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VENERDI
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Notiziario Marketpress di
Venerdì 10 Giugno 2011 |
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MILANO (MUSEO DEL NOVECENTO): FINO AL 4 SETTEMBRE “VIENI A PRENDERE IL FRESCO AL MUSEO” - INGRESSO GRATUITO ALLA MOSTRA "FUORI! - ARTE E SPAZIO URBANO 1968-1976" |
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Ingresso gratuito fino al 4 settembre per la mostra "Fuori! - Arte e Spazio Urbano 1968-1976", allestita nello Spazio Mostre del Museo del Novecento. A partire da oggi, e per tutta l´estate, si potranno scoprire, con ingresso libero, le prime esperienze di arte pubblica realizzate in Italia tra il 1968 e il 1976, quando gli artisti scesero in strada, “fuori” appunto, dai musei e dalle gallerie per confrontarsi con il mondo reale e coinvolgere un pubblico sempre più ampio. Foto, video, installazioni e riproduzioni di esperimenti artistici di Ugo Mulas, Franco Mazzucchelli, Enrico Cattaneo, Ugo La Pietra e molti altri, in un allestimento suggestivo curato da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli. Le altre due esposizioni temporanee aperte al Museo del Novecento restano invece inserite nel percorso espositivo: "Alessandro Mendini per Antonio e Marieda Boschi-di Stefano", curata da Mendini stesso e da Renata Ghiazza (fino al 31 luglio presso gli Archivi del Museo) e la monografica dedicata ad “Aldo Carpi-la mia famiglia” nella Sala Focus al piano terra (fino al 4 settembre). Orari Lunedì: ore 14.30-19.30 da martedì a domenica: ore 9.30-19.30 giovedì e sabato: ore 9.30-22.30 (ultimo ingresso un´ora prima della chiusura) |
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ACQUI TERME: X BIENNALE INTERNAZIONALE PER L’INCISIONE - PREMIO ACQUI 2011 - DAL 19 GIUGNO AL 7 LUGLIO 2011 - SABATO 18 GIUGNO 2011 - PORTICI DI VIA XX SETTEMBRE, EN PLEIN AIR - OPERE GRAFICHE SELEZIONATE PER LA X BIENNALE EX LIBRIS 2011: 150 ANNO DELL’UNITA’ D’ITALIA |
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La Biennale Internazionale di Acqui Terme vuole contribuire alla valorizzazione dell’incisione contemporanea, nelle sue tecniche tradizionali: bulino, puntasecca, acquaforte, acquatinta, silografia, vernice molle, maniera nera ed altri procedimenti tradizionali impiegati isolatamente o tra loro associati, purché nel rispetto delle regole dell’originalità. Tutte le opere pervenute saranno acquisite dalla Biennale, inventariate e inserite nella Collezione del Museo dell’Incisione, che ha sede nel Castello dei Paleologi di Acqui Terme. Per due settimane, dal 19 giugno al 7 luglio 2011, Acqui Terme è teatro di incontri e dibattiti tra critici d’arte, artisti, collezionisti ed amatori, l’occasione sono la X Biennale Internazionale per l’Incisione e l’assegnazione del Premio Acqui 2011. La Biennale è ormai un’istituzione espositiva, con una storia ventennale, nata con l’intento di promuovere Acqui Terme ed il Monferrato per mezzo di una iniziativa culturale. Angelo Dragone, nel suo testo introduttivo al catalogo della prima edizione, motivava così le ragioni di questa iniziativa identificando l’incisione come “un settore ideale con il quale contribuire a far cultura.” Nel tempo la Biennale ha allargato i suoi orizzonti, è divenuta Internazionale; la competizione si è trasformata in scambio di idee e di conoscenze tecniche tra le opere di maestri affermati e quelle di giovani incisori, in un’esperienza di coesistenza pacifica e amichevole tra culture diverse. L’allestimento è en plein air, per le strade cittadine sotto i Portici della centralissima via Xx Settembre, accanto al centro termale e al Grand Hotel Nuove Terme. La direzione artistica del Premio Acqui è affidata ad una Giuria Internazionale di Accettazione di cui fanno parte personalità di spicco del mondo della grafica: Gabriella Locci, Giulia Napoleone, Brita Prinz, Marta Raczek e Anouk Van De Velde. Premio Acqui 2011, X Biennale Internazionale per l’incisione Acqui Terme - Alessandria 19 giugno - 7 luglio 2011 Inaugurazione e premiazione: sabato 18 giugno ore 17, Grand Hotel Nuove Terme - Sala Belle Epoque Mostre en plein air Portici di via XX settembre Ingresso libero. Per informazioni: www.Acquiprint.it , info@acquiprint.It , 0144 57937 Il Catalogo è edito da Mazzotta |
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VENEZIA (ISTITUTO ELLENICO DI STUDI BIZANTINI E POSTBIZANTINI): CHRISTOS BOKOROS – CHRONIS BOTSOGLOU - “ILLUMINATED SHADOWS” - QUADRI DALLA COLLEZIONE SOTIRIS FELIOS - FINO AL 15 LUGLIO 2011
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Inaugurata a Venezia “illuminated shadows”, mostra organizzata dall’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia in collaborazione con la Fondazione “l’altra...Arcadia”, con opere dei pittori contemporanei greci Christos Bokoros e Chronis Botsoglou, appartenenti alla collezione privata di Sotiris Felios. Le venti opere dei due importanti pittori saranno esposte per la prima volta all’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini e allestite nello spazio storico della Sala del Capitolo, dove ancora oggi si raduna la comunità greca di Venezia, la più antica e più organizzata esistente al mondo. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 15 luglio 2011. Le tele di Chronis Botsoglou sono dedicate al tema del ritorno dall’Aldilà delle persone amate, come si può vedere in parte della sua emblematica composizione “Nekyia”; fiamme, pane benedetto e impronte pittoriche sul legno sono oggetti e simboli della particolare lingua visiva di Christos Bokoros. Le opere intendono dare un’idea della scena contemporanea figurativa greca in un momento cruciale per questo Paese, profondamente colpito dalla crisi economica, nell’ambito del più grande evento artistico internazionale, la Biennale di Venezia. “I quadri di Christos Bokoros e di Chronis Botsoglou sono affini rispetto all’origine spirituale e la testimonianza che offrono, sebbene i due artisti seguano percorsi diversi” - scrive nel catalogo il critico Nikos Xidakis - “Le loro opere dimostrano la sopravvivenza della tradizione pittorica del Mediterraneo, che non riproduce la realtà tangibile, ma rappresenta piuttosto la natura invisibile delle cose e la loro essenza nascosta. Nei lavori esposti in mostra, che a prima vista compongono l’arbitraria coesistenza dei due pittori contemporanei greci, sopravvivono - in vari modi, ma con gesto deciso - lo spirito della pittura greca antica, le testimonianze materiali della tarda antichità, la grande tradizione della pittura bizantina e la sua fondazione teorica, avvenuta durante il periodo iconoclastico”. La mostra “illuminated shadows” ha l’obiettivo di creare un ulteriore polo d’attrazione, oltre la partecipazione ufficiale di Diochante al padiglione greco ai Giardini della Biennale, per permettere al pubblico internazionale di comprendere la presenza attiva della Grecia nel panorama contemporaneo figurativo internazionale. La mostra costituisce la seconda presentazione della Collezione di Sotiris Felios all’estero, dopo la prima riuscita esposizione al palazzo Sismanoglio di Costantinopoli, nel novembre 2010. In occasione di “illuminated shadows” è pubblicato un prezioso catalogo di 112 pagine in lingua inglese con contributi di autorevoli studiosi greci e italiani, come la direttrice dell’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia Chryssa Maltezou, il professore di Storia Medievale all’Universita Ionica e presidente della soprintendenza degli Archivi Statali Nikos Karapidakis, la direttrice della Pinacoteca Nazionale Marina Lambraki-plaka, il critico d’arte e capo redattore del giornale “Kathimerini” Nikos Xidakis, lo storico d’arte Giuliano Serafini, il critico d’arte Italo Tomassoni e il collezionista Sotiris Felios. Nel catalogo è inclusa infine una conversazione fra i due artisti, sul contenuto della mostra. La Collezione Sotiris Felios cominciò a formarsi ad Atene nei primi anni ’90 e oggi annovera più di 650 opere, che comprendono quelle dei più importanti pittori contemporanei greci come, tra gli altri: G. Moralis, Ch. Botsoglou, Ch. Bokoros, G. Rorris, T. Mantzavinos, E. Sakagian, S. Daskalakis, C. Papanikolaou, A. Papakostas, B. Papanikolaou, M. Bitsakis. Parte della Collezione è stata esposta al Museo Benaki (2002 e 2009), a Nicosia, Cipro (2003), al Museo d’Arte Contemporanea di Macedonia a Salonicco (2003), a Palazzo Sismanoglio a Costantinopoli (2010), mentre le singole opere sono state prestate a diverse mostre retrospettive e collettive. Titolo della mostra: “Illuminated shadows” Presso: Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia, Castello 3412, Venezia Apertura al pubblico: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 18.00. Ingresso libero |
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TORINO (FUSION ART GALLERY - PIAZZA PEYRON, 9G): SCHINDLER PER L’ARTE - “LIVING IN LIFT” MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA DAL 16 GIUGNO AL 31 LUGLIO 2011
