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VENERDI

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Notiziario Marketpress di Venerdì 25 Novembre 2011
MILANO (PINACOTECA AMBROSIANA): BOTTICELLI  
 
Proveniente dalla National Gallery di Londra, la splendida «Natività mistica» è messa a "confronto" con il capolavoro della Pinacoteca milanese, la «Madonna del Padiglione». La mostra è stata inaugurata lunedì 14 novembre. La Madonna del Padiglione di Sandro Botticelli è una delle gemme più preziose di quello straordinario scrigno d´arte che è la Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Accanto, fino al 5 febbraio 2011, sarà esposto un altro dipinto del maestro fiorentino, proveniente dalla National Gallery di Londra: la Natività mistica, considerata una delle opere più intense e più evocative dell´intera epoca rinascimentale. L’opera è stata scelta anche per illustrare la Lettera che l´arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, rivolge alle famiglie in occasione della benedizione natalizia. Un evento eccezionale, dunque, nel nome di Botticelli, nel segno della più alta espressione artistica della fede. Di struggente bellezza è il dipinto londinese. Sotto una tettoia di paglia, dentro una grotta, Maria inginocchiata adora suo Figlio, che giace non nella mangiatoia posta davanti al bue e all´asino, ma su un bianco lino a velare la nuda terra. Giuseppe, rannicchiato, pensoso, contempla anch´egli quel Dio bambino, mentre a destra come a sinistra si accostano figure oranti – i magi, i pastori – accompagnati da angeli. Angeli che danzano e cantano la gloria di Dio nell´alto dei cieli, proclamando la pace in terra agli uomini di buona volontà. Sì, è proprio una bellissima Natività, questa di Botticelli. Ma è anche qualcosa di più, e di ancora più profondo. Perchè il mistero dell´incarnazione di Cristo, di un Dio che si fa uomo per amore, è interpretato dall’artista fiorentino in tutte le sue implicazioni profetiche e messianiche, espresse in una serie complessa, e non ancora del tutto decifrata, di simbologie, richiami, citazioni. Come solo Botticelli ha saputo fare, in modo così mistico, in una forma così intimamente condivisa. L´opera, del resto, è forse l´ultima realizzata dal nostro pittore, e si pone quindi come una sorta di suo testamento artistico e spirituale. Sicuramente è l´unica giunta fino a noi datata e firmata da Botticelli. Nella parte superiore della tela, infatti, è posta un’iscrizione in greco dal significato piuttosto criptico e dal tono apocalittico, che fa riferimento alla fine dell’anno 1500 e a momenti torbidi per Italia, ovvero a quella situazione di crisi che avvolse Firenze dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, scossa dall’invasione francese, colpita dalle mire espansionistiche di Cesare Borgia, lacerata dalla condanna sul rogo di Girolamo Savonarola. E proprio gli echi della appassionata e visionaria predicazione del frate domenicano, di cui quasi certamente il Botticelli fu seguace, si ritrovano in questa mistica Natività, dove la nascita di Gesù, nuovo Adamo secondo la citazione paolina, segna davvero l’inizio di tempi nuovi e l’aprirsi di nuovi cieli, in un percorso di salvezza e redenzione che porterà l’umanità a una nuova, definitiva era di pace e di concordia. A ciò, infatti, alludono i molti rimandi simbolici presenti nel dipinto, dai rami d’ulivo ovunque ostentati alla fuga disordinata di piccoli diavoli in basso, fino al commovente abbraccio fra angeli e uomini, che sembra illustrare pienamente il salmo 84: «Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno». Questo eccezionale capolavoro giunge a Milano come scambio con un´altra splendida opera che l’Ambrosiana ha prestato alla National Gallery, quel Ritratto di musico che si presenta come una delle opere chiave della grande mostra su Leonardo da Vinci in corso in in questi giorni a Londra. Sarà così possibile, come si diceva all’inizio, un diretto e inedito confronto fra la Natività mistica e la cosiddetta Madonna del Padiglione. Il tondo, che venne forse eseguito per il priore del convento camaldolese di Firenze (amico e confessore di Lorenzo il Magnifico), mostra due angeli che, scostando un grande tendaggio rosso, svelano alla contemplazione la Vergine inginocchiata che offre il seno al Bambino Gesù, introdotto da un terzo angelo, con una iconografia piuttosto insolita, ma anche in questo caso ricca di richiami simbolici. Un’altra meraviglia del Botticelli, anch’essa assolutamente da riscoprire. La mostra «Apocalittico Botticelli» è stata inaugurata lunedì 14 novembre e proseguirà fino al 5 febbraio 2012 presso la Pinacoteca Ambrosiana a Milano (piazza Pio XI, 2)  
   
   
MILANO: BANCA SISTEMA ARTE - IL NUOVO PROGETTO DI BANCA SISTEMA PROMUOVE IL TALENTO DEI GIOVANI ARTISTI ITALIANI  
 
Banca Sistema ha dato vita a un nuovo progetto dedicato all’Arte e al patrimonio creativo di giovani artisti italiani in collaborazione con l’Associazione no-profit Artgallery. Dal 18 novembre 2011 Banca Sistema ospiterà nei propri locali di Milano, Roma e Londra, mostre personali di giovani artisti emergenti, visibili anche sul sito www.Bancasistemarte.it . Ogni artista esporrà le proprie opere presso una delle sedi della Banca per un periodo di circa tre mesi, durante i quali saranno promossi la creatività e l’operato dell’artista attraverso una nuova logica di sostegno ai giovani e alle loro potenzialità di crescita. E’ un’iniziativa nata per valorizzare il patrimonio creativo dei giovani artisti. - ha commentato Gianluca Garbi, amministratore delegato di Banca Sistema - Ci auguriamo di dare visibilità e promuovere il talento italiano nell’Arte. Vogliamo dare ai giovani la possibilità di costruire un futuro. Il Sistema-paese, cui si ispira anche il nome della Banca, non è fatto solo debito pubblico e problematiche legate allo sviluppo, ma anche di secoli di eccellenza artistica.. Il primo artista che la Banca ospita, presso la sede di Corso Monforte 20 a Milano, è il giovane designer Luca Lillo, nato a Bari nel 1978 e diplomato all’Accademia delle Belle Arti. La mostra sarà aperta ai clienti della Banca e sarà visitabile da tutte le persone interessate, su appuntamento, fino al 18 febbraio 2012. Il catalogo delle opere è già disponibile sul sito web, nell’apposita area dedicata al progetto Banca Sistema Arte. Info: Banca Sistema - Tel: +39 02 802801 - Fax: +39 02 72093979 - info@bancasistema.It  - www.Bancasistema.it  - www.Bancasistemarte.it; Luca Lillo - www.Lucalillo.com - ww.Associazioneartgallery.org  
   
   
MILANO (FONDAZIONE MUDINA): INTRALCI 1961-2011. DIECI ARTISTI SCUOTONO LA FRANCIACORTA 1/22 DICEMBRE 2011  
 
In occasione dei 50 anni della prima bottiglia, il Consorzio Franciacorta presenta “intralci 1961-2011", una mostra-evento che ripercorre, attraverso l’arte contemporanea, le tematiche e l’identità del territorio della Franciacorta. Le opere realizzate saranno esposte alla Fondazione Mudima di Milano dal 1° al 22 dicembre 2011. Protagonisti del progetto, curato da Jacopo Perfetti di Art Kitchen, sono dieci artisti provenienti da differenti paesi (Italia, Francia, Polonia, Serbia, Spagna e Bolivia) e correnti artistiche, accomunati da una naturale e istintiva propensione alla dialettica con i territori e con il suo pubblico. Proprio come i più noti predecessori Tullio Dandolo, Antonio Fogazzaro e Dante Alighieri si fecero suggestionare dai colori delle colline della Franciacorta, i dieci artisti hanno saputo trovare, in questo angolo di Lombardia tra le infinite distese di filari, la fonte d’ispirazione per creare un’esperienza artistica unica nel suo genere, tra opere en plein air e arte pubblica. Gli artisti sono stati invitati durante l’ultima vendemmia a trascorrere alcuni giorni nel territorio della Franciacorta, offrendo loro la possibilità di vivere in prima persona i luoghi, dialogare con la gente, conoscere la storia e assaggiarne i sapori caratteristici. Il risultato è stata una vera e propria Officina della Creatività, nata e cresciuta all’interno di Palazzo Lana di Borgonato, dove ogni artista ha potuto tradurre le proprie emozioni in arte interpretando con la massima libertà il territorio, con contenuti ed espressioni differenti, dalla street art alla video-installazione, passando per la fotografia, la poesia di strada, la pittura, fino alle più originali alchimie artistiche. L’esposizione della produzione completa delle opere sarà allestita nella mostra intralci, a Milano dal 1° al 22 dicembre 2011 presso gli spazi della Fondazione Mudima. Il catalogo sarà edito da Skira e curato da Jacopo Perfetti.. Info: 1°-22 dicembre 2011 - Mostra intralci c/o Fondazione Mudima, via Tadino 26 Milano - Tel. 02.29.40.96.33 - Inaugurazione 30 novembre ore 18 - Orari 11-20, tutti i giorni - Ingresso libero  
   
