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MERCOLEDI
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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 19 Giugno 2013 |
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LUCCA - AL VIA LA “SETTIMANA EUROPEA DELL’ENERGIA SOSTENIBILE” |
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Lucca, 19
giugno 2013 - Energia rinnovabili,
efficienza energetica, trasporti e combustibili alternativi. Sono questi i temi
al centro della terza edizione della Settimana Europea dell’ Energia
Sostenibile (Eusew).
La
manifestazione quest’anno si svolgerà dal 24 al 28 giugno e coinvolgerà
centinaia di città appartenenti a più di 30 paesi europei con conferenze,
convegni, seminari, workshop e attività didattiche e dimostrative. Una serie di
eventi a cui potranno partecipare cittadini, imprese, enti pubblici e privati
interessati ad accrescere la propria conoscenza in materia di risparmio
energetico ed energie rinnovabili.
Anche la
Camera di Commercio di Lucca, rinnovando le positive esperienze degli scorsi
anni, partecipa all’iniziativa organizzando per il 24 giugno l’ Energy Day
“Leggere la bolletta elettrica. Conoscere in dettaglio le tariffe elettriche
per capire dove agire per risparmiare”: prendendo spunto da bollette reali
commentate in sala, saranno forniti strumenti concreti per interpretare e
verificare i propri documenti di fatturazione, confrontare i prezzi praticati e
le tariffe statali di riferimento, valutare la bontà del proprio contratto e
suggerire dove concentrare gli sforzi di risparmio.
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ENERGIA, A BOLOGNA GIOVEDÌ 20 GIUGNO INFODAY SU CONTO TERMICO E NUOVE MISURE PER IL PATTO DEI SINDACI. |
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Bologna,
19 giugno 2013 - Conto termico e nuove
misure per il Patto dei sindaci. È questo il tema dell’infoday che si terrà a
Bologna giovedì 20 giugno 2013, dalle ore 9.30, nella Sala convegni A della
Terza Torre della Regione (in viale della Fiera 8).
All´incontro
pubblico interverrà l’assessore regionale alle Attività produttive e alla Green
economy Gian Carlo Muzzarelli insieme a
rappresentanti di Anci Emilia-romagna, del Gse della Dg Energy della
Commissione europea, di Acer e di Confservizi dell’Emilia-romagna.
«Con una
dotazione, a livello nazionale, di 900 milioni di euro – sottolinea l’assessore
Muzzarelli - il conto termico incentiva
la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e la riqualificazione
energetica degli edifici pubblici. Una concreta possibilità per enti locali e
privati di attivare azioni in grado di ridurre i sempre maggiori costi
energetici creando nel contempo occasioni di investimento positivi per
l’economia regionale».
Il nuovo
meccanismo incentivante diventa operativo in concomitanza con l’annuncio delle
nuove misure regionali a sostegno dell’adesione del 100% dei Comuni al Patto
dei Sindaci.
L’iniziativa
- avviando un percorso di approfondimento operativo presso il sistema degli
enti locali - ha tra i suoi obiettivi quello di informare sulle modalità di
applicazione del nuovo sistema incentivante, di sostenere la definizione di
politiche energetiche locali tramite i Piani di azione per l´energia
sostenibile - Paes - del Patto dei Sindaci ed anche creare le condizioni per un
rapido utilizzo del sistema incentivante da parte di aziende private ed enti
pubblici.
Il conto
termico rende possibili molti piccoli e medi interventi la cui somma
costituirebbe per l’occupazione locale un impulso anticiclico di strategica
importanza. L’unità di intenti tra imprese, professionisti, istituti di credito
ed enti locali potrà consentire una rapida attuazione degli interventi, tale da
sostenere una sorta di “svolta termica” sul territorio regionale, rafforzando
il percorso di transizione energetica avviato dagli enti locali con il Patto
dei Sindaci.
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CENTRALE OTTANA: APERTURA DI TAVOLO NAZIONALE PER DISCUTERE PROGETTO |
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Cagliari,
19 giugno 2013 - "Intendo chiedere l´apertura di un tavolo nazionale per
discutere del progetto di Ottana Energia ed in questo senso mi attiverò a breve
con il Ministero dello Sviluppo Economico". E´ la promessa dell´assessore
dell´Industria, Antonello Liori, al termine dell´incontro coi rappresentanti di
Ottana Energia, Confindustria Sardegna Centrale e sindacati sulla
trasformazione della centrale termoelettrica di Ottana. "L´energia è un
settore strategico che può contribuire decisamente ad una crescita non solo
tecnologica, ma anche socioeconomica, della nostra Isola - ha aggiunto Liori -
Peraltro, è un problema che non va analizzato con una miope visione
regionalistica, ma nell’ambito del più ampio scenario nazionale. In questo
caso, oltretutto, siamo al cospetto di un intero territorio che spinge per
questo progetto ed è doveroso prenderlo in considerazione, sostenendolo con
forza a Roma. La politica, infatti, si deve assumere le responsabilità che
derivano dall’investitura popolare e fare la sua parte attiva, fermo restando
le difficoltà di ogni trattativa con lo Stato. L’interesse per il rinnovamento
della centrale e per l’innovazione tecnologica è forte, perché consapevoli che
avrà una ricaduta positiva sull’intero territorio regionale."
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VENETO: RISORSE GEOTERMICHE. INDIRIZZI OPERATIVI PER RICERCHE E CONCESSIONI |
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Venezia,
19 giugno 2013 -
Uno studio
condotto dall’Arpav ha evidenziato che il concetto di geotermia originariamente
riservato alla presenza di anomalie termiche nel sottosuolo o a pozzi molto
profondi, sia attualmente esteso ad una serie di altre fattispecie per il
sempre più diffuso impiego delle pompe di calore che hanno abbassato
notevolmente il limite termico di utilizzo della risorsa. In base a questa
ricerca la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’ambiente Maurizio
Conte, di concerto con l’assessore all’energia Massimo Giorgetti, ha approvato
un documento che fornisce indicazioni operative in materia di ricerche e
concessioni di risorse geotermiche.
“Il Veneto
– sottolinea Conte - per le proprie caratteristiche geologico-strutturali è
interessato dalla presenza nel sottosuolo di importanti risorse geotermiche
caratterizzate da temperature inferiori a 90°. Ma l’utilizzo delle acque
geotermiche pone in ogni caso una serie di problemi che devono essere sempre
affrontati nella valutazione del rapporto costi/benefici relativo a questo tipo
di attività. A questo proposito, va rilevato che nel Veneto esiste il
principale polo termale d’Europa costituito dal bacino di Abano in provincia di
Padova, insieme ad altre importanti realtà termali”.
La Regione
ha perciò deciso di subordinare ogni autorizzazione relativa alla ricerca e
concessione di risorse geotermiche nel sottosuolo del Veneto all’acquisizione
di ulteriori conoscenze di carattere generale sulla loro utilizzabilità, al
fine di consentire una valutazione complessiva circa la compatibilità delle
estrazioni e dello sfruttamento nel tempo dei giacimenti. E’ stato affidato ad
Arpav lo studio per la razionalizzazione degli utilizzi delle risorse
geotermiche nella Regione Veneto mediante prelievi di acqua (Strige), che ha
fatto emergere l’estensione del concetto di geotermia. Questo, sommato alla
complessa stratificazione di norme e competenze che regolano la materia, ha fatto
ritenere opportuno un provvedimento che fornisca indirizzi applicativi della
normativa esistente, ora adottato dalla giunta regionale. Considerata la
presenza di strumenti normativi che consentono uno sviluppo sostenibile
dell’utilizzo della risorsa geotermica in tutta la regione, la giunta veneta ha
inoltre dato mandato alle strutture regionali competenti di procedere con
l’istruttoria delle richieste di permessi di ricerca e delle concessioni per
usi geotermici in tutto il territorio veneto.
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SAVONA - LE RINNOVABILI IN CINA: GIORNATA INFORMATIVA |
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Savona, 19
giugno 2013 - La Camera di Commercio di
Savona informa che il prossimo 5 luglio si terra a Milano, presso la Camera di
Commercio Italo -Cinese in Via Clerici 5 -
una giornata informativa dedicata
ad illustrare la missione del settore Greentech in Cina, promossa dal Ministero
Sviluppo Economico, con il supporto dell’Unioncamere e dell’Assocamerestero,
all’interno del programma "Competitività del Made in Italy nei settori
Innovativi" e a conoscere le opportunità offerte dal mercato settoriale
locale. La missione si svolgerà dal 23 al 27 settembre 2013 in Cina e prevede
lo svolgimento di un Meeting sulla green economy e le energie rinnovabili,
seguito da una sessione di Incontri b2b. Per consultare la documentazione della
missione in Cina: http://www.globus.cameradicommercio.it/
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ALER. MILANO: COMMISSARIO SUPER PARTES SOLO SE CONDIVISO CON SINDACO PISAPIA |
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Milano, 19
giugno 2013 - “Da chi sarà proposto il commissario straordinario di Aler per
Milano? Bene che sia al di sopra delle parti, come peraltro dovrebbero esserlo
tutti i commissari, ma non è chiaro da chi sarà espresso il nome della persona
che per i prossimi mesi sarà alla guida dell´Aler che raccoglie due terzi del
patrimonio regionale, oltre che gestire tutte le case del Comune. Se la logica
è davvero quella del commissario ´super partes´, occorre allora che il Sindaco
di Milano condivida la scelta che verrà fatta. Per questo ci aspettiamo che il
presidente Maroni ascolti il parere del sindaco Pisapia in vista della nomina
del commissario per Milano".
Lo ha
dichiarato l’assessore alla Casa del Comune di Milano Daniela Benelli, in
merito a quanto riferito dal vice presidente della Regione Mario Mantovani sui
commissari Aler.
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CASA, UMBRIA: DECRETO DEL FARE, MISURE RELATIVE A IMPIGNORABILITÀ PRIMA CASA INSUFFICIENTI AD ARGINARE EMERGENZE |
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Perugia,
19 giugno 2013 - "Le disposizioni contenute nel ´Decreto del Fare´, varato
dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso, che stabiliscono
l´impignorabilità della prima casa, sono assolutamente deludenti e
insufficienti a tutelare le famiglie colpite dalla crisi": è quanto
afferma l´assessore regionale alle Politiche della casa, Stefano Vinti,
sottolineando che "chi pensava che il Governo rendesse la prima casa
impignorabile sempre e comunque è stato costretto a ricredersi".
"La prima casa, cioè la casa di
abitazione, - precisa Vinti - non potrà
essere pignorata esclusivamente dall´agente di riscossione (Equitalia fra
tutte) quando sussistono particolari condizioni e cioè, se si tratta dell´unico immobile di proprietà del debitore
ed è adibito ad abitazione principale, ad eccezione dei casi in cui l´immobile
sia di lusso o comunque classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville
e castelli). Per tutti gli altri immobili invece, il valore minimo del debito
che autorizza il riscossore a procedere con l´esproprio dell´immobile, è stato
innalzato da 20mila a 120mila euro".
"Il
decreto quindi - continua Vinti - non esclude affatto che per debiti nettamente
inferiori altri soggetti, per esempio le banche, ma anche i privati, possano
procedere comunque al pignoramento immobiliare. Alla perdita di posti di lavoro
si accompagna, in molti casi, lo sfratto o il pignoramento delle abitazioni
delle famiglie. Spesso, sono gli stessi istituti di credito, per il mancato
pagamento delle rate del mutuo a procedere, eventualità quest´ultima, che il
decreto non prende minimamente in considerazione. Per questo - conclude l´assessore
- riteniamo le misure del Governo
assolutamente insufficienti a rispondere all´emergenza determinata dalla crisi
e a tutelare un diritto, quello alla casa, sancito dalla stessa Carta
Costituzionale".
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CASA, TOSCANA: TUTTI GLI INDICATORI SONO NEGATIVI, COESIONE SOCIALE A RISCHIO |
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Firenze, 19
giugno 2013 – Calano i prezzi delle case in Toscana (così come nel resto del
paese) ma anche il numero di coloro che possono accendere un mutuo. Aumentano
invece le spese per il mantenimento delle abitazioni e soprattutto gli sfratti,
per l’impossibilità delle famiglie di pagare l’affitto. Il progressivo e
drastico disimpegno dello Stato, sia per l’edilizia residenziale pubblica
(insufficiente a rispondere alla domanda) che per il sostegno agli affitti,
completano un quadro abbastanza complicato, così come raffigurato dal Ii
Rapporto sulla condizione abitativa. Il volume, realizzato dalla Regione
attraverso l’Osservatorio Sociale Regionale e curato da Andrea Valzania e
Andrea Francalanci, è stato presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati. É
intervenuto l’assessore al welfare e alle politiche per la casa Salvatore
Allocca.
“Il
disagio maggiore – spiega l’assessore – è per le fasce deboli, per chi paga un
affitto a prezzi di mercato. Quando una famiglia vede ogni mese erodere il 40%
del proprio reddito per il mantenimento della casa, significa che il sistema
non funziona. Il quadro negativo delineato dal Ii Rapporto sulla casa è
l’effetto di tante cause tra loro strettamente collegate. Rimedi? Ci vogliono
nuovi strumenti. Per il sostegno al reddito stiamo già provvedendo in qualche
modo (vedi sotto, ndr) ma lo strumento da sviluppare sono le agenzie della
casa. Abbiamo studiato alcune realtà già attive ed il preliminare di legge sarà
presentato in giunta in tempi relativamente brevi. Le Agenzie possono giocare
un ruolo fondamentale, di calmierante del mercato privato delle locazioni, a
vantaggio di inquilini e proprietari. Però – conclude Allocca -deve ripartire
al più presto una politica nazionale su questo tema base. La coesione del
sistema sociale è sul punto di cedere”.
Alla luce
di una situazione davvero complicata, caratterizzata da un progressivo
disimpegno statale che non lascia spiragli confortanti per l’immediato, la
Regione ha dovuto aumentare il proprio impegno attraverso alcuni provvedimenti.
