivo risanamento è ancora lungo – conclude Lombardo – ma la strada è tracciata e non si torna indietro. E con la stessa forza morale con cui abbiamo onorato gli impegni con lo Stato, chiederemo che vengano finalmente concesse alla nostra regione le somme, circa 900 milioni di euro, finora trattenute per far fronte al deficit della sanità”. .  
   
   
POLIAMBULATORIO DI IVREA PRONTO IL FINANZIAMENTO AGGIUNTIVO PER LA COSTRUZIONE DI UN LOTTO UNICO  
 
Torino, 21 aprile 2009 - In merito alle polemiche dei giorni scorsi del Pdl sul poliambulatorio di Ivrea, l’assessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora Artesio, dichiara: «La tempestività del centro destra nell’intervenire sul territorio dell’Asl To4 merita un sincero complimento. Ogni volta infatti che la Giunta regionale si appresta ad adottare atti che completano il quadro economico di opere lasciate inattuate proprio dall’amministrazione Ghigo, ecco che gli esponenti del Partito delle liberà urlano al pericolo, all’abbandono dell’iniziativa e alla nostra incapacità. È accaduto per l’ospedale di Chivasso e succede ora per il poliambulatorio di Ivrea, proprio nel momento in cui io e il vicepresidente Peveraro abbiamo approntato per la seduta del 23 aprile una delibera che riallinea i costi dell’accordo di programma firmato con il Ministero. In questo atto, si ridetermina in 22 milioni - anziché i quasi 18 iniziali - il finanziamento per la costruzione del terzo lotto dell’ospedale di Chivasso e si stabilisce di procedere a un appalto unico, invece che a lotti, per la realizzazione del nuovo poliambulatorio di Ivrea, con una spesa che passa da 10 a 12,5 milioni di euro». «Gli esponenti del Pdl - aggiunge ancora Artesio - sembrano inoltre ignorare come la scadenza per la progettazione degli interventi finalizzati alle attività di intra-moenia, tra cui rientra una parte del poliambulatorio di Ivrea, sia stata prorogata dal governo stesso al 2012». .  
   
   
ANZIANI, RICEVUTA DA BOSCAGLI DELEGAZIONE CINESE  
 
Milano, 21 aprile 2009 - L´assessore alla Famiglia e solidarietà sociale, Giulio Boscagli, ha incontrato ieri una delegazione cinese di dirigenti e operatori dei servizi per anziani, in visita nella nostra regione per portare avanti il progetto pilota di formazione e aggiornamento per operatori cinesi sulle best practies lombarde di attenzione alla popolazione degli anziani. Nel corso dell´incontro, l´assessore Boscagli, ricordando il viaggio istituzionale compiuto a settembre a Pechino in occasione della Paralimpiadi, ha sottolineato la ricca collaborazione e scambio di esperienze nato sul tema delle disabilità. "Mi auguro - ha dichiarato Boscagli - che possa nascere un dialogo fruttuoso di scambi anche sulle politiche di assistenza per gli anziani. Una politica che Regione Lombardia, nel corso di questi anni, ha cercato di migliorare sempre di più". E´ di questi giorni la notizia che Regione Lombardia ha riaperto l´accreditamento dei posti in Rsa (Residenze socio assistenziali), chiusi da oltre 4 anni. Un provvedimento che permetterà di aumentare l´offerta assistenziale in Lombardia di 2. 500 posti letto nei prossimi due anni. .  
   
   
A VERONA NUOVO “PACCHETTO ANMIC” PER FAVORIRE INTEGRAZIONE PERSONE DISABILI  
 
Verona, 21 aprile 2009 - “Facilitare la vita quotidiana delle persone con disabilità e delle loro famiglie è un obiettivo che quando viene raggiunto ci dà sempre molta soddisfazione. Come in questo caso che attraverso una sinergia efficace messa in atto da Anmic e Ente Nazionale Sordi realizza un progetto di consulenze on line, abbattendo le barriere di spazio e di tempo e di burocrazia usando le nuove tecnologie”. Lo ha detto ieri a Verona l’Assessore Regionale alle Politiche Sociali Stefano Valdegamberi, intervenendo nella sede dell’Anmic alla conferenza stampa di presentazione del Progetto “Il Port@le”, informare per creare processi d’integrazione per le persone disabili. L’iniziativa ha presentato un pacchetto di servizi telematici (tra cui un giornale on line e nuovi servizi via internet) per favorire l’integrazione delle persone disabili. In particolare il progetto potenzia gli strumenti multimediali già presenti all’interno di www. Anmicverona. Org attraverso un miglior accesso alle banche dati e l’interscambio di informazioni in tempo reale; si propone inoltre di realizzare uno sportello audio video attraverso gestori già esistenti quali Skipe o Messenger. In sostanza, si intende semplificare le richieste di informazione da parte del pubblico disabile che ha difficoltà a raggiungere fisicamente la sede dell’associazione. Inoltre si và a creare una piattaforma multimediale riservata che prevede la prenotazione di visite mediche o di appuntamenti con gli operatori dell’associazione, e l’utilizzo di una serie di moduli necessari, che possono essere stampati, per le persone disabili. “Gli obiettivi- ha ricordato Valdegamberi- sono la promozione e il consolidamento della collaborazione tra privato sociale e le tre aziende Ulss del territorio veronese per migliorare la qualità della vita dei disabili, il loro diritto all’integrazione e l’accesso in modo facilitato e garantito all’informazione, ai servizi e alle tutele che le leggi e le istituzioni preposte devono loro garantire. Valdegamberi ha anticipato che, sempre per quanto riguardo i passi in avanti fatti nel settore della disabilità, giovedì 23 aprile p. V. A Verona a Palazzo Forti, Banca Popolare, si terrà un importante convegno regionale – presente egli stesso e il collega alle politiche dei lavori pubblici Massimo Giorgetti- che farà il punto sulle barriere architettoniche, in particolare sulla legge regionale n. 16 del 2007 che “ha messo a punto alcune norme fondamentali (anticipatrici anche a livello nazionale) per l’attuazione di deroghe edilizie ed urbanistiche per superare ed eliminare le barriere architettoniche”. All’incontro sono intervenuti anche il presidente provinciale Anmic Mirco Croce, il direttore dei servizi sociali dell’azienda Ulss 20 Angelo De Cristan e il presidente provinciale dell’Ente Nazionale Sordi Tino Boaretti. .  
   
