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20 GENNAIO  2001

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A TEATRO: "LA LOCANDIERA", AFFRESCO GOLDONIANO IN SCENA AL TEATRO NUOVO DI MILANO FINO AL 28 GENNAIO

Commedia d'ambiente e di carattere insieme, "La locandiera" è una delle opere che più guidano lo spettatore a comprendere Goldoni e il Settecento: il suo teatro, con l'enorme varietà di vicende e personaggi, costituisce quasi una fotografia della società del tempo, colta in un momento di passaggio molto delicato e in anticipo rispetto al resto d'Europa.

"La locandiera" suggerisce così un versante di lettura che ha anche un suo preciso senso sociale, esemplificando in modo significativo i rapporti tra il mondo "nuovo", borghese, che avanza e la nobiltà ormai esautorata nel suo ruolo egemone.

Il testo - secondo il regista Panici - "è anche geniale intuizione di quella "Italia delle Lingue, Italia delle Città", tanto cara a Maurizio Scaparro, direttore del Teatro Eliseo e del Théatre des Italiens a Parigi: infatti, ami come in questo testo Goldoni esprime la diversità dei caratteri rafforzandoli con una ben precisa identità. E' anche un perfetto meccanismo ad orologeria di analisi del carattere dei protagonisti e della loro umanità, ove essi diventano fortemente rappresentativi di mondi non comunicanti tra loro. Non a caso Goldoni li caratterizza fortemente con una ben definita area geografica di provenienza, cosicché la locanda in Firenze diventa il centro di un mondo periferico, di una "Italia" ancora in divenire, di un paese delle lingue e dei dialetti.

E' seguendo questa suggestione che l'allestimento trova uno dei suoi punti forza: con lo scenografo Aldo Buti abbiamo immaginato la locanda e gli ambienti descritti in commedia al centro del palcoscenico, su una pedana che di volta diventa luogo ideale della rappresentazione ma anche zattera sospesa immersa in una pienezza di luci e ombre, dove i protagonisti si incontrano e si scontrano.

Gli ambienti sono descritti e suggeriti con pochissimi elementi di scena, fortemente evocativi di un settecento "luminoso": sottraendo il "costruito" ed eliminando la sovrastruttura si fa vivo e diretto il rapporto fra gli attori, costretti ad entrare nel "fuoco centrale" della rappresentazione.

Questa soluzione scenica ha evidenziato fortemente la parola che attraverso l'uso della cadenza dialettale degli interpreti diventa punto di forza e sostegno del carattere dei personaggi: così il Conte è un "Napolitano" che si è conquistato il titolo nobiliare con la ricchezza acquisita, il Marchese e un "romagnolo" una e "siciliana" l'altra, mentre il Cavaliere è un "senese" che ci offre un'immagine burbera di se stesso e del mondo che rappresenta.

C'è una folta rappresentanza di varia umanità in questa commedia, pezzi di mondo che non si relazionano, e così Mirandolina e la sua locanda diventano metafora, luogo ideale per un possibile incontro, ricerca armonica di relazioni impossibilitate a concretizzarsi perché se tutti i protagonisti dichiarano di perseguirle, nessuno in realtà è poi disposto a costruirle, costretti come sono dai ruoli assegnati loro dalla storia e quindi destinati ad altro compito. Il marchese, il Conte ma soprattutto il Cavaliere usciranno sconfitti da questo corteggiamento e di conseguenza Mirandolina tornerà ad essere una "semplice" azienda da gestire con accortezza."

Lo spettacolo ha come interpreti Pamela Villoresi attrice goldoniana per eccellenza e Massimo Wertmuller, da sempre nella "zona" della drammaturgia contemporanea, e con Renato Scarpa, Manrico Gammarota, Alessandra Costanzo, Massimiliano Alocco, Maria Teresa Pintus, Sandro Querci, per la regia di Maurizio Panici, fondatore e direttore artistico del Teatro Argot di Roma, una casa per la drammaturgia contemporanea e poi un Romeo e Giulietta pieno di musica, e di ragazzi scene e costumi di Aldo Buti, Musiche di Luciano Vavolo.

Disegno Luci: Umile Vainieri. Poltronissima £.45.000, Poltrona £.36.000e-mail. Info tel.0276000086  www.teatronuovo.it 

 

TEATRO LITTA - TEATRI POSSIBILI: RITRATTO GENERAZIONALE NEL CIRANO DI BERGERAC DI EDMOND ROSTAND IN SCENA DAL 23 GENNAIO AL 4 FEBBRAIO.

Il Teatro Litta ospita Cirano della compagnia Teatri Possibili che ha già suscitato enormi consensi - 20.000 giovani lo hanno applaudito nella scorsa stagione - e lo ripropone al pubblico in una sala di più ampia capienza.

Si tratta di un'iniziativa inedita nel panorama teatrale milanese: quest'anno infatti il Teatro Litta dedica una parte della stagione a due spettacoli già prodotti da altri teatri e che hanno sucitato ampio consenso di pubblico. Oltre a 'Cirano' l'altra riproposta sarà 'Casa di Bambola' prodotto dal Teatro Out Off per la regia di Antonio Syxty, che sarà in scena al Litta dal 6 al 25 febbraio.

Il personaggio di Cyrano nato più di cento anni fa dalla penna di Edmond Rostand, è ormai diventato tanto popolare da divenire uno stereotipo.

