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MERCOLEDI
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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 19 Marzo 2008 |
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ULCERE CICATRIZZATE CON LA MOLECOLA DI RITA LEVI MONTALCINI SPERIMENTATA CON SUCCESSO, È PRIVA DI EFFETTI COLLATERALI ED È IN GRADO DI CICATRIZZARE LE ULCERE OCULARI E CUTANEE. |
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Roma, 19 marzo 2007 - Le ulcere oculari e le ulcere cutanee rappresentano un problema di notevole impatto sociale, clinico ed economico per il servizio sanitario nazionale: si tratta di patologie molto diffuse, in gran parte prive di terapie adeguate e risolutive. Un importante passo in avanti arriva da uno studio dei ricercatori Luigi Aloe e Paola Tirassa dell’Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare (Inmm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Alessandro Lambiase del Campus Biomedico. La ricerca riguarda l’azione cicatrizzante della molecola nerve growth factor (Ngf) in diverse tipologie di ulcere umane, incluse quelle da pressione (decubito), da trauma (ustioni, abrasioni), metaboliche (diabete) e degenerative (artrite reumatoide). “L’applicazione topica di questa molecola è priva di effetti collaterali”, spiega Luigi Aloe dell’Inmm-cnr, “e si è rivelata molto efficace in tutte le ulcere trattate. Abbiamo riscontrato come l’applicazione topica di questa molecola per 5-6 settimane promuova la riparazione e la guarigione delle ulcere in assenza di effetti collaterali e di recidive. Purtroppo, la molecola Ngf non è ancora disponibile come farmaco e quando si presentano ulcere non risolvibili con le terapie convenzionali viene utilizzata la molecola estratta e purificata dalla ghiandola salivare di roditori”. Questi risultati sono frutto di una lunga e consolidata attività di ricerca di base, preclinica e clinica sulla molecola Ngf condotta prima su modelli animali e recentemente anche nell’uomo da Aloe e Lambiase. “Un auspicio importante”, sottolineano i ricercatori, “è la produzione su scala industriale di Ngf ricombinante umano, obiettivo che l’industria biotecnologica potrebbe nell’arco di breve tempo realizzare. La disponibilità di Ngf come farmaco permetterebbe di estendere i risultati fin qui ottenuti per la cura delle ulcere oculari cutanee che da anni hanno bisogno di una terapia risolutiva”. “I risultati di questo nostro studio”, conclude Aloe, “portano ulteriormente all’attenzione della comunità scientifica e medica il potenziale clinico della molecola, non solo per le ulcere cutanee, ma somministrato come collirio o spray nasale, anche per ridurre il decorso degenerativo di neuroni cerebrali in pazienti affetti dal morbo di Alzheimer”. La ricerca, finanziata dal Cnr, è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Pharmacological Research. . |
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INTRAMOENIA: PRIMO BILANCIO SULL´ATTUAZIONE DELLA NUOVA LEGGE |
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Roma, 19 marzo 2008 - “La visione sistemica introdotta con la Legge 120 e la costituzione dell’Osservatorio hanno dato un nuovo impulso alle politiche regionali in tema di governo dell’attività libero professionale intramoenia. Sta, inoltre, dimostrando che è possibile stabilire una relazione tra attività intramuraria ed attività istituzionale, con lo scopo di attuare un reale governo delle liste di attesa. ” È un primo bilancio delle legge 120 del 2007 quello che il Ministro Livia Turco ha tracciato in occasione della presentazione degli Atti sull´esercizio della professione medica intramuraria dell’indagine conoscitiva della Commissione Sanità del Senato, presieduta dal sen. Ignazio Marino. Come sottolineato dal Ministro, molte Aziende Sanitarie hanno provveduto a predisporre piani al fine di attuare gli interventi di ristrutturazione edilizia necessari o di reperire gli spazi alternativi, mentre la gran parte delle Regioni, a seguito di una puntuale verifica delle situazioni locali, ha predisposto atti di indirizzo ed avviato conseguenti azioni di monitoraggio, focalizzando l’attenzione: sull’istituzione di sistemi centralizzati di prenotazione (Cup); sull’incremento di procedure volte alla diretta riscossione degli onorari da parte delle Aziende; sul monitoraggio dei tempi di attesa delle prestazioni erogate (in ambito sia istituzionale sia di attività libero-professionale); sull’adozione di un idoneo tariffario la cui definizione è, in alcune realtà, ancora oggetto di trattativa con le organizzazioni sindacali. I dati illustrati dal direttore dell’Agenzia nazionale per Servizi sanitari regionali, Aldo Ancona, parlano di lavori in corso sulla base di quanto disposto dalla Legge varata nell’agosto del 2007 per 18 regioni (con il disinteresse, almeno apparente, della Calabria e della Sicilia che non hanno neanche presentato richieste di finanziamenti). Gli indirizzi della legge 120, che saranno a regime entro il 2008, permetteranno comunque al Servizio Sanitario Nazionale, come ha ricordato il Ministro Livia Turco, di “coniugare l´esigenza del cittadino, di avere sempre e comunque le prestazioni sanitarie di cui necessita, con la libertà per lo stesso cittadino di rivolgersi, ove lo ritenga, ad un professionista a sua scelta”. . |
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L’INFLUENZA NUOCE ALLA SALUTE. E AI CONTI DELLO STATO IL CERGAS BOCCONI STIMA CHE VACCINARE 500 MILIONI DI EUROPEI COSTEREBBE DA 1,4 A 5,9 MILIARDI DI EURO MENO DELLA PERDITA DI PRODUTTIVITÀ |
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Milano, 19 marzo 2008 - Un giorno di ospedalizzazione costa al Servizio sanitario nazionale tra i 400 e i 600 euro. Il costo di un vaccino antinfluenzale comprato privatamente in farmacia oscilla tra i 10 e i 20 euro, mentre il Ssn, per i vaccini che acquista e mette a disposizione degli aventi diritto, spende circa il 50% in meno. Questi pochi dati dovrebbero essere sufficienti per convincere l’opinione pubblica sull’importanza di vaccinarsi contro l’influenza che, cambiando nome e pericolosità, si presenta puntuale ogni anno con l’approssimarsi delle festività natalizie. Minori costi a carico della sanità pubblica e quindi delle nostre tasche di contribuenti, minore congestione e maggiore efficienza degli ospedali presi d’assalto per le conseguenze dirette e indirette che l’influenza può causare, soprattutto nelle categorie più esposte come bambini e anziani. “Si tratta di un fenomeno sul quale esistono pochi dati sistematici”, dice Paolo Tedeschi, docente del Centro di ricerche sulla gestione dell´assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell’Università Bocconi, “poiché estremamente variabile per numero e gravità delle persone colpite. Se si prendono in esame gli anni dal 1999 al 2007”, continua, “si può vedere come il punto minimo di casi di influenza registrati in Italia sia stato di 1,4 milioni nel 2006-2007, anno caratterizzato da un inverno poco rigido, mentre il picco più elevato sia stato toccato nel 2004-2005 con 5,5 milioni di casi”. Numeri così rilevanti hanno un impatto economico importante sui costi sanitari, sia in termini di costi diretti (farmaci, ricoveri, visite), sia in termini di costi indiretti (assenze dal lavoro e conseguente calo di produttività). “In Europa circa il 10% delle assenze dal lavoro sono determinate dall’influenza”, riprende Tedeschi, autore con Alberto Matteelli, dell’Università degli studi di Brescia, del volume Pandemia influenzale, “con un costo in termini di mancata produttività compreso tra gli 8,4 e i 12,9 miliardi di euro”. Poiché il costo medio del vaccino in Europa è stimato in 13,86 euro, calcolatrice alla mano si può facilmente notare che, se si vaccinassero tutti i circa 500 milioni di cittadini europei, si spenderebbero 7 miliardi di euro, cifra comunque inferiore alla perdita di produttività. Perdita che, non va trascurato, si concentra soprattutto in pochi mesi, con il rischio di mandare in tilt aziende, uffici e poli produttivi. Ma ci sono altri dati (fonte Influnet e Inps) egualmente significativi e relativi all’Italia: nel 2006, per esempio, oltre 4. 