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Dopo la presenza al Fuorisalone di Milano con l´installazione “Sveglia Kundalini” dell’artista torinese Cinzia Ceccarelli, Schindler Italia – azienda leader nel settore degli ascensori e scale mobili – arriva a Torino, città all’avanguardia per l’arte contemporanea, con la mostra “Living in Lift”, parte del più ampio progetto “Schindler per l’Arte”. Il 16 giugno Schindler inaugurerà la mostra d’arte contemporanea a cura di Walter Vallini e Antonello D’egidio presso la Fusion Art Gallery (Piazza Peyron, 9g – Torino). Un comitato scientifico composto da esperti d’arte contemporanea e di comunicazione ha selezionato venti artisti, che hanno presentato le proprie opere create ad hoc per l´evento “Living in Lift”. Agli artisti – tra cui Tea Giobbio, Ito Fukushi e i giovani Massimo Spada e Francesca Ferreri che saranno presenti alla prossima Biennale di Arte Contemporanea di Venezia – è stato chiesto di proporre un’interpretazione personale dell’ascensore attraverso fotografie, video-arte e arte oggettuale, con uno sguardo inedito su questi "luoghi non-luoghi", spesso percepiti come spazi anonimi e freddi e che, invece, nascondono sorprendenti potenzialità espressive. “Abbiamo deciso di coinvolgere questi artisti italiani e stranieri e di avvicinarci per la prima volta al mondo dell’arte contemporanea per veicolare un´immagine "nuova" dell´ascensore, che da semplice oggetto ‘di servizio’, che ci porta da un piano all’altro, diviene sempre più un luogo della vita quotidiana, abitato e animato dalla presenza dell’uomo, dove è possibile trovare un comfort elevato, ambienti tecnologicamente evoluti, interattivi e dal design accattivante”, ha commentato Sergio Rossini, Marketing Manager di Schindler Italia. Le opere che costituiscono la mostra stravolgono la consueta immagine dell’ascensore come luogo privo di significato e di vita. Attraverso lo sguardo degli artisti, questo spazio acquisisce una diversa forma e diventa "specchio" dell´anima di chi ci passa qualche momento della propria vita, con le proprie associazioni d’idee, i propri pensieri e sogni… In quasi tutte le opere lo spazio dell’ascensore è occupato da figure umane, concrete o evanescenti: una donna inginocchiata, raccolta in preghiera, volti e silhouette di uomini e donne che si riflettono nel metallo lucido della cornice o del vano di un ascensore, oppure momenti brevissimi catturati dalla lente del fotografo in cui si vedono persone o angeli entrare o uscire da una cabina. Il gioco della luce e i tagli particolari delle immagini contribuiscono all’evocazione dell’ascensore come uno spazio misterioso, via d´accesso a mondi diversi, anche se sempre strettamente legati alla vita umana. “Living in Lift” è una mostra itinerante e un work in progress, che prevede una serie di tappe lungo tutto il territorio nazionale. Dopo il debutto alla galleria torinese Fusion Art Gallery il 16 giugno, l’esposizione arriverà anche a Milano nell’autunno 2011 |
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VENEZIA (GALLERIA GIORGIO FRANCHETTI ALLA CA’ D’ORO): GINO DE DOMINICIS, TEOREMI FIGURATIVI, 5 GIUGNO - 30 SETTEMBRE 2011 |
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Gino De Dominicis parteciperà alla 54° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, con la mostra Teoremi figurativi. Le opere dell’artista, appartenenti alla collezione Koelliker, saranno, infatti, esposte dal 5 giugno al 30 settembre 2011 all’interno della nobile cornice storica della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro. L’esposizione, curata da Vittorio Sgarbi con il fondamentale contributo di Daniela Severi, s’inserisce nell’ambito delle iniziative speciali per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità di Italia. In mostra circa 46 opere che intendono ripercorrere la straordinaria carriera, che nell´arco di un trentennio, ha posto De Dominicis tra i protagonisti dell´arte italiana, anche grazie alle perfomances esibite alla Biennale di Venezia nel 1972. Gino De Dominicis (1947-1998) è stato uno dei più emblematici e controversi artisti del panorama italiano del secondo dopoguerra. Complesso ed enigmatico, ha manifestato la propria poetica attraverso tecniche espressive differenti, tanto da definirsi pittore, scultore, architetto e filosofo. Il suo lavoro si caratterizza per una totale indipendenza sia dalle mode sia dai gruppi, artista senza bandiere né compromessi, pioniere libero e curioso. In vita è stato circondato da un alone di mistero, soprattutto per il suo desiderio di separare il proprio lavoro dall’omologazione del mondo dell’arte. La continua ricerca dell’immortalità, il superamento del caos e della gravità, il mistero della creazione, la bellezza umana, il demoniaco, le tradizioni occulte, i punti di vista multipli e le prospettive rovesciate, la nascita dell´universo, il senso ultimo e il significato stesso della materia e dell´esistenza delle cose, sono i temi che hanno accompagnato De Dominicis in questi trenta anni di attività artistica. Www.cadoro.org info@cadoro.Org |
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COSI’ IL ‘RITORNO ALLA NATURA’ DIVENTA CHIAVE DI SVILUPPO CONCRETO (E SOSTENIBILE). PRESENTATO IL PIA - PROGETTO INTEGRATO DELLA VAL CAVALLINA |
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Ecco come una valle prealpina, sottoposta alla pressione urbanistica delle vicine aree di pianura e, forse, a una crisi di identità, può ritrovarsi e ridisegnare il suo futuro: attraverso un ‘ritorno alla natura’, che non è la vacua ricerca di un’età dell’oro che non c’è più, né la rincorsa velleitaria a modelli di museificazione ambientale o a miti bucolici, ma una vera chiave di sviluppo. Concreto e sostenibile. A cambiare il volto della Val Cavallina potrà contribuire lo strumento del Pia – Progetto Integrato d’Area, un progetto pilota nell’ambito del Programma operativo regionale competitività 2007/2013 - Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Con un contributo di 3.177.823 di euro per 6.469.107 euro di investimento totale, attraverso 24 operazioni da parte di 16 soggetti beneficiari (il Consorzio Servizi Val Cavallina come capofila, 9 comuni, la Comunità Montana, 4 parrocchie e la cooperativa sociale onlus L’innesto), il Pia “la Val Cavallina: il ritorno alla natura come chiave dello sviluppo” contribuirà a costruire una nuova identità della valle attraverso il recupero di memorie e saperi locali, la valorizzazione di beni culturali nascosti o ‘dimenticati’, la creazione di percorsi di fruizione delle risorse ambientali. Con l’obiettivo finale di far evolvere la vallata in una destinazione attraente del turismo sostenibile anche mediante formule innovative di ricettività: si vorrà rendere partecipe l’ospite alla vita locale, secondo il modello della “Comunità Ospitale” promosso dall’Associazione Nazionale Borghi Autentici d’Italia che del Pia Val Cavallina funge da ‘Assistenza Tecnica’. Ma in sostanza il Pia ha anche un altro obiettivo: far conoscere e amare di più il proprio territorio agli stessi residenti. Il Pia è stato ufficialmente presentato a Casazza, presso il Museo della Val Cavallina, da Angelo Zamblera, direttore del Consorzio Servizi Val Cavallina (‘Capofila’ del partenariato del Pia), da Francesco Silvestri, ‘Assistenza tecnica’ del Pia (Associazione Borghi Autentici d’Italia), e da Anna Natali, Sistema Nazionale di Valutazione Politica Regionale 2007-2013 e funzionaria della Regione Emilia Romagna. Un esempio concreto delle operazioni rese possibili dal Pia (parte delle quali già avviate) è il restauro della Via Crucis di Monasterolo del Castello, sulla piazza della chiesa del Ss. Salvatore. L’inaugurazione dell’opera di fatto suggella il lancio del Pia, e coincide con l’iniziativa “Il mosaico in piazza: un’opera per tutti”, organizzata dalla cooperativa sociale L’innesto, in collaborazione con la Scuola d’Arte Fantoni: sotto la guida di animatori didattici 200 ragazzi delle elementari della Val Cavallina si cimentano nella realizzazione di formelle di mosaico che riproducono le stazioni della Via Crucis. Il Pia di cui beneficia la Val Cavallina (unica zona della Bergamasca su altri 8 Pia lombardi in graduatoria) interessa il territorio di 10 comuni (Cenate Sopra, Entratico, Vigano San Martino, Grone, Spinone al Lago, Monasterolo del Castello, Bianzano, Ranzanico, Gaverina Terme, e in più Casazza, in quanto sede del Consorzio Servizi Val Cavallina) per un totale di 52 kmq e 11.000 abitanti. I 24 interventi finanziati ai 16 beneficiari, afferenti ai tre ‘Assi’ previsti dal Bando (ambiente, cultura e turismo), riguardano quindi recuperi e rifunzionalizzazioni di centri storici e rurali, di beni architettonici (palazzi nobiliari, mulini, casali tipici) e chiese, di nodi di ‘mobilità dolce’, la creazione di allestimenti per la riscoperta delle attività tradizionali, il recupero e la messa in sicurezza delle emergenze ambientali, la realizzazione e il completamento di percorsi ciclabili e sentieristici. La varietà dei 24 interventi assume un particolare valore poiché non si limita agli 11 enti pubblici, ma coinvolge anche parrocchie e cooperative. Le operazioni gestite dalle parrocchie, sono sì incentrate sul recupero architettonico, ma comportano anche la rifunzionalizzazione di edifici sacri a spazio polivalente (Parrocchia di Borgo di Terzo), la nascita di un luogo di sosta, spiritualità e studio (Parrocchia di Monte Grone), il