Più volte messo in scena Cyrano nella versione dei Teatri Possibili diventa Cirano, viene 'spogliato' dalle piume del romanticismo tradotto in prosa e diventa un uomo più giovane, più vicino a noi, un eroe antiromantico, decadente, che lascia da parte gli istrionismi per diventare una figura umana concreta, in cui ognuno di noi può riconoscersi. Sulla scena mossa da un piano inclinato, nella suggestione delle musiche di Michael Nyman, si incrocia il nostro destino e quello di Cirano. Gli attori se ne scambiano il ruolo. L'eroico Cirano, virtuoso della spada e della parola, morirà in un banale e crudele incidente ma non soccomberà la sua diversità, il suo rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall'asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico: in una parola, dal potere.

Interpreti: Corrado d'Elia (Cirano) , Alessandro Preziosi (Cristiano), Giovanna Rossi (Rossana), Roberto Recchia (Le Bret), Cinzia Spanò (Lisa), Nicola Stravalaci (Raguineau) ,Corrado Villa (De Guiche) e Mauro Bassignani, Edoardo Favetti, Marco Alberga, Sergio Di Stefano, Lucrezia Maniscotti, Barbara Tonon, Anna Vegetti, Davide Palla, scene:Fabrizio Palla, costumi: Corrado d'Elia, assistente alla regia: Edoardo Favetti, regia Corrado d'Elia.

informazioni e prenotazioni

Teatro Litta Corso Magenta 24 - 20123 Milano, teatro.litta@galactica.it 

tel. 0286454545 da lunedì al sabato ore 14.30-19, Orario spettacoli feriali ore 21, festivi ore 16.30. lunedì riposo, Ingresso al botteghino

Posto unico £.30.000 - Rid. AGIS £.25.000 -

Riduzioni speciali: Giovani fino a 25 anni £.20.000-Anziani/Carta d'Argento £.15.000, PROMOZIONE SPECIALE Martedì e Mercoledì al Litta: posto unico £.19.000.

DEBUTTO VERDIANO AL TEATRO CARCANO NEL BALLETTO TRAVIATA

Spettacolo di prim'ordine al Carcano e da non perdere. La bravura degli interpreti, l'essenziale messa in scena, gli splendidi costumi e le note verdiane, hanno magicamente rievocato atmosfere romantiche e palpitanti. Il Balletto di Milano consta di 12 ballerini d'altissimo livello e vanta protagonisti d'eccezione quali Oriella Dorella e Noemi Briganti. E non può essere diversamente dato che il coreografo Serge Manguette è apprezzatissimo all'estero.

E' indubbio che Giuseppe Verdi amasse il balletto, non solo come genere teatrale, ma proprio da un punto di vista musicale. Prova ne sia la sua profonda conoscenza e l'abbondanza di ballabili, danze, azioni mimate presenti nelle sue opere: da Macbeth a Rigoletto, da Trovatore a Traviata, da Vespri siciliani a Ballo in maschera, da La forza del destino a Don Carlo ad Otello.

Date queste premesse, e per celebrare il centenario della morte dei compositore (1901 - 2001), il coreografo Serge Manguette, convinto che Traviata rappresenti l'apice della produzione musicale verdiana ed in virtù delle sue numerose esperienze acquisite in tante edizioni dei capolavoro verdiano accanto a prestigiosi registi, ha voluto cimentarsi in questa operazione dedicata al dramma di Violetta. Manouette rispetta la traccia verdiana, ma parte dal finale e, mediante l'uso dei flash-back, ripercorre a ritroso l'infelice storia dell'eroina attraverso quadri dove a farla da padrone sono i sentimenti dei personali. Nel ruolo di Violetta si alterneranno Oriella Dorella - cià interprete alcune stagioni fa al Carcano de La marchesa von 0 ... di Vittorio Biagi, sempre con il Balletto di Milano - e Noemi Briganti.

Thierry Monzo danza il ruolo di Alfredo e Valerie Erken quello di Flora. La compagnia, in tutto 12 ballerini, danza su una versione solo sinfonica (e non cantata) dell'opera, con l'aggiunta di una scelta armonica e coerente di musiche tratte anche da altre opere verdiane.

Serge Manguette, coreografo belga di fama internazionale, ha lavorato con il "Ballet Royal de Wallonie" insieme ai grandi Ekaterina Maximova e Viadimir Vassiliev. Ha danzato anche a fianco di Nureyev e ha creato diverse coreografie, tra le quali una versione di Coppelia, La vedova allegra, Faust e La fille mal gardée, oltre a numerosi divertissement per il repertorio operistico dei più grandi enti lirici italiani e stranieri.

In occasione del debutto milanese sono state organizzate due iniziative: è stato presentato il volume Sempre libera ... di Michele Nocera, che ripercorre l'itinerario verdiano di -Maria Callas attraverso lettere, documenti, recensioni, spartiti; inoltre, sempre a cura di Nocera, è stata allestita nel foyer del Teatro Carcano la mostra Verdi e Traviata.. Michele Nocera è autore di numerose pubblicazioni nei settori della lirica e della danza ed è annoverato tra i biografi internazionali di Maria Callas. Sempre libera ... fa parte di una trilogia comprendente Omaggio a Maria Callas (1989) e Sirmione e Maria Callas (1997). Al Teatro Carcano fino a domenica 21 gennaio, Balletto di Milano, TRAVIATA - Balletto in due atti Coreografia Serge Manguette, Musiche Giuseppe Verdi, con Oriella Dorella (20 gennaio), Noemi Briganti (21 gennaio) Thierry Monzo, Valerie Erken. Orari feriali 20,45 - domenica 15,30. Prez i -50.000138.500. Prenotazioni 0255181377 - 0255181362. Per scuole e gruppi organizzati 025466367 - 0255187234. www.teatrocarcano.com  E:mail:info@teatrocarcano.com 

LA COMPAGNIA DI OPERETTE 2000 TORNA A MILANO CON LA VEDOVA ALLEGRA E IL PAESE DEI CAMPANELLI (INTEATRO SMERALDO).

