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VENERDI

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Notiziario Marketpress di Venerdì 06 Maggio 2011
MILANO (SPAZIO CONCEPT VIA FORCELLA 7): CHISESI 1996-2011 - MOSTRA E PERFORMANCE DELL’ARTISTA  
 
15 anni di ricerca, un tempo e uno spazio di osservazione evolutiva, personale ed artistica. Andrea Chisesi volge lo sguardo al passato, alle origini, alle radici. Dipinti simbolici, ispirativi, ricchi di decorazioni come “Nella gola del Vortice” anticipano e portano lo sguardo sul nero, sullo struggimento conflittuale di Crono : il Tempo. Tempo che significa divenire, diventare nella sequenza di atti nel “Teatro” della vita. Crono che divora, distrugge, deteriora, logora ; ma che esalta, valorizza rende eterno…. “rende eterno nella memoria mentre la materia si decompone si sbriciola..”. E’ così che trovano senso le “opere di mezzo”, celebrative del mondo mitizzante del cinema, della musica o della politica in cui Andrea Chisesi si sperimenta, fondendo l’occhio tecnologico della sua macchina fotografica con gli scatti creativi della sua visione artistica, originando un “saper fare”, una tecnica di pittura straordinariamente interessante e innovativa. Tecnica che diventa stile, segno distintivo, con cui Andrea Chisesi interpreta e attualizza, lontani e misteriosi saperi tatuandone su tela l’eterna vitalità : gli antichi blocchi da stampa della Zucchi Collection of Antiques Handblocks e le Icone siberiane di Nicolai Lilin. Opere dense di emozioni, di una bellezza struggente, intima, vibrante a volte vorticosa. I Vortici sono un gioco, un girotondo iniziatico, un tempo spazio che si riempie di colori, lento e inesorabile, veloce e luminoso, interiore ed esteriore, una sintesi. Il buio e la luce, il vecchio e il nuovo, la realtà e il sogno, la fotografia e la pittura si fondono nelle opere di Andrea Chisesi, celebrando oggi la contemporaneità, fissando un punto costante in cui perdersi o ritrovarsi. La lavorazione messa a punto da Andrea Chisesi.si compone di tre fasi. La tela, a fondo nero o bianco, viene preparata con la tecnica della “colatura”: il gesso di Bologna, gli smalti o gli acrilici vengono applicati sulla superficie e fatti colare, creando una sorta di trama / griglia. La tela è così pronta per essere stampata con fotografie elaborate in digitale e, infine, ridipinta e trattata a olio, foglia oro o bronzo, gesso di Bologna e materiali vari, per un’immagine finale da cui emergono solo alcune studiate porzioni di fotografia. In occasione dell’evento di inaugurazione Andrea Chisesi realizzerà e firmerà i suoi Vortici : acrilici mono o policromatici in piccoli o grandi formati in vendita nella serata di venerdì 13 maggio. Saranno presenti i critici Jacqueline Ceresoli, Martina Mazzotta e Paolo Mottana. Info: Event Manager : Patrizia Marforio Merlo patrizia.Marforio@gmail.com  
   
   
MILANO (FONDAZIONE HANGARBICOCCA): MOSTRA “ITALIA – ISRAELE. I SENSI DEL MEDITERRANEO”  
 
Ancora una volta Milano ospita giovani artisti italiani e israeliani che dialogano all’insegna della pace nel Medio Oriente e per una libera circolazione dell’arte e delle idee. Il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv rafforza questo ponte culturale tra Italia e Israele. L’associazione degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv festeggia il decimo anniversario della sua fondazione con una importante mostra dal titolo “Italia-israele. I Sensi del Mediterraneo” che avrà luogo dal 3 al 22 Maggio 2011 presso la Fondazione Hangarbicocca di Milano. La mostra è finalizzata a promuovere il dialogo e la conoscenza reciproca tra Italia e Israele, attraverso la rappresentazione e l´interpretazione del tema del Mediterraneo, luogo simbolo dell’incontro tra differenti culture. Un evento di alto respiro culturale che coincide con i festeggiamenti dei 150 anni della proclamazione dell´Unità d’Italia. La ricorrenza del decimo anniversario della Associazione A.m.a.t.a. - che dal 2001 con la propria attività sostiene il fondamentale ruolo della cultura per favorire la pace in Medio Oriente - è un´occasione preziosa per ricordare, oltre l’importante ruolo didattico e culturale del Museo d’Arte Contemporanea di Tel Aviv, anche l’importanza di uno scambio culturale tra Italia e Israele, paese quest’ultimo che, nel corso dei 63 anni della sua esistenza, ha dovuto affrontare un complicato processo di integrazione, senza distinzione di nazionalità, lingua, razza, colore o religione. L’arte, pur conoscendo nazione, non conosce frontiere. Una riflessione di grande valore e importanza che si svolge non a caso sulle rive del Mediterraneo, i cui "sensi" vogliamo vivere e intendere, oggi più che mai, come promessa di cambiamento, di civiltà e di pace. Degli oltre 100 artisti che hanno partecipato a un bando di concorso promosso da A.m.a.t.a. Con un progetto di un’opera di pittura, scultura, video o fotografia, la Giuria italiana ha selezionato 10 opere di giovani artisti italiani e 9 di giovani artisti israeliani, sulla base dell’attinenza al tema dei “sensi del Mediterraneo”, nella doppia accezione di “significati” e “sensazioni”e della loro valenza artistica. “Ancora una volta l’arte apre la strada al dialogo e alla cooperazione. - scrive il Sindaco del Comune di Milano Letizia Moratti nella prefazione del catalogo - Il Mediterraneo ne ha bisogno. Milano e Israele sono già al servizio di questa collaborazione: il solo che possa costruire davvero una pace, una convivenza e uno sviluppo duraturi”. “La mostra mette in luce il ruolo vitale e decisivo di A.m.a.t.a. Che coltiva e mantiene i forti legami culturali che esistono tra Israele e l’Italia. – afferma il Sindaco di Tel Aviv Ron Huldai - Questa esposizione è una perfetta dimostrazione che questo legame è vivo e saldo ed io non ho dubbi che questo importante progetto rinforzerà ulteriormente le relazioni culturali tra i nostri due paesi mediterranei, Israele e Italia”. La Giuria, presieduta dal Presidente degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv Anna Sikos, è composta da: Piero Addis, Jean Blanchaert, Maria Giuseppina Caccia Dominioni, Andrea Fustinoni, Roberto Morese, Giulia Puri Negri, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. I vincitori italiani sono: Francesca Arri, Roberta Baldaro, Claudio Beorchia, Roberta Bernasconi, Francesco Bertocco - Matteo Cremonesi, Simone Crestani, Valentina Ferrandes, Andrea Nevi - Eleonora Beddini, Micol Roubini - Lorenzo Casali, Gianluca Russo. I vincitori israeliani sono: Oren Ben Moreh, Michal Blumenfeld, Tarin Gartner, Reuven Israel, Talia Israeli, Guy Yanai, Sharon Pazner, Anat Rozenson, Ester Schneider. L’esposizione proseguirà a Santa Margherita Ligure (Ge) dal 2 giugno al 30 agosto 2011 e a Tel Aviv in autunno. La mostra è patrocinata dall’Ambasciata Italiana, dall’Istituto Italiano di Cultura d’Israele, dall’Ambasciata Israeliana in Italia, dalla Regione Lombardia, dai Comuni di Milano, Tel Aviv e Santa Margherita Ligure e con l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana. La mostra è a cura di Martina Corgnati. Catalogo Skirà Info: Hangarbicocca Tel. 02 66111573 http://www.hangarbicocca.it/  
   
   
MILANO (A (SLASH A) - VIA FRIULI, 26/A –): MOSTRA FOTOGRAFICA DI DOMITILLA ASQUER – TURKANA. IL MARE DI GIADA - 11-31 MAGGIO 2011  
 
“Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l´uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l´uomo deve poter viaggiare.” Andrej Arsen´evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983 “Questo è il mio viaggio, il racconto della terra dove si dice nasca il vento. Una distesa vulcanica con una perla di giada. Il lago Turkana.” Inizia così Domitilla Asquer, un architetto prestato alla fotografia, a descrivere il suo lavoro. Una serie di immagini scattate in un non luogo, la cui storia è cadenzata dal ciclo delle stagioni, dalle orme degli animali selvaggi, dalla forza della gente che lo popola. Le fotografie sono la testimonianza di un forte sentimento. Volti e paesaggi, due impressioni della stessa emozione. Vertigine, straniamento. Il confronto è con se stessi, un viaggio infinito che muta le prospettive. Che misura in noi la compassione. La nostra capacità di contenere tutta quella insostenibile bellezza. E mostrare tutta la dignità di un altro mondo. Fiammetta Vanelli, giovane e dinamica imprenditrice toscana legata al mondo dell’arte per tradizione di famiglia, apre per la prima volta il suo atelier in Via Friuli 26/a per una mostra: con Turkana, inaugurata in contemporanea con Milan Image Art Fair, Milano ha un nuovo spazio dedicato all’arte e al design  
   
   
MILANO (FONDAZIONE MUDIMA): PIZZI CANNELLA. “CHINATOWN. INVITO AL VIAGGIO”- DAL 5 MAGGIO AL 13 GIUGNO 2011 - E POI AL MUSÉE D’ART MODERN DE SAINT-ETIENNE DAL 15 SETTEMBRE 2011 AL 31 GENNAIO 2012  
 
Dal 5 maggio al 13 giugno 2011 si terrà nelle sale della Fondazione Mudima di Milano la mostra “Chinatown. Invito al viaggio” dell’artista Piero Pizzi Cannella, curata da Gianluca Ranzi. La mostra si concentra sull’ultima serie di opere dell’artista: sessantadue carte (ciascuna di cm 130x90 circa) che mettono in luce quanto il dialogo tra la cultura occidentale e quella orientale possa produrre risultati ancora inediti e curiosamente convergenti. Pizzi Cannella segue la scia di una corrente sotterranea che attraversa in obliquo la storia delle culture e che non riguarda soltanto stili, categorie formali o distinzioni, ma che sa scorgere oltre le barriere geografiche per rintracciare un comune sentire. In questo modo Chinatown riannoda i legami tra due civiltà tanto lontane sul filo di una condivisa memoria simbolica che sa riecheggiare in entrambe. Come scrive Cesare Biasini Selvaggi, il lavoro di Pizzi Cannella “documenta da oltre trent’anni un personalissimo percorso creativo, espresso attraverso un linguaggio raffinato ed enigmatico di segni criptici, di tracce simboliche ricorrenti dal significato quasi esoterico, dove si condensano metaforicamente la vita e l’essenza di un passato dimenticato, le nostalgie, i sogni e le memorie collettive di un presente contingente. Tracce di umanità vissuta, indizi che per aspetto, per eleganza formale e per rimandi simbolici, appaiono come la codificazione occidentalizzata degli affascinanti ideogrammi orientali”. Nelle carte di Chinatown un tratto sicuro, ma allo stesso tempo elusivo e poetico, dialoga con uno spazio aperto e dilatato. Paesaggi, figure e oggetti fluttuano in un luogo senza tempo, e nel rapporto tra la loro forma e la loro essenza, tra materia e spirito, sta anche la capacità dell’artista di percepire e ritrasmettere le relazioni sottese alle cose, al di là dei loro legami spazio-temporali. Sono immagini che evocano mondi lontani non tanto per distanza geografica quanto per l’eco remota e introspettiva che sanno far risuonare. Le carte di Pizzi Cannella danno visibilità a una pluralità di rimandi provenienti da un altrove lontano e incitano al viaggio verso una forma di sconosciuto che esercita tanta presa e fascinazione su chi vi si accosta: lungo le tracce di china che affiorano sulle superfici delle opere e che delineano cupole, lanterne, kimoni, lucertole, ideogrammi, piante del tè, tutto diviene fluido e scorrevole, in uno spazio senza inizio né fine o limite, se non quello che impone la legge della natura. La memoria dell’umanità ne diviene il trait d’union, perché l’immaginazione dell’arte non può fare a meno di utilizzare ciò che la memoria ha avuto l’intelligenza di immagazzinare per prima. La mostra, che prosegue il suo percorso dopo la tappa fiorentina alle Pagliere del Complesso di Palazzo Pitti ed è organizzata dalla Galleria Alessandro Bagnai in collaborazione con l’Archivio Pizzi Cannella, si terrà anche al Musée d’Art Modern de Saint-etienne in Francia, dal 15 settembre 2011 al 31 gennaio 2012. Il libro/catalogo, edito da Fondazione Mudima, raccoglie le tre mostre di Firenze, Milano, Saint-etienne e si avvale dei contributi critici originali di Lorand Hegyi, Cesare Biasini Selvaggi, Gianluca Ranzi, Valentina Casacchia. Inaugurazione: giovedì 5 maggio ore 18:30 Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 15.00 alle 19.30 (chiuso sabato e festivi) Per informazioni Fondazione Mudima Via Tadino 26, 20124 Milano T. 02.29.40.96.33 info@mudima.Net  www.Mudima.net  
   
