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Notiziario Marketpress di Mercoledì 19 Giugno 2013
LUCCA - AL VIA LA “SETTIMANA EUROPEA DELL’ENERGIA SOSTENIBILE”  
 
Lucca, 19 giugno 2013 - Energia rinnovabili, efficienza energetica, trasporti e combustibili alternativi. Sono questi i temi al centro della terza edizione della Settimana Europea dell’ Energia Sostenibile (Eusew). La manifestazione quest’anno si svolgerà dal 24 al 28 giugno e coinvolgerà centinaia di città appartenenti a più di 30 paesi europei con conferenze, convegni, seminari, workshop e attività didattiche e dimostrative. Una serie di eventi a cui potranno partecipare cittadini, imprese, enti pubblici e privati interessati ad accrescere la propria conoscenza in materia di risparmio energetico ed energie rinnovabili. Anche la Camera di Commercio di Lucca, rinnovando le positive esperienze degli scorsi anni, partecipa all’iniziativa organizzando per il 24 giugno l’ Energy Day “Leggere la bolletta elettrica. Conoscere in dettaglio le tariffe elettriche per capire dove agire per risparmiare”: prendendo spunto da bollette reali commentate in sala, saranno forniti strumenti concreti per interpretare e verificare i propri documenti di fatturazione, confrontare i prezzi praticati e le tariffe statali di riferimento, valutare la bontà del proprio contratto e suggerire dove concentrare gli sforzi di risparmio.  
   
   
ENERGIA, A BOLOGNA GIOVEDÌ 20 GIUGNO INFODAY SU CONTO TERMICO E NUOVE MISURE PER IL PATTO DEI SINDACI.  
 
Bologna, 19 giugno 2013 - Conto termico e nuove misure per il Patto dei sindaci. È questo il tema dell’infoday che si terrà a Bologna giovedì 20 giugno 2013, dalle ore 9.30, nella Sala convegni A della Terza Torre della Regione (in viale della Fiera 8). All´incontro pubblico interverrà l’assessore regionale alle Attività produttive e alla Green economy Gian Carlo Muzzarelli insieme a rappresentanti di Anci Emilia-romagna, del Gse della Dg Energy della Commissione europea, di Acer e di Confservizi dell’Emilia-romagna. «Con una dotazione, a livello nazionale, di 900 milioni di euro – sottolinea l’assessore Muzzarelli - il conto termico incentiva la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e la riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Una concreta possibilità per enti locali e privati di attivare azioni in grado di ridurre i sempre maggiori costi energetici creando nel contempo occasioni di investimento positivi per l’economia regionale». Il nuovo meccanismo incentivante diventa operativo in concomitanza con l’annuncio delle nuove misure regionali a sostegno dell’adesione del 100% dei Comuni al Patto dei Sindaci. L’iniziativa - avviando un percorso di approfondimento operativo presso il sistema degli enti locali - ha tra i suoi obiettivi quello di informare sulle modalità di applicazione del nuovo sistema incentivante, di sostenere la definizione di politiche energetiche locali tramite i Piani di azione per l´energia sostenibile - Paes - del Patto dei Sindaci ed anche creare le condizioni per un rapido utilizzo del sistema incentivante da parte di aziende private ed enti pubblici. Il conto termico rende possibili molti piccoli e medi interventi la cui somma costituirebbe per l’occupazione locale un impulso anticiclico di strategica importanza. L’unità di intenti tra imprese, professionisti, istituti di credito ed enti locali potrà consentire una rapida attuazione degli interventi, tale da sostenere una sorta di “svolta termica” sul territorio regionale, rafforzando il percorso di transizione energetica avviato dagli enti locali con il Patto dei Sindaci.  
   
   
CENTRALE OTTANA: APERTURA DI TAVOLO NAZIONALE PER DISCUTERE PROGETTO  
 
Cagliari, 19 giugno 2013 - "Intendo chiedere l´apertura di un tavolo nazionale per discutere del progetto di Ottana Energia ed in questo senso mi attiverò a breve con il Ministero dello Sviluppo Economico". E´ la promessa dell´assessore dell´Industria, Antonello Liori, al termine dell´incontro coi rappresentanti di Ottana Energia, Confindustria Sardegna Centrale e sindacati sulla trasformazione della centrale termoelettrica di Ottana. "L´energia è un settore strategico che può contribuire decisamente ad una crescita non solo tecnologica, ma anche socioeconomica, della nostra Isola - ha aggiunto Liori - Peraltro, è un problema che non va analizzato con una miope visione regionalistica, ma nell’ambito del più ampio scenario nazionale. In questo caso, oltretutto, siamo al cospetto di un intero territorio che spinge per questo progetto ed è doveroso prenderlo in considerazione, sostenendolo con forza a Roma. La politica, infatti, si deve assumere le responsabilità che derivano dall’investitura popolare e fare la sua parte attiva, fermo restando le difficoltà di ogni trattativa con lo Stato. L’interesse per il rinnovamento della centrale e per l’innovazione tecnologica è forte, perché consapevoli che avrà una ricaduta positiva sull’intero territorio regionale."  
   
   
VENETO: RISORSE GEOTERMICHE. INDIRIZZI OPERATIVI PER RICERCHE E CONCESSIONI  
 
Venezia, 19 giugno 2013 - Uno studio condotto dall’Arpav ha evidenziato che il concetto di geotermia originariamente riservato alla presenza di anomalie termiche nel sottosuolo o a pozzi molto profondi, sia attualmente esteso ad una serie di altre fattispecie per il sempre più diffuso impiego delle pompe di calore che hanno abbassato notevolmente il limite termico di utilizzo della risorsa. In base a questa ricerca la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’ambiente Maurizio Conte, di concerto con l’assessore all’energia Massimo Giorgetti, ha approvato un documento che fornisce indicazioni operative in materia di ricerche e concessioni di risorse geotermiche. “Il Veneto – sottolinea Conte - per le proprie caratteristiche geologico-strutturali è interessato dalla presenza nel sottosuolo di importanti risorse geotermiche caratterizzate da temperature inferiori a 90°. Ma l’utilizzo delle acque geotermiche pone in ogni caso una serie di problemi che devono essere sempre affrontati nella valutazione del rapporto costi/benefici relativo a questo tipo di attività. A questo proposito, va rilevato che nel Veneto esiste il principale polo termale d’Europa costituito dal bacino di Abano in provincia di Padova, insieme ad altre importanti realtà termali”. La Regione ha perciò deciso di subordinare ogni autorizzazione relativa alla ricerca e concessione di risorse geotermiche nel sottosuolo del Veneto all’acquisizione di ulteriori conoscenze di carattere generale sulla loro utilizzabilità, al fine di consentire una valutazione complessiva circa la compatibilità delle estrazioni e dello sfruttamento nel tempo dei giacimenti. E’ stato affidato ad Arpav lo studio per la razionalizzazione degli utilizzi delle risorse geotermiche nella Regione Veneto mediante prelievi di acqua (Strige), che ha fatto emergere l’estensione del concetto di geotermia. Questo, sommato alla complessa stratificazione di norme e competenze che regolano la materia, ha fatto ritenere opportuno un provvedimento che fornisca indirizzi applicativi della normativa esistente, ora adottato dalla giunta regionale. Considerata la presenza di strumenti normativi che consentono uno sviluppo sostenibile dell’utilizzo della risorsa geotermica in tutta la regione, la giunta veneta ha inoltre dato mandato alle strutture regionali competenti di procedere con l’istruttoria delle richieste di permessi di ricerca e delle concessioni per usi geotermici in tutto il territorio veneto.  
   
   
SAVONA - LE RINNOVABILI IN CINA: GIORNATA INFORMATIVA  
 
Savona, 19 giugno 2013 - La Camera di Commercio di Savona informa che il prossimo 5 luglio si terra a Milano, presso la Camera di Commercio Italo -Cinese in Via Clerici 5 - una giornata informativa dedicata ad illustrare la missione del settore Greentech in Cina, promossa dal Ministero Sviluppo Economico, con il supporto dell’’Unioncamere e dell’’Assocamerestero, all’’interno del programma "Competitività del Made in Italy nei settori Innovativi" e a conoscere le opportunità offerte dal mercato settoriale locale. La missione si svolgerà dal 23 al 27 settembre 2013 in Cina e prevede lo svolgimento di un Meeting sulla green economy e le energie rinnovabili, seguito da una sessione di Incontri b2b. Per consultare la documentazione della missione in Cina: http://www.globus.cameradicommercio.it/  
   
   
ALER. MILANO: COMMISSARIO SUPER PARTES SOLO SE CONDIVISO CON SINDACO PISAPIA  
 
Milano, 19 giugno 2013 - “Da chi sarà proposto il commissario straordinario di Aler per Milano? Bene che sia al di sopra delle parti, come peraltro dovrebbero esserlo tutti i commissari, ma non è chiaro da chi sarà espresso il nome della persona che per i prossimi mesi sarà alla guida dell´Aler che raccoglie due terzi del patrimonio regionale, oltre che gestire tutte le case del Comune. Se la logica è davvero quella del commissario ´super partes´, occorre allora che il Sindaco di Milano condivida la scelta che verrà fatta. Per questo ci aspettiamo che il presidente Maroni ascolti il parere del sindaco Pisapia in vista della nomina del commissario per Milano". Lo ha dichiarato l’assessore alla Casa del Comune di Milano Daniela Benelli, in merito a quanto riferito dal vice presidente della Regione Mario Mantovani sui commissari Aler.  
   
   
CASA, UMBRIA: DECRETO DEL FARE, MISURE RELATIVE A IMPIGNORABILITÀ PRIMA CASA INSUFFICIENTI AD ARGINARE EMERGENZE  
 
Perugia, 19 giugno 2013 - "Le disposizioni contenute nel ´Decreto del Fare´, varato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso, che stabiliscono l´impignorabilità della prima casa, sono assolutamente deludenti e insufficienti a tutelare le famiglie colpite dalla crisi": è quanto afferma l´assessore regionale alle Politiche della casa, Stefano Vinti, sottolineando che "chi pensava che il Governo rendesse la prima casa impignorabile sempre e comunque è stato costretto a ricredersi". "La prima casa, cioè la casa di abitazione, - precisa Vinti - non potrà essere pignorata esclusivamente dall´agente di riscossione (Equitalia fra tutte) quando sussistono particolari condizioni e cioè, se si tratta dell´unico immobile di proprietà del debitore ed è adibito ad abitazione principale, ad eccezione dei casi in cui l´immobile sia di lusso o comunque classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville e castelli). Per tutti gli altri immobili invece, il valore minimo del debito che autorizza il riscossore a procedere con l´esproprio dell´immobile, è stato innalzato da 20mila a 120mila euro". "Il decreto quindi - continua Vinti - non esclude affatto che per debiti nettamente inferiori altri soggetti, per esempio le banche, ma anche i privati, possano procedere comunque al pignoramento immobiliare. Alla perdita di posti di lavoro si accompagna, in molti casi, lo sfratto o il pignoramento delle abitazioni delle famiglie. Spesso, sono gli stessi istituti di credito, per il mancato pagamento delle rate del mutuo a procedere, eventualità quest´ultima, che il decreto non prende minimamente in considerazione. Per questo - conclude l´assessore - riteniamo le misure del Governo assolutamente insufficienti a rispondere all´emergenza determinata dalla crisi e a tutelare un diritto, quello alla casa, sancito dalla stessa Carta Costituzionale".  
   