Il primo è
servito per compensare l’azzeramento del ‘Fondo sociale per l’affitto’,
avvenuto quest’anno da parte dello Stato dopo la riduzione drastica effettuata
tra 2011 e 2012. Nel 2008 la Toscana percepiva oltre 12 milioni di euro, scesi
a 10,5 nel 2010, quindi a quasi 9 nel 2011 ed infine a 628 mila l’anno passato.
Tra il 2010 e il 2013 la Regione ha cercato di compensare la graduale riduzione
aumentando il proprio cofinanziamento: dai 6,5 milioni del 2010 si è passati ai
14 del 2012 e ai 13 milioni dell’anno in corso. Le risorse dei Comuni (circa 8
milioni) sono rimaste pressochè invariate. La continua riduzione delle risorse
si è accompagnata a quella di copertura della domanda, che in pochi anni si è
quasi dimezzata: dal 41,2% nel 2009 si è scesi al 22,4% nel 2012.
Il secondo
ha permesso a tanti giovani di lasciare la propria famiglia e trovare una
sistemazione autonoma nell’ambito del progetto regionale ‘Giovanisì’. Finora
con i primi due bandi, 2012 e I 2013 (la Ii finestra del secondo è scaduta
pochi giorni fa), sono stati concessi 2.106 contributi (su un totale di 2.532
domande presentate). La Regione per questa misura ha stanziato 45 milioni di
euro per il triennio 2011-2013.
La
Regione, a fine 2011, ha quindi deciso di costituire un fondo a sostegno degli
inquilini morosi ‘incolpevoli’ ovvero di quelle famiglie toscane in difficoltà
per il pagamento dell’affitto per vari motivi: perdita del lavoro, messa in
mobilità o in cassa integrazione, chiusura dell’attività, malattia grave,
infortunio o decesso di un familiare. I primi 4 milioni di euro sono stati
stanziati nel 2012, somma che ha permesso di aiutare 462 famiglie in situazione
di temporanea difficoltà. Per il 2013 sono stati messi a disposizione altri 4
milioni di euro.
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REGIONI, URBANISTICA, “DEBUTTA” A GENOVA IL PIANO TERRITORIALE LIGURE: COSTRUIRE SUL COSTRUITO, SÌ A GRONDA E TERZO VALICO |
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Genova, 19
Giugno 2013 - Minor consumo del suolo, più rispetto per l´ambiente e
semplificazione delle procedure. Sono tre dei principali punti del nuovo
Ptr-piano territoriale regionale in fase di definizione da parte della Regione
Liguria presentato martedì 18 giugno nel pomeriggio dall´assessore alla
Pianificazione Territoriale e Urbanistica Gabriele Cascino con Anci e
Urpl-unione delle Province a Palazzo Tursi, sede del comune di Genova.
Il Ptr è
lo strumento di pianificazione più importante della Liguria che rinnoverà la
pianificazione di tutto il territorio. "A scanso di equivoci, il Ptr
prevede la realizzazione delle due più importanti infrastrutture per la città e
la regione: il Terzo Valico ferroviario e la Gronda autostradale", ha
precisato Cascino. Il Ptr è destinato anche a sostituire i sei vecchi piani
territoriali oggi esistenti con i quali i comuni devono fare i conti.
Per
quest´ultimi, soprattutto quelli piccoli, il nuovo strumento urbanistico
consentirà di ridurre, e in molti casi eliminare, i costi. Oggi, infatti, per
redigere un Puc un comune deve spendere dai 50 agli 80 mila euro. Il Ptr
consentirà ai comuni di completare l´"ultimo miglio", fornendo tutti
gli elementi e tagliando notevolmente i costi attuali. Per i comuni più grandi
il Ptr diventa lo strumento che sostiene le politiche urbanistiche locali,
fornendo ai municipi la massima autonomia decisionale, senza la sovrapposizione
di Regione, Province e altri enti.
Fra le
novità emerse nella riunione di Tursi, presenti molti sindaci del Genovesato,
l´uso delle zone agricole. In questi ultimi decenni, in Liguria - è stato
affermato - nelle aree agricole si è costruito maggiormente che in quelle
urbane.
Prestare
attenzione alle aree agricole è un obiettivo ineludibile del Ptr che per queste
zone avrà una normativa più severa. Il territorio agricolo utilizzato in Liguria
è una risorsa scarsa, tre ettari per abitante, a fronte di una media nazionale
di 16 ettari. La superficie a uso agricolo ricopre il 16% del territorio
regionale, il 30 % in meno della media nazionale attestata al 46%. Tra il 1982
e il 2010 la superficie agricola utilizzata in Liguria è diminuita del 63%.
Il
decremento è dovuto solo in piccola parte al consumo di suolo, nel caso ligure
è strettamente legato all´aumento della superficie boscata. Fra gli obiettivi
del Piano anche l´incremento dei terreni agricoli e l´uso produttivo del bosco.
Sul fronte
urbano, la parola d´ordine del Ptr è "costruire sul costruito",
rigenerando ex aree industriali in disuso. Un esempio? l´ex Lames di Chiavari
dove al posto di 100 mila metri cubi di capannoni si costruirà un insediamento
abitativo di 50 mila.
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LAVORI PUBBLICI: REGIONE FVG INCONTRA ASSESSORI LIGNANO SABBIADORO VALUTARE ASSIEME SOLUZIONI ADEGUATE A SPECICIFITÀ COMUNE |
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Trieste, 19 giugno 2013 - L´assessore regionale alle Infrastrutture,
Mobilità,
Pianificazione territoriale e Lavori pubblici
Mariagrazia
Santoro ha incontrato nei giorni scorsi ad Udine gli
assessori
ai Lavori pubblici ed all´Urbanistica del Comune di
Lignano
Sabbiadoro, Manuel Rodeano e Paolo Ciubej.
Nel corso
della riunione si è discusso di argomenti di stringente
attualità
per ciò che riguarda la prima località balneare del
Friuli
Venezia Giulia: dal blocco delle opere pubbliche per il
patto di
stabilità all´attuazione del Piano Casa, ai pennelli
frangiflutto
a protezione della linea di costa.
Per
l´assessore regionale Santoro "i problemi legati alle
specificità
di un comune turistico quale Lignano meritano una
modalità
di approccio particolare, che tenga conto non solo delle
esigenze
abitative e di sviluppo del comune, ma anche della
necessaria
garanzia di tutela e salvaguardia del paesaggio e
dell´ambiente
naturale che lo caratterizzano. Sono proprio queste
caratteristiche
la leva economica della sua offerta turistica
balneare.
Qualunque questione relativa a interventi urbanistici,
piani
casa, sblocco di investimenti di sviluppo dai vincoli del
patto di
stabilità, vanno valutati di concerto con la Regione per
trovare le
soluzioni più rapide e le risposte più adeguate al
bilanciamento
dei vari interessi in campo".
Il blocco
delle opere pubbliche in seguito alle nuove regole
contenute
nel patto di stabilità, regole che impediscono
all´Amministrazione
comunale lignanese di spendere denaro che è
già nelle
sue disponibilità, è stato l´oggetto dell´intervento
dell´assessore
Rodeano il quale ha avanzato e condiviso con
Santoro
una possibile via d´uscita. "Siamo letteralmente fermi
con 28
milioni di euro di opere pubbliche di importanza
strategica
per Lignano considerato il valore aggiunto che
porteranno
quando saranno realizzate. Penso, solo per fare un
esempio,
al Lungomare, al nuovo Pronto Soccorso, alla nuova
autostazione
per le corriere, al raddoppio dello stadio Teghil.
Si
potrebbe uscire da questa situazione di stallo se si riuscisse
a cambiare
in tempi brevi la modalità d´erogazione dei
finanziamenti
da parte della stessa Regione, passando a una
modalità
legata allo stato effettivo di avanzamento dei lavori".
L´assessore
Ciubej ha invece illustrato la situazione legata
all´applicazione
in loco del Piano Casa, soprattutto in alcune
zone della
città in cui esiste un importante patrimonio edilizio
e
naturalistico. Il Piano Casa - adottato dalla Regione Friuli
Venezia
Giulia - consente deroghe significative rispetto agli
strumenti
urbanistici previsti dal Comune di Lignano. Per questo,
Ciubej ha
espresso preoccupazione anche perché le norme dovevano
decadere
nel 2014 ma sono state prorogate dalla precedente
amministrazione
regionale fino al 2017. "Naturalmente - ha detto
Ciubej -
rispettiamo le scelte dei privati ma è nostro compito e
obiettivo
tutelare la comunità e il paesaggio".
Rodeano ha
infine sottoposto il problema delle protezioni
idrauliche
situate sulla punta estrema di Lignano Sabbiadoro. Si
tratta di
pennelli frangiflutto con funzione di protezione della
linea di
costa che però risultano vecchi di oltre 50 anni, mai
manutenuti
e con evidenti segni di degrado potenzialmente
pericoloso.
Il problema, ancora una volta, è la competenza, nel
senso che
con il passaggio di quest´ultima dallo Stato alla
Regione,
non è stato ancora possibile individuare il soggetto che
dovrà
intervenire.
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IL PAESAGGIO AL CENTRO DELLE AZIONI DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO |
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Trento, 19
giugno 2013 - Con l´intervento dell´assessore all´urbanistica, enti locali,
lavori pubblici e personale Mauro Gilmozzi è iniziato in Aula grande della
Fondazione Bruno Kessler il seminario organizzato dalla Provincia autonoma con
la collaborazione dell´Università degli Studi di Trento e la cura di step, la
scuola di formazione del territorio e del paesaggio. Il convegno di oggi è, di
fatto, una tappa conclusiva di un
percorso che ha visto la partecipazione di oltre 1000 persone che in sei
incontri hanno portato il loro apporto ad un tema fondamentale per il futuro
del nostro territorio: il paesaggio. E´ stato presentato, in alcuni mesi, il
lavoro di otto gruppi di progettazione che si sono impegnati su altrettanti
temi che riguardano la riqualificazione e la valorizzazione del paesaggio
trentino. "Abbiamo cercato di dare degli spunti per una lettura critica
del territorio - ha detto in apertura l´assessore Gilmozzi - e abbiamo cercato di dare una prospettiva
guardando al futuro con un approccio nuovo per garantire il forte radicamento
della nostra popolazione che vive in montagna. In altri termini abbiamo
fotografato la storia del Trentino dapprima agricolo, poi industriale e ora
post-moderno che deve pensare al suo futuro e, nella sua costruzione, dà il
senso del dinamismo".
All´intervento
dell´assessore all´urbanistica si sono succeduti quelli di Romano Masè
dirigente del dipartimento territorio, ambiente e foreste, Giorgio Tecilla
Incarico speciale s.A. Studio e ricerca in materia di paesaggio (sessione
"Le azioni della Provincia autonoma di Trento"). Quindi quelli di
Pino Scaglione e Stefania Staniscia ("Analisi dell´evoluzione del
paesaggio trentino"), Carlo Gasparrini e Jorg Schroeder ("fare
ricerca sul paesaggio, scala intermedia tra città e architettura"), Joao
Gomes de Silva ("Il progetto di paesaggio"). Il convegno si conclude
nel primo pomeriggio con una tavola rotonda a cui parteciperanno Giulio
Andreolli (comitato scientifico di step), Corrado Diamantini (Università degli
Studi di Trento), Claudio Maurina (ordine dei dottori Agronomi e Forestali),
Giorgio Tecilla e Alberto Winterle (Ordine degli architetti, pianificatori,
Paesaggisti e Conservatori).
"Il
paesaggio trentino - ha detto l´assessore Mauro Gilmozzi - è ciò che dà il
senso della cultura del nostro territorio. Laddove adesso c´è il Muse c’era un
insediamento industriale e, se ci pensate, l’idea di come si sta facendo
economia in Trentino, ce la danno centri come la Meccatronica, ma anche
Manifattura Domani e tutte quelle realtà nuove del nostro territorio incluso il
valore aggiunto delle Dolomiti divenute patrimonio dell’umanità. Un territorio,
il nostro, che sta guardando avanti in maniera costruttiva, un impegno forte
anche delle Comunità di Valle che hanno individuato 4/5 temi su cui costruire
futuro. Tutto questo è frutto di un percorso articolato che abbiamo portato
aventi insieme con step, la scuola di formazione per il governo del territorio
e del paesaggio, ma insieme anche agli ordini professionali, alle Comunità,
appunto, alle associazioni culturali che hanno voluto aderire e
all’Osservatorio del paesaggio. La sfida del cambiamento - ha concluso
l´assessore - è soprattutto culturale e fare cultura non è così immediato,
cambiare prospettiva richiede impegno e responsabilità ma, passo dopo passo e
lavorando anche nelle scuole (“Io vivo qui”), con grande impegno siamo
protagonisti di una stagione molto costruttiva e per questo ringrazio tutti
quanti hanno e stanno collaborando. Il nuovo sito www.Paesaggiotrentino.it è un
po’ lo specchio di quanto abbiamo fatto e rappresenta tutto il grande lavoro
che abbiamo fatto".
Ha poi
preso la parola Maurizio Costantini coordinatore del corso di laurea in
Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Trento "siamo qui
per discutere di una tematica fondamentale agganciata ad una ricerca cardinale
sviluppata dal nostro dipartimento che mette in gioco il cambiamento, la
trasformazione e la nuova prospettiva"
Poi, il
dirigente del dipartimento territorio, ambiente e foreste della Provincia
autonoma Romano Masè ha fatto l´inquadramento generale dicendo che l´incontro
"come ha sottolineato l’assessore, è parte di un’azione che si colloca
all’interno di una strategia complessiva che mette il paesaggio al centro.