   
TUMORE DEL SENO: “SERVE UNO SCREENING PERSONALIZZATO MAMMOGRAFIA ANCHE ALLE QUARANTENNI E ALLE OVER 70” VANNO DEFINITI NUOVI CRITERI PER DIVIDERE LE DONNE IN CATEGORIE DI RISCHIO  
 
Roma, 21 aprile 2009 – La mammografia dovrà essere “su misura”: la presenza di uno o più casi di tumore del seno in famiglia, il sovrappeso, l’aver o meno avuto figli, la sedentarietà, l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, particolari caratteristiche della mammella e interventi precedenti diventeranno criteri per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto). Resta invariato l’iter per chi non presenta fattori “critici”. Per le altre, andranno invece previste corsie preferenziali e l’utilizzo di strumenti più sensibili, come la mammografia digitale. Non più quindi un esame standard ogni 24 mesi fra i 50 e i 69 anni, ma uno screening ritagliato su misura. E ancora, l’estensione per le quarantenni e per le over 70. “Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è necessario rinnovare i criteri – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer, in corso oggi e domani nella Capitale, che vede riuniti oltre 300 fra i massimi esperti mondiali -. Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, come emerge con forza in questo convegno, e sono già allo studio della Commissione Prevenzione e Screening del Ministero: la proposta del relatore, il prof. Alessandro Del Maschio del San Raffaele di Milano, diventerà al più presto operativa”. Un provvedimento che mira a ridurre i 12. 000 morti che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese, su 38. 000 nuovi casi. Infatti, se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza raggiunge il 98%. Merito della prevenzione ma anche delle terapie target sviluppate negli ultimi anni, in grado di agire solo sulle cellule malate. Proprio a queste molecole innovative è dedicato il Meeting di Roma, che vede il Regina Elena protagonista. “Un importante riconoscimento alla nostra oncologia – continua il prof. Cognetti - che si è distinta nel panorama scientifico internazionale per il livello delle pubblicazioni e la qualità delle sperimentazioni cliniche. Non è così purtroppo per le ricerche di Fase I (su volontari sani o pazienti), in cui l’Italia gioca un ruolo marginale soprattutto a causa delle difficoltà burocratiche. È necessaria e non più rinviabile una riforma del sistema che renda il nostro Paese “attrattivo” per gli investimenti, da parte delle Aziende farmaceutiche e degli Enti di ricerca pubblici e privati. A tutto vantaggio soprattutto dei pazienti che potranno accedere con maggiore facilità alle molecole più innovative”. In Italia solo il 2. 3% del totale delle sperimentazioni sono di fase 1, a fronte del 30. 3% in Germania, del 22% in Francia, del 21. 2% in Olanda e del 15% in Spagna. Proprio in questi giorni è in discussione una proposta per la costituzione di una piattaforma interistituzionale con Ministero e Aifa per potenziare le sperimentazioni di fase 1 e allinearci agli altri Paesi europei. Un’italiana su 11 rischia di ricevere una diagnosi di tumore del seno nel corso della vita e una su 50 di morirne. L’incidenza è simile in tutte le regioni ma ciò, purtroppo, non è vero per i programmi di screening. “Esiste una grave differenza fra Centro-nord, Sud e Isole – spiega Cognetti –. Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di aver eseguito almeno una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell’Italia meridionale. L’estensione effettiva dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all’82. 9% al Nord, al 73. 3% al Centro e solo al 27. 6 % al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: al nord è del 10% più elevata. Su questo tema si sta impegnando in particolare la Commissione Prevenzione e Screening del Ministero, con progetti e proposte concreti per garantire pari accesso all’assistenza sanitaria a tutti i cittadini”. Altra battaglia che vede gli specialisti uniti e determinati è il contrasto dello screening “opportunistico”: “Troppe donne si rivolgono per la mammografia alla piccola struttura “sotto casa” e questo rischia di minare la serietà dei controlli e la credibilità dei risultati. Va invece potenziato l’accreditamento istituzionale di Centri specialistici nazionali di livello”. Sull’importanza di potenziare le strutture di eccellenza interviene anche il prof. Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e dell’Istituto Dermatologico San Gallicano “Bisogna investire per creare reti oncologiche regionali fortemente collegate e coordinate da centri di altissima specializzazione, quali il Regina Elena ed il S. Gallicano di Roma per la Regione Lazio, in grado di esprimere la centralizzazione di tutte le tecniche diagnostiche necessarie anche alla identificazione dei più avanzati fattori prognostici e predittivi di risposta, in un’ottica di innovazione e di appropriatezza ed in un contesto di sicurezza e di una elevata performance scientifica”. Le italiane guarite dal tumore del seno sono oggi circa 500. 000, merito di una strategia su più fronti: prevenzione, nuove terapie, ma anche ricerca. “Pur con molte difficoltà strutturali e risorse economiche esigue, il nostro Paese può contare su professionisti di primo livello – conclude Cognetti -. Vanno segnalati in particolare quelli che aderiscono al Gruppo cooperativo Italiano Mammella (Gim), una realtà di eccellenza che coinvolge 180 strutture oncologiche per la promozione di studi clinici. Attualmente ve ne sono in corso 9, che arruolano ogni anno circa 2. 000 pazienti. Ci si concentra soprattutto sul miglior affinamento delle sequenze dei farmaci biotecnologici nella terapia adiuvante, con grande attenzione ai profili di farmacogenomica”. Nei due giorni del Convegno - il primo, destinato a ripetersi ogni biennio nella Capitale – gli esperti, oltre a discutere delle nuove modalità di screening, si confrontano sulle più recenti evidenze scientifiche delle nuove molecole. Sono oltre una decina quelle in sperimentazione per il tumore del seno. Di queste, alcuni hanno già mostrato la loro efficacia su altre neoplasie, altre sono invece messe a punto nello specifico per la mammella. Il meeting rappresenta infine l’occasione per stringere importanti collaborazioni fra il Regina Elena e i migliori Centri oncologici internazionali. .  
   
   
CENTO TOSCANI DISCUTERANNO DI TESTAMENTO BIOLOGICO ALTRI 250 PIEMONTESI IN COLLEGAMENTO TELEMATICO DA TORINO ACCADRÀ IL 25 APRILE A FIRENZE. L´ELECTRONIC TOWN MEETING A PALAZZO STROZZI SACRATI  
 
