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MARTEDI

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Notiziario Marketpress di Martedì 03 Dicembre 2013
FONDI PAC, LOMBARDIA: TAGLI INACCETTABILI  
 
Bergamo - "Nel messaggio che il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro rivolge a Confai, mi sollecita su tre questioni: agricoltore attivo, aree omogenee e aiuti accoppiati, che sono di competenza nazionale, non regionale". Ha dichiarato così l´assessore all´Agricoltura della Lombardia Gianni Fava, partecipando all´Viii Assemblea annuale delle imprese agromeccaniche di Confai, a Bergamo. Tagli Del 55% Su Primo Pilastro - "Io ieri ho abbandonato il tavolo della Conferenza Stato-regioni, perché contesto violentemente la ripartizione dei fondi - ha riferito l´assessore alla platea -. La proposta di ieri di un delegato del ministro De Girolamo sul primo pilastro della Pac ci dice che i fondi per la Regione Lombardia passeranno dai 550 milioni attuali a 331 milioni. Questo significa un taglio del 55 per cento, se proiettati al 2019, con la modalità della convergenza interna. Inaccettabile". Sostenere Battaglia Agromeccanici - Dopo aver approvato in Lombardia l´Albo degli Agromeccanici, lo scorso ottobre, "con la finalità di monitorare il comparto, evitare distorsioni e preparare il terreno a una apertura delle misure del Piano di sviluppo rurale dedicato all´innovazione", l´assessore Fava si è detto pronto "a sostenere la battaglia degli agromeccanici, a patto che le rappresentanze di categoria raggiungano un´intesa". Contoterzismo Strategico - Dalla riunione di ieri in Conferenza Stato-regioni, Fava ha portato una buona notizia per le imprese di meccanizzazione agricola. "La proposta del Ministero per la definizione di ´agricoltore attivo´ - ha detto - è che basterà essere operatori agricoli iscritti alla Camera di commercio. Ma quando ho chiesto di aprire ai contoterzisti, ieri la risposta è stata ´decisamente no´". Per Fava "il contoterzismo è strategico per molte operazioni in campagna, ma serve una maggiore intesa". Ragionare Per Aree Omogenee - Quanto alle ´aree omogenee´ citate da De Castro, Fava ha replicato: "Da sempre sostengo che sia necessario ragionare in termini di aree omogenee o di Macroregione agricola, che uniformi il territorio con le misure dei Programmi di sviluppi rurali. Non è una novità, bisogna agire, continuo a chiederlo. Anche perché sulla definizione della Pac siamo in ritardo. La Francia, la Germania, la Spagna hanno già definito le linee operative. Noi no". Aiuti Accoppiati - In tema di ´aiuti accoppiati´, la ricetta di Fava si avvicina a quanto deciso in Francia. "Se accoppiassimo sulla zootecnia potremmo recuperare parte del taglio del primo pilastro, ma devo essere messo nelle condizioni di poterlo fare".  
   
   
VERTICE SUI PROSSIMI FONDI UE IN AGRICOLTURA: ALL´ALTO ADIGE PIÙ RISORSE  
 
La ripartizione dei fondi Ue per lo sviluppo rurale assegnati all´Italia è stato il tema di un primo confronto il 28 novembre a Roma tra le Regioni. "Di certo l´Alto Adige potrà contare su maggiori risorse, anche se devono ancora essere quantificate", annuncia il presidente della Provincia Luis Durnwalder, presente al vertice romano. Dopo il via libera di Bruxelles alla riforma della politica agraria europea (Pac) sino al 2020, è in corso la trattativa tra Stato e Regioni per definire la concreta applicazione dei principi di redistribuzione dei fondi Ue sul territorio nazionale. Un importante passaggio è stato il vertice a Roma della Commissione politiche agricole della Conferenza delle regioni, che si è confrontata sullo schema di ripartizione del budget del finanziamento europeo assegnato all´Italia per la programmazione 2014-2020. Il presidente Luis Durnwalder torna con un´assicurazione da questo primo incontro: "Nel prossimo periodo di programmazione l´Alto Adige non solo non vedrà ridotti i fondi europei a disposizione, ma potrà contare su maggiori risorse." La ripartizione deve essere ancora definita (le posizioni tra diverse Regioni sono ancora divergenti) e già la prossima settimana è fissato un nuovo vertice. Il tema centrale è quello del calcolo dei contributi diretti che raggruppano alcune voci obbligatorie quali i pagamenti di base, il "greening" (prescrizioni ambientali nella coltivazione), i pagamenti aggiuntivi per i giovani agricoltori. La situazione attuale vede l´Italia basarsi ancora sul modello storico che ammette grandi differenze nei pagamenti sia per tipologia della produzione che tra Regioni. "In questo schema - ha ribadito il presidente Luis Durnwalder - l´Alto Adige, come il Trentino e la Val d´Aosta, risulta penalizzato con importi fino a 10 volte inferiori per ettaro rispetto a quelli di altre Regioni." Da qui la richiesta di rivedere i criteri di ripartizione del budget nazionale: sull´aggiornamento dei parametri Bolzano, Trento e Aosta fanno squadra per confrontarsi con le Regioni che vantano i maggiori contributi diretti grazie al vecchio criterio storico, e che sarebbero costrette a rinunciare a parte del finanziamento se venisse applicato il nuovo sistema di calcolo. "Ma è necessario riequilibrare tale disparità tra Regioni - ha sottolineato Durnwalder - e per farlo si possono adottare criteri più oggettivi. In questo modo ci si adegua anche alle richieste di obiettività e di non discriminazione trasmesse dall´Ue agli Stati membri."  
   