   
MILANO (PALAZZO REALE): LA TRANSAVANGUARDIA ITALIANA A CURA DI ACHILLE BONITO OLIVA  
 
Fino al 4 marzo 2012 si terrà a Palazzo Reale a Milano la mostra La Transavanguardia Italiana a cura di Achille Bonito Oliva con i protagonisti del movimento: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino. L’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura di Regione Lombardia e dall´Assessorato Cultura, Expo, Moda, Design del Comune di Milano, ideato da Regione Lombardia - Cultura insieme a Spirale d’Idee e fa parte di un più ampio progetto che si inserisce nelle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia. Il progetto comprende un ciclo progressivo di sei mostre dedicato alla Transavanguardia, movimento che sin dal suo nascere ha saputo puntare sull’identità della cultura italiana, inserendola a pieno titolo, e con una sua peculiare originalità, nel dibattito culturale internazionale degli ultimi quarant’anni. Nello stesso tempo ha portato l’arte contemporanea nostrana a un livello di attenzione, da parte di collezionisti e musei stranieri, del tutto nuovo. Da qui l’esigenza di rivisitare, in questo particolare anniversario, motivi ispiratori, immaginario ed eredità di questa esperienza, sia ripercorrendone la storia con una grande esposizione retrospettiva, sia indagando gli esiti ultimi raggiunti dagli artisti - tutti ormai internazionalmente noti - che di tale movimento sono stati i protagonisti. Teorizzata nel 1979 da Achille Bonito Oliva con un saggio su Flash Art e da questi presentata per la prima volta al pubblico alla Xiii Rassegna internazionale d’arte di Acireale, la Transavanguardia ha la propria consacrazione ufficiale nella sezione Aperto ’80 della 39ª Biennale di Venezia, segnando un punto di rottura con le ricerche minimaliste, poveriste, processuali e concettuali che avevano dominato gli anni sessanta e settanta. All’idealismo progressista delle neo-avanguardie il nuovo movimento risponde con il ritorno alla manualità dell’arte e alle sue tradizioni, antiche e moderne, con il recupero di un’immagine che non si priva del piacere dell’opulenza, né dell’aura della rappresentazione. All’utopia internazionalista del modernismo e alla sua coazione al nuovo oppone il genius loci del singolo artista, ossia il territorio antropologico del suo immaginario, nonché l’esercizio disinvolto del nomadismo culturale e dell’eclettismo stilistico, che si nutre di memoria del passato e di citazioni dalla storia dell’arte, contribuendo in tal modo al più generale processo di rielaborazione della Storia e della soggettività avviato negli anni ottanta dal pensiero post-moderno. Il progetto espositivo ha carattere progressivo: inizierà a novembre 2011 e si chiuderà nel 2012. Comprende una mostra collettiva sulla Transavanguardia e, a seguire, cinque personali dedicate ai suoi protagonisti. Il progetto è stato inserito tra le manifestazioni patrocinate dalla Presidenza della Repubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. La mostra collettiva, curata da Achille Bonito Oliva, si terrà a Palazzo Reale a Milano, dal 24 novembre 2011 al 4 marzo 2012. Il comitato scientifico è composto da: Achille Bonito Oliva, Massimo Cacciari, Giacomo Marramao, Bruno Moroncini, Franco Rella, Gianni Vattimo. Di ciascuno dei cinque protagonisti della Transavanguardia raccoglie 15 opere, selezionate dal curatore, in collaborazione con gli artisti, tra le più significative, inedite o particolari della ricerca compiuta. La mostra ruota attorno ad alcune tematiche comuni, che attraversano le diverse poetiche dei cinque artisti in mostra: il ritorno alla manualità della pittura, il narcisismo dell’artista, il doppio e l’altro, la violenza, la natura, l’incertezza della ricerca, l’inconscio, l’immagine tra disegno e astrazione, tra bi e tridimensionalità. Raccoglie in tutto 66 opere: 44 provenienti da musei, fondazioni, gallerie e collezioni private italiane, e 22 da musei e collezioni europee e dalle maggiori gallerie che hanno lavorato e promosso la Transavanguardia nel mondo. In concomitanza con l’apertura della mostra, sei importanti istituzioni italiane organizzeranno, entro la fine del 2011, una giornata di approfondimento sulla Transavanguardia presieduta, ciascuna, da uno dei 5 filosofi del comitato scientifico, e contestualmente esporranno le opere della Transavanguardia presenti nelle loro collezioni. Alle giornate di studio prenderanno parte critici d’arte, curatori e direttori di museo. In dettaglio: Franco Rella al Mart di Rovereto, con Elisabetta Barisoni, Andrea Bruciati, Martina Cavallarin e Giorgio Verzotti; Gianni Vattimo al Castello di Rivoli-museo d’arte contemporanea, con Andrea Bellini, Danilo Eccher, Francesco Poli e Beatrice Merz; Massimo Cacciari a Palazzp Reale di Milano, con Laura Cherubini, Giacinto Di Pietrantonio e Marco Meneguzzo; Giacomo Marramao alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e la Fondazione Maxxi, con Massimiliano Fuksas, Andrea Cortellessa e Stefano Chiodi; Bruno Moroncini al Madre di Napoli, con Angelo Trimarco, Eugenio Viola e Stefania Zuliani. Il catalogo dell’esposizione, pubblicato da Skira Editore, Milano, comprenderà, oltre al saggio del curatore, Achille Bonito Oliva, e a scritti di Stefano Chiodi e Fredric Jameson, i testi dei cinque filosofi che compongono il comitato scientifico della mostra, e dei sei direttori di museo che ospitano le giornate di studio e le mostre-omaggio. Arricchiscono infine il catalogo le schede storico-critiche delle opere esposte a Palazzo Reale, un’antologia selezionata della critica sulla Transavanguardia e sui singoli artisti, le biografie dei protagonisti della Transavanguardia. Le successive mostre personali saranno ospitate in altrettante città della Penisola rappresentative della storia e dell’identità italiana, oppure legate alle vicende stesse della Transavanguardia. Ogni mostra, accanto alla cura generale del prof. Bonito Oliva, include la collaborazione attiva di cinque critici d’arte responsabili di ciascuno spazio espositivo coinvolto nel progetto. Punteranno sulla recente produzione dei singoli protagonisti della Transavanguardia, partendo da un primo nucleo di opere storiche, per seguire l’evolversi nel tempo e gli esiti ultimi delle loro diverse personalità artistiche. In occasione di ciascuna mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Giampaolo Preparo Editore, corredato dal saggio del curatore generale del progetto, Achille Bonito Oliva, e da un testo del critico d’arte che ha collaborato alla realizzazione dell’esposizione  
   
   
MILANO (TRIENNALE): DESIGN DEL FERRO BATTUTO - 29 NOVEMBRE 2011/8 GENNAIO 2012  
 
Triennale Design Museum presenta Tra martello e incudine, una selezione di opere in metallo ideate da Federico Angi, Carlo Contin, Dunja Weber e lo studio 4P1b, elaborate e prodotte all’interno di un workshop coordinato da Giulio Iacchetti e in media partnership con la rivista Iqd, per l’azienda Sampietro 1927. L´idea alla base del progetto è quella di raccontare la storia della lavorazione dei metalli e della maestria necessaria per dar vita a opere in metallo, per cui è richiesto un elevato livello di competenza, precisione e professionalità, reinterpretata in chiave contemporanea. L’intero workshop è stato caratterizzato da un confronto costante tra i responsabili dell’azienda, il coordinatore e i singoli progettisti, che ha portato a un perfezionamento delle soluzioni progettuali arricchite dallo scambio di esperienze e competenze. Ne è scaturito così uno stimolante dialogo fra tradizione e innovazione, artigianato e design. Le mostre del Triennale Designcafé sono un progetto a cura di Silvana Annicchiarico, direttore del museo  
   
   
MILANO (ROTONDA DI VIA BESANA): “DISEGNO E DESIGN. BREVETTI E CREATIVITÀ ITALIANI  
 
Il suggestivo spazio della Rotonda di via Besana a Milano ospiterà dal 27 novembre 2011 al 29 gennaio 2012 la mostra “Disegno e Design - Brevetti e creatività italiani” prodotta dalla Fondazione Valore Italia e dal Ministero dello Sviluppo Economico e promossa dall’Assessorato alla Cultura, Expo, Moda e Design del Comune di Milano. L’esposizione mira a presentare sotto una luce nuova il valore della creatività italiana applicata alla produzione industriale, e l’importanza che riveste una corretta tutela della proprietà industriale per mantenere la competitività del sistema paese nei mercati internazionali. La mostra ospita centinaia di brevetti, disegni e marchi - conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato e l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi - che testimoniano l’evoluzione e l’espansione della creatività italiana degli ultimi cento anni. Il percorso si presenta ai visitatori come un suggestivo viaggio attraverso i documenti brevettuali, alcuni prodotti nati da essi e una ricca selezione di manifesti pubblicitari d’epoca, che li hanno presentati sul mercato. La tappa milanese di “Disegno e Design” attualizza ed amplia i contenuti già presentati a Roma nel 2009 ed a Shanghai nel 2010, in occasione dell’Esposizione Universale, e vuole rappresentare un ulteriore contributo alla politica di diffusione di una corretta cultura della proprietà industriale che vede impegnata, ormai da molti anni, la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione del Ministero dello Sviluppo Economico. Dalla nascita dell’idea alla realizzazione della stessa, con un’attenzione particolare ad un aspetto sinora poco indagato della produzione industriale e che costituisce invece il valore aggiunto del fenomeno del Made in Italy: l’unicità e irripetibilità del modello. Il percorso espositivo parte dall’inizio del ‘900 e arriva fino all’attualità, snodandosi attraverso i più importanti settori merceologici: arredamento, moda, agroalimentare, veicoli, ricerca e innovazione. Il nucleo principale è costituito da brevetti concessi tra il 1900 e il 1965, per scoprire che oggetti di uso quotidiano, forme a noi divenute familiari e quasi scontate, sono in realtà frutto di un’idea innovativa e di un progetto. Vere e proprie icone del design e della produzione italiana, come ad esempio la Vespa, il gatto Meo Romeo, la poltrona Vanity Fair, la lampada Tolomeo, le creazioni di Ferragamo, testimoniano il fondamentale apporto della creatività all’economia nazionale. Fondazione Valore Italia Cultura, Expo, Moda, Design Archivio Centrale dello Stato Archivio Centrale dello Stato Completano il percorso espositivo alcuni filmati, materiale documentario fornito da archivi privati, archivi storici e musei d’impresa, pubblicità e contribuiti audio-video dei protagonisti dell’industria italiana. Il catalogo edito da Marsilio Editore propone un’autorevole rassegna di saggi critici di professionisti ed esperti del settore che accompagna le immagini dei brevetti. Verranno inoltre presentate le quattro pubblicazioni dedicate agli studenti, diversificate per scuole elementari, medie, superiori ed università, allo scopo di fornire agli italiani di domani gli elementi di base necessari per comprendere il reale valore dell’originalità di un’idea e del prodotto che ne discende. I testi di Enrico Morteo, Roberto Piumini, Franco Ferrarotti e Giampiero Bosoni accompagnano le immagini dei brevetti con un linguaggio a metà strada tra il gioco, la riflessione sociologica, il contributo tecnico, con leggerezza e al contempo serietà scientifica. Disegno e Design - Brevetti e creatività italiani www.Disegnoedesign.com  
   