Firenze, 21 aprile 2009 - L´idea di fondo è che in un confronto senza pregiudizi e in un dibattito dove le persone non difendono le propria posizione per partito preso ma accettano il dialogo, alla fine le opinioni possono essere diverse da quelle iniziali ed è più facile cercare uno spazio per una posizione condivisa. E´ quello che accadrà sabato dalle 9 alle 17 a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione: tavoli rotondi, nuove tecnologie ed un tocco di telematica per far discutere di testamento biologico un centinaio di toscani, per tre quarti fiorentini, ed altri 250 piemontesi in collegamento da Torino, ciascuno portatore di visioni diverse e ampiamente rappresentativi di tutte le opinioni in campo. Un confronto senza reti, non per dividere ma per gettare ponti, il cui esito sarà riassunto in un documento conclusivo che sarà consegnato alla fine della giornata ai partecipanti e nei giorni successivi al Parlamento e al Presidente della Repubblica. La scelta del tema del testamento biologico risale ad un anno fa, prima dell´acceso dibattito che si è aperto nel paese e in Parlamento, ed è parte del programma della Biennale della Democrazia organizzata a Torino a cui ha aderito anche il Comune di Firenze. La Regione Toscana, che negli ultimi tre anni e mezzo ha già organizzato tre diversi electronic town meeting (nel 2006 per scrivere la legge sulla partecipazione, nel 2007 sulla spesa sanitaria e l´anno scorso sui cambiamenti climatici e le nuove fonti di energia) ci metterà il know how. Toscani e piemontesi si confronteranno su come dovrebbero comportarsi i medici di fronte al testamento biologico del paziente e quali limiti eventualmente occorrerebbe definire. Naturalmente la discussione terrà conto anche delle norme che il Senato ha già votato e il Parlamento si appresta a varare. Ma non sarà un referendum su un disegno di legge. Sarà il contributo dei cittadini al Parlamento, cittadini che non si sostituiscono alle istituzioni ma che sono portatori di una saggezza popolare a volte sconosciuta nei politici e negli stessi legislatori: è quanto spiega l´assessore alla partecipazione della Regione. Un contributo ancora più importante, aggiunge poi, nel caso di un argomento delicato come il testamento biologico, proprio perché il town meeting non è una conta di voti ma una discussione ragionata e informata che tende ad unire più che a dividere. La guida - che a marzo è stata consegnata ai cittadini, quando sono iniziati i primi focus group che hanno coinvolto tra Toscana e Piemonte quasi ottocento persone - è stata scritta da un comitato di undici garanti che tra medici, filosofi e rappresentanti di confessioni religiose raccoglie i più autorevoli esponenti delle diverse posizioni in campo. Ne fanno parte Maurizio calipari, Francesco Paolo Casavola, Francesco D´agostino, Gilda Ferrando, Ignazio Marino, Maurizio Mori, Giorgio Palestro, Sergio Rostagno, Alberto Moshe Somekh, Hagg Umar e Carlo Augusto Viano. Dei cento cittadini che il 25 aprile parteciperanno all´electronic town meeting da Firenze 46 sono uomini e 56 donne, dai 19 agli 80 anni. Uno su quattro ha meno di 25 anni ed uno su tre tra i 46 e i 65 anni.  
   
   
SANITA’: A MILANO CONFRONTO TRA REGIONI “VIRTUOSE” SU SPESA STORICA E COSTI STANDARD. SANDRI: “COSTI STANDARD TRA I CARDINI DEL FEDERALISMO FISCALE. CHI OGGI SPRECA SI METTA AL LAVORO. NOI PRONTI AD AIUTARE, NON A PAGARE E BASTA”.  
 
 Milano, 21 aprile 2009 - “L’abbandono del criterio della spesa storica e il passaggio a quello dei costi standard nella determinazione della spesa sanitaria delle regioni farà bene a tutta Italia e non solo a quelle virtuose che si sono confrontate oggi”. Lo ha detto l’assessore alla sanità del Veneto, Sandro Sandri, intervenendo il 20 aprile alla Regione Lombardia, a Milano, al convegno “Dalla spesa storica al costo standard”, organizzato da Anci Federsanità per mettere a confronto i sistemi sanitari delle quattro regioni italiane universalmente riconosciute come virtuose nella gestione della loro spesa sanitaria. : il veneto, la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana. “Si tratta – ha aggiunto Sandri- di uno dei cardini principali sui quali si fonderà una riforma epocale come il federalismo fiscale ed è quindi necessario che tutti, chi è più avanti e ancora di più chi è indietro, ci lavorino da subito. Il Veneto è pronto, sia lavorando in casa propria, sia mettendo la propria esperienza a disposizione di quella che oggi il ministro Sacconi ha definito un’alleanza tra Stato e Regioni virtuose per fare il bene di tutti. ” “E’ necessario però – ha aggiunto Sandri – che in molte parti d’Italia ci si renda conto che una certa fase storica, quella dell’assistenzialismo a piè di lista, è finita e che d’ora in avanti le parole d’ordine per tutti dovranno essere appropriatezza, responsabilizzazione, rigore gestionale, migliori pratiche, qualità dell’assistenza”. Secondo Sandri, “In molte regioni deve cambiare l’approccio complessivo al pianeta sanità che deve essere, come già è in queste quattro regioni, un’azienda erogatrice di servizi ai cittadini e non un carrozzone da usare il più delle volte come ammortizzatore sociale o, peggio, come strumento per creare consenso politico artificiale”. Sandri ha ricordato che il Patto per la Salute nazionale sottoscritto per il 2007-2009 ha rivelato in questi anni un’accentuazione di aspetti di iniquità presenti in passato. Regioni ben amministrate paradossalmente, in sede di riparto nazionale risultavano punite nella distribuzione delle risorse. “Ciò non dovrà più accadere – ha sottolineato Sandri – e questo processo và iniziato da subito con un forte e coraggioso lavoro imperniato sui costi standard. Siamo consci – ha aggiunto – che il cammino non sarà né facile né breve e che ragionevolmente nell’intero Paese lo si potrà concludere in quattro-cinque anni. In Veneto però inizieremo ad introdurre i costi standard già nel riparto del fondo sanitario 2010 e in questo anno che abbiamo davanti lavoreremo intensamente, partendo da un monitoraggio della situazione esistente, per poi procedere gradualmente alla definizione più specifica” . “In generale – ha concluso Sandri – in Italia le situazioni di grande disequilibrio e di utilizzo inefficiente delle risorse vanno corrette spingendo l’acceleratore sui principi di autonomia, autorganizzazione e decentramento, con un sostegno al cambiamento, laddove è necessario, che sia mirato e limitato nel tempo, garantito dal cosiddetto meccanismo perequativo”. .  
   
   
OPERA PIA LOTTERI LA REGIONE PIEMONTE ASSUME TEMPORANEAMENTE LA GESTIONE  
 
Torino, 21 aprile 2009 - In attesa che si determini il futuro dell’Opera Pia Lotteri, dal 1° maggio sarà la Regione Piemonte, attraverso l’Asl To1, a gestire temporaneamente la struttura socio-sanitaria, dove sono ospitati 160 anziani. Lo ha deciso ieri mattina la Giunta Bresso, con una delibera con cui, «al fine di scongiurare un’ipotesi di interruzione di pubblico servizio», si dà mandato al direttore generale dell’azienda sanitaria, Ferruccio Massa, di stipulare con il commissario straordinario dell’Opera Pia Lotteri un’apposita convenzione che regoli questo subentro, che avrà comunque termine il 30 settembre. Ciò, si specifica ancora nell’atto, non comporterà da parte dell’Asl l’assunzione di nessuno dei debiti pregressi dell’Opera Pia. Le spese di gestione che nei prossimi cinque mesi verranno sostenute dell’azienda sanitaria, inoltre, saranno considerate nelle passività dell’Opera stessa. «A fronte della difficile situazione finanziaria dell’ente - spiegano gli assessori alla tutela della salute e sanità, Eleonora Artesio, e al welfare, Angela Teresa Migliasso - il nostro intervento si è reso indispensabile sia per garantire la continuità dell’assistenza ai pazienti, sia per assicurare i livelli occupazionali esistenti, in attesa ovviamente che si giunga a una soluzione definitiva circa l’assetto dell’Opera Pia». .  
   