   
MILANO: NUOVO MUSEO D´ARTE CONTEMPORANEA DI MILANO  
 
Il 28 aprile 2011 è stato presentato presso l´Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele, il progetto definitivo del Museo d´Arte Contemporanea di Milano che sorgerà a Citylife, area di riqualificazione dell’ex quartiere Fiera di Milano. Un nuovo spazio che rinforzerà il ruolo di Milano e del suo territorio nella scena internazionale dell’arte moderna e contemporanea, sulla via già intrapresa con l’apertura di Triennale Design Museum e con il Museo del Novecento. Il progetto, studiato dall’architetto statunitense Daniel Libeskind con la collaborazione del suo partner Italiano City-edge, presenta un edificio dalla struttura verticale di cinque piani che, procedendo verso l’alto, si sviluppa nella torsione di un volume a base quadrata che termina sulla sommità con una terrazza di forma circolare. Questa evoluzione geometrica sull’asse verticale è ricca di richiami, che vanno dalla sezione aurea di Leonardo da Vinci, alla sfericità della volta celeste, fino al processo di evoluzione dell’arte stessa, che trae la sua bellezza dall’elemento dinamico della trasformazione, dalla sovrapposizione delle immagini, dal dinamismo che si osserva nel movimento da una figura geometrica all’altra. Cinquemila metri quadrati di superficie espositiva coperta, distribuiti su cinque piani, di cui uno interrato; quasi settemila metri di spazi espositivi esterni, suddivisi tra il giardino, le terrazze ai piani (1600 mq) e la grande terrazza circolare sul tetto (1400 mq); cinque gallerie espositive, un bar/bistrot al piano terra, un ristorante al piano ammezzato affacciato sul parco, con una sala per 80 ospiti e un’ampia cucina per ospitare i catering; e poi, ancora, un laboratorio artigianale per l’allestimento delle mostre temporanee e un bookshop, oltre agli uffici di amministrazione dell’intero edificio. Queste le caratteristiche principali di un progetto che consegnerà alla città un nuovo grande Museo, che già in fase progettuale si definisce non solo come semplice area espositiva, oltre che come opera d’arte in sé, ma anche come laboratorio aperto e punto d’incontro tra persone e culture. L`eccellenza progettuale del nuovo Museo è rappresentata - oltre che dal suo aspetto estetico e funzionale - anche dalle tecnologie utilizzate. Il progetto architettonico, infatti, è stato sviluppato con l’obiettivo della maggiore compatibilità ambientale possibile, utilizzando materiali e tecniche costruttive all’avanguardia, con l’obiettivo di diventare un edificio a impatto zero, in linea con l’intero progetto Citylife. Il principale obiettivo progettuale che Amministrazione comunale e progettisti intendevano raggiungere era quello di ottenere la maggiore flessibilità possibile per rispondere a tutte le esigenze, spesso oggi imprevedibili, di uno spazio dedicato all’arte contemporanea. Per questo motivo le cinque gallerie si presentano nel nuovo progetto come ambienti unici, con un’altezza minima di 5 metri e mezzo, attrezzati con un complesso sistema di illuminazione e di climatizzazione che consente di ospitare qualunque tipo di esposizione, mantenendo nel contempo sempre “leggibile” al visitatore la linea progettuale portante della struttura: il quadrato che si trasforma in cerchio, nel passare dal basso verso l’alto. Un grande cavedio, che parte dal piano terra, collega poi i quattro livelli del Museo, unendo fisicamente e visivamente, con i suoi 28 metri d’altezza, tutti gli ambienti dell’edificio. In questo modo, da un lato, si rende possibile l’esposizione di grandi opere dalle dimensioni “fuori scala”, garantendo il massimo della flessibilità per ogni elemento artistico che si voglia ospitare; dall’altro, sfruttando l’altezza dello spazio per creare una ventilazione naturale tra le gallerie, si abbatte il consumo energetico dell’intero edificio. All’esterno l’edificio è caratterizzato da uno “Screen”, uno schermo esterno che avvolge tutto il museo facendo percepire la geometria da cui nasce lo spazio dell’architettura. Lo “schermo” è formato da un insieme di lamelle in alluminio verniciato, color bronzo, che garantiscono anche un grande senso di leggerezza e luminosità all’edificio. Lo spazio tra l’edificio e lo schermo esterno crea, sul lato sud, una serie di terrazze esterne di superficie variabile (per un totale complessivo di 1600 mq) che saranno utilizzate come spazio espositivo esterno, prevalentemente per sculture. La copertura dell’edificio, di forma perfettamente circolare, è concepita come una vasta area espositiva esterna del Museo, come un “giardino delle sculture” di circa 1.400 mq, ricoperto solo parzialmente con una struttura mista acciaio/pannelli fotovoltaici in grado di aumentare l’efficienza energetica dell’edificio e di garantire, al tempo stesso, una certa protezione dagli agenti atmosferici. Nel piano interrato è infine ricavato uno spazio espositivo di 700 mq destinato alla didattica. Il nuovo Museo di Arte Contemporanea sarà facilmente accessibile con i mezzi pubblici. La nuova fermata “Tre Torri“ della linea M5, già in costruzione, e le stazioni esistenti di Amendola, sulla linea rossa M1, e Domodossola, sulla rete delle Fnm, consentiranno a tutti i visitatori di arrivare al Mac senza usare la macchina. Il Museo è già completamente finanziato, poiché Citylife ha già versato al Comune nel dicembre scorso i 45,3 milioni di euro d’oneri di urbanizzazione, destinati a coprire completamente le spese per la realizzazione dell’opera  
   
   
CONCORSO FOTOGRAFICO "CARLO SCARPA: UNO SGUARDO CONTEMPORANEO" - SCADENZA 8 MAGGIO 2011 - WWW.CONCORSOFOTOGRAFICO.CISAPALLADIO.ORG  
 
Scade l´8 maggio 2011 il termine ultimo per partecipare alla prima edizione del concorso fotografico "Carlo Scarpa: uno sguardo contemporaneo" bandito dalla Regione del Veneto e dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, in collaborazione con Maxxi Architettura. Un dato comunque è certo: il concorso è già un successo, per lo meno per quanto riguarda l´adesione, che gli organizzatori già definiscono "vastissima e molto, molto al di sopra delle aspettative". A colpire è anche la provenienza dei partecipanti. Prevedibile, infatti, quella veneta e dai territori limitrofi, meno scontata la massiccia partecipazione di giovani fotografi da tutto il territorio nazionale. Imprevista anche perché le opere di Scarpa da interpretare sono concentrate, tranne due eccezioni (l´una a Brescia e la seconda a Bologna), tutte nel Veneto. Obiettivo del concorso è quello di stimolare una lettura critica originale di una o più architetture di Carlo Scarpa attraverso il mezzo fotografico. In base alla propria sensibilità, i giovani fotografi sono invitati a ritrarre una o più delle seguenti opere: il complesso monumentale Brion a San Vito di Altivole (Treviso), il Museo di Castelvecchio e la facciata del Banco Popolare a Verona; a Venezia il sito monumentale dedicato alla Partigiana, il ponte della Fondazione Querini Stampalia, l´ingresso dell´Istituto Universitario di Architettura, gli esterni del negozio Olivetti, il Camping Fusina; a Vicenza il condominio in contrà del Quartiere e casa Gallo; il monumento in ricordo delle vittime di piazza della Loggia a Brescia, la facciata del negozio Gavina a Bologna. La Commissione giudicatrice, presieduta da Roberta Valtorta (Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo), è composta da storici dell´architettura (Guido Beltramini, Cisa Andrea Palladio, Vicenza) e dell´arte (Stefania Portinari, Università Cà Foscari, Venezia), un esperto in comunicazione (Maria Teresa Cerretelli, giornalista e photo editor di "Class"), un fotografo professionista (Alessandra Chemollo), gestori di archivi fotografici (Francesca Fabiani, Maxxi Architettura, Roma; Elisabetta Michelato, Cisa Andrea Palladio, Vicenza), un commissario della Regione del Veneto (Maria Teresa De Gregorio, dirigente regionale Attività Culturali e Spettacolo). Entro la fine di maggio la Commissione selezionerà 11 finalisti e assegnerà, fra questi, 3 premi del valore di 1.500 euro (primo classificato), 1.200 euro (secondo) e 1.000 euro (terzo). Dal mese successivo le stampe fotografiche dei finalisti, e uno slide show di tutti gli scatti pervenuti al concorso, saranno presentati in una mostra allestita al Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio che sarà corredata da un catalogo. I 3 vincitori saranno annunciati il giorno dell´inaugurazione. Per informazioni: Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio contrà Porti 11, 36100 Vicenza, tel. 0444323014, fax 0444322869 concorsofotografico@cisapalladio.Org  http://concorsofotografico.Cisapalladio.org  
   
   
RICCARDO CROSA SINCRONIA D’ AUTORE  
 
 Viene inaugurata sabato 7 maggio alle ore 18.00 alla presenza dell’artista presso il centro espositivo “Il Granaio” di piazza Corelli, 16 in Fusignano (Ra) la mostra di tavole a fumetti ed illustrazioni originali : Riccardo Crosa ” Sincronia d’Autore“ che attraverso un percorso antologico ripercorrerà l’oramai venticinquennale carriera dell’autore ravennate dai primi passi nel mondo fantasy del perfido Rigor Mortis, passando per Kira, Lupin Iii, Jonathan Steele, Candy Circle e tanti altri personaggi fino a giungere ai recentissimi lavori, alcuni dei quali di imminente pubblicazione, per importanti editori francesi quali Les Humanoides Associés, Le Lombard, Soleil. La mostra, attraverso l’esposizione di un centinaio d’opere originali, molte delle quali inedite, nonché di sketch e progetti non ancora realizzati, intende celebrare il talento e l’ecletticità di un narratore grafico il cui tratto, sintesi personalissima di diversi stilemi grafici, è giunto alla piena maturità d’autore. In questo momento inaugurale verrà presentato e donato al pubblico presente, il catalogo della mostra “Riccardo Crosa -Sincronia d’Autore“ curato da Massimo Marcucci. La mostra sarà visibile fino a Domenica 5 Giugno. Orari mostra : Dal Giovedì al Sabato dalle 15.00 alle 18.00. Domenica: 10.30 - 12.00 e 15.00 - 18.00. Chiuso al pubblico : dal Lunedì al Mercoledì. Informazioni:urp 0545.955653-0545.955672- www.comune.fusignano.ra.it/   e-mail: cultura@comune.Fusignano.ra.it  L’ingresso è libero. La mostra è promossa dalla Provincia di Ravenna e dal Comune di Fusignano in collaborazione con Cna provinciale. Chi è Riccardo Crosa. Siracusano di nascita, ravennate d’adozione, dopo il liceo artistico completa gli studi a Milano presso l’Istituto Europeo del Design. Dopo varie esperienze come grafico pubblicitario e intercalatore di film d’animazione, esordisce nel campo del fumetto pubblicando sulla rivista Excalibur le strisce del mago Rigor Mortis per poi dare alle stampe la prima vera e propria storia del personaggio Rigor Mortis, il Genio del Male (Stratelibri, 1994). Le successive avventure, edite anche in Francia e Spagna, daranno vita a due volumi dello spin-off Kira (Phoenix, 1999 e 2000). Dal 2001 al 2004 disegna la serie Frusco il Feligno quindi nel 2002 dà la sua personale interpretazione di Lupin Iii nel volume La verità infranta (Kappa Edizioni) mentre nel 2004 disegna Ombre Arcane (Edizioni Bd) per la collana I misteri dei musei della Provincia di Ravenna. Sempre nel 2004 inizia la sua collaborazione con la casa editrice Star Comics per la quale pubblica due storie di Jonathan Steele e due brevi racconti di Agenzia Incantesimi. Il 2006 disegna la serie francese Sanctuaire Reminded (Les Humanoides Associés e in Italia da Stratelibri) quindi nel 2008 le tavole a fumetti del volume Rumbler. Il mistero del Qwid (De Agostini) e nel 2009 l’one-shot Highgate apparso in Francia per Soleil. Di imminente uscita, sempre Oltralpe, i volumi Synchrone (Le Lombard) e Vigilants (Soleil). Ha inoltre lavorato, come illustratore, per le case editrici Stratelibri, Edb e i mensili Focus Junior e Focus Brain Trainer. Per la Mondadori ha illustrato le avventure della serie Candy Circle.  
   