   
FONDI AD ALLEVATORI: LOMBARDIA PENALIZZATA  
 
Milano - L´assessore all´Agricoltura della Lombardia Gianni Fava scrive al ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo, per segnalare i problemi derivanti dalla prevista assegnazione dei fondi per le attività di controllo funzionale svolte dalle Associazioni degli allevatori. Sarebbero infatti pochi i fondi stanziati da Roma per il peso della zootecnia lombarda. Tavolo Di Confronto - Fava, in particolare, chiede la convocazione di un tavolo di confronto fra Mipaaf e Regioni, per ridiscutere la proposta di finanziamento presentata dalle strutture del Ministero lo scorso 5 novembre e ritenuta inapplicabile non solo dall´Assessorato all´Agricoltura della Lombardia, ma anche dall´Associazione regionale lombarda delle Associazioni allevatori. L´assegnazione dei fondi ministeriali, in pratica, meriterebbe una revisione. Dal 2011, riassume Fava, la Lombardia è stata "chiamata a contribuire alle attività di controllo con ingenti somme integrative rispetto a quelle di provenienza ministeriale; nel 2013 il contributo da risorse autonome lombarde ha raggiunto il 60 per cento del totale di provenienza pubblica. Gli allevatori lombardi hanno poi aggiunto un milione e novecentomila euro per singola annualità". Compartecipazione Onerosa - Importi, riferisce l´assessore all´Agricoltura della Lombardia al ministro De Girolamo, che sono stati stabiliti "in base al numero di capi controllati. Nel 2013 la compartecipazione lombarda è giunta, cumulativamente, al 77 per cento, senza criteri concertati o altri indirizzi per la programmazione". La situazione risulta indubbiamente onerosa per la Lombardia. Tuttavia, la richiesta delle Regioni "di una verifica congiunta delle sperimentazioni in corso e dei costi complessivi, anche in relazione agli obiettivi di selezione delle diverse specie e razze" non è mai sfociata in un confronto col Ministero. Rivedere Obiettivi E Priorità - L´assessore Fava, inoltre, non concorda "sui contenuti dell´analisi tecnico-economica della relazione del capo Dipartimento (del Mipaaf) e, in particolare, sull´esistenza di una non congruenza tra il costo preventivato dal Programma (dei controlli funzionali) e il carico economico reale, che copre servizi di qualità elevata e costante, al punto che gli stessi allevatori vi compartecipano attivamente". Sarebbe dunque necessario rivedere "obiettivi e priorità, a partire da un´analisi aggiornata dei costi e dei benefici, per non disgregare realtà locali virtuose ed efficienti e senza le quali non avrebbero ragione di esistere le stesse Associazioni nazionali". Anche perché, scrive Fava al ministro, "la proposta della Struttura ministeriale, così come formulata oggi, porterebbe a gravi danni per l´attività delle Regioni che hanno nella zootecnia un vero punto di forza a livello nazionale ed europeo". L´analisi Dell´aral - In una nota inviata dall´Aral all´assessore Fava, allegata alla lettera indirizzata al ministro De Girolamo, sono inserite alcune valutazioni di natura tecnica. Innanzitutto, scrivono i vertici dell´Associazione allevatori della Lombardia, vengono equiparati i costi di un´Ara standard di 90.000 capi con quella lombarda, che ne conta 600.000, con quattro realtà provinciali al di sopra dei 100.000 animali controllati. Nel computo delle attività finanziabili dal Ministero delle Politiche agricole, scrive l´Aral, "la Lombardia ha il 29 per cento del ´personale di campagna´, il 41 per cento di ´quote Aia (Associazione italiana allevatori) e Ana (Associazioni nazionali allevatori)´, il 50 per cento di ´analisi latte´. Ecco perché è difficile spiegare il 23 per cento dei contributi". In Un Anno 9% Di Contributi In Meno - Conti alla mano, analizza l´Associazione regionale degli allevatori lombardi, "dal 2012 al 2013 la Lombardia ha perso il 9 per cento dei contributi, il resto d´Italia il 5,4 per cento; le vacche lombarde sono aumentate, quelle del resto del Paese diminuite; il resto d´Italia ha perso percentualmente il doppio degli allevamenti della Lombardia; la Lombardia ha mantenuto costante il numero di controlli, il resto d´Italia no".  
   
   
NASCE IL CONSORZIO AGRARIO DEL NORD EST. ZAIA: AVANTI CON LE AGGREGAZIONI, CHE NON SNATURANO L’IDENTITÀ LOCALE  
 
Venezia - “La notizia della probabile fusione tra due consorzi agrari come quello Lombardo Veneto e quello di Padova e Venezia può solo fare piacere. Economie di scala a parte, il futuro del nostro sistema agricolo passa anche attraverso aggregazioni di questo tipo, capaci di preservare e valorizzare le peculiarità del territorio e di rafforzare nelle filiere il segmento produttivo”. Lo sottolinea il presidente del Veneto Luca Zaia, commentando l’annuncio che i soci dei due consorzi saranno chiamati il prossimo 13 dicembre a dare via libera ad un soggetto unico che sarà il più grande d’Italia. Il futuro Consorzio Agrario del Nord Est vale 550 milioni di ricavi, dà lavoro a 550 addetti ed è presente capillarmente nel territorio con 115 agenzie e con moltissimi stabilimenti di lavorazione e trasformazione. “L’auspicio è che in questo comparto – conclude Zaia – questa importante operazione sia in ogni caso solo la tappa di un processo aggregativo che deve essere trasversale a tutti i segmenti agricoli: assieme si fa più strada e si tutelano meglio gli interessi dei nostri produttori e la valenza delle nostre produzioni”.  
   
   
AZIENDE AGRICOLE LOMBARDE, 10 MILIONI PER L´AMMODERNAMENTO  
 
Milano - La Regione Lombardia sostiene l´ammodernamento delle aziende agricole, attraverso la misura 121 del Programma di sviluppo rurale (Psr). La Direzione generale dell´Agricoltura ha approvato il terzo riparto aggiuntivo delle risorse finanziarie alle Amministrazioni provinciali lombarde, per una somma complessiva che sfiora i 10 milioni di euro. A beneficiarne, 116 imprese agricole lombarde, che hanno potuto così provvedere a modernizzare strutture, impianti, macchine o attrezzature. L´erogazione dei fondi si riferisce alle domande presentate dalle aziende fra il 1° luglio e il 31 dicembre 2010, sesto periodo di finanziamento all´interno del Psr 2007-2013. Ci Vuole Piu´ Attenzione Per Nostre Imprese - "Le imprese agricole lombarde continuano ad investire sul proprio futuro e la Regione continua a svolgere un ruolo di affiancamento e supporto a tale attività", sottolinea l´assessore all´Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava. "Tuttavia - prosegue Fava - non posso non sottoporre al ministero delle Politiche agricole la necessità di una maggiore attenzione nei confronti degli agricoltori lombardi, in questa fase estremamente delicata, in cui si deve decidere la ripartizione dei fondi relativi al Secondo pilastro della Politica agricola comune". Lombardia Usa Fondi Al 99% - Nonostante a livello nazionale siano circa 500 i milioni di euro a rischio disimpegno per inutilizzo nell´ambito dello sviluppo rurale, "la Regione Lombardia ha una percentuale di utilizzo della propria dote finanziaria superiore al 99 per cento". Prova ne è il fatto che, nel bando finanziato dalla Direzione generale dell´Agricoltura della Lombardia pochi giorni fa sulla misura 121, in coda alle 116 domande finanziate, ne sono rimaste escluse 323. Domande ammissibili a finanziamento (per un totale complessivo di 439 domande), ma non finanziate per mancanza di risorse e che restano valide sino al 31 dicembre 2013, cui corrisponde un importo complessivo del contributo eventualmente finanziabile superiore ai 24 milioni di euro. Riconsiderare Budget Per Nostri Agricoltori - "In uno scenario in cui, a più riprese, abbiamo letto di Regioni che sono state costrette ad elargire risorse a pioggia e, talvolta, incappando in sviste clamorose - dichiara Fava - sollecitiamo il ministero delle Politiche agricole a riconsiderare al rialzo il budget di competenza degli agricoltori lombardi".  
   
