|
|
|
VENERDI
|
 |
 |
Notiziario Marketpress di
Venerdì 05 Marzo 2010 |
 |
|
 |
MILANO: L’ARCHITETTURA, LE FESTE, GLI APPARATI NEL CODICE ATLANTICO |
|
|
 |
|
|
Il Codice Atlantico: Aria, Acqua, Terra, Fuoco è la più ampia e stupefacente collezione di fogli leonardeschi. Il nome deriva dal suo grande formato, tipico di un atlante (mm 650×440). Fu allestito nel tardo Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni, che raccolse in un solo grande volume di 402 fogli più di 1700 scritti e disegni vinciani. Nel 1637 fu donato alla Biblioteca Ambrosiana insieme ad altri 11 manoscritti leonardeschi. Sottratto da Napoleone e portato a Parigi, fece poi ritorno alla originaria sede milanese per non muoversi più. Il materiale raccolto abbraccia l´intera vita intellettuale di Leonardo per un periodo di oltre quarant´anni, dal 1478 al 1519. Patrimonio della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Codice leonardesco è stato sfascicolato nel corso del 2009 in modo mettere a disposizione del pubblico l´esposizione dei singoli fogli. I fogli del Codice sono stati raggruppati in 24 varianti tematiche che permettono l’esposizione dei 1.119 fogli. Il programma delle mostre, che accompagneranno il cammino della città di Milano fino all´evento dell´Expo 2015, prevede l´esposizione a rotazione per circa tre mesi di ventidue fogli in contemporanea in due splendide sedi: la Sacrestia del Bramante in Santa Maria delle Grazie e le sale interne della stessa Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Con la terza delle 24 mostre programmate sui fogli del Codice Atlantico, presentata lo scorso 1° marzo ed aperta al pubblico dal 2 Marzo al 6 Giugno 2010, si affronta il tema di Leonardo architetto e di Leonardo organizzatore del cantiere di costruzione, con l’esposizione di un gruppo di spettacolari autografi vinciani che include anche una scelta di studi relativi agli apparati effimeri e alle feste. La selezione di oltre quaranta fogli leonardeschi, operata da Paola Cordera, costituisce la prima vera mostra sui disegni d’architettura civile e religiosa di Leonardo, in quanto finora il tema era stato tentato e affrontato solo da un’angolazione prevalentemente didattica, in quanto non era possibile riunire tanti e famosi originali leonardeschi. Paola Cordera, cogliendo l’opportunità della sfascicolazione del Codice, ha potuto così dividere gli stupendi e spesso spettacolari disegni contenuti nel Codice Atlantico – la maggior parte dei quali esposti per la prima volta in questa mostra – in cinque tipologie (il cantiere, l’architettura sacra, i palazzi, le ville, la decorazione e gli apparati effimeri), mettendone sempre in risalto la loro posizione nel corso della storia dell’architettura, dove gli schizzi o i “progetti” di Leonardo si possono ben collocare con quelli di Bramante, Raffaello, Michelangelo e Palladio. Il percorso alla Sacrestia del Bramante è visitabile il martedì e la domenica dalle 8.30 alle 19.00, mentre il percorso alla Pincoteca Ambrosiana può essere visitato il martedì e la domenica dalle 9.00 alle 19.00. La Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano ha scelto come partner De Agostini Editore, con un accordo di esclusiva mondiale, per la divulgazione e la valorizzazione di un patrimonio culturale di altissimo profilo, costituito da collezioni bibliotecarie e pittoriche uniche al mondo, tra cui il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, e la promozione e la gestione dei diritti di riproduzione dei contenuti iconografici e video di tutte le opere di proprietà dell´Ambrosiana. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
VENEZIA, ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI: FELICE CARENA DAL 27 MARZO AL 18 LUGLIO 2010
|
|
|
 |
|
|
Venezia dedica una grande mostra a Felice Carena (Cumiana, Torino 1879 – Venezia,1966), protagonista indiscusso del Novecento italiano; un omaggio all’artista di origini piemontesi che scelse la Serenissima per trascorrere gli ultimi ma fecondi anni della sua carriera. Promossa dalla Regione del Veneto, dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e da Arthemisia Group, la mostra “Felice Carena” si terrà dal 27 marzo all’18 luglio 2010, nella prestigiosa sede di Palazzo Franchetti. Dopo la mostra dedicata nella stessa sede a Zoran Music, conclusa il 7 marzo, prosegue dunque la valorizzazione degli artisti legati alla città e, in particolare, alla riscoperta di un grande pittore come Felice Carena, da lungo tempo assente nel panorama delle esposizioni. A distanza di quindici anni dalla rassegna svoltasi a Torino nel 1996, la mostra veneziana è la prima importante occasione per riscoprire e rivalutare il Maestro attraverso una rilettura critica aggiornata, con attenzione gli anni veneziani e ripercorrendo altresì la sua lunga attività pittorica, ricca di richiami e di soluzioni stilistiche in continua evoluzione. A cura di Virginia Baradel e con un comitato scientifico di prestigio composto, insieme alla curatrice da Luigi Cavallo, Elena Pontiggia, Nico Stringa l’evento, coordinato da Stefano Cecchetto, riunisce oltre 90 opere provenienti dai maggiori musei italiani e da collezioni private, tracciando la parabola di una biografia artistica che si snoda dai primi anni torinesi sino alle struggenti Pietà e alle sontuose Nature morte degli ultimi anni. In mostra capolavori esemplari, come I Viandanti (1908-1909, Gam, Udine), Ritratto di un sacerdote (1913, Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Venezia), Bambina sulla porta (1919, Fondazione Giorgio Cini, Venezia), La Quiete (1921-1926, Banca d’Italia), Gli Apostoli (1924, Gam Palazzo Pitti, Firenze), La scuola (1927-1928, Monte dei Paschi), Uomo che dorme (1938, Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma), Teatro popolare (1933, Gam, Milano); e molte importanti opere inedite o mai esposte tra cui la bellissima Deposizione (1938-1939), eccezionalmente prestata dai Musei Vaticani, la Fuga in Egitto (1940), il Ratto delle Sabine (1942) e il nucleo centrale del discusso dipinto Dogali (1936), recentemente ritrovato ed esposto come novità assoluta in questa occasione. Felice Carena nasce il 13 agosto 1879 a Cumiana, presso Pinerolo, da una famiglia borghese della provincia torinese. Studia all’Accademia Albertina di Torino, dove segue i corsi di Giacomo Grosso. Frequenta l’ambiente intellettuale e letterario della città, si lega a Giovanni Cena ed Enrico Thovez, finché non si trasferisce a Roma nel 1906, entrando nel mondo culturale romano. Compie numerosi viaggi di studio in Europa (Parigi, Basilea, Monaco) e nel 1910 è già un artista di discreta fama. Affermatosi come una rivelazione nella Biennale del 1912, dove nonostante la giovane età ottiene una sala personale, diviene figura di spicco della pittura del Novecento. Osannato tra le due guerre, principe dell’Accademia fiorentina, Accademico d’Italia e vincitore del Gran Premio alla Biennale del 1940, Carena si trova tuttavia ad espiare nel dopoguerra l’ombra di una subdola rimozione sia ideologica che artistica. Nel 1944 abbandona la sua villa fiorentina, occupata dai tedeschi, e si ritira nel convento di San Marco che lascia l’anno dopo per trasferirsi a Venezia. Nella città di Tiziano e Tiepolo e delle Biennali continua a dipingere sino alla morte circondato dall’affetto dell’adorata figlia Marzia e del vecchio amico Gilberto Errera. Venezia guarisce le sue ferite e gli offre una nuova stagione di vita e di ricerca. Espone ancora alle Biennali del 1950, 1954 e 1956, e in numerose mostre in Italia e all’estero negli anni Cinquanta e Sessanta. Gli sono amici fedeli figure come Giuseppe Roncalli (futuro Giovanni Xiii) e Vittorio Cini. Nel 1951 dipinge una pala d’altare nella Chiesa di San Rocco, nel 1963 una Deposizione per la Chiesa dei Carmini. Continua un’intensa produzione pittorica che interrompe solo all’inizio del 1966 a causa di un grave disturbo alla vista. Il 10 giugno muore nella sua casa di fondamenta Briati (Dorsoduro). Per sua volontà lascia alla Galleria di Cà Pesaro alcuni dipinti e venticinque disegni e alla Fondazione Cini un gruppo di 60 disegni. Il percorso della mostra si presenta idealmente come una quadreria, che bene si inserisce nelle scenografiche sale di Palazzo Franchetti. Una scelta di capolavori e di opere esemplari in ordine cronologico illustra i diversi periodi della vicenda artistica di Felice Carena per cogliere infine l´originalità e la singolare qualità della pittura del periodo veneziano. La prima sezione è dedicata all’iniziale periodo estetizzante e crepuscolare, venato di simbolismo e di patetismo. Sono gli anni torinesi quando l’artista assimila la lezione del Grosso e quella, a lui più affine, di Bistolfi e Segantini. Si trovano qui riuniti alcuni capolavori dei primi anni dieci come La perla (1908), il Ritratto della baronessa Ferrero (1910), Ofelia (1912); vari inediti come il Ritratto della sorella del 1901 e il Violinista del 1905; nonché i due celebri quadri La Rivolta (1904) dell´Accademia di Belle Arti di Roma e il monumentale I Viandanti (1908) delle Gallerie d’Arte Moderna di Udine, che segnano il passaggio dall’estetismo tardoromantico alla veemenza letteraria della denuncia sociale dei primi anni romani. La seconda sezione presenta la svolta del 1913. Tra il 1913-1914, Carena matura infatti la prima svolta stilistica che guarda ai francesi Derain, Gauguin, Cézanne. Prosciuga ogni fusione e ogni languore, scansiona i volumi, sagoma le linee, purifica la composizione. I soggiorni nel borgo incontaminato di Anticoli Corrado contribuiscono a questa nuova visione che il pittore esprime al meglio in quadri come Ritratto di un sacerdote (1913) della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca´ Pesaro, Guarfalda (1914) e il capolavoro Bambina sulla porta (1919) della Fondazione Cini. Sono esposti inoltre per la prima volta La guardiana dei porci (1914 c.), Corsa con i sacchi (1919), Natura morta con aringhe (1920) e la Natura morta con fiori, che compare tra i quadri che il pittore ritirò dalla Biennale del 1914 perché Fradeletto osò avanzare delle riserve sul nuovo corso della sua pittura. La guerra, vissuta in prima linea, accentua il desiderio di essenzialità espressiva, cui si lega il personale approccio al classicismo che guarda al Seicento, pur nel clima di Valori Plastici e di Novecento nella prima metà degli anni venti. I capolavori di questa stagione si possono ammirare nella terza sezione dove sono bene rappresentati da due capolavori come La Quiete (1921-26) e Gli Apostoli (1924). Figure modellate con la luce che emanano una sensazione di tranquillità e compostezza, nella cui tessitura tuttavia si coglie l’eco della pittura di Cézanne. La splendida Natura morta con conchiglie e anguria del 1930 e i ritratti delle figlie e del fratello don Mario Carena segnano invece il punto di svolta verso la produzione degli anni trenta. La quarta sezione è dedicata al "realismo poetico", cifra inconfondibile del Maestro. Biennali veneziane e Quadriennali romane lo incoronano tra i massimi esponenti della pittura italiana. A quell’epoca il suo naturalismo cambia d’accento e trascorre dal canone classico a un realismo sempre più scabro, ruvido, espressivo. Esemplari in questo senso sono i dipinti che l’hanno reso celebre come La scuola (1927-1928) che vinse il Premio Carnegie a Pittsurgh nel 1929, Lo specchio (1928) dei Musei di Genova, Il terrazzo (1929) delle Gallerie d’Arte Moderna di Udine, La famiglia (1929) della Galleria Comunale d´Arte Moderna di Roma, Figura in maschera (1932) e le Bagnanti (1938) del Museo Rimoldi di Cortina. Perla di questa sezione è la straordinaria Deposizione (nota anche come Pietà ed esposta alla Biennale del 1940) della Collezione d´Arte Sacra Moderna dei Musei Vaticani (acquistata dal conte Cini e poi donata a Paolo Vi), eccezionalmente prestata per la mostra veneziana. In questa sezione si trovano inoltre due capolavori come Teatro popolare (1933) della Galleria d’arte Moderna di Milano e Uomo che dorme (1938) della Galleria Comunale di Roma. Chiude la sezione il dipinto Dogali (1936), unica concessione dell’artista alla retorica fascista, che suscitò aspre polemiche alla Biennale del 1936 perché i morti erano struggenti e non eroici; un quadro fatto “a fette” dallo stesso Carena, lasciando però intatto il magnifico nucleo centrale che è stato ritrovato solo recentemente, dopo un’accurata ricerca, e quindi mai esposto prima d’ora. Seguono nella quinta sezione, dopo l’omaggio a Delacroix con l´Angelo che lotta con Giacobbe (1939) dalle Gallerie d’Arte Moderna di Udine e Tobia l’Angelo (1940), alcuni quadri a cavallo tra gli anni trenta e quaranta che culminano nell’importante mostra alla Galleria Michelangelo a Firenze nel 1943, l’unica personale che allestì nella prima città d’adozione che vide la sua ascesa come pittore e come direttore all’Accademia. Carena tende ora alla piena luminosità anticipando di fatto alcuni esiti del successivo periodo veneziano. Alcuni quadri mai esposti come Fuga in Egitto (1940 c), dove calde cromie sulla gamma dei rossi e dei gialli esaltano il delicato dinamismo del gruppo dei pellegrini, L’angelo che sveglia i pastori (1940), Il ratto delle Sabine (1942) e La conversione di Saulo, in cui l´animazione si fa più concitata e i colori più tenui e contrastati. La sesta sezione presenta una serie di quadri mai esposti che segnano il passaggio a Venezia. Opere come l´Esodo (1943), Pioggia di Fuoco (1943), Il passaggio del mar rosso, Busto di Marzia (1946), Autoritratto (1947) e Bagnanti rivelano l’approdo ad un uso del colore come materia cromatica pura, sempre meno arginata dalla linea, mentre il segno diventa più libero e compendiario. Una linea sempre più densa e sinuosa e una pasta ancora più accesa caratterizzano i lavori della fine degli anni quaranta nei quali l’artista sembra guardare a Daumier, trasformando i suoi eroi popolari e mitologici, o biblici, in figure grottesche e altamente drammatiche, siano esse Caino e Abele, Giuditta e Oloferne (1946-48) o un semplice Pastore (1970). È questa la linea che si afferma negli anni cinquanta, qui proposta nella settima sezione, quando Carena raggiunge l’acme della tensione religiosa; il segno è ormai vibrante e il colore veemente e macerato. La figura dell’uomo e di Cristo in croce si avvicinano: Il Cristo delle ultime Pietà, e con lui ogni uomo che si riconosce nello strazio del Calvario, diventa la figura cardine del dolore e dell’abbandono che trovano in Carena veneziano un cantore altissimo. Sono opere d’intenso espressionismo Teatro popolare (1952) di Ca’ Pesaro, Pietà, della Galleria Civica di Vittorio Veneto, Angoscia (1956) della Collezione Marzotto. La mostra si conclude con l’ottava sezione dove, come in un ideale luogo di purificazione, sono raccolte le nature morte. L’ animo dell’artista sembra trovare quiete nella luce veneziana. Ispirato da Tiepolo e, parimenti, dal contemporaneo Morandi, Carena fonde materia e luce nei corpi solidi e altamente simbolici delle sue nature morte dove dominano le conchiglie. Nella tessitura cromatica della pasta pittorica mantiene vive la sontuosità e la solennità della vena barocca, mentre calibrando la composizione tende a una meditata sintesi che unifica spazio, luce e materia. È in quest’ambito che i colori ritrovano quei bagliori di gemma, quello splendore recondito che traduce nella pittura di ogni epoca, l’incessante e pulsante amore per la vita di Felice Carena. Venezia diventa dunque il prisma attraverso cui rileggere l’intera storia della pittura di Felice Carena che accanto ai grandi estimatori ebbe anche critici avversi: gli venivano contestate la pluralità di richiami e la mancanza di coesione compositiva. La mostra e i saggi del catalogo Marsilio, portano oggi alla luce la sua inconfondibile cifra personale e sfatano l’idea di un Carena, vecchio, sofferente, ripiegato su se stesso perché il tramonto dal punto di vista biografico portò al raggiungimento di nuovi traguardi, attraverso un’altissima e inesausta ricerca. Catalogo Marsilio. Informazioni: Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Tel 041 2407711 |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MILANO SCALI FERROVIARI |