recupero di un percorso pedonale all’interno del centro storico (Parrocchia di Monasterolo). Degna di nota anche la complessa operazione della Cooperativa L’innesto (Il Borgo antico e la Valle delle Sorgenti). Baricentrica rispetto a tutta l’ingegneria del Pia, intende qualificare la frazione di Trate (Gaverina Terme) come elemento di attrazione, conoscenza e fruizione sui temi forti del Pia, ovvero biodiversità, storia e tradizione locale. In cantiere la realizzazione di una sorta di ecomuseo della Val Cavallina, di laboratori didattici e spazi per attività culturali, di un centro visite che sia punto di partenza e informazione per escursioni in tutta la valle. Un filo conduttore unisce le singole operazioni, e fa si che molte concorrano trasversalmente alla realizzazione degli obiettivi, e che alcune siano propedeutiche al buon risultato di altre. Il Pia si fonda inoltre sulla definizione di una "struttura narrativa" del sistema dei beni culturali ed ambientali - incentrata a sua volta su alcuni temi forti come gli itinerari e il paesaggio, i mestieri di valle, la casa tradizionale, le feste e i riti religiosi, i giochi tradizionali, la fauna, la flora, i biotopi, la storia scritta ed orale della valle – e sul coinvolgimento di tutti i protagonisti delle comunità locali, cittadini e operatori economici e sociali. In pratica, questo consiste nel ‘preparare il terreno’ affinché la Val Cavallina possa sviluppare un sistema ricettivo efficiente e attraente, per conquistare il rango di vera ‘destinazione turistica’, seppure nel solo ambito di un turismo sostenibile di piccoli numeri |
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MILANO (JACOPOBIANCO&NERO): BENIAMINO TERRANEO PRESENTA ALLE SOGLIE DI UNA NUOVA MODERNITÀ DAGHERROTIPI CONTEMPORANEI DAL 9 AL 30 GIUGNO 2011
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La tecnica fotografica ha la peculiarità di mutare rapidamente e con Alle soglie di una nuova modernità, Beniamino Terraneo accetta la sfida, capovolge la prospettiva e affascinato dal dagherrotipo ne studia a fondo la tecnica, progetta un lungo viaggio sentimentale alla ricerca della memoria storica sulle tracce del primo album “Excursions Daguerriennes” (1842/1844). La realizzazione del dagherrotipo è estremamente complicata, richiede molta esperienza per dominare le infinite varianti, una manualità precisa e raffinata ben superiore a tutte le altre pratiche ottocentesche. Terraneo, da sempre rigoroso nella tecnica quanto nella selezione delle immagini si confronta con i più importanti autoridagherrotipisti internazionali, una straordinaria esperienza che ha contribuito all’arricchimento del suo percorso artistico. Oggi, Terraneo è uno dei pochissimi fotografi-dagherrotipisti contemporanei a realizzare i suoi lavori come nell’Ottocento su lastra d’argento dorata e si può affermare unico in Italia. In questa esposizione ci presenta le prime immagini dell’ampio progetto, visioni magiche ed elusive racchiuse in cornici e passepartout realizzati interamente a mano dallo stesso autore, volti a sottolineare il valore dell’oggetto. Approfondimenti su www.Beniaminoterraneo.com |
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VERONA (PH NEUTRO –, VIA MAZZINI 50): CROSSINGS. NARRAZIONE E IMMAGINI - UNA PERSONALE DI MORENO GENTILI PER IL SECONDO APPUNTAMENTO DI PH NEUTRO, CHE PRESENTA PER L’OCCASIONE NUOVI PEZZI DELLA COLLEZIONE- 11 GIUGNO / 24 SETTEMBRE 2011 |
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Doppio allestimento per il nuovo spazio di fotografia fine art di Verona, che venerdì 10 giugno inaugura una mostra di Moreno Gentili, autore contemporaneo attivo nel campo della fotografia e della scrittura, e una nuova selezione di opere dalla Ph Neutro Collection, entrambe a cura di Mauro Fiorese, direttore artistico della galleria che ha aperto lo scorso 11 marzo. In Crossings - titolo di un divulgativo realizzato da Gentili per la Triennale di Milano, da cui trae ispirazione questo progetto - l’autore indaga un concetto di attraversamento del paesaggio contemporaneo, un percorso articolato fatto di immagini, parole e passioni, in cui osserva un mondo forte in apparenza, fragile in profondità. Si tratta di un viaggio attraverso alcune immagini selezionate che lo hanno reso noto non solo nel campo dell´arte, ma anche della scrittura, poiché i due mezzi si avvicendano alternativamente nella sua esperienza di ricerca; fotografie di Parigi, New York, Venezia, a cui si affianca un lavoro sulle foreste europee e un altro su paesaggi anonimi, su cui Gentili ha scritto storie di uomini, che hanno trasformato l´habitat e l´ambiente, non sempre a loro favore. Venezia -“Rivedute veneziane” 1993, ed. Idea Books; New York -“Nyc: New York Revisited”, ed. Charta 2001; “Rivedute Parigine”, lavoro tuttora in corso, raccontano l´evolversi della Città dell´Uomo, l´abbandono graduale delle tradizioni in virtù del divenire di un tempo moderno, dove la natura assume sempre meno importanza per tutti. Immagini tutt’altro che drammatiche, che rivelano il bisogno di poesia e la suggestioni di ricordi che, una volta dimenticati, diverranno preziosi. Gli altri due progetti, “Do Not Cross, ed. Jhoan & Levy 2007, Biennale di Venezia 2007” e “Series”, lavoro ad oggi in divenire, ci portano per converso dentro la natura, quasi a vedere che cosa si rivela dall’altra parte delle nostre abitudini urbane. “Do Not Cross” racconta di foreste europee perfette e bellissime da guardare, ma attraversate da un nastro giallo, quello che si pone sulle zone del crimine: una provocazione in cui l´artista chiede di tutelare con maggiore attenzione il verde europeo; un progetto artistico e scientifico, che grazie anche al sostegno di Illycaffè, non solo interpreta la visione delle foreste, ma offre al tempo stesso informazioni sullo stato di salute delle piante e della vegetazione europea. “Series”, un attraversamento vero e proprio del nostro paesaggio, dove l´autore fonde le sue passioni primarie: fotografia e scrittura. Qui le immagini si ripetono in modo multiplo, alternandosi alle parole, in forma esse stesse di immagini. Un progetto ancora in fase di elaborazione, di cui possiamo vedere a Verona un’anticipazione concreta del ‘farsi di un´esperienza’, alla maniera di “Joseph Beuys, Wolfang Laib, Alan Sonfist, Fischli & Weiss e altri artisti impegnati nella difesa della Natura”, come scrive Angela Vettese nel testo introduttivo del catalogo “Do Not Cross” Ad accompagnare la ricca personale di Moreno Gentili, una rinnovata selezione di opere dalla Collezione Ph Neutro, che ad oggi vanta autori quali Ansel Adams, Sara Angelucci, Nobuyoshi Araki, Eugène Atget, Gabriele Basilico, Renato Begnoni, Marco Bertin, Bill Brandt, Dan Burkholder, Henri Cartier-bresson, Armen Casnati, Matteo Cirenei, Larry Clark, Federica Cogo, Colin, Mario Cresci, Stefano De Luigi, Harold Edgerton, Elliott Erwitt, Grant Fergeson, Mauro Fiorese, Matteo Fontanabona, Robert Frank, Moreno Gentili, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Oltsen Gripshi, Rodolfo Hernandez, Damien Hirst, Don Humstein, Michael Kenna, André Kertész, Robert Mapplethorpe, Tobia Makover, Beth Moon, Nickolas Muray, Occhiomagico, Katsumi Omura, Dino Pedriali, Colleen Plumb, Irving Penn, Nadine Rovner, Thomas Ruff, Sebastiao Salgado, Pentti Sammallahti, Rosanna Salonia, Cindy Sherman, Alec Soth, Bert Stern, Louise Stettner, Thomas Struth, Maggie Taylor, Monica Tarocco, Allan Teger, Paolo Ventura, Luigi Veronesi, Nicola Vinci, Kamil Vojnar, J. Peter Witkin, Frank Yamrus, Matthew Yates. Una Collezione costruita negli anni da Annamaria Schiavon Zanetti, appassionata di fotografia con esperienza ventennale nella produzione della stampa fotografica, grazie anche al supporto di Mauro Fiorese, autore e docente di fotografia, attivo tra Italia e Stati Uniti. Dal loro sodalizio nasce il progetto Ph Neutro, la cui posizione di ‘neutralità’ sta nel voler affiancare a opere di autori già affermati e di grandi maestri della scena internazionale, il lavoro di talenti nuovi ed emergenti, con il preciso proposito di sostenerli, offrendo loro opportunità di crescita, ricerca, visibilità. Come si dichiara negli intenti: “Vista la recente e meritata conquista di un importante ruolo della fotografia sia nel mercato del collezionismo che nella produzione artistica di molti attori della scena contemporanea, e consapevoli della scarsa e lenta, ma crescente, esperienza maturata dall’Italia nel settore della Fotografia Fine-art, si è sentito il bisogno di costituire un punto di riferimento, assieme a quelli già esistenti, altamente specializzato e propositivo; in tal senso, la filosofia di Ph Neutro si muove guardando ai grandi autori, per affinare lo sguardo nei confronti di quelli ancora sconosciuti e dalle potenzialità inespresse, che verranno aiutati a partire dalla produzione delle opere, fino a creare per loro occasioni di lancio nel complesso e altalenante sistema dell’arte”. Si avviano così: Ph Neutro Collection Una collezione d’arte fotografica in continua mutazione e implementazione dove poter ammirare, conoscere e acquistare le opere dei più grandi maestri della fotografia, e al tempo stesso scoprire artisti mid-career ed emergenti del panorama italiano e internazionale. Ph