   
MILANO (LISA CORTI HOME TEXTILE EMPORIUM): LISA CORTI OSPITA I GIARDINI DI LATTA DI GHERARDO FRASSA - IN ANTEPRIMA ALL’HOME TEXTILE EMPORIUM I FIORI DI MARCO LODOLA E CATERINA CREPAX - 1 DICEMBRE/24 DICEMBRE 2011 INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 1 DICEMBRE DALLE ORE 18  
 
1986 - la mostra “Futurismo & Futurismi” a Palazzo Grassi. Gherardo Frassa con i maestri ferrai della Valcamonica realizza i disegni della “Flora Futurista” di Oswaldo Bot, sfolgoranti fiori meccanici per l’allestimento della Colazione Futurista all’hotel Des Bains a Venezia. I fiori futuristi, merchandise della mostra, diventano oggetto di culto, collezionati in tutto il mondo. 25 anni dopo. Questo gesto poetico di un “giardiniere” ironico, colto ed anticonformista, ritrova finalmente i Fiori di Latta in un vivaio - laboratorio dove Gherardo e Paolo Frassa con i loro preziosi collaboratori, sperimentano assieme ad artisti e designer la realizzazione dei giardini di Fiori di Latta, collezioni firmate di piccole e grandi sculture che con grazia ed ironia, rimbalzano tra arte e natura, tra poesia colore, tra citazioni ed omaggi. “Che cento fiori sboccino, che cento scuole gareggino” Zhuangzi (Iv - Iii secolo a.C.) Nel 1987 Emilio Tadini ha disegnato per primo più di cento fiori e il logo di Fiori di Latta. Dall’aprile del 2011 Fiori di Latta apre una galleria - laboratorio nel cuore dei Navigli a Milano. Papaveri al vento da tavolo, da terra e da parete. Rose, rosette, rosine, roselline, dalla Tricolorosa omaggio al bel Paese a Rosa Spina, Rosa Permalosa, Mariarosa e Rosa Maria. Fiori di campo, margherite, violette e non ti scordar di me circondati da insetti di primavera. La Petite Chance Végétale, La Chance Végétale, La Grand Chance Végétale sono quadrifogli portafortuna di tre misure. Rrose Sèlavy è il nome rubato a Marcel Duchamp, della collezione di rose da occhiello ideate e realizzate da Gherardo Frassa in esclusiva per il 79° Pitti Immagine Uomo. Sono rose, minuscole sculture di metallo colorato, piccoli capolavori artigianali che, un uomo che sa sorridere e sa distinguersi, può portare con orgoglio e civetteria appuntati sul petto. Poi i Fiori d’Artista, dall’omaggio ai fiori di legno futuristi di Giacomo Balla realizzati in latta e rititolati Ballalatta, ai Colori del Deserto e alle Rose d’Oltremare di Clara Rota. Il Fiore Rosso di Pierluigi Cerri, Giambattista Bodoni di Italo Lupi, Il giardino del gioco di mani di Cinzia Ruggeri e molti altri in “coltivazione”. In esclusiva per Lisa Corti Home Textile Emporium i Comics Flowers di Caterina Crepax e i Double Fantasies di Marco Lodola. Per chi non conoscesse Gherardo Frassa, basti dire che è da più di quarant’anni che propone avventure tra arte, artigianato, moda e design - mostre, libri, opere, oggetti, omaggi culturali, ricerche, ricostruzioni, iniziative commerciali - e che il tratto che le accomuna tutte è l’ironia, l’anticonformismo, l’amore per l’inconsueto (specialmente se ha intelligenza e storia dietro di sè), l’attenzione per il particolare. Info: http://www.fioridilatta.it/  L’home Textile Emporium di Lisa Corti è uno straordinario spazio in via Lecco 2 a Milano, dove avviene la progettazione, la realizzazione e la vendita di una raffinatissima linea di tessuti ed arredi per la casa – quasi opere d’arte e pezzi unici per la loro produzione limitata – di ispirazione Orientale, connubio di influenze e tradizioni indiane, cinesi e giapponesi. Lisa Corti ha già ospitato in passato all’interno del suo spazio mostre ed eventi d’arte. Info: Home Textile Emporium via Lecco 2 – 20124 – Milano tel. +39 02 20241483 lisacorti@lisacorti.Com  Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19  
   
   
TORINO (VENARIA): LEONARDO. IL GENIO, IL MITO - AL VIA LA GRANDE MOSTRA DEDICATA AL GENIO DI LEONARDO - TRA I CAPOLAVORI IN MOSTRA ALLA REGGIA DI VENARIA ANCHE IL CELEBRE AUTORITRATTO “A SANGUIGNA” - L’EVENTO CHIUDE LE CELEBRAZIONI PER I 150 ANNI DELL’UNITÀ D’ITALIA CHE HANNO AVUTO IL LORO CUORE A TORINO E IN PIEMONTE CON ESPERIENZA ITALIA  
 
Inaugurata nelle imponenti Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria la mostra “Leonardo. Il genio, il mito”. All’evento erano presenti Piero Fassino, Presidente del Comitato Italia 150 e Sindaco di Torino; Roberto Cota, Vicepresidente del Comitato Italia 150 e Presidente della Regione Piemonte; Antonio Saitta, Vicepresidente del Comitato Italia 150 e Presidente della Provincia di Torino; Fabrizio Del Noce, Presidente del Consorzio della Venaria Reale; Alberto Vanelli, Direttore della Reggia di Venaria e Vicepresidente esecutivo del Comitato Italia 150. Insieme a loro gli Assessori alla cultura e tutto lo staff curatoriale. L’esposizione è dedicata al più grande genio italiano di tutti i tempi, Leonardo da Vinci, esponendo tra gli altri suoi disegni, il celebre Autoritratto “a sanguigna”: un’opera straordinaria per una mostra straordinaria. Grazie alla speciale concessione ottenuta nello scorso settembre dall’allora Ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan, il pubblico internazionale da domani potrà finalmente ammirare l’Autoritratto conservato normalmente nel caveau della Biblioteca Reale di Torino. Intorno all’opera, nota in tutto il mondo per il suo valore artistico e per i tanti significati che le sono stati attribuiti, sono esposti il Codice sul volo degli uccelli ed una trentina di importanti disegni di Leonardo, provenienti da musei italiani ed europei, sul tema dell’anatomia umana e del volto, delle macchine, della natura nonché altri interessanti ritratti riferibili ad allievi per un confronto diretto ed inedito con lo stesso Autoritratto. La mostra si sviluppa con una significativa sezione rappresentativa delle opere di importanti artisti che nel corso dei secoli si sono ispirati al mito di Leonardo, fino all’arte del ‘900 con Duchamp, Warhol, Spoerri, Nitsch, Recalcati e tanti altri. L’esposizione, che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è considerata come l’evento artistico dell’anno: curata da un autorevoli studiosi, è arricchita da una spettacolare scenografia ideata dal premio Oscar Dante Ferretti e da prestigiosi contributi come l’originale video-inchiesta di Piero Angela sul mistero dell’Autoritratto. L’organizzazione dell´evento rappresenta il culmine delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, che hanno avuto il loro cuore a Torino e in Piemonte con Esperienza Italia: il più grande italiano di tutti i tempi protagonista di una mostra unica nelle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria. Main partner della mostra è Lavazza. Www.leonardoallavenariareale.it  - www.Lavenariareale.it  - www.Italia150.it  
   