|
|
 |
|
|
Il Comune di Milano, insieme a Ferrovie dello Stato e Regione Lombardia, ha dato avvio alla trasformazione delle aree dismesse negli scali ferroviari nell’ambito del territorio comunale (Farini, Greco, Lambrate, Rogoredo, Porta Romana, Porta Genova e San Cristoforo). Si tratta di un processo che, per la collocazione strategica delle aree e per le quantità coinvolte, è in grado di contribuire in modo determinante ai mutamenti della città di Milano nei prossimi anni, non solo in relazione all’Expo, ma anche in vista di un necessario riordino del sistema di connessioni che, alla grande scala, proiettano la città nella sua più ampia regione. Raccogliendo l’invito da parte dell’Assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano, la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico ha deciso di affrontare questi temi con il proprio patrimonio di conoscenze e di idee. Si tratta di un’occasione importante per contribuire, dall’interno dell’Università, al dibattito sul futuro di Milano, sul suo ruolo e sulla sua architettura, mobilitando un impegno civile che si manifesta attraverso ricerche e proposte progettuali per la città. La mostra inaugurato il 1° marzo è visitabile fino al 31 marzo 2010 presso l’Urban Center di Milano, Galleria Vittorio Emanuele, dalle 9 alle 18, dal lunedì al venerdì (escluso festivi) - Ingresso libero |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
PAVIA, MUSEO DELLA TECNICA ELETTRICA: MUSEUM DAY - 6 MARZO 2010
|
|
|
 |
|
|
In occasione del terzo anno di apertura al pubblico del Museo della Tecnica Elettrica dell’Università di Pavia - Via Ferrata, 3, il 6 marzo 2010 si terrà il terzo “Museum Day” con lo scopo di fare un bilancio delle attività svolte. Alle ore 10.00, si svolgerà la Conferenza annuale del Prof. Adalberto Piazzoli, docente di Fisica Nucleare e Teorica dell’Università di Pavia, dal titolo “Il futuro dell’ energia”. Verranno trattati argomenti di grande interesse e attualità come l´evoluzione storica dei consumi energetici e il problema energetico del futuro. Nella seconda parte della mattinata sarà inaugurato l´allestimento di un rivelatore di particelle a fibre ottiche già al Fermilab di Chicago, restaurato e trasferito al Museo grazie alla collaborazione tra il Centro di Ricerca per la Storia della Tecnica Elettrica (C.i.r.s.t.e.) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (I.n.f.n). Il prof. Sergio Ratti parlerà degli aspetti storici e tecnici del rivelatore e metterà in luce le caratteristiche di questo prezioso strumento scientifico destinato permanentemente al Museo. Infine ci sarà la possibilità di visitare il Museo di Via Ferrata |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MILANO: NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO IN VIA SANT´ANDREA. QUATTRO MOSTRE FINO AL 2 MAGGIO |
|
|
 |
|
|
Lo stile di Milano dal ´700 ad oggi, i costumi d´epoca delle Civiche raccolte d´arte applicata e di atelier storici trovano casa nel nuovo allestimento del museo di via Sant´andrea 6, ora Palazzo Morando-costume Moda Immagine, che, aperto al pubblico dal 2 marzo e propone fino al 2 maggio quattro mostre: “Milano e lo stile di una città tra ‘700 e ‘900”; la collezione Mangiameli con i suoi “Dettagli di moda”degli anni Venti e Trenta; i 150 anni di Frette; i costumi di cinema e teatro della Collezione Tirelli, nell´allestimento curato dal premio Oscar Gabriella Pescucci. Milano inaugura un nuovo spazio dedicato alla cultura, alla moda, all´arte. Sono felice che il Comune abbia recuperato e donato alla città questo luogo della memoria. Palazzo Morando è un omaggio alla moda e alla contemporaneità, alla capacità di Milano di saper coniugare più eccellenze, cultura e arte - ha dichiarato il Sindaco Letizia Moratti all´inaugurazione, in via Sant´andrea, di "Palazzo Morando - Costume Moda Immagine", il nuovo spazio espositivo voluto dall´Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicato al costume, alla moda e all´immagine. Palazzo Morando - ha concluso il Sindaco - ospiterà le importanti collezioni di tessuti, abiti e accessori fino ad oggi conservate presso le Civiche Raccolte d´Arte Applicata del Castello Sforzesco, e consentirà di sperimentare, approfondire e declinare la moda in tutte le sue forme. Il nuovo allestimento di Palazzo Morando non si propone come museo della moda, poiché sarebbe una contraddizione fissare negli schemi museali classici la moda che, al contrario, è continua evoluzione, cambiamento, creatività. - spiega l´assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory - Palazzo Morando si presenta, piuttosto, come un luogo del sapere e dell´emozione, dove ammirare, in oltre duemila metri quadrati, i capolavori del passato, analizzare l´immagine del presente e costruire suggestioni per il futuro. Si tratta, dunque, di uno spazio polivalente, un ambiente destinato alla ricerca di linguaggi estetici e alla promozione di un´immagine giovane e giocosa del Costume e della Moda. L´apertura del nuovo spazio di Palazzo Morando si inserisce all´interno di "Just a Look", programma di iniziative promosse dall´Assessorato alla Cultura del Comune di Milano in collaborazione con Louis Vuitton in occasione della settimana della moda milanese |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MUSEO CIVICO DI CREMA E DEL CREMASCO: LOGBOATS, LA NUOVA SEZIONE DI ARCHEOLOGIA FLUVIALE |
|
|
 |
|
|
Da tempo immemorabile fiumi, laghi e paludi sono stati solcati da barche, zattere, canoe e natanti di vario genere e dimensioni, utilizzati per gli spostamenti e in tutte le attività connesse con il commercio o lo sfruttamento delle risorse, dalla pesca, alla caccia, alla raccolta di canne e falaschi. Purtroppo possediamo pochissime fonti che ci illustrano questo aspetto fondamentale della frequentazione del fiume in epoca antica. Presso il Museo di Crema è depositata una delle più importanti collezioni italiane di imbarcazioni monossili, ricavate cioè dallo scavo di un unico tronco d’albero. A partire dal 2007 il Museo ha intrapreso, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, un impegnativo programma di analisi, studio, catalogazione e restauro di questi manufatti. La nuova sezione di Archeologia Fluviale del Museo di Crema, di prossima apertura, illustra questa particolare categoria di manufatti, recuperata tra mille difficoltà dalle acque dei fiumi Adda, Oglio e Po. Le piroghe costituiscono una delle principali testimonianze del ricco insieme di natanti che dalla Preistoria ai giorni nostri hanno consentito il movimento di merci, persone e idee lungo i fiumi, nei laghi e nelle paludi. Le più antiche imbarcazioni monossili italiane risalgono al Neolitico, ma le analisi hanno evidenziato una continuità d’uso di natanti simili attraverso i secoli. Nel territorio compreso tra Adda e Oglio le piroghe furono costruite ed utilizzate dalla Preistoria fino ad età Medievale. Incredibile pensare che l’ultimo esempio di imbarcazione realizzata con questa tecnica sia rappresentata in Italia dai cosiddetti zoppoli, con cui si navigava in mare a Trieste ancora fino agli anni ’60. Queste ultime monossili europee erano impiegate per la pesca o per brevi spostamenti lungo il litorale ed erano caratterizzate dalla presenza di una lunga trave sul fondo, che permetteva di pagaiare stando in piedi sullo scafo. Le imbarcazioni conservate a Crema possono essere distinte in due categorie: le imbarcazioni a fondo appiattito e i natanti con fondo arrotondato e ingrossato. Le piroghe con fondo appiattito potevano essere utilizzate in acque calme e basse. Quando la barca si inclina, lo scafo è asimmetrico e assicura maggiore stabilità alla rotta e minore tendenza alle oscillazioni. Il secondo tipo di imbarcazione ha il fondo molto arrotondato che segue l’originaria forma del tronco. Questa caratteristica è tipica dei natanti larghi e dotati di alti bordi laterali, all’interno dei quali la navigazione risulta scomoda, instabile e insicura. È possibile che simili manufatti fossero realizzati per essere utilizzati in coppia, come piroga doppia. Alcune delle piroghe del Museo di Crema con queste caratteristiche presentano fori lungo la fiancata che potevano essere stati realizzati per appaiare lo scafo ad uno simile, ma speculare, a mezzo di traversine lignee. Quando i fori sono presenti sul fondo del natante, gli archeologi ritengono possano essere stati utilizzati per controllare lo spessore dello scafo in fase di lavorazione. Una volta terminato lo scavo dell’imbarcazione i fori venivano otturati. Il progetto espositivo, reso possibile grazie al cofinanziamento della Regione Lombardia e del Sistema Turistico Po di Lombardia, è parte di un programma più ampio di valorizzazione della conoscenza del complesso rapporto uomo-acqua-territorio nel comprensorio Adda-serio-oglio che ha previsto anche la realizzazione di un percorso turistico-culturale dal titolo Crema città d’Acqua - Isola di Terra, che si snoda per le vie della città. L’allestimento della nuova sezione espositiva del Museo è a cura di Thea Ravasi (Museo Civico di Crema e del Cremasco), Lynn Pitcher e Barbara Grassi (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia), con la consulenza di Massimo Negri (concept dell’allestimento) e di Marco Ermentini (progetto dell’arredo). Segreteria scientifica: Claudia Fredella. L’allestimento della nuova sezione museale sarà dotato di uno speciale percorso didattico sperimentale dedicato all’infanzia, strutturato secondo le teorie sull’apprendimento del teorico dell’istruzione americano Devid A. Kolb. Particolare attenzione merita inoltre lo studio della comunicazione, strutturata secondo un duplice binario: un sistema di tipo tradizionale, che prevede l’impiego di pannelli e filmati, e un innovativo tappeto interattivo, che consentirà ai visitatori di acquisire le informazioni mediante la realizzazione di giochi multimediali, secondo i più moderni principi della comunicazione museale basata sull’edutainment (educare divertendosi) |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
PARCO FLUVIALE DEL SARCA È REALTÀ |
|
|
 |
|
|
Quattro mesi di lavoro intenso e partecipato, di contributi spontanei di tantissime persone, di incontri, di escursioni, laboratori territoriali, atelier sociali, raccolta di materiale e di informazioni tecniche e storiche arrivano a conclusione: giovedì 4 marzo alle 20.30 al Casinò municipale di Arco si presenta al pubblico il progetto di Parco fluviale del Sarca. Una sfida che nasce da una convenzione dell’aprile 2009, con cui le amministrazioni comunali di Arco, Dro, Nago Torbole e Riva del Garda si sono fatte promotrici di un progetto pensato per tutelare le risorse ambientali e costruire modelli di sviluppo sostenibili. La sfida che le amministrazioni comunali hanno deciso di affrontare, assieme ai diversi attori che lavorano e vivono sul fiume, è un’azione di governo che, nel rispetto della missione di tutela dei valori del patrimonio naturale a cui il parco è chiamato, coinvolga i soggetti locali interessati nella definizione di un modello nuovo di rapporti e di sviluppo economico che sia un esempio concreto di sostenibilità per il territorio circostante. Il Processo partecipativo e l’elaborazione tecnica del progetto di Parco fluviale si sono sviluppati in parallelo durante l’intero periodo di durata del progetto (dal settembre 2009 al febbraio 2010) in modo che quanto emerso dal processo partecipativo risultasse di stimolo concreto all’elaborazione tecnica, e viceversa. L’intero percorso s’è strutturato in tre fasi: dal settembre al novembre del 2009 lo studio dello stato di fatto, l’analisi ambientale e l’avvio del processo; dal novembre 2009 al gennaio 2010 la definizione delle proposte concrete; infine, nel febbraio di quest’anno l’acquisizione delle decisioni e la restituzione alla comunità. «Quello che abbiamo raggiunto è un traguardo di notevole interesse – spiega l’assessore all’ambiente Roberta Angelini – ma allo stesso tempo un punto di partenza. Siamo riusciti a coinvolgere altri tre Comuni in una condivisione e in una sinergia innovativa, ma ci auguriamo che altri se ne aggiungano tra quelli che s’affacciano al lungo corso del Sarca, e che anche la Provincia autonoma di Trento sia presente e partecipe. Un punto di partenza che è uno strumento di gestione del territorio il cui ambito d’azione è su più livelli: dalle azioni concrete sul territorio ai laboratori, all’informazione e allo stimolo alla riflessione e alla consapevolezza». «Durante i tantissimi incontri – aggiunge il sindaco Renato veronesi – è stato possibile chiarire come un parco costituisca oggi un notevole valore aggiunto e un’insostituibile opportunità di recupero dell’identità del territorio. Non solo, si tratta anche di un’opportunità per l’economia locale che, adeguatamente sfruttata, segue l’evoluzione del mercato turistico internazionale, oggi sempre più attratto da proposte legate all’ambiente, alla qualità culturale della proposta e all’identità locale». Si ricorda che il finanziamento del parco fluviale è all’interno della legge provinciale numero 28 del 1988 in materia di «Incentivazione degli interventi di promozione dello sviluppo sostenibile»: 65.787 euro, corrispondenti all’85 per cento della spesa riconosciuta ammissibile (ovvero 79.750 euro). Informazioni: Comune della città di Arco, Ufficio ambiente del Comune di Arco, Piazza Iii Novembre, tel 0464583529. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MILANO: TERZA MOSTRA PERSONALE DELL´ARTISTA TEDESCO TOBIAS REHBERGER "BEAT ME!.." |
|
|
 |
|
|