   
CASA, TOSCANA: TUTTI GLI INDICATORI SONO NEGATIVI, COESIONE SOCIALE A RISCHIO  
 
Firenze, 19 giugno 2013 – Calano i prezzi delle case in Toscana (così come nel resto del paese) ma anche il numero di coloro che possono accendere un mutuo. Aumentano invece le spese per il mantenimento delle abitazioni e soprattutto gli sfratti, per l’impossibilità delle famiglie di pagare l’affitto. Il progressivo e drastico disimpegno dello Stato, sia per l’edilizia residenziale pubblica (insufficiente a rispondere alla domanda) che per il sostegno agli affitti, completano un quadro abbastanza complicato, così come raffigurato dal Ii Rapporto sulla condizione abitativa. Il volume, realizzato dalla Regione attraverso l’Osservatorio Sociale Regionale e curato da Andrea Valzania e Andrea Francalanci, è stato presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati. É intervenuto l’assessore al welfare e alle politiche per la casa Salvatore Allocca. “Il disagio maggiore – spiega l’assessore – è per le fasce deboli, per chi paga un affitto a prezzi di mercato. Quando una famiglia vede ogni mese erodere il 40% del proprio reddito per il mantenimento della casa, significa che il sistema non funziona. Il quadro negativo delineato dal Ii Rapporto sulla casa è l’effetto di tante cause tra loro strettamente collegate. Rimedi? Ci vogliono nuovi strumenti. Per il sostegno al reddito stiamo già provvedendo in qualche modo (vedi sotto, ndr) ma lo strumento da sviluppare sono le agenzie della casa. Abbiamo studiato alcune realtà già attive ed il preliminare di legge sarà presentato in giunta in tempi relativamente brevi. Le Agenzie possono giocare un ruolo fondamentale, di calmierante del mercato privato delle locazioni, a vantaggio di inquilini e proprietari. Però – conclude Allocca -deve ripartire al più presto una politica nazionale su questo tema base. La coesione del sistema sociale è sul punto di cedere”. Alla luce di una situazione davvero complicata, caratterizzata da un progressivo disimpegno statale che non lascia spiragli confortanti per l’immediato, la Regione ha dovuto aumentare il proprio impegno attraverso alcuni provvedimenti. Il primo è servito per compensare l’azzeramento del ‘Fondo sociale per l’affitto’, avvenuto quest’anno da parte dello Stato dopo la riduzione drastica effettuata tra 2011 e 2012. Nel 2008 la Toscana percepiva oltre 12 milioni di euro, scesi a 10,5 nel 2010, quindi a quasi 9 nel 2011 ed infine a 628 mila l’anno passato. Tra il 2010 e il 2013 la Regione ha cercato di compensare la graduale riduzione aumentando il proprio cofinanziamento: dai 6,5 milioni del 2010 si è passati ai 14 del 2012 e ai 13 milioni dell’anno in corso. Le risorse dei Comuni (circa 8 milioni) sono rimaste pressochè invariate. La continua riduzione delle risorse si è accompagnata a quella di copertura della domanda, che in pochi anni si è quasi dimezzata: dal 41,2% nel 2009 si è scesi al 22,4% nel 2012. Il secondo ha permesso a tanti giovani di lasciare la propria famiglia e trovare una sistemazione autonoma nell’ambito del progetto regionale ‘Giovanisì’. Finora con i primi due bandi, 2012 e I 2013 (la Ii finestra del secondo è scaduta pochi giorni fa), sono stati concessi 2.106 contributi (su un totale di 2.532 domande presentate). La Regione per questa misura ha stanziato 45 milioni di euro per il triennio 2011-2013. La Regione, a fine 2011, ha quindi deciso di costituire un fondo a sostegno degli inquilini morosi ‘incolpevoli’ ovvero di quelle famiglie toscane in difficoltà per il pagamento dell’affitto per vari motivi: perdita del lavoro, messa in mobilità o in cassa integrazione, chiusura dell’attività, malattia grave, infortunio o decesso di un familiare. I primi 4 milioni di euro sono stati stanziati nel 2012, somma che ha permesso di aiutare 462 famiglie in situazione di temporanea difficoltà. Per il 2013 sono stati messi a disposizione altri 4 milioni di euro.  
   
   
REGIONI, URBANISTICA, “DEBUTTA” A GENOVA IL PIANO TERRITORIALE LIGURE: COSTRUIRE SUL COSTRUITO, SÌ A GRONDA E TERZO VALICO  
 
Genova, 19 Giugno 2013 - Minor consumo del suolo, più rispetto per l´ambiente e semplificazione delle procedure. Sono tre dei principali punti del nuovo Ptr-piano territoriale regionale in fase di definizione da parte della Regione Liguria presentato martedì 18 giugno nel pomeriggio dall´assessore alla Pianificazione Territoriale e Urbanistica Gabriele Cascino con Anci e Urpl-unione delle Province a Palazzo Tursi, sede del comune di Genova. Il Ptr è lo strumento di pianificazione più importante della Liguria che rinnoverà la pianificazione di tutto il territorio. "A scanso di equivoci, il Ptr prevede la realizzazione delle due più importanti infrastrutture per la città e la regione: il Terzo Valico ferroviario e la Gronda autostradale", ha precisato Cascino. Il Ptr è destinato anche a sostituire i sei vecchi piani territoriali oggi esistenti con i quali i comuni devono fare i conti. Per quest´ultimi, soprattutto quelli piccoli, il nuovo strumento urbanistico consentirà di ridurre, e in molti casi eliminare, i costi. Oggi, infatti, per redigere un Puc un comune deve spendere dai 50 agli 80 mila euro. Il Ptr consentirà ai comuni di completare l´"ultimo miglio", fornendo tutti gli elementi e tagliando notevolmente i costi attuali. Per i comuni più grandi il Ptr diventa lo strumento che sostiene le politiche urbanistiche locali, fornendo ai municipi la massima autonomia decisionale, senza la sovrapposizione di Regione, Province e altri enti. Fra le novità emerse nella riunione di Tursi, presenti molti sindaci del Genovesato, l´uso delle zone agricole. In questi ultimi decenni, in Liguria - è stato affermato - nelle aree agricole si è costruito maggiormente che in quelle urbane. Prestare attenzione alle aree agricole è un obiettivo ineludibile del Ptr che per queste zone avrà una normativa più severa. Il territorio agricolo utilizzato in Liguria è una risorsa scarsa, tre ettari per abitante, a fronte di una media nazionale di 16 ettari. La superficie a uso agricolo ricopre il 16% del territorio regionale, il 30 % in meno della media nazionale attestata al 46%. Tra il 1982 e il 2010 la superficie agricola utilizzata in Liguria è diminuita del 63%. Il decremento è dovuto solo in piccola parte al consumo di suolo, nel caso ligure è strettamente legato all´aumento della superficie boscata. Fra gli obiettivi del Piano anche l´incremento dei terreni agricoli e l´uso produttivo del bosco. Sul fronte urbano, la parola d´ordine del Ptr è "costruire sul costruito", rigenerando ex aree industriali in disuso. Un esempio? l´ex Lames di Chiavari dove al posto di 100 mila metri cubi di capannoni si costruirà un insediamento abitativo di 50 mila.  
   
   
LAVORI PUBBLICI: REGIONE FVG INCONTRA ASSESSORI LIGNANO SABBIADORO VALUTARE ASSIEME SOLUZIONI ADEGUATE A SPECICIFITÀ COMUNE  
 
Trieste, 19 giugno 2013 - L´assessore regionale alle Infrastrutture, Mobilità, Pianificazione territoriale e Lavori pubblici Mariagrazia Santoro ha incontrato nei giorni scorsi ad Udine gli assessori ai Lavori pubblici ed all´Urbanistica del Comune di Lignano Sabbiadoro, Manuel Rodeano e Paolo Ciubej. Nel corso della riunione si è discusso di argomenti di stringente attualità per ciò che riguarda la prima località balneare del Friuli Venezia Giulia: dal blocco delle opere pubbliche per il patto di stabilità all´attuazione del Piano Casa, ai pennelli frangiflutto a protezione della linea di costa. Per l´assessore regionale Santoro "i problemi legati alle specificità di un comune turistico quale Lignano meritano una modalità di approccio particolare, che tenga conto non solo delle esigenze abitative e di sviluppo del comune, ma anche della necessaria garanzia di tutela e salvaguardia del paesaggio e dell´ambiente naturale che lo caratterizzano. Sono proprio queste caratteristiche la leva economica della sua offerta turistica balneare. Qualunque questione relativa a interventi urbanistici, piani casa, sblocco di investimenti di sviluppo dai vincoli del patto di stabilità, vanno valutati di concerto con la Regione per trovare le soluzioni più rapide e le risposte più adeguate al bilanciamento dei vari interessi in campo". Il blocco delle opere pubbliche in seguito alle nuove regole contenute nel patto di stabilità, regole che impediscono all´Amministrazione comunale lignanese di spendere denaro che è già nelle sue disponibilità, è stato l´oggetto dell´intervento dell´assessore Rodeano il quale ha avanzato e condiviso con Santoro una possibile via d´uscita. "Siamo letteralmente fermi con 28 milioni di euro di opere pubbliche di importanza strategica per Lignano considerato il valore aggiunto che porteranno quando saranno realizzate. Penso, solo per fare un esempio, al Lungomare, al nuovo Pronto Soccorso, alla nuova autostazione per le corriere, al raddoppio dello stadio Teghil. Si potrebbe uscire da questa situazione di stallo se si riuscisse a cambiare in tempi brevi la modalità d´erogazione dei finanziamenti da parte della stessa Regione, passando a una modalità legata allo stato effettivo di avanzamento dei lavori". L´assessore Ciubej ha invece illustrato la situazione legata all´applicazione in loco del Piano Casa, soprattutto in alcune zone della città in cui esiste un importante patrimonio edilizio e naturalistico. Il Piano Casa - adottato dalla Regione Friuli Venezia Giulia - consente deroghe significative rispetto agli strumenti urbanistici previsti dal Comune di Lignano. Per questo, Ciubej ha espresso preoccupazione anche perché le norme dovevano decadere nel 2014 ma sono state prorogate dalla precedente amministrazione regionale fino al 2017. "Naturalmente - ha detto Ciubej - rispettiamo le scelte dei privati ma è nostro compito e obiettivo tutelare la comunità e il paesaggio". Rodeano ha infine sottoposto il problema delle protezioni idrauliche situate sulla punta estrema di Lignano Sabbiadoro. Si tratta di pennelli frangiflutto con funzione di protezione della linea di costa che però risultano vecchi di oltre 50 anni, mai manutenuti e con evidenti segni di degrado potenzialmente pericoloso. Il problema, ancora una volta, è la competenza, nel senso che con il passaggio di quest´ultima dallo Stato alla Regione, non è stato ancora possibile individuare il soggetto che dovrà intervenire.  
   
   
IL PAESAGGIO AL CENTRO DELLE AZIONI DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO  
 
Trento, 19 giugno 2013 - Con l´intervento dell´assessore all´urbanistica, enti locali, lavori pubblici e personale Mauro Gilmozzi è iniziato in Aula grande della Fondazione Bruno Kessler il seminario organizzato dalla Provincia autonoma con la collaborazione dell´Università degli Studi di Trento e la cura di step, la scuola di formazione del territorio e del paesaggio. Il convegno di oggi è, di fatto, una tappa conclusiva di un percorso che ha visto la partecipazione di oltre 1000 persone che in sei incontri hanno portato il loro apporto ad un tema fondamentale per il futuro del nostro territorio: il paesaggio. E´ stato presentato, in alcuni mesi, il lavoro di otto gruppi di progettazione che si sono impegnati su altrettanti temi che riguardano la riqualificazione e la valorizzazione del paesaggio trentino. "Abbiamo cercato di dare degli spunti per una lettura critica del territorio - ha detto in apertura l´assessore Gilmozzi - e abbiamo cercato di dare una prospettiva guardando al futuro con un approccio nuovo per garantire il forte radicamento della nostra popolazione che vive in montagna. In altri termini abbiamo fotografato la storia del Trentino dapprima agricolo, poi industriale e ora post-moderno che deve pensare al suo futuro e, nella sua costruzione, dà il senso del dinamismo". All´intervento dell´assessore all´urbanistica si sono succeduti quelli di Romano Masè dirigente del dipartimento territorio, ambiente e foreste, Giorgio Tecilla Incarico speciale s.A. Studio e ricerca in materia di paesaggio (sessione "Le azioni della Provincia autonoma di Trento"). Quindi quelli di Pino Scaglione e Stefania Staniscia ("Analisi dell´evoluzione del paesaggio trentino"), Carlo Gasparrini e Jorg Schroeder ("fare ricerca sul paesaggio, scala intermedia tra città e architettura"), Joao Gomes de Silva ("Il progetto di paesaggio"). Il convegno si conclude nel primo pomeriggio con una tavola rotonda a cui parteciperanno Giulio Andreolli (comitato scientifico di step), Corrado Diamantini (Università degli Studi di Trento), Claudio Maurina (ordine dei dottori Agronomi e Forestali), Giorgio Tecilla e Alberto Winterle (Ordine degli architetti, pianificatori, Paesaggisti e Conservatori). "Il paesaggio trentino - ha detto l´assessore Mauro Gilmozzi - è ciò che dà il senso della cultura del nostro territorio. Laddove adesso c´è il Muse c’era un insediamento industriale e, se ci pensate, l’idea di come si sta facendo economia in Trentino, ce la danno centri come la Meccatronica, ma anche Manifattura Domani e tutte quelle realtà nuove del nostro territorio incluso il valore aggiunto delle Dolomiti divenute patrimonio dell’umanità. Un territorio, il nostro, che sta guardando avanti in maniera costruttiva, un impegno forte anche delle Comunità di Valle che hanno individuato 4/5 temi su cui costruire futuro. Tutto questo è frutto di un percorso articolato che abbiamo portato aventi insieme con step, la scuola di formazione per il governo del territorio e del paesaggio, ma insieme anche agli ordini professionali, alle Comunità, appunto, alle associazioni culturali che hanno voluto aderire e all’Osservatorio del paesaggio. La sfida del cambiamento - ha concluso l´assessore - è soprattutto culturale e fare cultura non è così immediato, cambiare prospettiva richiede impegno e responsabilità ma, passo dopo passo e lavorando anche nelle scuole (“Io vivo qui”), con grande impegno siamo protagonisti di una stagione molto costruttiva e per questo ringrazio tutti quanti hanno e stanno collaborando. Il nuovo sito www.Paesaggiotrentino.it è un po’ lo specchio di quanto abbiamo fatto e rappresenta tutto il grande lavoro che abbiamo fatto". Ha poi preso la parola Maurizio Costantini coordinatore del corso di laurea in Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Trento "siamo qui per discutere di una tematica fondamentale agganciata ad una ricerca cardinale sviluppata dal nostro dipartimento che mette in gioco il cambiamento, la trasformazione e la nuova prospettiva" Poi, il dirigente del dipartimento territorio, ambiente e foreste della Provincia autonoma Romano Masè ha fatto l´inquadramento generale dicendo che l´incontro "come ha sottolineato l’assessore, è parte di un’azione che si colloca all’interno di una strategia complessiva che mette il paesaggio al centro. Cambiando la prospettiva e l’approccio e collocando al centro le strategie di sviluppo del Trentino, il paesaggio diventa l´elemento sostanziale di connessione fra il territorio e le attività umane. Una nuova visione che mette la prospettiva urbanistica al centro attraverso il Pup (Piano urbanistico provinciale) e la "carta del paesaggio" rinviando alle Comunità l’elaborazione dello sviluppo di ogni singolo territorio. Una scelta radicale che cambia totalmente l’approccio (dal 2008) spostando la responsabilità sulle Comunità locali e che riconosce nei territori quelle specificità che li distinguono uno dall’altro". Masè ha fatto riferimento ai processi partecipativi, alla formazione, all´analisi e alle proposte formulate dall´Osservatorio per il paesaggio azioni che hanno potuto far incontrare "tutti i portatori di interesse pubblici e privati per favorire consapevolezza, partecipazione e senso di responsabilità per costruire insieme il futuro di questa terra". La responsabilità delle decisioni è fondamentale, ha messo in luce il dirigente generale, e "serve consapevolezza per questo sono nati i progetti del Fondo per il paesaggio. Una serie di azioni che entrano in una logica e in una strategia complessiva che vede l’Amministrazione provinciale fare un passo indietro per permettere ai singoli territori di delineare il proprio futuro in maniera consapevole". Giorgio Tecilla ha poi riassunto il lavoro fatto dagli otto gruppi di progettazione sviluppando il senso di quanto elaborato e il significato della documentazione rintracciabile sul sito www.Paesaggiotrentino.it. Tecilla ha annunciato la prossima uscita di quaderni dedicati ai temi del paesaggio: un´ulteriore azione di formazione a sostegno di un cambiamento culturale che è in corso da qualche anno presso tutti i soggetti che devono prospettare lo sviluppo futuro del nostro territorio.  
   