   
MAGA: AL VIA LE PROSSIME MOSTRE  
 
Sabato 26 novembre 2011 il Maga inaugura tre nuove mostre capaci di offrire al pubblico un percorso stimolante e articolato all´interno del museo, in linea con la volontà di promozione ed approfondimento delle diverse espressioni artistiche del panorama contemporaneo. Ciascuna mostra ha un carattere differente e getta una prospettiva critica diversa sull´arte contemporanea: una mostra storica che indaga e ricostruisce analiticamente l´opera di un artista protagonista della ricerca degli anni 70; una riflessione vivace sulla contemporaneità attraverso la lente di una tematica più che mai attuale; uno sguardo sull´attività artistica degli studenti delle accademie attraverso l´esito di un concorso nazionale. Aldo Tagliaferro. L´immagine trovata. La mostra, a cura di Giulia Formenti, nasce dall´accordo tra il Maga e l´Archivio Aldo Tagliaferro per l´acquisizione di un numero di opere dell´artista all´interno delle collezioni del museo e propone una retrospettiva di uno dei principali artisti concettuali italiani attraverso le opere più significative dal 1970 al 2000. In mostra e sul catalogo le opere sono accompagnate da riflessioni metodologiche che l´artista annotava durante la realizzazione dei progetti fotografici e che testimoniano la lucidità del suo processo creativo. Voglio soltanto essere amato è la mostra che costituisce il secondo appuntamento espositivo del progetto Map, Multimedia Art Platform, una piattaforma virtuale di dialogo che attraverso le voci di un nucleo di professionisti dalle competenze trasversali­ si pone l´obiettivo di aprire una riflessione sullo stato dell´arte e della cultura contemporanea.­ "Voglio solo essere amato" è il tema dell´edizione 2011 proposto da Gabi Scardi e Ruth Cats e apre il dibattito sull´importanza che l´amore riveste nella società attuale. Il percorso è articolato in due direzioni: la mostra, che raccoglie i lavori di 37 artisti, e un tabloid contenente testi e articoli del board, i racconti degli autori selezionati e le immagini dei lavori proposti dagli artisti direttamente per l´edizione. Next Arts. Opere finaliste del concorso. A conclusione del Premio Next Arts 2011, concorso rivolto ai giovani artisti ancora studenti che operano nell´ambito del digitale, il Maga presenta le opere finaliste per le tre categorie Video, Fotografia e Net Art selezionate dalla commissione scientifica. I vincitori verranno presentati sabato 26 novembre, in occasione dell´inaugurazione della mostra. Next Arts nasce dalla collaborazione tra Maga , Ied e Accademia Galli, è promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e da L´arte Mostre, con il patrocinio del Ministero dell´Istruzione, dell´Università e della Ricerca  
   
   
MILANO (PAC): “PIXAR” - IN MOSTRA 25 ANNI DI CREATIVITÀ DEGLI ARTISTI DELL’ANIMAZIONE  
 
Il 21 novembre 2011 è stata presentata al Pac dall’assessore alla Cultura Stefano Boeri e da John Lasseter - chief creative officer di Walt Disney and Pixar Animation Studio e fondatore di Pixar insieme a Steve Jobs - la mostra “Pixar – 25 anni di animazione”. “Come ha detto John Lasseter, ‘l´arte sfida la tecnologie e la tecnologia ispira l´arte’. Un concetto evidente in questa grande mostra dedicata alle ricerche di animazione digitale di Pixar – ha detto l’assessore alla Cultura Boeri –, ma non solo. Ieri John, visitando la sala dell´arte cinetica al Museo del Novecento, ha incontrato Giovanni Anceschi, autore nel ‘64 dell’’Ambiente a Shock luminosi’ e i due hanno parlato a lungo di come sia l´animazione digitale che l´optical art abbiano lavorato sulla deformazione della percezione visiva. Una prova del legame profondo esistente, anche a Milano, tra arte visiva, digital art e animazione cinematografica. Grazie a Pixar e a John possiamo rilanciare le eccellenze che anche a Milano si occupano di arte digitale”. In programma a Milano, in anteprima europea, dal 23 novembre al 14 febbraio 2012, la mostra arriva al Pac dopo un tour internazionale che l’ha vista partire dal Moma a New York per poi toccare tappe in tutto il mondo, dall’Australia all’Estremo Oriente. Curata da Maria Grazia Mattei, la mostra presenta al pubblico la creatività dei più grandi artisti dell’animazione mondiale. È promossa dal Comune di Milano – Cultura, Expo, Moda, Design e prodotta dal Pac, 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore e da Mattei Digital Communication/ Meet The Media Guru. Il percorso è costruito da oltre 700 opere, in un viaggio attraverso la creatività e la cultura digitale come linguaggio innovativo applicato all’animazione e al cinema: dal primo lungometraggio dedicato a Luxo Jr .(1986) ai grandi capolavori come Monster & Co (2001), Toy Story (1, 2 e 3), Ratatouille (2007), Wall·e (2008), Up (2009) sino a Cars 2 (2011) e con un’anticipazione di Brave, in uscita nel 2012. La mostra, realizzata in collaborazione con The Walt Disney Company Italia, presenta al grande pubblico la fase creativa e nascosta dei maestri dell’animazione mondiale e permette di scoprire che gli artisti che utilizzano i mezzi tradizionali – disegni a mano, dipinti, pastelli, scultura – sono in numero quasi pari a quello degli artisti che impiegano i mezzi digitali. Diviso in quattro sezioni – Personaggi, Storie, Mondi e Digital Convergence – e due speciali installazioni, l’Artscape e lo Zoetrope, il percorso utilizza la tecnologia digitale per far rivivere le opere esposte e ricreare nell’immediatezza l’emozione dell’animazione. Info: Pixar 25 Anni di Animazione -Pac Padiglione Arte Contemporanea - via Palestro, 14, Milano - www.Comune.milano.it/pac - www.Mostrapixarmilano.it  - www.Ticket.it/pixarmilano -  tel. 02 54 913  
   
   
IL SETTECENTO RISPLENDE A VERONA CON TIEPOLO CIGNAROLI E ROTARI  
 
Il Comune di Verona, con l´Assessorato alla Cultura e il Museo di Castelvecchio, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, presenta la mostra "Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La nobiltà della pittura", una grande rassegna espositiva che vuole approfondire un momento della civiltà pittorica scaligera finora mai indagato. La mostra, curata da Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli, è incentrata sulle peculiarità che la cultura e la tradizione pittorica assunsero nel Settecento a Verona, città che riuscì a mantenere sempre autonomia e originalità rispetto alle correnti dominanti nella vicina Venezia. Con 150 capolavori tra dipinti, disegni, stampe e documenti, provenienti da importanti musei stranieri come l´Ermitage di Pietroburgo, il Prado di Madrid, il Victoria and Albert di Londra, la Gemäldegalerie di Dresda, il Kunsthistorisches di Vienna, lo Szépmuvészeti di Budapest, oltre che dai principali musei italiani, la mostra porta Tiepolo e i suoi contemporanei alla Gran Guardia. Ampio spazio sarà dedicato a due importanti artisti veronesi: Pietro Antonio Rotari, definito il "pittore della corte russa" per aver lavorato a lungo a servizio degli zar e dell´imperatrice Elisabetta, e Giambettino Cignaroli, fondatore dell´Accademia di Pittura che porta il suo nome. I due furono emblemi di un classicismo di grande innovazione e modernità che, grazie al patrocinio di un altro grande veronese, Scipione Maffei, ha dominato la pittura dell´intero secolo. Le sezioni della mostra daranno conto anche della ricchezza e della varietà dei risultati conseguiti a Verona nell´età dei Lumi, nonché della rete di committenti prestigiosi - anche internazionali (del calibro di Stanislao Augusto Poniatowsky di Polonia, dei principi di Sassonia, di Clemente Augusto di Baviera o Carlo Firmian, plenipotenziario di Maria Teresa) - che richiesero opere veronesi. Nell´esposizione avrà un posto speciale la sezione dedicata ai vedutisti come Bernardo Bellotto, così come il nucleo di opere realizzate per la città scaligera da Giambattista e Giandomenico Tiepolo. Con modalità assolutamente innovative, grazie all´ausilio delle nuove tecnologie, il pubblico avrà il privilegio esclusivo di scoprire il lavoro di recupero che ha portato alla restituzione virtuale del soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo per Palazzo Canossa a Verona, andato in parte distrutto al termine della seconda guerra mondiale. La mostra sarà integrata da itinerari che guideranno il visitatore alla scoperta, da un lato, di opere d´arte sacra conservate nelle chiese di Verona, dall´altro, di straordinari interventi pittorici realizzati per palazzi e ville signorili della città e della provincia che sveleranno il secolo d´oro della decorazione delle ville venete. Alla realizzazione di questa importate iniziativa partecipano il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale. Main sponsor: Agsm Energia. Con il contributo di: Regione Veneto, Fondazione Cariverona, Banco Popolare di Verona, Camera di Commercio di Verona - Winetop. Con la collaborazione di: Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Verona, Amici di Castelvecchio e dei Civici Musei d´Arte di Verona Fondazione Masi, Inner Wheel Distretto 206 Italia, Rotary Distretto 2050 e 2060. Con il patrocinio di: Università degli Studi di Verona, Università degli Studi di Padova, la Fondazione Ermitage Italia. Info: Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari - Verona, piazza Bra, Palazzo della Gran Guardia - dal 26 novembre 2011 al 9 aprile 2012 - Catalogo Silvana Editoriale; Prenotazioni biglietti e visite guidate: Singoli e Gruppi Silvana Editoriale tel. 0261836444; Scuole Aster, tel . 0458036353/045597140 - www.Settecentoaverona.it    
   