La mostra viene inaugurata giovedì 11 marzo 2010 dalle 19.00 alle 21.00 e proseguirà fino al 17 aprile 2010. Al piano terra della galleria lavori molto diversi tra loro: tra questi la monumentale installazione di lampade "The great disarry swindle" (2009), una grande scultura - orologio che si illumina, due speciali orologi a cucù, numerose teche di vetro che contengono stampe digitali e "C´il Eam Habbim" (2005), una cabina di tiro a segno che è stata in mostra nei giardini di Villa Manin nel 2005. Il tema portante della mostra è la figura/icona di Michael Jackson. Nel riutilizzare un´icona contemporanea come Michael Jackson, l´approccio di Rehberger non è quello di un artista pop, che mitizza il suo idolo, ma piuttosto l´artista riconosce la varietà di forme in cui quell´icona si può presentare, e le implicazioni culturali che ciascuna di esse ha: nella grande scultura-orologio risulta evidente l´impressionante trasformazione dell´aspetto di Jackson dai suoi inizi con i Jackson Five fino agli ultimi anni di carriera. Nella cabina da tiro le figure ibride di due icone popolari come Michael Jackson e Bambi si trasformano in un bersaglio mobile a cui lo spettatore può mirare. L´animale disarmato e la rockstar dai modi infantili stanno a testimoniare vividamente l´interrelazione tra violenza e divertimento. Una terza variante sul tema si può osservare molto bene nelle teche di vetro, dove Rehberger focalizza la sua e la nostra attenzione su un orario ben preciso: 12:26. Molti dei lavori in mostra hanno a che vedere con il tempo: sia il grande orologio che le teche di vetro rimandano in modi diversi all´ora della morte di Jackson, funzionando da vero e proprio memento. Michael Jackson è ovunque, eppure tutto ne ricorda la scomparsa, persino i due strani orologi a cucù che, a intermittenza, sembrano esplodere emettendo l´urlo tipico del cantante. Unico lavoro che va al di là dei riferimenti a Michael Jackson è “The Great Disarray Swindle”, una grande installazione composta di diverse lampade e un enorme groviglio di cavi, simili a miriadi di ragnatele. Le grandi installazioni di lampade sono un motivo ricorrente nel lavoro di Rehberger. E´ un banco di prova su cui l´artista può sperimentare materiali, forme, colori, e mostrare come anche uno degli oggetti più funzionali possa avere una valenza intellettuale oltre che estetica. Nel 2009, Tobias Rehberger, nato ad Esslingen/neckar, Germania, nel 1966, ha ricevuto l´incarico di riprogettare il design della caffetteria per la 53ª Esposizione Internazionale dʼArte La Biennale di Venezia. Fare Mondi (a cura di D. Birnbaum). Per il suo progetto "Was du liebst, bringt dich auch zum Weinen" ha vinto il Leone d´Oro per il migliore artista. Tobias Rehberger vive e lavora a Francoforte. Info: Galleria Giò Marconi - Via Tadino, 15, 20124 Milano - Tel +39 02 2940 4373 - Fax +39 02 2940 5573 - Info@giomarconi.com - Www.giomarconi.com. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MILANO, MUSEO DIOCESANO: LA PERSONALE DI LUIGI STRADELLA – 9/3–11/4/2010 |
|
|
 |
|
|
Lunedì 8 marzo, ore 18.00, viene inaugurato al Museo Diocesano di Milano (Corso di Porta Ticinese, 95) il nuovo appuntamento di Mudi Contemporanea, con la personale di Luigi Stradella. L’esposizione, curata da Paolo Biscottini, presenta fino all’11 aprile 2010 una piccola selezione di lavori dell’artista monzese (1929), tra cui Paesaggio con farfalla e grattacielo, un olio su tela del 2001, donato dallo stesso Stradella alla collezione del Museo Diocesano. Stradella studia all’Accademia di Brera, diplomandosi nel 1952. Allievo di Aldo Carpi, condivide atmosfera ed esperienza con Guerreschi, Vaglieri, Banchieri, Romagnoni, compagni dei corsi in Accademia in quegli anni. Gli esordi sono improntati al realismo in ottica sociale con interesse per la figura umana e la condizione esistenziale. Da questa prima forma di introspezione deriva il successivo percorso di Stradella, volto sempre più all’interiorità. Benché abbandoni il linguaggio figurativo e la traduzione veristica della realtà, la pittura di Stradella non può considerarsi nei canoni dell’informale puro, né tantomeno gestuale ma diviene espressione suggestiva di evocazione, memoria e sentimento. Si sviluppa, e negli anni si consolida, una poetica assolutamente personale, tesa a percepire e interpretare palpiti emotivi e istanti dell’animo. Come ebbe modo di affermare Stefano Crespi, “Lungo una vocazione artistica, oltre gli anni di Brera, possono essere sintomatici alcuni artisti che entrano nell´esperienza di Stradella, per una frequentazione, o magari anche per un incontro o un semplice richiamo: Italo Valenti assistente alla cattedra di Carpi (morì in Svizzera dopo averne acquisito la cittadinanza), Guerreschi, Romagnoni, una visita di Franco Francese (con De Micheli), la fugace conoscenza di Filippo de Pisis nel periodo del ricovero a Villa Fiorita di Brugherio, la figura umana di Francesco De Rocchi incontrata tante volte nei dintorni di Brera. In un rapporto più stretto e diretto con la pittura, si coglie in tanti punti della riflessione di Stradella una coscienza della propria poetica: il visionario, una sottile allucinazione, il colore come segno interiore e non empirico. È una pittura quindi che rifugge da categorie storicistiche (le situazioni per esempio neofigurative o astratte); ma si pone anche con lucida consapevolezza rispetto all´informale. La pittura di Stradella è segnata dalla ricerca, da un sentire, anche dallo sconforto, dal movimento. La sua immagine può risultare anche difficoltosa nella lettura. C´è una continua metafora di soglia, di ritmo febbrile, di «voce», di «improbabilità» poetica rispetto alle probabilità linguistiche, di flusso della memoria, di confini tra il qui e l´altrove, tra il transeunte e una punta amorosa di simbolismo.Sente Luigi Stradella la propria pittura in un «esistenzialismo accorato e labirintico, in una schizofrenia segnica e colorata, in un cercar volti in perenne metamorfosi»”. La sensibilità intensa di Luigi Stradella non sfugge alla critica, che ben presto gli dedica una cospicua letteratura con saggi di Marziano Bernardi, Carlo Munari, Raffaele De Grada, Leonardo Borgese, Luigi Carluccio, Roberto Sanesi, Marcello Venturoli, Fortunato Bellonzi, Mario De Micheli, Mario Luzi, Enrico Crispolti, Carlo Bo, Paolo Volponi, Alberico Sala, Rossana Bossaglia e molti altri autori. Luigi Stradella ha insegnato Pittura presso la Scuola d’Arte del Castello Sforzesco di Milano. Negli anni recenti gli sono state dedicate mostre personali dal Comune di Monza, Civici Musei; dalla Città di Urbino, Palazzo Ducale; dal Comune di Trezzo d’Adda, Castello Visconteo; dal Comune di Gazoldo degli Ippoliti, Museo D’arte Moderna e Contemporanea; dalla Provincia di Milano, Spazio Guicciardini.. Nel 2001 ha pubblicato un testo autobiografico, quasi autoritratto letterario, dal titolo Nel filo del ricordo. Per informazioni: tel. 02.89420019; info.Biglietteria@museodiocesano.it; www.Museodiocesano.it. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
VIGEVANO (PV), “SPAZIO ARTES”: JOSEPH KALIHER - ULTIME OPERE - 17 APRILE / 16 MAGGIO 2010 |
|
|
 |
|
|
Sabato 17 Aprile, presso la galleria “Spazio Artes” di Vigevano, (Pv), alle ore 17,00, si terrà l’inaugurazione della mostra “Ultime Opere” di Joseph Kaliher. Il percorso intrigante, curioso e introspettivo è a cura di Aldo Ciceri che ben illustrerà al pubblico l’arte del giovane pittore. Kaliher nasce negli Stati Uniti, viaggia, esplora il modo, conosce lingue e culture diverse, ma è soprattutto l’uomo che gli interessa; l’uomo e i suoi molteplici aspetti. Attraverso la sua pittura deliziosa, con vaste campiture cromatiche piene, pastose e materiche e i suoi personaggi fiabeschi, spettacolari, quasi attori su un set, Joseph si fa portavoce di un’arte lirica e filosofica in cui esprime tutta la curiosità, la sorpresa, la sensibilità per l’animo umano e insieme la pietà per i suoi vizi e le sue debolezze. Ma non giudica, né critica. E’ comprensivo, ottimista e soprattutto si fa portavoce di quello spirito di solidarietà e umanità che dovrebbe pervadere il mondo. Kaliher è soprattutto un umanista, i suoi personaggi si muovono, vivono, lavorano sulla tela con cazzuole e scalpelli. Sono personaggi “costruttori e costruttivi”, si avvalgono di mele, picchi e specchi per riconoscere e valutare se stessi e di arcobaleni e mongolfiere per congiungersi a Dio. E’ il simbolo la parola chiave dei suoi quadri, espresso perfettamente nella sostanza e nella forma. L’uso dell’ironia in Joseph è frequente ed ha significato di sdrammatizzare e non scandalizzare che equivarrebbe a escludere, dare per perso. Ciò non significa giustificare o abbandonare a se stesso ma significa comprensione, delicatezza d’animo e porsi il problema del recupero. Joseph non giudica non perde la fiducia, al limite ironizza, ma a tutti indica il rimedio: impegno, azione, collaborazione e soprattutto solidarietà. Aprendosi e pensando all’altro si recupera se stessi. Joseph Watchman Kaliher è nato in una comunità di hippies vicino Dallas, in Texas, Stati Uniti d’America. All’età di due anni sua madre lo portò a stare con sé in Italia. Cresciuto sia in Italia sia in Inghilterra, ha ricevuto lezioni private nella tradizione d’arte classica all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Catalogo in galleria. Informazioni: Artes – via Agnese Riberia, 9, 27029, Vigevano, (Pv) |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
TORINO: ARTESEDUTA DAL 5 AL 31 MARZO |
|
|
 |
|
|
Ad aprile con un´asta sarà possibile acquistarle. Una mostra-evento che dal 5 al 31 marzo 2010, dislocata in luoghi istituzionali, del design e dell’arte di Torino, racconta la creatività al femminile, in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della donna: “Arte Seduta” è questo, ma anche molto di più. L´installazione nasce dal recupero delle sedie cinematografiche del Teatro dell’ex carcere “Le Nuove” di Torino e le mani che hanno dato vita alla trasformazione di un oggetto in disuso in un’opera artistica sono quelle delle donne detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno. Una creatività in rosa che ha riportato a nuova coloratissima vita sedie da cinema vissute e invecchiate in tanti momenti di socialità tra le pareti del carcere e che, oggi, ritrovano non solo un nuovo look, artistico, ma anche, e soprattutto, la loro identità di oggetto d’arredo da vivere in gruppo. Realizzata dall’associazione culturale lacasadipinocchio, con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino e la collaborazione della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, della Fondazione Teatro Regio, del Museo di Antichità, di Palazzo Madama, del Circolo dei Lettori, del Museo del Design Galliano Habitat, di Eventa Gruppo Immobiliare, A_mano, Res Nova e Gurlino, “Arteseduta” unisce l’esigenza di salvaguardare e valorizzare parte dell’arredo di un luogo simbolo della memoria di Torino (altrimenti destinato al macero) a un modo nuovo, ottimistico e propositivo, di vivere l’ecologia e di “ricostruire il cambiamento”, valorizzando i materiali di scarto, i prodotti non perfetti e gli oggetti senza valore e sperimentando nuove forme di comunicazione e creatività. Nella logica del rispetto dell’oggetto, dell’ambiente, dell’uomo, delle persone ristrette nella libertà. “Arteseduta” nasce in un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e auto apprendimento, uno spazio dove sviluppare la capacità di osservare con gli occhi e con le mani, assaporando così l’essenza primitiva della manipolazione, slegata da condizionamenti. Al termine dell´installazione, ad aprile, verrà organizzata un´asta grazie alla quale sarà possibile acquistare tutte le sedute. Il ricavato andrà all´Associazione Lacasadipinocchio per sostenere il laboratorio creativo all´interno della Casa Circondariale Lorusso-cutugno e destinare una piccola retribuzione alle donne detenute che vi lavorano. Info: Arte Seduta – Torino, 5-31 marzo 2010 - Regione Piemonte, Piazza Castello, 165, dal lunedì al venerdì: 8.00-20.00; Centro incontri Regione, C.so Stati Uniti, 23 Torino, dal lunedì al venerdì: 10.00-18.00 e sabato 10.00-13.00; Provincia di Torino, Sede di C.so Inghilterra, 7 Torino, dal lunedì al venerdì: 9.00-16.00; Comune di Torino, Assessorato per le pari Opportunità, Via Corte d´Appello, 16 Torino; Teatro Regio, P.za Castello, 215 Torino. Visitabile dal pubblico in possesso del biglietto di ingresso per le manifestazioni che si tengono al Teatro Regio, oltre alle visite guidate al Teatro, in programma tutti i giorni, dal martedì al venerdì alle ore 15.30 e il sabato alle ore 11 e 15.30 (esclusi i giorni festivi e quelli in cui sono previsti spettacoli in orario pomeridiano). ; Museo di Antichità, Via xx Settembre, 88 Torino, dal martedì alla domenica: 8.30-19.30. 6-7-8 marzo ingresso gratuito per le donne. Lunedì 8 marzo apertura straordinaria: 15.00-22.30; alle 21.00 Monica Gallo e Sara Battaglino (Lacasadipinocchio) illustreranno il progetto, seguirà la conferenza di Sofia Uggé (conservatore Museo della Novalesa) dal titolo “Creatività e riuso in archeologia”; Palazzo Madama, P.za Castello Torino, Scalone e Corte Medievale, ingresso libero e gratuito, da martedì a sabato 10.00-18.00, domenica 9.00-20.00, chiuso il lunedì; Circolo dei Lettori, Palazzo Graneri della Roccia, Via Bogino, 9 Torino, dal lunedì al sabato: 10.00-21.00; Museo del Design Galliano Habitat, Via Pietro Micca, 12 Torino, dal martedì al sabato: 10.00-13.00/14.00-19.00. Inaugurazione: 7 marzo 2010 ore 18 con la collettiva “Secluded Talents” con Davide Dutto (Sapori Reclusi), Papili Factory, V.brero /Truly Design e Fuzia Fashion in sfilata alle ore 16 in pzza Castello per la festa “Intorno all’8 marzo”; Eventa Gruppo Immobiliare, Via dei Mille, 42 Torino, dal martedì al venerdì: 15.00-19.00. Apertura mostra 8 marzo 2010: h 18, con la presentazione de: “Le Piere. Madame e signorine di Torino”, con l’autrice Rosita Ferrato; A_mano Via san Massimo, 53/a Torino, lunedì: 15.30-19.30, martedì, mercoledì e venerdì: 10.30-13.30/15.30-19.30, giovedì e sabato: 10.30-19.30; Res Nova, Via Accademia Albertina, 10, lunedì 15.30-19.30; martedì, mercoledì e venerdì: 9.30-13.00/15.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-19.30; Gurlino, Via Carlo Alberto, 38 Torino, dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-19.30, sabato: 10.00-13.00/15.30-19.30. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
STRA (VENEZIA), MUSEO NAZIONALE DI VILLA PISANI (VIA DOGE PISANI, 7): MOSTRA OTTOCENTO VENEZIANO VENEZIANO CONTEMPORANEO - 28 MARZO / 26 SETTEMBRE 2010 |
|
|
 |
|
|
Il Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra (Venezia), ospita dal 28 marzo al 26 settembre 2010 la mostra Ottocento veneziano Veneziano contemporaneo promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, organizzata da Munus in collaborazione con la Regione Veneto e curata da Myriam Zerbi per la sezione dell’Ottocento e da Costantino D’orazio per la sezione del Contemporaneo. La rassegna, allestita nelle sale e nel parco di Villa Pisani, illustra il ruolo centrale che Venezia ha avuto nella formazione, nell’accoglienza e nell’ispirazione degli artisti dal Xix secolo ai giorni d’oggi. Il percorso espositivo è organizzato in due nuclei distinti: le opere dell’Ottocento saranno presentate negli ampi corridoi della villa, mentre le opere di alcuni giovani artisti contemporanei dialogheranno con il parco. Ottocento Veneziano - La sezione ottocentesca mette in luce l’opera dei pittori più celebri che si sono formati o che hanno insegnato nelle aule dell’Accademia di Venezia nel corso dell’Ottocento e nei primi lustri del secolo successivo. Lavori che coprono un arco temporale di più di un secolo dialogano tra loro avvicinando protagonisti dell’arte veneta i cui sentieri si sono incrociati nell’ambito della istituzione veneziana, il cui prestigio è da sempre stato pari a quello dell’Accademia romana di San Luca e di quella milanese di Brera. Solcando l’Ottocento che, nel passare degli anni, col mutare del gusto e della temperie culturale, cambia pelle, e dall’ideale neoclassico si fa romantico e poi realista, i dipinti, le cui dimensioni variano dal miniaturistico al monumentale, conducono lo spettatore attraverso scene storiche, ritratti, quadri di genere, paesaggi, ad assaporare sfumature diverse dell’emozione estetica, dal rigore lucido e razionale del disegno di matrice canoviana all’incanto di smaglianti cromatismi vedutistici nel solco della tradizione settecentesca, e dallo struggente fascino di un paesaggio ripreso dal vero all’ironica malinconia di un arguto racconto popolare. Le sale di Villa Pisani ospiteranno opere di autori famosi e celebrati tra cui Teodoro Matteini (il primo a tenere la cattedra di Pittura nella nuova sede del convento e chiesa della Carità dove nel 1807 s’inaugura la Regia Accademia), Giuseppe Borsato, Francesco Bagnara, Francesco Hayez, pupillo di Canova, nume tutelare dell’Accademia ai suoi inizi, Ludovico Lipparini, Michelangelo Grigoletti, Ippolito Caffi, Pompeo Molmenti, Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Ettore