Cambiando la prospettiva e l’approccio e collocando al centro le strategie di
sviluppo del Trentino, il paesaggio diventa l´elemento sostanziale di
connessione fra il territorio e le attività umane. Una nuova visione che mette
la prospettiva urbanistica al centro attraverso il Pup (Piano urbanistico
provinciale) e la "carta del paesaggio" rinviando alle Comunità
l’elaborazione dello sviluppo di ogni singolo territorio. Una scelta radicale
che cambia totalmente l’approccio (dal 2008) spostando la responsabilità sulle
Comunità locali e che riconosce nei territori quelle specificità che li
distinguono uno dall’altro".
Masè ha
fatto riferimento ai processi partecipativi, alla formazione, all´analisi e
alle proposte formulate dall´Osservatorio per il paesaggio azioni che hanno
potuto far incontrare "tutti i portatori di interesse pubblici e privati
per favorire consapevolezza, partecipazione e senso di responsabilità per
costruire insieme il futuro di questa terra". La responsabilità delle
decisioni è fondamentale, ha messo in luce il dirigente generale, e "serve
consapevolezza per questo sono nati i progetti del Fondo per il paesaggio. Una
serie di azioni che entrano in una logica e in una strategia complessiva che
vede l’Amministrazione provinciale fare un passo indietro per permettere ai
singoli territori di delineare il proprio futuro in maniera consapevole".
Giorgio Tecilla ha poi riassunto il lavoro fatto dagli otto gruppi di
progettazione sviluppando il senso di quanto elaborato e il significato della
documentazione rintracciabile sul sito www.Paesaggiotrentino.it. Tecilla ha
annunciato la prossima uscita di quaderni dedicati ai temi del paesaggio:
un´ulteriore azione di formazione a sostegno di un cambiamento culturale che è in
corso da qualche anno presso tutti i soggetti che devono prospettare lo
sviluppo futuro del nostro territorio.
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BILANCIO POSITIVO PER LA WORK EXPERIENCE AL CFS SI CONCLUDE L’ERASMUS PER I 3 STUDENTI DI VALENCIA AL CENTRO PER LA FORMAZIONE E LA SICUREZZA IN EDILIZIA DELLA PROVINCIA DI AVELLINO |
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Avellino,
19 giugno 2013 - Si conclude
positivamente la work experience internazionale vissuta in Irpinia da
Marin Veselinov Marinov, Mario Agustìn Estrella Rodrìguez e Giorgio Stefano
Cuccolini. I tre studenti spagnoli ospitati, dal Centro per la Formazione e la
Sicurezza in Edilizia della provincia di
Avellino, in un percorso di studio-lavoro sul tema energetico. La D’agostino
Angelo Antonio di Montefalcione e l’Av Project di Manocalzati: le due aziende
che hanno accolto, per oltre due mesi, gli allievi valenciani, impegnati sul
campo del risparmio energetico dei fabbricati (fronte che ha interessato due
discenti) e delle energie alternative per il terzo studente. Oggi (martedì 18
giugno), nella sede dell’Ente paritetico, l’incontro sull’Erasmus appena
concluso. “Siamo venuti in Irpinia – affermano gli studenti – con il desiderio
di apprendere quanto più possibile. Ed abbiamo imparato moltissimo sul fronte
lavorativo e formativo. Senza dubbio è stata un’esperienza unica ed esaltante”.
“I ragazzi
– racconta Paola Di Natale presente alla cerimonia, insieme a Tiziana
Ruta, in rappresentanza dell’Av Project
– erano preparatissimi dal punto di vista strutturale. Hanno mostrato una
voglia di conoscenza davvero meritoria, ricevendo il plauso del nostro staff
tecnico. Per la valenza di questa iniziativa, siamo aperti a ripetere
esperienze formative simili”. Possibilità che non esclude nemmeno Michele Di
Giacomo, presidente del Cfs. “E’ stato un confronto internazionale- dice –
davvero significativo anche sul fronte culturale e linguistico. In ottica
professionale, abbiamo preferito declinare l’attività più sul campo lavorativo
che su quello didattico. Così da dar loro un contributo esperienziale
maggiormente pratico. Ed il risultato è stato soddisfacente. Questo ci motiva a
pensare nel replicare in futuro interventi del genere”.
“Auguro ai
ragazzi – aggiunge Carmine Piemonte, vicepresidente dell’Ente paritetico irpino
– che, al rientro in Spagna, possano mettere quanto prima in pratica le competenze
apprese per un virtuoso ingresso nel mercato del lavoro”.
“In questa
provincia vessata dalla crisi – evidenzia Antonio Famiglietti, segretario Cgil
e componente del Cda del Cfs in qualità di membro della Fillea-cgil – ragionare
di queste esperienze è estremamente rilevante perché dà l’idea di un settore,
quello edile, che pensa oltre al momento di difficoltà”.
“L’erasmus
appena concluso – termina Mennato Magnolia, segretario provinciale della Filca
Cisl – qualifica sempre più l’operato e le azioni dell’Ente bilaterale irpino
impegnato sul territorio, da oltre trenta anni, nella formazione professionale
in edilizia e sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro. Auguro anch’io
ai tre allievi un buon futuro lavorativo”.
Il
progetto di respiro internazionale nasce dal Formedil (Ente nazionale per la formazione e
l’addestramento professionale nell’edilizia) contattato, per l’attivazione
della collaborazione, dall’omologa Istituzione spagnola. E si sviluppa secondo
gli obiettivi di Reforme: l’organizzazione che riunisce i principali enti
bilaterali di formazione in edilizia dei nove Paesi europei attualmente
aderenti (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Belgio, Finlandia,
Svezia e Svizzera).
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BOLZANO, URBANISTICA: LA RIFORMA DEI COMUNI IN PUSTERIA |
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Bolzano,
19 giugno 2013 - Il disegno di legge di
riforma dell´urbanistica approda a fine giugno in Consiglio provinciale:
l´assessore provinciale competente Elmar Pichelr Rolle prosegue nelle
presentazioni della bozza nei singoli comprensori, l´ultima tappa in ordine di
tempo è stata la val Pusteria.
L´accorpamento
di organismi e la riduzione del numero dei loro membri, il maggiore peso del
Consiglio comunale, lo snellimento e la trasparenza nelle varie fasi dell´iter
procedurale: sono le principali novità del disegno di legge che riforma
l´urbanistica in Alto Adige, illustrato in municipio a Brunico dall´assessore
provinciale Elmar Pichler Rolle. Su invito del presidente della Comunità
comprensoriale della Pusteria Roland Grießmair, sindaci, segretari e tecnici comunali
hanno ascoltato gli interventi dell´assessore provinciale Pichler Rolle e del
direttore della Ripartizione sviluppo del territorio Anton Aschbacher sulle
novità del ddl di riforma dell´urbanistica, che a fine giugno approda all´esame
del Consiglio provinciale.
Pichler
Rolle ha illustrato i punti principali della riforma, necessaria per andare
incontro alle trasformazioni sociali e demografiche e alla mutata struttura
familiare. L´obiettivo primario della nuova legge è quello di "trovare un
bilanciamento equilibrato fra tutela del paesaggio e sviluppo economico,
consapevoli che le aree sono ridotte", ha sottolineato Pichler Rolle. Gli
sforzi in direzione di una maggiore snellimento normativo - dal maggior peso
attribuito ai Consigli comunali alla semplificazione dell´iter e alla
pubblicazione di tutte le fasi procedurali - sono state accolpte positvamente
dagli amministratori comunali della Pusteria. Nella successiva discussione
Pichler Rolle ha approfondito nel dettaglio le questioni che più interessano
gli amministratori locali, in particolare l´attuazione pratica delle nuove
disposizioni legislative.
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AST, PRESIDENTE MARINI A MANIFESTAZIONE TERNI: TUTTA L’UMBRIA CHIEDE A GOVERNO E COMMISSIONE EUROPEA RISPOSTE URGENTI IN DIFESA INDUSTRIA STRATEGICA PER L’ITALIA |
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Terni, 19
giugno 2013 - "Qui a Terni oggi c´è l´Umbria in tutte le sue espressioni
istituzionali, politiche, economiche e sociali che intendono dire con forza, in
modo unitario, ed in ogni sede, che vogliamo difendere le Acciaierie anche per
difendere il futuro economico ed industriale di tutta la regione, ed anche
della stessa nazione". È quanto ha dichiarato la presidente della Regione
Umbria Catiuscia Marini, che ha partecipato ieri mattina alla manifestazione
unitaria svoltasi a Terni in difesa dell´Ast.
"Certo
- ha aggiunto Marini -, è davvero paradossale dover difendere questa nostra
industria che è strategica non solo per l´economia regionale, ma anche per il
Paese, visto che qui si produce il 40 per cento dell´intero fabbisogno
nazionale di acciaio speciale, dalle norme e dalle regole dalla burocrazia
europea, che si stanno rivelando ormai inadeguate e, come nel nostro caso,
controproducenti. È giunto il momento che il Governo italiano faccia sentire la
sua voce a Bruxelles, così come la stessa Commissione Europea è chiamata ad
agire e dare risposte urgenti in difesa dell´Ast".
"Stiamo
vigilando - ha affermato la presidente -
e non consentiremo che in questa fase ancora di indecisione che il sito di
Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti
in Europa per la produzione di acciai speciali, possa continuare a perdere
quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa la stessa attuale
proprietà finlandese".
"In
questo momento - ha proseguito - ciò che
ci preme di più non è tanto l´aspetto economico delle offerte degli acquirenti,
bensì il profilo industriale del soggetto acquirente. Non possiamo in alcun
modo correre il rischio che il sito integrato di Terni, assolutamente sano
economicamente, non sia più parte di un gruppo industriale di livello
internazionale e adeguato alle sue capacità e venga ridimensionato nelle sue
funzioni e capacità di mercato. Ritengo che questo sia non solo un interesse
prioritario per l´Umbria - ha concluso la presidente -, ma anche per l´Italia e
l´economia di tutto il Paese".
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11° GIORNATA DELL´ECONOMIA: IL TRENTINO RIFLETTE SUL SUO FUTURO |
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Trento, 19
giugno 2013 - Autonomia, sistema pubblico, internazionalizzazione e nuove
tecnologie: questi i quattro pilastri su cui puntare per il futuro del Trentino
Alto Adige, sulla fase della riflessione condivisa a Trento durante
l´undicesima edizione della Giornata dell´Economia, il momento istituito dal
Sistema delle Camere di Commercio per illustrare e mettere a disposizione della
comunità il patrimonio di informazioni di carattere economico-statistico in
possesso degli Osservatori camerali.
“Presso la
Camera di Commercio di Trento – ha spiegato Mauro Leveghi, segretario generale
dell’Ente – le indagini economiche vengono condotte dal Servizio studi e
ricerche che assolve ad una funzione statutaria di informazione sull’andamento
dell’economia locale. Il fulcro dell’attività d’indagine dell’ufficio è
rappresentato dalla rilevazione trimestrale sulla congiuntura, condotta ormai
da quarant’anni e che nel 2012, con un notevole sforzo organizzativo, ha
ampliato il proprio ambito di ricerca estendendolo anche alle imprese di più
piccole dimensioni, quelle con 1-4 addetti. Ad oggi il campione rappresentativo
di imprese, intervistato ogni tre mesi, supera le 2mila unità. Questi dati ci
permettono di fornire con costanza, coerenza e rigore un quadro aggiornato e
attendibile dell’evoluzione dei principali settori economici provinciali”.
Dai
risultati dell’indagine sulla congiuntura economica in provincia di Trento,
riferiti al 1° trimestre 2013 – presentati da Massimo Pavanelli e Matteo
Degasperi, del Servizio studi della Camera di Commercio – si rileva una
situazione ancora negativa, determinata ora non solo dalla contrazione della
domanda interna, ma anche da un lieve arretramento dell’export. I dati
presentati nei dettagli suggeriscono comunque una tendenza all´attenuazione, pur
modesta, della fase recessiva – se confrontati con le rilevazioni riferite ai
trimestri centrali dell’anno scorso – che interessa però esclusivamente i
risultati economici delle imprese, mentre l’occupazione non mostra segnali di
inversione di tendenza. Più incoraggiante è invece l’andamento della demografia
d’impresa che nel periodo marzo-maggio ha registrato un saldo tra imprese
iscritte e imprese cessate pari a +383.
“Certo –
ha spiegato Adriano Dalpez, Presidente della Camera di Commercio di Trento – i
dati mostrano una situazione di difficoltà. A partire dall’inizio del 2012,
l’Italia e, di conseguenza, il Trentino sono entrati in una nuova fase di
recessione che, se nei valori appare meno acuta rispetto alla crisi di quattro
anni fa, preoccupa di più perché nasce da cause precise e strutturali: l’alto
debito sovrano, le incertezze dei mercati sulla solvibilità italiana, la
necessità di mettere sotto controllo la spesa pubblica, le difficoltà
dell’accesso al credito, la diminuzione della domanda interna, sia pubblica che
privata. L’economia provinciale, seppur con qualche mese di ritardo, ha
cominciato a mostrare un rallentamento generale; rallentamento che in alcuni
ambiti – mi riferisco in particolare al manifatturiero che garantisce una parte
importante del Prodotto interno lordo della nostra provincia – appare meno
marcato rispetto ai dati provenienti dalle altre regioni italiane, con alcune
realtà che mostrano tuttora performance degne di nota e valori produttivi in
crescita; dall’altra, occorre anche prendere atto che due comparti, quello
edilizio e quello estrattivo, stanno vivendo mesi drammatici”.
“Per
costruire insieme il Trentino di domani – ha proseguito il Presidente Dalpez –
dobbiamo fare leva su quattro pilastri: l’autonomia, intesa nel senso più ampio
di cultura, spirito, consapevolezza, fiducia nelle nostre capacità; il mondo
pubblico, che ci sostenga con meno regole, meno agenzie e con più capacità di
indirizzo e supporto sui temi strategici per la competitività;
l’internazionalizzazione, fondata sulla conoscenza e la capacità di rapportarsi
con altri mercati e altre culture; le nuove tecnologie, sulle quali si è molto
investito e che ora dobbiamo valorizzare e impiegare al meglio”.