   
RICCARDO CROSA SINCRONIA D’ AUTORE  
 
 Viene inaugurata sabato 7 maggio alle ore 18.00 alla presenza dell’artista presso il centro espositivo “Il Granaio” di piazza Corelli, 16 in Fusignano (Ra) la mostra di tavole a fumetti ed illustrazioni originali : Riccardo Crosa ” Sincronia d’Autore“ che attraverso un percorso antologico ripercorrerà l’oramai venticinquennale carriera dell’autore ravennate dai primi passi nel mondo fantasy del perfido Rigor Mortis, passando per Kira, Lupin Iii, Jonathan Steele, Candy Circle e tanti altri personaggi fino a giungere ai recentissimi lavori, alcuni dei quali di imminente pubblicazione, per importanti editori francesi quali Les Humanoides Associés, Le Lombard, Soleil. La mostra, attraverso l’esposizione di un centinaio d’opere originali, molte delle quali inedite, nonché di sketch e progetti non ancora realizzati, intende celebrare il talento e l’ecletticità di un narratore grafico il cui tratto, sintesi personalissima di diversi stilemi grafici, è giunto alla piena maturità d’autore. In questo momento inaugurale verrà presentato e donato al pubblico presente, il catalogo della mostra “Riccardo Crosa -Sincronia d’Autore“ curato da Massimo Marcucci. La mostra sarà visibile fino a Domenica 5 Giugno. Orari mostra : Dal Giovedì al Sabato dalle 15.00 alle 18.00. Domenica: 10.30 - 12.00 e 15.00 - 18.00. Chiuso al pubblico : dal Lunedì al Mercoledì. Informazioni:urp 0545.955653-0545.955672- www.comune.fusignano.ra.it/   e-mail: cultura@comune.Fusignano.ra.it  L’ingresso è libero. La mostra è promossa dalla Provincia di Ravenna e dal Comune di Fusignano in collaborazione con Cna provinciale. Chi è Riccardo Crosa. Siracusano di nascita, ravennate d’adozione, dopo il liceo artistico completa gli studi a Milano presso l’Istituto Europeo del Design. Dopo varie esperienze come grafico pubblicitario e intercalatore di film d’animazione, esordisce nel campo del fumetto pubblicando sulla rivista Excalibur le strisce del mago Rigor Mortis per poi dare alle stampe la prima vera e propria storia del personaggio Rigor Mortis, il Genio del Male (Stratelibri, 1994). Le successive avventure, edite anche in Francia e Spagna, daranno vita a due volumi dello spin-off Kira (Phoenix, 1999 e 2000). Dal 2001 al 2004 disegna la serie Frusco il Feligno quindi nel 2002 dà la sua personale interpretazione di Lupin Iii nel volume La verità infranta (Kappa Edizioni) mentre nel 2004 disegna Ombre Arcane (Edizioni Bd) per la collana I misteri dei musei della Provincia di Ravenna. Sempre nel 2004 inizia la sua collaborazione con la casa editrice Star Comics per la quale pubblica due storie di Jonathan Steele e due brevi racconti di Agenzia Incantesimi. Il 2006 disegna la serie francese Sanctuaire Reminded (Les Humanoides Associés e in Italia da Stratelibri) quindi nel 2008 le tavole a fumetti del volume Rumbler. Il mistero del Qwid (De Agostini) e nel 2009 l’one-shot Highgate apparso in Francia per Soleil. Di imminente uscita, sempre Oltralpe, i volumi Synchrone (Le Lombard) e Vigilants (Soleil). Ha inoltre lavorato, come illustratore, per le case editrici Stratelibri, Edb e i mensili Focus Junior e Focus Brain Trainer. Per la Mondadori ha illustrato le avventure della serie Candy Circle.  
   
   
MILANO (FONDAZIONE MARCONI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA): FRANCO VACCARI. META-CRITIC ART. DAL 4 MAGGIO 2011 AL 4 GIUGNO 2011  
 
La Fondazione Marconi mercoledì 4 maggio presenta la mostra Meta-critic art di Franco Vaccari. “Franco Vaccari, riconosciuto ideatore dal 1969 della formula estetica “Esposizione in tempo reale”, con la sua pubblicazione Duchamp messo a nudo. Dai ready-made alla finanza creativa, si pone fra gli anticipatori, chiarendola in modo illuminante, della fatale corrispondenza tra il mondo dell’arte, divenuto cinicamente stoccaggio di beni rifugio, e quello della finanza fuori controllo, che vede il mercato come unico, indiscusso, garante del valore. In questo modo Vaccari entra a far par te a pieno titolo, della rada schiera dei pensatori dello smascheramento dell’estetica come mito, facendosi portatore nell’arte di un realismo concettuale innestato sulla fenomenologia della socialità metropolitana, facendosi altresì sostenitore della meta-artisticità e meta-critica dell’estetica postmoderna. Dedito all’ascolto, all’osservazione, Vaccari è quella figura dell’arte contemporanea che, puntando semplicemente l’indice, apre scenari che lasciano attoniti, rivelando nessi, sintomi identitari, ritenuti inesistenti fino a quando il suo sguardo non li svela.” (Viana Conti: Franco Vaccari-arte e profezia. Dalla forza lavoro al bagliore dell’oro). In mostra, al primo piano della Fondazione Marconi, sono esposte alcune opere, realizzate nel 2009: seguendo una metodologia ideativo-cognitiva che gli appartiene, dopo aver dimostrato l’analogi a concettuale tra la produzione di un valore di carattere segnico, nell’opera duchampiana, e la così detta Finanza creativa odierna, Franco Vaccari ce ne presenta l’analogia sensibile, con la sua sequenza di dittici, la cui rivelazione diventa un secondo scoop, con tanto di prove documentate, di connessioni sconosciute, sia al grande pubblico che agli addetti ai lavori. Al secondo piano dello spazio espositivo invece l’artista presenta nuovi lavori, realizzati appositamente per la mostra, dove indaga alcuni legami formali tra Joseph Beuys e il leader della Corea del Nord Kim Ii Sung. Nel lontano 1977 (mostra Maestri e amici cercando Galleria Lorenzelli, Milano), Vaccari, applicando un metodo di indagine simile, era pervenuto a cogliere impensate analogie fra l’aura che circondava l’artista Beuys e il culto della personalità che veniva tributato a Kim Il Sung. Entrambi erano oggetto di mitizzazioni dalle quali ancora oggi facciamo fatica a liberarci come dimostrano, da un lato, i paradossi economici del mercato dell’arte e, dall’altro, il maniacale fanatismo delle celebrazioni di regime della Corea del Nord. Per fortuna, come dimostrano le photostrip qui esposte, raccolte da Vaccari alla Biennale di Gwanju dello scorso anno in Corea, l’affetto dei genitori per i propri figli continua a manifestarsi irresistibilmente a tutte le latitudini. Per l’occasione sarà pubblicato il Quaderno della Fondazione n. 6, una raccolta di appunti dell’artista, testi critici e immagini delle opere esposte. Franco Vaccari nasce a Modena nel 1936; compie studi ad indirizzo scientifico laureandosi in Fisica. Ha esordito in campo artistico come poeta visivo. Particolarmente significativi della sua successiva evol uzione sono il titolo di un suo libro del 1966 Le tracce e l’uso che in esso fa della fotografia per presentare i graffiti come poesia anonima, poesia trovata. Il tema della traccia e il fotografico sono due costanti che attraversano tutto il suo lavoro. Sin dall’inizio Vaccari non usa la fotografia per produrre immagini mimetiche, analogiche, ma come impronta di una presenza, come segnale, come sintomo, come traccia fisica, appunto, di un esserci: un’impronta che ricava il proprio senso dal rapporto esistenziale, spesso opaco, che l’unisce a ciò che l’ha provocata. Emblematica rimane, a questo proposito, la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972. Ecco la descrizione che ne ha dato Renato Barilli nel libro documento seguito a questa azione: “Ricordiamo la scena iniziale della ‘sala’ di Vaccari nel padiglione centrale dei ‘Giardini’ veneziani: era tanto semplice e nuda da sfiorare la delusione ; appena una cabina photomaton nell’albore impersonale delle pareti... Solo una scritta plurilingue (Lasciate Una Traccia Fotografica Del Vostro Passaggio) permetteva di intravedere una regia, ma tenuta come sospesa a mezz’aria. Certo, la diversità era palese e clamorosa, rispetto alle sale consuete dell’opera, giacchè qui venivano offerti soltanto gli attrezzi per ‘operare’, e l’artista si ritraeva discretamente lasciando l’iniziativa al pubblico”. Questa era la quarta di quelle che Vaccari aveva chiamato “esposizioni in tempo reale”; a tutt’oggi quelle realizzate sono 40. La collocazione del suo lavoro artistico risulta tangente a diverse aree, ma quella che, forse, ne esprime meglio il senso potrebbe essere definita “realismo concettuale”. Gli viene riconosciuta la paternità del concetto di “Esposizione in tempo reale” da lui esplorato sia da un punto di vista teorico che operativo. Vaccari ha sempre accompagnato l’attività artistica con la riflessione teorica pubblicando, fra l’altro, Duchamp e l’occultamento del lavoro (1978) e Fotografia e inconscio tecnologico (1979): quest’ultimo è stato considerato “il più importante contributo italiano all’attuale dibattito sulla fotografia” (A. Colombo, Panorama, 24 ottobre 1983); nel 1980 è stato pubblicato anche in Francia dove ha suscitato larga eco. Nel 2010 ha pubblicato Duchamp messo a nudo. Dai readymade alla finanza creativa. Ha tenuto corsi all’Ecole Supérieure des Arts Décoratifs di Strasburgo e, dal 2004, alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Nel 1972, nel 1980 e nel 1993 partecipa alla Bienna le di Venezia con sale personali. Nel 1977 inizia la collaborazione con lo Studio Marconi, dove espone poi nel 1979 e nel 1984. Nel 1984, il Museum Moderner Kunst di Vienna gli dedica una mostra antologica. Nel 1999 ha partecipato alla mostra Minimalia al Ps1 di New York. Nel 2003 viene invitato per i suoi video al Festival del Cinema di Locarno. Nel 2007 lo Spazio Oberdan di Milano gli dedica la retrospettiva Franco Vaccari, Col Tempo. Nel 2010 partecipa con sala personale alla Biennale di Gwanju (Corea) e alla mostra Strange Comfort alla Kunsthalle Basel ha una personale alla galleria Emilio Mazzoli di Modena e alla Galleria Michela Rizzo di Venezia. Info: info@fondazionemarconi.Org  - http://www.fondazionemarconi.org/  
   