Tito, Alessandro Milesi, oltre a quelle di personalità artistiche di notevole pregio, ma meno note al grande pubblico quali Vincenzo Chilone, Domenico Bresolin, Egisto Lancerotto, Oreste Da Molin, Antonio e Silvio Rotta. Veneziano Contemporaneo - A dimostrazione del fatto che Venezia sia ancora oggi un vivace centro creativo, dove si formano e lavorano giovani artisti di grande interesse, Costantino D’orazio ha invitato cinque artisti che operano nel contesto veneziano a confrontarsi con lo straordinario scenario del parco di Villa Pisani, dove negli ultimi due anni hanno esposto alcuni tra i maggiori maestri internazionali. Dopo Mimmo Paladino, Richard Long, Giuseppe Penone, Jannis Kounellis, il parco della Villa si aprirà per la prima volta agli artisti delle ultime generazioni, con uno sguardo a coloro che contribuiscono ad arricchire la realtà veneziana attraverso il loro lavoro. Come le personalità dell’Ottocento, anche per questi giovani Venezia ha rappresentato un importante contesto di formazione per la costruzione della propria carriera, che si è nel tempo distinta per la partecipazione a premi prestigiosi e a mostre pubbliche di livello nazionale e internazionale. Elisabetta Di Maggio, Giorgio Andreotta Calò, Margherita Morgantin, Arcangelo Sassolino e Alberto Tadiello, che realizzeranno installazioni appositamente pensare per il parco, saranno i primi protagonisti a Villa Pisani di una finestra aperta sull’avanguardia più contemporanea. Il catalogo di questa sezione, oltre ad illustrare i lavori degli artisti, si configurerà come una guida alle istituzioni che oggi a Venezia si occupano della formazione e della promozione dei giovani artisti: dall’Accademia di Venezia alla Fondazione Bevilacqua La Masa, dal Premio Furla allo Iuav. Elisabetta Di Maggio, che ha partecipato alla Quadriennale nel 2008 ed è invitata alla prossima mostra internazionale dell’Hangar Bicocca di Milano, trasformerà la Coffee House in una serra per piante sospese nel tempo; Giorgio Andreotta Calò, reduce da una mostra personale alla Galleria Civica di Trento, riprodurrà il “respiro” del parco attraverso una suggestiva installazione nella antica ghiacciaia nel bosco della Villa; Margherita Morgantin, che ha esposto alla Fondazione Quetini Stampalia e ha partecipato all’ultima Quadriennale, inserirà un segno nel labirinto della Villa per creare un gesto emozionale attraverso il soffio del vento; Arcangelo Sassolino, protagonista di una mostra personale al Palais de Tokyo di Parigi, realizzerà una scultura dedicata ai rumori più tipici di Venezia, sfruttando la tensione e la resistenza dei materiali; Alberto Tadiello, vincitore dell’ultima edizione del Premio Furla e attualmente impegnato al Museo Mambo di Bologna, si insinuerà nella serra tropicale di Villa Pisani attraverso un lavoro sonoro, che arricchirà l’atmosfera straniante dell’ambiente. Info: Ottocento Veneziano Ÿ Veneziano Contemporaneo - Museo Nazionale di Villa Pisani, Via Doge Pisani 7 - 30039 Stra (Venezia) - 28 marzo – 26 settembre 2010 - Curatori: Myriam Zerbi (Ottocento Veneziano) e Costantino D’orazio (Veneziano Contemporaneo) - In collaborazione con Accademia di Belle Arti di Venezia. Enti promotori: Museo Nazionale Villa Pisani e Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. Patrocino Regione Veneto. Catalogo: Allemandi. Tel. 049.502270 –www.Villapisani.beniculturali.it. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
TREVISO: CICLO DI INCONTRI PUBBLICI SU CAMBIAMENTI CLIMATICI, ENERGIA, ACQUA, RIFIUTI |
|
|
 |
|
|
Proseguono lunedì 8 marzo alle ore 18 negli spazi Bomben di Treviso gli incontri sul tema “acqua”, promossi dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche nell’ambito del ciclo di appuntamenti su cambiamenti climatici, energia, acqua, rifiuti, denominato Da Copenaghen a Napoli, e in programma da gennaio a aprile 2010 per sollevare l’attenzione su tematiche oggi più che mai attuali e al centro della vita politica e sociale. Protagonisti saranno Pier Francesco Ghetti (Università Ca’ Foscari di Venezia) ed Eriberto Eulisse (Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua) che discuteranno di Ecologia dell’acqua. Conoscere la risorsa per un suo uso sostenibile e consapevole. L’incontro si propone di approfondire l’importanza dell’equilibrio degli ecosistemi acquatici nel conservare uno dei beni più fondamentali per la vita: l’acqua. Nei prossimi anni, visto il progressivo deterioramento quantitativo e qualitativo delle riserve di acqua dolce, complice anche l’effetto dei cambiamenti climatici in atto, le funzionalità di questi ecosistemi dovranno essere tutelate con molta più attenzione di quanto sia stato fatto sino ad oggi. La salvaguardia dei diritti delle future generazioni deve essere una priorità comune, e diventa quindi fondamentale per il nostro paese intraprendere con decisione la piena attuazione della Direttiva Europea Acque 2000/60, che ci vede purtroppo tra gli ultimi paesi in Europa quanto a corretta applicazione. Questi gli altri appuntamenti di marzo: lunedì 22 marzo ore 18 Acque dello spirito, spiriti delle acque. Prospettive africane ed europee a confronto incontro pubblico con Cesare Poppi (Università degli Studi di Bologna) e don Albino Bizzotto (Beati i Costruttori di Pace). Lunedì 22 marzo ore 21 Scivolando sull’acqua concerto con Donella Del Monaco (voce), Paolo Trocon (pianoforte), Mauro Martello (flauti), Andrea Oddone Martin (saxofoni), Anna Campagnaro (violoncello). Lunedì 29 marzo ore 17.30 Politiche di gestione dell’acqua. Dal bene comune ai nuovi orientamenti per una gestione privatistica incontro pubblico con Antonio Massarutto (Università degli Studi di Udine) e Giancarlo Corò (Università Ca’ Foscari di Venezia). Partecipano Ubaldo Fanton (Provincia di Treviso), Marco Fighera (ats servizi, Treviso), Andrea Razzini (Veritas, Venezia), Stefano Svegliado (Etra S.p.a., Padova), Vittorio Zanini (Comune di Treviso). Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche via Cornarotta 7-9, 31100 Treviso, tel. 0422.5121, fax 0422.579483, fbsr@fbsr.It, www.Fbsr.it. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MILANO (MUSEO NAZIONALE DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA “LEONARDO DA VINCI”): AREA NANOTECNOLOGIE, UN LABORATORIO DI RICERCA DENTRO AL MUSEO |
|
|
 |
|
|
Da mercoledì 3 marzo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia è aperto al pubblico un nuovo spazio, l’Area Nanotecnologie, dove i visitatori possono interagire con i nanotecnologi dell’Università degli Studi di Milano. L’iniziativa è stata progettata e realizzata dal Museo in collaborazione il Cimaina, Centro Interdisciplinare Materiali e Interfacce Nanostrutturati dell’Università degli Studi di Milano, riferimento nazionale per la ricerca di eccellenza sulle nanotecnologie. Un vero e proprio laboratorio di ricerca in cui i visitatori possono osservare in prima persona i ricercatori mentre lavorano, porre loro domande e avvicinarsi a un tema assolutamente d’avanguardia, e in crescita esponenziale, come le nanotecnologie. L’area Nanotecnologie è realizzata nell’ambito del progetto europeo “Nanototouch – Nanosciences live in science centres and museums” finanziato dal Settimo programma quadro dell’Unione europea – Scienza nella società e coordinato a livello internazionale dal Deutsches Museum di Monaco di Baviera. Il progetto mira a creare ambienti innovativi in cui il pubblico non specializzato può scoprire e discutere aspetti della ricerca sulle nanotecnologie. I ricercatori “escono” dalle strutture universitarie per portare gli ambienti di ricerca, i laboratori, in sostanza il loro lavoro, dentro a musei scientifici e science centre, a contatto con il pubblico. Tutti i giovani ricercatori coinvolti nel progetto, non solo italiani, vengono specificamente formati dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia per gestire questa innovativa modalità di comunicazione. Nel caso di Milano, il Museo e il Cimaina hanno sviluppato insieme il progetto di un laboratorio che coniugherà lo stretto contatto tra i ricercatori e il pubblico con il pieno sviluppo dell’attività di ricerca. I campi di applicazione della ricerca sulle nanotecnologie sono molto vasti e diversificati. Nell’open Nano Lab realizzato all’interno del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia i ricercatori del Cimaina studieranno le proprietà di alcuni materiali nanostrutturati, come ad esempio il biossido di titanio e il carbonio, determinando quali reazioni elettrochimiche avvengono alla loro superficie e come questi processi sono influenzati dalla luce. Questi nanomateriali possono trovare applicazione in dispositivi di vario tipo: ad esempio in celle fotovoltaiche per la produzione di elettricità dalla luce solare, in supercondensatori per immagazzinare l’energia elettrica o in celle per la produzione o l’utilizzo di idrogeno. L’area sarà fruibile liberamente dai visitatori negli orari di apertura del Museo (mercoledì-venerdì ore 9.30-17, sabato e festivi ore 9.30-18.30). L’accesso è compreso nel biglietto del Museo. Il laboratorio sarà aperto durante la settimana e in alcuni week-end, in accordo con lo svolgimento del lavoro dei ricercatori. L’invito per tutti i visitatori è venire al Museo per “disturbare” i ricercatori, capire cosa sono le nanotecnologie e portare il proprio punto di vista. I visitatori avranno la possibilità di osservare i ricercatori all’opera, interagire con loro e scoprire il mondo delle nanotecnologie grazie a nano prodotti, exhibit interattivi, installazioni audiovisive e attività educative. Il primo weekend di apertura al pubblico sarà sabato 6 e domenica 7 marzo. Durante questi giorni saranno proposti appuntamenti ad orari fissati per incontrare i ricercatori. Orari: sabato 6 ore 14.30 e 16.30, domenica 7 ore 10, 12, 14 e 16. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
COCORADICCHIO 2010: GIORGIONE. L’ARTE SI FA ECCELLENZA |
|
|
 |
|
|
I tre fratelli Tonon, Celeste, Giuliano e Bonetta, da anni in prima linea nell’organizzare serate - eventi, sono pronti ad accogliere gli amanti del Radicchio Rosso di Treviso e del Variegato di Castelfranco nel settimo e ultimo appuntamento Cocoradicchio. Supporto fondamentale alla regia è quello dei giovani Walter e Nicola, figli di Celeste, che tra sala e cucina accoglieranno i commensali con una scenografia e un menù che rievocheranno l’epoca del Giorgione. La ricetta simbolo del rinascimento creata dallo chef è “Zuppa Falconera con crostino al Monte Veronese di Malga”, piatto arricchito dalla presenza del radicchio rosso di Treviso. Inoltre anche da Celeste l’eccellenza è di casa: proprio il Monte Veronese di Malga è, assieme all’Asiago stravecchio, uno dei Presìdi Slow Food scelti dallo chef per rappresentare le specialità tipiche della nostra zona. La fama internazionale del locale di Venegazzù, si sposta per l’occasione nella suggestiva cornice di Casa Gobbato a Volpago del Montello, che, circondata da vigneti, prati e boschi è da anni la sede ideale per ogni tipo di avvenimento. La rassegna Cocoradicchio è organizzata dall’Agenzia Carry On, in collaborazione con la Provincia di Treviso, con il Gruppo Ristoratori della Marca Trevigiana e Unascom, con il Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Igp, con la Regione Veneto e il Consorzio Marca Treviso, con i Presidi Slow Food e Terra Ferma edizioni, ed è resa possibile grazie al supporto di partner come Volvo Autopolar-volmecc, Distilleria Bonaventura Maschio, Latteria Soligo e Casatella Trevigiana Dop, San Pellegrino, Bella Zoilo, Sostipal, Salumi De Stefani e Terra Ferma |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
BRESCIA (CHIESA DI SAN SALVATORE IN SANTA GIULIA): UN’INSTALLAZIONE DI JAN FABRE - 5 / 18 MARZO 2010 |
|
|
 |
|
|
L’opera è un grande telero in seta (9x16 metri) completamente tratteggiato a penna a sfera Bic, dal quale emerge il disegno di una croce e di nugoli di insetti. Tra archeologia e arte contemporanea, il Museo di Santa Giulia raddoppia l’offerta per i propri visitatori. Oltre alla mostra Inca. Origine e misteri delle civiltà dell’oro (fino al 27 giugno), per due settimane, dal 5 al 18 marzo 2010, Santa Giulia di Brescia ospiterà, nella chiesa di San Salvatore, un’installazione dell’artista belga Jan Fabre (Anversa, 1958). L’opera, Croci nel silenzio della tempesta, insetti nella tempesta del silenzio, è un grande telero in seta (9x16 metri), realizzato nel 1992, completamente tratteggiato a penna a sfera Bic, dal quale emerge, per contrasto, il disegno di una croce che riprende quello delle croci longobarde. Jan Fabre è uno degli artisti più significativi in Belgio e sulla scena internazionale, dalla fine degli anni ‘70 si esprime con una vasta gamma di linguaggi che spaziano dalle arti plastiche ai film, dal teatro alla coreografia alla danza, dal disegno alla scultura. Fabre riesce a passare con agilità da una disciplina all’altra discostandosi dall’archetipo dello “specialista” ormai così tipico nella nostra cultura e ad ottenere, in ciascuna di esse, una tensione sempre alta, indice di qualità e forza teorica e formale del suo percorso artistico. Così egli passa dall’essere disegnatore a creatore di immagini, performer, attore, regista, scenografo ed infine, quindi, artista nel senso più ampio e ancestrale del termine. La biro blu è il primo mezzo con il quale Fabre fa il suo ingresso nel settore della pittura. “Ho disegnato molto con la biro perché costava poco, così, adoperandola continuamente, ho scoperto le qualità chimiche del suo inchiostro”. Con il tempo i disegni sono cresciuti in scala, fino a raggiungere dimensioni monumentali: nel 1990, ricopre un intero castello nei pressi di Anversa. In questi lavori, che lo hanno reso famoso al grande pubblico, Fabre ha unito l’amore per il disegno all’altra grande passione che ha ispirato la sua ricerca artistica: lo studio degli insetti, che racconta di avere ereditato dal bisnonno, il famoso entomologo Jean-henri Fabre. Le opere di “bic-art” sono infatti ispirate all’“Ora Blu”, concetto usato dal bisnonno per definire il momento di passaggio tra la notte e il giorno, quando gli insetti notturni vanno a dormire e si risvegliano quelli diurni. L’interesse di Fabre per gli insetti è testimoniato anche dall’uso ricorrente, nella sua opera, degli scarabei. La passione per questo animale, sfociata in una vera e propria beetle-mania, ha la sua celebrazione più grandiosa nell’opera realizzata per il Palazzo Reale di Bruxelles, il cui soffitto è stato ricoperto da Fabre con milioni di scarabei. Nel grande telo in seta esposto in San Salvatore, la variazione di intensità di tratteggio fa emergere sul fondo blu i simboli ricorrenti di questo artista: le croci e gli scarabei. L’esposizione si pone come ideale conclusione dell’iniziativa Capolavori in corso, promossa dal Comune di Brescia (Assessorato alla Cultura/musei d’Arte e Storia) e realizzata in collaborazione con Fondazione Brescia Musei che si è tenuta lo scorso anno nelle sale della Pinacoteca Tosio Martinengo, durante la quale, i capolavori di Raffaello, Foppa, Savoldo, Moretto, Ceruti, patrimonio del museo bresciano, si confrontavano con quelli di artisti contemporanei quali Lucio Fontana, Maurizio Cattelan, Alberto Burri, Luigi Ontani, Alighiero Boetti, Anish Kapoor e altri. Durante l’inaugurazione - giovedì 4 marzo, alle ore 18.30 - verrà presentato il volume “Capolavori in corso” (ediz. Shinproduction) che raccoglie le immagini e il ricordo di quell’esperienza. L’evento è stato reso possibile grazie al contributo del Credito Cooperativo Bcc del Garda Il biglietto d’ingresso alla mostra Inca. Origine e misteri delle civiltà dell’oro include anche la visita alle collezioni permanenti del Museo di Santa Giulia e, dal 4 al 18 marzo, all’installazione dell’artista belga Jan Fabre in San Salvatore. Info: www.Museiarte.brescia.it - T. 030.2977.833/834 |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