   
MILANO (BARBARA FRIGERIO CONTEMPORARY ART): ILARIA MORGANTI. CARS - 1 DICEMBRE 2011 – 5 GENNAIO 2012  
 
Il lavoro di Ilaria Morganti può essere presentato inserendolo nella tradizione della pittura iperrealista, o meglio, per la scelta dei temi affrontati in questa mostra, nel solco della tradizione fotorealista americana, dalla quale riprende uno dei temi più cari ai grandi maestri d’oltreoceano, quello dei motori. Sono, infatti, della fine degli anni sessanta i famosi capolavori di Bechtle e Blackwell, nei quali campeggiavano automobili di gran lusso, sogno proibito degli americani di quegli anni, accanto a macchine, più comuni, inserite in contesti più ordinari e domestici. La Morganti va oltre, in questa ricerca pittorica, scegliendo di rappresentare accanto ad immagini di macchine e moto dalla carrozzeria cromata e fiammeggiante, che sembrano provenire da cataloghi o giornali specializzati, dettagli e scorci ripresi all’interno di sfasciacarrozze. Ed è in questa serie di lavori che l’artista sembra raccontare e riscoprire l’anima nascosta delle cose, un senso del poetico che gli oggetti abbandonati esprimono, dotandosi di una connotazione quasi umana, il tutto attraverso una tecnica pittorica, fatta di perizia e tecnica, che però non trascende mai nell’algida perfezione, ma emana sempre la passione per la vera pittura. Ilaria Morganti nasce a Roma il 10 ottobre 1975. La sua infanzia è segnata da una predisposizione per l’arte e per i metodi di rappresentazione visiva; apprende le regole fondamentali del disegno e della pittura da suo padre, anch’egli pittore, e da suo nonno, decoratore di chiese. Negli anni della sua crescita matura questo interesse manifestando fin da subito il desiderio di continuare a seguire le sue inclinazioni attraverso la scelta degli studi. Trasferitasi a Frosinone, frequenta dapprima il Liceo Artistico, poi si iscrive all’Accademia di Belle Arti nel cui ambito consegue vari titoli di studio. Con continua e duratura applicazione, contemporaneamente allo studio della Storia dell’arte, ha coltivato la sua passione negli anni, sperimentando volta per volta tecniche e soggetti diversi. Ha iniziato dapprima a dipingere opere di grandi maestri del passato, Leonardo, Michelangelo, Rembrandt, Caravaggio, Murillo, Boldini, Durer, passando successivamente ad interpretare pittoricamente scatti fotografici. Per accrescere e migliorare la propria produzione artistica ha partecipato a mostre e a concorsi di pittura nazionali ed internazionali che le hanno permesso di confrontarsi non solo con gli altri artisti ma con gli spazi espositivi e con il pubblico. Il livello raggiunto è frutto di un lavoro manuale e concettuale in costante divenire, ma innegabilmente di lunga durata. Ha esposto i suoi lavori in spazi pubblici e privati in Italia  
   
   
MILANO (GALLERIA GIÒ MARCONI): NEW TRIBAL LABYRINTH, QUINTA PERSONALE DI ATELIER VAN LIESHOUT - DAL 30 NOVEMBRE 2011 AL 14 GENNAIO 2012  
 
4 Fondato nel 1995 e diretto da Joep van Lieshout (1963, Ravenstein), il collettivo è attivo, a livello internazionale, nel campo dell’arte contemporanea, del design e dell’architettura. Negli ultimi anni la produzione di van Lieshout si è orientata verso la scultura: attraverso l’uso di materiali di natura plastica (foam, fiberglass) ma anche legno, acciaio, bronzo, Avl traduce nella terza dimensione le idee e le immagini affiorate alla mente e fissate sulla carta attraverso il disegno. “Il disegno è molto importante per me. Ogni giorno e ogni notte schizzo disegni e disegni e ancora disegni… Certe volte sono solo delle immagini che mi appaiono nella mente come una specie di sogno che fisso su carta, altre volte sono più simili a studi o dettagli delle sculture che sto realizzando… sono il primo passo per trasformare tutte le immagini presenti nella mia mente nel mondo reale…” Le sculture di Avl offrono la possibilità allo spettatore di andare oltre i confini della materia, scavata e messa a nudo per esaltare la profonda relazione che lega l’interno all’esterno. In occasione di New Tribal Labyrinth Avl presenterà negli spazi del piano terra e nel cortile esterno 14 nuovi lavori della serie New Tribal, in cui i temi ricorrenti dell’organizzazione del lavoro, delle strutture di potere, della rivoluzione si mescolano alla rielaborazione economica in chiave autarchica, proponendo una nuova organizzazione tribale: “New Tribal organization: gruppi di persone che iniziano ad autorganizzarsi in tribù invece che in paesi o nazionalità o cose di questo genere”. Atelier van Lieshout nasce nel 1995 su iniziativa di Joep van Lieshout. L´attività espositiva del collettivo vanta importanti partecipazioni internazionali: opere di Avl sono esposte al Ps1 e al Moma di New York, allo Stichting Museum di Rotterdam, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, alla Kunstverein di Düsseldorf, al Macba di Barcellona, al Centro per le Arti Contemporanee Luigi Pecci di Prato e in altri spazi pubblici e privati in tutto il mondo. Nel 2001 prende vita negli spazi del porto di Rotterdam Avl-ville, una vera e propria città-stato in cui si fondono gli ideali di Avl. Nel corso degli ultimi anni i lavori di Avl sono stati ospitati da: La Biennale di Venezia (2003), Sprengel Museum di Hannover (2004), Museum für Angewandte Kunst, Vienna (2005), Kröller-müller Museum, Otterlo (2005), Stedelijk Museum, Amsterdam (2005, 2008), Central del Arte, Guadalajara Mexico (2006), Shangai Biennale, Shangai (2006), 10ma Mostra Internazionale di Architettura, Venezia (2006), Macro, Roma (2007), Museum Folkwang, Essen (2008), Onderzeebotenloods/ Museum Boijmans, Rotterdam (2010), Musée National d´Art Moderne Centre Pompidou, Paris (2011). Info: Galleria Giò Marconi - Via Tadino, 15, 20124 Milano - Tel +39 02 2940 4373 - Fax +39 02 2940 5573 - Www.giomarconi.com    
   
   
MILANO (MUSEO NAZIONALE DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA): MOSTRA "EUREKA! LE INTUIZIONI GENIALI DI ARCHIMEDE" - FINO AL 20 MARZO 2012  
 
Alla presenza di Giuliano Urbani - Presidente Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, Manuela Arata - Technology Transfer Officer Cnr, Gaetano Mercadante - Presidente Agorasophia, Luca Reduzzi - Curatore Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, è stata presentata “Eureka! Le intuizioni geniali di Archimede”, mostra interattiva dedicata alle invenzioni del più grande scienziato dell’Antica Grecia, progettata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e Agorasophia (joint venture tra Novamusa e il Consiglio Nazionale delle Ricerche), che permette di ripercorrere la vita di Archimede e toccare con mano le sue idee straordinarie. Un viaggio tra storia e leggenda alla scoperta delle ricerche che lo hanno reso celebre: dall’idrostatica alla meccanica, dalla geometria alla matematica, fino all’astronomia. Grazie agli exhibit interattivi, materiali multimediali e audiovisivi progettati e realizzati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e altri speciali contributi, i visitatori potranno sperimentare in prima persona i fenomeni alla base di noti principi, apprendendo dall’osservazione e interazione diretta quali sono le regole, i comportamenti e le “leggi” che li determinano. La mostra permette inoltre di (ri)scoprire la vastità degli ambiti di studio affrontati dal genio siracusano, figura storicamente certa ma i cui contorni sfumano nella leggenda. L’esperienza interattiva, strumento di interpretazione privilegiato della mostra, si inserisce in un percorso attento anche al contesto sia di ieri sia di oggi: un sentiero di esplorazione consente di ripercorrere le ricerche e le sperimentazioni di Archimede tra storia e leggenda e di scoprire quanto dei principi a lui legati possiamo trovare sotto i nostri occhi tutti i giorni. Una ricca area “Agorà” permette inoltre di approfondire i temi affrontati in mostra secondo percorsi personali e di liberare la propria fantasia alla scoperta di divertenti curiosità e affascinanti storie. La mostra costituisce un’esclusiva anteprima di alcuni dei contenuti che caratterizzeranno il Museo scientifico interattivo“Arkimedeion”, prima e unica struttura permanente dedicata al grande studioso. L´esposizione permanente apre a dicembre a Siracusa, nel cuore antico della città, l´isola di Ortigia, all´interno del Palazzo Pupillo affacciato su Piazza Archimede, ed è stata allestita insieme alla Fundacion Caja de Ahorros Y Pensiones de Barcelona, sotto la direzione di Jorge Wagensberg. La mostra è suddivisa in 4 macroaree tematiche entro le quali sono collocati dodici exhibit interattivi, materiali multimediali e audiovisivi che consentono di approfondire la figura di Archimede sia dal punto di vista storico sia da quello scientifico e tecnologico e divertenti giochi per mettersi alla prova. 1) Le Macchine Di Archimede. L’area presenta alcuni tra i più famosi esempi di macchine d’uso comune. Le macchine presentate in questa sezione sono tutte derivate dall’applicazione ingegneristica di principi geometrico-meccanici fondamentali. Come macchine nate per essere di ausilio al lavoro degli uomini esse erano quasi sempre la risposta a una specifica esigenza pratica come consentire la realizzazione di un opera altrimenti impossibile, ridurre la quantità di energia necessaria a svolgere un determinato lavoro e così via. 2) Archimede E La Fisica Dei Corpi Solidi E Liquidi. La sezione presenta esempi di macchine il cui funzionamento deriva dall’applicazione di principi fondamentali della fisica dei solidi e dei fluidi (statica e idrostatica); Dai principi che Archimede espose nel suo testo “I Galleggianti” nacque la moderna idrostatica e lo sviluppo di alcuni principi fondamentali della fisica classica moderna come il Principio dei vasi comunicanti, il Principio di Pascal, la Legge di Stevin. 3) Archimede E La Matematica Dei Grandi Numeri. La storiografia moderna ha riconosciuto ad Archimede un ruolo assolutamente fondamentale nello sviluppo di alcuni rami della matematica. Dalla determinazione del valore di pi-greco - sicuramente il più famoso e importante numero di tutta la matematica - all’introduzione del concetto di limite, dallo studio di curve matematiche fondamentali come le coniche o le spirali, allo studio dei rapporti volumetrici fra forme geometriche, sono stati molti i campi ai quali si è applicato il genio siracusano. Fra quelli che più l’appassionarono ci fu senz’altro quello dei grandi numeri, essendo questi legati alla possibilità di descrivere o calcolare quantità ritenute ai tempi innumerabili come le stelle in cielo o i granelli di sabbia presenti nell’Universo. L’area presenta due exhibit grazie ai quali il visitatore può immergersi nel concetto di grandezza di un numero. 4) Archimede E L’astronomia. L’astronomia fu una delle discipline alle quali Archimede si dedicò con passione al punto che, oltre alla grande fama acquistata come inventore e ideatore di macchine prodigiose, egli era riconosciuto presso i contemporanei anche come valente astronomo. All’interno di questa sezione tematica si intende rendere conto dell’altissimo livello e della straordinaria perfezione formale raggiunti dall’astronomia ellenistica. Questa rimase per due millenni la descrizione di riferimento per quanto concerne la natura e la struttura dell’universo; su di essa poggiarono non solo molte culture a venire ma vennero anche giustificati regni, imperi e dittature; le religioni si appropriarono di essa e solo con l’avvento di Copernico, Galileo e Keplero si assistette all’affermarsi di teorie più moderne e in toto differenti. Anche questo racconto richiama la figura di Archimede; come modello essenzialmente geometrico, la cosmologia greca poggia su teorie che – almeno in fieri – possono essere fatte risalire a quell’ambiente culturale cui il genio siracusano dette un contributo essenziale; senza quegli elaborati matematici e filosofici Tolomeo non avrebbe probabilmente potuto creare la più fantasmagorica rappresentazione del creato che l’umanità abbia mai avuto. Info: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci - Via San Vittore 21, Milano - www.Museoscienza.org/eureka/  - www.Museoscienza.org  - info@museoscienza.It  - T 02 48 555 1   
   