   
BILANCIO POSITIVO PER LA WORK EXPERIENCE AL CFS SI CONCLUDE L’ERASMUS PER I 3 STUDENTI DI VALENCIA AL CENTRO PER LA FORMAZIONE E LA SICUREZZA IN EDILIZIA DELLA PROVINCIA DI AVELLINO  
 
  Avellino, 19 giugno 2013 - Si conclude positivamente la work experience internazionale vissuta in Irpinia da Marin Veselinov Marinov, Mario Agustìn Estrella Rodrìguez e Giorgio Stefano Cuccolini. I tre studenti spagnoli ospitati, dal Centro per la Formazione e la Sicurezza in Edilizia della provincia di Avellino, in un percorso di studio-lavoro sul tema energetico. La D’agostino Angelo Antonio di Montefalcione e l’Av Project di Manocalzati: le due aziende che hanno accolto, per oltre due mesi, gli allievi valenciani, impegnati sul campo del risparmio energetico dei fabbricati (fronte che ha interessato due discenti) e delle energie alternative per il terzo studente. Oggi (martedì 18 giugno), nella sede dell’Ente paritetico, l’incontro sull’Erasmus appena concluso. “Siamo venuti in Irpinia – affermano gli studenti – con il desiderio di apprendere quanto più possibile. Ed abbiamo imparato moltissimo sul fronte lavorativo e formativo. Senza dubbio è stata un’esperienza unica ed esaltante”. “I ragazzi – racconta Paola Di Natale presente alla cerimonia, insieme a Tiziana Ruta, in rappresentanza dell’Av Project – erano preparatissimi dal punto di vista strutturale. Hanno mostrato una voglia di conoscenza davvero meritoria, ricevendo il plauso del nostro staff tecnico. Per la valenza di questa iniziativa, siamo aperti a ripetere esperienze formative simili”. Possibilità che non esclude nemmeno Michele Di Giacomo, presidente del Cfs. “E’ stato un confronto internazionale- dice – davvero significativo anche sul fronte culturale e linguistico. In ottica professionale, abbiamo preferito declinare l’attività più sul campo lavorativo che su quello didattico. Così da dar loro un contributo esperienziale maggiormente pratico. Ed il risultato è stato soddisfacente. Questo ci motiva a pensare nel replicare in futuro interventi del genere”. “Auguro ai ragazzi – aggiunge Carmine Piemonte, vicepresidente dell’Ente paritetico irpino – che, al rientro in Spagna, possano mettere quanto prima in pratica le competenze apprese per un virtuoso ingresso nel mercato del lavoro”. “In questa provincia vessata dalla crisi – evidenzia Antonio Famiglietti, segretario Cgil e componente del Cda del Cfs in qualità di membro della Fillea-cgil – ragionare di queste esperienze è estremamente rilevante perché dà l’idea di un settore, quello edile, che pensa oltre al momento di difficoltà”. “L’erasmus appena concluso – termina Mennato Magnolia, segretario provinciale della Filca Cisl – qualifica sempre più l’operato e le azioni dell’Ente bilaterale irpino impegnato sul territorio, da oltre trenta anni, nella formazione professionale in edilizia e sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro. Auguro anch’io ai tre allievi un buon futuro lavorativo”. Il progetto di respiro internazionale nasce dal Formedil (Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale nell’edilizia) contattato, per l’attivazione della collaborazione, dall’omologa Istituzione spagnola. E si sviluppa secondo gli obiettivi di Reforme: l’organizzazione che riunisce i principali enti bilaterali di formazione in edilizia dei nove Paesi europei attualmente aderenti (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Belgio, Finlandia, Svezia e Svizzera).  
   
   
BOLZANO, URBANISTICA: LA RIFORMA DEI COMUNI IN PUSTERIA  
 
Bolzano, 19 giugno 2013 - Il disegno di legge di riforma dell´urbanistica approda a fine giugno in Consiglio provinciale: l´assessore provinciale competente Elmar Pichelr Rolle prosegue nelle presentazioni della bozza nei singoli comprensori, l´ultima tappa in ordine di tempo è stata la val Pusteria. L´accorpamento di organismi e la riduzione del numero dei loro membri, il maggiore peso del Consiglio comunale, lo snellimento e la trasparenza nelle varie fasi dell´iter procedurale: sono le principali novità del disegno di legge che riforma l´urbanistica in Alto Adige, illustrato in municipio a Brunico dall´assessore provinciale Elmar Pichler Rolle. Su invito del presidente della Comunità comprensoriale della Pusteria Roland Grießmair, sindaci, segretari e tecnici comunali hanno ascoltato gli interventi dell´assessore provinciale Pichler Rolle e del direttore della Ripartizione sviluppo del territorio Anton Aschbacher sulle novità del ddl di riforma dell´urbanistica, che a fine giugno approda all´esame del Consiglio provinciale. Pichler Rolle ha illustrato i punti principali della riforma, necessaria per andare incontro alle trasformazioni sociali e demografiche e alla mutata struttura familiare. L´obiettivo primario della nuova legge è quello di "trovare un bilanciamento equilibrato fra tutela del paesaggio e sviluppo economico, consapevoli che le aree sono ridotte", ha sottolineato Pichler Rolle. Gli sforzi in direzione di una maggiore snellimento normativo - dal maggior peso attribuito ai Consigli comunali alla semplificazione dell´iter e alla pubblicazione di tutte le fasi procedurali - sono state accolpte positvamente dagli amministratori comunali della Pusteria. Nella successiva discussione Pichler Rolle ha approfondito nel dettaglio le questioni che più interessano gli amministratori locali, in particolare l´attuazione pratica delle nuove disposizioni legislative.  
   
   
AST, PRESIDENTE MARINI A MANIFESTAZIONE TERNI: TUTTA L’UMBRIA CHIEDE A GOVERNO E COMMISSIONE EUROPEA RISPOSTE URGENTI IN DIFESA INDUSTRIA STRATEGICA PER L’ITALIA  
 
Terni, 19 giugno 2013 - "Qui a Terni oggi c´è l´Umbria in tutte le sue espressioni istituzionali, politiche, economiche e sociali che intendono dire con forza, in modo unitario, ed in ogni sede, che vogliamo difendere le Acciaierie anche per difendere il futuro economico ed industriale di tutta la regione, ed anche della stessa nazione". È quanto ha dichiarato la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, che ha partecipato ieri mattina alla manifestazione unitaria svoltasi a Terni in difesa dell´Ast. "Certo - ha aggiunto Marini -, è davvero paradossale dover difendere questa nostra industria che è strategica non solo per l´economia regionale, ma anche per il Paese, visto che qui si produce il 40 per cento dell´intero fabbisogno nazionale di acciaio speciale, dalle norme e dalle regole dalla burocrazia europea, che si stanno rivelando ormai inadeguate e, come nel nostro caso, controproducenti. È giunto il momento che il Governo italiano faccia sentire la sua voce a Bruxelles, così come la stessa Commissione Europea è chiamata ad agire e dare risposte urgenti in difesa dell´Ast". "Stiamo vigilando - ha affermato la presidente - e non consentiremo che in questa fase ancora di indecisione che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, possa continuare a perdere quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa la stessa attuale proprietà finlandese". "In questo momento - ha proseguito - ciò che ci preme di più non è tanto l´aspetto economico delle offerte degli acquirenti, bensì il profilo industriale del soggetto acquirente. Non possiamo in alcun modo correre il rischio che il sito integrato di Terni, assolutamente sano economicamente, non sia più parte di un gruppo industriale di livello internazionale e adeguato alle sue capacità e venga ridimensionato nelle sue funzioni e capacità di mercato. Ritengo che questo sia non solo un interesse prioritario per l´Umbria - ha concluso la presidente -, ma anche per l´Italia e l´economia di tutto il Paese".  
   
   
11° GIORNATA DELL´ECONOMIA: IL TRENTINO RIFLETTE SUL SUO FUTURO  
 
Trento, 19 giugno 2013 - Autonomia, sistema pubblico, internazionalizzazione e nuove tecnologie: questi i quattro pilastri su cui puntare per il futuro del Trentino Alto Adige, sulla fase della riflessione condivisa a Trento durante l´undicesima edizione della Giornata dell´Economia, il momento istituito dal Sistema delle Camere di Commercio per illustrare e mettere a disposizione della comunità il patrimonio di informazioni di carattere economico-statistico in possesso degli Osservatori camerali. “Presso la Camera di Commercio di Trento – ha spiegato Mauro Leveghi, segretario generale dell’Ente – le indagini economiche vengono condotte dal Servizio studi e ricerche che assolve ad una funzione statutaria di informazione sull’andamento dell’economia locale. Il fulcro dell’attività d’indagine dell’ufficio è rappresentato dalla rilevazione trimestrale sulla congiuntura, condotta ormai da quarant’anni e che nel 2012, con un notevole sforzo organizzativo, ha ampliato il proprio ambito di ricerca estendendolo anche alle imprese di più piccole dimensioni, quelle con 1-4 addetti. Ad oggi il campione rappresentativo di imprese, intervistato ogni tre mesi, supera le 2mila unità. Questi dati ci permettono di fornire con costanza, coerenza e rigore un quadro aggiornato e attendibile dell’evoluzione dei principali settori economici provinciali”. Dai risultati dell’indagine sulla congiuntura economica in provincia di Trento, riferiti al 1° trimestre 2013 – presentati da Massimo Pavanelli e Matteo Degasperi, del Servizio studi della Camera di Commercio – si rileva una situazione ancora negativa, determinata ora non solo dalla contrazione della domanda interna, ma anche da un lieve arretramento dell’export. I dati presentati nei dettagli suggeriscono comunque una tendenza all´attenuazione, pur modesta, della fase recessiva – se confrontati con le rilevazioni riferite ai trimestri centrali dell’anno scorso – che interessa però esclusivamente i risultati economici delle imprese, mentre l’occupazione non mostra segnali di inversione di tendenza. Più incoraggiante è invece l’andamento della demografia d’impresa che nel periodo marzo-maggio ha registrato un saldo tra imprese iscritte e imprese cessate pari a +383. “Certo – ha spiegato Adriano Dalpez, Presidente della Camera di Commercio di Trento – i dati mostrano una situazione di difficoltà. A partire dall’inizio del 2012, l’Italia e, di conseguenza, il Trentino sono entrati in una nuova fase di recessione che, se nei valori appare meno acuta rispetto alla crisi di quattro anni fa, preoccupa di più perché nasce da cause precise e strutturali: l’alto debito sovrano, le incertezze dei mercati sulla solvibilità italiana, la necessità di mettere sotto controllo la spesa pubblica, le difficoltà dell’accesso al credito, la diminuzione della domanda interna, sia pubblica che privata. L’economia provinciale, seppur con qualche mese di ritardo, ha cominciato a mostrare un rallentamento generale; rallentamento che in alcuni ambiti – mi riferisco in particolare al manifatturiero che garantisce una parte importante del Prodotto interno lordo della nostra provincia – appare meno marcato rispetto ai dati provenienti dalle altre regioni italiane, con alcune realtà che mostrano tuttora performance degne di nota e valori produttivi in crescita; dall’altra, occorre anche prendere atto che due comparti, quello edilizio e quello estrattivo, stanno vivendo mesi drammatici”. “Per costruire insieme il Trentino di domani – ha proseguito il Presidente Dalpez – dobbiamo fare leva su quattro pilastri: l’autonomia, intesa nel senso più ampio di cultura, spirito, consapevolezza, fiducia nelle nostre capacità; il mondo pubblico, che ci sostenga con meno regole, meno agenzie e con più capacità di indirizzo e supporto sui temi strategici per la competitività; l’internazionalizzazione, fondata sulla conoscenza e la capacità di rapportarsi con altri mercati e altre culture; le nuove tecnologie, sulle quali si è molto investito e che ora dobbiamo valorizzare e impiegare al meglio”. Riprendendo alcuni spunti offerti dal presidente Dalpez, il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Alberto Pacher ha richiamato la necessità di rendere sempre più "a trazione integrale la nostra autonomia: siamo passati da anni di povertà ed emigrazione all´attuale situazione di benessere, grazie anche ad un forte ruolo trainante dell´Ente pubblico. Tuttavia, siamo i primi convinti della necessità di adeguare configurazioni e strumenti al contingente e proprio per questo abbiamo avviato un Piano di miglioramento della pubblica amministrazione che ha attivato la riorganizzazione delle strutture e l´invenzione di nuove modalità di gestione della macchina, a partire dalla diminuzione delle pratiche amministrative alla riduzione dei tempi". Pacher ha poi ricordato i giovani, che la Provincia accompagna attraverso un apposito programma di sostegno all´impresa o con iniziative speciali, quale il programma Tech Peaks per far decollare un centinaio di start up nel volgere dei prossimi quattro anni.  
   