   
MILANO (FONDAZIONE HANGARBICOCCA): MOSTRA “ITALIA – ISRAELE. I SENSI DEL MEDITERRANEO” – 3/22 MAGGIO 2011  
 
Ancora una volta Milano ospita giovani artisti italiani e israeliani che dialogano all’insegna della pace nel Medio Oriente e per una libera circolazione dell’arte e delle idee. Il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv rafforza questo ponte culturale tra Italia e Israele. L’associazione degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv festeggia il decimo anniversario della sua fondazione con una importante mostra dal titolo “Italia-israele. I Sensi del Mediterraneo” che avrà luogo dal 3 al 22 Maggio 2011 presso la Fondazione Hangarbicocca di Milano. La mostra è finalizzata a promuovere il dialogo e la conoscenza reciproca tra Italia e Israele, attraverso la rappresentazione e l´interpretazione del tema del Mediterraneo, luogo simbolo dell’incontro tra differenti culture. Un evento di alto respiro culturale che coincide con i festeggiamenti dei 150 anni della proclamazione dell´Unità d’Italia. La ricorrenza del decimo anniversario della Associazione A.m.a.t.a. - che dal 2001 con la propria attività sostiene il fondamentale ruolo della cultura per favorire la pace in Medio Oriente - è un´occasione preziosa per ricordare, oltre l’importante ruolo didattico e culturale del Museo d’Arte Contemporanea di Tel Aviv, anche l’importanza di uno scambio culturale tra Italia e Israele, paese quest’ultimo che, nel corso dei 63 anni della sua esistenza, ha dovuto affrontare un complicato processo di integrazione, senza distinzione di nazionalità, lingua, razza, colore o religione. L’arte, pur conoscendo nazione, non conosce frontiere. Una riflessione di grande valore e importanza che si svolge non a caso sulle rive del Mediterraneo, i cui "sensi" vogliamo vivere e intendere, oggi più che mai, come promessa di cambiamento, di civiltà e di pace. Degli oltre 100 artisti che hanno partecipato a un bando di concorso promosso da A.m.a.t.a. Con un progetto di un’opera di pittura, scultura, video o fotografia, la Giuria italiana ha selezionato 10 opere di giovani artisti italiani e 9 di giovani artisti israeliani, sulla base dell’attinenza al tema dei “sensi del Mediterraneo”, nella doppia accezione di “significati” e “sensazioni”e della loro valenza artistica. “Ancora una volta l’arte apre la strada al dialogo e alla cooperazione. - scrive il Sindaco del Comune di Milano Letizia Moratti nella prefazione del catalogo - Il Mediterraneo ne ha bisogno. Milano e Israele sono già al servizio di questa collaborazione: il solo che possa costruire davvero una pace, una convivenza e uno sviluppo duraturi”. “La mostra mette in luce il ruolo vitale e decisivo di A.m.a.t.a. Che coltiva e mantiene i forti legami culturali che esistono tra Israele e l’Italia. – afferma il Sindaco di Tel Aviv Ron Huldai - Questa esposizione è una perfetta dimostrazione che questo legame è vivo e saldo ed io non ho dubbi che questo importante progetto rinforzerà ulteriormente le relazioni culturali tra i nostri due paesi mediterranei, Israele e Italia”. La Giuria, presieduta dal Presidente degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv Anna Sikos, è composta da: Piero Addis, Jean Blanchaert, Maria Giuseppina Caccia Dominioni, Andrea Fustinoni, Roberto Morese, Giulia Puri Negri, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. I vincitori italiani sono: Francesca Arri, Roberta Baldaro, Claudio Beorchia, Roberta Bernasconi, Francesco Bertocco - Matteo Cremonesi, Simone Crestani, Valentina Ferrandes, Andrea Nevi - Eleonora Beddini, Micol Roubini - Lorenzo Casali, Gianluca Russo. I vincitori israeliani sono: Oren Ben Moreh, Michal Blumenfeld, Tarin Gartner, Reuven Israel, Talia Israeli, Guy Yanai, Sharon Pazner, Anat Rozenson, Ester Schneider. L’esposizione proseguirà a Santa Margherita Ligure (Ge) dal 2 giugno al 30 agosto 2011 e a Tel Aviv in autunno. La mostra è patrocinata dall’Ambasciata Italiana, dall’Istituto Italiano di Cultura d’Israele, dall’Ambasciata Israeliana in Italia, dalla Regione Lombardia, dai Comuni di Milano, Tel Aviv e Santa Margherita Ligure e con l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana. La mostra è a cura di Martina Corgnati. Catalogo Skira Info: Hangarbicocca - Tel. 02 66111573  
   
   
MILANO: MUSEO DEL NOVECENTO - DOMENICA 8 MAGGIO GIORNATA DI FESTA PER LE FAMIGLIE  
 
Visite guidate e laboratori gratuiti. Domenica 8 maggio, dalle ore 11 alle 18, il Museo del Novecento dedicherà una grande festa alle famiglie, proponendo gratuitamente visite guidate per tutti, laboratori creativi e di animazione per bambini di tutte le età e momenti di spettacolo con la compagnia francese Picto Facto. Il programma delle iniziative: Ore 11.00 – 12.30 Laboratorio – La famiglia dei colori Destinatari: bambini dai 6 ai 12 anni Ore 11.00 – 18.00 Laboratorio – La città tutt’intorno La proposta è disegnare lo skyline di Milano dalla sala Fontana che si affaccia con le sue vetrate su piazza Duomo. Saranno presenti mediatori culturali di lingua cinese, araba e spagnola. Destinatari: tutte le età Ore 15.00 – 16.30 Laboratorio – La famiglia ri-trovata Visitando le sale del museo alla ricerca delle somiglianze tra i personaggi dei dipinti e i membri della propria famiglia. Destinatari: bambini dai 6 ai 12 anni Ore 16.00 – 17.00 Laboratorio – Alfabeto segreto Nel 1975 Alighiero Boetti aveva inventato un modo di scrivere che si svela come un enigma. Seduti davanti alla sua opera, i bambini, con l’aiuto di adulti e guide, cercheranno di decifrare le sue scritte. Destinatari: bambini dai 5 ai 10 anni Ore 16.00 – 17.00 Laboratorio – Come pesci in fondo al mare In fondo alla scala a spirale del museo c’è un elemento del complesso I bagni misteriosi di Giorgio De Chirico (un grande pesce con due nuotatori). I più piccoli saranno invitati a stendere un grande telo per terra, su cui attaccheremo pesci e stelle marine. Destinatari: bambini dai 2 ai 4 anni Ore 17.00 – 18.30 Laboratorio - L’ambiente immaginario Tra i tagli di Fontana, le bottiglie e le tazze di Morandi, su un cavallo futurista, nel bianco di Manzoni: ai piccoli sarà chiesto di ricreare il luogo del museo che preferiscono, utilizzando mezzi, materiali e tecnica che desiderano. Destinatari: bambini dai 6 ai 12 anni Visite guidate Ore 11.00 - 15.00 - 16.00 - 17.00 La giornata sarà animata anche dallo spettacolo di clown su monocicli a motore della compagnia teatrale francese “Picto Facto” Una merenda sarà offerta dal ristorante “Da Giacomo – Arengario” Per informazioni e prenotazioni tel. 02.43353522 museodelnovecento@civita.It    
   
   
ROMA (MUSEI CAPITOLINI – PALAZZO CAFFARELLI): ALL’ALTARE DI DIO – FINO AL 25 SETTEMBRE  
 
Immagini e video di una straordinaria vita quotidiana raccontano la storia di Uomo che ha segnato un’era: Papa Giovanni Paolo Ii. Un percorso che tenta di svelare anche la sfera intima di un Pontefice che ha donato tutto se stesso al Popolo di Dio. L’esposizione “All’altare di Dio”, ospitata dai Musei Capitolini dal 29 aprile al 25 settembre 2011, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali con il patrocinio della Fondazione “Duc in Altum” il cui Presidente è Lorenzo Gulli, già vaticanista e dirigente Rai, e di cui Presidente Onorario è il Cardinal Stanisław Dziwisz che fu il Segretario Privato di Giovanni Paolo Ii. L’organizzazione è a cura della Società 06Event Srl con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra sarà ospitata anche dal Castello Reale di Varsavia dal 17 maggio al 31 luglio 2011 e, a seguire, sarà a Madrid, Lisbona, Manila e Buenos Aires. Un così ambizioso progetto ha necessitato della disponibilità di un’importante figura professionale, quale quella di Carlo Orichuia, curatore culturale della mostra, già curatore di tutte le coproduzioni di cinema e fiction Rai Uno che ha prodotto l’evento speciale “incontro del Papa con i giovani a Loreto”. L’esposizione raccoglierà 150 fotografie, firmate dal noto fotografo Vittoriano Rastelli, accompagnate da dettagliate descrizioni in tre lingue (italiano, polacco e inglese). Inoltre, grazie alla collaborazione con la Rai, saranno proiettati diversi video che racconteranno la vita, gli insegnamenti ed il percorso di fede di Papa Giovanni Paolo Ii ma soprattutto i viaggi, i grandi discorsi, gli incontri istituzionali con le più grandi autorità ecclesiastiche e politiche e l’infinito abbraccio di Karol Wojtyla con i giovani, il suo popolo. Un’occasione per ammirare i momenti più emozionanti della missione pastorale di papa Wojtyla, caratterizzata dal suo legame speciale con i giovani e con la sofferenza degli altri nella profonda devozione a Cristo e alla Madonna. “Cari adolescenti e giovani, è a voi che, in modo particolare, rinnovo l’invito di Cristo a ‘prendere il largo’…” Giovanni Paolo Ii Novo millennio ineunte. “Duc in Altum” cioè “Chiamati a prendere il largo”, Giovanni Paolo Ii esorta i giovani attraverso la nota scena evangelica in cui Gesù invita i discepoli a gettare le reti per una pesca che si rivelerà prodigiosa. Un Uomo che precorse i tempi sviluppando una sinergia con e tra i giovani di tutto il mondo inventando la Giornata Mondiale della Gioventù, un appuntamento che ha catalizzato un’intera generazione. La Mostra “All’altare di Dio” permetterà di sfogliare le pagine del terzo pontificato più lungo nella storia della Chiesa con le fotografie dei momenti più emozionanti. La rassegna, inoltre, sarà caratterizzata da 5 contributi di autorevoli padri della Chiesa: sulla santità di Karol Wojtyla si sofferma il Cardinale José Saraiva Martins; sulla sofferenza il Cardinale –medico Julián Herranz; dell’amore per la Chiesa, per Roma e per la sua patria parlano il Cardinale Giovanni Battista Re e il Cardinale Camillo Ruini; il grande tema della pace è affrontato dal Cardinale Renato Raffaele Martino. L’acuto obiettivo di Vittoriano Rastelli, per tanti anni al seguito di Giovanni Paolo Ii in Italia e nel mondo, ha colto i momenti forti e i gesti più salienti del pontificato di Giovanni Paolo Ii che rivivono, agli occhi del visitatore, attraverso le immagini presentate. La Devozione di Giovanni Paolo Ii Le fotografie di Rastelli non raffigurano solo le istantanee degli eventi religiosi presieduti dal Papa perché l’autore non guarda solo al fatto ma anche, e soprattutto, all’interiorità dell’uomo che ne è al centro e che, pur nel mezzo di folle oceaniche, incarnava uno stretto rapporto con Dio. Vediamo allora la preghiera, la riflessione, il raccoglimento, la meditazione di Giovanni Paolo Ii, in una parola il completo abbandono a Cristo in ogni circostanza. Filiale è la sua devozione alla Madonna, appresa fin dalla più tenera età dall’amatissima madre Elena e fortificata nel tempo attraverso circostanze e prove anche drammatiche. Guardando le immagini avvertiamo il “colloquio” con Maria che scandisce tutti i passi della vita del papa polacco. Cristo, Maria e il mistico di Wadowice si potrebbe dire che sono un unico mistero! La mostra interpreta questa dimensione centrale della spiritualità in Karol Wojtyla presentando una selezione di immagini incentrate sui dettagli del volto e dei gesti del Pontefice, capaci di rivelare la natura più intima di Giovanni Paolo Ii e, nel contempo, racchiudere e raccontare quella di tutti gli uomini. "La risposta decisiva ad ogni interrogativo dell´uomo, in particolare ai suoi interrogativi religiosi e morali, è data da Gesù Cristo, anzi è Gesù Cristo stesso" Giovanni Paolo Ii, Veritatis Splendor Il Papa tra la gente e la sofferenza I visitatori della mostra si stupiranno nel non trovare esposte le immagini, pur tanto care e ancora impresse nella memoria di ciascuno, degli ultimi anni di Giovanni Paolo Ii, pesantemente segnati dall’avanzare della malattia. Non si tratta di una dimenticanza ma di una scelta voluta e condivisa dall’autore e dai curatori: poiché il Papa è ormai un santo, desideriamo mostrarlo con un corpo sano che sia, in qualche misura, specchio di quello trasfigurato che accoglie le anime elette dopo la morte. D’altro canto, per mostrare il rapporto del Papa con la sofferenza non era necessario farlo vedere malato: infatti ben pochi hanno saputo avvicinarsi alla sofferenza dell’uomo con tanta umiltà e sentimento quanto Giovanni Paolo Ii, che ad ogni messa e in ogni visita voleva che i malati e i disabili fossero in prima fila e ci fosse sempre il tempo di incontrarli uno ad uno. Molte fotografie testimoniano questi momenti intensi e indimenticabili. Nessun Papa ha incontrato tanta gente quanta Giovanni Paolo Ii che è diventato un vero e proprio cittadino del mondo, che ha conosciuto popoli e paesi, che ha capito e interpretato tutte le lingue ed ha colto in ogni cultura, anche in quelle apparentemente più distanti dal cristianesimo, le radici comuni che rendono gli uomini e le donne di ogni civiltà e condizione fratelli e sorelle. Gli scatti di Vittoriano Rastelli che si aprono su mondi e volti diversi sembrano, così, fare propria quella famosa esortazione lanciata da Giovanni Paolo Ii sin dal suo primo discorso del 1978, diventata subito il motto del suo pontificato e la chiave per costruire una rete di relazioni capace di superare i confini tra gli Stati e regalare ai popoli coesione e fiducia: “Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo, alla Sua salvatrice potestà, aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, civiltà e di sviluppo. Non abbiate paura. (…)” Queste parole dirompenti per Papa Giovanni Paolo Ii non furono solo uno slogan: egli per primo le tradusse in realtà con atti e gesti altrettanto travolgenti e lontani dal tradizionale protocollo: lo rivediamo, nella mostra, scendere i gradoni della Basilica di San Pietro andando, ad gentes, incontro alle moltitudini. Quel gesto, tante volte ripetuto, con il quale Sua Santità si abbandonava alla folla, rappresenta un ideale abbraccio della Chiesa tutta al suo popolo. Come pure quello di impugnare con entrambe le mani la Croce Pastorale, innalzandola con vigore verso il Cielo, come a dire siamo ancora qui all’insegna del rispetto, della fiducia, della pace. Il Papa dei Giovani Giovanni Paolo Ii è stato il Papa dei giovani e di una Chiesa giovane, pur nella fedeltà ad una millenaria tradizione. Vittoriano Rastelli, fotografando il Papa, ha ritratto anche generazioni di “papaboys”, che si susseguono pure nella mostra. Dai giovani il Papa traeva ispirazione e forza, donando loro un grande orizzonte ideale per la vita e un incoraggiamento a non avere paura del futuro. Per loro, com’è noto, ha istituito la Giornata Mondiale della Gioventù – che Benedetto Xvi ha voluto continuare – e le fotografie hanno immortalato questi eventi epici in cui milioni di giovani provenienti da tutto il mondo si riunivano rapiti dalla calma, dalla fermezza, dall’innovazione e dalla modernità delle parole di un uomo unico che ha segnato la storia e cambiato la vita di fedeli e non, offrendogli una nuova prospettiva. “C’è un proverbio polacco che dice: "Kto z kim przestaje, takim si?". Vuol dire: se vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane. Così ritorno ringiovanito. E saluto ancora una volta tutti voi, specialmente quelli che sono più indietro, in ombra, e non vedono niente. Ma se non hanno potuto vedere, certamente hanno potuto sentire questo "chiasso". Questo "chiasso" ha colpito Roma e Roma non lo dimenticherà mai!” Giovanni Paolo Ii, Tor Vergata, Giornata Mondiale della Gioventù 2000. Il Papa nel mondo Sono più di 100 i viaggi apostolici oltre i confini italiani compiuti da Giovanni Paolo Ii, un papa che ha coperto una distanza maggiore rispetto a quella fatta da tutti gli altri papi messi insieme per portare a compimento il progetto missionario che caratterizza tutto il suo pontificato, quello di portare il Vangelo a tutte le genti costruendo un ponte tra nazioni, popoli e religioni. La macchina fotografica di Vittoriano Rastelli è stata fedele cronista di una miriade di appuntamenti ed eventi in ogni continente, che spesso hanno segnato pietre miliari sul lungo cammino della riconciliazione tra i popoli, del dialogo interreligioso e del progresso dell’ecumenismo. Tra le visite passate alla storia ricordiamo quella nel Regno Unito, la prima per un papa cattolico, quella in Romania, prima in un paese a maggioranza ortodossa, quelle compiute nel suo Paese natale, con il loro contributo al processo di liberazione dell’ex “cortina di ferro”, e tante altre che la mostra ricorda. Colte non solo attraverso gli scatti “ufficiali” degli incontri con capi di stato e autorità ma soprattutto con quelle che ritraggono il rapporto con i fedeli, gioioso e commovente, un tributo all’infinita voglia del Pontefice di conoscere,vedere e capire. "La verità, infatti, non può mai essere limitata al tempo e alla cultura; si conosce nella storia, ma supera la storia stessa" Giovanni Paolo Ii, Fides et Ratio Grazie alla collaborazione con Alitalia e Federalberghi l’evento sarà promosso negli aeroporti e nelle strutture ricettive della città  
   