800. 000 lavoratori si sono assentati per uno o più giorni a causa dell’influenza, per un totale di circa 32. 275. 000 giornate di assenza totali. Tali assenze sono costate complessivamente, a carico di Ssn, famiglie, Inps e datori di lavoro, oltre 2. 860. 000. 000 euro. “Per fare un esempio che renda ancor più l’idea”, dice ancora Paolo Tedeschi, “il tasso di occupazione di posti letto implicato su Roma oscilla durante la stagione influenzale tra 525 e 770, il che significa occupare quasi interamente un grande ospedale”. La soluzione per ovviare sia alla saturazione del sistema sanitario, sia all’ingente costo sociale, risiede nella vaccinazione, in grado oggi di prevenire quasi completamente, o comunque di attenuarne gli effetti, il rischio di contrarre il virus dell’influenza. Attualmente in Italia si vaccina circa il 18% della popolazione, ma con punte del 67% per chi ha più di 65 anni. “Il dato dei vaccinati over 65”, prosegue Tedeschi, “è sostanzialmente in linea con quello degli altri paesi industrializzati, inferiore a Gran Bretagna e Francia, rispettivamente al 71 e al 68%, ma superiore a Usa (65%), Germania (48%) e Giappone (43%). L’italia è anzi uno dei paesi che ha fatto registrare il maggior balzo in avanti di vaccinati in questa fascia d’età, se si pensa che solo nel 1998 la percentuale era ferma al 41% (fonte Ocse). Gran parte di questa crescita è dovuta alla copertura pubblica garantita dal Ssn”. Vi sono poi tutta una serie di complicanze, che possono essere attribuibili ai danni causati dall’influenza su persone con problemi di salute, che sono difficili se non impossibili da calcolare ma che farebbero lievitare ulteriormente il conto da pagare all’influenza. “La spesa sanitaria complessiva per la prevenzione in Italia (in genere, non limitata all’influenza) è intorno al 5% della spesa sanitaria pubblica, una quota che dovrebbe essere sensibilmente aumentata”, spiega il docente del Cergas, “Ministero e Regioni nel caso dell’influenza potrebbero anche migliorare, nell’interesse di tutti, sia le campagne di comunicazione pubblica che l’opera di sensibilizzazione sui datori di lavoro, di modo che non siano solo le Asl locali a muoversi su questi temi a macchia di leopardo”. Pur senza creare allarmismi”, conclude Tedeschi, “bisogna considerare che adottare corrette strategie di prevenzione si rivelerebbe importante non solo per l’influenza stagionale ma anche nel caso si verificassero pandemie, come l’influenza aviaria, che potrebbero avere conseguenze ben più gravi, visto l’alto tasso di mortalità, superiore al 60% dei contagiati, e la possibilità di ricorrere solo a farmaci antivirali, non esistendo ancora un apposito vaccino. In questa evenienza però il tema non è inquadrabile solo in termini di costo-efficacia e di costo-benefici, in quanto si avrebbe a che fare con una minaccia globale in grado di provocare ingenti perdite di vite umane e seri danni economici, così come verificatosi durante le ultime pandemie influenzali (nel 1918 con la cosiddetta Spagnola, nel 1957 con l’Asiatica e nel 1968 con la Hong Kong). Proprio il fatto che siano passati 40 anni dall’ultimo evento, che il mondo sia sempre più interconnesso (es. Circa 1 miliardo di persone all’anno si sposta in aereo), che il virus si stia adattando a vivere a temperature ormai vicine a quella umana (con quindi il rischio di trasmissione da uomo ad uomo e non più solo da animale a uomo), fa sì che gli infettivologi ritengano il fenomeno probabile nei prossimi anni, ancorché ovviamente non auspicabile”. . |
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COME SOPRAVVIVERE A UNA PANDEMIA AVARIA: ISTRUIZIONE PER L´AZIENDA. LA RILEVANZA DEL BUSINESS CONTINUITY IN CASO DI EVENTI CAPACI DI DANNEGGIARE L´ECONOMIA |
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Milano, 19 marzo 2008 - Un’eventuale pandemia di influenza aviaria innescata dal virus H5n1 è ritenuta dal mondo scientifico e dagli organismi sanitari internazionali una minaccia non solo di sanità pubblica ma anche socio-economica, a fronte della quale la miglior difesa consiste nella preparedness, intesa come informazione, prevenzione e capacità d’intervento. Malgrado autorevoli fonti (Oms, Center for disease control di Atlanta, European centre for disease prevention and control) ritengano si tratti di un evento probabile, anche se non ancora certo, le conseguenze economiche sarebbero ingenti e simili a quelle verificatesi in occasione delle altre pandemie del ventesimo secolo, come l’influenza spagnola del 1918: assenteismo dal lavoro, quarantena di individui e comunità, limitazioni negli spostamenti, indisponibilità di beni e servizi essenziali, disordini sociali, potenziali riduzioni dei pil annuali da -2 a -6% (Fonte Banca mondiale), potenziale mortalità elevata. Dal punto di vista dell’impresa, la rilevanza del rischio dipende dal settore di appartenenza, dal grado di internazionalizzazione (soprattutto nei paesi a maggior rischio), dalle dimensioni aziendali (e quindi dal numero di dipendenti), dalle competenze distintive (e quindi dalla difficoltà di sostituirle), dalla capacità di prevenzione e reazione delle istituzioni sanitarie, nonché dalla sensibilità per la prevenzione, sicurezza e igiene sul lavoro. A livello di sistemi-paese, le strategie difensive risultano eterogenee tra chi punta sul farmaco blockbuster (es. Francia) e chi invece, come l’Italia, sullo sviluppo di vaccini (disponibili però dopo 4-6 mesi dall’isolamento del virus). In uno scenario simile il sistema economico italiano appare potenzialmente esposto in ragione della frammentazione dei settori economici, del grado di interdipendenza con l’estero, dell’incidenza di Pmi che non possono certo permettersi risposte strutturate. Le imprese italiane devono dunque valutare se assumersi o meno un ruolo complementare al Servizio sanitario nazionale nella protezione dei propri interessi, così come già avviene nel Nord America e Nord Europa, sia in qualità di datori di lavoro (es. Prevenzione e sicurezza), sia dal punto di vista competitivo (continuità della filiera produttiva), sia in termini di responsabilità sociale d’impresa. Le conseguenze di una pandemia non sono infatti sottovalutabili, da cui la rilevanza del business continuity management (Bcm), inteso come capacità di