   
SUINI: CROLLANO I PREZZI E GLI ALLEVATORI VENDONO IN PERDITA CIA EMILIA ROMAGNA: “ IL PREZZO IN DODICI MESI È SCESO DEL 15 PER CENTO  
 
 Bologna - Nonostante che il patrimonio suinicolo nel 2013 sia risultato in forte calo, situazione che dovrebbe trovare conferma per il 2014 e che risente degli effetti della normativa sul benessere animali, crollano i prezzi e gli allevatori vendono in perdita in una situazione in cui le relazioni interprofessionali sono interrotte. “Gli allevatori suinicoli – interviene la Cia dell’Emilia Romagna - denunciano e condannano l’irresponsabilità della parte di filiera a valle della produzione che compromette le stesse prospettive delle produzioni salumiere di qualità. E’ inaccettabile che le quotazioni nazionali dei suini non riconoscano il differenziale di qualità dei nostri suini dedicati alle nostre denominazioni rispetto alle produzioni europee. Il prezzo del suino Dop, infatti, in dodici mesi è sceso del 15 per cento (confronto ottobre 2012 con ottobre 2013). Costi di produzione che per lo stesso periodo sono cresciuti di quasi il 10 per cento – rileva ancora la Cia”. La conseguenza effettiva è che gli allevatori di suini vendono in perdita, mettendo in discussione la sopravvivenza del settore e la stessa fornitura delle filiere di qualità. “Tema che non pare preoccupare industria della macellazione e salumiera che, anzi, si rifà sul valore della produzione nazionale – commenta la Confederazione italiana agricoltori - per recuperare le alte quotazioni delle carni di importazione”. L’associazione osserva inoltre che i rapporti interprofessionali con l’industria di macellazione si sono interrotti: “è ormai da 2 mesi che la Cun (Commissione unica nazionale per la determinazione anticipata del prezzo) vede l’assenza dei rappresentanti dei macelli riportando le contrattazione a livello di Borse merci provinciali. Il rischio reale è giungere a un mercato selvaggio, tutto ciò alla vigilia della stipula dei contratti annuali tra macellatori e allevatori che non potranno, come di consueto, avere un riferimento del prezzo. A tal fine – prosegue la Cia - è indispensabile che le Op (Organizzazioni dei produttori) e le cooperative sostengano l’azione dei loro rappresentanti nelle commissioni delle Camere di commercio per l’affermazione di quotazioni corrispondenti alle reali condizioni del rapporto domanda/offerta sul mercato”. Di fronte a questa drammatica situazione la Cia dell’Emilia Romagna denuncia come gli allevatori non possano più sopportare questo clima di incertezze senza prospettive economiche per il futuro, con il rischio di un mercato selvaggio che non tenga conto dell’interesse a medio-lungo termine della filiera. “Si tratta di un atteggiamento ingiustificato e provocatorio nei confronti del Ministero delle politiche agricole e delle regioni che hanno sostenuto e patrocinato nel 2008 l’accordo di filiera con le parti agricole. Chiediamo pertanto un impegno straordinario al Ministero e alle Regioni nel rispetto dell’intesa e nella predisposizione di tutte le azioni utili a dare reali prospettive al settore che, va ricordato, è la base per la produzione del nostro made in Italy della salumeria (Prosciutto di Parma e S.daniele)”. La prossima pubblicazione del nuovo regolamento sulle Ocm (Organizzazioni comuni di mercato) offre strumenti per rafforzare l’aggregazione della produzione e le relazioni interprofessionali, prevedendo lo strumento della regolamentazione delle produzioni dei prosciutti Dop. “Regolamentazione che non può essere attuata senza riconoscere il ruolo di partecipazione alla programmazione dei suinicoltori”, sottolinea ancora la Cia. “Dobbiamo favorire e sostenere le iniziative in corso per l’attuazione della normativa sul Sistema qualità nazionale relativa al settore suinicolo – conclude la Cia - finalizzata inoltre a dare valore alle carni suine fresche provenienti da suini allevati con le tradizionali metodologie di qualità”. Le cinque proposte della Cia - La Cia propone di ridefinire e concordare nel ‘Tavolo suinicolo nazionale’ questi temi: 1-etichettatura delle carni fresche; deve indicare nato ,allevato e lavorato in Italia, 2-iniziative urgenti per rafforzare i controlli sulla carne sui prodotti della salumeria importata in Italia. 3-rendere più facilmente comprensibile al consumatore finale la provenienza e la tecnica di allevamento della carne e dei suoi lavorati; 4- valorizzazione dei Prosciutti Dop: programmazione produttiva, incentivazione all’export. 5- attuare le nuove norme europee sullo sviluppo delle Organizzazioni di prodotto e interprofessionali e sulla programmazione dei prosciutti Dop.  
   
   
TORINO: ENTRO IL 19 DICEMBRE LE DOMANDE ALLA PROVINCIA PER L’ASSEGNAZIONE DI 38.692 QUINTALI DI QUOTE LATTE PROVENIENTI DA RISERVA REGIONALE PRIVILEGIATE LE AZIENDE CONDOTTE DA GIOVANI IMPRENDITORI O CHE NON HANNO RICEVUTO LE ASSEGNAZIONI DI QUOTA A TITOLO GRATUITO PREVISTE DALLA LEGGE 33 DEL 2009  
 
Scade giovedì 19 dicembre alle 12,30 il termine per la presentazione delle domande alla Provincia di Torino di assegnazione di quote latte per 38.692,36 quintali, provenienti da riserva regionale a valere dalla campagna 2014/2015. Le domande devono essere presentate al Servizio Agricoltura della Provincia, corso Inghilterra 7, Torino, utilizzando la modulistica disponibile presso il Servizio stesso e scaricabile dal sito Internet www.Provincia.torino.gov.it Ogni soggetto interessato all’assegnazione delle quote può presentare una sola domanda, indicando espressamente la scelta tra l’assegnazione della quota in conto consegne o in conto vendite dirette. Il 7 ottobre scorso la Regione Piemonte ha comunicato i quantitativi assegnati alla Provincia di Torino per la successiva assegnazione alle aziende agricole: - 3.298.813 Kg per le consegne, di cui 1.306.534 Kg da destinare ad aziende di montagna - 570.423 Kg per le vendite dirette, di cui 322.371 Kg da riassegnare ad aziende ubicate in zone di montagna. “Nell’ambito di applicazione delle priorità individuate dalla normativa nazionale e regionale, - sottolinea l’Assessore all’Agricoltura e Montagna, Marco Balagna - abbiamo deciso di privilegiare le aziende che non hanno ricevuto le assegnazioni di quota a titolo gratuito previste dalla Legge 33 del 2009. Inoltre abbiamo cercato di favorire, per quanto possibile, le aziende condotte da giovani imprenditori. Abbiamo anche ritenuto opportuno acquisire un’indicazione da parte dei richiedenti del quantitativo di riferimento individuale aggiuntivo massimo che, se attribuito, non provoca scompensi alla programmazione dell’attività produttiva della singola azienda”. Per Saperne Di Piu’ I criteri per l’assegnazione delle quote sono dettagliatamente indicati nella Delibera della Giunta Provinciale pubblicata nel portale Internet della Provincia alla pagina http://www.Provincia.torino.gov.it/agrimont/file-storage/download/bandi_scadenze/pdf/delibera_873_47831_2013
_assegnaz_quota_latte.pdf
 Il modello per la presentazione delle domande è pubblicato alla pagina http://www.Provincia.torino.gov.it/agrimont/file-storage/download/bandi_scadenze/pdf/
domanda_assegnaz_quota_latte_2013.pdf
 