MONZA (VILLA REALE): IL PAESAGGIO DELL’OTTOCENTO - 20 MARZO /11 LUGLIO 2010 |
|
|
 |
|
|
Oltre 100 dipinti, dal Piccio a Segantini, in mostra al Serrone della Villa Reale di Monza con opportunità di visite guidate nelle sale restaurate della Villa, per l’occasione riaperte al pubblico. Dal 20 marzo il Serrone della Villa Reale di Monza ospiterà la mostra Il Paesaggio Dell’ottocento A Villa Reale. Le raccolte dei musei lombardi tra Neoclassicismo e Simbolismo. Fino all’11 luglio saranno esposti oltre 100 dipinti provenienti dai musei e dalle istituzioni della Rete museale dell´Ottocento Lombardo, per ricostruire la fisionomia e l’evoluzione di un genere, la pittura di paesaggio, particolarmente rappresentativo della cultura figurativa del Xix secolo in Lombardia. In abbinamento alla mostra sarà possibile visitare eccezionalmente le sale della Villa Reale di Monza che per l’occasione apriranno al pubblico. L’esposizione, curata da Ferdinando Mazzocca, è promossa dalla Rete Museale dell’Ottocento Lombardo e realizzata dal Comune di Monza con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni Artistici e Culturali, della Regione Lombardia e della Provincia di Monza e Brianza, nonché dell’importante sostegno di Cariparma. La mostra consentirà di valorizzare la ricchezza del patrimonio ottocentesco dei musei lombardi e di trarre un importante bilancio sugli obiettivi e sulle attività sinora svolta dalla Rete museale dell’Ottocento Lombardo (www.Rete800lombardo.it) istituita per promuovere, attraverso lo strumento della ricerca, la conoscenza e la valorizzazione di tale patrimonio. La qualità delle singole opere e un percorso espositivo articolato in otto sezioni tematiche, metteranno in evidenza le trasformazioni della pittura di paesaggio, documentando i diversi movimenti, le tendenze e i protagonisti. Potrà così emergere la statura di pittori di respiro nazionale ed in alcuni casi internazionale, dislocati in una lunga stagione che va dal Neoclassicismo al Romanticismo, dal Realismo al Simbolismo, declinati ogni volta in esperienze caratterizzate in maniera originale. La verifica della continuità e del primato della pittura di paesaggio nell’ambito della civiltà dell’Ottocento lombardo consentirà di riflettere anche sui profondi rapporti tra questa particolare produzione pittorica e il dibattito culturale contemporaneo, sia sul versante scientifico - le riflessioni sul territorio di Carlo Cattaneo - che su quello letterario - pensando alla straordinaria influenza esercitata dalla poesia e dal romanzo di Alessandro Manzoni. La mostra sarà dunque l’occasione ideale per visitare, con percorsi guidati, alcune sale del complesso monumentale della Villa Reale di Monza, che saranno eccezionalmente aperte al pubblico il martedì, il giovedì, il sabato, la domenica e i giorni festivi. Per la prima volta l’ingresso alla mostra dal Roseto “Niso Fumagalli” consentirà ai visitatori di godere della magnifica scenografia floreale che farà da collegamento tra Serrone e Villa Reale. Considerando infine la contiguità con i Giardini Reali e il grande Parco di Monza, una mostra sulla pittura di paesaggio nell’Ottocento assume in realtà un forte legame con l’attualità, con particolare riferimento al tema dell’identità regionale e alla difesa del territorio lombardo, proprio a partire da questa grande opera di architettura vegetale: il primo parco all’inglese realizzato nel continente europeo fuori d’Inghilterra. Accompagna l’esposizione un accurato catalogo edito da Umberto Allemandi & C. Il Paesaggio Dell’800 A Villa Reale - Le raccolte dei musei lombardi tra Neoclassicismo e Simbolismo - Monza, Serrone della Villa Reale - 20 marzo / 11 luglio 2010 - Inaugurazione: venerdì 19 marzo, ore 18.00 |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
BOLOGNA, GALLERIA GNACCARINI: ADDUNA, MOSTRA PERSONALE DI RINGO OF DAKAR A CURA DI MARTA MASSAIOLI DAL 27 FEBBRAIO AL 13 MARZO 2010 |
|
|
 |
|
|
Sabato 27 febbraio 2010, presso la Galleria Gnaccarini di Bologna è stata inaugurata “Adduna”, personale di Ringo of Dakar, a cura di Marta Massaioli. La mostra propone le opere più recenti della produzione di un giovane artista africano che, nato da un’antica famiglia senegalese di religione islamica, ha deciso di trasferirsi prima a Parigi, dove ha frequentato la scuola internazionale francese, e poi nel 2004 in Italia, dove attualmente vive e lavora. Ringo of Dakar (Rod) trae ispirazione da molteplici influenze culturali, derivate sia dal proprio Paese d’origine, sia dai Paesi occidentali in cui è vissuto. In particolare durante il periodo di permanenza in Francia ha avuto la possibilità di conoscere ed instaurare un fecondo dialogo con la comunità di intellettuali e artisti africani presente in città, tra cui ad esempio Malik Sibidè, che fin dall’inizio ha riconosciuto il grande talento del l’artista. La mostra ospitata dalla Galleria Gnaccarini mette in evidenza un elemento comune a tutta la produzione artistica di Rod che consiste nel tentativo di conciliare due anime dell’arte eternamente contrapposte: da un lato la rappresentazione della realtà, la narrazione, dall’altro il segno pittorico non descrittivo, puramente simbolico - quasi ancestrale. A questo dualismo corrisponde una concezione dell’espressione artistica libera da vincoli geografici e capace di coniugare immagini, voci e suoni appartenenti a popoli diversi ma comuni a tutta l’umanità. In occasione dell’inaugurazione l’artista ha proposto “Afrodite Nera”, performance dal vivo in cui una modella esibisce un nudo integrale statico ispirato alla Venere di Urbino di Tiziano. La performance è stata accompagnata da una documentazione video e fotografica prodotta nel 2009 per la mostra collettiva “Jesinudacruda” presso il Palazzo dei Congressi di Jesi. Le opere scelte per la mostra “Adduna” - parola della lingua wolof che significa allo stesso tempo vita e vivere - consistono inoltre in dipinti, fotografie e video incentrati appunto sul tema delle infinite contraddizioni della vita e sull’imperfezione del vivere. Alcuni lavori sono caratterizzati da innesti di corteccia accompagnati da interventi pittorici materici e quasi primitivi nel loro rifiuto di significati figurativi, altri raccontano l’Africa e i suoi villaggi. Il risultato è sempre un insieme in cui immagini e miti diversi si mescolano e convivono grazie all’uso di un cromatismo che, come cifra stilistica, funge da collante. Dal punto di vista semantico la sperimentazione artistica condotta da Rod mira a mettere in relazione artista e fruitore attraverso le molteplici interpretazioni possibili nell’arte, come se la realtà dell’opera, narrata attraverso un linguaggio simbolico e sensibile, fosse uno spazio libero in cui ciascuno può trovare, al di la’ di ogni processo razionale, la propria dimensione. Ibrahim Diop alias Ringo of Dakar nasce a Dakar nel 1977. Figlio di un Iman cresce in un ambiente culturale di forte matrice islamica fino a quando nel 2000, poco più che ventenne, decide di trasferirsi a Parigi. Qui frequenta la scuola internazionale francese e conosce Malik Sibidè e altri artisti ed intellettuali africani, con i quali intesse una profonda corrispondenza intellettuale. Dopo una breve parentesi a Berlino, nel 2004 si trasferisce in Italia, dove attualmente vive e lavora. La Galleria Gnaccarini è uno spazio storico della città di Bologna, attivo fin dal 1978. Il fondatore, nonché direttore artistico, Otello Gnaccarini ha da sempre privilegiato la promozione di artisti emergenti delle diverse tipologie e linguaggi espressivi, creando per alcuni di loro buone affermazioni di mercato. In questa direzione la mostra “Adduna” di Ringo of Dakar punta su un giovane artista di talento, ancora agli inizi della propria attività espositiva, offrendogli per la prima volta visibilità presso un importante realtà artistica bolognese. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 13 marzo 2010. Info: Galleria Gnaccarini - Arte Gnaccarini, Via Dagnini 12/2b - Bologna (traversa di Via Murri), Tel 051-226926 , info@gnaccariniarte.It, www.Gnaccariniarte.it |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
FIRENZE (GALLERIA DELL´ARCHITETTURA ITALIANA): PROIEZIONE DEL FILM DI ELISABETTA SGARBI "DESERTO ROSA/LUIGI GHIRRI" E INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DELLE FOTO DI GHIRRI SCELTE PER LA REALIZZAZIONE DEL FILM |
|
|
 |
|
|
Venerdì 5 marzo Firenze rende omaggio a Luigi Ghirri con la proiezione del film di Elisabetta Sgarbi dedicato all’opera del fotografo reggiano e l’inaugurazione della mostra delle foto di Ghirri selezionate per realizzare il film. Un doppio appuntamento con l’arte, dal titolo “Deserto rosa/Luigi Ghirri di Elisabetta Sgarbi. Il film e le fotografie”. La mostra delle immagini a cui si è ispirata la regista Elisabetta Sgarbi sarà inaugurata venerdì 5 marzo alle 18.30 (introduce il fotografo Giovanni Chiaramonte) presso la Galleria dell´architettura italiana nell´Altana della “Casa della finestra” (Piazza Tasso) e preceduta alle ore 16 dalla proiezione del film “Deserto rosa/Luigi Ghirri” al Cinema Odeon (Piazza Strozzi 2, Firenze), con ingresso gratuito. L’evento è organizzato dalla Regione Emilia Romagna (Agenzia Informazione e Ufficio Stampa della Giunta), dalla Facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Firenze, insieme alla Fondazione Elisabetta Sgarbi e alla Casa di Produzione betty wrong, in collaborazione con la Fondazione Sistema Toscana-mediateca Regionale e con il patrocinio della Provincia e del Comune di Firenze. Il film “Deserto rosa/Luigi Ghirri” Il film, presentato lo scorso 9 settembre alla 66° Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia e riproposto in questi giorni dal direttore Marco Mueller, al Festival del Cinema italiano a Mosca, nasce dall’intenzione della regista Elisabetta Sgrabi di “misurarsi con l’opera di Luigi Ghirri, uno dei più grandi fotografi del nostro tempo”. Il film trae lo spunto iniziale da quello che fu l’estremo progetto del fotografo, purtroppo non realizzato, una “casa delle stagioni”: acquistare un casolare, lo stesso che compare nelle ultime opere di Ghirri, nei pressi della sua casa di Roncocesi, e allestirvi mostre legate, ciascuna, alla stagione corrente, in modo da creare un legame strettissimo tra tempo naturale e tempo dell’arte. Nel fim la macchina da presa fissa una serie di paesaggi fotografati da Ghirri, appunto secondo l’alternarsi delle stagioni, che nel film sono cinque: Primavera, Estate, Autunno, Inverno e Primavera notturna. I testi per il film sono stati scritti dal regista russo Aleksandr Sokurov (che ha prodotto un vero e proprio racconto di commento, luogo per luogo, paesaggio per paesaggio), Diego Marani, Pètros Màrkaris, Antonio Scurati e Vittorio Sgarbi e raccontano l’impatto metafisico suscitato dalla visione dei paesaggi. La colonna sonora del film è di Franco Battiato. La mostra “Deserto rosa/Luigi Ghirri di Elisabetta Sgarbi.il film e le fotografie” La mostra, ospitata negli spazi della Galleria dell’architettura italiana fino al 26 marzo e curata da Fabio Capanni e Paolo Zermani, documenta, in parallelo, il lavoro di Ghirri e quello di costruzione del film esponendo, per la prima volta, le venti stampe originali in grande dimensione, scelte da Elisabetta Sgarbi e Paola Ghirri, tra i paesaggi fotografati dall’artista reggiano nei diversi periodi dell’anno e in diversi momenti della propria ricerca interiore. L’allestimento - a cura di Fabio Capanni, Luca Volpatti, Paolo Zermani - prevede anche la proiezione continua di scene del film. Il catalogo della mostra edito da Diabasis, comprende scritti di Paolo Zermani, Elisabetta Sgarbi, Paola Borgonzoni Ghirri, Alena Shumakova e Vittorio Sgarbi. L’esposizione è allestita presso la Galleria dell´architettura italiana, ideata dalla Sezione “I luoghi dell´architettura” del Dipartimento di Progettazione architettonica della Facoltà di architettura di Firenze, con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Firenze: un avamposto culturale dell´architettura contemporanea nel cuore della Firenze antica e popolare, collocato nella “Casa della finestra”, realizzata dall´architetto Paolo Zermani nei primi anni del nuovo secolo sul sedime del bastione di Cosimo, presso le mura della città. L´attività della Galleria costituisce il supporto ai convegni sulla “Identità dell´architettura italiana”, che dai primi anni del Duemila l´Università di Firenze organizza nella città toscana. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
ANCONA, MOLE VANVITELLIANA: L’EPOCA D’ORO DELLE ICONE UCRAINE XVI – XVIII SEC. A CURA DI SERHIY KROLEVETS E GIOVANNI MORELLO, 3 MARZO – 9 MAGGIO 2010 |
|
|
 |
|
|
Sua Beatitudine Metropolita Volodymyr, Capo della Chiesa Ucraina Ortodossa (in comunione con Patriarcato di Mosca), S.e. V.vovkun, Ministro della Cultura e S.e. V.nalivaychenko, Capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina; S.e. Tetiana Izhevska, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso la Santa Sede e l’Ordine di Malta; saranno ad Ancona martedì 2 marzo per l’inaugurazione della mostra “L’epoca d’Oro delle Icone Ucraine”: per l’occasione è inoltre prevista la presenza di S.e. Petro Poroshenko, Ministro degli Affari Esteri di Ucraina. All’appuntamento prenderanno parte anche il Vescovo Alexandr, Segretario di Metropolita e Vicario della Metropolia di Kiev; l’Archimandrita Ghedeon, superiore di un monastero di Kiev; il Protopresbitero Mykolay, ufficio rapporti esteri della Cuo; A.makarenko, Capo Servizio Statale delle Dogana; S.taruta, Unione Industriale di Donbass; N.platonov, Unione Industriale di Kiev; Krolevets, Direttore Museo di Kiev e Kozhan, Direttore Museo di Lviv. Per la prima volta in Italia oltre quaranta icone provenienti dalla Riserva Nazionale storico-culturale di Kyiv-pechersk e Museo Nazionale “Andriy Sheptytskyi” di Lviv e una raffinata selezione di oggetti e paramenti liturgici, realizzati con preziose sete e decorate con ricami in oro e argento, regaleranno al pubblico un interessante panorama sulla produzione artistica nel territorio ucraino dal Xvi al Xviii sec. La rassegna, curata da Serhiy Krolevets, Direttore Generale della Riserva Nazionale storico-culturale di Kyiv-pechersk e da Giovanni Morello, Presidente della Fondazione per i Beni e le Attività Artistiche della Chiesa, è sostenuta dall’Ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede, dalla Regione Marche, dal Comune di Ancona, con il contributo del Rotary Club Ancona - Conero e dell’Api – raffineria di Ancona, e organizzata da “Artifex - comunicare con l’Arte” e si inserisce all’interno delle iniziative culturali in preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà in Ancona dal 3 all’11 settembre 2011. Questa fortunata occasione, con la quale si presenta in maniera unitaria il prodotto culturale e religioso delle due differenti sensibilità e storie spirituali della nazione ucraina, può aiutare anche a capire quanto ampie e profonde sono quelle comuni radici cristiane della nostra Europa che, anche se taciute e nascoste, vengono prepotentemente alla luce, ogni volta che si volge lo sguardo senza preconcetti o pregiudizi ideologici. P.trabocchi@rosifontana.it |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
REPUBBLICA DI SAN MARINO (MUSEO SAN FRANCESCO): RENATO BIROLLI.