esercitare l’attività aziendale a fronte di eventi catastrofici (naturali, terroristici, sanitari), disponendo ‘per assurdo’ anche di un fattore competitivo discriminante. Concepire e affrontare il rischio di un evento pandemico richiede un processo multidisciplinare, non è riducibile a obblighi di legge, seppur necessari, o alla responsabilizzazione di particolari figure (medico del lavoro o responsabile per la sicurezza). Occorrono invece visione strategica, conoscenza dei sistemi aziendali, capacità di tradurre decisioni in piani operativi. Le imprese non sensibili al tema potrebbero trovarsi a dover sostenere rischi finanziari, contenziosi legali, indisponibilità della forza lavoro, perdita di vantaggi competitivi. Il Bcm consente ai decisori aziendali di valutare e prevenire gli impatti. Così come a livello nazionale e presso alcune regioni (es. Lombardia) esiste un Piano pandemico, diverse imprese italiane stanno formulando un proprio Piano pandemico aziendale a difesa del valore delle azioni, per le società quotate, oppure del marchio o della fiducia dei consumatori. Gestire la continuità aziendale significa disporre di strumenti operativi (es. Lavoro in remoto), sistemi di comunicazione e formazione per il personale, linee guida di comportamento per i dipendenti. La scelta di ricorrere ad eventuali scorte aziendali di farmaci antivirali, così come sta già avvenendo presso alcune grandi realtà italiane, deve poi rispettare la normativa sul farmaco, che prevede la prescrizione di un medico (anche il medico competente aziendale) e l’acquisto in farmacia. . |
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SANITA’. IL VENETO PARTECIPA CON 127 MILA EURO A UN PROGRAMMA EUROPEO SU HIV E SIFILIDE. A VERONA IL COORDINAMENTO |
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Venezia, 19 marzo 2008 - La Regione del Veneto parteciperà, con il ruolo di coordinatore, a un programma biennale europeo su hiv e sifilide che servirà per ottenere informazioni affidabili e validate sulla prevalenza di entrambe le patologie, sui comportamenti sessuali a rischio, sui fattori culturali. Il progetto prevede uno stanziamento, che è stato approvato questa mattina in Giunta regionale su indicazione dell’assessorato alle Politiche sanitarie, di 127 mila euro. La gestione operativa del programma è stata affidata all’Azienda Ulss 20 di Verona. Gli obiettivi specifici dell’iniziativa europea sono raccogliere dati aggiornati per fare una stima completa sulla prevalenza di hiv e di sifilide, valutare i modelli comportamentali sessuali a rischio per studiare la relazione esistente tra fattore socio ecologico e sierologia, comprendere i risultati ottenuti sull’analisi incrociata tra i comportamenti sessuali e i risultati sierologici, diffondere metodi epidemiologici basati su campioni di saliva per la sorveglianza clinica, ipotizzare raccomandazioni per le politiche e per le strategie di prevenzione dei singoli Paesi europei. . |
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IGNAZIO MARINO SARÀ ALLA GUIDA DI UN POOL INTERNAZIONALE PER LA VALUTAZIONE DELLA SANITÀ DELLA LIGURIA: "PARTE UN LABORATORIO CHE POTRÀ VALERE PER TUTTA L´ITALIA" |
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Genova, 19 marzo 2008 - E´ stato presentato il 17 marzo a Genova il progetto per l´attivazione di un sistema di valutazione del sistema sanitario regionale ligure. A presiedere un pool di esperti internazionali è stato chiamato Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale e presidente della Commissione sanità del Senato. Il presidente della Regione, Claudio Burlando, ha chiesto la collaborazione di Ignazio Marino considerandolo la persona più adatta a ricoprire questo ruolo anche per la sua lunga esperienza professionale svolta in diverse strutture universitarie in Inghilterra e negli Stati Uniti. "La valutazione dei risultati - ha detto Marino nel corso di un incontro con gli operatori della sanità liguri - deve entrare a fare parte di ogni settore dell´attività professionale, ancora di più nella sanità dove dalla qualità delle prestazioni dipende le vita e la salute delle persone. La valutazione, sia in ambito gestionale che clinico, deve essere un volano positivo che innesca un rapporto di gara virtuosa tra le strutture che saranno motivate a dare il meglio, a maggiore tutela dei pazienti. Nel nostro paese, purtroppo, è invece ancora molto diffusa l´idea che la valutazione equivalga a controlli in senso punitivo. Io sono convinto che non sia così e solo attraverso La raccolta dei dati e l´analisi dei risultati si possono individuare i punti deboli della catena dell´assistenza e proporre i correttivi". La valutazione dei risultati della sanità è uno strumento utile per stimare la performance delle aziende sanitarie, misurandone la sostenibilità finanziaria, il gradimento dei pazienti e le condizioni di lavoro dei dipendenti. "Nella mia visione - commenta Ignazio Marino - se un paziente viene inutilmente e costosamente ricoverato cinque giorni prima di un intervento chirurgico o trattenuto per dieci giorni solo per medicare una ferita, il reparto sarà valutato negativamente ed eventualmente sanzionato. Se invece una struttura dimostra, numeri alla mano, efficienza e appropriatezza dovrà essere ricompensata con le tecnologie più innovative, con più personale e, perché no, anche con incentivi economici per gli operatori. Ma non saranno scelte improvvisate o dettate da motivazioni di tipo clientelare". L´idea alla base del progetto della Liguria va nella direzione di un ammodernamento complessivo del sistema sanitario italiano. "Giudico in maniera molto positiva - continua Marino - l´iniziativa del presidente Burlando e dell´assessore Montaldo di avviare un processo di valutazione ed affidarlo ad un gruppo di esperti non legati al territorio. Mi auguro che la Liguria faccia da apripista e rappresenti un laboratorio cui anche le altre regioni italiane si possano ispirare per avviare ovunque processi di valutazione della sanità". "Infine - ha concluso Marino nel corso dell´incontro - sostengo che sarebbe molto utile nel nostro paese poter creare un´Authority imparziale che assicuri controlli omogenei e super partes per tutti: strutture pubbliche e private. Un´autorità indipendente che verifichi i requisiti per l´accreditamento, accerti la qualità dei servizi, l´ appropriatezza delle prestazioni, ed i risultati in termini di sopravvivenza dei pazienti, complicanze o ricoveri inutili. Un aspetto non secondario quest´ultimo se consideriamo che secondo le rilevazioni dell´Osservatorio del Nord Ovest, gli sprechi in sanità superano ogni anno i 15 miliardi di euro, quasi il volume di una finanziaria. I pazienti ne ricaveranno vantaggi e garanzie". . |
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SALUTE, UN BOARD DI ESPERTI INTERNAZIONALI PER COSTRUIRE UN NUOVO MODELLO DI VALUTAZIONE SANITARIA DEI SERVIZI E DELLE NOMINE |