   
DIGITALE TERRESTRE PER PRENOTARE LE VISITE MEDICHE CON LA TV TELEASSISTENZA E PARTECIPAZIONE ANCHE PER CHI NON USA INTERNET  AL VIA IN GARFAGNANA UNA SPERIMENTAZIONE SU NUOVI SERVIZI AL CITTADINO  
 
 Firenze, 21 aprile 2009 - La possibilità di prenotare visite mediche e altre prestazioni sanitarie e, più in genere, lo sviluppo della teleassistenza; l´attivazione di un canale civico che consentirà una migliore informazione ai cittadini, per esempio su orari degli uffici e scadenze burocratiche, ma anche l´organizzazione di una serie di servizi a distanza; la promozione di forme di partecipazione all´operato dell´amministrazione, anche attraverso sondaggi e vere e proprie votazioni. Tutto questo c´è nel progetto di sviluppo del digitale terrestre che, con capofila il comune di Fabbriche di Vallico, in Garfagnana, è stato presentato questa mattina presso la sede dell´Uncem regionale, presente anche il vicepresidente della Regione Toscana. È stata l´occasione per illustrare i contenuti e le opportunità di un progetto le cui applicazioni, dopo questa fase di sperimentazione, saranno riusate in altre realtà toscane, a partire dal comune di Abbadia San Salvatore. Un progetto sostenuto anche dal governo regionale, ha spiegato il vicepresidente, perché capace di fornire soluzioni concrete contro il superamento del digital divide, cioè del divario nell´uso e nella capacità di uso delle nuove tecnologie. Il problema, infatti, non è solo quello di portare ovunque la banda larga, cosa che il governo regionale sta facendo con successo, ma anche quello di raggiungere fasce di popolazione che hanno poca o nulla confidenza con Internet. In questo senso, ha sottolineato il vicepresidente, lo sviluppo del digitale terrestre appare di grande rilievo soprattutto per le aree montane e per la popolazione più anziana oppure sofferente per malattie croniche. Nello specifico del progetto, particolarmente interessante è l´applicazione in campo sanitario, in una sperimentazione che vede il diretto coinvolgimento dell´Asl 2 di Lucca. Grazie anche all´introduzione della Carta regionale sanitaria sarà più facile prenotare le prestazioni (e sarà decongestionato il traffico di chiamate telefoniche ai Cup), ma si pongono le basi anche per altre importanti sperimentazioni, come quelle relative alla ricetta on line e alla possibilità da parte del medico di famiglia di leggere in tempo reale, attraverso il box installato a casa, la scheda sanitaria del paziente che è andato a visitare. Insomma, ha ricordato il vicepresidente, l´obiettivo è quello di approntare una piattaforma tecnologica per la teleassistenza che consenta di poter beneficiare anche al proprio domicilio di un livello di sicurezza e assistenza confrontabile che quello che si potrebbe ottenere in una sede sanitaria. Una piattaforma con l´assistito al centro, intorno al quale ruotino i medici di base, le farmacie, il volontariato, gli altri servizi a domicilio.  
   
   
RECORDATI: LANCIO DI ZANEXTRA IN FRANCIA  
 
Milano, 20 aprile 2009 – Recordati annuncia che la filiale Bouchara Recordati ha lanciato la nuova specialità farmaceutica per il trattamento dell’ipertensione Zanextra (lercanidipina + enalapril) in Francia, primo mercato mondiale per la lercanidipina. Il nuovo prodotto è già commercializzato in Germania, Australia, Irlanda, Finlandia, Danimarca, Grecia, Sud Africa e nei Paesi Bassi. Associazioni fisse di farmaci antiipertensivi avranno un ruolo significativo e crescente nel mercato futuro dell’ipertensione. Le linee-guida internazionali per il trattamento dell’ipertensione (Chmp Guideline on clinical investigation of medicinal products in the treatment of hypertension; January 22, 2009) hanno stabilito degli obiettivi terapeutici assai impegnativi per la riduzione della pressione arteriosa, al fine di minimizzare il rischio di gravi eventi cardiovascolari. Nella maggior parte dei pazienti ipertesi, ed in particolare in coloro che presentano altri fattori di rischio associati, è necessario somministrare più di un farmaco antiipertensivo per raggiungere e mantenere i livelli di pressione arteriosa desiderati. I risultati di studi clinici condotti su un gran numero di pazienti hanno evidenziato che una terapia antiipertensiva con i farmaci più moderni (quali quelli appartenenti alle classi dei calcio-antagonisti e degli Ace-inibitori) ha portato ad una riduzione della morbilità e mortalità dovuta ad eventi cardiovascolari significativamente maggiore di quella ottenuta con altre terapie. Questi dati confermano l’utilità del nostro nuovo farmaco che associa lercanidipina, un calcio-antagonista di ultima generazione, con enalapril, un Ace-inibitore ampiamente prescritto. I dosaggi dei farmaci oggetto dell’associazione sono risultati efficaci e ben tollerati negli studi clinici. I vantaggi delle associazioni fisse, in alternativa alla prescrizione separata di diversi farmaci associati estemporaneamente, sono notevoli. L’utilizzo di una sola compressa, per un paziente che ne assume giornalmente un numero a volte elevato, aumenta l’adesione alla terapia rappresentando un fattore di successo importante in un trattamento destinato a durare tutta la vita e finalizzato alla riduzione e alla prevenzione di eventi cardiovascolari. Inoltre, il costo della terapia si riduce e tale vantaggio assume particolare importanza per il contenimento della spesa farmaceutica. “Il lancio di Zanextra in Francia, il mercato più grande per la lercanidipina, rappresenta un momento importante per la crescita del nostro Gruppo” ha dichiarato Giovanni Recordati, Presidente e Amministratore Delegato. “Le ottime caratteristiche terapeutiche del nuovo farmaco e la qualità dei nostri informatori scientifici francesi, riconosciuta dai medici in Francia, sono le premesse fondamentali per il successo di Zanextra. ” .  
   
   
DIALIZZATI IN VACANZA, BENVENUTI NELLE MARCHE.  
 
 Ancona, 21 aprile 2009 - La Regione ha deliberato 280. 000 euro di fondo incentivante per tenere sempre aperti d´estate tutti i centri per dialisi ai vacanzieri che hanno bisogno costante di tale servizio medico. ´Nessuno dovra` rinunciare alla sua vacanza nelle Marche ´ ha detto Vittoriano Solazzi, assessore al Turismo ´ anche se in dialisi. Ci confermiamo per sensibilita` e attenzione la regione piu` ospitale e poliedrica anche in tal senso´. ´La Regione provvede con un fondo incentivante a riconoscere i turni ai medici che garantiscono anche durante la pausa delle ferie sia in orario diurno che notturno un servizio irrinunciabile ´ ha aggiunto l´assessore alla Sanita` Almerino Mezzolani ´ che caratterizza l´efficienza e la funzionalita` del nostro sistema sanitario regionale´. Il ´progetto regionale per l´implementazione di un sistema incentivante per il potenziamento delle attivita` dialitiche nel periodo estivo´, approvato dalla giunta regionale su proposta congiunta dei due assessorati vede aumentare considerevolmente l´attenzione ai problemi della salute connessi con quelli della possibilita` di offrire vacanze serene e sicure a tutti. Le Marche rispondono cosi` al sollecito delle associazioni e dei medici con tempestivita` dimostrandosi ancora una volta all´avanguardia in Italia sia per attrattivita` turistica che per la sensibilita` al problema specifico. I Centri per dialisi sono 16 nelle Marche: Pesaro San Salvatore; Urbino Asur 2; Fano Asur 3; Senigallia Asur 4, Jesi Asur 5, Fabriano Asur 6, Inrca Geriatrico Ancona, Ancona Ospedali riuniti Torrette; Civitanova Asur 8; Centro Dialisi Recanati; Macerata Asur 9; Camerino Asur 10; Centro di Tolentino; Fermo Asur 11; San Benedetto Asur 12; Ascoli Piceno Asur 13. .  
   