   
INDAGINE CONGIUNTURALE SULLE IMPRESE DI ROMA E PROVINCIA  
 
Roma, 19 giugno 2013 - Le aspettative delle imprese di Roma e provincia, per il secondo quadrimestre 2013, restano negative. Questo il dato principale che emerge da un’indagine congiunturale fatta su un campione di 702 imprese del territorio che ha come obiettivo quello di raccogliere e analizzare le previsioni sull’andamento delle principali variabili aziendali. Lo studio è curato da Asset Camera, Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma, con la collaborazione tecnica della Luiss Business School e dell’istituto di ricerca Swg. Tra i pochi segnali positivi c’è la crescita, rispetto all’indagine congiunturale precedente, della quota di aziende che crede che il proprio fatturato interno rimarrà prevalentemente stazionario. Entrando nel dettaglio, il 40% delle imprese si aspetta una diminuzione del fatturato prodotto nel mercato interno, il 20% una “forte riduzione” e il 31% un andamento stabile. Il 60% delle imprese mantiene una visione negativa sull’andamento delle vendite, ma nell’indagine precedente tale percentuale superava il 70%. Mercato del lavoro. Circa il 20% delle imprese romane prevede una contrazione dei propri addetti a tempo indeterminato e questo riguarda praticamente nella stessa proporzione laureati, diplomati e non diplomati. Solo il 2% prevede un aumento del numero di addetti a tempo indeterminato. Scende al 16-17% la percentuale di imprese che prevede di ridurre il numero di addetti con contratti a termine, e sale a circa l’80% quelle che indicano stazionarietà. Investimenti. Le aspettative sui nuovi investimenti confermano un dato già riscontrato nel primo quadrimestre dell’anno. Il 63% delle imprese dichiara che non pensa di realizzare alcun tipo di nuovo investimento. Il comparto manifatturiero e il comparto dei servizi alla persona sono relativamente meno pessimisti riguardo le aspettative di nuovi investimenti. L’agricoltura è il comparto dove è nettamente più alta (il 73,5%) la percentuale delle aziende che nel prossimo futuro non intende investire. Tale percentuale è alta anche nelle imprese del comparto turistico (72,9%). Questioni finanziarie. Negativa è la visione sulle tre questioni cruciali della gestione finanziaria delle imprese: per la disponibilità di finanziamenti dalle banche il 61% dichiara un’aspettativa peggiore; la percentuale scende al 53% per il costo del debito con le banche mentre la riscossione dei crediti la percentuale è del 56%. Situazione economica generale e i principali fattori negativi che ostacolano l’impresa. La situazione economica generale è considerata peggiore o molto peggiore di quella del precedente quadrimestre dal 70% delle aziende, il 21,8% intravede una situazione analoga alla precedente mentre il 6,2% indica un tendenziale miglioramento. Il principale ostacolo alla crescita è rappresentato dalla crescente contrazione del mercato interno (42,6% del campione); il continuo aumento dei costi di produzione è ancora una volta il secondo ostacolo; relativamente meno sentiti sono i problemi della produttività e delle infrastrutture economiche e dei relativi servizi. Strategie per superare gli ostacoli e recuperare competitività. Anche nel secondo quadrimestre del 2013, il recupero di efficienza e la riduzione dei costi generali risulta essere la strategia maggiormente adottata dalle imprese per rispondere alle attuali difficoltà competitive (51,3% del campione). Al secondo posto si trova il miglioramento del “valore” offerto e percepito dal mercato su cui punta il 18% delle imprese. Solo il 7% ricorre ad alleanze strategiche mentre il 3% delle imprese dà vita a processi di internazionalizzazione. L’1,7% pone l’innovazione al centro del proprio piano strategico mentre il 7,3% delle imprese punta sul miglioramento della qualità delle risorse umane. “I risultati dell’indagine – afferma il Presidente di Asset Camera, Stefano Venditti – fotografano una situazione che era e resta molto pesante per le aziende del territorio romano. Purtroppo, non si intravedono segnali positivi e le imprese sembrano rassegnate a giocare in difesa a causa del clima generale di sfiducia. Il dato è maggiormente negativo se si considera che la gran parte delle imprese adotta politiche di riduzione dei costi generali per uscire dalla crisi e solo una piccolissima parte punta invece su innovazione, reti d’impresa e internazionalizzazione. Lo studio – conclude Venditti – mette in luce la necessità di uno shock, uno shock di sistema in cui tutti si facciano carico della loro parte: governo, parti sociali, enti locali, istituzioni e sistema delle imprese. Il rischio è quello di un avvitamento senza ritorno del sistema economico”.  
   
   
COMMERCIO. APPROVATO REGOLAMENTO CON INDIRIZZI PER IL SETTORE. ZAIA: SI APRE UNA NUOVA FASE  
 
Venezia, 19 giugno 2013 - Il regolamento che contiene gli indirizzi per lo sviluppo del sistema commerciale, in attuazione della recente legge sulle Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto (L.r. N. 50/2012), è stato approvato in via definitiva dalla giunta regionale. Ne ha dato notizia lo stesso presidente Luca Zaia al termine dell’odierna seduta. “Con l’approvazione definitiva del regolamento – commenta Zaia - siamo arrivati alla conclusione di un percorso e all’avvio di una nuova fase delle politiche regionali in materia di commercio”. Nel regolamento sono state recepite buona parte delle istanze presentate da categorie, Anci e comuni capoluogo in Terza Commissione Consiliare e con la sua approvazione è possibile dare piena attuazione alla legge in materia, in perfetta coerenza con i principi che ne sono a fondamento: il recupero e la valorizzazione dei centri storici e delle aree urbane dismesse e degradate e la limitazione al minimo del consumo di territorio.  
   
   
IMPRESE - OLTRE 5 MILIONI PER L´INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PMI DELLA SARDEGNA  
 
Cagliari, 19 giugno 2013 - La Giunta regionale, su proposta dell’assessore dell´Industria, Antonello Liori, ha rimodulato la ripartizione delle risorse, nell’ambito del Por Fesr Sardegna 2007-2013, per le azioni di sistema e supporto all’internazionalizzazione delle imprese. Ai voucher per la promozione della piccole e medie imprese nei mercati esteri sono stati assegnati 350.000 euro, mentre per le azioni di supporto all’internazionalizzazione delle Pmi 3,5 milioni di euro in forma singola e 1,360 milioni di euro in forma aggregata. "Si tratta di uno stanziamento di 5,210 milioni di euro che deve essere ottimizzato, sia per recepire il notevole interesse mostrato dal sistema imprenditoriale sardo che per massimizzare la potenzialità di questa spesa – ha sottolineato l’assessore Liori - I tre avvisi a sportello per la concessione dei contributi saranno modificati ed i termini per la presentazione delle domande prorogati."  
   
   
VENETO: IN CINQUE ANNI PERSI 23 MILIARDI DI PIL, NEL 2013 -1,2% L’AUMENTO IVA AL 22% ERODERÀ 122 MILIONI AI CONSUMI INCIDENDO PER IL 16% SUL REDDITO FAMILIARE A SETTE AZIENDE DEL VENETO IL PREMIO REGIONALE PER LO SVILUPPO ECONOMICO  
 
Venezia, 19 giugno 2013 - In cinque anni la crisi ha sottratto al Veneto 23 miliardi di euro di Pil e nel 2013 la flessione proseguirà con un -1,2%. In questo quadro l’aumento dell’aliquota Iva al 22% comporterà una flessione dei consumi nel 2013 pari a 122 milioni. Lo scenario è stato tracciato stamattina, presso la restaurata sede della Camera di Commercio di Venezia in centro storico, durante la presentazione del rapporto “La situazione economica del Veneto”, curato dal Centro Studi Unioncamere Veneto giunto alla sua 46esima edizione. A fare gli onori di casa Giuseppe Fedalto, presidente Camera di Commercio di Venezia. A seguire Alessandro Bianchi, presidente Unioncamere Veneto, mentre le relazioni tecniche sono state a cura di Gian Angelo Bellati e Serafino Pitingaro, rispettivamente segretario generale e responsabile Area Studi e Ricerche Unioncamere Veneto. Lavori chiusi da Fabrizio Pezzani, professore ordinario di Programmazione e Controllo nelle Pubbliche Amministrazioni dell’Università Bocconi di Milano. Secondo le stime più recenti, nel 2013 il Veneto registrerà una flessione del Pil pari al -1,2% e solo dal 2014 tornerà a crescere con un +0,9%. Da traino saranno ancora le esportazioni, previste in aumento del +4,4% (+2,7% per l’Italia) quest’anno, mentre il 2014 dovrebbe riservare una crescita del +5,2%. Di contro, il 2013 continuerà a registrare contrazioni per consumi delle famiglie (-2,4%) e investimenti delle imprese (-4,6%), sebbene in ripresa rispetto ai valori 2012. Le ripercussioni sull’occupazione porteranno, nel 2013, a un calo del -1,1% delle unità lavoro, col tasso di disoccupazione che salirà al 7,6%. Il Veneto ha chiuso il 2012 con una flessione del Pil del -2,3%, annullando la crescita del biennio 2010-2011 (+1,3%). La caduta è in linea con quella di Emilia Romagna (-2,4%), Piemonte (-2,3%), Toscana (-2,3%) e Lombardia (-2%). Complessivamente, dal 2008 al 2012, la crisi ha comportato una perdita di Pil pari a 23 miliardi di euro: 130 miliardi del Pil reale, senza crisi, avrebbero raggiunto i 153 miliardi. Il numero di imprese attive ha registrato una flessione del -1,2%, pari a oltre 5.600 unità (poco più di 450mila unità). Il mercato del lavoro ha registrato un saldo occupazionale negativo di oltre 15mila posti: perdite più ingenti nelle costruzioni (-20,1%) e industria (-17,5%). La produzione industriale ha segnato una flessione media annua del -4,3%. Crolla l’andamento delle vendite al dettaglio (-5,8%). E’ proseguita la contrazione dell’attività di prestito del sistema bancario (-2%). Continua la tendenza positiva nel turismo: nel 2012 +0,3% degli arrivi, pari a oltre 15,8 milioni di visitatori, mentre scendono del -1,7% le presenze, pari a 62,4 milioni. A seguito delle manovre finanziare di austerità del biennio 2011-2012, nel 2013 il Veneto avrà una perdita di Pil di 1,9 miliardi di euro (-1,3%). Valori analoghi anche negli anni successivi. Le misure di austerity spiegano una caduta dei consumi di circa 1,3 miliardi di euro (-1,4% rispetto alla tendenza “ante manovre”) e una flessione degli investimenti di 700 milioni di euro (-2,1%). Stimando l’impatto sul reddito disponibile delle famiglie (ciò che resta per i consumi dopo il pagamento delle imposte dirette), le famiglie venete hanno subìto un’erosione di 397 euro ciascuna. L’aumento dell’aliquota Iva al 22%, che scatterà il prossimo primo luglio a meno che il Governo non individui le risorse necessarie (2 miliardi nel 2013, 4 miliardi dal 2014), comporteranno un’ulteriore contrazione di consumi e investimenti: i consumi fletteranno di 122 milioni nel 2013 e di 259 milioni nel 2014, mentre gli investimenti si ridurranno di ulteriori 80 milioni quest’anno e di 157 milioni nel 2014. Nel complesso, il Veneto perderebbe un’ulteriore quota di Pil, stimata in 211 milioni per il 2013 e in 421 milioni dal 2014. L’aumento dell’Iva farebbe inoltre crescere l’incidenza di tale imposta sul reddito disponibile delle famiglie venete, passando dall’attuale 15,6% al 16,1%: lo scostamento sarebbe, in media, pari allo 0,47%. Gli effetti sarebbero più pesanti per le famiglie con reddito basso: +0,82% per i nuclei familiari situati nel primo decile, mentre si ridurrebbe al +0,16% per le famiglie nel decile più ricco. Dichiarazione di Alessandro Bianchi, presidente Unioncamere del Veneto «Il 2012 è stato un altro anno di recessione, ma anche il 2013 sarà difficile. L’economia del Veneto sta attraversando la crisi più lunga della sua storia. Se l’inversione di tendenza ci sarà, sarà sicuramente più spostata verso fine anno e comunque legata ad auspicabili politiche per la crescita decise in ambito europeo. Finché l’Europa continuerà ad imporre solo politiche economiche volte al contenimento dei debiti sovrani e al risanamento dei conti pubblici nazionali, difficilmente potrà esserci spazio per un vero rilancio. Il Fmi ha dimezzato anche le previsioni 2013 sul Pil della Germania. Un chiaro effetto del “risanamento eccessivo” imposto ai Paesi periferici, al quale sarà necessario rinunciare se si vogliono evitare significativi rischi sulle prospettive dell’economia europea. È intorno all’impresa e al lavoro che il Veneto ha costruito tutti i suoi primati, ma oggi non basta più. Anche il sistema pubblico deve fare la sua parte. Su questo si gioca il futuro del sistema economico e il benessere sociale del territorio». Dichiarazione di Giuseppe Fedalto, presidente camera di Commercio di Venezia «Stiamo vivendo una delle crisi più “nere” della nostra storia. Solo per restare nel sistema produttivo veneziano, anche in anni di recessione come 2009, 2010 e 2011 il numero di imprese era sempre aumentato. Nel 2012, e nei primi mesi del 2013, per la prima volta invece il saldo è negativo. In 15 mesi abbiamo perso oltre 2.300 imprese. Vorrei rimarcare due necessità fondamentali. Primo: gli enti pubblici, i loro amministratori e i soggetti che muovono lo sviluppo e la crescita sono chiamati ad uno sforzo straordinario e a un gioco di squadra per sostenere il nostro sistema imprenditoriale. Secondo: dobbiamo crederci, guardare ancora con fiducia il futuro e confidare che prima o poi riusciremo ad agganciare la ripresa. La strada ce la indicano proprio le sette imprese che vengono premiate oggi». I Vincitori del “Premio regionale per lo sviluppo economico del Veneto” Errebi s.P.a. – Cibiana di Cadore, Belluno Gruppo Icat s.R.l. – Padova Pali Campion s.R.l. – Fratta Polesine, Rovigo De’ Longhi s.P.a. – Treviso Bidon s.R.l. – Fossalta di Portogruaro, Venezia Fondazione Arena di Verona – Verona Colli Vicentini s.C.a. – Montecchio Maggiore, Vicenza  
   