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Genova, 19 marzo 2008 - Un board scientifico costituito da esperti di livello internazionale, Richard Gwyn Bevan professore della London School of Economics, Gregorio Gomez Soriano, direttore dell´agenzia sanitaria di Valencia in Spagna, Adalsteinm Brown, viceministro della sanità in Ontario (Canda) e Thomas Nasca, presidente del Collegio dei Medici di Chicago e coordinato dal Prof. Ignazio Marino, chirurgo e presidente della commissione Salute del Senato affiancherà la scuola Superiore di S. Anna di Pisa nell´individuazione di un sistema di valutazione del servizio sanitario ligure. Lo ha comunicato il 17 marzo il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando insieme all´assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo nel corso del convegno organizzato dalla Regione Liguria nel Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale su "La salute in Liguria: valutazione sulla qualità del sistema" a cui hanno partecipato il prof. Ignazio Marino e la professoressa Sabina Nuti, della Scuola superiore di S. Anna per presentare a tutti gli operatori del settore un nuovo sistema di valutazione del servizio sanitario, rispondente a criteri di trasparenza e di misurabilità delle prestazioni, sulla scia di quello adottato dalla Regione Toscana. "Il nostro obiettivo - ha ribadito il presidente Burlando - è quello di consegnare la sanità ai cittadini, rendendo evidenti e pubblici i risultati raggiunti dalle strutture, per questo abbiamo chiesto al prof. Marino di aiutarci a costruire un sistema di valutazione dell´efficienza della sanità in Liguria, coinvolgendo i servizi, e i direttori generali, partendo dalle modifiche che abbiamo messo in atto in questi anni per rendere più trasparenti le nomine". "Ho chiesto al prof. Marino quattro cose - ha continuato il presidente Burlando - un sistema di valutazione dell´efficienza del sistema sanitario, la costruzione di un modello unitario di customer satisfaction, dopo che il paziente è tornato a casa, la costruzione di un rapporto positivo e condiviso con gli operatori per avere un percorso interno di raccolta delle opinioni e l´acquisizione di dati per concentrare le risorse sulla qualità dei servizi". "Si tratta di un lavoro che inizia oggi per nulla semplice - ha continuato Burlando - e che vogliamo rendere operante per il 2010, al termine del nostro mandato". Secondo il presidente della Regione è "fondamentale aprirsi anche alle altre esperienze, a cominciare da quelle che funzionano". Il riferimento è alla realtà Toscana e al sistema di valutazione dei suoi servizi sanitari costruito, dopo cinque anni di lavoro, dalla scuola Superiore di S. Anna, rappresentata questa mattina dalla professoressa Sabina Nuti che ha illustrato il sistema. "Centotrenta gli indicatori di valutazione analizzati - ha spiegato Nuti - a cui abbiamo dato una misurazione oggettiva per consentire alle aziende di confrontarsi tra loro; a cominciare dalla qualità clinico-sanitaria, per seguire poi con il punto di vista dei cittadini, il punto di vista dei dipendenti, la capacità di sostenibilità economica del sistema, la capacità di perseguire le strategie regionali e lo stato di salute della popolazione". Quando il lavoro di analisi ha preso il via in Toscana cinque anni fa vi erano situazioni molto differenziate tra le singole aziende sanitarie, come le giornate di degenza pre-operatoria che andavano da 1 a 3 giorni, incidendo sul budget sanitario toscano per oltre 50 milioni di euro l´anno. L´assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, nel suo intervento di apertura rivolto agli operatori del settore presenti ha poi ricordato "le azioni di risanamento economico compiute dalla Regione nei due anni e mezzo di lavoro e di programmazione di medio-lungo termine che ha portato a ridisegnare il volto della sanità ligure, programmando la realizzazione di cinque nuovi ospedali, 23 nuove case della Salute e ad avvicinarci ai parametri nazionali per quanto riguarda i posti letto per acuti e per la riabilitazione". Montaldo ha posto l´accento anche sulla "correttezza delle scelte compiute in materia di nomine di direttori generali delle aziende e sul valore della legge 41 approvata nel dicembre 2006 dal consiglio regionale e dedicata al riordino del sistema sanitario e alla selezione dei professionisti che prevede l´introduzione di elementi di ulteriore trasparenza con il sorteggio dei due terzi dei componenti della commissione di concorso e il maggior peso dato ai clinici che forniscono al direttore generale una terna per la scelta dei primari". "Un sistema che può essere ulteriormente migliorato - ha confermato Montaldo - a partire da una regione come la Liguria che si vuole porre come laboratorio nazionale della valutazione dell´efficienza in sanità". I professionisti facenti parte del board hanno dato la loro disponibilità gratuita al presidente Burlando e all´assessore Montaldo e si affiancheranno agli esperti della scuola di S. Anna di Pisa e agli addetti dell´agenzia sanitaria regionale. . |
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SALUTE, IN LIGURIA CONVEGNO VALUTAZIONE SULLA QUALITÀ DEL SISTEMA, GLI OPERATORI SI CONFRONTANO |
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Genova, 19 marzo 2008 -. Apprezzamenti al convegno organizzato dal presidente della Regione Liguria e dall´assessore regionale alla Salute sulla valutazione della qualità del sistema sono venuti anche dagli operatori presenti nella Sala del Minor Consiglio a Palazzo Ducale, tra gli altri i direttori delle aziende sanitarie e ospedaliere della regione, i responsabili delle organizzazioni sindacali dei medici, dei dirigenti e del comparto e i rappresentanti dell´Università. Al termine dell´esposizione dei relatori sono intervenuti: Riccardo Rosso, direttore scientifico in prorogatio dell´Istituto tumori di Genova:" Esprimo grande apprezzamento per il prof. Marino e concordo con ciò che dice riguardo all´importanza di estendere i criteri di selezione dai livelli apicale ai primi incarichi". Alberto Ferrando, presidente Ordine regionale ligure dei Medici:" Mi unisco ai complimenti per ciò che sta facendo la Regione Liguria. Tutte le istanze poste all´assessore e al presidente sono state recepite. Come Ordine dei Medici dobbiamo rivalutare la deontologia professionale e la comunicazione tra cittadini e medici e valorizzare il capitale professionale e umano che c´è in Liguria nella disponibilità della Federazione". Rino Tortorelli, vicesegretario Tribunale del Malato:" Mi ha fatto piacere sentire parlare di centralità del cittadino, ritengo utile fare sistema nell´individuare un metodo di valutazione e condividerlo. Siamo ancora scarsamente informati sotto il profilo della qualità percepita del servizio che deve essere l´obiettivo principale a cui tendere. La nostra proposta presentata alla Regione di costruire un gruppo di lavoro per organizzare gli uffici di relazione con il pubblico e trovare risposte per migliorare la qualità del servizio può costituire uno degli elementi di questo sistema di valutazione. Costantino Troise, vicesegretario nazionale sindacato Medici:" E´ sicuramente utile introdurre un sistema di valutazione in Liguria. Mi sembra però che ne esistano già altri, non vorrei che questa fosse un´altra proposta che poi viene abbandonata come è stato per Amos, la società piemontese che doveva accorciare i tempi di attesa di cui non si è più parlato. Naturalmente un´iniziativa come questa è importante, ma serve valorizzare anche le professionalità locali". . |