   
VILLAFRANCA (MUSEO NICOLIS): “LA SORPRENDENTE STORIA DELL’INGEGNO UMANO” - MUSEO NICOLIS & SETTIMANA DELLA CULTURA D´IMPRESA  
 
Dal 21 al 28 novembre iniziative e visite guidate a tariffe speciali per festeggiare i 10 anni di Museimpresa Sabato 26 Novembre Ore 15.30 Ingresso E Visita Guidata Gratuiti Posti limitati e prenotazione obbligatoria (fino ad un ora prima dell’evento) Per Tutta La Settimana (21-28 Novembre) verranno inoltre adottate Tariffe Agevolate Prezzo intero 8 anziché 10 Euro - Ingresso omaggio per i ragazzi da 0 a 12 Villafranca 19 novembre 2011 – La Settimana della Cultura d’Impresa è un’iniziativa a carattere nazionale promossa da Confindustria che si svolge dal 2001 ogni anno in autunno. Assolombarda vi partecipa attraverso Museimpresa con la realizzazione di un articolato calendario di eventi inerenti al tema della cultura d’impresa: workshop, convegni, mostre, rassegne cinematografiche e spettacoli. Che cosa significa essere un “Museo d’Impresa”? Significa tutelare il patrimonio della propria storia industriale, produttiva, culturale, di comunicazione. Significa mantenere in vita gli oggetti e le testimonianze che hanno accompagnato la crescita dell’impresa e fatto conoscere in tutto il mondo i suoi prodotti, i suoi marchi, le sue eccellenze. Significa, in sostanza, raccontare in che modo e con quali energie quell’impresa abbia contribuito alla crescita della società contemporanea. Questo è lo spirito che anima Museimpresa, l’Associazione nata per volontà di Assolombarda e Confindustria che quest’anno festeggia i suoi 10 anni insieme ai tanti “Musei d’Impresa” che con la propria attività hanno testimoniato concretamente l’impegno a non disperdere la straordinaria eredità del mondo imprenditoriale italiano. Come il Museo Nicolis di Villafranca, oggi uno dei più importanti Musei privati italiani che riunisce ben 7 collezioni di auto e moto d’epoca, biciclette, strumenti musicali, macchine fotografiche e per scrivere, oggetti inediti dell’ingegno umano  
   
   
MILANO (GALLERIA CARDI BLACK BOX): “MANATTHAN CLUB” DI FLAVIO FAVELLI  
 
Da martedì 22 novembre 2011 la galleria Cardi Black Box ospita la prima personale milanese di Flavio Favelli (Firenze, 1967) intitolata Manatthan Club, a cura di Art At Work. L’ampia mostra, che occuperà entrambi i piani della galleria, sarà l’occasione per conoscere e approfondire la poetica di Flavio Favelli, che si caratterizza come una sorta di viaggio nella memoria individuale attraverso l’accumulo di oggetti, che l’artista rielabora, modifica, combina tra loro e trasforma in altro. Una ricostruzione (non filologica ma giocata sul piano dell’emotività) per immagini e segni di un passato personale, che tuttavia si può intendere anche come volontà di attivare la rievocazione di una storia recente, quella dell’Italia degli anni ’60 e ’70. Manatthan Club racconta infatti la storia dei consumi - attraverso mobili, luci al neon, tappeti, collage di immagini e di francobolli di cui Favelli amplifica il potenziale poetico - che diventa a sua volta metafora della trasformazione socio-culturale di un’Italia che, uscita dal dopoguerra, si spogliava della sua dimensione provinciale e si convertiva in società di consumo. Settembre 2011 Come di consueto l’inaugurazione è accompagnata da un cocktail Grey Goose,la luxury vodka rinomata per la sua eccellenza qualitativa e partner della Galleria Cardi Black Box. Flavio Favelli Testo a cura di Ilaria Bonacossa - Art At Work Flavio Favelli sviluppa la sua pratica artistica attraverso il rapporto intimo e personale che instaura con gli oggetti, le immagini e i mobili che raccoglie incessantemente nei mercatini e dai robivecchi in giro per l’Italia. Monta, smonta, taglia incolla cose di ogni genere, creando un universo estetico carico di bellezza malinconica e di poesia, caricandole di suggestioni emotive personali e a volte criptiche. Così i suoi grandi collage di francobolli o le cartoline inseriti in cornici d’epoca, i patchwork di tappetti e tendaggi, sembrano registrare in maniera personale il passare del tempo, creando una personalissima sintesi tra pittura, scultura, istallazione. Per la sua prima personale milanese ‘Manatthan Club’, Favelli ci racconta, riappropriandosi di alcuni oggetti che hanno segnato la storia dei consumi italiani degli anni degli anni ’60 e ’70, un’Italia provinciale, kitsch e contemporaneamente genuina, capace ancora di sognare attraverso i segni del consumo, loghi di marchi famosi e scritte al neon, una realtà lontana e migliore. Il titolo, ‘Manatthan Club’, che riporta volutamente un errore ortografico, nasce dalla fotografia scattata da Favelli nella primavera del 2011 (e scelta come invito per la mostra) a un locale notturno in cui l’artista si è imbattuto in Sicilia, sulla statale che collega Licata a Gela. Questo non-luogo con la scritta nera a caratteri cubitali su pareti fucsia e rosse evocava la promessa della trasgressione e del divertimento associate al mito della metropoli americana. L’accostamento inaspettato di questi tre colori torna ossessivamente nei mobili trasformati in lightbox dai neon, così come nei loghi e nei diversi oggetti che costituiscono, nelle parole dell’artista: “…il mio immaginario e quello di un paese, l’Italia, che lambisce il provinciale-trash-pop-meridionale.” Significativi sono i lavori che citano Sandokan, eroe personale dell’artista bambino, che a nove anni si appassionò delle avventure della Tigre di Mompracem interpretata da Kabir Bedi nello sceneggiato Rai del 1976. Questo sceneggiato si rivelò un successo senza precedenti (si narra 27 milioni di spettatori) diventando in poco tempo un cult per i giovani italiani e dando vita al primo fenomeno nazionale di merchandising su larga scala, attraverso magliette, quaderni per la scuola, maschere di Carnevale e un ricercatissimo album di figurine della Panini. Favelli si riappropria di questo mito, recentemente citato dai media perché scelto dal boss camorrista Francesco Schiavone come nome in codice. La mostra milanese si struttura in due ambienti distinti; nella main gallery i mobili con luci al neon installati insieme ai loghi delle aziende che hanno segnato il mercato italiano degli anni ’70, creano un’atmosfera surreale, carica di sensualità attraverso l’uso del rosso e del fucsia. Al level one l’artista sceglie di trasformare, attraverso tappeti e drappeggi, lo spazio in un boudoir in cui i collage di immagini e di francobolli, le sete dei foulard di Pucci vengono installati come in una quadreria ottocentesca, capace di evocare uno senso di straniamento spazio-temporale. La mostra di Favelli diventa una personale testimonianza della trasformazione socio-culturale del Bel Paese e sembra, accostando immagini tratte dal cinema porno degli anni ’70 a quelle commerciali, voler parlare del perverso bisogno di possedere cose inutili. Tuttavia questa mostra non è una critica sociale, piuttosto una riflessione su un passato nazionale in cui il desiderio non veniva mercificato, né strumentalizzato per fidelizzare i propri consumatori, i quali, forse in maniera un po’ provinciale, sognavano attraverso le cose un futuro diverso e moderno  
   