   
REGGIO EMILIA (PALAZZO MAGNANI): 130 FOTOGRAFIE REALIZZATE DA STANLEY KUBRICK - DAL 7 MAGGIO AL 24 LUGLIO 2011  
 
La mostra documenta un aspetto poco conosciuto nella carriera del grande regista statunitense quando, nel 1945, a soli 17 anni venne assunto come fotoreporter dalla rivista americana Look. Per la prima volta, verranno presentate le serie complete dedicate a Rocky Graziano e a Montgomery Clift. Dal 7 maggio al 24 luglio 2011, Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita la mostra Stanley Kubrick. Visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo. L’importante appuntamento espositivo, curato da Rainer Crone, è realizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e da Gamm Giunti, con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori, Studio legale Sutich-barbieri-sutich, con il contributo di Ccpl Reggio Emilia, Landi Renzo S.p.a., Coopservice. L’iniziativa presenta 130 fotografie provenienti dalla Library of Congress di Washington e il Museum of the City of New York - che custodiscono un patrimonio ancora sconosciuto di oltre 20.000 negativi di Stanley Kubrick, giovanissimo, ma già grande fotografo in grado di testimoniare la sua capacità di documentare la vita quotidiana dell’America dell’immediato dopoguerra, attraverso le storie di celebri personaggi come Rocky Graziano o Montgomery Clift, le inquadrature fulminanti e ironiche nella New York che si apprestava a diventare la nuova capitale mondiale, o ancora la vita quotidiana dei musicisti dixieland. La mostra rivela il suo modo di fare fotografia, una delle passioni che Kubrick, molto giovane, ereditò dal padre (l’altra sono gli scacchi), ma che si esaurì nel breve volgere di un quinquennio. La prima fotografia viene pubblicata il 26 giugno 1945 e ritrae un edicolante affranto per la morte di Roosevelt, un’immagine che affascinerà così tanto gli editors di Look da offrire al fotografo dilettante la possibilità di entrare nello staff della rivista come fotoreporter. Per l’appuntamento reggiano - l’ultimo in Italia dopo quelli di Milano e Venezia - il percorso espositivo presenta, per la prima volta, il nucleo completo degli scatti dedicati al giovane Montgomery Clift, colto nel suo appartamento, e quelli del pugile Rocky Graziano, che testimoniano come il legame tra l´Italia e l´America abbia ispirato da sempre immagini e filmografie di grande intensità. Kubrick in queste fotografie del pugile italo-americano, dal taglio e dalle atmosfere di sapore già cinematografico, esibisce tutta l´intensità dell´italianità migrata oltreoceano che sarà punto di riferimento per il film “Toro scatenato” di Martin Scorsese. Tra le altre sezioni, si possono ricordare Portogallo che racconta il viaggio in terra lusitana di due americani nell’immediato dopoguerra, o Crimini, che testimonia l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie, le loro furbizie, fino all’avvenuta cattura, o Betsy Furstenberg, giovane ragazza americana rappresentata come il simbolo della vivace vita newyorkese di quegli anni, cui fanno da contraltare le vicende dei piccoli shoe shine, i lustrascarpe che si trovavano agli angoli delle strade di New York, o ancora quelle che ritraggono l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans o il variegato mondo degli artisti del circo. Il metodo Look, che era caratterizzato da una narrazione a episodi, non incontrava il gradimento dei più importanti fotogiornalisti. I responsabili della rivista volevano che il soggetto fosse seguito costantemente, che venisse fotografato in tutto ciò che faceva. Questo stile invadente esercitava un grande fascino su Kubrick al quale piaceva creare delle storie partendo proprio da quelle foto. Per ottenere dai personaggi delle pose che fossero più naturali possibili, Kubrick metteva in atto una serie di stratagemmi per passare inosservato. Uno di questi consisteva nel nascondere il cavo della macchina fotografica sotto la manica della giacca e nell’azionare l’otturatore con un interruttore nascosto nel palmo della mano. Negli interni cercava di sfruttare il più possibile la luce naturale agendo opportunamente sul tempo di esposizione e sull’apertura del diaframma. Gran parte del senso estetico che ritroviamo nei suoi film veniva già espresso dal suo lavoro di questi anni. Anche ricorrendo a tecniche e punti di vista particolari e mantenendo sempre un certo distacco riesce a far trapelare l’aspetto psicologico dei soggetti ritratti, permettendo così all’osservatore delle foto di costruire una personale interpretazione del carattere delle persone riprese. “Nascono così le prime fotografie di Stanley Kubrick - scrive il curatore -, realizzate nell’America dell’immediato dopoguerra, che sorprendono poiché non si limitano alla rappresentazione di un’epoca, come ci si potrebbe aspettare da un fotoreporter. Le sue istantanee infatti - sottolinea il curatore -, che stupiscono per la loro sorprendente maturità, non possono essere considerate come archivi visivi della gioia di vivere, catturata dallo spirito attento e pieno di humor di un giovane uomo, ma costituiscono un consapevole invito a confrontarsi con le risorse del mezzo fotografico, con le sue possibilità di rappresentazione e con la propria percezione della realtà: una costante dell’opera artistica di Kubrick che comincia con le fotografie e continua nei film». Un passaggio fondamentale, dunque, se si pensa che l’ambiguità dell’immagine e del cinema stesso sono al centro della riflessione che anima il cinema d’autore del secondo dopoguerra, per questo detto moderno e di cui Kubrick è stato uno degli indiscutibili maestri. Accompagna la mostra un catalogo Gamm Giunti. Info: Stanley Kubrick Visioni E Finzioni (1945-1950). Cinque Anni Da Grande Fotografo Reggio Emilia, Palazzo Magnani (Corso Garibaldi, 29) 7 maggio - 24 luglio 2011 tel. 0522-454437 - fax 0522 44 44 36 info@palazzomagnani.It  www.Palazzomagnani.it  
   
   
ROMA (QUIRINALE): MOSTRA MADONNE RINASCIMENTALI AL QUIRINALE  
 
Una mostra nelle Sale delle Bandiere celebra i 20 anni di Arpai, l’Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano Per celebrare vent’anni di attività, Arpai, l’Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano che, fondata nel 1989, ha finanziato e curato il restauro di quasi 200 opere d’arte sparse nelle varie regioni d’Italia, ha scelto di selezionare 8 capolavori che permettessero di evidenziare il rapporto tra un’opera d’arte “modello” e le numerose filiazioni che ne sono derivate. E’ nata così Madonne rinascimentali al Quirinale. L’intervento di Arpai per la conservazione del patrimonio artistico italiano, la mostra curata da Louis Godart che sarà inaugurata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano martedì 10 maggio alle ore 11 nelle Sale delle Bandiere del Palazzo del Quirinale e sarà aperta al pubblico da mercoledì 11 maggio fino a domenica 19 giugno. La Madonna con il Bambino che appartiene al Vescovado di Fiesole è una preziosa statua in terracotta policroma dei primi anni del Quattrocento, prototipo di una vasta serie di manufatti che nel Xv secolo venivano richiesti alla bottega di un maestro famoso, destinati a un committente d’eccezione. La statua, scoperta per caso durante un sopralluogo nel Palazzo vescovile di Fiesole, è stata riportata alla sua forma originale grazie al restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze finanziato da Arpai. Il restauro ha convinto il Prof. Luciano Bellosi, purtroppo recentemente scomparso, ad avanzare l’ipotesi di una attribuzione a Filippo Brunelleschi. L’opera è capostipite di importanti esemplari quattrocenteschi; cinque di essi, rappresentanti lo stesso soggetto sono stati scelti per questa mostra per la loro singolare bellezza e appartenenza stretta alla derivazione dal modello: - uno di Lorenzo Ghiberti conservato al Museo del Bargello di Firenze - uno conservato a Palazzo Davanzati a Firenze - uno proveniente dalla Chiesa di San Cristoforo a Siena - due di proprietà di collezionisti privati in Toscana. Accanto a queste Madonne quattrocentesche saranno esposti altri due capolavori, anch’essi restaurati grazie al finanziamento di Arpai. Sono di epoca più tarda, il Cinquecento già maturo, nati da uno dei maggiori artisti toscani trasferitisi nella laguna al servizio dei grandi committenti veneziani: Jacopo Tatti, il Sansovino, orafo, scultore e architetto, amico di artisti e letterati, ideatore del rinnovamento estetico della Serenissima. Si tratta della Madonna con il Bambino del 1555 circa, altorilievo in terracotta monocroma, un tempo murato in una stanza della villa Garzoni di Pontecasale (Pd) progettata dallo stesso Sansovino e successivamente venduto nella dispersione di preziosissimi arredi e sculture. L’opera è ora proprietà dei Civici Musei di Vicenza, a cui è stata donata nel 1967 da Gaetano Marzotto in memoria della moglie Margherita Lampertico, vicentina. L’altra opera “figlia”, in questo caso, da lei derivata e prodotta nell’atelier dello stesso artista, è un rilievo in cartapesta del Museo del Cenedese di Vittorio Veneto, esempio tra i più raffinati fra i numerosi conservati nei musei italiani, sia per il materiale, sia per la tecnica con cui è stato realizzato. L’esposizione intende quindi mostrare come da modelli eccellenti di grandi maestri siano nati altri esemplari, realizzati in materiali più poveri e destinati a una committenza ampia, seppur di livello diverso, ma non meno esigente in termini di estetica, tanto larga da permettere la diffusione in aree vicine o lontane dei modelli celebrati. Le opere in mostra, per la prima volta esposte nella loro unitarietà di intenti, sono soltanto un esempio del lavoro che Arpai ha compiuto nel corso di una storia ventennale, con restauri in tutto il Paese. L’associazione è intervenuta su dipinti, architetture, sculture, oreficerie, libri e ceramiche, manufatti e monumenti archeologici. “Sono particolarmente felice – ha detto Paolo Marzotto, presidente di Arpai – che questa mostra sia ospitata nella sede istituzionale più importante del Paese. È una conferma del grande valore che il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano attribuisce al Patrimonio nazionale, vero simbolo dell’ingegno millenario della nostra Italia; e gliene siamo infinitamente grati. L’autorevole supporto del Capo dello Stato funge da stimolo per il nostro impegno futuro: questa mostra servirà anche a sensibilizzare l’opinione pubblica, con l’auspicio che in Italia sorgano sempre più istituzioni dedicate alla conservazione e alla tutela del nostro Patrimonio”  
   