NECROPOLI E PAESAGGIO ADRIATICO - A CURA DI ZENO BIROLLI E PAOLO RUSCONI - 14 MARZO / 30 GIUGNO 2010 |
|
|
 |
|
|
La direzione della Galleria d’arte moderna e contemporanea di San Marino, la cattedra di Storia dell’arte contemporanea del Dipartimento di Storia dell’arte della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, l’Archivio Alessandro Bonsanti del Gabinetto G.p. Vieusseux di Firenze, la famiglia Birolli hanno organizzato una esposizione dedicata al lavoro compiuto dal pittore Renato Birolli (1905 – 1959) nell’area marchigiana durante gli anni Cinquanta. Il 1950 apre, per Renato Birolli, un decennio articolato e complesso: un decennio di intenso lavoro, che vede la partecipazione al gruppo degli Otto e l’organizzazione delle prime esposizioni «americane» presso la Catherine Viviano Gallery di New York. Ma anche un decennio di ricerca, scandito da lunghi soggiorni lontano da Milano. Soggiorni intensi, dove la solitudine si delinea come «luogo morale» in cui prolungare un dibattito che coinvolge tutte le dimensioni della vita e della persona. Renato Birolli arrivò a Fosso Sejore, tra Pesaro e Fano, nell’estate del 1950, stabilendosi presso la casa di un pescatore. Per quell’anno e per le successive due estati, nel ’53 e nel ’54, fece di questo luogo lo spazio del suo lavoro e della elaborazione del paesaggio marino e terrestre, nonché dalla riflessione sulla vita dei contadini e dei pescatori, fuori da qualsiasi istanza retorica. Tale periodo di ricerca e fervida attività – testimoniato dalle aperture internazionali del pittore, dalla sentita partecipazione al dibattito politico e artistico del dopoguerra, dalla ripresa della scrittura di un Taccuino in cui sono raccolti disegni e appunti adatti a cogliere la dimensione vitale, dinamica, cromatica e geometrica dell’ambiente naturale – è rimasto meno frequentato dalla storiografia e dalla letteratura artistica. L’esposizione intende mettere in luce il particolare carattere di questa produzione molto legata ai luoghi, al paesaggio adriatico e al tema della Necropoli. Questo tema, che compare in un quadro durante il secondo soggiorno, nell’estate del 1953, e si riferisce a un luogo archeologico preciso – Novilara -, riveste nelle versioni degli anni successivi un significato esemplare del percorso dell’artista verso una maggiore presenza dell’uomo e della memoria. Significativa è una lettera del 6 agosto 1953, inviata da Fosso Sejore al collezionista ed amico fraterno Guglielmo Achille Cavellini in cui scrive: Ti invierò una pagina del nuovo Taccuino delle Marche, che esprime il movente del quadro «Necropoli etrusca». Essa esiste vicino a Fosso, al sommo d’una collina. Ho la sensazione d’aver dipinto il quadro col silenzio. È grigio e giallo e nero. Intorno è verde cinabro acuto. Questa contraddizione del giallo sonoro e del silenzio esiste in natura, d’estate: quando cantano le cicale e i contadini sono immobili nel campo. Io voglio rendere questo, farlo sentire6. È per questo che ho scelto la necropoli etrusca, che è come una storia espansa nell’aria, rifatta dalle cose che vivono. Mi sento libero nella mia fantasia; sento che posso proiettare ogni cosa e fatto dalla tela al sentimento. La difficoltà sta nel fatto che io non ho un’arte imitativa, ma nemmeno evasiva e che il mondo mi urge da ogni lato ed ho una vita sola. Il «Tramonto della luna» è l’antefatto della «Necropoli». Tutto verde e viola, come l’ho visto... L’esposizione presenta circa 40 opere, tra cui dipinti (molti di grande formato), un gruppo di ceramiche e disegni, oltre ad un ricco ed inedito corpo di materiale di documentazione. In mostra vi saranno dei veri capidopera e alcuni dipinti provenienti da musei italiani e stranieri, tra cui Storia di mare (Tramonto della luna) (1953, olio su tela) della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alcuni sconosciuti al pubblico italiano, come Falce sedia e canestra sull’aia (1952, olio su tela) proveniente da São Paulo del Brasile ed Estate (n°2), (1954, olio su tela), proveniente da New York. Il catalogo, edito da Scalpendi, oltre a documentare il percorso espositivo si gioverà di una serie di contributi riferiti al lavoro del pittore e alla sua biografia. Il carattere di questi scritti intende avere il vantaggio di una conoscenza diretta delle fonti manoscritte e a stampa conservate presso l’Archivio Rosa e Renato Birolli conservato a Firenze. In particolare sono stati privilegiati ambiti poco noti del lavoro dell’artista come il mosaico, la ceramica e un album di disegni databile al 1950. Inoltre una parte del catalogo è dedicata all’approfondimento di alcune lettere inviate al collezionista Cavellini e a una dettagliata biografia degli anni Cinquanta. I saggi in catalogo sono di Paolo Rusconi, Claudio Spadoni, Gloria Manghetti. L’organizzazione della mostra avviene nell’ambito dei Musei di Stato della Repubblica di San Marino. Oltre a questi testi saranno pubblicati degli estratti inediti dalla corrispondenza dell’artista e dai suoi scritti. Accanto alla mostra saranno previste una serie di manifestazioni collaterali quali conferenze e lezioni e attività didattiche per le scuole. Info: San Marino, Museo San Francesco (via Basilicius) - Repubblica di San Marino - 14 marzo - 30 giugno 2010 - Per informazioni: tel. 0549 885132 – 885414 - Catalogo edito da Scalpendi (pagine 152, prezzo di copertina Euro 27,00, w.Scalpendieditore.eu) Testi di Paolo Rusconi, Claudio Spadoni, Gloria Manghetti, Ana Gonçalves Magalhães, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Maria Chiara Monaldi, Viviana Birolli |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
FAENZA, MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE: SABATO 13 MARZO APRE LA NUOVA ALA, DEDICATA AL NOVECENTO |
|
|
 |
|
|
A partire da sabato 13 marzo, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza aggiunge un’altra sezione permanente alla propria offerta espositiva, già oggi assai ricca e articolata. Dopo diversi mesi di lavori, infatti, è pronta all’apertura una parte della nuova ala della struttura museale Manfreda: un grande spazio che sarà appunto destinato ad esporre la ceramica italiana del secolo scorso. La Sezione Italia Novecento, vasta circa 2000 metri quadrati, ospiterà oltre novecento ceramiche d´arte: una selezione operata nelle raccolte del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, che - solo relativamente al secolo scorso - possono vantare oltre 10.000 opere. L´italia e Faenza - inglobata in questa sezione - hanno significato molto per la storia della ceramica moderna e contemporanea. Grazie alla Sezione Italia Novecento, che si espande appunto negli spazi di recente acquisizione, sarà allora possibile avere una visione di ampio spettro di quanto realizzato da ceramisti e da artisti che con questo materiale si sono espressi: dagli splendori Art Nouveau di Galileo Chini fino alle perfezioni esecutive di Bertozzi e Casoni degli anni Duemila. A raccontare gli sviluppi di questa arte sono, tra le altre, le opere di Arturo Martini, Gio Ponti, Tullio D´albissola, Angelo Biancini, Nanni Valentini, Lucio Fontana, Carlo Zauli. Una novità è costituita dalla presenza anche di opere pittoriche e scultoree (in marmo o bronzo) relativamente a quegli artisti che, pur dedicandosi alla ceramica, hanno raggiunto riconoscibilità e affermazione con altri mezzi espressivi. Un modo per sottolineare quelle relazioni e quei rapporti che la ceramica ha tessuto con i più generali movimenti dell´arte tout court e in cui a oggi, finalmente, inserita a pieno titolo. Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza – Fondazione - Viale Baccarini 19 48018 Faenza (Ra) - centralino 0546697311 - bookshop 0546697308 - fax 054627141 - info@micfaenza.Org - info@micfaenza.Org - www.Micfaenza.org - www.Micfaenza.org |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
PESARO: “LA STELE MARCUCCI PINOLI” DI ENZO CUCCHI |
|
|
 |
|
|
Il 10 Aprile 2010 si inaugurerà presso l’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro la Stele Marcucci Pinoli, di Enzo Cucchi. La Stele è un’imponente opera alta sedici metri, poggiante su una base rettangolare alta due metri e composta da 14 rocchi di un metro ciascuno, sui quali è raccontata la storia di Pesaro attraverso scene paesaggistiche e naturali. Ed è l’opera più alta che Cucchi abbia mai realizzato. L´alexander Museum Palace Hotel di Pesaro si presenta come un poliedrico museo-albergo: l’edificio, una grande scultura completamente bianca di nove piani sul lungomare della città marchigiana, ha al suo interno 63 camere tutte completamente eseguite da 75 artisti diversi. A volerlo e realizzarlo, Alessandro-f. Marcucci Pinoli di Valfesina, che ha pensato l’hotel come una complessa “installazione” con tanti protagonisti, e come un luogo di continua attività, dibattiti, convegni e seminari sull’arte e per l’arte. Adesso si aggiunge la Stele di Cucchi che si staglia contro il profilo dell’Hotel richiamando nella sua imponenza l’attenzione di chi passa e annunciando ciò che racchiude questo luogo insolito, dove l’ospitalità alberghiera si coniuga con l’arte e il connubio dà alla luce l’hotel-installazione. La stele è stata realizzata da Enzo Cucchi, artista, pittore e scultore italiano, che con la collaborazione di un´equipe di 15 persone, ha impiegato un anno di lavoro tra progetti, lavorazione della creta e fusioni. Suggestiva e dal sapore antico, la stele è l´esaltazione del fare “arte alla vecchia maniera”, dei tempi in cui committente e artista fondevano competenze e potenzialità per creare opere uniche e irripetibili, imperiture. Né esclusivamente un albergo, né solamente un museo l’Alexander Museum Palace Hotel è un’opera complessa, frutto di quattro anni di lavoro in cui sono stati coinvolti ingegneri, architetti e soprattutto artisti sia famosi che emergenti. Nomi come Giò Pomodoro, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Sandro Chia hanno dato il loro sostanziale contributo per la realizzazione di questa performance permanente. Ogni dettaglio, dall’ingresso all’arredamento interno, è il risultato dello sforzo creativo del suo ideatore che vi ha apposto la propria firma. In ogni camera gli artisti hanno usato un materiale e una tecnica diversa, dal ferro, al pexiglass, alla resina. E le tecniche vanno dal dripping, alla semplice matita, al découpage. Anche tutti gli altri ambienti, i corridoi, le sale, la piscina, sono opera di artisti. Al piano terra si trova il primo dei tre ristoranti, allestito con opere di Nanni Valentini, Simon Benetton, Primo Formenti, Gino Marotta, Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, e altri. Gli altri due si trovano al roof e al piano interrato. Quest’ultimo si chiama “Taverne dell’Arte” e ha un giardino “marino” con la sabbia. L’ampliamento esterno è stato curato dall’architetto Marco Tamino, che ha partecipato ai lavori di restyling della stazione Termini a Roma. Informazioni: Alexander Museum Palace Hotel, Pesaro - http://www.Alexandermuseum.it - tel 0721/34441 – fax 0721/30550 - alexander@viphotels.It. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
FIRENZE (BIBLIOTECA MARUCELLIANA): IL MAESTRO ALBERTO MANZI E LA TELEVISIONE "BUONA MAESTRA", I SUSSIDIARI E I SILLABARI PER COMBATTERE L´ANALFABETISMO NEL DOPOGUERRA |
|
|
 |
|
|
Sillabari, sussidiari e manuali su cui gli italiani impararono a leggere e scrivere nel dopoguerra. Ma anche estratti della televisione “buona maestra” come il celebre programma del maestro Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi” che contribuì ad affrontare efficacemente l’analfabetismo in quegli anni. Sono i protagonisti cartacei e non della mostra dal titolo “Imparare a leggere e scrivere nell’Italia del dopoguerra: sillabari, sussidiari e televisione”, organizzata dal Centro Alberto Manzi della Regione Emilia-romagna, in collaborazione con la Biblioteca Marucelliana e il Lions Club Firenze, che sarà inaugurata sabato 6 marzo (ore 11) nei locali della Biblioteca Marucelliana di Firenze e resterà aperta fino al 30 aprile. Una delle priorità della giovane Repubblica Italiana fu quella di affrontare il problema del secolare analfabetismo, sopratutto nelle zone rurali e nel meridione con la scuola dell´obbligo, ma anche con le scuole popolari e con Telescuola: nel giro di venti anni, anche grazie ai programmi televisivi, fu possibile dimezzare il numero degli analfabeti in Italia, che passarono dal 12,90% del 1951 al 5,22% del 1971. I libri di testo di quell’epoca di rapido sviluppo economico, proponevano un progetto di società costituita da cittadini istruiti, laboriosi, solidali ed educati, rispettosi della patria. La televisione “buona maestra” con il programma “Non è mai troppo tardi”, condotto dal Maestro Alberto Manzi, contribuì alla costruzione di quella nuova società, permettendo di far conseguire dal 1960 al 1968 più di un milione di diplomi di scuola elementare. La mostra presenta agli studenti di ieri e di oggi i sillabari, i sussidiari, i libri di lettura e il programma televisivo grazie a cui gli italiani nel dopoguerra impararono a leggere e a scrivere: pagine scelte da libri talvolta anche riccamente illustrate da artisti di fama ed estratti dal programma “Non è mai troppo tardi” con approfondimenti sulla vita del Maestro Manzi e la sua attività di studioso e pedagogo. La mostra, organizzata in due sezioni, ne dedica una ai sillabari e sussidiari per la scuola elementare del dopoguerra e un’altra ai programmi televisivi rivolti agli adulti analfabeti. Esposte anche alcune rarità dell’editoria scolastica del periodo, conservate alla Biblioteca Marucelliana: testi per la scuola popolare, diari scolastici, sillabari per i bambini delle colonie italiane in Africa, sussidiari per le regioni autonome d’Italia. L’esposizione “Imparare a leggere e scrivere nell’Italia del dopoguerra: sillabari, sussidiari e televisione” ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Firenze, dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana. Dal 1954 anche l´efficacia comunicativa della televisione scende in campo contro l´analfabetismo. La Rai prima con la trasmissione “Telescuola”, poi dal 1960 al 1968, con il celebre programma “Non è mai troppo tardi”, condotto dal Maestro Alberto Manzi, tramite i centri di ascolto, permette ad un milione e mezzo di allievi di sostenere l´esame e conseguire la licenza elementare. Una sezione della mostra è dedicata alla figura del “maestro degli italiani” Alberto Manzi. Nel 50° anniversario della trasmissione a cui ha legato il suo nome (“Non è mai troppo tardi”), vengono presentate la vita del Maestro e le sue opere televisive e letterarie. In un’aula ricostruita come un centro di ascolto si possono vedere estratti dalla nota trasmissione televisiva, un’intervista al maestro Alberto Manzi, una raccolta di documenti e testi originali, tutto messo a disposizione dal Centro Alberto Manzi. Sillabari e sussidiari per la scuola elementare Nei sillabari, sussidiari, libri di lettura nel periodo compreso fra il 1945 al 1962, presenti negli archivi della Biblioteca Marucelliana di Firenze, è evidente come la scuola riforma e riscrive i suoi libri di testo dopo la parentesi del ventennio fascista, ispirandoli a valori ed a principi nuovi. I vari testi per l´insegnamento elementare sono esposti con particolare attenzione alle pagine più belle, curiose e significative come contenuti didattici e veste grafica. La sezione espone la progressiva qualità dei testi, che da un iniziale povertà dopo la guerra, migliora rapidamente anche per la collaborazione di illustratori di fama. La mostra evidenzia tramite i contenuti di sillabari, sussidiari e letture per la scuola elementare del tempo, il rapido mutamento dei valori da insegnare al bambino e quindi l’evoluzione del modello di società secondo le chiavi di lettura della patria, il lavoro, la famiglia, il mondo che cambia, la scuola, il progresso, l’educazione civile e morale, l’educazione fisica e stradale, la didattica. Info: Biblioteca Marucelliana, Via Xx Settembre, 78 (accesso diretto da Via Cavour 43-47), 50129 Firenze, Tel e Fax 055/47.51.18, www.Centroalbertomanzi.it, Tel.0515275639 |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