Riprendendo
alcuni spunti offerti dal presidente Dalpez, il Presidente della Provincia
autonoma di Trento, Alberto Pacher ha richiamato la necessità di rendere sempre
più "a trazione integrale la nostra autonomia: siamo passati da anni di
povertà ed emigrazione all´attuale situazione di benessere, grazie anche ad un
forte ruolo trainante dell´Ente pubblico. Tuttavia, siamo i primi convinti
della necessità di adeguare configurazioni e strumenti al contingente e proprio
per questo abbiamo avviato un Piano di miglioramento della pubblica
amministrazione che ha attivato la riorganizzazione delle strutture e
l´invenzione di nuove modalità di gestione della macchina, a partire dalla
diminuzione delle pratiche amministrative alla riduzione dei tempi".
Pacher ha
poi ricordato i giovani, che la Provincia accompagna attraverso un apposito
programma di sostegno all´impresa o con iniziative speciali, quale il programma
Tech Peaks per far decollare un centinaio di start up nel volgere dei prossimi
quattro anni.
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INDAGINE CONGIUNTURALE SULLE IMPRESE DI ROMA E PROVINCIA |
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Roma, 19
giugno 2013 - Le aspettative delle
imprese di Roma e provincia, per il secondo quadrimestre 2013, restano
negative. Questo il dato principale che emerge da un’indagine congiunturale
fatta su un campione di 702 imprese del territorio che ha come obiettivo quello
di raccogliere e analizzare le previsioni sull’andamento delle principali
variabili aziendali.
Lo studio
è curato da Asset Camera, Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma,
con la collaborazione tecnica della Luiss Business School e dell’istituto di
ricerca Swg.
Tra i
pochi segnali positivi c’è la crescita, rispetto all’indagine congiunturale
precedente, della quota di aziende che crede che il proprio fatturato interno
rimarrà prevalentemente stazionario. Entrando nel dettaglio, il 40% delle
imprese si aspetta una diminuzione del fatturato prodotto nel mercato interno,
il 20% una “forte riduzione” e il 31% un andamento stabile. Il 60% delle
imprese mantiene una visione negativa sull’andamento delle vendite, ma
nell’indagine precedente tale percentuale superava il 70%.
Mercato
del lavoro. Circa il 20% delle imprese romane prevede una contrazione dei
propri addetti a tempo indeterminato e questo riguarda praticamente nella
stessa proporzione laureati, diplomati e non diplomati. Solo il 2% prevede un
aumento del numero di addetti a tempo indeterminato. Scende al 16-17% la
percentuale di imprese che prevede di ridurre il numero di addetti con
contratti a termine, e sale a circa l’80% quelle che indicano stazionarietà.
Investimenti.
Le aspettative sui nuovi investimenti confermano un dato già riscontrato nel
primo quadrimestre dell’anno. Il 63% delle imprese dichiara che non pensa di
realizzare alcun tipo di nuovo investimento. Il comparto manifatturiero e il
comparto dei servizi alla persona sono relativamente meno pessimisti riguardo
le aspettative di nuovi investimenti. L’agricoltura è il comparto dove è
nettamente più alta (il 73,5%) la percentuale delle aziende che nel prossimo
futuro non intende investire. Tale percentuale è alta anche nelle imprese del comparto
turistico (72,9%).
Questioni
finanziarie. Negativa è la visione sulle tre questioni cruciali della gestione
finanziaria delle imprese: per la disponibilità di finanziamenti dalle banche
il 61% dichiara un’aspettativa peggiore; la percentuale scende al 53% per il
costo del debito con le banche mentre la riscossione dei crediti la percentuale
è del 56%.
Situazione
economica generale e i principali fattori negativi che ostacolano l’impresa. La
situazione economica generale è considerata peggiore o molto peggiore di quella
del precedente quadrimestre dal 70% delle aziende, il 21,8% intravede una
situazione analoga alla precedente mentre il 6,2% indica un tendenziale
miglioramento. Il principale ostacolo alla crescita è rappresentato dalla
crescente contrazione del mercato interno (42,6% del campione); il continuo
aumento dei costi di produzione è ancora una volta il secondo ostacolo;
relativamente meno sentiti sono i problemi della produttività e delle
infrastrutture economiche e dei relativi servizi.
Strategie
per superare gli ostacoli e recuperare competitività. Anche nel secondo
quadrimestre del 2013, il recupero di efficienza e la riduzione dei costi
generali risulta essere la strategia maggiormente adottata dalle imprese per
rispondere alle attuali difficoltà competitive (51,3% del campione). Al secondo
posto si trova il miglioramento del “valore” offerto e percepito dal mercato su
cui punta il 18% delle imprese. Solo il 7% ricorre ad alleanze strategiche
mentre il 3% delle imprese dà vita a processi di internazionalizzazione. L’1,7%
pone l’innovazione al centro del proprio piano strategico mentre il 7,3% delle
imprese punta sul miglioramento della qualità delle risorse umane.
“I
risultati dell’indagine – afferma il Presidente di Asset Camera, Stefano
Venditti – fotografano una situazione che era e resta molto pesante per le
aziende del territorio romano. Purtroppo, non si intravedono segnali positivi e
le imprese sembrano rassegnate a giocare in difesa a causa del clima generale
di sfiducia. Il dato è maggiormente negativo se si considera che la gran parte
delle imprese adotta politiche di riduzione dei costi generali per uscire dalla
crisi e solo una piccolissima parte punta invece su innovazione, reti d’impresa
e internazionalizzazione. Lo studio – conclude Venditti – mette in luce la
necessità di uno shock, uno shock di sistema in cui tutti si facciano carico
della loro parte: governo, parti sociali, enti locali, istituzioni e sistema
delle imprese. Il rischio è quello di un avvitamento senza ritorno del sistema
economico”.
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COMMERCIO. APPROVATO REGOLAMENTO CON INDIRIZZI PER IL SETTORE. ZAIA: SI APRE UNA NUOVA FASE |
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Venezia,
19 giugno 2013 -
Il
regolamento che contiene gli indirizzi per lo sviluppo del sistema commerciale,
in attuazione della recente legge sulle Politiche per lo sviluppo del sistema
commerciale nella Regione del Veneto (L.r. N. 50/2012), è stato approvato in
via definitiva dalla giunta regionale. Ne ha dato notizia lo stesso presidente
Luca Zaia al termine dell’odierna seduta.
“Con
l’approvazione definitiva del regolamento – commenta Zaia - siamo arrivati alla conclusione di un
percorso e all’avvio di una nuova fase delle politiche regionali in materia di
commercio”.
Nel
regolamento sono state recepite buona parte delle istanze presentate da
categorie, Anci e comuni capoluogo in Terza Commissione Consiliare e con la sua
approvazione è possibile dare piena attuazione alla legge in materia, in
perfetta coerenza con i principi che ne sono a fondamento: il recupero e la
valorizzazione dei centri storici e delle aree urbane dismesse e degradate e la
limitazione al minimo del consumo di territorio.
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IMPRESE - OLTRE 5 MILIONI PER L´INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PMI DELLA SARDEGNA |
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Cagliari,
19 giugno 2013 - La Giunta regionale, su proposta dell’assessore dell´Industria,
Antonello Liori, ha rimodulato la ripartizione delle risorse, nell’ambito del
Por Fesr Sardegna 2007-2013, per le azioni di sistema e supporto
all’internazionalizzazione delle imprese. Ai voucher per la promozione della
piccole e medie imprese nei mercati esteri sono stati assegnati 350.000 euro,
mentre per le azioni di supporto all’internazionalizzazione delle Pmi 3,5
milioni di euro in forma singola e 1,360 milioni di euro in forma aggregata.
"Si tratta di uno stanziamento di 5,210 milioni di euro che deve essere
ottimizzato, sia per recepire il notevole interesse mostrato dal sistema
imprenditoriale sardo che per massimizzare la potenzialità di questa spesa – ha
sottolineato l’assessore Liori - I tre avvisi a sportello per la concessione
dei contributi saranno modificati ed i termini per la presentazione delle
domande prorogati."
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VENETO: IN CINQUE ANNI PERSI 23 MILIARDI DI PIL, NEL 2013 -1,2% L’AUMENTO IVA AL 22% ERODERÀ 122 MILIONI AI CONSUMI INCIDENDO PER IL 16% SUL REDDITO FAMILIARE A SETTE AZIENDE DEL VENETO IL PREMIO REGIONALE PER LO SVILUPPO ECONOMICO |
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Venezia,
19 giugno 2013 - In cinque anni la crisi ha sottratto al Veneto 23
miliardi di euro di Pil e nel 2013 la flessione proseguirà con un
-1,2%. In questo quadro l’aumento
dell’aliquota Iva al 22% comporterà una flessione dei consumi nel 2013 pari a
122 milioni. Lo scenario è stato tracciato stamattina, presso la
restaurata sede della Camera di Commercio di Venezia in centro storico, durante
la presentazione del rapporto “La situazione
economica del Veneto”, curato dal Centro
Studi Unioncamere
Veneto giunto alla sua 46esima edizione. A fare gli onori di casa
Giuseppe Fedalto, presidente
Camera di Commercio di Venezia. A seguire Alessandro Bianchi, presidente Unioncamere
Veneto, mentre le relazioni tecniche sono state a cura di Gian Angelo
Bellati
e Serafino Pitingaro,
rispettivamente segretario generale e responsabile Area Studi e Ricerche
Unioncamere Veneto. Lavori chiusi da Fabrizio
Pezzani, professore ordinario di Programmazione e Controllo nelle
Pubbliche Amministrazioni dell’Università Bocconi di
Milano.
Secondo le stime più
recenti, nel 2013 il Veneto registrerà una
flessione del Pil pari al -1,2% e solo dal 2014 tornerà a crescere
con un +0,9%. Da traino saranno ancora le esportazioni, previste in aumento del
+4,4% (+2,7% per l’Italia) quest’anno, mentre il 2014 dovrebbe riservare una
crescita del +5,2%. Di contro, il 2013 continuerà a registrare contrazioni per
consumi delle famiglie (-2,4%) e investimenti delle imprese (-4,6%), sebbene in
ripresa rispetto ai valori 2012. Le ripercussioni sull’occupazione porteranno,
nel 2013,
a un calo del -1,1% delle unità lavoro, col tasso di
disoccupazione che salirà al 7,6%.
Il
Veneto ha chiuso il 2012 con una flessione del Pil del
-2,3%, annullando la
crescita del biennio 2010-2011 (+1,3%). La caduta è in linea con quella di
Emilia Romagna (-2,4%), Piemonte (-2,3%), Toscana (-2,3%) e Lombardia (-2%).
Complessivamente, dal 2008 al 2012, la crisi
ha comportato una perdita di Pil pari a 23 miliardi di euro: 130
miliardi del Pil reale, senza crisi, avrebbero raggiunto i 153 miliardi. Il
numero di imprese attive ha registrato una flessione del -1,2%, pari a oltre
5.600 unità (poco più di 450mila unità). Il mercato del lavoro ha registrato un
saldo occupazionale negativo di oltre 15mila posti: perdite più ingenti nelle
costruzioni (-20,1%) e industria (-17,5%). La produzione industriale ha segnato
una flessione media annua del -4,3%. Crolla l’andamento delle vendite al
dettaglio (-5,8%). E’ proseguita la contrazione dell’attività di prestito del
sistema bancario (-2%). Continua la tendenza positiva nel turismo: nel 2012
+0,3% degli arrivi, pari a oltre 15,8 milioni di visitatori, mentre scendono del
-1,7% le presenze, pari a 62,4 milioni.
A seguito delle
manovre finanziare di austerità del biennio 2011-2012, nel 2013 il Veneto avrà
una perdita di Pil di 1,9 miliardi di euro
(-1,3%). Valori analoghi anche negli anni successivi. Le misure di
austerity spiegano una caduta dei consumi di
circa 1,3 miliardi di euro (-1,4% rispetto alla tendenza “ante
manovre”) e una flessione degli investimenti
di 700 milioni di euro (-2,1%). Stimando l’impatto sul reddito
disponibile delle famiglie (ciò che resta per i consumi dopo il pagamento delle
imposte dirette), le famiglie venete hanno
subìto un’erosione di 397 euro ciascuna.
L’aumento
dell’aliquota Iva al 22%, che scatterà il prossimo primo luglio a meno che il
Governo non individui le risorse necessarie (2 miliardi nel 2013, 4 miliardi dal
2014), comporteranno un’ulteriore contrazione di consumi e investimenti:
i consumi fletteranno di 122 milioni nel
2013 e di 259 milioni nel
2014, mentre gli investimenti si
ridurranno di ulteriori 80 milioni quest’anno e di 157 milioni nel 2014. Nel complesso, il
Veneto perderebbe un’ulteriore quota di Pil,
stimata in 211 milioni per il 2013 e in 421 milioni dal 2014.
L’aumento dell’Iva farebbe inoltre crescere l’incidenza di tale imposta sul reddito disponibile
delle famiglie venete, passando dall’attuale 15,6% al 16,1%: lo
scostamento sarebbe, in media, pari allo 0,47%. Gli effetti sarebbero più pesanti per le
famiglie con reddito basso: +0,82% per i nuclei familiari situati nel primo
decile, mentre si ridurrebbe al +0,16% per le famiglie nel decile più
ricco.