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ASL N.5, LA TELEMEDICINA LUCANA AL FORUM DELLA SANITA´ |
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Cernobbio (Co), 19 marzo 2008 - In occasione del Forum Nazionale Sanità Futura, il Direttore Generale dell’Asl n. 5 Dr. Pietro Quinto porterà il saluto della Fiaso ( Federazione Italiana Aziende Sanitarie ed Ospedaliere ) ai partecipanti, ai relatori, al Ministro della Salute Livia Turco ed al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, su incarico del Presidente nazionale Francesco Ripa di Meana. Nel pomeriggio Quinto relazionerà sulla Telemedicina in Basilicata. Nell’asl n. 5 è infatti in fase di sperimentazione il Fascicolo Sanitario Elettronico. La Basilicata è la prima regione italiana ad organizzare tale sistema che permette di elaborare e consultare tutti i dati clinici del paziente, grazie alla costruzione di una cartella clinica virtuale. In qualsiasi momento, anche in ambulanza, un medico potrà consultare la cartella clinica. In Basilicata inizia un periodo di prova finanziato sia dal Cipe che dalla stessa Regione. Il sistema si avvale della partnership dell’Itb ( Istituto di Tecnologie Biomediche) del Cnr. Il fascicolo sanitario elettronico ha quindi come obiettivo quello di rendere disponibile ai soggetti autorizzati le informazioni cliniche di ogni singolo cittadino. Nel rispetto della tutela della privacy il paziente può però anche negare il consenso alla condivisione delle informazioni che lo riguardano. Nel campo delle telemedicina nell’Asl n. 5 sono state già avviate diverse iniziative: la telecardiologia nelle aree interne in collegamento con l’Unità di Terapia Intensiva Coronarica dell’Ospedale di Policoro, il teleconsulto con la neurochirurgia dell’Ospedale San Carlo di Potenza, la messa in rete delle immagine diagnostiche dei servizi di radiologia. La sanità del futuro tende dunque ad utilizzare sempre di più la tecnologia e di porla al servizio dei pazienti. . |
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PRESENTATO “L’OFFICINA DELLE ABILITA’”, CENTRO SOCIO-EDUCATIVO PER I BAMBINI CON DISABILITÀ |
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Milano, 19 marzo 2008 - L’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna ha presentato il 17 marzo alla stampa il Centro socio-educativo per bambini con disabilità e le loro famiglie “L’officina delle abilità”. Il Centro è stato progettato e realizzato dall’Associazione L’abilità Onlus e sostenuto dall’Assessorato alla Salute e dalla Fondazione De Agostini. “L´amministrazione Comunale – già impegnata ad attivare i servizi resi alla fasce di popolazione con problemi sociali – prosegue nel cammino della sperimentazione di nuovi servizi e iniziative, in particolare in quei settori di intervento dove, ad una forte e definita domanda, non corrisponde ancora un’altrettanto adeguata risposta”, ha spiegato l’assessore Landi di Chiavenna. “Il progetto che presentiamo oggi, se da una parte mira a favorire l´inclusione sociale dei bambini con disabilità e delle loro famiglie, dall´altra realizza una modalità di collaborazione pubblico/privato sociale/privato imprenditoriale che rappresenta la vera novità per lo sviluppo futuro dei servizi alle persone. Il coinvolgimento sul piano scientifico di importanti aziende ospedaliere milanesi, come il Niguarda e il Sacco, garantisce il necessario supporto tecnico professionale per la migliore riuscita del progetto. L´auspicio è che simili iniziative possano trovare una sempre maggiore diffusione per lo sviluppo sociale, culturale e civile della nostra città. L’assessorato alla Salute - ha concluso Landi di Chiavenna - è impegnato a svolgere un ruolo di promozione e, come in questo caso, di concreto sostegno”. “L’officina delle abilità” è nato con l’obiettivo di offrire un centro specializzato in cui le abilità del bambino, opportunamente stimolate, possano evolvere verso un migliore inserimento sociale nella vita adulta. Come funziona “L’officina delle abilità” Partendo da una valutazione concreta e obiettiva delle potenzialità del bambino – basata sul modello Icf-cy dell’Organizzazione Mondiale della Sanità[1] – l’equipe redige un Progetto Educativo Individualizzato per migliorare la qualità della vita di ciascun partecipante e il suo inserimento sociale. Il progetto è condiviso e sviluppato in rete con i servizi socio-sanitari, gli educatori scolastici e la famiglia, che rappresentano l’ambiente con cui e in cui il bambino si relazione e interagisce. Nell’elaborazione e nell’attuazione de “L’officina delle abilità”, l’equipe di lavoro si avvale della collaborazione di due importanti poli territoriali specializzati: la Struttura complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda e l’Unità di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco. A chi è rivolto il progetto Il progetto biennale è rivolto ad una ventina di bambini con disabilità di età tra i 2 e i 10 anni e prevede la creazione di un centro socio-educativo sperimentale, aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 11. 00 alle 19. 00. I bambini vengono selezionati dalle Neuropsichiatrie delle due Aziende Ospedaliere partner del progetto e dalle assistenti sociali dei Nuclei Distrettuali Disabili del Comune di Milano. Entrano nel progetto pazienti con potenzialità di recupero nelle autonomie della vita quotidiana. Il Centro – che ha iniziato ad ospitare i bambini dallo scorso 3 marzo – promuove, con interventi mirati, le abilità necessarie ai pazienti affinché possano acquisire autonomie di base, come imparare a chiedere informazioni, sapere fare piccoli acquisti, come comportarsi sui mezzi pubblici, pensare alla propria igiene personale e mangiare in autonomia. Semplici gesti su cui però si costruiscono le sicurezze e le autonomie dell’età adulta, tappe inarrivabili per molte persone con disabilità, assistite anche nelle attività più semplici. Dopo i due anni di sperimentazione, si prevede per un gruppo di bambini il rientro nella normale frequenza scolastica, mentre per un altro gruppo la possibilità di permanenza nel Centro per il raggiungimento di ulteriori obiettivi. “L’officina delle abilità” metterà a disposizione dei bambini personale altamente qualificato che li aiuti a sviluppare percorsi educativi e di autonomia di base, promuovendo l’inclusione sociale e scolastica. Si tratta di obiettivi semplici e concreti, perché di concretezza hanno bisogno i piccoli con disabilità e i loro genitori. Per chi fosse interessato: “L’officina delle abilità” - Centro socio-educativo per i bambini con disabilità e le loro famiglie c/o Istituto S. Gaetano – Opera Don Guanella Via Mac Mahon, 92 Milano Tel. 02 39430041/42 . |
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DOPO LE STRUTTURE DI MONTEPULCIANO, DEL MUGELLO, DI PISTOIA E DI POGGIBONSI ANCHE L’OSPEDALE DI PONTE A NICCHERI È ‘AMICO DEI BAMBINI’ |