   
MAGIONE (TORRE DEI LAMBARDI): MOSTRA “UN VIAGGIO NEL TEMPO E NELLA MEMORIA: MAGIONE E I LUOGHI DEL TRASIMENO” DEI FOTOGRAFI TILLI-GIUGLIARELLI  
 
Viene oggi inaugurata a Perugia la mostra “Un viaggio nel tempo: Magione e i luoghi del Trasimeno nelle foto di Girolamo Tilli e Giuseppe Giugliarelli”, allestita nella trecentesca Torre dei Lambardi a Magione. Organizzata dall’Amministrazione Comunale di Magione in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici, Regione dell´Umbria, Comune di Perugia, Proloco di Magione, è stata realizzata con il sostegno della Camera di Commercio e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e dei privati Umbra Label e Cancelloni Food service. Il catalogo della mostra è curato dalla Futura Edizioni. «La mostra – ha ricordato l’assessore alla cultura del Comune di Perugia, Andrea Cernicchi - è il secondo capitolo di un percorso nell´«Umbria illustrata» partito da Palazzo Penna a Perugia nel 2008 con l´allestimento “Un viaggio nel tempo e nella memoria” curato con sapienza, dal professor Alberto Grohmann che ebbe un grande successo sia di pubblico che di vendita del catalogo curato, anche in quell’occasione, dalla Futura edizioni». «Abbiamo fin da subito creduto che la straordinaria ricchezza di questa collezione fotografica, composta da centinaia di scatti pressoché inediti sul Trasimeno del primo Novecento, meritasse un evento di grande risonanza all´interno degli spazi del monumento simbolo di Magione: la Torre dei Lambardi. Un edificio storico presente più volte nelle immagini di questo catalogo che – con questa mostra – si conferma nell´ambizioso ruolo di centro espositivo di pregio al servizio del territorio, dell´arte e della cultura» - ha dichiarato il conferenza stampa l’assessore alla cultura del Comune di Magione, Giacomo Chiodini. Il presidente della Pro Loco di Magione, Luigi Bufoli, ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra Enti ed associazioni per la valorizzazione del ricco patrimonio artistico e culturale del territorio di Magione. Per impegni istituzionali non hanno potuto partecipare alla conferenza stampa Vittoria Garibaldi, Soprintendente regionale ai Beni storico artistici Umbria-marche, Fabrizio Bracco, assessore alla cultura Regione Umbria che hanno garantito la loro presenza il giorno dell’inaugurazione. Il fondo, da cui sono state scelte le immagini in mostra oggi di proprietà della Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Umbria, è costituito da 2720 negativi alla gelatina bromuro d’argento su lastra di vetro, di formato 13 x 18, salvo poche eccezioni, realizzati tra il 1895 e il 1920 circa da Girolamo Tilli e da Giuseppe Giugliarelli per la tipografia Tilli di Perugia. Si tratta di un raccolta fotografica tra le più note in ambito locale dal momento che il fotografo Giuseppe Giugliarelli e la tipografia Tilli furono attivi fino oltre la metà del secolo scorso e utilizzarono a lungo le immagini  
   
   
NUORO (MAN_MUSEO D´ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO): DREAMTIME. IL LINGUAGGIO DELL´ARTE ABORIGENA - 6 MAGGIO/28 AGOSTO  
 
Dreamtime. Il linguaggio dell´arte aborigena è il titolo della seconda parte della mostra sull´arte aborigena che verrà ospitata al Man dal 6 maggio al 28 agosto. Lo sguardo prolungato sull´arte aborigena, iniziato a febbraio con la prima tranche del progetto che ha portato in Sardegna l´imponente corpus di opere di artisti australiani contemporanei, è così perfezionato da questa nuova esposizione che, come la precedente, include artisti di riconosciuta fama e artisti emergenti, che si stanno affermando nel panorama internazionale. Anche questa nuova selezione di lavori, rappresentativi di un territorio vastissimo che si estende da Victoria fino al Qeensland, presenta autenticamente tutta l´arte aborigena contemporanea nel suo attuale stato d´evoluzione, rifuggendo da qualsiasi visione statica degli stereotipi che spesso vengono attribuiti a queste culture. La forza iconografica delle opere in mostra e la loro simbologia primitiva e arcaica, confermano ancora una volta le tante analogie con la cultura sarda primigenia, archeologica e identitaria, creando un grande gioco di rimandi e risonanze che dall´apparentemente altro come l´arte proveniente da un continente agli antipodi (che però ha sempre avuto una condizione di insularità non solo geografica) ci riporta alle evidenze e ricchezze del territorio che noi abitiamo. La mostra è un progetto del Man_museo d´Arte della Provincia di Nuoro, in collaborazione e con il patrocinio della Regione Sardegna, il Ministero degli Affari Esteri Italiano, l´Ambasciata Italiana a Canberra, l´Ambasciata Australiana a Roma, l´Istituto Italiano di Cultura, il Consolato di Melbourne. Man_museo d´Arte della Provincia di Nuoro Via Satta 27, 08100 Nuoro Tel&fax: +39 0784 252110 orari 10:00 - 13:00 / 16:30 - 20:30 lunedì chiuso  
   
   
DONAZIONE DELLA SCULTURA D´ARTE CONTEMPORANEA "CHRISTUS PATIENS" DI CARLO PREVITALI ALLA PINACOTECA DEL DUOMO DI RAVELLO  
 
Sabato 14 maggio, alle ore 11.30, nella Sala d’Arte Contemporanea della Pinacoteca del Duomo di Ravello, sarà ufficializzata la donazione della scultura Christus Patiens del maestro Carlo Previtali alla Collezione d’Arte Contemporanea del Duomo di Ravello. L’evento sarà presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi – Cava de’ Tirreni, alla presenza di Mons. Giuseppe Imperato, Parroco del Duomo di Ravello, dell’artista Carlo Previtali che ha realizzato e donato l’opera, di Claudio Caserta, storico dell’arte e Direttore dei Musei del Duomo di Ravello, di Domenico Montalto, critico d’arte e giornalista e di Francesca Bianucci, curatrice di eventi d’arte  
   
   
INIZIA DA PARIGI LA MOSTRA DEDICATA A GINO SEVERINI. UNA MOSTRA CO-PRODOTTA DA MART, MUSÉE D’ORSAY E MUSÉE DE L’ORANGERIE, RIPORTA L’ATTENZIONE INTERNAZIONALE SULL’ARTISTA ITALIANO - PARIGI, MUSÉE DE L’ORANGERIE FINO AL 24 LUGLIO 2011 - MARTROVERETO DAL 17 SETTEMBRE ALL’8 GENNAIO 2012  
 
Una grande esposizione dedicata a Gino Severini, prodotta dal Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie di Parigi, è stata inaugurata oggi a Parigi, al Musée de l’Orangerie. Erano presenti Gabriella Belli, direttore del Mart, Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay e Marie-paule Vial, direttore del Musée de l’Orangerie. L’esposizione, intitolata “Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique” conferma un periodo di intense collaborazioni tra il museo francese e quello italiano, e segue di poco l’inaugurazione, a Rovereto, della mostra “La rivoluzione dello sguardo. Capolavori impressionisti e post-impressionisti dal Musée d’Orsay”. A cura di Gabriella Belli e Marie-paule Vial, la mostra è nata da un progetto di Gabriella Belli e di Daniela Fonti, docente di Storia dell´arte contemporanea all’Università La Sapienza di Roma e autrice del catalogo ragionato su Severini (Mondadori, Edizioni Philippe Daverio 1988), testo di riferimento per tutti gli studi sull’artista. La mostra sarà presentata al Mart in seconda sede, dal 17 settembre 2011 all’8 gennaio 2012 con il titolo “Gino Severini (1883 – 1966)” e con una selezione ulteriormente ampliata rispetto alle ottanta opere della prima tappa francese. La mostra dedicata a Severini rappresenta un evento di primo piano per l’arte italiana del novecento. Nel 1967 il Musée national d´Art moderne di Parigi aveva commemorato Severini, dedicandogli una grande mostra personale. Dopo cinquant’anni, questa esposizione vuole riportarne la figura al centro del dibattito artistico. Viene ricostruito l’itinerario artistico di Severini attraverso una selezione di settantotto opere, provenienti dal Mart e dalle più importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Centre Pompidou, la Estorick Collection di Londra e la Fondazione Thyssen di Madrid e il Moma di New York. Protagonista del movimento futurista, Gino Severini svolge un ruolo fondamentale come punto di contatto tra l’arte italiana e francese nel periodo delle avanguardie e, successivamente, del ritorno al classicismo. Nato a Cortona nel 1883, dopo gli anni trascorsi presso lo studio di Giacomo Balla a Roma, Severini – “l’Italien de Paris” - compì la sua formazione tra l’Italia e la Francia, dove si trasferisce nel 1906. La ricerca divisionista, che si fonde con l’influenza del pointillisme, è alla base della sua originale interpretazione del futurismo. I suoi soggetti preferiti lo allontanavano dal gusto dei compagni di avventura futuristi: le grandi folle urbane (si veda “The Boulevard” della Estorick Collection), i luoghi del divertimento e il volteggiare delle ballerine. Il linguaggio dell’avanguardia italiana, in Severini si incrociava inoltre con le suggestioni del cubismo e dell’orfismo. A partire dalla metà degli anni Dieci, Severini fu tra i protagonisti della stagione del “ritorno all’ordine”, di cui pone le basi con la straordinaria “Maternità” del 1916, cronologicamente vicina solo alle opere di Picasso nell’anticipare la tendenza di un nuovo classicismo che avrebbe toccato tutta l’Europa. I legami con la Francia sono presenti costantemente durante tutta la carriera dell’artista, a partire dal testo “Du Cubisme au classicisme. Estetique du compas et du nombre”, pubblicato a Parigi nel 1921, fino alla sua vicinanza, negli anni Trenta, al gruppo “Les Italiens de Paris”. Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique Musée de l´Orangerie – Jardin des Tuileries Place de la Concorde 75001 Paris A cura di: Gabriella Belli, director, Museo d´Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto and Marie-paule Vial, director, Musée National de l´Orangerie Progetto di: Gabriella Belli e Daniela Fonti In occasione dell’inaugurazione della mostra al Musée de l’Orangerie, l’Archivio del ‘900 del Mart pubblica, in un volume curato da G. Radin, la “Correspondance Gino Severini Jacques Maritain (1923-1966)”, Collana Documenti del Mart, 14. Il libro è edito dal Mart e da Leo S. Olschki Editore, Firenze. In occasione dell’apertura della mostra al Mart verrà pubblicata la traduzione italiana del carteggio. Il volume raccoglie oltre 200 lettere conservate dal Cercle d’Études Jacques et Raïssa Maritain di Kolbsheim, da Romana Severini, figlia di Gino, e dal Mart di Rovereto, che si è fatto promotore della pubblicazione. Gli scambi epistolari tra il filosofo e il pittore testimoniano la fedeltà di un rapporto coltivato nel corso di quattro decenni e documentano la maturazione professionale di Severini, il pensiero estetico di Maritain, il dibattito sull’arte sacra, le riflessioni sul fascismo e sul mondo contemporaneo. A settembre 2011 è prevista anche la pubblicazione dell’inventario dell’archivio Severini conservato al Mart. Il volume sarà a cura di Paola Pettenella e di Gabriella De Marco, autrice della biografia e di un saggio introduttivo  
   