Dichiarazione
di Alessandro Bianchi, presidente Unioncamere del
Veneto
«Il 2012 è stato un altro anno di recessione, ma anche
il 2013 sarà difficile. L’economia del Veneto sta attraversando la crisi più
lunga della sua storia. Se l’inversione di tendenza ci sarà, sarà sicuramente
più spostata verso fine anno e comunque legata ad auspicabili politiche per la
crescita decise in ambito europeo. Finché l’Europa continuerà ad imporre solo politiche
economiche volte al contenimento dei debiti sovrani e al risanamento dei conti
pubblici nazionali, difficilmente potrà esserci spazio per un vero rilancio. Il
Fmi ha dimezzato anche le previsioni 2013 sul Pil della Germania. Un chiaro
effetto del “risanamento eccessivo” imposto ai Paesi periferici, al quale sarà
necessario rinunciare se si vogliono evitare significativi rischi sulle
prospettive dell’economia europea. È intorno all’impresa e al lavoro che il
Veneto ha costruito tutti i suoi primati, ma oggi non basta più. Anche il
sistema pubblico deve fare la sua parte. Su questo si gioca il futuro del
sistema economico e il benessere sociale del
territorio».
Dichiarazione
di Giuseppe Fedalto, presidente camera di Commercio di
Venezia
«Stiamo vivendo una delle crisi più “nere” della
nostra storia. Solo per restare nel sistema produttivo veneziano, anche in anni
di recessione come 2009, 2010 e 2011 il numero di imprese era sempre aumentato.
Nel 2012, e nei primi mesi del 2013, per la prima volta invece il saldo è
negativo. In 15 mesi abbiamo perso oltre 2.300 imprese. Vorrei rimarcare due
necessità fondamentali. Primo: gli enti pubblici, i loro amministratori e i
soggetti che muovono lo sviluppo e la crescita sono chiamati ad uno sforzo
straordinario e a un gioco di squadra per sostenere il nostro sistema
imprenditoriale. Secondo: dobbiamo crederci, guardare ancora con fiducia il
futuro e confidare che prima o poi riusciremo ad agganciare la ripresa. La
strada ce la indicano proprio le sette imprese che vengono premiate
oggi».
I
Vincitori del “Premio regionale per lo sviluppo economico del
Veneto”
Errebi
s.P.a. – Cibiana di Cadore,
Belluno
Gruppo
Icat s.R.l. – Padova
Pali
Campion s.R.l. – Fratta Polesine,
Rovigo
De’
Longhi s.P.a. –
Treviso
Bidon
s.R.l. – Fossalta di
Portogruaro, Venezia
Fondazione
Arena di Verona –
Verona
Colli
Vicentini s.C.a. – Montecchio
Maggiore, Vicenza |
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LE LEVE PER IL RILANCIO DELL´ECONOMIA DI REGGIO CALABRIA |
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Reggio
Calabria, 19 giugno 2013 - Si è svolta
lunedì 17 giugno, presso il Salone consiliare della Cdc di Reggio Calabria,
Nella sua dettagliata relazione, disponibile sul sito http://www.rc.camcom.gov.it/ (al
link pubblicazioni 2013), Lucio Dattola, presidente dell´istituto camerale, ha
presentato i principali dati economici registrati nella provincia di Reggio
Calabria nel 2012, che forniscono l’immagine degli effetti della crisi sul
tessuto produttivo locale. Da rilevare, per la prima volta, il saldo passivo in
termini assoluti tra imprese iscritte presso il Registro delle imprese e
imprese cessate, cui tuttavia si contrappone il saldo positivo tra iscrizioni e
cessazioni delle iniziative imprenditoriali avviate dalla popolazione straniera
e dai giovani. Nella sua dettagliata relazione, il presidente Dattola si è
soffermato sia sui dati relativi all’evoluzione del sistema imprenditoriale,
sia sull’analisi del contesto economico locale, dalla quale emerge l’aumento
del numero di famiglie reggine che vivono sotto la soglia di povertà. A fronte
di un´assoluta difficoltà del sistema economico locale, vi sono segnali
positivi che riguardano il settore del turismo - con la crescita sia della
domanda turistica sia dellapermanenza media – e il settore della green economy,
con un aumento degli investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un
maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. Ed è proprio su
questi settori, così come su quello della cultura, della filiera del mare e
dell’internazionalizzazione – ha concluso il presidente Dattola - che è
necessario fare leva per attivare strategie e politiche atte ad invertire il
trend negativo del 2012, affinché almeno a partire dal 2014 possano
concretizzarsi effettivi segnali di ripresa. Natina Crea, segretario generale
della Camera, nel suo intervento ha introdotto l´Osservatorio della
attrattività, benessere e competitività territoriale, il nuovo strumento di
lettura degli andamenti evolutivi del territorio, appositamente realizzato
dalla Cdc di Reggio Calabria con il supporto tecnico di Aislo (Associazione
Italiana Incontri e Studi sullo Sviluppo Locale) e con il contributo fornito
dagli stakeholders locali in occasione dei precedenti incontri, incentrati
sulla individuazione delle aree strategiche di sviluppo più rilevanti e
l’elaborazione degli appositi indicatori statistici di misurazione. Si tratta
di un sistema, presentato nel dettaglio dal responsabile dell’Associazione
Aislo,bruno Coppola, che consente di misurare, in maniera statisticamente
rigorosa, la competitività del territorio e di monitorarne l’evoluzione, anche
in confronto con altre realtà territoriali, in relazione agli obiettivi
strategici prescelti. La Cdc intende rendere disponibile questo nuovo
patrimonio informativo affinché sia oggetto di un percorso comune che,
orientato dalla lettura strategica delle potenzialità e criticità dello stesso
territorio, valga ad individuare politiche efficaci e sostenibili e scelte
programmatiche mirate, per migliorarne l’attrattività, il benessere e la
competitività. Ci soffermiamo in particolare quelle che Lucio Dattola ha
indicato nella sua relazione come le risorse da valorizzare nel territorio di
Reggio Calabria.
Il Turismo
-
In un
quadro economico e sociale compromesso dalla crisi finanziaria, dove
inesistente è il sollievo tratto dalla domanda estera, un ruolo in tal senso
suppletivo viene svolto dal turismo, inteso come l’attività esportativa del
terziario. Dopo alcuni anni di incertezza, nel solo 2011 l’ammontare di
presenze turistiche è salito a Reggio Calabria del +35,2%, pari in termini
assoluti a circa 710.000. Gli arrivi pari a circa 223.000 sono cresciuti tra il
2010 ed il 2011 del 38,9%. Se da un lato è cresciuta la domanda turistica ,
dall’ altro è stato registrato un raddoppio dell’offerta in termini di esercizi
complementari: tra il 2007 ed il 2011 il numero di B&b e agriturismo è
cresciuto del 105% raggiungendo quota 404, pari all 77% dell’offerta ricettiva
locale. Le strutture alberghiere (121) sono rappresentate prevalentemente da
esercizi fino a 3 stelle (39,7%); nel territorio regionale solo la provincia di
Vibo valentia mostra una maggior specializzazione verso strutture a maggior
livello qualitativo, il che ha ovviamente effetti tangibili sulla capacità di
spesa dei villeggianti. Dalle analisi condotte su arrivi e presenze negli
ultimi anni, emerge come la provincia di Reggio Calabria, contrariamente a
quanto mediamente avviene in Italia, stia sperimentando anche una crescita
della permanenza media (numero di pernottamenti per arrivo) pari a 3,2
probabilmente sospinta da due fattori. In primis, gli effetti della crisi hanno
indotto molti connazionali residenti in altre regioni a ridurre la lontananza
dei propri viaggi scegliendo mete italiane; ciò ha favorito quei territori
quali Reggio Calabria, che nel tempo hanno maggiormente sofferto della nuova
concorrenza delle mete internazionali low cost. In secondo luogo, una più
variegata capacità dell’offerta di intrattenimento, culturale oltre che
balneare, ha favorito la possibilità di più lunghi soggiorni da parte dei
visitatori, con riflessi positivi anche per ciò che riguarda le attività più a
valle della filiera turistica commercio al dettaglio ed enogastronomia).
L’indice di internazionalizzazione turistica calabrese (rapporto tra arrivi
stranieri su totale arrivi) è decisamente più basso della media nazionale
(15,5% contro il 45,8% medio nazionale), con Reggio Calabria che, con un valore
pari ad appena il 13%, dimostra chiaramente come una strategia di marketing
turistico rivolta alla clientela oltre confine, se ben implementata, possa
portare benefici considerevoli. Ad oggi, arrivano sul territorio provinciale
poco più di 30mila stranieri, ovvero meno di quanto rilevato nel 2007. Certo
gli effetti della crisi europea non possono che peggiorare la situazione, ma
ciò non toglie come i flussi internazionali rilevati sul territorio reggino
siano ancora insufficienti, sopratutto se confrontati con quelli di altre
località caratterizzate da un analogo bacino di offerta, naturale e culturale.
Se si vuole contrastare la scarsa attinenza che le nostre imprese mostrano con
i mercati internazionali, si può e si deve agire sul fronte turistico, anche
per via delle innumerevoli possibilità in termini di riflessi di filiera, nel
terziario così come nell’agroalimentare e nei servizi culturali, di cui il
territorio è pieno. Il sistema produttivo culturale Il sistema culturale
ricopre un’importanza fondamentale nell’economia, grazie alla sua capacità di
generare valore economico, favorire l’innovazione e creare posti di lavoro
altamente qualificati. In provincia di Reggio Calabria, il sistema produttivo
culturale produce, complessivamente, 245 milioni di euro, la maggior parte dei
quali proveniente dalle industrie creative7 (135 milioni) e dalle industrie
culturali (quasi 95 milioni). Oltre che per la creazione di ricchezza, il
sistema produttivo culturale fornisce un importante apporto sotto il profilo
occupazionale. Infatti, esso genera, nella provincia di Reggio Calabria, 6.038
posti di lavoro, il 64,1% dei quali afferenti alle industrie creative. Passando
a valutare il peso che la cultura riveste sulla ricchezza e sull’ occupazione
complessivamente prodotti dalla provincia di Reggio Calabria, emerge un’
incidenza pari al 3% in termini di valore aggiunto e al 3,6% dal punto di vista
dell’ occupazione. Tali incidenze, pur non trascurabili, collocano la provincia
all’ultimo posto a livello regionale: la media della Calabria è di 3,5 punti
percentuali per il valore aggiunto e di 4,1 punti per l’occupazione. Inoltre,
il resto della Penisola vede, mediamente, un contributo ancora più elevato,
rispetto alla Calabria, sia al valore aggiunto complessivamente prodotto (5,4%)
che all’occupazione totale (5,6%).
L’economia
del Mare -
Il Sistema
Mare, inteso come l’insieme delle filiere del sistema produttivo al cui interno
operano imprese che basano sulla risorsa “mare” il proprio processo,
rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia della provincia di Reggio
Calabria. In tale ottica, la Camera di Commercio di Reggio Calabria, ha
realizzato, nel 2012, un rapporto volto a descrivere la complessa realtà che
costituisce l’”Economia del Mare” provinciale e a fornire un inquadramento
economico del settore in termini di imprese, valore aggiunto e occupazione. Nel
2008, il contributo dell’Economia del Mare alla formazione del valore aggiunto
provinciale risultava pari all’1,9%, più del doppio dell’incidenza registrata a
livello regionale (0,8%) o nazionale (0,9%). Nel 2011 il Sistema Mare reggino,
considerato nella sua unitarietà, ha visto impegnate 410 imprese, con
un’incidenza sul totale delle imprese attive poco inferiore all’unità,
analogamente a quanto si osserva a livello regionale (0,8%) e nazionale (0,9%).
Nell’ambito della filiera del mare, riveste maggior peso il comparto della
pesca, con un’incidenza sul totale dell’Economia del Mare provinciale pari al
61,7% (Calabria 49%; Italia 43,3%); segue il settore del turismo marino che
rappresenta il 18,5% dell’intera filiera ( questo dato, pur risultando
lievemente superiore a quello nazionale, pari al 17,1%, è inferiore di oltre
dieci punti percentuali rispetto alla media regionale, pari al 29,9%.
Osservando la graduatoria delle province italiane stilata in base al peso
percentuale delle imprese dell’Economia del Mare
sul totale
delle attività economiche, la provincia di Reggio Calabria si colloca in 41-
esima posizione, immediatamente dopo la provincia di Vibo Valentia (40-esima),
ma prima delle altre realtà produttive calabresi (Crotone 46-esima; Cosenza
49-esima; Catanzaro 51 -esima). L’importanza dell’Economia del Mare provinciale
risulta particolarmente evidente sul versante occupazionale: nel 2009 il
settore provinciale ha assorbito 2.455 occupati, con un’incidenza sul totale
dell’economia pari al 2,4%, superiore sia a quella della Calabria che
dell’Italia nel suo complesso. Tra le diverse filiere, il trasporto marittimo assorbe
il 66,5% dell’occupazione totale coinvolta nell’Economia del Mare provinciale,
impiegando 1.632 addetti.
La green
economy -
Per il
sistema produttivo reggino, un’occasione di cambiamento potrebbe essere
rappresentata anche dalla green economy, quale opportunità per sviluppare un
modello produttivo che possa coniugare progresso economico e sostenibilità
ambientale, avvicinando nuovi consumatori e nuovi mercati sia in Italia che,
ancor più, all’estero. Infatti, la green economy si sta sviluppando di pari
passo con un processo di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali ne
confronti del consumatore, sempre più incline ai consumi green oriented,
simbolo di un vero e proprio stile di vita. Orientare i propri processi
produttivi verso una maggiore sostenibilità potrebbe consentire di acquisire un
vero e proprio elemento competitivo per accedere a fasce di mercato più alte.
Da un’indagine effettuata presso le imprese industriali e terziarie con almeno
un dipendente, è risultato che il 23% delle imprese attive in provincia di
Reggio Calabria (ovvero 2.200 imprese) ha realizzato nel triennio 2009-2011, o
ha programmato di realizzare nel 2012, investimenti in prodotti e tecnologie
che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale.
Anche se tale quota è leggermente inferiore rispetto al dato italiano(23,6%) e
regionale (24,5% ) è opportuno evidenziare che si tratta di un’importante
fascia del sistema imprenditoriale locale, soprattutto se si considera il ciclo
soprattutto se si considera il ciclo particolarmente negativo degli
investimenti, penalizzati dal prolungarsi della crisi economica.