 
   
   
FUTURE FORUM: CONFERENZA SU CIBO E STIMOLI SENSORIALI  
 
Udine - Scelte alimentari che "si basano principalmente sulla vista e sulla conoscenza", con il mercato dei pigmenti alimentari che "ogni anno investe oltre un miliardo e mezzo di dollari per cercare nuove soluzioni per i coloranti, virando decisamente verso ciò che dal consumatore possa essere considerato bio, naturale". E´ quanto emerso dalla conferenza "Cibo e stimoli sensoriali" che si è tenuta alla Sala dell´Economia della Camera di Commercio di Udine nell´ambito di Future Forum - manifestazione che è durata fino al 29 novembre - e che ha visto come protagonisti Stefano Baroni, docente di teoria della materia condensata, e Raffaella Rumiati, professore di neuroscienze cognitive, entrambi alla Sissa di Trieste. Baroni ha raccontato la sua esperienza di studioso che negli ultimi anni si è occupato di coloranti alimentari su incarico di una grande multinazionale alimentare, che gli chiede un colorante che non si riesce a trovare in maniera naturale, capace di rispettare determinate caratteristiche. "Non siamo tanto distanti dalla risoluzione del problema. Vogliono una varietà di blu che non riescono a trovare in maniera naturale. Per farlo è necessario che il prodotto soddisfi diverse esigenze: colore giusto, brillantezza, stabilità della molecola ed economicità. Siamo in grado di fornire predizioni attendibili sostenendo che il traguardo è vicino. Quello che ancora non siamo in grado di fare però, ma che faremo in un anno o due, è di rendere questa ricerca automatizzata. Lo scopo è di accelerare il flusso di lavoro e automatizzarlo. Non mancano elementi concettuali o tecnologici cruciali. Il mercato totale dei pigmenti alimentari è di 1,5 miliardi di dollari all´anno: due terzi sono utilizzati per il cibo, il resto per bibite e alcolici. C´è una grande crescita di prodotti naturali e in questo senso le grandi multinazionali del cibo sono particolarmente sensibili, la tendenza è quasi un obbligo. Il prodotto dev´essere flessibile a sufficienza con il minimo di cambiamento rispetto a quanto previsto da madre natura. Il mio mestiere è quello di risolvere equazioni al computer sulle leggi della natura mediante lo studio delle antocianine, gruppo di pigmenti presenti nei vegetali, tenendo conto delle diverse sensibilità". Nel corso dell´intervento tecnico non è mancata la nota di… colore: "Riguardo ai miei studi sul tema è emerso che le donne hanno spesso una sensibilità al colore superiore rispetto agli uomini. Una piccola percentuale di donne è quadricromatica, non ha tre fotorecettori come tutti, ma quattro". "Comprendere come il cervello valuti i vari aspetti del cibo", e allo stesso tempo "identificare i processi decisionali implicati nelle scelte alimentari": Raffaella Rumiati si occupa anche di questo nei suoi studi di neuroscienze cognitive, in parte per una sorta di riconoscenza nei confronti del passato: "Ho iniziato a seguire l´argomento cibo stimolata da un collaboratore, ma anche per ragioni biografiche visto che tutte le donne della mia famiglia hanno fatto le cuoche negli ultimi 200 anni, e io sentivo una sorta di debito legato alla mia scelta di interrompere questa tradizione". Rumiati ha descritto un cervello "fornito - anche per quello che riguarda il cibo - di diverse modalità sensoriali. Al cibo non è legato solo il gusto, ma anche udito, tatto, olfatto e vista". Il suo gruppo di lavoro, tra le varie attività, ha elaborato un database che rileva come le persone percepiscono le calorie dei cibi quando li guardano. Da questi dati si evince che "siamo bravi a individuare le calorie del cibo naturale, meno quando si tratta di cibi trasformati. Questo spiega perché facciamo delle scelte alimentari sbagliate. Analizzando gli elementi raccolti emerge la forza del colore nel giudizio. Verde trasmette l´idea che il cibo sia immaturo, rosso che sia a buona maturazione. Il cibo con più rosso è più attraente del cibo con più verde. Il colore è quindi una caratteristica fondamentale per scegliere un cibo".  
   
   
ZAIA INAUGURA PRIMA SCUOLA VENETA PER MACELLAI, UNA PROFESSIONE DELLA QUALE C’È BISOGNO  
 
 Teolo (Padova) - “Una scuola di questo tipo ci voleva: risponde alle esigenze del settore e del territorio, in un Veneto dove operano 1600 macellerie, che occupano circa 3000 addetti e con un ricambio generazione di circa una ventina di nuovi macellai l’anno”. Con queste parole il presidente del Veneto Luca Zaia ha sintetizzato il senso della prima Scuola Veneta Macellai (Svem), che ha inaugurato ieri a Selve di Teolo, in provincia di Padova, affiancato dall’assessore regionale alla formazione e lavoro Elena Donazzan, dal sindaco Moreno Valdisolo, dal presidente di Unioncamere Fernando Zilio, dal presidente nazionale di Federcarni Maurizio Arosio, dall’amministratore di Enaip Veneto Giorgio Sbrissa, dal segretario dell’associazione di categoria dei commercianti di prodotti zootecnici Erit di Padova Pietro Canova e dal presidente di Criocabin spa Andrea Babetto. La scuola è stata realizzata nella sede di Criocabin, che opera nel settore della refrigerazione degli alimentari, in collaborazione tra questa società, l’Enaip Veneto ed Erit, con il patrocinio della Regione che riconosce questa particolare qualificazione professionale. Essa nasce sulla scia del primo corso per addetti di macelleria, organizzato lo scorso anno da Erit, Enaip e Criocabin, che aveva mezzo a disposizione attrezzature e laboratori: un corso formativo d’eccezione, teorico e pratico, che ha qualificato 15 ragazzi, dei quali 11 sono già occupati. Di qui il progetto di dare continuità e una sede stabile alla formazione di queste figure professionali, in un settore importante e delicato, dove l’evoluzione delle strutture commerciali ha portato alla chiusura di molte macellerie di vicinato a conduzione familiare soprattutto per la mancanza, appunto, di ricambio generazionale. La proposta formativa si articola in 300 ore di aula e laboratorio, cui si aggiungono altre 300 ore di stage in una delle aziende che hanno aderito al progetto: Greci, Pantano Carni, Pollo estuario, Il Ceppo, Rosa Carni, Sirman, Fattoria Alle Origini, Maragno Packing, Rossato, Angelo Po, Coppiello Giovanni e Guzzon. Gli insegnamenti sono finalizzati alla preparazione e commercializzazione delle carni, alla scelta e all’acquisto degli animali negli allevamenti, alla macellazione, al disosso e al taglio,oltre che alla preparazione di insaccati, salsicce, hamburger e altre specialità gastronomiche.  
   