   
UNA SCELTA DI MOSTRE INTERESSANTI DA VEDERE DURANTE UNA VISITA NEI PROSSIMI MESI IN SVEZIA  
 
La primavera è arrivata anche nel Nord e gli svedesi affollano i parchi, bar e ristoranti all’aperto. Stoccolma, Göteborg e Malmö sono tutte e tre delle metropoli che offrono una ricca scelta di attrazioni: c´è sempre qualcosa da fare, a prescindere dagli interessi culturali, dai trend o dalle attività all´aperto preferite da ognuno. Inoltre il visitatore trova bellissimi ambienti naturali che non solo circondono gli abitati ma si spingono fino in centro città. Ecco una scelta di mostre interessanti da vedere durante una visita nei prossimi mesi in Svezia! Stoccolma: Al Modernamuseet www.Modernamuseet.se  : 14 /5 – 9/10/ 2011 Klara Lidén: Klara Lidén ha inizialmente studiato architettura prima di passare all’arte. Il suo lavoro è principalmente caratterizzata da esplorazioni dei confini fisici e mentali tra gli spazi pubblici e privati ​​in cui abitiamo e viviamo la nostra quotidianità. Negli ultimi anni, la Lidén ha vinto un importante premio internazionale che l’ha definitivamente declamata un’artista innovativa e d’avanguardia. Per l’attuale mostra l’artista ha effettuato una ricostruzione dello spazio espositivo nel quale sono proiettati tutti i video delle sue installazioni dal 2003 ad oggi. 28/5 – 4/9/2011 Siri Derkert: Siri Derkert (1888–1973) è una delle pioniere dell’arte svedese del xx secolo. I suoi primi dipinti cubisti sono imputabili al modernismo internazionale, mentre il suo ultimo lavoro per la stazione metropolitana di Östermalmstorg (1965) a Stoccolma ha segnato un cambiamento radicale nel concetto di abbellimento pubblico. Per la prima volta dal 1960, il Moderna Museet espone l’opera unica e poliedrica di Siri Derkert in una grande mostra retrospettiva. Le sue opere per spazi pubblici spesso hanno a che fare con il movimento pacifista e il femminismo. Al Nationalmuseum www.Nationalmuseum.se  : Fino al 14/8/ 2011 Lust & Vice: Con più di 200 opere dal Xvi secolo fino ai nostri giorni la mostra intende rispecchiare come il modo di vivere sessualità, virtù e morale è andato modificandosi nel corso delle varie epoche. Al Fotografiska www.Fotografiska.eu  : 22/4-26/6/2011 Burtynsky/oil: L’acclamato fotografo e insegnante canadese Edward Burtynsky ha dedicato la sua carriera a catturare l’effetto della nostra attività ed esistenza sul pianeta. Attraverso il suo monumentale e riccamente dettagliato numero di foto di paesaggi industriali, miniere, e spazi urbani, l’artista descrive il risultato della interazione umana sul mondo. Dal 17/6-2/10/2011- Robert Mapplethorpe Robert mapplethorpe (1946-1989) è considerato da molti come uno dei più importanti fotografi del Xx secolo. In una vasta esposizione retrospettiva composta ben da 200 opere, Fotografiska introdurrà Mapplethorpe alle nuove generazioni. L’artista ha sempre tratto ispirazione per la realizzazione delle sue opere da statue dell´antichità classica e del Rinascimento per poi “mixarle” con l´impostazione del suo tempo e cultura ovvero il panorama gay di New York nel 1980. Al Dansmuseet www.Dansmuseet.se  : Dal 27/5– 25/9/2011 -Mats Ek: Una mostra fotografica di Lesley Leslie Spinks che ha avuto il privilegio di documentare il successo di Mats Ek come coreografo e regista dagli esordi a The Cherry Orchard presso il Royal Dramatic Theatre di Stoccolma. Mats Ek è attualmente uno dei coreografi di maggior successo al mondo. Dal suo debutto nel 1976 con il servo dell’ Officer e San Giorgio e il drago per il Cullberg Ballet, i suoi balletti hanno conquistato il pubblico internazionale di danza e la sua rielaborazione di classici come Giselle, Il lago dei cigni e La bella addormentata sono diventati dei classici. Göteborg: Al Museum D’arte Di Göteborg www.Konstmuseum.goteborg.se  : 1/6- 21 /8/ 2011- Close your eyes and tell me what you see : “Chiudi i tuoi occhi e dimmi ciò che vedi” è una mostra collettiva di arte contemporanea internazionale alla quale partecipano una cinquantina di artisti provenienti da diversi paesi. In comune hanno un interesse per il panorama, la percezione, i paesaggi e la materialità. Un tema ricorrente nella mostra è la relazione tra l’osservare e il capire, tra il panorama e il mondo. Molti delle esposizioni trattano del vertiginoso fenomeno delle vertigini, disturbi visivi e allucinazioni. 15/6- 28 /8/2011- Carolina Falkholt: C.f. (born 1977), alias Blue, ha con il suo background in graffiti, in performance e in arte elettronica sviluppato un metodo di lavoro che coinvolge le immagini, la musica e lo spazio in un flusso creativo e dinamico. Al Centro Della Fotografia Hasselblad www.Hasselbladfoundation.org  : 28/5 –21/8/2011-New Nordic photography : Questa mostra annuale cerca di catturare i correnti trends e le tendenze tra i nuovi e giovani fotografi scandinavi che hanno alle spalle master e corsi presso le più importanti scuole di New York e Londra. Al Röhsska Museet, Museo Del Design, Moda E Artigianato Artistico www.Designmuseum.se  : 18/6-21/8/2011 - Conversation pieces: Una mostra che espone oggetti di nuova produzione – da arte applicata a gadget legati al mondo della conversazione Malmö: Al Moderna Museet www.Modernamuseet.se  : Fino all’11/9/2011- Marcel Duchamp: Considerato fra i più autorevoli ed influenti artisti del Xx secolo e uno dei fautori dell’arte concettuale. La Moderna Museet ha una delle più belle collezioni al mondo di arte di Marcel Duchamp, e quattordici di queste opere sono ora esposti al Moderna Museet di Malmö. 21/5- 4/9/2011- Doris Salcedo: Doris Salcedo è uno degli scultori più importanti del nostro tempo e Moderna Museet di Malmö è lieta di presentare la sua prima mostra personale in Scandinavia, Plegaria Muda. Si tratta di una mostra composta da un unico lavoro di nuova produzione, che riempirà l´intera sala della turbina. Al Malmö Konsthall www.Konsthall.malmo.se  : 21/5- 21/8/2011- Poul Gernes – Retrospective: Una retrospettiva dell’artista danese Poul Gernes, un modernista classico e uno degli artisti più influenti in Scandinavia. Ha sempre cercato di collegare l´arte alla vita per mezzo di colori e design. La mostra mette in chiara luce gli stadi più importanti del percorso artistico del maestro che è particolarmente ricordato per i disegni floreali stilizzati e lineari. 21/05-21/08/2011- Anna Maria Maiolino: La prima grande retrospettiva europea dell’artista brasiliana Anna Maria Maiolino che pone come elemento principale delle sue opere il corpo e la connessione che c’è dentro di esso e l’esterno. Yoko Ono espone nel meraviglioso parco di sculture vicino a Malmö Il 15 Maggio verranno presentate le nuove mostre della stagione 2011 del bellissimo parco delle sculture di Wanås, nella regione della Scania vicino a Malmö, con Yoko Ono e l’artista svedese Jacob Dahlgren come ospiti d’onore. Yoko Ono, che ha ricevuto il prestigioso premio del Leone d’Oro ”Life Achievement Award” alla Biennale di Venezia nel 2009, presenterà quattro delle sue opere per poi dedicarsi alla creazione di una nuova opera proprio per Wanås che si svilupperà sucessivamente durante l’autunno. Jacob Dahlgren, uno degli artisti svedesi più discussi, lavora continuamente prendendo spunto e usando oggetti di vita quotidiana e creando così opere astratte che, in modi diversi coinvolgono lo spettatore. A Wanås l’artista inviterà i visitatori a muoversi dentro e sulla superficie di una delle sue grandi sculture. Il parco di Wanås è un vero e proprio mix di arte, natura e storia dove dal 1987 si espone arte contemporanea svedese e internazionale, che si concentra principalmente sulla scultura e su varie istallazioni. Ad oggi a Wanås si possono ammirare una quarantina di opere permanenti oltre ad una sala di esposizioni d’arte contemporanea e un castello medievale. Il parco è aperto tutti i giorni, tutto l’anno e si trova nella località Knislinge a est della cittadina di Hässleholm nella Scania nordorientale www.Wanas.se . Www.skane.com  Foto: http://www.Wanas.se/press/pressbilder-wanas-2011/lang/en/  Info sulle città: www.Visitstockholm.com  www.Goteborg.com  www.Malmotown.com  Www.visitsweden.com  
   