   
PORDENONE: INAUGURAZIONE NUOVI SPAZI DI CASA ZANUSSI  
 
Sabato 26 novembre la vernice degli spazi, con l’intitolazione ai grandi artefici del centro, primo fra tutti l’imprenditore Lino Zanussi. Dal 26 novembre, tutte le pareti disponibili di Casa Zanussi ospiteranno le opere della Collezione Permanente acquisita in 46 anni, con lavori – fra gli altri – di Aita, Altieri, Angeli Radovani, Anzil, Balena, Bassi, Beltrame, Bordini, Bottecchia, Cadorin, Cagli, Canci Magnano, Casarini, Celiberti, Ceschia, Ciussi, Coletti, Colò, Cragnolini, Di Iorio, Dugo, Finzi, Giannelli, Gianquinto, Guacci, Jeicic, Kravos, Igne, Magnolato, Marangoni, Marcon, Mascherini, Mesciulam, Mavrodin, Mirko, Moretti, Murtic, Pedrina, Pellis, Pizzinato, Polesello, Schuldhess, Spacal, Squatriti, Tramontin, Variola, Venuto, Veronesi, Wolf, Zavagno, Zigaina. E sabato 10 dicembre il convegno dedicato a “la Collezione Concordia 7. Arte dalla storia del centro culturale casa Antonio Zanussi Pordenone”. Per l’occasione sarà presentato il catalogo che illustra nel dettaglio l’intera collezione  
   
   
TRENTO (PALAZZO ROCCABRUNA): VISITATE LE DOLOMITI! CENTO ANNI DI MANIFESTI  
 
E’ stata inaugurata mercoledì 23 novembre la nuova mostra ospitata nelle sale di Palazzo Roccabruna, nel centro storico di Trento. Protagoniste le Dolomiti, dichiarate nel 2009 dall´Unesco “Patrimonio Universale dell´Umanità”, rappresentate con grande varietà di stili e sensibilità sui manifesti di promozione turistica, depliant e brochure del secolo scorso. Oltre un centinaio i pezzi in esposizione, molti dei quali inediti, che ripercorrono quasi un secolo di storia, dall’inizio del Novecento fino agli anni Ottanta. Le Dolomiti rappresentano uno dei comprensori alpini più suggestivi al mondo. Geograficamente la classica regione dolomitica si fa coincidere con quella parte di catena alpina che si estende fra le provincie di Bolzano, Trento, Belluno, Udine e Pordenone, delimitata dal corso dei fiumi Adige, Isarco, Rienza, Piave, Cismon e Brenta. Sul finire del secolo Xix inizia la grande stagione del turismo invernale ed estivo, resa possibile dalla costruzione di nuove vie di comunicazione e dalla creazione di numerose strutture ricettive. Nel contempo nascono le prime rudimentali forme di promozione turistica, tra cui eccelle il manifesto che nel caso delle Dolomiti dà avvio ad una produzione artistica quanto mai fertile e diffusa. La mostra di Palazzo Roccabruna analizza e presenta al pubblico questo fenomeno, illustra un territorio che ha fatto della promozione un elemento fondamentale per la propria economia. L’immagine che ne scaturisce è quella di un ambito dove alcuni elementi fissi – in particolare i maggiori centri turistici come Cortina d´Ampezzo, Merano, Madonna di Campiglio, Ortisei, San Martino di Castrozza – “governano” storicamente la strategia promozionale già dalla fine dell’Ottocento, consolidando il proprio ruolo di località leader e facendo nel contempo da traino a realtà periferiche che dal secondo dopoguerra si sono affermate come stazioni turistiche di eccellenza. L´esposizione presenta anche materiali realizzati in anni più recenti, evidenziando le innovative campagne pubblicitarie che hanno accompagnato il fenomeno del turismo di massa e che sono state alla base delle strategie pubblicitarie delle strutture preposte alla promozione dei territori. Le opere dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del secolo scorso – quando l’immagine disegnata è ormai definitivamente sostituita dalla fotografia – sono un fatto assolutamente inedito in una mostra di manifesti e permettono di segnalare il cambio di stile e la diversa concezione dei messaggi pubblicitari. Nell´esposizione, curata da Roberto Festi, sono presenti materiali provenienti dalle raccolte del Touriseum di Merano, del Museo Nazionale della Montagna di Torino e da importanti collezioni private, opere realizzate dai maggiori cartellonisti del Novecento che hanno affrontato il tema dolomitico (Franz J. Lenhart, Mario Puppo, Aldo Raimondi, Heinrich C. Berann, Carlo Pellegrini, Arthur Zelger...). La mostra rimarrà a Palazzo Roccabruna fino al 4 marzo 2012, dopodiché verrà spostata dal 30 marzo al 3 giugno 2112 al Palazzo Mercantile a Bolzano in collaborazione con la locale Camera di Commercio  
   
   
BOLOGNA (INDIESTORE “BARSPORT DONNA”, VIA RIVA DI RENO 100/D): LA DONNA INDIPENDENTE DI GIOVANNI OSCAR URSO - 3DICEMBRE / 31 GENNAIO 2012  
 
Sabato 3 dicembre alle ore 19,30 s’inaugura presso i locali dell’Indie Store "barsport donna" in via Riva di Reno 100/d a Bologna la mostra fotografica di Giovanni Oscar Urso “La donna indipendente”. Durante il vernissage, alle ore 20.30, si terrà la performance di Sciandra "Macherito Inutile– atto composito – 1ª parte". Un negozio di abbigliamento non vuole certo essere sostitutivo di una galleria ma neanche semplicemente uno spazio espositivo originale dove si vuole proporre l’arte. Lo spazio e le opere esposte hanno un dichiarato intento comune rivolto al mondo femminile. Un dialogo tra arte e bisogni della normalità, tra l’intimità di una scelta e il piacere di un acquisto. Uno spazio in cui possono coincidere desideri e condividere i pensieri. Il progetto di portare una mostra d’arte contemporanea in un negozio ha come intento quello di avvicinare l’artealla realtà della consuetudine sollecitando gli avventori a riconoscere leemozioni nel quotidiano. Giovanni Oscarurso è artista sensibile, pronto a cogliere, e talvolta esasperare le contraddizioni della realtà contemporanea. La sua attenzione verso il mondo femminile, nella serie “la donna indipendente”, è un modo per denunciare alcune peculiarità divenute comuni nella nostra società, ove seduzione e erotismo sono espressione di una sorta di narcisismo sociale. Uomini e donne, infatti, hanno forse raggiunto una certa parità comportamentale, nondimeno restano i bisogni, i sogni, le amarezze, le gioieche differenziano uomini e donne in quanto gender. Se si guardano le foto di Giovanni Oscar Urso, si scopre quanta artificiosità e quanta poca realtà sia rappresentata sotto forma di simboli espliciti. L’utilizzo delle bambole e le innaturali posizioni di autoerotismo servono a rappresentare un mondo artificiale in cui, nonostante il nome che vuol dare identità, nessun essere vivente, tantomeno una donna, può riconoscersi. I colori forzati da una saturazione sparata intervengono a suggerire atmosfere d’astrazione. Gli stereotipi, i volti volutamente sfumati o distorti rendono impossibile l’immedesimazione con il reale. E’ vero sono simboli di un’illusione. L’aspirata indipendenza a cui soprattutto il genere femminile ha anelato è impossibile in un mondo ancora medioevale fatto di feudatari, vassalli, valvassori e servi della gleba. L’artista denuncia con forza l’ipocrisia di una certa politica demagogica che fa apparire come possibile e reale un mondo democratico pronto ad accettare la collaborazione dell’altro sesso, ma altrettanto incline a sminuirlo, umiliarlo o sfruttarlo. Certo è che negli ultimi anni non soltanto le donne hanno perso diritti sul lavoro e la dignità della persona. Il concetto di indipendenza è innanzitutto strettamente legato al diritto di autodeterminazione: nel suo aspetto “esterno”, come diritto all’autonomia di giudizio politico; in quello“interno”, come scelta di perseguire un personale sviluppo economico, sociale e culturale. Dunque la domanda che si fa Urso con le sue opere coinvolge il genere umano, che ha dovuto cedere conquiste di autodeterminazione ottenute con sforzo, con fatica, con la lotta. Eppure ci pare di vivere in unmondo progredito perché le donne sembrano godere della libertà di scegliere una vita da single, anziché modelli tràditi di rapporto coniugale e di maternità quali uniche aspettative di vita; sembrano progredite e capaci di autodeterminarsi per la libertà di scegliere e non solo di essere scelte. Le opere di Urso gridano il rischio dell’illusione. Invitano a riflettere sulla qualità delle emozioni, sull’origine del piacere e della soddisfazione, sulla possibilità che scaturiscano dal solipsismo piuttosto che da una vita di relazione. La donna indipendente non esiste come non esiste al di fuori di un rapporto entro cui sappia sviluppare la sua autonomia. La donna indipendente è la speranza di una umanità migliore, che vive inconsciamente in ciascuno di noi. Info: www.Culturaliart.com  
   