   
LE LEVE PER IL RILANCIO DELL´ECONOMIA DI REGGIO CALABRIA  
 
Reggio Calabria, 19 giugno 2013 - Si è svolta lunedì 17 giugno, presso il Salone consiliare della Cdc di Reggio Calabria, Nella sua dettagliata relazione, disponibile sul sito http://www.rc.camcom.gov.it/  (al link pubblicazioni 2013), Lucio Dattola, presidente dell´istituto camerale, ha presentato i principali dati economici registrati nella provincia di Reggio Calabria nel 2012, che forniscono l’immagine degli effetti della crisi sul tessuto produttivo locale. Da rilevare, per la prima volta, il saldo passivo in termini assoluti tra imprese iscritte presso il Registro delle imprese e imprese cessate, cui tuttavia si contrappone il saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni delle iniziative imprenditoriali avviate dalla popolazione straniera e dai giovani. Nella sua dettagliata relazione, il presidente Dattola si è soffermato sia sui dati relativi all’evoluzione del sistema imprenditoriale, sia sull’analisi del contesto economico locale, dalla quale emerge l’aumento del numero di famiglie reggine che vivono sotto la soglia di povertà. A fronte di un´assoluta difficoltà del sistema economico locale, vi sono segnali positivi che riguardano il settore del turismo - con la crescita sia della domanda turistica sia dellapermanenza media – e il settore della green economy, con un aumento degli investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. Ed è proprio su questi settori, così come su quello della cultura, della filiera del mare e dell’internazionalizzazione – ha concluso il presidente Dattola - che è necessario fare leva per attivare strategie e politiche atte ad invertire il trend negativo del 2012, affinché almeno a partire dal 2014 possano concretizzarsi effettivi segnali di ripresa. Natina Crea, segretario generale della Camera, nel suo intervento ha introdotto l´Osservatorio della attrattività, benessere e competitività territoriale, il nuovo strumento di lettura degli andamenti evolutivi del territorio, appositamente realizzato dalla Cdc di Reggio Calabria con il supporto tecnico di Aislo (Associazione Italiana Incontri e Studi sullo Sviluppo Locale) e con il contributo fornito dagli stakeholders locali in occasione dei precedenti incontri, incentrati sulla individuazione delle aree strategiche di sviluppo più rilevanti e l’elaborazione degli appositi indicatori statistici di misurazione. Si tratta di un sistema, presentato nel dettaglio dal responsabile dell’Associazione Aislo,bruno Coppola, che consente di misurare, in maniera statisticamente rigorosa, la competitività del territorio e di monitorarne l’evoluzione, anche in confronto con altre realtà territoriali, in relazione agli obiettivi strategici prescelti. La Cdc intende rendere disponibile questo nuovo patrimonio informativo affinché sia oggetto di un percorso comune che, orientato dalla lettura strategica delle potenzialità e criticità dello stesso territorio, valga ad individuare politiche efficaci e sostenibili e scelte programmatiche mirate, per migliorarne l’attrattività, il benessere e la competitività. Ci soffermiamo in particolare quelle che Lucio Dattola ha indicato nella sua relazione come le risorse da valorizzare nel territorio di Reggio Calabria. Il Turismo - In un quadro economico e sociale compromesso dalla crisi finanziaria, dove inesistente è il sollievo tratto dalla domanda estera, un ruolo in tal senso suppletivo viene svolto dal turismo, inteso come l’attività esportativa del terziario. Dopo alcuni anni di incertezza, nel solo 2011 l’ammontare di presenze turistiche è salito a Reggio Calabria del +35,2%, pari in termini assoluti a circa 710.000. Gli arrivi pari a circa 223.000 sono cresciuti tra il 2010 ed il 2011 del 38,9%. Se da un lato è cresciuta la domanda turistica , dall’ altro è stato registrato un raddoppio dell’offerta in termini di esercizi complementari: tra il 2007 ed il 2011 il numero di B&b e agriturismo è cresciuto del 105% raggiungendo quota 404, pari all 77% dell’offerta ricettiva locale. Le strutture alberghiere (121) sono rappresentate prevalentemente da esercizi fino a 3 stelle (39,7%); nel territorio regionale solo la provincia di Vibo valentia mostra una maggior specializzazione verso strutture a maggior livello qualitativo, il che ha ovviamente effetti tangibili sulla capacità di spesa dei villeggianti. Dalle analisi condotte su arrivi e presenze negli ultimi anni, emerge come la provincia di Reggio Calabria, contrariamente a quanto mediamente avviene in Italia, stia sperimentando anche una crescita della permanenza media (numero di pernottamenti per arrivo) pari a 3,2 probabilmente sospinta da due fattori. In primis, gli effetti della crisi hanno indotto molti connazionali residenti in altre regioni a ridurre la lontananza dei propri viaggi scegliendo mete italiane; ciò ha favorito quei territori quali Reggio Calabria, che nel tempo hanno maggiormente sofferto della nuova concorrenza delle mete internazionali low cost. In secondo luogo, una più variegata capacità dell’offerta di intrattenimento, culturale oltre che balneare, ha favorito la possibilità di più lunghi soggiorni da parte dei visitatori, con riflessi positivi anche per ciò che riguarda le attività più a valle della filiera turistica commercio al dettaglio ed enogastronomia). L’indice di internazionalizzazione turistica calabrese (rapporto tra arrivi stranieri su totale arrivi) è decisamente più basso della media nazionale (15,5% contro il 45,8% medio nazionale), con Reggio Calabria che, con un valore pari ad appena il 13%, dimostra chiaramente come una strategia di marketing turistico rivolta alla clientela oltre confine, se ben implementata, possa portare benefici considerevoli. Ad oggi, arrivano sul territorio provinciale poco più di 30mila stranieri, ovvero meno di quanto rilevato nel 2007. Certo gli effetti della crisi europea non possono che peggiorare la situazione, ma ciò non toglie come i flussi internazionali rilevati sul territorio reggino siano ancora insufficienti, sopratutto se confrontati con quelli di altre località caratterizzate da un analogo bacino di offerta, naturale e culturale. Se si vuole contrastare la scarsa attinenza che le nostre imprese mostrano con i mercati internazionali, si può e si deve agire sul fronte turistico, anche per via delle innumerevoli possibilità in termini di riflessi di filiera, nel terziario così come nell’agroalimentare e nei servizi culturali, di cui il territorio è pieno. Il sistema produttivo culturale Il sistema culturale ricopre un’importanza fondamentale nell’economia, grazie alla sua capacità di generare valore economico, favorire l’innovazione e creare posti di lavoro altamente qualificati. In provincia di Reggio Calabria, il sistema produttivo culturale produce, complessivamente, 245 milioni di euro, la maggior parte dei quali proveniente dalle industrie creative7 (135 milioni) e dalle industrie culturali (quasi 95 milioni). Oltre che per la creazione di ricchezza, il sistema produttivo culturale fornisce un importante apporto sotto il profilo occupazionale. Infatti, esso genera, nella provincia di Reggio Calabria, 6.038 posti di lavoro, il 64,1% dei quali afferenti alle industrie creative. Passando a valutare il peso che la cultura riveste sulla ricchezza e sull’ occupazione complessivamente prodotti dalla provincia di Reggio Calabria, emerge un’ incidenza pari al 3% in termini di valore aggiunto e al 3,6% dal punto di vista dell’ occupazione. Tali incidenze, pur non trascurabili, collocano la provincia all’ultimo posto a livello regionale: la media della Calabria è di 3,5 punti percentuali per il valore aggiunto e di 4,1 punti per l’occupazione. Inoltre, il resto della Penisola vede, mediamente, un contributo ancora più elevato, rispetto alla Calabria, sia al valore aggiunto complessivamente prodotto (5,4%) che all’occupazione totale (5,6%). L’economia del Mare - Il Sistema Mare, inteso come l’insieme delle filiere del sistema produttivo al cui interno operano imprese che basano sulla risorsa “mare” il proprio processo, rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia della provincia di Reggio Calabria. In tale ottica, la Camera di Commercio di Reggio Calabria, ha realizzato, nel 2012, un rapporto volto a descrivere la complessa realtà che costituisce l’”Economia del Mare” provinciale e a fornire un inquadramento economico del settore in termini di imprese, valore aggiunto e occupazione. Nel 2008, il contributo dell’Economia del Mare alla formazione del valore aggiunto provinciale risultava pari all’1,9%, più del doppio dell’incidenza registrata a livello regionale (0,8%) o nazionale (0,9%). Nel 2011 il Sistema Mare reggino, considerato nella sua unitarietà, ha visto impegnate 410 imprese, con un’incidenza sul totale delle imprese attive poco inferiore all’unità, analogamente a quanto si osserva a livello regionale (0,8%) e nazionale (0,9%). Nell’ambito della filiera del mare, riveste maggior peso il comparto della pesca, con un’incidenza sul totale dell’Economia del Mare provinciale pari al 61,7% (Calabria 49%; Italia 43,3%); segue il settore del turismo marino che rappresenta il 18,5% dell’intera filiera ( questo dato, pur risultando lievemente superiore a quello nazionale, pari al 17,1%, è inferiore di oltre dieci punti percentuali rispetto alla media regionale, pari al 29,9%. Osservando la graduatoria delle province italiane stilata in base al peso percentuale delle imprese dell’Economia del Mare sul totale delle attività economiche, la provincia di Reggio Calabria si colloca in 41- esima posizione, immediatamente dopo la provincia di Vibo Valentia (40-esima), ma prima delle altre realtà produttive calabresi (Crotone 46-esima; Cosenza 49-esima; Catanzaro 51 -esima). L’importanza dell’Economia del Mare provinciale risulta particolarmente evidente sul versante occupazionale: nel 2009 il settore provinciale ha assorbito 2.455 occupati, con un’incidenza sul totale dell’economia pari al 2,4%, superiore sia a quella della Calabria che dell’Italia nel suo complesso. Tra le diverse filiere, il trasporto marittimo assorbe il 66,5% dell’occupazione totale coinvolta nell’Economia del Mare provinciale, impiegando 1.632 addetti. La green economy - Per il sistema produttivo reggino, un’occasione di cambiamento potrebbe essere rappresentata anche dalla green economy, quale opportunità per sviluppare un modello produttivo che possa coniugare progresso economico e sostenibilità ambientale, avvicinando nuovi consumatori e nuovi mercati sia in Italia che, ancor più, all’estero. Infatti, la green economy si sta sviluppando di pari passo con un processo di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali ne confronti del consumatore, sempre più incline ai consumi green oriented, simbolo di un vero e proprio stile di vita. Orientare i propri processi produttivi verso una maggiore sostenibilità potrebbe consentire di acquisire un vero e proprio elemento competitivo per accedere a fasce di mercato più alte. Da un’indagine effettuata presso le imprese industriali e terziarie con almeno un dipendente, è risultato che il 23% delle imprese attive in provincia di Reggio Calabria (ovvero 2.200 imprese) ha realizzato nel triennio 2009-2011, o ha programmato di realizzare nel 2012, investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. Anche se tale quota è leggermente inferiore rispetto al dato italiano(23,6%) e regionale (24,5% ) è opportuno evidenziare che si tratta di un’importante fascia del sistema imprenditoriale locale, soprattutto se si considera il ciclo soprattutto se si considera il ciclo particolarmente negativo degli investimenti, penalizzati dal prolungarsi della crisi economica.  
   