Dopo l'appassionante vicenda della principessa Myosotis ambientata a Macao in Cin ci là di Carlo Lombardo, rappresentata in dicembre, la Compagnia Italiana di Operette 2000 con Massimo Bagliani e Maria Rosa Congia presenta altre due mitiche operette: le vicende di due coppie che s'intrecciano con una serie di divertenti equivoci nell'inossidabile La Vedova Allegra (1905) di Franz Lehar e dal 23 al 28 gennaio Il Paese dei Campanelli (1923), di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato che si svolge in una immaginaria isola olandese dove vige l'incubo del suono dei campanelli, quando avviene un tradimento. Info: 02/2900.6767 www.smeraldo.it 

MOSTRE: IL RUMORE DELLA STRADA. FUTURISMO ITALIANO 1909-1918

A cura di Norbert Nobis

Hannover, Sprengel Museum (Kurt-Schwitters-Platz, tel. 0511-16844646)

11 marzo - 23 giugno 2001

Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta (294 pp., 140 ill. a colori, 100 in bianco e nero, L. 80.000).

Lo Sprengel Museum di Hannover presenta dall'11 marzo al 23 giugno 2001 una grande mostra dedicata al primo Futurismo. Il periodo preso in esame parte dal 1909, anno di pubblicazione del Primo Manifesto Futurista fino alla fine della prima guerra Mondiale, un periodo in cui il Futurismo ha trovato le sue basi teoriche e la sua tipica espressione artistica. La rassegna è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dei Beni Culturali italiani.

Finora in Germania non è stata presentata una retrospettiva completa delle opere di questo movimento, che è il più importante per l'arte italiana del ventesimo secolo. A parte infatti la prima esposizione di opere alla Galleria "Sturm" di Berlino nel 1912, la mostra alla Kunsthalle di Düsseldorf del 1974 e quella presso il Museum Fridericianum di Kassel risalente a una decina di anni fa, non sono molte le mostre sugli artisti futuristi organizzate in Germania. Eppure nei musei e presso diversi collezionisti privati tedeschi si trovano numerose opere d'arte futuriste.

La carenza di mostre su questa importante avanguardia è in Germania certamente dovuta a svariati motivi, ed un ruolo non secondario l'hanno probabilmente avuto sia l'energica battaglia sostenuta dai futuristi contro l'arte e la cultura tedesca (basti pensare alle esternazioni piuttosto denigranti nei confronti del cubismo francese - ed in particolare di Picasso -, e verso l'avanguardia espressionista tedesca, di Umberto Boccioni nel suo scritto sulla "pittura e scultura futurista", del 1912), sia l'atteggiamento marcatamente nazionalista tenuto da questi artisti, il quale non ha sicuramente aiutato la diffusione di tale indirizzo stilistico in Germania. Eppure il Futurismo ha molte affinità sia con il Cubismo francese che con l'Espressionismo tedesco.

I futuristi hanno accolto con favore ed esaltato le conquiste dello sviluppo della tecnica di questo secolo molto di più di quanto abbia fatto la maggior parte degli artisti contemporanei in Europa. Proprio in questo nostro tempo, in cui l'era della tecnica sta per aver fine e sta subentrando l'era della comunicazione, si ritiene opportuno analizzare l'arte di quell'epoca sotto questo aspetto, ponendo nuovi interrogativi. A ciò vuole dare il proprio contributo la mostra allo Sprengel Museo di Hannover.

La mostra presenterà non solo opere arte figurativa (pittura e scultura), ma anche, con una scelta esemplare, la produzione futurista legata alla fotografia, all'architettura, al cinema, alla moda e alla scenografia.

Il catalogo edito da Mazzotta oltre a illustrare tutte le opere in mostre conterrà testi di autori di fama internazionale che analizzeranno i diversi aspetti dell'arte futurista. Tale libro costituirà il primo compendio in lingua tedesca del Futurismo italiano.

E' stato costituito un comitato di esperti e studiosi, del quale fanno parte, tra gli altri, Enrico Crispolti, Massimo Carrà, Ulrich Krempel di Hannover. La mostra di Hannover è curata da Norbert Nobis.

Tra i musei prestatori si possono citare il Museo d'arte contemporanea di Milano, la Pinacoteca di Brera, Il Museo Ludwig di Colonia, IL dipartimento di Storia delle Arti di Pisa, Il Museo d'arte Moderna e Contemporanea di Torino, I Musei Civici di Como, Il Muséè di Grenoble, la Hamburger Kunsthalle, il Museum of Modern Art di New York, la Staatsgalerie di Stoccarda, il Museum modeeerner Kunst Stiftung Ludwing di Vienna ecc.., oltre ai numerosi collezionisti privati italiani, europei e americani.

La mostra successivamente sarà presentata in Italia, a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni.