Neutro Gallery Un nuovo suggestivo spazio espositivo a Verona, in parte affacciato su preziose testimonianze delle antiche mura romane di Gallieno, che ospita tre eventi principali all’anno, due mostre personali e una collettiva, oltre a un programma di incontri con gli autori e i professionisti del mondo della fotografia, al fine di avvicinare il mondo degli addetti ai lavori ai semplici appassionati. Phuture Un’iniziativa articolata, volta alla promozione dei giovani artisti, che si svilupperà in: - un programma di Residenza Artistica Internazionale, che permetterà ad un autore - selezionato secondo alcuni criteri individuati dalla direzione artistica - di soggiornare nel territorio veronese e di realizzare, nell’arco di due mesi, un lavoro ad hoc da esporre in Galleria; - un progetto di Fotografia Socialmente Responsabile, che coinvolgerà alcuni giovani artisti nella realizzazione di campagne fotografiche su temi di rilevanza sociale. Rientra nella finalità di promozione, informazione e ricerca fotografica anche la produzione di: - Pholios, portfolio d’autore a tiratura limitata, monografici o a tema; - Phn Diaries, cataloghi e pubblicazioni delle mostre e degli eventi di Ph Neutro. A soli due mesi dall’apertura, Ph Neutro mantiene fede ai suoi propositi, organizzando in galleria - ogni terzo mercoledì del mese, dalle 15.30 alle 18.30 - la lettura di portfolio; portando avanti la sua programmazione; arricchendo la Collezione di nuove significative acquisizioni e annunciando l’imminente apertura a Forte dei Marmi di una nuova sede - con inaugurazione della mostra Open Your Eyes 2.0 prevista per sabato 4 giugno p.V. Alle ore 18 in via G. Carducci 43/b - a testimonianza che la produzione, la diffusione e la valorizzazione della fotografia fine art sono per Ph Neutro un fatto concreto, in cui si crede profondamente e su cui si continua a investire. Prossimo appuntamento in programma “Keith Carter e Mauro Fiorese - Dream of a Place of Dreams” 8 ottobre 2011 – 7 gennaio 2012 Preview mostra: venerdì 7 ottobre 2011 alle ore 18 Un lavoro svolto a quattro mani, che solo il rispetto e la complicità sanno rendere speciale. Un progetto a lungo termine sulla città di Monaco, nella nota riviera francese, che la sensibilità dei due fotografi viaggiatori ha saputo rendere con eleganza e creatività, lontani dagli stereotipi che da sempre accompagnano Montecarlo e l´immagine che di essa tutti hanno. Un lavoro in bianco e nero magistralmente riprodotto nel catalogo edito da Siz, con un testo introduttivo dello stesso Principe Alberto di Monaco. Info: Loggia Arvedi Via Mazzini 50, 37121 Verona Tel. 045 8007195 Web www.Ph-neutro.com |
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JESOLO OPEN AIR ART - “IL CANTO DELLA PIETRA” |
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Mercoledì 15 giugno alle ore 18 e 30 presso il complesso residenziale “Merville Casa nel Parco” – Jesolo Pineta - si inaugura “Jesolo Open Air Art. Il canto della pietra” un’importante esposizione di sculture monumentali che si pone in continuazione con il progetto artistico realizzato a Jesolo lo scorso anno (Percorsi d’Arte. Omaggio ad A. W. Kossuth). Dal 15 giugno e fino al 30 settembre le piazze, i giardini e il lungomare di Jesolo, vengono valorizzati dalla presenza di sculture monumentali di artisti contemporanei, collocate in modo da creare un ideale percorso artistico a cielo aperto, di particolare suggestione, che si snoda lungo la direttrice di via Bafile. L’obiettivo della mostra, ormai consolidato, è di creare un percorso di arte “urbana” in cui il visitatore, rompendo la rigida formalità museale, si trova ad interagire in modo più spontaneo e quasi inconsapevole, con l’opera d’arte. Tale percorso consente, inoltre, di valorizzare il territorio comunale anche da un punto di vista culturale, con artisti che danno prestigio e lasciano un segno forte tramite il linguaggio dell’arte. Curatore della mostra è la ditta Marble Studio Stagetti di Pietrasanta in provincia di Lucca, specialista nell’organizzazione di mostre artistiche e in particolare di sculture in pietra. L’esposizione, il cui sottotitolo quest’anno è “Il canto della pietra”, con riferimento al materiale di cui si compongono le opere, si svilupperà come mostra collettiva di undici artisti: Michele Benedetto, Rinaldo Bigi, Olaru Benone, Choi Yoon Sook, Patrizia Di Poce, Renzo Maggi, Giovanni Balderi, Han Su Gi, Vasco Montecchi, Giorgio E. Morandini e Antonio Trotta. Info: Serviziculturali@jesolo.it www.Comune.jesolo.ve.it 0421 359142 |
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TRENTO: AL "CENTRO EUROPA" UNA BIBLIOTECA SPECIALIZZATA SUL TURISMO
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Raccoglie duemila volumi di tematiche turistiche che possono essere consultati da tutti gli interessati. Presso il Dipartimento Turismo Commercio Promozione e Internazionalizzazione esiste una biblioteca specializzata in tematiche turistiche ricca di circa duemila testi che vengono costantemente implementati, che possono essere consultate da chiunque, anche se non è previsto il prestito. I titoli sono presenti nel Catalogo Bibliografico Trentino (Cbt) e possono essere consultati all´indirizzo web http://www.Cbt.trentinocultura.net/lvbin/librivision . La biblioteca è attualmente collocata al quinto piano del Centro Europa; per maggiori informazioni consultare il sito http://www.Turismo.provincia.tn.it/osservatorio/biblioteca/ . La biblioteca specializzata, che è stata costituita dall´Osservatorio Provinciale per il Turismo (ora Ufficio politiche turistiche) offre la possibilità di consultare testi che si occupano di turismo nelle sue varie espressioni, sociologica, antropologica, economica, marketing, comunicazione. Uno spazio è stato dato anche alla montagna ed al tema dell’ecologia. Oltre agli aspetti scientifici o comunque tecnici, i testi acquisiti affrontano anche aspetti culturali, con la grande e piccola letteratura di viaggio, di esplorazione, di racconto. I temi chiave documentati dal patrimonio della biblioteca sono: turismo, territorio, cultura e qualità; geografia dell´ospitalità, agriturismo, Bed & Breakfast; ristorazione; montagna e civiltà alpina; economia e politica del turismo; globalizzazione; marketing; terme; viaggi e vacanze; architettura, bioedilizia, riciclaggio; tutela del paesaggio e dell´ambiente, clima ed ecologia; sviluppo sostenibile; Alpi, sport della montagna e molto altro. Il patrimonio librario consiste attualmente di circa duemila pubblicazioni inserite nel sistema del Catalogo bibliografico trentino (Cbt) all’indirizzo http://www.Cbt.trentinocultura.net/lvbin/librivision |
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GENOVA (PALAZZO DUCALE): MOSTRA FOTOGRAFICA - PINO NINFA “SULLE STRADE DELL’AVVENTURA” - OMAGGIO A HUGO PRATT - DAL 16 GIUGNO
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La Mostra fotografica “Sulle strade dell’Avventura – Omaggio a Hugo Pratt” ideata e realizzata dal fotografo milanese Pino Ninfa, dopo aver riscosso un enorme successo nell’ambito del Venezia Jazz Festival, approda il 16 giugno al Palazzo Ducale di Genova. “Sulle strade dell’Avventura – Omaggio a Hugo Pratt” è il viaggio in 9 tappe compiuto da Pino Ninfa alla ricerca dell’avventura tanto cara al fumettista italiano e che trova in lui uno stimolo. 9 tappe che hanno portato il fotografo a Cuba sulle tracce della Porsche di Hemingway, a Buenos Aires sulle note del tango, nelle stanze remote di Villa Arconati alla scoperta di inedite lettere di Rimbaud, alla ricerca della giusta prospettiva per rendere la grandezza di Miche Petrucciani, in Dancalia sulle rotte del sale, in Etiopia alla ricerca delle chiese rupestri, attraverso l’America sulle tracce del blues. Ma “Sulle strade dell’Avventura” è anche un libro che racconta questo viaggio attraverso straordinarie immagini (pubblicato lo scorso autunno da Casadei editore), è una mostra fotografica (partita da Venezia un anno fa e che approderà il 16 giugno a Palazzo Ducale a Genova), è anche un progetto multimediale che vede il connubio di immagini e musica ( lo si vedrà il 19 giugno sempre nella fantastica cornice del cortile di Palazzo Ducale a Genova. Insieme alle fotografie dell’autore ci saranno Luciano Biondini alla fisarmonica e Gavino Murgia alla voce e ai sassofoni.) Pino Ninfa, fotografo che da anni sviluppa progetti su territorio nazionale e internazionale, legati allo spettacolo e al reportage, con particolare interesse per la musica e il sociale, ha voluto incentrare questa mostra sul tema dell’avventura. “Sulle strade dell’Avventura” è un racconto di viaggi fatti dal fotografo nell’arco di questi anni e che hanno un rapporto di stimolo e di meta comune con quanto realizzato da Pratt nei suoi racconti.Oltre ai viaggi, troviamo una serie di ritratti fatti a Pratt nella sua casa studio in Svizzera. Le immagini realizzate da Pino Ninfa in luoghi come l’Argentina, l’Etiopia, Cuba, gli Stati Uniti e naturalmente Venezia, richiamano alla mente alcune delle avventure prattiane di “Corto Maltese” e degli “Scorpioni del deserto”. «Nel vocabolario privato di Pratt la parola avventura è sicuramente quella che amava di più, quella che riempiva con più significati, quella che lo ha accompagnato anche quando stava immobile e non c’era una nuova partenza a sollecitare la sua fantasia – scrive Vincenzo Mollica nel catalogo della mostra – con questo sentimento prattiano, Pino Ninfa ha concepito questa mostra e il suo lavoro artistico, che esprime attraverso al fotografia, che esprime attraverso la fotografia, alimentandola di sostanza pittorica e simbolica. Guardando le fotografie di Ninfa è palese quanto ami le opere e il vivere di Pratt, che vengono evocati con un sentimento poetico, seguendo le tracce lasciate dal Maestro» |