   
ALBO DEI PROMOTORI FINANZIARI  
 
Roma, 19 giugno 2013 - E´ promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente l´offerta fuori sede di prodotti e servizi delle società di intermediazione mobiliare (Sim). L´attività di promotore finanziario è svolta esclusivamente nell´interesse di un solo soggetto. Possono esercitare l´attività tutti i cittadini italiani, dell´Unione Europea e dei Paesi extra Ue: a cui carico non risultino pendenze in corso; che siano in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore; che abbiano superato con esito positivo il prescritto esame di idoneità, oppure che siano in grado di dimostrare un´attività di almeno tre anni in qualità di funzionario bancario. Tutti i soggetti che intendono svolgere l’attività di promotore finanziario devono iscriversi preventivamente all´Albo unico nazionale dei promotori finanziari, tenuto fino al 31 dicembre 2008 dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) e dal 1° gennaio 2009 dal nuovo Organismo per la tenuta dell´Albo dei promotori finanziari (v. Sotto). L´iscrizione all´Albo può essere effettuata solo dalle persone fisiche (non giuridiche) ed abilita all´esercizio dell´attività su tutto il territorio italiano. L´elenco degli iscritti all´Albo è periodicamente aggiornato e consultabile sui siti della Consob (per l´archivio storico fino al 31 dicembre 2008) e del nuovo Organismo per la tenuta dell´Albo dei promotori finanziari (dal 1° gennaio 2009). Nell´albo sono evidenziate oltre alle persone iscritte anche le società di intermediazione mobiliare per le quali il promotore finanziario opera. L´albo unico nazionale era precedentemente suddiviso in elenchi gestiti da apposite Commissioni regionali e provinciali istituite presso le Camere di commercio, con sede nei capoluoghi di Regione e nei capoluoghi delle Province autonome di Trento e Bolzano. Dal 1° gennaio 2009, le Commissioni regionali e provinciali sono state abolite e tutte le loro funzioni sono passate al nuovo Organismo per la tenuta dell´Albo dei promotori finanziari, articolato in 11 Sezioni territoriali tenute presso le Camere di commercio. Il nuovo Organismo (Apf): - adempie a tutte le attività necessarie per la tenuta ed il costante aggiornamento dell´Albo; - svolge l´istruttoria per l´iscrizione all´Albo; - riceve le domande di iscrizione e di cancellazione dall´Albo, nonché di partecipazione agli esami di idoneità; - ha compiti di natura disciplinare e di controllo sulla deontologia professionale degli iscritti. Novità A partire dal 1° gennaio 2011, le undici Sezioni territoriali sono state ridotte a due. Pertanto tutte le comunicazioni e le domande di iscrizione e cancellazione dovranno essere inviate esclusivamente agli uffici di: • Sezione I - Via Savoia n. 23, 00198 Roma • Sezione Ii - Viale Lunigiana n. 46, 20125 Milano. I promotori finanziari residenti nelle regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria; Lombardia; Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento; Emilia Romagna; Provincia di Bolzano; devono rivolgersi esclusivamente alla nuova Sezione Ii, sita in Milano. I promotori finanziari residenti nelle regioni Toscana e Umbria; Lazio e Sardegna; Campania e Molise; Basilicata e Puglia; Sicilia e Calabria; Abruzzo e Marche; devono rivolgersi esclusivamente alla nuova Sezione I, sita in Roma. Per ulteriori informazioni consultare il sito dell’Apf. Albo storico dei promotori finanziari Albo promotori finanziari (ultima revisione giugno 2013)  
   
   
PMITALIA SU ‘DECRETO DEL FARE’: FATTO PICCOLO PASSO MA E’ BUON INIZIO  
 
Roma, 19 giugno 2013 “Ci sembra un buon inizio”. Così Pmitalia, l’Associazione delle Pmi imprese italiane, giudica il ‘decreto del fare’ emanato dal Governo Letta. “Il provvedimento indubbiamente ha il merito di avere preso coscienza di alcune aree critiche che condizionano pesantemente l’operatività delle imprese. Occorre tuttavia essere altrettanto consapevoli che si tratta solo di un piccolo passo, al quale dovrà seguire un articolato concerto di altre iniziative se veramente vogliamo innescare un autentico cambiamento sul nostro sistema di imprese. Ma, soprattutto, l’efficacia di questo provvedimento si misurerà sulla sua reale capacità di diventare operativo e trasferirsi dalla ‘carta’ ai processi reali. E’ proprio qui, infatti, che spesso si arenano le migliori intenzioni dei Governi e Parlamento. Si guardi ad esempio alla liquidazione dei debiti della Pa verso le imprese che ancora non ha prodotto effetti concreti” .  
   
   
VERTENZA ROCKWOOL: GIUNTA SARDA APPROVA ATTO PER STABILIZZAZIONE LAVORATORI  
 
Cagliari, 19 giugno 2013 - La Giunta regionale, su proposta dell´assessore del Lavoro, Mariano Contu, ha disposto la sottoscrizione dell´atto aggiuntivo alla convenzione del 29 maggio 2013 con la società Ati-ifras spa, per la stabilizzazione dei 54 lavoratori ex-Rockwool, compresi negli accordi sindacali sottoscritti. L´atto dovrà tenere conto dell’inquadramento dei lavoratori, della professionalità e delle relative capacità lavorative. La copertura finanziaria è prevista dal bilancio annuale del 2013 e da quello pluriennale 2014/2016, per 28 milioni di euro. "Con questo provvedimento - ha affermato l´assessore Contu - si chiude positivamente una annosa vertenza. Il presidente Cappellacci e la Giunta hanno mantenuto l’impegno di ricollocare tutti i lavoratori. Le maestranze, infatti, saranno assunte dalla società Ati-ifras per svolgere lavori di ripristino ambientale nelle aree comprese nel Parco Geominerario".  
   
   
400MILA EURO PER L´INNOVAZIONE DELLE IMPRESE DI REGGIO EMILIA  
 
Reggio Emilia, 19 giugno 2013 - All’indomani dell’undicesima Giornata dell’Economia, che ha tra l’altro evidenziato una erosione del valore della produzione industriale reggiana superiore alla flessione quantitativa (- 4,4% il calo produttivo, con una flessione del 5,1% del fatturato), la Camera di Commercio lancia un nuovo sostegno finalizzato proprio al recupero di competitività del sistema economico locale grazie a ricerca e innovazione. Si tratta di 400.000 euro a fondo perduto destinati allo sviluppo di prodotti, servizi, processi produttivi e modelli organizzativi che abbiano forti caratteristiche di innovatività, con particolare riguardo all’utilizzo di tecnologie d’avanguardia. “Pochi anni fa – sottolinea il presidente della Camera di Commercio, Enrico Bini - giocavamo la nostra competitività su mercati che oggi giocano la loro competitività in casa nostra, così come esportavamo prodotti che oggi la concorrenza produce nelle nostre aree industriali”. “Abbiamo allora un problema di nuovi mercati da ricercare al di fuori delle tradizionali roccaforti europee – spiega Bini – ma c’è anche un forte bisogno di legare più saldamente la nostra competitività a quella capacità innovativa che storicamente ha assicurato al nostro territorio la possibilità di dare maggior valore alle proprie produzioni rispetto a quelle dei più diretti concorrenti”. “Proprio questa capacità – prosegue Bini – si è affievolita negli ultimi tre anni a causa di una crisi che ha drasticamente tagliato le risorse investibili dalle aziende: il 57,6% delle imprese, infatti, non ha introdotto alcuna innovazione in azienda, solo il 12% ha introdotto innovazioni di processo (contro una media regionale del 18,1%) e addirittura soltanto il 6% ha investito su innovazioni radicali di prodotto”. Da qui, dunque, il nuovo sostegno camerale, con uno stanziamento per l’innovazione che rientra in quel capitolo della competitività che, da solo, assorbe il 20% del bilancio della Camera di Commercio, ovvero 1 milione di euro (100.000 in più rispetto al 2012 e ben 600.000 in più sul 2011) su 5,1 complessivi. I finanziamenti sono destinati alle piccole e medie imprese, in forma singola o aggregata, e ai consorzi d’impresa, per progetti (ciascuno finanziabile fino a 30.000 euro, con un massimo di copertura pari al 50% della spesa ammissibile, che sale al 60% per le imprese femminili e giovanili) di ricerca e innovazione tecnologica realizzati in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia o con i Centri per l’innovazione e il trasferimento tecnologico e i laboratori di ricerca industriale accreditati dalla Rete Alta Tecnologia della Regione Emilia-romagna. Le domande (il cui ordine di precedenza in graduatoria è determinato dalla valutazione di un’apposita commissione e solo a parità di punteggio dall’ordine cronologico) possono essere presentate - tramite pec - a partire da lunedì 24 giugno, corredate da una lettera di intenti/accordo con l’Università o il centro o il laboratorio incaricato dell’assistenza personalizzata alle imprese.  
   
   
BOLZANO: COOPERAZIONE DI FRONTE A NUOVE SFIDE  
 
Bolzano, 19 giugno 2014 - Lo studio condotto dalla fondazione di ricerca Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) su incarico della Provincia, ha messo in luce come il fenomeno cooperativo sia un elemento di rilievo dell´economia provinciale, ma che le trasformazioni nella finanza pubblica, nel mercato del lavoro, nella domanda di servizi impongono una revisione degli strumenti di politica. Gli esiti dello studio sono stati presentati dall´assessore provinciale Roberto Bizzo assieme al prof. Carlo Borzaga (presidente) e Maurizio Montanari di Euricse, alla presenza dei responsabili degli uffici e delle Centrali cooperative locali coinvolti. L´assessore provinciale competente Roberto Bizzo ha detto che lo studio è stato svolto al fine di definire le sfide del settore cooperativo per i prossimi anni per giungere ad una forma di vera e propria imprenditoria. A tal riguardo ha sottolineato l´opportunità che la Provincia definisca una strategia propria per modelli si sussidiarietà al fine di spendere meno e meglio creando così certezze e stabilità necessari per le cooperative nella programmazione. Un´altra opportunità è quella di accompagnare processi di convergenza delle Centrali cooperative per attuare anche in provincia di Bolzano una tendenza in atto a livello nazionale. Le leggi esistenti per il settore cooperativo, regionale e provinciale, dovranno essere attualizzate, come ha proseguito l´assessore Bizzo, al fine di accompagnare in modo più dinamico lo sviluppo e la crescita del settore cooperativo. Potenzialità di sviluppo presentano le cooperative culturali, quelle di utenza, le cooperative fra imprese, le cooperative di lavoro (ad esempio tra professionisti) come ha detto il prof. Carlo Borzaga di Euricse. Margini di crescita interessanti vi sono in alcuni macro-settori prioritari con possibilità concrete per la nascita di nuove imprese cooperative: welfare (servizi e lavoro), nuove professionalità (in particolare nei settori della creatività, delle tecnologie relative a Ict e nuovi media, e nei servizi sanitari), cultura, valorizzazione e tutela ambientale, energia, consumo. Il rafforzamento dell´intero sistema della cooperazione locale richiede maggiore diffusione della conoscenza e dell´informazione sulle specificità del modello cooperativo e del fare impresa cooperativa. Inoltre, come ha fatto presente il prof. Borzaga, importante sarebbe la creazione di nuove opportunità di mercato per le imprese cooperative, attraverso la predisposizione di un piano strategico pluriennale delle esternalizzazioni di attività e servizi da parte della Provincia con tempi, modalità e risorse attraverso le quali gestire tale passaggio e con la previsione di specifici standard per i servizi esternalizzati, unitamente all´individuazione di condizioni di partecipazione ai bandi che incentivino e favoriscano l´accesso da parte delle cooperative che potrebbero così attivare una programmazione. Un altro passo potrebbe essere l´introduzione di strumenti di sostegno economico alla domanda privata di servizi sociali ed educativi da parte delle famiglie (voucher), a fronte della definizione compartecipata di adeguati standard di offerta. La promozione di nuove iniziative cooperative dovrebbe avvenire con specifici bandi che prevedano la concessione di finanziamenti a fondo perduto per favorire la fase di lancio di una nuova iniziativa. Il consolidamento della struttura patrimoniale e gestionale delle cooperative potrebbe avvenire attraverso il riequilibrio del regime di incentivazione pubblica mediante il progressivo superamento dei contributi generici e di modesto importo, a favore di un più ampio utilizzo di forme di incentivazione, mirate in particolare all´attivazione di investimenti e all´innovazione. Un altro aspetto è il miglioramento dei programmi di formazione del management, anche collegando la formazione, l´accompagnamento manageriale a finanziamenti, accesso a servizi per lo sviluppo. Come ha riassunto il prof. Borzaga, il settore cooperativo in Alto Adige è molto presente ed una realtà variegata e vivace con 1,58 cooperative ogni 1.000 abitanti per 321,7 soci di cooperative per ogni 1.000 abitanti. Evidente una polarizzazione, con la concentrazione dell´84 per cento dei soci di cooperative nei settori agricolo, del credito e dei servizi a rete. Un aspetto messo in luce dallo studio è che non emerge un disegno programmatico organico e che solo grazie a provvedimenti recenti (riguardanti gli appalti pubblici, le cooperative sociali trovano una considerazione particolare nella normativa provinciale. Un dato positivo è che i contributi provinciali sono mirati alla redditività delle imprese cooperative. Nel dettaglio, come ha riferito Maurizio Montanari di Euricse, con 903 cooperative delle quali 804 attive (corrispondenti all´11,3 delle imprese strutturate nel 2010) con una dimensione occupazionale di circa 10.900 addetti equivalenti, ovvero il 5,7 per cento dell´occupazione totale. Nel 2010 presenta un valore della produzione complessivo pari a circa 2,7 miliardi di Euro (pari al 12,3 per cento del valore prodotto dalle imprese più strutturate), di cui il 70,2 per cento prodotto da cooperative agricole/filiera alimentare. La dimensione patrimoniale è di 2,28 miliardi di Euro di capitale investito, pari all´8,8 per cento delle società di capitale. Per quanto attiene la dimensione d´impresa emerge una fascia di cooperative piccole o piccolissime a fronte di realtà ben strutturate (nel 2010 195 cooperative con valore della produzione inferiore a 50mila Euro e 200 cooperative con valore superiore a 1 milione di Euro). In effetti se si considerasse l´effetto indiretto e quello indotto della cooperazione su altri comparti si giungerebbe ad un quadro più realistico con un Pil di circa il 20 per cento ed un tasso di occupazione del 15 per cento.  
   