EMILIO ISGRÓ AI CANTIERI CULTURALI DELLA ZISA A PALERMO

A cura di Achille Bonito Oliva

Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa (via Paolo Gili 4)

NUOVA DATA DI APERTURA DELLA MOSTRA: 27 gennaio 2001 Inaugurazione: venerdì 26 gennaio ore 19 Fino al 28 febbraio 2001

Orario: 10-14116-20; sabato 10-14116-22 Biglietto d'ingresso: L. 6.000

Info: 091-6524942, Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta. Testi in italiano e inglese, li 2 pagine, 1 00 illustrazioni, L. 65.000 Mazzotta tel. 02-8055803, ,

Un centinaio tra "libri cancellati", installazioni e dipinti di Emilio Isgrò saranno esposti ai Cantieri della Zisa di Palenno da 18 gennaio a marzo 2001 prefigurando un vero e proprio evento nel quadro statico dell'innovazione artistica e culturale. Si tratta infatti - dopo la grande esposizione al Csac dell'Università di Parnia nel lontano 1975 - della prima ricognizione antologica di un'opera che ha anticipato di molti anni stili e linguaggi ormai di dominio comune non solo nel mondo dell'arte.

La mostra voluta dall'Assessorato alla Cultura dei Comune di Palerino e curata da Achille Bonito Oliva propone un'inimagine di Isgrò che dalle prime Cancellature (1964), arriva a opere come Chopin (1979), La Veglia di Bach (1985), L'ora italiana (1985), Guglielmo Tell (1993), le stupefacenti installazioni che - con il Seme d'arancia di Barceliona di Sicilia (1998) - testimoniano la ineguagliabile capacità dell'artista di far coincidere nel proprio lavoro l'infinitamente piccolo con l'infinitamente grande. ...

Soprattutto per il pubblico più giovane sarà l'occasione di vedere per la prima volta - e per il pubblico più adulto di rivedere - opere ormai storiche come Volkswagen (1964), Il Cristo cancellatore (1968), l'Enciclopedia Treccani cancellata (1970), La q di Hegel (1972), Storie rosse (1974), fino agli esiti più recenti di un'avventura creativa che ancora oggi non ha cessato di rinnovarsi e stupire.

Un rilievo particolare avrà, nella strategia della mostra, la Jacqueline dei 1965, nata dall'emozione di un incontro con John Fitzgerald Kennedy, che l'artista ebbe la singolare ventura di conoscere a accompagnare in un favoloso viaggio su e giù per gli Stati Uniti appena tre mesi prima dell'assassinio a Dallas.

Il catalogo Mazzotta, ricco di un centinaio di immagini in bianco e nero e a colori, conterrà oltre all'introduzione d@-Bonito Oliva una significativa antologia di testi critici. La mostra è organizzata e coordinata dal Centro Arte Maiocchi di Milano. Emilio Isgrò è nato a Barcellona di Sicilia il 6 ottobre 1937. Vive e lavora a Milano. Dopo l'esordio con il libro di versi Fiere del Sud (Schwarz 1956), nel 1964 ha incominciato a produrre le prime poesie visive e le prime Cancellature, esponendo via via (anche con opere in pennanenza) in sedi prestigiose come la Lenbachhaus di Monaco, lo Sprengel Muscum di Hannover, La Galerie del Stats di Stoccarda, il Kunstmuseum di Bonn, Lo Stedeìijk Muscum di Amsterdam, il Finch Museum di New York, La Galleria d'Arte Moderna di Torino, l'Intemationaal Cuitureel Centnan di Anversa, il Muscum of Modern Art di New York, la Hayward Gallery di Londra, li Muscum of Modem Art di Toyaìna, il P.S. 1 Contemporary Art Center di New York.

Nel 1985 ha realizzato a Milano, su commissione del Teatro alla Scala, l'installazione multimediale La Veglia di Bach, mentre è del 1998 il gigantesco Seme d'arancia inaugurato alla presenza di oltre cinquantamila persone (tra cui moltissimi sindaci, televisioni e giornalisti provenienti da tutta Europa) come un simbolo di rinascita capace di rilanciare gli intendirnenti sociali e civili che sono uno de caratteri più vistosi dell'opera dell'artista.

t stato invitato alla Biennale di Venezia negli anni 1972, 1978, 1986, 1993. Nel 1977 ha vinto il primo premio alla Biennale di San Paulo.

WASSILY KANDINSKY. TRADIZIONE E ASTRAZIONE IN RUSSIA. 1896-1921

Milano, Fondazione Antonio Mazzotta, 17 febbraio - 10 giugno 2001.

La Fondazione Antonio Mazzotta presenta, in collaborazione con la Regione Lombardia/Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, la Provincia di Milano/Settore Cultura e il Comune di Milano/Assessorato alla Cultura, la grande mostra, WASSILY KANDINSKY Tradizione e astrazione in Russia. 1896-1921.

La rassegna presenta oltre novanta opere tra dipinti su tela, acquarelli, disegni e incisioni provenienti dalla Galleria Tret'jakov di Mosca, dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, dal Museo Kovalenko di Krasnodar, dalla Galleria Nazionale d'Armenia di Erevan, dal Museo Regionale di Belle Arti di Tula, dal Museo di Arti Figurative di Kazan' (Repubblica Autonoma di Tatara), dalla Pinacoteca Regionale di Tijmen e da varie collezioni private.