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Firenze, 19 marzo 2008 - Con l’Ospedale fiorentino di S. Maria Annunziata a Ponte a Niccheri salgono a cinque gli ospedali toscani che hanno ricevuto il riconoscimento dell’Oms-unicef di ‘Ospedale amico dei bambini’. L’ambito riconoscimento, 16esimo in Italia e il quinto in Toscana, ha un particolare significato perché viene attribuito a un ospedale con un alto numero di nati all´anno (circa 1900), superiore a quello che raggiungono le altre strutture premiate in precedenza, ossia gli ospedali di Montepulciano, del Mugello, di Pistoia e di Poggibonsi. Le dimensioni dell´Ospedale e la numerosità degli operatori, circa un centinaio tra medici e altro personale sanitario coinvolto nell´assistenza a madri e neonati, hanno comportato un particolare impegno e sforzo organizzativo da parte di tutti per poter raggiungere l’omogeneità assistenziale richiesta. L’organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’iniziativa degli Ospedali amici dei bambini nel 1992, per assicurare che tutti gli ospedali accolgano nel miglior modo i bambini e sostengano l’allattamento al seno. Per raggiungere questo traguardo le strutture sanitarie devono dimostrare di applicare correttamente i “10 passi” Oms Unicef, tra i quali figurano l’impegno a non accettare campioni gratuiti o a buon mercati di latte artificiale, a non usare biberon o tettarelle, a promuovere la formazione del personale e a organizzare il “rooming in”. In questi anni 20. 000 ospedali in 140 paesi hanno ottenuto questo riconoscimento. . |
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UNA SCUOLA DI FORMAZIONE DEL COMUNE DI MILANO PER FAVORIRE L’INSERIMENTO LAVORATIVO DEI DISABILI |
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Milano, 19 marzo 2008 - Una scuola di formazione per favorire l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro: è il Centro di Formazione e di orientamento S. Giusto. “La struttura – ha detto oggi l’assessore alle Politiche del Lavoro e dell’Occupazione Andrea Mascaretti presentando le attività della struttura - si rivolge a disabili maggiorenni ed è organizzata in laboratori formativi che riproducono alcuni aspetti del mondo del lavoro. Negli ultimi anni, dei 50 ragazzi che hanno frequentato il centro, il 10% è stato inserito con una percentuale di mantenimento del posto di lavoro pari al 90%. ” “Il San Giusto – ha aggiunto Mascaretti - è una struttura fondamentale a sostegno di quelle famiglie che hanno un figlio disabile e grazie alla quale il giovane può conquistare una sua autonomia in campo lavorativo. Il centro consente inoltre ai disabili che hanno già lavorato in passato, non solo di mantenere le competenze e l’autonomia acquisite nei periodi di transizione da un lavoro all’altro, ma anche di adeguarle alle richieste del mercato del lavoro. ” L’attività formativa è strutturata in laboratori professionali che spaziano dall’ artigianato tessile, alle arti grafiche e cartotecnica, dalla biblioteca multimediale alla cucina, dal giardinaggio al magazzino e all’informatica. Un percorso che varia da uno a quattro anni e che permette di acquisire le competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro. Al termine del corso sono previsti tirocini in azienda per verificare le abilità acquisite dagli allievi. L’andamento positivo del tirocinio può successivamente dar luogo ad un inserimento lavorativo vero e proprio. Una volta inserito, il disabile verrà monitorato e sostenuto da un tutor che controllerà a distanza la sua situazione in azienda ed interverrà, in caso di necessità, con azioni di formazione e di sostegno. Le opportunità di inserimento nelle aziende riguardano soprattutto i settori della grande distribuzione, della ristorazione, dei servizi amministrativi, della manutenzione del verde e della produzione artigianale. Il tutto avviene nell’ambito della legge 68 del marzo 1999 relativa al collocamento mediato e mirato dei disabili. L’obiettivo è infatti di collocare il disabile nella mansione lavorativa più consona alle sue capacità. Un modo efficace per valorizzare al meglio le capacità acquisite dalla persona e conciliarle al tempo stesso con le esigenze delle aziende. “Sono molte le aziende in contatto con il S. Giusto che ospitano i nostri allievi e che consentono loro di intraprendere un percorso lavorativo - ha spiegato Mascaretti -. E se Milano riuscirà ad aggiudicarsi l’Expo 2015, chiederemo alle grandi aziende che più beneficeranno delle nuove attività di dare un’opportunità a questi giovani meno fortunati ma che celano grandi capacità che aspettano di essere scoperte. ” I prossimi 7 e 8 maggio il Centro San Giusto organizzerà un Open Day, la giornata dedicata ai ragazzi e alle famiglie che vogliono conoscere l’offerta formativa del Centro e visitare la struttura. Scheda Tecnica L’esperienza di San Giusto – Comune di Milano Il Centro S. Giusto è sede di corsi di formazione e orientamento al lavoro rivolta a giovani maggiori di 18 anni in condizioni di svantaggio e disabilità. Le lezioni si svolgono dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 13,30 per la durata dell’anno scolastico. La tassa di iscrizione è pari a € 65 all’anno salvo esenzione. L’esperienza innovativa del Centro rappresenta un modello in cui i tre momenti • della formazione, • inserimento lavorativo e conseguente • monitoraggio sono ricondotti ad un unico processo. I disabili che hanno effettuato un percorso formativo hanno così la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro. Finalità del Centro • promuovere progetti formativi individuali per consolidare le abilità personali degli allievi disabili ed acquisire competenze lavorative concordate con l’utente, la famiglia ed i servizi territoriali di riferimento; • realizzare percorsi formativi e tirocini individuali per conciliare al meglio le capacità del disabile con il mondo del lavoro; • rendere il luogo di lavoro sensibile ai problemi della disabilità al fine di creare un ambiente accogliente e disponibile; • inserire la persona giusta al posto giusto; Metodologia Il centro è strutturato come scuola-azienda e organizzato in laboratori che riproducono la realtà lavorativa. Il lavoro è organizzato in reparti, postazioni, mansioni produttive, amministrative e di servizio. Il percorso prevede nella sua fase avanzata, tirocini in azienda per verificare le competenze acquisite. Il corso è organizzato in moduli della durata di 4 mesi: • M1 Osservazione e valutazione dei bisogni formativi; • M2 Formazione di competenze personali e sociali, • M3 Formazione competenze lavorative trasversali, • M4 Sviluppo delle competenze specifiche di una mansione • M5 Costruzione del profilo lavorativo e avvicinamento al lavoro. I Laboratori • Cartotecnica, • Cucina, • Giardinaggio , • Taglio e cucito, • Informatica, • Trattamento testi, • Magazzino-negozio, • Segreterie. Ogni laboratorio riproduce la realtà lavorativa e offre la possibilità di sviluppare diverse competenze lavorative. Il percorso consente inoltre di sviluppare le capacità relazionali necessarie per interagire al meglio all’interno del posto di lavoro. Ogni allievo viene seguito da un istruttore tecnico pratico e da un educatore che realizza un progetto individualizzato in base alle sue aspettative, le sue capacità, i rapporti con la famiglia e con i servizi. Gli obiettivi vengono definiti dall’educatore di riferimento e concordati con la famiglia. Verifiche puntuali permettono di aggiornare la situazione dell’utente in tempo reale. Il tirocinio La fase avanzata del percorso formativo prevede i tirocini in