   
BASILICATA, LA REUMATOLOGIA VA SUL TERRITORIO “IL 30% DEI NOSTRI PAZIENTI VIENE DA ALTRE REGIONI”  
 
 Potenza, 21 aprile 2009 – “Non solo abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti dieci anni fa, ma siamo andati ben oltre le aspettative iniziali. L’eccellenza si può misurare nei numeri: il 30% dei 15. 000 pazienti che ogni anno visitiamo nei nostri ambulatori proviene da altre Regioni, così come il 50% delle 300 persone che ricoveriamo nel reparto di degenza”. Il prof. Ignazio Olivieri, direttore del Dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata, il 18 aprile presso l’Auditorium dell’Ospedale “San Carlo” di Potenza, si è confrontato con i cittadini e i rappresentanti delle Istituzioni in un convegno sui “Dieci anni di Reumatologia in Basilicata”. “Vogliamo spiegare alla popolazione, al contribuente, - afferma il prof. Olivieri - come sono stati investiti i fondi messi a disposizione e, sulla base dei risultati ottenuti, essere valutati. Perché una piccola regione del Sud come la Basilicata, che conta solo 600. 000 abitanti, negli ultimi 10 anni è riuscita a realizzare nel campo della reumatologia ciò che nessuna altra regione italiana ha fatto”. La rete reumatologica lucana è formata dall’Ospedale “San Carlo” di Potenza e dall’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera: vi lavorano 9 specialisti, due borsisti e uno specializzando. È una realtà che ha valenza nazionale e internazionale (in particolare per lo studio delle spondiloartriti), grazie anche all’importante attività di ricerca scientifica: sono oltre 250 le pubblicazioni su riviste internazionali che portano la firma del prof. Olivieri e dei suoi collaboratori. Quali sono le sfide future? L’obiettivo è quello di “andare sul territorio”, per superare le grandi difficoltà di spostamento legate alla conformazione geografica della Regione. “Sarà il medico ad avvicinarsi al paziente e non più il contrario – continua il prof. Olivieri -. Intendiamo essere presenti nei cinque distretti in provincia di Potenza e nei due in provincia di Matera per svolgervi attività ambulatoriale. In questo modo chi vive in un comune di montagna potrà raggiungere il centro più vicino in tempi rapidi e noi medici ci avvicineremo a nuovi pazienti”. La rete dipartimentale è stata istituita dieci anni fa per frenare la migrazione sanitaria verso altre Regioni. In Basilicata non esisteva, infatti, nessuna struttura a cui il paziente reumatologico lucano potesse rivolgersi. Attualmente sia il centro di Potenza che quello di Matera dispongono dell’ambulatorio e della diagnostica strumentale (il day hospital ed il reparto di degenza si trovano solo a Potenza). Le malattie reumatologiche sono molto diffuse, interessano infatti il 15% della popolazione italiana. Ma una percentuale rilevante di persone convive con questi disturbi senza ricevere una diagnosi. Ad esempio, due gravi patologie croniche come l’artrite reumatoide e la spondiloartrite colpiscono più di 700. 000 italiani, ma solo il 30% è in cura. Gli altri non sanno di essere portatori di una malattia altamente invalidante. “Il nostro scopo – spiega il prof. Olivieri - è far arrivare nei nostri centri tutte le persone con malattie reumatologiche croniche. Per fare questo vi sono due strade da seguire: stabilire un rapporto forte con la medicina generale, perché questi pazienti si rivolgono in prima istanza proprio al medico di famiglia. L’altra strategia implica l’utilizzo dei mezzi di comunicazione con campagne di informazione per parlare direttamente ai cittadini”. E proprio per instaurare un dialogo aperto con la popolazione, nell’incontro di domani sono previsti anche gli interventi di rappresentanti delle Istituzioni, tra cui Vito De Filippo, Presidente della Regione Basilicata, Antonio Potenza, Assessore Regionale alla Salute, Giovanni De Costanzo, Direttore Generale dell’Ospedale Regionale San Carlo di Potenza, Pasquale Amendola, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria locale di Potenza (Asp), Vito Gaudiano, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di Matera (Asm) e Rocco Maglietta, Direttore Generale del Crob di Rionero. .  
   
   
METTERE IN RETE ESPERIENZE ASSOCIAZIONI  
 
Tolmezzo, 21 aprile 2009 - L´esperienza, le energie, le capacità che hanno fatto maturare e crescere negli anni strutture assistenziali come quella della Comunità Piergiorgio, che si trova a Caneva di Tolmezzo, potranno essere ulteriormente valorizzate se esse si sapranno mettere in rete con il sistema sanitario regionale e con le altre associazioni che si occupano della diversa abilità. Così si è espresso l´assessore regionale alla Salute e Protezione Sociale, Vladimir Kosic, intervenendo al Centro Don Onelio al convegno ´Giuseppe apre le finestre´. Le assise, imperniate sull´innovazione nel settore degli ausili per l´handicap, in particolare per la sclerosi laterale amiotrofica e le malattie degenerative, rientravano nel contesto delle manifestazioni organizzate dalla Comunità Piergiorgio Onlus per ricordare il fondatore, don Onelio Ciani, a dieci anni dalla scomparsa. Kosic si è rivolto al qualificato uditorio, presenti numerosi operatori, ricercatori, studiosi impegnati anche nella domotica per la diversa abilità, sostenendo con vigore che il mondo della disabilità non deve più essere assistito tenendo conto solamente del bisogno di aiuto, bisogno che muta con il tempo e a seconda delle necessità di ogni singola persona, bensì sulla base dei diritti fondamentali. Diritti che per Kosic debbono essere stabiliti con estrema chiarezza e rigore concettuale e scientifico. Per raggiungere compiutamente quest´obiettivo deve essere rivisto e adeguato il quadro normativo di settore. Prendendo atto dei risultati raggiunti dal Centro Don Onelio, nel quale sono assistite persone diversamente abili, Kosic, parlando di progettualità a lungo termine, ha rivolto un appello alla Comunità Piergiorgio e alle altre realtà analoghe a stringere un´alleanza forte tra loro, per mettersi in rete con le strutture sanitarie e fare crescere ancora la qualità dell´offerta di servizi alla persona. Kosic ha infine annunciato che giovedì prossimo sarà a Roma per incontrarsi con il Ministro alla Salute. Tra gli argomenti che saranno trattati nell´occasione vi è l´abolizione della legge sugli invalidi civili. E a tale proposito ha ribadito fermamente che i diritti dei diversamente abili dovranno avere sempre adeguata tutela. In apertura dei lavori, il vicepresidente della Comunità Piergiorgio, Igino Piutti, aveva ripercorso l´evoluzione del Centro di Caneva di Tolmezzo, e si era soffermato sul ruolo dell´Ufficio H, servizio di rilevanza regionale che, per conto della Regione, dal 1966 informa gli utenti sui servizi e sugli ausili per diversamente abili presenti sul territorio regionale, nazionale ed estero. E´ rivolto a tutte le persone disabili fisiche, ai loro familiari e amici, agli operatori della riabilitazione, della scuola e del sociale, ma anche agli enti pubblici e privati, ai tecnici, ai progettisti e agli operatori commerciali. Ha dunque l´obiettivo di creare una squadra per agevolare le persone diversamente abili. Quella squadra, che secondo Kosic va messa in rete per poter prestare un aiuto ancor più efficace a chi ne ha bisogno. Hanno poi preso la parola il presidente della Comunità Piergiorgio, Sandro Dal Molin, Enrico Pin, sugli ausili tecnologici per i diversamente abili, Claudio Bitrelli, presidente del Gruppo di lavoro interregionale Centro ausili elettronici e informatici per disabili, sull´evoluzione e le prospettive del settore in Italia, Renzo Andrich, ricercatore, sull´assistenza protesica, Lorenzo Verniello, neurologo, Giuseppe La Montagna, malato di Sla, Mario Melazzini, presidente nazionale dell´Aisla. .  
   