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ASCOLI PICENO (FORTE MALATESTA): “DONNE. MERLETTI E ANTICHE TESSITURE. L’ECCELLENZA CREATIVA DEL MODELLO PICENO” - UNA GRANDE MOSTRA SULLA COLLEZIONE PRIVATA DI CLELIA TRAINI
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L’evento/mostra “Donne. L’eccellenza creativa del modello italiano. Merletti e antiche tessiture” é promosso dalla Camera di Commercio di Ascoli Piceno in compartecipazione con la regione Marche, l’Ente Provinciale e il Comune di Ascoli Piceno, Piceno Promozioni e l’associazione Albergatori delle Marche, in collaborazione con il “Museo del Tessuto” di Prato e con il “Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci” di Milano. E’ stato riconosciuto come l’evento più importante e di rilievo della Regione Marche nell’anno 2011. La mostra è interamente progettata, strutturata e realizzata da Clelia Traini della Iniart Studio: le collezioni di ricami, tessuti e materiale archivistico editoriale esposte sono di sua proprietà e messe a disposizione ai fini della mostra-evento. La mostra, tra storia e leggenda, racconta l’arte della tessitura e del ricamo attraverso i secoli, con un focus particolare sulle Marche. “Merletti e antiche tessiture” documenta la storia delle tecniche artigiane e della produzione tessile antica, la tradizione e l’evoluzione delle arti femminili del ricamo e dei lavori ad ago. Secondo il mito fu la dea Atena-minerva che donò alle donne Feacesi l’arte della tessitura, che, attraverso le migrazione dei popoli nel Mediterraneo, approdò in Italia e alle coste dell’Adriatico, dove vivevano i Piceni. Un importante ritrovamento archeologico nel territorio marchigiano attesta nel primo millennio a.C. La presenza di questa tradizione tessile, associata addirittura alla figura di una “regina” o “domina”dei Piceni. Gli elementi di questa mostra dunque partono da lontano, dai versi di Omero nel libro Vii dell’ Odissea, tra le prime testimonianze sull’arte della tessitura, attraverso i disegni del telaio Leonardiano del 1445, ai versi di Leopardi nella famosa “a Silvia” del 1828, fino ad arrivare ai giorni nostri. Una mostra che è un omaggio all’arte e all’ingegno femminili, artefici di manufatti di inestimabile valore creativo e artistico, in un campo considerato forse erroneamente minore. In questo senso la mostra “Donne. L’eccellenza creativa del modello italiano. Merletti e antiche tessiture” può portare alla conoscenza di un vasto pubblico e contribuire a conservare e rivalutare un mondo che sta scomparendo. Tanto più importante quest’opera di conservazione e valorizzazione, se pensiamo che la creatività, la fantasia, l’abilità artigiana evidenti nei preziosi manufatti in mostra sono quelle doti che hanno tracciato la storia della bellezza e hanno fatto grande il Made in Italy nel mondo. I capolavori esposti rappresentano così non solo lo sviluppo dell’arte tessile nella provincia di Ascoli Piceno e della regione Marche, ma possono simbolicamente rappresentare il valore del gusto e dell’eccellenza creativa italiana. Questa mostra viene proposta in un momento in cui la moda, gli stilisti, e gli architetti stanno ideando capi d’abbigliamento e pezzi di design che ripropongono la bellezza e l’unicità dei nostri manufatti passati, attraverso una rivalutazione di questa particolare arte del tessuto e del ricamo. In questo progetto Clelia Traini ha coinvolto diversi esponenti degli Istituti superiori della città di Ascoli Piceno, che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento/mostra, partecipando a tutte le fasi del progetto con grande entusiasmo, apportando conoscenza e grande impegno nelle fasi di fotografia, catalogazione, grafica e restauro. “Riannodando i fili” di identità e tradizioni dimenticate, riscoprendole e rivalutandole, le generazioni si saldano e, attraverso la riscoperta del passato, si può giungere ad una nuova brillante fase del successo del Made in Italy nel mondo. Il Forte Malatesta, costruito da Galeotto I Malatesta nel 1349 e definitivamente ridisegnato dall’Architetto Sangallo Il giovane, è stato recuperato e ristrutturato di recente e rappresenta uno spazio aperto alla creatività nel centro medievale di Piazza del Popolo di Ascoli Piceno. La sua struttura antica, ma al tempo stesso versatile e funzionale, viene utilizzata come vero e proprio strumento di comunicazione, con le sue aree espositive, un osservatorio permanente dello sviluppo della creatività e dei tesori della città stessa e della provincia di Ascoli Piceno, nonché come strumento di valorizzazione di tutto il territorio della Marche. Info: “Donne. L’eccellenza creativa del modello italiano. Merletti e antiche tessiture” - Forte Malatesta, Via delle Terme, 63100 Ascoli Piceno - Tel 0736/298213 - Periodo: 11 giugno – 31 Ottobre 2011- Inaugurazione: 10 giugno, ore 18 - info@ascolimusei.It - www.Ascolimusei.it |
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PARMA (PALAZZO DEL GOVERNATORE): GIORGIO MORANDI E JOSEF SUDEK |
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Le straordinarie opere di due grandi artisti come Giorgio Morandi e Josef Sudek saranno al centro della prossima grande mostra del Palazzo del Governatore di Parma, in programma dal 24 settembre 2011 al 15 gennaio 2012. Dopo il grande successo ottenuto dalla mostra "Naufragio con spettatore" di Claudio Parmiggiani, l´Assessorato alla Cultura del Comune di Parma celebra due maestri del Xx secolo con un´altra esposizione di grande intensità. Mostra che avrà come curatore scientifico il professor Pier Giovanni Castagnoli, mentre il coordinamento generale sarà affidato a Stefania Aluigi. Nella biblioteca di casa Morandi, tra i libri appartenuti al pittore, si conserva una monografia dedicata a Josef Sudek, grande fotografo ceco e maestro indiscusso della fotografia europea del xx secolo. Il libro era stato donato a Giorgio Morandi e a lui dedicato da un estimatore dell´artista bolognese, con la trasparente evidenza della volontà di fargli un omaggio gradito, consegnando alla sua contemplazione una corposa antologia di quelle nature morte che Sudek aveva insistentemente offerto, per l´arco di una vita, all´obiettivo della propria camera oscura e che gli avevano procurato la considerazione e la fama per cui il suo lavoro è oggi meritatamente celebrato. Anche Morandi, com´è noto, ha dedicato gran parte della propria attenzione di pittore alla natura morta, trovando in essa fonte continuamente rinnovata di ispirazione e il soggetto primo tramite cui conferire sostanza altissima di poesia alla rappresentazione del tempo e intrattenere per il suo tramite, scrutando la polvere delle cose, una profonda, umanissima indagine sul senso dell´esistenza. L´insistita fedeltà a un comune tema di ispirazione, avvicina e apparenta le vicende creative di Morandi e di Sudek, al di là della distanza delle patrie in cui i due artisti hanno vissuto e operato e della differenza dei linguaggi e delle tecniche rispettivamente utilizzati. La mostra offrirà al pubblico l´opportunità e l´occasione per verificare questa affinità ideativa e per riflettere e ragionare, nel confronto istituito tra fotografia e pittura, su una questione determinante, per la relazione delle arti, nell´esperienza novecentesca: problema mille volte affrontato dalla letteratura artistica, ma mai del tutto e definitivamente sceverato. La mostra di Parma presenterà con una ricchissima antologia di fotografie, la più ricca e completa rassegna organizzata in Italia dell´opera di Sudek e un ritratto compiuto e indimenticabile di uno degli interpreti più segreti e profondi della realtà delle cose e della misteriosa, irresistibile seduzione che esse sanno esercitare su di noi, quando ci si offrono attraverso lo sguardo dei poeti. A fianco di questa antologia, una selezione mirata di dipinti e acqueforti di Morandi indurrà il visitatore a esplorare un´ampia catena di relazioni tra l´opera dei due autori, in grado di moltiplicare i punti di vista e gettare luce di ulteriore e nuova intelligenza su quanto apparenta e ciò che differenzia i mezzi e le proprietà di fotografia e pittura |
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BOLOGNA (GALLERIA SPAZIO TESTONI): VERGATO ARTE 2011 |