azienda che rappresentano il primo contatto con il mondo del lavoro e la verifica delle abilità acquisite. Il tirocinio è presidiato da un team di educatori ed istruttori che curano: 1. La ricerca delle aziende e dei relativi referenti; 2. L’analisi delle mansioni, l’individuazione delle postazioni disponibili e l’abbinamento all’utente (postazione adeguata all’esigenza dell’allievo); 3. L’attivazione delle convenzioni; 4. L’accompagnamento all’inserimento; 5. Il monitoraggio continuo del tirocinio e la verifica finale. L’ esito favorevole del tirocinio implica: Una valutazione dell’ambiente di lavoro: L’esperienza infatti suggerisce che non tutti gli ambienti lavorativi presentano caratteristiche di idoneità. Ogni allievo verrà quindi inserito nel contesto più adatto al suo profilo . La presentazione del tirocinante: dopo aver proposto e concordato con gli allievi e le famiglie l’esperienza da effettuare si procede alla presentazione in azienda L’inserimento lavorativo L’andamento positivo del tirocinio può dar luogo ad un inserimento lavorativo vero e proprio che non segna però la conclusione del percorso. Il centro infatti continuerà a monitorare la situazione lavorativa dell’allievo e contribuirà al suo mantenimento con opportune azioni di formazione e di sostegno al lavoratore disabile. Offerta Formativa Supplementare Oltre ai corsi di formazione di base, il Centro S. Giusto in collaborazione con il servizio Mediazione Lavoro del Comune ha attivato corsi di alfabetizzazione informatica per disabili maggiori di 18 anni disoccupati finalizzati al reinserimento lavorativo. Inoltre il S. Giusto fornisce analisi e valutazione delle competenze informatiche e pratiche per fornire un profilo lavorativo dell’utente. L’offerta formativa supplementare prevede: 1. Corso per esecutore dei servizi amministrativi Corsi di alfabetizzazione informatica per adulti disoccupati provenienti da vari settori del lavoro anche diversi da quello amministrativo finalizzati al reinserimento con il profilo lavorativo di esecutore dei servizi amministrativi. Il corso è realizzato in collaborazione con le Agenzie di Mediazione per il collocamento mediato e mirato (legge 68/99) al fine di fornire una formazione specifica per le persone appartenenti alle categorie protette. Il corso è rivolto a persone disabili che hanno conseguito almeno la licenza media inferiore e si propone di formare personale in grado di operare all’interno di una struttura aziendale, con mansioni prevalentemente amministrative anche attraverso l’utilizzo di strumenti informatici. Il corso è di 75 ore pomeridiane tre volte alla settimana. Gratuito. 2. Corso di Inglese parlato a livello semplice Corso rivolto a persone maggiori di 18 anni in possesso di certificazione di invalidità per approfondire il patrimonio di conoscenze utili all’inserimento sociale e lavorativo delle persone con residue capacità lavorative. Vengono programmate esercitazioni individuali della lingua scritta e parlata. L’offerta formativa costituisce un’attività opzionale per gli allievi del centro. Durata del corso: 50 ore pomeridiane, 2 volte alla settimana. € 65 all’anno salvo esenzione 3. Corso di Informatica pagine Web Corso rivolto a persone maggiori di 18 anni in possesso di certificazione di invalidità, con residue capacità lavorative e buone conoscenze di informatica di base. Il corso ha come obiettivo l’acquisizione dei principi e delle tecniche di base necessarie per realizzare siti web. I programmi sono individualizzati. Ogni partecipante dispone di una postazione informatica collegata in rete. L’offerta formativa costituisce un’attività opzionale per gli allievi del centro. Durata del corso: 50 ore due volte alla settimana. € 65 all’anno salvo l’esenzione . |
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MILANO, SALUTE MENTALE. LANDI: “LINEA VERDE DEL COMUNE IN FUNZIONE ANCHE NEL FINE SETTIMANA E FESTIVI” |
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Milano, 19 marzo 2008 - Nella seduta del 17 marzo la Giunta ha deliberato l’avvio, in forma sperimentale dal prossimo mese di aprile, del servizio Linea Verde Koinè anche nei fine settimana e nei giorni festivi, dalle ore 9. 00 alle ore 19. 00. Koinè si rivolge a tutti coloro che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle problematiche del disagio psichico, a chi sente di aver bisogno di aiuto e a chi ha un familiare con problemi mentali e non sa come comportarsi. Una delle novità contenute nel provvedimento adottato dalla Giunta riguarda la decisione di agganciare le attività del servizio Koinè al centralino unico 020202 del Comune. Il centralino comunale segnalerà agli addetti dello Spazio Koinè le chiamate degli utenti in situazioni di disagio psicologico. Gli operatori psico-sociali di Koinè forniranno ai cittadini in difficoltà ascolto qualificato, informazione, orientamento, supporto e sostegno. “L’attività – ha spiegato l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna – funzionerà per dieci ore consecutive dal lunedì alla domenica, proprio per offrire al cittadino un servizio di ausilio anche nei momenti in cui gli sportelli socio-sanitari sono inaccessibili”. La sala operativa di Linea Verde Koinè sarà ospitata all’interno dei nuovi locali assegnati all’Assessorato alla Salute, in via San Tomaso 3, per mantenere una stretta relazione tra Direzione Salute e operatori. Nel 2007 le telefonate pervenute all’800 553 388 di Koinè sono state 4142. Scheda Linea Verde Koinè - Nel 2007 le telefonate pervenute all’800 553 388 di Koinè sono state 4142. Il 69% delle chiamate ha in media una durata inferiore ai dieci minuti, il 23% durano dagli 11 ai 19 minuti, il 6% dai 20 ai 29 minuti, il 2% supera i 30 minuti di durata. Sesso dei chiamanti: 33% donne (1413), 67% uomini (2729). Le attività di Koinè sono state classificate in Ascolto, Consulenza, Richiesta di Informazioni. L’ascolto viene offerto a persone che tendenzialmente stanno attraversando un momento difficile, una situazione esistenziale che non sanno come affrontare e che hanno bisogno di raccontare a qualcuno. L’intervento si circoscrive attorno al contenimento dell’ansia. La Consulenza: il chiamante chiede all’operatore di essere orientato rispetto alle possibilità di aiuto che esistono. Oppure l’utente sente che qualcosa non va ma non sa da che cosa dipenda, perciò l’intervento richiede un lavoro di esplicitazione della domanda e di comprensione delle risorse attivabili. Richiesta di informazioni: Koinè si appoggia ad una banca dati. I riferimenti su servizi territoriali di psichiatria, sanitari, residenziali, su associazioni e indirizzi per il tempo libero vengono forniti a chi chiama con le necessarie spiegazioni. . |
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NASCE A MILANO IL MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA, UN PROGETTO INNOVATIVO |