   
COME AVVIARE UN NUOVO BUSINESS IN POLONIA UNA QUINDICINA DI IMPRESE DEL FVG ALLA COUNTRY PRESENTATION, IERI IN CAMERA DI COMMERCIO A TRIESTE  
 
Trieste, 19 giugno 2013 - Commercializzare i propri prodotti, cooperare, investire in Polonia: per comprendere come avviare un nuovo business su un mercato vicino e con buone potenzialità come quello polacco si è svolta questa mattina nella Sala Rossa della Camera di Commercio di Trieste una country presentation dedicata al Paese, a cui hanno partecipato una quindicina di imprese regionali, che hanno poi potuto approfondire il proprio caso in colloqui individuali, verificando modalità e opportunità relative al proprio settore e ai propri prodotti. Un grande Paese europeo, l´unico il cui Pil ha continuato a crescere nonostante la crisi: <Con oltre 38 milioni di abitanti la Polonia è il più grande mercato dell’Europa centro-orientale. Grazie alla crescita economica registrata negli ultimi anni, si è assistito a un accresciuto potere d’acquisto e l’affermarsi dì nuovi modelli di consumo. Il trend al rialzo dei salari reali, l´espansione della classe media e la presenza, seppur contenuta, di una classe medio-alta, nonché una consistente domanda interna, oltre a sostenere la performance economica del paese, formano uno scenario favorevole per il nostro export> introduce Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio di Trieste. Sono numerose le motivazioni che potrebbero far optare un´impresa italiana a investire in Polonia evidenziate da Michal Gorski, capo ufficio di Promozione del commercio e degli investimenti dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia; fra queste la qualità del capitale umano, il supporto agli investimenti, la possibilità di beneficiare di fondi europei o dei vantaggi delle sue zone economiche speciali e incubatori d´impresa. I più importanti accorgimenti pratici per chi invece è interessato a esportare i propri prodotti in Polonia, quali per esempio come presentarsi, la documentazione e contrattualistica necessarie, sono stati esposti da Beatrice Tenca, segretario generale Camera di Commercio e Industria Italo-polacca. All´iniziativa farà seguito in settembre una missione economica nel Paese, con l´obiettivo di accompagnare e supportare sul posto le imprese regionali intenzionate ad avviare un nuovo business nel Paese.  
   
   
IMRPESE IN ABRUZZO: ALLEANZA COOPERATIVE BUON ESEMPIO  
 
Pescara, 19 giugno 2013 - "L´alleanza delle cooperative italiane costituisce un buon esempio di semplificazione". Lo ha dichiarato il vicepresidente con delega allo Sviluppo economico, Alfredo Castiglione, intervenendo ieri a Pescara alla presentazione dell´Alleanza delle cooperative italiane Abruzzo (A.c.i.), alla presenza del presidente nazionale, Giuliano Poletti. "Siamo consapevoli che le difficoltà economico-finanziarie non sono ancora superate e che anche le cooperative scontano pesanti effetti - ha spiegato Castiglione - ma proprio per questo credo che sia ancor più necessario proseguire sulla strada dell´unità". L´allenza delle cooperative si è costituita a Roma nel 2011. Il coordinamento nazionale tra Agci, Confcooperative e Legacoop si pone l´obiettivo di dare più forza alle imprese cooperative, un unico organismo con la funzione di coordinare l´azione di rappresentanza nei confronti del Governo, del Parlamento delle istituzioni europee e delle parti sociali. "Da oggi anche in Abruzzo - ha evidenziato Castiglione - le principali centrali cooperative iniziano un percorso di maggiore collaborazione. E la Regione Abruzzo non può non essere presente e salutare un momento come questo, ricordando che proprio le tre Centrali cooperative che oggi danno vita all´Aci hanno contribuito alla stesura delle norme per la promozione della cooperazione in Abruzzo nei settori Industria, commercio e artigianato. Mi auguro che nel prossimo futuro l´Abruzzo possa gestire risorse finanziarie endogene e destinarle a questa legge". In Abruzzo la realtà cooperativa è piuttosto dinamica ed è presente in diversi Poli di innovazione. In Italia le tre organizzazioni cooperative rappresentano un universo di 41 mila imprese con oltre 1 milione e centomila occupati.  
   
   
GIORNATA ECONOMIA: AD ASTI BENE TURISMO ED EXPORT, EDILIZIA IN CRISI  
 
Asti, 19 giugno 2013 - Un quadro pervaso da forti criticità in tutti i comparti, quello presentato da Mario Sacco, presidente della Cdc di Asti, durante la presentazione del rapporto annuale sulla situazione economica locale, presentato nelle sale di Palazzo Borello, nell´ambito dell´11°a Giornata dell´Economia. Sacco ha tenuto a sottolineare due dati particolarmente preoccupanti: la grave battuta d´arresto del comparto edile e il tasso di disoccupazione giovanile, che ormai tocca quattro giovani su dieci tra i 15 i i 24 anni. A livello strutturale e congiunturale, gli unici segnali in controtendenza arrivano dal settore turistico-alberghiero (che in un anno ha visto crescere il numero delle imprese dell´1,3%) e dall´export che ha chiuso il 2012 con un fatturato in crescita dello 0,7% rispetto al 2011, comunque largamente inferiore alla crescita registrata a livello piemontese e nazionale. Gli indicatori economici A fine 2012 le aziende della provincia di Asti iscritte al Registro delle Imprese sono 25.387, 563 in meno rispetto all’anno precedente. Nel corso dell’anno sono state registrate 1.540 nuove iscrizioni a fronte di 1.686 cessazioni, corrispondenti ad un tasso di sviluppo di -2,2%. L’andamento negativo ha coinvolto tutta la regione che ha fatto registrare un tasso medio di sviluppo pari a -1,3% contro un calo dello 0,33% a livello nazionale. Dall’esame delle variazioni annuali dello stock per settore di attività, si osservano dati in lieve crescita per le attività di alloggio e ristorazione (+1,3%) e per i servizi (+0,3%); risultano, invece, negative, le variazioni registrate dagli altri settori economici. L’agricoltura, con un totale di 7.465 imprese, perde 233 unità produttive (-3%). Le attività manifatturiere sono complessivamente 2.264 e registrano un calo di 33 unità (-1,4%); i settori che evidenziano i saldi negativi più consistenti sono quelli della fabbricazione di macchinari, di apparecchiature elettriche, di articoli in gomma e materie plastiche, l’industria dei legno e dei prodotti in legno. Le costruzioni che fino al 2011, pur denunciando una situazione di crisi, avevano resistito, nel 2012, hanno visto la cessazione di 418 unità a fronte di 234 nuove iscrizioni corrispondente ad un tasso di crescita negativo (-4,6%). Glli operai impiegati hanno registrato una diminuzione di 201 unità con riferimento all’anno 2012 e di quasi 1.000 unità se si prende in considerazione l’ultimo quinquennio. Il commercio denuncia un calo di 99 imprese, operanti sia nel comparto al dettaglio che all’ingrosso, mentre le imprese di trasporto e magazzinaggio sono diminuite di 21 unità (-4,2%). Osservando l’evoluzione del sistema imprenditoriale nell’ultimo decennio, si nota un forte ridimensionamento dell’agricoltura (da 9.765 imprese nel 2003 a 7.465 nel 2012, pari ad - 23,6%), delle attività manifatturiere (da 2.682 unità produttive nel 2003 a 2.264 nel 2012, -15,6%) e dei trasporti (da 677 unità nel 2003 a 481 nel 2012, pari a -29%). Il calo, anche se in misura più contenuta, coinvolge anche le attività commerciali (da 5.312 nel 2003 a 5.093 nel 2012, -4,1%); le imprese turistiche ricettive e della ristorazione crescono in 10 anni di 534 unità (+64,5%) ed i servizi di 853 unità (+26,8%). Imprese artigiane in calo del 3,7% Il comparto artigiano, con 6.729 imprese, rappresenta oltre un quarto del sistema imprenditoriale della provincia di Asti. Nel 2012 si sono iscritte 516 imprese a fronte di 772 cessazioni con un saldo negativo di 256 imprese e un conseguente tasso di sviluppo pari a – 3,7%. La perdita più consistente di imprese è riferita al settore delle costruzioni che nel 2012 registra 242 nuove iscrizioni a fronte di 409 cessazioni e fa registrare un saldo negativo di 167 unità, indice evidente della grave crisi che sta attraversando il comparto. Imprese straniere in controtendenza Le imprese a titolarità straniera a fine 2012 sono complessivamente 2.275, 55 in più rispetto all’anno precedente. In controtendenza con la dinamica generale, il saldo iscrizioni (298) cessazioni (262) è stato positivo per 36 unità corrispondenti ad un tasso di sviluppo dell’1,6%. Le imprese straniere costituite da giovani sono 548 e rappresentano quasi un quarto del totale. L’imprenditoria straniera opera prevalentemente nell’edilizia (33%), nel commercio (24%), in agricoltura (9%), nei servizi ricettivi e della ristorazione (6%) e in attività manifatturiere (8%). Le aree maggiormente rappresentate sono l’Africa settentrionale con 565 titolari/soci/amministratori d’impresa, l’Albania con 550, i Paesi d’Europa non appartenenti alla Comunità Europea (490), i Paesi del Sud e Centro America (158). Imprese femminili e giovanili in calo Le imprese a titolarità femminile a fine 2012 sono 6.286 e rappresentano quasi un quarto del sistema imprenditoriale astigiano. Con 412 nuove iscrizioni e 563 cessazioni la provincia di Asti registra un tasso di crescita negativo (-1,16%), peggiore della media regionale (-0,27%). Gli ambiti di attività in cui la presenza femminile è più forte sono l’agricoltura (36,5%), il commercio (22,4%), i servizi (22%), le attività ricettive e della ristorazione (6,8%), le attività manifatturiere (5%). Le imprese condotte da giovani con meno di 35 anni sono 2.483, in calo del 6,1% rispetto al 2011. Il 25% delle imprese giovanili opera nel settore delle costruzioni, seguono: il commercio (543 imprese, 21,9%), i servizi (443, 17,8%), l’agricoltura (419, 16,9%), le attività ricettive e della ristorazione (174, 7%), le attività manifatturiere (164, 6,6%). Occupazione: persi 1.100 posti in edilizia e 1.200 in agricoltura In provincia di Asti nell’anno 2012 gli occupati sono 88.800, il 2,7% in meno rispetto all’anno precedente. Il terziario assorbe 52.200 lavoratori, quasi il 60% degli occupati della provincia di Asti. Seguono l’industria che dà occupazione a 22.900 unità lavorative, le costruzioni con 7.200 lavoratori ed infine l’agricoltura con 6.500 unità. Solo il settore terziario mostra una capacità di tenuta e conferma i valori occupazionali dell’anno precedente. La flessione più consistente si riscontra nel comparto agricolo che evidenzia un calo di 1.200 lavoratori pari ad una variazione percentuale del 15%. Un giovane su quattro non studia e non lavora Le persone in cerca di occupazione sono 7.200, pari ad un tasso di disoccupazione del 7,5%, il più alto registrato dal 2004 ad oggi. Balza all’occhio l’elevata disoccupazione giovanile. Nel 2012 il tasso di disoccupazione nella fascia di età compresa tra i 15 ed i 24 anni è passato dal 26,8% al 39,3%. In media oltre un ragazzo su tre non lavora, non frequenta corsi di apprendistato e non studia. Il dato provinciale supera la media regionale di 7,4 punti percentuale e quella nazionale 0,3 punti. Le cose sembrano andare un po’ meglio per la classe di età da 25 a 34 anni che evidenzia un tasso di disoccupazione del 7,4%, inferiore di oltre 4 punti rispetto alla media regionale e di quasi 8 punti sul dato nazionale. Cassa integrazione: quasi 6 milioni di ore autorizzate nel 2012 Nel 2012 in provincia di Asti sono state autorizzate 5.628.117 ore di cassa integrazione, il 15,9% in più rispetto all’anno precedente. Nel contesto piemontese la provincia di Asti registra dati in crescita rispetto al 2011, la media regionale risulta invece diminuita dell’1,7%, mentre a livello nazionale si evidenzia una crescita del 12,1%. Se da un lato la Cig ordinaria è diminuita del 3,9%, la cassa integrazione in deroga risulta quasi raddoppiata. Nel primo quadrimestre 2013 il ricorso alla Cassa integrazione è stato di 2.235.072 ore, il 12,3% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. La ricchezza prodotta Il valore aggiunto a prezzi correnti conseguito dalla provincia di Asti nel 2011 ammonta a 4.878,4 milioni di euro. Il valore aggiunto procapite ammonta ad euro 21.992,14, il 12,8% in meno della media regionale ed il 5,4% in meno di quella nazionale. La composizione del valore aggiunto provinciale risulta così distribuita: agricoltura 150,4 milioni di euro ( 3,1% del totale); industria 1.446 milioni di euro, di cui 1.073,6 riferiti all’industria e i restanti 372,4 alle costruzioni (29,6% del totale); servizi 3.282 milioni di euro (67,3% del totale). Per la provincia di Asti il valore aggiunto derivante dal sistema cultura è di 245,2 milioni di euro. Contribuiscono alla sua produzione le industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design, artigianato) con un apporto di 156,2 milioni, le industrie culturali (film, radio-tv, videogiochi e software, musica, libri e stampa) con 71,7 milioni, il patrimonio storico artistico con 3,7 milioni ed infine le attività di spettacolo ed intrattenimento con 13,5 milioni. Nel 2011 in provincia di Asti sono 6.897 le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa, il 4% in più rispetto al 2010, con un’incidenza del 7,1% sul totale delle famiglie. Nel 2012 l´Astigiano ha esportato merci per un valore di 1 miliardo e 306 milioni di euro, +0,7% rispetto al 2011 (dati Istat provvisori). La crescita è largamente inferiore alla media nazionale (+3,7) e regionale (+2,9%). In termini di valore, il 59,7% dell´export astigiano è rappresentato da prodotti della metalmeccanica e dell´elettronica: 781 milioni di euro il totale. In questo contesto l´indotto auto (accessori e motori) perde un netto 7% in valore scendendo a 166 milioni di euro, mentre gli impianti e i macchinari guadagnano un 7,4% totalizzando 338 milioni di vendite all´estero. Il comparto alimentare si conferma al secondo posto, con un valore assoluto di 311 milioni di euro pari il 23,8% del totale. Le bevande (vino, spumanti e liquori) hanno fatturato all´estero per 226 milioni di euro, con una perdita del 7 per cento rispetto all´anno precedente. Nel distretto alimentare la crisi economica penalizza anche i prodotti da forno e farinacei che perdono valore per l´8,4% su base annua (22 milioni esportati) mentre si apprezza del 20% l´export di carne lavorata e prodotti a base di carne (11,3 milioni). Terzo per valore è il settore della chimica, gomma, plastica con un export di 116 milioni di euro, in crescita del 17 per cento sul 2011, dato che va tuttavia soppesato con l´aumento della materia prima petrolifera. Analizzando i primi cinque mercati esteri, per il made in Asti si scopre che la Francia ha acquistato prodotti in metallo per un terzo del valore complessivo (82 milioni); la seconda voce di spesa è rappresentata da macchine e impianti (45 milioni), seguita da componentistica auto (31 milioni). I prodotti alimentari sbarcati in Francia ammontano a 21 milioni di valore, vini e bevande valgono circa 6 milioni di euro. Il 55% dell´export diretto alla Germania (130 milioni) è costituito da beni del comparto metalmeccanica ed elettronica; il Regno Unito, terzo paese in assoluto per export, vede al primo posto la voce alimentare con 43 milioni: di questi 23 milioni sono bevande, nella parte restante è rilevante la quota rappresentata dai prodotti dell´industria conserviera. Nel caso degli Stati Uniti il comparto prevalente è rappresentato dalle bevande con 58 milioni, pari al 64% dell´export totale. Il quinto mercato per export è la Spagna, dove al primo posto vediamo nuovamente i prodotti alimentari con 63 milioni di cui 2 milioni sono bevande. La bilancia commerciale dell´Astigiano, ovvero il saldo tra import ed export, è positiva per 368 milioni, dato in miglioramento rispetto al 2011 (321 milioni). Il risultato si deve principalmente ai due settori che trainano il made in Asti nel mondo: la meccatronica (472 milioni di import contro 780 milioni di export) e l´alimentare (85 milioni di import contro 311 di export ). Il credito Secondo i dati Bankitalia al 31 dicembre 2012, l’ammontare dei prestiti bancari erogati dagli istituti di credito della provincia di Asti, al netto delle sofferenze e dei prestiti contro termine, è di 4.953 milioni di euro e non presenta variazioni di rilievo rispetto all’anno precedente. I destinatari principali dei finanziamenti sono le famiglie che assorbono il 51% dell’ammontare totale e le imprese a cui va il 44%. Guardando alla consistenza dei finanziamenti oltre il breve termine, si evidenzia per il 2012 un importo erogato pari a 3.686 milioni di euro, corrispondenti ad un incremento del 30% rispetto al 2008, superiore a quello registrato a livello regionale (+12,3%) e nazionale (7,8%). La consistenza dei depositi bancari raggiunge al 31 dicembre 2012 la quota di 3.798 milioni di euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. Il trend appare decisamente più contenuto rispetto all´incremento registrato a livello regionale (+6,5%) e nazionale (+6,9%). Industria manifatturiera: nel primo trimestre 2013 produzione in calo del 5,5% Nel primo trimestre 2013 la produzione industriale della provincia di Asti ha registrato un calo del 5,5% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il dato è superiore alla media piemontese (-5,1); peggio di Asti si piazzano solo Torino (-6,3) e Novara (-6,4). La situazione astigiana appare tuttavia in miglioramento rispetto all´ultimo semestre 2012, quando il segno negativo sfiorava il 9 per cento. La sofferenza maggiore tocca le grandi imprese (da 250 addetti in su) che perdono il 9,5% in produttività; le imprese da 10 a 49 addetti denunciano un calo del 6,2% mentre quelle sotto i 10 addetti si fermano al -5,9%. La perdita più contenuta (-1,4%) riguarda il campione di imprese con un numero di addetti compreso tra 50 e 250. Le previsioni occupazionali e i fabbisogni professionali per il 1° trimestre 2013 L’indagine trimestrale Excelsior relativa alla provincia di Asti evidenzia una previsione di 680 nuovi posti di lavoro, a fronte di 670 cessazioni, da cui deriva un saldo positivo di 10 unità. L’industria è il settore che presenta il più alto fabbisogno occupazionale con una previsione di 390 unità in entrata, di cui 280 nelle attività manifatturiere e 110 nel settore delle costruzioni. I servizi prevedono di assorbire 290 lavoratori, di cui 70 nel settore del commercio e del turismo. Dei 680 posti di lavoro complessivi 410 sono con contratto di lavoro dipendente, 90 sono lavoratori interinali, 80 sono contratti a progetto e 100 sono collaboratori occasionali a partita Iva. Le figure professionali più richieste sono le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (160 unità), le professionalità tecniche (80 unità), gli operai specializzati (30 unità), i conduttori di impianti (50 unità). Le assunzioni riferite ad alte professionalità (dirigenti, specialisti e tecnici) sono 70, il 18%.  
   