La mostra inizia dal 1896, anno in cui Kandinsky, ormai trentenne (nato a Odessa nel 1866), laureato in legge, sposato con la cugina Anja Šemjakina, abbandona la carriera universitaria e si trasferisce a Monaco di Baviera per dedicarsi esclusivamente e per sempre all'arte. E termina nel 1921, anno in cui da Mosca (dove era tornato nel 1914) riparte per la Germania, dove il clima della Bauhaus influenzerà la sua ricerca artistica verso una progressiva geometrizzazione del segno. Il percorso espositivo tiene conto di tre diversi piani di lettura su cui si basa la mostra. Il primo, monografico, presenta l'evoluzione stilistica di Kandinsky dalle prime prove ancora naturaliste alla conquista dell'astrazione.

Il secondo rimanda al panorama artistico russo che fa da sfondo, in termini ora antagonistici ora invece di consonanza rispetto al lavoro di Kandinsky. Sono presenti quindi le opere di artisti di gusto simbolista come Victor Borissov-Mussatov, fauvisti come Il'ja Mackov e astrattisti come Kazimir Malevic o Aleksandr Rodcenko. Tra le opere più significative in questo senso si possono citare I danzatori (1908) di Michail Malevic, l'Autoritratto (1908-10) di Kazimir Malevic, Il pavone sotto il sole splendente (1911) di Natalja Goncarova, La casa tra le montagne (1912) di Alexei Jawlensky e Architettura pittorica (1916-17) di Liubov Popova, Composizione 86 (1919) di Aleksandr Rodcenko. Infine viene presentata l'eredità culturale russa attraverso una serie significativa di icone del XVII secolo e oggetti della tradizione popolare russa che costituirono un punto di riferimento per gli artisti dell'avanguardia.

Il superamento del realismo accademico ottocentesco e la conquista di nuovi linguaggi figurativi avviene infatti attraverso la suggestione del primitivismo e del folklore nazionale. Temi come San Giorgio che lotta con il drago o l'ascesa di Elia sul carro di fuoco vengono trasformati da Kandinsky in emblemi personali e in nuove forme non figurative. Ma in Kandinsky tradizione e astrazione alludono anche a un'oscillazione (presente fino al 1917-18 nella sua arte) tra piano figurativo e piano astratto, che ora si contrappongono, ora si giustappongono. Accanto a opere pienamente non-oggettive si notano infatti molti lavori figurativi che non sono solamente e semplicemente degli antecedenti alle invenzioni astratte.

Fulcro dell'esposizione, è Composizione VII, capolavoro indiscusso della stagione astratta espressionista, la più importante e misteriosa delle dieci "composizioni" create da Kandinsky nell'arco della sua attività.

Kandinsky dipinse questo quadro nel novembre 1913, anno in cui vedono la luce altri grandi opere, come Composizione VI e Quadro con il bordo bianco. Tuttavia la complessa elaborazione di Composizione VII, interpretabile come una sorta di Giudizio universale, attribuisce a quest'opera un carattere del tutto speciale: ultima delle grandi creazioni espressioniste: essa riassume in sé le idee e le convinzioni di Kandinsky negli anni più accesi della sua battaglia a favore dell'arte astratta.

Kandinsky ha infatti creato dal 1910 al 1914, gli anni espressionisti, sette grandi "Composizioni", di cui ne sono rimaste solo quattro, in quanto le prime tre sono andate distrutte nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Il termine "composizione" designa per Kandinsky un'opera portata a termine dopo un lungo lavoro di elaborazione, come annota lui stesso: "Espressioni che si formano in me in modo particolarmente lento, le quali, dopo i primi abbozzi, vengono da me esaminate e rielaborate a lungo in modo quasi pedantesco". Per Composizione VII, in effetti, l'artista realizzato circa trenta studi preparatori, dal disegno schematico al grande bozzetto a olio.

Culmine quindi del percorso di Kandinsky verso l'astrazione, la Composizione VII segna a suo modo un confine che le vicende storiche e biografiche evidenzieranno in maniera drammatica, costringendo l'artista a ritornare, concretamente e metaforicamente sui suoi passi.

I primi anni del secondo soggiorno russo nell'amata Mosca vedono infatti Kandinsky affidarsi nuovamente alla figurazione e riprendere quei generi, come il paesaggio o le scene di tema fiabesco, che avevano contrassegnato la sua prima produzione, mentre intorno a lui le ricerche dell'avanguardia russa, con i suprematisti e i costruttivisti, toccavano nuove soglie dell'arte non-oggettiva. L'artista in Russia rielabora quindi il proprio linguaggio di forme astratte confrontandosi con le soluzioni contemporanee.

In mostra si potranno ammirare anche altri importantissimi dipinti di Kandinsky, come Cupole (1909), Improvvisazione VII (1910), Arabi III (1911), Oriente II (1913), oltre a diverse opere su carta, tra cui alcune serie grafiche realizzate agli esordi della sua attività, come Poesie senza parole del 1903.

Il Catalogo è edito da Mazzotta e contiene i testi di Renato Barilli, Magdalena M. Moeller, Irina Lebedeva, Tulliola Sparagni.

La sezione didattica della Fondazione ha organizzato le ormai consuete attività divulgative (visite guidate, conferenze, laboratori) connesse ai temi e ai contenuti dell'esposizione. Per informazioni e prenotazioni (da lunedì a venerdì, ore 10-15), Segreteria didattica tel. 02-86912297.

In occasione della mostra si affiancherà alle tradizionali visite guidate un servizio di supporto informativo e didattico on line all'indirizzo www.artv.it. Il nuovo servizio è organizzato per target d'utenza e si rivolge in modo particolare al mondo della scuola e alle esigenze di insegnanti e studenti.