   
FUTURE FORUM: IL VINO DEL FUTURO, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ  
 
Udine - Innovare, cambiare in viticoltura. Pensando alla sostenibilità e perciò sfruttando le enormi possibilità offerte dalla scienza e dalla genetica, che permettono la produzione di vini di qualità senza aver bisogno della chimica per difendersi dai patogeni. Il momento di un cambio culturale è ora, per replicare e rinnovare quell’enorme sviluppo che «il vino friulano ebbe negli anni ’70, proprio perché seppe cambiare», ha esordito l’esperto di agroalimentare Walter Filiputti, introducendo l’incontro “Il futuro del vino”, che il 29 novembre il Future Forum ha ospitato nella sede di via Calzolai, 5. E che si è concluso con un ricco dibattito e una speciale degustazione per i tanti produttori, enologi ed esperti presenti in sala, di alcune delle prime microvinificazioni di “varietà resistenti”, risultato del grande lavoro dell’Istituto di genomica applicata di Udine, dieci delle quali realizzate dai Vivai cooperativi Rauscedo e pronte ora per essere presentate alla registrazione al Ministero per le politiche agricole, già la prossima settimana, come ha anticipato il professor Raffaele Testolin dell’Iga, che ha guidato passo passo tutto il percorso, portando Udine all’avanguardia mondiale, fin dal 1998. L’incontro, introdotto da Michele Morgante, ordinario di genetica all’Università di Udine e curatore della settimana conclusiva del Future Forum, ha visto come protagonisti anche Attilio Scienza, docente di viticoltura all’Università di Milano, ed Eugenio Sartori, direttore dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, che si sono materialmente occupati della microvinificazione degustata. Il professor Scienza ha invocato la necessità di «un patto che coinvolga tutta la filiera, per abbattere questa diffidenza nei confronti della genetica. Un patto che alla base deve avere l’impegno degli scienziati a comunicare con immediatezza al consumatore», perché grazie ai progressi della genetica, le “varianti resistenti” di oggi non sono affatto come i primi ibridi di 100 anni fa, figli di un’agricoltura povera e di qualità modestissima. «Oggi siamo alla 4° generazione di “ibridi”, che garantiscono buona resistenza alle malattie della pianta e buona qualità». È questo dunque il futuro del vino «e il Fvg potrebbe anche qui giocare d’anticipo, essere tra i primi innovatori», ha ribadito Scienza, che ha evidenziato l’importanza della spiegazione al consumatore, «il quale deve entrare nella logica del processo genetico: non è il passato a cui dobbiamo riferirci, ma l’innovazione, la ricerca. È un processo culturale inevitabile». Oltre a convincere consumatori, ma anche viticoltori ed enologi scettici, l’impegno degli scienziati dev’essere quello di spiegare con chiarezza alle istituzioni, alle quali si chiede più sollecitudine per l’iscrizione nel registro varietale nazionale, passaggio obbligatorio per poter impiantare queste varietà. E magari promuovere un marchio nazionale che identifichi questi vini, con buona qualità, alta resistenza, e insieme alta sostenibilità. Ed è questo ciò che garantiscono i “nuovi resistenti”, al contrario della viticoltura tradizionale. Come ha spiegato il professor Testolin, infatti, «In Europa la vite occupa il 3% della superficie agricola ma impiega ben il 65% di tutti i fungicidi usati in agricoltura. L’uomo può dunque mantenere in vita le “vecchie” varietà di viti, ma il prezzo da pagare è troppo alto». Testolin ha spiegato dunque il progetto dell’Università di Udine, che si è posto dal 1998 l’obiettivo di creare nuove varietà di vite resistenti alle malattie, attraverso incrocio e selezione. In questi 15 anni, tra centinaia di combinazioni di incrocio realizzate e più di 400 nano e micro vinificazioni, «siamo oggi arrivati al completamento dei dossier, e le prime 10 varietà, pronte per la vinificazione, la settimana prossima saranno presentate per la registrazione al Ministero». Prospettive future (oltre all’ottenimento dell’autorizzazione a impiantarle)? «Dobbiamo cercare nuove resistenze e combinarle in modo sempre diverso – ha spiegato Testolin –, perché c’è sempre la possibilità che una resistenza singola venga superata. Bisogna perciò fare varietà sempre nuove, differenziare il prodotto. Oggi siamo assistiti dal sequenziamento del genoma, che permette di ottenere informazioni molto utili per fare selezione più rapida». Le varietà attuali sono infatti difficili da tenere in vita, «dunque ci sono varie opportunità – ha detto Testolin –: creare, come facciamo noi, nuove varietà resistenti, oppure introdurre resistenze nelle varietà già coltivate, oppure ancora studiare le popolazioni di mircroorganismi (epifiti ed endofiti) che possono contrastare i patogeni. Le tre strade non sono in competizione fra loro – ha concluso –, la cosa importante è ricordare, con Asimov, che la conoscenza può sì creare dei problemi, ma non è attraverso l’ignoranza che i problemi si possono risolvere».  
   
   
MATERA, LA DIETA MEDITERRANEA SI PROMUOVE NEGLI USA  
 
 Pasta, salumi, formaggi, olio extravergine di oliva, vino, dolci e altre genuine prelibatezze servite con i piatti tipici della tradizione culinaria italiana e lucana costituiranno il “Piatto forte’’ del progetto “Medita’’ sulla valorizzazione della Dieta Mediterranea nell’ambito di eventi che si terranno negli Stati Uniti, a New York e a Houston, dal 2 al 4 dicembre 2013. Il progetto, del quale è capofila la Camera di Commercio di Matera, con il supporto organizzativo dell’Azienda speciale Cesp, coinvolge gli Enti camerali di Campobasso, Frosinone, Isernia, La Spezia, Matera, Rieti, Siracusa, Taranto, Teramo e Terni. Le serate di “Medita’’ a New York e Houston (Texas) si terranno in contemporanea (il 2, 3 e 4 dicembre), con inizio alle 19. In occasione della “prima” a New York è stata organizzata, per il 2 dicembre. Una conferenza stampa di presentazione del progetto presso il ristorante il Gattopardo. Sarà proiettato inoltre in questa occasione anche il filmato Medita in lingua inglese pubblicato sul sito www.Meditanetwork.eu A Houston, nella stessa giornata, la Camera di Commercio con la struttura territoriale, farà una presentazione dell’iniziativa, con la proiezione del filmato Medita e il coinvolgimento, con inviti, diretti ad operatori, stakeholders, clienti e “italiani in America”. E la promozione avrà un concreto riscontro a tavola con menù e ricette che delizieranno i palati di ospiti importanti, operatori, buongustai e giornalisti . Negli antipasti spiccano la cialledda e la crapiata di Matera, la ciambotta di Campobasso che presenta tra i primi piatti sagna e ceci, segue Siracusa con pasta e acciughe alla siracusana e Rieti con gnocchi di patate al tartufo. I secondi in tavola vedranno La Spezia con baccalà alla maniera spezzina e Taranto con le polpette al sugo. Per gli appassionati dell’arte dolciaria saranno serviti le ostie di Isernia e il panpepato di Terni e naturalmente vini e altri prodotti forniti da numerose aziende, oltre 50, tra le quali, Azienda Agricola Masseria Bolettieri, Azienda Agricola Vincenzo Marvulli, Vero Lucano, Pastificio Bisignano, Terre di Irsina srl e Orto di Lucania. “La missione negli Stati Uniti d’America – ha detto il presidente Angelo Tortorelli - rafforza le iniziative di promozione e internazionalizzazione che stiamo portando avanti con altri progetti come Mirabilia e percorso enogastronomico sui Sassi di Matera, che hanno caratterizzato Boarding pass Matera. La dieta mediterranea con il progetto Medita e l’archivio della memoria della cucina italiana si propone di celebrare e promuovere le specificità gastronomiche e i territori che ne esprimono eccellenze culturali, ambientali e produttive. Il riconoscimento della dieta mediterranea come patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco ha consacrato il valore economico e sociale dell’alimentazione made in Italy e posto le premesse per un lavoro di rete che ha coinvolto il sistema camerale’’. A confermarlo il ricco patrimonio di tecniche e saperi raccolti nei filmati che fanno parte dell’archivio di Medita, disponibile anche sul web.  
   