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Milano, 17 marzo 2008 - “Sono davvero felice di poter annunciare oggi la nascita del Museo di Arte Contemporanea di Milano, un Museo della nostra città e per la nostra città che ci auguriamo possa essere finito entro la scadenza del mandato di questa Giunta”, ha dichiarato il Sindaco Moratti questa mattina alla presentazione del Museo di Arte Contemporanea di Milano progettato da Daniel Libeskind, che si prevede aprirà nella primavera del 2011 nel quartiere Citylife. Così è intervenuto il 17 marzo mattina, alla Triennale, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto del Museo d’Arte Contemporanea, il Sindaco Letizia Moratti, presenti l’architetto Daniel Libeskind, Davide Rampello, presidente della Triennale, Andrea Chevallard, segretario generale Camera di Commercio e gli assessori Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura e Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano. “In un anno e mezzo – ha dichiarato il Sindaco di Milano –abbiamo disegnato un percorso che ha visto la realizzazione del Museo del Design qui alla Triennale e oggi l’annuncio della nascita del Museo di Arte Contemporanea”. “Questo nuovo polo culturale – ha proseguito il Sindaco Moratti – si inserisce in una città che vede tra i suoi punti forti 41 musei storici, artistici e scientifici, una città in cui le visite alle mostra sono aumentate del 30% dal 2006 al 2007, una città che esprime cultura in tutti gli ambiti”. “Il Museo d’Arte Contemporanea – ha aggiunto il Sindaco – nato per la nostra città e capace di raccoglierne la cultura e la tradizione, favorirà scambi culturali con altre grandi istituzioni, potrà essere l’occasione per portare a Milano quanto c’è di meglio negli altri Paesi, ma anche far conoscere le nostre eccellenze culturali”. “Il progetto realizzato da Libenkind – ha concluso il Sindaco Moratti – che ha la caratteristica di armonizzare la forma del quadrato e del cerchio nel suo sviluppo geometrico, richiamando l’equilibrio armonico teorizzato da Leonardo da Vinci, porterà alla creazione di un luogo aperto che interagisce con la città, anche grazie alla presenza di alcuni elementi particolari al suo interno come un giardino pensile e una zona adibita a centro termale”. ´´Questo museo e´ pensato unicamente per la citta´ di Milano, la migliore citta´ per l´architettura´´, ha detto Daniel Libeskind. “Il progetto di Libeskind – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi intervenuto alla presentazione – è innovativo per la città di Milano e si inserisce in un filone di musei che sono monumenti essi stessi prima che contenitori di opere, come il Guggenheim di New York, quello di Bilbao e il Beaubourg di Parigi: luoghi in cui l’architetto diventa garante per l’arte contemporanea essendo lui stesso un artista contemporaneo”. “La piccola scommessa che vincerò con l’amico Vittorio – ha affermato l’assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli - è già oggi la grande scommessa vinta dalla città: nascerà finalmente il Museo di Arte Contemporanea che Milano attendeva da anni all’interno di un grande progetto di caratura internazionale”. . |
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FATTORI E IL NATURALISMO IN TOSCANA |
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Firenze, 19 marzo 2008 - Vasti paesaggi e natura incontaminata, lavoro dei campi e placidi buoi, boschi e colline, fiumi, molti cavalli, contadine, soldati e popolani, vita cittadina. La Toscana di fine Ottocento si accende straordinariamente di luce e di colori nella particolarissima mostra che a Villa Bardini inaugurata ieri l’anno di Firenze per Fattori, mettendo a confronto il più celebre dei Macchiaioli con i più illustri tra gli artisti che raccolsero l’eredità innovatrice della Macchia per declinarne temi e aspirazioni in versione naturalistico – borghese, in sintonia con le evoluzioni della cultura francese ed europea. Per quanto possa apparire bizzarro considerata la viva attenzione per il periodo, Fattori e il Naturalismo in Toscana (19 marzo – 22 giugno, www. Firenzeperfattori. It) propone accostamenti del tutto inediti. Mai il grande vecchio dell’arte italiana era stato messo deliberatamente a tu per tu con i vari Cannicci e Cecconi, Ferroni e Micheli, i fratelli Gioli e i cugini Tommasi, Sorbi e Panerai, ovvero quei più giovani pittori toscani di cui fu maestro (alcuni) e amicissimo (tutti). Artisti destinati nel primo Novecento a superarlo per fama anche oltre i confini nazionali, certo perché più adeguati alla moda impressionista, più aderenti alla nuova estetica di quanto lo fosse Fattori, schivo e fiero, mai affascinato da quelle sensibilità parigine, fedele fino alla morte (1908) a una pittura legata al solo imperativo del colore, a un realismo senza retoriche o abbellimenti, asciutto e sintetico e dunque oggi rivalutato per la sua evidente quanto sorprendente modernità. Attraverso un percorso di 35 opere, per lo più di grandi dimensioni (alcune mai esposte) e in perfetta nuance con il parco di Villa Bardini, la mostra sottolinea quindi affinità, suggerisce influenze, illumina diversità anche profonde, e ristabilisce così i giusti rapporti tra un caposcuola, che non fece mai nulla per esser tale, e suoi valorosi compagni d’arte, ovvero tra i protagonisti di una stagione pittorica bella e fuggitiva, in cui l’idealismo risorgimentale finì per affliggersi nelle delusioni post-unitarie e l’idea di un progresso incombente si venò rapidamente di sottili nostalgie. Come gli altri eventi di Firenze per Fattori (altre tre mostre e un convegno internazionale sul restauro tra autunno e inverno prossimi, secondo il programma ideato dallo storico dell’arte Carlo Sisi), Fattori e il Naturalismo in Toscana è promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale fiorentino e il patrocinio del Comune. La curatela è di Francesca Dini, nota studiosa dell’Ottocento toscano, che ha curato anche il catalogo edito da Polistampa. Undici sono i Fattori, sei i Francesco Gioli, tre i dipinti del fratello Luigi (pittore di cavalli all’epoca famoso in tutta Europa) e di Panerai, due ciascuno i Cannicci, Cecconi, Ferroni, altrettanti quelli di Angiolo e Adolfo Tommasi, uno i Micheli e i Sorbi. Opere messe a disposizione dalla collezione Ente Cassa di Risparmio (due gli acquisti recenti) e da numerosi collezionisti privati, oltre che dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e dal Museo civico Villa Mimbelli di Livorno, che collaborano alle celebrazioni del centenario della morte di Fattori insieme a Firenze Musei, Fondazione Parchi Monumentale Bardini e Peyron, Accademia di Belle Arti, Museo Nazionale Alinari della Fotografia, Biblioteca Marucelliana, Centro europeo per il restauro di Siena. Per comodità di lettura la mostra è divisa in cinque sezioni (Pittura dei campi, Naturalismo ‘cortese’, La Maremma, La veduta urbana e Un grande pittore di tutta la natura riservata alle tele di Fattori), che individuano i temi comuni e più frequentati dagli undici artisti: rappresentano la Toscana delle piccole grandi cose, dell’umile vita di ogni giorno, delle terre vergini e bellissime, del lavoro anonimo, delle strade e delle piazze animate, degli idilli agresti, del selvaggio west maremmano. Attimi di esistenza colti nell’immediatezza del loro divenire, spesso amplificati nelle dimensioni a gloria imperitura, con forza visionaria impressionante e formidabili capacità tecniche. Scenografie di taglio cinematografico, fotogrammi spettacolari, memorie palpitanti di inconfondibile angolo di mondo. . |
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