   
COGLI LA NOTTE: SVELATO IL MISTERO DELLA VISIONE DEI MAMMIFERI NOTTURNI GLI ANIMALI NOTTURNI DEVONO LA LORO VISIONE DI NOTTE ALLA SPECIALE ARCHITETTURA DEL DNA DEI FOTORECETTORI DEGLI OCCHI.  
 
 Bruxelles, 21 aprile 2009 - La scoperta, fatta da un´equipe di scienziati tedeschi e inglesi, è stata pubblicata nella rivista Cell. I ricercatori descrivono come gli stessi nuclei dei bastoncelli diventano minuscole lenti che raccolgono la luce grazie all´assemblaggio esclusivo del loro Dna. "Basicamente, i nuclei degli animali diurni diffondono la luce rimandata dagli ostacoli", ha spiegato il Dr. Jochen Guck dell´università di Cambridge (Regno Unito). "Negli animali notturni sono invece piccole lenti. Nel primo caso la luce viene diffusa in tutta le direzioni, mentre nel secondo è concentrata in un´unica direzione". In ogni occhio ve ne sono milioni. In questo modo ogni luce residua viene convogliata e trasferita più in profondità nell´occhio, dove può essere percepita. Nei mammiferi notturni, la struttura nucleare dei bastoncelli (i fotorecettori nella retina) è invertita rispetto ad altre cellule non replicative, che mostrano un modello praticamente universale reperibile negli organismi monocellulari e pluricellulari. Solitamente il nucleo della cellula ha la cosiddetta eterocromatina alla periferia e l´eucromatina all´interno. La cromatina è la combinazione di Dna, Rna, e proteina che forma i cromosomi. Nell´eterocromatina il Dna ha una struttura molto compatta, mentre nell´eucromatina è meno condensato. I mammiferi notturni hanno una struttura esattamente contraria nei loro occhi: l´eucromatina è alla periferia e l´eterocromatina all´interno. Per chiarire le differenze tra visione diurna e notturna, i ricercatori hanno studiato i topi. I bastoncelli del topo - proprio come quelli di altri mammiferi notturni - presentano la struttura nucleare invertita. Tuttavia nascono con l´architettura tradizionale, che non si trasforma se non più tardi. Poiché gli occhi degli animali notturni devono essere molto più sensibili alla luce, possiedono inoltre un maggior numero di bastoncelli, che a loro volta aumentano lo spessore dello strato nucleare più esterno della retina. Qui si trovano delle colonne di nuclei speciali, che ottimizzano la trasmissione della luce e la veicolano verso i segmenti di bastoncelli sensibili alla luce. "L´inversione negli animali notturni garantisce che la luce passi da un nucleo a quello successivo. Essa viene trasmessa in modo da non diffondersi", dice il Dr. Guck. Dal punto di vista dell´evoluzione, la struttura di bastoncelli convenzionale è favorita. Tuttavia è stata modificata a varie riprese nel tempo, ha aggiunto il Dr. Boris Joffe della Ludwig-maximilians University Munich in Germania. "Presi insieme, i dati paleontologici, molecolari e morfologici suggeriscono (1) fortemente che il modello inverso sia apparso molto presto nell´evoluzione dei mammiferi come adattamento alla visione notturna in questo gruppo di animali essenzialmente notturni", conclude lo studio. E suggerisce anche che, "allo stesso modo, il modello convenzionale sia stato ripetutamente riacquisito dai mammiferi che riadottavano uno stile di vita diurno, e che il ripristino dell´architettura convenzionale abbia probabilmente richiesto la pressione selettiva per l´architettura nucleare convenzionale. La comparazione dei modelli invertito e convenzionale può pertanto evidenziare le caratteristiche vantaggiose che predeterminano la prevalenza quasi universale dell´architettura nucleare convenzionale". Per maggiori informazioni: http://www. Cell. Com/ .  
   