   
GIORNATA DELL´ECONOMIA: POSSIBILITÀ DI RIPRESA A REGGIO EMILIA  
 
Reggio Emilia, 19 giugno 2013 - “Pur nella loro pesantezza, i dati del primo trimestre 2013, i dati dell’economia reggiano mostrano qualche miglioramento rispetto a quelli drammatici di chiusura 2012, mentre l’export, pur mantenendosi stabile, si è riportato ai livelli pre-crisi dopo aver toccato il suo peggior risultato nel 2009”. Enrico Bini, presidente della Camera di Commercio – ha aperto così’ l’undicesima edizione della Giornata dell’Economia promossa dall’Ente camerale. Per Bini, in sostanza, è ancora difficile parlare di ottimismo per e tra gli imprenditori, ma è sicuramente possibile tornare a parlare di sviluppo senza cadere nel velleitarismo. La produzione – ha spiegato Bini – ha segnato ancora un calo del 4,4% e il fatturato è sceso del 5,1%, ma i due trimestri precedenti erano stati ben più pesanti su entrambi i fronti, con cali del 5,4% per la produzione nel quarto trimestre 2012 (-dopo -4,7% di luglio, agosto e settembre) e del 6,9% del fatturato (preceduto da un -6,6% nel trimestre precedente. L’export, nel frattempo, non si è ancora riportato in terreno positivo, ma il suo valore è risalito (con 2,1 milioni nel trimestre) a quello degli analoghi trimestri del 2007 e del 2008, prima di precipitare a 1,653 milioni nei primi tre mesi del 2009. “Una lettura economica, e non semplicemente statistica, dei dati fondamentali dell’economia reggiana – ha aggiunto Bini – ci dice che le possibilità di ripresa ci sono, anche alla luce di nuove risorse (e tra queste Bini ha citato la stazione medio padana e quel polo tecnologico che nell’area Nord potrebbe attrarre nuovi investimenti, anche soltanto finanziari) che oggi vanno valorizzate non come belle cartoline del territorio, ma con un deciso approccio imprenditoriale”. E proprio la valorizzazione di queste e altre risorse del territorio rappresenta una delle tre condizioni di sviluppo che Bini ha richiamato, affiancandola ad una diversa visione della competizione e delle alleanze. “Pochi anni – ha detto il presidente della Camera di Commercio - fa giocavamo la nostra competitività su mercati che oggi giocano la loro competitività in casa nostra, ed esportavamo prodotti che oggi la concorrenza produce nelle nostre aree industriali; laddove non possiamo pensare di resistere all’onda della competizione, dobbiamo allearci, e non solo fra di noi, puntando a partnership, alleanze o contratti di rete che moltiplichino le loro possibilità delle nostre imprese”. “Ma queste azioni – ha aggiunto Bini – richiedono un’unica regia dello sviluppo: senza un sistema associativo coeso nella proposta quanto nella denuncia, non infatti è chiaro chi abbia forza sufficiente per dialogare a viso aperto con il sistema di credito, con la politica, con il governo”. Da qui la proposta di Bini: “l’invito che lancio – e possiamo cominciare da qualunque parte e in qualunque sede, a partire dalla Camera di Commercio ma senza alcun desiderio di primogenitura - è allora proprio la costituzione di questa regìa di cui tante volte a Reggio si è parlato, ma che anche la crisi ha contribuito a congelare”. E oltre le questioni locali, dalla Giornata dell’Economia anche alcune indicazioni per il Governo Letta da parte di Innocenzo Cipolletta: “occorre sostenere i lavoratori in difficoltà con nuove indennità per favorire anche il rilancio della spesa, pagare i debiti della pubblica amministrazione e riavviare riforme e investimenti infrastrutturali”. E le risorse? “L’imu andava e va mantenuta – ha detto Cipolletta - così come, se l’alternativa fosse un taglio di spesa, va bene l’aumento dell’Iva di un punto, perché oggi, per rilanciare economia e consumi, è certamente più necessario aumentare la spesa pubblica piuttosto che ridurre le tasse”. Analogamente, secondo Cipolletta è necessario che il sistema imprenditoriale italiano punti ancora sulla qualità (e quindi ricerca e innovazione) piuttosto che sulla riduzione dei costi, non allineandosi ad una competizione al ribasso, ma puntando su settori (la componentistica, ad esempio) e su livelli qualitativi che generano valore reale e non producono un impoverimento di prodotti e servizi. La lettura a tutto campo dei dati economici e sociali reggiani e delle prospettive è stata poi approfondita dalla tavola rotonda con Paolo Rizzi dell’Università Cattolica di Piacenza, Gino Mazzoli, psicosociologo già curatore del rapporto dell’Osservatorio economico, coesione sociale e legalità della Camera di Commercio presentato pochi giorni fa, Federica Pintaldi dell’Istat e Elisa Valeriani, presidente dell’Ervet, unitamente al presidente di Unioncamere Emilia-romagna, Carlo Alberto Roncarati, che ha concluso i lavori.  
   
   
LAVORO - CONFERENZA INTERNAZIONALE PROGETTO MOVE  
 
Cagliari, 19 giugno 2013 Oggi al T-hotel di via dei Giudicati 66 a Cagliari, si terrà la conferenza internazionale del progetto Move, il Centro regionale sulla mobilità giovanile e il volontariato in Europa, promosso dall´Agenzia regionale per il lavoro. La giornata inizierà alle 8.45 con la registrazione dei partecipanti. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti istituzionali: il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, gli assessori regionali del Lavoro, Mariano Contu, e dell´Istruzione, Sergio Milia. Gli aspetti principali del progetto saranno illustrati dal direttore dell´Agenzia regionale per il lavoro, Stefano Tunis. L´iniziativa, alla quale prenderanno parte esperti ed autorità nazionali di diversi paesi europei, sarà articolata in due sessioni: una plenaria, la mattina (9.15-13) e l´altra, seminariale, nel pomeriggio (14-17.30) - è aperto a giovani e operatori del settore, in particolare enti locali, scuole, centri di formazione professionale, associazioni e imprese sociali. La partecipazione è gratuita ed è necessario effettuare l’iscrizione on-line prenotando due opzioni per prendere parte agli workshop. E‘ previsto il rilascio di un attestato.