   
PRATO (ELEONORA D’ANDREA CONTEMPORANEA): I MIEI RESPIRI-PERSONALE DI BEATRICE GALLORI - 26 NOVEMBRE 2011 / 15 GENNAIO 2012  
 
Sabato 26 Novembre 2011 alle ore 17.30 nella sua sede pratese, la Galleria Eleonora D’andrea Contemporanea è lieta di presentare per la prima volta la mostra personale di Beatrice Gallori “I miei respiri”. La mostra, che sarà attiva fino al 15 Gennaio 2012, è stata pensata per offrire una prima panoramica sull’evoluzione artistica di questo giovane talento da poco affacciatosi al mondo dell’arte. La personalità vulcanica di Beatrice l’ha portata in pochi anni a sperimentare i più diversi elementi e tecniche espressive fino a farle trovare il primo punto d’approdo del suo percorso nelle ceramiche. Un rapporto quasi sofferto con i materiali portano la Gallori a definire le opere i suoi “respiri” , come se l’artista si trovasse in continua lotta con il tempo e con la materia, che lei tenta di bloccare nell’attimo prima che questa sprigioni la sua incommensurabile forza. Di questo sforzo fisico e psicologico per fermare e piegare alla sua volontà l’energia, rimane un respiro in ogni singola opera come a testimonianza del faticoso e coinvolgente processo creativo. Colate in ceramica sature di colore puro che invadono lo spazio dello spettatore con la loro irriverenza, tele entro le quali scorrono flussi inarrestabili come lava che tenta di spaccare la crosta terrestre per fuoriuscire e presentarsi al mondo in tutta la sua maestosità, il tutto permeato da una patina brillante che isola questo scorrere e lo trasporta fuori dalla realtà. Il colore e la plastica si pongono al centro della ricerca dell’artista, la quale sceglie di utilizzare tinte accese, vivide ed energiche come il rosso, il blu e l’oro oppure non colori bianco e nero su forme morbide e sinuose che si spandono fluide nello spazio. Reduce dall’esperienza di Artverona, dove il pubblico l’ha accolta molto positivamente e dall’evento ”Incontro con l’Artista” nell’ambito del progetto “Artisti a km 0” in collaborazione con Aparte presso il Museo Pecci di Prato, Beatrice Gallori presenta oggi circa 20 opere tra tele, ceramiche e installazioni che invaderanno tutto lo spazio della Galleria coinvolgendo totalmente il pubblico in un’esperienza che si spinge oltre il semplice fattore visivo. Info: Via Gioberti, 14 (zona La Pietà) 59100 Prato - Tel. +00390574574670 - www.Elexpo.it    
   
   
VENDOLA IN VISITA ALLA MOSTRA DELL´ANSA SULLA STORIA D´ITALIA  
 
“Per interrogarci su come siamo, bisogna sempre attraversare il come eravamo, bisogna sempre esercitare discernimento e memoria su quel campo complesso che dice di un cammino, di una strada e dei suoi inciampi”. Lo ha dichiarato il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola visitando  a Roma la mostra dell’Ansa "Fotografandoci: 60 anni di vita italiana nelle immagini dell´Ansa" in corso presso il complesso del Vittoriano. Il Presidente Vendola era accompagnato dal direttore dell´Agenzia Ansa Luigi Contu e dal vicedirettore Paolo Corallo. “Sono immagini – ha proseguito Vendola – che raccontano la storia d’Italia, la storia di un Paese che passa dal bianco e nero al colore cercando di guadagnare una postazione autorevole, per lo meno all’altezza del fascino che esercita la sua storia millenaria e la sua bellezza. È un cammino in cui si può vedere l’orgoglio, ma anche le ferite sempre aperte: l’abuso, la violazione degli ecosistemi, la speculazione selvaggia, la cementificazione… è la nostra Italia, il suo provincialismo e il suo cosmopolitismo, le sue ambizioni legittime e le sue ambizioni miserabili, le sue mafie e i suoi eroi civili”. “L’ansa – ha concluso il Presidente Vendola – che ha accompagnato con i sui “scatti” questa storia, che l’ha catturata, proteggendola e preservandola dalle incurie del tempo, oggi ce l’ha restituisce in questa lunga sequenza di cui abbiamo bisogno, perché se non si ha la percezione dei passi compiuti, è difficile avere l’immaginazione del futuro”. Il video commento integrale al seguente indirizzo web: http://www.Ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2011/11/23/
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DRESDA: UNA FRECCIA ATTRAVERSA LA STORIA DI DRESDA  
 
Il 15 ottobre ha riaperto l’importante museo di storia nazionale dell’esercito tedesco. Il famoso architetto Daniel Libeskind ha inserito una moderna costruzione nell’edificio tardo classicistico dell’arsenale / 9.000 pezzi esposti. All’inizio dell’anno il New York Times indicò 20 luoghi al mondo da visitare assolutamente quest’anno. La Germania appariva in questa lista una sola volta - con Dresda. La ragione è la nuova apertura del Museo di Storia Militare dell’Esercito Tedesco (Mhm). Dal 15 ottobre è stato completato e la nuova esposizione permanente del Museo di Storia Militare dell’Esercito Tedesco ha già attirato più di 50.000 visitatori. Il famoso architetto Daniel Libeskind ha combinato lo storico edificio dell’arsenale della caserma della cittadella militare Albertstadt (costruita dal 1873 al 1877) con un edificio moderno. L’edificio di nuova costruzione si presenta come un cuneo in acciao e cemento armato che taglia a forma di gigantesca “V” l’edificio d’epoca tardo classicistica. Indica esattamente in direzione del centro città e richiama con la sua forma geometrica l’area distrutta di Dresda nella notte del bombardamento del 13 febbraio 1945. Allora furono uccise 25.000 persone, distrutte innumerevoli opere d’arte e monumenti. Kurt Vonneguth illustra questa catastrofe in maniera impressionante nel suo romanzo “Mattatoio nr.5”. Proprio oggi che Dresda si accende di nuovo splendore il museo vuole porre un segnale contro l’oblio e per la riflessione su chi ha scatenato la Seconda Guerra Mondiale. Così ci saranno lastre nella pavimentazione con traccie delle esplosioni. Provengono dalla città polacca Wielun che il 1° settembre 1939 fu il primo obbiettivo delle bombe tedesche. Il Museo di Storia Militare è uno dei musei storici più grandi e moderni della Germania. La nuova istituzione diventa uno dei tre più significativi musei di storia nazionale in Germania – accanto alla Casa delle Storia a Bonn e il Museo Storico Tedesco a Berlino. Nell` antico edificio risanato un percorso cronologico conduce attraverso le epoche di storia militare dal tardo medioevo all’era contemporanea. Ci si aspetta che 160.000 visitatori all’anno saranno attratti dai 9.000 pezzi esposti e dalla loro esemplare presentazione. Non troveranno però una presentazione militare focalizzata sulla tecnologia e gli strumenti bellici. Nel nuovo museo è l’uomo al centro dell’attenzione. Così il visitatore potrà incontrare la leggendaria Marlene Dietrich nell’uniforme di un’accompagnatrice delle truppe americane, l’ex ministro degli esteri Joschka Fischer. Di quest’ultimo si potrà vedere un abito originale comprese le tracce di un sacchetto di colore lanciatogli contro per protesta. Spunti di riflessione più drastici sulle pericolose missioni di pace sono dati dalle schegge delle granate recuperate dal corpo di un soldato tedesco ferito in Afganistan. Gorch Pieken, direttore scientifico del Museo di Storia Militare, dice che nessun altro museo antropologico racconta così tanto l’indole dell’uomo come a Dresda. Per questo è andato fino a Lublin in Polonia orientale per riuscire ad ottenere in prestito 30 paia di scarpe dal campo di concentramenti Majdanek. 80.000 persone lasciarono la propria vita in questo campo di concentramento. Ha impiegato quattro anni per riuscire ad avere una bibbia che il prete resse nelle mani affrontando il saccheggio e l’assassinio da parte di soldati tedeschi nel villaggio di Kommeno in Grecia. Tutte queste impressioni fanno parte del „percorso da vivere“ lungo il quale il visitatore viene indirizzato alla questione centrale dell’esposizione, e cioè: Cosa significa violenza? Il Museo di Storia Militare dell’Esercito Tedesco presenta inoltre numerosi altri spettacolari pezzi d’esposizione. Per esempio una cabriolet Horch 830 Bl Sedan del 1936. Quest’auto faceva parte del parco macchine del comando della Wehrmacht della Grande Parigi, comandato dal Generale Dietrich von Choltitz. Questi impedì la distruzione della capitale francese ordinata da Hitler entrando così tra i personaggi della storia mondiale come il „salvatore di Parigi“. Dopo la guerra quest’auto Horch 830 Bl venne utilizzata per diversi anni dal Generale Charles De Gaulle durante le parate davanti ai veterani reduci delle due guerre mondiali. Info: Militärhistorisches Museum der Bundeswehr - Olbrichtplatz 2, 01099 Dresden - Tel.: +493518232803 - www.Mhm-dresden.de  - aperto giovedì a martedì dalle 10 alle 18, lunedì alle 21; mercoledì chiuso