DALLA NEVE ALLE PRIME FIORITURE... ALLA SCOPERTA DEI PARCHI |
|
|
 |
|
|
Il 6 marzo - "Festa della Neve" al Parco Nazionale d´Abruzzo, Lazio e Molise (Abruzzo, Lazio e Molise) Ciaspolada Della Valle Del Giovenco L´associazione Montagna Grande Onlus in collaborazione con il Parco Nazionale d´Abruzzo Lazio e Molise, l´Associazione Traversate, Ass. Marsicana giovenco il Gep Gruppo escursionisti provincia di Roma, organizzano per il terzo anno la Festa della Neve. Ciaspolada della Valle del Giovenco in località "Terraegna di Bisegna" quota 1800m. Sabato 6 marzo 2010 alle ore 9.00 partendo da Bisegna P.zza Croce. Tutti gli appassionati di montagna d´inverno, seguendo il vallone di fonte D´appia e la strada che porta a Pescasseroli, potranno raggiungere il Rifugio di Terraegna di Bisegna dove gli amici dell´Associazione offriranno vin Brulè ed un gustoso ristoro a tutti quelli che raggiungeranno il vecchio rifugio dei pastori. Quota di partecipazione: 10.00 Euro. Obbligatoria la prenotazione. Per info: www.Montagnagrande.it Altre info sul Parco Nazionale d´Abruzzo, Lazio e Molise http://www.Parks.it/parco.nazionale.abruzzo Il 6 marzo - notturna con le racchette da neve al Parco dell´Adamello (Lombardia) Passeggiata Per Tutte Le Donne.con le racchette da neve sotto le stelle della Val Sozzine e cena in rifugio / trattoria. Ritrovo alle ore 17.30 presso la Casa del Parco dell´Adamello di Vezza d´Oglio (Bs). Iscrizione obbligatoria. Per informazioni ed iscrizioni: Casa del Parco Sede di Vezza d´Oglio - Alternativa Ambiente Via Nazionale, 132 - 25059 Vezza d´Oglio (Bs) Tel/fax 0364/76165 - E-mail: sedevezza@parcoadamello.It - Sito web: www.Alternativaambiente.com ; Parco Regionale dell´Adamello Piazza Tassara, 3 - 25043 Breno (Bs) - E-mail: info@parcoadamello.It - Sito web: www.Parcoadamello.it Altre info sul Parco dell´Adamello http://www.Parks.it/parco.adamello Il 6 e 7 marzo - itinerario enogastronomico al Parco di Veio (Lazio) C´era Una Forma Itinerario enogastronomico, nel cento storico di Formello, con degustazione di prodotti caseari della Tuscia, musica e canti popolari, esposizione e laboratori artigiani, artisti e produttori locali. Appuntamento: dalle ore 15.00 di sabato 6 marzo fino alle ore 10.00 di domenica 7 marzo a Formello, in piazza San Lorenzo (Rm). Lunghezza e durata: 2 km - dalle 15.00 del sabato alle 10.00 della domenica. Grado di difficoltà: basso. Per informazioni: 800727822 - 06/9042774. Altre info sul Parco di Veio http://www.Parks.it/parco.veio Il 6 e 7 marzo - due giorni al Parco Regionale del Corno alle Scale (Emilia-romagna) Monitoraggio Del Lupo In Inverno Due giorni dedicati alla ricerca ed esperienza su campo del lupo appenninico. Snow tracking, trappolaggio fotografico, segni di presenza. Ritrovo alle ore 9.30 del sabato. Costi: guida Euro 20,00/adulto, Euro 10,00 minore di anni 14. Possibilità di prenotare l´attività con soggiorno presso Saguaro Viaggi - Tel. 051/6166196. Prenotazione entro il venerdì presso: Tel. 0534/51761 Parco - promozione@parcocornoallescale.It ; Tel. 0534/51052 Iat Lizzano in Belvedere - iat.Lizzano@comune.lizzano.bo.it ; Tel. 0534/53159 Iat Vidiciatico - iat.Vidiciatico@comune.lizzano.bo.it Altre info sul Parco del Corno alle Scale http://www.Parks.it/parco.corno.scale Il 6 e 7 marzo - escursione e giochi nella neve al Parco dei Cento Laghi (Emilia-romagna) Ciaspolando Tra Foreste, Pascoli E Crinali Itinerari di grande interesse paesaggistico e naturalistico arricchiti da divertenti giochi nella neve per grandi e piccoli, nel tentativo di prendere confidenza con le ciaspole ai piedi. La Guida illustrerà gli aspetti naturalistici e ambientali del territorio. Saranno affrontati anche temi escursionistici basilari come: l´abbigliamento idoneo per l´escursionismo in sicurezza, la sentieristica e l´orientamento con uso di carta e bussola. Grado di difficoltà: 1� giorno: E - basso, 2� giorno: E - medio. Dislivello complessivo: 1� giorno: discesa e salita circa 300 m, 2� giorno: salita e discesa circa 400. Tempo di percorrenza: 1� giorno: 3 ore, 2� giorno: 4 ore. Percorso: 1� Giorno: con partenza dal rifugio Lagdei (1250 m s.L.m.), il percorso si sviluppa lungo il sentiero n� 725 fino ai pascoli alle pendici del Monte Tavola. Prevista una breve camminata notturna dopo cena. 2� Giorno: Il percorso si sviluppa lungo il sentiero n� 727 e prosegue sul n� 723 fino al Lago Santo (1530 m s.L.m.), poi verso il M. Marmagna (1851 m s.L.m.). Ritrovo e partenza: Sabato 6: Loc. Lagdei (Comune di Corniglio - Pr) presso il Rifugio alle ore 10.00. Domenica 7: Loc. Lagdei (Comune di Corniglio - Pr) presso il Rifugio alle ore 10.00. Luogo e ora (presunta) del ritorno: Sabato 6: Loc. Lagdei (Comune di Corniglio - Pr) presso il Rifugio alle ore 15.00. Domenica 7: Loc. Lagdei (Comune di Corniglio - Pr) presso il Rifugio alle ore 16.00. Numero minimo di partecipanti: 4. Organizzata da: Uisp Verdeazzurro. Guida: Gemma Bonardi. Costo a persona per giornata: 25,00 Euro (15,00 ragazzi under 14) compresa iscrizione Uisp Lega Montagna; 20,00 Euro (10,00 ragazzi under 14) ai soci Uisp. L´iscrizione a Uisp è necessaria per partecipare all´escursione ed è compresa nel costo indicato dell´escursione. L´iscrizione è comprensiva di tessera e copertura assicurativa infortuni. Il pranzo del mezzogiorno del sabato e della domenica è previsto al sacco. Il pernottamento è fissato al Rifugio Lagdei, al prezzo convenzionato per la mezza pensione di Euro 35,00 (cena del sabato, pernottamento e colazione della domenica); per il pernottamento è consigliato munirsi di sacco lenzuolo (Rifugio Lagdei: Tel. 0521/889353). Prenotazione obbligatoria: segreteria Uisp: 0521/707411 - E-mail: segreteria@uispparma.It - www.Uispparma.it clicca Verdeazzurro; Tel. Guida: 347-5267602 - E-mail: gemma.Bonardi@alice.it - www.Macignovivo.it Altre info sul Parco dei Cento Laghi http://www.Parks.it/parco.cento.laghi Il 7 marzo - le prime fioriture al Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie (Friuli Venezia Giulia) Eriche In Fiore In Val Resia Lungo i sentieri di fondovalle nel momento più bello per la fioritura del sottobosco delle pinete. Ritrovo presso la sede del Parco di Resia, ore 10.00. Durata: 6 ore. Quota individuale di partecipazione: Euro 10.00. Prenotazione: entro le ore 17.00 di venerdì 5 marzo. Per informazioni e prenotazioni telefonare al 0433/53534. Altre info sul Parco delle Prealpi Giulie http://www.Parks.it/parco.prealpi.giulie Il 7 marzo - per tutte le donne... Al Parco Naturale Regionale dell´Antola (Liguria) Festa Delle Dame In occasione della Festa della Donna, domenica 7 marzo 2010, apertura straordinaria del Castello della Pietra con orario festivo (dalle ore 10.30 alle ore 17.30). Tutte le donne che verranno in visita al Castello riceveranno un piccolo omaggio floreale. Per ulteriori informazioni, contattare l´Ente Parco: Tel. 010/944175 - e-mail: info@parcoantola.It Altre info sul Parco dell´Antola http://www.Parks.it/parco.antola Il 7 marzo - ultramaratona al Parco del Trasimeno (Umbria) Ix Strasimeno Ultramaratona del Parco del Trasimeno Km. 58. Castiglione del Lago, Magione, Panicale, Passignano s/T. E Tuoro s/T. Per maggiori info www.Podismo.it Altre info sul Parco del Trasimeno http://www.Parks.it/parco.trasimeno Il 7 marzo - passeggiata a Romanatura (Lazio) Le Piante Tra Tradizione E Leggenda Passeggiata alla scoperta delle piante utilizzate nella cucina e nella medicina tradizionale nella Riserva Naturale della Marcigliana. Ritrovo alle ore 10.30 via di Tor S. Giovanni, 301. Il percorso adatto a tutte le età, dura 2 ore ed è lungo circa 2 Km. Info e prenotazioni: Coop. Tor S. Giovanni - Tel. 06/87122260 (venerdì, sabato, domenica ore 9.30-16.00) - cell. 349/8595085. Altre info su Romanatura http://www.Parks.it/il 7 marzo - visita guidata al Parco Regionale La Mandria (Piemonte) A Spasso Con L´esperto: Il Recupero Delle Aree Umide L´importanza delle lanche e delle zone umide per la tutela della biodiversità. Visita guidata volta ad approfondire i vari aspetti della biodiversità del Parco regionale La Mandria. Per ulteriori informazioni, contattare il Punto Informativo Ponte Verde: Tel. 011/4993381 - e-mail: info@parcomandria.It Altre info sul Parco La Mandria http://www.Parks.it/parco.mandria. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
CATANZARO, MUSEO MARCA: ALESSANDRO MENDINI – ALCHIMIE. DAL CONTRODESIGN ALLE NUOVE UTOPIE A CURA DI ALBERTO FIZ - 11 APRILE/25 LUGLIO 2010 |
|
|
 |
|
|
Dopo il grande successo ottenuto dalla personale dedicata a Antoni Tàpies. Materia e Tempo (rimane aperta sino al 14 marzo) il museo Marca di Catanzaro apre le porte al design e all´architettura organizzando un´ampia retrospettiva dedicata a Alessandro Mendini, architetto e designer tra i più celebri a livello internazionale. Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie è il titolo della rassegna curata da Alberto Fiz, direttore artistico del Marca, che s´inaugura il 10 aprile alle ore 18.30 con una performance musicale che ha come punto di riferimento un importante lavoro degli anni Settanta. L´evento è promosso dalla Provincia di Catanzaro Assessorato alla Cultura con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria. La mostra rientra nel Piano Operativo Regionale Calabria Fondi Europei di Sviluppo Regionale 2007/2013. Sono oltre 70 le opere esposte sino al 25 luglio in un percorso che comprende dipinti, sculture, mobili, oggetti, schizzi e progetti con alcune testimonianze inedite o mai viste prima d´ora in Italia. Ne emerge un´indagine esaustiva dell´attività svolta negli ultimi quarant´anni dove, accanto alle opere più famose di Mendini, si evidenzia la componente maggiormente sperimentale e meno conosciuta del suo lavoro. Il progetto, poi, ha tra le sue peculiarità quella di sottolineare le collaborazioni tra Mendini e gli altri protagonisti del mondo dell´arte, in particolare Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Bob Wilson e Peter Halley. In mostra sono molti gli omaggi di amici e colleghi come i ritratti realizzati da Paladino, Mimmo Rotella, Michele De Lucchi e dall´artista giapponese Tiger Tateishi. Per questa ampia mostra, realizzata con la collaborazione e l´allestimento di Alessandro Mendini e del suo Atelier, sono state coinvolte, in qualità di prestatori, collezioni pubbliche e private italiane e straniere tra cui la Fondation Cartier pour l´art contemporain di Parigi, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein, il Museo del Design della Triennale di Milano e gli Archivi dell´Università di Parma. Tra i prestatori anche le aziende con cui Mendini ha collaborato tra cui Alessi, Bisazza, Cassina, Cappellini, Venini e Zanotta. E´ bene, inoltre, ricordare che Mendini ha con il Marca un rapporto di proficua collaborazione iniziato nel 2009 con la creazione di nuovi ambienti all´interno della struttura museale come lo spazio d´ingresso, il bookshop e la sala lettura. "La mostra di Alessandro Mendini rappresenta per il Marca un ulteriore traguardo", afferma Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro con delega alla Cultura. "Dopo i maestri della pittura e della scultura internazionale come Alex Katz, Dennis Oppenheim e Antoni Tàpies, la prospettiva si allarga con un omaggio ad un artista che, attraverso le sue creazioni e il suo stile inconfondibile, ha saputo reinterpretare in maniera libera e fantasiosa il nostro universo quotidiano liberandoci da ogni forma di pregiudizio". Secondo quanto afferma Alberto Fiz, Mendini sviluppa un´indagine che travalica l´oggetto per sviluppare una nuova relazione con il mondo: "L´architettura e il design non sono un fine ma un mezzo per ritrovare una connessione con l´aspetto più intimo delle cose in un desiderio continuo di metamorfosi e di ricreazione che va oltre la lezione del postmoderno. Qualsiasi creazione realizzi, Mendini parte da un´ipotesi antropomorfa dove l´uomo è sempre al centro della sua ricerca", afferma Fiz. Divisa in quattro sezioni, la rassegna propone le tappe saliente di un´indagine iniziata nella prima metà degli anni settanta quando Mendini è stato tra gli artefici di una contestazione radicale nei confronti del funzionalismo che lo ha condotto nel 1973 a fondare Global Tools, scuola di architettura e design controcorrente avvicinabile all´esperienza dell´arte povera. E´ la fase del Controdesign che ha ampio spazio in mostra con la presentazione della Poltrona di paglia del 1975 a cui si aggiunge la performace Lassù con il falò della sedia in legno, un manifesto contro la tradizione. In mostra viene esposta anche Terra, sedia del 1972 proveniente dal Vitra Design Museum, oltre all´Armatura per violino, una vera e propria corazza per uno strumento musicale innocuo. Non manca nemmeno Scivolavo, sedia inclinata verso terra o il Monumentino da casa dove la sedia domestica diventa un trono nell´esaltazione ironica dell´oggetto banale. Rientra in questa indagine anche Abito per Arpa dove l´arpa e l´arpista sono avvolti da un unico abito a maglia tanto da creare una vera e propria