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Biografie degli Artisti. Elisa Saggiomo nasce il 20/07/1982 a Firenze dove vive fino al 2000 e dove frequenta il Liceo Artistico “Leon Battista Alberti”. Conseguito il diploma, si trasferisce a Napoli dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti per seguire il corso di scultura tenuto dal Prof. Di Fiore. Per approfondire lo studio delle tecniche del marmo, nel 2002 si trasferisce all’Accademia di Belle Arti di Carrara (Ms) dove frequenta il corso di scultura del Prof. P. G. Balocchi. Nel 2004 si diploma con la tesi-installazione La Vite come oggetto di conoscenza descritta con i termini dell’arte: linea, forma e colore, in cui si concentra sul percorso di progettazione dell’opera, intesa come percorso di studio, conoscenza e realizzazione di un’idea artistica iniziale. Contemporaneamente espone l’istallazione dal titolo Vite alla mostra itinerante di etichette di vini: “Bacco e dintorni, Sua Maestà l’etichetta” a Marina di Carrara a cura di Romano Bavastro e Maria Vittoria Della Pina. Finiti gli studi, ritorna a vivere a Firenze dove lavora come vetrinista, nell’allestimento di stand e, saltuariamente, come restauratrice. Nel 2005 si trasferisce sull’Appennino Tosco-emiliano dove collabora nel laboratorio di ceramica artistica di Silvia Zagni. Partecipa con le sue sculture in ceramica alla mostra di giardini artistici “Euroflora” di Genova in collaborazione con l’architetto paesaggista Lorena Raspanti. Nel 2006 espone l’istallazione in ceramica e specchi dal titolo Comunicazione alla mostra collettiva “Il visibile e l’invisibile” a San Benedetto Po. Nel 2007 in collaborazione con Silvia Zagni realizza la mostra-installazione di sculture in ceramica Corrente presso il Comune di Castiglione dei Pepoli (Bo). Nel 2007 realizza la sua prima mostra personale di quadri Tracce d’autore curata da Leonardo Cuccoli all’Art Gallery presso l’Admiral Park Hotel a Bologna. Tra il 2007 e il 2008 espone i propri quadri in diverse mostre personali presso i Comuni di Rioveggio e Montese (Bo). Nel 2008 si avvicina al mondo della Grafica per approfondire il rapporto tra l’immagine fotografata e le tecniche di stampa. A Settembre del 2009 partecipa al “Primo Premio d’Arte Contemporanea Val di Sambro” organizzato dalla Proloco di San Benedetto Val di Sambro (Bo) e dalla Galleria “Spazio Gianni Testoni la 2000 + 45” di Bologna dove vince il Primo Premio con il quadro Paesaggio con Traliccio, “per la capacità di elaborare la memoria dei luoghi tra tradizione ed innovazione, con una notevole efficacia cromatica”. A Gennaio 2010 partecipa all’esposizione “ La forma dello spazio” curata da Adele Dell’erario e da Fuori Spazio presso la libreria Mondadori Multicenter di Bologna in concomitanza con Arte Fiera.a Maggio 2010 espone per “Bo-hème 2010” curata da Luigi Mastrangelo e Frank Pallotta presso la galleria “H2o art space”. Ad Ottobre 2010 realizza per la Galleria Spazio Testoni la mostra personale Alta/tensione. Www.flickr.com/elisasaggiomo Giovanni De Gara nato a Firenze nel 1977, sono laureato in Architettura. Ho iniziato il mio percorso artistico occupandomi principalmente di pittura per poi aprirmi a sperimentazioni più ampie nel campo del video, della grafica e delle installazioni, mixed media che talvolta integro anche nei progetti architettonici. Dal 2005 a oggi ho esposto in numerose mostre collettive in tutta Italia, privilegiando gli spazi off, indipendenti dal circuito istituzionale e da quello commerciale e più facilmente fruibili dal pubblico dei non addetti ai lavori. Strade, zone dismesse, quartieri artigiani, spazi della collettività sono le sedi privilegiate in cui il messaggio concettuale dei miei lavori si trasforma facilmente ed efficacemente in messaggio politico e sociale. Negli ultimi cinque anni ho realizzato installazioni anche per su commissione di istituzioni pubbliche (i Comuni di Firenze, Milano e Palermo), di distretti territoriali (il Parco delle Madonie in Sicilia) e di Fondazioni pubbliche e private (Fondazione Sistema Toscana, Fondazione Targetti ). Collaboro inoltre con tre gallerie che hanno realizzato mostre personali sul mio lavoro: la Galleria Spazio Gianni Testoni di Bologna, la Galleria Contemporaneamente di Parma e la casa-galleria Casa Donatello di Firenze (per la quale ho curato anche la progettazione complessiva degli spazi). Altre mostre personali sono state ospitate a Milano (Stecca degli Artigiani, 2006) e a Firenze (Teatro Cantiere Florida, 2008). Nel 2006 il Gai (Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani) ha finanziato un mio progetto performativo a Londra (Snake Attack) durato 4 mesi e articolato in una serie di installazioni di public art e public performance documentate da un video. Dal 2008 al 2010 mi sono dedicato principalmente alla creazione della Florence Art Factory (www.Florenceartfactory.com ), un centro indipendente di produzione e promozione delle arti performative, ideato insieme ad altri artisti attivi sul territorio fiorentino e con la consulenza di alcuni critici internazionali come Amnon Barzel (Israele) e David Sarkysian (Russia). Faccio tutt’ora parte dell’organizzazione e sono artista residente. Nel 2010 ho trascorso l’estate a Berlino per ultimare il mio secondo art book, “People who are waiting to die”. La prima pubblicazione, del 2009, si intitolava “The real Story of a tree”. Attualmente insegno (e imparo) a dipingere con un gruppo di ragazzi autistici. Www.giovannidegara.org Ester Grossi Nata ad Avezzano (Aq) nel 1981. Nel 2000 si è diplomata in Moda, Design e Arredamento. Nel 2008 ha conseguito la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso il Dams di Bologna. Si dedica da anni alla pittura ed è stata promossa in Italia e all’estero dal Musae (Museo urbano sperimentale d’arte emergente) e Arteingenua. Ha all’attivo diverse mostre personali e collettive, in Italia (Galleria Spazio Gianni Testoni, Caos Museum) e all’estero (Blooom Art Shows a Colonia, Fondazione Charles Donwahi ad Abidjan, Chair and the Maiden Gallery a New York). In qualità di illustratrice ha realizzato manifesti per festival di cinema e musica (Imaginaria Film Festival, Miami - Musica Importante a Milano) e cover per album di band musicali (A Classic Education). Http://www.behance.net/estergrossi Sophia Figuereo è una giovanissima artista (classe 1990), studente d’arte presso The Cooper Union School of Art & Science di New York. Nel 2009 è stata assistente dell’artista australiana Virginia Ryan presso il suo laboratorio artistico di Trevi. “Fabrication” (2011) è un’animazione in stop-motion in 16 mm, ispirata ad un quadro di Ester Grossi dal titolo “My Own Private Idaho”. Il desiderio di Sophia era dar voce e movimento al solitario protagonista del quadro, vederlo interagire con l’attrice in carne ed ossa ed immaginarlo anche come un’estensione del corpo di quest’ultima. James Kalinda firma i suoi disegni con un fumetto nero Cosa dicono i suoi personaggi non lo sa nessuno o forse lo sanno tutti tranne lui. Spesso disegna una piramide rovesciata o un occhio tentacolare. Adora dipingere in luoghi abbandonati o più generalmente in strada perché gli da una sensazione particolare , quasi di esistenza Vorrebbe essere un uomo di Neanderthal per un giorno. Www.jameskalinda.com www.Jameskalinda.blogspot.com www.Flickr.com/photos/jameskalinda/ Murder band sperimentale e collettivo creativo fondato da Sheson Delay e Carlo Marrone. Murder intreccia sonorità noise e contaminazioni dance lo-fi con atmosfere noir, fatte di sperimentazione timbrica e uso poco convenzionale degli strumenti. Ha collaborato con la pittrice Ester Grossi per il progetto artistico Funeral e con la visual artist Francesca Anita Modotti, curando la parte musicale di numerosi video. Http://www.myspace.com/murderduo Info: Galleria Spazio Testoni, Via D’azeglio 50 40123 Bologna, Tel. +39 051/371272 – 051/4153252, Cell. +39 335/6570830 La2000+45@giannitestoni.it www.Giannitestoni.it |
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CATANZARO (COMPLESSO MONUMENTALE DEL SAN GIOVANNI): UN’ANTOLOGICA ITINERANTE RENDE OMAGGIO ALL’ARTISTA RAFFAELE LUIGI LEONE - 11/21 GIUGNO 2011 |
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Dall’11 al 21 giugno p.V. Verrà allestita presso le sale dello storico Complesso Monumentale del San Giovanni una Mostra antologica itinerante del M° Raffaele Luigi Leone. Esposta al pubblico un’ampia raccolta di circa cinquanta opere pittoriche, oli su tela anche di grandi dimensioni, disegni, tecniche miste, due inedite zincografie, oltre alla celebre serie de I caschi, i sette vizi capitali a cui l’artista ne aggiunge un ottavo: la tossicomania, in diversificati marmi pregiati, di colore e provenienza diverse, che rappresenta il trasferimento su materia dell’attenta analisi sociale meditata da tempo e “con cui Leone compie un salto di qualità purtroppo interrotto dalla sua precoce scomparsa che ci fa solo supporre chissà quali sviluppi degni di nota”. (G. Simongini- Monografia Raffaele L. Leone, 2010). Nato a Catanzaro, calabrese di nascita e toscano d’adozione, medico sensibile e attento ricercatore universitario, Raffaele Luigi Leone era soprattutto un artista straordinario, versatile, completo; un pittore e uno scultore dotato di particolare curiosità intellettuale, aperto ai più attuali linguaggi espressivi e alle tecniche più diversificate, personalizzate da una grande impronta di una propria assoluta identità: dall’olio all’acquarello, dalla china ai collage, alla scultura, dalla composizione di testi musicali alle poesie, che per l’artista hanno da sempre avuto il significato di intime annotazioni, quasi una grafia dei suoi pensieri e della sua