Vernice stampa: venerdì 16 febbraio 2001, ore 11.30

Inaugurazione: venerdì 16 febbraio, ore 18.30

La mostra si terrà presso la Fondazione Antonio Mazzotta (Milano, Foro Buonaparte 50), dal 17 febbraio al 10 giugno 2001

Per informazioni: tel. 02-878197, fax 02-8693046, www.mazzotta.it  email mazzotta@iol.it  

Per prenotazioni (gruppi e scuole): tel. 02-86912297 (lunedì/venerdì, ore 10-15).Orario: 10-19.30, martedì e giovedì 10-22.30. Chiusa: tutti i lunedì

Biglietto d'ingresso: L.15.000 intero, L. 10.000/8.000 ridotti

Nato a Mosca nel 1866, Kandinsky studia giurisprudenza interessandosi contemporaneamente alla cultura primitiva e all'arte popolare russa. A trent'anni, sul punto di affrontare la carriera universitaria, decide di recarsi a Monaco per compiere all'Accademia il tirocinio di studi artistici. E' il 1896: la città tedesca accoglie un giovane artista incantato dalla ricerca cromatica alla quale si aggiunge ora l'influsso dello "Jugendstil", versione tedesca dell'Art Nouveau caratterizzata da un elegante linearismo. Durante alcuni viaggi a Parigi si innamora dell'arte di Seurat, Gauguin, dei Nabis e quando, tra il 1908 e il 1910, si ritira con la sua compagna e allieva nell'Alta Baviera a dipingere paesaggi alpini, matura le precedenti esperienze alla luce dell'insegnamento fauve di Matisse. Ma ormai gli oggetti dipinti tendono a perdere la loro identità naturalistica, costruendosi per accordi cromatici a larghe zone con accesi contrasti e abbandonando sempre più ogni rapporto con il reale.

Il 1910 è una tappa fondamentale nel percorso artistico di Kandinsky e nella storia dell'arte: è l'anno in cui l'artista dà vita al primo acquarello astratto e l'anno in cui inizia a scrivere Lo spirituale nell'arte, pubblicato a Monaco nel 1912. Già il titolo di questo scritto teorico indica come l'astrattismo di Kandinsky abbia una radice lirico-simbolista nel voler cogliere l'essenza spirituale della realtà e nel mirare all'assoluto."Entrambi amavamo l'azzurro, Marc i cavalli e io i cavalieri": così il pittore ricorda la scelta del nome, insieme a Franz Marc, per il gruppo Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) che vede nell'artista colui che, solo, intuisce la forma pura, il nucleo vero del reale e che, grazie al potere evocativo del colore, fa vibrare l'anima quasi tracciando un percorso mistico verso l'astrazione assoluta.

Sullo sfondo della guerra e della rivoluzione russa, Kandinsky giunge a Mosca nel 1914; nel 1921 fonda l'Accademia di Scienze dell'arte, viene a contatto con il costruttivismo russo ma alla fine dello stesso anno torna nuovamente in Germania dove il clima della Bauhaus influenza la sua ricerca artistica verso una progressiva geometrizzazione del segno. In occasione del suo sessantesimo compleanno pubblica Punto, Linea, Superficie (1926), definizione del suo insegnamento e delle regole che presiedono la sua libera creatività. L'ultimo periodo di attività è caratterizzato dall'interesse anche per la scenografia e il teatro; continua un lucido lavoro di ricerca anche se dai risultati forse meno poetici e, trasferitosi a Neully vicino a Parigi, qui si spegne nel 1944.

A PARMA LA MOSTRA "EDICOLA '900"

La mostra "Edicola '900", uno straordinario percorso storico-socio-culturale che ha come soggetto l'Italia del XX secolo, vissuto sulle pagine della stampa periodica. Un osservatorio privilegiato dal quale, chi scriveva di noi, fissava sulle colonne dei giornali una parte della nostra storia. A Parma dal 23 febbraio al 16 aprile del 2001.

Stefano Spagnoli, assessore alla Cultura del Comune di Parma, che ha promosso il progetto, la definisce "Una mostra più emozionale che storico-didattica" ed è presumibile che molto giornalisti italiani (e perché no, stranieri) verranno a vederla.

Si chiama "Edicola '900, la stampa periodica verso il villaggio globale" e non è difficile intuire che l'argomento trattato riguarda la stampa. Per la precisione una sorta di storia del costume italiano filtrata attraverso le pagine dei periodici, scritte da fedeli reporter delle cose umane che hanno "registrato" le tappe principali dell'evoluzione culturale e sociale del XX secolo. L'inaugurazione è prevista per il 23 febbraio 2001 e la mostra chiuderà i battenti il 16 aprile.

Per i "vecchi" del mestiere dovrebbe essere un tuffo nostalgico nel passato, fatto di vapori di piombo, di righe composte a mano e di zincografie, per i più giovani, quelli di Internet, dovrebbe essere un'occasione unica per gettare uno sguardo curioso all'affascinante "Jurassic park" della carta stampata, una sorta di "chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo" del giornalista modello. Non solo. Per l'immensa popolazione dei lettori, che erano e sono i veri giudici del loro giornale, sarà l'occasione per una panoramica di fine secolo e fine millennio sul nostro passato remoto e prossimo. Con una porta aperta sul futuro.