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ALBO DEI PROMOTORI FINANZIARI |
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Roma, 19
giugno 2013 - E´ promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di
dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente l´offerta fuori
sede di prodotti e servizi delle società di intermediazione mobiliare (Sim).
L´attività
di promotore finanziario è svolta esclusivamente nell´interesse di un solo
soggetto.
Possono
esercitare l´attività tutti i cittadini italiani, dell´Unione Europea e dei
Paesi extra Ue:
a cui carico non risultino pendenze in corso;
che siano in possesso di un diploma di scuola
secondaria superiore;
che abbiano superato con esito positivo il
prescritto esame di idoneità, oppure che siano in grado di dimostrare
un´attività di almeno tre anni in qualità di funzionario bancario.
Tutti i
soggetti che intendono svolgere l’attività di promotore finanziario devono
iscriversi preventivamente all´Albo unico nazionale dei promotori finanziari,
tenuto fino al 31 dicembre 2008 dalla Commissione Nazionale per le Società e la
Borsa (Consob) e dal 1° gennaio 2009 dal nuovo Organismo per la tenuta
dell´Albo dei promotori finanziari (v. Sotto).
L´iscrizione
all´Albo può essere effettuata solo dalle persone fisiche (non giuridiche) ed
abilita all´esercizio dell´attività su tutto il territorio italiano.
L´elenco
degli iscritti all´Albo è periodicamente aggiornato e consultabile sui siti
della Consob (per l´archivio storico fino al 31 dicembre 2008) e del nuovo
Organismo per la tenuta dell´Albo dei promotori finanziari (dal 1° gennaio
2009).
Nell´albo
sono evidenziate oltre alle persone iscritte anche le società di
intermediazione mobiliare per le quali il promotore finanziario opera.
L´albo
unico nazionale era precedentemente suddiviso in elenchi gestiti da apposite
Commissioni regionali e provinciali istituite presso le Camere di commercio,
con sede nei capoluoghi di Regione e nei capoluoghi delle Province autonome di
Trento e Bolzano. Dal 1° gennaio 2009, le Commissioni regionali e provinciali
sono state abolite e tutte le loro funzioni sono passate al nuovo Organismo per
la tenuta dell´Albo dei promotori finanziari, articolato in 11 Sezioni
territoriali tenute presso le Camere di commercio.
Il nuovo
Organismo (Apf):
- adempie
a tutte le attività necessarie per la tenuta ed il costante aggiornamento
dell´Albo;
- svolge
l´istruttoria per l´iscrizione all´Albo;
- riceve
le domande di iscrizione e di cancellazione dall´Albo, nonché di partecipazione
agli esami di idoneità;
- ha
compiti di natura disciplinare e di controllo sulla deontologia professionale
degli iscritti.
Novità
A partire
dal 1° gennaio 2011, le undici Sezioni territoriali sono state ridotte a due.
Pertanto tutte le comunicazioni e le domande di iscrizione e cancellazione
dovranno essere inviate esclusivamente agli uffici di:
• Sezione
I - Via Savoia n. 23, 00198 Roma
• Sezione
Ii - Viale Lunigiana n. 46, 20125 Milano.
I
promotori finanziari residenti nelle regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria;
Lombardia; Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento; Emilia Romagna;
Provincia di Bolzano; devono rivolgersi esclusivamente alla nuova Sezione Ii,
sita in Milano.
I
promotori finanziari residenti nelle regioni Toscana e Umbria; Lazio e
Sardegna; Campania e Molise; Basilicata e Puglia; Sicilia e Calabria; Abruzzo e
Marche; devono rivolgersi esclusivamente alla nuova Sezione I, sita in Roma.
Per
ulteriori informazioni consultare il sito dell’Apf.
Albo
storico dei promotori finanziari
Albo
promotori finanziari
(ultima
revisione giugno 2013)
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PMITALIA SU ‘DECRETO DEL FARE’: FATTO PICCOLO PASSO MA E’ BUON INIZIO |
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Roma, 19 giugno
2013
“Ci sembra un buon inizio”. Così
Pmitalia, l’Associazione delle Pmi imprese italiane, giudica il
‘decreto del fare’ emanato dal Governo Letta.
“Il provvedimento indubbiamente ha
il merito di avere preso coscienza di alcune aree critiche che condizionano
pesantemente l’operatività delle imprese. Occorre tuttavia essere altrettanto
consapevoli che si tratta solo di un piccolo passo, al quale dovrà seguire un
articolato concerto di altre iniziative se veramente vogliamo innescare un
autentico cambiamento sul nostro sistema di imprese. Ma, soprattutto,
l’efficacia di questo provvedimento si misurerà sulla sua reale capacità di
diventare operativo e trasferirsi dalla ‘carta’ ai processi reali. E’ proprio
qui, infatti, che spesso si arenano le migliori intenzioni dei Governi e
Parlamento. Si guardi ad esempio alla liquidazione dei debiti della Pa verso le
imprese che ancora non ha prodotto effetti concreti” . |
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VERTENZA ROCKWOOL: GIUNTA SARDA APPROVA ATTO PER STABILIZZAZIONE LAVORATORI |
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Cagliari,
19 giugno 2013 - La Giunta regionale, su proposta dell´assessore del Lavoro,
Mariano Contu, ha disposto la sottoscrizione dell´atto aggiuntivo alla
convenzione del 29 maggio 2013 con la società Ati-ifras spa, per la stabilizzazione
dei 54 lavoratori ex-Rockwool, compresi negli accordi sindacali sottoscritti.
L´atto dovrà tenere conto dell’inquadramento dei lavoratori, della
professionalità e delle relative capacità lavorative. La copertura finanziaria
è prevista dal bilancio annuale del 2013 e da quello pluriennale 2014/2016, per
28 milioni di euro. "Con questo provvedimento - ha affermato l´assessore
Contu - si chiude positivamente una annosa vertenza. Il presidente Cappellacci
e la Giunta hanno mantenuto l’impegno di ricollocare tutti i lavoratori. Le
maestranze, infatti, saranno assunte dalla società Ati-ifras per svolgere
lavori di ripristino ambientale nelle aree comprese nel Parco
Geominerario".
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400MILA EURO PER L´INNOVAZIONE DELLE IMPRESE DI REGGIO EMILIA |
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Reggio
Emilia, 19 giugno 2013 - All’indomani
dell’undicesima Giornata dell’Economia, che ha tra l’altro evidenziato una
erosione del valore della produzione industriale reggiana superiore alla
flessione quantitativa (- 4,4% il calo produttivo, con una flessione del 5,1%
del fatturato), la Camera di Commercio lancia un nuovo sostegno finalizzato
proprio al recupero di competitività del sistema economico locale grazie a
ricerca e innovazione.
Si tratta
di 400.000 euro a fondo perduto destinati allo sviluppo di prodotti, servizi,
processi produttivi e modelli organizzativi che abbiano forti caratteristiche
di innovatività, con particolare riguardo all’utilizzo di tecnologie
d’avanguardia.
“Pochi
anni fa – sottolinea il presidente della Camera di Commercio, Enrico Bini -
giocavamo la nostra competitività su mercati che oggi giocano la loro
competitività in casa nostra, così come esportavamo prodotti che oggi la
concorrenza produce nelle nostre aree industriali”.
“Abbiamo
allora un problema di nuovi mercati da ricercare al di fuori delle tradizionali
roccaforti europee – spiega Bini – ma c’è anche un forte bisogno di legare più
saldamente la nostra competitività a quella capacità innovativa che
storicamente ha assicurato al nostro territorio la possibilità di dare maggior
valore alle proprie produzioni rispetto a quelle dei più diretti concorrenti”.
“Proprio
questa capacità – prosegue Bini – si è affievolita negli ultimi tre anni a
causa di una crisi che ha drasticamente tagliato le risorse investibili dalle
aziende: il 57,6% delle imprese, infatti, non ha introdotto alcuna innovazione
in azienda, solo il 12% ha introdotto innovazioni di processo (contro una media
regionale del 18,1%) e addirittura soltanto il 6% ha investito su innovazioni
radicali di prodotto”.
Da qui,
dunque, il nuovo sostegno camerale, con uno stanziamento per l’innovazione che
rientra in quel capitolo della competitività che, da solo, assorbe il 20% del
bilancio della Camera di Commercio, ovvero 1 milione di euro (100.000 in più
rispetto al 2012 e ben 600.000 in più sul 2011) su 5,1 complessivi.
I
finanziamenti sono destinati alle piccole e medie imprese, in forma singola o
aggregata, e ai consorzi d’impresa, per progetti (ciascuno finanziabile fino a
30.000 euro, con un massimo di copertura pari al 50% della spesa ammissibile,
che sale al 60% per le imprese femminili e giovanili) di ricerca e innovazione
tecnologica realizzati in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio
Emilia o con i Centri per l’innovazione e il trasferimento tecnologico e i
laboratori di ricerca industriale accreditati dalla Rete Alta Tecnologia della
Regione Emilia-romagna.
Le domande
(il cui ordine di precedenza in graduatoria è determinato dalla valutazione di
un’apposita commissione e solo a parità di punteggio dall’ordine cronologico)
possono essere presentate - tramite pec - a partire da lunedì 24 giugno,
corredate da una lettera di intenti/accordo con l’Università o il centro o il
laboratorio incaricato dell’assistenza personalizzata alle imprese.
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BOLZANO: COOPERAZIONE DI FRONTE A NUOVE SFIDE |
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Bolzano,
19 giugno 2014 - Lo studio condotto
dalla fondazione di ricerca Euricse (European Research Institute on Cooperative
and Social Enterprises) su incarico della Provincia, ha messo in luce come il
fenomeno cooperativo sia un elemento di rilievo dell´economia provinciale, ma
che le trasformazioni nella finanza pubblica, nel mercato del lavoro, nella
domanda di servizi impongono una revisione degli strumenti di politica. Gli
esiti dello studio sono stati presentati dall´assessore provinciale Roberto
Bizzo assieme al prof. Carlo Borzaga (presidente) e Maurizio Montanari di
Euricse, alla presenza dei responsabili degli uffici e delle Centrali
cooperative locali coinvolti.
L´assessore
provinciale competente Roberto Bizzo ha detto che lo studio è stato svolto al
fine di definire le sfide del settore cooperativo per i prossimi anni per
giungere ad una forma di vera e propria imprenditoria. A tal riguardo ha
sottolineato l´opportunità che la Provincia definisca una strategia propria per
modelli si sussidiarietà al fine di spendere meno e meglio creando così
certezze e stabilità necessari per le cooperative nella programmazione.
Un´altra opportunità è quella di accompagnare processi di convergenza delle
Centrali cooperative per attuare anche in provincia di Bolzano una tendenza in
atto a livello nazionale. Le leggi esistenti per il settore cooperativo,
regionale e provinciale, dovranno essere attualizzate, come ha proseguito
l´assessore Bizzo, al fine di accompagnare in modo più dinamico lo sviluppo e
la crescita del settore cooperativo.
Potenzialità
di sviluppo presentano le cooperative culturali, quelle di utenza, le
cooperative fra imprese, le cooperative di lavoro (ad esempio tra
professionisti) come ha detto il prof. Carlo Borzaga di Euricse. Margini di
crescita interessanti vi sono in alcuni macro-settori prioritari con
possibilità concrete per la nascita di nuove imprese cooperative: welfare
(servizi e lavoro), nuove professionalità (in particolare nei settori della
creatività, delle tecnologie relative a Ict e nuovi media, e nei servizi
sanitari), cultura, valorizzazione e tutela ambientale, energia, consumo.
Il
rafforzamento dell´intero sistema della cooperazione locale richiede maggiore
diffusione della conoscenza e dell´informazione sulle specificità del modello
cooperativo e del fare impresa cooperativa. Inoltre, come ha fatto presente il
prof. Borzaga, importante sarebbe la creazione di nuove opportunità di mercato
per le imprese cooperative, attraverso la predisposizione di un piano strategico
pluriennale delle esternalizzazioni di attività e servizi da parte della
Provincia con tempi, modalità e risorse attraverso le quali gestire tale
passaggio e con la previsione di specifici standard per i servizi
esternalizzati, unitamente all´individuazione di condizioni di partecipazione
ai bandi che incentivino e favoriscano l´accesso da parte delle cooperative che
potrebbero così attivare una programmazione. Un altro passo potrebbe essere
l´introduzione di strumenti di sostegno economico alla domanda privata di
servizi sociali ed educativi da parte delle famiglie (voucher), a fronte della
definizione compartecipata di adeguati standard di offerta. La promozione di
nuove iniziative cooperative dovrebbe avvenire con specifici bandi che
prevedano la concessione di finanziamenti a fondo perduto per favorire la fase
di lancio di una nuova iniziativa. Il consolidamento della struttura
patrimoniale e gestionale delle cooperative potrebbe avvenire attraverso il
riequilibrio del regime di incentivazione pubblica mediante il progressivo
superamento dei contributi generici e di modesto importo, a favore di un più
ampio utilizzo di forme di incentivazione, mirate in particolare
all´attivazione di investimenti e all´innovazione.
Un altro
aspetto è il miglioramento dei programmi di formazione del management, anche
collegando la formazione, l´accompagnamento manageriale a finanziamenti,
accesso a servizi per lo sviluppo.
Come ha
riassunto il prof. Borzaga, il settore cooperativo in Alto Adige è molto
presente ed una realtà variegata e vivace con 1,58 cooperative ogni 1.000
abitanti per 321,7 soci di cooperative per ogni 1.000 abitanti. Evidente una
polarizzazione, con la concentrazione dell´84 per cento dei soci di cooperative
nei settori agricolo, del credito e dei servizi a rete. Un aspetto messo in
luce dallo studio è che non emerge un disegno programmatico organico e che solo
grazie a provvedimenti recenti (riguardanti gli appalti pubblici, le
cooperative sociali trovano una considerazione particolare nella normativa
provinciale. Un dato positivo è che i contributi provinciali sono mirati alla
redditività delle imprese cooperative.