particolare sensibilità di osservare, interiorizzare e trascrivere la realtà, anche oltre la tela e la materia. Raffaele Luigi Leone torna nella sua città d’origine con questa prestigiosa proposta espositiva della sua “opera omnia” che si impone come una mostra-evento che premia e completa il suo grande progetto da lui stesso ideato alcuni anni prima della sua scomparsa. Sono opere che rappresentano la cifra della sua ampia e feconda attività artistica, esposte per la prima volta a Roma in una grande antologica a Palazzo Margutta nella nota Galleria Il mondo dell’Arte, diretta da Elvino Echeoni. Dalla storica strada degli artisti nella capitale, la Mostra del M° Leone ha così avviato (nella primavera del 2010) il suo percorso itinerante “per approdare - come afferma Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro- nella sua terra, nei luoghi così ricchi di cultura e di stimoli emozionali, che custodiscono preziosamente le origini della sua matrice creativa e si inserisce nel filone di interesse per la pittura contemporanea.” Un inedito confronto di luoghi, di storia, di matrici creative, di emozioni e memorie, un notevole confronto – incontro stimolante e di sicuro interesse culturale. Personalità poliedrica e indagatrice, Leone si è meritato l’appellativo di “sismografo” del nostro tempo, capace grazie all’enorme talento che lo caratterizza di “andare al di là delle apparenze per intercettare la vita interiore del “soggetto scelto”, come scrive Gabriele Simongini nella presentazione a catalogo |
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AUSTRIA > TIROLO - HALL WATTENS NATURE WATCH - LA NATURA COME NON L’AVETE MAI VISTA
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Gli ospiti della regione di Hall-wattens hanno un motivo in più per visitare questo gioiello del Tirolo austriaco: il Nature Watch. Accompagnati da una guida locale possono esplorare il territorio muniti di cannocchiale Swarovski Optik grazie al quale vedere da vicino camosci, stambecchi, marmotte e aquile. Ma non solo, perché con il programma Nature Watch si scopre che accanto alla stella alpina e alla genziana ci sono altri fiori, tanto rari quanto belli che colorano la regione. L´idea del Nature Watch è unica nel suo genere: turismo consapevole unito ad un approccio alla natura nuovo e fuori dal comune. Grazie ai famosi cannocchiali Swarovski Optik prodotti nell’impianto di Wattens, gli ospiti della regione tirolese di Hall potranno scoprire una natura incontaminata e, accompagnati da un’esperta guida locale (…che parla italiano!), entrare in contatto con la fauna del luogo, imparare a conoscere le piante e i fiori che colorano la regione. I cannocchiali Swarovski Optik vengono forniti direttamente dall’ente turistico della regione. Le escursioni Nature Watch si svolgono ogni venerdì della settimana e sono completamente gratuite, punto di ritrovo per chi volesse partecipare è l’Hotel Speckbacherhof di Gnadenwald (www.Speckbacherhof.at ): appuntamento alle 9.00 di mattina per una gita alla scoperta della natura accompagnati da guide qualificate, le Nature Watch Guides. Chi decide di pernottare presso l’Hotel Speckbacherhof ha inoltre un’ulteriore agevolazione: può usufruire gratuitamente di un’escursione Nature Watch durante altri giorni della settimana. Altre formule rivolte a tutti gli ospiti della regione prevedono escursioni in gruppi organizzati (massimo di 15 persone) al prezzo di 150 euro. Le escursioni Nature Watch si rivolgono ad un pubblico ampio: per i piccoli amanti dell´avventura e per le loro famiglie sono previsti percorsi semplici della durata di 3 ore durante le quali è possibile portare anche i passeggini. Per gli escursionisti esperti le Nature Watch Guides propongono itinerari più complessi e della durata di 5/6 ore. Il massiccio del Karwendel rapisce da subito i suoi visitatori: pareti calcaree erte e aspre, una folta vegetazione, ruscelli verde smeraldo. Già riserva di caccia dell´imperatore Maximilian, nei secoli successivi fu risparmiata dall´urbanizzazione, rimanendo fino ai nostri giorni un gioiello di natura incontaminata. Straordinario è soprattutto il paesaggio naturale, ma anche la Halltal, la regione segnata dalla sua secolare estrazione del sale. Un’escursione Nature Watch coinvolge tutti i sensi, risveglia la creatività e i bambini potranno apprendere divertendosi tante informazioni sulla fauna e la flora locale. I cannocchiali di precisione Swarovski Optik rendono visibili diverse prospettive di un paesaggio naturale. Sono maneggevoli, precisi, resistono all´acqua e alla polvere e soprattutto sono decisamente versatili. Puntano su un design innovativo e un´ergonomia ottimizzata. Permettono di scoprire tanti dettagli che rimarrebbero altrimenti celati anche ai più attenti osservatori. La Nature Watch, inoltre, rappresenta un esempio di co-marketing turistico industriale, tra una località (Hall Wattens) e una sua azienda di fama mondiale, Swarovski appunto |
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LUGANO (MUSEO D’ARTE): “HUGO PRATT. I LUOGHI DELL’AVVENTURA” - 8 LUGLIO / 2 OTTOBRE 2011
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Hugo Pratt è uno dei più importanti e noti fumettisti al mondo. La sua opera ha avuto riconoscimenti normalmente riservati solo agli artisti per definizione: sue mostre si sono tenute in sedi prestigiose come il Grand Palais a Parigi, il Castello Sforzesco a Milano, Ca’ Pesaro a Venezia, il Vittoriano a Roma, Santa Maria della Scala a Siena. Il talento di Pratt gli è valso inoltre citazioni di Tim Burton, Woody Allen, Frank Miller, Umberto Eco e molti altri. La mostra presso il Museo d’Arte di Lugano ripercorre l’avventura umana e artistica del suo personaggio più celebre, Corto Maltese, seguendone le tracce nei luoghi che fanno da contesto alla sue avventure. Corto Maltese è protagonista di vicende degne della grande letteratura per la complessità psicologica e umana dei caratteri che le animano e per la varietà delle situazioni che in esse si delineano. La straordinaria abilità di disegnatore di Pratt gli ha permesso di ideare un personaggio indimenticabile per qualunque lettore si sia imbattuto in lui. Al centro dell’esposizione di Lugano c’è proprio il talento di disegnatore di Pratt. In mostra saranno presentati centocinquanta fra acquerelli, studi e tavole originali dell’artista raccolti in diverse sezioni. Alcune sezioni ruotano attorno a singole avventure di Corto Maltese come per esempio La giovinezza e Una ballata del mare salato. Altre raccolgono le vicende in base a un criterio geografico – Venezia, Caraibi, Samarcanda – o per contiguità tematica, come nel caso delle sezioni dedicate alle avventure celtiche o elvetiche. La varietà delle ambientazioni delle storie di Corto Maltese esalta l’abilità di Pratt nel restituire attraverso il disegno le atmosfere di ogni luogo. Al Museo d’Arte tale abilità è messa in particolare evidenza: infatti le opere autografe di Pratt permettono di cogliere il processo di elaborazione delle figure e dei paesaggi, impossibile da apprezzare nella versione a stampa del fumetto. Accanto alle opere di Hugo Pratt saranno presenti in mostra fotografie di Marco D’anna. Si tratta di scatti che D’anna ha realizzato nel corso degli ultimi anni in occasione di reportage nei luoghi che fanno da sfondo alle avventure di Corto Maltese. Le fotografie non si limitano ad offrire una documentazione degli ambienti e dei paesaggi che hanno ispirato Pratt, ma riescono a cogliere l’anima dei luoghi; ciò che oggi, come nell’epoca in cui sono ambientate le avventure, ne caratterizza l’identità. La Manciuria, l’Armenia, l’Etiopia, l’Irlanda, la Bretagna, l’Argentina, Venezia, la Turchia, le isole del Pacifico e le coste dei Carabi, le foreste amazzoniche, le steppe mongole e siberiane continuano a stimolare la fantasia e le immagini di Marco D’anna restituendo lo spirito prattiano del viaggio. L’esposizione presso il Museo d’Arte è punteggiata infine di brevi citazioni dai testi che Marco Steiner ha dedicato a Corto Maltese nelle recenti riedizioni delle sue avventure da parte di Rizzoli. Anche in questo caso non si tratta di descrizioni del contenuto delle storie, ma di spunti narrativi per offrire al visitatore l’occasione di avvicinarsi allo spirito di Hugo Pratt |
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MARTIGNY (SVIZZERA): MONET AL MUSÉE MARMOTTAN E NELLE COLLEZIONI SVIZZERE - 17 GIUGNO / 20 NOVEMBRE 2011