L'esposizione prevista in circa 500 pezzi si articolerà in 9 sezioni, corrispondenti ad argomenti disciplinari diversi. Per organizzarla si sono mossi in tanti. Promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Parma nel suo complesso, il gruppo di progetto coinvolge il Servizio Biblioteche e Archivi, il Servizio Iniziative Culturali e Politiche Giovanili, la Biblioteca Palatina, l'Archivio di Stato, l'Istituto storico della Resistenza, il Cirpem (Centro internazionale di ricerca sui periodici musicale), l'Istituto di storia del teatro. Ci sono poi un Comitato di coordinamento e le collaborazioni istituzionali esterne, come la Segea-Gazzetta di Parma e la Sovrintendenza ai beni librari della Regione Emilia-Romagna. Per non parlare dell'Archivio Teche della Rai, dell'Istituto Luce, dei Musei Civici di Treviso, dell'Ansa, dell'Assessorati ai servizi educativi del Comune di Parma e dell'Assessorato Scuola della Provincia, oltre a collezionisti privati e librerie antiquarie cittadine come la Ferraguti. Un supporto di tutto rispetto per un'operazione culturale di massimo rilievo.

Anche le sedi espositive sono, ovviamente, all'altezza della situazione: Palazzo Sanvitale, la Biblioteca Palatina, il Museo di Storia Naturale-Orto Botanico e le Stanze di S. Paolo, fascinosi capolavori architettonici, che da soli valgono la visita. Appassionanti gli argomenti trattati, ciascun gruppo affidato a un'istituzione curatrice e ospitato in una delle sedi prescelte. Così la sezione "Riviste culturali e letterarie" avrà come padrini l'Archivio di Stato e la Biblioteca Palatina e sarà ospitata nella stessa Palatina. Tre le sezioni curate dal Servizio Biblioteche: "Giornali e rotocalchi" e "Gli anni della contestazione e la cultura femminile" a Palazzo Sanvitale, "La scienza e la sua divulgazione" al Museo di storia Naturale. "Politica e sindacato" a cura dell'Istituto storico della resistenza, sempre a Palazzo Sanvitale. Musica e Teatro sono rispettivamente affidati al Cirpem e all'Istituto di storia del teatro. Le Stanze di San Paolo saranno dedicate infine alla "Stampa per l'infanzia" e ai "Giornali scolastici".

La mostra si aprirà con incisioni, immagini, illustrazioni dedicati alla scomparsa del grande maestro Giuseppe Verdi, ricordando così il centenario della morte. E darà ampio spazio a originali e riproduzioni fotografiche di primi numeri o di numeri intermedi particolarmente significativi per l'evoluzione della stampa italiana. Non mancheranno manifesti d'epoca utilizzati dalle principali testate italiane per l'advertising a mezzo stampa e provenienti dalla collezione Salce dei Musei Civici di Treviso. Uno dei poli d'attrazione sarà costituito dalle apparecchiature per stampare e trasmettere le notizie, concesse alla mostra dagli archivi dell'Agenzia Ansa e dalla Gazzetta di Parma: una sezione interessantissima che illustrerà l'evoluzione delle tecniche di stampa.

La collaborazione con Teche Rai e Istituto Luce porta a Parma una serie di filmati e registrazioni audio che offriranno un'ambientazione storica all'evoluzione storico culturale del Paese. Dalle postazione multimediali installate sarà possibile "navigare" nel sito della mostra e nei siti web di riviste e giornali elettronici "Edicola Web" (a cura di Edicta), scelti tra quelli che lavorano meglio nel campo dell'informazione on line. Sono previsti cataloghi cartacei ed elettronici, conferenze sulle nuove prospettive dell'informazione e laboratori/seminari rivolti ai ragazzi.

Il progetto didattico, rivolto alle scuole, prevede: una sezione giornali scolastici (raccolti ed esposti dalle Scuole di Parma e provincia), momento giudicato a ragione fortemente coinvolgente; alcuni percorsi di lettura della mostra caratterizzati dall'analisi del materiale esposto, proposta con linguaggi adeguati alle diverse fasce d'età dei ragazzi; laboratori di lettura che introdurranno all'analisi del linguaggio giornalistico; pubblicazione dei materiali esposti, infine, che prevede un consistente archivio web sulla produzione dei giornali scolastici pubblicati a Parma nel secolo e il collegamento on line con i giornali attualmente prodotti nelle scuole cittadine. Le pagine web sono a cura di Edicta (sito scuola d'obbligo) e da LTT (sito scuola superiore) e destinate a un pubblico eterogeneo di curiosi.

L'ingresso alle varie sedi espositive sarà gratuito, ma ciascuna sede avrà orari di visita diversi, per cui sarà opportuno informarsi con una semplice telefonata, al numero: I.A.T (Informazioni Accoglienza Turistica), tel. 0521- 218889 oppure richiedendoli via e-mail: pigorinistampa@comune.parma.it  Sito web: www.comune.parma.it E-mail pigorinistampa@comune.parma.it 

MUSEO DI S. MARIA DI CASTELLO GENOVA, DAL 29 GENNAIO 2001

Il MUSEO DI S. MARIA DI CASTELLO. Il 20 gennaio sono state inaugurate 12 nuove sale museali destinate a raccogliere in 400 mq oltre trecento pezzi. Il restauro del convento di S.Maria di Castello rende fruibili materiali storico-artistici romani, di epoca longobarda, romanica, medioevale, e del XV, XVI e XVII sec.