living sculpture, oggetto di una performance musicale il giorno dell´inaugurazione. In seguito al Controdesign, la mostra si concentra sulla determinante fase del Re-design che nasce dalla rielaborazione semiologica di oggetti già noti di cui viene stravolto il significato e la finalità. Risale al 1978 un´opera fondamentale come Zig Zag dove la sedia realizzata nel 1932 dall´olandese Gerrit Reitvald, tra i principali esponenti del neoplasticismo, viene allungata a tal punto da formare una croce sviluppando così un´irriverente religiosità. E´ sempre dello stesso anno Thonet dove la più classica delle sedie assume l´aspetto di un´architettura ambientale che va oltre i suoi confini originari conquistando una nuova aura. Nel 1979 Mendini entra nello studio Alchimia per sviluppare una delle esperienze più significative e intense della sua carriera. Di questa fase sono esposte alcune opere emblematiche come la poltrona Proust ispirata all´autore di Alla ricerca del tempo perduto dove la ridefinizione dell´elemento di arredo passa attraversa la letteratura assumendo un aspetto mentale in un ricordo che si materializza intorno all´idea della decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac. Nello stesso periodo realizza il divano Kandissi ispirato a Wassily Kandinsky in una contaminazione tra colore e forma, perfettamente coerente con le teorie del maestro russo. La mostra, poi, presenta un progetto di particolare significato come il Mobile Infinito del 1981 caratterizzato da un mobile continuo nel senso che procede indefinitamente sia nella tipologia sia nel numero di autori coinvolti. A questo grande progetto formato da tavolo, comodino, credenza, letto, hanno partecipato 21 artisti in una sorta di io collettivo che si misura con la complessità. In mostra è esposto, tra l´altro, il tavolo realizzato in collaborazione con Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Bruno Munari e Luigi Veronesi. "L´oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor prima di una funzione in una progressiva ipotesi utopica destinata al raggiungimento di una sintesi possibile", afferma Mendini che nell´ultima sezione della mostra dedicata alle Nuove Utopie esprime in maniera compiuta l´idea di una trasformazione permanente delle cose allargando l´orizzonte di riferimento creativo. L´utopia è rappresentata simbolicamente da tre grandi realizzazioni in oro come Mobile per uomo: Giacca, Mobile per uomo: Scarpa, entrambi ideati nel 1996 e Vision arcaique, una grande scultura del 2002 proveniente dalla Fondation Cartier pour l´art contemporain di Parigi. Nei primi due casi la componente funzionale viene armonizzata con quella monumentale in quelli che appaiono come due mobili-sculture impreziositi da tessere in mosaico oro 24K tagliati e posati a mano. Mobili veri ma anche sculture domestiche dove la base del mobile è anche il piedistallo della scultura in una contaminazione efficace di generi e modelli. Nel caso di Vision arcaique Mendini supera la metafora del design per realizzare una grande scultura in tessere di mosaico d´oro che ricorda i Moai, le statue monolitiche che si trovano sull´Isola di Pasqua ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico. In questo caso l´immagine arcaica è verificata attraverso la purezza dell´oro che ripropone la componente visionaria e misterica. Ancora una volta il segno linguistico viene recepito attraverso la logica interna della sua trasformazione. Architetto, designer e artista, Alessandro Mendini è nato a Milano nel 1931. L´architettura non era un suo sogno di ragazzo. In realtà desiderava fare il cartoonist o forse anche il pittore, fatto sta che nel 1959 si ritrova laureato in architettura. Lo Studio Nizzoli Associati è il suo primo luogo di lavoro. Nel 1970 abbandona la progettazione architettonica per dedicarsi al giornalismo specializzato in architettura e design. Dirige la rivista Casabella dal 1970 al 1976 e l´anno successivo fonda Modo che guida fino al 1979. E´ Giò Ponti, quello stesso anno, a consegnargli la direzione di Domus incarico che prosegue sino al 1985. A distanza di 25 anni, da marzo 2010 riprende la direzione della rivista. Negli anni settanta Mendini prende parte a gran parte delle esperienze di radical design che vedono la luce in questo periodo. Nel 1973 è tra i fondatori di Global Tools, un gruppo che fa parte del controdesign e si oppone con forza alla tradizione proponendo tematiche nuove come il corpo, la nuova edilizia, la comunicazione sociale e individuale. I membri del movimento si riuniscono nella redazione di Casabella. Nel 1979 gli viene assegnato il Compasso d´Oro per la sua attività di approfondimento teorico. In questi anni pubblica anche libri che raccolgono le sue idee: Paesaggio Casalingo (1978), Addio Architettura (1981) e Progetto Infelice (1983). Nel 1979 entra nello Studio Alchimia, fondato nel 1973 da Alessandro Guerriero, che punta alla creazione di oggetti con riferimenti alla cultura popolare e al kitsch, al di fuori della produzione industriale e della loro funzionalità. Una sfida nei confronti dei principi progettuali per inseguire il sogno alchimistico, per trasformare anche il materiale più povero in oggetti di valore. Con lui lavorano, tra gli altri, Ettore Sottsass e Michele De Lucchi. Nel 1981 vince con Alchimia un altro Compasso d´Oro per la realizzazione del Mobile Infinito. Nel 1989 apre, con il fratello Francesco, l´Atelier Mendini a Milano. Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture. Collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Cartier, Bisazza, Swatch, Hermès, Venini ed è consulente di varie industrie, anche nell´Estremo Oriente, per l´impostazione dei loro problemi di immagine e di design. E´ membro onorario della Bezabel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, è Chevaler des Arts et des Lettres in Francia, ha ricevuto l´onorificenza dell´Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano. E´ stato professore di design alla Hochschule fur Angewandte Kunst a Vienna ed è professore onorario all´Academic Council of Guangzhou Academy of Fine Arts in Cina. Ha organizzato diverse esposizioni e seminari in Italia e all´estero. I suoi lavori si trovano in vari musei, nella collezione permanente del Gilmar Paper Company, al Museo d´Arte Moderna di New York, negli archivi dell´Università di Parma e al centro Pompidou di Parigi. Con l´Atelier Mendini ha operato in diversi paesi progettando, tra l´altro, le fabbriche Alessi a Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni della metropolitana e il restauro della Villa Comunale a Napoli, il Byblos Art Hotel-villa Amistà a Verona, i nuovi uffici di Trend Group a Vicenza, il recupero di tre aree industriali con edifici destinati a spazi commerciali, uffici, residence e abitazioni a Milano Bovisa; una torre a Hiroshima in Giappone; il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera; il palazzo per gli uffici Madsack ad Hannover e un edificio commerciale a Lörrach in Germania, e altri edifici in Europa e negli Stati Uniti. Attualmente, in Corea, con l´Atelier Mendini sta coordinando il progetto Milan Design City, con vari edifici fra i quali la nuova Fiera di Incheon e la sede della Triennale di Milano. Inaugurazione: sabato 10 aprile 2010 ore 18,30 con la performance musicale Abito per Arpa. Mostra a cura di Alberto Fiz promossa dalla Provincia di Catanzaro - Assessorato alla Cultura con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria. La mostra rientra nel Piano Operativo Regionale Calabria Fondi Europei di Sviluppo Regionale 2007/2013. Info: Alessandro Mendini Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie Catanzaro, Marca (via Alessandro Turco 63), 11 aprile- 24 luglio 2010. Orario: da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30; chiuso lunedì Ingresso: 3 euro; tel. 0961.746797. Info@museomarca.com - www.Museomarca.com |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
NUORO, MAN: CAPOLAVORI DEL ´900 ITALIANO |
|
|
 |
|
|
Dall´avanguardia futurista al Ritorno all´ordine - 5 marzo - 6 giugno 2010. La mostra rinnova una felice collaborazione tra il Man di Nuoro e il Mart di Trento e Rovereto e propone, dal 5 marzo al 6 giugno, uno straordinario excursus dall´avanguardia futurista al ritorno all´ordine con oltre sessanta opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Arturo Martini, Giorgio Morandi, Medardo Rosso, Gino Severini, Alberto Savinio, Mario Sironi, provenienti dalle collezione del prestigioso museo italiano che come il Man in pochi anni si è trasformato in un punto di riferimento imprescindibile nel panorama della ricerca sull´arte moderna e contemporanea. "Capolavori del ´900 italiano. Dall´avanguardia Futurista al Ritorno all´ordine" vuole essere l´occasione di approfondire la conoscenza del lavoro di ricerca e di sperimentazione di alcuni dei principali Maestri italiani del primo ´900, a dimostrazione di quanto straordinario fu il contributo che essi seppero dare allo svecchiamento della cultura artistica italiana e soprattutto al suo posizionamento nell´ambito delle avanguardie internazionali. Progettata come un percorso di stanze monografiche, l´esposizione si concentra sui primi trenta anni del novecento, anni, com´è ben noto, di forte rinnovamento in campo artistico, economico e sociale. Aprono il percorso espositivo della mostra, tre straordinarie sculture in cera di Medardo Rosso, messe in stretto dialogo con alcuni preziosi dipinti divisionisti di Boccioni, Balla e Severini, che proprio al movimento scientifico del tardo ottocento, devono le loro prime esperienze pittoriche. Nelle sale dedicate a Carlo Carrà, Gino Severini e Giacomo Balla, si possono ammirare una serie di opere, vere e proprie icone della loro produzione, a partire dalla precoce sperimentazione futurista, fino al ritorno al classico, che caratterizza, ad eccezione di Balla, il loro lavoro negli anni Venti. Tra i maestri conclamati della pittura italiana di quegli anni c´è Mario Sironi, rappresentato in mostra da alcuni capolavori del 1925 ma anche da una serie di studi preparatori per opere monumentali degli anni Trenta. La figura di Giorgio de Chirico occupa un ruolo centrale a riprova di quanto fondamentale fu il suo contributo alla storia della pittura italiana di quei decenni. Grazie ad alcuni preziosi dipinti è possibile approfondire la conoscenza del suo lavoro, ispirato alla sapienza degli antichi Maestri e alla mitologia greca. Fa da corollario all´esperienza di de Chirico, quella più orientata in senso surreale del fratello Alberto Savinio, anch´egli autore di magnifiche tele a tema mitologico, opere di grande efficacia narrativa. L´opera di Giorgio Morandi chiude l´esposizione con alcune magistrali nature morte e due paesaggi, tutti dipinti che appartengono a quella pittura del silenzio, che negli anni della dittatura oppose la sua apparente semplicità narrativa al clamore della retorica fascista. In contemporanea alla mostra sui capolavori della pittura italiana provenienti dal Mart si terranno, in successione, nelle sale al piano terra e al primo piano del museo le personali di due delle presenze più autorevoli del panorama della ricerca italiana delle ultime generazioni: Emanuele Becheri (5 marzo - 11 aprile 2010) e Luca Rento (23 aprile- 6 giugno 2010). La prima, a cura di Saretto Cincinelli, presenterà opere recenti e inedite di Emanuele Becheri (Vaino, Prato,1973), artista da sempre coinvolto in una ricerca sulle origini del disegno. La seconda, a cura di Elena Volpato e Saretto Cincinelli, sarà incentrata su opere video e videoinstallazioni anch´esse recenti e in parte inedite di Luca Rento (Feltre, 1965). "Capolavori del ´900 italiano. Dall´avanguardia Futurista al Ritorno all´ordine". Nuoro, Man Museo d´Arte di Nuoro - Man (via Sebastiano Satta, 15 ) dal 5 marzo al 6 giugno 2010. Mostra promossa dal Man in collaborazione con il Mart di Rovereto. A cura di Gabriella Belli e Cristiana Collu. Orari: dal martedi´ alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16:30 alle 20:30. Lunedi´ chiuso. Biglietti: intero 3 euro, ridotto 2 euro, gratuito fino ai 18 e oltre i 60 anni, 5 marzo - 6 giugno 2010. Catalogo edito da Silvana Editoriale. Per prenotazioni: Museo Man tel. E fax +390784252110, oppure man.Nuoro@gmail.com. |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
 |
LUGANO: UGO NESPOLO HIGH AND LOW DAL 26 MARZO AL 30 APRILE 2010
|
|
|
 |
|
|
Presso la Galleria American Design and Art di Lugano, situata nel centro della città, alle spalle del Museo Cantonale d’Arte e nei pressi del Casinò, si inaugura giovedì 25 marzo 2010, a partire dalle ore 17, una mostra dedicata ad Ugo Nespolo dal titolo “High and Low”. La rassegna accoglie una serie di opere che ben rappresentano la molteplicità di interessi dell’artista piemontese: si va dai suoi tipici dipinti su legno, alle tempere, alle serigrafie, agli intriganti lavori plastici eseguiti in vetro. Il titolo della mostra è ben illustrato dallo stesso artista che scrive: “Che l’arte abbia bisogno di uscire allo scoperto, travalicare i limiti territoriali imposti dal dannoso purismo imperante (ora in via di estinzione) è un fatto assodato e conclamato. Le tradizionali distinzioni tra cultura high e cultura low sembrano davvero e non soltanto barriere di comodo di un pensiero romantico d’accatto che vede l’artista sacerdote di un rito destinato ai pochi. In altre epoche - che attraversano l’intera storia dell’arte - la presunta distinzione dell’arte “pura” da quella “applicata” era tanto esigua da far assurgere a livello di veri capolavori oggetti d’uso ed elementi decorativi. Persino il grande futurista Fortunato Depero con i compagni di viaggio Balla e Prampolini con l’invenzione delle “Case d’Arte” nobilitano ed uniscono opere d’arte applicata a pittura e scultura al punto di alimentare il bel sogno dell’arte che sposa la vita. L’idea di questa mostra è allora quella di proporre un’idea di arte espansa e senza complessi, una mostra in cui si propongono oggetti ed immagini realizzati con tecniche diverse e tutti facenti parte dell’ideale collezione d’oggetti che intendono popolare il mondo di leggerezza e di serenità raggiungibile.” Le opere di Nespolo ben si integrano nello spazio espositivo tra gli arredi art deco americani che costituiscono per il nord Italia e per la Svizzera una piacevole e inattesa scoperta. La mostra, alla cui inaugurazione sarà presente l’artista, potrà essere visitata fino al 30 aprile nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato (ore 10.30-12.30 / 15.30-18.30) e su appuntamento |
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|