   
LA PROGRAMMAZIONE IN CORSO DELLE MOSTRE IN OLANDA  
 
Lo splendore e la gloria Arte della Chiesa ortodossa russa Hermitage Amsterdam dal fino al 16 settembre 2011 Fino al 16 settembre 2011 la mostra Lo splendore e la gloria presenta per la prima volta una panoramica delle antiche tradizioni mistiche ed artistiche della Chiesa ortodossa russa esponendo più di 300 oggetti d’arte religiosa. Icone, frammenti di affreschi, paramenti sacri, dipinti, libri antichi e oggetti in oro ed argento del culto cristiano sono le testimonianze tangibili di questa lunga e ricca storia. Tematiche dell’esposizione sono l’origine bizantina e la tradizione, le festività ecclesiastiche che culminano nella Pasqua, gli zar e la loro cattedrale nel palazzo. Per la prima sono esposti al pubblico un’imponente iconostasi, straordinari affreschi del Xiv secolo provenienti dalla città di Pskov e splendide icone dall’Hermitage San Pietroburgo e da altre famose collezioni russe. La fede, dall’adozione del cristianesimo come religione di stato nel 988 ad opera del gran principe Vladimiro fino ad oggi, è sempre stata di vitale importanza nella società russa. Con la cristianizzazione della Russia il credo ortodosso si diffonde rapidamente nell’intero regno, arricchendo la storia ecclesiastica e dell’arte di una nuova dimensione. Le pareti degli spazi espositivi nel Museo sono ricoperte di icone, grandi e piccole, antichissime e famose in tutto il mondo. Queste immagini sacre sono anche denominate finestre sull’eternità perché mostrano una parte del regno celeste. Allo stesso tempo sono immagini di ineguagliabile bellezza. La mostra illustra ampiamente l’origine e lo sviluppo della pittura delle icone, che ebbe la sua culla nella città di Kiev, esponendo vari esempi di scuole artistiche diverse, ciascuna con caratteristiche stilistiche proprie. Fotografie delle chiese e dei monasteri più importanti nei centri religiosi storici come Novgorod e Pskov danno un’impressione della fioritura della vita monastica ed ecclesiastica. I monasteri, oltre alla diffusione della fede, svolgevano funzioni cardine nella società secolare. Le comunità di monaci erano spesso al servizio di interessi politici ed economici, mentre quelle delle monache adempivano ad innumerevoli funzioni sociali. Molti oggetti mostrano raffigurazioni di santi, di cui la Chiesa ortodossa russa è ricca. La maggiore venerazione è riservata alla Madonna in quanto Madre di Dio, al secondo posto viene San Nicola il cui onomastico, diversamente che da noi, è festeggiato in Russia due volte: in primavera (22 maggio) e in inverno (19 dicembre). Uno splendido patrimonio di oggetti ed attributi religiosi dal Xv fino al Xvii secolo, quando Mosca era il centro della vita religiosa ed artistica, dimostra ancora una volta la straordinaria ricchezza artistica della Chiesa ortodossa russa. Ed infine la mostra presenta l’arte religiosa di San Pietroburgo, la città che dal 1703 al 1917 fu il cuore dell’ortodossia russa e la sede della corte dei potenti zar. La Chiesa ortodossa russa ebbe infatti grande importanza per i sovrani e per il potere militare. Lo splendore e la gloria illustra questi legami reciproci. Testo ed immagini (in filmati) accompagnano ed esplicano tematiche fondamentali quali l’origine e la tradizione, l’antica Rus’ con i primi centri di fede e l’evangelizzazione del paese. La mostra dedica anche attenzione alla repressione della Chiesa da parte del regime sovietico e la sua rinascita dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991. Per sei mesi l’Hermitage Amsterdam riproporrà ai suoi visitatori l’esperienza spirituale di dieci secoli di straordinaria arte russa. Hermitage Amsterdam Ufficio Comunicazione, Didattica & Marketing Pom Verhoeff e Kim van Niftrik T +31 (0)20 530 87 55 F +31 (0)20 530 87 50 www.Hermitage.nl/pers Dutch Flowers Splendore floreale del diciassettesimo secolo Rijksmuseum Schiphol, fino al 5 settembre Dopo la mostra Dutch Winters, la sede di Schiphol del Rijksmuseum presenterà un altro aspetto caratteristico dell’Olanda durante la mostra Dutch Flowers dal 6 aprile al 5 settembre, ovvero i fiori. Nove esuberanti ‘opere floreali’ della collezione del museo che originariamente adornavano le case dell’elite economica del 17° secolo si trovano ora in piena fioritura all’aeroporto di Amsterdam. I fiori recisi, un elemento così comune nelle nostre case di oggi, rappresentavano un vero lusso nel 17° secolo e solo le famiglie più affluenti potevano permettersi di averne nelle proprie case e nei propri giardini. La crescente prosperità del 17° secolo però rese i giardini di fiori sempre più popolari. Il giardino era considerato un’estensione della casa e vice versa, la casa era spesso decorata con bouquet di fiori del giardino stesso. Introdotti dall’asia attorno al 1600, gli anemoni, i crocus, i giacinti e i tulipani diventarono presto incredibilmente popolari. Il commercio di bulbi, in particolare di tulipani, diventò presto un’attività molto lucrativa. Attorno al 1630, periodo di punta della ‘mania dei tulipani’, un bulbo di tulipano particolare poteva arrivare a costare anche quanto un’intera casa sul canale. Il cittadino medio ovviamente non poteva permettersi un bouquet per la propria casa. Le prime nature morte floreali quindi cominciarono ad apparire negli anni 30 e 40 del 1600 come un mezzo alternativo per rispondere alla domanda di fiori, visto che un dipinto di un fiore era molto più economico di un bouquet vero e proprio e durava molto di più. Le nature morte floreali erano ancora in voga nel 18° e 19° secolo quando lo sviluppo del commercio su larga scala di bulbi trasformò l’Olanda nel ‘paese dei fiori’ che è ancora oggi. Per la prima volta: Rembrandt e Degas Due giovani artisti Rijksmuseum Amsterdam, dal 1 luglio al 23 ottobre 2011 Nonostante sia noto che il famoso pittore impressionista francese Edgar Degas (1834-1917) si sia ispirato a Rembrandt, questa mostra sarà la prima ad essere veramente dedicata all’influenza che Rembrandt ha avuto su Degas. Quest’estate il Rijksmuseum presenterà una serie di autoritratti dei due artisti durante gli anni della loro gioventù. Raramente presentati tutti insieme, gli autoritratti di Degas provengono da famose collezioni internazionali come quella del Metropolitan Museum di New York, della National Gallery of Art di Washington e del Getty Museum di Los Angeles. Uno degli autoritratti di Degas è particolarmente importante, dato che proviene da una collezione privata e non è mai stato esposto pubblicamente prima d’ora. Con più di 20 opere individuali, la mostra si terrà al Rijksmuseum dal 1 luglio al 23 ottobre 2011. Ogni anno, il Rijksmuseum organizza una mostra che illustra come i grandi maestri della ‘Dutch Golden Age’ abbiano ispirato artisti di periodi successivi. Sulla scia del successo di Miró-jan Steen del 2010, la mostra del 2011 si concentrerà su Edgar Degas che, da giovane, venne fortemente influenzato dagli autoritratti del giovane Rembrandt. I dipinti ritraggono gli artisti all’età di circa 23 anni, durante il periodo in cui entrambi stavano intraprendendo i primi passi delle loro carriere. Al tempo Degas si trovava a Roma a studiare arte, compresa quella dei grandi maestri del passato, e si fece ispirare dalle incisioni di Rembrandt. L’ispirazione all’artista è evidente soprattutto nei suoi esperimenti con varie pose e con il già tanto lodato uso della luce e delle ombre. Oltre ad una grande quantità di incisioni di Rembrandt e oltre all’Autoritratto Giovanile della collezione del Rijksmusem, la mostra include anche un magnifico autoritratto a pannello di Rembrandt, in prestito dalla Alte Pinakothek di Monaco. Dopo il Rijksmuseum la mostra si sposterà al Clark Art Institute di Williamstown (Novembre 2011 – Febbraio 2012) e al Metropolitan Museum of Art di New York (Febbraio – Maggio 2012) ‘The One & The Many’ Museo Boijmans Van Beuningen e porto di Rotterdam Dal 28 maggio al 25 settembre Il Museo Boijmans Van Beuningen propone per l´estate una mostra allestita nell´originale contesto del porto di Rotterdam. La scelta è caduta quest´anno sul duo artistico scandinavo Elmgreen & Dragset, già noto per aver costruito un finto negozio Prada nel deserto. Questa è la seconda volta che il museo Boijmans Van Beuningen e il porto di Rotterdam uniscono le forze per un progetto su larga scala. Le date esatte della mostra ‘The One & The Many’ rimarranno segrete fino all’ultimo momento, così come le opere della mostra stessa che si terrà nell’ex molo per sottomarini, grande ben 5000 m², parte dell’ex complesso Rdm che ora si trova in fase di riqualificazione con l’accento sull’educazione, sulle aziende innovative e sulla cultura. Proprio a questo scopo, il porto di Rotterdam e il museo Boijmans Van Beuningen hanno avviato un’intensa collaborazione con lo scopo di presentare progetti di arte contemporanea nel molo dei sottomarini per un periodo di cinque anni. Museum Boijmans Van Beuningen T. +31 (0)10 - 44 19 561 Van Gogh in Antwerp and Paris Dal 10 giugno 2011 all’8 gennaio 2012 il Van Gogh Museum ospiterà la mostra “Van Gogh in Antwerp and Paris”. Vincent Van Gogh visse ad Anversa dal 1885 al 1888 e durante quel periodo realizzò molte opere, 93 delle quali sono esposte presso il Museo Van Gogh. Queste opere sono state studiate intensamente e hanno portato a nuove e interessanti scoperte. Per esempio, ci sono due ritratti che sono identici nello stile ma che sembrano ritrarre due uomini diversi. Non è che per caso Van Gogh abbia ritratto se stesso e suo fratello Theo? Per maggiori informazioni: Van Goch Museum, Amsterdam Tel +31 (0)20 570 52 00 www.Vangoghmuseum.nl  www.Holland.com  
   
   
INIZIA DA PARIGI LA MOSTRA DEDICATA A GINO SEVERINI - UNA MOSTRA CO-PRODOTTA DA MART, MUSÉE D’ORSAY E MUSÉE DE L’ORANGERIE, RIPORTA L’ATTENZIONE INTERNAZIONALE SULL’ARTISTA ITALIANO - PARIGI, MUSÉE DE L’ORANGERIE, FINO AL 24 LUGLIO 2011 - MARTROVERETO DAL 17 SETTEMBRE ALL’8 GENNAIO 2012  
 
Una grande esposizione dedicata a Gino Severini, prodotta dal Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie di Parigi, è stata inaugurata a Parigi, al Musée de l’Orangerie. Erano presenti Gabriella Belli, direttore del Mart, Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay e Marie-paule Vial, direttore del Musée de l’Orangerie. L’esposizione, intitolata “Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique” conferma un periodo di intense collaborazioni tra il museo francese e quello italiano, e segue di poco l’inaugurazione, a Rovereto, della mostra “La rivoluzione dello sguardo. Capolavori impressionisti e post-impressionisti dal Musée d’Orsay”. A cura di Gabriella Belli e Marie-paule Vial, la mostra è nata da un progetto di Gabriella Belli e di Daniela Fonti, docente di Storia dell´arte contemporanea all’Università La Sapienza di Roma e autrice del catalogo ragionato su Severini (Mondadori, Edizioni Philippe Daverio 1988), testo di riferimento per tutti gli studi sull’artista. La mostra sarà presentata al Mart in seconda sede, dal 17 settembre 2011 all’8 gennaio 2012 con il titolo “Gino Severini (1883 – 1966)” e con una selezione ulteriormente ampliata rispetto alle ottanta opere della prima tappa francese. La mostra dedicata a Severini rappresenta un evento di primo piano per l’arte italiana del novecento. Nel 1967 il Musée national d´Art moderne di Parigi aveva commemorato Severini, dedicandogli una grande mostra personale. Dopo cinquant’anni, questa esposizione vuole riportarne la figura al centro del dibattito artistico. Viene ricostruito l’itinerario artistico di Severini attraverso una selezione di settantotto opere, provenienti dal Mart e dalle più importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Centre Pompidou, la Estorick Collection di Londra e la Fondazione Thyssen di Madrid e il Moma di New York. Protagonista del movimento futurista, Gino Severini svolge un ruolo fondamentale come punto di contatto tra l’arte italiana e francese nel periodo delle avanguardie e, successivamente, del ritorno al classicismo. Nato a Cortona nel 1883, dopo gli anni trascorsi presso lo studio di Giacomo Balla a Roma, Severini – “l’Italien de Paris” - compì la sua formazione tra l’Italia e la Francia, dove si trasferisce nel 1906. La ricerca divisionista, che si fonde con l’influenza del pointillisme, è alla base della sua originale interpretazione del futurismo. I suoi soggetti preferiti lo allontanavano dal gusto dei compagni di avventura futuristi: le grandi folle urbane (si veda “The Boulevard” della Estorick Collection), i luoghi del divertimento e il volteggiare delle ballerine. Il linguaggio dell’avanguardia italiana, in Severini si incrociava inoltre con le suggestioni del cubismo e dell’orfismo. A partire dalla metà degli anni Dieci, Severini fu tra i protagonisti della stagione del “ritorno all’ordine”, di cui pone le basi con la straordinaria “Maternità” del 1916, cronologicamente vicina solo alle opere di Picasso nell’anticipare la tendenza di un nuovo classicismo che avrebbe toccato tutta l’Europa. I legami con la Francia sono presenti costantemente durante tutta la carriera dell’artista, a partire dal testo “Du Cubisme au classicisme. Estetique du compas et du nombre”, pubblicato a Parigi nel 1921, fino alla sua vicinanza, negli anni Trenta, al gruppo “Les Italiens de Paris”. Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique Musée de l´Orangerie – Jardin des Tuileries Place de la Concorde 75001 Paris A cura di: Gabriella Belli, director, Museo d´Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto and Marie-paule Vial, director, Musée National de l´Orangerie Progetto di: Gabriella Belli e Daniela Fonti Il Carteggio Severini – Maritain In occasione dell’inaugurazione della mostra al Musée de l’Orangerie, l’Archivio del ‘900 del Mart pubblica, in un volume curato da G. Radin, la “Correspondance Gino Severini Jacques Maritain (1923-1966)”, Collana Documenti del Mart, 14. Il libro è edito dal Mart e da Leo S. Olschki Editore, Firenze. In occasione dell’apertura della mostra al Mart verrà pubblicata la traduzione italiana del carteggio. Il volume raccoglie oltre 200 lettere conservate dal Cercle d’Études Jacques et Raïssa Maritain di Kolbsheim, da Romana Severini, figlia di Gino, e dal Mart di Rovereto, che si è fatto promotore della pubblicazione. Gli scambi epistolari tra il filosofo e il pittore testimoniano la fedeltà di un rapporto coltivato nel corso di quattro decenni e documentano la maturazione professionale di Severini, il pensiero estetico di Maritain, il dibattito sull’arte sacra, le riflessioni sul fascismo e sul mondo contemporaneo. A settembre 2011 è prevista anche la pubblicazione dell’inventario dell’archivio Severini conservato al Mart. Il volume sarà a cura di Paola Pettenella e di Gabriella De Marco, autrice della biografia e di un saggio introduttivo