   
ISTITUTO TUMORI. IN MOSTRA I LAVORI DEI PAZIENTI DEL REPARTO PEDIATRIA  
 
Milano 21 aprile 2009 - Due percorsi con le riproduzioni di opere di Keith Haring e dei Futuristi. E’ questo il contenuto della doppia mostra inaugurata questa mattina all’Istituto dei Tumori di via Venezian che espone i lavori dei pazienti del reparto di Pediatria Oncologica. La mostra, realizzata grazie alla collaborazione delle educatrici del reparto, è patrocinata dagli assessorati comunali alla Cultura, alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali e alla Salute. All’inaugurazione era presente il direttore generale della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori, Alberto Scanni, assieme agli assessori Massimiliano Finazzer Flory, Mariolina Moioli e Giampaolo Landi di Chiavenna. Il professor Luca Ghirardosi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Brera, e i suoi studenti hanno curato l’allestimento e l’Agenzia Cabrini Associati si è occupata della grafica della mostra, realizzata con il contributo di Bipiemme Gestioni e della casa editrice Gruner+jahr/mondadori per la realizzazione del catalogo. “L’impegno di tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto è un dono con un doppio significato – ha detto l’assessore Finazzer Flory -. Il dono del tempo dedicato ai giovani degenti e il dono del senso ulteriore che i pazienti-artisti hanno trasmesso a tutti noi. Nella ricerca vitale, coraggiosa, a volte caparbia, di costruire il domani con fede, speranza e carità. È, dunque, per l’Assessorato alla Cultura necessario dare sostegno a questa iniziativa e investire sulla responsabilità etica”. “E’ un progetto di grande rilevanza che mette al centro i nostri bambini e il loro benessere – ha aggiunto l’assessore Landi di Chiavenna -. Realizzare un luogo e uno spazio che parla a e di bambini con il loro linguaggio, nel quale poter trovare, piccoli e grandi, risposte non solo alla malattia, ma anche alla parte sana di sè, è importantissimo in un percorso di cura completo. I disegni possono essere espressione dello stato di benessere o disagio psicologico del bambino che può vivere l’ospedalizzazione come un’esperienza di incertezza e precarietà. Proprio attraverso il disegno il bambino ha poi l’opportunità di rappresentare non solo la sua paura, ma anche le sue difese dalla paura oltre a elaborare e trasformare le sue emozioni raccontandole in forme e colori”. “Il Comune di Milano – ha spiegato l’assessore Moioli -, con i suoi operatori presenti all’interno del reparto di Pediatria oncologica, si è attivato con entusiasmo per la realizzazione di un’esposizione in cui si vede come l’arte sia capace di suscitare emozioni e sensazioni in bambini e ragazzi che quotidianamente si devono confrontare con le limitazioni e la sofferenza della malattia. Le opere realizzate sono una testimonianza di come il periodo di permanenza in ospedale debba essere integrato con progetti di gioco, di studio, di rapporti di amicizia, tali da consentire il migliore adattamento del bambino a una situazione di vita difficile e molto delicata”. “La malattia è destabilizzante e lo diventa ancor più quando il paziente è ricoverato – ha dichiarato Alberto Scanni, direttore generale dell’Int –. In questa situazione può accadere che le capacità espressive, se sollecitate, emergano prepotentemente e divengano elementi di equilibrio e serenità, soprattutto nelle prime fasi della vita in cui, ingenuità, creatività, voglia di sperimentare sono particolarmente forti. Nella nostra pediatria si è lavorato per trasferire queste capacità nella rielaborazione di alcune opere di Keith Haring, interessante caposcuola del ‘graffitismo’ in cui il linguaggio semplice e simbolico si avvicina particolarmente alla sensibilità infantile. Educatori e volontari hanno collaborato alla realizzazione di questa iniziativa che esprime in maniera concreta il lavoro dei nostri piccoli pazienti. E’ un lavoro che presentiamo con orgoglio giacché, oltre a esprimere l’impegno di tutti i nostri operatori, è una tappa di un percorso della Fondazione che ha non solo nel ‘curare’, ma nel prendersi cura a ‘tutto tondo’ dei nostri piccoli malati, un obiettivo rilevante”. .  
   