EFFETTO SCATOLE CINESI.Altro straordinario fascino di questo complesso monumentale è l'effetto scatole cinesi: arrivando da strettissimi carugi si apre la piazza con la facciata romanica della chiesa e poi, attraversata la chiesa, si aprono uno dopo l'altro i chiostri, le logge, il giardino, le cisterne ed ora le nuove sale museali. Le nuove sale sono denominate o con gli originari nomi conventuali o con nomi che evocano la provenienza dei materiali. Seguendo il percorso di visita del Museo, si incontrano le:SALE DEI RAGUSEI

Occupano il sito dell'antica cappella dei RAGUSEI (sede della corporazione dei mercanti di Ragusa, attuale Dubrovnik) ed accolgono i marmi, i tessili (vesti liturgiche, paliotti e due bandiere turche di cui una probabilmente conquistata dalla flotta genovese nella battaglia di Lepanto), dipinti (una Madonna di Barnaba da Modena, due tavole di L.Brea), sculture lignee (una stupenda Immacolata del Maragliano, altre statue in legno, cartapesta e cera).

SALE SS. GIACOMO E FILIPPO. Accolgono reliquiari di cui alcuni di eccezionale carattere per epoca e fattura, gli argenti (turiboli, calici, acquasantiere, ampolline, pissidi dal XIII al XIX sec), codici miniati secondo la liturgia propria dei domenicani (XIII-XV sec), quadri (tra cui una tavola della cerchia di Perin del Vaga, una S.Caterina di Domenico Fiasella e due piccole opere di Paolo Gerolamo Piola). Una cella monastica con gli arredi in uso presso le monache claustrali.

IL DORMITORIUM PARVUM. Cosiddetto perché nel XV sec. erano qui collocate le celle del priore, dell'economo e del frate apotecario. Accoglie un crocefisso di Antonio Brea, gli ex-voto (circa 160 di cui molti del XVI secolo, la più grande collezione ligure di ex-voto antichi) e il celebre cristo moro che tutte le navi, entrando e uscendo dal porto di Genova, salutavano a salve. La quarta sala accoglie 30 icone russe provenienti dal lascito della principessa Kira Nicolaievna Tcherkassky di Rovasenda.

L'allestimento è stato curato dagli Architetti Enrico Pinna e Mariri Viardo.

MUSEO DI S MARIA DI CASTELLO

Salita S.Maria di Castello 15 - 16123 Genova,Tel 010 2549511, Fax 010 25495244

Orario di apertura: Tutti i giorni 9/ 12.30 e 15.30 / 18.30, Ingresso gratuito.

L'allestimento del museo ed il restauro delle opere è stato possibile grazie al contributo della Fondazione CARIGE. Info: viale@mbox.ulisse.it 

 

BEYOND THE JOURNEY by / OLTRE IL VIAGGIO di OMAR GALLIANI.

Lisbona ­ Sociedade Nacional de Belas Artes, 26 gennaio ­ 26 febbraio 2001.

inaugurazione venerdì 26 gennaio 2001 ore 18.

Omar Galliani torna in Portogallo con una mostra promossa dalla Sociedade Nacional de Belas Artes del Portogallo, curata da Fernando Azevedo e Lucrezia De Domizio Durini. Il volume che accompagna l¹esposizione è pubblicato da Charta.

Un viaggio magico attraverso poesia, suono, parole, scritti, grafici, immagini, voci, ricordi e metaforici elementi: luce, ombra, acqua, fuoco, grafite, oro, uomini e frammenti di uomini, pioppo e polpa del pioppo, piante, animali, in un humus fertile, un organismo vitale che vive lo spirito del nostro tempo. Questi i linguaggi appassionati e raffinati attraverso i quali Omar Galliani ci accompagna nell¹oasi onirica dei suoi Mantra e illustra la visione Zen del mondo e dell¹universo.

Conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, Galliani (Montecchio Emilia, 1954) ci sorprende con i suoi recentissimi misteriosi e magici lavori realizzati nell¹anno lunare del Drago che costituiscono, negli ultimi anni, il clou della sua attività pittorica: due tavole di pioppo o betulla di grandi dimensioni unite in un dittico e circoscritte dalla nera cesura della cornice: oro specchiante a sinistra e un disegno vibrante a destra. La foglia d¹oro porta inciso a lettere cubitali un mantra, che secondo la saggezza yoga ha il potere di proteggere per il solo fatto di essere ripetuto reiteratamente, formato da parole nelle quali si intuisce l'origine orientale. Ogni lavoro offre una frase diversa; accanto l¹artista colloca la vita frenetica dell¹uomo contemporaneo, tradotta a matita e a carboncino.

Il volume pubblicato da Charta (24x29; pag. 128 di cui 16 di carta da lucido; ill. 48 di cui 31 a colori e 8 in oro; brossura; testi poetici di Giuseppe Conte, Emanuel Dimas de Melo Pimenta, Omar Galliani, testi critici di Lucrezia De Domizio Durini, Antonio d¹Avossa e una conversazione tra Lucrezia De Domizio Durini e Omar Galliani; Collana Charta/Risk; ed. it./ingl./port.; 65.000 lire) permette di approfondire la conoscenza della poetica di un artista delicato, intenso e profondo offrendo l'analisi della sua ricerca puntuale e precisa che coinvolge, in un¹ampiezza filosofica e spirituale, l'ingegno di Galliani che, nel percorso del suo viaggio ha sempre, e con tutte le sue energie creative, tentato di coniugare l'arte come autoritarismo etico ed estetico.

La composizione musicale "Il Punto di Svolta" di Emanuel Dimas de Melo Pimenta, farà da sottofondo musicale alla mostra. Silviapalombi@tiscali.net 

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