Nel
dettaglio, come ha riferito Maurizio Montanari di Euricse, con 903 cooperative
delle quali 804 attive (corrispondenti all´11,3 delle imprese strutturate nel
2010) con una dimensione occupazionale di circa 10.900 addetti equivalenti,
ovvero il 5,7 per cento dell´occupazione totale. Nel 2010 presenta un valore
della produzione complessivo pari a circa 2,7 miliardi di Euro (pari al 12,3
per cento del valore prodotto dalle imprese più strutturate), di cui il 70,2
per cento prodotto da cooperative agricole/filiera alimentare. La dimensione
patrimoniale è di 2,28 miliardi di Euro di capitale investito, pari all´8,8 per
cento delle società di capitale.
Per quanto
attiene la dimensione d´impresa emerge una fascia di cooperative piccole o
piccolissime a fronte di realtà ben strutturate (nel 2010 195 cooperative con
valore della produzione inferiore a 50mila Euro e 200 cooperative con valore superiore
a 1 milione di Euro).
In effetti
se si considerasse l´effetto indiretto e quello indotto della cooperazione su
altri comparti si giungerebbe ad un quadro più realistico con un Pil di circa
il 20 per cento ed un tasso di occupazione del 15 per cento.
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COME AVVIARE UN NUOVO BUSINESS IN POLONIA UNA QUINDICINA DI IMPRESE DEL FVG ALLA COUNTRY PRESENTATION, IERI IN CAMERA DI COMMERCIO A TRIESTE |
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Trieste, 19
giugno 2013 - Commercializzare i propri prodotti, cooperare, investire in
Polonia: per comprendere come avviare un nuovo business su un mercato vicino e
con buone potenzialità come quello polacco si è svolta questa mattina nella
Sala Rossa della Camera di Commercio di Trieste una country presentation
dedicata al Paese, a cui hanno partecipato una quindicina di imprese regionali,
che hanno poi potuto approfondire il proprio caso in colloqui individuali,
verificando modalità e opportunità relative al proprio settore e ai propri
prodotti.
Un grande
Paese europeo, l´unico il cui Pil ha continuato a crescere nonostante la crisi:
<Con oltre 38 milioni di abitanti la Polonia è il più grande mercato
dell’Europa centro-orientale. Grazie alla crescita economica registrata negli
ultimi anni, si è assistito a un accresciuto potere d’acquisto e l’affermarsi
dì nuovi modelli di consumo. Il trend al rialzo dei salari reali, l´espansione
della classe media e la presenza, seppur contenuta, di una classe medio-alta,
nonché una consistente domanda interna, oltre a sostenere la performance
economica del paese, formano uno scenario favorevole per il nostro export>
introduce Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio di Trieste.
Sono
numerose le motivazioni che potrebbero far optare un´impresa italiana a
investire in Polonia evidenziate da Michal Gorski, capo ufficio di Promozione
del commercio e degli investimenti dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia;
fra queste la qualità del capitale umano, il supporto agli investimenti, la
possibilità di beneficiare di fondi europei o dei vantaggi delle sue zone
economiche speciali e incubatori d´impresa.
I più
importanti accorgimenti pratici per chi invece è interessato a esportare i
propri prodotti in Polonia, quali per esempio come presentarsi, la
documentazione e contrattualistica necessarie, sono stati esposti da Beatrice
Tenca, segretario generale Camera di Commercio e Industria Italo-polacca.
All´iniziativa farà seguito in settembre una missione economica nel Paese, con
l´obiettivo di accompagnare e supportare sul posto le imprese regionali
intenzionate ad avviare un nuovo business nel Paese.
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IMRPESE IN ABRUZZO: ALLEANZA COOPERATIVE BUON ESEMPIO |
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Pescara,
19 giugno 2013 - "L´alleanza delle
cooperative italiane costituisce un buon esempio di semplificazione". Lo
ha dichiarato il vicepresidente con delega allo Sviluppo economico, Alfredo
Castiglione, intervenendo ieri a Pescara alla presentazione dell´Alleanza delle
cooperative italiane Abruzzo (A.c.i.), alla presenza del presidente nazionale,
Giuliano Poletti. "Siamo consapevoli che le difficoltà economico-finanziarie
non sono ancora superate e che anche le cooperative scontano pesanti effetti -
ha spiegato Castiglione - ma proprio per questo credo che sia ancor più
necessario proseguire sulla strada dell´unità". L´allenza delle
cooperative si è costituita a Roma nel 2011. Il coordinamento nazionale tra
Agci, Confcooperative e Legacoop si pone l´obiettivo di dare più forza alle
imprese cooperative, un unico organismo con la funzione di coordinare l´azione
di rappresentanza nei confronti del Governo, del Parlamento delle istituzioni
europee e delle parti sociali. "Da oggi anche in Abruzzo - ha evidenziato
Castiglione - le principali centrali cooperative iniziano un percorso di
maggiore collaborazione. E la Regione Abruzzo non può non essere presente e
salutare un momento come questo, ricordando che proprio le tre Centrali
cooperative che oggi danno vita all´Aci hanno contribuito alla stesura delle
norme per la promozione della cooperazione in Abruzzo nei settori Industria,
commercio e artigianato. Mi auguro che nel prossimo futuro l´Abruzzo possa
gestire risorse finanziarie endogene e destinarle a questa legge". In
Abruzzo la realtà cooperativa è piuttosto dinamica ed è presente in diversi
Poli di innovazione. In Italia le tre organizzazioni cooperative rappresentano
un universo di 41 mila imprese con oltre 1 milione e centomila occupati.
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GIORNATA ECONOMIA: AD ASTI BENE TURISMO ED EXPORT, EDILIZIA IN CRISI |
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Asti, 19
giugno 2013 - Un quadro pervaso da forti criticità in tutti i comparti, quello
presentato da Mario Sacco, presidente della Cdc di Asti, durante la
presentazione del rapporto annuale sulla situazione economica locale,
presentato nelle sale di Palazzo Borello, nell´ambito dell´11°a Giornata
dell´Economia. Sacco ha tenuto a sottolineare due dati particolarmente
preoccupanti: la grave battuta d´arresto del comparto edile e il tasso di
disoccupazione giovanile, che ormai tocca quattro giovani su dieci tra i 15 i i
24 anni. A livello strutturale e congiunturale, gli unici segnali in
controtendenza arrivano dal settore turistico-alberghiero (che in un anno ha
visto crescere il numero delle imprese dell´1,3%) e dall´export che ha chiuso
il 2012 con un fatturato in crescita dello 0,7% rispetto al 2011, comunque
largamente inferiore alla crescita registrata a livello piemontese e nazionale.
Gli
indicatori economici
A fine
2012 le aziende della provincia di Asti iscritte al Registro delle Imprese sono
25.387, 563 in meno rispetto all’anno precedente. Nel corso dell’anno sono
state registrate 1.540 nuove iscrizioni a fronte di 1.686 cessazioni,
corrispondenti ad un tasso di sviluppo di -2,2%. L’andamento negativo ha
coinvolto tutta la regione che ha fatto registrare un tasso medio di sviluppo
pari a -1,3% contro un calo dello 0,33% a livello nazionale. Dall’esame delle
variazioni annuali dello stock per settore di attività, si osservano dati in
lieve crescita per le attività di alloggio e ristorazione (+1,3%) e per i
servizi (+0,3%); risultano, invece, negative, le variazioni registrate dagli
altri settori economici. L’agricoltura, con un totale di 7.465 imprese, perde
233 unità produttive (-3%). Le attività manifatturiere sono complessivamente
2.264 e registrano un calo di 33 unità (-1,4%); i settori che evidenziano i
saldi negativi più consistenti sono quelli della fabbricazione di macchinari,
di apparecchiature elettriche, di articoli in gomma e materie plastiche,
l’industria dei legno e dei prodotti in legno. Le costruzioni che fino al 2011,
pur denunciando una situazione di crisi, avevano resistito, nel 2012, hanno
visto la cessazione di 418 unità a fronte di 234 nuove iscrizioni corrispondente
ad un tasso di crescita negativo (-4,6%). Glli operai impiegati hanno
registrato una diminuzione di 201 unità con riferimento all’anno 2012 e di
quasi 1.000 unità se si prende in considerazione l’ultimo quinquennio. Il
commercio denuncia un calo di 99 imprese, operanti sia nel comparto al
dettaglio che all’ingrosso, mentre le imprese di trasporto e magazzinaggio sono
diminuite di 21 unità (-4,2%). Osservando l’evoluzione del sistema
imprenditoriale nell’ultimo decennio, si nota un forte ridimensionamento
dell’agricoltura (da 9.765 imprese nel 2003 a 7.465 nel 2012, pari ad - 23,6%),
delle attività manifatturiere (da 2.682 unità produttive nel 2003 a 2.264 nel
2012, -15,6%) e dei trasporti (da 677 unità nel 2003 a 481 nel 2012, pari a
-29%). Il calo, anche se in misura più contenuta, coinvolge anche le attività
commerciali (da 5.312 nel 2003 a 5.093 nel 2012, -4,1%); le imprese turistiche
ricettive e della ristorazione crescono in 10 anni di 534 unità (+64,5%) ed i
servizi di 853 unità (+26,8%).
Imprese
artigiane in calo del 3,7%
Il
comparto artigiano, con 6.729 imprese, rappresenta oltre un quarto del sistema
imprenditoriale della provincia di Asti. Nel 2012 si sono iscritte 516 imprese
a fronte di 772 cessazioni con un saldo negativo
di 256 imprese e un conseguente tasso di sviluppo pari a –
3,7%. La perdita più consistente di imprese è riferita al settore delle
costruzioni che nel 2012 registra 242 nuove iscrizioni a fronte di 409
cessazioni e fa registrare un saldo negativo di 167 unità, indice evidente
della grave crisi che sta attraversando il comparto.
Imprese
straniere in controtendenza
Le imprese
a titolarità straniera a fine 2012 sono complessivamente 2.275, 55 in più
rispetto all’anno precedente. In controtendenza con la dinamica generale, il
saldo iscrizioni (298) cessazioni (262) è stato positivo per 36 unità
corrispondenti ad un tasso di sviluppo dell’1,6%. Le imprese straniere costituite da giovani
sono 548 e rappresentano quasi un quarto del totale. L’imprenditoria straniera
opera prevalentemente nell’edilizia (33%), nel commercio (24%), in agricoltura
(9%), nei servizi ricettivi e della ristorazione (6%) e in attività
manifatturiere (8%). Le aree maggiormente rappresentate sono l’Africa
settentrionale con 565 titolari/soci/amministratori d’impresa, l’Albania con
550, i Paesi d’Europa non appartenenti alla Comunità Europea (490), i Paesi del
Sud e Centro America (158).
Imprese
femminili e giovanili in calo
Le imprese
a titolarità femminile a fine 2012 sono 6.286 e rappresentano quasi un quarto
del sistema imprenditoriale astigiano. Con 412 nuove iscrizioni e 563
cessazioni la provincia di Asti registra un tasso di crescita negativo
(-1,16%), peggiore della media regionale (-0,27%). Gli ambiti di attività in
cui la presenza femminile è più forte sono l’agricoltura (36,5%), il commercio
(22,4%), i servizi (22%), le attività ricettive e della ristorazione (6,8%), le
attività manifatturiere (5%). Le imprese condotte da giovani con meno di 35
anni sono 2.483, in calo del 6,1% rispetto al 2011. Il 25% delle imprese
giovanili opera nel settore delle costruzioni, seguono: il commercio (543 imprese,
21,9%), i servizi (443, 17,8%), l’agricoltura (419, 16,9%), le attività ricettive e della
ristorazione (174, 7%), le attività manifatturiere (164, 6,6%).
Occupazione:
persi 1.100 posti in edilizia e 1.200 in agricoltura
In
provincia di Asti nell’anno 2012 gli occupati sono 88.800, il 2,7% in meno
rispetto all’anno precedente. Il terziario assorbe 52.200 lavoratori, quasi il
60% degli occupati della provincia di Asti. Seguono l’industria che dà
occupazione a 22.900 unità lavorative, le costruzioni con 7.200 lavoratori ed
infine l’agricoltura con 6.500 unità. Solo il settore terziario mostra una
capacità di tenuta e conferma i valori occupazionali dell’anno precedente. La
flessione più consistente si riscontra nel comparto agricolo che evidenzia un
calo di 1.200 lavoratori pari ad una variazione percentuale del 15%.
Un giovane
su quattro non studia e non lavora
Le persone
in cerca di occupazione sono 7.200, pari ad un tasso di disoccupazione del
7,5%, il più alto registrato dal 2004 ad oggi. Balza all’occhio l’elevata
disoccupazione giovanile. Nel 2012 il tasso di disoccupazione nella fascia di
età compresa tra i 15 ed i 24 anni è passato dal 26,8% al 39,3%. In media oltre
un ragazzo su tre non lavora, non frequenta corsi di apprendistato e non studia.
Il dato provinciale supera la media regionale di 7,4 punti percentuale e
quella nazionale 0,3 punti. Le cose sembrano andare un po’ meglio per la
classe di età da 25 a 34 anni che evidenzia un tasso di disoccupazione del
7,4%, inferiore di oltre 4 punti rispetto alla media regionale e di quasi 8
punti sul dato nazionale.
Cassa
integrazione: quasi 6 milioni di ore autorizzate nel 2012
Nel 2012
in provincia di Asti sono state autorizzate 5.628.117 ore di cassa
integrazione, il 15,9% in più rispetto all’anno precedente. Nel contesto
piemontese la provincia di Asti registra dati in crescita rispetto al 2011, la
media regionale risulta invece diminuita dell’1,7%, mentre a livello nazionale
si evidenzia una crescita del 12,1%. Se da un lato la Cig ordinaria è diminuita
del 3,9%, la cassa integrazione in deroga risulta quasi raddoppiata. Nel primo
quadrimestre 2013 il ricorso alla Cassa integrazione è stato di 2.235.072 ore,
il 12,3% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.