   
TERNI - I PRODOTTI DELLA CUCINA TERNANA SBARCANO IN USA  
 
Nell’ambito del progetto “Dieta Mediterranea”, realizzato dalle Camere di Commercio di Terni, Matera, Campobasso, Frosinone, Isernia, La Spezia, Potenza, Rieti, Siracusa, Taranto e Teramo, è prevista la realizzazione di un vero e proprio “Tour del Gusto”, con l’attuazione di due eventi, uno a New York, l’altro a Houston, presso i ristoranti certificati Ospitalità Italiana. L’obiettivo generale dell’iniziativa è quello di valorizzare e promuovere la dieta mediterranea unitamente alle eccellenze enogastronomiche e il loro legame con il territorio di origine. Verranno degustati i prodotti delle ricette della dieta mediterranea attraverso serate di degustazione rivolte a distributori, buyer, rappresentanti Gdo, tour operator, stakeholders, pubblico privato e giornalisti, nell’ottica di utilizzare i ristoranti italiani all’estero certificati “Ospitalità italiana” come veicoli per la promozione della dieta mediterranea stessa, dei prodotti e delle ricette del nostro territorio. Le serate si terranno il 2, 3 e 4 dicembre presso il ristorante “Il Gattopardo” di New York 2013 e presso il ristorante “Carmelo’s” di Houston. Il giorno 2 dicembre a New York è stata organizzata una conferenza stampa di presentazione del progetto da parte della Cdc di Matera. Nel frattempo a Houston verrà fatta una presentazione dell’iniziativa da parte della Camera di Commercio Italiana di Huston. Nelle due sedi, verrà proiettato inoltre il filmato "Medita" che contiene una raccolta dei 10 “Archivi della Memoria e dei modi di fare” realizzati nel progetto. Dopo un lungo studio è stato creato un menù che tiene conto dei prodotti e delle ricette dei 10 territori per rappresentare il meglio della cucina mediterranea. Saranno cinque le aziende della provincia di Terni a rappresentare il nostro territorio e i suoi prodotti tipici: Agricola Sabatini, Copan, Azienda Agricola Spernanzoni, Tenuta di Montegiove e Pazzaglia. Queste ultime due sono state selezionate per far parte del menù generale. “La Cdc di Terni investe sulla promozione e la valorizzazione delle eccellenze del territorio in Italia e all’estero - commenta il presidente Enrico Cipiccia - Siamo lieti di far parte di questo progetto che intende diffondere i valori della dieta mediterranea e i suoi prodotti nel mondo. Puntiamo su iniziative dove le aziende del territorio possano promuoversi, puntando sulla tipicità delle loro produzioni, per diventare ogni giorno più competitive in un mercato ogni giorno più complesso ”.  
   
   
FVG: NESSUNA DECISIONE DAL TAVOLO SUL LATTE  
 
Udine - Lo conferma lo stesso vicepresidente ed assessore alle Attività produttive e Risorse agricole e Forestali, Sergio Bolzonello: dal tavolo sul lattiero caseario del 29 novembre i partecipanti (Latterie Friulane, Venchieredo, Confcooperative, Legacoop, Aprolaca, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Latterie Carsiche) si sono alzati restando ciascuno sulle proprie posizioni. Indetto dallo stesso Bolzonello dopo altri che si sono avvicendati sul medesimo tema, il tavolo, che ha visto la presenza di tutti gli attori del settore, ha confermato che "Latterie Friulane continuerà il dialogo avviato con Granarolo pur mantenendo fiducia - ha detto Bolzonello - nella possibilità di arrivare ad un accordo nell´ambito del Friuli Venezia Giulia". In difesa di un settore che è anche un importante patrimonio di tradizioni ed ha nel Montasio l´unico formaggio Dop del Friuli Venezia Giulia, "la Regione, per l´ennesima volta, ha offerto progettualità e disponibilità a ragionare su piani individuali - ha detto ancora Bolzonello - utilizzando gli strumenti finanziari di cui dispone e confermando che la nostra visione è tutt´altro che localistica, ma parte dall´unione di forze regionali che si aprono a players nazionali ed internazionali, ai fini della distribuzione e della commercializzazione dei prodotti sui mercati nazionali ed esteri". "La riunione si è però conclusa con un niente di fatto, ognuno è rimasto della sua opinione - ha osservato il vicepresidente - e nel complesso è stata ribadita la difficoltà ad arrivare ad un progetto unico, anche se tra Venchieredo e Latterie Carsiche esiste già una lettera d´intenti sull´acquisizione delle seconde da parte della prima, un accordo che di fatto sancirà la costituzione di un mini polo del lattiero-caseario in Friuli Venezia Giulia, a cui auspichiamo altri possano aggregarsi". Dando un quadro di massima dello stato dell´arte, Bolzonello ha ricordato che attualmente in regione si producono 6 milioni di litri di latte, di cui uno viene assorbito da Latterie Friulane, uno da Venchieredo, uno da Aprolaca ed uno da Cospalat; i restanti due milioni vengono utilizzati da diversi trasformatori regionali e transregionali, mentre gli impianti di distribuzione e trasformazione fanno essenzialmente riferimento a Venchieredo, Latterie Friulane e Latterie Carsiche. "Il tavolo - osserva ancora Bolzonello - è servito per mettere ciascuno davanti alle sue responsabilità e dare la sua eventuale disponibilità ad un progetto più complesso che, in questa sede, non è stata però esplicitato. Vedremo, nei prossimi giorni, come si evolveranno le cose".  
   