   
I MIEI CIELI, VOGLIA D’INFINITO  
 
Milano, 21 aprile 2009 - Inaugura il 23 aprile alle ore 18: “I miei cieli, voglia d’infinito” la mostra, curata da Claudio Cerritelli, presenta gli ultimi lavori di Valentino Vago. Il percorso studiato da Progetto Arte - elm raccoglie una serie di tele singole, di medie dimensioni, ma anche dittici e trittici. Un percorso dalla doppia visione, la prima, quella d’insieme, ci dà la sensazione di essere avvolti nel colore in uno spazio sospeso come spiega, nel testo introduttivo Claudio Cerritelli: «Tra un’opera e l’altra non ci sono distanze, tutto si congiunge nella voglia d’infinito, tentazione di libertà senza confini, mondi trascendenti a portata di mano, impronte della mente che dal passato si affacciano sull’oggi, situazioni dove il colore ritrova l’incanto del primo sguardo». Nello stesso tempo ogni singola tela diventa un momento di meditazione. Valentino Vago da sempre è alla ricerca della luce e questi ultimi lavori (sono tutti della fine del 2008) sembrano giocare con l’impercettibile mutare del colore e con il suo interagire con la luce. Sono lavori basati sulla percezione cromatica e che richiedono un tempo di osservazione. Solo con una sosta prolungata il colore ha la capacità di tramutarsi in luce, una luce assoluta che trasforma l’opera in uno spazio impalpabile e senza limiti. «Valentino Vago – scrive ancora Cerritelli – torna ai cieli luminosi della sua pittura, si affida ai colori che lentamente si rivelano come tramiti verso l’infinito, prosegue il viaggio nell’emozione della luce di fronte al mistero di ogni apparizione. Il mistero è l’incanto di spazi imponderabili che si aprono oltre l’orizzonte del visibile, è la vastità del tempo in cima ai pensieri più reconditi, è la soglia del presente che trasmette l’essenza di tutte le immagini dipinte». La mostra prosegue fino al 25 maggio. “I miei cieli, voglia d’infinito” - Valentino Vago torna ai cieli luminosi della sua pittura, si affida ai colori che lentamente si rivelano come tramiti verso l’infinito, prosegue il viaggio nell’emozione della luce di fronte al mistero di ogni apparizione. Il mistero è l’incanto di spazi imponderabili che si aprono oltre l’orizzonte del visibile, è la vastità del tempo in cima ai pensieri più reconditi, è la soglia del presente che trasmette l’essenza di tutte le immagini dipinte. La dimensione del cielo è un bagliore fissato nell’immaginazione stessa del colore, non rimanda all’atmosfera della natura ma alla genesi della luce che pulsa nei palpiti dell’invisibile. Del resto, Vago ha sempre detto che “la luce è ciò che sta dentro il colore”, essa appartiene al respiro interno della materia, alla profondità sospesa della superficie dove il velo dell’aria si modifica nel momento stesso in cui appare. Il cielo è luce mai vista prima, luce dell’altrove che non si può conoscere fino in fondo, per questo l’artista desidera sempre dipingere la visione illimitata del mondo partendo dalla sostanza originaria del colore. Ogni opera è una diversa emanazione, l’orizzonte varia seguendo l’equilibrio assorto del campo cromatico, esplora le variazioni interne, le persistenze e le mutazioni, le zone sature e quelle che aprono spiragli, tensioni impronunciabili, presenze inattese. Infatti Vago mostra una completa adesione verso la possibilità di esprimere il dilatarsi del colore, niente altro che il sentimento di abbandono ai voli della luce, alle leggerezze del cielo come luogo supremo della sua verità di pittore. In questo approssimarsi alla sensazione cosmica l’immagine perde ogni peso materiale, diventa una muta risonanza del visibile, evoca il fondale immenso del cielo come promessa di altre visioni, fin dove è possibile spingersi è l’artista stesso a capirlo. Per dipingere il manto celestiale Vago affronta il senso di ciò che è lontano, spoglia l’immagine fino all’essenza, del paesaggio rimangono pochi elementi, quasi nulla, ciò che conta è la distanza tra lo sguardo e il suo sconfinamento, tra la vista del colore e la sua estensione immisurabile. E’ una distanza che la pittura colma con equilibri d’aria senza confine, ogni dato si converte nella durata della luce, vero soggetto del cielo, schermo dove scorrono forme molto ampie che annunciano passaggi, spaesamenti, insorgenze di spazi senza rumore. Non v’è possibilità di designare in modo stabile il peso dell’orizzonte, la tensione massima corrisponde al momento in cui la sua linea sfumata si colloca ai margini della superficie e, ancor più, quando sparisce del tutto, non si vede eppure dà sempre presenza di sé. Mentre Vago dipinge il lieve trasparire delle vibrazioni, il carattere indeterminato dell’immagine sfugge al controllo e sollecita sospensioni, traiettorie in bilico, incantamenti che non è possibile prevedere in quanto sono destinati a sorprendere ogni volontà di esaurire le ambivalenze dello spazio, di considerare la lettura da un principio a una fine. Niente di tutto ciò, la superficie aleggia, non risulta mai statica, trapela in infiniti modi, infatti i cieli chiedono un tempo di percezione prolungato, un’attesa che l’immagine riveli l’implicita estensione dei suoi tratti, l’impercettibile mutare del colore da un bagliore all’altro. Non valgono gli attributi atmosferici del cielo ma la natura stessa del vedere, il processo intuitivo che si apre e si ricompone nel tralasciare il colore superfluo per privilegiare l’irradiarsi assoluto della luce. Anche quando è affidato ad un solo valore luminoso (tutto bianco, tutto blù, tutto giallo) il cielo sfugge alle regole della ragione e tocca le corde del cuore, dà la sensazione di raggiungere l’illimitato, di effondersi nella vertigine cosmica, pensiero senza più relazione con il mondo. La luce si rivela senza connotazioni, non c’è mai un sopra e un sotto, un prima o un poi, una realtà o il suo fantasma in scena, ma una totalità che lascia affiorare minime sensazioni per un massimo sentire. Nella pienezza di questi spazi senza referenti si avvertono effetti impalpabili, colori immateriali, trasalimenti all’interno del rosso, slittamenti nel blù paradisiaco o dentro il lento sbiancare dell’azzurro. Si tratta di taciti sensi visivi che esalano dall’orizzonte e assumono direzioni incorporee, sono pulviscoli che abitano il cielo e fanno parte integrante delle fasce luminose, come se si trattasse di viaggio spirituale che nasce dalle proprietà sensoriali del colore. I cieli sono luce intatta, capaci di stupire attraverso silenzi impenetrabili, lampi di liricità, chiarori sconosciuti che chiedono un’assorta contemplazione per dialogare con le fonti di rivelazione dei pigmenti. Per ottenere le differenze tra un cielo e l’altro Vago muove il colore con le dita, accarezza il pigmento per infondere sulla superficie preziose particelle d’infinito, quasi per toccare le brezze dell’aria ad una ad una. Il trattamento della materia è il fondamento del sentire poetico, talvolta la diversa finezza del colore dipende dal tipo di pennello usato, dalla sostanza diversa delle stesure che inventano all’istante la consistenza dell’immagine. Le brevi linee che appaiono qua e là sono annunci di altri mondi e indicano il tramite con la memoria del passato, tuttavia la loro presenza è sempre un risveglio verso l’ansia del futuro che Vago intende come visione interiore, spazio proteso oltre il tempo della storia. Ovunque si collochi, la presenza della linea è soggetta ad un continuo mutamento, esplora lo spazio per captare altri orizzonti di senso, penetra misteriosa nel cielo, divagante ed estranea ad una logica rappresentativa, capace di insinuare una traccia di serenità dentro il colore abbagliante. Anche nel delineare questi rapporti cromatici Vago cerca ciò che non conosce ancora, non progetta nulla che possa anticipare la genesi alla luce, il suo modo di vedere è la conseguenza di ciò che accade sulla tela, durante l’evento del colore, nello stupore della luce così com’è. Il sogno si fa aereo, nel bianco trapelano chiarori illimitati, il giallo si esalta nel vibrare sospeso delle palpebre, l’azzurro è cosparso di nuvole irraggiungibili, il blù si addensa nei notturni dell’invisibile, il rosa sfiora l’epidermide in modo impercettibile. Tra un’opera e l’altra non ci sono distanze, tutto si congiunge nella voglia d’infinito, tentazione di libertà senza confini, mondi trascendenti a portata di mano, impronte della mente che dal passato si affacciano sull’oggi, situazioni dove il colore ritrova l’incanto del primo sguardo. Quello che è lontano prende forma nella dimensione evocativa del cielo, in realtà il soggetto della visione è dipingere l’aria per respirare con gli occhi e contemplare il loro trascendere dalla fisicità alla visione eterea. Per assecondare le tensioni spaziali dei cieli è importante la collocazione delle opere in mostra, l’esigenza è quella di amplificare la lettura di un’immagine nell’altra, dalla signola tela al dittico e al trittico come intensificazione delle loro energie ma soprattutto come desdierio di abbracciare tutto lo spazio intorno. Non a caso l’artista immagina l’esposizione come una visione circolare che si articola nei modi stessi in cui la pittura ha suscitato colori senza demarcazione, presenze inafferrabili, presagi di una salvezza che lo sguardo attinge quando sa stare in cielo. Del resto, tutto il percorso di Vago dimostra che il tempo non è certo lineare ma si propaga nella complessa durata del suo evolversi, il tempo della pittura è il nutrimento del pensiero immaginativo, non sta in nessun luogo e l’artista vi fa ricorso ogni volta che la pittura lo richiede. Tra un cielo bianco del 1965 e un cielo bianco del 2008 corre un’analoga voglia d’infinito che perdura a riprova che la pittura sa interrogare lo spazio al di là delle evoluzioni formali, stilistiche, espressive. La pittura ritrova sempre ciò che le appartiene, per questo Valentino sa che il colore non è mai lo stesso, è avvolgente e intrigante in ogni suo attimo di sospensione, si sottrae ai falsi comandamenti dell’arte dialogando con l’immensità inesauribile della superficie, in attesa che un nuovo cielo possa rivelare un altro sconfinamento. Valentino Vago Note biografiche - Valentino Vago è nato a Barlassina nel 1931, vive e lavora a Milano. Appena terminati gli studi all´Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1955 espone alla ”Vi Quadriennale d´Arte” di Roma. Nel 1960 tiene la sua prima personale al Salone Annunciata di Milano, presentato da Guido Ballo. Da quel momento il suo lavoro si andrà affermando come uno dei più espressivi della pittura italiana in questi ultimi decenni, inconfondibile per la qualità della luce e la liricità del segno. Nel suo lungo percorso artistico ha partecipato a numerosissime mostre personali e importanti collettive in Italia e all´estero. Si ricordano, tra le altre, le partecipazioni a rassegne realizzate alla Biennale di San Paolo, al Kunstmuseum di Colonia, alla Hayward Gallery di Londra, al Grand Palais di Parigi e, ancora, nei musei di Francoforte, Berlino, Hannover, Vienna. Milano gli ha dedicato importanti mostre, tra cui ricordiamo quelle del 1980 a Palazzo Reale e del 1983, al Pac - Padiglione di Arte Contemporanea. I suoi lavori sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche italiane e straniere. Dal 1979 a oggi si è dedicato, con continuità, alla pittura murale, affrescando ambienti pubblici e privati in Italia e all´estero. Oltre una decina di questi interventi sono all’interno di chiese. La prima, quella di San Giulio a Barlassina, è del 1982, l’ultima, dedicata a Nostra Signora del Rosario, è stata consacrata il 15 marzo 2008 a Doha, Qatar. .