La
ricchezza prodotta
Il valore
aggiunto a prezzi correnti conseguito dalla provincia di Asti nel 2011 ammonta
a 4.878,4 milioni di euro. Il valore aggiunto procapite ammonta ad euro
21.992,14, il 12,8% in meno della media regionale ed il 5,4% in meno di quella
nazionale. La composizione del valore aggiunto provinciale risulta così
distribuita: agricoltura 150,4 milioni di euro ( 3,1% del totale); industria
1.446 milioni di euro, di cui 1.073,6 riferiti all’industria e i restanti 372,4
alle costruzioni (29,6% del totale); servizi 3.282 milioni di euro (67,3% del
totale).
Per la
provincia di Asti il valore aggiunto
derivante dal sistema cultura è di 245,2 milioni di euro. Contribuiscono
alla sua produzione le industrie creative (architettura, comunicazione e
branding, design, artigianato) con un apporto di 156,2 milioni, le industrie
culturali (film, radio-tv, videogiochi e software, musica, libri e stampa) con
71,7 milioni, il patrimonio storico artistico con 3,7 milioni ed infine le
attività di spettacolo ed intrattenimento con 13,5 milioni. Nel 2011 in
provincia di Asti sono 6.897 le famiglie che vivono in condizioni di povertà
relativa, il 4% in più rispetto al 2010, con un’incidenza del 7,1% sul totale
delle famiglie.
Nel 2012
l´Astigiano ha esportato merci per un valore di 1 miliardo e 306 milioni di
euro, +0,7% rispetto al 2011 (dati Istat provvisori). La crescita è largamente
inferiore alla media nazionale (+3,7) e regionale (+2,9%). In termini di valore, il 59,7% dell´export
astigiano è rappresentato da prodotti della metalmeccanica e dell´elettronica:
781 milioni di euro il totale. In questo contesto l´indotto auto (accessori e
motori) perde un netto 7% in valore scendendo a 166 milioni di euro, mentre gli
impianti e i macchinari guadagnano un
7,4% totalizzando 338 milioni di vendite all´estero. Il comparto alimentare si
conferma al secondo posto, con un valore assoluto di 311 milioni di euro pari
il 23,8% del totale. Le bevande (vino, spumanti e liquori) hanno fatturato
all´estero per 226 milioni di euro, con una perdita del 7 per cento rispetto
all´anno precedente. Nel distretto alimentare la crisi economica penalizza
anche i prodotti da forno e farinacei che perdono valore per l´8,4% su base
annua (22 milioni esportati) mentre si apprezza del 20% l´export di carne
lavorata e prodotti a base di carne (11,3 milioni). Terzo per valore è il
settore della chimica, gomma, plastica con un export di 116 milioni di euro, in
crescita del 17 per cento sul 2011, dato che va tuttavia soppesato con
l´aumento della materia prima petrolifera. Analizzando i primi cinque mercati
esteri, per il made in Asti si scopre che la Francia ha acquistato prodotti in
metallo per un terzo del valore complessivo (82 milioni); la seconda voce di
spesa è rappresentata da macchine e impianti (45 milioni), seguita da
componentistica auto (31 milioni). I prodotti alimentari sbarcati in Francia
ammontano a 21 milioni di valore, vini e bevande valgono circa 6 milioni di
euro. Il 55% dell´export diretto alla Germania (130 milioni) è costituito da beni
del comparto metalmeccanica ed elettronica; il Regno Unito, terzo paese in
assoluto per export, vede al primo posto la voce alimentare con 43 milioni: di
questi 23 milioni sono bevande, nella parte restante è rilevante la quota
rappresentata dai prodotti dell´industria conserviera. Nel caso degli Stati
Uniti il comparto prevalente è rappresentato dalle bevande con 58 milioni, pari
al 64% dell´export totale. Il quinto
mercato per export è la Spagna, dove al primo posto vediamo nuovamente i
prodotti alimentari con 63 milioni di cui 2 milioni sono bevande. La bilancia
commerciale dell´Astigiano, ovvero il saldo tra import ed export, è positiva
per 368 milioni, dato in miglioramento
rispetto al 2011 (321 milioni). Il risultato si deve principalmente ai due settori che trainano il made in Asti
nel mondo: la meccatronica (472 milioni di import contro 780 milioni di export)
e l´alimentare (85 milioni di import contro 311 di export ).
Il credito
Secondo i
dati Bankitalia al 31 dicembre 2012, l’ammontare dei prestiti bancari erogati
dagli istituti di credito della provincia di Asti, al netto delle sofferenze e
dei prestiti contro termine, è di 4.953 milioni di euro e non presenta
variazioni di rilievo rispetto all’anno precedente. I destinatari principali
dei finanziamenti sono le famiglie che assorbono il 51% dell’ammontare totale e
le imprese a cui va il 44%. Guardando alla consistenza dei finanziamenti oltre
il breve termine, si evidenzia per il 2012 un importo erogato pari a 3.686
milioni di euro, corrispondenti ad un incremento del 30% rispetto al 2008,
superiore a quello registrato a livello regionale (+12,3%) e nazionale (7,8%).
La consistenza dei depositi bancari raggiunge al 31 dicembre 2012 la quota di
3.798 milioni di euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. Il
trend appare decisamente più contenuto rispetto all´incremento registrato a
livello regionale (+6,5%) e nazionale (+6,9%).
Industria
manifatturiera: nel primo trimestre 2013 produzione in calo del 5,5%
Nel primo
trimestre 2013 la produzione industriale della provincia di Asti ha registrato
un calo del 5,5% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il dato è
superiore alla media piemontese (-5,1); peggio di Asti si piazzano solo Torino (-6,3) e Novara (-6,4). La situazione
astigiana appare tuttavia in miglioramento rispetto all´ultimo semestre 2012,
quando il segno negativo sfiorava il 9 per cento. La sofferenza maggiore tocca
le grandi imprese (da 250 addetti in su) che perdono il 9,5% in produttività;
le imprese da 10 a 49 addetti denunciano un calo del 6,2% mentre quelle sotto i
10 addetti si fermano al -5,9%. La perdita più contenuta (-1,4%) riguarda il
campione di imprese con un numero di addetti compreso tra 50 e 250.
Le
previsioni occupazionali e i fabbisogni professionali per il 1° trimestre 2013
L’indagine
trimestrale Excelsior relativa alla provincia di Asti evidenzia una previsione
di 680 nuovi posti di lavoro, a fronte di 670 cessazioni, da cui deriva un
saldo positivo di 10 unità. L’industria
è il settore che presenta il più alto fabbisogno occupazionale con una
previsione di 390 unità in entrata, di cui 280 nelle attività manifatturiere e
110 nel settore delle costruzioni. I servizi prevedono di assorbire 290
lavoratori, di cui 70 nel settore del commercio e del turismo. Dei 680 posti di lavoro complessivi 410 sono
con contratto di lavoro dipendente, 90 sono lavoratori interinali, 80 sono
contratti a progetto e 100 sono collaboratori occasionali a partita Iva. Le figure professionali più richieste sono le
professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (160 unità),
le professionalità tecniche (80 unità), gli operai specializzati (30 unità), i
conduttori di impianti (50 unità). Le assunzioni riferite ad alte professionalità
(dirigenti, specialisti e tecnici) sono 70, il 18%.
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GIORNATA DELL´ECONOMIA: POSSIBILITÀ DI RIPRESA A REGGIO EMILIA |
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Reggio
Emilia, 19 giugno 2013 - “Pur nella loro pesantezza, i dati del primo trimestre
2013, i dati dell’economia reggiano mostrano qualche miglioramento rispetto a
quelli drammatici di chiusura 2012, mentre l’export, pur mantenendosi stabile,
si è riportato ai livelli pre-crisi dopo aver toccato il suo peggior risultato
nel 2009”. Enrico Bini, presidente della Camera di Commercio – ha aperto così’
l’undicesima edizione della Giornata dell’Economia promossa dall’Ente camerale.
Per Bini,
in sostanza, è ancora difficile parlare di ottimismo per e tra gli
imprenditori, ma è sicuramente possibile tornare a parlare di sviluppo senza
cadere nel velleitarismo.
La
produzione – ha spiegato Bini – ha segnato ancora un calo del 4,4% e il
fatturato è sceso del 5,1%, ma i due trimestri precedenti erano stati ben più
pesanti su entrambi i fronti, con cali del 5,4% per la produzione nel quarto
trimestre 2012 (-dopo -4,7% di luglio, agosto e settembre) e del 6,9% del
fatturato (preceduto da un -6,6% nel trimestre precedente.
L’export,
nel frattempo, non si è ancora riportato in terreno positivo, ma il suo valore
è risalito (con 2,1 milioni nel trimestre) a quello degli analoghi trimestri
del 2007 e del 2008, prima di precipitare a 1,653 milioni nei primi tre mesi
del 2009. “Una lettura economica, e non semplicemente statistica, dei dati
fondamentali dell’economia reggiana – ha aggiunto Bini – ci dice che le
possibilità di ripresa ci sono, anche alla luce di nuove risorse (e tra queste
Bini ha citato la stazione medio padana e quel polo tecnologico che nell’area
Nord potrebbe attrarre nuovi investimenti, anche soltanto finanziari) che oggi
vanno valorizzate non come belle cartoline del territorio, ma con un deciso
approccio imprenditoriale”.
E proprio
la valorizzazione di queste e altre risorse del territorio rappresenta una
delle tre condizioni di sviluppo che Bini ha richiamato, affiancandola ad una
diversa visione della competizione e delle alleanze. “Pochi anni – ha detto il
presidente della Camera di Commercio - fa giocavamo la nostra competitività su
mercati che oggi giocano la loro competitività in casa nostra, ed esportavamo
prodotti che oggi la concorrenza produce nelle nostre aree industriali; laddove
non possiamo pensare di resistere all’onda della competizione, dobbiamo
allearci, e non solo fra di noi, puntando a partnership, alleanze o contratti
di rete che moltiplichino le loro possibilità delle nostre imprese”.
“Ma queste
azioni – ha aggiunto Bini – richiedono un’unica regia dello sviluppo: senza un
sistema associativo coeso nella proposta quanto nella denuncia, non infatti è
chiaro chi abbia forza sufficiente per dialogare a viso aperto con il sistema
di credito, con la politica, con il governo”. Da qui la proposta di Bini:
“l’invito che lancio – e possiamo cominciare da qualunque parte e in qualunque
sede, a partire dalla Camera di Commercio ma senza alcun desiderio di
primogenitura - è allora proprio la costituzione di questa regìa di cui tante
volte a Reggio si è parlato, ma che anche la crisi ha contribuito a congelare”.
E oltre le
questioni locali, dalla Giornata dell’Economia anche alcune indicazioni per il
Governo Letta da parte di Innocenzo Cipolletta: “occorre sostenere i lavoratori
in difficoltà con nuove indennità per favorire anche il rilancio della spesa,
pagare i debiti della pubblica amministrazione e riavviare riforme e
investimenti infrastrutturali”. E le risorse? “L’imu andava e va mantenuta – ha
detto Cipolletta - così come, se l’alternativa fosse un taglio di spesa, va
bene l’aumento dell’Iva di un punto, perché oggi, per rilanciare economia e
consumi, è certamente più necessario
aumentare la spesa pubblica piuttosto che ridurre le tasse”.
Analogamente,
secondo Cipolletta è necessario che il sistema imprenditoriale italiano punti
ancora sulla qualità (e quindi ricerca e innovazione) piuttosto che sulla
riduzione dei costi, non allineandosi ad una competizione al ribasso, ma
puntando su settori (la componentistica, ad esempio) e su livelli qualitativi
che generano valore reale e non producono un impoverimento di prodotti e
servizi.
La lettura
a tutto campo dei dati economici e sociali reggiani e delle prospettive è stata
poi approfondita dalla tavola rotonda con Paolo Rizzi dell’Università Cattolica
di Piacenza, Gino Mazzoli, psicosociologo già curatore del rapporto
dell’Osservatorio economico, coesione sociale e legalità della Camera di
Commercio presentato pochi giorni fa, Federica Pintaldi dell’Istat e Elisa
Valeriani, presidente dell’Ervet, unitamente al presidente di Unioncamere
Emilia-romagna, Carlo Alberto Roncarati, che ha concluso i lavori.
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LAVORO - CONFERENZA INTERNAZIONALE PROGETTO MOVE |
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Cagliari,
19 giugno 2013 Oggi al T-hotel di via
dei Giudicati 66 a Cagliari, si terrà la conferenza internazionale del progetto
Move, il Centro regionale sulla mobilità giovanile e il volontariato in Europa,
promosso dall´Agenzia regionale per il lavoro. La giornata inizierà alle 8.45
con la registrazione dei partecipanti. Seguiranno gli interventi dei
rappresentanti istituzionali: il presidente della Regione Sardegna, Ugo
Cappellacci, gli assessori regionali del Lavoro, Mariano Contu, e
dell´Istruzione, Sergio Milia. Gli aspetti principali del progetto saranno
illustrati dal direttore dell´Agenzia regionale per il lavoro, Stefano Tunis.
L´iniziativa, alla quale prenderanno parte esperti ed autorità nazionali di
diversi paesi europei, sarà articolata in due sessioni: una plenaria, la
mattina (9.15-13) e l´altra, seminariale, nel pomeriggio (14-17.30) - è aperto
a giovani e operatori del settore, in particolare enti locali, scuole, centri
di formazione professionale, associazioni e imprese sociali. La partecipazione
è gratuita ed è necessario effettuare l’iscrizione on-line prenotando due
opzioni per prendere parte agli workshop. E‘ previsto il rilascio di un
attestato.
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