   
NASCE MUKKI BIMBO, IL LATTE DI CRESCITA PER I BAMBINI  
 
Toscani E’ datato dicembre 1998 il primo accordo di partnership della Centrale del Latte di Firenze, Pistoia e Livorno Spa con l’Ospedale Pediatrico Meyer. Da quel momento molta strada è stata percorsa insieme compreso, per entrambe, il trasferimento ad una nuova e moderna sede. Mukki ha aderito al progetto “Impresa Amica del Meyer”. Proprio grazie a questa preziosa collaborazione nasce oggi un prodotto nuovo ed unico nel panorama nazionale:Mukki Bimbo. Si tratta di un “latte di crescita”, un prodotto destinato ai bambini da 1 a 3 anni, la cui formulazione originale è stata messa appunto dai ricercatori Mukki insieme agli esperti in nutrizione infantile dell’Ospedale Pediatrico Meyer. La materia prima utilizzata, di Alta Qualità, proviene esclusivamente dai migliori allevamenti toscani ed è altamente selezionata. A questa viene aggiunta una componente di acqua, per limitare l’apporto proteico, e un mix di altri ingredienti non presenti naturalmente nel latte vaccino. Mukki Bimbo garantisce così un bilanciamento perfetto dell’apporto nutritivo tra le differenti componenti che lo costituiscono: proteine, vitamine, carboidrati, sali minerali e fibre. La confezione da 500 ml, disponibile nel banco frigorifero, rappresenta la dose quotidiana ideale per i bambini in quella fascia d’età, corrispondente a due tazze di latte che apportano 412 mg di calcio, ovvero circa il 75% del fabbisogno giornaliero. E poi ci sono gli acidi grassi essenziali delle serie Omega 3 e Omega 6 necessari per lo sviluppo del sistema nervoso e della funzione visiva, il ferro che contribuisce al normale sviluppo cognitivo, le fibre che contribuiscono a migliorare l’equilibrio della flora batterica intestinale. Mukki Bimbo entra così a pieno merito nella famiglia delle diverse tipologie di latte speciale che la Centrale ha sviluppato nel corso degli ultimi anni, come quelli Funzionali (arricchiti con vitamine, minerali e acidi grassi), gli Smuthie (latte scremato alla frutta e al cacao) o come il latte a ridotto contenuto di lattosio (naturale o alla frutta). Per arrivare a questo nuovo prodotto Mukki si è avvalsa degli esperti del Meyer, ovvero Paolo Lionetti, Professore e responsabile di Gastroenterologia e Fina Belli, responsabile della Dietetica professionale dell’ospedale pediatrico fiorentino. “Da anni il Meyer è impegnato nella promozione dei corretti stili di vita, sensibilizzando le famiglie affinché la crescita dei bambini avvenga con un’alimentazione che consenta una corretta crescita fisica e psicologica – dicono gli esperti _. Il latte rientra in quei nutrienti fondamentali per il bambino. In questo caso proprio in virtù dello speciale legame che unisce il Meyer con Mukki, abbiamo messo a disposizione di questa azienda le nostre conoscenze per arrivare a un latte di crescita equilibrato in tutte le sue componenti e buono al palato. Un latte che non sostituisce il latte comune, ma si aggiunge per una scelta consapevole delle famiglie”.  
   
   
IL PROSECCO CONQUISTA IL MONDO. ZAIA: UN SUCCESSO CHE PREMIA LA PIÙ BUONA RIVOLUZIONE DELL’ENOLOGIA  
 
Venezia - “La crescita di quasi il 79 per cento in un anno dell’export “cinese” di Prosecco Superiore Docg è la testimonianza migliore che qualità del territorio e tenacia imprenditoriale possono vincere ogni sfida. Questo nostro vino è divenuto una star indiscussa del Made in Veneto e del Made in Italy internazionale, alla pari con gli altri grandi nomi dell’Italian Style”. Lo sottolinea il presidente della Regione Luca Zaia, che prende spunto dai dati diffusi sull’export del Conegliano Valdobbiadene Docg nel grande Paese asiatico, preludio dell’analisi economica e strategica che il Distretto del Conegliano Valdobbiadene presenterà tra un paio di settimane nel suo rapporto annuale. “Stiamo parlando di un aumento delle esportazioni dal Veneto in una Nazione – afferma Zaia – che è forse oggi la maggiore esportatrice al mondo di quasi tutto, dove è necessario presentarsi con il meglio e con l’inimitabile, quali sono le nostre Docg di Prosecco Superiore. Ricordo peraltro che queste sono solo il vertice di una piramide in crescita che si attesta attualmente attorno ai 260 milioni di bottiglie complessive, delle quali circa un quarto di “Superiore” delle aree di Asolo e di Conegliano – Valdobbiadene e, di quest’ultima zona oltre un milione di Superiore di Cartizze”. “Soprattutto, questo successo, che rappresenta la più buona e innovativa rivoluzione degli ultimi secoli nel campo dell’enologia mondiale, non nasce dal caso, ma da quei produttori che si sono spaccati la schiena per decenni, con fatica, con coraggio, con passione e anche con lungimiranza. Li ringrazio e ringrazio i tanti giovani che ne proseguono l’attività con l’amore che un prodotto del genere richiede.Forti del successo, non sono stati gelosi quando è stato il momento di tutelare il Prosecco del Nord Est nel mondo, legandone il nome alla località originaria dell’uva. E’ un bene prezioso che oggi si è diffuso meritoriamente in tutti i continenti – conclude il presidente del Veneto – in un crescendo che va governato al meglio, nella consapevolezza ormai maturata che assieme si fa tantissima strada utile a tutti, più di quanta non ne possa fare da sola una singola azienda d’eccellenza”.  
   
   
EXPO2015: VALORIZZARE ANCHE I VINI DELLA LOMBARDIA  
 
Milano - "Un Expo da record, non nelle previsioni, ma già nella realtà, perché sono i numeri che lo dicono. Regione Lombardia vuole che il sito Expo sia l´intera regione e questo è possibile valorizzando le eccellenze". Lo ha detto il sottosegretario a Expo di Regione Lombardia Fabrizio Sala, alla presentazione della guida di Ais Lombardia ´Viniplus 2014´ in rappresentanza di Regione Lombardia, per rendere effettiva e concreta la collaborazione con Ais (Associazione italiana sommelier) verso Expo 2015. Vini Lombardi Da Record - Numeri da record sono anche quelli che riguardano le 250 aziende presenti nella guida: 800 etichette degustate e 130 vini premiati con le ´quattro rose camune´. "I vini lombardi - ha proseguito Sala -, così come ci spiega la guida ´Viniplus 2014´, sono delle vere e proprie eccellenze e come tali devono essere valorizzate". "Intendo farmi promotore - ha infine annunciato il sottosegretario - di un incontro con tra il presidente Maroni e l´Ais Lombardia, per mettere in campo tutte le sinergie possibili, in vista di Expo 2015".  
   