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La vita e l’opera di Claude Monet appaiono come un simbolo indiscutibile del movimento impressionista. Nel 1874 la Société anonyme de peintres, sculpteurs et graveurs organizza nell’atelier del fotografo Nadar una mostra che raggruppa artisti desiderosi di allontanarsi dai Salon ufficiali. I visitatori scoprono un genere di pittura nuova: una composizione inusuale, un colore chiaro, applicato in maniera generosa e spontanea e soggetti che appartengono al mondo del quotidiano. Un giornalista del Charivari, Louis Leroy, ispirato dal dipinto di Monet « Impression, soleil levant », inventa il neologismo « impressionista», che gli sembrò caratterizzare molto bene l’atmosfera dell’esposizione. Questa parola entra poco a poco nel vocabolario della critica d’arte, il termine è incisivo e il pubblico lo adotta per rimpiazzare quello di « intransigenti » dato a questi pittori in precedenza. Nato per deridere, il termime impressionismo diventa una bandiera: Monet, senza volerlo, aveva dato lo spunto per il nome di uno dei movimenti più celebri della storia dell’arte. La Fondation Gianadda presenta una importante selezione di opere prestate dal Musée Marmottan assieme a dipinti provenienti da musei e collezioni private svizzere. Situato nel bel quartire della Muette, il Musée Marmottan è conosciuto per le sue celebri tele impressioniste. Antico padiglione di caccia del Duca di Valmy, il museo è stato acquistato nel 1882 da Jules Marmottan. Suo figlio Paul ne ha fatto la propria dimora e lo ha ulteriormente ampliato con un padiglione destinato ad accogliere oggetti d’arte. Alla sua morte nel 1932, lascia all’Académie des Beaux-arts, l’insieme delle sue collezioni come pure gli edifici che le contengono. Il Musée Marmottan nasce nel 1934 in questo particolare complesso del Xix secolo con un insieme eccezionale di capolavori che partono dal Primo Impero, cioè dagli inizi dell’Ottocento. Nel 1957 il museo beneficia di una donazione della collezione di Victorine Donop de Monchy, ereditata dal padre, il dottor Georges de Bellio, medico di Monet, uno dei primi appassionati della pittura impressionista. Nel 1966, Michel Monet, figlio del pittore, lascia i dipinti ricevuti dal padre al Musée Marmottan che diventa così il museo che ha la più importante raccolta al mondo di opere di Claude Monet. Monet (1840-1926) : una lunga vita dedicata alla pittura a cavallo tra 2 secoli nato a parigi, monet passa la sua giovinezza a le havre dove la famiglia si trasferisce cinque anni più tardi. La senna si getta nel mare proprio lì e ciò spiega la passione di monet per questo fiume così presente nella sua opera. Molto giovane, il futuro pittore esegue caricature dei suoi concittadini e raccoglie così i suoi primi denari. Il pittore eugène boudin, che lavora a le havre, porta monet con sè a dipingere in campagna. Una vera rivelazione per il futuro impressionista che più tardi dichiara : « fu come una vela che si libera; avevo assaggiato ciò che poteva darmi la pittura; grazie al solo esempio di questo artista appassionato della sua arte e della libertà, si apriva il mio destino di pittore ». A parigi nel 1859 lavora all’accademia svizzera e vi incontra pissarro. Dopo il servizio militare in algeria dove raccoglie « impressioni di luci e di colori che contenevano il seme delle ricerche future », rientra a le havre, vi ritrova boudin e l’olandese johan barthold jongking, lui pure appassionato del paesaggio en plein air e soprattutto delle trasparenze atmosferiche. Di ritorno a parigi nel 1862, frequenta l’atelier di charles gleyre e fa amicizia con renoir, sisley, bazille, con i quali condivide le tendenze naturaliste e antiaccademiche. Insieme vanno a dipingere dal vero nella foresta di fontainebleau. Monet e i suoi amici espongono al salon del 1868 e non sono ben accetti dalla critica ufficiale e dal pubblico. Nel 1870 scoppia la guerra franco-prussiana. Dopo la disfatta di sedan monet e pissarro si rifugiano a londra. Le opere di turner e di constable segnano i due esuli. Monet rientra a parigi nel 1871 passando dall’olanda. I riflessi dei fiumi di questo paese come quelli del tamigi, resi iridescenti da una luce radente, affascinano il futuro pittore delle ninfee. Nello stesso anno si sistema ad Argenteuil, un villaggio sulle rive della Senna non lontano da Parigi conosciuto per le sue regate. E’ l’inizio di un decennio produttivo e di una nuova tecnica. Egli scarta i colori locali per i complementari e le ombre diventano colore animato dalla luce. La superficie pittorica di queste tele raggiunge un dinamismo gioioso grazie a piccoli tocchi frammentati disposti a virgola, attaccati gli uni agli altri. Questa disposizione dei colori definisce le forme e lo spazio e si presta bene a descrivere gli aspetti dinamici della natura, gli scintillii dell’acqua dei fiumi, il vibrare delle foglie nel sole. Fissa il carattere effimero della natura senza bloccarli, ma attribuendo ad essi una realtà poetica. Nel 1874 si ha il battesimo del movimento impressionista, la cui seconda esposizione si terrà nel 1879 da Durand-ruel. A partire dal 1878 Monet si stabilisce a Vétheuil, dove l’anno successivo, a soli 32 anni, si spegne sua moglie Camille Doncieux. Da questa unione erano nati due figli, Jean e Michel. Questo luogo gli ispira numerosi dipinti nei quali egli coglie le varizioni del tempo: la nebbia del mattino, i paesaggi invernali nei quali egli descrive il lutto della natura, nel tentativo di superare il dolore per la morte della sua Camille. Raggiunto da Alice Hoschedé, moglie del suo primo mecenate andato in rovina, Monet con i suoi figli e i sei bambini della sua compagna, abitano due anni a Poissy dal 1881 al 1883. Partecipa alla settima mostra degli impresisonisti nel 1882 e nel 1883 da Durand-ruel viene presentata una retrospettiva con 56 dipinti. Nello stesso anno scopre Giverny, villaggio situato tra l’Ile-de-france e la Normandia, dove si installa con la sua famiglia e dove vivrà fino alla morte. All’inizio viaggia moltissimo: con Renoir in Costa Azzurra e in Italia, in Olanda e a Londra. Espone a Bruxelles nel 1886 e quindi a New York, grazie a Durand-ruel. Nel 1889 la galleria Georges Petit riunisce Monet-rodin, in un evento che lascia il segno nella storia dell’arte. Alcuni soggiorni in Norvegia, a Venezia e nella Creuse segnano ancora la vita di questo artista errante. Dall’autunno del 1890, il pittore trasforma la sua proprietà e compra alcuni terreni attigui. L’orto diventa una valle di peonie, di gigli, di iris, gestita da cinque giardinieri. Egli si appassiona per questo luogo, realizza un « giardino d’acqua » arricchito da un ponte, probabilmente ispirato dalla sua importante collezione di stampe giapponesi, comprendente opere di Hokusai e Hiroshige, una cinquantina delle quali sarà presentata nella mostra. Per il suo stagno, devia il corso dell’Epte e qui le ninfee invadono la superficie dell’acqua. Dopo il 1895 il suo giardino diventa la sua grande sorgente di ispirazione « di colpo ho avuto la rivelazione dell’incanto del mio giardino. Ho preso la tavolozza … e da allora non ho più guardato ad altri luoghi ». A partire dal 1906 il tema delle ninfee è pressoché esclusivo. I colori si fondono e si confondono in una armonia sottile. I toni non sono che iridescenza, con la sensazione di una variazione continua. Da queste visioni vegetali, dove l’acqua affiora, il pittore spinge l’impressionismo a un’espressione quasi astratta. Nel 1911 muore Alice Hoschedé, sua seconda compagna dal 1892. Monet le sopravviverà ancora 15 anni. E’ il 5 dicembre 1926, infatti, quando il patriarca di Giverny, a 86 anni, lascia questo mondo di cui ha tentato, sensa sosta, di trascrivere mediante colori abbaglianti, i sentimenti che la natura gli ispirava. Alcuni temi e alcuni dipinti. Monet dipinge per più di sessant’anni e alla fine della sua vita dà un giudizio sul suo lavoro e dichiara : « … la mia sola virtù è di aver dipinto direttamente dalla natura, tentando di trascrivere le impressioni che producevano in me i cambiamenti più fugaci ». Visse sempre non lontano dalla Senna e lungo il suo percorso ha trovato la maggior parte dei suoi soggetti : il dipinto « La Seine à Argenteuil, 1874 » (Kunstmuseum Berna) ne è testimonianza. Il suo interesse per i paesaggi e l’acqua è costante, anche lontano dal suo paese, a Londra. « Le parlement. Reflets sur la Tamise, 1899-1901 » (Musée Marmottan Monet, Parigi) sono ancora i riflessi sull’acqua del fiume londinese che egli traccia e che colora di armonie delicate dalle molteplici sensazioni. Lo studio delle iridescenze dell’acqua e dei suoi multipli luccichii trova la sua apoteosi nelle « Nymphéas, 1903 » (Musée Marmottan Monet, Parigi) e in « Le Pont japonais, 1918 » (Musée Marmottan Monet, Parigi). A parte l’acqua e il suo spettacolo sempre rinnovato, Monet è un uomo del suo tempo, egli rende omaggio con otto vedute della stazione Saint-lazare, anticamera di tutte le partenze verso i luoghi alla moda, verso la sua cara Normandia, verso Londra… « Le pont de l’Europe Gare Saint-lazare, 1877 » (Musée Marmottan Monet, Parigi) rende chiaramente e poeticamente la vita moderna. Nella descrizione rapida del fumo si ritrona la tecnica immediata del pittore impressionista. I giochi di vapore sottolineano le strutture metalliche del ponte. La mostra Claude Monet della Fondation Gianadda, grazie a prestiti prestigiosi, offre al pubblico un viaggio dove la realtà è ricomposta a partire dalla luce a cui l’artista fa subire infinite variazioni. Un invito allo studio della natura, dei paesaggi, dell’urbanismo con la preoccupazione di captare il reale nelle apparenze più sfuggenti. Un vero inno alla luce e al colore. La mostra è curata da Daniel Marchesseau, Conservateur général du patrimoine di Francia. Il catalogo riproduce a colori tutte le opere esposte. Info: Fondation Pierre Gianadda - Rue du Forum 59, 1920 Martigny (Svizzera) - Tel.: (+41) 27 722 39 78 - 031.269393 - www.Gianadda.ch |
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