   
CEREALI: GARANTIRE COLTURE BASE PER ZOOTECNIA  
 
Mozzate/co, - "Sul tema della cerealicoltura in Lombardia e delle culture proteiche in generale credo si debba andare in fretta verso programmi specifici nazionali, per far tornare competitivo un sistema oggi fortemente danneggiato". Lo ha detto l´assessore regionale all´Agricoltura Gianni Fava, a Mozzate (Como), al termine dell´incontro avuto con numerosi produttori di mais del basso Comasco. Pac Continua A Preoccupare - "Il comparto è seriamente preoccupato per le novità contenute nella nuova Programmazione agricola comune - ha detto Fava - e si sa che dovranno fare a meno di molte risorse, a partire dal 2015, sulla Pac del primo pilastro. Noi dobbiamo compensare le minori entrate con misure specifiche per il settore, visto che cerealicoltura e colture proteiche sono alla base della nostra zootecnia. Senza cereali la zootecnia non esiste". "E´ vero che si tratta di commodity che si possono reperire in giro per il mondo, forse a condizioni più competitive delle nostre, - ha concluso l´assessore regionale - ma, se vogliamo garantire la filiera e mantenerla intatta, dobbiamo continuare a produrre gli elementi che sono destinati al nostro ciclo zootecnico".  
   
   
FONDI EUROPEI PER LO SVILUPPO RURALE: ASSESSORE VALLE D’AOSTA PARTECIPA ALLA CONFERENZA DELLE REGIONI  
 
Giovedì 28 novembre, l’Assessore all’agricoltura e risorse naturali Renzo Testolin ha partecipato, a Roma, a un incontro della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, incentrato sulla programmazione 2014-2020 e, in particolare, sulla ripartizione delle risorse per l’agricoltura assegnate all’Italia dall’Unione Europea. Il vertice ha rappresentato un importante passaggio nella trattativa tra Stato e Regioni per la ripartizione dei fondi europei. L’assessore Testolin è rientrato da Roma con l’assicurazione che le risorse sulle quali potrà contare la Valle d’Aosta nel programma di sviluppo rurale 2014-2020 saranno almeno pari a quelle assegnate nel settennio in corso ma la ripartizione, in particolare relativamente al Primo Pilastro della Pac, potrebbe anche portare maggiori benefici alla Valle d’Aosta rispetto all’attuale programmazione. La redistribuzione definitiva delle risorse avverrà, comunque, solo a seguito di ulteriori confronti in sede di Commissione Politiche Agricole e Conferenza Stato-regioni, in cui dovranno essere concordati i criteri di ripartizione; come emerso nell’incontro di ieri, le posizioni tra le diverse Regioni sono ancora divergenti, tenuto conto anche del fatto che i modelli attuali di pagamenti e di calcolo dei contributi diretti penalizzano alcune Regioni quali Valle d’Aosta e Trentino-alto Adige. L’assessore Testolin sottolinea: «La Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno rappresentato, ieri in Commissione, l’esigenza comune di revisione dei criteri e dei parametri di redistribuzione dei fondi. Si tratta di un primo passo nel confronto con le altre Regioni, e la crescente sinergia con Trento e Bolzano rappresenterà un importante punto di forza nella trattativa».  
   
   
FILIERA AVICOLA, FRATTURA: LA REGIONE MOLISE LAVORA PER IL RILANCIO DI TUTTO IL COMPARTO  
 
"Preservare, rilanciare e potenziare la filiera avicola molisana, ogni nostra decisione assunta mira a questo obiettivo. Andiamo avanti, perché è un nostro impegno preso con tutti i protagonisti della filiera, nella ferma volontà di assicurare un futuro al comparto nella sua interezza". Il presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, fa chiarezza sulle ultime indiscrezioni trapelate in merito a una paventata, benché inesistente, chiusura dell´azienda matesina. "Tutte le iniziative prese - scandisce il governatore Frattura -, rientrano nel progetto di ristrutturazione e rilancio industriali. Va così intesa anche la possibile decisione, valutata solo nelle ultime ore, di fermare l´attività di macellazione, conseguente alla necessaria e non più rinviabile ristrutturazione aziendale. Come abbiamo sempre detto, continuiamo a lavorare al progetto di rilancio, da noi avviato e nel quale crediamo con profonda convinzione, perché fondamentale per essere competitivi come il mercato ci chiede. Abbiamo a nostra disposizione strumenti e forme di socializzazione valide a costruire, tutti insieme, un rinnovato comparto produttivo". "Non è una novità di queste ore - sottolinea poi Frattura -, il raffreddamento dell´interesse gruppo Leocata. Ne abbiamo preso atto continuando a guardare, come sempre, avanti", dichiara il governatore. "Di nostro - prosegue Paolo Frattura -, rispondiamo procedendo sulla strada della ristrutturazione aziendale prioritaria per il rilancio che assicureremo alla nostra filiera, impegnandoci anche con quelle forme di partecipazione che facciano di lavoratori, allevatori, trasportatori, di tutti gli altri attori della filiera, gli unici protagonisti del processo produttivo. Un imprenditore che viene meno non annulla o mette in discussione il lavoro che stiamo portando avanti, soprattutto quando la Regione c´è ed è impegnata, con serietà e in silenzio, tutti i giorni a costruire e garantire il futuro della filiera avicola molisana", conclude Frattura.  
   
   
ALTA FORMAZIONE IN ABRUZZO: PER ECCELLENZE ABRUZZESI  
 
Pescara - - Martedì 3 dicembre 2013, alle ore 11.00, a Castel di Sangro, nella sede della scuola Niko Romito Formazione, l´assessore regionale Paolo Gatti e lo chef abruzzese, recentemente insignito della terza stella Michelin, incontreranno gli allievi del primo e secondo corso di alta formazione R.e.s.t. Abruzzo, finanziato nell´ambito del Fondo Sociale Europeo. Nella stessa occasione verrà presentato il programma del prossimo corso, sempre finanziato dall´F.s.e., per 15 allievi, la cui scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione è fissata al prossimo 10 dicembre. Al termine dell´incontro, gli allievi della Niko Romito Formazione, daranno una dimostrazione del grado di preparazione raggiunto, realizzando ´in diretta´ alcune loro creazioni.  
   
   
AGRICOLTURA IN ABRUZZO: CHIESTO STATO CALAMITA´ NATURALE  
 
 L´aquila - "Siamo vicini ai coltivatori abruzzesi che hanno subito danni a causa delle copiose nevicate dei giorni scorsi. I danni hanno interessato, soprattutto, prodotti orticoli e vigneti causando conseguenze gravissime sulle produzioni locali. Posso assicurare, però, che gli uffici della Regione stanno predisponendo tutte le attività necessarie per lo stato di calamità naturale ed arrivare in tempi brevissimi ad ottenere i fondi necessari per risollevare la situazione e risarcire i danni subiti". Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo questa mattina all´Aquila a proposito del maltempo che ha colpito l´agricoltura abruzzese. "Il riconoscimento dello stato di calamità - ha commentato l´assessore all´agricoltura Mauro Febbo - ci permetterà, in base al decreto 102 del 2004 (interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole), di utilizzare i fondi del Psr (Programma di sviluppo rurale) 2007-2013. Stiamo già lavorando per far fronte a questi danni causati da una nevicata improvvisa e molto intensa che ha inferto un duro colpo al settore agricolo abruzzese ed abbiamo già individuato le risorse che potrebbero consentirci un aiuto consistente e tempestivo".